
Paolo VI Udienze 1975 - SALUTI DEL SANTO PADRE
UDIENZA GENERALE
1975.09.17
La logica dell'Anno Santo, vogliamo dire il suo dinamismo spirituale e morale, ci invita ad un duplice movimento religioso: quello di risalire alle sorgenti della nostra fede, e quello di discendere all'applicazione coerente dei principii della nostra fede stessa alla vita vissuta.
Risalire alle sorgenti; discendere alla diffusione della- loro virtù fecondatrice nella pratica esperienza della nostra presente esistenza; possiamo dire che in questo schema semplicissimo vi è quanto basta per il nostro bene.
Osserviamo noi stessi con la coraggiosa chiarezza, alla quale la spiritualità dell'Anno Santo ci ha certamente iniziati; e domandiamo alla nostra coscienza: quale influsso impegnativo e reale ha per noi il fatto che siamo cristiani? Certamente noi attribuiamo sempre una grande importanza a questa qualifica, che sappiamo stampata, col battesimo, nel nostro essere, nella misteriosa profondità del nostro spirito; e nessuno di noi vorrebbe rinnegare la dignità e la fortuna, che a noi derivano da questa incancellabile qualifica religiosa: siamo cristiani.
Ma questa qualifica: sono cristiano! assume spesso un carattere statico, inerte, assente nella psicologia e nell'attività dell'uomo moderno, il quale non rileva sovente l'esigenza specificante e operante, che deriva appunto da un tal nome, anzi da un tale essere. Per molti il titolo cristiano, impresso nella sua personalità, non comporta alcun risultato pratico, né individuale (ricordate l'antica sentenza: homo sum, nihil humani a me alienum puto, uomo sono, e nulla di umano reputo per me alieno: Terenzio); né sociale (ricordate il Concilio: "Noi siamo tentati di pensare che allora soltanto i nostri diritti personali sono pienamente salvi, quando siamo sciolti da ogni norma della legge divina" - (Gaudium et Spes GS 41). Cioè, è marcata nella mentalità dell'uomo moderno la distinzione, anzi la separazione del cittadino del mondo profano da ogni riferimento di carattere religioso. Che un cittadino del mondo profano si appelli a principii dottrinali aprioristici, altrettanto impegnativi, quanto discutibili, sembra cosa del tutto normale, anzi onorifica per la coerenza risultante fra le idee e la maniera di applicarle; ma che un cristiano osi professarsi tale nell'esercizio delle funzioni sociali o professionali sue proprie, questo oggi troppo spesso sembra intollerabile, come una mancanza di buon senso e di buon gusto, come un clericalismo integrista oggi superato, come un ceppo da infrangere alla libertà di discussione e drazione. Dopo il Concilio, si dice, la cultura profana, la scienza, l'attività temporale, la politica, la vita umana naturale, in una parola, sono affrancate dalla religione; essa rimane, ma ogni religione ha pari diritto di attestarsi come crede, percio il ricorso al proprio carattere cristiano non ha più senso, se non forse nel foro segreto della coscienza, e se pur questa si ricorda che tale foro è tuttora aperto e giudicante.
Qui siamo al punto decisivo della nostra conversazione con la mentalità del nostro tempo. Facciamo attenzione. Che la cultura, la scienza, l'attività profane abbiano una loro specifica libertà di svolgimento, secondo le leggi proprie del pensiero naturale e dell'ordine razionale, noi lo ammettiamo senzraltro; anzi sarà l'educazione cattolica stessa a promuovere e a difendere dalla invadenza di ideologie preconcette la cultura e la ricerca scientifica, affinché esse siano guidate da puri criteri razionali, propri del campo a cui sono rivolte.
Il Concilio, se ci vogliamo riferire a questo grande pronunciamento sui maggiori problemi della nostra vita contemporanea, dice infatti chiaramente: "la missione propria affidata da Cristo alla sua Chiesa, non è drordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che Egli le ha prefisso è drordine religioso" (Ibid. 42). E ancora: "la Chiesa non vieta che le arti e le discipline umane si servano, nell'ambito proprio a ciascuna, di propri principii e di un proprio metodo; e percio, riconoscendo questa giusta libertà, la Chiesa afferma la legittima autonomia della cultura e specialmente delle scienze" (Gaudium et Spes GS 59 et 36).
