
Udienze 2007 - Mercoledì, 24 gennaio 2007
Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
Cari fratelli e sorelle,
si chiude domani la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno ha come tema le parole del Vangelo di Marco: “Fa udire i sordi e parlare i muti!” (cfr Mc 7,31–37). Potremmo anche noi ripetere queste parole che esprimono l’ammirazione della gente dinanzi alla guarigione di un sordomuto operata da Gesù, vedendo la meravigliosa fioritura dell’impegno per la ricomposizione dell’unità dei cristiani. Ripercorrendo il cammino degli ultimi quarant’anni, sorprende come il Signore ci abbia risvegliato dal torpore dell’autosufficienza e dell’indifferenza; come ci renda sempre più capaci di “ascoltarci” e non soltanto di “sentirci”; come abbia sciolto la nostra lingua, cosicché la preghiera, che eleviamo a Lui, abbia più forza di convinzione per il mondo. Sì, è vero, il Signore ci ha concesso molte grazie e la luce del suo Spirito ha illuminato tanti testimoni. Essi hanno dimostrato che tutto si può ottenere pregando, quando sappiamo obbedire con fiducia e umiltà al comandamento divino dell’amore e aderire all’anelito di Cristo per l’unità di tutti i suoi discepoli.
“La cura di ristabilire l’unione – afferma il Concilio Vaticano II – riguarda tutta la Chiesa, sia i fedeli che i pastori, e tocca ognuno secondo le proprie possibilità, tanto nella vita cristiana di ogni giorno quanto negli studi teologici e storici” (Unitatis redintegratio UR 5). Il primo comune dovere è quello della preghiera. Pregando, e pregando insieme, i cristiani diventano più consapevoli del loro stato di fratelli, anche se ancora divisi; e, pregando impariamo meglio ad ascoltare il Signore, perché solo ascoltando il Signore e seguendo la sua voce possiamo trovare la strada dell’unità.
L’ecumenismo, certamente, è un processo lento, a volte forse anche scoraggiante quando si cede alla tentazione di “sentire” e non “ascoltare”, di parlare a mezza bocca, invece di proclamare con coraggio. Non è facile abbandonare una “comoda sordità”, come se il Vangelo immutato non avesse la capacità di rifiorire, riaffermandosi quale provvidenziale lievito di conversione e di rinnovamento spirituale per ognuno di noi. L’ecumenismo – ho detto – è un processo lento, è una strada lenta e in salita, come ogni strada di pentimento. Un cammino però che, dopo le iniziali difficoltà e proprio in esse, presenta anche ampi spazi di gioia, soste rinfrescanti, e permette di tanto in tanto di respirare a pieni polmoni l’aria purissima della piena comunione.
L’esperienza di questi ultimi decenni, dopo il Concilio Vaticano II, dimostra che la ricerca dell’unità tra i cristiani si compie a svariati livelli e in innumerevoli circostanze: nelle parrocchie, negli ospedali, nei contatti tra la gente, nella collaborazione tra le comunità locali in ogni parte del mondo, e specialmente nelle regioni dove compiere un gesto di buona volontà nei confronti del fratello richiede un grande sforzo ed anche una purificazione della memoria. In questo contesto di speranza, costellato di concreti passi verso la piena comunione dei cristiani, si collocano anche gli incontri e gli eventi che segnano costantemente il mio ministero, il ministero del Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale. Vorrei ora ripercorrere i più significativi eventi che si sono registrati nel 2006, e che sono stati motivo di gioia e di gratitudine verso il Signore.
L’anno è iniziato con la visita ufficiale dell’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate. La commissione internazionale cattolica–riformata ha affidato alla considerazione delle rispettive autorità un documento che conclude un processo di dialogo avviato nel 1970, quindi protrattosi per ben 36 anni; e questo documento porta il titolo: “La Chiesa come Comunità di Testimonianza comune al Regno di Dio”. Il 25 gennaio 2006 – un anno fa quindi – alla solenne conclusione della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” hanno preso parte, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, i delegati per l’ecumenismo d’Europa, convocati congiuntamente dal Consiglio delle Conferenze Episcopali dell’Europa e dalla Conferenza delle Chiese Europee per la prima tappa di avvicinamento alla terza Assemblea Ecumenica Europea, che si terrà in terra ortodossa, a Sibiu, nel settembre di quest’anno 2007. In occasione delle udienze del mercoledì, ho potuto ricevere le delegazioni dell’Alleanza Battista Mondiale e dell’Evangelical Lutheran Church in America, che resta fedele alle sue visite periodiche a Roma. Mi è stato dato modo inoltre di incontrare i gerarchi della Chiesa ortodossa di Georgia, che seguo con affetto, continuando quel legame amichevole che univa Sua Santità Ilia II al venerato mio Predecessore il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II.
