Paolo VI Udienze 1974 - Mercoledì, 3 luglio 1974




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 10 luglio 1974

Il Santo Padre durante la notte ha avuto una riacutizzazione del processo artrosico, che tempo fa lo aveva colpito al ginocchio destro; e pertanto l’udienza generale prevista per oggi è sospesa. Alle ore 11 Sua Santità si affaccia alla finestra del suo studio per benedire i pellegrini, riuniti in Piazza San Pietro. Paolo VI dice:

Figli carissimi, noi ci dobbiamo scusare se non ci è dato venire questa mattina in mezzo a voi: ne siamo noi altrettanto e più che voi stessi dolenti, perché questo malanno, che ci impedisce liberi movimenti, non ci consente di presiedere alla consueta udienza generale; ma tutti gli auguri, i voti, le esortazioni, le assicurazioni della nostra presenza affettuosa e cordiale nella fede e nella carità, sappiate che vi sono ugualmente, anzi maggiormente, assicurati.

Vi daremo adesso la Benedizione Apostolica, e supplirà questa al mancato incontro immediato che c’eravamo ripromessi.

A queste parole il Santo Padre fa seguire la sua Benedizione, ripetuta in francese, inglese, tedesco e spagnolo. Nella stessa giornata è pubblicato il testo del Discorso che il Santo Padre si riprometteva di rivolgere ai pellegrini nel corso dell’udienza generale:

Coraggio, Fratelli e Figli carissimi, coraggio! Diciamo questo pensando ad un certo stato d’animo che s’è insinuato in molti fedeli, tuttora aderenti con fiducia e con semplicità alla vita normale della Chiesa, anzi con certo nuovo ottimismo e con certo promettente fervore dopo la magnifica palingenesi inaugurata e programmata dal recente Concilio, e adesso ridestata nelle coscienze e nei propositi dall’avvento dell’Anno Santo. Coraggio, ripetiamo, per scuotere dai nostri animi quel senso d’incertezza, di timidezza, di timore, che il clamore e l’audacia di inattese e spesso indebite contestazioni di nostri fratelli cattolici, talvolta nella funzione di maestri della dottrina, hanno diffuso nell’opinione del Popolo di Dio, quasi che il Concilio segnasse tale novità nella storia e nella vita vissuta della Chiesa da squalificare il passato, e da iniziare un periodo talmente nuovo per la Chiesa stessa da riformarne le formule della sua fede, da sovvertirne la obbedienza alla sua funzione magistrale e pastorale, da autorizzarne una trasformazione di norme e di costumi, che avesse la duplice e simultanea virtù di ricondurla a genuine espressioni evangeliche, ed insieme di concederle una fusione ormai incondizionata con le istanze ideologiche e sociali prevalenti del nostro secolo, anche se finora, a rigore di principii ed a lume di evidenti e dolorose esperienze tuttora in atto, giudicate negative e inammissibili per il cattolicesimo. Non ci si attendeva questo fenomeno di intollerante inquietudine, e perfino di auspicata sovversione da parte di membri di casa nostra (Cfr. «inimici hominis domestici eius»: Mt 10,36); e cioè nella nostra amatissima Chiesa cattolica, proprio in un’ora di suo generoso e attuale risveglio, e proprio quando ella si manifesta pronta a riconsiderare le questioni ecumeniche con umile, serena, e longanime obiettività: come fare dell’ecumenismo serio con la discordia in casa nostra?

Anche qui, riassumiamo in due parole la reazione dei nostri sentimenti : sorpresa e dolore, rispetto al contegno autolesionista di questi imprudenti e forse insipienti fratelli; aggiungendo ora un altro sentimento, un dubbio, rispetto al contegno della Chiesa stessa: forse ella è in errore? forse ella sostiene posizioni anacronistiche?

forse ella non comprende i tempi nuovi? forse ella, per scrupoli di fedeltà dogmatica, dimentica la sua missione di aperta carità evangelizzatrice? È a questo dubbio che adesso, questa volta, invitiamo la vostra riflessione, e, per tutta risposta, diciamo ai Fratelli ed ai Figli: coraggio! Non possiamo in questa sede concederci delle discussioni adeguate alle formidabili questioni sollevate dalla contestazione; essa poi, sotto vari aspetti, ci sembra echeggiare così istintivamente le controversie della polemica riformista anticattolica, che potremmo rimandare coloro che desiderano competenti soluzioni ai classici della apologia cattolica, la quale inoltre con nuova freschezza per merito di tanti bravi autori dei nostri giorni è stata sapientemente riespressa.

