
Catechismo Chiesa Catt. 2012
2012 "Sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. . . Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati" (Rm 8,28-30).
2013 "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 40]. Tutti sono chiamati alla santità: "Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48):
Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, affinché. . . , in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Cosi la santità del popolo di Dio crescerà apportando frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato, nella storia della Chiesa, dalla vita di tanti santi [Conc. Ecum. Vat. II, LG 40].
2014 Il progresso spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama "mistica", perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti - "i santi misteri" - e, in lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio ci chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti.
2015 Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c'è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale [Cf 2Tm 4 ]. Il progresso spirituale comporta l'ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudini:
Colui che sale non cessa mai di andare di inizio in inizio; non si è mai finito di incominciare. Mai colui che sale cessa di desiderare cio che già conosce [San Gregorio di Nissa, Homiliae in Canticum, 8: PG 44, 941C].
2016 I figli della Santa Chiesa nostra madre sperano giustamente la grazia della perseveranza finale e la ricompensa di Dio loro Padre per le buone opere compiute con la sua grazia, in comunione con Gesù [ Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1576]. Osservando la medesima regola di vita, i credenti condividono "la beata speranza" di coloro che la misericordia divina riunisce nella "città santa, la nuova Gerusalemme" che scende "dal cielo, da Dio, come una sposa adorna per il suo Sposo" (Ap 21,2).
2017 La grazia dello Spirito Santo ci conferisce la giustizia di Dio. Unendoci mediante la fede e il Battesimo alla Passione e alla Risurrezione di Cristo, lo Spirito ci rende partecipi della sua vita.
2018 La giustificazione, non diversamente dalla conversione, presenta due aspetti. Sotto la mozione della grazia, l'uomo si volge verso Dio e si allontana dal peccato, accogliendo cosi il perdono e la giustizia dall'Alto.
2019 La giustificazione comporta la remissione dei peccati, la santificazione e il rinnovamento dell'uomo interiore.
2020 La giustificazione ci è stata meritata dalla Passione di Cristo. Ci è accordata attraverso il Battesimo. Ci conforma alla giustizia di Dio, il quale ci rende giusti. Ha come fine la gloria di Dio e di Cristo e il dono della vita eterna. E' l'opera più eccellente della misericordia di Dio.
2021 La grazia è l'aiuto che Dio ci dà perché rispondiamo alla nostra vocazione di diventare suoi figli adottivi. Essa ci introduce nell'intimità della vita trinitaria.
2022 L'iniziativa divina nell'opera della grazia previene, prepara e suscita la libera risposta dell'uomo. La grazia risponde alle profonde aspirazioni della libertà umana; la invita a cooperare con essa e la perfeziona.
2023 La grazia santificante è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa dallo Spirito Santo nella nostra anima per guarirla dal peccato e santificarla.
2024 La grazia santificante ci rende "graditi a Dio". I "carismi", grazie speciali dello Spirito Santo, sono ordinati alla grazia santificante e hanno come fine il bene comune della Chiesa. Dio agisce anche mediante molteplici grazie attuali, che si distinguono dalla grazia abituale, permanente in noi.
2025 Non c'è per noi merito davanti a Dio se non come conseguenza del libero disegno di Dio di associare l'uomo all'opera della sua grazia. Il merito in primo luogo è da ascrivere alla grazia di Dio, in secondo luogo alla collaborazione dell'uomo. Il merito dell'uomo spetta anch'esso a Dio.
2026 La grazia dello Spirito Santo, in virtù della nostra filiazione adottiva, può conferirci un vero merito in conseguenza della giustizia gratuita di Dio. La carità è in noi la principale sorgente del merito davanti a Dio.
2027 Nessuno può meritare la grazia prima, che sta all'origine della conversione. Sotto la mozione dello Spirito Santo, possiamo meritare per noi stessi e per gli altri tutte le grazie utili per giungere alla vita eterna, come pure i beni materiali necessari.
2028 "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 40]. "La perfezione cristiana non ha che un limite: quello di non averne alcuno" [San Gregorio di Nissa, De vita Mosis: PG 44, 300D].
