
Udienze 2007 - Mercoledě, 7 marzo 2007
Je salue cordialement les pčlerins francophones présents ce matin, en particulier les pčlerins de Montréal, avec Monsieur le Cardinal Jean-Claude Turcotte, leur archevęque, ainsi que le groupe de pčlerins de Sens, guidé par Monseigneur Yves Patenôtre, Archevęque de Sens-Auxerre. Que le Christ, qui marche vers sa Pâque, vous entraîne ŕ sa suite sur le chemin du don total, pour que vous soyez chaque jour des témoins de l’amour plus fort que la mort !
Dear Brothers and Sisters, I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s audience, especially the groups from Scotland, Denmark, Japan, Canada and the United States of America. May your pilgrimage renew your love for the Lord and his Church, and may God bless you all!
Gerne grüße ich alle Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache, besonders die Seminaristen und Diakone der Diözese Eichstätt. Als getaufte Christen sind wir Glieder des einen Leibes Christi, der Kirche. Mit dem Beistand des Heiligen Geistes wollen wir die Dienste und Aufgaben verrichten, zu denen uns der Herr berufen hat. So können wir in dieser organischen Einheit des Leibes Christi, jeder an seiner Stelle, glaubwürdig Gottes Liebe zu den Menschen bezeugen. Von Herzen grüße ich euch alle, wünsche euch einen gesegneten Aufenthalt in Rom und eine gesegnete Fastenzeit.
Me es grato saludar con afecto a los visitantes de lengua espańola. En particular, saludo a los formadores y seminaristas del Seminario mayor de León, así como a los distintos grupos parroquiales y asociaciones venidos de Espańa, México y otros países latinoamericanos. Animo a todos a colaborar para que vuestras comunidades eclesiales vivan en la unidad y en la caridad. ˇGracias por vuestra visita!
Amados peregrinos de língua portuguesa, uma cordial saudaçăo para todos, nomeadamente para o grupo referido de Portugal. Possa cada um de vós viver estes dias de peregrinaçăo, em plena Quaresma, como um generoso caminho de conversăo ŕ santidade que vos pede e quer dar o Deus Santo! As suas bęnçăos desçam abundantes sobre vós e vossas famílias!
Saluto in lingua ceca:
Srdecne vítám poutníky z Kutné Hory! Drazí, v této postní dobe prosme Pána o pravé a hluboké obrácení. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!
Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:
Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Kutná Hora! Carissimi, in questo tempo di Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesů Cristo!
Saluto in lingua polacca:
Witam i pozdrawiam pielgrzymów polskich. Pozdrawiam równiez waszych bliskich, którzy teraz, w Wielkim Poscie, uczestnicza w rekolekcjach parafialnych. Wiem, ze chetnie biora w nich udzial dorosli, dzieci, mlodziez i studenci. Zycze, by ten czas przemyslen, modlitwy, spowiedzi, przemienial wasze serca, wasze rodziny i cala wspólnote Kosciola. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Do il mio benvenuto e il mio saluto ai pellegrini polacchi. Saluto pure tutti i vostri cari che, durante questa Quaresima, partecipano agli esercizi spirituali parrocchiali. So che a questi esercizi partecipano volentieri sia gli adulti come i bambini, i giovani e gli studenti. Auguro a tutti che questo tempo di riflessione e di preghiera, con la grazia della confessione cambi i vostri cuori, quello delle vostre famiglie e della comunitŕ ecclesiale. Sia lodato Gesů Cristo.
Saluto in lingua slovacca:
Zo srdca pozdravujem pútnikov z Cadce a Gaboltova, Krušoviec a Pieštan, Krakovan a Levíc. Bratia a sestry, Pôstna doba nás pobáda, aby sme uznali v Ježišovi Kristovi našu najväcšiu nádej. Pozývam vás, aby ste boli vo svete vernými svedkami jeho Radostnej zvesti o vykúpení. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:
Saluto di cuore i pellegrini provenienti da Cadca e Gaboltov, Krušovce e Pieštany, Krakovany e Levice. Fratelli e sorelle, il tempo della Quaresima ci esorta a riconoscere Gesů Cristo come nostra suprema speranza. Vi invito ad essere nel mondo testimoni fedeli della Buona Novella della redenzione. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesů Cristo!
* * *
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Religiose infermiere, che prendono parte all’incontro promosso dall’USMI. Care sorelle, conservando dinanzi ai vostri occhi il volto sofferente di Cristo, impegnatevi con umile coraggio ad essere testimoni del suo amore misericordioso ogni giorno, a contatto con il vasto mondo della malattia e del dolore. Saluto poi i militari della Scuola del Genio di Roma, come anche quelli dell’82° Reggimento Fanteria “Torino” di Barletta. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza e vi assicuro la mia preghiera perché si rafforzi in voi il fermo desiderio di testimoniare Gesů Cristo, unico Salvatore del mondo.
