1974-AUDIENZE - Mercoledì, 8 maggio 1974




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 15 maggio 1974

In queste udienze successive alla Pasqua noi continuiamo a considerare la nostra partecipazione al mistero pasquale, il quale a tale influsso sulla nostra vita da elevarne l’esistenza ad un grado nuovo, che chiamiamo correntemente cristiano, e che effettivamente è soprannaturale; consiste in una rigenerazione, non soltanto simbolica, ma effettiva, che ha riflessi straordinari: sui nostri rapporti con Dio, sul nostro eterno destino, su certi modi di vivere anche in questo periodo temporale e mortale della nostra esistenza medesima, comportando così uno speciale stile della nostra condotta; abbiamo già detto qualche fugace, ma importante parola sugli impegni che la nostra qualifica esistenziale di cristiani comporta; l’impegno della fede, ad esempio, e l’impegno ad una coerente linea morale. Vi è un altro effetto, che deriva, mediante sempre il battesimo, dalla nostra vitale associazione al mistero pasquale, ed è l’impegno ecclesiale.

E ancor più che impegno dobbiamo chiamarlo fortuna, dono, vocazione, inserzione, appartenenza alla Chiesa di Cristo. Il battesimo infatti è la porta attraverso la quale gli uomini entrano nella Chiesa (Cfr.

Lumen Gentium LG 14). È il battesimo che ci fa simultaneamente cristiani e membri della Chiesa. Perché? perché il battesimo trasfonde in noi i misteri della morte e della risurrezione di Cristo; noi «siamo associati alle sue sofferenze, ... per essere con Lui glorificati» (Ibid, 7); noi diventiamo suo mistico corpo; non soltanto per un riferimento morale, ma reale, sebbene misterioso e soprannaturale, sui generis, mediante un vincolo vitale, che oltrepassa ogni umano particolarismo, e ci compagina in una comunione effettiva e visibile, in una società superiore, umana e sovrumana ad un tempo, che si chiama la Chiesa. Rileggiamo S. Paolo: «Voi siete infatti tutti figli di Dio, mediante la fede in Cristo Gesù; quanti siete stati battezzati in Cristo, siete stati rivestiti di Cristo. Non v’è più Giudeo, né Greco; non v’è schiavo, né libero; non v’è maschio, né femmina. Voi siete tutti uno solo in Cristo Gesù» (Ga 3,26-28 Ep 4,5 1 Cor 1Co 6,15 Col 3,15).

Qui verrebbe naturale uno studio, anche sommario, ma essenziale per avere un concetto esatto della vita cristiana, sul «corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa» (Cfr. la grande Enciclica di Papa Pio XII, del 1933; vedi JÉROME FIAMER, L’Eglise est une communion, Cerf 1962), tema questo della più moderna teologia, ricchissima di magnifiche dottrine, come di interessantissime questioni, come quella della distinzione, convergente in una sostanziale identificazione fra «Popolo di Dio» e «Corpo mistico di Cristo», entrambi, sotto aspetti alquanto differenti, designanti la Chiesa (Cfr. HAMER, ibid., p. 45 e p. 50; Y. CONGAK, L’Eglise que j’aime, Cerf 1968, p. 31 ss.); come l’altra, immensa e affascinante questione sull’Ecumenismo: i battezzati non appartengono tutti alla Chiesa? e la Chiesa non è una sola? (Cfr. J. A. Moehler, V. Soloviev, A. S. Khomiokov, etc.) Sì, risponde il Concilio; ma l’appartenenza perfetta alla Chiesa richiede, oltre il battesimo, altre condizioni, come l’identica fede (Cfr. Eph Ep 4,5 Io Ep 10,16), e l’unità di comunione (LumenGentium, 15; UnitatisRedintegratio, 2, 3, etc.), così che, insegna il Concilio, solo per mezzo della Chiesa cattolica di Cristo, ch’è lo strumento generale della salvezza, si può ottenere la pienezza dei mezzi salvifici (Unitatis Redintegratio UR 3 W. BERTRAMS, Quaestiones Fundamentales Iuris Canonici, Gregoriana 1969, p. 242 ss.).

Ma lasciamo per ora questi problemi e fissiamo lo sguardo sopra la realtà, che ci preme fare risplendere con luce pasquale nelle nostre anime. La realtà è questa: noi siamo vitalmente inseriti nella Chiesa di Cristo. Egli è la vite, noi siamo i tralci (Io. 15): notate quante volte, in questo capitolo del Vangelo, il Signore ci raccomanda di «rimanere in Lui», come una necessità imprescindibile, come una necessità irrinunciabile, come un amore inscindibile. Egli è il nostro Capo, noi siamo le membra del suo corpo, la Chiesa (Cfr. Col Col 1,18). Il battesimo ci ha fatti Cristiani (Cfr. Io. 3, 5; Act. 2, 41; 4, 4; 8, 12; 10, 48): di questo avvenimento, che ha investito fino nelle profondità il nostro essere, non dovremmo mai dimenticarci.

E della comunione, visibile e misteriosa, storica ed escatologica, che il battesimo stabilisce fra noi e la Chiesa, quale realmente essa è, sia pur essa umana e perciò limitata e difettosa nelle sue contingenti espressioni, dovremmo essere custodi gelosi, fieri ed umili ad un tempo, pronti a sentirci esaltati nella nostra personalità, quando le siamo sinceramente, amorosamente devoti.

E una cosa ricordiamo e impariamo: amare la Chiesa! Come il Signore! (Ep 5,29) Com’è scritto, a Ginevra, quale sola epigrafe, sulla tomba del Cardinale Mermillod: dilexit Ecclesiam! E come scriveva il Rosmini: «La Chiesa di Gesù Cristo . . . è quella, che non si può amare mai troppo, né relativamente, né assolutamente . . .» (A. ROSMINI, Fedeltà alla Chiesa, Morcelliana 1963).

