1974-AUDIENZE - Mercoledì, 24 luglio 1974




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 31 luglio 1974

Un tema molto fecondo di studio e di pensiero per la visione cristiana dei destini religiosi dell’umanità è oggi quello della liberazione.

L’ampiezza del tema e la sua profondità nascono dal fatto che si fa coincidere il concetto di liberazione con quello di salvezza; e allora si comprende come si possa parlare di teologia della liberazione. Dio è l’operatore della salvezza dell’uomo; possiamo, a titolo mnemonico, condensare questo grande disegno nelle parole profetiche d’Isaia: Deus ipse veniet et salvabit vos, Dio stesso verrà, e vi salverà (Is 35,4). Ed è un disegno che spazia sulla storia del Popolo eletto, dapprima; e poi, con Cristo, su tutta quella del mondo (Cfr. Da 7,14); la creazione stessa sembra dominata da un’intenzione salvifica (Cfr. Is. Is 44,24), che diventa palese nella redenzione, come S. Paolo enuncia esplicitamente: «Ecco una parola di fede e degnissima d’accoglimento, ed è questa, che Cristo Gesù venne nel mondo a salvare i peccatori . . .» (1 Tim. 1Tm 1,15 1Tm 2,4 Lc 19,10). Gesù, il nome stesso lo dice, è Salvatore (Mt 1,21).

La salvezza suppone una condizione infelice, una condizione di rovina e di condanna, qual era e qual è appunto la condizione dell’uomo dopo la caduta di Adamo, e dopo la trasmissione del peccato originale a tutta la sua discendenza. Conosciamo l’opera di Cristo: la salvezza, ch’Egli ci ha portata, è una redenzione, mediante il sacrificio della Croce e la sua risurrezione; Egli ci ha «giustificati», facendoci col battesimo soci della sua morte e della sua nuova vita risorta (Cfr. Rom. 4. 25; Col. Col 2,12 Col. Col 2,14).

Perciò l’opera di Cristo è una liberazione. Liberazione da che cosa? Liberazione dalla morte, alla quale il peccato (ch’è distacco della nostra vita dalla sorgente prima e vera e necessaria della Vita divina), ci aveva destinati. Cristo, in un ordine eminente, è per noi nuova creazione (Ga 5,15 2 Cor 2Co 5,17). La riconciliazione con Dio, ottenutaci da Cristo, ci fa rivivere, ora nella grazia, domani nella gloria, se avremo la fortuna promessa di questa estrema e trionfante liberazione. La teologia della salvezza può quindi prospettarsi sotto questa visione effettuale di liberazione. La forza espressiva di questa parola ha la sua importanza nella didattica, diciamo meglio, nella teologia presentata agli uomini del nostro tempo, per i quali la libertà tocca un vertice dell’ideale umano, e non senza ragione, e per i quali la sensibilità dei mali opprimenti tanta parte dell’umanità e sotto tante forme si è, nella evoluzione della storia, fatta più intollerante e più ansiosa di liberazione. Parola quindi degna del vocabolario cristiano.

Ma non solo per il suo senso verbale e la sua efficacia espressiva; bensì per il contenuto a cui si riferisce. Grande sapienza è la comprensione della liberazione, che la nostra fede e anche una certa nostra esperienza ci dicono essere operata nelle sorti della nostra vita in virtù della salvezza operata da Cristo: essere ammessi alla reale riconciliazione con Dio ed esonerati dai tristi destini del peccato, essere sollevati dall’incubo della fatalità del male e della oscurità della morte, essere rasserenati sulla natura e sulla finalità non malefiche, ma provvidenziali del dolore, essere rianimati, dopo la stretta della disperazione e dopo il dubbio dell’insignificanza della nostra esistenza, rianimati dalla speranza («nella speranza, scrive S. Paolo, siamo stati salvati») (Rom. 8. 24), e ancora essere stati assunti nell’economia e alla scuola dell’amore,... è tale fortuna, è tale novità, e, diciamo pure, è tale mistero, che davvero merita da parte nostra una riflessione teologica; e ciò tanto più perché sappiamo che è la Verità che ci rende liberi (Cfr. Io. 8, 32).

