Paolo VI Udienze 1975 - SALUTI DEL SANTO PADRE




UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 13 agosto 1975

1975.08.13


TESTO DELL'UDIENZA

Ritorna il nostro pensiero, quando noi vogliamo determinare in che cosa consista quel rinnovamento che è stato prefisso come scopo religioso e morale dell'Anno Santo, il bisogno di ampliare la definizione di questo rinnovamento, e di dare una risposta a questa elementare domanda: in che cosa consiste il rinnovamento, che la Chiesa oggi ci raccomanda? Ricordiamo draverne accennato altre volte. Si è parlato di "conversione" di metànoia, come si esprime il Vangelo (Mc 1,15), di riforma di mentalità (Ep 4,23 Col 3,10) e di costumi (Col 3,12-15); cioè si è illustrata la pluralità di significati spirituali, che questa parola puo assumere nel nostro linguaggio, e ancor più nel nostro modo di agire. Noi vogliamo ricercare un significato, che puo sembrare contraddittorio col senso letterale della parola "rinnovamento" quando ne risolviamo il contenuto essenziale in questraltra espressione: per rinnovamento noi possiamo anche intendere un ritorno ai principii, che devono presiedere alla nostra vita; e cio potrebbe far pensare che si voglia andare indietro, risalire a norme antiche e sorpassate della condotta umana, alle abitudini originarie del nostro costume. Infatti il Concilio, parlando del rinnovamento della vita religiosa, comporta "il continuo ritorno alle fonti di ogni vita cristiana e allo spirito primitivo degli istituti religiosi r; cosi è, e cio vale anche per ogni forma essenziale della vita (Cfr. Perfectae Caritatis PC 2); ma poi il Decreto prosegue: . . . e comporta insieme "l'adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi r. Il rinnovamento consiste percio in due punti programmatici: uno essenziale, che potremmo definire il restauro della propria identità, e deve per forza consistere in un confronto del presente con quel passato, che ha ragion dressere per la fedeltà ai principii costitutivi della nostra personalità in ordine a Cristo, alla nostra scelta del suo Vangelo; lo potremmo anche dire, per semplificare i nostri concetti, il rinnovamento interiore; l'altro punto programmatico riguarda piuttosto un rinnovamento esteriore, contingente; e si classifica con un termine diventato comune; si tratta dell'l aggiornamento r, e mira preferibilmente al confronto della nostra stessa personalità con il modo presente e prossimo futuro preferibile per adattare lo stile della nostra vita cristiana alle ragionevoli esigenze reclamate dai tempi, dai nostri contatti sociali.

Potremmo esprimere in forma paradossale questo gruppo di pensieri: si tratta di ricominciare da capo. Da capo la nostra maniera dressere religiosi, dressere fedeli, dressere cattolici? Ma questa ipotesi non giustifica, per caso, lramara contestazione, diventata oggi di moda anche in certi ambienti ecclesiali, contro ogni maniera tradizionale di praticare la nostra fede? e non apre cosi gli argini protettivi contro innovazioni arbitrarie drogni genere? No certamente, soprattutto se questa maniera ldi pensare mirasse, come purtroppo alcuni pensano, a rendere più leggera, meno ascetica la professione cristiana e l'adesione al Vangelo di Cristo.

Cristo, è vero, ha reso nuovo, facile, felice, giocondo perfino il sentiero che segue i suoi passi; e dovremo spiegare altra volta come e perché. Ma non dobbiamo mai dimenticare che Cristo è esigente, e che, come Lui dice, "augusta è la porta e stretta è la via che conduce alla vita" (Mt 7,14). Agli pseudo-giusti di quel ,tempo, nel grande discorso programmatico della montagna, risuonano queste sue parole: "se la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (Ibid. 5, 20). Gesù aveva incominciato la sua predicazione messianica con un gesto drinattesa e sconfinata umiltà, chiedendo al suo Precursore Giovanni il Battezzatore dressere da lui battezzato, come ogni altro penitente che correva al Giordano, mentre sopra di Lui, l'Agnello innocente, non gravavano peccati propri, ma quelli altrui, quelli di tutta l'umanità; Gesù srimpone: "A noi conviene di adempire ogni giustizia!" (Mt 3,15). E poi significative e riassuntive sono altre parole di Cristo, alla vigilia della sua passione, quasi per rilevare l'introduzione del sacrificio nella concezione comune della vita dei suoi seguaci: "Chi ama la propria esistenza, la perderà, e chi la sacrifica in questo mondo, la salverà per la vita eterna" (Io. 12, 25).

