
Paolo VI Udienze 1974 - UN’ESIGENZA PRIMARIA
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Il mondo cambia. Superfluo documentare un fatto così grave e così esteso: cultura, costumi, ordinamenti, economia, tecnica, efficienza, bisogni, politica, mentalità, civiltà ... tutto è in movimento, tutto in fase di mutamento.
Perciò la Chiesa è in difficoltà. Anche questo fenomeno è, sotto vari aspetti, evidente. La Chiesa, lo sappiamo, è quella società visibile e misteriosa, che vive della religione di Cristo. Ora nel mondo odierno la religione in genere, e tanto più una religione come la nostra, determinata e organizzata, vivente nella scena storica del tempo presente, e ordinata ad un fine escatologico, che si realizza cioè nella sua pienezza oltre il tempo, in una vita futura, non sembra che possa avere prospera esistenza. Si tratta poi di una religione che pretende interpretare, anzi predisporre i destini dell’umanità, e che si pone come verità circa Dio e circa l’uomo, maestra della nostra salvezza, e che perfino osa fare dell’amore a Dio invisibile Padre nostro e agli uomini, non più lupi, ma fratelli, la legge fondamentale sia per l’essere individuo che per quello sociale, una religione simile, che introduce nel piano naturale della vita uno straordinario piano soprannaturale, convivente e animatore del primo, sembra, a chi osserva le cose superficialmente, impensabile ai nostri giorni, sembra una Chiesa destinata a spegnersi e a lasciarsi sostituire da una più facile e sperimentabile concezione razionale e scientifica del mondo, senza dogmi, senza gerarchie, senza limiti al possibile godimento dell’esistenza, senza croce di Cristo. E se cade la Croce di Cristo, con tutto ciò ch’essa comporta, che cosa rimane della nostra religione? che cosa rimane della Chiesa? Viste così le cose, si comprende come la Chiesa si trovi in difficoltà.
La Chiesa è tuttora una grande istituzione, mondiale, collaudata da venti secoli di storia, più travagliata che felice, ma feconda sempre di energia nuova, di popolo numeroso, di uomini insigni, di figli devoti, di risorse impreviste; ma, apriamo gli occhi, essa è ora, per certi riguardi, in gravi sofferenze, in radicali opposizioni, in corrosive contestazioni.
Non si sarebbe scavato forse un abisso, che sembra incolmabile, fra il pensiero moderno e la vecchia mentalità religiosa ed ecclesiale? non si sarebbe assorbito nella cultura profana il tesoro di sapienza, di bontà, di socialità, il quale sembrava essere patrimonio caratteristico della religione cattolica, fino quasi a svuotarla e a privarla di tante sue ragioni d’essere, per travasare questo patrimonio nel costume laico e civile del nostro tempo? V’è ancora bisogno che la Chiesa ci insegni ad amare i poveri, a riconoscere i diritti degli schiavi e degli uomini, a curare e ad assistere i sofferenti, a inventare gli alfabeti per popoli illetterati? Eccetera. Tutto questo, e pare assai meglio, lo fa il mondo profano da sé; la civiltà cammina con forze proprie. Eccetera.
E allora non sono forse chiari i motivi dell’irreligiosità moderna, del laicismo geloso della propria emancipazione, dell’abbandono delle osservanze religiose da parte di popolazioni intere, del materialismo delle masse, insensibili ad ogni richiamo spirituale? Sì, la Chiesa è in difficoltà. Ecco perfino alcuni suoi figli, che le hanno giurato amore e fedeltà, che se ne vanno; ecco non pochi seminari quasi deserti, famiglie religiose che trovano a stento nuovi seguaci; ed ecco fedeli che non temono più di essere infedeli . . . L’elenco di questi malanni, che affliggono oggi, nonostante il Concilio, la Chiesa di Dio, potrebbe continuare, fino a riscontrare che grande parte di essi non assale la Chiesa dal di fuori, ma l’affligge, l’indebolisce, la snerva dal di dentro. Il cuore si riempie di amarezza e di più tenera e forte affezione.
Se così è, quali rimedi? Oh! per fortuna oggi la sensibilità e la coscienza della Chiesa fedele (e questa è la parte più vigile e la più numerosa), si sono scosse, e la corsa ai ripari si tramuta in sagge terapie, non solo, ma in nuove, positive testimonianze di coraggiosa e fiduciosa vitalità. Beati quelli che ne hanno l’intuito, e vi impegnano l’opera, il cuore. Forse i giovani saranno anche questa volta all’avanguardia: siano benedetti!
Ma ora noi poniamo una domanda, che investe tutto il sistema: può la Chiesa superare le difficoltà presenti? È, per nostra fortuna, facile la risposta, perché non è formulata dalla prudenza umana, né fondata sopra le nostre povere forze; la risposta sta nella promessa di Cristo: . . . non praevalebunt (Mt 16,18); vobiscum sum (Mt 28,20); in mundo pressuram habebitis; sed confidite, Ego vici mundum (Io. 16, 33); caelum et terra transibunt, verba autem mea non praeteribunt (Mt 24,35). Al di là dei risultati problematici, che possano avere le nostre faticose vicende, queste ora ricordate sono parole vere, parole divine. Noi le possiamo, noi tutti le dobbiamo prendere sul serio. Che cosa significa «prenderle sul serio»? Significa questo fondamentale nostro atteggiamento: significa prestarvi fede; significa credere. Diciamo chiaramente: la fede è la prima condizione per superare le presenti difficoltà (Cfr. DENZ-SCHÖN. 1532, 3008).
Lo ha confermato l’apostolo Giovanni: «Questa è la vittoria, che vince il mondo, la nostra fede» (1 Io. 5, 4).
E che cosa finalmente è la fede? Oh! la grande questione! Ma ora risolviamola nella più concisa risposta. La fede è l’adesione alla Parola di Dio (Cfr S TH. II-IIae, 1). E come possiamo conoscere, distinguere, interpretare, applicare la Parola di Dio? Certamente occorre un aiuto supplementare e preveniente alle nostre facoltà spirituali, quell’aiuto dello Spirito Santo, meritatoci da Cristo (Cfr. Io. 14, 6; 15: 5; Matth. Mt 11,27 etc. ), che chiamiamo grazia, la quale non è negata a chi fa ciò che può per ottenerla, a chi cioè impiega con grande rettitudine la mente e il cuore nella ricerca e nella coerenza della verità (Cfr. Io. 3, 21). Ma poi questo processo di adesione alla vera fede si perfeziona e si compie mediante l’assistenza del magistero ecclesiastico, come ha insegnato Gesù riferendosi alla missione degli apostoli: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16 Dei Verbum, DV 10).