Ma questo non significa che l'uomo, proprio in quanto tale, e tanto di più se egli è cristiano, non sia ordinato a Dio, non sia cioè inserito in un rapporto vitale con il Principio, con il Legislatore e con il Fine della nostra esistenza, non sia, in altri termini, gratificato da un vincolo religioso, che la secolarizzazione della vita pratica, e tanto meno il secolarismo teorico e pratico, che prescinde radicalmente e arbitrariamente dalla realtà ontologica, non hanno potere di distruggere, anche se hanno l'infelice potere di dimenticare, o di rinnegare. Un pesce non puo prescindere dall'acqua in cui si trova; né l'uomo puo prescindere dall'atmosfera in cui respira ed in cui si svolge la sua presente esistenza. Dio è "l'elemento" ineffabile, ma reale, dal quale la nostra vita trae origine, norma e termine: essa è immersa in Dio. Esulti chi ascolta: Dio è amore, oceano di amore.
In altri termini, è necessario che noi ritorniamo al pensiero di Dio, al fatto positivo della religione, e che noi diamo alla nostra fede religiosa il posto e la funzione che le spettano in una concezione sapiente ed organica della nostra vita. La religione non intralcia la nostra attività profana; la rispetta, la promuove, la rettifica, la santifica. Essa è come la lampada accesa nell'oscurità della stanza della nostra esperienza; l'oscurità scompare, e la stanza acquista il suo disegno, i suoi colori, la sua bellezza; e le sue deformità eventuali sono, a vantaggio di chi abita nella stanza, denunciate e rese riparabili. Dio è la luce: l Dominus illuminatio mea et salus mea; quem timebo? Il Signore è la mia luce e la mia salvezza: di chi dovro io avere timore?" dice il celebre salmo (Ps 26,1), che ancora ingemma la fronte dell'Università medioevale, e ancora indica a noi il cammino che dobbiamo risalire.
Risalire dunque, significa che non dobbiamo mai, per rispetto umano, arrossire dressere gente la quale crede in Dio ed in Cristo, e la quale ha bisogno di slogans profani "tutto fare" e tutto dire, per svelare e professare il nostro sistema superiore di pensare e di agire. In secondo luogo noi, noi stessi che ci crediamo e alla religione chiediamo le somme ragioni della nostra esistenza, noi dobbiamo essere sempre alla ricerca esplorativa e contemplativa di Dio e di Cristo rivelatore: cioè dobbiamo alimentare in noi stessi una attività religiosa personale, sui sentieri tracciati dalla Chiesa maestra, e aperti sull'infinito e beatificante mistero di Dio. Meditare. Pregare. Pregare vuol dire salire; salire alla prima sorgente drogni cosa; dell'essere, del pensare, dell'operare, del godere . . .
Cosi crinsegni l'Anno Santo, cosi ci aiuti lo Spirito stesso di Dio, a pregare, a salire!
Con la nostra apostolica benedizione.
Pellegrinaggi di varie diocesi drItalia
Salutiamo ora con paterna effusione i numerosi pellegrinaggi delle varie diocesi drItalia, qui presenti con i rispettivi Vescovi, i quali affollano anche oggi il nostro settimanale incontro con i fedeli: sono gruppi delle diocesi di Savona e Noli, Tortona, Bergamo, Bobbio, Parma, Mantova, Carpi, Ferrara e Comacchio, Imola, Norcia, Alatri, Ariano e Lacedonia, Crotone.
Carissimi figli, vi accogliamo col cuore che a tutti si apre e con tutti condivide le aspirazioni, i voti, le speranze di questo Anno Giubilare. La vostra presenza ci attesta la partecipazione sentita e coscienziosa delle Chiese locali a questo straordinario evento ecclesiale. Anche per voi, senza dubbio, il pellegrinaggio a Roma non mancherà di costituire una ricca e indimenticabile esperienza e una sosta ristoratrice per lo spirito a contatto con le memorie degli Apostoli e dei Martiri. Possa cosi la celebrazione giubilare essere una tappa fondamentale per rinvigorire il vostro impegno di adesione al Vangelo, di amore alla Chiesa, di carità operosa verso i fratelli, di rinnovamento in tutti i piani della vita religiosa, familiare e sociale. Ecco quanto amiamo augurarvi come ricordo di questa Udienza. Vi accompagni e vi conforti la Nostra particolare Benedizione Apostolica.
