1977-AUDIENZE - Mercoledì, 13 luglio 1977




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 20 luglio 1977

Uno dei pensieri che sorgono nello spirito, a cui la pausa delle occupazioni esteriori consente una cosciente riflessione su se stesso, riguarda i principii della propria attività, come quando uno si chiede: che cosa faccio? e specialmente: perché faccio ? quali sono i motivi del mio operare? I motivi possono essere molti, e sono di solito dipendenti l’uno dall’altro, sono gerarchizzati. Così uno lavora per esempio per guadagnarsi la sua mercede; e la mercede per vivere.

Donde la domanda: qual è il motivo, quale lo scopo superiore agli altri, il quale dà ad una vita la sua definizione professionale, anzi morale? Per sé lo scopo, il fine operativo generale è quello di fare il bene. Ma quale bene? il bene morale? il bene per sé? il bene utile? il bene piacevole? il bene facile? il bene possibile? L’onestà naturale della nostra vita dipende da questa risposta fondamentale: il valore morale della nostra esistenza deriva dalla scopo primo e superiore che la guida.

Questione che sembra facile, ma che pone tanti problemi, ai quali gli uomini, quelli bravi e buoni, sanno dare spesso magnifiche risposte, ma sempre incomplete rispetto al fine totale. Vi è chi si contenta di costruire la moralità umana nella misura puramente naturale, anche se dilatata ai suoi più ampi confini (Cfr. TERENTII: «homo sum, nihil humani a me alienum puto».). Ma è poi veramente e sempre possibile? e vi è chi ricusa d’accettare qualsiasi principio morale assoluto: il «permissivismo» moderno rifugge dal ricorso a norme superiori e vincolanti.

E noi cristiani? Noi siamo, sì, per il primato della libertà; ma di una libertà corrispettiva e coerente con la legge morale, col dovere! Anzi noi abbiamo un concetto religioso della perfezione umana, della giustizia nel senso pieno della parola, e riteniamo ch’essa non ci può essere data che da Cristo, dalla fede che a noi prescrive una giustizia soprannaturale, e che a noi elargisce l’aiuto, la grazia per essere buoni davvero. Ricordiamo sempre la parola di S. Paolo: «l’uomo giusto vive di fede».

Bisogna trarre dalla fede il principio normativo e il principio operativo della vita giusta e buona (Cfr. Gal Ga 3,11).




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 27 luglio 1977

Di che cosa vi parleremo noi in questo breve momento di conversazione? Della Chiesa naturalmente. Una visita a Roma, come la vostra visita di pellegrini, visita di forestieri, pone certamente nel vostro spirito una spontanea curiosità, quella di farvi un’idea nuova, più chiara di quella che già possedete, di questa grande, misteriosa istituzione, che è la Chiesa, pensando che qui, dove la Chiesa ha il suo centro, dove incontrate il Papa, il Capo della Chiesa, voi potete avere una conoscenza diretta, più completa, più esatta, più memorabile della Chiesa stessa. Proprio così. Noi vi suggeriamo, durante il vostro soggiorno romano, di ripetere nel vostro cuore, le parole, tante volte ripetute, del «Credo» della Messa festiva: «Io credo , . .» . . . questa espressione acquista, in questo luogo, in questa circostanza, una gravità particolare: «Io credo la Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica».

Abbiate care queste parole. Esse sono parole di vita. Esse sembrano rispondere ad una domanda semplicissima, ma assai difficile. Che cosa è la Chiesa? Non basta certamente rispondere che la Chiesa è l’edificio sacro, dove si va a pregare. Voi sentirete poi dire della Chiesa le definizioni più strane e arbitrarie, quasi sempre incomplete e parziali, talvolta anche offensive. Voi siete, noi crediamo, tutti battezzati; voi appartenete dunque alla Chiesa. Ebbene che cosa è la Chiesa? Il Concilio Vaticano secondo, celebrato pochi anni fa, ha dato diverse definizioni piuttosto descrittive, che mostrano la ricchezza, la profondità, la bellezza di questa parola «Chiesa»; e i Maestri della religione, i Vescovi, i Teologi, e altri studiosi hanno detto parole stupende e profonde a suo riguardo, che non è facile ripetere e riassumere: è stato detto, ad esempio, che la Chiesa è il disegno di Dio sull’umanità, è il regno di Dio nel mondo, l’opera di Dio, l’edificio che Dio costruisce nella storia; è il Popolo di Dio; è l’Alleanza di Dio con gli uomini; è il Corpo mistico di Cristo . . . Idee grandi, idee immense, che hanno questo di particolare, che per il fatto ch’esse sono idee divine e universali ci riguardano anche personalmente, investono il nostro destino. Non possiamo prescindere dal concetto di Chiesa per definire, in qualche misura il nostro stesso essere, la nostra vita, la nostra sorte. Noi siamo la Chiesa. Cioè noi siamo «chiamati»; Chiesa significa convocazione, significa chiamata, significa riunione di popolo (Cfr. Deut Dt 9,10 Act Dt 19,32); significa l’umanità riunita dalla voce e dalla grazia di Dio per Cristo, nello Spirito Santo (Cfr. Act. 2, 39; Rom. 8, 30); (ecco la definizione del Bellarmino: «Chiesa è la comunità di tutti i fedeli» - Cfr. BELLARMINO, De Ecclesia militante, 1).