Così che noi dobbiamo convincerci della necessità d’una fede viva, autentica, operante; e ciò tanto di più quanto maggiori oggi sono le difficoltà, alle quali abbiamo accennato. Non basta, soggettivamente, una fede vaga, debole ed incerta; una fede puramente sentimentale, abituale, fatta di ipotesi, di opinioni, di dubbi, di riserve; né basta, oggettivamente, una fede che accetta ciò che le piace, o che cerca di eludere le difficoltà rifiutando l’assenso a verità misteriose e difficili.
Dobbiamo saperci assicurati che la fede non umilia la ragione, ma la conforta alla certezza e alla comprensione, almeno parziale, ma luminosa e felice, di verità superiori e vitali. E dobbiamo far nostre le trepidanti, ma esemplari implorazioni evangeliche, come quella del padre che implorava la salute per il figlio disgraziato: «Io credo, Signore, ma Tu aiuta la mia incredulità» (Mc 9,23); e quella degli apostoli al Signore : «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,5).
Con la nostra Apostolica Benedizione.
Parroci francescani
Sono presenti a questa Udienza i Parroci e i Vicari Cooperatori delle 359 parrocchie italiane affidate all’Ordine dei Frati Minori.
Pensando a così vasto campo di attività apostoliche svolte dai figli di San Francesco, il nostro saluto è per voi, sacerdoti carissimi, particolarmente cordiale e paterno. Possa, pertanto, questo incontro esservi di incoraggiamento e di stimolo, come per noi è di sommo conforto accogliervi a questo appuntamento, sapendovi impegnati in una vita di preghiera e di apostolato che arricchisce di tante energie le comunità alle quali vi dedicate.
Il ministero parrocchiale non solo fa parte di quella cooperazione al lavoro di apostolato diocesano che l’Ordine Francescano svolge ubbidendo al suo originale spirito di servizio ecclesiale e che il Concilio ha molto raccomandato (Christus Dominus ), ma costituisce altresì per voi un’occasione quanto mai propizia per diffondere tra i fedeli l’ideale francescano e per dare al mondo una efficace testimonianza di povertà, di abnegazione e di amore fraterno. San Francesco per mezzo vostro ha ancora molto da insegnare agli uomini di oggi.
È così che noi vi vediamo, carissimi figli. E mentre vi ringraziamo per il gran bene da voi operato nella Chiesa in Italia, vi esortiamo ad essere sempre più trasparenza viva degli esempi e degli insegnamenti del vostro Padre Serafico, come pure generosi collaboratori dei vostri Vescovi nelle loro sollecitudini parrocchiali. A tanto vi conforti la nostra Apostolica Benedizione.
Religiose della VI Settimana Biblica Italiana
Un saluto e un pensiero paternamente affettuosi dedichiamo al gruppo delle Religiose convenute in questi giorni a Roma per la loro VI Settimana Biblica Nazionale. Questo servizio ad esse offerto con intelligente e premurosa carità dalla Associazione Biblica Italiana, a noi tanto cara, può essere con giusto merito indicato ad esempio di valida collaborazione per realizzare gli intendimenti del Concilio, che, alle anime consacrate, ha additato nella quotidiana lettura e meditazione delle Sacre Scritture l’alimento essenziale per una vita vissuta intensamente e con frutto nella Chiesa e per la Chiesa (Cfr.
Perfectae Caritatis PC 6). Il programma di studio della Settimana, che ha per tema «Terra Promessa e Patria Celeste», abbraccia opportunamente l’intera prospettiva della mirabile opera divina di salvezza. Quella Terra, che lo stesso Libro di Dio definisce «santa» (Za 2,16), fu infatti, fin dai secoli remoti della storia della salvezza, segno e pegno della fedeltà del Signore alle promesse fatte al padre di tutti i credenti, nessuna delle quali «è caduta a vuoto» (Iosu. 23, 14).
Questa divina e concreta testimonianza di costante amore esigeva in chi ne godeva i benefici una corrispondente risposta di fedeltà e di amore (Ibid. 11); perciò la Terra Promessa, santificata nella pienezza dei tempi dalla presenza e dal mistero pasquale di Cristo, venuto al mondo a coronare le promesse del Padre, significò per sempre l’abbondanza dei suoi doni spirituali e il loro eterno e perfetto possesso nella patria celeste dell’umanità redenta (Cfr. Ps 36,11 Mt 5,5).
Quanta stupenda ricchezza di insegnamenti, di consolazioni, di stimoli offre cos1 la Terra Santa con la sua storia dolorosa e gloriosa e con i suoi arcani significati! Possa tutto ciò infondere letizia e coraggio alle vergini consacrate, affinché esse si trovino sempre dalla parte delle vergini sagge della parabola evangelica: vigilanti nella preghiera, disponibili e operose, fedeli nella loro testimonianza evangelica sul primato dell’amore di Dio nella storia del mondo, vibranti nell’attesa del divino Sposo sulle soglie della Gerusalemme celeste. A tale scopo volentieri impartiamo a voi tutte e ai benemeriti promotori della Settimana la nostra Apostolica Benedizione.
Visitatori giapponesi
We are happy to extend a special greeting to the members of the Diocese of Gaylord who have come to Rome on the occasion of the ad limina visit of their Bishop. It is our prayer that your pilgrimage may help all of you to realize ever more the incomparable treasure of your Christian heritage, so that in Christ you may indeed be strengthened to live in faith.
Our particular welcome goes to a group of the Japan Volunteer Probation Officers Association. We have been informed that you dedicate yourselves to the rehabilitation of young people and that you base this on religious principles. To help in rehabilitation is to render a Service of fraternal love. To help rehabilitate the young is a work of double excellence. We willingly encourage you and your associates to persevere in this activity that benefits mankind.
Pellegrini di Baviera
Ein wort herzlicher Begrüßung richten Wir an den Pilgerzug aus der Erzdiözese München, die Vertretung der Lesergemeinde des «Bayerischen Sonntagsblattes». Liebe Söhne und Töchter! Sie kommen aus dem katholischen Bayern. Bleiben Sie treu dem Glauben Ihrer Väter, der Ihre Heimat in den vergangenen Jahrhunderten zu so großen kulturellen Erfolgen führte. Die herrlichen Gotteshäuser des süddeutschen Barock bringen Ihnen in ihrer Sprache die Worte Christi in Erinnerung: «Habt Vertrauen! Ich habe die Welt überwunden! Seht, ich bin bei euch . . .»! Von Herzen erteilen Wir allen Anwesenden Unseren Apostolischen Segen.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Di chi ha bisogno oggi la Chiesa?
