Paolo VI Udienze 1973 - Mercoledì, 19 settembre 1973




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 26 settembre 1973

Si è già parlato più volte dell’Anno Santo, ma resta ancora molto da dire. Oggi ci limitiamo a considerare questo prossimo avvenimento in rapporto al tempo, alla storia, al disegno divino che si realizza in determinati momenti. Avete mai osservato come spesso Gesù parli dell’ora che viene, come d’una circostanza molto importante? Egli dice, ad esempio, alla donna samaritana: «Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità . . .» (Jn 4,23 Jn 2,4 Jn 17,1 Rm 13,11; etc.). Cioè la successione del tempo non ha talvolta un semplice significato cronologico, ma acquista un senso profetico, indica il compimento d’un disegno divino. L’orologio del tempo segna la coincidenza d’un istante prezioso per la discesa d’una trascendente Presenza fra gli uomini o di un’invisibile Azione dello Spirito, la quale prende forma di un fatto sensibile.

Non è raro trovare nella Sacra Scrittura l’annunzio di qualche ora sorprendente di tal genere. Rileggiamo una citazione ben nota d’un simile oracolo, a tutti noto, perché pronunciato dal profeta Joele nell’antico Testamento, echeggia nel Nuovo per documentare nell’ispirato discorso di Pietro il mistero della Pentecoste: «Io effonderò il mio spirito sopra tutti gli uomini; e i vostri figlioli e le vostre figliole profeteranno, e i vostri vecchi sogneranno sogni, e i vostri giovani vedranno visioni . . .» (Jl 3,28 Ac 2,17-18).

Ora noi pensiamo che l’Anno Santo può essere, nei disegni di Dio, un’ora di grazia per le anime, per la Chiesa, per il mondo. Può essere; è una ipotesi, è un voto, una speranza, il cui compimento, proprio per il suo carattere soprannaturale, sfugge alla nostra causalità; il Signore ne deve essere l’artefice, non lo può la nostra inetta velleità; forse la realtà stessa, in cui questa nuova Pentecoste si inserisce nella vicenda umana, può rimanere nascosta ai nostri occhi sensibili; ma può essere, ripetiamo, per molte ragioni che lo rendono plausibile, alla nostra esperienza, un avvenimento umano-divino risolutivo.

Quali ragioni? Analisi assai delicata e complessa questa, alla quale ora non pensiamo poterci applicare. Diremo soltanto che le condizioni stesse del nostro tempo, nel quale sembra che i valori religiosi siano, secondo alcuni, vanificati, secondo altri, siano assopiti ed inerti, e, secondo altri ancora, siano in uno stato vigiliare, di pressione e di gemito, in attesa di esplodere in una novella liberazione e fulgurazione (Cfr. Rm 8,19 ss.), sembrano preludere ad una epifania cristiana dello Spirito, nell’evidenza di fatti prodigiosi, non sappiamo; ovvero nella storia di testimonianze sofferte, in cui le lacrime ed il sangue dei «santi», cioè dei cristiani veramente fedeli, sarebbero apologia più eloquente d’ogni umana parola, parimente non sappiamo; ma non ci sembra illusione intravvedere, anche nelle cronache contemporanee, alcune commoventi vestigia.

E diremo ancora che l’economia della salvezza reclama ordinariamente una corrispondente preparazione. La virtù divina si dispiega dove l’uomo le offre condizioni propizie. Il regno di Dio esige da parte nostra una accoglienza, un’avvertenza, una conversione, una disponibilità, una «metanoia», che nel Vangelo si traduce «penitenza»: «fate penitenza, predica il Precursore, perché il regno dei cieli si avvicina» (Mt 3,2); e il Messia Gesù ripete a sua volta il medesimo messaggio: «fate penitenza, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17).

Rinnoviamo anche noi questo ammonimento profetico: se vogliamo che l’Anno Santo segni davvero una fase di autentica reviviscenza cristiana, una specie di palingenesi della Chiesa, una vocazione redentrice per l’umanità, dobbiamo disporci a celebrarlo mediante un preventivo d’energia morale e spirituale; potremmo intitolarlo, alla moderna, «operazione-fervore». Tutti: singolarmente e personalmente; e tutti, collettivamente nelle nostre rispettive comunità.

A questo scopo ne abbiamo anticipato la notizia e inaugurato, nelle Chiese locali, gli inizi. Non dev’essere l’Anno Santo una manifestazione come tante altre, alle quali spesso ci contentiamo d’essere spettatori, o solo momentaneamente e solo formalmente partecipi. Si tratta d’infondere in noi, mediante questa celebrazione, la sapienza e il dinamismo del Concilio; si tratta di superare, non di mortificare, lo splendido, ma temporale sviluppo della scienza e della tecnica moderna, che non bastano a darci il vero senso della nostra vita e farci arrivare al nostro immortale destino; si tratta di favorire vittoriosamente i conati, spesso deludenti, della civiltà verso la giustizia sociale, la fraternità e la pace; si tratta di dare ai due termini del binomio dell’Anno Santo: rinnovamento e riconciliazione la pienezza di significato ch’essi racchiudono, per un’efficacia interiore morale, spirituale e riflessa, il primo termine; per un’efficacia esteriore, religiosa, interpersonale, familiare, sociale, internazionale, il secondo.

Compito grande e grave, certamente; ma non impossibile, Figli carissimi, se «l’operazione-fervore» lo prepara, anzi lo merita, come a ciascuno ed a tutti dovuto dalla sempre gratuita bontà di Cristo.

Così il Signore ci assista. Con la nostra Benedizione Apostolica.

Congresso italiano delle Caritas diocesane

Porgiamo il nostro paterno saluto al gruppo, così meritevole della nostra stima ed attenzione, dei rappresentanti delle Caritas diocesane, convenuti a Roma per partecipare al loro secondo Congresso Nazionale.