Ma qui, come al solito, ci contentiamo di accennare ad un solo punto; e sarà quello positivo, della verità, che può trovarsi nella cultura, nelle opere, nelle polemiche, che oggi cercano di colpire la nostra Chiesa e di disorientare perciò il popolo ed il clero, non che il campo della vita religiosa nella sua tradizionale (che non vuol dire supina), fedeltà. Il punto è questo: ciò che vi è di vero nella controversia contestatrice è nostro, è già nostro. Già la Chiesa lo possiede e non lo lascia sterile ed inerte, ma ella, pur forse con certa umana debolezza di alcuni, cerca di metterlo in luce e di valorizzarlo, come e più di chi se ne vale per muoverle rimprovero e per sconvolgerne l’ordine dottrinale e comunitario.

Allora, dove sta la differenza fra la posizione della Chiesa ufficiale e quella di questi figli, improvvisati avversari? La differenza consiste, di solito, nella collocazione di un dato tema, scelto come argomento di controversia: se la collocazione è inserita nel contesto integrale e armonico della dottrina, quel tema non solo cessa d’essere pericoloso e d’essere fonte di amare recriminazioni, ma rimane e diventa dinamico mediante il suo potenziale di verità e di azione, che allieta e rinvigorisce la Chiesa e che esercita un influsso benefico nella intera società. Se invece quel tema è isolato dalla compagine organica e totale del pensiero cattolico, esso diventa esplosivo e centrifugo, e può produrre più danni che vantaggi. È un criterio errato di metodo, che noi spesso dobbiamo, a nostra volta, contestare ai nostri contestatori: non si può usare, anzi abusare d’una distaccata verità, contenuta nel grande quadro della sapienza cristiana, senza tener conto delle altre verità che le sono connesse; uno squilibrio allora si produce, un sistema unilaterale ne deriva; gratuite conseguenze, spesso negative anche nel campo del bene, ne seguono con una logica che sembra rigorosa, ma è viziata in radice dalla trascuranza di insegnamenti, che dovevano armonizzarsi con quel tema di verità, il quale, reso parziale ed esclusivo o prevalente, genera errore. Il discorso può sembrare difficile; ma gli esempi, con cui lo potremmo documentare, lo renderebbero subito comprensibile. Prendiamone uno di questi esempi, e limitiamoci ora a farne una semplice citazione; quello della libertà. Quanto se ne è parlato, e se ne parla! Ma ora il riferimento ad essa ci serve soltanto a rendere l’idea della nostra su accennata osservazione, La libertà! essa è oggi spesso declamata in sede polemica contro la Chiesa, come se la Chiesa fosse contraria alla libertà, fosse repressiva e retrograda, fosse solo autoritaria e antidemocratica, ecc.

Questo perché? perché, innanzi tutto, non si vogliono considerare obiettivamente i fatti; ma specialmente perché si vuol ignorare ciò che la libertà comporta nativamente con sé, e cioè la sua intrinseca relazione con l’obbligazione morale, la quale deriva dalla scoperta e dalla intimazione che l’intelligenza fa e deve umanamente fare alla volontà; è da questo, diciamo così, dialogo fra l’intelligenza (fedele alla verità, cioè all’ordine delle cose), e la volontà (per sé non determinata se non genericamente al bene), che nasce la libertà autentica, l’autodeterminazione all’azione, alla scelta del fine, a ciò che la mente propone come vero e come bene, e che in determinati casi, all’occhio della coscienza, appare come dovere, come obbligazione morale. Parola di Cristo: veritas vos liberavit; la verità vi farà liberi (Io. 8, 31). Questo modo, questo processo di liberazione mediante la verità è originale nel Vangelo, e sembra, a prima vista, contraddittorio. Perché la verità, di per sé, è vincolante; come può essere liberatrice? È liberatrice, perché affranca dall’errore, il quale, se diventa principio di azione, induce la volontà a scelte sbagliate, e alla fine dannose e oppressive per l’uomo, come sono quelle non guidate dalla luce della verità, ma da altri motivi, come la passione, l’interesse egoistico, l’abulia, la paura, l’opportunismo, il conformismo, ecc. La pura indeterminazione, a cui spesso si tende come fosse vera emancipazione, non è autentica libertà, o almeno non è libertà completa.