Ma ancora. La liberazione cristiana ha un potere rigeneratore: ci rende buoni, ottimisti, agili e intelligenti nell’operare il bene al di là del nostro interesse. Ci scioglie dai vincoli dell’egoismo, della paura, della pigrizia, e consente alla nostra libera personalità di effondersi nel sentimento e nell’attività sociale; gli uomini ci si presentano non più come una massa premente di estranei o di concorrenti, o di nemici, ma come una folla attraente di nostri simili, di nostri soci, di nostri fratelli, ai quali è dovere, è onore prestare amore e servizio. Il valore sociale della liberazione cristiana scaturisce dalla carità, diventata precetto e retaggio del seguace di Cristo; una concezione nuova perciò della vita sociale ci vieta di cristallizzare la staticità delle condizioni umane, quando queste favoriscono le ingiuste disuguaglianze e la ricchezza egoista, come anche ci insegna che il dinamismo sociale, se promosso dall’odio, dalla violenza e dalla vendetta, non conduce alla desiderata libertà e al vero progresso umano.

Per questo si dovrà fare attenzione affinché la liberazione nascente dalla fede cristiana, quale è professata dalla Chiesa cattolica, conservi la sua logica derivazione e la sua polivalente, ma autentica destinazione; conservi e sappia esprimersi in feconde e originali espressioni, con vigore novello e con intelligente intuito dei bisogni che lo sviluppo della civiltà, lungi dal placare, rende più evidenti ed esigenti. Fare attenzione, diciamo, affinché la liberazione cristiana non sia strumentalizzata a scopi prevalentemente politici, né posta a servizio di ideologie discordanti in radice dalla concezione religiosa della nostra vita, né soggiogata da movimenti socio-politici avversi alla nostra fede e alla nostra Chiesa, come un’esperienza mondiale e attuale oggi pur troppo dimostra. Non siamo ciechi!

La liberazione cristiana non deve assumere un significato diverso e forse anche contrario al suo genuino valore; e così molto probabilmente accadrebbe quando anch’essa diventasse sinonimo di lotta aprioristica e programmatica fra le classi sociali, oggi più che mai chiamate dalle stesse leggi del progresso economico a concepire i loro rapporti in termini di complementarietà, di compartecipazione e di collaborazione, e non sospinte verso l’abbagliante miraggio d’una radicale rivoluzione sociale, destinata a risolversi in un danno comune e assai difficilmente riparabile. Le strutture giuridiche, che fossero diventate oppressive e ingiuste, devono, sì, essere sottoposte, non già ad « analisi » materialistiche e in gran parte scientificamente sorpassate, come se queste « analisi » fossero davvero liberatrici e integralmente umane, ma dapprima alla critica saggia, coerente ed operante dei principii sociali e religiosi cristiani, insegnati e proclamati con evangelico coraggio; cosa questa che anche la Chiesa, a fianco di bravi maestri, per voce dei suoi Pastori e del Popolo fedele può e deve fare; e poi devono essere riformate mediante l’azione illuminata e forte dei buoni e liberi cittadini, ai quali quei medesimi principii cristiani, lungi dall’essere un freno ingombrante, possono riuscire una luce ispiratrice e un incomparabile stimolo a tenace rigenerazione d’una moderna e pacifica società, ordinata secondo sempre aggiornata giustizia e sempre fraterno civico amore.

Siamo, come vedete, in pieno nel campo dell’attualità. Noi lo siamo con sofferenza per le molteplici situazioni sociali e internazionali, dove ancora libertà e giustizia non sono alla base di vero progresso e di autentica pace. Ma lo siamo altresì con piena fiducia nelle intrinseche energie liberatrici del cristianesimo e della Chiesa; e lo siamo con l’invitta speranza che non mancherà agli uomini del buon volere l’aiuto sostenitore e liberatore di Dio.

Confermi questi voti la nostra Benedizione Apostolica.

«Dio-amore» tema di zelo sacerdotale

Desideriamo ora rivolgere un saluto particolarmente affettuoso al folto gruppo di sacerdoti di varie nazionalità, aderenti al Movimento dei Focolari e convenuti presso il Centro Mariapoli di Rocca di Papa per il loro Congresso annuale.