La prima intenzione divina che genera la Chiesa, è quindi quella di comunità, anzi poi quella di unità. Una comunità infatti compatta e organica, come un edificio ben costruito; ricordate l’ideale di Gesù: «edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18). Si ricordi come Cristo stesso l’abbia proclamata nella sua estrema parola, quella della ineffabile preghiera, dopo la Cena, nella notte precedente alla sua passione (Io. 17, 11. 21. 22): «che tutti siano una cosa sola». Qui è mistero: Gesù stesso lo fa comprendere dichiarando che questa unità, propria dei seguaci di Cristo, scaturisce dall’unità stessa del Figlio col Padre, e che quindi è insondabile dal nostro pensiero; dobbiamo proclamarla e viverla: ma comprenderla non potremo; dobbiamo «crederla». Difatti quelle prerogative proprie della Chiesa: «una, santa, cattolica e apostolica» a cui abbiamo accennato, possono essere, possono rivestirsi di due significati; uno, quello di proprietà proprie della Chiesa, cioè maniere di essere, qualità inerenti alla natura della Chiesa; e in questo senso sono verità misteriose, che solo la fede raccoglie, medita e celebra; l’altro significato invece è quello derivante dalla loro manifestazione esteriore, e sotto questo aspetto quelle benedette parole diventano, come si dice, «note» cioè segni, umanamente conoscibili, che documentano a chi le sa bene osservare lo splendore miracoloso della Chiesa (Cfr. JOURNET, L’Eglise . . . . II, 1193 ss.; BOSSUET, Lettre sur le mystère de l’unité de l’Eglise), ch’è, ripetiamolo, una, santa, apostolica e cattolica.

Ecco, Figli e Fratelli; noi vi esortiamo a raccogliere questa testimonianza della Chiesa, su se stessa; ed oggi circa la prima qualifica, quella dell’unità; qui a Roma, presso la tomba dell’Apostolo Pietro, e proprio in questo periodo della vita della Chiesa, così agitata, così oppressa e pur tanto sicura di sé, fermando ora l’attenzione su quella prima « nota » che attesta chiaramente l’origine divina della Chiesa; dicevamo : la sua unità. L’unità della Chiesa e nella Chiesa ci induce a pensare all’origine da cui proviene, Dio stesso; e poi da Cristo, Capo della Chiesa e nella sua pienezza identificato con l’unica sua Chiesa; e lo Spirito Santo, anima increata della Chiesa medesima, che ne alimenta la vita, ch’è la grazia, ch’è la carità.

Voi sentirete nascere in voi stessi la nostalgia dell’unità della Chiesa; dell’ecumenismo ad esempio, impaziente di ricomporsi nella pace d’una sola fede, sotto la guida d’un solo Pastore (Io. 10, 16); sentirete la sofferenza per ogni divisione, ogni disobbediente particolarismo, ogni scisma, ogni eresia, ogni apostasia, ogni dissoluzione anarchica, che rinnega quell’unità per cui Cristo ha sofferto la Croce (Ibid. 11, 52). E benedirete il vostro soggiorno romano, come motivo d’una nuova beatitudine rivelatrice (Mt 13,16).

Ai partecipanti ai congressi organizzati dai Focolari

Tra i gruppi presenti quest’oggi all’udienza desideriamo salutare due gruppi che fan capo al Movimento dei Focolari: quello dei Sacerdoti provenienti da diversi Paesi, e quello assai numeroso delle Religiose.

Carissimi figli e figlie! Il vostro fervore spirituale, il desiderio di farci visita in occasione del Congresso celebrato al Centro Mariapoli, la lodevole volontà di servire la Chiesa meriterebbero ben più che un fugace accenno: ci teniamo, tuttavia, a confortare i vostri propositi, augurando che ciascuno di voi si senta rinvigorito, nel proprio lavoro, dal clima di intensa carità fraterna, che ha vissuto in questi giorni. Non si tratta, infatti, di un semplice ricordo, ma di una speciale grazia del Signore, che deve infondervi fiducia e coraggio. Con la nostra Apostolica Benedizione.