2029 "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". (Mt 16,24)
Articolo 3
2030 E' nella Chiesa, in comunione con tutti i battezzati, che il cristiano realizza la propria vocazione. Dalla Chiesa accoglie la Parola di Dio che contiene gli insegnamenti della "legge di Cristo" (Ga 6,2). Dalla Chiesa riceve la grazia dei sacramenti che lo sostengono lungo la "via". Dalla Chiesa apprende l' esempio della santità ; ne riconosce il modello e la sorgente nella Santissima Vergine Maria; la riconosce nella testimonianza autentica di coloro che la vivono; la scopre nella tradizione spirituale e nella lunga storia dei santi che l'hanno preceduto e che la Liturgia celebra seguendo il Santorale.
2031 La vita morale è un culto spirituale . Noi offriamo i nostri "corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rm 12,1), in seno al Corpo di Cristo, che noi formiamo, e in comunione con l'offerta della sua Eucaristia. Nella Liturgia e nella celebrazione dei sacramenti, preghiera ed insegnamento si uniscono alla grazia di Cristo, per illuminare e nutrire l'agire cristiano. Come l'insieme della vita cristiana, la vita morale trova la propria fonte e il proprio culmine nel sacrificio eucaristico.
2032 La Chiesa, "colonna e sostegno della verità" (1Tm 3,15), "ha ricevuto dagli Apostoli il solenne comandamento di Cristo di annunziare la verità della salvezza" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 17]. "E' compito della Chiesa annunziare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e cosi pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigano i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime" [Codice di Diritto Canonico, 747].
2033 Il Magistero dei pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, con l'aiuto delle opere dei teologi e degli autori spirituali. In tal modo, di generazione in generazione, sotto la guida e la vigilanza dei pastori, si è trasmesso il "deposito" della morale cristiana, composto da un insieme caratteristico di norme, di comandamenti e di virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono vivificati dalla carità. Tale catechesi ha tradizionalmente preso come base, accanto al Credo e al Pater, il Decalogo, che enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.
2034 Il romano pontefice e i vescovi "sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 25]. Il Magistero ordinario e universale del Papa e dei vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare.
2035 Il grado più alto nella partecipazione all'autorità di Cristo è assicurato dal carisma dell' infallibilità. Essa "si estende tanto quanto il deposito della divina Rivelazione"; [Conc. Ecum. Vat. II, LG 25] essa si estende anche a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, 3, AAS 65 (1973), 396-408].
2036 L'autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza. Richiamando le prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini cio che essi sono in verità e di ricordare loro cio che devono essere davanti a Dio [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 14].
2037 La legge di Dio, affidata alla Chiesa, è insegnata ai fedeli come cammino di vita e di verità. I fedeli hanno, quindi, il diritto [Cf Codice di Diritto Canonico, 213] di essere istruiti intorno ai precetti divini salvifici, i quali purificano il giudizio e, mediante la grazia, guariscono la ragione umana ferita. Hanno il dovere di osservare le costituzioni e i decreti emanati dalla legittima autorità della Chiesa. Anche se sono disciplinari, tali deliberazioni richiedono la docilità nella carità.
2038 Nell'opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana, la Chiesa ha bisogno della dedizione dei pastori, della scienza dei teologi, del contributo di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà. Attraverso la fede e la pratica del Vangelo i singoli fanno un'esperienza della "vita in Cristo", che li illumina e li rende capaci di discernere le realtà divine e umane secondo lo Spirito di Dio [Cf 1Co 2,10-15 ]. Cosi lo Spirito Santo può servirsi dei più umili per illuminare i sapienti e i più eminenti in dignità.
2039 I ministeri vanno esercitati in uno spirito di servizio fraterno e di dedizione alla Chiesa, in nome del Signore [Cf Rm 12,8; Rm 12,11 ]. Al tempo stesso la coscienza di ognuno, nel suo giudizio morale sui propri atti personali, deve evitare di rimanere chiusa entro i limiti di una considerazione individuale. Come meglio puo, deve aprirsi alla considerazione del bene di tutti, quale è espresso nella legge morale, naturale e rivelata, e conseguentemente nella legge della Chiesa e nell'insegnamento autorizzato del Magistero sulle questioni morali. Non è opportuno opporre la coscienza personale e la ragione alla legge morale o al Magistero della Chiesa.