Continuando in questa cronistoria degli incontri ecumenici dello scorso anno, arrivo al “Vertice dei Capi Religiosi”, tenutosi a Mosca nel luglio 2006, il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Alessio II, ha sollecitato, con uno speciale messaggio, l’adesione della Santa Sede. Utile è stata poi la visita del Metropolita Kirill del Patriarcato di Mosca, che ha fatto emergere l’intento di pervenire ad una più esplicita normalizzazione delle nostre relazioni bilaterali. Ugualmente gradita quella dei sacerdoti e degli studenti del Collegio della Diakonia Apostolica del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa di Grecia. Mi piace anche ricordare che alla sua Assemblea Generale a Porto Alegre il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha riservato ampio spazio alla partecipazione cattolica. In quella circostanza ho inviato un particolare messaggio. Un mio messaggio ho voluto far giungere pure al raduno generale della Conferenza Mondiale Metodista a Seoul. Ricordo, inoltre, con piacere la cordiale visita dei Segretari delle Christian World Communions, organizzazione di reciproca informazione e contatto tra le varie Confessioni.
Ed arriviamo, andando avanti nella cronistoria dell’anno 2006, alla visita ufficiale dell’Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana dello scorso novembre. Nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico ho condiviso con lui e il suo seguito un significativo momento di preghiera. Quanto poi all’indimenticabile viaggio apostolico in Turchia e all’incontro con Sua Santità Bartolomeo I, desidero ricordare i tanti gesti più eloquenti delle parole. Colgo l’occasione per salutare ancora una volta Sua Santità Bartolomeo I e ringraziarlo della lettera che mi ha scritto al mio ritorno a Roma; lo assicuro della mia preghiera e del mio impegno ad agire affinché si traggano le conseguenze di quell’abbraccio di pace, che ci siamo dati durante la Divina Liturgia nella chiesa di San Giorgio al Fanar. L’anno si è concluso con la visita ufficiale a Roma dell’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Christodoulos, con il quale ci siamo scambiati dei doni esigenti: le icone della Panaghia, la Tutta Santa , e quella dei Santi Pietro e Paolo abbracciati.
Non sono questi momenti di alto valore spirituale, momenti di gioia, di respiro in questa lenta salita all’unità, della quale ho parlato? Questi momenti pongono in luce l’impegno - spesso silenzioso, ma forte - che ci accomuna nel ricercare l’unità. Essi ci incoraggiano a fare ogni sforzo per proseguire in questa salita lenta mam importante. Ci affidiamo alla costante intercessione della Madre di Dio e dei nostri Santi protettori, perché ci sostengano e ci aiutino a non recedere dai buoni propositi; perché ci incoraggino a intensificare ogni sforzo, pregando e lavorando con fiducia, certi che lo Spirito Santo farà tutto il resto. Ci donerà l’unità completa come e quando a Lui piacerà. E, forti di questa fiducia, andiamo avanti sulla strada della fede, della speranza e della carità. Il Signore ci guida.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les jeunes du collège «Gerson» et de l’école «Rocroy-Saint Léon», de Paris. Soyez des artisans de paix et d’unité, fidèles à la volonté du Seigneur et soucieux de devenir d’audacieux témoins de l’Évangile.
I greet with affection all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, especially the groups from Denmark and the United States of America. I pray that your visit to Rome will deepen your faith and hope in Christ, who alone can bring healing to our world. Upon all of you and upon your loved ones, I invoke God’s blessings of joy and peace.
Ein herzlichen Gruß richte ich heute an die Pilger und Besucher deutscher Sprache, besonders an die Delegation der Stadt Tittmoning sowie an die Vertreter des Johann-Adam-Möhler-Instituts für Ökumenik in Paderborn, dessen Mitglied ich lange - seit 1959 - gewesen bin. Ich grüße auch herzlich eine Gruppe von lutherischen Pastoren aus Niedersachsen. Christus öffne unsere Ohren und unser Herz, damit wir sein Wort aufnehmen und unseren Mitmenschen verkünden können. Er begleite euch alle mit seinem Segen!
Saludo cordialmente a los peregrinos de España y de América Latina, de modo especial a los militares españoles destacados en Nápoles y a los estudiantes de la Scuola Italiana de Valparaíso, Chile. Confiad a la constante intercesión de la Madre de Dios, vuestras oraciones y trabajos por la unión de todos los discípulos de Cristo.
Saluto in lingua polacca:
Witam obecnych tu Polaków. W tygodniu modlitw o jednosc chrzescijan wspominamy wezwanie Pana Jezusa: ut unum sint – aby byli jedno. Modlitwa o dar tej jednosci jest równoczesnie zacheta do otwarcia na przekonania innych, do dialogu i wspólnego poszukiwania prawdy, do pielegnowania bratniej milosci. Przekazcie moje pozdrowienie waszym bliskim. Niech Bóg wam blogoslawi!
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Do il benvenuto ai polacchi qui presenti. Nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci ricordiamo l’appello del Signore Gesù: ut unum sint – che siano una cosa sola. La preghiera per il dono dell’unità è contemporaneamente un invito all’apertura alle convinzioni degli altri, al dialogo e alla comune ricerca della verità, alla cura dell’amore fraterno. Trasmettete il mio saluto ai vostri cari. Dio vi benedica.
* * *
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle Diocesi dell'Emilia Romagna, che accompagnano quest'oggi i loro Vescovi nella Visita ad Limina Apostolorum. Cari amici, cogliete ogni opportuna occasione per annunciare il Vangelo senza mai scoraggiarvi e sempre lieti di proclamare la verità che illumina e salva. Soprattutto date prioritaria importanza alla preghiera ai fini dell'evangelizzazione e della perseveranza nella fede. Siate pronti a discernere ogni mezzo apostolico utile per favorire nelle comunità cristiane lo zelo missionario. L'esperienza dimostra che una diocesi, una parrocchia che prega e vibra di spirito missionario, è una comunità fervorosa e dinamica.