Ai numerosi rappresentanti di diverse famiglie religiose

A tutte le famiglie religiose diremo: sembra a noi che, nella presente stagione ecclesiale, esse debbano rispondere a due esigenze: quella della fedeltà alla volontà dei Fondatori e delle Fondatrici, quale fu originariamente riconosciuta ed approvata dall’Autorità della Chiesa; quella del rinnovamento secondo lo spirito ed il dettato del Concilio, il quale - come ben sapete - a voi ha parlato soprattutto nel Decreto «Perfectae Caritatis». Vi diremo che è sapienza evangelica - ricordate l’esempio del padrone di casa, che trae dal suo tesoro «nova et vetera»? (Cfr. Matth Mt 13,52) - rispettare questa duplice linea. Consideratela, perciò, come il retto binario, che non solo impedisce pericolosi sbandamenti, ma garantisce, altresì, il cammino nella via della santità.

Per rafforzare volontà e propositi, vi impartiamo di cuore la Benedizione Apostolica.

All’Assemblea Generale dell’Istituto Secolare delle Volontarie di Don Bosco

Non possiamo tacere un particolare saluto al gruppo delle Volontarie di Don Bosco, le quali concludono in questi giorni la prima Assemblea Generale del loro Istituto Secolare, che ha già aderenti in ben 17 Nazioni.

Figlie carissime, la nostra parola è di semplice e cordiale incitamento a confermarvi generosamente nei validissimi intenti della Vostra Associazione, che propone provvidenzialmente al mondo di oggi la possibilità di un’autentica testimonianza cristiana nel posto che ciascuno occupa nella società.

A tal fine, voi avete certamente la protezione del grande San Giovanni Bosco, ai cui esempi e alla cui forza vi ispirate. E noi, raccomandandovi alla sua intercessione, ben volentieri vi impartiamo la paterna e incoraggiante Benedizione Apostolica.

Al pellegrinaggio organizzato dall’Unione Maltese Trasporti Malati a Lourdes

Our special greetings to the pilgrims from Malta. We know that you have been to Lourdes to honour Mary, and now you have come to Rome to see Peter. In the name of the Lord we welcome you all, especially the sick among you. We ask you to be mindful of the value-the great value-of suffering, when United with the Passion of Christ. Yes, the whole Church benefits from your love; and the World needs your example of faith and patience. Be assured of our prayers.

Ai membri del Consiglio della Conferenza Internazionale Cattolica del Guidismo

Nous sommes très heureux de saluer ici les membres de la Conférence internationale catholique du Guidisme. Nous avons souvent l’occasion d’encourager les jeunes, parce que Nous voyons en eux, au plan humain, social et spirituel, de grandes possibilités qui malheureusement restent souvent inemployées ou déviées, faute d’éducation. C’est dire notre joie, chères responsables et chers Aumôniers, de voir votre mouvement proposer à ces jeunes un idéal attrayant et exigeant, soucieux d’une éducation authentique de la foi et de toutes les vertus humaines de générosité, de loyauté, de pureté, de courage qui qualifieront le service auquel ils sont appelés dans la vie familiale, professionnelle, civique, ecclésiale. Aimez l’Eglise: travaillez dans une collaboration confiante avec les Evêques et les prêtres de votre région, et, ici, avec notre Conseil pontifical pour les Laïcs. Que le Christ vous guide! Que l’Esprit Saint vous rende forts! Que la Vierge Marie vous assiste! Avec notre Bénédiction Apostolique.

Ad un gruppo taitiano proveniente dalla diocesi di Papeete

Nous ajoutons un bravo pour les jeunes tahitiens du diocèse de Papeete, venus des antipodes, de la Polynésie française. Votre Archevêque, Monseigneur Coppenrath, Nous avait annoncé votre pélerinage. Ce que des miliers de fidèles ont fait durant l’Année Sainte, vous avez voulu le faire vous aussi aujourd’hui. Soyez fiers de votre foi! priez saint Pierre et saint Paul de la rendre encore plus ferme et plus rayonnante. Aimez 1’Eglise que vous découvrez ici comme une grande famille. Et construisez chez vous, avec l’Esprit de Jésus, une communauté fraternelle, digne de l’Evangile. Nous vous bénissons de tout coeur, ainsi que vos parents et amis.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 3 agosto 1977

Venerati Fratelli e diletti Figli e Visitatori!

Una parola, una parola soltanto, ma quanto basti a stabilire, in questa Udienza estiva, un rapporto spirituale fra voi tutti e la nostra umile, ma paterna persona.