La vostra presenza, figli carissimi, procura vivissima soddisfazione al nostro animo. Essa è la testimonianza eloquente del responsabile impegno con cui oggi si va perfezionando in Italia, in forme sempre più efficaci e complete, l’attività caritativa delle Chiese locali. Attraverso le vostre degne persone, si apre davanti a noi tutto un quadro magnifico di iniziative di carità intelligente, discreta, silenziosa, dimostrata - più che dalle cifre dei contributi erogati - dallo spirito evangelico che anima tali iniziative, e le rende, per l’amore che le ispira, altamente meritorie davanti a Dio e alla società.

Riconosciamo le gravi difficoltà che oggi voi incontrate in questo vasto e delicato settore della vita pastorale. Viviamo in una società che è più sensibile alla applicazione della giustizia che all’esercizio della carità; per cui oggi, se non la sostanza, la forma esterna con cui la carità viene esercitata è messa sovente in discussione. Vorremmo però, a questo riguardo, sottolineare una verità che ci sta molto a cuore, e che la vostra stessa presenza conferma in maniera indubitabile: la carità anche in un mondo caratterizzato da una crescente organizzazione tecnica e sociale, non ha perduto la sua attualità. Non si potrà mai fare a meno dell’amore; e la carità bene intesa resterà sempre l’espressione privilegiata della vita cristiana, il segno per eccellenza dei seguaci di Cristo. E poiché non si tratta di amare a parole, ma con i fatti (Cfr. 1Jn 3,18), tale carità si manifesta in opere concrete di assistenza, di solidarietà, di servizi, che esigono esse stesse strutture ben precise e una efficiente organizzazione.

Per questo motivo noi ci rallegriamo vivamente di questi vostri proficui incontri, nei quali, attraverso il comune apporto delle vostre esperienze, voi vi adoperate per rendere più adeguato ai tempi l’apostolato ecclesiale della carità a livello diocesano e parrocchiale: argomento questo di particolare urgenza in questo momento di trasformazione e di necessaria promozione delle attività caritative delle Chiese locali.

A voi, figli carissimi, il nostro incoraggiamento a non stancarvi, a non lasciarvi spaventare dalle difficoltà, ma ad avanzare sempre con serenità di spirito e piena fiducia nel Signore.

A tanto vi conforta la nostra Benedizione Apostolica, che volentieri estendiamo a tutti i vostri collaboratori, e a tutti i dirigenti ed assistiti delle Caritas diocesane, in pegno della nostra benevolenza.

Consulenti Ecclesiastici del CIF

Ed ora il nostro cordiale benvenuto a voi, Consulenti Ecclesiastici del Centro Italiano Femminile, convenuti a Roma per il vostro Convegno Nazionale.

Non abbiamo bisogno di ripetere ancora una volta la stima che noi nutriamo verso il vostro benemerito Movimento, e il conto che facciamo della sua preziosa disponibilità per favorire nella società italiana lo sviluppo morale e civile della donna. Desideriamo, tuttavia, manifestarvi la nostra soddisfazione nel sapere - e di ciò ne abbiamo avuta conferma dal Consulente Ecclesiastico Centrale, il caro e zelante Monsignore Leone Bentivoglio - che nel Congresso Nazionale del dicembre scorso il Movimento ha voluto riaffermare in maniera solenne la propria fedeltà ai principii cristiani che fin dalle origini ha caratterizzato la sua azione sociale. A voi, figli carissimi, ora il compito di conservare e potenziare sempre più questa originaria ispirazione del Centro italiano femminile. Lo richiedono i gravi problemi che interessano le condizioni familiari e sociali in questo periodo della vita della nazione. Di questa fedeltà ha particolarmente bisogno oggi la Chiesa, la quale soffre per la leggerezza con cui tanti suoi figli cedono alla suggestione e alla seduzione di aberranti correnti di pensiero e di costume. I cattolici non hanno punto bisogno di attingere a maestri di altre fedi, trovando essi nel messaggio cristiano quanto occorre per la più alta elevazione morale e sociale degli individui e della società.

Carissimi figli, lavorate sempre in questo senso e non stancatevi mai di dare al Movimento il contributo insostituibile del vostro zelo sacerdotale. E mentre preghiamo il Signore di assistervi nei vostri generosi sforzi, di gran cuore vi impartiamo la nostra Apostolica Benedizione.

Alunni di Avellino e provincia

Rivolgiamo ora un paterno Saluto agli alunni di V elementare della città di Avellino e provincia, i quali, guidati dal Vescovo Monsignore Pasquale Venezia, dal Signor Provveditore agli Studi, dai loro insegnanti e sacerdoti, hanno voluto farci visita e dimostrare così la loro sincera devozione.

Figli carissimi, sapete bene che ogni incontro con i fanciulli e gli adolescenti ci procura sempre vivo piacere, perché in essi vediamo il fiore dell’età, lo specchio del futuro, la speranza del domani sia per la società civile che per la Chiesa. E questo vale certo per voi e, aggiungiamo, per un motivo particolare: perché voi avete inserito questo incontro, come conclusione e coronamento, negli «Incontri di Cultura Religiosa», intitolati a Gesù Maestro e promossi dall’ufficio Catechistico Diocesano. Li avete frequentati con diligenza e con profitto, e noi ve ne diamo qui pubblica lode, estendendola ai direttori didattici ed ai maestri che hanno collaborato all’iniziativa.

Leggevamo nel regolamento del concorso che esso non mortifica né intende ridimensionare la catechesi parrocchiale. Siamo sicuri, perciò, che la riuscita esperienza terrà sempre desti nel vostro spirito l’amore e la passione per la dottrina religiosa, che ha Dio per suo termine e oggetto, e che in Lui, cercato e trovato, vi indicherà il principio supremo per illuminare e ben regolare la vostra vita.