Si è già detto altre volte, ella ha bisogno di santi. La santità è una sintesi di grazia e di virtù, di ricchezza interiore e di operosità esteriore; è una formula piena, a comporre la quale concorrono tutti gli elementi utili ed efficaci alla nostra perfezione. Perciò la santità è poliedrica; essa offre a chi la studia e a chi la cerca molti aspetti diversi, i quali giovano all’agiografia a distinguere i differenti tipi di santità, e giovano all’ascetica per svolgere la sua diversa pedagogia verso la perfezione. Ma la domanda, da generica, si fa più precisa, studiando il bisogno della Chiesa nel quadro storico e concreto della sua vita presente; ed anche a questo riguardo i maestri del nostro tempo hanno già detto egregie cose, circa la necessità, ad esempio, di dare alla giustizia un’apologia dottrinale e una applicazione pratica, che nel campo sociale è suffragata da indiscutibili argomenti, se pur variamente motivati e variamente moderati.
Ed insistendo nella nostra domanda, sotto l’urgenza delle difficili condizioni in cui oggi versa la Chiesa, come già in altra Udienza dicemmo, ancora noi ci chiediamo di quali Pastori, di quali fedeli, di quali figli virtuosi ed esemplari ha bisogno la Chiesa?
La risposta sembra nascere dall’evidenza delle situazioni; dai doveri cioè, dalle necessità ed anche dalle opportunità proprie della vita odierna della Chiesa; e suona così: la Chiesa ha bisogno di uomini forti.
La risposta trae motivo da una duplice osservazione, circa le condizioni, la prima, in cui oggi la vita e l’o’pera della Chiesa si svolgono. È ammissibile, a questo riguardo, concepire un’esistenza ecclesiale senza sforzo? senza la tensione di vigilanza propria dei momenti di pericolo? un’esistenza consuetudinaria, sostenuta dalla sola e muta autorità della legge? ovvero protetta da circostanze esteriori, di normale e legale rispetto? oppure favorita da una felice convergenza di opinioni e di coscienze? è facile forse l’attività pastorale, oggi? è forse facile la professione cattolica? il vento delle idee, o del benessere, che forse in altri tempi attirava simpatie e consensi alla religione, soffia ancora propizio nelle vele della nave ecclesiale, così che su di essa si possa vivere tranquillamente, sonnecchiando, o anche godendosi onestamente la grande visione sull’orizzonte della storia e del mondo? E di più, prescindendo anche dalle odierne difficoltà, possiamo mai dire conforme allo spirito del Vangelo uno stile comodo, tranquillo, proficuo della vita cristiana? A ciascuno di noi, che ci diciamo appunto cristiani, non è stato intimato nel battesimo e nell’educazione ecclesiale, come Cristo a Saulo, prima che fosse Paolo, fin dal momento della sua folgorata conversione: quanta oporteat . . . pati (Act. 9. 16), quanto si dovrà sopportare per il nome di Cristo? Come è concepibile un fedele fiacco, indolente, amante del proprio vivere comodo, senza rischio, senza energia morale, senza spirito di sacrificio? Un cristiano dev’essere, per definizione, specialmente se segnato dal sacramento della Confermazione, un uomo forte!
La seconda osservazione risulta dal rilievo di fenomeni, sia individuali che collettivi, di debolezza, di rispetto umano, di astenia spirituale, di viltà, i quali si diffondono, oggi più che mai, come una fatale epidemia nel popolo nostro, a tutti i livelli, ecclesiali, culturali, politici, professionali, scolastici, ecc.
Ci dispensiamo in questa sede di farne un esatto inventario. Del resto questo fenomeno di abdicazione della volontà, forte, diritta, coraggiosa, personale, e perciò veramente libera, si verifica ordinariamente in un equivoco uso del nome della libertà, quasi che questo regale potere di autodisciplina, di personalità autogovernata dalla ragione e dalla coscienza, la libertà, fosse sinonimo di lassismo morale, di arrendevolezza permissiva, di conquista d’ogni liceità, fosse pur degradante, fosse pure ossequio all’arbitrio dominante di false ed imperanti ideologie altrui . . . Anche in rapporto con l’impegno religioso, nascente dalla nostra rigenerazione cristiana, la tentazione di moda è quella di abolire lo sforzo, ascetico o disciplinare, di rendere tutto facile e tutto facoltativo, di simulare con l’edonismo di moda, gaudente e sensuale, il volto forte e sereno della gioia cristiana. Il servilismo del rispetto umano piega tanta gente alla moda di vivere prevalente, alla demagogia retorica e utilitaria, alla rassegnazione di tanti abusi invalsi nel costume comune.
Fortunatamente l’intuizione, che la fede reclama una testimonianza vigorosa e coerente nel pensiero e nell’azione, non solo sopravvive in moltissimi spiriti religiosi, ma rinasce quasi spontanea nella coscienza di tanti giovani, decisi a vivere con forza il loro cristianesimo; risorge la schiera dei volontari dell’azione cattolica; perfino le vocazioni al totale dono di sé alla causa del Vangelo e della Chiesa germogliano sul tronco d’una vita cristiana, adulta ancor più di coscienza che di età. La virtù della fortezza cristiana si afferma nel concetto integrale dell’uomo autentico (S . AUG. De moribus Ecclesiae, c. 15, 21, 22; cfr. S. TH., II-IIae, 123).
Se alla scuola del Vangelo altre lezioni morali sono a noi predicate, e sopra tutte quella della carità, dell’amore, della bontà, della mitezza, non per questo ci è insegnata la debolezza, l’ignavia, la paura, la viltà; ché anzi ci è ripetuto dal Maestro, più volte, di non temere! «Non abbiate paura, dice il Signore, di coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto Colui che può condannare alla geenna l’anima ed il corpo» (Mt 10,28); e poi: «Non temete, voi, piccolo gregge, perché piacque al Padre vostro dare a voi il regno» (Lc 12,32). E così via. Si direbbe che Cristo voglia affrancare i suoi seguaci dalla naturale psicologia della nostra debolezza, ch’è pure nel Vangelo tanto più palese quanto più sproporzionata è la meta soprannaturale, a cui siamo destinati: «senza di me, Egli dirà, voi non potete fare nulla» (Io. 15, 5); ma Egli poi metterà sulle labbra dell’Apostolo la parola franca, impavida, risolutiva: Omnia possum in Eo, qui me confortat; ogni cosa io posso in Colui che mi dà forza (Ph 4,13). Qui è il segreto di quello spirito di sacrificio, di coraggio, di resistenza, di cui oggi ha bisogno la Chiesa.
Preghiamo il Signore, affinché questa parola sia vera ed operante in ciascuno di noi, in tutta la sua Chiesa; oggi: umile e forte.
Con la nostra Apostolica Benedizione.
