
Udienze 2007 - II: La dottrina
San Gregorio di Nissa Cari fratelli e sorelle,
nelle ultime catechesi ho parlato di due grandi Dottori della Chiesa del IV secolo, Basilio e Gregorio Nazianzeno, Vescovi in Cappadocia, nell’attuale Turchia. Oggi ne aggiungiamo un terzo, il fratello di Basilio, san Gregorio di Nissa, che si è mostrato uomo di carattere meditativo, con grandi capacità di riflessione, e di vivace intelligenza, aperta alla cultura del suo tempo. Si è rivelato così un pensatore originale e profondo nella storia del cristianesimo.
Nacque intorno al 335; la sua formazione cristiana fu curata particolarmente dal fratello Basilio – da lui definito «padre e maestro» (Ep 13,4) – e dalla sorella Macrina. Compì gli studi, apprezzando particolarmente la filosofia e la retorica. In un primo tempo si dedicò all’insegnamento e si sposò. Poi anch’egli, come il fratello e la sorella, si dedicò interamente alla vita ascetica. Più tardi venne eletto Vescovo di Nissa, e si dimostrò pastore zelante, così da attirarsi la stima della comunità. Accusato di malversazioni economiche dagli avversari eretici, dovette per breve tempo abbandonare la sua sede episcopale, ma poi vi rientrò trionfalmente (cfr Ep 6) e continuò ad impegnarsi nella lotta per difendere la vera fede.
Soprattutto dopo la morte di Basilio, quasi raccogliendone l’eredità spirituale, cooperò al trionfo dell’ortodossia. Partecipò a vari sinodi; cercò di dirimere i contrasti tra le Chiese; prese parte attiva alla riorganizzazione ecclesiastica e, come «colonna dell’ortodossia», fu un protagonista del Concilio di Costantinopoli del 381, che definì la divinità dello Spirito Santo. Ebbe vari incarichi ufficiali da parte dell’imperatore Teodosio, pronunciò importanti omelie e discorsi funebri, si dedicò a comporre diverse opere teologiche. Nel 394 partecipò ancora a un sinodo tenutosi a Costantinopoli. Non è conosciuta la data della sua morte.
Gregorio esprime con chiarezza la finalità dei suoi studi, lo scopo supremo a cui mira nel suo lavoro di teologo: non impiegare la vita in cose vane, ma trovare la luce che consenta di discernere ciò che è veramente utile (cfr Om. sull’Ecclesiaste 1). Trovò questo bene supremo nel cristianesimo, grazie al quale è possibile «l’imitazione della natura divina» (La professione cristiana). Con la sua acuta intelligenza e le sue vaste conoscenze filosofiche e teologiche, egli difese la fede cristiana contro gli eretici, che negavano la divinità del Figlio e dello Spirito Santo (come Eunomio e i macedoniani), o compromettevano la perfetta umanità di Cristo (come Apollinare). Commentò la Sacra Scrittura, soffermandosi sulla creazione dell’uomo. Questo era per lui un tema centrale: la creazione. Egli vedeva nella creatura il riflesso del Creatore e trovava qui la strada verso Dio. Ma egli scrisse anche un importante libro sulla vita di Mosè, che presenta come uomo in cammino verso Dio: questa salita verso il Monte Sinai diventa per lui un’'immagine della nostra salita nella vita umana verso la vera vita, verso l'incontro con Dio. Egli ha interpretato anche la preghiera del Signore, il Padre Nostro, e le Beatitudini. Nel suo Grande discorso catechetico espose le linee fondamentali della teologia, non per una teologia accademica chiusa in se stessa, ma per offrire ai catechisti un sistema di riferimento da tener presente nelle loro istruzioni, quasi il quadro nel quale si muove poi l'interpretazione pedagogica della fede.
Gregorio, inoltre, è insigne per la sua dottrina spirituale. Tutta la sua teologia non era una riflessione accademica, ma espressione di una vita spirituale, di una vita di fede vissuta. Da grande «padre della mistica» prospettò in vari trattati – come La professione cristiana e La perfezione cristiana – il cammino che i cristiani devono intraprendere per raggiungere la vera vita, la perfezione. Esaltò la verginità consacrata (La verginità), e ne propose un modello insigne nella vita della sorella Macrina, che è rimasta per lui sempre una guida, un esempio (cfr Vita di Macrina). Tenne vari discorsi e omelie, e scrisse numerose lettere. Commentando la creazione dell’uomo, Gregorio mette in evidenza che Dio, «il migliore degli artisti, forgia la nostra natura in maniera da renderla adatta all’esercizio della regalità. Attraverso la superiorità stabilita dall’anima, e per mezzo della stessa conformazione del corpo, Egli dispone le cose in modo che l’uomo sia realmente idoneo al potere regale» (La creazione dell’uomo 4). Ma vediamo come l’uomo, nella rete dei peccati, spesso abusi della creazione, non eserciti una vera regalità. Per questo, infatti, per realizzare cioè una vera responsabilità verso le creature, deve essere penetrato da Dio e vivere nella sua luce. L’uomo è un riflesso di quella bellezza originaria che è Dio: «Tutto quanto Dio creò era ottimo», scrive il santo Vescovo. E aggiunge: «Lo testimonia il racconto della creazione (cfr Gn 1,31). Fra le cose ottime c’era anche l’uomo, ornato di una bellezza di gran lunga superiore a tutte le cose belle. Che cos’altro, infatti, poteva essere bello, al pari di chi era simile alla bellezza pura e incorruttibile? ... Riflesso e immagine della vita eterna, egli era bello davvero, anzi bellissimo, con il segno raggiante della vita sul suo volto» (Om. sul Cantico 12).
