Udienze 2007 - Mercoledì, 28 marzo 2007

Mercoledì, 28 marzo 2007

Sant’Ireneo di Lione


Cari fratelli e sorelle,

nelle catechesi sulle grandi figure della Chiesa dei primi secoli arriviamo oggi alla personalità eminente di sant’Ireneo di Lione. Le notizie biografiche su di lui provengono dalla sua stessa testimonianza, tramandata a noi da Eusebio nel quinto libro della Storia Ecclesiastica. Ireneo nacque con tutta probabilità a Smirne (oggi Izmir, in Turchia) verso il 135-140, dove ancor giovane fu alla scuola del Vescovo Policarpo, discepolo a sua volta dell’apostolo Giovanni. Non sappiamo quando si trasferì dall’Asia Minore in Gallia, ma lo spostamento dovette coincidere con i primi sviluppi della comunità cristiana di Lione: qui, nel 177, troviamo Ireneo annoverato nel collegio dei presbiteri. Proprio in quell’anno egli fu mandato a Roma, latore di una lettera della comunità di Lione al Papa Eleuterio. La missione romana sottrasse Ireneo alla persecuzione di Marco Aurelio, nella quale caddero almeno quarantotto martiri, tra cui lo stesso Vescovo di Lione, il novantenne Potino, morto di maltrattamenti in carcere. Così, al suo ritorno, Ireneo fu eletto Vescovo della città. Il nuovo Pastore si dedicò totalmente al ministero episcopale, che si concluse verso il 202-203, forse con il martirio.

Ireneo è innanzitutto un uomo di fede e un Pastore. Del buon Pastore ha il senso della misura, la ricchezza della dottrina, l’ardore missionario. Come scrittore, persegue un duplice scopo: difendere la vera dottrina dagli assalti degli eretici, ed esporre con chiarezza le verità della fede. A questi fini corrispondono esattamente le due opere che di lui ci rimangono: i cinque libri Contro le eresie, e l’Esposizione della predicazione apostolica (che si può anche chiamare il più antico «catechismo della dottrina cristiana»). In definitiva, Ireneo è il campione della lotta contro le eresie. La Chiesa del II secolo era minacciata dalla cosiddetta gnosi, una dottrina la quale affermava che la fede insegnata nella Chiesa sarebbe solo un simbolismo per i semplici, che non sono in grado di capire cose difficili; invece, gli iniziati, gli intellettuali – gnostici, si chiamavano – avrebbero capito quanto sta dietro questi simboli, e così avrebbero formato un cristianesimo elitario, intellettualista. Ovviamente questo cristianesimo intellettualista si frammentava sempre più in diverse correnti con pensieri spesso strani e stravaganti, ma attraenti per molti. Un elemento comune di queste diverse correnti era il dualismo, cioè si negava la fede nell’unico Dio Padre di tutti, Creatore e Salvatore dell’uomo e del mondo. Per spiegare il male nel mondo, essi affermavano l’esistenza, accanto al Dio buono, di un principio negativo. Questo principio negativo avrebbe prodotto le cose materiali, la materia.

Radicandosi saldamente nella dottrina biblica della creazione, Ireneo confuta il dualismo e il pessimismo gnostico che svalutavano le realtà corporee. Egli rivendicava decisamente l’originaria santità della materia, del corpo, della carne, non meno che dello spirito. Ma la sua opera va ben oltre la confutazione dell’eresia: si può dire infatti che egli si presenta come il primo grande teologo della Chiesa, che ha creato la teologia sistematica; egli stesso parla del sistema della teologia, cioè dell’interna coerenza di tutta la fede. Al centro della sua dottrina sta la questione della «Regola della fede» e della sua trasmissione. Per Ireneo la «Regola della fede» coincide in pratica con il Credo degli Apostoli, e ci dà la chiave per interpretare il Vangelo. Il Simbolo apostolico, che è una sorta di sintesi del Vangelo, ci aiuta a capire che cosa vuol dire, come dobbiamo leggere il Vangelo stesso.

Di fatto il Vangelo predicato da Ireneo è quello che egli ha ricevuto da Policarpo, Vescovo di Smirne, e il Vangelo di Policarpo risale all’apostolo Giovanni, di cui Policarpo era discepolo. E così il vero insegnamento non è quello inventato dagli intellettuali al di là della fede semplice della Chiesa. Il vero Evangelo è quello impartito dai Vescovi, che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta dagli Apostoli. Questi non hanno insegnato altro che questa fede semplice, che è anche la vera profondità della rivelazione di Dio. Così – ci dice Ireneo – non c’è una dottrina segreta dietro il comune Credo della Chiesa. Non esiste un cristianesimo superiore per intellettuali. La fede pubblicamente confessata dalla Chiesa è la fede comune di tutti. Solo questa fede è apostolica, viene dagli Apostoli, cioè da Gesù e da Dio. Aderendo a questa fede trasmessa pubblicamente dagli Apostoli ai loro successori, i cristiani devono osservare quanto i Vescovi dicono, devono considerare specialmente l’insegnamento della Chiesa di Roma, preminente e antichissima. Questa Chiesa, a causa della sua antichità, ha la maggiore apostolicità, infatti trae origine dalle colonne del Collegio apostolico, Pietro e Paolo. Con la Chiesa di Roma devono accordarsi tutte le Chiese, riconoscendo in essa la misura della vera tradizione apostolica, dell’unica fede comune della Chiesa. Con tali argomenti, qui molto brevemente riassunti, Ireneo confuta dalle fondamenta le pretese di questi gnostici, di questi intellettuali: anzitutto essi non posseggono una verità che sarebbe superiore a quella della fede comune, perché quanto essi dicono non è di origine apostolica, è inventato da loro; in secondo luogo, la verità e la salvezza non sono privilegio e monopolio di pochi, ma tutti le possono raggiungere attraverso la predicazione dei successori degli Apostoli, e soprattutto del Vescovo di Roma. In particolare – sempre polemizzando con il carattere «segreto» della tradizione gnostica e notandone gli esiti molteplici e fra loro contraddittori – Ireneo si preoccupa di illustrare il genuino concetto di Tradizione apostolica, che possiamo riassumere in tre punti.