La parola è quella che tutti, noi speriamo, ci definisce: «cattolici». Essa si collega con quella da noi ricordata nella precedente Udienza, la parola su l’unità della Chiesa; e l’una e l’altra si riferiscono alla professione di fede, che noi, sempre gravemente, pronunciamo recitando il «Credo»; affermando cioè: «Io credo ... nella santa Chiesa cattolica», o più precisamente come è detto nel Simbolo adottato nella celebrazione della Messa: Io credo la Chiesa «una, santa, cattolica ed apostolica».

Donde viene questa qualifica della Chiesa, insignita del titolo di «cattolica», che noi non troviamo testualmente nella Sacra Scrittura? Gli studiosi ci dicono che il primo ad attribuire la qualifica di «cattolica» alla Chiesa è stato S. Ignazio d’Antiochia, celebre martire al principio del II secolo, a Roma, scrivendo alla Chiesa di Smirne (S. IGNATII ANTIOCHENI Ad Smyrnaeos, 8, 2) una delle sue famose lettere. Ma non manca certo nel nuovo Testamento, il concetto di «cattolico» riferito alla Chiesa. Basta ricordare le ultime parole del Signore alla fine del Vangelo di San Matteo: Gesù risorto si congeda dagli Apostoli, prima di salire al cielo, dicendo loro: «... andate e istruite tutte le genti» (Mt 28,19). Che cosa significa il termine «cattolico»? Significa universale, e si riferisce direttamente al «corpo» della Chiesa, come l’unità si riferisce allo Spirito che la fa divinamente vivere; le due proprietà, o note, cattolicismo e unità, si integrano a vicenda per significare la cattolicità: mistero meraviglioso che non possiamo conoscere nel suo trascendente disegno, se non per la fede, che ci fa scoprire e ammirare l’Amore di Dio per tutta l’umanità (Cfr. 1 Tim 1Tm 2,4), e ci aiuta ad ammirare poi la vocazione missionaria della Chiesa, e la sua attitudine ad estendersi a tutta la terra, a tutti comprendere cioè, a inserirsi in ogni popolo, e a fare fratelli tutti gli uomini. E ciò non certo come risultato d’una sopraffazione d’un popolo su l’altro, d’una classe sociale su altra classe sociale, d’un totalitarismo inesorabile e intollerabile, che può nascere dalla unificazione forzata e artificiale dell’umanità, non più libera della libertà dei figli di Dio, ma che può sorgere solo dalla diffusione del regno loro aperto da Cristo, oltre l’orizzonte di questo mondo, il quale pure può derivare dalla cattolicità della Chiesa feconde ed inesauribili sorgenti di temporale civiltà.

Basti per ora. Con l’esortazione a meditare e ad amare questo titolo di «cattolico», ch’è essenzialmente inserito nell’economia autentica del Vangelo, e che si riversa sulla nostra vocazione alla sequela di Cristo per allargare i nostri cuori all’ampiezza sconfinata della carità di Dio per noi e per l’intera umanità.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 10 agosto 1977

Interessa certamente anche a voi sapere distinguere in mezzo a tante manifestazioni religiose della storia e del mondo contemporaneo la vera religione; e se quella cristiana appare come quella meritevole della nostra preferenza, e quindi della nostra scelta, per tanti titoli (che noi supponiamo presenti ai vostri animi), resta nella mente una domanda: fra le tante professioni cristiane, esiste una professione non solo prevalente, ma unica ed esclusiva? Dove è la vera Chiesa? quali segni la distinguono? e se noi siamo soliti a recitare il «Credo» della Santa Messa, troviamo già sulle nostre labbra la risposta: «Io credo ... la santa Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica». Noi crediamo che questi titoli siano proprietà intrinseche di questa grande e singolare istituzione, che si chiama la Chiesa, perché così l’ha voluta Cristo, suo fondatore, e così sappiamo che tali proprietà traspariscono normalmente anche all’esterno nella vita storica e umana di questo «corpo mistico» di Cristo, ch’è appunto la Chiesa, e servono a noi per garanzia che restando fedeli ad essa, noi siamo, per grazia di Dio, sulla strada giusta. Cristo ha fondato una sola, unica Chiesa; Cristo non ha messo confini alla sua universalità, l’ha voluta cattolica; e poi ha voluto che fosse santa, come una fontana pura e inesauribile, anche se non tutti quelli che bevono a questa fontana sono altrettanto puri e limpidi, anzi se non tutti avvertono il bisogno d’essere purificati, cioè santificati dalla grazia che sgorga dalla Chiesa; e poi, finalmente, noi crediamo in una Chiesa apostolica, non inventata da qualche uomo di genio, o sorta da qualche movimento sociale; la vogliamo «apostolica», cioè derivata dagli Apostoli, in quanto essi, e solo essi, sono stati direttamente ed esclusivamente incaricati da Cristo d’essere i testi autentici della sua Parola e della sua opera. Cioè Cristo Gesù si è scelto i ministri custodi, trasmettitori, difensori dell’opera della Redenzione, da lui compiuta.

