
Catechismo Chiesa Catt. 1948
1949 Chiamato alla beatitudine, ma ferito dal peccato, l'uomo ha bisogno della salvezza di Dio. L'aiuto divino gli viene dato in Cristo, per mezzo della legge che lo dirige e nella grazia che lo sostiene:
Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni (Ph 2,12-13).
Articolo 1
1950 La legge morale è opera della Sapienza divina. La si può definire, in senso biblico, come un insegnamento paterno, una pedagogia di Dio. Prescrive all'uomo le vie, le norme di condotta che conducono alla beatitudine promessa; vieta le strade del male, che allontanano da Dio e dal suo amore. Essa è ad un tempo severa nei suoi precetti e soave nelle sue promesse.
1951 La legge è una regola di comportamento emanata dall'autorità competente in vista del bene comune. La legge morale suppone l'ordine razionale stabilito tra le creature, per il loro bene e in vista del loro fine, dalla potenza, dalla sapienza, dalla bontà del Creatore. Ogni legge trova nella legge eterna la sua prima e ultima verità. La legge è dichiarata e stabilita dalla ragione come una partecipazione alla Provvidenza del Dio vivente Creatore e Redentore di tutti. "L'ordinamento della ragione, ecco cio che si chiama la legge" [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum; citazione da San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 90, 1].
L'uomo è il solo tra tutti gli esseri animati che possa gloriarsi d'essere stato degno di ricevere una legge da Dio; animale dotato di ragione, capace di comprendere e di discernere, egli regolerà la propria condotta valendosi della sua libertà e della sua ragione, nella docile obbedienza a colui che tutto gli ha affidato [Tertulliano, Adversus Marcionem, 2, 4].
1952 Le espressioni della legge morale sono diverse, e sono tutte coordinate tra loro: la legge eterna, fonte, in Dio, di tutte le leggi; la legge naturale; la legge rivelata, che comprende la Legge antica e la Legge nuova o evangelica; infine le leggi civili ed ecclesiastiche.
1953 La legge morale trova in Cristo la sua pienezza e la sua unità. Gesù Cristo in persona è la via della perfezione. E' il termine della Legge, perché egli solo insegna e dà la giustizia di Dio: "Il termine della Legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede" (Rm 10,4).
1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, quello che sono il bene e il male, la verità e la menzogna:
La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. . . Questa prescrizione dell'umana ragione, pero, non sarebbe in grado di avere forza di legge, se non fosse la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum].
1955 La legge "divina e naturale" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 89] mostra all'uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresi il senso dell'altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana:
Dove dunque sono iscritte queste regole, se non nel libro di quella luce che si chiama verità? Di qui, dunque, è dettata ogni legge giusta e si trasferisce retta nel cuore dell'uomo che opera la giustizia, non emigrando in lui, ma quasi imprimendosi in lui, come l'immagine passa dall'anello nella cera, ma senza abbandonare l'anello [Sant'Agostino, De Trinitate, 14, 15, 21].
La legge naturale altro non è che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo cio che si deve compiere e cio che si deve evitare. Questa luce o questa legge Dio l'ha donata alla creazione [San Tommaso d'Aquino, Collationes in decem praeceptis, 1].
1956 Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. Esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali:
Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore. . . E' un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi ha la possibilità di abrogarla completamente [Cicerone, La repubblica, 3, 22, 33].
1957 L'applicazione della legge naturale si diversifica molto; può richiedere un adattamento alla molteplicità delle condizioni di vita, secondo i luoghi, le epoche e le circostanze. Tuttavia, nella diversità delle culture, la legge naturale resta come una regola che lega gli uomini tra loro e ad essi impone, al di là delle inevitabili differenze, principi comuni.
1958 La legge naturale è immutabile [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 10] e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l'evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può pero distruggere, né strappare dal cuore dell'uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società:
La tua legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e cosi la legge scritta nel cuore degli uomini, legge che nemmeno la loro malvagità può cancellare [Sant'Agostino, Confessiones, 2, 4, 9].
1959 Opera molto buona del Creatore, la legge naturale fornisce i solidi fondamenti sui quali l'uomo può costruire l'edificio delle regole morali che guideranno le sue scelte. Essa pone anche il fondamento morale indispensabile per edificare la comunità degli uomini. Procura infine il fondamento necessario alla legge civile, la quale ad essa si riallaccia sia con una riflessione che trae le conseguenze dai principi della legge naturale, sia con aggiunte di natura positiva e giuridica.