Giovani dell'Oratorio maschile "San Luigi r
di Maggiànico di Lecco
Srinserisce a questo punto dell'udienza unriniziativa simpatica, promossa dai giovani dell'Oratorio Maschile "S. Luigi" di Maggiànico di Lecco, i quali hanno recato a Roma una fiaccola, pregandoci di accenderla prima di riportarla, a tappe successive, tra gli amici della loro Associazione.
Noi abbiamo accolto volentieri, figli carissimi, tale vostro desiderio, ed ora, prima di riconsegnarvi la fiaccola, ci piace accennare al nobile e trasparente significato simbolico che avete inteso dare al vostro gesto: esprimere, cioè, l'idea che la luce della fede e la fiamma della carità srirradiano nel mondo dalla sede dell'Apostolo Pietro.
Vogliamo, percio, ringraziarvi di questa forma originale di partecipazione all'Anno Santo e, nell'accompagnare con fervidi voti il ritorno al vostro Oratorio, impartiamo la propiziatrice Benedizione Apostolica a tutti voi, ai vostri Sacerdoti e Congiunti.
Pellegrini albanesi
della diocesi jugoslava di Skopje-Prizren
Un cordiale saluto desideriamo anche rivolgere ai fedeli di lingua albanese, che sono venuti dalla diocesi di Skopje-Prizren ( Jugoslavia), col Vescovo Ausiliare Monsignor Nikola Prela.
Il vostro pellegrinaggio a Roma, per prendere parte diretta al Giubileo dell'Anno Santo, e la vostra presenza a questo incontro spirituale costituiscono eloquente testimonianza di fede in Cristo, di amore alla Chiesa e di attaccamento alla Cattedra di Pietro.
Noi vi esprimiamo il nostro grazie sincero e benedicente per l'omaggio della vostra filiale devozione, auspicando per ciascuno di voi e per le vostre famiglie frutti abbondanti di rinnovamento interiore, di riconciliazione, di serenità e di pace.
Dio vi benedica! Dzoti Ju-Békoft.
Partecipanti alla Conferenza Mondiale
dell'Associazione Internazionale Rurale Cattolica
Nous saluons aussi avec joie les participants à la Conférence mondiale de l'Association Internationale Rurale Catholique.
Depuis sa fondation, voici déjà dix ans, votre Association srefforce de regrouper les différentes organisations catholiques qui, à un titre ou à un autre, couvrent au développement harmonieux des populations rurales pour la sauvegarde de leurs intérêts légitimes et de leurs valeurs religieuses. Les conditions nouvelles drexploitation de la terre, avec ses techniques modernes de travail, les découvertes scientifiques et finalement l'industrialisation du travail rural, constituent, à nren pas douter, des risques drébranlement profond dans la vie traditionnelle des ruraux. Elles ouvrent en même temps drimmenses possibilités de développer et de mettre à la disposition de l'humanité des richesses jusquralors inexploitées de la Création. Crest votre mission, chers Fils, de vous employer, au sein de vos organisations catholiques, à faire prendre conscience de la signification religieuse et des exigences morales, pour des chrétiens, de cette évolution.
Crest aussi votre rôle dragir auprès des instances responsables internationales pour que ce progrès profite à tous et en particulier aux trop nombreuses portions du monde rural qui, dans les pays en voie de développement notamment, connaissent encore des situations de misère et parfois même drexploitation.
Avec nos encouragements pour votre action communautaire au service du monde rural et en témoignage de l'Evangile, Nous vous donnons de grand coeur Notre Bénédiction Apostolique.
Pellegrini della Repubblica Centrafricana
e dell'Isola Maurizio
Nous tenons à saluer spécialement les Pèlerins de la République Centrafricaine et de 1rIle Maurice! Chers Fils, Nous vous félicitons de donner à 1rEglise de Rome, au cours de cette Année Sainte, le témoignage de votre indéfectible attachement! Nous avons aussi la ferme esperance que votre pelerinage portera des fruits abondants au sein de vos communautes chretiennes. Qurelles srefforcent toujours de demeurer profondement enracinees dans la tradition vivante de lrEglise, et très soucieuses de partager concretement les responsabilites des Pasteurs! Avec Notre Benediction Apostolique.
Fedeli americani
convenuti in occasione della canonizzazione
di Elizabeth Ann Seton
Our welcome goes to the pilgrims from the United States who have come to Rome to celebrate the Canonization of their first native-born Saint:
We express a word of special greeting to the pilgrimage from New York-the illustrious City of Elizabeth Ann Seton: the city of her birth, her Baptism, her marriage, her conversion. Be always worthy of the honor of your heritage. Be always strong in your Catholic faith.
