
1974-AUDIENZE - Mercoledì, 5 giugno 1974
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Mentre ancora la Pentecoste, cioè la festa che commemora l’animazione della Chiesa per opera dello Spirito Santo, ci illumina e ci rallegra, un aspetto essenziale e vitale di questo avvenimento ci si presenta, ed è quello della sua permanenza. La Pentecoste non è un fatto lontano e ormai passato alla storia; è un fatto che resta, è una storia perenne. La Chiesa vive tuttora in virtù di questa prodigiosa infusione della grazia divina, di questa Carità diffusa nei nostri cuori (Cfr. Rom. 5, 5); l’umanità, che compone la Chiesa, è vivificata dallo Spirito, che Cristo salito nella gloria del Padre, manda come Capo al suo corpo rimasto sulla terra e nel tempo (Cfr. Io. 16, 7): «Se Io vado, Egli disse nella memorabile notte dell’ultima Cena, manderò a voi» il Paraclito, lo Spirito di verità «perché rimanga in eterno con voi» (Io. 14, 16, 17). È il grande mistero del Corpo mistico, mistero centrale del cristianesimo vivo e vero, da meditare e da custodire gelosamente. S. Agostino ancora ci è maestro: «Solo la Chiesa cattolica, egli scrive e ripete, è il corpo di Cristo, di cui Egli è il Capo e il Salvatore (Ep 5,23). Fuori di questo corpo lo Spirito Santo non vivifica alcuno . ..; non è partecipe della divina Carità chi è ostile all’unità. Non hanno lo Spirito Santo coloro che sono fuori della Chiesa . . . Chi vuole avere lo Spirito Santo, badi bene di non rimanere fuori della Chiesa» (S. AUG. Epist. 185, c. XI, 50; PL 33, 815; cfr. Tract. in Io. 27, 6; PL 35, 1618: «nulla deve tanto temere un cristiano quanto l’essere separato dal corpo di Cristo; se infatti è separato dal corpo di Cristo, non è suo membro; se non è suo membro, non è alimentato dallo Spirito di Lui»).
Questo ci porterebbe a riflettere sulla necessità d’essere debitamente inseriti nelle strutture istituzionali che dànno consistenza di corpo alla Chiesa, e che sono qui proclamate come condizione di fruire dell’animazione dello Spirito Santo, che è propria del corpo stesso della Chiesa, il corpo mistico di Cristo.
Ma noi ora lasciamo correre il nostro pensiero, dicevamo, ad un altro effetto proprio della Pentecoste, di questa misteriosa e meravigliosa animazione soprannaturale, prodotta dall’infusione dello Spirito Santo nel corpo visibile, sociale, umano dei seguaci di Cristo; ed è questo: la perenne giovinezza della Chiesa. Come in una fontana lo zampillo d’acque resta sempre alto, vivace e fresco, finché la corrente irrompente dell’acqua lo nutre, anche se l’acqua stessa cade e si diffonde sul piano, così l’umanità che compone la Chiesa, subendo la sorte del tempo è sepolta nella morte temporale, ma con ciò non si sospende, non si interrompe la testimonianza della Chiesa nella storia per il passare dei secoli; lo ha profetato e promesso Gesù: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Lo aveva lasciato capire anche a Simone, quando gli impose un nome d’immortalità: «Tu sei Pietro, e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa, e le potenze degli inferi non potranno prevalere contro di essa» (Mt 16,18).
Si può subito obiettare, con tanta gente del giorno d’oggi: che la Chiesa sia permanente, può essere; dura da quasi venti secoli; ma proprio per questa sua durata, essa è antica, è vecchia. La perennità non è giovinezza. E gli uomini d’oggi amano le cose moderne, mobili, effimere piuttosto; non le cose vecchie. Rispettano la storia, se volete; ammirano l’archeologia; ma essi scelgono l’attualità.
Ora la Chiesa sarà venerabile per la sua antichità, per una certa sua immobilità nel passare del tempo; ma, essi dicono, non è viva di quel respiro odierno ch’è sempre nuovo; non è giovane.
L’obiezione è forte, e meriterebbe un lungo trattato, dalle molte pagine, cosmiche, teologiche, filosofiche, storiche, antropologiche, fenomenologiche, eccetera, per rispondervi. Ma poi l’equazione perennità-giovinezza può bastare da sé alle menti aperte alla verità.
Perché è proprio così, e «questo è cosa meravigliosa ai nostri occhi» (Mt 21,42): la Chiesa è giovane. E ciò che stupisce ancor più si è che i nervi della sua gioventù derivano dalla sua inalterabile persistenza nel tempo. Il tempo non fa invecchiare la Chiesa; la fa crescere, la provoca alla vita, alla pienezza. Siamo più precisi: la parte umana della Chiesa può subire, e di fatto subisce, le inesorabili leggi della storia e del tempo: la sua manifestazione umana può decadere, può invecchiare, può morire; e muoiono difatti tante membra della Chiesa; nazioni intere sono riuscite a soffocare la sua vita temporale, a sopprimere la sua presenza storica; e poi, è chiaro, muoiono, come tutti i mortali (e forse per più facili e aggressivi motivi) tutti coloro che umanamente compongono la Chiesa; ma essa, la Chiesa, non solo ha in se stessa un invincibile principio soprannaturale, ultrastorico, di immortalità, ma possiede altresì energie incalcolabili di rinnovamento. Di che cosa s’è parlato in questo periodo del Concilio, se non di «aggiornamento», che vuol dire ringiovanimento? e che cosa propone a noi l’Anno Santo, se non un programma di rinnovamento?
