
1975-AUDIENZE - TESTO DELL'UDIENZA
UDIENZA GENERALE
1975.04.02
La Pasqua è tale festa che deve essere non solo celebrata, ma ripensata, e poi vissuta. Essa esige questo prolungamento spirituale per la preparazione, che lrha preceduta e che ha inserito negli animi dei fedeli, dei neofiti specialmente, una grande ricchezza drinsegnamenti, i quali non avevano un carattere transeunte, ma volevano iniziare i cristiani, i neo-cristiani soprattutto, a un modo nuovo e caratteristico di pensare e di vivere; questa pedagogia non tramonta, ma prosegue con la celebrazione del grande giorno pasquale. Inoltre il mistero pasquale introduce negli animi tali motivi di pensiero, tali verità da credere e da applicare alla vita vissuta che reclamano una continuità spirituale e morale, la quale dà al fedele la sua più saliente qualifica di cristiano.
Quali sono gli aspetti di questo ripensamento? Sono parecchi; e primo dovrebbe essere il silenzio interiore. Tante sono le voci, che hanno scosso e commosso i nostri spiriti, che sarà cosa saggia riascoltarne gli echi interiori, meditarne il significato, rigoderne le sante emozioni. Non si tratta ora di quel silenzio che spegne le voci ascoltate e cade nellrinerzia e nel sonno; ma piuttosto quel silenzio in cui lo spirito, sottratto agli stimoli dei suoni esteriori, ascolta se stesso, rievoca le voci e le impressioni entrate nella sua coscienza, le medita, le rumina, le assorbe, le consegna alla memoria e alla volontà; e cio per diffonderci a considerare quel silenzio mistico, chrè già colloquio con Dio e già muta risposta al colloquio con lrineffabile linguaggio dello Spirito Santo, quando Egli stesso, lo Spirito, interprete della parola del Cristo, divenuto maestro del cuore, esprime a noi, e per noi a Dio un modo di pregare inesprimibile (Cfr. Rom.8, 26-27).
Ma forse non sarà a tutti facile rientrare subito dopo la Pasqua in questa cella interiore di grande silenzio, nella quale chi è allenato allrarte della preghiera puo intercettare gli accenti misteriosi del mistero pasquale. Più facile, più comune, e perfettamente legittimo è invece un altro modo di ripensare tale mistero pasquale, specialmente se la sua celebrazione è stata preparata e partecipata; ed è lresperienza druna grande onda di esultanza; ed è esperienza non solo passiva, ma provocata, come possibile, dallranima stessa, consapevole delle dimensioni (qui il termine sembra appropriato), dellramore di Cristo: l la larghezza, la lunghezza, lraltezza, la profondità r, cosi le denota San Paolo (Ep 3,18-19): come non cantare? come non proclamare l magnalia Dei r (Cfr. Act.2, 11) le cose grandi di Dio, come la Madonna col suo Magnificat? come non effondere la pienezza di sentimenti accumulati durante il laborioso tirocinio quaresimale e il drammatico rito del triduo pasquale?
Ma a questo punto, cioè a quello del ripensamento immediato e globale della Pasqua, trionfo della Vita nuova, già perfetto in Cristo, iniziato e promesso in proporzionata pienezza un giorno anche per noi, come trovare espressioni adeguate? La Chiesa, che ben sa a quale vertice drineffabilità puo arrivare il sentimento religioso, ha trovato una soluzione, quella di condensare il giubilo, lremozione, lramore in una sola parola, in una sola esclamazione: alleluia! Questo è il grido pasquale, ed è un grido biblico, antichissimo; lo troviamo già nellrAntico Testamento (Cfr. Ps Ps 135,1 ss.), ed è largamente passato nelle liturgie del Nuovo Testamento. Significa: lodate il Signore!, e poi è servito specialmente per dare alla gioia spirituale la sua nota spontanea ed esplosiva, che tutto dice e più vorrebbe dire; il canto sacro vi ha trovato il testo per le sue incantate e incantevoli divagazioni melodiche, come la voce per le sue potenti acclamazioni collettive; ma sempre per esprimere un gaudio prorompente dal cuore, riboccante di fede e di amore (Cfr. Apoc. Ap 19,1-7).
Alleluia! fermiamoci a questo grido pasquale! Per farlo nostro, con la liturgia della Chiesa. E poi per mettere nel codice della nostra mentalità cattolica questo canone fondamentale: la nostra fede, la nostra vita religiosa, è fondamentalmente ottimista. Anzi è per la beatitudine. Drammatica, dolorosa, terribile perfino in certi suoi accenti ed in certi suoi gravissimi dogmi, lradesione a Cristo e alla sua Chiesa è orientata verso la gioia, verso la felicità. Il cristiano, il fedele, il santo non puo essere che fede. Sempre, anche nelle tribolazioni (Cfr. 2 Cor 2Co 7,4). l E nessuno, dice Cristo, vi potrà togliere il vostro gaudio r cristiano (Io. 16, 22). Alleluia dunque! con la nostra Benedizione Apostolica.
PAOLO VI
UDIENZA SPECIALE
1975.04.07
Si rinnova oggi per noi la gioia e la consolazione di ricevere, nelle sue rappresentanti del Capitolo Generale ormai concluso, lrintera famiglia delle Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa: famiglia che sappiamo estesa nelle varie parti del mondo nel gioioso esercizio del suo apostolato; famiglia che è e rimane cara al nostro cuore, anche per i titoli personali di ricordo e di collaborazione che datano fin dal nostro ministero pastorale a Milano; famiglia che riteniamo percio qui tutta presente in spirito, e alla quale mandiamo il nostro saluto, il nostro incoraggiamento, il nostro augurio.