I consiglieri diocesani della Confederazione Coltivatori Diretti
Volentieri abbiamo voluto riservarvi un posto particolare in questa mattinata di Udienze, carissimi Consiglieri Ecclesiastici della Confederazione dei Coltivatori Diretti, per dirvi, come già molte altre volte, tutta l’attenzione con cui seguiamo il vostro apostolato, l’incoraggiamento che vi dedichiamo, le speranze che riponiamo in voi.
Voi state partecipando a un Convegno che affronta il tema: «Per un’azione pastorale rinnovata nell’ambiente rurale», Convegno che oltre ad essere un contributo al programma della Conferenza Episcopale Italiana «Evangelizzazione e Sacramenti», vuol essere altresì la risposta al documento della Conferenza stessa: «La Chiesa e il mondo rurale italiano », reso pubblico nel Novembre scorso e diretto a far riflettere sui temi da voi stessi scelti per le vostre discussioni, cioè sul rinnovamento della fede nelle campagne, sulla pastorale familiare e sui problemi religiosi delle comunità rurali.
Tutto ciò nella maniera più eloquente ci conferma che il lavoro da voi svolto non si esaurisce nei confini ristretti della vostra Confederazione, ma intende allargarsi e lodevolmente inserirsi nel contesto dell’azione pastorale dell’Episcopato italiano. È quindi un lavoro della Chiesa per la Chiesa, che a motivo della vostra preziosa esperienza potrà offrire un aiuto incomparabile a quanti, sacerdoti e laici, operano nel mondo rurale con intendimento apostolico.
Carissimi sacerdoti, quale consolazione ci procura questa testimonianza di impegno concreto e generoso, in un momento in cui i problemi e le difficoltà della Chiesa italiana, certamente gravi e urgenti, potrebbero distogliere l’attenzione dovuta a quelli specifici del vostro settore! Non abbiamo bisogno di ricordarvi quanto ci stia a cuore la vostra presenza umile, fattiva, instancabile, fraterna nel mondo rurale: un mondo che col ricco patrimonio delle sue sane tradizioni morali e religiose costituisce ancora una delle più preziose riserve di energie fisiche e spirituali per la nazione; un mondo che ha visto sempre la Chiesa maternamente vicina alla vita della sua gente, alle sue fatiche, alle sue gioie, alle sue attese, alle sue sofferenze: un mondo che, come tutti sanno, attraversa un periodo particolarmente difficoltoso non solo in campo economico, ma anche in quello dei valori religiosi che tendono a modificarsi e a diminuire nella considerazione delle persone, soprattutto tra i giovani.
Non lasciate, tuttavia, cadere inerti le braccia di fronte agli smisurati problemi che l’ambiente rurale pone alla tradizionale concezione dei metodi pastorali; bisogna invece studiarli e dedicarvi totalmente alla loro soluzione, come con tanto zelo e intelligenza state continuamente facendo. È un’opera, ripetiamolo, che ci è particolarmente cara, perché corrisponde ad uno dei più urgenti bisogni della Chiesa oggi in Italia. Sappiateci, pertanto, sempre accanto a voi con l’affetto e col ricordo nella preghiera; e la nostra Apostolica Benedizione vi accompagni, come espressione della nostra immutata stima e benevolenza nei riguardi vostri e della vostra benemerita Confederazione. Fervente zelo per assistere i pellegrinaggi per l’Anno Santo
Comment ne pas encourager ceux qui se préparent à accueillir et accompagner les pèlerins de l’Année Sainte à Rome, comme animateurs et assistants spirituels? Voilà une excellente initiative, que Nous avons déjà louée. On compte sur vous, chers amis, pour faire découvrir le vrai visage de la Rome chrétienne, ses témoignages de foi, son histoire complexe. Puissiez-vous, en toute discrétion et vérité, aider les pèlerins qui, au-delà de l’archéologie, cherchent à mieux comprendre l’Eglise de tous les temps, à relier le passé au présent, à répondre aux questions loyales que la situation présente fait surgir! Votre compétence, que le tours actuel va fortifier, votre conviction personnelle, la qualité de votre accueil contribueront beaucoup à entretenir le climat de l’Année Sainte. D’avance Nous vous remercions et vous bénissons.
L’Associazione elettrotecnica ed elettronica italiana
Un cordiale saluto e un attestato di stima desideriamo rivolgere ai membri dell’«Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana», i quali celebrano in questi giorni, a Roma, la 75° riunione annuale.
Vi diciamo, figli carissimi, il nostro apprezzamento per le alte e benemerite finalità sociali, che il vostro sodalizio ha inteso raggiungere sin dalla sua costituzione, nell’ormai lontano 1897, di promuovere, cioè, in Italia gli studi sulla tecnica dell’elettricità e sulle sue varie applicazioni.
A voi, che non soltanto vivete in mezzo alle grandi trasformazioni scientifiche del nostro tempo, ma ne siete, in un certo senso, protagonisti per la vostra specifica preparazione e competenza, vogliamo affidare, in modo del tutto speciale, l’impegno del Concilio Vaticano Secondo: sappiate armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e delle più recenti scoperte, con la morale ed il pensiero cristiano, affinché la pratica della religione e l’onestà procedano in voi di pari passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso della tecnica, in modo che possiate giudicare e interpretare tutta la realtà con un senso integralmente cristiano (Cfr.
Gaudium et Spes GS 62).
Con questi voti, mentre invochiamo sui vostri studi abbondanti favori celesti, vi impartiamo volentieri la propiziatrice Benedizione Apostolica, che estendiamo ai vostri familiari e alle persone a voi care.
Convegno della Residenza universitaria internazionale
Salutiamo un gruppo di studentesse liceali italiane, che partecipano al convegno su «Tempo libero e tempo di studio» presso la Residenza Universitaria Internazionale «Villa delle Palme», a Roma.
Il vostro raduno sarà certamente un momento intenso di riflessione, di vita comunitaria, di amicizia, di scambi di idee e di esperienze.
Imparerete tante nozioni utili e sentirete tante cose interessanti. Sappiatene trarre tutto il vantaggio possibile per la vostra formazione.
Fate di questo incontro una di quelle occasioni di rinvigorimento spirituale tanto benefiche, perché ci fanno ricordare che per essere cristiani autentici abbiamo bisogno di convinzioni forti e profonde, e per testimoniare Cristo nella vita – specialmente oggi - occorrono scelte giuste e atteggiamenti coerenti.
Invocando su di voi copiosi doni celesti, vi impartiamo la nostra Benedizione.
