Udienze 2006 - Mercoledì, 15 marzo 2006

Con la loro stessa esistenza i Dodici - chiamati da provenienze diverse - diventano un appello a tutto Israele perché si converta e si lasci raccogliere nell'alleanza nuova, pieno e perfetto compimento di quella antica. L'aver affidato ad essi nella Cena, prima della sua Passione, il compito di celebrare il suo memoriale, mostra come Gesù volesse trasferire all'intera comunità nella persona dei suoi capi il mandato di essere, nella storia, segno e strumento del raduno escatologico, in lui iniziato. In un certo senso possiamo dire che proprio l'Ultima Cena è l'atto della fondazione della Chiesa, perché Egli dà se stesso e crea così una nuova comunità, una comunità unita nella comunione con Lui stesso. In questa luce, si comprende come il Risorto conferisca loro - con l'effusione dello Spirito - il potere di rimettere i peccati (cfr Jn 20,23). I dodici Apostoli sono così il segno più evidente della volontà di Gesù riguardo all'esistenza e alla missione della sua Chiesa, la garanzia che fra Cristo e la Chiesa non c'è alcuna contrapposizione: sono inseparabili, nonostante i peccati degli uomini che compongono la Chiesa. È pertanto del tutto inconciliabile con l'intenzione di Cristo uno slogan di moda alcuni anni fa: "Gesù sì, Chiesa no". Questo Gesù individualistico scelto è un Gesù di fantasia. Non possiamo avere Gesù senza la realtà che Egli ha creato e nella quale si comunica. Tra il Figlio di Dio fatto carne e la sua Chiesa v'è una profonda, inscindibile e misteriosa continuità, in forza della quale Cristo è presente oggi nel suo popolo. È sempre contemporaneo a noi, è sempre contemporaneo nella Chiesa costruita sul fondamento degli Apostoli, è vivo nella successione degli Apostoli. E questa sua presenza nella comunità, nella quale Egli stesso si dà sempre a noi, è motivo della nostra gioia. Sì, Cristo è con noi, il Regno di Dio viene.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les participants au Chapitre général des Frères de l’Instruction chrétienne de Ploërmel, ainsi que les groupes de jeunes. Que votre séjour à Rome vous fasse entrer en profondeur dans le mystère de l’Église, édifiée sur les Apôtres, vous qui êtes appelés, par votre Baptême, à en être les pierres vivantes !

I welcome the English-speaking visitors present at today’s Audience, and in particular the pilgrims from England, Wales, Finland, Japan, the Philippines, Canada and the United States of America. I thank the choirs for their praise of God in song. Upon all of you I cordially invoke God’s abundant blessings.

Mit diesen Gedanken heiße ich euch, liebe Pilger und Besucher deutscher Sprache herzlich zu dieser Audienz willkommen. Jeder von uns kann und soll zum Aufbau echter Gemeinschaft unter den Menschen beitragen. Tragt den Geist der Versöhnung und der Hilfsbereitschaft in eure Lebenswelt hinein und erleuchtet eure Umgebung mit dem Licht der Hoffnung und der Liebe! Der allmächtige Gott erhalte und führe euch auf seinen Wegen. - Euch allen einen gesegneten und frohen Tag!

Saludo cordialmente a los visitantes y peregrinos venidos de España y de Latinoamérica, en especial a los miembros de la Fundación “Fundabem”, de Ávila, al Colegio Sagrado Corazón de Logroño, así como a los peregrinos de Buenos Aires. Os invito a todos a crecer en vuestro amor a esta gran familia que es la Iglesia, descubriendo siempre en ella el rostro de Cristo.

Amados irmãos, Nossa catequese de hoje exprime a vontade de Jesus Cristo sobre a Igreja e na escolha dos Doze Apóstolos. Chamando-os nominalmente o Senhor os leva à comunhão de vida, e os destina a anunciar o Reino de Deus até o fim dos tempos. Nesta misteriosa e indestrutível unidade reside a força com a qual Cristo faz-se presente entre o seu povo e, em particular, entre os Apóstolos e seus sucessores. Saúdo com especial afeto os peregrinos de língua portuguesa, de modo particular o grupo de portugueses de Atouguia, e os brasileiros de distintas procedências; a todos peço que rezem para que o Espírito Santo reforce a unidade do Povo de Deus em torno aos seus Pastores. E que Deus vos abençoe!