Abbiamo saputo, figli carissimi, che con la vostra presenza intendete esprimerci la vostra devozione e dirci la vostra gioia di essere sacerdoti nonché la volontà da parte di ognuno di voi di essere l’espressione sempre più fedele dei sentimenti del Vicario di Cristo nelle vostre comunità. Per questo motivo vi ringraziamo vivamente, e tanto più ci rallegriamo di questo incontro in quanto siete impegnati durante questi giorni ad approfondire il tema «Dio-amore»; tema che più d’ogni altro può aiutare i sacerdoti a trovare la loro vera identità, essendo essi i ministri di Gesù Redentore e i suoi collaboratori per continuare nel mondo, a titolo unico ed insostituibile, la sua missione di amore.

Quale augurio migliore, allora, potremmo farvi che quello di rimanere fedeli a questa esaltante prospettiva del vostro sacerdozio, e corrispondere in pieno alle grandi speranze che la Chiesa ripone nel dono irrevocabile delle vostre vite all’amore di Cristo per gli uomini?

Tanto vi ottenga da Lui, dal Signore Gesù, la nostra Apostolica Benedizione, che volentieri estendiamo a tutte le anime a voi affidate.

Il Movimento Laici per l’America Latina

Salutiamo ora i partecipanti al Convegno di studio, che si è svolto in questi giorni a Roma su iniziativa del Movimento Laici per l’America Latina.

La vostra presenza dice già di per sé quale sia stato l’impegno che ha ispirato le vostre riflessioni, nella visione globale dei problemi del Continente Latino-Americano, e come al termine dei lavori ciascuno di voi desideri riaffermare pubblicamente la devozione e la fedeltà alla Chiesa, la coerenza del credere e dell’operare secondo le direttive del Magistero e delle speciali Commissioni Pontificia ed Episcopale Italiana.

Senza riprendere il tema da voi discusso, vi diciamo solo un pensiero : il moto di questi anni ed il cammino percorso confermano chiaramente che questa è l’«ora di Dio» per l’America Latina: dal travaglio e dalla ricerca dovrà emergere l’uomo nuovo, che da Cristo, modello assoluto, ripeta i tratti ed attinga le sue energie «in iustitia et sanctitate veritatis» (Ep 4,24). E ci basta solo accennare all’alto valore, che deriva dallo scambio delle esperienze, dalla diretta conoscenza, dai vincoli più stretti che uniscono il vostro Movimento con le Chiese del Continente.

In pegno dei celesti favori ed a conforto dei propositi vi impartiamo la Benedizione Apostolica.

Bambini croati vincitori della Olimpiade Catechistica

Salutiamo ora con paterna affezione un gruppo di bambini, provenienti dalla diocesi di Mostar, in Jugoslavia, vincitori del concorso «Olimpiade Catechistica», che il giornale Mali Koncil (Piccolo Concilio) ha organizzato per una approfondita conoscenza della Sacra Scrittura e del Catechismo.

Vi ringraziamo per la vostra visita, e vi manifestiamo sentimenti di particolare compiacenza per la serietà e l’impegno con cui vi siete applicati nello studio della Parola di Dio.

Sappiate profittare delle preziose possibilità che tale studio ha messo a vostra disposizione, per elevare sempre più il vostro perfezionamento spirituale e culturale, e per essere cristiani solidamente preparati e profondamente convinti.

Noi vi esortiamo a continuare con amore e con fedeltà nel vostro impegno di istruzione catechistica, e preghiamo il Signore affinché vi accompagni sempre con i doni della sua grazia.

A ciascuno di voi, ai Sacerdoti collaboratori del periodico che ha promosso il concorso, ai familiari presenti e a tutti i vostri cari impartiamo di cuore la propiziatrice Benedizione Apostolica.

Pellegrini e visitatori da Hong Kong

We are pleased to offer a special word of greeting to a group of pilgrims and visitors from Hong Kong. We thank you for wishing to come to see us today, and we pray that your journey to Rome will be an occasion of many grates, as well as being an occasion that you will remember with pleasure for many years to come.

At the same time we offer our condolences on the recent sudden death of Bishop Peter Lei, upon whom we invoke eternal rest. We also extend a welcome to two groups of visitors from Japan, coming from Tokyo and Nagoya. As we greet you we also ask you to convey our prayers and best wishes to your dear ones at home.

Giovinette del Messico

Como en las pasadas Audiencias, se halla entre nosotros un numeroso grupo de jóvenes mexicanas, de quince años.

Amadísimas jóvenes : Os damos nuestra bienvenida, deseando que vuestra estancia en Roma, donde podréis admirar tantos signos de la fe, os estimule a vivir generosamente los compromisos cristianos.