La libertà puramente fisica non è piena espressione dell’uomo; la libertà morale, quella cioè che spontaneamente e vigorosamente segue la luce della verità, è l’uomo vero. Parliamo della libertà psicologica, per ora; ed è a questa che la Chiesa ci educa con la sua magistrale sapienza.

Facciamole fiducia, con sereno coraggio! Con la nostra Benedizione Apostolica.

Il Movimento GEN

Abbiamo la gioia e la consolazione di vedere davanti a noi i 650 A giovani del Movimento GEN, magnifica fioritura di gioventù venuta da tutta Europa, dagli Stati Uniti d’America, dal Canada, dal Cameroun, dal Libano e da Hong Kong per partecipare al loro annuale Congresso presso il Centro Mariapoli di Rocca di Papa.

Vi esprimiamo la nostra ammirazione per lo spettacolo che ci offrite con questa presenza, e con l’impegno che ponete nell’approfondire la vostra fede. Stupendo è il tema sul quale arricchite la vostra intelligenza e cultura religiosa, e confrontate in questi giorni le vostre esperienze spirituali: «Dio amore». È questa la grande parola dell’Apostolo Giovanni, eco di quella di Cristo. Lode a voi che considerate i grandi temi della religione cristiana, incentrati in questo, unico e straordinario, come i soli capaci di dare una direzione vera e giusta alla vita di un giovane, pensoso del significato della propria esistenza. E facciamo voti che, nell’approfondimento delle verità rivelate e nella docilità al Magistero della Chiesa - com’è negli ideali del vostro Movimento - voi sappiate scoprire il segreto della vera felicità: che è quella di conoscere, servire, amare Dio-Trinità, che ha lasciato nell’uomo l’orma potente del suo pensiero, della sua volontà, del suo amore; di aprirsi a Dio-Carità in Cristo, Figlio del Dio vivente (Mt 16,16), nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,3), la cui missione continua perennemente nella Chiesa.

Se saprete tosi impostare la vostra vita sarete senza dubbio la «Generazione nuova» che rappresentate: una generazione che studia, che si impegna, che si dona ai fratelli - mossa dall’amore di Dio - per prepararsi ad essere domani il lievito nella pasta.

È il nostro augurio, la nostra preghiera, a cui si accompagna la Benedizione Apostolica.

Religiosi Servi di Maria

Aujourd’hui, soixante religieux Servites de Marie, originaires de plusieurs pays, se trouvent à Rome pour une session d’étude et d’aggiornamento; ils sont venus nous voir avec leur Prieur général, le Père Peregrine Graffius.

Nous sommes heureux de vous rencontrer, chers Fils, et de vous remercier de votre visite. Nous souhaitons que vos travaux, accomplish sous le regard de la Vierge, soient très fructueux. Vous saurez vous enrichir à son école, vous pénétrer de sa présence dans l’histoire du salut et méditer son exemple, pour aider vos frères, nous aider tous, à mieux l’aimer et à mieux la prier. A notre époque, les chrétiens ont besoin d’approfondir et de développer leur piété mariale: Nous le rappelions au début de notre récente Exhortation Apostolique Marialis cultus. Qui pourrait y contribuer mieux que vous?

C’est votre mission dans l’Eglise, vous avez consacré votre vie à tette noble tache. Continuez avec ardeur et enthousiasme, avec nos encouragements et notre Bénédiction.