a) La Tradizione apostolica è «pubblica», non privata o segreta. Per Ireneo non c’è alcun dubbio che il contenuto della fede trasmessa dalla Chiesa è quello ricevuto dagli Apostoli e da Gesù, dal Figlio di Dio. Non esiste altro insegnamento che questo. Pertanto chi vuole conoscere la vera dottrina basta che conosca «la Tradizione che viene dagli Apostoli e la fede annunciata agli uomini»: Tradizione e fede che «sono giunte fino a noi attraverso la successione dei Vescovi» (Contro le eresie 3,3,3-4). Così successione dei Vescovi – principio personale – e Tradizione apostolica – principio dottrinale – coincidono.

b) La Tradizione apostolica è «unica». Mentre infatti lo gnosticismo è suddiviso in molteplici sètte, la Tradizione della Chiesa è unica nei suoi contenuti fondamentali, che – come abbiamo visto – Ireneo chiama appunto regula fidei o veritatis:e così perché è unica, crea unità attraverso i popoli, attraverso le culture diverse, attraverso i popoli diversi; è un contenuto comune come la verità, nonostante la diversità delle lingue e delle culture. C’è una frase molto preziosa di sant’Ireneo nel primo libro Contro le eresie: «La Chiesa, benché disseminata in tutto il mondo, custodisce con cura [la fede degli Apostoli], come se abitasse una casa sola; allo stesso modo crede in queste verità, come se avesse una sola anima e lo stesso cuore; in pieno accordo queste verità proclama, insegna e trasmette, come se avesse una sola bocca. Le lingue del mondo sono diverse, ma la potenza della Tradizione è unica e la stessa: le Chiese fondate nelle Germanie non hanno ricevuto né trasmettono una fede diversa, né quelle fondate nelle Spagne o tra i Celti o nelle regioni orientali o in Egitto o in Libia o nel centro del mondo» (1,10,1-2). Si vede già in questo momento, siamo intorno all’anno 200, l’universalità della Chiesa, la sua cattolicità e la forza unificante della verità, che unisce queste realtà così diverse, dalla Germania, alla Spagna, all’Italia, all’Egitto, alla Libia, nella comune verità rivelataci da Cristo.

c) Infine, la Tradizione apostolica è – come lui dice nella lingua greca nella quale ha scritto il suo libro – «pneumatica», cioè guidata dallo Spirito Santo (in greco «spirito» si dice pneuma). Non si tratta infatti di una trasmissione affidata all’abilità di uomini più o meno dotti, ma allo Spirito di Dio, che garantisce la fedeltà della trasmissione della fede. E’ questa la «vita» della Chiesa, ciò che rende la Chiesa sempre fresca e giovane, cioè feconda di molteplici carismi. Chiesa e Spirito per Ireneo sono inseparabili: «Questa fede», leggiamo ancora nel terzo libro Contro le eresie, «l’abbiamo ricevuta dalla Chiesa e la custodiamo: la fede, per opera dello Spirito di Dio, come un deposito prezioso custodito in un vaso di valore ringiovanisce sempre e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene ... Dove è la Chiesa, lì è lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio, lì è la Chiesa e ogni grazia» (3,24,1).

Come si vede, Ireneo non si limita a definire il concetto di Tradizione. La Tradizione di cui egli parla, ben diversa dal tradizionalismo, è una Tradizione sempre internamente animata dallo Spirito Santo, che la rende viva e la fa essere rettamente compresa dalla Chiesa. Stando al suo insegnamento, la fede della Chiesa va trasmessa in modo che appaia quale deve essere, cioè «pubblica», «unica», «pneumatica», «spirituale». A partire da ciascuna di queste caratteristiche si può condurre un fruttuoso discernimento circa l'autentica trasmissione della fede nell’oggi della Chiesa. Più in generale, nella dottrina di Ireneo la dignità dell’uomo, corpo e anima, è saldamente ancorata nella creazione divina, nell’immagine di Cristo e nell’opera permanente di santificazione dello Spirito. Tale dottrina è come una «via maestra» per chiarire insieme a tutte le persone di buona volontà l’oggetto e i confini del dialogo sui valori, e per dare slancio sempre nuovo all’azione missionaria della Chiesa, alla forza della verità, che è la fonte di tutti i veri valori del mondo.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier tous les groupes de jeunes. Puisse saint Irénée vous inviter à approfondir toujours davantage votre foi, dans la joie de témoigner du Christ aujourd’hui, avec la force que donne l’Esprit Saint !

I am pleased to welcome the many English-speaking pilgrims present. In a special way, I offer cordial greetings to the priests from the Institute for Continuing Theological Education and to the students of the NATO Defense College. Upon all of you I invoke God’s blessings of peace and joy.

Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache, heute besonders die Wallfahrer aus dem Bistum Hildesheim mit ihrem Bischof und den Weihbischöfen und Prälat Wyrwoll. Die vielfältigen Zeugnisse des Christentums hier in Rom mögen euer Bemühen um einen authentischen Glauben und um ein christliches Leben stärken. Der Geist Gottes führe euch durch diese Fastenzeit und begleite euch auf allen Wegen!

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los fieles de diversas parroquias y a los estudiantes llegados de España, así como al grupo de militares de la Armada Española. Saludo con afecto también a los visitantes de México y de otros países latinoamericanos. Os animo a adquirir una sólida formación en la fe de los Apóstoles, y a transmitirla fielmente a los demás con vuestras palabras y el ejemplo de vuestra vida. ¡Gracias por vuestra visita!

A todos os peregrinos de língua portuguesa, especialmente os brasileiros do Movimento de Schoenstatt faço votos de uma feliz estadia em Roma, com o auspício de que possam recolher junto ao túmulo de Pedro o sentido e a esperança de união com Cristo e com a sua Igreja.

Saluto in lingua ceca:

Srdecne zdravím ceské poutníky a studenty Západoceské university v Plzni! Drazí, necht nás zbytek této postní doby dobre pripraví na slavení Velikonoc. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini Cechi e agli studenti dell'Università della Boemia Occidentale, in Plzen! Carissimi, questo ultimo periodo di Quaresima ci disponga pienamente alla celebrazione della Santa Pasqua. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua croata:

S radošcu pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a posebno vjernike iz Kutine i iz Ilove! Približavamo se Cvjetnici i spomenu Gospodinova ulaska u Jeruzalem. I on se približava nama i kuca na vrata našega života. Prepoznajmo ga i primimo kako bi nas ucinio dionicima svoje pobjede na križu. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Con gioia saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli di Kutina e di Ilova! Ci avviciniamo alla Domenica delle Palme e alla memoria dell’entrata del Signore a Gerusalemme. Anche lui si avvicina a noi e bussa alla porta della nostra vita. Riconosciamolo e accogliamolo affinché ci renda partecipi della sua vittoria sulla croce. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Witam polskich pielgrzymów. W przygotowaniu do przezywania tajemnic Wielkiego Tygodnia towarzyszy nam dzis sw. Ireneusz z Lionu. Uczy on, aby te tajemnice rozwazac w swietle Ewangelii i w duchu Tradycji Kosciola, która opera sie na swiadectwie Apostolów, jest jedna i przekazywana kolejnym pokoleniom dzieki Duchowi Swietemu. Taka kontemplacja tajemnicy Odkupienia niech zbliza nas wszystkich do chwalebnego Chrystusa. Niech Bóg wam blogoslawi!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i pellegrini polacchi. Nella preparazione ai misteri della Settimana Santa ci accompagna oggi Sant’Ireneo di Lione. Egli insegna a vivere questi misteri nella luce del Vangelo e nello spirito della Tradizione che si fonda sulla testimonianza degli Apostoli, è unica e trasmessa alle seguenti generazioni grazie allo Spirito Santo. Tale contemplazione del mistero della Redenzione ci avvicini a Cristo glorioso. Dio vi benedica!

Saluto in lingua slovena:

Lepo pozdravljam profesorje in dijake Škofijske klasicne gimnazije v Šentvidu! Ko se trudite za ucenost, ne pozabite, da je vir prave modrosti v Gospodu. On, vstali Kristus, je zacetek in konec, alfa in omega. Njegov blagoslov naj bo vedno z vami!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovena:

Rivolgo un cordiale saluto ai professori ed agli alunni del Liceo Classico Diocesano di Šentvid! Nella vostra ricerca del sapere non dimenticate che la sorgente della vera sapienza è nel Signore. Egli, Cristo risorto, è l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega. Vi accompagni sempre la sua benedizione!

Saluto in lingua ungherese:

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen is a budapesti csoport tagjait. A nagyböjtben életünket átalakítjuk, hogy méltóképpen készüljünk fel a Krisztussal való találkozásra. Szívesen adom rátok és családjaitokra apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese:

Saluto con affetto i fedeli ungheresi, specialmente il gruppo arrivato da Budapest. La Quaresima è un tempo forte per trasformare la nostra vita, per essere degni a incontrare Cristo. Volentieri benedico voi tutti e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Saluto i pellegrini di lingua italiana. In particolare, i Vescovi delle Diocesi della Sicilia, che in questi giorni compiono la Visita "ad Limina Apostolorum" e i fedeli che li accompagnano. Cari Fratelli nell'Episcopato, vorrei ripetere a voi quanto l'Apostolo Paolo raccomandava a Timoteo: annunziate integralmente la Parola di Dio, insistete in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonite, rimproverate, esortate con ogni magnanimità e dottrina (cfr 2Tm 4,2). Sostenete con il vostro esempio i sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici di Sicilia, perché continuino a testimoniare Cristo e il suo Vangelo, con rinnovato slancio e fervore. Nessun timore sorprenda mai e agiti il cuore di tutti voi, cari fratelli e sorelle. Chi segue Cristo non si spaventa delle difficoltà; chi confida in Lui va avanti sicuro. Siate costruttori di pace nella legalità e nell'amore, offrendo luce agli uomini del nostro tempo, i quali pur presi dagli affanni della vita quotidiana, avvertono il richiamo delle realtà eterne.