Il mio pensiero va infine ai malati e agli sposi novelli. Cari malati, partecipando con pazienza e amore alla stessa sofferenza del Figlio di Dio incarnato, possiate condividere fin d'ora la gloria e la gioia della sua risurrezione. E voi, cari sposi novelli, trovate nell'alleanza che, a prezzo del suo sangue, Cristo ha stretto con la sua Chiesa, il sostegno del vostro patto coniugale e della vostra missione nella Chiesa e nella societŕ.
Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle,
nel nostro nuovo ciclo di catechesi appena iniziato stiamo passando in rassegna le principali personalitŕ della Chiesa nascente. La scorsa settimana abbiamo parlato di Papa Clemente I, terzo Successore di san Pietro. Oggi parliamo di sant’Ignazio, che č stato il terzo Vescovo di Antiochia, dal 70 al 107, data del suo martirio. In quel tempo Roma, Alessandria e Antiochia erano le tre grandi metropoli dell’Impero romano. Il Concilio di Nicea parla di tre «primati»: ovviamente, quello di Roma, ma vi erano poi anche Alessandria e Antiochia che vantavano un loro «primato». Sant’Ignazio, come s’č detto, era Vescovo di Antiochia, che oggi si trova in Turchia. Qui, in Antiochia, come sappiamo dagli Atti degli Apostoli, sorse una comunitŕ cristiana fiorente: primo Vescovo ne fu l’apostolo Pietro – cosě ci dice la tradizione –, e lě «per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani»(Ac 11,26). Eusebio di Cesarea, uno storico del IV secolo, dedica un intero capitolo della sua Storia Ecclesiastica alla vita e all’opera letteraria di Ignazio (3,36). «Dalla Siria», egli scrive, «Ignazio fu mandato a Roma per essere gettato in pasto alle belve, a causa della testimonianza da lui resa a Cristo. Compiendo il suo viaggio attraverso l’Asia, sotto la custodia severa delle guardie» [che lui chiama «dieci leopardi» nella sua Lettera ai Romani 5,1], «nelle singole cittŕ dove sostava, con prediche e ammonizioni, andava rinsaldando le Chiese; soprattutto esortava, col calore piů vivo, di guardarsi dalle eresie, che allora cominciavano a pullulare, e raccomandava di non staccarsi dalla tradizione apostolica» (3,36,3-4). La prima tappa del viaggio di Ignazio verso il martirio fu la cittŕ di Smirne, dove era Vescovo san Policarpo, discepolo di san Giovanni. Qui Ignazio scrisse quattro lettere, rispettivamente alle Chiese di Efeso, di Magnesia, di Tralli e di Roma. «Partito da Smirne», prosegue Eusebio, «Ignazio venne a Troade, e di lŕ spedě nuove lettere»: due alle Chiese di Filadelfia e di Smirne, e una al Vescovo Policarpo. Eusebio completa cosě l’elenco delle lettere, che sono giunte a noi come un prezioso tesoro. Leggendo questi testi si sente la freschezza della fede della generazione che ancora aveva conosciuto gli Apostoli. Si sente anche in queste lettere l’amore ardente di un Santo. Finalmente da Troade il martire giunse a Roma, dove, nell’Anfiteatro Flavio, venne dato in pasto alle bestie feroci.
Nessun Padre della Chiesa ha espresso con l’intensitŕ di Ignazio l’anelito all’unione con Cristo e alla vita in Lui. Perciň abbiamo letto il brano evangelico sulla vigna, che secondo il Vangelo di Giovanni č Gesů. In realtŕ, confluiscono in Ignazio due «correnti» spirituali: quella di Paolo, tutta tesa all’unione con Cristo, e quella di Giovanni, concentrata sulla vita in Lui. A loro volta, queste due correnti sfociano nell’imitazione di Cristo, piů volte proclamato da Ignazio come «il mio» o «il nostro Dio». Cosě Ignazio supplica i cristiani di Roma di non impedire il suo martirio, perché č impaziente di «congiungersi con Gesů Cristo». E spiega: «E’ bello per me morire andando verso (eis) Gesů Cristo, piuttosto che regnare sino ai confini della terra. Cerco Lui, che č morto per me, voglio Lui, che č risorto per noi ... Lasciate che io sia imitatore della Passione del mio Dio!» (Rm 5-6). Si puň cogliere in queste espressioni brucianti d’amore lo spiccato «realismo» cristologico tipico della Chiesa di Antiochia, piů che mai attento all’incarnazione del Figlio di Dio e alla sua vera e concreta umanitŕ: Gesů Cristo, scrive Ignazio agli Smirnesi, «č realmente dalla stirpe di Davide», «realmente č nato da una vergine», «realmente fu inchiodato per noi» (1,1).