Tanto che oggi la Chiesa deve ammonire tanti suoi figli di non cadere in equivoco, cioè di non pensare che sia rinnovamento l’acquiescenza alla moda del mondo, il quale non sa più come sfuggire alla legge della morte, che assale e consuma ogni suo valore puramente temporale, se non accelerando il suo moto, un moto spesso di fuga dalle cose che lo qualificano; ed ecco la rivoluzione come programma inesauribile della vita politica e sociale; ecco la «moda» in ogni cosa a cui non è più concesso di vivere, che l’espace d’un matin . . . Certo la Chiesa, quando parla di rinnovamento, quando provvede al suo ringiovanimento, non può senz’altro uniformarsi alla vertigine dei cambiamenti del mondo esteriore, in cui tuttavia si svolge la sua esistenza storica e temporale; potrà accogliere e scegliere tante forme umane di vita moderna; potrà camminare al passo del costume sociale, quando questo non offenda i criteri di vita, ch’essa deve a sé ‘derivare dal Vangelo e da certa sua inviolabile e sempre feconda tradizione.
Ma è altrettanto certo che la Chiesa, fedele alla sua interiore ispirazione religiosa, capisce l’uomo, sì, anche l’uomo moderno, ed è, oggi più che mai forse, in grado di avvicinarlo, di ascoltarlo, di confortarlo e di consegnargli quel messaggio di verità, che solo ha il segreto, per ogni tempo, per ogni popolo, per ogni umana esistenza, il segreto della Vita (Cfr.
Gaudium et Spes ). Questa è la giovinezza della Chiesa.
A voi, giovani specialmente, affinché abbiate nella Chiesa fiducia.
Con la nostra Apostolica Benedizione.
Pontificio Collegio Beda
Vogliamo dire una parola speciale al Collegio Beda. Noi volevamo venire personalmente a farvi visita, ma non perdiamo questa speranza. Gran e d è la nostra comprensione per la vostra presenza a Roma e per la vostra storia spirituale. Noi pensiamo, proprio collegandoci al nome del vostro Collegio, che voi siete la continuazione della tradizione cattolica della vostra patria. Noi vogliamo assicurarvi che la Chiesa Cattolica Romana, antica e sempre giovane, vi accoglie con grande affezione: sia con voi la nostra preghiera e la nostra Benedizione.
We wish to say a special word to the Rector and community of the Pontifical Beda College, especially to those who have recently been ordained during this year of celebration of the thirteenth centenary of the birth of Saint Bede. Two things stand out in the life of Venerable Bede, and they are things which we know you will be proud to imitate: a dedication to priestly prayer and learning, and a deep and affectionate loyalty to the See of Rome.
You who have studied for the priesthood here in Rome can follow the example of Venerable Bede by being faithful to prayer and study, and by constantly assuring those in your pastoral care that the Pope is close to them, prays for them and loves them. In this way you will strengthen the bonds of unity within the Church, and prove yourselves worthy heirs to Saint Bede and to his spiritual brothers, to Cuthbert and Benet Biscop, Augustine, Columba and Aidan, whose names alone are a chapter of priestly virtues and a litany of loyalty to the Church.
Cattolici svedesi
We are happy to offer a word of greeting to a group of Catholic pilgrims from Goteborg in Sweden together with their parish clergy. It is always a pleasure for us to receive visitors from Scandinavia, and in particular our own sons and daughters from those northern lands. We pray that your stay in Rome will be an occasion of many graces, enabling you to give an ever stronger example of Christian faith and practice in your free and ancient homeland. We also ask you to carry our greetings to your families and friends.
Ammalati inglesi
Once more we have the pleasure of welcoming a group of the sick and handicapped from England whose journey to Rome has been made possible by the Across Trust. We greet you and we express the hope that your pilgrimage will be filled with joy.
May you take home many happy memories that will help you in the future. Always remember that God loves you in a special way and that you have an important part to play in God’s plan.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
La vita cristiana è lieta o triste? Questione elementare, ma fondamentale. E per noi, che siamo abituati a classificare il merito delle cose secondo una valutazione soggettiva, cioè utilitaria, la questione può dirsi decisiva. Cioè: l’essere cristiani ci rende felici, ovvero ci impone limiti, doveri, oneri che rendono triste e infelice la vita, o meno felice, meno piena di quella che non si qualifica cristiana?
La questione assume una sua importanza preponderante specialmente in un periodo caratteristico della vita, ch’è la gioventù, il periodo della coscienza che si sveglia, e dapprima si sveglia alla esperienza sensibile delle cose e delle condizioni in cui si svolge l’umana esistenza, che non al giudizio ponderato sulle cose e sulle condizioni stesse.
La vita vuol essere subito goduta; la felicità attrae come un diritto sovrano; e la felicità sembra essere il piacere, il godimento delle esperienze istintive, facili, egoiste. Questo è il paradigma consueto dello sviluppo giovanile, che porta alla scoperta di sé e del mondo, e pone l’urgente ricerca delle vie più rapide e più dirette alla felicità libera, sensibile, passionale. Tentazione, o soluzione?
Ricordiamo la storia emblematica del «figliol prodigo», di cui il Vangelo traccia in poche, ma sicure linee la figura notissima (Lc 15,11 ss.).