2040 In tal modo può svilupparsi tra i cristiani un vero spirito filiale nei confronti della Chiesa. Esso è il normale sviluppo della grazia battesimale, che ci ha generati nel seno della Chiesa e ci ha resi membri del Corpo di Cristo. La Chiesa, nella sua sollecitudine materna, ci accorda la misericordia di Dio, che trionfa su tutti i nostri peccati e agisce soprattutto nel sacramento della Riconciliazione. Come una madre premurosa, attraverso la sua Liturgia, giorno dopo giorno, ci elargisce anche il nutrimento della Parola e dell'Eucaristia del Signore.
2041 I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita dell'amore di Dio e del prossimo:
2042 Il primo precetto ("Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro") esige dai che santifichino il giorno in cui si ricorda la Risurrezione del Signore e le particolari festività liturgiche in onore dei misteri del Signore e le particolari festività liturgiche in onore dei misteri del Signore, della beata Vergine Maria e dei Santi, in primo luogo partecipando alla celebrazione eucaristica in cui si riunisce la Comunità cristiana, e che riposino da quei lavori e da quelle attività che potrebbero impedire una tale santificazione di questi giorni [Cf Codice di Diritto Canonico, 1246-1248; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 881, 1. 2. 4].
Il secondo precetto ("Confessa i tuoi peccati almeno una volta all'anno") assicura la preparazione all'Eucaristia attraverso la recezione del sacramento della Riconciliazione, che continua l'opera di conversione e di perdono del Battesimo [Cf Codice di Diritto Canonico, 989; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 719].
Il terzo precetto ("Ricevi il sacramento dell'Eucaristia almeno a Pasqua") garantisce un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della Liturgia cristiana [Cf Codice di Diritto Canonico, 920; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 708; 881, 3. [Cf Codice di Diritto Canonico, 1246; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 881, 1. 4; 880, 3].
2043 Il quarto precetto ("In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno") assicura i tempi di ascesi e di penitenza, che ci preparano alle feste liturgiche e a farci acquisire il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore [ ].
Il quinto precetto ("Sovvieni alle necessità della Chiesa") enuncia che i fedeli sono tenuti a venire incontro alle necessità materiali della Chiesa, ciascuno secondo le proprie possibilità [ Cf Codice di Diritto Canonico, 222; Codice dei canoni delle Chiese Orientali, 25. Le Conferenze Episcopali possono inoltre stabilire altri precetti ecclesiastici per il proprio territorio; Cf Codice di Diritto Canonico, 455].
2044 La fedeltà dei battezzati è una condizione fondamentale per l'annunzio del Vangelo e per la missione della Chiesa nel mondo. Il messaggio della salvezza, per manifestare davanti agli uomini la sua forza di verità e di irradiamento, deve essere autenticato dalla testimonianza di vita dei cristiani. "La testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 6].
2045 Poiché sono le membra del Corpo di cui Cristo è il Capo, [Cf Ep 1,22 ] i cristiani contribuiscono alla edificazione della Chiesa con la saldezza delle loro convinzioni e dei loro costumi. La Chiesa cresce, si sviluppa e si espande mediante la santità dei suoi fedeli, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 39] "finché arriviamo tutti. . . allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ep 4,13).
2046 Con la loro vita secondo Cristo, i cristiani affrettano la venuta del Regno di Dio, del "Regno di verità... di giustizia... e di pace" [Messale Romano, Prefazio di Cristo Re]. Non per questo trascurano i loro impegni terreni; fedeli al loro Maestro, ad essi attendono con rettitudine, pazienza e amore.
2047 La vita morale è un culto spirituale. L'agire cristiano trova il proprio nutrimento nella Liturgia e nella celebrazione dei sacramenti.
2048 I precetti della Chiesa riguardano la vita morale e cristiana, che è sempre unita alla Liturgia, della quale si nutre.
2049 Il Magistero dei pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, sulla base del Decalogo, il quale enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.
2050 Il romano pontefice e i vescovi, quali maestri autentici, predicano al Popolo di Dio la fede che deve essere creduta e applicata nei costumi. E' anche di loro competenza pronunciarsi sulle questioni morali che hanno attinenza con la legge naturale e la ragione.