L’uomo è stato onorato da Dio e posto al di sopra di ogni altra creatura: «Non il cielo è stato fatto a immagine di Dio, non la luna, non il sole, non la bellezza delle stelle, nessun’altra delle cose che appaiono nella creazione. Solo tu [anima umana] sei stata resa immagine della natura che sovrasta ogni intelletto, somiglianza della bellezza incorruttibile, impronta della vera divinità, ricettacolo della vita beata, immagine della vera luce, guardando la quale tu diventi quello che Egli è, perché per mezzo del raggio riflesso proveniente dalla tua purezza tu imiti Colui che brilla in te. Nessuna cosa che esiste è così grande da essere commisurata alla tua grandezza» (ibid., 2). Meditiamo questo elogio dell’uomo. Vediamo anche come l’uomo sia degradato dal peccato. E cerchiamo di ritornare alla grandezza originaria: solo se Dio è presente, l'uomo arriva a questa sua vera grandezza.
L’uomo, dunque, riconosce dentro di sé il riflesso della luce divina: purificando il suo cuore, egli ritorna ad essere, come era al principio, una limpida immagine di Dio, Bellezza esemplare (cfr Discorso catechetico 6). Così l’uomo, purificandosi, può vedere Dio, come i puri di cuore (cfr Mt 5,8): «Se, con un tenore di vita diligente e attento, laverai le brutture che si sono depositate sul tuo cuore, risplenderà in te la divina bellezza ... Contemplando te stesso, vedrai in te Colui che è il desiderio del tuo cuore, e sarai beato» (Le Beatitudini 6). Bisogna quindi lavare le brutture che si sono depositate sul nostro cuore e ritrovare in noi stessi la luce di Dio.
L’uomo ha dunque come fine la contemplazione di Dio. Solo in essa potrà trovare il suo appagamento. Per anticipare in qualche misura tale obiettivo già in questa vita, egli deve progredire incessantemente verso una vita spirituale, una vita in dialogo con Dio. In altre parole – ed è questa la lezione più importante che san Gregorio Nisseno ci consegna – la piena realizzazione dell’uomo consiste nella santità, in una vita vissuta nell’incontro con Dio, che così diventa luminosa anche per gli altri, anche per il mondo.
Saluti:
Je souhaite la bienvenue aux pèlerins de langue française, et je salue particulièrement les membres du groupe oecuménique, catholique et orthodoxe, venus d’Athènes, ainsi que les jeunes de Tarse-Mersin, en Turquie. A la suite de saint Grégoire, je vous invite tous à vous faire serviteurs de ce qu’il y a de beau et de noble dans le coeur de l’homme, pour qu’il puisse contempler Dieu. Avec ma Bénédiction apostolique.
I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s audience, including participants in the Summer University program sponsored by the European Union of Jewish Students, as well as pilgrims from Sweden and from Indonesia. Upon all of you, I invoke God’s abundant blessings of peace and joy.
Sehr herzlich heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders grüße ich die Bürgermeister aus dem Landkreis Altötting sowie die Seminaristen aus dem Bistum 's-Hertogenbosch in den Niederlanden gemeinsam mit ihrem Bischof. Gregor von Nyssa erinnert uns an unsere Berufung zur Heiligkeit. Bemühen wir uns täglich neu um ein Leben im Einklang mit Gott. Dazu schenkke der Herr uns seine Gnade.
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a las Siervas de María Ministras de los Enfermos, así como a los distintos grupos y parroquias venidos de España, El Salvador, México, y de otros países latinoamericanos. Os animo a que íntimamente unidos a Cristo en la Eucaristía y viviendo con espíritu de caridad, recorráis con alegría el camino que lleva a la santidad. ¡Que Dios os bendiga!
Saúdo cordialmente quantos me ouvem de língua portuguesa: em particular ao grupo de portugueses da Paróquia de Nossa Senhora do Carmo de Lisboa. Sejam todos bem-vindos! Grato pela vossa presença, desejo-vos todo o bem; e que Roma vos confirme na fé e nos propósitos de vida e de testemunho cristão. É o que imploro para todos, por Nossa Senhora, com a Bênção Apostólica.
Saluto in lingua ceca:
Srdecne zdravím poutníky z královéhradecké diecéze! Drazí, preji vám, aby vaše dovolená i tato pout prispely nejen ke zdraví tela, ale i duše. K tomu vám rád žehnám! Chvála Kristu!
Traduzione italiana:
Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Diocesi di Hradec Králové. Carissimi, auguro a voi tutti che questo pellegrinaggio, come anche le vostre ferie, giovino non solo alla salute del corpo, ma anche a quella dell'anima. Con questi voti, volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
Srdacno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodocasnike, a posebno sjemeništarce te ucenike i nastavnike klasicnih gimnazija iz Splita, Sinja i Zagreba. Gospodin Isus, koji je pozvao apostole da budu s njim te ih poslao naviještati Radosnu vijest, pratio vas na vašemu putu te i vas ucinio svojim uvjerljivim svjedocima. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Di cuore saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente i seminaristi e gli alunni ed insegnanti dei licei classici di Split, Sinj e Zagreb. Il Signore Gesù, che ha chiamato gli apostoli ad essere con lui e li ha inviati ad annunciare il Lieto messaggio, vi accompagni sulla vostra via e anche di voi faccia dei suoi testimoni convincenti. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam Polaków, a szczególnie pielgrzymów z Diecezji Radomskiej, przybylych z okazji pietnastolecia jej istnienia. Ciesze sie, ze przed pieciu laty moglem odwiedzic wasze miasto i konsekrowac waszego biskupa Zygmunta. Chetnie blogoslawie korony, którymi zostanie ozdobiony obraz Matki Bozej Bolesnej w Kalkowie. Jej opiece polecam was i wszystkich tu obecnych. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!