Potremmo accennare, a questo punto, alla tendenza di certa pedagogia moderna, che cerca di giustificare questo stile istintivo di vita, come il più logico e davvero il più felice: abolire i doveri, i freni, i limiti e dare libertà, espansione, godimento agli istinti e agli interessi soggettivi sarebbe la formula liberatrice per l’uomo moderno, il riscatto dai tanti tabù dell’educazione tradizionale e puritana dei tempi ormai superati; purché siano salve le norme dell’igiene (e pur troppo non sempre nemmeno queste!), e quelle d’un certo comportamento sociale, tutte le altre strutture etiche e spirituali non servono che a rendere infelice la vita. Ritorna in auge trionfante il naturalismo innocentista dei tempi passati con le sue espressioni epicuree, o con le sue apologie del primato della vita edonistica, fisica e pagana. Qui sarebbe la felicità?
È chiaro che la concezione cristiana della vita si oppone nettamente, profondamente a tale genere di felicità. Diciamo per ora tutto in una parola: il fulcro della vita cristiana è la croce. Scandalo e stoltezza è considerata la croce dal mondo non cristiano, ma per noi, c’insegna S. Paolo fino dal primo confronto del suo messaggio col mondo circostante, Cristo crocifisso è potenza di Dio, è sapienza di Dio (Cfr. 1 Cor 1Co 1,23 ss.).
Ma riprendiamo la domanda, con qualche ansietà: la vita cristiana è lieta, o triste? La risposta è luminosa e beatificante: la vita cristiana è lieta, di natura sua; è felice, per un suo genio originale ed eccedente la comune concezione dell’esistenza umana; è beata, perché così la proclama il messaggio evangelico delle beatitudini, e così la promette, e fin d’ora la assicura la parola di Cristo: «Vi ho detto queste cose affinché il mio gaudio sia in voi, ed il vostro gaudio sia pieno» (Io. 15, 11).
Questo punto è molto importante. Bisogna davvero formare in noi la concezione dominante che la vita cristiana è felice. Diciamo la vita cristiana autentica; e diciamo felice nel senso superiore, intangibile e inesauribile, che ci è dato dalla carità, cioè dall’azione dello Spirito Santo nelle nostre anime.
Ricordiamolo bene: chi vive in grazia di Dio possiede per ciò stesso una sorgente di felicità, che nessun malanno esteriore e neppure nessuna depressione interiore può estenuare ed estinguere.
La vocazione cristiana è un invito alla beatitudine. Nessuna condizione di spirito può renderci intimamente felici quanto la pace della coscienza. Diciamo meglio: quanto la grazia, cioè la carità. La gioia è un dono della carità, come la pace. Non si distingue dalla carità, ma emana da essa (Cfr. Gal Ga 5,22 S. TH. II-IIae, Ga 28,1). Ricordiamo sempre: «il regno di Dio non consiste né nel mangiare, o nel bere, ma nella giustizia, nella pace e nella gioia nello Spirito Santo» (Rom. 14, 17). Ci ha condotto allo studio di questo tema, della gioia propria della vita cristiana, la proiezione liturgica e teologica della Pentecoste, ormai celebrata da parecchie settimane, ma tuttora e sempre operante nel pensiero e nel comportamento di chi vuol essere fedele alla realtà della spiritualità cristiana. Tanto che vogliamo noi pure esortare voi, Figli e Fratelli nella Chiesa cattolica, a vivere nella serenità e nella letizia, con le ben note parole dell’Apostolo: «Siate lieti sempre nel Signore; lo ripeto siate lieti» (Ph 4,4 Ph 3,1 Ph 2,18 2 Cor 2Co 6,10 I Io 2Co 1,4 etc. ). E sia la vostra pura e allegra letizia essa pure una testimonianza dell’autenticità della vita cristiana: essa è felice.
Con la nostra Apostolica Benedizione
Piccoli cantori di Goteborg
We are very happy to welcome here today a group from Sweden, the members of the Goteborg Cathedra1 Boys Choir, together with their director and those assisting with the visit. We are particularly pleased that you have wished to come to see us during your stay in Rome, and we pray that God will reward you for your singing with his abundant blessings and bring you ever nearer to himself. Through you we also wish to send our greeting to those at home, your families and friends and the other members of the Choir.
Pellegrini ucraini
We wish to say a special word of welcome to the Ukrainians present here today, particularly to Bishop Gabro. You who are celebrating ‘the three hundred and fiftieth anniversary year of the death of Saint Josaphat have chosen well to come to Rome during these festivities. Rome is the centre of unity in the Church, and Saint Josaphat by his prayers, his preaching, his example and his martyrdom was a great apostle of unity. Let us pray to him today to strengthen and renew the bonds of unity within the Church.
Fedeli della diocesi di Hiroshima
It is always a pleasure for us to welcome visitors from Japan, and today we greet the pilgrims from Hiroshima. Your journey to the Holy Land, to Rome and to different shrines in Europe is indeed a spiritual one. We pray that it may be a fruitful one, and that you may return safely to your own country enriched with many graces and blessings.
Gruppo del Sud-Africa
We extend a cordial welcome this morning also to members of the South African Legion Pilgrimage. To these war veterans, who have come to Europe to honour the graves of victims of war, we have but one word of greeting: peace! Peace in your hearts.
Peace in your homes. Peace in your homeland. May God always grant you his peace!
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
La Pentecoste ha offerto alcuni temi ai nostri discorsi settimanali per le Udienze del mercoledì; molti altri ne potrebbe offrire, ma basti a noi soffermarci ancora sopra un tema, che per ora consideriamo conclusivo, e che vorrebbe rispondere ad una difficoltà insorgente contro l’affermazione ottimistica circa le condizioni della vita umana, quando essa è pervasa dall’azione dello Spirito Santo, il Quale, come sappiamo, fu mandato in forma strepitosa ed in misura esuberante ad animare di Sé, cioè della sua grazia, dei suoi doni, dei suoi carismi, il primo nucleo dei fedeli seguaci di Cristo, dopo la sua Ascensione, e a dare a quel nucleo l’essere e il respiro di Corpo mistico di Cristo stesso, la sua Chiesa nascente.