Rivolgo infine un saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi, celebriamo la memoria liturgica di San Francesco di Sales, che indicò la via della santità come una chiamata rivolta ad ogni stato di vita ed ha sottolineato che non solo in monastero, in clausura o nella vita religiosa si può arrivare al cammino verso la santità; ma in ogni stato di vita, secondo il modo di questo stato si vita. Accogliete questo invito voi, cari giovani, e rispondete nelle vostre situazioni generosamente a Cristo che vi chiama a fare oggi nella vostra vita del Vangelo la vostra regola di vita. Il Signore offre a voi, cari ammalati, una via certamente dura ma in un certo senso anche privilegiata per camminare in conformità alla sua volontà; lui ha sofferto per noi e con noi: sappiate cogliere tutte le occasioni di grazia della vostra particolare condizione. E voi, cari sposi novelli, seguendo gli insegnamenti di San Francesco di Sales, impegnatevi a costruire ogni giorno la vostra adesione al Vangelo in un reciproco amore.
Il Signore vi benedica tutti nelle vostre situazioni, nel vostro cammino verso la santità.
Aula Paolo VI
Cari fratelli e sorelle,
proseguendo il nostro viaggio tra i protagonisti delle origini cristiane, dedichiamo oggi la nostra attenzione ad alcuni altri collaboratori di san Paolo. Dobbiamo riconoscere che l'Apostolo è un esempio eloquente di uomo aperto alla collaborazione: nella Chiesa egli non vuole fare tutto da solo, ma si avvale di numerosi e diversificati colleghi. Non possiamo soffermarci su tutti questi preziosi aiutanti, perché sono molti. Basti ricordare, tra gli altri, Èpafra (cfr Col 1,7 Col 4,12 Phm 23), Epafrodìto (cfr Ph 2,25 Ph 4,18), Tìchico (cfr Ac 20,4 Ep 6,21 Col 4,7 2Tm 4,12 Tt 3,12), Urbano (cfr Rm 16,9), Gaio e Aristarco (cfr Ac 19,29 Ac 20,4 Ac 27,2 Col 4,10). E donne come Febe (cfr Rm 16,1), Trifèna e Trifòsa (cfr Rm 16,12), Pèrside, la madre di Rufo — della quale san Paolo dice: “È madre anche mia” (cfr Rm 16,12-13) — per non dimenticare coniugi come Prisca e Aquila (cfr Rm 16,3 1Co 16,19 2Tm 4,19). Oggi, tra questa grande schiera di collaboratori e di collaboratrici di san Paolo rivolgiamo il nostro interessamento a tre di queste persone, che hanno svolto un ruolo particolarmente significativo nell’evangelizzazione delle origini: Barnaba, Silvano e Apollo.
Barnaba significa «figlio dell'esortazione» (Ac 4,36) o «figlio della consolazione» ed è il soprannome di un giudeo-levita nativo di Cipro. Stabilitosi a Gerusalemme, egli fu uno dei primi che abbracciarono il cristianesimo, dopo la risurrezione del Signore. Con grande generosità vendette un campo di sua proprietà consegnando il ricavato agli Apostoli per le necessità della Chiesa (cfr Ac 4,37). Fu lui a farsi garante della conversione di Saulo presso la comunità cristiana di Gerusalemme, la quale ancora diffidava dell’antico persecutore (cfr Ac 9,27). Inviato ad Antiochia di Siria, andò a riprendere Paolo a Tarso, dove questi si era ritirato, e con lui trascorse un anno intero, dedicandosi all’evangelizzazione di quella importante città, nella cui Chiesa Barnaba era conosciuto come profeta e dottore (cfr Ac 13,1). Così Barnaba, al momento delle prime conversioni dei pagani, ha capito che quella era l'ora di Saulo, il quale si era ritirato a Tarso, sua città. Là è andato a cercarlo. Così, in quel momento importante, ha quasi restituito Paolo alla Chiesa; le ha donato, in questo senso, ancora una volta l'Apostolo delle Genti. Dalla Chiesa antiochena Barnaba fu inviato in missione insieme a Paolo, compiendo quello che va sotto il nome di primo viaggio missionario dell’Apostolo. In realtà, si trattò di un viaggio missionario di Barnaba, essendo lui il vero responsabile, al quale Paolo si aggregò come collaboratore, toccando le regioni di Cipro e dell’Anatolia centro-meridionale, nell'attuale Turchia, con le città di Attalìa, Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe (cfr Ac 13-14). Insieme a Paolo si recò poi al cosiddetto Concilio di Gerusalemme dove, dopo un approfondito esame della questione, gli Apostoli con gli Anziani decisero di disgiungere la pratica della circoncisione dall'identità cristiana (cfr Ac 15,1-35). Solo così, alla fine, hanno ufficialmente reso possibile la Chiesa dei pagani, una Chiesa senza circoncisione: siamo figli di Abramo semplicemente per la fede in Cristo.