Terziari dello stesso Ordine

Our special greetings to a group of members of the Servite Third Order who are pilgrims from Belfast to Rome. We are happy to welcome you today and to express our paternal solicitude for all the people of your land. We pray constantly that harmony will reign there and that the peace of Christ will fill the hearts of all.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 17 luglio 1974

Alla scuola del Concilio, una scuola che deve dare la sua impronta alla vita cristiana del nostro tempo, noi siamo educati a guardare il mondo in cui viviamo con ottimismo, con rispetto, con simpatia; noi credenti, noi cristiani, noi membri della Chiesa. E qui per mondo intendiamo la vita reale dell’umanità, quale essa è, quale potrebbe e dovrebbe essere, senza per questo nascondere al nostro sguardo i suoi malanni ed i suoi bisogni; anzi facendo anche di questi aspetti negativi della scena umana un incentivo ad avvicinarla di più, a servirla di più, perché l’amore è alla base della nostra concezione cristiana del mondo; e l’amore sa scoprire motivo del suo interesse dove il bene esiste, per riconoscerlo e per goderne; e dove il male esiste, per curarlo e per porvi rimedio. È questa una grande «maturazione» della coscienza cristiana e dell’atteggiamento generale della Chiesa nel tempo e nella società; e noi faremo bene a uniformare la nostra mentalità a questa visione, che, in un certo senso, possiamo dire nuova circa la valutazione del panorama esistenziale da cui siamo circondati, senza per questo perdere il senso profondo e reale del bene e del male, ch’è nella drammatica situazione della nostra vita, e senza allontanarci dalla disciplina del Vangelo e della Croce, che deve guidare a salvezza il nostro cammino pellegrinante su questa terra.

Questa visione comporta molte conseguenze, tra le quali una adesso noi noteremo; quella di riconoscere, primo, una relativa, ma effettiva, autonomia al mondo profano, cioè a quello dove la religione, o meglio la Chiesa, non esercita alcuna diretta potestà; secondo, di riconoscere altresì i «valori» di questo medesimo mondo profano, i pregi, le virtù, le opere, le istituzioni, di cui esso è ricco ed a cui, al nostro tempo, con gli studi scientifici e con le organizzazioni politico-sociali, esso ha dato prodigioso sviluppo; e terzo, noi non avremo difficoltà a riconoscere che dalla coltura moderna possono derivare cospicui vantaggi alla migliore adesione e alla più efficace professione della nostra fede. Nessuno ci creda perciò avversari di principio al progresso profano e civile del mondo; nessuno ci accusi di «integrismo» religioso, nel senso di voler sottomesso direttamente alla sfera religiosa nella dottrina e nella pratica il mondo naturale; nessuno ci giudichi come estranei alla vita vissuta, come superati rispetto alla evoluzione della storia, come cultori anacronistici del passato, ciechi ed ostili alla civiltà dell’avvenire.

Benediciamo il Signore, che, fin dalla prima pagina della Bibbia, ci ha insegnato, con la compiacenza che il Creatore manifestò per l’opera sua giudicandola «cosa buona» (Cfr. Gen. 1, 21, 25), l’ammirazione per il cosmo, per tutto ciò che è, e che riflette nella sua esistenza e nella sua composizione essenziale la potenza, la sapienza di Dio ideatore, creatore, sostenitore d’ogni cosa.

E benediciamo il Signore per la successiva rivelazione di bontà, di presenza, di amore, che Egli si degnò di offrire all’umanità con il piano misterioso di salvezza e con l’intervento del Verbo stesso di Dio nella storia tragica e gloriosa dell’uomo, e poi con un’animazione soprannaturale dello Spirito, mediante la quale una «nuova creatura» deve sortire dal piano della redenzione (Cfr. Rom. 8, 21; 2 Cor 2Co 5,17).

Ma facciamo attenzione, fratelli e figli carissimi! Questo ottimismo non ci tradisca! Una volta di più: la visione d’una verità non ci faccia dimenticare la visione integrale della verità.

A che cosa noi ora alludiamo? Alludiamo alla tentazione più grave del nostro tempo, quella cioè di arrestare la nostra compiacenza alla sfera «orizzontale», come ora si dice, per trascurare, per dimenticare, e finalmente per negare la sfera «verticale»; cioè per fissare il nostro interesse al campo visibile, sperimentale, temporale, umano, abdicando alla nostra vocazione verso il regno di Dio, invisibile, ineffabile, eterno e sovrumano. L’ateismo moderno ha in questa scelta, esclusivamente positiva per le cose di questo mondo, e radicalmente negativa per le cose religiose e specificamente cristiane, la sua origine più seducente e più pericolosa.