L’irresistibile tensione di Ignazio verso l’unione con Cristo fonda una vera e propria «mistica dell’unitŕ». Egli stesso si definisce «un uomo al quale č affidato il compito dell’unitŕ» (Filadelfiesi 8,1). Per Ignazio l’unitŕ č anzitutto una prerogativa di Dio che, esistendo in tre Persone, č Uno in assoluta unitŕ. Egli ripete spesso che Dio č unitŕ, e che solo in Dio essa si trova allo stato puro e originario. L’unitŕ da realizzare su questa terra da parte dei cristiani non č altro che un’imitazione, il piů possibile conforme all’archétipo divino. In questo modo Ignazio giunge a elaborare una visione della Chiesa, che richiama da vicino alcune espressioni della Lettera ai Corinti di Clemente Romano. «E’ bene per voi», scrive per esempio ai cristiani di Efeso, «procedere insieme d’accordo col pensiero del Vescovo, cosa che giŕ fate. Infatti il vostro collegio dei presbiteri, giustamente famoso, degno di Dio, č cosě armonicamente unito al Vescovo come le corde alla cetra. Per questo nella vostra concordia e nel vostro amore sinfonico Gesů Cristo č cantato. E cosě voi, ad uno ad uno, diventate coro, affinché nella sinfonia della concordia, dopo aver preso il tono di Dio nell’unitŕ, cantiate a una sola voce» (4,1-2). E dopo aver raccomandato agli Smirnesi di non «intraprendere nulla di ciň che riguarda la Chiesa senza il Vescovo» (8,1), confida a Policarpo: «Io offro la mia vita per quelli che sono sottomessi al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi. Possa io con loro avere parte con Dio. Lavorate insieme gli uni per gli altri, lottate insieme, correte insieme, soffrite insieme, dormite e vegliate insieme come amministratori di Dio, suoi assessori e servi. Cercate di piacere a Colui per il quale militate e dal quale ricevete la mercede. Nessuno di voi sia trovato disertore. Il vostro Battesimo rimanga come uno scudo, la fede come un elmo, la caritŕ come una lancia, la pazienza come un’armatura» (6,1-2).
Complessivamente si puň cogliere nelle Lettere di Ignazio una sorta di dialettica costante e feconda tra due aspetti caratteristici della vita cristiana: da una parte la struttura gerarchica della comunitŕ ecclesiale, e dall’altra l’unitŕ fondamentale che lega fra loro tutti i fedeli in Cristo. Di conseguenza, i ruoli non si possono contrapporre. Al contrario, l’insistenza sulla comunione dei credenti tra loro e con i propri pastori č continuamente riformulata attraverso eloquenti immagini e analogie: la cetra, le corde, l’intonazione, il concerto, la sinfonia. E’ evidente la responsabilitŕ peculiare dei Vescovi, dei presbiteri e dei diaconi nell’edificazione della comunitŕ. Vale anzitutto per loro l’invito all’amore e all’unitŕ. «Siate una cosa sola», scrive Ignazio ai Magnesi, riprendendo la preghiera di Gesů nell’Ultima Cena: «Un’unica supplica, un’unica mente, un’unica speranza nell’amore ... Accorrete tutti a Gesů Cristo come all’unico tempio di Dio, come all’unico altare: Egli č uno, e procedendo dall’unico Padre, č rimasto a Lui unito, e a Lui č ritornato nell’unitŕ» (7,1-2). Ignazio, per primo nella letteratura cristiana, attribuisce alla Chiesa l’aggettivo «cattolica», cioč «universale»: «Dove č Gesů Cristo», egli afferma, «lě č la Chiesa cattolica» (Smirnesi 8,2). E proprio nel servizio di unitŕ alla Chiesa cattolica, la comunitŕ cristiana di Roma esercita una sorta di primato nell’amore: «In Roma essa presiede degna di Dio, venerabile, degna di essere chiamata beata ... Presiede alla caritŕ, che ha la legge di Cristo e porta il nome del Padre» (Romani, prologo).