Pensando alla Festa dell'Annunciazione, che abbiamo celebrato qualche giorno fa, rivolgo infine un affettuoso saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.Il "" pronunciato da Maria incoraggi voi, cari giovani, a rispondere con generosità alla chiamata di Dio. L'umile adesione alla volontà divina della Vergine, a Nazaret come sul Calvario, aiuti voi, cari malati, ad unirvi sempre più profondamente al sacrificio redentore di Cristo. Colei che per prima accolse il Verbo incarnato accompagni voi, cari sposi novelli, nel cammino matrimoniale e vi faccia crescere ogni giorno nella fedeltà dell'amore.


Piazza San Pietro

Mercoledì, 4 aprile 2007

Triduo Santo


Cari fratelli e sorelle,

mentre si va concludendo l’itinerario quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri, l’odierna liturgia del Mercoledì Santo ci introduce già nel clima drammatico dei prossimi giorni, permeati dal ricordo della passione e della morte di Cristo. Nell’odierna liturgia, infatti, l’evangelista Matteo ripropone alla nostra meditazione il breve dialogo che avvenne nel Cenacolo tra Gesù e Giuda. "Rabbi, sono forse io?", domanda il traditore al divino Maestro, che aveva preannunciato: "In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà". Lapidaria la risposta del Signore: "Tu l’hai detto" (cfr Mt 26,14-25). Da parte sua san Giovanni chiude il racconto dell’annunzio del tradimento di Giuda con poche significative parole: "Ed era notte" (Jn 13,30). Quando il traditore abbandona il Cenacolo, s’infittisce il buio nel suo cuore – è notte interiore –, cresce lo smarrimento nell’animo degli altri discepoli – anche loro vanno verso la notte –, mentre tenebre di abbandono e di odio si addensano sul Figlio dell’Uomo che si avvia a consumare il suo sacrificio sulla croce. Quel che commemoreremo nei prossimi giorni è lo scontro supremo tra la Luce e le Tenebre, tra la Vita e la Morte. Dobbiamo situarci anche noi in questo contesto, consapevoli della nostra "notte", delle nostre colpe e delle nostre responsabilità, se vogliamo rivivere con profitto spirituale il Mistero pasquale, se vogliamo arrivare alla luce del cuore mediante questo Mistero, che costituisce il fulcro centrale della nostra fede.

Inizio del Triduo Pasquale è il Giovedì Santo, domani. Durante la Messa Crismale, che può essere considerata come il preludio al Triduo Santo, il Pastore diocesano ed i suoi più stretti collaboratori, i presbiteri, attorniati dal Popolo di Dio, rinnovano le promesse formulate il giorno dell’Ordinazione sacerdotale. Si tratta, anno dopo anno, di un momento di forte comunione ecclesiale, che pone in rilievo il dono del sacerdozio ministeriale lasciato da Cristo alla sua Chiesa, la vigilia della sua morte in croce. E per ogni sacerdote è un momento commovente in questa vigilia della Passione, nella quale il Signore ci ha dato sè stesso, ci ha dato il sacramento dell’Eucaristia, ci ha dato il Sacerdozio. E’ un giorno che tocca tutti i nostri cuori. Vengono poi benedetti gli Olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’Olio dei Catecumeni, l’Olio degli Infermi e il Sacro Crisma. Alla sera, entrando nel Triduo pasquale, la Comunità cristiana rivive nella Messa in Cena Domini quanto avvenne durante l’Ultima Cena. Nel Cenacolo il Redentore volle anticipare, nel Sacramento del pane e del vino mutati nel suo Corpo e nel suo Sangue, il sacrificio della sua vita: egli anticipa questa sua morte, dona liberamente la sua vita, offre il dono definitivo di sé all’umanità. Con la lavanda dei piedi, si ripete il gesto con cui Egli, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine (cfr Jn 13,1) e lasciò ai discepoli come loro distintivo questo atto di umiltà, l’amore sino alla morte. Dopo la Messa in Cena Domini, la liturgia invita i fedeli a sostare in adorazione del Santissimo Sacramento, rivivendo l’agonia di Gesù nel Getsemani. E vediamo come i discepoli hanno dormito, lasciando solo il Signore. Anche oggi spesso dormiamo, noi suoi discepoli. In questa notte sacra del Getzemani vogliamo essere vigilanti, non vogliamo lasciar solo il Signore in questa ora; così possiamo meglio comprendere il mistero del Giovedì Santo, che ingloba il triplice sommo dono del Sacerdozio ministeriale, dell’Eucaristia e del Comandamento nuovo dell’amore (agape).