Voi certamente conoscete le espressioni, fieramente concrete e disgraziatamente totalitarie, a cui questa aberrazione del pensiero moderno è arrivata, quando ha affermato con aggressiva virulenza che «l’uomo è per l’uomo l’essere supremo» (Marx), che l’antropologia deve sostituire la teologia (Feuerbach), che al posto dell’Essere supremo si deve collocare l’umanità (Comte), che «Dio è morto» per l’uomo moderno (W. Hamilton. etc.). La religione non ha più ragione di essere, per questi profeti del materialismo, del positivismo, del fenomenismo sociale.

Si chiama secolarizzazione oggi quella tendenza del pensiero che rivendica ai valori puramente terrestri ed umani la loro realtà e la loro legittima e doverosa coltura. E sta bene. Ma ripetiamo: facciamo attenzione. Se questa tendenza si isola e si svincola dalle basi filosofiche e religiose, che sono indispensabili nella costruzione della verità totale, della Realtà reale, essa progredisce camminando sopra una linea di insostenibile equilibrio; subito essa cede ad una gravitazione negativa; essa tende a farsi da secolarizzazione secolarismo, da distinzione di particolari valori positivi in negazione d’ogni altro valore filosofico e religioso; e così essa è inghiottita nel suo fatale slittamento dall’agnosticismo, dal laicismo, dall’ateismo,dove il pensiero manca di principii assoluti e trascendenti, e deve o rinunciare ad un sistema logico e obiettivo di verità, o sostituirlo con alienanti surrogati di inferme filosofie o di formidabili volontarismi rivoluzionari: stat pro ratione voluntas. Non vi dispiaccia se noi ripetiamo: facciamo attenzione.

Il pericolo d’essere noi stessi, già elevati al livello della sapienza cristiana e alla fermezza della fede, trascinati verso questo orizzontalismo, vittime della fascinatrice debolezza del secolarismo, derivato da un’incauta e transigente secolarizzazione, esiste ed incalza su persone e su movimenti, che vorrebbero promuovere la giustizia nel mondo e la liberazione dell’uomo da tante sue sofferenze. Il pericolo di ritenere valida la formula che intendesse limitare l’adesione a Cristo al fatto d’essere Egli «per gli altri» (Cfr. Bonhoeffer), quasi che ciò bastasse per riconoscere in Lui il maestro e il salvatore, senza proclamarne il mistero della divinità. Il pericolo di attribuire diritti assoluti ed esclusivi a valori parziali. Il pericolo di accogliere formule sociali, che, ad esempio erigendo a sistema la lotta di classe, la convertono inevitabilmente in odio di classe, e l’odio di classe in un possibile esercizio disumano del potere di classe (Cfr. «Arcipelago Gulag».), con l’incapacità finale, per un seguace di Cristo, di assegnare all’amore di Dio il primo posto nella dinamica morale, e di stabilire su questo amore un inesauribile e incalzante amore per il prossimo, per l’uomo bisognoso di elevazione e di eguaglianza. E così via. Il discorso sarebbe ancora lungo; ma per ora ci basti il ricordo d’una sentenza del grande pedagogo della nostra civiltà, che fu S. Benedetto (la cui festa abbiamo celebrata in questi giorni): Nihil amori Christi praeponere, nulla anteporre all’amore di Cristo (Cfr. G. DE ROSA, Sulla secolarizzazione, il secolarismo, e la fede, in La Civiltà Cattolica 1970, voll. I e II).

Due cori polifonici americani

We are happy to extend a word of greeting to two groups of singers from the United States: the Cathedral Collegiate Choir from Philadelphia, and the members of “America’s Youth in Concert 1974”.

We know that both of these choirs are making tours of Europe, and we thank all of you for wishing to visit us today. During your stay in Rome you will be giving pleasure to many people, raising their minds to the things of culture and the spirit. And we hope that in your turn you will derive much pleasure and spiritual profit from your stay. We assure you of our prayers and we ask you to convey our best wishes to your families and friends at home.