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. Dzis mówilem o jednosci Chrystusa i Kosciola, która wyraza sie w misji Apostolów i ich nastepców, biskupów. Zycze, aby nawiedzenie grobów apostolskich w Wiecznym Miescie umocnilo w Was poczucie tej jednosci. Niech Pan blogoslawi Wam i Waszym rodzinom!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i polacchi qui presenti. Oggi ho parlato dell’unità tra Cristo e la Chiesa, che si esprime nella missione degli Apostoli e dei loro successori, i Vescovi. Vi auguro, che la visita alle tombe degli Apostoli nella Città Eterna rafforzi in voi la coscienza di quest’unità. Dio benedica voi e le vostre famiglie!

Saluto in lingua ceca:

Srdecne zdravím poutníky z Cerveného Kostelce! Drazí, v této postní dobe prosme Pána o pravé a hluboké obrácení. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Cervený Kostelec! Carissimi, in questo tempo di Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua croata:

Predragi hrvatski hodocasnici, neka se vaša srca u ovo milosno vrijeme korizme još više otvore potrebama bližnjih koji su u nevolji, dajuci tako svojim životom svjedocanstvo za Krista, koji se je predao za nas ljubeci nas do kraja. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Carissimi pellegrini croati, in questo tempo favorevole di Quaresima siano i vostri cuori ancora più aperti alle necessità dei vicini che si trovano nel bisogno, rendendo così testimonianza con la vostra vita a Cristo, che si è consegnato per noi amandoci fino alla fine. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua slovena:

Pozdravljam vas, dragi verniki iz Posavja in drugih delov Slovenije! Vaša postna prizadevanja in to vaše romanje na grobove apostolov Petra in Pavla naj pomnožijo vašo vero, upanje in kršcansko ljubezen. Iz srca vas blagoslavljam!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovena:

Saluto voi, cari fedeli provenienti da Posavje e dalle altre parti della Slovenia! Il vostro impegno quaresimale e questo vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, accrescano la vostra fede, la speranza e l’amore cristiano. Di cuore vi imparto la mia Benedizione!

Saluto in lingua ungherese:

Isten hozott Benneteket, kedves magyar hívek, különösen Titeket, akik Tusnádfürdorol érkeztetek. Hogy Nagyböjt idején méltóképpen készüljetek fel Húsvét ünnepére, szeretettel adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese:

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli ungheresi, specialmente a coloro che sono arrivati da Tusnádfürdo. Auspicando che nella Quaresima possiate prepararvi degnamente alla celebrazione di Pasqua, imparto di cuore a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
***


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli di Montecastrilli, dove sono stato una volta, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Giovanni Scanavino, e quelli di San Secondino in Troia, accompagnati dal loro Pastore Mons. Francesco Zerrillo. Saluto poi i coscritti provenienti da Uboldo e i rappresentanti degli Istituti scolastici cattolici di Busto Arsizio.

Saluto inoltre i rappresentanti dell'Unione cristiana imprenditori dirigenti, come anche il Consiglio nazionale dei Periti industriali, qui convenuti con l'Arcivescovo Mons. Gianni Danzi.

Tutti esorto ad una coerente testimonianza cristiana nei diversi ambiti di vita e di lavoro.

Rivolgo, infine, un affettuoso saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, incoraggiandoli a proseguire con impegno nell'itinerario quaresimale. La grazia di questo singolare tempo liturgico vi aiuti, cari amici, ad imitare l'adesione filiale di Gesù alla volontà del Padre.

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 22 marzo 2006

Gli Apostoli, testimoni e inviati di Cristo


Cari fratelli e sorelle,

la Lettera agli Efesini ci presenta la Chiesa come una costruzione edificata "sul fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù" (2, 29). Nell'Apocalisse il ruolo degli Apostoli, e più specificamente dei Dodici, è chiarito nella prospettiva escatologica della Gerusalemme celeste, presentata come una città le cui mura "poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello" (21, 14). I Vangeli concordano nel riferire che la chiamata degli Apostoli segnò i primi passi del ministero di Gesù, dopo il battesimo ricevuto dal Battista nelle acque del Giordano.