A vosotras, a vuestras familias y a toda la juventud mexicana, nuestra Bendición Apostólica.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 7 agosto 1974

Ascoltate, questa volta, la parola di Cristo, che pensiamo a noi potersi applicare in uno dei problemi più comuni e più gravi del tempo nostro. Dice dunque il Signore nel suo Vangelo: «Ogni vero studioso versato nella scienza del regno dei cieli è simile ad un padre di famiglia, il quale cava fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52). Vi sarebbe molto da dire su questa breve parabola, che fa dell’insegnamento circa i destini superiori dell’uomo, sintetizzati nel «regno dei cieli», una pedagogia paterna e familiare, definita un tesoro inesauribile, qual è quello della verità religiosa apertaci da Cristo stesso, dalla quale si estraggono insegnamenti nuovi ed antichi. Nova et vetera: fermiamoci a questa ben nota espressione, in cui si condensa la soluzione del rapporto fra la nostra conoscenza religiosa e la storia; e la soluzione ha un nome che racchiude un grande capitolo della nostra fede e della nostra cultura religiosa; e questo nome è, voi lo sapete, la tradizione.

Nome, a prima vista, non gradito all’orecchio moderno, perché è nome che obbliga a raccogliere un’eredità del passato, la quale nell’opinione superficiale di tanti figli del nostro secolo sembra una catena al piede, che vorrebbe correre liberamente verso i nuovi sentieri dell’avvenire, senza sentirsi vincolato ad una tradizione, reputata valore senza valore, antiquato, anacronistico, superato.

Questo orientamento così spiccato dello spirito umano verso il nuovo, che ha la sua patria nell’avvenire, pervade non soltanto il pensiero filosofico e religioso, di cui ora soltanto ci occupiamo, ma invade tutta la mentalità moderna, la quale sembra presa dall’insofferenza talvolta inquieta e perfino furiosa, rivoluzionaria, per tutto quanto la tocca col segno del tempo passato.

È questo in grande parte un fenomeno istintivo nella gioventù, che prende coscienza di sé e che sopporta a disagio quanto le viene trasmesso e inculcato dall’età precedente; il disagio molto spesso si dimostra ingrato e ribelle, preferisce l’avventura dell’inconscio avvenire piuttosto che sottostare alla prudenza e all’esperienza della generazione precedente. Per di più, nella storia contemporanea, il nuovo, cioè il progresso, si attesta con tali conquiste e con tali promesse in ogni campo del sapere e dell’agire, ch’esso è sempre vincitore nell’estimazione psicologica dei giovani, anche quando, come, ad esempio, in certe degradate espressioni artistiche e certi licenziosi costumi, il nuovo non è più progresso autentico, ma piuttosto evidente regresso. È nuovo, e basta; esso è la via verso il tempo che viene, o almeno esso è la forma, cioè la moda, per il tempo che è, il presente. La moda esteriore, lo sappiamo, è regina. L’indirizzo poi pragmatico e utilitario della scuola odierna favorisce questa mentalità a scapito d’altri valori che sembrano resistere a questa inquieta e continua metamorfosi concettuale e operativa, e che la storia, madre del passato e del futuro, conserva, nel suo patrimonio, come perenni valori, non tanto come da lei generati, ma come di lei stessa generatori. Del resto, questo processo ha i suoi diritti ed i suoi vantaggi: è il tempo, il misterioso tempo, che lo promuove, il quale, proprio per cotesto dinamismo inesorabile, c’insegna l’insufficienza intrinseca delle cose, e stampa su di esse la loro fondamentale definizione: «creature», che di rimbalzo lancia lo spirito intelligente verso l’eterno quesito: dov’è il Creatore? Questa è metafisica, questa è la porta della religione.