La vita cristiana è un dramma. Non si puo deludere l'impegno della croce chressa reca con sé. E su questo punto che oggi la nostra riflessione circa l'Anno Santo, che stiamo celebrando, vorrebbe fermarsi. Il nostro rinnovamento cristiano, a cui l'Anno Santo ci porta, esige questo senso forte del nostro cristianesimo. Un cristianesimo vero, vissuto, primeggiante su ogni altro interesse, devressere il nostro piano di vita. Questo vorremmo che rimanesse impresso negli animi di quanti celebrano l'Anno Santo; non si tratta solamente di partecipare a certi riti momentanei; si tratta di modellare in ordine ai riti stessi una forte e permanente concezione del nostro vivere.

Diciamo molto brevemente. Primo: bisogna riconoscere a Dio, alla religione percio il suo posto predominante (Mt 6,33); a Cristo la sua solare funzione di "luce del mondo: chi cammina dietro a me, Egli ha detto, non cammina nelle tenebre" (Io. 8, 12). Questa prima affermazione reclama la televisione del nostro modo di pensare in generale; e non è piccola cosa. Secondo: bisogna restaurare in noi il senso del dovere, cioè il concetto dell'obbligazione morale, del bene e del male, dell'onestà e del peccato; noi oggi abbiamo cosi lasciato prevalere in noi il senso del nostro diritto e spesso della nostra indiscriminata libertà, che facilmente dimentichiamo altre basi morali, come quella del bene comune e con questa, nonostante tanto per essa si parli e si cerchi di cambiare il volto della società, la carità e la giustizia verso il prossimo, l'ordine civile, il progressivo servizio dei fratelli meno favoriti economicamente e fisicamente; ed avviene che la convivenza diventa una lotta, in cui l'egoismo individuale o collettivo prevale sul diritto altrui e sull'amore a quanti, perché uomini, ci sono fratelli, secondo il Vangelo. E terzo: rovesciando il concetto autentico dell'amore che agli altri si dona in concetto di amore che rivolge a sé ogni interesse e ogni cura, vi è chi fa del piacere, e percio talvolta della passione e del vizio, un titolo di liceità che ne consente il godimento distolto dalla sua onesta finalità, fino al campo dell'esperienza fisica e fantastica (pensate a certa letteratura, a certi spettacoli, a certo gaudente edonismo), che supera talvolta i limiti della dignità personale e della salute fisica. Bisogna, anche in questo campo, che la permissività oggi di moda, priva di razionali e rigorosi confini morali, ritorni alla parola dell'Apostolo: "se voi vivrete secondo la carne, morrete; se poi con lo spirito mortificherete le azioni della carne, vivrete" (Rom. 8, 13).

Che l'Anno Santo sia dunque per noi una palestra di formazione e di rieducazione ad essere, cristiani quali siamo, "santi e immacolati" (Ep 1,4).

Con la nostra Benedizione Apostolica.

SALUTI DEL SANTO PADRE

Partecipanti al XXXVI Congresso internazionale

degli Esperantisti cattolici

Rivolgiamo ora il nostro saluto e augurio ai partecipanti al XXXVI Congresso Internazionale degli Esperantisti Cattolici.

Ai vostri particolari intenti culturali voi avete voluto aggiungere una nota squisitamente religiosa, inserendovi nello spirito del Giubileo, che a tutti gli uomini di buona volontà parla di rinnovamento, di conversione, di ritrovato contatto con Dio che ama e perdona. Questo spirito vi guidi nella promozione della fratellanza e della comprensione tra i vari popoli di diverse lingue, secondo il programma che vi distingue; è il nostro augurio sincero, che avvaloriamo con la nostra Benedizione Apostolica, propiziatrice dei doni del Signore.

Pellegrinaggio nazionale egiziano

Comment ne pas souligner le pèlerinage national drEgypte? Depuis plusieurs semaines déjà, des groupes de chrétiens de ce cher pays se succèdent à Rome en l'honneur de l'Année Sainte; Nous en sommes très heureux. Mais aujourdrhui crest l'ensemble de la Hiérarchie catholique, de tous les rites, qui a organisé cette démarche. Et à côté de nos Frères et Fils catholiques, Nous saluons la présence de nos Frères séparés. Quel merveilleux témoignage droecuménisme que ce pèlerinage commun à la tombe des Apôtres Pierre et Paul, ces colonnes de l'Eglise, qui ont tant de prix pour tous! Nous avons tous besoin de revenir aux sources, de fortifier notre foi, de resserrer notre unité; voilà ce dont Nous-même essayons drêtre l'instrument, avec la charge que le Seigneur Nous a donnée en succédant à Pierre. Quel gage de paix et drespérance quand les croyants savent manifester leur estime réciproque, unir leurs prières et leurs efforts ! Avec vous tous, Nous implorons du Très-Haut cette paix, dans la justice soucieuse de tous les droits et dans un amour inépuisable; dès maintenant construisons-la, pas à pas, avec l'Esprit de Dieu et la bonne volonté des hommes.