Tutto vitale, tutto possente, tutto felice, tutto compatto, tutto santo ci appare quel gruppo privilegiato. Si trattava di circa centoventi persone (Cfr. Act. 1, 15), di composizione omogenea, con la Madonna e le pie seguaci del Signore, in perseverante unione di preghiera, alternata da qualche discorso di Pietro e degli Apostoli; e subito, al compiersi dei giorni di Pentecoste, il gruppo si fa esultante ed acclamante per la veemente irruzione dello Spirito, con vento, fragore, scotimento della casa e aleggianti fiamme di fuoco sopra ognuno dei presenti.
Accorre una folla cosmopolita, di nazioni diverse; e tutti comprendono le varie lingue, che quei posseduti dalla vivace presenza misteriosa andavano improvvisando. Non mai festa religiosa, non mai cerimonia spirituale fu, come quella del cenacolo, altrettanto inebriante ed esaltante. Ecco: parla Pietro e con lui gli Apostoli; il discorso trascina; immediatamente circa tremila persone si convertono e si fanno battezzare. Così la Chiesa inaugura trionfalmente la sua vita, la sua storia. Ecco dunque la nuova espressione della religione, assurta a comunione di Dio con l’uomo, a inabitazione di Dio, Uno e Trino, nell’anima del seguace di Cristo (Cfr. Io. 14, 17 23); un’intimità senza pari, donde sgorgherà la vita mistica del cristiano, fatto tempio, santuario di Dio (Cfr. 1 Cor 1Co 3,16-17 1Co 6,19 2 Cor 2Co 6,16 Ph 4,7 etc. ), con i «sette doni» famosi e con un’abbondanza di «frutti dello Spirito», di cui è lungo l’elenco (Cfr. Gal. Ga 5,22 S. TH. I-IIae, Ga 68 cfr. S. TERESA, Il Castello interiore; ). Questo per la vita personale del cristiano; ma poi v’è tutta l’epifania dei carismi, cioè delle forze che lo Spirito Santo suscita nelle membra del corpo ecclesiale per l’esercizio di particolari funzioni e ministeri, a vantaggio della collettività (1 Cor 1Co 12,4-11 S. TH. I-IIae, III).
La Chiesa appare viva, attiva, possente, sapiente, incomparabile (Ap 12,1). Ricordate Stefano, il primo diacono, irresistibile (Act. 6, 5, 8, 15). Ricordate la promessa di Cristo a Pietro: i nemici della Chiesa «non prevarranno»; essa è, in un certo senso, invincibile (Mt 16,18); e la promessa agli Apostoli: «sarò con voi fino alla fine del mondo» (Mt 28,20); essa, la Chiesa, è immortale.
Ma dobbiamo subito integrare questa visione con un’altra, non meno attestata dalle parole del Signore, dal suo esempio, dall’economia della salvezza; ed è la visione del dolore, della persecuzione e della morte, che rende drammatica la biografia d’ogni seguace di Cristo, e la storia intera della salvezza, che si svolge nel tempo. La croce domina questa altra visione. La venuta dello Spirito Santo non toglie la croce dalla realtà umana. Essa non è un talismano, che immunizza la vita umana dalle sofferenze e dalle disgrazie; non un rimedio preventivo, assicurativo, fisicamente terapeutico contro i malanni della nostra presente esistenza (Cfr. Matth. Mt 10,14, non pacem, sed gladium). Anzi la grazia sembra essere in segreta simpatia con la sofferenza umana: perché? Ce lo ha insegnato il Signore con tante sue parole gravi, che non ammettono dubbio. A suo riguardo, innanzi tutto: «Non doveva forse il Cristo patire, Egli ammonisce gli afflitti viandanti verso Emmaus, e così entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26). Che cosa resterebbe del Vangelo senza la Passione e la Morte di Gesù? E si può concepire la Chiesa, che è la continuazione vivente di Lui, senza la partecipazione al dramma della sua sofferenza? «In verità vi dico, Egli dichiarò all’ultima Cena, che voi piangerete e gemerete, e il mondo godrà» (Io. 16, 20).
Lo aveva già detto più volte con tante altre espressioni: «Chi non prende la sua croce, e non mi segue non è degno di me!» (Mt 10,38 Mt 16,24). E gli Apostoli non sono forse della stessa scuola? Celebri sono le parole di S. Paolo: «Io mi rallegro nelle sofferenze che sopporto per voi, e compio così nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo, a vantaggio del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Non finiremmo più se volessimo fare un’antologia degli insegnamenti scritturali sopra la necessità (Act. 9, 16), la dignità (Act. 5, 41), la normalità, potremmo dire, della sofferenza nel seguace di Cristo (Cfr. 1 Cor 1Co 4,12 2 Cor. 2Co 4,8 2 Tim. 2Tm 3,12 2Tm 1 Petr 2Tm 2,21 2Tm 5,9 etc. ). E questa facile documentazione trova nella storia della Chiesa la sua ripetizione, la sua dolorosa verifica. Anche sotto i nostri occhi. Chi non conosce in quali condizioni si trova la Chiesa, le persone che ancora vi aderiscono, in non pochi Paesi del mondo?