Amare la Chiesa! Con la nostra Apostolica Benedizione.

Gli eletti seguaci di S. Bernardo

Et maintenant , Nous avons grande joie à saluer les fils de Saint Bernard, venus Nous rendre visite à l’issue de leur Chapitre général. Nous adressons nos vceux fervents de très fécond Généralat à Dom Ambrose Southey, récemment élu à tette charge.

Nous assurons les capitulants ici présents et tous les religieux qu’ils représentent de notre affection particulière pour l’Ordre Cistercien.

Dans tette période extrêmement mouvementée de l’histoire humaine, dont les retentissements inévitables sur la vie ecclésiale sont très nombreux, faites tout, chers Fils, pour garder ou retrouver la ferveur de Saint Bernard! Bien au delà des réformes qui risquent parfois d’estomper le problème essentiel, celui de l’expérience profonde de Dieu, que vos abbayes rivalisent d’enthousiasme évangélique pour le silence, l’austérité, la contemplation solitaire, la louange commune, l’amour de la saine doctrine, l’attachement passionné à l’Eglise! Ce sont de tels monastères qui peuvent, en vérité, accueillir et aider jeunes et adultes d’aujourd’hui a approfondir le sens de Dieu et le sens de leur vie. Nous demandons au Christ, avec Notre-Dame et Saint Bernard, de vous aider à poursuivre votre idéal cistercien dans la joie et l’espérance.

Conferenza generale dei Fratelli Maristi

Chers frères maristes, votre visite Nous est agréable et réconfortante: soyez les bienvenus! Soyez assurés que votre florissante famille religieuse, vouée à l’éducation chrétienne, a bien sa place dans notre coeur ! Nous savons que les travaux de votre séjour romain sont consacrés à un long et profond regard sur la vie de votre Institut depuis le Chapitre spécial de mille neuf cent soixante huit, afin de préparer déjà le Chapitre de mille neuf cent soixante seize. Si vous peinez pour discerner le meilleur, soit dans l’expression de votre vie consacrée, soit dans l’accomplissement de vos tâches éducatives, vous croyez aussi que l’Esprit Saint accompagne et féconde la recherche humble et loyale d’exigences évangéliques ou professionnelles, véritablement vécues pour Dieu et pour les hommes. Que Notre-Dame, si fortement aimée par votre Bienheureux Fondateur et par tous ses disciples, vous remplisse de joie, de sérénité, de fidélité, d’esperance, afin de continuer à tracer, pour les hommes d’aujourd’hui, des routes de lumière et de salut! Avec Notre Bénédiction Apostolique.

Religiose di lingua inglese

Our special welcome goes to the Sisters of the ARC Program, who are pursuing a course of renewal in Rome. It is always a joy for us to be able to greet a group of Religious, our beloved daughters in Christ Jesus. It is a special joy to greet a group like your own, for you will go out from this City to share with your respective communities the fruits of your study and prayer.

Our message to you and yours today is summed up in the word “fidelity”: fidelity to Jesus Christ and to life-giving word and sacrificial love, that is, fidelity to your Christian calling and religious consecration, fidelity in giving the edifying and joyful witness with which you promised to serve God’s people. The World turns to you and says what people in the Gospel said to Philip: “Me wish t o see Jesus” (Io. 12, 21). And we say to you: Show Jesus to the World.

This is your mission, this is your life. With our Apostolic Blessing.

Giovani delle Opere Salesiane

Ci rivolgiamo con particolare simpatia al festoso gruppo di circa mille ragazzi, radunati a Roma dal Centro Nazionale delle Opere Salesiane.

Cari ragazzi; la vostra presenza a questo incontro ci colma di gioia e di gratitudine, perché pensiamo alle promesse di cui siete portatori per la Chiesa, voi, nella vostra fanciullezza e nella vostra incipiente giovinezza.

Vi trovate a Roma - «insieme e in allegria» - per un appuntamento che deve servire a ravvivare e a rinnovare i vostri impegni di bontà e di amicizia, sulle orme di un vostro giovane e bravo collega: san Domenico Savio. Ecco, avete nel vostro motto il programma per una esperienza e per una testimonianza cristiana che il mondo attende da voi con un’ansia immensa.

Sappiate «stare insieme», aiutandovi in tutto, accettandovi anche nelle diversità, perdonandovi nelle debolezze e stimolandovi sempre nella bontà. Sarà questo il vostro contributo alla pace. È questo il senso in cui «La pace dipende anche da te», cioè anche da ciascuno di voi: tema, anche questo, che avete voluto scegliere come atmosfera del vostro incontro romano.

E sappiate «stare in allegria, stare nella gioia»; quella allegria che proviene dalla consapevolezza di fare sempre il possibile per migliorare voi stessi e gli ambienti in cui vi trovate, e dall’animare la vita con l’amore, qualunque essa sia; quella gioia che è frutto della comunione con Dio, cioè della grazia, e che può essere distrutta solo dal peccato, vera causa di ogni tristezza.

Vi incoraggia e vi segue la Nostra Benedizione Apostolica, che vi impartiamo con tutto l’affetto.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 22 maggio 1974

Ancora trattiene la nostra attenzione il mistero pasquale, che abbiamo recentemente celebrato, e che, come una luce accesa sul cammino della nostra vita, ci invita a formarci una nuova concezione di Cristo, della nostra esistenza e del mondo, concezione che possiamo definire escatologica. Non ci spaventi la parola difficile, estranea alla terminologia degli antichi catechismi, i quali però usavano una parola, che possiamo dire equivalente, pur nel suo significato più ampio e più generico, quello di concezione cristiana della religione e della vita (Cfr. M. SHIMAUS, II problema escatologico nel cristianesimo, nel II vol. di Problemi e orientamenti di Teologia dogmatica, Marzotti 1957, p. 925 ss.).