Traduzione italiana:
Saluto i polacchi, e in modo particolare i pellegrini dalla Diocesi di Radom, che sono giunti in occasione del quindicesimo anniversario della sua creazione. Sono lieto che cinque anni fa ho potuto far visita alla vostra città e consacrare il vostro vescovo Zygmunt. Volentieri benedico le corone con le quali verrà decorata l’effige della Madonna Addolorata a Kalków. Alla Sua protezione affido voi e tutti i presenti. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovacca:
S láskou vítam slovenských pútnikov z Považskej Teplej, Košíc a Vrútok. Bratia a sestry, prajem vám, aby vaša pút do Ríma bola pre každého z vás posilou vo viere. Zo srdca žehnám vás i vašich drahých vo vlasti. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Con affetto do un cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Považská Teplá, Košice e Vrútky. Fratelli e sorelle, auguro che il vostro pellegrinaggio a Roma sia per ciascuno un sostegno nella fede. Di cuore benedico voi ed i vostri cari in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua ungherese:
Isten hozott Benneteket, kedves magyar zarándokok! Kívánom kedves Mindannyiotoknak, hogy e zarándoklat az örök városban elmélyítse egységetek az egyházzal, mely az apostolfejedelmekre épült. Szeretettel adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini ungheresi. Carissimi, vi auguro che il vostro pellegrinaggio nella città eterna approfondisca il vostro legame con la Chiesa fondata sui principi degli apostoli. Di cuore imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo ora una parola di cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli delle varie Parrocchie, accompagnati dai propri parroci ed auguro che questo incontro rinsaldi ciascuno nella fedeltà a Cristo e nella generosa testimonianza cristiana. Saluto poi la Delegazione della Repubblica di San Marino, qui convenuta in occasione del 25° anniversario della visita del mio amato predecessore Giovanni Paolo II a quella terra. Cari amici, il ricordo di un evento così significativo possa suscitare in voi rinnovata adesione a Dio, sorgente di luce, di speranza e di pace.
Il mio pensiero si rivolge infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. L'eroico esempio di San Giovanni Battista, di cui celebriamo oggi il martirio, solleciti voi, cari giovani, a progettare il vostro futuro in piena fedeltà al Vangelo. Aiuti voi, cari ammalati, ad affrontare la sofferenza con coraggio, trovando in Cristo crocifisso serenità e conforto. Conduca voi, cari sposi novelli, a un amore profondo verso Dio e tra di voi, per sperimentare ogni giorno la consolante gioia che scaturisce dal dono reciproco di sé.
In questi giorni, alcune regioni geografiche sono devastate da gravi calamità: mi riferisco alle inondazioni in alcuni Paesi orientali, come pure ai disastrosi incendi in Grecia, in Italia e in altre Nazioni europee. Davanti a così drammatiche emergenze, che hanno causato numerose vittime e ingenti danni materiali, non si può non essere preoccupati per l'irresponsabile comportamento di taluni che mettono a rischio l'incolumità delle persone e distruggono il patrimonio ambientale, bene prezioso dell'intera umanità. Mi unisco a quanti giustamente stigmatizzano tali azioni criminose e invito tutti a pregare per le vittime di queste tragedie.
Piazza San Pietro San Gregorio di Nissa Cari fratelli e sorelle,
vi propongo alcuni aspetti della dottrina di san Gregorio Nisseno, del quale abbiamo già parlato mercoledì scorso. Anzitutto Gregorio di Nissa manifesta una concezione molto elevata della dignità dell’uomo. Il fine dell’uomo, dice il santo Vescovo, è quello di rendersi simile a Dio, e questo fine lo raggiunge anzitutto attraverso l’amore, la conoscenza e la pratica delle virtù, «raggi luminosi che discendono dalla natura divina» (Le Beatitudini 6), in un movimento perpetuo di adesione al bene, come il corridore è proteso in avanti. Gregorio usa, a questo riguardo, un’efficace immagine, presente già nella Lettera di Paolo ai Filippesi: epekteinómenos (3,13), cioè «protendendomi» verso ciò che è più grande, verso la verità e l’amore. Questa icastica espressione indica una realtà profonda: la perfezione che vogliamo trovare non è una cosa conquistata per sempre; perfezione è questo rimanere in cammino, è una continua disponibilità ad andare avanti, perché non si raggiunge mai la piena somiglianza con Dio: siamo sempre in cammino (cfr Om. sul Cantico 12). La storia di ogni anima è quella di un amore ogni volta colmato, e allo stesso tempo aperto su nuovi orizzonti, perché Dio dilata continuamente le possibilità dell’anima, per renderla capace di beni sempre maggiori. Dio stesso, che ha deposto in noi i germi di bene, e dal quale parte ogni iniziativa di santità, «modella il blocco ... Limando e pulendo il nostro spirito, forma in noi il Cristo» (Sui Ps 2,11).
Gregorio si preoccupa di precisare: «Non è in effetti opera nostra, e non è neppure la riuscita di una potenza umana divenire simili alla Divinità, ma è il risultato della munificenza di Dio, che fin dalla sua prima origine ha fatto grazia della somiglianza con Lui alla nostra natura» (La verginità 12,2). Per l’anima, dunque, «si tratta non di conoscere qualcosa di Dio, ma di avere in sé Dio» (Le Beatitudini 6). Del resto, nota acutamente Gregorio, «la divinità è purezza, è affrancamento dalle passioni e rimozione di ogni male: se tutte queste cose sono in te, Dio è realmente in te» (ibid.).