Stando al racconto di Marco (1, 16-20) e di Matteo (4, 18-22), lo scenario della chiamata dei primi Apostoli è il lago di Galilea. Gesù ha da poco cominciato la predicazione del Regno di Dio, quando il suo sguardo si posa su due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono pescatori, impegnati nel loro lavoro quotidiano. Gettano le reti, le riassettano. Ma un'altra pesca li attende. Gesù li chiama con decisione ed essi con prontezza lo seguono: ormai saranno "pescatori di uomini" (cfr Mc 1,17 Mt 4,19). Luca, pur seguendo la medesima tradizione, ha un racconto più elaborato (5, 1-11). Esso mostra il cammino di fede dei primi discepoli, precisando che l'invito alla sequela giunge loro dopo aver ascoltato la prima predicazione di Gesù e sperimentato i primi segni prodigiosi da lui compiuti. In particolare, la pesca miracolosa costituisce il contesto immediato e offre il simbolo della missione di pescatori di uomini, ad essi affidata. Il destino di questi "chiamati", d'ora in poi, sarà intimamente legato a quello di Gesù. L'apostolo è un inviato, ma, prima ancora, un "esperto" di Gesù.

Proprio questo aspetto è messo in evidenza dall'evangelista Giovanni fin dal primo incontro di Gesù con i futuri Apostoli. Qui lo scenario è diverso. L'incontro si svolge sulle rive del Giordano. La presenza dei futuri discepoli, venuti anch'essi, come Gesù, dalla Galilea per vivere l'esperienza del battesimo amministrato da Giovanni, fa luce sul loro mondo spirituale. Erano uomini in attesa del Regno di Dio, desiderosi di conoscere il Messia, la cui venuta era annunciata come imminente. Basta ad essi l'indicazione di Giovanni Battista che addita in Gesù l'Agnello di Dio (cfr Jn 1,36), perché sorga in loro il desiderio di un incontro personale con il Maestro. Le battute del dialogo di Gesù con i primi due futuri Apostoli sono molto espressive. Alla domanda: "Che cercate?", essi rispondono con un'altra domanda: "Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?". La risposta di Gesù è un invito: "Venite e vedrete" (cfr Jn 1,38-39). Venite per poter vedere. L'avventura degli Apostoli comincia così, come un incontro di persone che si aprono reciprocamente. Comincia per i discepoli una conoscenza diretta del Maestro. Vedono dove abita e cominciano a conoscerlo. Essi infatti non dovranno essere annun-ciatori di un'idea, ma testimoni di una persona. Prima di essere mandati ad evangelizzare, dovranno "stare" con Gesù (cfr Mc 3,14), stabilendo con lui un rapporto personale. Su questa base, l'evangelizzazione altro non sarà che un annuncio di ciò che si è sperimentato e un invito ad entrare nel mistero della comunione con Cristo (cfr 1Jn 1,3).

A chi saranno inviati gli Apostoli? Nel Vangelo Gesù sembra restringere al solo Israele la sua missione: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d'Israele" (Mt 15,24). In maniera analoga egli sembra circoscrivere la missione affidata ai Dodici: "Questi Dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele"" (Mt 10, 5s.). Una certa critica moderna di ispirazione razionalistica aveva visto in queste espressioni la mancanza di una coscienza universalistica del Nazareno. In realtà, esse vanno comprese alla luce del suo rapporto speciale con Israele, comunità dell'alleanza, nella continuità della storia della salvezza. Secondo l'attesa messianica le promesse divine, immediatamente indirizzate ad Israele, sarebbero giunte a compimento quando Dio stesso, attraverso il suo Eletto, avrebbe raccolto il suo popolo come fa un pastore con il gregge: "Io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda... Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro" (Ez 34,22-24). Gesù è il pastore escatologico, che raduna le pecore perdute della casa d'Israele e va in cerca di esse, perché le conosce e le ama (cfr Mt 18, 12-14; cfr anche la figura del buon pastore in Jn 10, 11ss.). Attraverso questa "raccolta" il Regno di Dio si annuncia a tutte le genti: "Fra le genti manifesterò la mia gloria e tutte le genti vedranno la giustizia che avrò fatta e la mano che avrò posta su di voi" (Ez 39,21).