Pellegrini del Libano

Nous saluons également, avec des voeux cordiaux, les pèlerins du Liban. Que le Seigneur vous bénisse tous, avec ceux qui vous sont chers, en cette région du Moyen Orient, vers laquelle se tournent sans cesse notre pensée et notre prière.

Assalaamu Alaikum!

Pellegrini del Cameroun

Vous permettez que Nous fassions une mention spéciale du pèlerinage national du Cameroun. Les quinze diocèses de ce pays y sont représentés, avec plusieurs Evêques et de hautes personnalités. Crest un témoignage de la vitalité de IrEglise chez vous, chers Fils. Vos âmes spontanément religieuses ont accueilli la lumière du Christ et vous êtes devenus participants de sa vie divine, de sa passion et de sa gloire, membres de son grand Corps mystique qurest 1rEglise répandue par tout l'univers! Forts de son Esprit, ayez, vous aussi, soif de la justice et construisez, avec tous vos compatriotes, un monde imprégné par l'amour fraternel.

Avec notre Bénédiction Apostolique.

Pellegrini di lingua inglese

Once again it is our joy to greet pilgrims from several dioceses of Uganda. Your presence here today, dear sons and daughters, is a testimony to your faith-your Catholic faith, your faith in Jesus Christ. May this faith be always strong in you.

We welcome this week many more of our Catholic sons and daughters from various parts of Japan. Our greeting is meant for each and every one of you, as well as for you dioceses, your parishes and your families.

We are happy to embrace in the charity of Christ the group of Anglicans from Japan who travel under the pastoral tare of Archbishop Nakamichi of Kobe. We thank you for your presence and for your ecumenical solicitude. May the Lord Jesus draw us ever closer to himself in the fullness of Christian brotherhood.

And with pleasure and joy we greet also the Japanese group known as the Little Spiritual Singers of Arakawa. We have heard of the high reputation of your choir and of your spiritual music, which includes Gregorian chant. We are happy to listen to you, and we hope that the memory of this day will bring inspiration to you, just as you help to give inspiration to others.

And once again we have a pilgrim group from Indonesia, expressing in a tangible way the Catholicity of their faith. May the life of each of you be a light shining out before your countrymen and the world.

A word of special welcome is owing to the interdiocesan pilgrimage from Jamaica. Greetings to you all, beloved sons and daughters. Your presence here is important for the universal Church, of which you constitute a living part. And your presence is important for us, your Father in Christ Jesus. Greetings to all Jamaica.

The Holy Year Pilgrimage from St Lucia gives us the opportunity to greet other sons and daughters from the West Indies. What a joy to have you with us to celebrate our oneness in faith and the resolution of our renewal in Christ


PAOLO VI



UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 20 agosto 1975

1975.08.20


TESTO DELL'UDIENZA

Noi ripetiamo ancora una volta che l'Anno Santo, alla cui degna ed efficace celebrazione noi siamo tutti impegnati, si presenta come un rinnovamento. Rinnovamento di che cosa? Rinnovamento della nostra vita cristiana, della nostra fede, del nostro costume, del nostro comportamento di fronte al mondo, tanto mutato e mutevole, e tanto avvolgente e travolgente, nel quale ci troviamo. Si tratta di mantenere e rafforzare il contenuto di questo appellativo cristiano, il quale classifica spesso in modo puramente anagrafico o etnico, abituale e tradizionale l'essere nostro, senza impegnarlo logicamente ed effettivamente ad una fedeltà di contenuto. Se siamo cristiani di nome dobbiamo esserlo di fatto. Questo ha intuito la spiritualità inquieta e riformatrice del nostro tempo, quando si attesta sul carattere esigente druna comprovata autenticità. Si tratta allora a buon diritto druna duplice operazione, che garantisca la nostra autenticità: drun confronto e drun ricupero.

Confronto di chi e con Chi? E chiaro: confronto di noi stessi con Colui chrè il modello per eccellenza, l'uomo vero, il pastore della nostra vita; con Colui che ha detto di Sé: "Io sono la via e la verità e la vita" (Io. 14, 7), e al Quale implicitamente, o esplicitamente noi prestiamo fede, per il fatto stesso che portiamo il suo nome; siamo cristiani. E infatti Cristo, Che ha dato di Sé questa meravigliosa e avvincente definizione, la quale noi possiamo trovare condensata in unraltra, che Gesù diede di Sé, e che ora terremo presente per dare al nostro rinnovamento giubilare una sua formula risolutiva. Disse infatti Gesù, quasi con accento polemico: "Uno solo è il vostro maestro, Cristo" (Mt 23,8 Mt 23,10).