Il Venerdì Santo, che commemora gli eventi che vanno dalla condanna a morte alla crocifissione di Cristo, è una giornata di penitenza, di digiuno e di preghiera, di partecipazione alla Passione del Signore. All’ora stabilita, l’Assemblea cristiana ripercorre, con l’aiuto della Parola di Dio e dei gesti liturgici, la storia dell’umana infedeltà al disegno divino, che tuttavia proprio così si realizza, e riascolta il racconto commovente della Passione dolorosa del Signore. Rivolge poi al Padre celeste una lunga "preghiera dei fedeli", che abbraccia tutte le necessità della Chiesa e del mondo. La Comunità adora quindi la Croce e si accosta all’Eucaristia, consumando le sacre specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno precedente. Commentando il Venerdì Santo, san Giovanni Crisostomo osserva: "Prima la croce significava disprezzo, ma oggi essa è cosa venerabile, prima era simbolo di condanna, oggi è speranza di salvezza. E’ diventata davvero sorgente d’infiniti beni; ci ha liberati dall’errore, ha diradato le nostre tenebre, ci ha riconciliati con Dio, da nemici di Dio ci ha fatti suoi familiari, da stranieri ci ha fatto suoi vicini: questa croce è la distruzione dell’inimicizia, la sorgente della pace, lo scrigno del nostro tesoro" (De cruce et latrone I,1,4). Per rivivere in modo più partecipato la Passione del Redentore, la tradizione cristiana ha dato vita a molteplici manifestazioni di pietà popolare, fra le quali le note processioni del Venerdì Santo con i suggestivi riti che si ripetono ogni anno. Ma c’è un pio esercizio, quello della "Via Crucis", che ci offre durante tutto l’anno la possibilità di imprimere sempre più profondamente nel nostro animo il mistero della Croce, di andare con Cristo su questa via e così conformarci interiormente a Lui. Potremo dire che la Via Crucis ci educa, per usare un’espressione di san Leone Magno, a "guardare con gli occhi del cuore Gesù crocifisso, in modo da riconoscere nella sua carne la nostra propria carne" (Disc. 15 sulla passione del Signore). E sta proprio qui la vera saggezza del cristiano, che vogliamo imparare seguendo la Via crucis proprio il Venerdì Santo al Colosseo.

Il Sabato Santo è giorno in cui la liturgia tace, il giorno del grande silenzio, ed i cristiani sono invitati a custodire un interiore raccoglimento, spesso difficile da coltivare in questo nostro tempo, per meglio prepararsi alla Veglia pasquale. In molte comunità vengono organizzati ritiri spirituali e incontri di preghiera mariana, quasi per unirsi alla Madre del Redentore, che attende con trepidante fiducia la risurrezione del Figlio crocifisso. Finalmente nella Veglia pasquale il velo di mestizia, che avvolge la Chiesa per la morte e la sepoltura del Signore, verrà infranto dal grido della vittoria: Cristo è risorto ed ha sconfitto per sempre la morte! Potremo allora veramente comprendere il mistero della Croce, "come Dio crei prodigi anche nell’impossibile - scrive un autore antico - affinché si sappia che egli solo può fare ciò che vuole. Dalla sua morte la nostra vita, dalle sue piaghe la nostra guarigione, dalla sua caduta la nostra risurrezione, dalla sua discesa la nostra risalita" (Anonimo Quartodecimano). Animati da fede più salda, nel cuore della Veglia pasquale accoglieremo i neo-battezzati e rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo. Sperimenteremo così che la Chiesa è sempre viva, si ringiovanisce sempre, è sempre bella e santa, perché poggia su Cristo che, risorto, non muore più.

Cari fratelli e sorelle, il Mistero pasquale, che il Triduo Santo ci farà rivivere, non è solo ricordo di una realtà passata, è realtà attuale: Cristo anche oggi vince con il suo amore il peccato e la morte. Il Male, in tutte le sue forme, non ha l'ultima parola. Il trionfo finale è di Cristo, della verità e dell’amore! Se con Lui siamo disposti a soffrire ed a morire, ci ricorderà san Paolo nella Veglia pasquale, la sua vita diventa la nostra vita (cfr Rm 6,9). Su questa certezza riposa e si costruisce la nostra esistenza cristiana. Invocando l’intercessione di Maria Santissima, che ha seguito Gesù sulla via della Passione e della Croce e lo ha abbracciato dopo la sua deposizione, auguro a tutti voi di partecipare devotamente al Triduo Pasquale per gustare la gioia della Pasqua insieme con tutti i vostri cari.

Saluti:

Je salue avec joie les pèlerins francophones venus à cette audience, particulièrement les jeunes. Que Vierge Marie, qui a suivi Jésus sur le chemin de la Passion et de la Croix, vous aide à participer avec ferveur au Triduum pascal, pour goûter la joie de Pâques !

I am pleased to welcome the many university students gathered in Rome for Univ 2007. May these days of reflection, friendship and prayer inspire in you a deeper love for our Lord and his Church! To all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Ireland, Denmark, Australia, Canada and the United States, I offer my prayerful good wishes for a happy and spiritually enriching celebration of Easter.

Einen herzlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Um aus den Kar- und Ostertagen geistlichen Nutzen für unser Leben zu ziehen, muß uns klar werden, daß wir nicht bloße Zuschauer, sondern zutiefst Betroffene sind. Der Herr gewähre euch in diesen Tagen die Gnade einer wahren inneren Anteilnahme am Leiden Christi und an der Freude seiner Auferstehung!

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En especial, al grupo de estudiantes universitarios del CEU, de Madrid, y de otros colegios de España. Sobre todo, saludo al numeroso grupo que participa en la UNIV 2007. Queridos jóvenes: Os invito a celebrar estos días santos, conscientes de que Cristo ha dado su vida por cada uno de nosotros. Después del gesto humilde del lavatorio de los pies, él nos dice: «también vosotros debéis lavaros los pies unos a otros: os he dado ejemplo para que lo que yo he hecho con vosotros, vosotros también lo hagáis», es decir, amar a los demás cómo él nos ha amado ¡Feliz Pascua de resurrección para todos!

Amados Irmãos e Irmãs:
Saúdo cordialmente os numerosos visitantes provenientes do Brasil e de Portugal, mormente os peregrinos do Instituto Cultural António Ferreira Gomes do Porto: que a vinda a Roma vos fortaleça na fé e avive no vosso ânimo a coragem para testemunhar a grandeza do amor de Jesus Cristo, vencedor do mal, pelo seu sofrimento, e ressuscitado para ser a nossa esperança e a nossa paz. A todos desejo uma feliz e santa Páscoa!