E Gesù segue proprio questo filo profetico. Il primo passo è la "raccolta" del popolo di Israele, perché così tutte le genti chiamate a radunarsi nella comunione col Signore, possano vedere e credere. Così, i Dodici, assunti a partecipare alla stessa missione di Gesù, cooperano col Pastore degli ultimi tempi, andando anzitutto anche loro dalle pecore perdute della casa d'Israele, rivolgendosi cioè al popolo della promessa, il cui raduno è il segno di salvezza per tutti i popoli, l'inizio dell'universalizzazione dell'Alleanza. Lungi dal contraddire l'apertura universalistica dell'azione messianica del Nazareno, l'iniziale restringimento ad Israele della missione sua e dei Dodici ne diventa così il segno profetico più efficace. Dopo la passione e la risurrezione di Cristo tale segno sarà chiarito: il carattere universale della missione degli Apostoli diventerà esplicito. Cristo invierà gli Apostoli "in tutto il mondo" (Mc 16,15), a "tutte le nazioni" (Mt 28,19 Lc 24, 47, "fino agli estremi confini della terra" (At 1, 8). E questa missione continua. Continua sempre il mandato del Signore di riunire i popoli nell'unità del suo amore. Questa è la nostra speranza questo è anche il nostro mandato: contribuire questa universalità, questa vera unità nella ricchezza delle culture, in comunione con il nostro vero Signore Gesù Cristo.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, en particulier les jeunes du Centre Madeleine Daniélou de Rueil-Malmaison et de l’école Sainte-Marie de Neuilly. Puisse votre pèlerinage à Rome raviver votre foi et vous préparer aux célébrations pascales !

I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including the various student groups. May your time in Rome strengthen your love of the universal Church and deepen your commitment to witness to the ‘good news’ of Jesus Christ. Upon you and your families I cordially invoke God’s abundant blessings of joy and peace.

Herzlich heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders grüße ich die Ortsgemeinschaft von Rottach-Egern zusammen mit der Gebirgsschützenkompanie Tegernsee, wo ich die Freude habe, Ehrenmitglied sein zu dürfen. Vielen Dank auch für die Musik, für die Blaskapelle, für die zu Herzen gehende Darbietung der Bayernhymne, für den Gesang der Polizei. Als Getaufte sind wir hineingenommen in die Mission unseres Herrn Jesus Christus. Wir sind seine Jünger und Gesandten in der Welt von heute. Werdet nicht müde, Zeugnis für Christus abzulegen, die Welt braucht es, und durch Wort und Tat das Evangelium zu verkünden. Dabei stärke und helfe euch der Heilige Geist.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a la Banda musical del Seminario Redentorista de Manizales, a los Colegios an Juan Bosco, de Madrid y Cristo Rey de Gandía, a la Asociación Nuestra Señora de Covadonga, así como a los demás peregrinos venidos de España y Latinoamérica. Muchas gracias por vuestra visita.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski i z innych krajów. W sposób szczególny witam harcerzy z Opatowa. Zycze wszystkim, aby pielgrzymka do grobów apostolskich przyniosla umocnienie w wierze, nadziei i milosci. Niech wam Bóg blogoslawi!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia e da altri Paesi. In modo particolare do benvenuto agli scout di Opatow. A tutti auguro che il pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli porti il consolidamento nella fede, nella speranza e nella carità. Dio vi benedica!

Saluto in lingua ceca:

Srdecne zdravím poutníky ze Znojma a okolí! Drazí, v duchovním usebrání postní doby prosme Pána o pravé a hluboké obrácení. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Znojmo e dintorni! Carissimi, in questo clima spirituale della Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesù Cristo!
***


APPELLO


Ricorre dopodomani, 24 marzo, la Giornata mondiale, promossa dalle Nazioni Unite, per la lotta contro la Tubercolosi. Essa è un’occasione propizia per sollecitare un rinnovato impegno a livello globale, affinchè siano rese disponibili le risorse necessarie per curare questi nostri fratelli ammalati, che spesso vivono anche in situazione di grande povertà. Incoraggio le iniziative di assistenza e di solidarietà nei loro confronti, auspicando che ad essi siano sempre assicurate dignitose condizioni di vita.
***


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto con affetto i fedeli della diocesi di Como, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Alessandro Maggiolini, come anche quelli della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, qui convenuti con il loro Pastore Mons. Alberto Careggio. Saluto poi i rappresentanti della Fondazione Carlo Manziana di Crema, guidati dal Vescovo Mons. Oscar Cantoni; i fedeli di Morazzone e di Borgolavezzaro.