And to the Church of Baltimore, sanctified by the evangelical example and activities of Mother Seton-to Baltimore, zealous guardian of her mortal remains, we say: Be always living witnesses, in unbroken tradition, to her practice of authentic Christian love.
We recall also the special relationship of Saint Elizabeth Seton with the beloved Churches of Cincinnati and Greensburg. We pray that you too will be proud imitators of her virtues, especially of her devotion to the Blessed Sacrament and to the Word of God. This is our affectionate message for all your families, your parishes-for everyone.
And to all of you, dear sons and daughters of America-to the very large pilgrimage from Pittsburgh, to the groups from Louisville, Covington, Fort Wayne-South Bend, Lansing, Little Rock, Rochester, and Superior-to all of you: joy and peace in Jesus Christ. May the example of Saint Elizabeth Seton confirm you in your faithfulness: Be children of the Church-for ever!
From Africa we are happy to welcome the National Pilgrimage of Liberia, and an interdiocesan pilgrimage from Uganda. Our interest in your beloved continent is well known to you. It is a prayerful and loving interest. We pray ceaselessly for Africa and we love all of you in the Lord.
We have a special greeting for the pilgrims from Indonesia. You are as representatives of so many more who could not make this long journey. Return to them, renewed in faith and reconciled with God and man. Take with you our affectionate blessing for yourselves, your families and your friends.
The officials and athletes of some fifty nations who are in Rome for the World Athletics University Games, sponsored by the International University Sports Federation, are especially welcome. We thank you for coming to visit us and we wish you every success.
Pellegrinaggi tedeschi
Ein wort herzlicher Begrüssung richten Wir an die Teilnehmer des grossen Pilgerzuges der Erzdiözese Paderborn wie such an die vielen Pilger aus der Diözese Regensburg, die mit ihrem verehrten Herrn Bischof Mons. Rudolf Graber heute anwesend sind.
Seid alle willkommen hier im geistlichen Zentrum des Heiligen Jahres! Im Namen Jesu Christi rufen Wir euch zu: rSeid stark im Glauben! Bleibet treu dem Glauben eurer Väter! Seid heilig in eurem ganzen Wandel, weil jener heilig ist, der euch berufen hatl (Cfr. 1 Petr. 5, 9; 1, 15).
Mit besonderer Freude begrüssen Wir auch den Pilgerzug rMissio-Romfahrt im Heiligen Jahrl. Ihr wisst, liebe Söhne und Töchter, unsere heilige Kirche ist wesentlich missionarisch.
Jedem mündigen Christen liegt es darum am Herzen, auch anderen das Licht und die Wohltaten des Glaubens weiterzugeben. Wir danken einem jeden von euch für euren langjährigen, unermüdlichen Einsatz im Dienste unserer katholischen Weltmission, Möge Christus euer überreicher Vergelter sein!
Von Herzen erteilen Wir allen Anwesenden Unseren besonderen Apostolischen Segen.
Pellegrini messicani
della Prelatura di Chetumal
Con gran complacencia dirigimos nuestro saludo paterno a los peregrinos provenientes de la Prelatura de Chetumal (México), depositarios de la antiquisima tradicion cultural maya, asi como a los componentes de Ia peregrinacion interdiocesana del Ecuador, presididos por Monsenor Hugolino Cerasuolo.
Gracias, amados hijos, por esta visita desde tan lejos. Conservad y acrecentad en vuestra vida el inigualable don de la fe cristiana que habéis recibido. Y que ella sea la guia segura en vuestro caminar hacia la patria definitiva.
Os damos, finalmente, nuestra especial Bendicion
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.09.24
Noi vogliamo credere che quanti di voi hanno compreso lo spirito dell'Anno Santo e hanno compiuto le pie e buone pratiche del Giubileo, hanno concluso questo felice momento di revisione e di rinnovamento morale e spirituale con qualche proposito fermo, riformatore e animatore della propria coscienza. Questo è molto importante. Infatti l'esercizio spirituale dell'Anno Santo esige un duplice momento; uno rivolto al passato; è l'esame religioso e morale, il bilancio della verità su la propria vita. A chi ha voluto dare davvero un carattere riassuntivo e decisivo a questo momento di lucidità personale davanti allo sguardo amoroso e illuminante del Padre celeste, saranno venute alle labbra le famose parole del figliol prodigo: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di Te; non sono più degno dressere chiamato tuo figlio..." (Lc 15,18-19).