Quando abbiamo Dio in noi, quando l’uomo ama Dio, per quella reciprocità che è propria della legge dell’amore, egli vuole ciò che Dio stesso vuole (cfr Om. sul Cantico 9), e quindi coopera con Dio a modellare in sé la divina immagine, così che «la nostra nascita spirituale è il risultato di una libera scelta, e noi siamo in qualche modo i genitori di noi stessi, creandoci come noi stessi vogliamo essere, e per nostra volontà formandoci secondo il modello che scegliamo» (Vita di Mosè 2,3). Per ascendere verso Dio, l’uomo deve purificarsi: «La via, che riconduce al cielo la natura umana, altro non è che l’allontanamento dai mali di questo mondo ... Divenire simile a Dio significa divenire giusto, santo e buono... Se dunque, secondo l’Ecclesiaste (5,1), “Dio è nel cielo” e se, secondo il profeta (Ps 72,28), voi “aderite a Dio”, ne consegue necessariamente che dovete essere là dove Dio si trova, dal momento che siete uniti a Lui. Poiché egli vi ha comandato che, quando pregate, chiamiate Dio Padre, vi dice di diventare senz'altro simili al vostro Padre celeste, con una vita degna di Dio, come il Signore ci ordina più chiaramente altrove, dicendo: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste!” (Mt 5,48)» (La preghiera del Signore 2).
In questo cammino di ascesa spirituale, Cristo è il modello e il maestro, che ci fa vedere la bella immagine di Dio (cfr La perfezione cristiana). Ciascuno di noi, guardando a Lui, si ritrova ad essere «il pittore della propria vita», che ha la volontà come esecutrice del lavoro e le virtù come colori di cui servirsi (ibid.). Dunque, se l’uomo è ritenuto degno del nome di Cristo, come deve comportarsi? Gregorio risponde così: «[Deve] esaminare sempre nel suo intimo i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni, per vedere se esse sono rivolte a Cristo o se si allontanano da Lui» (ibid.). E questo punto è importante per il valore che dà alla parola “cristiano”. “Cristiano” è uno che porta il nome di Cristo e quindi deve assimilarsi a Lui anche nella vita. Noi cristiani col Battesimo ci assumiamo una grande responsabilità.
Ma Cristo – ricorda Gregorio – è presente anche nei poveri, per cui essi non devono mai essere oltraggiati: «Non disprezzare costoro, che giacciono stesi, come se per questo non valessero niente. Considera chi sono, e scoprirai quale è la loro dignità: essi ci rappresentano la Persona del Salvatore. Ed è così, perché il Signore, nella sua bontà, prestò loro la sua stessa Persona, affinché, per mezzo di essa, si muovano a compassione coloro che sono duri di cuore e nemici dei poveri» (L’amore per i poveri). Gregorio, abbiamo detto, parla di salita: salita a Dio nella preghiera mediante la purezza del cuore; ma salita a Dio anche mediante l’amore per il prossimo. L’amore è la scala che guida verso Dio. Di conseguenza, il Nisseno apostrofa vivacemente ogni suo ascoltatore: «Sii generoso con questi fratelli, vittime della sventura. Da’ all’affamato ciò che togli al tuo ventre» (ibid.).
Con molta chiarezza Gregorio ricorda che tutti dipendiamo da Dio, e perciò esclama: «Non pensate che tutto sia vostro! Ci deve essere anche una parte per i poveri, gli amici di Dio. La verità, infatti, è che tutto viene da Dio, Padre universale, e che noi siamo fratelli, e apparteniamo a una medesima stirpe» (ibid.). E allora il cristiano si esamini, insiste ancora Gregorio: «Ma a che ti serve digiunare e fare astinenza dalle carni, se poi con la tua malvagità non fai altro che addentare il tuo fratello? Che guadagno ne trai, dinanzi a Dio, dal fatto di non mangiare del tuo, se poi, agendo da ingiusto, strappi dalle mani del povero ciò che è suo?» (ibid.).
Concludiamo queste nostre catechesi sui tre grandi Padri Cappadoci richiamando ancora quell’aspetto importante della dottrina spirituale di Gregorio Nisseno, che è la preghiera. Per progredire nel cammino verso la perfezione ed accogliere in sé Dio, portare in sé lo Spirito di Dio, l’amore di Dio, l’uomo deve rivolgersi con fiducia a Lui nella preghiera: «Attraverso la preghiera riusciamo a stare con Dio. Ma chi è con Dio è lontano dal nemico. La preghiera è sostegno e difesa della castità, freno dell’ira, acquietamento e dominio della superbia. La preghiera è custodia della verginità, protezione della fedeltà nel matrimonio, speranza per coloro che vegliano, abbondanza di frutti per gli agricoltori, sicurezza per i naviganti» (La preghiera del Signore 1). Il cristiano prega ispirandosi sempre alla preghiera del Signore: «Se dunque vogliamo pregare che scenda su di noi il Regno di Dio, questo gli chiediamo con la potenza della Parola: che io sia allontanato dalla corruzione, che sia liberato dalla morte, che sia sciolto dalle catene dell’errore; non regni mai la morte su di me, non abbia mai potere su di noi la tirannia del male, non domini su di me l’avversario né mi faccia prigioniero attraverso il peccato, ma venga su di me il tuo Regno, affinché si allontanino da me o, meglio ancora, si annullino le passioni che ora mi dominano e signoreggiano» (ibid., 3).
Terminata la sua vita terrena, il cristiano potrà così rivolgersi con serenità a Dio. Parlando di questo, san Gregorio pensa alla morte della sorella Macrina e scrive che essa nel momento della morte pregava Dio così: «Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati perdonami, affinché io possa avere ristoro» (cfr Ps 38,14), e perché venga trovata al tuo cospetto senza macchia, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo (cfr Col 2,11), così che il mio spirito, santo e immacolato (cfr Ef Ep 5,27), venga accolto nelle tue mani, “come incenso di fronte a te” (Ps 140,2)» (Vita di Macrina 24). Questo insegnamento di san Gregorio rimane valido sempre: non solo parlare di Dio, ma portare Dio in sé. Lo facciamo con l’impegno della preghiera e vivendo nello spirito dell’amore per tutti i nostri fratelli.