Escatologia è un vocabolo che, come si sa, deriva dal greco, e vuol dire «ultimo», finale, estremo; e nel linguaggio biblico può avere un duplice significato, quello di ulteriore, di superiore, di superstite, di soprannaturale, quando si riferisce ad un’esistenza, che sorpassa, nella forma e nella durata la vita presente, temporale e mortale; ovvero può significare, e più normalmente, lo stato profetico riguardante la fine di questo mondo, la situazione cosmica e esistenziale, quale sarà al termine della storia, quando Cristo ritornerà, nella gloria, per giudicare « i vivi e i morti », come ci lascia immaginare il discorso di Cristo circa la scena grandiosa e misteriosa del giudizio finale e della discriminazione fatale dell’umanità (Mt 25,11-36). I nostri testi tradizionali, sempre autentici, ci parlano di queste sublimi e tremende cose, in un trattato intitolato «i nuovissimi», che tratta quattro formidabili capitoli: morte, giudizio, paradiso e inferno, ai quali è unito quello del purgatorio, tutti documentati da precise riferenze e insegnamenti dogmatici del magistero ecclesiastico.

Come per tanti altri aspetti del mondo religioso, la materia si presenta assai abbondante, assai profonda e assai importante; merita certo ben più ampia riflessione che quella a noi possibile in questa sede e in questo momento. Ma noi ora limitiamo il nostro interesse a soli tre accenni su questo immenso quadro escatologico.

Primo. Circa la risurrezione di Cristo: realtà, e quale realtà? È noto come lo studio circa la risurrezione di Cristo abbia dato origine, proprio in questi anni, ad analisi d’ogni genere, proclivi alcune a contestare la realtà storica e fisica di questo avvenimento centrale e capitale della storia umana e della fede cristiana (Cfr. 1 Cor 1Co 15). La dottrina nostra: biblica, storica, teologica, liturgica, spirituale, - voi lo sapete - non ammette dubbi circa questo avvenimento: Gesù Cristo è veramente risorto; cioè dopo la morte, una vera morte, Egli, per divina virtù, è ritornato realmente in vita, anima e corpo, ma in uno stato nuovo, come «uomo celeste» (1 Cor 1Co 15,47), cioè vivificato anche nella sua umanità da una superiore azione dello Spirito divino.

Siamo, sì, nel surreale, ma nella verità, di cui alcuni (Act. 10, 41), e non pochi (oltre cinquecento, dice San Paolo) (1 Cor 1Co 15,6), furono testimoni oculari, e di cui noi credenti dobbiamo essere non meno validi assertori (Cfr. F. PRAT, Théologie de St. Paul, 1, 157 ss.; circa le discussioni odierne: C. PORRO, La Risurrezione di Cristo oggi, ed. Paoline 1973). Certezza dunque, beata certezza sul fatto della risurrezione del Signore.

Secondo punto: il nostro personale ed ecclesiale rapporto con Cristo risorto. Questo dice la nostra dottrina: anche noi, come Cristo, in Cristo, risorgeremo. È straordinario. Ma è così: la fede in Cristo e il battesimo, da lui istituito, nel nome del Dio vivente, Padre e Figlio e Spirito Santo, ci assicurano, se noi siamo fedeli, una analoga vittoria sulla morte; diciamo, con immenso stupore e con immenso gaudio: sulla morte. La morte, la nostra suprema nemica, sarà vinta alla fine (1 Cor. 1Co 15,26). Anche noi risusciteremo! Cristo è il principio di questo prodigio; Egli è la causa esemplare (in Cristo, come Lui dobbiamo risorgere); Egli è inoltre la causa meritoria (per Cristo, per causa sua, noi potremo risorgere). Questo è il compimento della sua missione messianica, questo è il miracolo della redenzione. Questa, se noi vogliamo corrispondere al disegno redentore, è la nostra sorte finale, la nostra escatologia. Il mistero pasquale domina perciò il nostro supremo destino.

Terzo punto. Noi ci domandiamo: ma come? ma quando? Ed ecco un altro aspetto di questo sommo fatto religioso: il riflesso cioè della concezione escatologica sulla esistenza presente. In altri termini: noi dobbiamo interrogarci sull’influsso che la nostra fede nella vita futura, quale da Cristo è stata annunciata e dalla Chiesa insegnata, abbia sulla nostra vita nel tempo. Una volta questo pensiero era vigilante, come un lume acceso nell’oscurità, tanto complessa e tanto insidiosa, del pellegrinaggio dell’uomo nel corso del tempo. Ora, invece, si direbbe che si fa di tutto per velare o per spegnere quel lume, per distogliere dalla mentalità umana quel pensiero della vita futura, e per abituare l’uomo moderno a formarsi una concezione puramente temporale, attualista, e a fare i calcoli direttivi della vita entro, e non oltre, l’orizzonte dell’ora presente. Il laicismo radicale chiude lo sguardo sul mistero e sul destino dell’immortalità dell’anima, e tanto più sulla visione della promessa risurrezione.