Giovani messicane

Un saludo especial para los grupos de jóvenes mexicanas, que cumplen quince años de edad: Amadísimas hijas: Os damos nuestra bienvenida y, al mismo tiempo, os exhortamos a recordar siempre este encuentro como un estímulo para vuestra vida cristiana: seréis felices, si os mostráis fieles hijas de la Iglesia.

A vosotras, a vuestras familias y a toda la juventud mexicana nuestra Bendición Apostólica.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 24 luglio 1974

Noi stiamo cercando nelle elementari riflessioni delle nostre Udienze generali alcuni punti di convergenza fra il pensiero della Chiesa e la mentalità caratteristica del nostro tempo, sia per rimuovere pretesti di polemiche superficiali e superflue e sia per confortare il progresso della verità nella maturazione culturale dell’uomo moderno. In altri termini vorremmo rassicurare amici ed avversari che certe idee fortunate della moda speculativa e pratica non solo non sono avversate dall’insegnamento ecclesiale, sì bene sono professate e, spesso non da oggi, rivendicate nei confronti di altrui opinioni fino ad oggi comuni ed ora superate. Vorremmo difendere il nostro pensiero come valido ed attuale, non anacronistico e superato, ma capace di consenso e di sviluppo per la coincidenza, almeno parziale, con la maniera di pensare e di vivere degli uomini d’oggi.

Uno di questi punti di convergenza riguarda l’importanza della coscienza personale nella determinazione della propria condotta, cioè la prevalenza del giudizio morale proprio sopra altri criteri d’azione, d’origine estrinseca. L’uomo è libero; quindi deve poter scegliere liberamente ciò che gli conviene di fare. Le interferenze estrinseche di altri criteri non solo diminuiscono la libertà del soggetto, ma possono guastarne la rettitudine. Giustissimo: la coscienza interpreta ed impone la norma immediata all’azione umana ed onesta; perciò niente di meglio se la pedagogia moderna cerca di mettere in azione la coscienza, abituandola a pronunciarsi in forma autonoma, e a dare a questo pronunciamento un’importanza grande, qualificandolo come squisitamente personale e responsabile. E sta bene.

Ma ecco dove la nostra scuola integra la nozione di coscienza, e con ciò descrive una completa disciplina dell’azione morale secondo coscienza, affermando che la coscienza si appella ad una norma, ch’è data dalla ragione obiettiva, o nei suoi primi intuitivi principii circa il bene ed il male (sinderesi), o nelle sue espressioni razionali più complesse (legge naturale), donde risulta che la coscienza non crea la sua norma morale, ma la deve accettare ed applicare (Cfr. Rom. 2, 14-15; 2 Cor 2Co 1,12 S. TH. I, 2Co 79,13). La coscienza è un occhio interiore che vede; non è di per sé la luce, che fa vedere, o meglio: non è la cosa che dobbiamo fare. Perciò la coscienza in tanto può comandare in quanto essa stessa obbedisce (Cfr. PLATONE, Apol. di Socrate: la scienza come impegno morale).

Questo può essere molto importante, se ben compreso,perché ciò ci avverte che la coscienza ha bisogno d’un governo, che la trascende; ed è la esigenza che scaturisce dalla ragione; la quale a sua volta ha bisogno d’essere istruita dall’insegnamento naturale, se pur questo basta, ovvero dalla fede e dal magistero che la propone ove la ragione non basta. Con due conseguenti osservazioni; la prima riguarda la necessità di distinguere la coscienza puramente psicologica e l’esperienza della nostra vita consueta dalla coscienza morale, che sola ci guida nella classifica del bene e del male, del lecito e dell’illecito, e sola ci sostiene nel pronunciamento della scelta libera, autonoma e responsabile; l’altra osservazione ci mostra la ragion d’essere d’una virtù, della quale oggi non si vuole sentir parlare, e cioè dell’obbedienza, la quale non sopprime la libertà personale, ma la mette in esercizio, quando l’ordine delle cose giustifica che un’altra volontà, e cioè l’autorità, proponga alla nostra volontà il suo ragionevole comportamento (Cfr. S. TH. II-IIae, 104, 1).