Non ne parliamo di più per non aggravare l’opprimente situazione di tanti nostri fratelli e figli cattolici, a cui solo la loro fede si può imputare a colpa. E che diremo del triste fenomeno di cattolici, oggi intenti ad affliggere la Chiesa di Dio, quasi facendo propria la profetica ed amara parola del Signore: «i nemici dell’uomo saranno i suoi familiari»? (Mt 10 Mt 36)
Il nostro problema si fa più difficile: perché? Noi ci poniamo la questione sempre in ordine al fatto della Pentecoste, che domina, come dicevamo, tutta la vita della Chiesa. Come mai queste contrarietà, queste opposizioni, queste sofferenze?
Rispondere ad una domanda simile vorrebbe dire che possiamo penetrare nei segreti della Provvidenza, cioè dell’economia della redenzione. A noi ora basti proporre a consolazione di chi sperimenta l’ineffabile fortuna della grazia e quella, spesso non meno misteriosa, della sofferenza che le due esperienze sono non solo compossibili, ma compatibili, cioè coordinabili in un disegno di bontà e di salvezza, di cui un giorno, speriamo, il Signore ci svelerà la sapienza e l’armonia, in virtù d’un duplice principio: quello della simultaneità e quello della successione. Della simultaneità: cioè il cristiano può avere, al tempo stesso, due esperienze diverse, opposte, che diventano complementari: il dolore e la gioia. Due cuori: uno naturale, l’altro soprannaturale. Ricordate, ad esempio, la meravigliosa espressione di San Paolo: «Io sono sovrabbondante di gioia pur in mezzo a tutte le nostre tribolazioni» (2 Cor 2Co 2,4 cfr. 2 Thess 2Th 1,4 Act 2Th 5,41). Vi sarebbe molto da dire su questo complesso fenomeno psicologico e spirituale (Cfr. SIMONE WEIL La pesanteur et la grâce; EDITH STEIN, Scientia Crucis, etc.).
L’altro principio, si diceva, è quello della successione; cioè quello che ammette la sofferenza, anche nei Santi e specialmente nei Santi, durante questa vita, alla quale succede poi l’altra vita, nella felicità.
Come diceva S. Francesco: «Tanta è la gioia che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto».
A conclusione invochiamo lo Spirito Santo come il Consolator optime!
Capitolo generale delle Figlie della Carità
Et maintenant, Nous avons la joie très douce de saluer les Filles de la Charité de Saint Vincent de Paul, venues Nous rendre visite au tours de leur présente Assemblée générale. Nous adressons nos voeux à Mère Lucie Rogé, récemment élue à la charge de Supérieure générale. Nous assurons les Soeurs qui l’entourent et toutes les Filles de la Charité disséminées à travers le monde, de notre profonde estime et de notre particulière affection.
La fidélité à l’esprit voulu par Monsieur Vincent, telle doit être votre fierté, votre force. Demeurez soucieuses de votre identità profondément religieuse qui est la consécration radicale à l’amour de Dieu, avec la disponibilité qu’elle apporte. Ne laissez jamais planer l’ombre d’un doute sur le bien-fondé et la signification de vos promesses annuellement renouvelées.
Un tel idéal ne peut se réaliser que moyennant une intimité profonde avec le Christ, pour communier à ses sentiments envers le Père et à son amour pour les hommes. Alors vous serez en mesure d’aimer les pauvres et de secourir toutes les formes de pauvreté actuelles avec le coeur de Dieu. Car c’est bien la un signe éminent de la venue du Royaume. Vincent de Paul et Louise de Marillac consumèrent leur vie à ce travail hautement évangélique. Chères Filles, l’Eglise d’aujourd’hui compte sur votre fidélité radicale au charisme de vos saints fondateurs, qui est don de l’Esprit Saint.
C’est pour vous aider à le vivre très concrètement que Nous vous benissons de grand coeur.
Pellegrini di lingua inglese
We wish to extend our greetings to the deacons from the Pontifical North American College. Some of you will be ordained priests tomorrow, and some of you later on. To all of you we express our paternal affection in the Lord. For this reason we urge you on this happy occasion to renew the commitment of your lives to Jesus Christ-a commitment that you have made in faithand to guard this consecration with Christian and priestly discipline.
By means of both a strong faith and that persevering discipline which is an expression of real love, your lives will indeed be filled with deep joy. In this way-and only in this way-will you accomplish something great and something lasting. Only in this way will your service be authentic and your hearts fulfilled. In this regard we say to you: Keep your eyes fixed on Jesus and remember that discipline brings forth the fruit of peace and justice (Cfr. Hebr. 12, 2, 11). We are grateful to the priests of the College and to your beloved parents and families, who have helped you reach this goal. They too must continue to pray for you, and you must continue to render before them and before the entire ecclesial community the witness of faith and discipline, for the building up of the Body of Christ in love.
We are always happy to welcome young people at these audiences, and today we welcome the children of the Lan Yang Catholic Center for Youth, accompanied by Father Gian Carlo Michelini. Your present journey will bring to you a new knowledge and appreciation of people and places so far unfamiliar to you. We pray that this enrichment of your minds may also deepen your faith and your love of all men in our common brother, Jesus Christ.
Here we wish to extend a warm welcome to the lecturers and students from the Summer Course of the Pope Saint Clement Centre of Ukrainian Higher Studies. You have come to Rome from different countries for a course of renewal. We share your love of your spiritual and cultural heritage, and we are especially happy that you have chosen to study it here in Rome, the centre of the communion and unity of all Christians. We assure all of you of our good wishes and prayers.
La rivista «Ave María» di Barcellona
Saludamos especialmente a vosotros, los componentes de la peregrinación de suscriptores de la revista Ave María, que celebra su 50° aniversario de publicación.