Come si vede, Ignazio č veramente il «dottore dell’unitŕ»: unitŕ di Dio e unitŕ di Cristo (a dispetto delle varie eresie che iniziavano a circolare e dividevano l’uomo e Dio in Cristo), unitŕ della Chiesa, unitŕ dei fedeli «nella fede e nella caritŕ, delle quali non vi č nulla di piů eccellente» (Smirnesi 6,1). In definitiva, il «realismo» di Ignazio invita i fedeli di ieri e di oggi, invita noi tutti a una sintesi progressiva tra configurazione a Cristo (unione con Lui, vita in Lui) e dedizione alla sua Chiesa (unitŕ con il Vescovo, servizio generoso alla comunitŕ e al mondo). Insomma, occorre pervenire a una sintesi tra comunione della Chiesa all’interno di sé e missione-proclamazione del Vangelo per gli altri, fino a che attraverso una dimensione parli l’altra, e i credenti siano sempre piů «nel possesso di quello Spirito indiviso, che č Gesů Cristo stesso» (Magnesi 15).
Implorando dal Signore questa «grazia di unitŕ», e nella convinzione di presiedere alla caritŕ di tutta la Chiesa (cfr Romani, prologo), rivolgo a voi lo stesso augurio che conclude la lettera di Ignazio ai cristiani di Tralli: «Amatevi l’un l’altro con cuore non diviso. Il mio spirito si offre in sacrificio per voi, non solo ora, ma anche quando avrŕ raggiunto Dio ... In Cristo possiate essere trovati senza macchia» (13). E preghiamo affinché il Signore ci aiuti a raggiungere questa unitŕ e ad essere trovati finalmente senza macchia, perché č l’amore che purifica le anime.
Saluti:
Je salue cordialement les pčlerins de langue française, en particulier les jeunes, les Petites Soeurs de Jésus en session de renouveau et les membres de l’Association internationale des Charités contre les pauvretés. Je vous invite ŕ trouver dans l’unité entre vous le dynamisme et la force pour témoigner de l’amour du Christ. Avec ma Bénédiction apostolique.
I welcome all the English speaking visitors present today, including the Cardinals and Bishops of the Vox Clara committee, gathered in Rome to advise the Congregation for Divine Worship on the new English translation of the Roman Missal. I thank them and their assistants for their important work. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and peace.
Mit Freude begrüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Das Beispiel und die Lehre des heiligen Ignatius von Antiochien seien uns Ansporn auf unserem Weg der Nachfolge Christi in der Gemeinschaft der Kirche. Wenn wir mit Christus vereint sind, wird unser Dienst an unseren Brüdern und Schwestern und unser Dienst für die Welt reiche Frucht bringen. Der Herr schenke euch und euren Familien seinen reichen Segen und gesegnete Tage hier in Rom!
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua espańola. En particular a la Hermandad de Veteranos de las Fuerzas Armadas y Guardia Civil de Espańa, con su consiliario nacional, Monseńor José Manuel Estepa; a la Delegación de Pastoral de la Salud, de Santiago de Compostela, acompańados de su Arzobispo Monseńor Julián Barrio; así como a los demás grupos de Espańa, México y otros países latinoamericanos. Os animo a estar muy unidos a Cristo, y a trabajar por la salvación de todos los hombres, superando toda forma de división. ˇGracias por vuestra visita!
Ao dar-vos as boas-vindas, saúdo a todos os presentes, de modo particular os grupos de portugueses e de brasileiros, neles incluindo a Comunidade “Shalom” de Fortaleza, com os votos de que leveis avivada a conscięncia de serdes Igreja missionária, desejosa de contribuir para a unidade de todos os homens na verdade e no amor! Com a minha Bęnçăo, extensiva aos vossos familiares e comunidades eclesiais.
Saluto in lingua croata:
Od srca pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a osobito vas iz župe Solinskih mucenika te iz Zapadnohercegovacke županije! Konkretnom brigom za duhovno i materijalno potrebne, nasljedujte Krista, milosrdnoga Spasitelja. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana del saluto in lingua croata:
Di cuore saluto i pellegrini croati, particolarmente voi dalla Parrocchia dei Martiri di Salona e dalla Contea di Ovest-Erzegovina! Seguite il Cristo, Salvatore misericordioso, curando concretamente quelli che si trovano nel bisogno spirituale o materiale. Siano lodati Gesů e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Wczoraj zostala opublikowana adhortacja Sacramentum caritatis, poswiecona Eucharystii. Dzis sw. Ignacy z Antiochii zacheca nas do zycia w zjednoczeniu z Chrystusem, który za nas umarl i zmartwychwstal, a Jego osoba i dzielo odkupienia jest obecne posród nas w tajemnicy Eucharystii. Niech ten sakrament bedzie dla wszystkich obfitym zródlem laski. Niech Bóg wam blogoslawi!