I due, Paolo e Barnaba, entrarono poi in contrasto, all'inizio del secondo viaggio missionario, perché Barnaba era dell’idea di prendere come compagno Giovanni Marco, mentre Paolo non voleva, essendosi il giovane separato da loro durante il viaggio precedente (cfr Ac 13,13 Ac 15,36-40). Quindi anche tra santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i santi non sono “caduti dal cielo”. Sono uomini come noi, con problemi anche complicati. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato. La santità cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono. E così Paolo, che era stato piuttosto aspro e amaro nei confronti di Marco, alla fine si ritrova con lui. Nelle ultime Lettere di san Paolo, a Filèmone e nella seconda a Timoteo, proprio Marco appare come “il mio collaboratore”. Non è quindi il non aver mai sbagliato, ma la capacità di riconciliazione e di perdono che ci fa santi. E tutti possiamo imparare questo cammino di santità. In ogni caso Barnaba, con Giovanni Marco, ripartì verso Cipro (cfr Ac 15,39) intorno all'anno 49. Da quel momento si perdono le sue tracce. Tertulliano gli attribuisce la Lettera agli Ebrei, il che non manca di verosimiglianza perché, essendo della tribù di Levi, Barnaba poteva avere un interesse per il tema del sacerdozio. E la Lettera agli Ebrei ci interpreta in modo straordinario il sacerdozio di Gesù.
Un altro compagno di Paolo fu Sila, forma grecizzata di un nome ebraico (forse sheal, «chiedere, invocare», che è la stessa radice del nome «Saulo»), di cui risulta anche la forma latinizzata Silvano. Il nome Sila è attestato solo nel Libro degli Atti, mentre il nome Silvano compare solo nelle Lettere paoline. Egli era un giudeo di Gerusalemme, uno dei primi a farsi cristiano, e in quella Chiesa godeva di grande stima (cfr Ac 15,22), essendo considerato profeta (cfr Ac 15,32). Fu incaricato di recare «ai fratelli di Antiochia, Siria e Cilicia» (Ac 15,23) le decisioni prese al Concilio di Gerusalemme e di spiegarle. Evidentemente egli era ritenuto capace di operare una sorta di mediazione tra Gerusalemme e Antiochia, tra ebreo-cristiani e cristiani di origine pagana, e così servire l'unità della Chiesa nella diversità di riti e di origini. Quando Paolo si separò da Barnaba, assunse proprio Sila come nuovo compagno di viaggio (cfr Ac 15,40). Con Paolo egli raggiunse la Macedonia (con le città di Filippi, Tessalonica e Berea), dove si fermò, mentre Paolo proseguì verso Atene e poi Corinto. Sila lo raggiunse a Corinto, dove cooperò alla predicazione del Vangelo; infatti, nella seconda Lettera indirizzata da Paolo a quella Chiesa, si parla di «Gesù Cristo, che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo» (2Co 1,19). Si spiega così come mai egli risulti come co-mittente, insieme a Paolo e Timoteo, delle due Lettere ai Tessalonicesi. Anche questo mi sembra importante. Paolo non agisce da “solista”, da puro individuo, ma insieme con questi collaboratori nel “noi” della Chiesa. Questo “io” di Paolo non è un “io” isolato, ma un “io” nel “noi” della Chiesa, nel “noi” della fede apostolica. E Silvano alla fine viene menzionato pure nella Prima Lettera di Pietro, dove si legge: «Vi ho scritto per mezzo di Silvano, fratello fedele» (5,12). Così vediamo anche la comunione degli Apostoli. Silvano serve a Paolo, serve a Pietro, perché la Chiesa è una e l'annuncio missionario è unico.
Il terzo compagno di Paolo, di cui vogliamo fare memoria, è chiamato Apollo, probabile abbreviazione di Apollonio o Apollodoro. Pur trattandosi di un nome di stampo pagano, egli era un fervente ebreo di Alessandria d'Egitto. Luca nel Libro degli Atti lo definisce «uomo colto, versato nelle Scritture... pieno di fervore» (18,24-25). L’ingresso di Apollo sulla scena della prima evangelizzazione avviene nella città di Efeso: lì si era recato a predicare e lì ebbe la fortuna di incontrare i coniugi cristiani Priscilla e Aquila (cfr Ac 18,26), che lo introdussero ad una conoscenza più completa della “via di Dio” (cfr Ac 18,26). Da Efeso passò in Acaia raggiungendo la città di Corinto: qui arrivò con l'appoggio di una lettera dei cristiani di Efeso, che raccomandavano ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr Ac 18,27). A Corinto, come scrive Luca, «fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo» (Ac 18,27-28), il Messia. Il suo successo in quella città ebbe però un risvolto problematico, in quanto vi furono alcuni membri di quella Chiesa che nel suo nome, affascinati dal suo modo di parlare, si opponevano agli altri (cfr 1Co 1,12 1Co 3,4-6 1Co 4,6). Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi esprime apprezzamento per l’operato di Apollo, ma rimprovera i Corinzi di lacerare il Corpo di Cristo suddividendosi in fazioni contrapposte. Egli trae un importante insegnamento da tutta la vicenda: sia io che Apollo – egli dice – non siamo altro che diakonoi, cioè semplici ministri, attraverso i quali siete venuti alla fede (cfr 1Co 3,5). Ognuno ha un compito differenziato nel campo del Signore: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere... Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio» (1Co 3,6-9). Rientrato a Efeso, Apollo resistette all’invito di Paolo di tornare subito a Corinto, rimandando il viaggio a una data successiva da noi ignorata (cfr 1Co 16,12). Non abbiamo altre sue notizie, anche se alcuni studiosi pensano a lui come a possibile autore della Lettera agli Ebrei, della quale, secondo Tertulliano, sarebbe autore Barnaba.