Ci piace avvalorare il nostro augurio con la Santa Benedizione, nella quale comprendiamo tutti i condiscepoli ed i vostri genitori.

Capitolo Generale dei Missionari di Mariannhill

We are very pleased to offer e special word of greeting to the newly-elected Superior General and the General Chapter members of the Missionaries of Mariannhill. We are aware that you are at present engaged in the revision of your Constitutions, and we invoke upon you in this important task the guidante and enlightenment of the Holy Spirit. At the same time we are happy to assure you of our fervent prayers for the entire Congregation and its worldwide activities. To all of you we cordially impart our Apostolic Blessing.

Visitatori di lingua tedesca

Ein wort herzlicher Begrüßung richten Wir an die Teilnehmer der Jubiläumsfahrt des kirchlichen Siedlungswerkes der «Sankt Joseph-Stiftung Bamberg». In einer Zeit schwerer sozialer Not vor fünfundzwanzig Jahren ins Leben gerufen, durften Sie in der Folge vielen Familien und alleinstehenden Berufstätigen wie alten Menschen eine angemessene Sozialwohnung vermitteln. Eine wahrhaft große, soziale und christliche Tat! Dazu beglückwünschen Wir die Leitung und die Angestellten Ihres Werkes von Herzen und rufen für weiteres erfolgreiches Wirken Gottes bleibenden Schutz und Beistand auf Sie alle herab.

Ebenso begrüßen Wir in Freude den Pilgerzug der Lesergemeinde der «Kölner Kirchenzeitung». Die leitenden Redakteure und Mitar. beiter des verdienten Blattes bestärken Wir in ihrem Bemühen, gegenüber der heutigen Glaubenskrise ihren Lesern immer nur die wahre, echte Glaubenslehre zu bieten, die für die Heiligung des christlichen Alltags so notwendig ist; die Leser selber aber ermutigen Wir, immer treu und dankbar zur Kirche und zu ihren Bischöfen zu stehen.

Endlich heißen Wir herzlich willkommen alle Teilnehmer des großen Pilgerzuges von Sankt Polten in Niederösterreich. Liebe Söhne und Töchter! Sie sind um Ihren verdienten Bischof gesthart, der zu seinem «Ad limina-Besuch» zu den Gräbern der Apostelfürsten nach Rom gekommen ist. Sie bekunden auf diese Weise Ihre treue Verbundenheit mit dem Nachfolger des heiligen Petrus. Dafür danken Wir Ihnen, Bleiben Sie stets auf dieser Linie eingedenk des Wortes: «Ubi Petrus, ibi Ecclesia», wo Petrus, da ist die Kirche. Dazu erteilen Wir Ihnen und allen Anwesenden Unseren besonderen Apostolischen Segen.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 3 ottobre 1973

Figli carissimi,

Noi tutti, alunni di Cristo, il Maestro dell’umanità, noi tutti illuminati dalla sua scienza della vita, considerata nel disegno totale dei suoi veri valori e dei suoi supremi destini, noi tutti perciò resi particolarmente sensibili agli avvenimenti del nostro tempo e alle sorti dell’umanità, dobbiamo essere i più attenti e i più sensibili sia alle condizioni in cui gli uomini vivono, sia ai fatti che si riferiscono a quell’equilibrio in cui si svolgono, o dovrebbero svolgersi, i rapporti fra gli uomini, al quale equilibrio diamo il nome sublime e potente di giustizia. La giustizia, ossia la forma autentica, la forma veramente umana e razionale, che deve, o dovrebbe regolare la convivenza umana, è un ideale al quale noi cristiani, noi cattolici specialmente, dobbiamo dedicare pensiero ed azione con grande impegno, anzi oggi con accresciuto interesse, per il fatto, veramente strano, che a mano a mano che il progresso si svolge nel mondo (con la cultura, la tecnica, la ricchezza, ecc.), non progredisce per ciò stesso la giustizia, cioè quell’ordine umano, che costituisce il più alto valore sociale; anzi spesso l’accresciuto benessere di alcuni avviene a spese di altri, o almeno sveglia in coloro, ai quali non è stato possibile conseguire un eguale benessere, un senso d’infelicità, un senso d’ingiustizia, e perciò un desiderio di lotta e di rivendicazione di pari, o anche di superiore fortuna.

Perché vi parliamo noi di questo grande fenomeno sociale, ch’è il problema della giustizia sociale?

Perché noi tutti abbiamo una prossima occasione di dedicarvi nuovo studio e opera nuova; e quest’occasione è l’Anno Santo, nella cui sfera noi stiamo entrando.

Ascoltate. È chiaro che l’Anno Santo vuol essere un avvenimento eminentemente religioso. La religione deve prendere più che mai in tale periodo, caratterizzato da intensa coscienza spirituale e da particolari osservanze di profonda pietà, il governo delle nostre anime; dobbiamo in tale singolare e stimolante circostanza sentirci cristiani, pervasi dalla fede e attenti alle buone e intime esortazioni dello Spirito. E proprio perciò essa deve esercitare su di noi un forte e nuovo stimolo per la causa della giustizia nel mondo. Questo effetto altro non è che l’avvertenza dell’inevitabile e magnifico collegamento fra l’amore a Dio, primo e riassuntivo precetto offerto all’essere umano, e l’amore al prossimo, che dal primo deriva e al primo necessariamente si accompagna. Ora, ricordate bene, la vera e progressiva giustizia nasce dall’amore. Questa è una verità non soltanto teoretica; è una verità feconda della nostra concezione sociale, e distingue il nostro modo d’essere, di pensare e d’operare da quei sistemi dottrinali, politici, sociali, che traggono dall’odio, dall’interesse, dalla sola simpatia filantropica, dalle prevalenti tendenze dell’opinione pubblica i principii del diritto e del dovere sociale, cioè della giustizia.