In questo periodo, che si è concluso, voi avete riflettuto a fondo sul carisma proprio dellrIstituto, e vi siete chieste come vi rispondete nei gravi e crescenti problemi della vita religiosa di oggi. Avete certamente delle difficoltà, che voi non volete nascondervi insieme con i confortanti e numerosi elementi positivi: non avete trascurato nulla nel delineare il quadro completo della sempre numerosa e diffusa Congregazione, nelle sue varie attività, nelle sue esigenze di formazione e di spiritualità, nel suo programma di servizio della Chiesa e delle anime. E pertanto davvero si dischiude davanti ai nostri occhi stamani, tutto un magnifico spettacolo di anime che unicamente prese dallramore di Dio, si prodigano nei vari Continenti nelle attività educative della gioventù, in opere sociali, nella collaborazione pastorale, negli ospedali e nella cura dei malati, portando dappertutto il segno sorridente della bontà operosa, che si dona senza chiedere contraccambio : una presenza che riverbera quella, dolcissima e silenziosa, della Vergine Maria, di Maria Bambina, particolare modello di vita consacrata a Dio, umile, povera, gentile, raccolta, generosa. Nel conformarvi a Lei, dilette figlie in Cristo, non vi manchi mai la consapevolezza che in questa imitazione è il segreto della vostra disponibilità totale alle esigenze della Chiesa di oggi, ed è anche la responsabilità, per ciascuna di voi e delle vostre Consorelle, di attualizzare continuamente nel mondo di oggi, di far sentire presente nelle sue tensioni, il cuore materno e sollecito di Colei che è la Madre della Chiesa.
Avremmo tante cose da dirvi, se il tempo non ci fosse tanto scarso: come lrattenzione da dedicare in primo luogo alla cura delle vocazioni, problema certo acuto, ma che occorre affrontare su un piano di fede totale: come la qualificazione professionale delle singole Suore, per rispondere pienamente alle esigenze sia della vita ecclesiale che della legislazione civile, in atto nei vari Paesi ove svolgete la vostra attività; cosi ancora lrorientamento assolutamente apostolico, col quale animare tutte le singole opere dellrIstituto, affinché le Suore trovino impulso alla loro costante dedizione pur nella necessaria diversità delle attribuzioni; e poi lo slancio missionario, che ha dato nuova vitalità alle Suore di Carità; né vogliamo dimenticare la bellissima e opportuna iniziativa della l Casa di preghiera r, nella quale, come in una spirituale Betania, le Suore possono trovare periodi privilegiati di raccoglimento da cui ripartire rinfrancate, come da unroasi corroborante, verso lrassillo quotidiano della consueta attività.
Ci basti lraver semplicemente richiamato su tali punti la vostra attenzione: tutto questo, mentre ci dice che lrintera Società ha orecchi per ascoltare l cio che lo Spirito dice alle Chiese r (Ap 2,7 ss.), ed è percio aperta a raccogliere i segni ldei tempi, ci offre pure il gradito motivo di far nostro per tutte voi lraugurio del Concilio Vaticano II: che le anime consacrate a Dio nelle singole famiglie religiose l possano adempiere con sicurezza e custodire con fedeltà la loro professione religiosa, e progredire nella gioia spirituale sulla via della carità r (Lumen Gentium LG 43).
La carità! E questo il vostro carisma: sappiate attingerla alla perenne fonte della vita trinitaria, per viverla interiormente nellrintimità della grazia e della comunione con Dio mediante la Chiesa, e diffonderla al di fuori come in mille e mille rivoli verso i fratelli, che hanno bisogno di luce alla mente, di conforto alla salute, di solidarietà alla loro sofferenza, nelle sue varie forme. Ecco, dilette figlie in Cristo, il nostro augurio per il vostro programma quotidiano! Noi preghiamo per voi la Madonna Santissima, Maria Bambina, affinché interceda per voi le grazie necessarie al compimento fedele di codesta vocazione, mentre di cuore tutte vi benediciamo.
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.04.09
Noi dobbiamo vivere, Fratelli e Figli carissimi, questo periodo successivo alla Pasqua, la festività del sommo mistero circa Gesù Cristo, nostro Signore (Cfr. R. GUARDINI, Il Signore, VI, 2) e circa la nostra salvezza (Cfr. 1 Cor 1Co 15,20), nel ripensamento e nellresplorazione di questa straordinaria novità della risurrezione, che srinnesta, per un verso, nella storia evangelica e nellresperienza della vita naturale (Cfr. Io. 20, 27), e per un altro verso, la supera e la trascende, obbligandoci e invitandoci a gustare i primi saggi, a noi accessibili, della vita che dobbiamo chiamare soprannaturale. Sebbene scarsa questa super-esperienza della esistenza cristiana nel regno della risurrezione, lo riconosce lo stesso Vangelo (Cfr. Ibid. 21, 25), è tale da attrarre e incantare la nostra curiosità spirituale e da alimentare, volendo, unrinesauribile meditazione, donde poi unrinesauribile aspirazione, sia ascetica, che mistica (Cfr. S. AUGUSTINI De civ. Dei, 19, 27). Noi ci contentiamo delle primissime impressioni scattate dal Cristo risorto per accendere la nostra fede e la nostra meraviglia.
Fermiamo ora la nostra attenzione sullrimprovviso saluto, tre volte ripetuto nel medesimo contesto evangelico, di Gesù risorto, apparso ai suoi discepoli, raccolti e chiusi nel Cenacolo per paura dei Giudei; il saluto che doveva essere allora consueto, ma che nelle circostanze in cui è pronunciato acquista una pienezza stupefacente; lo ricordate, è questo: l Pace a voi r! Un saluto che era risuonato nel canto angelico del Natale (Lc 2,14): l pace in terra r; un saluto biblico, già preannunciato come promessa effettiva del regno messianico (Io. 14, 27), ma ora comunicato come una realtà che è inaugurata a quel primo nucleo di Chiesa nascente: la pace, la pace di Cristo vittorioso della morte e delle sue cause vicine e lontane dei suoi effetti tremendi ed ignoti.