1960 I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute "da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore" [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3876]. La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l'opera dello Spirito.
1961 Dio, nostro Creatore e nostro Redentore, si è scelto Israele come suo popolo e gli ha rivelato la sua Legge, preparando in tal modo la venuta di Cristo. La Legge di Mosè esprime molte verità che sono naturalmente accessibili alla ragione. Queste si trovano affermate ed autenticate all'interno dell'Alleanza della Salvezza.
1962 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti. I precetti del Decalogo pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, creato ad immagine di Dio; vietano cio che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono cio che gli è essenziale. Il Decalogo è una luce offerta alla coscienza di ogni uomo per manifestargli la chiamata e le vie di Dio, e difenderlo contro il male:
Dio ha scritto sulle tavole della Legge cio che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 57, 1].
1963 Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa, [Cf Rm 7,12 ] spirituale [Cf Rm 7,14 ] e buona, [Cf Rm 7,16 ] è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Cf Gal 3,24 ] essa indica cio che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell'uomo forma una "legge di concupiscenza" [Cf Rm 7 ]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio.
1964 La Legge antica è una preparazione al Vangelo. "La Legge è profezia e pedagogia delle realtà future" [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1]. Essa profetizza e presagisce l'opera della liberazione dal peccato che si compirà con Cristo, ed offre al Nuovo Testamento le immagini, i "tipi", i simboli per esprimere la vita secondo lo Spirito. La Legge infine viene completata dall'insegnamento dei libri sapienziali e dei profeti, che la orientano verso la Nuova Alleanza e il Regno dei cieli.
Ci furono. . ., nel regime dell'Antico Testamento, anime ripiene di carità e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova legge. Al contrario, anche nel Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali. Pero, la Legge antica, anche se dava i precetti della carità, non era in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virtù del quale "l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori" (Rm 5,5) [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2].
1965 La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata. E' opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel Discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa la legge interiore della carità: "Io stipulero con la casa d'Israele. . . un'alleanza nuova. . . Porro le mie leggi nella loro mente e le imprimero nei loro cuori; saro il loro Dio ed essi saranno il mio popolo" (He 8,8 He 8,10) [Cf Ger 31,31-34 ].
1966 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo. Essa opera mediante la carità, si serve del Discorso del Signore sulla montagna per insegnarci cio che si deve fare, e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo:
Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il Discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, cosi come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la "magna carta" della vita cristiana. . . Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1: PL 34, 1229-1231].
1967 La Legge evangelica "dà compimento" [Cf Mt 5,17-19 ] alla Legge antica, la purifica, la supera e la porta alla perfezione. Nelle "beatitudini" essa compie le promesse divine, elevandole ed ordinandole al "Regno dei cieli". Si rivolge a coloro che sono disposti ad accogliere con fede questa speranza nuova: i poveri, gli umili, gli afflitti, i puri di cuore, i perseguitati a causa di Cristo, tracciando in tal modo le sorprendenti vie del Regno.
1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge. Il Discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie tra il puro e l'impuro, [Cf Mt 15,18-19 ] dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Cosi il Vangelo porta la legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste, [Cf Mt 5,48 ] il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina [Cf Mt 5,44 ].
1969 La Legge nuova pratica gli atti della religione: l'elemosina, la preghiera e il digiuno, ordinandoli al "Padre che vede nel segreto", in opposizione al desiderio di "essere visti dagli uomini" [Cf Mt 6,1-6; 1969 Mt 16-18 ]. La sua preghiera è il "Padre nostro" [Cf Mt 6,9-13 ].
1970 La Legge evangelica implica la scelta decisiva tra "le due vie" [Cf Mt 7,13-14 ] e il mettere in pratica le parole del Signore; [Cf Mt 7,21-27 ] essa si riassume nella "regola d'oro": "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti" (Mt 7,12) [Cf Lc 6,31 ].
Tutta la Legge evangelica è racchiusa nel " comandamento nuovo " di Gesù (Jn 13,34), di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati [Cf Jn 15,12 ].