Sembra a noi importante, alle soglie dell’Anno Santo, richiamare testualmente le parole, consegnate alla Chiesa e al mondo, dal Sinodo episcopale del 1971, circa la giustizia nel mondo:

«Il messaggio cristiano integra nell’attitudine stessa dell’uomo verso Dio la sua attitudine verso gli altri uomini; la sua risposta all’amore di Dio, che ci salva mediante Cristo, non diventa effettiva se non nell’amore e nel servizio per gli altri. L’amore del prossimo e la giustizia sono inseparabili. L’amore innanzi tutto implica un’esigenza radicale di giustizia, cioè un riconoscimento della dignità e dei diritti del prossimo. La giustizia poi raggiunge la sua pienezza interiore solo nell’amore. Perché in realtà ogni uomo è immagine visibile di Dio invisibile, e fratello di Cristo; perciò il cristiano trova in ciascun uomo Dio stesso con la sua esigenza assoluta di giustizia».

Questi i principii. Dobbiamo ricordarli e riaffermarli, e precisamente in questa occasione? che si affaccia sulla storia d’un mondo che non sembra capace di cavare dalle sue stesse conquiste quella felicità, quella umanità, alla quale aspira con esasperata coscienza: l’odio, da cui certi movimenti sociali derivano la loro forza, la lotta implacabile d’uomo contro uomo, alla quale si impegnano, e la conseguente concezione classista della società, la valutazione preponderante attribuita ai valori economici e alla filosofia materialista del mondo e della vita; come, d’altra parte, l’egoismo, di cui è imbevuto l’uomo nella ricchezza e nel potere, e l’opinione statica dell’ordine, o del disordine sociale, della giustizia e del diritto, come pure quella che il progresso sociale si realizza da sé, senza bisogno d’interventi onerosi e difficili, eccetera, dicono l’insufficienza, o l’errore dei principii dai quali parte il «gigante cieco», ch’è l’uomo moderno, privo della luce, cioè della sapienza, che il cristianesimo ha fatto risplendere sulla scena del mondo. Ma ancora attenzione. Abbiamo noi cristiani, privilegiati possessori dei veri principii fondamentali della vita, la logica, il coraggio, l’arte, la pazienza per cavare da essi la fecondità, di cui sono potenzialmente capaci?

Un grande dovere di coerenza insorge davanti a noi. Senza mutuare da fonti estranee e alla fine deludenti la dottrina e l’energia per la giustizia fra gli uomini e per l’amore che ne deve intessere la socialità, non dovremmo noi attingere d’al Vangelo e dalle interpretazioni che la Chiesa vi ha date, la norma amorosa e audace per rimetterci nuovamente a promuovere la giustizia nel mondo? E non sarebbe questa ora di religioso fervore, ch’è l’Anno Santo, quella propizia?

Noi lo desideriamo di cuore, offrendo anche l’umile nostra opera per la causa della giustizia nel mondo, e sperando d’avere la Chiesa tutta, associata nella grande impresa, al servizio e al seguito di tutti gli uomini di buona volontà.

Con la nostra Apostolica Benedizione.

Sacerdoti della diocesi di Bergamo

Ed ora un cordiale saluto ai sacerdoti della diocesi di Bergamo, di ritorno dalla Terra Santa, dove si sono recati per celebrare il XXV della loro ordinazione sacerdotale.

Carissimi figli, il vostro pellegrinaggio in Palestina indica la serietà con cui avete voluto ricordare la data centrale della vostra vita, quella in cui siete stati costituiti ministri di Dio, banditori del Vangelo di Gesù Cristo, dispensatori del Suo Sangue e della Sua Parola. Siamo sicuri che il contatto fisico con i luoghi santificati dai misteri della nostra Redenzione vi avrà fatto meglio comprendere il significato e il valore che hanno per la Chiesa e per le anime i venticinque anni del vostro sacro ministero, pieni certamente di fatiche, di croci, di ansie apostoliche, ma ricchi anche di tante grazie e di ineffabili consolazioni: di qui l’inno di riconoscenza al Signore, e di qui il rinnovato impegno: impendam et superimpendar (2 Cor 2Co 12,15) che siete venuti a corroborare presso la Tomba del Principe degli Apostoli.

A voi, pertanto, diciamo il Nostro sincero ringraziamento, nel nome del Signore, per la vostra visita, per la vostra testimonianza di filiale pietà e per quanto avete compiuto a servizio della Santa Madre Chiesa. E insieme formuliamo l’augurio che la luce la quale ha inondato le vostre anime nel duplice incontro che avete avuto con la Terra Santa e con il Vicario di Cristo, vi sia di guida e di sprone per nuove ascese e nuove spirituali conquiste.

A tanto vi conforti la Nostra Apostolica Benedizione, che di cuore impartiamo a voi e a tutte le anime che vi sono state affidate.