Gesù risorto annuncia, anzi infonde la pace agli animi smarriti dei suoi discepoli. Noi ora non parleremo della pace nei suoi molteplici significati, ma solo invitiamo la vostra attenzione a pensare alla pace del Signore nel suo primo significato, quello personale, quello interiore, quello morale e psicologico, che si confonde con la felicità, quello che S. Paolo iscrive nella lista dei frutti dello Spirito, dopo la carità e il gaudio, quasi confuso con essi (Ga 5,22). Non è estranea questa felice fusione a qualche nostra comune esperienza spirituale, quasi la migliore risposta alla nostra interrogazione sullo stato della nostra coscienza, quando questa puo dire: la mia coscienza è in pace.
Che cosa vrè di meglio per un uomo cosciente ed onesto? La pace della coscienza non è il migliore conforto che noi possiamo trovare in noi stessi? E non supera tale conforto ogni altra consolazione, ogni altro orpello tranquillizzante, che ci puo venire dal di fuori? Chi vuol vivere con la testimonianza interiore druna propria verità, druna propria giustizia non deve forse cercarla in fondo alla propria coscienza, al proprio cuore ? E non è la prima infelicità dellruomo quella dellrautoaccusa della propria coscienza? E non è una degradazione dellruomo stesso il tentativo, ahimé!, spesso abituale e orchestrato da manovre bugiarde, quella di soffocare il disagio senza pace della propria coscienza per dare a se stesso una rispettabile dignità esteriore, o per cauterizzare la propria sensibilità morale con spregiudicate audacie permissive?
La pace della coscienza è la prima autentica felicità. Essa aiuta ad essere forti nelle avversità; essa conserva la nobiltà e la libertà della persona umana nelle condizioni peggiori, in cui essa si puo trovare; la pace della coscienza per di più rimane la fune di salvataggio, cioè la speranza di ricupero della propria riabilitazione, della propria stima e della propria rinascita morale, quando la disperazione dovrebbe avere il sopravvento nel giudizio di sé. Ma è possibile avere, è possibile ricuperare una vera, non illusoria, pace della coscienza con le sole proprie nostre risorse morali? Chi salderà, nei casi migliori, i debiti, cioè i rimorsi del passato? Chi garantirà una certa sicurezza per lravvenire?
E bello notare, proprio nel quadro evangelico che stiamo meditando, quello dellrincomparabile dono della pace interiore, il primo dono fatto da Cristo risorto ai suoi, è bello notare diciamo, come Gesù abbia immediatamente istituito il talismano, cioè il sacramento, che puo dare la pace, la pace alla coscienza; il sacramento del perdono, un perdono risuscitante, quello della penitenza sacramentale, che ha potestà di cancellare i nostri debiti sul libro di Dio (Io. 20. 23).
e quindi di ridare innocenza e vita nuova alle anime, alla loro vera, essenziale condizione, più reale e più bisognosa di terapia miracolosa che non sia la nostra stessa coscienza, specchio non sempre perfetto circa il nostro essere dinanzi allrocchio penetrante e infallibile di Dio.
Pace a voi! Quale saluto vivificante! Quale prima definizione di chi ha la fortuna, - e tutti la possiamo avere! - di partecipare vitalmente, sebbene ancora in misura incipiente, alla vita di Cristo risorto! Non è sempre calmo, lieto, buono, esemplare colui che davvero ha la pace di Cristo nel cuore? Pace dunque a voi! Saluto questo, chrè più che un augurio, è un invito, è un principio, che la liturgia e la conversazione cristiana hanno fatto proprio, e che noi oggi, con la nostra Benedizione Apostolica, a voi rinnoviamo!
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.04.16
Ancora la Pasqua, Figli carissimi, ancora la Pasqua testè celebrata deve alimentare i nostri pensieri, deve essere oggetto della nostra attività spirituale. E fra i vari motivi pasquali uno deve interessarci personalmente e particolarmente; e questo motivo è la novità, il rinnovamento chrè uno dei temi dai quali la spiritualità dellrAnno Santo deve trarre la sua ispirazione caratteristica e determinante.
Questione semplice, ma questione fondamentale: la nostra vita, prima che il mistero pasquale ci sia comunicato, rimane la stessa dopo che tale mistero pasquale, non solo ci è stato annunciato, ma ci è stato comunicato e partecipato? Se il battesimo fa dellruomo un cristiano, come sappiamo, quale fatto, quale elemento, è stato introdotto nella sua vita? Un semplice fenomeno esteriore, quale sarebbe lriscrizione anagrafica del battezzato nel registro degli iscritti a quella società, a quella istituzione sociale, che si chiama la Chiesa?
Ovvero qualche novità reale, esistenziale, soprannaturale è penetrata nella vita profonda, nellressenza intima, nel destino decisivo del battezzato stesso? La domanda è assai grave, e puo sollevare qualche dubbio dal fatto che, li per li, nessuna nota esteriore, sensibile, di per sé operante distingue lresistenza naturale dellruomo da quella soprannaturale del battezzato. Noi concentriamo sul battesimo questa nostra indagine, perché esso è il primo dei sacramenti, è la porta dringresso nella religione cristiana, è lrinserzione in quel meraviglioso disegno della salvezza, che ci rende, con una parentela nuova ed ineffabile, figli adottivi di Dio, in qualche misura partecipi della sua stessa natura (Cfr. 2 Petr.1, 4); ci rende fratelli di Cristo e membra di quella umanità, destinata a far parte del suo Corpo mistico e universale, che si chiama la Chiesa (Cfr. Col Col 1,24), e che è animato da un nuovo flusso vitale, la grazia, cioè lrazione santificante e vivificante dello Spirito Santo, lo Spirito di Cristo, mandato dal Padre (Cfr. Gal Ga 4,6). Questa straordinaria elevazione dellressere umano al grado superiore di vita divinizzata non si ferma al battesimo, come sappiamo, ma con gli altri sacramenti (Cfr. S. THOMAE Summa Theologiae, III, 73, 3, ad 3) e con i carismi e le virtù cristiane si accresce, si evolve, srintreccia con lresperienza della vita naturale, la quale subisce una specie di metamorfosi, di simbiosi fra lresistenza comune, profana e lresistenza straordinaria della grazia, di rinnovamento cioè: di quel rinnovamento che ora ci interessa considerare.