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Ieri č stata pubblicata l’esortazione Sacramentum caritatis, dedicata all’Eucaristia. Oggi san Ignazio d’Antiochia ci invita a vivere nell’unione con Cristo che č morto e risorto per noi, e la sua persona e l’opera redentrice sono presenti tra noi nel mistero dell’Eucaristia. Questo sacramento sia per tutti un’abbondante sorgente di grazia. Dio vi benedica!
Saluto in lingua slovacca:
Srdecne pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne študentov Trnavskej univerzity. Milí mladí, bratia a sestry, Pôstna doba nás pozýva na obrátenie cez modlitbu, skutky milosrdenstva a pocúvanie Božieho Slova. Na také prežívanie Pôstu vám rád žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:
Saluto cordialmente i pellegrini dalla Slovacchia, particolarmente gli studenti dell’Universitŕ di Trnava. Cari giovani, fratelli e sorelle, la Quaresima ci invita alla conversione per mezzo della preghiera, dell’esercizio delle opere di misericordia e dell’ascolto della Parola di Dio. Vi accompagno con la mia Benedizione. Sia lodato Gesů Cristo!
Saluto in lingua slovena:
Lepo pozdravljam vernike iz župnije Sveti Urban - Destrnik v Sloveniji! Naj vam sveta apostola Peter in Pavel, ki sta v tem mestu dopolnila svojo življenjsko daritev, izprosita obilje milosti za ta postni cas in za globoko obhajanje Kristusovega vstajenja. Iz srca vam podeljujem svoj blagoslov!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovena:
Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli della Parrocchia S. Urbano - Destrnik in Slovenia! I santi Apostoli Pietro e Paolo, che in questa cittŕ sacrificarono la loro vita, vi ottengano, con la loro intercessione, le grazie abbondanti per questo tempo di quaresima e per una piů sentita celebrazione della Risurrezione di Cristo. Di cuore vi imparto la mia Benedizione!
Saluto in lingua ungherese:
Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen is a pécsi Ciszterci Gimnázium csoportját. A Nagyböjt folyamán kérjük az Urtól az igazi és szívbol jövo megtérés kegyelmét. E kívánsággal szívbol megáldlak titeket és minden családtagotokat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese:
Saluto con affetto i fedeli ungheresi, specialmente il gruppo del Liceo dei Cisterciensi a Pécs. Carissimi, in questo tempo di Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari Sia lodato Gesů Cristo!
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Cari fratelli e sorelle, rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle Diocesi della Puglia, convenuti con i loro Vescovi in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. Benvenuti, grazie per la vostra visita! Cari amici, vi incoraggio a sentirvi sempre piů coinvolti nella missione della Chiesa per venire incontro con rinnovato slancio apostolico alle numerose sfide sociali e religiose dell'epoca attuale. Nei colloqui con i vostri Vescovi ho giŕ sentito come in Puglia la Chiesa č ancora viva, dinamica e piena di fede. Vediamo la vivacitŕ di questa Chiesa della Puglia! E voi, cari Fratelli nell'Episcopato, non stancatevi di sollecitare quanti sono affidati alle vostre cure pastorali ad incontrare personalmente Cristo vivo in mezzo a noi, aderendo integralmente al suo Vangelo e alle esigenze morali che da esso scaturiscono.
Saluto poi i fedeli della parrocchia di san Lino in Roma, qui presenti in occasione del 50° anniversario di fondazione della loro comunitŕ cristiana; i rappresentanti del Credito Cooperativo di Viterbo; gli studenti del Liceo "Omodeo", di Mortara e quelli dell'Istituto San Vincenzo de' Paoli, di Reggio Emilia.
Infine, il mio saluto va ai giovani ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, ricercate sinceramente l'amore di Dio e siate a Lui fedeli sempre. Cari malati, non permettete che la sofferenza spenga in voi la luce della fede in Cristo, il quale vi č vicino e vi sostiene nella prova. E voi, cari sposi novelli, chiamati da Dio a formare una nuova famiglia, fate della vostra esistenza una missione di amore fedele e generoso.
Piazza San Pietro San Giustino, filosofo e martire
Cari fratelli e sorelle,
stiamo in queste catechesi riflettendo sulle grandi figure della Chiesa nascente. Oggi parliamo di san Giustino, filosofo e martire, il piů importante tra i Padri apologisti del secondo secolo. La parola «apologisti» designa quegli antichi scrittori cristiani che si proponevano di difendere la nuova religione dalle pesanti accuse dei pagani e degli Ebrei, e di diffondere la dottrina cristiana in termini adatti alla cultura del proprio tempo. Cosě negli apologisti č presente una duplice sollecitudine: quella, piů propriamente apologetica, di difendere il cristianesimo nascente (apologhía in greco significa appunto «difesa») e quella propositiva, «missionaria», di esporre i contenuti della fede in un linguaggio e con categorie di pensiero comprensibili ai contemporanei.