Sacerdoti sloveni

Desideriamo ora rivolgere un paterno saluto al gruppo di novelli Sacerdoti sloveni, i quali - come i loro Confratelli nello scorso anno - son venuti a farci visita ed attendono una nostra parola in segno di incoraggiamento e di augurio per il loro ministero. Anzitutto, vi ringraziamo, figli carissimi, della vostra presenza, che, già di per sé, non è soltanto un gesto di filiale ossequio, ma esprime, altresì, l’impegno di fedeltà, con cui vi accingete al lavoro che vi sarà presto affidato. Avendo da poco ricevuto la grazia dell’ordine Sacro, voi portate ancora nell’anima la sua freschezza, ne sentite tutta la vivacità e la forza, ne avvertite l’interiore sollecitazione ad esser pronti e generosi nel servire il Signore e i fratelli. Dovrà essere, appunto, la generosità la nota caratteristica del vostro sacerdozio, per corrispondere, da una parte, alla speciale elezione che di voi ha fatto l’eterno Sacerdote, e, dall’altra, alle necessità spirituali del nostro tempo. Dovremo, forse, ricordarvi come sia essenziale, per ciascun Sacerdote, soddisfare simultaneamente a questa duplice esigenza? Crediamo di no, perché tale meditazione vi è familiare; diremo, piuttosto, che essa non deve rimanere mai qualcosa di vago o di astratto. Occorre, pertanto, pensare e riflettere a quel che in concreto, ogni giorno, è richiesto dalla vocazione e dai bisogni degli uomini, in mezzo ai quali vivete.

Questo studio assiduo, alimentato dalla preghiera, vi suggerirà i modi e le forme veramente efficaci dell’apostolato. Darete, così, espressione adeguata al vostro zelo ed alla vostra generosità. Vi accompagni fin d’ora e vi conforti la Benedizione Apostolica, che estendiamo di cuore ai vostri genitori, superiori e maestri.

«Piccole Sorelle di Gesù»

Chères petites Soeurs de Jésus, vendredi dernier, Nous avons goûté la joie très douce de vous rencontrer à Tre Fontane, dans la simplicité si parlante de vos habitations et dans une atmosphère impressionnante de sérénité et de bonheur évangéliques. Votre participation à cette audience est comme un retour de fête, pour vous et pour Nous également.

Aux trente-sept Petites Soeurs qui viennent de prononcer leur consécration perpétuelle près du tombeau de saint Pierre, Nous adressons nos souhaits de fervente fidélité. Mais nos brèves paroles s’adressent aussi à leurs familles venues souvent de très loin assister à leur engagement sans retour «à cause de Jésus et de l’Evangile». Elles s’adressent encore aux deux cents Petites Soeurs actuellement en session de formation spirituelle sous la direction du cher Père Voillaume.

Le plus ardent désir de notre coeur, Nous vous le confions. Nous voudrions que vous emportiez aux quatre coins du monde la conviction qu’une profession religieuse engage à un niveau de profondeur tel, que les changements de structures, d’activités, n’ont qu’une importance relative, quand bien même on en souffrirait. L’essentiel est de garder une très vive conscience de l’appel du Christ qui choisit Lui-même ses amis (Cfr. Jn 15,15). Frère Charles de Jésus n’est-il pas un exemple de cette fidélité approfondie à travers des situations différentes, sinon contradictoires? Il est cependant manifeste que son itinéraire mystérieux trouve sa cohérence et son unité dans l’imitation passionnée de Jésus-Christ, le Modèle Unique. Frère Charles de Jésus apparaît comme l’un des types les plus achevés de cette intime fidélité d’une liberté humaine à la liberté et à la fidélité de Dieu, qui l’a mené très au-delà de ce qu’il pouvait prévoir et espérer.

Chères petites Soeurs de Jésus, ayez confiance! Etre fidèle ne consiste pas à se crisper sur ses promesses, mais à s’en remettre au Seigneur du soin de notre fidélité. Précisément, les longues heures passées auprès du Christ dans l’Eucharistie seront toujours la source première et indispensable de l’amitié, du témoignage évangélique que vous avez promis de donner dans l’Eglise et dans le monde d’aujourd’hui.

C’est dans ces sentiments que Nous vous renouvelons, ainsi qu’à vos parents et à toute votre famille religieuse, notre affectueuse Bénédiction Apostolique.

Corale dell’università libanese di Kaslik

Nous ajoutons une parole pour les séminaristes de l’Institut de musicologie de l’Université libanaise du Saint-Esprit à Kaslik. Chers Fils, la chorale que vous formez a une fonction de choix dans la communauté chrétienne, où vous exprimez si agréablement, avec l’art de votre pays, la foi qui vous anime. Nous sommes heureux d’en bénéficier Nous-même ce matin. En cela, vous continuez la tradition du Patron de l’Eglise d’Antioche, saint Ephrem, dont toute l’Eglise se plaît à reprendre les hymnes, comme les méditations sur l’Ecriture et les traités de théologie. Nous souhaitons que les prochaines célébrations commémoratives de ce Docteur apporte une nouvelle vigueur spirituelle à la foi de vos compatriotes. Et Nous espérons pour vousmêmes un fructueux pèlerinage à la tombe de l’apôtre Pierre: Antioche fut une étape importante dans sa charge apostolique de Pasteur. Tâchez d’y puiser la grâce de servir le Seigneur dans la joie, de servir l’Eglise dans l’espérance.

Convegno amministrativo internazionale per le Missioni

It is a pleasure for us to welcome those taking part in the International Stewardship Seminar.

We offer you cordial greeting and thank you for wishing to pay us this visit. Me know that one of the aims of your deliberations is to promote a spirit of sharing spiritual and material goods. You are striving to draw from the concept of stewardship all the richness of meaning which the term implies in the Gospel, and to show the value of offering to God, as an act of worship, part of the gifts received from his bounty.

We are particularly glad to note that your studies are being directed towards the Mission countries, that the people of those lands may be helped to attain self-sufficiency through the gift of their time, talents and resources.

As well as promoting meetings of Catholics, you also make it your task to share your views and experiences with the members of other Christian communions. In so doing you are working to bring closer the day when there shall be achieved that unity for which Christ prayed.

Upon yourselves and your efforts we invoke the blessings of God, the giver of all good things.