Tutti e tre questi uomini brillano nel firmamento dei testimoni del Vangelo per una nota in comune oltre che per caratteristiche proprie di ciascuno. In comune, oltre all’origine giudaica, hanno la dedizione a Gesù Cristo e al Vangelo, insieme al fatto di essere stati tutti e tre collaboratori dell'apostolo Paolo. In questa originale missione evangelizzatrice essi hanno trovato il senso della loro vita, e in quanto tali stanno davanti a noi come modelli luminosi di disinteresse e di generosità. E ripensiamo, alla fine, ancora una volta a questa frase di san Paolo: sia Apollo, sia io siamo tutti ministri di Gesù, ognuno nel suo modo, perché è Dio che fa crescere. Questa parola vale anche oggi per tutti, sia per il Papa, sia per i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, i laici. Tutti siamo umili ministri di Gesù. Serviamo il Vangelo per quanto possiamo, secondo i nostri doni, e preghiamo Dio perché faccia Lui crescere oggi il suo Vangelo, la sua Chiesa.
Saluti:
Je salue avec joie les pèlerins francophones présents ce matin, notamment les jeunes de Montreuil sous Bois. Soyez tous des témoins de la Bonne nouvelle dont notre monde a besoin.
I welcome the English speaking visitors present at today’s Audience including the students and Professors from the Minsk State University. May your visit to Rome strengthen your commitment to be generous witnesses to Christ’s love and truth. Upon you all, I invoke God’s blessings of joy and peace!
Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Bezeugt die Liebe Gottes mit eurem ganzen Leben! Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt hier in Rom, wo so viele Glaubenszeugen gelebt und gewirkt haben. Gottes Segen euch allen!
Saludo cordialmente a los peregrinos de España y América Latina, especialmente al grupo de jóvenes universitarios de Chile, así como a los demás visitantes venidos de España, Argentina y México. Estos tres colaboradores de san Pablo nos enseñan a seguir fielmente a Cristo y ser testigos de la salvación que ha traído para todos los hombres.
Saluto in lingua polacca:
Witam obecnych tu Polaków. W piatek przypada swieto Ofiarowania Panskiego i Dzien Zycia Konsekrowanego. Przez ofiarowanie Jezusa w swiatyni, Dziewicza Matka zacheca kazdego z nas do poswiecenia swego zycia Bogu i braciom. Dziekujmy Bogu za wszystkich, którzy ofiarowuja swe zycie Chrystusowi na drodze rad ewangelicznych. Polecam ich waszej modlitwie. Niech Bóg wam blogoslawi.
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Saluto tutti i polacchi qui presenti. Questo venerdì cade la festa della Presentazione del Signore e la Giornata mondiale della Vita Consacrata. Offrendo a Dio il suo figlio Gesù, portandolo al tempio, la Vergine Madre invita ognuno di noi ad offrire la nostra stessa vita a Dio e ai fratelli. Ringraziamo Dio per tutti coloro che offrono la loro vita a Cristo seguendo la via dei consigli evangelici. Raccomando tutti loro alla vostra preghiera. Dio vi benedica.
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle Diocesi della Liguria, che accompagnano quest'oggi i loro Vescovi nella Visita ad limina Apostolorum. Cari amici, vi invito a prendere sempre più coscienza del vostro ruolo nella Chiesa. La fiaccola della fede, che avete ricevuto nel battesimo, va tenuta ben accesa con la preghiera e la pratica dei Sacramenti; essa deve risplendere nelle vostre parole e nel vostro esempio, per permettere a tutti di attingervi luce e spirituale calore. Questo comporta che rispondiate alle odierne sfide con una profonda spiritualità e una rinnovata audacia apostolica, riproponendo agli uomini e alle donne della nostra epoca il messaggio salvifico di Cristo nella sua interezza.
Saluto poi, e ringrazio, la Rappresentanza della Provincia Autonoma di Trento, che quest'anno ha voluto contribuire all'allestimento del presepio di Piazza S. Pietro, impegnandosi, altresì, per la realizzazione della mostra dei presepi artistici. Tutti ne abbiamo realmente tratto grande gioia e vi siamo grati sia per la mostra, sia soprattutto per il Presepe in Piazza. Grazie a tutti voi!
Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi, la liturgia fa memoria di San Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani, ai quali annunziò il Vangelo con instancabile ardore. Il suo esempio incoraggi voi, cari ragazzi, a vivere in modo autentico la vocazione cristiana; aiuti voi, cari malati, ad offrire le vostre sofferenze in unione a quelle di Cristo per la salvezza dell'umanità; sostenga voi, cari sposi novelli, nel reciproco impegno di costruire la vostra famiglia fedele all'amore di Dio e dei fratelli.