Oggi è ancora possibile un discorso sull’obbedienza e sul suo ministro, ch’è l’autorità? Quante grosse parole, e per di più sovente sacre parole, sembrano erigersi come insormontabili ostacoli contro questo binomio : obbedienza-autorità; e sono: libertà, liberazione, eguaglianza, diritto dell’uomo, democrazia, pluralismo, indipendenza, uomo adulto, autonomia, ecc. Non dice S. Tommaso che tutti gli uomini sono naturalmente eguali, omnes homines natura sunt pares? (TERT. Apol. 39: PL 1, 471) Perché dunque introdurre nei rapporti umani il dislivello dell’autorità e il meccanismo dell’obbedienza?

Noi avvertiamo la diffidenza dell’uomo moderno verso il principio dell’autorità e verso l’aspetto legale dell’obbedienza; ma, come si può facilmente pensare, noi crediamo che il discorso su questo osteggiato binomio autorità-obbedienza sia tuttora doveroso e benefico, se concepito nei termini corretti e dovuti, ai quali il linguaggio del Concilio ci ha richiamati, ed ai quali la Chiesa si sta volentieri uniformando, tanto più che proprio dalla sponda dei più astiosi avversari sia dell’autorità che dell’obbedienza sembra convertirsi in più grave abuso l’impiego dei due termini controversi. L’autorità, non dominatrice, non egoistica, ma educatrice e moderatrice, posta al servizio d’ogni singolo uomo, e specialmente d’ogni ordinamento collettivo, è necessaria; e parimente lo è, delegata di quella divina ed elevata allo stile e alla funzione pastorale, nella Chiesa di Dio, col suffragio istituzionale di Cristo e collaudata dall’esperienza dei Santi e della storia.

Correlativa all’autorità è l’obbedienza, la quale non è mera passività, o supina acquiescenza dovuta all’interesse o alla paura, ma espressione di unità, di fedeltà e di carità, nella articolazione del Corpo mistico e sociale di Cristo, ch’è la sua Chiesa: sovrabbondano in tale campo i testi scritturali, le voci e gli esempi dei Santi, le prove sempre ricorrenti dei protagonisti del regno di Dio nella storia, il quale ha nell’obbedienza umile e generosa dei suoi promotori il cemento valido per la sua costruzione e il contrassegno eloquente della sua animatrice carità: Tertulliano (tra il II e il III secolo) ne trae motivo per il suo «Apologetico», attribuendo ai persecutori una caratteristica lode per i cristiani di quel tempo: Vide, inquiunt, ut invicem se diligant (S. TH. II-IIae, 104-5; cfr. Eccli. 15, 14-15).

Citiamo la frase memorabile per i nostri Fratelli e per i nostri Figli; con affettuosa intenzione anche per quelli che oggi sembrano preferire le vie del dissenso, della contestazione, della disgregazione della nostra santa Chiesa, la quale attende anche da loro ben altre prove della loro asserita comunione: quelle appunto dell’obbedienza, della concordia e della carità.

A quanti accolgono questo voto sia la nostra Apostolica Benedizione.

Il mese degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio

Esprimiamo la nostra sincera gioia nel vedere a questa Udienza il folto gruppo ospite attualmente della Casa S. Cuore di Galloro per il «Mese di esercizi spirituali».

Nel ringraziarvi, figli carissimi, dei vostri sentimenti di devozione e di affetto, vogliamo dirvi il nostro compiacimento sincero per l’impegno generoso con cui attendete alla laboriosa, ma anche tanto feconda esperienza di questo corso di esercizi, sotto la esperta guida dei figli di S. Ignazio. Vorremmo che tante anime consacrate, assorbite dalla attività esteriore e troppo esposte ai pericoli della dissipazione, comprendessero come voi il primato della vita spirituale, e sentissero il bisogno, e talvolta il dovere, di ricuperare le energie dello spirito in qualche giorno, od anche solo in qualche ora di ritiro, di raccoglimento, di silenzio, di intimo colloquio con Dio. Solo così sapranno efficacemente reagire al fascino del mondo e non perdere di vista il fine vero ed ultimo della propria vita consacrata.

Vi confermi nei vostri santi propositi la nostra Apostolica Benedizione.