Giustino era nato intorno all’anno 100 presso l’antica Sichem, in Samaria, in Terra Santa; egli cercň a lungo la veritŕ, pellegrinando nelle varie scuole della tradizione filosofica greca. Finalmente – come egli stesso racconta nei primi capitoli del suo Dialogo con Trifone – un misterioso personaggio, un vegliardo incontrato lungo la spiaggia del mare, lo mise dapprima in crisi, dimostrandogli l’incapacitŕ dell’uomo a soddisfare con le sole sue forze l’aspirazione al divino. Poi gli indicň negli antichi profeti le persone a cui rivolgersi per trovare la strada di Dio e la «vera filosofia». Nel congedarlo, l’anziano lo esortň alla preghiera, perché gli venissero aperte le porte della luce. Il racconto adombra l’episodio cruciale della vita di Giustino: al termine di un lungo itinerario filosofico di ricerca della veritŕ, egli approdň alla fede cristiana. Fondň una scuola a Roma, dove gratuitamente iniziava gli allievi alla nuova religione, considerata come la vera filosofia. In essa, infatti, aveva trovato la veritŕ e quindi l’arte di vivere in modo retto. Fu denunciato per questo motivo e venne decapitato intorno al 165, sotto il regno di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo a cui Giustino stesso aveva indirizzato una sua Apologia.
Sono queste – le due Apologie e il Dialogo con Trifone – le sole opere che di lui ci rimangono. In esse Giustino intende illustrare anzitutto il progetto divino della creazione e della salvezza che si compie in Gesů Cristo, il Logos, cioč il Verbo eterno, la Ragione eterna, la Ragione creatrice. Ogni uomo, in quanto creatura razionale, č partecipe del Logos, ne porta in sé un «seme», e puň cogliere i barlumi della veritŕ. Cosě lo stesso Logos, che si č rivelato come in figura profetica agli Ebrei nella Legge antica, si č manifestato parzialmente, come in «semi di veritŕ», anche nella filosofia greca. Ora, conclude Giustino, poiché il cristianesimo č la manifestazione storica e personale del Logos nella sua totalitŕ, ne consegue che «tutto ciň che di bello č stato espresso da chiunque, appartiene a noi cristiani» (2 Apol. 13,4). In questo modo Giustino, pur contestando alla filosofia greca le sue contraddizioni, orienta decisamente al Logos qualunque veritŕ filosofica, motivando dal punto di vista razionale la singolare «pretesa» di veritŕ e di universalitŕ della religione cristiana. Se l’Antico Testamento tende a Cristo come la figura orienta verso la realtŕ significata, la filosofia greca mira anch’essa a Cristo e al Vangelo, come la parte tende a unirsi al tutto. E dice che queste due realtŕ, l’Antico Testamento e la filosofia greca, sono come le due strade che guidano a Cristo, al Logos. Ecco perché la filosofia greca non puň opporsi alla veritŕ evangelica, e i cristiani possono attingervi con fiducia, come a un bene proprio. Perciň il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II, defině Giustino «pioniere di un incontro positivo col pensiero filosofico, anche se nel segno di un cauto discernimento»: perché Giustino, «pur conservando anche dopo la conversione grande stima per la filosofia greca, asseriva con forza e chiarezza di aver trovato nel cristianesimo “l’unica sicura e proficua filosofia” (Dial. 8,1)» (Fides et ratio FR 38).
Nel complesso la figura e l’opera di Giustino segnano la decisa opzione della Chiesa antica per la filosofia, per la ragione, piuttosto che per la religione dei pagani. Con la religione pagana, infatti, i primi cristiani rifiutarono strenuamente ogni compromesso. La ritenevano idolatria, a costo di essere tacciati per questo di «empietŕ» e di «ateismo». In particolare Giustino, specialmente nella sua prima Apologia,condusse una critica implacabile nei confronti della religione pagana e dei suoi miti, considerati da lui come diabolici «depistaggi» nel cammino della veritŕ. La filosofia rappresentň invece l’area privilegiata dell’incontro tra paganesimo, giudaismo e cristianesimo proprio sul piano della critica alla religione pagana e ai suoi falsi miti. «La nostra filosofia...»: cosě, nel modo piů esplicito, giunse a definire la nuova religione un altro apologista contemporaneo di Giustino, il Vescovo Melitone di Sardi (citato in Eusebio, Storia Eccl. 4,26,7).