Saluti:
Je suis heureux d’accueillir ce matin les pèlerins de langue française, en particulier le séminaire interdiocésain de Lorraine, avec Mgr Raffin, Évêque de Metz, les séminaristes et le Conseil central des Missions étrangères de Paris, ainsi que les pèlerins du diocèse arménien catholique d’Alep. En suivant l’enseignement de saint Grégoire de Nysse, je vous invite tous à donner toujours à la prière une place essentielle dans votre vie!
I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors here today, including the groups from England, Scotland, Ireland, Sweden, Japan, Korea and the United States. I thank you for the affection with which you have greeted me. Upon you all, I invoke God’s blessings of joy and peace.
Frohen Herzens begrüße ich die zahlreichen Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum, ganz besonders die vielen Gläubigen aus Bayern: die Pilger aus Bamberg, die zum 1000-jährigen Bistumsjubiläum mit ihrem Erzbischof Ludwig Schick nach Rom gekommen sind, die Teilnehmer der Diözesanwallfahrt des Bistums Passau mit Bischof Wilhelm Schraml sowie die Kirchenchöre und Musiker aus den Diözesen Regensburg und Würzburg in Begleitung der Weihbischöfe Reinhard Pappenberger und Helmut Bauer. Auch ich werde mich in diesen Tagen auf eine Pilgerfahrt begeben und freue mich auf den nahen Besuch in Österreich anläßlich der 850-Jahr-Feier des Heiligtums von Mariazell. Meine Reise steht unter dem Motto „Auf Christus schauen“. Diese Einladung gilt uns allen, denn Christus ist der Herr unseres Lebens. Gott segne euch und eure Familien!
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los distintos grupos y parroquias venidos de España, Chile, México, y de otros países latinoamericanos. Saludo de modo especial a los directivos y miembros de CajaSur, de Córdoba: que esta entidad, fundada por la Iglesia, siga inspirándose en los valores cristianos y en la doctrina social católica, y esté siempre al servicio de la sociedad, sobre todo de los más necesitados. Muchas gracias.
Saluto in lingua croata:
Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a posebno vjernike župe Svetoga Josipa Radnika iz Zagreba. Neka vaši domovi, poput Nazaretskoga, budu mjesta cvrste vjere, uzajamne ljubavi, trajnoga mira i marljivoga rada kako bi vaše obitelji uvijek pratio Božji blagoslov. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore di Zagreb. Siano le vostre case, come quella di Nazaret, i luoghi della fede salda, dell’amore reciproco, della pace costante e del lavoro diligente affinché la benedizione di Dio accompagni sempre le vostre famiglie. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam uczestniczacych w audiencji Polaków. Waszej modlitwie polecam dzisiaj szczególnie dzieci i mlodziez, którzy rozpoczynaja nowy rok szkolny i katechetyczny. Niech z Boza laska i z pomoca wychowawców rozwijaja swoje talenty, wzrastajac w swietosci zycia. Wam tu obecnym i waszym bliskim serdecznie blogoslawie.
Traduzione italiana:
Saluto tutti i Polacchi partecipanti a questa udienza generale. Alla vostra preghiera affido i bambini e tutta la gioventù che ha cominciato il nuovo anno scolastico e catechistico. Auspico che con la grazia di Dio e con l’aiuto degli insegnanti sappiano sviluppare i loro talenti e crescano nella santità della vita. A tutti voi qui presenti e ai vostri cari imparto la mia benedizione.
Saluto in lingua slovacca:
Zo srdca vítam slovenských pútnikov z farností Prešov-Svätý Mikuláš, Zohor a Plavec ako aj Sestry Božského Vykupitela, ktoré slávia dvadsiate piate výrocie svojej reholnej profesie. Bratia a sestry, prajem vám požehnaný pobyt v Ríme a s láskou žehnam vás i vašich drahých. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Di cuore do un benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti dalle parrocchie Prešov-San Nicola, Zohor, Plavec come pure alle Suore del Divin Redentore, che celebrano venticinquesimo anniversario della loro professione religiosa. Fratelli e sorelle, vi auguro un proficuo soggiorno a Roma e con affetto benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua ungherese:
Isten hozta a magyar zarándokokat, elso helyen a nagyváradi Mária Rádió munkatársait! E napokban kezdodik a tanítás az iskolákban. Különösen is figyelmetekbe ajánlom a hittan órákat. Szeretettel adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini ungheresi, specialmente i collaboratori della Radio Maria in Oradea. In questi giorni si inaugura l’anno scolastico. Vi raccomando le lezioni della religione. Di cuore imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
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Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di Sant’Anna e le incoraggio a proseguire con generosità il loro servizio educativo in fedeltà al carisma dell’Istituto. Saluto, inoltre, i partecipanti al convegno dell’Opera dell’Amore Infinito e li esorto a modellare la loro vita sul Vangelo per essere nella società seminatori dell’amore di Cristo. Saluto, poi, i Missionari e le Missionarie della Carità con i collaboratori, qui convenuti nel decimo anniversario di morte della Beata Teresa di Calcutta. Cari amici, la vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo, di cui proprio oggi celebriamo la memoria liturgica, sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi. Continuate a seguire il suo esempio e siate dappertutto strumenti della divina misericordia.
Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, riprendendo dopo le vacanze le consuete attività quotidiane, intensificate anche il ritmo del vostro intimo dialogo con Dio e impegnatevi a diffondere la sua luce e la sua pace attorno a voi. Voi, cari malati, trovate sostegno e conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi, con l’aiuto divino, di rendere il vostro amore sempre più vero, duraturo e solidale.