E qui noi sostiamo, anzi subito passiamo dalla religione puramente razionale e naturale alla nostra religione, a noi offerta dalla fede, la quale per il suo contenuto oggettivo a noi viene da una storia precisa, che si colloca nel tempo, anzi nel tempo passato, con indicazioni di date e luoghi precisi (Cfr. Luc. Lc 2,1 Lc 3,1 ss. ). Conosciamo il Vangelo. Esso è inciso sulla trama della storia. E conosciamo l’autorità di questa incisione: essa fa testo per tutto il tempo che precede, a cui si dà la qualifica di Antico Testamento, e fa testo per tutto il tempo che segue, il Nuovo Testamento, ed arriva fino a noi, arriverà fino all’ultimo ritorno di Cristo, donec veniat (Mt 10,23). È questa interpretazione del moto nel tempo che dà alla storia un senso, una logica, una possibilità di intelligenza e di sintesi. Citiamo pure i nomi, soliti a ricordarsi a questo proposito: S. Agostino, Bossuet, Vico. Il Vico, ad esempio, dice che Dio è l’architetto della storia, e fabbro è l’uomo. Così che noi credenti abbiamo lo sguardo fisso al passato, un passato determinato, storico, incancellabile. «L’economia cristiana dunque, dice il Concilio (Dei Verbum DV 4), in quanto è alleanza nuova e definitiva, non passerà mai e non è da aspettarsi un’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore Nostro Gesù Cristo» (Cfr. 1 Tim 1Tm 6,14 Tt 2,13). Siamo salutarmente sorretti da una «tradizione».

Qui dovremmo spiegare che cosa intendiamo per tradizione, in questo ambito religioso, sia come costitutiva, insieme con la Sacra Scrittura, della rivelazione, sia come trasmissione autentica e impegnativa, con l’assistenza dello Spirito Santo mediante il magistero della Chiesa, della rivelazione stessa. Pensiamo che queste siano nozioni acquisite dalla comune cultura, e che siano tenute distinte da quelle così dette comunemente tradizioni, che piuttosto si possono dire consuetudini, costumi, stili, forme transeunti e mutevoli della vita umana, senza il carisma d’una verità che le renda immutabili e obbligatorie. Anzi aggiungiamo che queste tradizioni puramente storiche ed umane non solo contengono molti elementi contingenti e caduchi, verso i quali la critica rimane libera nel giudizio e nella riforma, ma spesso esigono d’essere criticate e riformate per la facilità con cui le cose umane invecchiano, o si deformano, e hanno bisogno d’essere purificate ed anche sostituite. Non per nulla noi parliamo di «aggiornamento» e di rinnovamento; e voi sapete con quanta energia e con quanta ampiezza di applicazioni.

E spesso la novità, che andiamo cercando e promuovendo, è uno sforzo di ritornare alle origini e di attingere dalle sorgenti antiche e autentiche della tradizione le forze ed i programmi per un rinascente avvenire («ressourcement», dice un espressivo neologismo francese). La tradizione, quella vera, è una radice, non un vincolo; è un patrimonio insostituibile, un alimento, una risorsa, una coerenza vitale. Quale sia questo tesoro, dal quale il cristiano sapiente estrae le cose antiche e le cose nuove, come c’insegna il Signore, non è cosa facile e breve a dirsi; apposta occorre un carisma speciale, il magistero ecclesiastico, al quale è assicurata, specialmente nei momenti decisivi, l’assistenza dello «Spirito di verità» (Io. 14, 17; 16, 13); esso avrà la missione d’insegnare, di custodire, d’interpretare la dottrina della fede e di precisarne le applicazioni alla vita vissuta (Cfr. DENZ-SCHÖN. 1501, 3006; Cost. Dei Verbum DV 8-10). Le deviazioni possibili in questo campo sono principalmente due, com’è noto: la prima è quella che restringe alla sola Sacra Scrittura l’ambito della fede, quando si sa che la Sacra Scrittura stessa è nata dall’insegnamento orale, dalla Tradizione della Chiesa primitiva; la seconda poi è quella di pretendere di dare alla fede cristiana un’interpretazione propria, originale, arbitraria, un «libero esame» incurante dell’insegnamento di chi ha l’obbligo di «custodire il deposito» (1 Tim 1Tm 6,20), e di «evitare, come raccomanda S. Paolo, le novità profane di espressioni e le contraddizioni di quella che falsamente si chiama scienza» (Ibid . 1 Tim 1Tm 1,6).

Con questo non è detto che le verità della fede non possano e non debbano essere oggetto di studio, di ricerca, di approfondimento ed anche di enunciazione a dati ambienti culturali e a dati momenti spirituali. La dottrina della fede non è priva di sviluppo logico e coerente, ché anzi obbedisce volentieri ai bisogni del pensiero e ai doveri della contemplazione, secondo l’esortazione di S. Paolo stesso «di crescere nella cognizione di Dio» (Col 1,10 cfr. Eph. Ep 1,17 cfr. Newman); ma rimane univoca e fedele al suo essenziale ed originario significato, -eguale a se stessa, quale Cristo la annunciò, e quale la Chiesa, auspice lo Spirito Santo, per la salvezza degli uomini, ancor oggi proclama, difende, e allarga verso la sconfinata visione della divina e ineffabile realtà.