Noi cristiani invece, se abbiamo fede nella realtà e nella virtù del mistero pasquale, dobbiamo formarci una concezione, osiamo dire, ambivalente della nostra vita: essa è nel tempo, ma sarà un giorno nel regno celeste (non immaginato questo come il «cielo empireo» degli antichi, ma come uno stato ontologico nuovo, misteriosamente e meravigliosamente concepito dalla mente di Dio). Un regno celeste, al quale, per certi titoli, come la fede, la grazia, la carità, già apparteniamo. Noi siamo in parte di qui e in parte di là; noi siamo già «nuovi», già «vivi» d’una vita che la morte corporale non potrà spegnere. Dobbiamo saper vivere simultaneamente nel tempo e nel cielo. Ricordate ancora San Paolo: «Se dunque siete stati risuscitati con Cristo (nel battesimo), cercate le cose di lassù, non quelle della terra» (Col 3,1); e ancora: «come fu risuscitato Cristo da morte per la gloria del Padre, così anche noi dobbiamo camminare in novità di vita» (Rom. 6, 4). Una bella preghiera liturgica ce lo ricorda : inter mundanas varietates ibi nostra fixa sint corda, ubi vera sunt gaudia.

E non sorga in noi il dubbio che l’orientamento della nostra vita verso il suo destino futuro, escatologico, ci renda inabili a compiere perfettamente e intensamente i nostri doveri nel tempo fuggente e presente, ché anzi aumenterà in noi il senso del suo inestimabile valore e la sapiente volontà di bene impiegarlo.

Con la nostra Apostolica Benedizione.

La piccola Opera della Redenzione

Ci sembra degno di particolare menzione, per il numero e per la qualità e per il significato, il pellegrinaggio indetto dalla Piccola Opera della Redenzione. Sono 1500 persone, la maggior parte ragazzi assistiti nei vari istituti, insieme con i sacerdoti e le religiose, loro educatori; li guidano il Vescovo di Nola, nella cui diocesi ebbe inizio l’opera assistenziale, e con lui i Vescovi di Calvi e Teano, di Avellino, di Albano; e il movente di questo incontro è la espressione di gratitudine a Dio, per gli inizi della Piccola Opera, a Visciano di Nola nel Natale del 1943, e per la sua progressiva affermazione, fino a giungere alla Colombia per la cura dei ragazzi più abbandonati di quella Nazione, a noi tanto cara.

Anche noi ringraziamo commossi il Signore per il bene che l’Opera ha compiuto in questi anni, con genuino amore evangelico ai piccoli, prediletti di Cristo, dando loro una adeguata qualificazione tecnica, che finora ha permesso a circa trentamila ragazzi di inserirsi nella società con diplomi specializzati e come stimati professionisti, oltre a quelli che sono diventati sacerdoti per continuare la missione santificatrice ed educatrice per cui l’Opera è nata.

Lode all’istituzione the ha rinnovato e prolungato nella società, nata dalle rovine de1 dopoguerra, una tradizione the nobilita la storia religiosa d’Italia. Auguriamo all’opera di progredire costantemente nel solco delle solide virtù del Vangelo, nell’impegno apostolico e nel culto della vita interiore, the quello garantisce assicurandone il frutto; e, in pegno dell’assistenza divina, impartiamo ai suoi membri, sacerdoti e religiosi, ai carissimi ospiti, agli ex-alunni, ai benefattori, la nostra particolare Benedizione Apostolica.

Corso di perfezionamento teologico di sacerdoti americani

Our special welcome goes to the priests of the Institute for Continuing Theological Education. We are grateful for your visit this morning, for we view it as an expression of your filial devotion and of your supernatural faith. It is our hope that these months have proved beneficial to you through prayerful reflection and an increased experience of sacerdotal solidarity and fraternity.

We urge you to continue on, united in spirit and ideals, towards the great goal of Christian renewal. We hope that, as you acquire a “fresh spiritual way of thinking” (Ep 3,23), you will remain steadfast in the joy and love of Christ Jesus.

Scintoisti giapponesi

We greet with cordial and warm affection the group of Shinto priests from Kyoto. May your stay in Rome and in the West be enjoyable for you, and may it be spiritually profitable.

Love is based on knowledge, and we pray this present experience of different cultures may give you a wider knowledge which will be a help in deepening your love for others. God bless you.

Capitolo Generale dell’ordine di N.S. della Mercede

Un saludo particular a los Religiosos de la Orden de Nuestra Señora de la Merced, que celebran en estos días su Capítulo General ordinario, destinado sobre todo al estudio de la renovación de la vida religiosa, según las directrices marcadas por el último Capítulo General especial.

Al perseguir estos objetivos, os invitamos, amadísimos hijos, a no perder de vista que para que la renovación de vuestra vida sea auténtica, debe ser ante todo una renovación interior (PerfectaeCaritatis, 2, 3), que partiendo de la inspiración primigenia de vuestro Instituto, os lleve a la vez a saber adaptar vuestra forma de vida, vuestras obras y métodos de apostolado a las necesidades del momento actual, para mejor ayudar así a los hombres de hoy y conducirles a Dios.

Dicha renovación no podrá ser conseguida sin que cada uno de vosotros tenga constantemente presente a Cristo como modelo y ejemplo de vida y sin que todos traten de unirse frecuentemente con el Señor a través de la oración personal, que será expresión de la propia fidelidad al sentido evangélico de la vida, que asegurará un aliento en el propósito de consagración total a Dios y al servicio de los hombres y que constituirá asimismo un sólido conforte en el cumplimiento del deber. Esa unión asidua con Dios inspirará igualmente vuestra vida común, para que no sea una mera convivencia externa, sino que se convierta en palestra de caridad fraterna y de mutuo apoyo para el apostolado.

Enriquecidos así vuestros espíritus, encontraréis en el servicio y promoción moral del ser humano un criterio válido para vuestra actividad en el momento presente. En efecto, el hombre de hoy necesita ser librado de esclavitudes humanas y sobre todo morales no menos graves de otras del pasado.