E quante citazioni scritturali potremmo ricordare a sostegno e a conferma di questa qualifica di maestro di vita, che Gesù attribuisce non solo alla sua missione, ma alla sua Persona; Egli è il Verbo, Egli è la divina Parola di Dio. Ricordiamo, ad esempio, la misteriosa voce, uscita dalla nube luminosa apparsa nella notte della Trasfigurazione: "Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto: Lui ascoltate!" (Ibid.17, 5). Possiamo noi dire dressere davvero discepoli del nostro divino Maestro? Siamo noi in coscienza sicuri dressere degli uditori che veramente danno peso ai suoi insegnamenti? (Cfr . Mt 13,13-17) Il confronto fra cio che noi siamo, pensiamo e facciamo, con l'insegnamento evangelico (Cfr. Ibid.11, 29: Discite a me. . .) e quello che da questo autorevolmente deriva (Lc 10,16, Qui vos audit, me audit . . .) ci obbliga al ricupero di quei principii speculativi e pratici che vissuti con umile fedeltà ci autorizzano a portare degnamente la gloriosa qualifica di cristiani (Act.11, 26; cfr. 1 Petr. 4, 16) e che invece, se privati della loro effettiva corrispondenza con la vita vissuta, si ritorcono in nostra accusa e, Dio non voglia, in nostra condanna (Cfr. Matth Mt 25,26 ss.). Bisogna dare o ridare, se occorre, al nome cristiano una sincera coerenza con la Parola di Cristo, donde deriva: questo è il rinnovamento che noi andiamo cercando. Condizione e conseguenza del rinnovamento auspicato dall'Anno Santo è percio l'ascoltazione di Cristo Maestro.

Pur troppo invece non è difficile osservare come la nostra qualità e la nostra coscienza di cristiani siano spesso diluite in un modo di vivere, che ne ha fatto dimenticare il valore teologico e ontologico, l'appartenenza cioè a quello stato di fede e di grazia, chrè davvero la Vita della nostra vita (Cfr. Rom. 1, 17; Ga 3,11). In quanti cristiani prevalgono un pensiero e un costume, che il mondo ha loro fatto assimilare a scapito della concezione della nostra esistenza conforme all'insegnamento del nostro Maestro Gesù!

Che l'uomo abbia bisogno dressere guidato da un insegnamento accreditato da qualche nome drun insigne personaggio, meritevole o no della fiducia dei suoi seguaci, ce lo insegna la storia, anche quella moderna non meno di quella antica: l'uomo, in genere, non è sufficiente a se stesso; ha bisogno drun maestro, drun capo, drun "leader r, per pensare, per agire; e se non lo ha, se lo crea, spesso con supina dedizione, con entusiasmo puramente di moda, con avvilente interesse, con facile volubilità . . . E Colui che, dando garanzia divina alla sua Parola ha detto: "Chi segue me, non cammina nelle tenebre" (Io. 8, 12), il Maestro, il Capo dell'umanità, è oggi tanto facilmente abbandonato.

Non sia cosi di noi, che percorrendo i sentieri della sincerità e del coraggio siamo arrivati con questo giubileo ad un nuovo e rinnovatore incontro con Cristo. Ecco il nostro nuovo programma:

1. Non saremo sordi, indifferenti, assuefatti alla Parola del Maestro divino. La sua figura grave e dolce, la sua parola piana e profonda ci saranno sempre davanti. Noi ascolteremo, studieremo, invocheremo quello che lo Spirito Santo ci puo insegnare su la verità totale di Cristo per guidare il nostro cammino di fedeli credenti (Cfr. Ibid. 16, 13);

2. Faremo tesoro con cuore avido e docile dell'insegnamento di Cristo (Lc 11,28), e di coloro che "lo Spirito Santo ha costituito Vescovi per pascere la Chiesa di Dior (Act. 20, 28);

3. Vigileremo su certe nuove teorie oggi correnti, talvolta non immuni da pericoli spirituali e dottrinali; e ascolteremo l'invito evangelico, in fondo alle nostre anime, e dalla cattedra del magistero e nella comunione ecclesiale: l E qui il Maestro, e ti chiama!" (Io. 11, 28).

Il Maestro, Fratelli e Fedeli, il Maestro Gesù!