Assemblea generale della Congregazione della Missione
Combien Nous sommes heureux d’accueillir les cent vingt-deux Pères Lazaristes qui tiennent actuellement leur Assemblée générale à Rome! Nous redisons volontiers nos vceux fervents au Rév. Père Richardson, récemment réélu pour un second sexennat, et Nous saluons de tout cceur les Eveques Lazaristes ici presents et les représentants des cinq mille membres de la Congrégation de la Mission.
Votre visite nous réconforte singulièrement. Nous voudrions aussi que ces brefs instants contribuent à vous rendre plus forts et plus heureux dans votre vocation vincentienne, si typiquement évangélique et si actuelle. Aujourd’hui, dans une civilisation technique avancée et qui engendre paradoxalement tant de pauvreté, vous demeurez pour votre part l’espoir des pauvres. Ne craignez jamais de leur révéler « le mystère du Christ », dans le langage qu’ils peuvent saisir! Et pour ces pauvres, ayez à coeur de susciter et de former des vocations solides à travers les séminaires qui vous sont confiés.
A cause des pauvres encore, continuez d’apporter votre aide appropriée et délicate aux chères Filles de la Charité. Et le secret de tout ce dynamisme apostolique? Vous l’avez généreusement remis en valeur dans les années passées et pendant cette Assemblée générale: c’est la prière ardente et la vie fraternelle. Tout en confiant vos personnes et vos activités au Christ Jésus, Nous vous bénissons de grand coeur.
Promettenti attività ecumeniche
Avous aussi, chers participants à la Consultation oecuménique sur «les nouveaux courants de la formation des laïcs», Nous sommes heureux d’adresser un cordial salut. Nous savons que vous venez des hauteurs d’Assise où, pendant une dizaine de jours, vous avez mis en commun vos convictions, vos expériences, vos interrogations concernant la formation de la personne humaine et chrétienne dans le monde d’aujourd’hui. Nous vous félicitons et vous encourageons à faire fructifier concrètement et patiemment les lumières et les forces puisées dans cette rencontre, toute imprégnée d’humilité, de charité et de prière. L’Eglise du Christ a un extrême besoin de laïcs solidement formés. Comme Nous le disions à l’instant, seuls les chrétiens de cette trempe peuvent tenir debout au milieu des mutations gigantesques de ce temps. Seuls de tels chrétiens peuvent véritablement déposer au creux du monde contemporain le levain dont il a tant besoin. Nous vous assurons de notre prière.
Associazione Femminile del «Mar del Plata»
Unas breves palabras de saludo y bienvenida para vosotras, las pertenecientes a la «Asociación Cristiana Femenina de Mar del Plata».
Conocemos bien y apreciamos los objetivos de promocih integral de cada miembro que animan a vuestra Asociacih, asi como los deseos que alimentais de ayudar a los demás a través de vuestras actividades personales y de las obras benéficas que mantenéis.
Sobre vuestras personas y actividades asistenciales invocamos la continua ayuda divina.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Ancora noi andiamo cercando quali siano le necessità principali della Chiesa nell’ora presente. La nostra osservazione vuole essere in questa sede del tutto elementare, e quasi intuitiva, così che ognuno possa soddisfare la propria ricerca con conclusioni di prima evidenza. Ripetiamo a noi stessi la domanda, che già altre volte abbiamo rivolta alla nostra spirituale curiosità: di che cosa ha bisogno la Chiesa?
La domanda, come ognuno vede, può dirigersi in due direzioni: la direzione dei malanni che affliggono la Chiesa e che si avvertono alla diagnosi più semplice e immediata d’un occhio amoroso; e la direzione dei beni auspicabili, a cui la Chiesa possa aspirare quasi per diritto nativo, mediante la terapia, che dovrebbe derivare dalla sua vita normale. Queste due ricerche, l’una su l’aspetto negativo del volto presente della Chiesa, l’altra su l’aspetto positivo del suo stesso volto reale e ideale, conducono ad una medesima conclusione, che è questa: la Chiesa ha bisogno di fedeltà. Questa affermazione deriva da altre nostre affermazioni circa il bisogno fondamentale di fede, e quello conseguente di fortezza; e si formula quindi in una ripetizione, quando riscontra che ciò che più fa soffrire oggi la Chiesa è la mancanza di fedeltà in alcuni, anzi tanti suoi figli, e che ciò che più la conforta e la rallieta è invece il fatto della fedeltà di molti, moltissimi suoi figli.
L’osservazione ha la sua radice nel rapporto che ogni cristiano ha verso la Chiesa, cioè verso la propria fede religiosa, anzi verso Cristo stesso, verso quel Dio, Uno e Trino, alla cui trascendente e ineffabile, infinita Esistenza il battesimo lo ha misteriosamente, ma vitalmente e realmente collegato. Noi dobbiamo ritornare con la nostra riflessione su quel decisivo rapporto, che ci inserisce nella Chiesa, che ci qualifica come seguaci, anzi fratelli di Cristo, e che ci rende associati in una certa ma smisurata misura alla natura divina (Cfr. 2 Petr. 1, 4). Fortuna inestimabile, che supera per valore la nostra stessa esistenza naturale, come ci ricorda il canto dell’«Exsultet» nella notte pasquale: Nihil enim nobis nasci profuit, nisi redimi profuisset; a che cosa ci giova il nascere, se non ci giovasse insieme il rinascere, l’essere redenti.
Noi siamo lieti di vedere che oggi, dopo il Concilio, con la riforma liturgica, è restituita grande premura nella preparazione e nella comprensione del significato e del valore dei sacramenti della iniziazione cristiana, quali sono il Battesimo, la Confirmazione, l’Eucaristia.
Si ridesta così e si riforma la coscienza cristiana. Abbiamo infatti bisogno, un bisogno fondamentale, di saperci, di sentirci, di mantenerci cristiani. Chiamiamo fedeltà questa rinascita della coscienza, della mentalità, della logica cristiana. Il grande fallo di tanti cristiani moderni è l’incoerenza, è la mancanza di fedeltà alla grazia, ricevuta nel battesimo, o successivamente in altri sacramenti, e agli impegni solenni e salutari, assunti verso Dio, verso Cristo, verso la Chiesa nella celebrazione d’un patto, d’un’alleanza, d’una comunione di vita soprannaturale, che non mai avrebbe dovuto essere trascurata, o tradita. Come il grande vantaggio è invece l’aver tenuto fede lealmente a quegli impegni, che dànno senso, virtù e merito alla vita cristiana. Possiamo infatti ad ogni singolo cristiano riferire quella esigenza, che S. Paolo vuole operante in ogni «dispensatore dei misteri di Dio» cioè nei ministri di Cristo (Cfr. 1 Cor 1Co 4,1) che «ciascuno sia riscontrato fedele». Si tratta in fondo d’un’esigenza, che assume la figura morale, la forza d’amore, d’un atteggiamento reciproco: come Dio è fedele verso di noi (Cfr. Matth Mt 3,6 2 Cor 2Co 1,20 Rom 2Co 11,29), così noi dobbiamo essere fedeli verso di Lui. La fede, nella pratica della vita, si manifesta in due forme spirituali e morali, che dànno consistenza alla nostra religiosità, derivata appunto dalla fede; e sono la fiducia (Cfr. 1 Thess 1Th 5,24 2 Tim 2Tm 2,13 Hebr. 2Tm 10,23 etc. ), e la fedeltà (Act. 14, 22; 1 Thess 1Th 1,3 etc. ). E qui la teologia, ed ancor più l’ascetica, offrono alla nostra riflessione tutta una letteratura.