Invio adesso un saluto in lingua inglese ai partecipanti al Simposio Internazionale sulla cura dell’ambiente dell’Artico.
Domani, sulla costa occidentale della Groenlandia, Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, inaugurerà un simposio intitolato: "L'Artico: Specchio di vita". Desidero salutare tutti i partecipanti, vari responsabili religiosi, scienziati, giornalisti e altre parti interessate, e assicurarli del mio sostegno ai loro sforzi. La tutela delle risorse idriche e l'attenzione per il clima sono questioni di estrema importanza per tutta la famiglia umana. Incoraggiato dal crescente riconoscimento della necessità di tutelare l'ambiente, invito tutti voi a unirvi a me nella preghiera e nell'opera di maggior rispetto per le meraviglie del Creato di Dio!
Piazza San Pietro Viaggio Apostolico in Austria
Cari fratelli e sorelle,
intendo oggi soffermarmi a riflettere sulla visita pastorale che ho avuto la gioia di compiere nei giorni scorsi in Austria, Paese che mi è particolarmente familiare, sia perché confinante con la mia terra natale sia per i numerosi contatti che con esso ho sempre avuto. Motivo specifico di questa visita era l’850.mo anniversario del Santuario di Mariazell, il più importante dell’Austria, prediletto anche dai fedeli ungheresi e molto frequentato da pellegrini di altre Nazioni limitrofe. Si è trattato dunque prima di tutto di un pellegrinaggio, che ha avuto come motto “Guardare a Cristo”: andare incontro a Maria che ci mostra Gesù. Ringrazio di cuore il Cardinale Schönborn, Arcivescovo di Vienna, e l’intero Episcopato del Paese per il grande impegno con cui hanno preparato e seguito la mia visita. Ringrazio il Governo austriaco e tutte le Autorità civili e militari che hanno prestato la loro valida collaborazione; in particolare, ringrazio il Signor Presidente Federale per la cordialità con cui mi ha accolto ed accompagnato nei vari momenti della visita. La prima tappa è stata presso la Mariensäule, storica colonna su cui è collocata la statua della Vergine Immacolata: lì ho incontrato migliaia di giovani e ho iniziato il mio pellegrinaggio. Non ho mancato poi di recarmi nella Judenplatz per rendere omaggio al monumento che ricorda la Shoah.
Tenendo conto della storia dell’Austria e dei suoi stretti rapporti con la Santa Sede, come pure dell’importanza di Vienna nella politica internazionale, il programma di questo mio viaggio pastorale ha previsto gli incontri con il Presidente della Repubblica e con il Corpo Diplomatico. Si tratta di occasioni preziose, in cui il Successore di Pietro ha la possibilità di esortare i Responsabili delle nazioni a favorire sempre la causa della pace e dell’autentico sviluppo economico e sociale. Guardando specialmente all’Europa, ho rinnovato il mio incoraggiamento a portare avanti l’attuale processo di unificazione sulla base di valori ispirati al comune patrimonio cristiano. Mariazell, del resto, è uno dei simboli dell’incontro dei popoli europei intorno alla fede cristiana. Come dimenticare che l’Europa è portatrice di una tradizione di pensiero che tiene legate fede, ragione e sentimento? Illustri filosofi, anche indipendentemente dalla fede, hanno riconosciuto il ruolo centrale svolto dal cristianesimo per preservare la coscienza moderna da derive nichilistiche o fondamentalistiche. L’incontro con le Autorità politiche e diplomatiche a Vienna è stato dunque quanto mai propizio per inserire il mio viaggio apostolico nel contesto attuale del continente europeo.
Il vero e proprio pellegrinaggio l’ho compiuto nella giornata di sabato 8 settembre, festa della Natività di Maria, a cui è intitolato il Santuario di Mariazell. Esso ebbe origine nel 1157, quando un monaco benedettino della vicina Abbazia di San Lambrecht, inviato a predicare in quel luogo, sperimentò il prodigioso soccorso di Maria, di cui portava con sé una piccola statua in legno. La cella (Zell) dove il monaco ripose la statuetta divenne in seguito meta di pellegrinaggi e, nel volgere di due secoli, fu edificato un importante santuario, dove ancor oggi si venera la Madonna delle Grazie, detta Magna Mater Austriae. E’ stata per me una grande gioia ritornare come Successore di Pietro in quel luogo santo e tanto caro alle genti dell’Europa centro-orientale. Lì ho ammirato l’esemplare coraggio di migliaia e migliaia di pellegrini che, nonostante la pioggia e il freddo, hanno voluto essere presenti a questa ricorrenza celebrativa, con grande gioia e fede, e dove ho illustrato loro il tema centrale della mia visita: “Guardare a Cristo”, tema che i Vescovi dell’Austria avevano sapientemente approfondito nell’itinerario di preparazione durato nove mesi. Ma solo giungendo nel Santuario abbiamo pienamente compreso il senso di quel motto: guardare a Gesù. Di fronte a noi stavano la statua della Madonna che con una mano indica Gesù Bambino, e in alto, sopra l’altare della Basilica, il Crocifisso. Là il nostro pellegrinaggio ha raggiunto la sua meta: abbiamo contemplato il volto di Dio in quel Bimbo in braccio alla Madre e in quell’Uomo con le braccia spalancate. Guardare Gesù con gli occhi di Maria significa incontrare Dio Amore, che per noi si è fatto uomo ed è morto in croce.