Con nuestros mejores votos para los trabajos de vuestro Capítulo General, os impartimos de corazón una especial Bendición Apostólica.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 29 maggio 1974

Noi abbiamo meditato, in questo periodo successivo alla Pasqua, i rapporti che legano a noi questo mistero della morte e della risurrezione di Cristo, e procedendo in questa riflessione noi arriviamo ad una conclusione, che più d’ogni altra supera la nostra capacità di parola, tanto da preferire quasi rimanere muti, che costringere in poche e povere espressioni le ineffabili realtà religiose, alle quali ci dobbiamo pur riferire, essenziali e virtualmente note com’esse sono. I Santi vi hanno scritto dei trattati teologici (Cfr. per citarne uno solo, S. AMBROGIO, De Spiritu Sancto, PL 16), e i Teologi vi hanno dedicato meditazioni senza fine (Cfr. TIXERONT, Histoire des dogmes, 1905; SCHEEBEN, Dogmatica, II); si tratta della rivelazione circa lo Spirito Santo e della nostra partecipazione soprannaturale alla Vita divina, partecipazione che chiamiamo la «grazia», quella Carità cioè, quell’amore elevante, santificante e vivificante, che appunto per virtù e per merito della redenzione, del mistero pasquale, è infuso nelle anime di coloro che sono diventati Cristiani (Cfr. Rom. 8, 11). Si tratta della grande controversia dottrinale circa la nostra «giustificazione», cioè l’azione divina mediante la quale siamo purificati dalla triste eredità del peccato originale e diventiamo «santi», cioè esistenti in forza d’un nuovo principio vitale, che non solo riveste, ma pervade il nostro essere naturale, e ci garantisce la vita eterna in Cristo nella pienezza finale del regno di Dio (Cfr. S. TH. I, 38; I-II, 109-114; DENZ.-SCHÖN. 1520, ss.). Si tratta della nostra autentica vita cristiana, vissuta appunto «in grazia di Dio».

Tante, troppe cose per queste nostre umili parole. Grandi verità, grandi questioni. Ci accorgiamo almeno della straordinaria ricchezza della vita religiosa, della sua profondità, della sua bellezza. Non per nulla siamo alle soglie del regno di Dio, al quale il regno di Cristo ci introduce, ci educa, ci rende partecipi. Fermiamoci ad una sola considerazione: alla necessità di vivere in grazia di Dio. E riportiamoci al Vangelo. Vi ricordate l’episodio? narrato dall’evangelista S. Giovanni? al capo terzo del suo Vangelo, circa l’intervista notturna d’un «notabile» del suo tempo e del suo ambiente, di nome Nicodemo, il quale, andato per esplorare chi veramente fosse e che cosa in sostanza insegnasse Gesù, si ebbe da Cristo questa prima e sconvolgente risposta: «In verità, in verità ti dico che se uno non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio». È così preannunciata la necessità d’una vita nuova, derivante da un principio diverso, estrinseco, superiore e infuso nella nostra esistenza naturale per renderla idonea a partecipare, in data forma e misura, niente meno che alla vita divina: «In verità, in verità ti dico, insiste Gesù, se uno non rinascerà dall’acqua (allude al battesimo), e dallo Spirito Santo (allude alla grazia battesimale), non può entrare nel regno di Dio». Il dotto interlocutore, Nicodemo, lì per lì, non comprende nulla; ma comprendiamo noi, che ricordiamo altri insegnamenti di Cristo, su questa rivelazione e su questa instaurazione d’una gratuita, nuova, mistica vitalità del credente, fedele seguace di Cristo Salvatore.

Facciamo un salto agli ultimi discorsi del Signore nell’ultima cena, alle estreme, commoventi, ineffabili sue confidenze, circa la nuova, divina comunione mediante la quale Egli, con una sua inattesa presenza, rimarrà, dopo la sua scomparsa dalla scena temporale, ancora con quelli che si possono dire suoi; rimarrà con l’invio dello Spirito Santo, il Paraclito, l’assistente, il consolatore, l’ospite interiore, rivelatore della verità salvifica, il suggeritore della preghiera incomparabile (Cfr. Rom. 8, 27); S. Paolo moltiplica espressioni stupende su questo fatto prodigioso dello Spirito Santo che viene nella nostra anima col suo divino respiro, con la sua luce rischiarante e rassicurante, con la sua forza, che può trarre dalla nostra naturale debolezza il testimonio, l’eroe, il martire, il santo, quale dev’essere il vero seguace di Cristo (Cfr. DENZ.-SCHÖN. 1535). Siamo nel misticismo dei contemplativi? nel sentimentalismo dei poeti? nel1 a sfera dei carismatici iniziati? cioè ad un livello straordinario e solo da pochi raggiungibile di vita cristiana? No, siamo sul piano comune di coloro che vivono «in grazia di Dio».

Manifestazioni spirituali singolari a parte, che davvero sono privilegio e conquista di pochi, questa animazione dello Spirito Santo, la quale ci fa « giusti », ci dà modo di rendere buone e meritorie tutte le nostre oneste azioni, ci fa progredire nella intelligenza e nella pratica dello stile cristiano per la nostra vita, ci trasforma in «santuari», in cui abita Dio santissimo, Uno e Trino (Io. 14, 23), ci assicura perciò la continuità, anzi il mistero indescrivibile (Cfr. 1 Cor 1Co 2 1 Cor 1Co 9) della vita futura, è per tutti! Figli carissimi! riflettiamo bene: è per noi tutti! Per tutti disponibile, per tutti anzi doverosa e necessaria; l’alternativa prospettata per la nostra sorte eterna non ammette dubbi: dobbiamo vivere oggi, per poi vivere sempre beati, in grazia di Dio.