Di fatto la religione pagana non batteva le vie del Logos, ma si ostinava su quelle del mito, anche se questo era riconosciuto dalla filosofia greca come privo di consistenza nella veritŕ. Perciň il tramonto della religione pagana era inevitabile: esso fluiva come logica conseguenza del distacco della religione – ridotta a un artificioso insieme di cerimonie, convenzioni e consuetudini – dalla veritŕ dell’essere. Giustino, e con lui gli altri apologisti, siglarono la presa di posizione netta della fede cristiana per il Dio dei filosofi contro i falsi dči della religione pagana. Era la scelta per la veritŕ dell’essere contro il mito della consuetudine.Qualche decennio dopo Giustino, Tertulliano defině la medesima opzione dei cristiani con una sentenza lapidaria e sempre valida: «Dominus noster Christus veritatem se, non consuetudinem, cognominavit – Cristo ha affermato di essere la veritŕ, non la consuetudine» (La velazione delle vergini 1,1). Si noti in proposito che il termine consuetudo, qui impiegato da Tertulliano in riferimento alla religione pagana, puň essere tradotto nelle lingue moderne con le espressioni «moda culturale», «moda del tempo».
In un’etŕ come la nostra, segnata dal relativismo nel dibattito sui valori e sulla religione – come pure nel dialogo interreligioso –, č questa una lezione da non dimenticare. A tale scopo vi ripropongo – e cosě concludo – le ultime parole del misterioso vegliardo, incontrato dal filosofo Giustino sulla riva del mare: «Tu prega anzitutto che le porte della luce ti siano aperte, perché nessuno puň vedere e comprendere, se Dio e il suo Cristo non gli concedono di capire» (Dial. 7,3).
Saluti:
Je salue avec joie les pčlerins francophones, en particulier les séminaristes d’Ars, accompagnés par leur Évęque, Mgr Guy Bagnard, et tous les jeunes présents. Ŕ l’exemple de saint Justin, soyez passionnés par la quęte de la vérité et devenez des témoins audacieux du Christ pour notre temps.
I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors present at today’s audience. I extend particular greetings to the students from the American Taipei School, to the members of the Shinto religious delegation from Japan and to the pilgrims from Saint Vincent Archabbey in Latrobe. May this Lenten season purify your hearts and fill you with joy, and may God bless you all!
Von Herzen möchte ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher begrüßen insbesondere natürlich das Professorenkollegium der Katholisch-Theologischen Fakultät der Universität Tübingen, dem ich ja auch drei Jahre angehören durfte. Der heilige Justinus hat mit seiner ganzen Existenz leidenschaftlich nach der Wahrheit gesucht und sie im christlichen Glauben gefunden. Wie er bitten wir darum, daß Gott uns schenke, ihn immer tiefer zu erkennen und so im Glauben und in der Liebe zu wachsen. Dabei stärke und geleite uns alle der Heilige Geist. In diesem Sinn, gesegnete Tage in Rom.
Saludo cordialmente a los peregrinos de venidos de Espańa y de América Latina, especialmente a las Religiosas del Sagrado Corazón, a los miembros del Colegio de Titulados Mercantiles de Madrid, a los de la Consejería de Educación de la Junta de Galicia, así como a los fieles de Cádiz, Melilla, Alcoy, Sabadell y Getafe. En nuestra época, marcada por el relativismo en el debate sobre los valores, la religión y también en el diálogo interreligioso, recordemos esta enseńanza de san Justino. Pidamos, pues, a Dios que ilumine nuestra mente para que comprendamos el gran don de la salvación recibida por Cristo.
Queridos peregrinos vindos do Brasil e demais países de língua portuguesa, a minha saudaçăo amiga para todos vós, com votos dum frutuoso empenho na caminhada quaresmal que vos transforme na luz radiosa da Páscoa. Rezai, para que a todos sejam abertas as portas da luz! Sobre vós e vossas famílias, desça a minha Bęnçăo Apostólica.
Saluto in lingua ceca:
Srdecne vítám poutníky z Ceské Republiky, krajany z Associazione Praga a studenty Papežské koleje Nepomucenum! Drazí prátelé, postní doba je casem duchovní obnovy. Prosme Pána o pravé obrácení a hlubokou lásku ke Kristu. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!
Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:
Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Repubblica Ceca, ai connazionali dall´Associazione Praga ed agli studenti del Pontificio Collegio Nepomuceno a Roma! Cari amici, il tempo di Quaresima č un´occasione del rinovamento spirituale. Chiediamo al Signore una vera conversione e l´amore profondo a Cristo! Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesů Cristo!