Deseamos agradeceros vuestra visita, mientras os exhortamos a renovar siempre vuestros espíritus a la luz de las directrices marcadas por el Concilio Vaticano II y a cultivar siempre con esmero la auténtica devoción e la Santísima Virgen, siguiendo las enseñanzas de nuestra reciente Exhortación Apostólica Marialis cultus.
Os acornpañe a todos nuestra Bendición Apostólica.
Settimana di aggiornamento pastorale
Desideriamo ora rivolgere una parola di benvenuto e di augurio al qualificato gruppo dei partecipanti alla 24° Settimana di Aggiornamento Pastorale, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma.
La vostra presenza a questa Udienza ci procura un grande piacere non solo per la partecipazione di Ecc.mi Confratelli nell’Episcopato, di zelanti sacerdoti e laici impegnati nella ricerca di una più efficace azione pastorale, ma anche per i vostri ben noti sentimenti di devozione e di fedeltà alla Santa Sede.
L’augurio che noi vi esprimiamo lo desumiamo dalle pagine del Concilio Vaticano II, il quale auspica incontri di aggiornamento pastorale affinché sia data la buona opportunità «di apprendere migliori metodi di evangelizzazione e apostolato . . . di rafforzare la vita spirituale . . . e di consentire un proficuo scambio di esperienze apostoliche con i confratelli» (Presbyterorum Ordinis PO 19).
Questo triplice voto noi rinnoviamo per il vostro incontro, in modo che i frutti che da esso scaturiranno riescano di utilità a tutti coloro che operano direttamente nella comunità ecclesiale al servizio dell’uomo moderno, che aspira a vivere sempre più consapevolmente la sua fede cristiana.
All’augurio aggiungiamo ben volentieri la nostra speciale Benedizione Apostolica.
Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù
Sono presenti a questa Udienza un centinaio di rappresentanti dell’Istituto Secolare dei Sacerdoti del Sacro Cuore, insieme al Superiore Generale don Francesco Gerosa, convenuti a Roma per il loro Convegno Nazionale.
Per voi, diletti sacerdoti, il nostro saluto è particolarmente cordiale e paterno. Possa questo incontro essere per voi di incoraggiamento e di stimolo, come per noi è di conforto accogliervi a questo appuntamento e sapervi sparsi per l’Italia, impegnati in una vita di apostolato che arricchisce di tante energie le comunità alle quali vi dedicate.
Con grande benevolenza noi formiamo voti per voi, affinché vi sentiate sempre legati alla Chiesa, per esprimerne l’inesauribile vitalità!
Appartenendo al presbiterio diocesano, e al tempo stesso ad un Istituto che vi offre particolare vigore e protezione spirituale, siate pastori e animatori di comunità cristiane nelle parrocchie e nelle diverse iniziative ecclesiali, e insieme sappiate vivere la vostra consacrazione, imperniata sui consigli evangelici, per testimoniare agli uomini l’assoluta supremazia delle Beatitudini.
La vostra esperienza spirituale ci fa ammirare ancora una volta quanto sia bella la Chiesa nella multiformità delle sue espressioni; così noi vi vediamo, cari Sacerdoti. Così vi esortiamo ad essere sempre meglio, uniti ai vostri Vescovi e braccio destro delle loro sollecitudini pastorali. E così di tutto cuore impartiamo alle vostre persone e alle vostre attività la nostra Apostolica Benedizione.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Uno dei temi ricorrenti del pensiero cristiano nel tempo nostro è quello del rapporto fra la Chiesa e il mondo. Ne abbiamo parlato anche noi tante volte. E si spiega: da un lato la Chiesa afferma ed approfondisce la coscienza di sé; dall’altro lato il mondo, cioè la vita degli uomini, si evolve sempre di più, si trasforma e si organizza, e tende a raggiungere una concezione autonoma, autosufficiente, aliena da ogni relazione religiosa, si secolarizza in senso radicale e profano. Che cosa avviene? avviene che la Chiesa non trova più nel mondo la considerazione che le compete in virtù della sua essenza e della sua missione. Donde può derivare uno stato di conflitto, ideologico e pratico, il quale potrebbe trovare una specie di tregua, un «alibi», nel principio della libertà religiosa.
Ma tante difficoltà restano nella definizione della sfera entro la quale la libertà religiosa possa esercitarsi, per il fatto specialmente che tale sfera è compenetrata in quella del mondo.
Limitiamoci ora a considerare questo problema sotto l’aspetto ideologico, che presenta all’uomo religioso una situazione molto complessa. Facciamo il caso nostro, quello del cristiano, che avverte logicamente e profondamente le esigenze della sua fede, ed avverte insieme come a tali esigenze si opponga la mentalità, il costume, la filosofia teorica e pratica del mondo, nel quale il cristiano deve pur vivere.
Che cosa deve fare il cristiano in tale situazione? straniarsi? adattarsi? rinunciare alle proprie riserve ideali e morali, e immergersi nel mondo con abdicazione permissiva, senza tenere conto né della coerenza con i propri principii religiosi e morali, né delle degradazioni speculative e pratiche in cui si svolge l’esistenza profana e mondana? Tocchiamo uno dei problemi più complessi e più gravi della storia del cristianesimo, e specialmente della vita moderna.
Noi vogliamo pensare che nessun cristiano cosciente voglia tradire il suo impegno battesimale, che nessun fedele voglia essere infedele alla croce di Cristo, in virtù della quale deriva a noi la vera salvezza. Nessuno vorrà, noi speriamo, «evacuare», come diceva S. Paolo (1 Cor 1Co 1,17), cioè rendere vana la croce di Cristo. E allora, ripetiamo, che cosa dobbiamo fare?