Aula Paolo VI Saluto ai pellegrini presenti nella Basilica Vaticana convenuti dalle Diocesi della Lombardia, in occasione della Visita “ad Limina Apostolorum” dei Vescovi Lombardi:
Cari fratelli e sorelle delle Diocesi Lombarde!
Saluto anzitutto voi, cari Fratelli nell’Episcopato, convenuti a Roma per la Visita ad Limina Apostolorum. Con voi saluto i fedeli che vi accompagnano in questo significativo momento di intensa comunione con il Successore di Pietro. La Chiesa che vive in Lombardia, e qui rappresentata in tutte le sue componenti, ha un ruolo importante da continuare a svolgere nella società lombarda: annunciare e testimoniare il Vangelo in ogni suo ambito, specialmente dove emergono i tratti negativi di una cultura consumistica ed edonistica, del secolarismo e dell’individualismo, dove si registrano antiche e nuove forme di povertà con segnali preoccupanti del disagio giovanile e fenomeni di violenza e di criminalità. Se le Istituzioni e le varie agenzie educative sembrano talora attraversare momenti di difficoltà, non mancano, però, grandi risorse ideali e morali nel vostro popolo, ricco di nobili tradizioni familiari e religiose. Ho visto nel colloquio con voi, cari Fratelli nell'Episcopato, come la Chiesa in Lombardia è realmente una Chiesa viva, ricca del dinamismo della fede e anche di spirito missionario, capace e decisa a trasmettere la fiaccola della fede alle future generazioni e al mondo del nostro tempo. Vi sono grato per questo dinamismo della fede, che vive proprio nelle Diocesi della Lombardia.
Vasto è il vostro campo d’azione. Si tratta, da una parte, di difendere e promuovere la cultura della vita umana e della legalità, dall’altra è necessaria una sempre più coerente conversione a Cristo personale e comunitaria. Per crescere infatti nella fedeltà all’uomo, creato a immagine e somiglianza del Creatore, occorre con coerenza penetrare più intimamente nel mistero di Cristo e diffonderne il messaggio di salvezza. Dobbiamo fare di tutto per conoscere sempre meglio la figura di Gesù, per avere di Lui una conoscenza non soltanto «di seconda mano», ma una conoscenza attraverso l'incontro nella preghiera, nella liturgia, nell'amore per il prossimo. E’ un impegno certamente difficile, ma sono di conforto le parole del Signore: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). È con noi il Signore, anche oggi, domani, fino alla fine del mondo! Si intensifichi, pertanto, la vostra testimonianza evangelica perchè in ogni ambiente i cristiani, guidati dallo Spirito Santo che dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1Co 3,16-17), siano segni vivi della speranza soprannaturale. Il nostro tempo, con tante angosce e problemi, ha bisogno di speranza. E la nostra speranza viene proprio dalla promessa del Signore e dalla sua presenza. Vi incoraggio, cari Vescovi, a guidare l’alacre popolo lombardo su tale cammino, contando in ogni situazione sull’indefettibile assistenza divina. Andiamo avanti con l’aiuto del Signore in questa direzione!
* * * Cari fratelli e sorelle,
facendo un nuovo passo in questa sorta di galleria di ritratti dei primi testimoni della fede cristiana, che abbiamo iniziato alcune settimane fa, prendiamo oggi in considerazione una coppia di sposi. Si tratta dei coniugi Priscilla e Aquila, che si collocano nell’orbita dei numerosi collaboratori gravitanti intorno all’apostolo Paolo, ai quali avevo già brevemente accennato mercoledì scorso. In base alle notizie in nostro possesso, questa coppia di coniugi svolse un ruolo molto attivo al tempo delle origini post-pasquali della Chiesa.
I nomi di Aquila e Priscilla sono latini, ma l’uomo e la donna che li portano erano di origine ebraica. Almeno Aquila, però, proveniva geograficamente dalla diaspora dell’Anatolia settentrionale, che si affaccia sul Mar Nero - nell'attuale Turchia -, mentre Priscilla, il cui nome si trova a volte abbreviato in Prisca, era probabilmente un’ebrea proveniente da Roma (cfr Ac 18,2). È comunque da Roma che essi erano giunti a Corinto, dove Paolo li incontrò all’inizio degli anni ’50; là egli si associò ad essi poiché, come ci racconta Luca, esercitavano lo stesso mestiere di fabbricatori di tende o tendoni per uso domestico, e fu accolto addirittura nella loro casa (cfr Ac 18,3). Il motivo della loro venuta a Corinto era stata la decisione dell’imperatore Claudio di cacciare da Roma i Giudei residenti nell’Urbe. Lo storico romano Svetonio ci dice su questo avvenimento che aveva espulso gli Ebrei perché “provocavano tumulti a motivo di un certo Cresto” (cfr “Vite dei dodici Cesari, Claudio”, 25). Si vede che non conosceva bene il nome — invece di Cristo scrive “Cresto” — e aveva un'idea solo molto confusa di quanto era avvenuto. In ogni caso, c'erano delle discordie all'interno della comunità ebraica intorno alla questione se Gesù fosse il Cristo. E questi problemi erano per l'imperatore il motivo per espellere semplicemente tutti gli Ebrei da Roma. Se ne deduce che i due coniugi avevano abbracciato la fede cristiana già a Roma negli anni ’40, e ora avevano trovato in Paolo qualcuno che non solo condivideva con loro questa fede — che Gesù è il Cristo — ma che era anche apostolo, chiamato personalmente dal Signore Risorto. Quindi, il primo incontro è a Corinto, dove lo accolgono nella casa e lavorano insieme nella fabbricazione di tende.