Con la nostra Apostolica Benedizione.

SALUTI DEL SANTO PADRE

Pellegrini ungheresi

Rivolgiamo ora un saluto cordiale e paterno a un gruppo di pellegrini dell'emigrazione ungherese, provenienti da vari Paesi, convenuti in questrAlma Città per celebrare l'Anno Santo e per chiudere ben cinque anni di preparazione spirituale in ricordo del millennio del cristianesimo nella loro terra natia.

Cari figli e figlie: la vostra presenza qui proprio oggi, 20 agosto - nel giorno tradizionalmente dedicato, nella vostra patria, alla festa di Santo Stefano - è per noi motivo di particolare gioia. Voi rappresentate un gran numero di fedeli ungheresi, sparsi nel mondo intero, di cui conosciamo il fiero attaccamento alla fede cristiana, la costanza nelle pratiche religiose e la lealtà verso questa Sede di Pietro.

Vogliamo approfittare di questo incontro per lasciarvi un pensiero spirituale : meditate bene sul tema di questo Anno Giubilare, rinnovamento e riconciliazione, nel quadro della vostra vita personale, familiare e sociale, e nel contesto più largo della vostra appartenenza alla Chiesa di Cristo, avendo come punto di riferimento il discorso di Gesù, detto della Montagna: qui troverete tanti utili e sublimi insegnamenti di pace, di fraternità, di abnegazione, ai quali potrete conformare il vostro modo di pensare, di agire, di pregare, e di amare tutti senza riserve.

Cari figli e figlie: vogliamo assicurarvi del nostro profondo affetto e delle nostre fervide preghiere, ed in segno della nostra paterna benevolenza impartiamo di cuore a voi e ai vostri cari la nostra Apostolica Benedizione.

l Piccolo Clero di Malta r

Una parola di saluto, di compiacimento e di augurio rivolgiamo al gruppo del "Piccolo Clero di Malta r, il quale, continuando una devota iniziativa, presta il servizio liturgico in S. Pietro durante i mesi di agosto e settembre.

Vi siamo grati, carissimi fanciulli, per la vostra generosa testimonianza di pietà cristiana, specialmente in questo Anno Santo, di cui siete anche voi privilegiati testimoni. Siamo sicuri che, tornando alle vostre case, nella vostra bella Isola, porterete con voi i doni dell'esperienza vissuta nel soggiorno romano: la pietà eucaristica, l'amore alla Chiesa e a Pietro, una sempre maggiore disponibilità alle necessità dei fratelli. Tali voti avvaloriamo con la nostra Benedizione Apostolica, che impartiamo a voi, al vostro Assistente e alle vostre famiglie

Pellegrini di Strasburgo

e di Puy-en-Velay

Nous saluons aussi avec joie les nombreux pèlerins français qui Nous entourent ce soir, ceux venus de Strasbourg et les membres du pèlerinage diocésain du Puy-en-Velay, qui sont accompagnés de leur évêque, le cher Monseigneur Dozolme.

Nous vous souhaitons, chers Fils et chères Filles, de profiter pleinement de la grâce de cette Année Sainte, afin que votre pèlerinage à Rome, près du tombeau des Apôtres, ne vous laisse pas seulement drheureux souvenirs, mais afin quril contribue aussi au renouvellement et à l'approfondissement de votre vie chrétienne. De grand coeur, Nous vous bénissons, ainsi que vos familles et tous ceux qui vous sont chers et qui nront pu vous accompagner jusqurici.

Pellegrini ugandesi e di Boston

Today we extend greetings to yet another pilgrimage from Uganda, led by the Archbishop of Kampala. We have expressed many times our paternal affection for your beloved country. And as we assure you yet again of our closeness to you, we urge all our sons and daughters of Uganda to ever greater renewal in Christian living: lLet your light so shine before men, that they may see your good works and give glory to your Father who is in heavenr (Mt 5,16).

We also have the joy of greeting our beloved Brother, Cardinal Medeiros, and other members of the Church in Boston. As we rejoice in celebrating our unity in faith, let us re-dedicate ourselves to the great Cause of renewal in Christ. Greetings to the entire beloved Archdiocese of Boston!

Gruppi di lingua tedesca

Wir grüssen heute noch besonders herzlich die zahlreichen Pilger aus der Diözese Eisenstadt. Eure Pilgerfahrt mit eurem Bischof zu den Gräbern der Apostel möge euch in eurer Liebe und Treue zur heiligen Kirche kraftvoll bestärken. Werdet wieder froh eures Glaubens, auf dass das Heilige Jahr für einen jeden von euch und eure ganze Diözese wirklich ein Jahr religiöser Erneuerung werde.