Voi sapete come può essere fragile questa situazione; ma tutti dobbiamo confermarci nella duplice convinzione: è necessario, è possibile, sì, vivere in grazia di Dio. Ecco il nostro ricordo pasquale; ecco la nostra vigilia per la prossima ed eccelsa solennità della Pentecoste: la festa dello Spirito Santo, la festa per noi della grazia divina.

Con la nostra Benedizione Apostolica.

L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Acette audience participe un groupe que Nous sommes heureux de saluer spécialement: ce sont les membres de la «Consulta» de l’Ordre Equestre du Saint-Sépulcre de Jérusalem, réunis autour de leur Grand-Maître, le Cardinal de Furstenberg, du Patriarche latin de Jérusalem et de plusieurs de nos collaborateurs.

Notre récente Exhortation Apostolique Nobis in animo doit être pour vous, chers Fils, un encouragement à faire grandir chez les fidèles de tous les pays que vous représentez l’amour de la Terre Sainte, de ces Lieux que la présence du Christ a rendus à jamais bénis et sacrés. Efforcez-vous également de susciter un élan concret de charité envers les communautés chrétiennes de Palestine, pour qu’elles puissent poursuivre leur magnifique témoignage dans tette région.

Avec notre Bénédiction Apostolique.

A sportivi del Belgio

Nous saluons maintenant les membres de l’Association Royale Sportive de la Police de Bruxelles. On Nous a dit que vous étiez venus de Belgique à bicyclette! Chers amis, la vie tout entière est camme une route: continuez à la parcourir sans craindre l’eflort, dans l’entr’aide et la joie. Nous vous le souhaitons de grand cceur, avec notre Bénédiction Apostolique.

Beminde zonen van de vlaamse taal: Uw reis naar Rome is een mooi voorbeeld van sportieve geest! Van ganser harte zegenen wij U, Uw families en allen die U dierbaar zijn.

Le abbadesse dei monasteri benedettini d’Italia

E’ per noi una vera gioia accogliere nell’udienza di stamane un distinto gruppo di Abbadesse di monasteri benedettini italiani, le quali si trovano a Roma per seguire un corso di spiritualità e di aggiornamento.

Figlie carissime! Ci conforta assai il sapervi così lodevolmente impegnate a prendere sempre più chiara coscienza della missione provvidenziale e indispensabile svolta in seno alla Chiesa dalle religiose di vita contemplativa, in vista soprattutto del contributo che voi potete e dovete dare nel campo dell’evangelizzazione del mondo contemporaneo.

Se l’evangelizzazione è, nel suo significato più ampio, portare Cristo e la sua vita divina all’intera umanità, la vostra vocazione, che comporta separazione del mondo e vita nascosta spesa nella preghiera, nel silenzio e nella mortificazione, non significa isolamento dalla comunità ecclesiale, ma vi colloca nel cuore stesso dell’attività apostolica della Chiesa di Dio; giacché è dalla stretta unione con Cristo, che trova nell’ideale monastico così alta testimonianza, che soprattutto saranno resi fecondi gli sforzi della Chiesa per comunicare al mondo la salvezza operata dal Divin Redentore sulla Croce.

Pertanto giustamente affermava il Concilio Vaticano II che gli Istituti religiosi di vita contemplativa «hanno avuto fin qui ed hanno tuttora una parte notevolissima nell’evangelizzazione del mondo» poiché «con le loro preghiere, penitenze e tribolazioni hanno la più grande importanza ai fini della conversione delle anime, perché è Dio che, quando è pregato, invia gli operai nella sua messe (Cfr. Matth. Mt 9,38), apre lo spirito dei non cristiani perché ascoltino il Vangelo (Cfr. Act. 16, 14) e rende feconda nei loro cuori la parola della salvezza (Cfr. 1 Cor 1Co 3,7)» (Ad Gentes AGD 40).

Vi diremo dunque di mantenere vivo ed operoso in voi il senso della vita contemplativa, nella fedeltà delle genuine tradizioni benedettine, affinché possiate adempiere con sempre maggiore fecondità il ruolo a cui siete chiamate dalla Chiesa.

Vi guidi Maria SS.ma, vostro ideale e modello di consacrazione a Dio e di donazione alle anime, e vi confermi nei vostri propositi la nostra Apostolica Benedizione, che di cuore impartiamo a voi qui presenti e a tutte le vostre Consorelle.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 5 giugno 1974

Noi siamo ancora col pensiero, col cuore, rivolti alla festa di Pentecoste, e sappiamo perché. La Pentecoste è una festa che non finisce, dura ancora, durerà sempre. Noi dicevamo che la Pentecoste celebra la nascita della Chiesa; ora, finché vive la Chiesa, quel fatto che caratterizza la Pentecoste, cioè l’animazione divina dell’umanità credente, mediante l’infusione del respiro dello Spirito Santo, dura ancora, ripetiamo, durerà sempre. Si tratta d’un fatto storico e metastorico, avvenuto cioè in un dato momento del corso del tempo, cinquanta giorni dopo la Pasqua ebraica, e per noi dopo la risurrezione di Cristo, e in quella medesima congiuntura avvenuto nell’ordine superiore dei disegni divini, quando piacque al Padre celeste rivelarci «il mistero della sua volontà, . . . cioè d’instaurare tutte le cose in Cristo . . .» (Cfr. Eph Ep 1,9-10), di fondare la Chiesa, «edificio eretto sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti, essendone pietra angolare lo stesso Cristo Gesù, sul quale tutto l’edificio ben costruito s’innalza a tempio santo del Signore»; del quale edificio noi pure siamo parte, come parte d’un «santuario di Dio nello Spirito» (Ep 2,20-22).