2051 L'infallibilità del Magistero dei pastori si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate.
Esodo 20,2-17 Deuteronomio 5,6-21 Formula catechistica che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla condizione di schiavitù. che ti ho fatto uscire
dal paese di Egitto,
dalla condizione servile. Non avrai
altri dei di fronte a me.
Non ti farai
idolo né immagine alcuna
di cio che è lassù nel cielo,
né di cio che è quaggiù sulla terra,
né di cio che è nelle acque,
sotto terra.
Non ti prostrerai
davanti a loro
e non li servirai.
Perché io, il Signore,
sono il tuo Dio,
un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri
nei figli
fino alla terza
e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,
ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni, per coloro
che mi amano e osservano
i miei comandamenti.
Non avere
altri dei di fronte a me...
1
Non avrai altro Dio
fuori di me.
Non pronuncerai
invano il nome
del Signore tuo Dio,
perché il Signore non lascerà
impunito chi
pronuncia il suo nome invano.
Non pronunciare invano
il nome del Signore
tuo Dio...
2
Non nominare
il nome di Dio invano
Ricordati del giorno
di sabato per santificarlo.
Sei giorni
faticherai
e farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno
è il sabato
in onore del Signore, tuo Dio.
Tu non farai alcun lavoro,
né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava,
né il tuo bestiame, né il forestiero
che dimora presso di te.
Perché in sei giorni
il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare
e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Percio il Signore
ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha dichiarato sacro.
Osserva il giorno di sabato
per santificarlo...
3. Ricordati di
santificare le feste.
Onora tuo padre e tua madre
perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese
che ti dà
il Signore, tuo Dio.
Onora tuo padre
e tua madre...
4 . Onora il padre e la madre.
Non uccidere. Non uccidere.
5. Non uccidere.
Non commettere Non commettere
6. Non commettere
adulterio. adulterio. atti impuri.
Non rubare. Non rubare.
7. Non rubare.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
8 . Non dire falsa testimonianza.
Non desiderare
la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue, né il suo asino,
né alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo.
9 . Non desiderare la donna d'altri.
Non desiderare alcuna
delle cose
che sono del tuo prossimo.
10 . Non desiderare
la roba d'altri.
"Maestro, che devo fare...?"
2052 "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?". Al giovane che gli rivolge questa domanda, Gesù risponde innanzitutto richiamando la necessità di riconoscere Dio come "il solo Buono", come il Bene per eccellenza e come la sorgente di ogni bene. Poi Gesù gli dice: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". Ed elenca al suo interlocutore i comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre". Infine Gesù riassume questi comandamenti in una formulazione positiva: "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Mt 19,16-19).
2053 A questa prima risposta, se ne aggiunge subito una seconda: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Mt 19,21). Essa non annulla la prima. La sequela di Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita, [Cf Mt 5,17 ] ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella Persona del suo Maestro, che ne è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l'appello di Gesù, rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell'obbedienza del discepolo e nell'osservanza dei comandamenti, è accostato all'esortazione alla povertà e alla castità [Cf Mt 19,6-12; Mt 19,21; Mt 19,23-29 ]. I consigli evangelici sono indissociabili dai comandamenti.
2054 Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all'opera nella loro lettera. Egli ha predicato la "giustizia" che supera "quella degli scribi e dei farisei" (Mt 5,20) come pure quella dei pagani [Cf Mt 5,46-47 ]. Ha messo in luce tutte le esigenze dei comandamenti. "Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. ... Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio" (Mt 5,21-22).
2055 Quando gli si pone la domanda: "Qual è il più grande comandamento della Legge?" (Mt 22,36), Gesù risponde: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti" (Mt 22,37-40) [Cf Dt 6,5; Lv 19,18 ]. Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge:
Il precetto: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della Legge è l'amore (Rm 13,9-10).