Dazu erteilen Wir euch und allen anwesenden Pilgern von Herzen unseren Apostolischen Segen.

Pellegrinaggio nazionale del Venezuela

Con paterno y espirutal afecto damos hoy la bienvenida a los numerosos fieles venidos de Venezuela, cuya peregrinacion national preside Monsenor Marcia1 Ramirez Ponte.

Vuestra presencia aqui, amadisimos hijos, es un testimonio esplendido de comunion en la fe y en la caridad, dentro del marco religioso del Afio Santo. Que la alegria de haber tomado Parte en este encuentro de toda la familia eclesial, os anime siempre a ser mensajeros de reconciliacion, constructores de la paz entre los hermanos. Con nuestra Bendicion Apostolica para vosotros y vuestros seres queridos.

Pellegrini del Portogallo

Uma palavra afectuosa aos presentes de lingua portuguesa, um saudar particular para os fiéis da diocese de Angra-Acores, com o Bispo-Coadjutor, e para os da diocese de Guarda, Portugal.

Grata é a presenta de todos vos, neste encentro fraterno e a ser, com a grasa de Deus, reconciliante e rmenovador. A alegria do saudar-vos assenta em confiante estima, com que fazemos votos pelo bem de todos, das vossas familias e das gentes que representais, para Nos muito queridas em Cristo


PAOLO VI



UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 27 agosto 1975

1975.08.27


TESTO DELL'UDIENZA

l'Anno Santo è un incontro con Gesù Cristo, un incontro speciale. Cioè esso obbliga colui che lo celebra ad una riflessione radicale su la propria fede, su la propria opinione su Cristo, su la Sua definizione, su la sua Realtà. E questo un processo logico estremamente importante, quasi una necessità di pensiero, e non solo di pensiero speculativo, ma di determinazione totale del proprio modo di vivere, un epilogo interiore circa le questioni del rapporto fra noi e Cristo, rapporto da riconoscere e da perfezionare, come fanno i fedeli, ovvero rapporto da stabilire, in senso nuovo e positivo, come fanno, Dio li benedica, coloro che si "convertono r, oppure in senso negativo, con terribile responsabilità esistenziale, coloro che vogliono rimanere indifferenti, estranei, ostili ad un rapporto, quale devressere, vitale e rinnovatore con Cristo incontrato sui molti sentieri sempre aperti della fede, o raggiunto a questa stazione centrale dell'Anno Santo.

Si è parlato in questo periodo giubilare di cristianesimo in generale; poi si è parlato della novità del messaggio cristiano da riscoprire, cioè dell'avvento innovatore drun sistema di pensare, di vivere, di comunicare con Dio e con gli uomini, sistema che possiamo includere nella formula di "regno dei cieli, o regno di Dio r, di messaggio evangelico; poi abbiamo cercato la fonte di questo messaggio, e abbiamo riconosciuto in Gesù, che appariva in umili apparenze come un semplice artigiano, oriundo, agli occhi dell'opinione pubblica, di Nazareth, un uomo qualsiasi per l'occhio miope dell'osservatore profano; e ci siamo sentito ripetere dalle fonti, cosi dette, bene informate: "Non è costui il fabbro, il figlio di Maria? . . ." (Mc 6,3), come Egli era di fatto; ma questa osservazione non esauriva la questione, perché, con meraviglia, la gente si interrogava donde mai Gesù attingesse tanta dottrina e come mai operasse miracoli. Era logico riconoscere in Lui un profeta, un maestro. Noi abbiamo anche accennato al peso attribuito a questo titolo di Maestro, che Gesù stesso indicava quale prerogativa somma ed esclusiva all'atteso Messia, al Cristo. Ma questo stesso titolo di Maestro non diceva tutto di Gesù, il Quale lasciava capire essere Lui stesso il Maestro, il Messia, il Cristo, tanto atteso e tanto magnificato; cosi che, fin dall'inizio della sua entrata nella scena della vita pubblica, i primi discepoli intuirono che Gesù era un personaggio misterioso. Tra questi discepoli, ad esempio, Natanaele (Bartolomeo), all'incontro con Gesù, vistosi da Lui conosciuto con un infallibile sguardo introspettivo, esclamo: "Rabbi (cioè Maestro), Tu sei Figlio di Dio, Tu sei il Re drIsraele" (Io. 1, 49). La qualifica di Maestro non bastava quindi a definire Gesù; un altro titolo gli compete, quello di "Figlio di Dio r, titolo difficile allora a spiegarsi, ma tale da amplificare la figura di Gesù, oltre quella del semplice Maestro e oltre quella del Messia, di statura semplicemente umana. Nello stesso quadro evangelico, verso le foci del Giordano nel Mar Morto, unraltra definizione di Gesù era risuonata: "Ecco l'Agnello di Dio r, cioè la vittima privilegiata e predestinata ad un misterioso sacrificio (Ibid. 1, 29 et 36). La curiosità e la meraviglia crescevano, ,anche se Gesù, parlando di Se stesso, solo si qualificava abitualmente come "Figlio dell'uomo r, altro titolo apparentemente modesto, ma pieno di reminiscenze bibliche e di significato profondo.