Al termine della Messa a Mariazell, ho conferito il “mandato” ai componenti dei Consigli pastorali parrocchiali, che sono stati da poco rinnovati in tutta l’Austria. Un eloquente gesto ecclesiale, col quale ho posto sotto la protezione di Maria la grande “rete” delle parrocchie al servizio della comunione e della missione. Al Santuario ho vissuto poi momenti di gioiosa fraternità con i Vescovi del Paese e la Comunità benedettina. Ho incontrato i sacerdoti, i religiosi, i diaconi e i seminaristi e con loro ho celebrato i Vespri. Spiritualmente uniti a Maria, abbiamo magnificato il Signore per l’umile dedizione di tanti uomini e donne che si affidano alla sua misericordia e si consacrano al servizio di Dio. Queste persone, pur con i loro limiti umani, anzi, proprio nella semplicità e nell’umiltà della loro umanità, si sforzano di offrire a tutti un riflesso della bontà e della bellezza di Dio, seguendo Gesù nella via della povertà, della castità e dell’obbedienza, tre voti che vanno ben compresi nel loro autentico significato cristologico, non individualistico ma relazionale ed ecclesiale.
La mattina di domenica ho poi celebrato la solenne Eucaristia nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna. Nell’omelia, ho voluto approfondire in modo particolare il significato e il valore della Domenica, a sostegno del movimento “Alleanza in difesa della domenica libera”. A questo movimento aderiscono anche persone e gruppi non cristiani. Come credenti, naturalmente, abbiamo motivazioni profonde per vivere il Giorno del Signore, così come la Chiesa ci ha insegnato. “Sine dominico non possumus!”: senza il Signore e senza il suo Giorno non possiamo vivere, dichiararono i martiri di Abitene (attuale Tunisia) nell’anno 304. Anche noi, cristiani del Duemila, non possiamo vivere senza la Domenica: un giorno che dà senso al lavoro e al riposo, attualizza il significato della creazione e della redenzione, esprime il valore della libertà e del servizio al prossimo… tutto questo è la domenica: ben più di un precetto! Se le popolazioni di antica civiltà cristiana abbandonano questo significato e lasciano che la domenica si riduca a week-end o ad occasione per interessi mondani e commerciali, vuol dire che hanno deciso di rinunciare alla propria cultura.
Non lontano da Vienna si trova l’Abbazia di Heiligenkreuz, della Santa Croce, ed è stata per me una gioia visitare quella fiorente comunità di monaci cistercensi, che esiste senza interruzione da 874 anni! Annessa all’Abbazia vi è la Scuola Superiore di Filosofia e Teologia, che da poco ha acquisito il titolo di “Pontificia”. Rivolgendomi in particolare ai monaci, ho richiamato il grande insegnamento di San Benedetto circa l’Officio divino, sottolineando il valore della preghiera come servizio di lode e di adorazione dovuto a Dio per la sua infinita bellezza e bontà. A questo servizio sacro nulla va anteposto – dice la Regola benedettina (43,3) – così che tutta la vita, con i tempi del lavoro e del riposo, sia ricapitolata nella liturgia e orientata a Dio. Anche lo studio teologico non può essere separato dalla vita spirituale e dalla preghiera, come sostenne con forza proprio San Bernardo di Chiaravalle, padre dell’Ordine cistercense. La presenza dell’Accademia di Teologia accanto all’Abbazia attesta questo connubio tra fede e ragione, tra cuore e mente.
Ultimo incontro del mio viaggio è stato quello con il mondo del volontariato. Ho voluto così manifestare il mio apprezzamento alle tante persone, di diverse età, che si impegnano gratuitamente al servizio del prossimo, sia nella comunità ecclesiale che in quella civile. Il volontariato non è soltanto un “fare”: è prima di tutto un modo di essere, che parte dal cuore, da un atteggiamento di gratitudine verso la vita, e spinge a “restituire” e condividere con il prossimo i doni ricevuti. In questa prospettiva, ho voluto incoraggiare nuovamente la cultura del volontariato. L’azione del volontario non va vista come un intervento “tappabuchi” nei confronti dello Stato e delle pubbliche istituzioni, ma piuttosto come una presenza complementare e sempre necessaria per tenere viva l’attenzione agli ultimi e promuovere uno stile personalizzato negli interventi. Non c’è, pertanto, nessuno che non possa essere un volontario: anche la persona più indigente e svantaggiata, ha sicuramente molto da condividere con gli altri offrendo il proprio contributo per costruire la civiltà dell’amore.
In conclusione, rinnovo il mio rendimento di grazie al Signore per questa visita-pellegrinaggio in Austria. Meta centrale è stato ancora una volta un Santuario mariano, attorno al quale si è potuto vivere una forte esperienza ecclesiale, come una settimana prima era accaduto a Loreto con i giovani italiani. Inoltre a Vienna e a Mariazell è apparsa in particolare la realtà viva, fedele e variegata della Chiesa cattolica presente così numerosa negli appuntamenti previsti. Si è trattato di una presenza gioiosa e coinvolgente, di una Chiesa che, come Maria, è chiamata sempre a “guardare a Cristo” per poterlo mostrare ed offrire a tutti; una Chiesa maestra e testimone di un “sì” generoso alla vita in ogni sua dimensione; una Chiesa che attualizza la sua bimillenaria tradizione al servizio di un futuro di pace e di vero progresso sociale per l’intera famiglia umana.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les Soeurs de Saint Paul de Chartres venues fortifier leur espérance en célébrant leur 46e chapitre général, ainsi que les séminaristes du diocèse de Moulins, accompagnés par leur Évêque, Monseigneur Pascal Roland. Que la Vierge Marie vous conduise tous à son Fils et qu’elle vous apprenne toujours à témoigner de lui!
I am pleased to welcome the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from England, Wales, Scotland, Denmark, Sweden, Malta and the United States. Upon all of you I cordially invoke joy and peace in our Lord Jesus Christ.