Abbiamo certo sentito parlare della severità dei Santi circa i mali del mondo; è tuttora a molti familiare la lettura di libri ascetici circa il giudizio negativo globale della corruzione terrestre; ma è pur certo che noi ora viviamo in un clima spirituale diverso, invitati come siamo, specialmente dal recente Concilio, ad una visione ottimistica sul mondo moderno, sui suoi valori, sulle sue conquiste. Possiamo guardare con amore, con simpatia all’umanità che studia, che lavora, soffre, progredisce; anzi siamo noi stessi invitati a favorire lo sviluppo civile del nostro tempo, come cittadini che desiderano associarsi allo sforzo comune per un migliore e più diffuso benessere di tutti. La ormai celebre Costituzione Gaudium et Spes tutta ci conforta a questo nuovo (si può dire) atteggiamento spirituale. Ma a due condizioni, che noi, tutto ora semplificando, ricordiamo.
La prima condizione è quella di mantenere una linea di demarcazione fra la vita cristiana e la vita profana. Fra lo spirituale e il temporale non può esistere quella comunione, o meglio confusione d’interessi e di costumi, che l’antica concezione unitaria della cristianità rendeva più facile e abituale. E quanto più il cristiano saprà mantenersi libero e povero rispetto al regno della terra, tanto più autentica sarà la sua personale qualifica religiosa, e più efficace anche sarà la sua azione per dare o ridare a certi aspetti della vita, naturale e sociale un loro valore spirituale e morale.
La seconda condizione di questa visione ottimistica è il perfezionamento critico del giudizio morale cristiano. Ci bastino adesso alcune citazioni scritturali. Non si può vivere alla cieca, guidati dalla passività, talora servile, all’opinione dominante, non sperimentata da una riflessione critica e responsabile: «Se un cieco, dice il Signore, fa da guida ad un cieco, entrambi finiranno nel fosso» (Mt 15,14). E S. Paolo ci avverte (specialmente a riguardo dei carismatici): «Non spegnete lo spirito. Tenete in conto le profezie. Ma tutto sottoponete ad esame, e ritenete ciò che è bene. Astenetevi da ogni specie di male» (1 Thess 1Th 5,19-22).
«Esaminate tutto quello che è accetto al Signore» (Ep 5,10). «Non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate gli spiriti, per accertarvi se sono da Dio» (1 Io. 4, 1). Eccetera (Cfr. Gal Ga 6,4). Così che se oggi viviamo in clima di libertà pubblica e di responsabilità personale, avremo un accresciuto dovere d’esercitare il nostro proprio giudizio critico morale con vigilante assiduità. Le tentazioni, o le occasioni di peccato, come le chiamano i maestri della scienza morale, sono oggi assai diffuse e aggressive; occorre sapersene difendere per virtù propria (Cfr. DENZ.-SCHÖN. 2161, 2163; S. ALPHONSI Theol. mor. VI, 454). Bisogna sapersi immunizzare anche da sé, continuamente; altrimenti, come avvertiva S. Paolo, fin dai suoi tempi, si dovrebbe « uscire addirittura dal mondo» (1 Cor 1Co 5,10).
E allenati da questa autodisciplina potremo vivere nel nostro mondo, sapendo «ripudiare il male e aderire al bene» (Rom. 12, 9), traendo cioè da questa posizione dialettica da un lato la nostra fedeltà a Cristo crocifisso, e dall’altro la nostra ammirata e generosa attitudine a vivere in sapiente pienezza l’ora moderna.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
Corso di assistenti ed animatori dei pellegrinaggi dell’Anno Santo
Nous saluons cordialement les participants de la première session de formation «d’Assistants et Animateurs des Pèlerinages de l’Année Sainte», accompagnés des conférenciers qui ont bien voulu partager avec eux leur savoir qualifié et plus encore leur enthousiasme pour l’Eglise de Rome, centre de l’unité. Nous félicitons les organisateurs de cette présente session, qui sera suivie de deux autres. Et Nous félicitons tout autant les laïcs, les religieux et religieuses, les prêtres qui ont décidé de se mettre généreusement au service des pèlerins de l’Année Sainte.
Comme Pasteur, Nous vous stimulons à imprégner votre service, d’un grand esprit évangélique. Riches de connaissances historiques, archéologiques, liturgiques, et habitués à vivre à Rome, vous ferez de votre mieux pour comprendre tels qu’ils sont les fidèles très divers que vous accueillerez. Vous saurez adapter votre pédagogie pour ne jamais décevoir oeux qui attendent davantage et ne point surcharger ceux dont la réceptivité est plus limitée. Cela exigera que vous viviez toujours la béatitude de la douceur et de la patience!
Ces rencontres nombreuses feront de vous les confidents émerveillés de bien des joies, mais aussi peut-être de souffrances et d’étonnements sur l’histoire passée ou présente de l’Eglise du Christ. Vous accepterez cette croix pour la fécondité de l’Année Sainte. Avec l’humilité et la sagesse que donne l’Esprit-Saint, vous ouvrirez vos frères à la compréhension des personnes et des situations historiques, mais aussi au nécessaire approfondissement de leurs propres responsabilités aujourd’hui.
Vous leur donnerez la paix du coeur!Si le temps Nous était donné, Nous aimerions poursuivre avec vous cette méditation des béatitudes évangéliques: elles éclairent si bien le service d’Eglise que bientôt vous assumerez. Vous saurez la prolonger personnellement ou tous ensemble, et toujours en écoutant l’Esprit-Saint.