Parlare di Gesù, nello svolgimento del racconto evangelico, era diventata cosa attraente, impegnativa, inevitabile, ma nello stesso tempo cosa difficile e ambigua. Tanto che la questione: chi è Gesù? si prestava alle più varie risposte, e non era del tutto chiara anche nella mente dei discepoli quale dovesse essere. Fu allora, voi ricordate, che Gesù stesso, andando con la piccola comitiva dei discepoli medesimi verso Cesarea di Filippo, al Nord della Palestina vicino al monte Hermon, pose una domanda esplorativa: "chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo? r; e dopo le risposte diverse e confuse, desunte dall'opinione pubblica, Gesù incalzo il discorso ponendo la domanda diretta ai suoi futuri apostoli: "E voi chi dite chrio sia? r. E fu allora che Pietro, illuminato da Dio-Padre, rispose, certamente anche a nome degli altri, la celebre, invincibile definizione di Gesù: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16).

Figli e Fratelli, noi ora non diremo di più sul contenuto e su la storia di questa rivelazione. Voi, del resto, conoscete come nel seguito del Vangelo, specialmente nella narrazione dell'Evangelista Giovanni, la questione circa la identità misteriosa di Gesù prende la parte maggiore, e si fa drammatica per l'opposizione radicale dei Farisei, degli Scribi, dei Sadducei e per l'interesse crescente del Popolo (Cfr. Io. 12, 12); si fa poi ufficiale e tragica, perché proprio il titolo messianico e divino di Figlio di Dio, che Gesù, Figlio dell'uomo, nel suo duplice processo religioso e politico, rivendica a Sé, sarà il titolo per la sua condanna alla Croce. Gesù muore vittima e martire della sua misteriosa identità: di Uomo-Dio; e per tale Sua identità risorgerà al terzo giorno e sarà cosi il Salvatore del mondo.

Teniamo tutti ben fissa nel pensiero, nel cuore, nella vita questa verità certissima e ineffabile circa nostro Signore Gesù Cristo, unico nella Persona divina dell'unigenito Figlio di Dio; eterno nella natura del Verbo, incarnato nella natura umana in Maria per opera dello Spirito Santo. Ricordiamoci di questo mistero reale e incombente su tutta la storia e su tutta la sorte dell'umanità, il mistero dell'unica Persona del Verbo di Dio, vivente nella natura divina e nella natura umana di Gesù. E dogma sovrano, che noi professiamo nella Messa drogni domenica e drogni solennità cantando il Credo; è la base della nostra fede cristiana e della nostra salvezza. Ricordiamoci tutti che abbiamo professato con esplicita adesione e con inesauribile felicità la confessione di Pietro, qui, proprio su la sua tomba, con la sicurezza che è fondato sulla roccia apostolica (Mt 16,18), anzi su la pietra angolare chrè Cristo stesso (1 Petr. 2, 6; Mt 21,42) l'edificio, chrEgli, facendo di noi pietre vive (1 Petr. 2, 5), sta costruendo, e che non puo crollare (Mt 16,18), né col tempo che passa, né con la morte che tutto sembra distruggere: è la sua Chiesa, santa ed immortale, a cui noi abbiamo la fortuna di appartenere e da cui riceviamo Cristo medesimo, Pane di vita eterna (Io. 6, 51).

Qui la fede appare nella sua suprema importanza e necessità, nella sua origine, come dono attivo di Dio, e come umile ed onesta apertura soggettiva nostra alla Parola di Lui (Cfr. Ibid. 1, 12; 3, 21; etc.). E con un atto di fede, cioè di accettazione di Verità divina, che trascende il nostro potere conoscitivo e sperimentale, salutiamo Gesù Cristo, ancora con parole di Simone Pietro: "Signore, a chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Cristo Figlio di Dio" (Io. 6, 69).

A tanto vi conforti la nostra Benedizione Apostolica.