Zurück in Rom begrüße ich gerne die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache hier auf dem Petersplatz, besonders die Priesteramtskandidaten aus dem Erzbistum Köln und die zahlreichen Schüler- und Jugendgruppen. Ich danke herzlich den Bläsern für ihre wunderbare Darbietung von Gottesliedern und der Bayernhymne. Danke! Laßt euch von Maria zu Christus führen! Der Herr segne und behüte euch auf euren Wegen.
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a las Servidoras del Señor y de la Virgen de Matará, a los peregrinos de la diócesis de Cádiz y de Querétaro, así como a los distintos grupos venidos de España, Argentina, Ecuador y de otros países latinoamericanos. Que vuestra visita a las tumbas de los Apóstoles Pedro y Pablo renueve vuestra fe en Dios y acreciente vuestro amor hacia la Iglesia fundada por Cristo. Muchas gracias.
A minha saudação a todos os peregrinos de língua portuguesa, com uma bênção particular para os alunos e formadores do Seminário Maior do Patriarcado de Lisboa, que celebram com esta romagem os setenta e cinco anos da sua abertura. Pedro disse um dia: «Vou pescar!» e aqueles que estavam com ele responderam: «Nós também vamos contigo!». Queridos amigos, subi para a barca, saiamos para a pesca! Às ordens de Cristo-Rei… Este tempo do Seminário gera uma maturação particularmente significativa na vossa consciência: deixais de olhar para a Igreja «de fora», para vos sentirdes dentro dela como se fosse vossa casa. Ganhais assim aquele «sentire cum Ecclesia» que fará de vós humildes e fiéis servidores da Verdade, pastores segundo o Coração de Deus.
Saluto in lingua ceca:
Srdecne vítám a uprímne zdravím ceské poutníky z farnosti Vilémov, Hermanuv Mestec a Nový Rychnov. Rád žehnám vám i vašim nejdražším! Chvála Kristu!
Traduzione italiana:
Un cordiale benvenuto e un caloroso saluto ai pellegrini cechi delle Parrocchie di Vilémov, Hermanuv Mestec e Nový Rychnov. Benedico volentieri voi e tutti i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a posebno profesore i studente Visoke teološko-katehetske škole u Zadru, vjernike župe Jesenice iz Bosne i Hercegovine te Hrvate iz biskupije Gyor u Madarskoj. Neka na vas i vaše obitelji side Božji blagoslov i ostane vazda s vama. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini croati, particolarmente i professori e gli studenti dell’Istituto superiore teologico-catechetico di Zadar, i fedeli della parrocchia di Jesenice dalla Bosnia ed Erzegovina ed i croati provenienti dalla diocesi di Gyor in Ungheria. La benedizione di Dio scenda su di voi e sulle vostre famiglie e vi rimanga sempre. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam pielgrzymów polskich. Wspominajac moja podróz apostolska do Austrii dziekuje wszystkim za duchowe wsparcie i modlitwy. Maryi, której Imie czcimy dzisiaj w liturgii zawierzam owoce mego pielgrzymowania, dziekujac szczególnie za 850 lat Jej obecnosci w Mariazell. Jej opiece polecam was tu obecnych i waszych bliskich. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini polacchi. Ricordando il mio Viaggio apostolico in Austria, ringrazio tutti voi per il sostegno spirituale e le vostre preghiere. A Maria Santissima della quale, nella liturgia di oggi onoriamo il nome, affido i frutti del mio pellegrinaggio ringraziandoLa per l’850° anniversario della Sua presenza a Mariazell. Alla Sua protezione affido voi tutti qui presenti e i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto in lingua slovena:
Lepo pozdravljam vse, ki ste prišli v Rim na simpozij o škofu Ivanu Jožefu Tomažicu. Naj vas pri vašem študiju vodi ista predanost Bogu in Cerkvi, ki je v težkih casih vodila tega modrega pastirja. Iz srca vam podeljujem svoj blagoslov!
Traduzione italiana:
Rivolgo un cordiale saluto ai partecipanti del Simposio sul Vescovo Ivan Jožef Tomažic. Nel vostro studio vi siano d’ispirazione lo zelo e la dedicazione con cui nei tempi difficili quel saggio pastore svolse il suo servizio al Signore ed alla sua Chiesa. Di cuore vi imparto la mia benedizione!
Saluto in lingua ungherese:
Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, akik Gyorbol és Székelyudvarhelyrol érkeztek! Szuz Mária nevenapján kérjük az O mennyei pártfogását. Szívesen adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Un cordiale saluto ai pellegrini ungheresi, i quali sono venuti da Gyor e Székelyudvarhely. Nel giorno della festa del nome di Maria, chiediamo a Lei la celeste intercessione. Di cuore imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di S. Paolo di Chartres, che sono venute, in occasione della loro Assemblea capitolare, a rinnovare al Successore di Pietro sentimenti di affetto e di profonda comunione ecclesiale. Saluto, poi, il gruppo della Facoltà teologica di Lugano, esortando ciascuno a crescere sempre più nella fedele e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa.
Saluto infine i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli.
Carissimi, sabato scorso abbiamo celebrato la festa della Natività della Vergine e oggi commemoriamo il suo Santo Nome. La celeste Madre di Dio, che ci accompagna lungo tutto l’anno liturgico, guidi voi, cari giovani, sul cammino d’una sempre più perfetta adesione al Vangelo; incoraggi voi, cari ammalati, ad accogliere con serenità la volontà di Dio; sostenga voi, cari sposi novelli, nel costruire giorno dopo giorno una convivenza familiare, che si ispiri allo stile della casa di Nazaret.
Piazza San Pietro
Udienze 2007 - II: La dottrina