Gesù ha voluto una Chiesa organizzata. Tutto il Vangelo lo attesta. Gesù non ha scritto, ha parlato, e ha proclamato, rivolgendosi ai discepoli : «Chi ascolta voi, ascolta me; e chi disprezza voi, disprezza me . . . e disprezza Colui che mi ha mandato» (Lc 10,16). Gesù non ha detto: «basta il testo della Scrittura», perché la Scrittura stessa viene da un magistero che le ha dato origine; e poi Gesù non ha autorizzato alcuno ad erigersi in legislatore tra gli uomini e Dio per fondare una nuova forma di religione che Lui solo può stabilire (Cfr. 1 Tim 1Tm 2,4-7 Mt 10,40 Io Mt 20,21 etc. ).

Questa nota dell’apostolicità riguarda praticamente la trasmissione del messaggio della fede, che è verità ardua e vincolante; una trasmissione che esige fedeltà assoluta, vieta ogni arbitrio, proprio là dove conferisce potestà gerarchiche agli Apostoli che ne sono investiti. Staccarsi dall’apostolicità vuol dire staccarsi da Cristo, ed esporsi alla contestabilità della fede e all’aridità della religione.

Ma cos1 si manifesta, a ben riflettere, l’amore di Dio alla sua Chiesa, affinché essa sia maestra di verità e di carità. E così noi crediamo esaltando l’apostolicità della Chiesa.

Ad un gruppo della Marina Reale Australiana

Today we have the great pleasure of having with us the group from Her Majesty’s Australian Ship “Melbourne”. We welcome all of you: the Commanding Officer, Commodore Swan, both the Catholic and the Anglican Chaplains, all the officers and men of the ship. Your presence here today makes Australia seem very near, and it brings back many memories of our visit to your country. We send cordial greetings to your families, to al1 of your loved ones. God bless Australia!




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 17 agosto 1977

Una espressione del nostro «Credo», alla quale abbiamo già applicato la nostra attenzione, ci obbliga a completare con qualche modesto riferimento questo nostro colloquio spirituale con voi, carissimi Fratelli e Figli presenti a questa Udienza generale, alla qualifica riconosciuta e da noi proclamata con atto di fede, recitando il «Credo», di «santa» riferita alla Chiesa. «Io credo, ciascuno afferma quando dice il Credo, la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica». Bellissima espressione, anche perché essa passa in rassegna le quattro cause essenziali, da cui la Chiesa deriva la sua vita trascendente: per la causa efficiente la Chiesa è apostolica; per la causa formale essa si definisce una; per la causa materiale essa è cattolica; e per la causa finale dobbiamo dirla santa, la Chiesa (Cfr. C. JOURNET, L’Eglise, 11, 1185).

Questo sta bene, concettualmente. Ma quando si parla, come noi oggi con voi, di santità della Chiesa sorge in molti spiriti riflessivi una sconcertante obiezione; e cioè: non è esagerato riconoscere di fatto la santità della Chiesa, quando molti anzi tutti i suoi membri viventi nel tempo, sulla terra, si dicono, anzi devono dirsi peccatori? e quando la santità dei rarissimi fedeli, dichiarati «santi» dalla Chiesa, sono già fuori da questo mondo, sono in paradiso, hanno fatto miracoli, e la loro canonizzazione, cioè il riconoscimento ufficiale della loro santità, esige un esame, una verifica assai difficile e lunga da parte di autorità competenti della Chiesa stessa?

L’obiezione comporta parecchie, ma facili risposte. E la prima è questa. Dire santa la Chiesa vuol dire innanzitutto ch’essa ha una relazione essenziale con Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, e causa meritoria della loro salvezza; e questa mediazione è, come ministero, nelle mani della Chiesa, ch’è santa perché santificante, non per virtù propria, ma per virtù della fede e della grazia, di cui essa è fatta dispensatrice e maestra.

In secondo luogo dovremo dire santa la Chiesa perché tutti i suoi membri sono stati santificati dal battesimo e poi dagli altri sacramenti, e poi ancora dallo Spirito Santo ch’è come il respiro divino che essa, la Chiesa, offre continuamente ai suoi figli, istruendoli nella fede, esortandoli ad una condotta conforme alla legge divina e naturale, cioè a quella giustizia, che, prescindendo dai segni prodigiosi e carismatici elargiti ad alcuni fedeli, deve improntare e qualificare la vita di ogni cristiano, che nel linguaggio originario della Chiesa, santo si chiamava.