Diciamo in breve: il mistero pasquale è nellrintenzione salvatrice di Dio non ristretta al dramma personale di Cristo; ma comunicativo; la redenzione operata da Cristo si rivolge e si estende meravigliosamente allrumanità, che lraccetta e la fa propria. Per quali vie? Per due vie principali: la via della grazia, che suppone la fede, e la via del costume cristiano.
Questa seconda via ora impegna specialmente la nostra spiritualità prima e dopo la celebrazione liturgica. Il rinnovamento morale è condizione dispositiva, che prepara lrincontro con i misteri della croce e della risurrezione di Cristo Signore; ed è conseguenza operativa per chi a tali misteri è stato associato. Ricordiamo le parole di S. Paolo, le quali sintetizzano questo programma rinnovatore: egli scrive: l Noi siamo stati sepolti con Cristo Gesù per mezzo del battesimo nella morte, affinché come Cristo fu risuscitato da morte per la gloria del padre, cosi anche noi camminiamo in novità di vita . . . r (Rom. 6. 4). Il mistero trascendente della redenzione si fa per noi, ancora pellegrini nel tempo, traccia della vita nuova, della vita cristiana. Citiamo ancora S. Paolo: l vi esorto dunque, o fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come ostia vivente santa, gradevole a Dio, quale vostro culto ragionevole; e non conformatevi al secolo presente, ma trasformatevi col rinnovamento del vostro spirito r (Rom. 12, 2).
Quante cose possiamo imparare da questi brevissimi accenni dottrinali! Imparare, diciamo, la trascendenza dellrinsegnamento cristiano: chi rifiuta per incredulità, o per radicale laicismo questa sapienza superiore spegne la luce di Cristo sulla nostra vita, la quale sembra liberata da dogmi difficili, estranei e vincolanti, mentre è privata della fede e della scienza vitale, chressa dallralto liberamente e amorosamente proietta sui nostri passi, poveri passi disorientati e presto mortificati dallroscurità, o dallrinsufficiente lume del pensiero profano. Imparare dobbiamo il rapporto salutare fra la religione e la vita, e come questa non abbia che da guadagnare da tale rapporto: significato, nobiltà, energia, speranza, gioia dressere cosi interpretata, liberata, salvata. Imparare possiamo come la partecipazione alle celebrazioni liturgiche sia sorgente pura e inesauribile di quel rinnovamento mentale e morale, che andiamo cercando.
Questo vi raccomandiamo, con la nostra Apostolica Benedizione (Cfr. la sempre bella e lirica esaltazione della dottrina della Chiesa in S. AUGUSTINI De moribus Eccl. cath.; PL 32, 1336-1337).
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.04.23
Non possiamo, Fratelli e Figli carissimi, non dobbiamo staccare il nostro pensiero, in questo periodo successivo alla Pasqua, dal fatto, dal mistero della risurrezione del Signore. Questo avvenimento è capitale per la nostra fede. Lo afferma San Paolo in forma categorica: l Se Cristo non è risorto, è vana la nostra predicazione, è vana la vostra fede r (1 Cor 1Co 15,14). La risurrezione di Gesù è la base, è il cardine della nostra religione. E importantissimo che la nostra convinzione a tale riguardo sia chiara, ferma e sicura. Noi istintivamente, come già lrambiente giudaico nel quale quel prodigio si verifico, non saremmo predisposti ad ammetterlo come storico, come vero, come reale. Dubitarono perfino gli Apostoli al primo annuncio della risurrezione del Signore; essi, che ne avevano avuto i! preannuncio ripetuto dalle parole del Maestro (Mt 16,21 Mt 17,23 Mt 20,19); essi pure volevano, come Tommaso, la prova dei sensi, la quale fu pure più volte concessa in modo imprevisto e privilegiato (Lc 24,7 Lc 24,24 ss.; etc.; Io Lc 21, 7, Lc 12 Act Lc 1,3 Lc 10,41), ripetuto, ed esteso anche a molti (1 Cor 1Co 15,6); a S. Paolo personalmente anche dopo lrAscensione (Ibid. 15, 8). Ma Gesù voleva instaurare con i suoi seguaci un rapporto diverso da quello ordinario della nostra vita temporale, il rapporto della fede, generata nel credente dapprima per via di adesione ai primi testimoni oculari della risurrezione, e qualificati fra questi gli Apostoli (Cfr. Act. 1, 8. 22; 2, 32; 3, 15; etc.); ed anche poi per via, misteriosa questa, della grazia, cioè dellrazione dello Spirito: la fede è un dono di Dio.
Merita uno studio speciale questo nostro rapporto col Signore, il rapporto della fede, intesa nel suo significato religioso, autentico e soprannaturale; metteremo percio fra i nostri propositi, suggeriti dalla celebrazione pasquale, quello di precisare nella nostra mente la dottrina della fede, quello di esigerla per noi genuina e sicura, quello di chiarire il concetto e la funzione della fede nel piano della nostra salvezza, specialmente al confronto delle controversie protestanti, moderniste e attuali, che pur troppo sono legione. Con una conclusione, ormai ricorrente, circa la possibile, anzi facile e felice, concomitanza fra il sapere naturale, sensibile, psicologico, scientifico che sia, e la conoscenza mediante la fede.