Guides de l’Année Sainte, vous êtes appelés à beaucoup donner, à laisser transparaître le secret de votre vie: un attachement éclairé, passionné et toujours humble à l’Eglise du Christ! Mais vous recevrez aussi au centuple: Nous voulons dire une connaissance nouvelle et un amour nouveau du Seigneur et de son Peuple!
Avec notre Bénédiction Apostolique.
Coro sacro di Bruges
Chers jeunes du Groupe musical de Notre-Dame de Bruges, Nous vous adressons notre cordial salut! Vous aviez exprimé le très vif désir de Nous faire entendre quelques morceaux de votre répertoire, afin d’exprimer votre attachement juvénile à l’Eglise du Christ et à son premier Responsable. Nous vous remercions de cette attention sympathique et respectueuse. Elle contribuera au joyeux climat de cette rencontre de famille!
D’un mot. Nous vous encourageons à poursuivre une formation musicale qui vous fera singulièrement dépasser ce que certains appellent «la mélomanie contemporaine». La musique, comme tous les arts, a ses techniques et ses lois. L’apprentissage laborieux d’un instrument préserve des sortilèges d’une musique instinctive, qui ne correspondrait pas à une profondeur intérieure et ne conduirait pas à une véritable communication.
Et parce que vous êtes disciples du Christ, Nous vous encourageons très vivement à oeuvrer aujourd’hui et demain pour une musique qui aide la conversation de l’homme avec Dieu.
De tout coeur, Nous bénissons vos personnes, vos chers parents, vos dévoués professeurs et votre Institution Notre-Dame de Bruges.
Giovani visitatori svedesi
We offer a word of greeting to a group of Young people from Sweden, who are spending two weeks in Assisi. We are pleased that you have wished to come to Rome and pay us this visit, and we hope that your stay in the hometown of Saint Francis Will bring you many spiritual benefits and help you to meet the coming years with strong faith and a desire to help others. Please take our good wishes also to your families and friends at home.
May the Lord bless Sweden.
Scuola di «Nuestra Señora de los Desamparados»
Unas palabras de saludo para los «Pueri Cantores» de la Escolanía «Nuestra Señora de los Desamparados» de Valencia.
Amadísimos niños: Habéis venido a Roma, deseosos de venerar las Tumbas de los Apóstoles, en este Año Santo. ¿No os llena ya de gozo el encontraros aquí? Vuestra dicha será aún mayor, si en vuestras personas y en vuestro ambiente lográis grabar la lección de vida que nos legaron San Pedro y San Pablo: seguir a Cristo, incondicionalmente.
Una lección maravillosa, que os hará gustar cada vez más los acordes misteriosos de la gracia que salva, el ardor de la caridad silenciosa, la armonía completa de un espíritu volcado en la alabanza a Dios y en el servicio a los hermanos.
A vosotros, a vuestros familiares y maestros que os acompañan, otorgamos de corazón la Bendición Apostólica.
Sacerdoti pugliesi
Salutiamo con viva benevolenza il gruppo di sacerdoti, già alunni dei Pontificio Seminario Regionale Apulo Pio XI di Molfetta, i quali, accompagnati a questa Udienza dal nostro venerato Fratello Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo di Napoli, hanno voluto ricordare con l’odierno pellegrinaggio romano i venticinque anni del loro sacerdozio.
Vi esprimiamo, figli carissimi, il nostro sincero ringraziamento per la vostra visita, per la vostra testimonianza di filiale pietà e per quanto avete compiuto a servizio della Chiesa.
Questa importante tappa della vostra vita, come suscita in voi commossa letizia ed intima riconoscenza al Signore, così vi sia motivo di riflessione e di stimolo, per approfondire sempre più il significato autentico del carisma e del ministero sacerdotale, per mantenere alto il vostro impegno di fedeltà ai sacri doveri assunti, e per vivere in maniera sempre più degna e generosa la grazia della vostra vocazione.
Noi vi assicuriamo un particolare ricordo nella preghiera e con paterno affetto vi benediciamo.
Congresso annuale della sezione femminile GEN
E ora il nostro saluto va alle seicento ragazze GEN, che partecipano al loro congresso annuale a Mariapoli, di Rocca di Papa! Vi diciamo: brave! perché vi dedicate allo studio di uno dei problemi più vitali, che oggi possano interessare l’animo giovanile: «Le leggi di Dio nel mondo contemporaneo». Vi auguriamo di comprendere bene, per porre le giuste basi della vostra maturazione cristiana, il valore, la bellezza, il premio che i Comandamenti portano con sé, garantendo la libertà e l’onore della personalità umana, anzitutto nei rapporti con Dio, poi in quelli con la comunità dei fratelli, perché tutto sia ordinato al retto fine: che è quello di amare Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza, e di amare il prossimo come noi stessi (Cfr. Marc. Mc 12,29-31).
Tutta la Legge e i profeti si compendiano qui, nel comando dell’amore, che Gesù ha portato ai vertici della perfezione: «Vi do un comando nuovo: di amarvi gli uni gli altri: come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri» (Io. 13, 34). Questo aspetta dai cristiani il mondo contemporaneo per risolvere le sue crisi: e noi dobbiamo esser capaci di dare questa testimonianza. Se così farete, sarete certo la «Generazione nuova», di cui portate il nome: una generazione che ama il Signore, e fa di tutto per essere degna di Lui, Così vi vediamo oggi, così vi auguriamo di essere domani: con la nostra Benedizione Apostolica.
1974-AUDIENZE - Mercoledì, 5 giugno 1974