1971 Al Discorso del Signore sulla montagna è opportuno aggiungere la catechesi morale degli insegnamenti apostolici [Cf Rm 12-15; 1Co 12-13; 1971 Col 3-4; Ep 4-5; ecc]. Questa dottrina trasmette l'insegnamento del Signore con l'autorità degli Apostoli, particolarmente attraverso l'esposizione delle virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono animate dalla carità, il principale dono dello Spirito Santo. "La carità non abbia finzioni. . . Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. . . Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità" (Rm 12,9-13). Questa catechesi ci insegna anche a considerare i casi di coscienza alla luce del nostro rapporto con Cristo e con la Chiesa [Cf Rm 14; 1971 1Co 5-10 ].
1972 La Legge nuova è chiamata una legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; una legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; una legge di libertà , [Cf Jc 1,25; Jc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo "che non sa quello che fa il suo padrone" a quella di amico di Cristo "perché tutto cio che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Jn 15,15), o ancora alla condizione di figlio erede [Cf Gal 4,1-7; 1973 Gal 4,21-31; Rm 8,15 ].
1973 Oltre ai suoi precetti, la Legge nuova comprende anche i consigli evangelici. La distinzione tradizionale tra i comandamenti di Dio e i consigli evangelici si stabilisce in rapporto alla carità, perfezione della vita cristiana. I precetti mirano a rimuovere cio che è incompatibile con la carità. I consigli si prefiggono di rimuovere cio che, pur senza contrastare con la carità, può rappresentare un ostacolo per il suo sviluppo [Cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 184, 3].
1974 I consigli evangelici esprimono la pienezza vivente della carità, sempre insoddisfatta di non dare di più. Testimoniano il suo slancio e sollecitano la nostra prontezza spirituale. La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo. I consigli indicano vie più dirette, mezzi più spediti e vanno praticati in conformità alla vocazione di ciascuno:
Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità; perché è lei che, come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, in una parola, di tutta la legge e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti e a tutte il posto, l'ordine, il tempo, il valore [San Francesco di Sales, Trattato sull'amor di Dio, 8, 6].
1975 Secondo la Scrittura, la legge è un'istruzione paterna di Dio, che prescrive all'uomo le vie che conducono alla beatitudine promessa e vieta le strade del male.
1976 "La legge è un comando della ragione ordinato al bene comune, promulgato da chi è incaricato di una comunità" [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 90, 4].
1977 Cristo è il termine della legge ; [Cf Rm 10,4 ] egli solo insegna e dà la giustizia di Dio.
1978 La legge naturale è una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio, da parte dell'uomo, plasmato ad immagine del suo Creatore. Essa esprime la dignità della persona umana e costituisce il fondamento dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali.
1979 La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso la storia. Le norme che ne sono l'espressione restano sostanzialmente valide. E' un fondamento necessario all'ordinamento delle regole morali e alla legge civile.
1980 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti.
1981 La Legge di Mosè comprende molte verità naturalmente accessibili alla ragione. Dio le ha rivelate perché gli uomini non riuscivano a leggerle nel loro cuore.
1982 La Legge antica è una preparazione al Vangelo.
1983 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo ricevuta mediante la fede in Cristo, che opera attraverso la carità. Trova la sua principale espressione nel Discorso del Signore sulla montagna e si serve dei sacramenti per comunicarci la grazia.
1984 La Legge evangelica dà compimento, supera e porta alla perfezione la Legge antica: le sue promesse attraverso le beatitudini del Regno dei cieli e i suoi comandamenti attraverso la trasformazione della radice delle azioni, il cuore.
1985 La Legge nuova è una legge d'amore, una legge di grazia, una legge di libertà.
1986 Oltre ai precetti, la Legge nuova comprende i consigli evangelici. "La santità della Chiesa è in modo speciale favorita dai molteplici consigli di cui il Signore nel Vangelo propone l'osservanza ai suoi discepoli" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 42].
Articolo 2
1987 La grazia dello Spirito Santo ha il potere di giustificarci, cioè di mondarci dai nostri peccati e di comunicarci la "giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo" (Rm 3,22) e mediante il Battesimo: [Cf Rm 6,3-4 ]
Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli mori al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Cosi anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù (Rm 6,8-11).