Ritorna fortunatamente drattualità nelle varie ed erudite commemorazioni che se ne fanno un por dappertutto, un grande maestro del secolo scorso, convertito, mediante lunghe e finissime analisi del pensiero speculativo, morale e religioso, dallrAnglicanesimo al Cattolicesimo, John Henry Newman (1801-1890), il quale scrisse un libro, forse di non facile lettura, ma celebre, non solo per il suo tempo, ma per tanti suoi meriti ed aspetti anche per il nostro, intitolato Grammatica dellrassentimento (Grammar of Assent, 1870). Comrè noto, Newman fu Prete dellrOratorio Inglese, e poi Cardinale; il suo nome ci richiama quello drun altro Oratoriano, italiano questo, morto or sono dieci anni, lui pure Cardinale, Padre Giulio Bevilacqua, autore drun libro, che nella bibliografia religiosa non dovrebbe essere dimenticato: La luce nelle tenebre, libro sofferto e profetico, non certo inutile per la discussione moderna sulla nostra fede.
Ritorniamo al nostro tema, quello della risurrezione di Cristo; e rileviamo un fatto che torna a proposito, il fatto, successivo alla risurrezione, della conoscenza di Lui, la quale si è aperta sulla verità di Cristo, resa cosciente, per quanto è dato alle nostre menti edotte dalla rivelazione, della sublime ed arcana teologia che lo riguarda: le grandi lettere dottrinali di S. Paolo (anteriori nel tempo, non al Kerigma cioè alla prima predicazione circa lrannuncio della buona novella, ma alla redazione dei Vangeli), ci documentano il primo ripensamento, ispirato certo dallo Spirito Santo, su Gesti Cristo; ripensamento non mitico, non enfatico, ma fedele alla verità vissuta e penetrante finalmente, dopo la risurrezione di Lui, nella sua realtà umano-divina, di cui la vita terrena di Gesù aveva, si, lasciato trasparire delle misteriose e ineffabili visioni, come nella Parola di Lui, ovvero nella confessione di Pietro, o nella Trasfigurazione, ecc.; ma senza che gli stessi Apostoli capissero compiutamente il divino segreto della loro incomparabile esperienza nella privilegiata conversazione con Cristo. Capiscono dopo (Cfr. i discorsi di Pietro negli l Atti degli Apostoli r; i discepoli sulla via di Emmaus; etc).
E questo deve confortare assai la nostra condizione di discepoli postumi del periodo evangelico: lrintelligenza della fede puo supplire, anzi superare la conoscenza diretta e sensibile della presenza storica e sperimentabile del Signore. I Santi ce lo insegnano. Siamo cosi, col pensiero riflesso, con la preghiera meditante, con lramore vigilante anche noi presenti al Cristo risorto, che lasciando la scena terrestre ci ha promesso: l Io sono con voi r (Mt 28,28)
Con la nostra Apostolica Benedizione.
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.04.30
LrAnno Santo prosegue, come un aratro nel campo della vita cristiana, diventata consuetudinaria, piatta e infeconda. Lraratura è unroperazione faticosa e spesso appare sconvolgente rispetto alla tradizione puramente abituale e temporale, mentre invece, se è compiuta a regola drarte, cioè secondo le esigenze della rinascente coltivazione del campo, si dimostra utile e indispensabile.
Qual è lraratro dellrAnno Santo? E il recente Concilio, considerato come cultura amorosa del grande campo della Chiesa, e poi del campo, ancora più vasto, dellrumanità, dato che la Chiesa non è istituzione chiusa in se stessa, ma è destinata a tutto il genere umano; essa è potenzialmente universale, per la salvezza del mondo. LrAnno Santo non è un momento puramente devozionale. Esso, abbiamo detto altra volta, è un risveglio; e, innanzi tutto, un risveglio dal sonno interiore, che assopisce e impigrisce tanta parte della gente, che sembra sveglia e viva, mentre dorme dentro di sé; è un risveglio della coscienza, di quella morale e spirituale specialmente.
Fate attenzione ad un successivo risveglio dellruomo cosciente; quando il risveglio da interiore si fa esteriore. Lruomo cosciente non si limita ad unrintrospezione, dentro di sé, ma subito guarda fuori di sé, con sguardo nuovo. Possiamo qualificare questo atto successivo al risveglio come un confronto. Lruomo si confronta coscientemente col mondo che lo circonda.
Confronto: è un atto molto complesso; primo, perché il mondo ci circonda da ogni parte, ci riguarda sotto ogni aspetto; secondo, il mondo è assai vario, complicato, difficile, tanto che reclama studio, analisi, riflessione, ordinamento delle nozioni e delle idee, che esso ci fornisce; sforzo questo che non finisce mai; si preferirebbe talvolta rinunciarvi e procedere alla buona, senza porsi i problemi innumerevoli nascenti da questo confronto fra lrio e il mondo; per di più, terzo, il mondo cambia, e quanto e come cambia, cosi che ci si trova spesso disorientati, e quasi estranei nel mondo, che chiamavamo nostro e non è più il nostro. I problemi crescono. Tutto sembra diventato problema. La nostra sicurezza è scossa; la nostra tranquillità è perduta. Che cosa fare? Noi credenti, noi cristiani?
Lratteggiamento più facile, che sembra spesso anche il più intelligente, è quello del conformismo, quello di vivere come gli altri, come portati dalla corrente comune, dalla moda; dalla moda del pensiero, della politica, dellrinteresse immediato; quello di vivere drattualità, drintensità, di apparente libertà; vivere di facilità, di passività, senza altra personalità fuorché quella data dalla disinvoltura del contegno e del costume.