Nova et vetera! ricordate; con la nostra Apostolica Benedizione.

I corsi estivi dell’Istituto «SS. Cirillo e Metodio»

Come due settimane fa, abbiamo anche oggi il piacere di accogliere un bel gruppo di giovani slovacchi, partecipanti agli incontri organizzati dall’Istituto dei Santi Cirillo e Metodio, in Roma, a favore della gioventù slovacca all’estero.

Come sappiamo, si tratta di incontri formativi e integrativi della vostra personalità in sviluppo, specialmente con lo scopo di rendervi sempre più consapevoli della vostra appartenenza alla Chiesa. È perciò una iniziativa apprezzabile, che si inserisce molto bene in quella visione delle vacanze come strumento di educazione alla vita comunitaria, ecclesiale, di «koinonia», alla quale accennavamo domenica scorsa nel nostro incontro con i fedeli.

Facciamo voti che questa esperienza, così utile e preziosa per la vostra giovane età, contribuisca a corroborare in voi il senso della Chiesa, l’amore alla Chiesa, a darvi così la certezza della fede cattolica, prezioso patrimonio dei vostri padri, della vostra terra antica e nobile: voi la compite, questa esperienza, nella città sacra e benedetta di Roma, ove tutte le memorie religiose parlano della testimonianza di Pietro e di Paolo, degli Apostoli, dei Martiri, di tanti Santi e Sante che qui sono vissuti nell’adesione totale a Cristo Salvatore: anzi, ove anche i superbi resti della prestigiosa civiltà romana fanno vedere, a chi sa intendere, il supremo disegno divino che guida le sorti della storia umana.

Profittatene, cari giovani, con la recettività e con l’intelligenza proprie della vostra età: vivete in pienezza questi momenti privilegiati dello spirito. Noi ve l’auguriamo di cuore, mentre benediciamo voi, i vostri cari, i maestri dei corsi e quanti vi hanno accompagnati a questa Udienza.

Giovani della diocesi di Clermont

Il y a trois ans, Nous avions déjà la joie d’accueillir un groupe de jeunes de Saint-Georges-de-Mons, dans la diocèse de Clermont.

Aujourd’hui, une autre délégation de cette paroisse très dynamique vient encore Nous saluer et Nous exprimer son filial attachement.

Merci, chers amis, de ce témoignage de votre fidélité et de votre prière. Nous demandons au Seigneur de faire grandir en vous la foi et le sens de l’Eglise. Nous souhaitons que vous compreniez toujours mieux votre responsabilité propre de laïcs en matière d’apostolat, car l’évangélisation d’une cité ou d’un secteur pastoral, pour affronter les problèmes nouveaux de notre époque, doit pouvoir s’appuyer sur la disponibilité de tous. Nous vous encourageons dans cette voie et Nous vous bénissons de tout coeur, avec vos familles et votre cher curé.

Pellegrini polacchi

Nous nous tournons maintenant vers les jeunes pèlerins de Pologne, que Nous sommes heureux de saluer si nombreux ce matin. Les uns, réunis en session d’étude religieuse tout près d’ici, à Marino, sont accompagnés par Mgr Wesoly, Auxiliaire du cher Cardinal Wyszynski; les autres ont tenu aussi à être presents aujourd’hui, malgré la brièveté de leur séjour.

Chers Fils, sachez approfondir votre foi et en vivre! Soyez fidèles aux profondes traditions religieuses de votre pays. De tout coeur, Nous vous bénissons ainsi que vos familles.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 14 agosto 1974

In questo breve incontro con i nostri visitatori noi proponiamo alla loro riflessione una domanda: la vita cristiana è facile? La domanda sembra semplice, ma osserviamo subito che per presentarsi correttamente deve formularsi in forma deontologica, cioè: la vita cristiana deve essere facile, o no? Oggi la gente vuole tutto facile; perché non dovrebbe esserlo la religione? Diciamo poi vita cristiana pensando alla sua espressione autentica, a quella che corrisponde all’esigenza propria d’un seguace di Cristo, cioè di chi col battesimo ha accettato la somma fortuna della nuova vita da Cristo conferita e da Cristo promessa.