In un secondo tempo, essi si trasferirono in Asia Minore, a Efeso. Là ebbero una parte determinante nel completare la formazione cristiana del giudeo alessandrino Apollo, di cui abbiamo parlato mercoledì scorso. Poiché egli conosceva solo sommariamente la fede cristiana, «Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio» (Ac 18,26). Quando da Efeso l’apostolo Paolo scrive la sua Prima Lettera ai Corinzi, insieme ai propri saluti manda esplicitamente anche quelli di «Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa» (16,19). Veniamo così a sapere del ruolo importantissimo che questa coppia svolse nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l'Eucaristia. È proprio quel tipo di adunanza che è detto in greco “ekklesìa” - la parola latina è “ecclesia”, quella italiana “chiesa” - che vuol dire convocazione, assemblea, adunanza. Nella casa di Aquila e Priscilla, quindi, si riunisce la Chiesa, la convocazione di Cristo, che celebra qui i sacri Misteri. E così possiamo vedere la nascita proprio della realtà della Chiesa nelle case dei credenti. I cristiani, infatti, fin verso il secolo III non avevano propri luoghi di culto: tali furono, in un primo tempo, le sinagoghe ebraiche, fin quando l'originaria simbiosi tra Antico e Nuovo Testamento si è sciolta e la Chiesa delle Genti fu costretta a darsi una propria identità, sempre profondamente radicata nell'Antico Testamento. Poi, dopo questa “rottura”, si riuniscono nelle case i cristiani, che diventano così “Chiesa”. E infine, nel III secolo, nascono veri e propri edifici di culto cristiano. Ma qui, nella prima metà del I secolo e nel II secolo, le case dei cristiani diventano vera e propria “chiesa”. Come ho detto, si leggono insieme le Sacre Scritture e si celebra l'Eucaristia. Così avveniva, per esempio, a Corinto, dove Paolo menziona un certo «Gaio, che ospita me e tutta la comunità» (Rm 16,23), o a Laodicea, dove la comunità si radunava nella casa di una certa Ninfa (cfr Col 4,15), o a Colossi, dove il raduno avveniva nella casa di un certo Archippo (cfr Phm 2).
Tornati successivamente a Roma, Aquila e Priscilla continuarono a svolgere questa preziosissima funzione anche nella capitale dell’Impero. Infatti Paolo, scrivendo ai Romani, manda questo preciso saluto: «Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa» (Rm 16,3-5). Quale straordinario elogio dei due coniugi in queste parole! E a tesserlo è nientemeno che l’apostolo Paolo. Egli riconosce esplicitamente in loro due veri e importanti collaboratori del suo apostolato. Il riferimento al fatto di avere rischiato la vita per lui va collegato probabilmente ad interventi in suo favore durante qualche sua prigionia, forse nella stessa Efeso (cfr Ac 19,23 1Co 15,32 2Co 1,8-9). E che alla propria gratitudine Paolo associ addirittura quella di tutte le Chiese delle Genti, pur considerando l’espressione forse alquanto iperbolica, lascia intuire quanto vasto sia stato il loro raggio d’azione e, comunque, il loro influsso a vantaggio del Vangelo.
La tradizione agiografica posteriore ha conferito un rilievo tutto particolare a Priscilla, anche se resta il problema di una sua identificazione con un’altra Priscilla martire. In ogni caso, qui a Roma abbiamo sia una chiesa dedicata a Santa Prisca sull’Aventino sia le Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria. In questo modo si perpetua la memoria di una donna, che è stata sicuramente una persona attiva e di molto valore nella storia del cristianesimo romano. Una cosa è certa: insieme alla gratitudine di quelle prime Chiese, di cui parla san Paolo, ci deve essere anche la nostra, poiché grazie alla fede e all’impegno apostolico di fedeli laici, di famiglie, di sposi come Priscilla e Aquila il cristianesimo è giunto alla nostra generazione. Poteva crescere non solo grazie agli Apostoli che lo annunciavano. Per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l'impegno di queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l'“humus” alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce la Chiesa. In particolare, questa coppia dimostra quanto sia importante l’azione degli sposi cristiani. Quando essi sono sorretti dalla fede e da una forte spiritualità, diventa naturale un loro impegno coraggioso per la Chiesa e nella Chiesa. La quotidiana comunanza della loro vita si prolunga e in qualche modo si sublima nell’assunzione di una comune responsabilità a favore del Corpo mistico di Cristo, foss’anche di una piccola parte di esso. Così era nella prima generazione e così sarà spesso.