Il Decalogo nella Sacra Scrittura
2056 La parola "Decalogo" significa alla lettera "dieci parole" (Ex 34,28 Dt 4,13 Dt 10,4). Queste "dieci parole" Dio le ha rivelate al suo popolo sulla santa montagna. Le ha scritte con il suo "dito" (Ex 31,18) [Cf Dt 5,22 ] a differenza degli altri precetti scritti da Mosè [Cf Dt 31,9; Dt 31,24 ]. Esse sono parole di Dio per eccellenza. Ci sono trasmesse nel libro dell'Esodo [Cf Ex 20,1-17 ] e in quello del Deuteronomio [Cf Dt 5,6-22 ]. Fin dall'Antico Testamento i Libri Sacri fanno riferimento alle "dieci parole" [Cf per esempio Os 4,2; Ger 7,9; Ez 18,5-9 ]. Ma è nella Nuova Alleanza in Gesù Cristo che sarà rivelato il loro pieno senso.
2057 Il Decalogo si comprende innanzi tutto nel contesto dell'Esodo che è il grande evento liberatore di Dio al centro dell'Antica Alleanza. Siano essi formulati come precetti negativi, divieti, o come comandamenti positivi (come: "onora tuo padre e tua madre"), le "dieci parole" indicano le condizioni di una vita liberata dalla schiavitù del peccato. Il Decalogo è un cammino di vita:
Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi (Dt 30,16).
Questa forza liberatrice del Decalogo appare, per esempio, nel comandamento sul riposo del sabato, destinato parimenti agli stranieri e gli schiavi:
Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso (Dt 5,15).
2058 Le "dieci parole" riassumono e proclamano la legge di Dio: "Queste parole pronuncio il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede" (Dt 5,22). Percio queste due tavole sono chiamate "la Testimonianza" (Ex 25,16). Esse contengono infatti le clausole dell'alleanza conclusa tra Dio e il suo popolo. Queste "tavole della Testimonianza" (Ex 31,18 Ex 32,15 Ex 34,29) devono essere collocate nell'"arca" (Ex 25,16 Ex 40,1-2).
2059 Le "dieci parole" sono pronunciate da Dio durante una teofania (Il Signore vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco": Dt 5,4). Appartengono alla rivelazione che Dio fa di se stesso e della sua gloria. Il dono dei comandamenti è dono di Dio stesso e della sua santa volontà. Facendo conoscere le sue volontà, Dio si rivela al suo popolo.
2060 Il dono dei comandamenti e della Legge fa parte dell'Alleanza conclusa da Dio con i suoi. Secondo il libro dell'Esodo, la rivelazione delle "dieci parole" viene accordata tra la proposta dell'Alleanza [Cf Ex 19 ] e la sua stipulazione, [Cf Ex 24 ] dopo che il popolo si è impegnato a "fare" tutto cio che il Signore aveva detto e ad "obbedirvi" (Ex 24,7). Il Decalogo non viene mai trasmesso se non dopo la rievocazione dell'Alleanza (Il Signore nostro Dio ha stabilito con noi un'alleanza sull'Oreb: Dt 5,2).
2061 I comandamenti ricevono il loro pieno significato all'interno dell'Alleanza. Secondo la Scrittura, l'agire morale dell'uomo prende tutto il proprio senso nella e per l'Alleanza. La prima delle "dieci parole" ricorda l'iniziativa d'amore di Dio per il suo popolo:
Poiché l'uomo, per castigo del peccato, era venuto dal paradiso della libertà alla schiavitù di questo mondo, per questo la prima parola del Decalogo, cioè la prima voce dei comandamenti di Dio, tratta della libertà dicendo: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione di schiavitù (Ex 20,2 Dt 5,6) [Origene, Homiliae in Exodum, 8, 1].
2062 I comandamenti propriamente detti vengono in secondo luogo; essi esprimono le implicanze della appartenenza a Dio stabilita attraverso l'Alleanza. L'esistenza morale è risposta all'iniziativa d'amore del Signore. E' riconoscenza, omaggio a Dio e culto d'azione di grazie. E' cooperazione al piano che Dio persegue nella storia.