Semplice la domanda, non semplice la risposta. La quale sembra doversi formulare in senso positivo. Per due ordini di ragioni. Il primo è niente meno che teologico e denso di molti significati: la vita cristiana non è forse la nostra salvezza? e la salvezza non è dono immenso e gratuito di Dio Padre, mediante Cristo Redentore, nello Spirito Santo? e non comporta questo dono stesso la grazia per corrispondere alle condizioni, che sono pur requisite affinché la salvezza ci sia attribuita, come la fede e le buone opere? E di più il cristianesimo non si presenta a noi come una liberazione dalla pesante e complicata osservanza della Legge antica, e come un disegno di bontà e di misericordia, che gli umili, i deboli, i piccoli sono destinati a far proprio? dunque la vita cristiana non è un programma difficile.

Anzi non è forse la vita cristiana tutta penetrata dalla carità, una carità irradiante su ogni umana necessità, col risultato sempre ed efficacemente perseguito di riparare ogni male umano, l’ingiustizia, il dolore, l’insufficienza? Essa deve quindi togliere le opposizioni ed i limiti, che rendono dura e affannosa l’umana esistenza, e distendere sovra di essa il balsamo del conforto e della speranza.

Non è il cristianesimo una religione umana, popolare, accessibile a tutti? Poi ancora: la linea caratteristica della vita cristiana, segnata dal recente Concilio, non è piuttosto diretta verso la comprensione dei suoi valori interiori e spirituali, che non verso le espressioni esteriori e canoniche, se pur queste sono necessarie? (Cfr. Matth Mt 23) Tutto vero. E siamo noi stessi desiderosi e felici, che sia oggi apprezzato questo aspetto essenziale della vita cristiana, ripetendo la parola dolcissima di Gesù: «Il mio giogo è soave, ed il mio peso è leggero». Dovremo tuttavia integrarla, affinché la facilità della stessa vita cristiana non sia fraintesa.

Infatti il secondo ordine di ragioni, che milita per la facilità della religione, se da un lato è da accogliere, anzi da promuovere, come quando coincide col progresso moderno e con i suoi prodigiosi strumenti e meravigliosi servizi rivolti a diminuire, fino a togliere lo sforzo e la fatica dell’attività umana, da un altro lato è da considerare con grande vigilanza e con saggia critica, quando dimentica che la condizione umana, diciamo subito: a causa del peccato originale, non è normale, non è sana, non è perfetta; e questa dimenticanza porta a sopprimere dalla formazione dell’uomo buono e giusto e pio, sia esso un fanciullo, o sia un adulto maturo, quella pedagogia morale e spirituale, che si chiama l’ascetica.

Che cosa è l’ascetica? è l’esercizio faticoso e perseverante di quella padronanza di sé («encrateia» di Socrate), che frena la spontanea e disordinata inclinazione a vivere d’istinto e di passione (cioè pseudo-liberamente), sia nel campo della vita animale, sia in quello delle facoltà superiori, del pensiero e del volere. È lo sforzo della perfezione personale; la quale, per noi credenti, dev’essere concepita secondo la fede: «i seguaci di Cristo Gesù, scrive San Paolo, hanno crocifisso (cioè mortificato, dominato) la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze» (Ga 5,24 cfr. Rom. Ga 11,20 Ga 12,3 etc. ). L’ascetica non è per sé contro l’uomo, la sua libertà, la sua vitalità; è ordinata allo sviluppo della personalità, di tipo cristiano. Sì, può essere difficile, come una ginnastica (1 Cor 1Co 9,24), una milizia (2 Cor 2Co 10,3), uno sport (1 Cor 1Co 9,25), un allenamento alla virtù, a grande virtù (Cfr. S. TH. II-IIae, 184, 7, ad 1), per fare l’uomo forte, austero, teso verso l’imitazione di Cristo, il servizio del prossimo, l’unione con Dio. Oggi, sappiamo, questa robustezza morale non è di moda. Il naturalismo capzioso di Rousseau ritorna a fare scuola, le filosofie amorali sembrano preferibili, la permissività guadagna il pubblico costume, la spontaneità degli istinti sembra una pienezza di vita.