1988 Per mezzo della potenza dello Spirito Santo, noi prendiamo parte alla Passione di Cristo morendo al peccato, e alla sua Risurrezione nascendo a una vita nuova; siamo le membra del suo Corpo che è la Chiesa, [Cf 1Co 12 ] i tralci innestati sulla Vite che è lui stesso: [Cf Jn 15,1-4 ]
Per mezzo dello Spirito, tutti noi siamo detti partecipi di Dio. . . Entriamo a far parte della natura divina mediante la partecipazione allo Spirito . . . Ecco perché lo Spirito divinizza coloro nei quali si fa presente [Sant'Atanasio di Alessandria, Epistulae ad Serapionem, 1, 24: PG 26, 585B].
1989 La prima opera della grazia dello Spirito Santo è la conversione, che opera la giustificazione, secondo l'annuncio di Gesù all'inizio del Vangelo: "Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino" (Mt 4,17). Sotto la mozione della grazia, l'uomo si volge verso Dio e si allontana dal peccato, accogliendo cosi il perdono e la giustizia dall'Alto. "La giustificazione. . . non è una semplice remissione dei peccati, ma anche santificazione e rinnovamento dell'uomo interiore" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1528].
1990 La giustificazione separa l'uomo dal peccato che si oppone all'amore di Dio, e purifica dal peccato il suo cuore. La giustificazione fa seguito alla iniziativa della misericordia di Dio che offre il perdono. Riconcilia l'uomo con Dio. Libera dalla schiavitù del peccato e guarisce.
1991 La giustificazione è, al tempo stesso, l' accoglienza della giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo. Qui la giustizia designa la rettitudine dell'amore divino. Insieme con la giustificazione, vengono infuse nei nostri cuori la fede, la speranza e la carità, e ci è accordata l'obbedienza alla volontà divina.
1992 La giustificazione ci è stata meritata dalla Passione di Cristo, che si è offerto sulla croce come ostia vivente, santa e gradita a Dio, e il cui sangue è diventato strumento di propiziazione per i peccati di tutti gli uomini. La giustificazione è accordata mediante il Battesimo, sacramento della fede. Essa ci conforma alla giustizia di Dio, il quale ci rende interiormente giusti con la potenza della sua misericordia. Ha come fine la gloria di Dio e di Cristo, e il dono della vita eterna: [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1529]
Ora, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù (Rm 3,21-26).
1993 La giustificazione stabilisce la collaborazione tra la grazia di Dio e la libertà dell'uomo. Dalla parte dell'uomo essa si esprime nell'assenso della fede alla Parola di Dio che lo chiama alla conversione, e nella cooperazione della carità alla mozione dello Spirito Santo, che lo previene e lo custodisce:
Dio tocca il cuore dell'uomo con l'illuminazione dello Spirito Santo, in modo che né l'uomo resterà assolutamente inerte subendo quell'ispirazione, che certo può anche respingere, né senza la grazia divina, con la sua libera volontà, potrà prepararsi alla giustizia dinanzi a Dio [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1529].
1994 La giustificazione è l' opera più eccellente dell'amore di Dio, manifestato in Cristo Gesù e comunicato tramite lo Spirito Santo. Sant'Agostino ritiene che "la giustificazione dell'empio è un'opera più grande della creazione del cielo e della terra", perché "il cielo e la terra passeranno, mentre la salvezza e la giustificazione degli eletti non passeranno mai" [Sant'Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 72, 3]. Pensa anche che la giustificazione dei peccatori supera la stessa creazione degli angeli nella giustizia, perché manifesta una più grande misericordia.
1995 Lo Spirito Santo è il maestro interiore. Dando vita all'"uomo interiore" (Rm 7,22 Ep Rm 3,16), la giustificazione implica la santificazione di tutto l'essere:
Come avete messo le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità a pro dell'iniquità, cosi ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione. . . Ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna (Rm 6,19 Rm 6,22).
1996 La nostra giustificazione viene dalla grazia di Dio. La grazia è il favore, il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito: diventare figli di Dio, [Cf Jn 1,12-18 ] figli adottivi, [Cf Rm 8,14-17 ] partecipi della natura divina, [Cf 2P 1,3-4 ] della vita eterna [Cf Jn 17,3 ].