Un’ulteriore lezione non trascurabile possiamo trarre dal loro esempio: ogni casa può trasformarsi in una piccola chiesa. Non soltanto nel senso che in essa deve regnare il tipico amore cristiano fatto di altruismo e di reciproca cura, ma ancor più nel senso che tutta la vita familiare, in base alla fede, è chiamata a ruotare intorno all'unica signoria di Gesù Cristo. Non a caso nella Lettera agli Efesini Paolo paragona il rapporto matrimoniale alla comunione sponsale che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr Ep 5,25-33). Anzi, potremmo ritenere che l’Apostolo indirettamente moduli la vita della Chiesa intera su quella della famiglia. E la Chiesa, in realtà, è la famiglia di Dio. Onoriamo perciò Aquila e Priscilla come modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana. E troviamo in loro il modello della Chiesa, famiglia di Dio per tutti i tempi.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les jeunes et le groupe de pèlerins corses de la paroisse de Porto-Vecchio. Je vous invite tous à faire de vos familles des petites Églises, où le Christ est honoré et où chacun puise la force d’être témoin de l’Évangile.
I extend a cordial welcome to the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, especially those from England, Ireland, China, and the United States of America. May your visit to Rome inspire you to live the truth of the Gospel ever more fully. Upon all of you I invoke God’s blessings of joy and peace.
Mit diesen Gedanken heiße ich gerne alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen und grüße insbesondere die Pfarrgemeinderäte und Journalisten aus Österreich. Das Vorbild von Priszilla und Aquila kann auch heute den Eheleuten und Familien helfen, Mitarbeiter Christi und seines Evangeliums zu sein, und so der Ausbreitung und dem Lebendigwerden der Kirche in unserer Zeit, der Weitergabe des Glaubens an die künftigen Generationen zu dienen. Der Herr schenke euch allen eine gute Zeit hier in Rom und viel Freude und Glaubenskraft, wenn ihr wieder nach Hause kommt.
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En especial, saludo a los peregrinos de la diócesis de Plasencia, con su Obispo Monseñor Amadeo Rodríguez Magro, así como a los demás grupos parroquiales de España y de Latinoamérica. Deseo saludar además al grupo de Policías locales de Valencia, que colaboraron en el gran Encuentro Mundial de las Familias. Os animo a todos a seguir el ejemplo de los primeros cristianos, y a ofrecer, en vuestra vida matrimonial y familiar, un testimonio coherente de amor a Cristo y de servicio a los demás. ¡Gracias por vuestra visita!
Saluto in lingua croata:
Srdacno pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, posebno clanove Zbora „Pro Musica“ iz katedralne župe i studente Glazbene škole „Ivan Plemeniti Zajc“ iz Mostara. Predragi, slavite i hvalite Boga pjesmom, glazbom i molitvom. Svima vama rado udjeljujem Apostolski blagoslov. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana del saluto in lingua croata:
Saluto tutti i pellegrini Croati, in modo particolare i membri del Coro “Pro Musica” dalla parrocchia della Cattedrale e gli studenti della Scuola di Musica “Ivan Plemeniti Zajc” da Mostar. Carissimi, lodate e ringraziate Dio con canti, musica e preghiere. Imparto volentieri a tutti la Benedizione Apostolica. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Witam obecnych tu Polaków. Pryscylla i Akwila sa wzorem zycia malzenskiego odpowiedzialnie zaangazowanego w sluzbie calej wspólnocie chrzescijan. Przez ich wstawiennictwo modlimy sie, by swietosc rodzin byla zaczynem rozwoju Kosciola w swiecie. Serdecznie blogoslawie wam i waszym rodzinom. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Do il benvenuto ai polacchi qui presenti. Priscilla e Aquila sono modello di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana. Per la loro intercessione preghiamo, affinché la santità delle famiglie sia lievito dello sviluppo della Chiesa nel mondo. Cordialmente benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto gli Assistenti diocesani dell'Azione Cattolica, accompagnati dall'Assistente Generale Mons. Francesco Lambiasi. Cari amici, di fronte ad una preoccupante "emergenza educativa", voi siete chiamati a comunicare la fede alle nuove generazioni, favorendo l'incontro con Cristo di tanti ragazzi e giovani. Non stancatevi di ricordare loro - può essere difficile, ma è tanto necessario e anche bello - che solo il Vangelo può soddisfare pienamente le attese del cuore umano e può creare un vero umanesimo.
Saluto, poi, voi, Missionari di San Carlo (Scalabriniani), che celebrate in questi giorni il Capitolo Generale, augurandovi di essere sempre più padri nella fede e guide nella vita secondo lo Spirito per le persone e le comunità affidate alle vostre cure pastorali.
Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, siate ovunque testimoni di non violenza - questo è importante proprio oggi! - e di pace e, con questo generoso impegno, contribuirete a costruire un futuro migliore per tutti. Voi, cari ammalati, con le vostre sofferenze sentitevi "collaboratori" di Cristo nella sua sofferenza, che porta su di sé il dolore del mondo, e proprio così ci dà la vita e la gioia. E voi, cari sposi novelli, costruite giorno per giorno la vostra felicità, come esorta l'apostolo Paolo, lieti nella speranza, forti nelle tribolazioni, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli (cfr Rm 12,12-13).
Aula Paolo VI
Udienze 2007 - Mercoledì, 24 gennaio 2007