Questo atteggiamento, è chiaro, è solo parzialmente buono, ma non puo del tutto essere il nostro, obbligati come noi siamo alla fedeltà a certi principii, primo fra i quali lrimpegno alla nostra professione cristiana. Donde un conflitto, che molti oggi, anche fra i buoni, cercano di eludere, con lrapplicazione, comoda ed ambigua, di certi criteri, ai quali, per sé e nei debiti modi, dobbiamo riconoscere un legittimo fondamento di verità: ad esempio, la priorità della coscienza personale, ma invocata spesso per sottrarsi al dovere dellrobbedienza; oppure lrautonomia dellrordine temporale, ma per innalzare come unica bandiera quella del laicismo, miope e ostile alle esigenze dellrordine morale o religioso; ovvero, il pluralismo, ma per coonestare le scelte arbitrarie, contestatarie, qualunquiste, antisociali, ecc.
Che cosa dunque dobbiamo fare? Non è facile rispondere in breve! Potremmo rimandare la vostra ben giustificata curiosità allo studio di quel trattato su la vita moderna, che è la l Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo r, la celebre Gaudium et Spes, che il Concilio ha lasciato in eredità alla nostra e certo alle future generazioni; noi pensiamo che tale Costituzione contenga unrimmensa ricchezza drinsegnamenti di grande attualità e di alta sapienza. Potrebbe essere uno dei buoni propositi dellrAnno Santo di rileggere, meditare, commentare appunto la Gaudium et Spes; vale per tutti.
Se possono bastare ai fini di questa breve esortazione giubilare alcune raccomandazioni, noi vi diremo: 1) ascoltare la voce, l i segni dei tempi r (Cfr. Matth Mt 16,4); cerchiamo di renderci conto di cio che avviene, e delle idee che muovono il mondo; a questo scopo, la lettura della cosi detta l buona stampa r è provvida e in certo senso indispensabile; 2) educarci ad un giudizio critico delle cose (Cfr. 2 Thess 2Th 5,21): insegna S. Paolo: l Tutto esaminate, ritenete cio che è bene r; e 3) ricordiamoci che lressere distinti da cio che chiamiamo mondo, in senso negativo, non ci separa dal mondo, in senso positivo, cioè dallrumanità, anche nei suoi aspetti manchevoli o deplorevoli e bisognosi del grande lume della verità e del benefico farmaco della carità: in uno dei più antichi e dei più bei documenti della tradizione cristiana, lrEpistola a Diogneto, si legge: l Per dir tutto in una parola: cio che è lranima nel corpo, questo sono nel mondo i cristianir ( Diognetum, VI, 1).
Valga questa parola per noi, e valga per orientare, secondo lo spirito del Concilio e dellrAnno Santo, il nostro atteggiamento, il nostro confronto col mondo contemporaneo.
Con la nostra Apostolica Benedizione.
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.05.07
Quando noi cerchiamo di renderci conto della spiritualità di questo Anno Santo, ora penetrato in qualche modo nella nostra anima, nella nostra psicologia, ci accorgiamo che esso si impone come una grande esigenza; esso reclama non soltanto qualche riflessione e qualche atto religioso, accompagnato da un certo atteggiamento di umiltà penitenziale, ma domanda molto di più. Molti di noi, facendosi pellegrini per lracquisto dei benefici spirituali del Giubileo, si sono informati sommariamente delle condizioni apposte per tale acquisto, e hanno visto che, in fondo, tali condizioni non sono gravi; anzi hanno notato che le norme emanate dalla Chiesa dimostrano unrintenzione, che potremmo dire moderna, di facilità; il Giubileo è ridotto a ben poca cosa esteriore; richiede poco tempo, poco disturbo, poca fatica; confrontate le sue prescrizioni con quelle dei Giubilei draltri tempi, esse sono ridotte a ben poca cosa; come tutto ai nostri giorni, esse l vengono a buon mercato r. Basta inserirsi in qualche pellegrinaggio, e tutto viene da sé; nessuna spesa esosa e imprevista, nessun digiuno, nessuna veglia, nessuna forma!e penitenza è tassativamente prescritta. Si, rimane lrincomodo del viaggio, con relativi disagi, ma ormai il turismo semplifica ed agevola tutto, e rende perfino piacevole e interessante questa escursione, la quale, tutto sommato, reca maggiore godimento, che fastidio; maggiore svago, spesso, che impegno.
Noi, che abbiamo la responsabilità generale del programma dellrAnno Santo, siamo ben felici draver reso possibile lrosservanza rituale e logistica del Giubileo, e draverne appianata la via alle folle di semplici fedeli, ma dobbiamo ancora una volta richiamare lrattenzione sulla serietà di questo singolare e straordinario atto religioso, chrè il Giubileo, facile, si, facilissimo nella sua pratica esteriore, ma esigente nel suo compimento interiore. Non è cosa da poco. E un momento, dicevamo altra volta, un risveglio di coscienza, una presa di posizione spirituale a confronto col mondo paganizzante e irreligioso, da cui siamo circondati. Anzi, continuando questo esame circa lressenza e circa le condizioni del Giubileo, tutti vediamo dressere di fronte a grandi difficoltà.