1997 La grazia è una partecipazione alla vita di Dio; ci introduce nell'intimità della vita trinitaria. Mediante il Battesimo il cristiano partecipa alla grazia di Cristo, Capo del suo Corpo. Come "figlio adottivo", egli può ora chiamare Dio "Padre", in unione con il Figlio unigenito. Riceve la vita dello Spirito che infonde in lui la carità e forma la Chiesa.
1998 Questa vocazione alla vita eterna è soprannaturale. Dipende interamente dall'iniziativa gratuita di Dio, poiché egli solo può rivelarsi e donare se stesso. Supera le capacità dell'intelligenza e le forze della volontà dell'uomo, come di ogni creatura [Cf 1Co 2,7-9 ].
1999 La grazia di Cristo è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla. E' la grazia santificante o deificante, ricevuta nel Battesimo. Essa è in noi la sorgente dell'opera di santificazione: [Cf Jn 4,14; Jn 7,38-39 ]
Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo pero viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo. (2Co 5,17-18)
2000 La grazia santificante è un dono abituale, una disposizione stabile e soprannaturale che perfeziona l'anima stessa per renderla capace di vivere con Dio, di agire per amor suo. Si distingueranno la grazia abituale, disposizione permanente a vivere e ad agire secondo la chiamata divina, e le grazie attuali che designano gli interventi divini sia all'inizio della conversione, sia nel corso dell'opera di santificazione.
2001 La preparazione dell'uomo ad accogliere la grazia è già un'opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: "Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita" [Sant'Agostino, De gratia et libero arbitrio, 17: PL 44, 901].
Operiamo certamente anche noi, ma operiamo cooperando con Dio che opera prevenendoci con la sua misericordia. Ci previene pero per guarirci e anche ci seguirà perché da santi diventiamo pure vigorosi, ci previene per chiamarci e ci seguirà per glorificarci, ci previene perché viviamo piamente e ci seguirà perché viviamo con lui eternamente, essendo certo che senza di lui non possiamo far nulla [Id., De natura et gratia, 31: PL 44, 264].
2002 La libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell'uomo; infatti Dio ha creato l'uomo a propria immagine, dandogli, con la libertà, il potere di conoscerlo e di amarlo. L'anima può entrare solo liberamente nella comunione dell'amore. Dio tocca immediatamente e muove direttamente il cuore dell'uomo. Egli ha posto nell'uomo un'aspirazione alla verità e al bene che soltanto lui può soddisfare. Le promesse della "vita eterna" rispondono, al di là di ogni speranza, a tale aspirazione:
Il riposo che prendesti al settimo giorno, dopo aver compiuto le tue opere molto buone. . ., è una predizione che ci fa l'oracolo del tuo Libro: noi pure, compiute le nostre opere buone assai, certamente per tuo dono, nel sabato della vita eterna riposeremo in Te [Id., Confessiones, 13, 36, 51].
2003 La grazia è innanzitutto e principalmente il dono dello Spirito che ci giustifica e ci santifica. Ma la grazia comprende anche i doni che lo Spirito ci concede per associarci alla sua opera, per renderci capaci di cooperare alla salvezza degli altri e alla crescita del Corpo di Cristo, la Chiesa. Sono le grazie sacramentali, doni propri ai diversi sacramenti. Sono inoltre le grazie speciali chiamate anche " carismi " con il termine greco usato da san Paolo, che significa favore, dono gratuito, beneficio [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 12]. Qualunque sia la loro natura a volte straordinaria, come il dono dei miracoli o delle lingue, i carismi sono ordinati alla grazia santificante e hanno come fine il bene comune della Chiesa. Sono al servizio della carità che edifica la Chiesa [Cf 1Co 12 ].
2004 Tra le grazie speciali, è opportuno ricordare le grazie di stato che accompagnano l'esercizio delle responsabilità della vita cristiana e dei ministeri in seno alla Chiesa:
Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l'insegnamento all'insegnamento; chi l'esortazione all'esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia (Rm 12,6-8).
2005 Appartenendo all'ordine soprannaturale, la grazia sfugge alla nostra esperienza e solo con la fede può essere conosciuta. Pertanto non possiamo basarci sui nostri sentimenti o sulle nostre opere per dedurne che siamo giustificati e salvati [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1533-1534]. Tuttavia, secondo la parola del Signore: "Dai loro frutti li potrete riconoscere" (Mt 7,20), la considerazione dei benefici di Dio nella nostra vita e nella vita dei santi, ci offre una garanzia che la grazia sta operando in noi e ci sprona ad una fede sempre più grande e ad un atteggiamento di povertà fiduciosa.