Poi, invece, ottenuto il perdono rigeneratore, l'anima è inondata drineffabile pace. E questa una delle più vere e consolanti esperienze della vita: la pace, la vera pace interiore, la gioia profonda dello spirito.
Ed ecco allora il secondo momento del Giubileo, della rinascita; il momento che si proietta su l'avvenire: la nuova vita, il nuovo programma, i nuovi propositi (Cfr. Phil Ph 3,13).
I nuovi propositi! Oh! Figli carissimi, non lasciate passare questo istante di grazia, senza concluderlo con qualche buono e fermo proposito. Codesta è unrora preziosa per ciascuno di voi; è l'ora della grazia di Dio. Dio passa accanto a voi: non sia vano tale misterioso passaggio! Timeo transeuntem Deum. Fermatelo nella promessa druna vita migliore, più coerente, più cristiana!
Ricordate la breve parabola di Gesù sui due fratelli classificati dal diverso modo di volere? "Un uomo, dice la parabola, aveva due figlioli, e rivoltosi al primo gli disse: Figlio, vai a lavorare nella mia vigna. Ed egli rispose: non voglio. Poi pentitosi, vi ando.
E (quel padre) accostatosi al secondo, gli disse lo stesso. E quegli rispose: Si, vado, Signore ! Ma non ando. Quale dei due fece la volontà del padre?" (Mt 21,28-30). E chiaro: il primo. Questo è l'insegnamento del Signore. Egli ci vuole positivi, conclusivi, efficaci nell'impiego della nostra volontà. E parimente sua la parola: "Non chiunque mi dice: Signore! Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi farà la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Ibid. 7, 21). Non basta dire, occorre fare!
Questo è il Vangelo. Questo è lo stile della vita cattolica. Non è l'essere che ci salva: questo è un dono, che riceviamo, una responsabilità. E più vicino alla salvezza uno che è piccolo, che non un grande (Cfr. Ibid. 11, 25; 18, 2; 19, 14).
Non è il sapere, chrè pur necessario, come condizione, quello che ci salva; pensate alla semplice conoscenza delle verità di fede (Cfr. Iac. 2, 14); non è certo l'avere; uno puo avere ricchezze e beni drogni sorta; ma per la salvezza che cosa gli servono? (Cfr. Luc Lc 12,20) Cio che ci salva, sempre col concorso determinante della grazia, è la volontà, la buona volontà, il coefficiente nostro, libero, personale del nostro volere. E questa devressere, con l'aiuto di Dio, la conseguenza generica e pratica del nostro giubileo: noi dobbiamo implorare per noi e per tutti i cristiani, che lo hanno celebrato, il carisma, l'energia, il coraggio e il proposito della fortezza, del carattere, della coerenza, della fermezza e diciamo pure, dell'azione cristiana e cattolica!
Cosi sia, Figli carissimi; con la nostra Benedizione Apostolica.
Partecipanti all'assemblea generale per la Pastorale del Turismo in Europa
Esprimiamo ora un saluto particolare ai Partecipanti al Simposio Europeo sulla Pastorale del Turismo, che si svolge in questi giorni a Roma.
La vostra presenza è per noi motivo di grande soddisfazione: voi non solo avete dimostrato di ben comprendere il valore e le esigenze spirituali e culturali del Turismo, ma con questo Simposio avete manifestato un serio impegno di disponibilità per unropera di animazione, di aggiornamento e di coordinamento della Pastorale del Turismo nell'ambito delle rispettive Conferenze Episcopali.
Siate artefici generosi ed alacri nell'assicurare una concreta e metodica applicazione delle direttive dei vostri Pastori e profittate di questo incontro per mettere in comune le proficue esperienze da voi compiute nel campo specifico del vostro ministero.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.10.01
Rinnovamento, noi abbiamo detto essere uno degli scopi fondamentali dell'Anno Santo. Questa grande parola acquista il suo significato soltanto quando è detto a che cosa essa si riferisce. Nel caso nostro il rinnovamento desiderato si riferisce a tutta la vita cristiana; ed ha quindi un significato molto ampio. Per non rimanere nel vago e nell'incerto cerchiamo di riferire questo rinnovamento ad un aspetto fondamentale della vita cristiana; e questo aspetto fondamentale non puo essere che la fede. Noi dobbiamo rinnovare la nostra fede!