Pellegrinaggio olandese

Ein besonderes wort der Begrüssung richten Wir an den holländischen Pilgerzug des «Christlichen Bauernverbandes aus Nordbrabant». Liebe Söhne und Töchter! Wir heissen Sie mit Ihren Familien herzlich willkommen in der Ewigen Stadt! Sie nennen sich «Christlicher Bauernverband». Darin liegt ein ijffentliches Bekenntnis zu den christlichen Grundsätzen und den Lebenswerten unseres heiligen Glaubens. Lassen Sie sich in dieser mutigen Haltung durch nichts und durch niemanden beirren! Bleiben Sie treu dem Glauben Ihrer Väter, durch den sich Ihre Heimat in der Vergangenheit einen ehrenvollen Platz in der Geschichte der Kirche und im sozialen Zusammenleben mit den anderen Völkern erworben hat. Dazu erteilen Wir Ihnen und allen Anwesenden aus der Fülle des Herzens Unseren Apostolischen Segen.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 10 ottobre 1973

Oggi, Figli carissimi, noi vi parliamo con fatica; noi non possiamo, aprendo questo pacifico e familiare incontro, liberare il nostro animo dall’incubo delle notizie della guerra in atto nel Medio Oriente. Ancora la guerra! Sentiamo nel cuore la delusione d’una grande speranza, che di guerra, di vera guerra non si sarebbe più parlato; sentiamo lo sgomento e la compassione per quanti sono tragicamente impegnati nel conflitto e specialmente per coloro che ne sono le vittime; vogliamo ancora credere che esistano altre vie che non quelle della violenza, delle rovine e del sangue per dare alla giustizia i suoi diritti e alla pace la sua efficacia.

Non possiamo pertanto tralasciare, anche in un momento così estraneo e sereno come quello presente, d’esortarvi tutti a invocare con noi Iddio misericordioso affinché siano tosto sospese le operazioni micidiali della guerra, sia ristabilita, con l’aiuto d’una fraterna mediazione internazionale, la tregua delle armi, e sia aperto un nuovo dialogo per dare ordine e pace a Popoli ed a Luoghi, che non possono non essere cari e sacri per il mondo intero.

Noi siamo convinti che il mondo moderno ha bisogno d’imparare di nuovo a pregare. Cioè ad esprimere se stesso davanti a Dio: due misteri che s’incontrano: la coscienza dell’uomo e l’Essere infinito e ineffabile, Principio e Fine d’ogni cosa. Che questo sia il nostro consueto dialogo, quando preghiamo, è da tutti saputo, anche se spesso così malamente avvertito; la preghiera è l’attività caratteristica dell’uomo religioso, del credente, di colui che cerca e sente la sua comunione col Dio dell’universo, e che ha trovato in Cristo la via di espressione e di comunicazione tra il microbo, che siamo noi, e quel cielo sconfinato, ch’è la patria di Dio. Faremo bene a riprendere la riflessione sopra questa attività, che ha tanta parte nella nostra personalità cristiana, e a valerci del grande sforzo della riforma liturgica, promossa dal Concilio, per convalidare in noi le ragioni della preghiera e per adattare il nostro linguaggio spirituale alle forme rituali, teologiche, comunitarie, offerte oggi a noi dalla Chiesa.

Ma in questo momento la nostra prospettiva è diversa; avremo da ritornare non una, ma molte volte sulla preghiera del cristiano vivente della sua fede; ma noi ora pensiamo, come dicevamo, all’uomo moderno, cioè alla mentalità di colui che esce dalla esperienza della vita contemporanea, e che si ritiene autosufficiente, dispensato dal ricorso a Dio, alla sua Provvidenza, alla sua Presenza sopra e dentro di noi, alla sua Giustizia, fonte per noi di timore e di responsabilità, alla sua Paternità, che appena a considerarla c’invita a scioglierci in amore ed in gioia. Dispensato cioè dal rapporto religioso, e solo con se stesso e con la società e la natura, che lo circondano. L’idea di Dio è praticamente spenta in coloro che attingono la propria educazione dal secolarismo contemporaneo, sintesi di tutte le opinioni negatrici della Realtà trascendente e della Verità, in date forme, vivente e immanente dentro di noi. L’uomo-tipo, come dovrebbe essere, ed è il discepolo dell’ateismo, possiamo dire ufficiale, del nostro tempo, afferma di non aver bisogno di Dio; basta la scienza, con tutte le sue conquiste pratiche; la scienza, capace di conoscere e di spiegare ogni cosa, e di soddisfare ogni suo bisogno speculativo, pratico, sociale ed economico.

In un discorso, assai semplice e breve come questo, non possiamo certamente risolvere i problemi immensi derivanti da questa deificazione della scienza; diremo soltanto che noi pure, anzi vorremmo dire noi per primi, tributiamo alla scienza l’onore che le è dovuto, la promozione, apologia, di cui ancora possa eventualmente mancare. Viva la scienza, viva lo studio, che la cerca e la esalta. Ma pare a noi di poter affermare che da sola essa non basta; anzi diciamo che essa pure reclama quel rapporto superiore, al quale abbiamo ora dato il nome di preghiera.