Cari amici, formulo fervidi voti che questo incontro sia per tutti uno stimolo a riaffermare la propria fervida adesione agli insegnamenti del Vangelo, testimoniando coerentemente i perenni valori cristiani nella vita di ogni giorno.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, presenti così numerosi - vediamo e sentiamo come sono numerosi - ai malati e agli sposi novelli. Nel clima spirituale della Quaresima che stiamo vivendo, tempo di conversione e di riconciliazione, vi invito a seguire l'esempio di Gesù Maestro per essere fedeli annunciatori del suo messaggio salvifico.


Piazza San Pietro

Mercoledì, 29 marzo 2006

Il dono della "Comunione"


Cari fratelli e sorelle,

attraverso il ministero apostolico la Chiesa, comunità radunata dal Figlio di Dio venuto nella carne, vivrà nel succedersi dei tempi edificando e nutrendo la comunione in Cristo e nello Spirito, alla quale tutti sono chiamati e nella quale possono fare esperienza della salvezza donata dal Padre. I Dodici – come dice il Papa Clemente, terzo Successore di Pietro, alla fine del I° secolo - ebbero cura, infatti, di costituirsi dei successori (cfr 1 Clem 42,4), affinché la missione loro affidata continuasse dopo la loro morte. Nel corso dei secoli la Chiesa, organicamente strutturata sotto la guida dei legittimi Pastori, ha così continuato a vivere nel mondo come mistero di comunione, nel quale si rispecchia in qualche misura la stessa comunione trinitaria, il mistero di Dio stesso.

Già l’apostolo Paolo accenna a questa suprema sorgente trinitaria, quando augura ai suoi cristiani: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2Co 13,13). Queste parole, probabile eco del culto della Chiesa nascente, evidenziano come il dono gratuito dell'amore del Padre in Gesù Cristo si realizzi e si esprima nella comunione attuata dallo Spirito Santo. Questa interpretazione, basata sullo stretto parallelismo che il testo stabilisce fra i tre genitivi (“la grazia del Signore Gesù Cristo … l’amore di Dio … e la comunione dello Spirito Santo”), presenta la “comunione” come dono specifico dello Spirito, frutto dell'amore donato da Dio Padre e della grazia offerta dal Signore Gesù.

Peraltro, il contesto immediato, caratterizzato dall'insistenza sulla comunione fraterna, ci orienta a vedere nella “koinonía” dello Spirito Santo non solo la “partecipazione” alla vita divina quasi singolarmente, ognuno per sé, ma anche logicamente la “comunione” tra i credenti che lo Spirito stesso suscita come suo artefice e principale agente (cfr Ph 2,1). Si potrebbe affermare che grazia, amore e comunione, riferiti rispettivamente al Cristo, al Padre e allo Spirito, sono aspetti diversi dell'unica azione divina per la nostra salvezza, azione che crea la Chiesa e fa della Chiesa – come dice san Cipriano nel III° secolo - "un popolo adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (De Orat. Dom., 23: PL 4,536, cit. in Lumen gentium LG 4).

L’idea della comunione come partecipazione alla vita trinitaria è illuminata con particolare intensità nel Vangelo di Giovanni, dove la comunione d'amore che lega il Figlio al Padre e agli uomini è al tempo stesso il modello e la sorgente della comunione fraterna, che deve unire i discepoli fra loro: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Jn 15,12 cfr Jn 13,34). “Che essi siano uno, come noi siamo uno” (Jn 17,21 Jn 17,22). Quindi, comunione degli uomini col Dio Trinitario e comunione degli uomini tra loro. Nel tempo del pellegrinaggio terreno il discepolo, mediante la comunione col Figlio, può già partecipare della vita divina di Lui e del Padre: “La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo” (1Jn 1,3). Questa vita di comunione con Dio e fra noi è la finalità propria dell'annuncio del Vangelo, la finalità della conversione al cristianesimo: “Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1Jn 1,2). Quindi, questa duplice comunione con Dio e tra di noi è inseparabile. Dove si distrugge la comunione con Dio, che è comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo, si distrugge anche la radice e la sorgente della comunione fra di noi. E dove non viene vissuta la comunione fra di noi, anche la comunione col Dio Trinitario non è viva e vera, come abbiamo sentito.