E voi tutti, carissimi Pellegrini dell'Anno Santo, qua accorsi per il giubileo, avete compiuto un importante e magnifico atto di fede, un atto forte, un atto decisivo, un atto impegnativo, un atto riformatore, un atto che ha il carattere drun principio (ricordate la parola di San Paolo: "l'uomo giusto vive di fede" - Rom. 1, 17; Ga 3,11 Hebr Ga 10,38); ha il carattere di una riforma mentale e spirituale; ha il senso drun impegno sovrano e felicissimo, quello di sospendere la nostra vita alla nostra professione religiosa, quello di stabilire il vero e salutare rapporto del nostro minuscolo e fragile essere all'Essere infinito e vivente di Dio.
La fede è la vita! Noi ne dobbiamo avere la beata certezza.
Ma ecco allora sorgere in noi la grande questione: che cosa è la fede? Semplicissima la domanda, ma assai delicata e complessa è la risposta. Essa coinvolge tutto il problema religioso, che ben sappiamo quanto sia difficile e tormentato ai nostri giorni. Ma che nessuno si lasci vincere dalla paura, dalle difficoltà, dalle declamazioni avversarie, dalla tentazione di non risolvere questo famoso problema religioso, e di credersi intelligente e furbo eludendone la soluzione, e vivendo nella oscurità della negazione religiosa, o nella penombra del dubbio.
La fede è necessaria. La fede è la salvezza. La fede è la verità.
La fede è la felicità. E ripetiamo: la fede è la vita.
Perché la fede è la nostra risposta alla Parola di Dio. E il nostro "si" alla sua rivelazione, all'offerta della sua luce e del suo amore. E anche questa nostra adesione è già una grazia che Dio ci fa (Cfr. DENZ.-SCHON. DS 375). E psicologicamente la fede consiste in un atto della nostra mente, mossa dalla volontà ad assentire non tanto per l'evidenza di cio che crediamo, quanto per l'autorità di Dio che parla, secondo la garanzia del magistero della Chiesa (Cfr. S. THOMAE Summa Theologiae, II-II 2,1 II-II 9,0 II-II 4,2; etc.).
Questo nostro straordinario rapporto col Dio vivente e rivelante esige pertanto una riflessione, uno studio. E cio che noi, vi raccomandiamo come conseguenza, come frutto del Giubileo: studiate la fede, confermate la fede. Incontrerete qualche fatica di pensiero, di volontà, di attenzione, di attesa forse e di travaglio interiore e di coraggio esteriore.
Ma sarete beati! come ha detto il Signore: "beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (Lc 11 Lc 28). Ricordatevi dunque: la fede! Con la nostra Benedizione Apostolica.
Partecipanti al Congresso
dell'Associazione Italiana Teologi Moralisti
Ci è veramente gradito rivolgere ora un affettuoso e augurale saluto ai partecipanti al VI Congresso nazionale promosso dall'Associazione Italiana Teologi Moralisti, che si è svolto in questi giorni a Roma.
Vogliamo dirvi anzitutto, figli carissimi, la gioia nel vedervi e sentirvi accanto a noi, in questa fortunata circostanza del Giubileo.
Aggiungiamo volentieri l'espressione della sollecitudine e dell'apprezzamento, con cui amiamo seguire il vostro impegno per sempre meglio qualificare il servizio che svolgete nella Chiesa, affinché esso diventi sempre più unrautentica opera di evangelizzazione e di promozione umana e cristiana.
Siamo lieti di confortare i vostri rinnovati propositi: nell'opera costante che la Chiesa, Madre e Maestra, compie a favore degli uomini, per rendere loro accessibile la verità di Dio e comunicare la Redenzione, essa attende il vostro contributo di studiosi e di docenti; abbiate fiducia in lei, ben sapendo di trovare sempre in essa l'incoraggiamento, la guida e la speranza; amatela e sostenetela con generosa fedeltà nella sua missione.
Con questi voti, mentre imploriamo su voi tutti l'abbondanza dei doni celesti, vi impartiamo la nostra particolare Benedizione Apostolica.
Partecipanti al convegno canonistico
Figli carissimi,
Abbiamo appreso con soddisfazione che vi siete riuniti in questi giorni a Roma per approfondire insieme il tema, attuale ed impegnativo: Ius Ecclesiale set Ministerium Reconciliationis, mossi a questa significativa scelta dal grande evento spirituale dell'Anno Giubilare, che richiama verso questa alma Urbe folle innumerevoli di fedeli.