Ed infine riconosceremo con entusiasmo questo titolo superlativo di santa alla Chiesa perché tale titolo, più che convenire ai suoi singoli membri, caratterizza la sua funzione nel tempo, ch’è quella di santificare, e prefigge la mèta a cui è rivolto il suo faticoso pellegrinaggio nel tempo, mèta ch’è appunto la santità dei fedeli, ammessi dalla misericordia divina al suo santissimo possesso finale (Cfr. Matth Mt 5,8 Mt 1 Io Mt 3,2).

E ricorderemo che ciascuno di noi è chiamato a quell’onestà di vita, a quella religiosità di spirito, che si può chiamare santità, e che, tutto sommato, come c’insegna la teologia di S. Tommaso, reclama da noi purezza di costumi e fermezza di volontà (S. THOMAE Summa Theologiae, IIa-IIae, 81, 8).

Con la nostra Apostolica Benedizione.

Ad un gruppo di ragazze canadesi

We wish to welcome the Alberta Girls Sound Spectacular. We are happy to have your visit today; and we hope that, wherever you go, you will bring good will. And we ask you to take our greetings back to Canada.

Ad un gruppo di ammalati

Our greetings to the members of the pilgrimage to Loreto, and especially to the sick among you. May the intercession of Mary, Mother of the Incarnate Word of God, sustain you all.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 25 agosto 1977

Figli carissimi!

Di che cosa possiamo, di che cosa dobbiamo parlarvi?

Della Chiesa, ancora e sempre della Chiesa!

Prima di tutto perché tale è la nostra missione. Non ha detto il Signore di voler fondare su Simone, figlio di Giona, la sua Chiesa, dando a lui un nome nuovo, simbolico, quello appunto di «Pietro», cioè di base, di fondamento, nome questo che bene sappiamo spetta in modo primario ed assoluto a Cristo stesso, ch’è la «Pietra d’angolo», su cui posa tutto il disegno salvatore di Dio per l’umanità? (Mt 21,42 Ps 117,22 Act Ps 4,11-12) Noi non ci possiamo esimere dalla funzione misteriosa e fondamentale che divinamente ci è stata affidata (Cfr. Luc Lc 22,32 Io Lc 21,15-23).

In secondo luogo perché la Chiesa è stata ed è l’oggetto dello sconfinato amore di Cristo stesso: «Egli amò la Chiesa - dicono le celebri e ineffabili parole di San Paolo - ed ha immolato se stesso per lei» (Ep 5,25). E perciò studiando la Chiesa, si scopre quale e quanto amore passò dal cuore del Redentore divino all’umanità eletta, non indarno chiamata la Sposa dell’Agnello (Ap 21,9).

E poi ancora perché la meditazione teologica del tempo nostro si è imbevuta, prima e dopo il Concilio, di questo grande tema, la Chiesa; e l’Enciclica di Papa Pio XII, del 29 giugno 1943, seguita dalla Costituzione dogmatica conciliare «Lumen Gentium», del 21 novembre 1964, hanno rivelato alla Chiesa, come se essa si contemplasse nello specchio della divina rivelazione, il suo volto misterioso (Cfr. C. JOURNET, L’Eglise, II, I, I; H. DE LUBAC, Méditations sur l’Eglise, 1).

E aggiungiamo anche un altro motivo, che consiglia di fermare l’attenzione, con la brevità e la semplicità d’un catechismo elementare; ed è la difficoltà di dare una definizione della Chiesa, o almeno di sceglierne una fra le tante, che ci vengono anche autorevolmente proposte (Cfr.

Lumen Gentium LG 5 ss.); come: Regno di Dio, Corpo mistico di Cristo, Popolo di Dio, «Chiesa del Dio vivo, colonna e fondamento della verità» (1 Tim 1Tm 3,15-16). Noi, in omaggio alla sua brevità, ci fermeremo alla definizione di S. Agostino, riportata dal Catechismo ai Parroci del Concilio di Trento; ed è questa: «la Chiesa è il popolo fedele sparso per tutto il mondo» (S. AUGUSTINI In Ps 149 Cath. Rom IX symb. art. Ps 2). A ben pensarci, uno sforzo mentale è reclamato: la definizione prescinde da ogni limite, quale di solito restringe il nostro pensiero rivolto all’umanità: limite di tempo e di storia, limite di sangue e di popolo, limite di spazio e di luogo, limite di particolare interesse e di classe. Il pensiero rimane concreto, il concetto di Popolo solo resta oggetto della nostra considerazione, con una qualifica specificante e quindi discriminante e limitativa, quella di « fedeltà », cioè di adesione ad una Parola, la Parola di Dio: la Chiesa è il Popolo fedele, quello che accetta l’invito alla fede, non certo una fede vaga, incerta, esposta alle interpretazioni d’un libero esame, ma umilmente e gioiosamente soggetta ad un magistero qualificato e rassicurante: «chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,10).