SALUTI DEL SANTO PADRE

Pellegrini delle diocesi di Boiano-Campobasso,

di Monreale, di Ampurias e Tempio e di Lugano

Ci fa piacere vedere attorno a noi, in questa Udienza, i cospicui gruppi di pellegrinaggi venuti da illustri e antiche Chiese locali, insieme con i loro Pastori: sono le sedi di Monreale, di Boiano-Campobasso, di Ampurias e Tempio e di Lugano. I1 flusso dei fedeli che accorrono a ritemprare a Roma la vita dell'anima, nello spirito di rinnovamento e di riconciliazione proprio dell'Anno Santo, continua ininterrotto: è una crescente testimonianza della vitalità delle singole diocesi, e della serietà con cui celebrano il Giubileo. Questa corrente non si fermerà più, vero? Tornate alle vostre occupazioni con una gioia nuova nel cuore, con un proposito di vita sempre più fedele e coerente al Vangelo, con uno slancio generoso di apostolato, attinto, in questi giorni santi, dall'incontro di grazia con Cristo Signore, dalla sosta di preghiera presso le memorie degli Apostoli e dei Martiri. II Signore sia con voi, sempre, a confortare col suo aiuto costante la vitalità ecclesiale delle vostre singole comunità! Per questo lo preghiamo e pregheremo per voi, mentre a tutti voi qui presenti, come ai vostri cari lontani, specie ai Piccoli e ai sofferenti, impartiamo la nostra Benedizione.

Pellegrini di lingua francese

Nous ajoutons un mot particulier pour quelques pèlerinages que Nous venons de nommer, mais qui Nous semblent particulièrement représentatifs.

Nous saluons nos Fils de l'île de La Réunion. l'apostolat que de nombreux religieux y ont déployé a porté des fruits magnifiques. Tous nos voeux pour la vitalité et la cohésion de vos communautés chrétiennes, pour votre engagement au service de la promotion de tous vos compatriotes.

Et comment ne pas faire mention spéciale du groupe très nombreux de Lyon, de Saint-Etienne et du Diocèse drArras, avec les Evêques que Nous avons nommés et dont Nous saluons avec affection le courage pastoral? Ah, chers pèlerins français, Nous savons votre souci, souvent ingénieux, de renouveau spirituel, de recherche catéchétique, drengagernent social. Que tout cela demeure fermement enraciné dans la foi de l'Eglise, dans cette foi forte et simple dont vos martyrs ont donné le premier exemple en Gaule! Ayez le sens de l'Eglise, de sa tradition apostolique, de sa catholicité, comme saint Irénée. Aimez-la. Par dessus tout, comme dit saint Paul (Ep 4,3), appliquez-vous à garder l'unité de l'esprit par le lien de la paix: oui, unissez vos forces vives dans la charité, autour de 1rEvêque. Avec notre Bénédiction Apostolique.

Enfin, Nous exprimons notre estime aux Maîtres-Tailleurs venus de tous les horizons pour leur seizième Congrès mondial. Que vous souhaiter, chers amis, en quelques mots? De nouer des liens amicaux et efficaces entre vous, pour développer votre art. Car cet art est et doit demeurer au service de l'homme: il peut contribuer à une constante éducation et même à une élévation du goût, mais aussi favoriser le caractère personnel, l'harmonie, la courtoisie, lrhonnêteté des rapports humains. Employez-vous à ce progrès, voyant votre travail dans cet esprit de service de ce quril a de meilleur dans l'homme. Nous vous bénissons, avec vos familles et ceux qui collaborent avec vous dans votre noble profession.

Pellegrini del Ghana,

dell'Uganda e dell'Irlanda

Our special welcame goes to the National Pilgrimage from Ghana. Through you we likewise send greetings to the entire Church in your land, and to all your brothers and sisters. May you experience in Rome at the Memorials of the Apostles the immense joy of renewal in Christ, and of reconciliation with God and man. Be assured of our deep affection for Ghana!

Again this week we repeat our greetings to a large group from Uganda. You always have a place of honour in our heart, and a special title to our affection. \Ve love Uganda!

Our joy is complete as we welcome our beloved Irish sons and daughters. You come from the length and breadth of Ireland-a land linked to this Apostolic See in faith from the days of Patrick. And, today, by your presence here, we hear you tell us with Columban-just as he told our predecessor Gregory the Great-lAll we Irish . . . are disciples of Saints Peter and Paul . . .; the Catholic faith . . . is maintained unbrokenr. Yes, dear sons and daughters, it must always be maintained unbroken. And may the regenerating power of this Catholic faith of yours give you, in this Holy Year of grace, renewal in justice, in peace and in love


PAOLO VI

Paolo VI Udienze 1975 - SALUTI DEL SANTO PADRE