Potremmo ricorrere all’esperienza della più giovane generazione, quella odierna: basta la scienza? con tutta la sua incalcolabile dovizia di applicazioni tecniche. La scienza, nel suo momento puro, di analisi, di ricerca, d’esperimento, di scoperta, non fa che allargare il campo della conoscenza; d’una conoscenza, che non spiega la sua profonda ragion d’essere, e che solleva, sempre più grave e più incombente, il volto del mistero, l’interrogativo implacabile del perché primo ed assoluto di ciò che conosciamo, e che si fa tormento accecante a chi preclude al pensiero il suo logico processo, il volo verso il Principio creatore, verso la Sapienza rivelata e nascosta, quasi come in un sacramento, nelle cose studiate. Bisogna a questo punto osservare un fatto capitale a riguardo del pensiero scientifico moderno: esso non è, praticamente, servito alla contemplazione, cioè alla scoperta, successiva a quella del suo studio specifico, delle note irradianti dalle cose conosciute, cioè l’ordine, la complessità, la legge, la grandezza, la potenza, la bellezza . . . . tutti riflessi messi in evidenza dall’osservazione scientifica, riflessi d’un Pensiero generante, sconfinato e immanente; ma una sollecitudine ha subito prevalso, quella di utilizzare a fini pratici, cioè ad applicazioni tecniche, le verità strappate alle cose. L’utilitarismo ha così dominato la scienza, e l’ha resa opaca e per alcuni versi pericolosa; senza voce allo spirito umano, se non quella, legittima ma insufficiente, del calcolo circa il suo impiego a profitto della vita temporale dell’uomo, il quale ha usufruito e goduto di tutti i ritrovati scientifici, resi disponibili da genialissimi strumenti tecnici, ma senza che la sua vera felicità aumentasse e la sete misteriosa di vita del suo cuore si placasse. Bisogna ridare alla scienza le sue ali; essa deve ancora sostenere l’itinerario spirituale dell’uomo; deve invitarlo alla poesia e alla pienezza della preghiera. «I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani» (Ps 18,2).

Questo nell’ordine naturale.

Un’altra esperienza ben diversa ci conduce ad analoga conclusione; ed è quella del carattere ambiguo del progresso umano: l’uomo diventa davvero più buono e più civile procedendo nella storia con le sole sue forze? è davvero capace d’instaurare un umanesimo nel quale i valori supremi della persona umana sono per tutti garantiti e permanenti? o non avviene che la progressiva affermazione di tali valori, se lasciati senza una divina tutela, possono in certe circostanze storiche contraddire se stessi? la libertà, la giustizia, la pace resistono alla prova del tempo e al conflitto di contrastanti interessi? il diritto potrà sostituire la forza, e l’organizzazione della civiltà tradursi davvero in un bene comune? Circola, e proprio in questi giorni trepidi e dolorosi, vento di scetticismo circa la capacità degli uomini ad essere e conservarsi fratelli. L’autosufficienza dell’uomo a costruire una civiltà autentica e universale viene in triste contestazione. I principii non sono solidi e validi per tutti; e allora il regno della forza riappare necessario, e necessaria la guerra. E se anche alcuni principii fossero e rimanessero indiscutibili, possiamo dire che l’uomo, in generale almeno, ha la virtù di applicarli con disinteresse e sapienza? Non occorre, anche qui, il supplemento d’un aiuto superiore, d’una grazia divina? e quindi d’un’implorazione che ci vede, umili e grandi, raccolti in preghiera?

Noi così crediamo, e auspichiamo che l’umanità, tutta insieme, divenga capace di ripetere con Cristo la preghiera da lui insegnata: Padre nostro, che stai nei cieli!

Dio voglia! con la nostra Benedizione Apostolica.

Pellegrini dell’arcidiocesi di Québec

Nous saluons avec une grande joie un groupe de pélerins canadiens, La communauté catholique de votre pays, chers amis, se prépare, comme chaque année, à célébrer la journée mondiale de coopération missionnaire. Beaucoup de jeunes chrétientés, de par le monde, vous sont reconnaissantes de l’aide inestimable que leur ont apportée les missionnaires canadiens, prêtres, religieux et laïcs, pour leur faire connaître la Bonne Nouvelle du Salut, les faire bénéficier de la libération de l’Evangile; elles vous remercient aussi des biens matériels que tous vos fidèles ont généreusement partagés avec elles, au service de la foi.

Nous qui avons recu la charge de l’Eglise universelle, Nous vous encourageons : Avec vos Pasteurs, poursuivez hardiment cette oeuvre missionnaire. Regardez tous ces frères qui ccmptent sur vous. Rejoignez l’amour du Sauveur qui veut que tous aient la Vie en abondance. Vous-mêmes, vous recevrez de ce don une vitalité nouvelle. Avec Saint Paul, Nous vous disons: «Qui sème abondamment moissonnera abondamment» (Cor. 9, 6). Que le Seigneur vous comble de cette joie et vous bénisse!

Gruppi in convegno a Grottaferrata

Nous adressons maintenant un mot aux congressistes de Grottaferrata.

Nous nous réjouissons avec vous, chers amis, du renouveau de vie spirituelle qui se manifeste aujourd’hui dans l’Eglise, sous différentes formes et en divers milieux. Certaines notes communes apparaissent dans ce renouveau: le goût d’une prière profonde, personnelle et communautaire, un retour à la contemplation et un accent mis sur la louange de Dieu, le désir de se livrer totalement au Christ, une grande disponibilité aux appels de l’Esprit Saint, une fréquentation plus assidue de I’Ecriture, un large dévouement fraternel, la volonté d’apporter un concours aux services de l’Eglise. En tout cela, nous pouvons reconnaître l’oeuvre mystérieuse et discrète de l’Esprit, qui est l’âme de l’Eglise.

La vie spirituelle consiste avant tout dans l’exercice des vertus de foi, d’espérance et de charité. Elle trouve dans la profession de foi son fondement. Celle-ci a été confiée aux pasteurs de l’Eglise pour qu’ils la maintiennent intacte et l’aident à s’épanouir dans toutes les activités de la communauté chrétienne. La vie spirituelle de fidèles relève donc de la responsabilité pastorale active de chaque évêque dans son propre diocèse. Il est particulièrement opportun de le rappeler en présence de ces ferments de renouveau qui suscitent tant d’espoirs.