Provi ciascuno a chiedere a se stesso che cosa, nella sua realtà spirituale, vuole da noi il Giubileo: vuole da noi, innanzitutto, il ricorso alle fonti, ben note, ma in questo caso avvicinate con proposito di sperimentarne in profondità lrefficacia soprannaturale e trasformatrice, il ricorso cioè ai sacramenti, quello per ricuperare la vita della grazia, il sacramento della penitenza, e quello per alimentare tale vita col pane eucaristico, cioè con lralimento sacrificale della comunione reale e misteriosa con Cristo vivente. Il Giubileo vuole percio da noi quella conversione, quella cosi detta metànoia, che deve rettificare la concezione, la direzione, la condotta della nostra vita; deve correggere la nostra mentalità, profana, sensuale, esteriorizzata, egoista (Cfr. Eph Ep 4,23); deve ricomporre e rendere operante la logica del nostro battesimo e del nostro cristianesimo (Cfr. Rom. 6, 3; Ga 3,27); deve plasmare cuore contegno come quello drun essere nuovo (Cfr. 2 Cor 2Co 5,17); deve immunizzarci dal ricadere in nuove colpe (Cfr. 1 Cor 1Co 5,7-8); cioè deve davvero rendere buona, onesta, pura, generosa, perseverante la nostra condotta (Cfr. Eph Ep 5,27 Ep 1,4 Col 1,22 Col 2 Petr Col 3,14 etc); e deve infonderci il senso della solidarietà verso gli altri, specialmente verso quelli che hanno bisogno di aiuto e di bontà (Cfr. 1 Cor 1Co 13,1 ss.).
Dicevamo: il Giubileo è una cosa seria. Sorge allora una obiezione scoraggiante: se tanto richiede questratto religioso riformatore e trasformatore, esso è troppo esigente, esso è troppo difficile. Anzi: esso si riduce ad un gesto formale e velleitario; esso aggrava i nostri problemi di coscienza, non li risolve. Non è un momento magico il Giubileo; non devressere un momento illusorio; esso non avrà altro risultato che quello drinasprire lresperienza della nostra incapacità a pareggiare nella condotta pratica e reale i propositi chresso ha ispirati, gli impegni a cui ci ha obbligati.
Fratelli! qui viene in luce unraltra scoperta, della quale tutti e da sempre conosciamo i termini, ma che non è mai abbastanza esplorata. E cioè: noi scopriamo, sotto la pressione delle esigenze druna vita nuova e autenticamente cristiana, la nostra congenita ed in certo senso inguaribile debolezza. Noi non siamo capaci, con le nostre sole forze, dressere cio che dobbiamo essere, cioè fedeli, cioè cristiani. Gesù ci ha preavvisato: l senza di me, voi non potete fare nulla r (Io. 15, 5).
La nostra vita non basta a se stessa. Senza lraiuto, immanente potremmo dire, di Dio, di Cristo, del suo Spirito, noi non sapremmo essere quello che dobbiamo essere: buoni, giusti, umani. Abbiamo bisogno, di che cosa? abbiamo bisogno della preghiera! dellrinvocazione drunrenergia divina che porti rimedio alla nostra pochezza. Senza preghiera non avremo vita cristiana. Lo sappiamo; ma se questo grande esame della nostra vita, chrè il Giubileo, non ci avesse portato ad altra pratica e operante conclusione, quella della necessità della preghiera, assidua, genuina, vissuta, avrebbe raggiunto uno dei suoi più salutari ed alti scopi: la convinzione che dobbiamo pregare! Anche la preghiera è, non solo un dovere, ma unrarte; e arte di grande qualità!
Mettiamo allora, a coronamento del nostro Giubileo, il proposito di rianimare con la preghiera la nostra vita, cominciando a pregare il Signore che sia Lui il nostro Maestro di preghiera: l Signore, insegnaci a pregare! r (Lc 11,1).
Con la nostra Apostolica Benedizione!
Pellegrini delle Diocesi drAgen, drArras, di Blois, drOrléans e di Tours
Chers Pèlerins drAgen, drArras, de Blois, drOrléans et de Tours,
Votre présence nombreuse nous réjouit profondément, Les noms de vos cités évoquent pour nous, avec le profil de vos belles cathedrales, toute la vitalité humaine, sociale, religieuse qui se déploie dans les villes et campagnes de votre grand pays.
Aujourdrhui, Nous vous laissons une seule parole, un seul appel: Aimez passionnément lrEglise! Aimez-la aussi pour ceux qui ne savent plus lraimer. Le Christ suffit, disent-ils parfois. Mais lrEglise, à quoi bon? Croire au Christ ne peut consister à choisir une partie de son message et à négliger lrautre. Or le Christ a voulu lrEglise, notre indispensable Maison de famille. Il vous appelle tous aujourdrhui, par la voix de son humble Vicaire, à continuer de lrédifier en vos diocèses respectifs, autour de vos Pasteurs, dans lrespérance et la joie! Nous demandons au Seigneur de vous bénir et de bénir les chers jeunes du groupe l Amicitia r que vous entourez de vos attentions délicates.
Pellegrini dellrAssociazione l Parents de Prêtres r
Chers Parents de Prêtres,
Nous vous saluons avec une affection particulière et Nous partageons profondément votre joie de vivre en ce moment au coeur de lrEglise, de cette Eglise à laquelle vous avez généreusement donné vos fils. Au nom du Christ et au nom du Peuple chrétien, Nous vous remercions. Et Nous remercions tous les parents de prêtres que vous représentez.
Nous formulons deux souhaits fervents à votre égard. Que le jour inoubliable de lrordination sacerdotale de vos chers enfants et leur travail apostolique drhier et draujourdrhui soient pour vous une source draction de grâce jusqurau soir de votre vie terrestre! Le Seigneur nrignore pas tout ce que vous leur avez donné, spirituellement et matériellement, et il vous récompensera au centuple! Nous vous souhaitons aussi draider beaucoup les prêtres à vivre en profondeur le sacerdoce qui leur a été conféré. A ce plan, votre Association de Parents de Prêtres suscite et oriente de méritants efforts. Nous vous encourageons sur ce chemin et Nous vous bénissons de tout coeur.