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. W tych dniach obchodzimy druga rocznice smierci umilowanego Jana Pawla II. Dziekuje wszystkim za modlitewne trwanie przy Jego grobie. Ciesze sie z wami przebiegiem Jego procesu beatyfikacyjnego. Niech nauczanie Slugi Bozego przemienia wasze zycie, zycie kazdego Polaka, kazdej polskiej rodziny. Zycze wszystkim godnego przezycia Triduum paschalnego i radosnych swiat wielkanocnych.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. In questi giorni, abbiamo ricordato il secondo anniversario della morte del benamato Giovanni Paolo II. Ringrazio tutti per la costante preghiera presso la Sua tomba. Mi rallegro con voi per il progresso del Suo processo di beatificazione. Che l’insegnamento del Servo di Dio cambi la vita di ogni polacco e la vita di ogni famiglia polacca. Auguro a tutti voi un’intensa esperienza spirituale durante questa Settimana Santa e delle gioiose feste pasquali.

Saluto in lingua ceca:

Srdecne vítám poutníky z Olomouce!
Milovaní, preji vám hojný duchovní užitek z nového prožití Velikonocního tajemství, které je stredem naší víry.
K tomu vám ze srdce žehnám!
Chvála Kristu!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Olomouc!
Carissimi, vi auguro di rivivere con grande profitto spirituale il Mistero Pasquale che costituisce il fulcro centrale della nostra fede.
Con questi voti vi benedico di cuore!
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou vítam pútnikov zo Slovenska: z farností Tomášov, Senec a Štúrovo.
Bratia a sestry, prajem vám, aby vaša pút do Ríma pocas Velkého týždna bola pre každého z vás posilou vo viere. Ochotne žehnám vás i vašich drahých doma.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:

Con affetto do un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Slovacchia: dalle parrocchie Tomášov, Senec e Štúrovo.
Fratelli e sorelle, auguro che il vostro pellegrinaggio a Roma nella Settimana Santa sia per ciascuno un sostegno nella fede. Volentieri benedico voi ed i vostri cari in Patria.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua croata:

Srdacno pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a osobito mlade iz Splita! U ovim svetim danima osjetite velicinu ljubavi koju nam je iskazao Sin Božji ustanovom Euharistije i sveceništva, svojom pregorkom mukom i smrcu na križu, te svojim slavnim uskrsnucem. Zahvalite mu pouzdanom vjerom i vjernom ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Saluto di cuore i pellegrini croati, particolarmente i giovani di Split! In questi santi giorni sentite la grandezza dell’amore che ci ha mostrato il Figlio di Dio con l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio, con la sua dolorosa passione e la morte sulla croce, e con la sua gloriosa risurrezione. Ringraziatelo con fede sicura e con amore fedele. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto voi, partecipanti all’incontro internazionale dell’UNIV, promosso dalla Prelatura dell'Opus Dei. Cari amici, vi auguro che queste giornate romane siano per tutti occasione di una forte esperienza ecclesiale perché possiate tornare a casa animati dal desiderio di servire più generosamente Cristo e i fratelli. “Servizio: come mi piace questa parola!” – diceva san Josémaria Escrivá – ed aggiungeva “confidiamo al Signore la nostra decisione di volere imparare a servire, perché soltanto così potremo non solo conoscere Cristo, ma farlo conoscere e amare dagli altri” (E’ Gesù che parla, 182).

Saluto, poi, cordialmente i giovani, i malati e gli sposi novelli. Domani entreremo nel Sacro Triduo che ci farà rivivere i misteri centrali della nostra salvezza. Invito voi, cari giovani, a guardare alla Croce e trarre da essa luce per camminare fedelmente sulle orme del Redentore. Per voi, cari malati, la Passione del Signore, culminante nel trionfo glorioso della Pasqua, costituisca sempre, specialmente nei momenti della prova, sorgente di speranza e di conforto. E voi, cari sposi novelli, disponete i vostri cuori a celebrare con intensa partecipazione il Mistero pasquale, perché la vostra esistenza diventi ogni giorno un dono reciproco, aperto all'amore fecondo di bene.


Piazza San Pietro

Mercoledì, 11 aprile 2007

Significato della Pasqua


Cari fratelli e sorelle!

Ci ritroviamo quest’oggi, dopo le solenni celebrazioni della Pasqua per il consueto incontro del mercoledì, ed è mio desiderio anzitutto rinnovare a ciascuno di voi i più fervidi voti augurali. Vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa e ringrazio il Signore per il bel sole che oggi ci dà. Nella Veglia pasquale è risuonato questo annuncio: “Il Signore è davvero risorto, alleluia!”. Ora è Lui stesso a parlarci: “Non morirò – proclama – resterò in vita”. Ai peccatori dice: “Ricevete la remissione dei peccati. Sono io, infatti, la vostra remissione”. A tutti infine ripete: “Sono io la Pasqua della salvezza, l’Agnello immolato per voi, io il vostro riscatto, io la vostra vita, io la vostra risurrezione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, io il vostro re. Io vi mostrerò il Padre”. Così si esprime uno scrittore del II secolo, Melitone di Sardi, interpretando con realismo le parole e il pensiero del Risorto (Sulla Pasqua, 102-103).