2063 L'Alleanza e il dialogo tra Dio e l'uomo sono ancora attestati dal fatto che tutte le imposizioni sono enunciate in prima persona ("Io sono il Signore...") e rivolte a un altro soggetto (tu..."). In tutti i comandamenti di Dio è un pronome personale singolare che indica il destinatario. Dio fa conoscere la sua volontà a tutto il popolo e, nello stesso tempo, a ciascuno in particolare:
Il Signore comando l'amore verso Dio e insegno la giustizia verso il prossimo, affinché l'uomo non fosse né ingiusto, né indegno di Dio. Cosi, per mezzo del Decalogo, Dio preparava l'uomo a diventare suo amico e ad avere un solo cuore con il suo prossimo... Le parole del Decalogo restano validissime per noi. Lungi dall'essere abolite, esse sono state portate a pienezza di significato e di sviluppo dalla venuta del Signore nella carne [Sant' Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 16, 3-4].
Il Decalogo nella Tradizione della Chiesa
2064 Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza e un significato fondamentali.
2065 A partire da sant'Agostino, i "dieci comandamenti" hanno un posto preponderante nella catechesi dei futuri battezzati e dei fedeli. Nel secolo quindicesimo si prese l'abitudine di esprimere i precetti del Decalogo in formule in rima, facili da memorizzare, e positive. Sono in uso ancor oggi. I catechismi della Chiesa spesso hanno esposto la morale cristiana seguendo l'ordine dei "dieci comandamenti".
2066 La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant'Agostino e divenuta tradizionale nella Chiesa cattolica. E' pure quella delle confessioni luterane. I Padri greci hanno fatto una divisione un po' diversa, che si ritrova nelle Chiese ortodosse e nelle comunità riformate.
2067 I dieci comandamenti enunciano le esigenze dell'amore di Dio e del prossimo. I primi tre si riferiscono principalmente all'amore di Dio e gli altri sette all'amore del prossimo.
Come sono due i comandamenti dell'amore, nei quali si compendia tutta la Legge e i Profeti - lo diceva il Signore... - cosi gli stessi dieci comandamenti furono dati in due tavole. Si dice infatti che tre fossero scritti in una tavola e sette in un'altra [Sant'Agostino, Sermones, 33, 2, 2: PL 38, 208].
2068 Il Concilio di Trento insegna che i dieci comandamenti obbligano i cristiani e che l'uomo giustificato è ancora tenuto ad osservarli [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1569-1570]. E il Concilio Vaticano II lo ribadisce: "I vescovi, quali successori degli Apostoli, ricevono dal Signore... la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell'osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 24].
L'unità del Decalogo
2069 Il Decalogo costituisce un tutto indissociabile. Ogni "parola" rimanda a ciascuna delle altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due Tavole si illuminano a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è infrangere tutti gli altri [Cf Jc 2,10-11 ]. Non si possono onorare gli altri uomini senza benedire Dio loro Creatore. Non si saprebbe adorare Dio senza amare tutti gli uomini sue creature. Il Decalogo unifica la vita teologale e la vita sociale dell'uomo.
Il Decalogo e la legge naturale
2070 I dieci comandamenti appartengono alla Rivelazione di Dio. Al tempo stesso ci insegnano la vera umanità dell'uomo. Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della persona umana. Il Decalogo contiene una espressione privilegiata della "legge naturale":
Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limito a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1].
2071 Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l'umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione:
Una completa esposizione dei comandamenti del Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata [San Bonaventura, In libros sententiarum, 4, 37, 1, 3].
Noi conosciamo i comandamenti di Dio attraverso la Rivelazione divina che ci è proposta nella Chiesa, e per mezzo della voce della coscienza morale.
L'obbligazione del Decalogo
2072 Poiché enunciano i doveri fondamentali dell'uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, delle obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell'essere umano.
2073 L'obbedienza ai comandamenti implica anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera. Cosi l'ingiuria a parole è vietata dal quinto comandamento, ma non potrebbe essere una colpa grave che in rapporto alle circostanze o all'intenzione di chi la proferisce.
"Senza di me non potete far nulla"
2074 Gesù dice: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Jn 15,5). Il frutto indicato in questa parola è la santità di una vita fecondata dall'unione con Cristo. Quando noi crediamo in Gesù Cristo, comunichiamo ai suoi misteri e osserviamo i suoi comandamenti, il Salvatore stesso viene ad amare in noi il Padre suo ed i suoi fratelli, Padre nostro e nostri fratelli. La sua Persona diventa, grazie allo Spirito, la regola vivente ed interiore della nostra condotta. "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Jn 15,12).
Catechismo Chiesa Catt. 2012