Ne riparleremo, se Dio vorrà. Ma intanto vorremmo che gli animi vostri, carissimi figli, fossero ripieni di interesse e di gaudio, nella ispirata certezza che Cristo, la Via, offre a noi la sua lampada che è la Chiesa.

Con la nostra Benedizione Apostolica.

Ad un gruppo di infermi sloveni ed alla sezione italiana del Movimento Internazionale «Auxilia»

Diamo il nostro cordiale benvenuto a due distinti gruppi d’infermi: il primo, proveniente dalle diocesi di Lubiana, di Kotor e di Maribor; l’altro di allievi italiani dell’istituzione «Auxilia».

Nel porre in risalto il prezioso contributo che voi offrite alla Chiesa con la vostra sofferenza, vi assicuriamo che il Papa vi è spiritualmente vicino con la preghiera, con l’affetto, con la sua paterna benedizione.

Ad un gruppo di ragazzi paraplegici

Un cordiale e affettuoso saluto va ora ai carissimi ragazzi paraplegici, ospiti in questi giorni di Castelgandolfo, e assistiti dai Padri Cappuccini di Albano! Abbiate in voi sempre l’amore fraterno, la gioia di vivere, la pace e la forza dell’animo, e la grazia del Signore non vi abbandonerà mai. Noi vi siamo vicini, con la nostra preghiera e con la nostra benedizione.

A vari gruppi di lingua francese

Nous saluons chaleureusement la nombreuse délégation francaise de «Pax Christi» et leurs chers aumoniers, le groupe des «Aveugles et Handicapés» du diocèse de Beauvais, et les pèlerins de Cote d’Ivoire à leur retour de Terre Sainte. A tous, Nous exprimons notre affection, notre confiance et nos encouragements à répandre la lumière et la charité du Christ, toujours et partout! Avec notre Bénédiction Apostolique!

Ad un gruppo di giapponesi del «Japanese Movement for Charity»

Among our visitors today, we are happy to welcome members of the Japanese Movement for Charity of the Archdiocese of Osaka. In you we greet all those who are endeavouring to serve humanity in the name of Jesus. By your charity may you spread the light of Christ and the fire of his love.

A un pellegrinaggio di cattolici indonesiani

Our paternal greetings to our sons and daughters from Indonesia. As we recall once again the hospitality of your country, we invoke upon you strength and joy in Christian living. God bless all Indonesia, all Asia!




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 31 agosto 1977

Venerati Fratelli! Figli carissimi ! Visitatori tutti, chiunque voi siate, sempre attesi e anche graditi,

Grande gaudio, grande commozione, grande stupore risveglia in noi la vostra presenza. Essa suscita in noi la coscienza del nostro ufficio pontificale. Questo incontro, e ogni altro simile incontro, con persone sconosciute e nuove, ma che noi sentiamo di dover subito considerare fratelli, figli, amici, ci obbliga, ancor prima di pensare a voi, di pensare a noi stessi, con riverenza, con timore, con meraviglia, di ciò che a noi è stato conferito, la missione di presiedere alla Chiesa universale. Vengono alle nostre labbra le parole che Gesù stesso ebbe un giorno a rivolgere ai discepoli del suo Precursore, Giovanni, detto il Battezzatore, il Battista, mandati da lui che si trovava in carcere a Gesù per chiedergli: «Tu chi sei? Sei Tu Colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,2-3). Noi sentiamo come a noi rivolta la stessa domanda; e sebbene noi ben sappiamo che voi tutti avete una precisa risposta da dare alla questione, essa è per un verso così densa di significato, e, per un altro verso, così collegata con la risposta dovuta a problemi che riguardano, sotto certi aspetti, ciascuno di voi, e sotto certi altri aspetti i problemi maggiori, diciamo pure, delle sorti del mondo, che saremmo turbati, nella nostra umana debolezza, di sottrarci alla incalzante domanda: Tu chi sei? Chi è il Papa? e di non rispondere a simile interrogativo, estremamente imbarazzante e superiore d’avere adeguata risposta.