In questi giorni, la liturgia ricorda diversi incontri che Gesù ebbe dopo la sua risurrezione: con Maria Maddalena e le altre donne andate al sepolcro di buon mattino, il giorno dopo il sabato; con gli Apostoli riuniti increduli nel Cenacolo; con Tommaso e altri discepoli. Queste diverse sue apparizioni costituiscono anche per noi un invito ad approfondire il fondamentale messaggio della Pasqua; ci stimolano a ripercorrere l’itinerario spirituale di quanti hanno incontrato Cristo e lo hanno riconosciuto in quei primi giorni dopo gli eventi pasquali. L’evangelista Giovanni narra che Pietro e lui stesso, udita la notizia data da Maria Maddalena, erano corsi, quasi a gara, verso il sepolcro (cfr Jn 20, 3s). I Padri della Chiesa hanno visto in questo loro rapido affrettarsi verso la tomba vuota un’esortazione a quell’unica competizione legittima tra credenti: la gara nella ricerca di Cristo. E che dire di Maria Maddalena? Piangente resta accanto alla tomba vuota con l’unico desiderio di sapere dove abbiano portato il suo Maestro. Lo ritrova e lo riconosce quando viene da Lui chiamata per nome (cfr Jn 20,11-18). Anche noi, se cerchiamo il Signore con animo semplice e sincero, lo incontreremo, anzi sarà Lui stesso a venirci incontro; si farà riconoscere, ci chiamerà per nome, ci farà cioè entrare nell’intimità del suo amore.

Quest’oggi, Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua, la liturgia ci fa meditare su un altro singolare incontro del Risorto, quello con i due discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35). Mentre sconsolati per la morte del loro Maestro ritornavano a casa, il Signore si fece loro compagno di cammino senza che essi lo riconoscessero. Le sue parole, a commento delle Scritture che lo riguardavano, resero ardenti i cuori dei due discepoli che, giunti a destinazione, gli chiesero di restare con loro. Quando, alla fine, Egli “prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”(v. 30), i loro occhi si aprirono. Ma in quello stesso istante Gesù si sottrasse alla loro vista. Lo riconobbero dunque quando Egli scomparve. Commentando questo episodio evangelico, sant’Agostino osserva: “Gesù spezza il pane, lo riconoscono. Allora noi non diciamo più che non conosciamo il Cristo! Se crediamo, lo conosciamo! Anzi, se crediamo, lo abbiamo! Avevano il Cristo alla loro tavola, noi lo abbiamo nella nostra anima!”. E conclude: “Avere Cristo nel proprio cuore è molto di più che averlo nella propria dimora: Infatti il nostro cuore è più intimo a noi che la nostra casa” (Discorso 232,VII,7). Cerchiamo realmente di portare Gesù nel cuore.

Nel prologo degli Atti degli Apostoli, san Luca afferma che il Signore risorto “si mostrò (agli apostoli) vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni” (1, 3). Occorre capire bene: quando l’autore sacro dice che “si mostrò vivo” non vuole dire che Gesù fece ritorno alla vita di prima, come Lazzaro. La Pasqua che noi celebriamo, osserva san Bernardo, significa “passaggio” e non “ritorno”, perché Gesù non è tornato nella situazione precedente, ma “ha varcato una frontiera verso una condizione più gloriosa”, nuova e definitiva. Per questo, egli aggiunge, “ora, il Cristo è veramente passato a una vita nuova” (cfr Discorso sulla Pasqua).

A Maria Maddalena il Signore aveva detto: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre” (Jn 20,17). Un’espressione che ci sorprende, soprattutto se confrontata con quanto invece avviene con l’incredulo Tommaso. Lì, nel Cenacolo, fu il Risorto stesso a presentare le mani e il costato all’Apostolo perché li toccasse e da questo traesse la certezza che era proprio Lui (cfr Jn 20,27). In realtà, i due episodi non sono in contrasto; al contrario, l’uno aiuta a comprendere l’altro. Maria Maddalena vorrebbe riavere il suo Maestro come prima, ritenendo la croce un drammatico ricordo da dimenticare. Ormai però non c’è più posto per un rapporto con il Risorto che sia meramente umano. Per incontrarlo non bisogna tornare indietro, ma porsi in modo nuovo in relazione con Lui: bisogna andare avanti! Lo sottolinea san Bernardo: Gesù “ci invita tutti a questa vita nuova, a questo passaggio… Noi non vedremo il Cristo voltandoci indietro” (Discorso sulla Pasqua). E’ ciò che è avvenuto con Tommaso. Gesù gli mostra le sue ferite non per dimenticare la croce, ma per renderla anche nel futuro indimenticabile.

E’ verso il futuro, infatti, che lo sguardo è ormai proiettato. Compito del discepolo è di testimoniare la morte e la risurrezione del suo Maestro e la sua vita nuova. Per questo Gesù invita l’incredulo suo amico a “toccarlo”: lo vuole rendere testimone diretto della sua risurrezione. Cari fratelli e sorelle, anche noi, come Maria Maddalena, Tommaso e gli altri apostoli, siamo chiamati ad essere testimoni della morte e risurrezione di Cristo. Non possiamo conservare per noi la grande notizia. Dobbiamo recarla al mondo intero: “Abbiamo visto il Signore!” (Jn 20,25). Ci aiuti la Vergine Maria a gustare pienamente la gioia pasquale, perché, sostenuti dalla forza dello Spirito Santo, diventiamo capaci di diffonderla a nostra volta dovunque viviamo ed operiamo. Ancora una volta, Buona Pasqua a tutti voi!