Adesso facciamo un ulteriore passo. La comunione - frutto dello Spirito Santo - è nutrita dal Pane eucaristico (cfr 1 Cor,10,16-17) e si esprime nelle relazioni fraterne, in una sorta di anticipazione del mondo futuro. Nell’Eucaristia Gesù ci nutre, ci unisce con Sé, con il Padre, con lo Spirito Santo e tra di noi, e questa rete di unità che abbraccia il mondo è un’anticipazione del mondo futuro in questo nostro tempo. Proprio così, essendo anticipazione del mondo futuro, la comunione è un dono anche con conseguenze molto reali, ci fa uscire dalle nostre solitudini, dalle chiusure in noi stessi, e ci rende partecipi dell’amore che ci unisce a Dio e fra di noi. E’ facile comprendere quanto grande sia questo dono, se solo pensiamo alle frammentazioni e ai conflitti che affliggono le relazioni fra i singoli, i gruppi e i popoli interi. E se non c’è il dono dell’unità nello Spirito Santo, la frammentazione dell’umanità è inevitabile. La “comunione” è veramente la buona novella, il rimedio donatoci dal Signore contro la solitudine che oggi minaccia tutti, il dono prezioso che ci fa sentire accolti e amati in Dio, nell’unità del suo Popolo radunato nel nome della Trinità; è la luce che fa risplendere la Chiesa come segno innalzato fra i popoli: “Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri” (1 Gv 1,6s). La Chiesa si rivela così, nonostante tutte le fragilità umane che appartengono alla sua fisionomia storica, una meravigliosa creazione d’amore, fatta per rendere Cristo vicino a ogni uomo e a ogni donna che voglia veramente incontrarlo, fino alla fine dei tempi. E nella Chiesa il Signore rimane sempre contemporaneo con noi. La Scrittura non è una cosa del passato. Il Signore non parla nel passato ma parla nel presente, parla oggi con noi, ci dà luce, ci mostra la strada della vita, ci dà comunione e così ci prepara e ci apre alla pace.

Saluti:

J'accueille avec joie les pèlerins de langue française. Je salue en particulier les jeunes des collèges Saint-André de Bruxelles, Saint-Charles de Marseille, Saint-Joseph de Fleurance et Madeleine Daniélou de Rueil-Malmaison. Que le Seigneur, qui s'est fait proche de vous, vous donne à tous de vivre en communion profonde avec lui et entre vous !

I am pleased to greet the English-speaking pilgrims present at this Audience, particularly those from Japan and the United States of America. I also extend a special welcome to the priests from the Institute for Continuing Theological Education at the Pontifical North American College and to the members of the National Conference of Vicars for Religious. Upon all of you I invoke the Lord’s blessings of peace and joy.

Wir alle, liebe Pilger und Besucher aus den deutschsprachigen Ländern deutscher Sprache, dürfen hier auf dem Petersplatz kirchliche Gemeinschaft, die universale weltweite Gemeinschaft, erleben, die der Herr gestiftet hat. Danken wir Gott für dieses Geschenk und öffnen wir unser Herz für die Gnade Christi und für die Liebe, durch die der Heilige Geist uns mit Gott und untereinander vereinen will. Besonders begrüße ich heute den Bezirksfeuerwehrverband der Oberpfalz, die Journalisten aus Österreich in Begleitung von Diözesanbischof Egon Kapellari sowie die Gläubigen aus den vom Stift St. Florian betreuten Pfarren. Die Gemeinschaft mit Gott im Heiligen Geist präge euer ganzes Leben. Euch allen wünsche ich von ganzem Herzen einen gesegneten Tag!

Saludo a los peregrinos de España y América Latina, especialmente a los alumnos del Seminario Menor de la Asunción de Santiago de Compostela, a los fieles de las parroquias de San Andrés de Borrassá, San Juan de Mata, San Pedro de Ciudad Real, así como a los alumnos del Colegio de las Esclavas de Santander, Cristo Rey de Benifayó, Jesús-María de Barcelona y Fray Luis de Granada. Vivid en comunión fraterna, “amándoos los unos a los otros” y anunciando, así, el Evangelio a todos los hombres.

No decorrer dos séculos a Igreja, organicamente estruturada pela condução dos seus legítimos pastores, segue vivendo no mundo como mistério de comunhão. Tal comunhão, fortalecida pelo Pão eucarístico, se exprime nas relações fraternas, fazendo-nos participar do amor que nos une a Deus e aos nossos irmãos. Empenhemo-nos sempre mais a reforçá-la pelo amor de Cristo que nos uniu. Saúdo com particular afeto os peregrinos portugueses do Colégio Mira Rio de Lisboa e da Escola Roque Gameiro de Amadora, bem como os brasileiros de diversas procedências. A todos convido aproveitar esta passagem por Roma, para confirmar a própria fé ante o túmulo do Apóstolo Pedro. Que Deus vos abençoe!