Ma poi ci risuona nella mente la risposta, cioè la definizione, che Gesù stesso volle attribuire a Simone, figlio di Giona, e che noi abbiamo da Simone-Pietro ereditato, e che noi leggiamo nel Concilio Vaticano primo (Cfr. DENZ-SCHÖN., 3050-3060), e rileggiamo nel recente Concilio Vaticano secondo (Lumen Gentium LG 18 et 23): Gesù Cristo stabilì nel beato Pietro «il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione». Qui un immenso capitolo di dottrina cattolica è enunciato; la fede, cioè l’adesione alla parola divina, lo accetta, e la teologia lo descrive, lo spiega, lo diffonde; esso ci rivela e ci insegna chi è Pietro ed ogni suo legittimo successore, e ci presenta alla luce di questo mistero che cosa il Papa fa: e questa distinzione ci consente di osare a dire qui qualche elementare parola su questo secondo aspetto della missione affidata a Pietro, anche perché il mistero di Pietro si affonda nel segreto del pensiero di Dio, mentre la sua attività è manifesta e può essere oggetto della conoscenza e del giudizio comune, almeno esteriormente (Cfr. Io. 10, 38; 14, 12; etc.).

Per ora limitiamoci ad uno sguardo complessivo, e a noi possibile in un discorso puramente indicativo, come questo.

Ebbene che cosa fa la Chiesa? La Chiesa, se fedele al Maestro, se fedele allo Spirito che la guida, se fedele all’umanità in cui vive e per cui vive, fa molte cose, sempre che ne abbia la libertà, ed in certa misura anche i mezzi (Cfr. Matth. Mt 14,17 Mt 17,26 etc. ).

Ma ascoltiamo il Signore nel prescrivere ai suoi con le parole finali e riassuntive il programma della loro attività. E ci basti una sola, una sola parola per oggi; una parola che ha dato origine a un dinamismo, che caratterizza la vita cristiana. La parola, fra le ultime del Vangelo di S. Matteo, è questa: «Andate . . .»: euntes. Gesù non vuole seguaci spiritualmente sedentari (Cfr. Ibid. 20, 6); li vuole in movimento sulla faccia della terra. Apposta li ha chiamati «apostoli» (Lc 6,13), che vuol dire inviati, testimoni, messaggeri, nunzi della sua parola e del suo piano di salvezza. Precisiamo con un titolo di perenne attualità: Gesù li ha voluti «missionari», e come dimostra in un suo libro il Card. Suenens, in una forma o in un’altra, ogni cattolico veramente fedele al Vangelo deve essere missionario. Una Santa di clausura, Teresa del Bambin Gesù, non fu forse un’ardente missionaria?

Né rispetto umano, né indifferenza spirituale, e nemmeno proselitismo indiscreto devono qualificare il cristiano rispetto alla propria fede religiosa, se cristiana, se cattolica essa si chiama, ma un senso sincero di responsabilità e di amore alla diffusione del Vangelo, di solidarietà missionaria. La Chiesa è fermento (Mt 12,33). Imprimiamo nei nostri cuori la parola effusiva di Gesù: «Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e che voglio Io se non che si accenda?» (Lc 12,44).

Fuoco è il Vangelo, che deve ardere ed illuminare; tutti ad infiammarlo e a diffonderlo siamo chiamati. Che ciascuno di noi lo ricordi! Con la nostra Apostolica Benedizione.

Ai giovani della tendopoli mariana presso il Santuario romano della Madonna del Divino Amore

Salutiamo ora i numerosi giovani provenienti da tutte le parti d’Italia, che partecipano alla «II Tendopoli Mariana» presso il Santuario romano della Madonna del Divino Amore.

Vi diamo il più cordiale benvenuto e vi manifestiamo apertamente il nostro apprezzamento per il tema del vostro Convegno: «Con Maria per la promozione dell’uomo». Il Papa è con voi e per voi, condivide e stimola i vostri freschi entusiasmi, i vostri desideri di liberazione e di giustizia, la vostra testimonianza effusiva della gioia cristiana. Pertanto, siamo ben lieti di darvi la Benedizione Apostolica come pegno non solo del nostro affetto, ma soprattutto della materna protezione di Maria Santissima su tutti voi e sui vostri Cari.

Al folto pellegrinaggio proveniente dal Ghana

Our cordial welcome to our beloved sons and daughters from Ghana. We ask you to take our greetings back to your country: into your churches, into your schools, into your hospitals, into your homes. The Pope is close to you and your families. The Pope loves Ghana.

A pellegrini provenienti dall’Irlanda

We extend our paternal greetings to the pilgrims from Ireland, especially to the sick among you. You have been to Loreto to honour Mary and the whole mystery of the Incarnation, and now you have come to the See of Peter to profess your faith in Christ’s Church. May the Lord Jesus strengthen you in his love and sustain you in joy. And we ask God to bless all Ireland.


1977-AUDIENZE - Mercoledì, 13 luglio 1977