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les prêtres et les séminaristes du diocèse de Beauvais, avec Mgr Jean-Paul James, leur évêque, ainsi que le groupe de confirmands du diocèse de Versailles et les servants de Messe du diocèse d’Angers. Que la Vierge Marie vous aide à goûter vraiment la joie pascale pour que, soutenus par la force de l’Esprit Saint, vous soyez capables de la répandre à votre tour là où vous vivez et travaillez! Joyeuses fêtes de Pâques à tous!

I greet all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including the groups from Britain and Ireland, Sweden, Australia and the United States. I extend a special welcome the newly ordained deacons and the Golden Jubilarians from Ireland. I pray that the Risen Lord will fill your hearts with joy and that he will inspire you to proclaim to the world the good news of the Lord’s Resurrection! Happy Easter to you all!

Amados Irmãos e Irmãs:
As minhas saudações cordiais e votos de felicidades, alegria e paz em Jesus Cristo, nossa Páscoa aos presentes vindos do Brasil e a todos os peregrinos de língua portuguesa.
Grato pela vossa presença, quero encorajar a fé que vos trouxe a Roma, a vossa fé pascal; que ela se traduza em boas obras, dando testemunho de que “ressuscitastes” com Cristo, para uma “vida nova” como batizados. E que Nossa Senhora seja para todos amparo na fidelidade a Deus e ao próximo! Que Deus vos abençoe!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en especial al grupo del Seminario de Pamplona, a la Agencia para la Reeducación y Reinserción, de Madrid, así como a los grupos de las diversas Parroquias y Colegios de España, y a los demás peregrinos de Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a dejar que Cristo resucitado entre en vuestros corazones y nazca así, en cada persona y en el mundo entero, la vida nueva que ha ganado para nosotros.
Gracias por vuestra visita y, una vez más, Felices Pascuas.

In österlicher Freude heiße ich alle Pilger und Besucher aus Deutschland, Bayern, Österreich, aus der Schweiz und aus den Niederlanden willkommen. Es sind so viele Gruppen, daß ich nicht anfangen kann, einzelne zu nennen, aber ihr werdet mir verzeihen, wenn ich drei Gruppen doch besonders nenne: nämlich das Chiemgau-Gymnasium in Traunstein, aus dem ich komme, das Münchner Priesterseminar, über dessen Anwesenheit ich mich besonders freue, und das Salzburger Priesterseminar, das ich immer als nachbarlich und heimatlich empfunden habe. Als Getaufte sind wir alle berufen, Zeugen des Todes und der Auferstehung Christi zu sein und die Botschaft von Ostern in die ganze Welt hinauszutragen. Von Herzen wünsche ich allen eine gnadenvolle Osterzeit. Der auferstandene Herr Jesus Christus erfülle euch mit seiner Freude und seinem Frieden.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam Polaków. Bardzo dziekuje za swiateczne zyczenia i pamiec w modlitwie. Niech dobry Bóg wynagradza wszystkim za zyczliwosc i wielkodusznosc. Serdecznie wam blogoslawie.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i polacchi. Tante grazie per gli auguri inviatimi in occasione della Pasqua e per le preghiere. Il buon Dio ricompensi a tutti la loro benevolenza e magnanimità. Vi benedico di cuore.

Saluto in lingua croata:

Posebno pozdravljam sve hrvatske hodocasnike! Uskrsli Gospodin, koji je pobijedio smrt i pomirio nas s Ocem, ukazao se ucenicima, ucvrstio ih u vjeri i ucinio ih svojim svjedocima. Neka njegovo uskrsnuce i blizina i vama budu trajni razlog radosti kroz sve dane života. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Rivolgo un saluto speciale ai pellegrini croati! Il Signore risorto, che ha vinto la morte e ci ha riconciliato con il Padre, è apparso ai discepoli, li ha confermati nella fede e li ha fatti suoi testimoni. La sua risurrezione e la sua vicinanza siano anche per voi motivo costante di gioia per tutti i giorni della vita. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i sacerdoti di Bergamo, i diaconi della Compagnia di Gesù e i Seminaristi di Catania. Su ognuno di voi, cari amici, invoco una copiosa effusione di doni celesti, a conferma dei vostri generosi propositi di amore a Cristo e alla Chiesa.

Saluto poi, i fedeli delle Diocesi della Basilicata, qui convenuti in occasione della visita ad limina dei loro Vescovi. Cari fratelli e sorelle, esorto voi tutti a tenere sempre salda la vostra vita sulla roccia dell'indefettibile Parola di Dio, per esserne fedeli annunciatori agli uomini del nostro tempo. Le feste pasquali, che abbiamo solennemente celebrato, vi siano di stimolo ad aderire sempre più al Signore crocifisso e risorto e vi spingano a partecipare con generosità alla missione delle vostre rispettive comunità cristiane.

Il mio pensiero va infine ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, specialmente ai numerosi adolescenti, provenienti dall'Arcidiocesi di Milano. Cari giovani amici anche, a voi, come ai primi discepoli, Cristo risorto ripete: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi ... Ricevete lo Spirito Santo" (Jn 20,21-22). Rispondetegli con gioia e con amore, grati per l'immenso dono della fede, e sarete ovunque autentici testimoni della sua gioia e della sua pace. Per voi, cari malati, la risurrezione di Cristo sia fonte inesauribile di conforto, di consolazione e di speranza. E voi, cari sposi novelli, rendete operante la presenza del Risorto nella vostra famiglia con la quotidiana preghiera, che alimenti il vostro amore coniugale.


Piazza San Pietro

Mercoledì, 18 aprile 2007


Udienze 2007 - Mercoledì, 28 marzo 2007