Saluto in lingua polacca:

Serdeczne pozdrowienia kieruje do obecnych tu Polaków. Dziekuje za wasze modlitwy. Wielki Post to czas przemiany zycia i spotkania z Chrystusem, który „nas do konca umilowal”. Jest szansa, by pokonac egoizm, podzialy, nieporozumienia. Niech w waszych rodzinach i wspólnotach zapanuje duch wzajemnego pojednania, dobra i zyczliwosci. Niech Bóg wam blogoslawi!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente i pellegrini Polacchi qui presenti. Vi sono grato per le vostre preghiere. La Quaresima è il tempo per trasformare la nostra vita e per incontrare Cristo che “ci amò sino alla fine”. È l’occasione per superare il nostro egoismo, le nostre divisioni e le nostre liti. Nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità regni sempre lo spirito di riconciliazione e di reciproca benevolenza. Dio vi benedica.

Saluto in lingua croata:

Velika mi je radost pozdraviti hrvatske hodocasnike, a osobito mlade iz Osijeka. Predragi, obratiti se znaci svim srcem zavoljeti svoga Stvoritelja. Ne bojte se vjerovati mu i posvetiti svoj život Kristu, dijeleci s njim svoju radost i teškoce. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

È mia grande gioia salutare i pellegrini croati, particolarmente i giovani di Osijek. Carissimi, convertirsi significa amare il proprio Creatore sopra ogni cosa. Non abbiate paura di crederGli e consacrare la vostra vita a Cristo, condividendo con lui la vostra felicità e le vostre difficoltà. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua ceca:

Srdecne zdravím poutníky ze Studénky! Drazí, v této postní dobe prosme Pána o pravé a hluboké obrácení. K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Studénka! Carissimi, in questo tempo di Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione. Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesù Cristo!
***


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto le Religiose partecipanti al corso promosso dall’USMI, i fedeli della diocesi di Livorno, accompagnati dal loro Pastore Mons. Diego Coletti e dal Vescovo emerito Mons. Alberto Ablondi. Saluto inoltre i fedeli di Bellona, guidati dal loro Vescovo Mons. Bruno Schettino. Cari amici, vi esorto a vivere che è sorgente di gioia e risposta vera alle attese e agli interrogativi profondi del cuore di ogni uomo.

Il mio pensiero va infine ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, e specialmente agli alunni del liceo "Andrea Bafile" di Collesapone dell’Aquila, come pure ai giovani della diocesi di Caserta, qui convenuti con il loro Vescovo Mons. Raffaele Nogaro. Il tempo quaresimale, con i suoi ripetuti inviti alla conversione, vi conduca, cari giovani, a un amore verso Cristo e la sua Chiesa sempre più consapevole; accresca in voi, cari malati, la consapevolezza che il Signore crocifisso ci sostiene nella prova; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra vita famigliare un luogo di costante crescita nell’amore fedele e generoso.

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 5 aprile 2006

"Il servizio alla comunione"


Cari fratelli e sorelle,

nella nuova serie di catechesi, iniziata poche settimane fa, vogliamo considerare le origini della Chiesa, per capire il disegno originario di Gesù, e così comprendere l’essenziale della Chiesa, che permane nel variare dei tempi. Vogliamo così capire anche il perché del nostro essere nella Chiesa e come dobbiamo impegnarci a viverlo all’inizio di un nuovo millennio cristiano.