Il tema meriterebbe maggiore commento. Ma basti qui a noi ricordare che la vita cristiana è esigente; qualche volta davvero non è facile! La parola di Cristo c’incalza: «Chi vuol venire al mio seguito, rinunzi a se stesso, e prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; chi invece avrà perduto la sua vita per amor mio la ritroverà» (Mt 16,24-25). Non si può togliere dal programma della vita cristiana il sacrificio, la croce.

Ma allora come può essere facile la vita cristiana? Vi è un mezzo: ed è il senso del dovere, nel senso pieno e forte di questa sacra parola.

Ma come può essere, a sua volta, facile il dovere? Ecco allora il segreto evangelico: può essere facile se esso, il dovere, coincide con l’amore, e specialmente con l’amore soprannaturale, che si chiama carità: «la carità di Cristo ci costringe» (2 Cor 2Co 5,14); «ogni cosa io posso, conclude l’Apostolo, in Colui che mi dà forza» (Ph 4,13); così «sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione» (2 Cor 2Co 7,4).

E così possiamo anche noi concludere: la vita cristiana, se sempre non è facile, sempre può essere felice. Fatene l’esperienza, Fratelli e Figli carissimi, con la nostra Apostolica Benedizione.

Istituto internazionale di Educazione e Fondazione RUI

Ci piace dare particolare rilievo a due gruppi che ogni anno si avvicendano a queste Udienze estive, e che ci portano rappresentanze sempre nuove di gioventù universitaria di vari Paesi del mondo: vogliamo dire le allieve dell’Istituto Internazionale di Scienze dell’Educazione, e le studentesse che frequentano il corso internazionale di cultura e di arte della Fondazione RUI.

Vi esprimiamo la nostra soddisfazione per la volontà che, dopo le fatiche dell’anno scolastico, vi ha portate a Roma per approfondire, sotto la guida di esperte docenti, le vostre conoscenze scientifiche e storiche: le une, per addestrarvi al conseguimento della Laurea in pedagogia, arte delle arti come già gli stessi scrittori pagani definirono questa tra le più delicate e preziose scienze per la formazione completa dell’uomo; le altre, per avere della globale civiltà di Roma aspetti nuovi e più completi, che accrescono la vostra cultura.

Seguiamo con grande simpatia queste iniziative tanto benemerite, perché destinate al vostro arricchimento interiore, intellettuale e spirituale: vi auguriamo di far tesoro delle nozioni trasmesse, per poter essere sempre meglio preparate alla missione che avrete domani nella società, come donne cristiane chiamate a dare testimonianza viva della fede nella scuola, nella professione, e soprattutto nella famiglia; e siamo certi che l’essere accomunate, in questi corsi, nel culto e nell’amore di Roma, aumenterà in voi il senso dell’universalità, della fratellanza, della comprensione reciproca: che è il passo più importante per la difficile edificazione della pace tra i popoli.

Il Signore vi accompagni sempre: oggi, nei vostri studi, domani nelle vie della vita che si apriranno alla vostra preparazione e al vostro impegno. Noi lo preghiamo per questa intenzione, e, nel suo Nome, di gran cuore vi benediciamo.

Gruppo di sordo-muti di Madrid

Amadísimos hijos sordomudos,

con particular agrado os damos nuestra cordial bienvenida a esta casa del padre común.

Quisiéramos que viéseis hoy en Nos todo el afecto y comprensión profundos con los que el Divino Maestro se acercaba a los enfermos (Mt 8,16-17 Mt 9,1-3 Mt 18-36).

A vosotros que, rodeados del silencio sentís tantas veces el aislamiento doloroso, os invitamos a pensar con frecuencia en esa presencia especial y maravillosa de Dios dentro de vosotros y a enriqueceros con su compañía.

A vuestro celoso párroco, a cada uno de vosotros y a vuestros compañeros y amigos de la Misión Pastoral de Santa María del Silencio, otorgamos con ánimo paterno una especial Bendición Apostólica.

Universitarie spagnuole

Un saludo especial a vosotras, las participantes de lengua española en los cursos organizados por el Instituto Internacional de Ciencias de la Educación y en el Curso Internacional de Cultura y Arte de la Fundación RUI, mientras formulamos los mejores votos de éxito en vuestros estudios y os exhortamos a enriqueceros científica y espiritualmente, para prepararos así a servir mejor a la Iglesia y a los demás.


1974-AUDIENZE - Mercoledì, 24 luglio 1974