Si trova una delle più belle dimostrazioni di tale disposizione d'animo nella risposta di santa Giovanna d'Arco ad una domanda subdola dei suoi giudici ecclesiastici: "Interrogata se sappia d'essere nella grazia di Dio, risponde: "Se non vi sono, Dio mi vuole mettere; se vi sono, Dio mi vuole custodire in essa"" [Santa Giovanna d'Arco, in Actes du procès].
Nella festosa assemblea dei santi risplende la tua gloria, e il loro trionfo celebra i doni della tua misericordia [Messale Romano, Prefazio dei santi I, che cita Sant'Agostino il "dottore della grazia", cf Enarratio in Psalmos, 102, 7].
2006 Il termine "merito" indica, in generale, la retribuzione dovuta da una comunità o da una società per l'azione di uno dei suoi membri riconosciuta come buona o cattiva, meritevole di ricompensa o di punizione. Il merito è relativo alla virtù della giustizia in conformità al principio dell'eguaglianza che ne è la norma.
2007 Nei confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c'è merito da parte dell'uomo. Tra lui e noi la disuguaglianza è smisurata, poiché noi abbiamo ricevuto tutto da lui, nostro Creatore.
2008 Il merito dell'uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha liberamente disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia. L'azione paterna di Dio precede con la sua ispirazione, mentre il libero agire dell'uomo viene dopo nella sua collaborazione, cosi che i meriti delle opere buone devono essere attribuiti innanzitutto alla grazia di Dio, poi al fedele. Il merito dell'uomo torna, peraltro, anch'esso a Dio, dal momento che le sue buone azioni hanno la loro origine, in Cristo, dalle ispirazioni e dagli aiuti dello Spirito Santo.
2009 L'adozione filiale, rendendoci partecipi per grazia della natura divina, può conferirci, in conseguenza della giustizia gratuita di Dio, un vero merito. E' questo un diritto derivante dalla grazia, il pieno diritto dell'amore, che ci fa "coeredi" di Cristo e degni di conseguire l'"eredità promessa della vita eterna" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1546]. I meriti delle nostre opere buone sono doni della bontà divina [Cf ibid., 1548]. "Prima veniva elargita la grazia, ora viene reso il dovuto. . . sono proprio doni suoi i tuoi meriti" [Sant'Agostino, Sermones, 298, 4-5: PL 38, 1367].
2010 Poiché nell'ordine della grazia l'iniziativa appartiene a Dio, nessuno può meritare la grazia prima, quella che sta all'origine della conversione, del perdono e della giustificazione. Sotto la mozione dello Spirito Santo e della carità, possiamo in seguito meritare per noi stessi e per gli altri le grazie utili per la nostra santificazione, per l'aumento della grazia e della carità, come pure per il conseguimento della vita eterna. Gli stessi beni temporali, quali la salute e l'amicizia, possono essere meritati seguendo la sapienza di Dio. Tutte queste grazie e questi beni sono oggetto della preghiera cristiana. Essa provvede al nostro bisogno della grazia per le azioni meritorie.
2011 La carità di Cristo è in noi la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio. La grazia, unendoci a Cristo con un amore attivo, assicura il carattere soprannaturale dei nostri atti e, di conseguenza, il loro merito davanti a Dio e davanti agli uomini. I santi hanno sempre avuto una viva consapevolezza che i loro meriti erano pura grazia.
Dopo l'esilio della terra, spero di gioire fruitivamente di Te nella Patria; ma non voglio accumulare meriti per il Cielo: voglio spendermi per il tuo solo Amore. . . Alla sera di questa vita compariro davanti a Te con le mani vuote; infatti non ti chiedo, o Signore, di tener conto delle mie opere. Tutte le nostre giustizie non sono senza macchie ai tuoi occhi. Voglio percio rivestirmi della tua Giustizia e ricevere dal tuo Amore l'eterno possesso di Te stesso. . [Santa Teresa di Gesù Bambino, Atto di offerta all'Amore misericordioso].
Catechismo Chiesa Catt. 1948