Par ailleurs, même dans les meilleures expériences de renouveau, l’ivraie peut se mêler au bon grain. Aussi une oeuvre de discernement est-elle indispensable: elle revient à ceux qui ont la charge de l’Eglise: «il leur appartient spécialement, non pas d’éteindre l’Esprit, mais de tout éprouver et de retenir ce qui est bon (cfr. 1Th 5,12 et 1Th 19-21)» (Lumen Gentium LG 12). Ainsi progresse le bien commun de l’Eglise auquel sont ordonnés les dons de l’Esprit (Cfr. 1Co 12,7).

A sacerdoti nel 40° anniversario di ordinazione

Venerable Brothers,

dear sons in Christ,

It is a joy for us to receive you on this occasion which marks the anniversary of your sacerdotal ordination. For forty years you have exercised the ministry of the priesthood, having been called by the Lord himself and sent out by the Church to preach “ Christ crucified ” (1 Cor 1Co 1,23) and to assist in giving witness to his Resurrection (Cfr. Ac 4,33).

We can well imagine how many graces the Lord has offered you over the years and how many helps your ministry has brought to those whom you have served with fidelity and sacrifice. On this happy occasion we are glad to offer you our blessing, our felicitations and our encouragement.

We see you as part of a vast number of our brother priests who have been conscious of their responsibility and calling and who have endeavored with God’s grace to perform their ministry, in the spirit of Saint Paul, as one "worthy of God’s approval, a workman who has no cause to be ashamed" (2Tm 2,15). Today we wish, at this point in your lives, to confirm you in the faith, which you have received and preached, and in the priestly vocation that has been your precious gift high dignity and important obligation. We urge you at this time to keep alive your hope and to maintain to the end that confidence with which you began (Cfr. He 3,6 He 3,14). To each of you we say with the Apostle: "God . . . will not forget your work and the love you have shown him by your service, past and present, to his holy people" (He 6,10).

May Christ fill all of you with joy and keep you in his love. On our part we cordially give your our special Apostolic Blessing.

Conferenza dei Missionari del Sacro Cuore

Our special greeting of grace and peace in the Lord go to the members of the General Conference of the Congregation of the Missionaries of the Sacred Heart, gathered together to consider question of religious life and missionary activity. As we assure you of our paternal affection and encouragement, we pray that Christ Jesus will make you apt instruments of preaching his Gospel with ever greater effectiveness. We pray that you may indeed draw copiously from the riches of his love so as to be able to communicate this same love in all its fullness "to the praise of his glorious grace" (Ep 1,6). Our Apostolic Blessing accompanies you in your important responsibilities.

Corali di varie diocesi della Germania

Ein wort herzlicher Begrüssung richten Wir an die zahlreichen Kirchenchöre aus Deutschland, die der heutigen Audienz eine besonders festliche Note geben. Unter ihnen heben sich u. a. rühmlich hervor der «Cäcilienverband» der Erzdiözese Köln, der seine Pilgerfahrt nach Rom in diesem Jahr unter dem Motto gestaltet «Wallfahrt für den Frieden»; ferner die Sängerwallfahrt der vereinigten Kirchenchöre der Diözese Essen; Endlich die Teilnehmer «der 6. traditionnellen Romfahrt für Freunde und Sänger der Kirchenmusik aus den Diözesen Aachen, Trier und Mainz».

Liebe Söhne und Töchter! Wir freuen Uns über Ihr Kommen und danken Ihnen für Ihren wertvollen Einsatz im Dienste der Musica Sacra. Fahren Sie fort, Gott durch Ihre Gesänge zu verherrlichen und Ihren pfarrlichen Gemeindegottesdienst durch Ihre musikalischen Darbietungen zu verklären.

Sacerdoti novelli del Collegio Germanico-Ungarico

In besonderer Weise heissen Wir herzlich willkommen die Angehörigen und Bekannten der Neupriester des Deutsch-Ungarischen Kollegs. Der Tag der Priesterweihe und Primiz ist nicht nur für die Weihekandidaten selber und ihre Familien ein Festtag, sondern auch für die gesamte Kirche. Denn jeder Priester nimmt kraft seiner Priesterweihe am Priestertum Christi teil und wird so für die Gläubigen der berufene Ausspender der Geheimnisse Gottes. Wir danken Ihnen darum im Namen Jesu Christi, des Ewigen Hohenpriesters, für alle Förderung und Hilfe, die Sie durch Ihre persönlichen Opfer den heute Neugeweihten haben zuteil werden lassen. Beten Sie in Dankbarkeit stets für die Priester und folgen Sie ihnen als den «Hirten und Hütern Ihrer Seelen» (Cfr. 1 Petr. 2, 25).

Cooperatori di Cristo Re

Un saludo cordial de bienvenida a vosotros, Padres y Hermanos Cooperadores de Cristo Rey.

Os exhortamos hoy, pensando en el Capítulo General que estáis celebrando, a no perder de vista la finalidad primordial de vuestro Instituto: la conversión y santificación de los hombres, en medio de las comunidades parroquiales. El Año Santo os ofrece una ocasión propicia para corroborar vuestros ideales con un contacto ministerial cada vez más sensible al espíritu humano y a sus aspiraciones.

Ser levadura de Cristo dentro de la comunidad creyente, os pide un corazón abierto, siempre disponible y atento a captar las nuevas expresiones de la fe, conformando a ellas los anhelos de servicio y los métodos de apostolado.

Que el Capítulo General sea un nuevo impulso para todos del Instituto, a fin de que puedan trabajar eficazmente en esta etapa de renovación, unidos a la tarea eclesial de conversión cristiana.

Con nuestra Bendición Apostólica.


Paolo VI Udienze 1973 - Mercoledì, 19 settembre 1973