Questo aspetto misterioso della Chiesa conferisce alla Chiesa stessa diversi nomi simbolici nella S. Scrittura e nel linguaggio religioso: corpo mistico, popolo di Dio, sposa di Cristo, vite vera, gregge del Pastore evangelico, tempio della vera religione, arca dell’alleanza, regno di Cristo, famiglia di Dio, ecc. (Cfr.

Lumen Gentium LG 6); ma stando alla etimologia, Chiesa vuol dire «convocazione», assemblea, società (Cfr. Y. CONGAR, Sainte Eglise, p. 21 SS., Cerf 1963).

Ora il momento in cui questa particolare società umano-divina cominciò a vivere, ad agire, ad avere coscienza di sé, a sentirsi animata da un’Energia profetica, soprannaturale, tutta speciale, nuova e incoercibile, cioè dallo Spirito Santo, fu quello della Pentecoste.

Fu come l’accensione d’un fuoco personale, interiore, che fiammeggiò anche esteriormente, fu nella scena come il soffiare d’un vento, come il fragore di un tuono, come una scossa di terremoto, come lo svegliarsi simultaneo d’una moltitudine, con un’esplosione di grida e di gioia, un’onda spirituale di parole e di eloquenza, che subito si manifestò prodigiosa, perché comprensibile a gente che ascoltava, proveniente dalle più diverse origini, e perché manifestamente destinata all’umanità intera. Nasceva la Chiesa, in quell’ora improvvisa, Chiesa riconoscibile nelle sue quattro note: santa ed apostolica, Chiesa unica e universale, cioè cattolica.

Fenomeno singolarissimo, il quale, ripetiamo, dura tuttora, e durerà fino al ritorno finale di Cristo glorioso, anche se non accompagnato da così sensibili segni esteriori.

Faremo bene a rileggere la narrazione del fatto straordinario, delineato nel capitolo secondo del primo libro della storia della Chiesa, scritto da S. Luca, intitolato, come sapete, Atti degli Apostoli, e qualificato da alcuni, studiosi e devoti, come il Vangelo dello Spirito Santo, ovvero anche la prima evangelizzazione di S. Pietro (c. l-12), e poi di S. Paolo (c. 13-28). Bellissimo libro, interessantissimo (Cfr. E. JACQUIER, Les Actes des Apôtres, grossa opera non recente, ma tuttora valida; Gabalda 1926).

Ora noi vorremmo che i fedeli della nostra generazione, ancora prima di addentrarsi nello studio della ecclesiologia, ch’è il capitolo più attraente della moderna teologia Si veda il Concilio!, e cfr. Y. CONGAR, ibid. p. 9), e ancora prima di classificare le proprie nozioni teologiche sulla Chiesa, secondo i quattro grandi capitoli delle menzionate note della Chiesa stessa: una, santa, cattolica ed apostolica (Cfr. la voluminosa e ricchissima opera del Card. C. Journet), sapessero cogliere, quasi in sintesi, l’impressione immediata che la visione totale e spirituale della Chiesa produce nei nostri animi; ed è l’impressione d’un’originale bellezza.

Sì, chi riesce a cogliere la fisionomia essenziale della Chiesa non può sottrarsi alla caratteristica emozione che la bellezza produce nei nostri animi. È la forma splendida e perfetta che Cristo ha voluto modellare per la sua Chiesa; non indarno S. Paolo la definisce nelle linee della bellezza che affascina l’amore: «Cristo, egli scrive, amò la Chiesa e sacrificò se stesso per lei allo scopo di santificarla, purificandola col lavacro dell’acqua, mediante la parola di vita, per fare Egli stesso comparire davanti a Sé gloriosa la Chiesa, senza che abbia una macchia o una ruga, o altra cosa siffatta, ma perché sia santa ed immacolata». E questa bellezza non è che riflesso della bellezza di Cristo (Cfr. S. AUG. Enarr. in Ps 44 PL Ps 36,239-240).

È questa un’immagine utopistica? Difforme dalla figura materiale e temporale della Chiesa, che ben conosciamo? La quale figura denuncia appunto la Chiesa sotto vari aspetti punto avvenente, punto attraente, quella composta di uomini ancora pellegrini nel tempo, quella che registra pagine tristi della sua storia, quella che reagisce tanto di più all’ideale di perfezione attribuito alla Chiesa quanto maggiore è la differenza fra la sua angelica trasfigurata figura e la faccia volgare che l’esperienza spesso dimostra, tanto ch’è in molti avversari invalsa l’abitudine di coprirla di disprezzo, di ostilità, di sarcasmo e anche di calunnia. Non prenderemo ora le difese dei difetti e delle colpe dell’elemento umano di cui la Chiesa, nel tempo, è composta (Cfr. Lumen Gentium LG 48).

Diremo soltanto della sovrapposizione, che Cristo ha compiuto sul volto umano della Chiesa, imponendogliene uno nuovo, quello rigenerato dal battesimo (Cfr. S. AMBROS. De Mysteriis, 7, 35; S. AUG. De doctr. ch. 32; PL 34, 83), infondendole una potestà santifìcatrice, nella Parola, nella Grazia, nella tensione indefessa verso la sua propria imitazione evangelica, nella ricerca, mediante la carità, nel volto stesso dell’uomo infelice, delle più eloquenti sembianze del suo mistico aspetto divino. La Chiesa è bellezza, non foss’altro per la sua missione sacramentale, di esprimere l’invisibile nei segni visibili dei suoi riti (Cfr. S. TH. I-IIae, 101, 2, ad 3); per il suo genio artistico, liturgico e simbolico, rivolto all’orizzonte del mondo spirituale; è bellezza soprattutto per le anime innocenti, pure e purificate, ch’essa sa generare. Ricordate l’inno manzoniano sulla Pentecoste. Leggete le biografie dei suoi Santi: dove mai l’umanità ci offre tipi più degni di ammirazione e di venerazione? (Cfr. S. AUG. Serm. 112, PL 38, 1012; cfr. R. CHATEAUBRIAND, Le Génie du Christianisme).