Considerando la Chiesa nascente, possiamo scoprirne due aspetti: un primo aspetto viene fortemente messo in luce da sant’Ireneo di Lione, martire e grande teologo della fine del II° secolo, il primo ad averci dato una teologia in qualche modo sistematica. Sant’Ireneo scrive: “Dove c'è la Chiesa, lì c'è anche lo Spirito di Dio; e dove c’è lo Spirito di Dio, lì c’è la Chiesa ed ogni grazia; poiché lo Spirito è verità” (Adversus haereses, III, 24, 1: ). Quindi esiste un intimo legame tra lo Spirito Santo e la Chiesa. Lo Spirito Santo costruisce la Chiesa e dona ad essa la verità, effonde – come dice san Paolo – nei cuori dei credenti l’amore (cfr Rm 5,5). Ma c’è poi un secondo aspetto. Questo intimo legame con lo Spirito non annulla la nostra umanità con tutta la sua debolezza, e così la comunità dei discepoli conosce fin dagli inizi non solo la gioia dello Spirito Santo, la grazia della verità e dell’amore, ma anche la prova, costituita soprattutto dai contrasti circa le verità di fede, con le conseguenti lacerazioni della comunione. Come la comunione dell’amore esiste sin dall'inizio e vi sarà fino alla fine (cfr 1 Gv 1,1ss), così purtroppo fin dall'inizio subentra anche la divisione. Non dobbiamo meravigliarci che essa esista anche oggi: “Sono usciti di mezzo a noi – dice la Prima Lettera di Giovanni -, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri” (2,19). Quindi c’è sempre il pericolo, nelle vicende del mondo e anche nelle debolezze della Chiesa, di perdere la fede, e così anche di perdere l’amore e la fraternità. E’ quindi un preciso dovere di chi crede alla Chiesa dell'amore e vuol vivere in essa, riconoscere anche questo pericolo e accettare che non è possibile poi la comunione con chi si è allontanato dalla dottrina della salvezza (cfr 2Jn 9-11).

Che la Chiesa nascente fosse ben consapevole di queste tensioni possibili nell’esperienza della comunione lo mostra bene la Prima Lettera di Giovanni: non c'è voce nel Nuovo Testamento che si levi con più forza per evidenziare la realtà e il dovere dell'amore fraterno fra i cristiani; ma la stessa voce si indirizza con drastica severità agli avversari, che sono stati membri della comunità e ora non lo sono più. La Chiesa dell'amore è anche la Chiesa della verità, intesa anzitutto come fedeltà al Vangelo affidato dal Signore Gesù ai suoi. La fraternità cristiana nasce dall'essere costituiti figli dello stesso Padre dallo Spirito di verità: “Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio” (Rm 8,14). Ma la famiglia dei figli di Dio, per vivere nell’unità e nella pace, ha bisogno di chi la custodisca nella verità e la guidi con discernimento sapiente e autorevole: è ciò che è chiamato a fare il ministero degli Apostoli. E qui arriviamo ad un punto importante. La Chiesa è tutta dello Spirito, ma ha una struttura, la successione apostolica, cui spetta la responsabilità di garantire il permanere della Chiesa nella verità donata da Cristo, dalla quale viene anche la capacità dell’amore.

Il primo sommario degli Atti esprime con grande efficacia la convergenza di questi valori nella vita della Chiesa nascente: “Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna (koinonìa), nella frazione del pane e nelle preghiere” (Ac 2,42). La comunione nasce dalla fede suscitata dalla predicazione apostolica, si nutre dello spezzare il pane e della preghiera, e si esprime nella carità fraterna e nel servizio. Siamo di fronte alla descrizione della comunione della Chiesa nascente nella ricchezza dei suoi dinamismi interni e delle sue espressioni visibili: il dono della comunione è custodito e promosso in particolare dal ministero apostolico, che a sua volta è dono per tutta la comunità.

Gli Apostoli e i loro successori sono pertanto i custodi e i testimoni autorevoli del deposito della verità consegnato alla Chiesa, come sono anche i ministri della carità: due aspetti che vanno insieme. Essi devono sempre pensare alla inseparabilità di questo duplice servizio, che in realtà è uno solo: verità e carità, rivelate e donate dal Signore Gesù. Il loro è, in tal senso, anzitutto un servizio di amore: la carità che essi devono vivere e promuovere è inseparabile dalla verità che custodiscono e trasmettono. La verità e l’amore sono due volti dello stesso dono, che viene da Dio e che grazie al ministero apostolico è custodito nella Chiesa e ci raggiunge fino al nostro presente! Anche attraverso il servizio degli Apostoli e dei loro successori l’amore di Dio Trinità ci raggiunge per comunicarci la verità che ci fa liberi (cfr Jn 8,32)! Tutto questo che vediamo nella Chiesa nascente ci spinge a pregare per i Successori degli Apostoli, per tutti i Vescovi e per i Successori di Pietro, affinché siano realmente insieme custodi della verità e della carità; affinché siano, in questo senso, realmente apostoli di Cristo, perché la sua luce, la luce della verità e della carità, non si spenga mai nella Chiesa e nel mondo.

Saluti:


Udienze 2006 - Mercoledì, 15 marzo 2006