Ricorderemo, tanto per citare un esempio di facile consultazione, l’ultimo capitolo, il 59°, del terzo libro dell’Imitazione di Cristo, che ci esorta a fissare in Dio solo ogni speranza e fiducia: «mio Dio, noi vi leggiamo fra altre fervide e belle parole, Tu sei la mia speranza, Tu 1a vera fiducia, Tu il mio consolatore, il fedelissimo in tutto». Ciò ch’è detto là per ogni singola anima iniziata alla preghiera, noi lo possiamo suggerire alla Chiesa intera, credente ed orante, bisognosa di trarre da una più viva fiducia nel Signore, l’energia rettilinea, che l’asprezza dei tempi domanda alla sua fedeltà.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
Pellegrini di Ferrara
Ci piace rivolgere ora un saluto a voi, pellegrini della Arcidiocesi di Ferrara, che, guidati dal vostro Pastore, il caro e venerato Monsignore Natale Mosconi, siete venuti a darci prova della vostra devozione alla Chiesa e al Papa.
Non è la prima volta che abbiamo la gioia di incontrarci coi fedeli della vostra terra. Ed è questo un motivo per ringraziarvi con più caldo affetto di questa testimonianza e per apprezzare ancor più il significato della vostra visita graditissima. Vi augureremo, pertanto, che ancora una volta dal contatto col centro della cattolicità sappiate copiosamente attingere luce, conforto e sicurezza per mantenervi «forti nella fede» (1 Petr. 5, 9), per amare sempre più questo tesoro, custodirlo e irradiarne intorno a voi la forza con una testimonianza di vita cristiana aperta, coraggiosa e sempre coerente. Ne hanno bisogno in particolar modo i giovani di oggi. Ad essi e a tanti altri vostri fratelli lontani dalla fede il vos’tro esempio sia di guida e aiuto a percorrere il cammino che conduce a Cristo Gesù.
Accompagniamo questo nostro augurio con la Benedizione Apostolica, che di cuore estendiamo a tutti i vostri cari, in auspicio delle più elette grazie celesti.
Giovani di Avellino
Rivolgiamo ora un affettuoso saluto agli alunni delle quinte classi elementari di Avellino, i quali durante il trascorso anno scolastico hanno dato vita agli «Incontri di Cultura Religiosa “Gesù Maestro”», promossi dall’Ufficio Catechistico Diocesano.
Vogliamo esprimervi, figliuoli carissimi, tutta la nostra sincera letizia per la vostra festante presenza, e il nostro paterno compiacimento per l’impegno e l’entusiasmo, che avete dimostrato nello studio della Religione. Siate sempre, nella vostra vita, amici fedeli di Gesù; ascoltate e mettete in pratica il suo insegnamento, per essere buoni, generosi, sereni e puri, esempio per i vostri compagni e conforto per i vostri cari.
Con questi voti vi impartiamo di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendiamo al vostro Vescovo, Monsignore Pasquale Venezia, al Provveditore agli Studi di Avellino, ai vostri genitori, ai Direttori Didattici, ai Maestri e a tutti coloro che hanno dato il loro meritorio contributo all’iniziativa.
Ragazzi del Concorso «Mondopiccolo»
Salutiamo il gruppo di ragazzi italiani delle scuole elementari e medie che hanno vinto il concorso «Mondopiccolo», promosso dal giornale «Avvenire».
Questa visita a Roma e questo incontro col Papa sono un premio per i vostri componimenti in poesia, in prosa e nel disegno. Dobbiamo dirvi bravi, non solo per aver partecipato alla competizione, ma soprattutto per l’impegno che avete messo nei vostri lavori.
Meritate una parola di lode anche per la preferenza che avete accordato a questo giornale - «Avvenire» - che ha bisogno anche del vostro sostegno, perché vuol essere la voce dei cattolici italiani, presente e influente nel campo delle notizie e della stampa.
Il piccolo successo che avete ottenuto vi incoraggi e vi stimoli ad impegnarvi in tutti i campi: nella scuola, nello Studio delle varie materie - compresa la religione e il catechismo -, ne1 vostro dovere di vivere ogni giorno da bravi cristiani.
Per questo scopo vi benediciamo di cuore.
Teologi sacerdoti e studenti di lingua tedesca
Ein wort besonderer Begrüßung richten wir an die Alumnen der Philosophisch-Theologischen Hochschule von Sankt Georgen in Frankfurt. Wir freuen uns, liebe Freunde, über diese Begegnung und heißen Sie herzlich willkommen.
Als junge aufgeschlossene Studenten der Theologie stehen Sie im Spannungsfeld unserer katholischen säkularen Tradition und des theologischen Pluralismus unserer Tage. Die Kirche steht einem vielseitigen theologischen Fortschritt nicht hindernd rm Wege, sondern bejaht und fördert ihn. Das können Sie aus der Einsetzung einer «Theologischen Kommission» auf internationaler Ebene ersehen.
Es ist aber einleuchtend, daß alle diese Bestrebungen sich innerhalb der von Christus seiner Kirche eingestifteten Struktur zu bewegen haben.
Halten Sie oft Ihre Betrachtung über die Erhabenheit unseres katholischen Priestertums, danken Sie Gott für die Gnade der Berufung und bereiten Sie sich durch eifriges Beten und gewissenhaftes Studium vor auf die heiligen Weihen.
Herzlich begrüßen wir auch den Pilgerzug der Lesergemeinde der Kirchenzeitung der Erzdiözese Köln. Liebe Söhne und Töchter! Als Leser einer Kirchenzeitung verdienen Sie ein Wort besonderer Anerkennung.
Eine beklagenswerte moralische Wunde unserer Zeit ist der religiöse Indifferentismus und bei vielen Christen leider der Gegensatz zwischen Glauben und Leben. Bemühen Sie sich darum auch weiterhin, durch aufmerksame Lektüre Ihrer Kirchenzeitung Ihr religiöses Wissen zu vertiefen und Ihr persönliches wie Ihr Familienleben aus dem Glauben und nach dem Glauben zu gestalten. Dazu erteilen wir Ihnen allen aus der Fülle des Herzens unseren Apostolischen Segen.