E nella scoperta della bellezza della Chiesa, appena delineata durante questa nostra vita, ma già trasparente per qualche sua irradiazione da quella futura, impariamo ad amare la Chiesa, l’umanità buona, l’umanità ideale, l’umanità santa, che lo Spirito di Gesù prepara nel tempo per farla risplendere nella gloria eterna (Cfr. H. DE LUBAC, Méd. sur l’Eglise, p. 33, 210 ss.).

Saluto ai “Christian Brothers”

We extend a special welcome to the group of Christian Brothers who are attending a course of spiritual renewal in Rome. Beloved sons, every time we greet members of your Congregation, we think of your Founder, of his great charism, of the heritage that he left you. We think of the good that has been performed over the years by so many Brothers working together, being inspired by a wonderful idea1 and intent on bringing Jesus Christ to the World. As we entourage you in your generosity, we would also confirm you in the faith and love that are so essential to your Christian vocation and to your religious calling. In the words of Saint Pau1 we say to you: “Love one another with the affection of brothers . . . Do not grow slack but be fervent in spirit; he whom you serve is the Lord. Rejoice in hope; be patient under trial, persevere in prayer” (Rom. 12, 10-12). With our Apostolic Blessing.

Le collaboratrici familiari

Ein wort harzlicher Begrüssung richten Wir an die Teilnehmerinnen des internationalen Kongresses der COLF, das heisst der Familienhelferinnen. Ihr Kongress steht unter dem aktuellen Thema: «Die Familienhelferin in der sich wandelnden Gesellschaft».

Im sozialen, wirtschaftlichen, kulturellen und politischen Bereich unserer pluralistischen Gesellschaft gehen tiefgreifende Umwandlungen vor sich. Die ethischen Werte aber, so wie sie uns die Kirche lehrt, müssen unangetastet bleiben. Wer sieht nicht, dass hier die Familienhelferin eine grosse, freilich auch opfervolle Aufgabe zu erfüllen hat? Sie soll den zerrisenen Familien, der ringenden Jugend, den alleinstehenden, vereinsamten, alten und kranken Menschen das Zeugnis der christlichen Liebe und die sittliche Kraft des Glaubens vermitteln.

Wir danken Ihnen im Namen Jesu Christi für all das Gute, das Sie seit Jahren gewirkt haben. Arbeiten Sie weiter voll Zuversicht in Ihrem wichtigen Apostolat nach dem Vorbild so vieler grosser Frauen der christlichen Frühzeit wie der spateren Kirchengeschichte!

E ora un paterno saluto alle partecipanti italiane dell’Associazione Professionale Collaboratrici Familiari, e del Movimento «Tra Noi». Ci rallegriamo per la crescente qualificazione professionale, alla quale mirate, e per l’impegno, con cui volete adempiere il vostro quotidiano dovere. Voi portate un contributo valido alla vita della famiglia, assicurandole non certo solo una presenza fredda e staccata di «funzionarie», ma il calore umano di un’anima che comprende, che aiuta, che ama, che sa anche soffrire in silenzio. Compitelo questo dovere, imitando Maria Santissima, che nella povera casa di Nazareth è stata esempio unico di dedizione, accanto al Figlio di Dio, nelle più nascoste funzioni domestiche. Essa vi interceda dal Signore la pace, la gioia, la carità, e il proposito di rimanere sempre fedeli a Cristo e alla Chiesa.

Con la nostra Benedizione Apostolica.

Un saludo especial a vosotras, las participantes de lengua española en el Congreso International de las Colaboradoras Familiares, exhortándoos a mantener conscientemente una presencia cristiana en vuestro campe específico de acción, en el que tanto bien podéis derramar.

Sabed inspirar vuestra vida en los principios básicos de la fe y en ellos encontraréis guía y aliento para perfeccionaros cada vez más en vuestra tarea.

Que os acompane Nuestra Bendición Apostólica.

Visitatori austriaci

Mit besonderer Freude begrüssen Wir die Vertreter des «Hauptverbandes Katholischer Elternvereine Österreichs».

Sie feiern in diesen Tagen das fünfundzwanzigjährige Bestehen Ihres verdienten Verbandes und Wir sprechen Ihnen Unsere herzlichen Glückwünsche aus.

Wir wissen um Ihren Einsatz im privaten und öffentlichen Leben für die Werte der christlichen Familie. Sie sind überzeugt: Wahres Eheglück, echtes Familienglück ist nur möglich auf der Grundlage eines gelebten Glaubens und opferstarker Liebe. Pflegen Sie darum durch Ihr eigenes Beispiel in Ihren Familien den religiösen Geist, das heisst die Ehrfurcht vor Gott und seinen Geboten. Mit dem Apostel beten Wir für Sie: «Der Herr lasse euch wachsen und reich werden in Liebe und Friede zueinander und zu allen Menschen» (Cfr. 1 Thess 1Th 3 1 Thess 1Th 12).

Von Herzen erteilen Wir Ihnen und jedem der Anwesenden Unseren Apostolischen Segen.


1974-AUDIENZE - Mercoledì, 8 maggio 1974