Pellegrini di Procida

Rivolgiamo ora un paterno saluto al folto gruppo dei fedeli di Procida, i quali, guidati dal Vescovo Ausiliare di Napoli, Monsignore Antonio Zama, son venuti a farci visita alla vigilia delle celebrazioni che si terranno nell’Isola per il 50° anniversario della Incoronazione dell’Immagine della Madonna delle Grazie.

Vi siamo molto riconoscenti, figli carissimi, di questo gesto premuroso, a cui intendete dare un preciso significato di comunione ecclesiale e di adesione, altresì, alla nostra recente Esortazione Apostolica sul culto mariano. Noi conosciamo la spirituale freschezza dei sentimenti che, non soltanto per l’influsso della tradizione dei padri, ma anche e soprattutto per intima convinzione, vi spingono a professare speciale devozione alla Vergine Santa.

Nella fiducia che la ricorrenza cinquantenaria sarà per voi e per le vostre famiglie occasione e stimolo per crescere nella fede e per irrobustirla alla luce degli esempi della Madre celeste, di cuore vi impartiamo la nostra Benedizione Apostolica.

Alunni slovacchi

Un particolare saluto desideriamo rivolgere al gruppo dei ragazzi slovacchi, provenienti da diversi Paesi dell’Europa, i quali si trovano al presente in Italia ospiti dei campi-scuola estivi, organizzati dall’Istituto dei Santi Cirillo e Metodio in Roma.

Auspichiamo di cuore, figli carissimi, che possiate trascorrere in serena fraternità un lieto periodo di riposo, che sia anche una opportuna occasione per un personale approfondimento della fede cristiana, secolare eredità dei vostri padri.

Con questi voti, come segno della nostra benevolenza, vi impartiamo volentieri la Benedizione Apostolica, che estendiamo ai vostri familiari, ai dirigenti e a tutte le persone care.

«Generazione Nuova»

Si rinnova, questa mattina, l’incontro con un gruppo che siamo soliti ricevere nelle Nostre Udienze dei mesi estivi: sono le giovani del movimento «Generazione Nuova», riunite al centro Mariapoli di Rocca di Papa per il loro Congresso che quest’anno ha come tema: «Dio - Amore».

Ebbene, ci è gradito ripetere anche a voi: siate le benvenute! Noi accogliamo sempre volentieri questa gioventù che avanza nella vita e con tanta serietà prende coscienza delle proprie responsabilità nel mondo che la circonda. Nel tema del vostro Congresso noi leggiamo il vostro bisogno di certezza e di pienezza, e l’anelito verso ideali superiori cui indirizzare le vostre fiorenti energie. Vogliamo cogliere l’occasione per ricordarvi che il materialismo della società moderna e il suo fatuo edonismo non possono offrirvi che dei surrogati di ciò che ha veramente bisogno il vostro spirito, assetato di bellezza, di vita, di amore, di felicità: solo Dio può bastare al vostro animo e può dare una risposta ai grandi interrogativi della vostra esistenza.

Augurando che il vostro Congresso valga ad accrescere in voi tutte il vostro amore a Dio, di cuore impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Lituani d’America

We extend a special word of greeting to a group from the United States led by Bishop Maloney and including a number of sick priests. We know that you are about to go to Lourdes and we trust that your pilgrimage will bring you abundant graces. We assure you of a particular remembrance in out prayers.

Giovani del nord e centro America

Un saludo especial para las jóvenes mexicanas de quinte años : Os damos también nuestra bienvenida y estamos Seguro de que el recuerdo de esta visita os sirva, corno de empeño, a conservar intatta la alegría y la juventud de vuestra fe.

Con nuestra Bendición Apostólica para vosotras, vuestras familias y para todo México.

Damos nuestra cordial bienvenida a los jóvenes estudiantes de la Guayana Holandesa.

Queridísimos jóvenes: Os deseamos que esta visita a la Ciudad Eterna os ayude a completar vuestra formación cultural y humana, y corrobore también vuestros propósitos de alimentar más y más, en vuestras conciencias y en vuestra conducta, los ideales de comunión en la fe y en la caridad.

Con nuestra Bendición Apostólica para vosotros, vuestros profesores y compañeros, y para vuestras familias.


Paolo VI Udienze 1974 - Mercoledì, 3 luglio 1974