Mercredi, 2 octobre 1974
Chers Fils,
Chaque audience du mercredi est pour Nous une joie toujours nouvelle, un réconfort toujours apprécié. Aujourd’hui, la présence des membres et consulteurs du Conseil des Laïcs nous invite à donner à cette rencontre un ton et un langage particuliers: c’est en quelque sorte à l’ensemble des laïcs dans l’Eglise que Nous nous adressons. Vous êtes bien ce Peuple de Dieu que l’Apôtre Jean voyait monter vers la Jérusalem céleste, de toute race, de toute nation, de toute langue Nous vous saluons tous et chacun avec la même affection. Nous nous devons de féliciter spécialement les Membres du Conseil des Laïcs qui ont choisi, cette année, d’être accueillis en même temps que les participants à l’audience générale.
Il y a là un signe exemplaire de leur volonté de proximité et de service de tous les baptisés. Est-il besoin de rappeler à toute l’assistance de ce matin que le Conseil des Laïcs est l’organisme institué par Nous, le 6 janvier 1967, afin de promouvoir et de coordonner l’apostolat des laïcs dans l’Eglise universelle, avec le souci d’écouter la voix des autres laïcs et la voix des Pasteurs de l’Eglise? Dans ce contexte, et sans nous éloigner des travaux du Synode qui vient de s’ouvrir, il Nous a paru très opportun de Nous entretenir avec vous de deux aspects fondamentaux de l’apostolat des laïcs, qui s’estompent plus ou moins dans l’esprit des chrétiens de ce temps: l’importance du témoignage personnel et l’unité des divers témoins de l’Evangile entre eux et avec leurs Evêques.
L’homme contemporain écoute plus volontiers les témoins que les maîtres, ou s’il écoute les maîtres, c’est parce qu’ils sont des témoins. Il éprouve en effet une répulsion instinctive pour tout ce qui peut apparaître mystification, façade, compromis. Dans un tel contexte, on comprend l’importance d’une vie qui résonne vraiment de l’Evangile!
On pourrait ramener à quatre les motifs de cet attrait du monde actuel pour le vrai témoin du Christ. L’homme moderne, engagé dans la conquête et l’utilisation de la matière, éprouve une faim d’autre chose, une solitude étrange. Le chrétien tout donné à Jésus-Christ connaît un autre mystère plus insondable que la matière: le mystère de Dieu qui invite l’homme à un partage de vie dans une communion sans fin avec le Père, le Fils et l’Esprit Saint. Mystère de transcendance et de proximité! En vérité, l’homme du vingtième siècle aspire à cette plénitude de dialogue personnel que lui refuse la matière. II faut aujourd’hui plus que jamais des témoins de l’invisible.
Les hommes de ce temps sont des êtres fragiles qui connaissent facilement l’insécurité, la peur, l’angoisse. Combien se demandent s’ils sont acceptés par leur entourage. Nos frères humains ont besoin de rencontrer d’autres frères qui rayonnent la sérénité, la joie, l’espérance, la charité, malgré les épreuves et les contradictions qui les atteignent eux aussi. Etre le témoin de la Force de Dieu opérant dans l’étonnante et renaissante fragilité humaine, ce n’est pas aliéner l’homme, mais lui proposer des chemins de liberté.
Les générations montantes sont spécialement assoiffées de sincérité, de vérité, d’authenticité. Elles ont horreur du pharisaïsme sous toutes ses formes. Dès lors on conçoit qu’elles s’attachent au témoignage d’existences pleinement engagées au service du Christ. Elles courent le monde pour trouver des disciples de l’Evangile, transparents à Dieu et aux hommes, demeurés jeunes de la jeunesse de la grâce divine. Les jeunes générations voudraient rencontrer advantage de témoins de l’Absolu. Le monde attend le passage des saints.
L’homme moderne se pose aussi, et souvent douloureusement, le problème du sens de l’existence humaine. Pourquoi la liberté, le travail, la souffrance, la mort, la présence des autres? Or voici que dans les ténèbres celui qui essaye de vivre l’Evangile apparaît comme celui qui a trouvé un sens, un achèvement à sa vie, bien loin des systèmes anthropocentriques et oppressants.
Ce témoignage personnel doit être celui de tout baptisé, de tout confirmé, laïc, religieux ou prêtre. Mais les laïcs sont invités à le vivre de façon particulière, au sein même du monde, en oeuvrant selon leur foi dans les affaires temporelles de leurs familles, de leur cité, du monde international, pour bâtir avec tous les hommes, croyants ou incroyants, un monde plus digne de fils de Dieu. C’est en travaillant avec les autres qu’ils découvrent souvent toutes les dimensions de l’apostolat. Ils se garderont d’oublier qu’ils sont aussi appelés à favoriser chez leurs frères la rencontre directe de Jésus-Christ. Leur témoignage n’est pas un témoignage muet.
Nous savons bien d’ailleurs tout ce que les laïcs ont fait pour l’Eglise du Christ dans les siècles passés et depuis les vigoureux appels des Papes en faveur de l’Action catholique. Cependant, malgré l’apparition et le développement de nouvelles formes d’apostolat et l’usage de techniques de plus en plus précises, le témoignage de l’Evangile ne s’impose pas au regard contemporain avec l’éclat suffisant. Or l’Eglise rendrait stérile l’Evangile et se rendrait ellemême stérile si elle proclamait seulement un idéal abstrait, si bien présenté fût-il, sans que les laïcs ne concrétisent cet idéal, comme un levain enfoui dans la pâte. Nous espérons que nos convictions sur ce point fondamental du témoignage personnel trouveront beaucoup d’écho en vos coeurs.
Mais c’est devenu une nécessité, et c’est une chance de notre temps, de rechercher aussi un témoignage collectif des chrétiens, adapté à l’âge, au voisinage, aux milieux sociaux, aux milieux professionnels, bref aux multiples réalités de la vie. De là sont nés de nombreux mouvements qui soutiennent l’apostolat de leurs membres, grâce à des échanges, à une révision de vie commune, à des objectifs mûris et réalisés ensemble. Bien plus, ces mouvements ont pris, plus récemment, la note universelle qui sied à l’Eglise catholique et répond aux besoins d’un monde de plus en plus unifié: ils sont devenus internationaux. Notre Conseil des Laïcs est précisément à l’écoute de toute cette vitalité personnelle et communautaire.