Saluto in lingua croata:
Od srca pozdravljam i blagoslivljam hodocasnike iz Hrvatske i Bosne i Hercegovine! Korizmeno vrijeme neka vas potice na osobno obracenje i duhovnu obnovu kako biste radosno nasljedovali Krista rijecju i djelima ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana del saluto in lingua croata:
Di cuore saluto e benedico i pellegrini dalla Croazia e dalla Bosnia ed Erzegovina! Il tempo quaresimale vi conduca alla conversione personale e al rinnovo spirituale affinché possiate seguire con gioia Cristo con le parole e le opere di caritŕ. Siano lodati Gesů e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam obecnych tu pielgrzymów polskich. Przedwczoraj obchodzilismy uroczystosc swietego Józefa. Jest On takze moim patronem. Serdecznie dziekuje wam za modlitwy w mojej intencji. Prosze, by swiety Józef wspieral was swoja opieka, a szczególnie, by pomagal wypelnic trudne zadania ojcom rodzin. Uczmy sie od niego wiernej milosci Boga i drugiego czlowieka. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Saluto tutti i pellegrini polacchi qui presenti. L’altro ieri abbiamo festeggiato solennitŕ di San Giuseppe. Come sapete Lui č anche il mio patrono, per questo Vi ringrazio cordialmente per le preghiere che avete fatto per me. Prego che San Giuseppe vi sostenga e vi protegga e, in modo particolare, aiuti i padri di famiglia a nella loro impegnativa missione. Impariamo da Lui ad essere fedeli nell’amore di Dio e del prossimo. Sia lodato Gesů Cristo.
Saluto in lingua slovacca:
Zo srdca pozdravujem slovenských pútnikov: osobitne Slovenskú katolícku misiu v Ríme a Asociáciu Slov-Ital Forum, ako aj seminaristov Grécko-katolíckeho knazského seminára blaženého Pavla Gojdica v Prešove. Bratia a sestry, vaša pút ku hrobom svätých apoštolov nech vás naplní novým zápalom na ceste evanjeliového svedectva. Rád žehnám vás a vaše rodiny. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:
Saluto di cuore i pellegrini slovacchi: in particolare la Missione Cattolica Slovacca in Roma e l’Associazione Slov-Ital Forum, come pure i seminaristi dal Seminario greco-cattolico di beato Pavol Gojdic a Prešov. Fratelli e sorelle, il vostro pellegrinaggio alle tombe dei santi apostoli vi riempia di un nuovo zelo sulla via della testimonianza evangelica. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesů Cristo!
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle Diocesi della Sardegna, convenuti con i loro Vescovi, che in questi giorni compiono la Visita “ad Limina Apostolorum”. Cari amici, nella recente Esortazione Apostolica ho richiamato il valore dell’Eucaristia per la vita della Chiesa e di ogni cristiano. Incoraggio anche voi ad attingere da questa mirabile fonte la forza spirituale necessaria per mantenervi fedeli al Vangelo e testimoniare sempre e dappertutto l'amore di Dio. E voi, cari Fratelli nell'Episcopato, "facendovi modelli del Gregge" (1P 5,3) non stancatevi di condurre i fedeli affidati alle vostre cure pastorali ad una adesione personale e comunitaria sempre piů generosa a Cristo.
Saluto poi i fedeli della diocesi di Parma, presenti con il loro Pastore Mons. Cesare Bonicelli, ed auguro che questo pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli sia per ciascuno ricco di frutti spirituali e pastorali a beneficio dell’intera Comunitŕ diocesana. Saluto inoltre i militari del 31° Reggimento Carri, di Altamura e gli alunni della Scuola “Madre Bucchi”, di Milano.
Infine, il mio saluto va ai giovani ai malati e agli sposi novelli. Nel clima spirituale della Quaresima, tempo di conversione e di riconciliazione, invito voi, cari giovani, a seguire l'esempio di Gesů, per essere fedeli annunciatori del suo messaggio salvifico. Incoraggio voi, cari malati, a portare la vostra croce quotidiana, in stretta unione con Cristo Signore. Esorto, infine, voi, cari sposi novelli, a fare delle vostre famiglie delle comunitŕ di ardente testimonianza cristiana.
Appello
Il 24 marzo prossimo si terrŕ la Giornata Mondiale per la lotta contro la Tubercolosi. Possa tale ricorrenza favorire un’accresciuta responsabilitŕ nella cura di tale malattia ed una sempre piů intensa solidarietŕ nei confronti di quanti ne soffrono. Su di loro e sulle loro famiglie invoco il conforto del Signore, mentre incoraggio le molteplici iniziative di assistenza che la Chiesa promuove in questo ambito.
Piazza San Pietro
Udienze 2007 - Mercoledě, 7 marzo 2007