Vi è noto che fin dal momento in cui noi, il 9 maggio 1973, manifestammo la nostra deliberazione di celebrare l'Anno Santo, indicammo anche la finalità primaria di tale celebrazione spirituale e penitenziale: 1a riconciliazione che, fondata sulla conversione a Dio e sul rinnovamento interiore dell'uomo, risanasse le rotture e i disordini, di cui sagre oggi l'umanità e la stessa comunità ecclesiale.
Abbiamo affermato a più riprese che nel profondo del cuore, anzitutto, deve avvenire la conversione, cioè il cambiamento di orientamento? di mentalità, di vita.
Abbiamo notato che avete posto al centro delle vostre riflessioni giuridico-pastorali la meditazione sul mistero della Chiesa, la quale - desideriamo sottolinearlo - "è . . . realtà nativamente e permanentemente riconciliante; e, in quanto tale, essa è presenza e azione di Dio "che riconcilia a sé il mondo in Cristo" (2 Cor 2Co 5,19), le quali si esprimono primariamente nel Battesimo, nel perdono dei peccati e nella celebrazione eucaristica, attualizzazione del sacrificio redentore di Cristo e segno efficace dell'unità del Popolo di Dio" (Paterna cum benevolentia, 8 dec. 1974, I).
Auspichiamo di cuore che voi tutti, cultori e operatori di diritto, sulla linea di tali indicazioni possiate portare con la vostra sperimentata preparazione dottrinale, ma più col vostro operoso amore alla Chiesa, un contributo illuminante e concreto affinché i fedeli, in questo Anno giubilare, sentano sempre più il bisogno di essere convertiti nella penitenza, ritemprati nella carità e uniti maggiormente con i fratelli nella grazia di Dio.
Con tali voti, imploriamo sulle vostre persone larga effusione di favori celesti, in pegno dei quali vi impartiamo volentieri la propiziatrice Benedizione Apostolica.
Membri del Consiglio Mondiale
delle Organizzazioni femminili cattoliche
Crest avec une grande joie que Nous adressons un salut cordial et tout particulier au Conseil de IrUnion mondiale des Organisations féminines catholiques présent ici ce soir.
Vous avez voulu, chères Filles, tenir ce Conseil à Rome, au tours de IrAnnée Sainte, et ce fait même engage toute une perspective et tout un programme. Nous venons de parler de la nécessité pour chaque chrétien de se renouveler dans la foi qui doit être, en dernière analyse, le guide suprême de son action. Or, est-il besoin de souligner les immenses possibilités draction de votre Union? Ses différentes Organisations regroupent, à travers les divers continents, une grande partie des femmes catholiques, dont le rôle est si important pour développer l'attachement à l'Eglise et pour éduquer aux vertus humaines et chrétiennes. Mais quelle doit être la caractéristique propre de leur action? Elles sont des Organisations catholiques, il ne faut jamais perdre cela de vue, et toutes leurs activités doivent donc tendre, de manière immédiate ou prochaine, comme pour toute organisation drEglise, à l'évangélisation, crest-à-dire à la diffusion du message évangélique. Est-ce à dire que les problèmes actuels doivent sréloigner de vos préoccupations? Non, bien évidemment, mais votre travail pour le progrès de la justice, pour la promotion intégrale de la femme, pour la paix ou pour le développement, doit revêtir un sens spécifiquement catholique. Il vous appartient drapporter à la solution de ces grands problèmes une contribution originale, spécifique, qui provienne de 1rEvangile et de l'enseignement de l'Eglise. Il y a là une perspective fondamentale qui nrest pas sans faire songer à la parole du Seigneur: "Cherchez drabord le Royaume de Dieu et sa justice, et le reste vous sera donné par surcroît r (Mt 6,33).
Pensez donc, chères Filles, à la grande responsabilité de votre Union: elle est à la mesure de vos possibilités draction. Qurelle ne vous effraie pas cependant, car elle srappuie sur la foi, dans le Seigneur. Nous Lui demandons de vous bénir ainsi que tous ceux qui vous sont chers
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
1975.10.08
Fratelli e Figli carissimi,
abbiamo ascoltato nella sua risonanza interiore e profonda l'eco personale e sociale della parola programmatica, che deve qualificare questo Anno Santo, che ora noi stiamo celebrando? Ci riferiamo alla parola programmatica: rinnovamento. Che cosa vuol dire, nel nostro caso, rinnovamento? Rinnovamento di che cosa? e con quale metodo? per quale risultato?