Dans cet immense corps du Christ qu’est l’Eglise, les dons et les besoins sont très variés, très diverses les tendances de l’apostolat. Il doit cependant y avoir une unité dans l’inspiration et une convergence dans le but. C’est non seulement une nécessité pour l’efficience de l’apostolat; c’est un critère de son authenticité: le Christ a prié pour que ses disciples soient un. Tous ces mouvements doivent donc témoigner d’une volonté sans équivoque de se rencontrer, de coopérer ensemble sur les objectifs fondamentaux, de prier ensemble, de célébrer ensemble l’eucharistie, de faire leurs les orientations majeures de l’Eglise, dans cette période de mise en oeuvre du Concile Vatican II. Au niveau du Saint-Siège, qui est celui de l’Eglise universelle, le Conseil des Laïcs constitue un lieu privilégié de cette confrontation et de cette collaboration. Et l’Année Sainte doit être une heure providentielle pour effectuer, à tous les échelons, ce rapprochement nécessaire et vivre cette communion.
L’apostolat des baptisés aura cette authenticité et cette unité s’il est accompli en communion avec les Pasteurs responsables du Peuple de Dieu, quelle que soit la diversité des opinions concernant le mode de coopération avec la hiérarchie. Le mot célèbre de Saint Ignace d’Antioche, au sujet de la célébration de l’Eucharistie, Nous revient en mémoire: «Rien en dehors de l’Evêque». Nous l’appliquons sans hésitation à l’apostolat des laïcs. Nous savons comment nos Frères dans l’épiscopat essayent de vivre l’autorité qui leur a été confiée: dans un souci de servir! Nous savons aussi combine sont nombreux les laïcs chrétiens qui donnent à leurs Evêques des témoignages exemplaires de confiance, de loyauté, de soutien, de coopération. En ce moment même, plus de deux cent Evêques sont réunis pour le quatrième Synode de notre Pontificat. S’ils étaient ici même, il Nous semble qu’ils vous diraient, en toute sincérité, en reprenant le mot de Saint Augustin: «Frères, avec vous je suis chrétien, pour vous je suis évêque».
Chers Fils, cet entretien vous dit assez la confiance que Nous mettons en vous. Nous invitons toute l’assemblée à implorer du Seigneur les apôtres dont L’Eglise et le monde d’aujourd’hui ont besoin. Avec notre Bénédiction Apostolique.
Corso di aggiornamento per Missionari
Siamo lietissimi di rivolgere stamane un saluto di particolare affetto al gruppo di missionari che partecipano in questi giorni a un Corso di aggiornamento per missionari in temporaneo rimpatrio nella Casa del Pontificio Istituto Missioni Estere.
Profittiamo volentieri di questa circostanza non soltanto per dire a voi, figli carissimi, la nostra parola di stima e di compiacimento, ma altresì per indirizzare il nostro plauso sincero ai promotori di questa iniziativa, destinata a rendere segnalati servizi alle Chiese in terra di missione.
Nel ringraziarvi pertanto del vostro filiale e graditissimo omaggio, di cuore formuliamo l’augurio che da questo Corso possa trarre nuovo vigore il vostro lavoro missionario: lavoro per il quale si richiede da voi non il successo immediato, ma lo sforzo, il dono di voi stessi, il sacrificio, un ardentissimo amore verso Cristo e la sua Chiesa.
A tanto vi conforti la nostra Apostolica Benedizione che amiamo impartire a ciascuno di voi, e a tutte le anime affidate alle vostre cure.
Sacerdoti salernitani nel XXV dell’ordinazione
Rivolgiamo un particolare saluto ed un paterno augurio al gruppo di sacerdoti - ex alunni del Seminario Regionale «Pio XI» di Salerno - che celebrano il XXV della loro ordinazione.
Avete desiderato questo incontro, cari sacerdoti, perché la nostra benedizione confermi i vostri propositi di fedeltà al Signore e alla sua Chiesa, nel servizio della comunità cristiana. Quale altra intenzione migliore potrebbero avere la nostra benedizione e il nostro augurio? Per voi la fedeltà - oggi - è non solo un programma che permane immutato, ma anche una felice esperienza, convalidata da venticinque anni di dedizione.
Noi comprendiamo la gioia e la commozione del vostro animo in questa circostanza giubilare. Ci sembra di essere all’unisono - esperti anche noi del dono sacerdotale - con i sentimenti di cui voi siete ricolmi: stima profonda della Provvidenza, che in questi anni vi ha guidato per le sue vie; bisogno di riconoscenza a Dio, che ha continuato per mezzo di voi la sua opera di salvezza nel mondo; umile e fiducioso abbandono alla misericordia divina, consapevoli della connaturale inadeguatezza nel fungere da rappresentanti di Cristo in mezzo agli uomini. E tra questi sentimenti che vi collegano al passato, emerge quello che vi collega già al vostro futuro: piena disponibilità e ferma volontà di proseguire con lo stesso impegno nell’esercizio del vostro sacerdozio, perché ormai sapete che nulla è per voi più grande, nulla più bello.
Vi confermi e vi accompagni, dunque, la nostra Benedizione.
Uomini di Azione Cattolica di Germania
Ein wort besonderer Begrüßung richten wir an die Delegation des «Reichsbund», des Verbandes katholischer Männer und Jungmänner Österreichs. Wir heißen Sie herzlich willkommen, liebe Freunde, und freuen uns über Ihr Kommen. Möge ein jeder von Ihnen, entsprechend dem Geist und der Zielsetzung Ihrer Statuten, durch seinen Glaubenssinn und sein gelebtes Christentum in unserer säkularisierten Welt Zeugnis für Christus ablegen, damit die Kräfte des Evangeliums im alltäglichen Familien- und Gesellschaftsleben wirksam aufleuchten (Cfr. Lumen Gentium LG 35).
Militari austriaci
Von herzen begrüßen wir auch die Pilgergruppe des Österreichischen Bundesheeres, Gruppenkommando Drei. Die Treue und feste Verbundenheit zu Papst und Kirche, die Sie durch Ihre Romfahrt bekunden, ehrt Sie sehr. Das Zweite Vatikanische Konzil hat in seiner Pastoralkonstitution Gaudium et Spes den militärischen Dienst in eine bedeutsame moralische Ebene eingestuft durch die Worte: «Wer als Soldat im Dienst des Vaterlandes steht, betrachte sich als Diener der Sicherheit und Freiheit der Völker. Indem er diese Aufgabe recht erfüllt, trägt er wahrhaft zur Festigung des Friedens bei» (Nr. 79).
Ihnen allen erteilen wir aus der Fülle des Herzens unseren Apostolischen Segen.
Paolo VI Udienze 1974 - UN’ESIGENZA PRIMARIA