Pellegrini cattolici e ortodossi della Grecia
Un mot special maintenant pour un groupe de chrétiens catholiques et orthodoxes, en provenance drAthènes. Nous vous remercions de votre présence, et Nous prions de tout coeur pour vous. En ce temps Pascal, puissiez-vous rayonner, sur votre visage et dans votre vie, la joie de la Résurrection! Crest notre voeu le plus cher, avec celui de lrunité de tous les disciples du Christ.
Gruppi di lingua inglese
We extend a welcome to the visitors from England and Wales: the diocesan pilgrims of Portsmouth and Menevia, led by their respective Bishops. We wish to confirm you in the faith of your saints and martyrs, the faith of Peter and Paul-faith in our Lord and Saviour Jesus Christ.
Our special greetings go to the patients and staff of Stoke Mendeville Hospital for the Paralysed, accompanied by their chaplain. Your journey to Rome has called for courage. May this pilgrimage strengthen you in your resolution to bear your crosses with joy, for you offering, in union with the Saviourrs, has a great value for the Church of God.
We greet with affection the beloved pilgrims from the Sudan, led by the President of the Episcopal Conference. Just one month ago a great event took place in your country with the erection of the Catholic Hierarchy and the ordination of new Bishops. Yes, dear sons and daughters, you are always in our thoughts and close to our heart.
This same affection we have for the pilgrims from Kenya, especially from the Dioceses of Marsabit and Meru. You all know our love for your homeland, our deep interest in your people and in your entire continent of Africa. Take our greetings back to your beloved families.
Our joy is great today as we greet the Holy Year delegation from the Philippines, led by the Archbishop of Manila. We repeat what we said at the end of our visit to you: lWe shall never forget the Philippines. We shall pray for it. ... May God bless the Philippines. May his blessing extend to all those who live in this immense archipelago ... Mabuhay ang Pilipinas! r.
We wish to welcome our Indian sons and daughters. We are happy to have a delegation from Goa and Damâo and from Belgaum, led by the Bishop of Belgaum. May you always be diligent in Christian living, and may you all renew here in Rome, in the spirit of Saint Francis Xavier, your commitment in faith and your zeal in charity.
Present here this morning are the members of the 1975 National Catholic Holy Year World Pilgrimage from Australia. We are here together, as we were once in Sydney and as we said on that occasion, lto experience, consolidate and celebrate in Christ the unity of our Church. This feeling of unity which touches our heart is something wonderful and singular; it should cause us to relish and meditate upon the ljoy of being a Catholicr r. God bless Australia.
A giovani giocatori di pallacanestro
We are always happy to greet young people, and this morning we welcome the Third International Studentsr Basketball Championship. Yes, dear young people, you know that-all during our pontificate and even long before-we have always been the friend of youth. We are deeply interested in your sport events and in all your upright activities. May you always have the energy and enthusiasm to meet the challenges of life, and with Godrs help to make your individual and coordinated contribution, in fraternal collaboration and love, to the building of a better World.
Gruppo del l Cenacolo r del l Movimento per un mondo migliore r
Un saludo cordial para el Grupo l Cenaculo r que componen los dirigentes del Movimiento por un Mundo Mejor.
Nos piace saber que también vosotros habeis sentido de manera particular la llamada del Ano Santo. Cultivais, amadisimos hijos, el ideal de injertar en los hombres un Corazon nuevo, una nueva mentalidad abierta a las cosas del Espiritu.
Al comenzar una nueva etapa de consolidacion, queremos expresaros nuestro aprecio por la labor realizada. Y también queremos exhortaros a seguir siendo, con disponibilidad total, fermento de transformacion cristiana de la sociedad y del mundo.
Contad para ello con nuestras plegarias y con nuestra Bendicion Apostolica.
Pellegrini di lingua portoghese
Saudamos, cordilamente, todos os presentes de lingua portuguesa. As numerosas empregadas domésticas, provenientes de Lisboa e de Portugal, diremos: é grato ver-vos aqui: corno todo o trabalho, é nobre o vosso labor, quando por meio dele se honra a Deus e, com amor, se une e se serve aos irmaos. Dignificai-o sempre, com as virtudes cristas que vos sao demandadas; contribui para o bem e edificai as familias que, de algum modo, Vos integrais. Segui o exemplo e sede devotas de Nossa Senhora!
A todos abençoamos, desejando os frutos espirituais do Ano Santo.
Pellegrini di diocesi italiane
Siamo lieti di rivolgere una particolare parola ai vari pellegrinaggi diocesani che con la loro gradita presenza animano questa assemblea. Sono i fedeli dellrArcidiocesi di Sorrento con quelli della diocesi di Castellammare di Stabia; i diocesani di Ascoli Piceno e quelli ancora di Pozzuoli.
A voi tutti, figli carissimi, esprimiamo il nostro affettuoso saluto; e insieme con voi salutiamo rispettosamente i sacri Pastori che vi hanno accompagnati: lrArcivescovo Raffaele Pellecchia, i Vescovi Marcello Morgante e Salvatore Sorrentino.
Noi vi porgiamo vive grazie per la vostra visita e ci rallegriamo con voi per il fervore di religiosa pietà, con cui avete voluto inserirvi nella corrente di rinnovamento spirituale che questo Anno Santo propone a tutto il popolo di Dio.
Mentre confortiamo il vostro impegno di rinnovamento interiore, di riconciliazione con Dio e con i fratelli, amiamo assicurarvi la nostra preghiera affinché il Signore corrobori con la sua grazia lresperienza spirituale da voi vissuta qui nel centro visibile della cattolicità e la renda largamente feconda di duraturi frutti nella vita ecclesiale, familiare, civica e sociale delle vostre rispettive comunità diocesane. Questo di cuore vi auspichiamo, con la nostra ampia propiziatrice Benedizione Apostolica.
PAOLO VI
1975-AUDIENZE - TESTO DELL'UDIENZA