A prima vista questa parola non ci appare nuova, né originale. Essa ricorre molto spesso, e si applica ad ogni sorta di cose. E una parola che caratterizza il nostro tempo, nelle sue aspirazioni più significative e nelle sue manifestazioni più generali. Ne sentiamo l'eco, quando si parla del nostro meraviglioso e tumultuoso periodo storico, che si definisce moderno, progressista, riformatore, rivoluzionario, come altri periodi, nei secoli passati, si definirono classici o romantici, civilizzatori e conservatori, ovvero periodi del rinascimento, del risorgimento, e cosi via.
Per noi questa parola di rinnovamento ha soprattutto un significato religioso e morale; ricordiamolo bene. Noi vogliamo, noi dobbiamo rinnovare il nostro sentimento religioso e il nostro impegno morale. E vogliamo e dobbiamo fare questo in ordine a due poli, tra i quali corre l'asse della nostra vita; il polo evangelico ed il polo dell'attualità, nella quale si trova praticamente la nostra esistenza.
Il polo evangelico. E di moda una interpretazione comoda, lassista, soggettiva, puramente liberatrice del Vangelo; Vangelo che, tutto sommato, noi consideriamo, a buon diritto, il codice fondamentale della nostra religione. Non ha forse detto il Signore: "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero?" (Mt 11,30). Non ha Egli detto di Sé: "Io sono il buon Pastore?" (Io. 10, 11), il Quale, avendo cento pecore, se una ne perde, lascia le novantanove per andare in cerca di quell'una che srè smarrita, e, trovatala, se la mette sulle spalle tutto contento e la riporta a casa . . . ? (Lc 15,4-6 tutto il discorso polemico di Mt 23). Si, la bontà, l'amore, il sacrificio di sé, il perdono sono i caratteri essenziali del Vangelo; essi delineano fedelmente il profilo di Cristo. Ma non possiamo dimenticare un altro carattere della sua predicazione: il regno dei cieli, che Gesù Cristo ha predicato, non è né politicamente sovversivo, né moralmente permissivo (nel senso odierno di questo termine). Gesù Cristo è il grande Profeta della riforma umana, quella riforma che da tutti è richiesta ed è per tutti salute.
Dovremmo rileggere il celebre e fondamentale "discorso della montagna" nel Vangelo di San Matteo. Quante volte Gesù costruisce il suo discorso con la dialettica drunrantitesi riformatrice: "Voi avete udito che fu detto agli antichi . . ." (Mt 5,17 Mt 21 et ss.), Egli afferma ripetutamente; e poi subito: "E io vi dico che se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei (che erano allora reputati i professionisti della giustizia e della perfezione), voi non entrerete nel regno dei cieli r. Il regno dei cieli, noi possiamo dire il cristianesimo, è esigente; è una porta stretta, che conduce alla vita (Cfr. Ibid. 7, 14); esige uno sforzo, esige un impegno. Non è fatto per gli imbelli, per i vili, per i gaudenti; è fatto per i coraggiosi, per i forti, per quelli che non ricusano di portare, con Cristo, come Cristo, la Croce (Cfr. Ibid. Io, 38-39; Io. 12, 24-25).
Quale sia questa Croce ce lo dirà ancora il Vangelo: sarà il senso del dovere morale, dell'interiorità spirituale, dell'amore fraterno e sociale; sarà quel persistente sforzo di autoriforma, mediante il quale diamo alla nostra vita un contenuto e un aspetto di autenticità cristiana; diciamo pure, sapendo che a tanto la grazia divina ci assiste, di santità.
Primo polo questo, che attinge la sua direzione e la sua energia dalle sorgenti della vita spirituale e religiosa. E l'altro polo, al quale questa stessa vita spirituale e religiosa deve, con rettilinea fedeltà, dirigersi, qual è? è la condizione concreta e pratica della nostra esistenza, multiforme e variabile; ma provvidenziale punto drarrivo, dove essa acquista senso e valore.
Rinnovamento è riforma, per ciascuno e per tutti. Cosi è la Chiesa che riparte da questo Giubileo con passo nuovo, verso i suoi storici ed eterni destini.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
PAOLO VI
Paolo VI Udienze 1975 - SALUTI DEL SANTO PADRE