Agostino Salmi 124

SUL SALMO 124

124 Ps 124

ESPOSIZIONE

DISCORSO AL POPOLO

Non vacillare di fronte alle prosperità dell'empio.

1. [vv 1.2.] Il presente salmo appartiene alla serie dei salmi graduali : titolo di cui abbiamo abbondantemente parlato e sul quale non vogliamo ripeterci per non confondervi invece di istruirvi. Esso ci insegna a salire verso il Signore nostro Dio elevando l'anima in un empito di carità e di devozione, senza lasciarci incantare dalla sorte felice di quanti prosperano in questo mondo. La loro felicità è falsa, vuota, un autentico specchio per le allodole ; e chi la possiede non si nutre che di superbia, mentre il suo cuore, gelido nei riguardi di Dio, rimane arido sotto la pioggia della grazia celeste né reca alcun frutto. Uomini siffatti, sicuri perché abbondano del necessario alla vita e anche del superfluo, s'innalzano sulle ali della superbia e, pur restando uomini, anzi, uomini più meschini di tutti gli altri a causa della loro iniquità, si credono superiori a tutti. In realtà, oh quanto sarebbe auspicabile che si mettessero alla pari con i propri simili ! Quando alle persone timorate di Dio capita sott'occhio gente di questo tipo, si pongono, a volte, a sottilizzare esageratamente sul loro conto, e ne rimangono perplesse e vacillano [nella fede], pensando d'aver perduto il premio della loro fedeltà a Dio. Vedono se stessi negli stenti, nella miseria, nella afflizione, nella malattia, nel dolore o in qualche particolare angustia, mentre quegli altri (quelli che non solo non temono Dio ma creano molestia a tutti gli uomini) eccoteli in piena salute fisica, ben forniti d'ogni bene materiale, con i familiari esenti da noie e malanni e loro stessi fulgenti di gloria e trionfi. Guardando costoro, i pii vacillano e si dicono in cuore le parole che troviamo espresse con molta franchezza in un altro salmo, e cioè : Ma Dio sa per davvero [queste cose] e c'è davvero la sapienza nell'Altissimo ? Ecco : i peccatori e gli abbienti, costoro hanno conseguito la ricchezza in questo mondo. E prosegue : Non sarà stato, per caso, inutile l'avere io custodito il cuore nella giustizia e l'aver lavato insieme con gli innocenti le mie mani ? (Ps 72,11-13) Non sarò stato, per caso, un illuso a voler vivere secondo giustizia e comportarmi irreprensibilmente con i miei simili, se, a quel che constato, quanti ricusano di vivere innocentemente conseguono tanta felicità e, una volta raggiuntala con una condotta iniqua, si fanno beffe dei giusti ?

La rettitudine del cuore.

447 2. Chi è colui che nel salmo ragiona così ? L'uomo che non ha conseguito ancora la rettitudine del cuore. Lo asserisce in apertura il salmo da cui abbiamo preso la citazione, che è un altro diverso da quello prescelto per l'indagine e l'esposizione di oggi. È il salmo in cui si trovano espressioni come queste : Ma che davvero Dio conosce [queste cose] e presso l'Altissimo c'è la scienza ? Ecco : loro sono peccatori, eppure hanno accumulato grandi ricchezze in questo mondo. Forse che fu vano per me l'avere voluto conservare il cuore nella giustizia e l'aver lavato fra gli innocenti le mie mani ? (Ps 72,11-13) Ebbene, quel salmo che dipinge un'anima nell'angoscia e con i piedi in atto di vacillare, inizia proprio così : Quanto è buono il Dio d'Israele con i retti di cuore ! E continua : I miei piedi han quasi vacillato, i miei passi per poco non han deviato. Perché ? Ho provato invidia per i peccatori, vedendo la loro pace (Ps 72,1-3). Dice d'essersi sentito vacillare i piedi e quasi d'essere andato fuori strada, precipitando da Dio nell'abisso del male, perché, considerando [le vicende umane], ha visto la felicità dei peccatori. Li ha visti nella pace, mentre lui era nell'angustia. Queste impressioni, o pericoli del passato, ce li racconta quando egli ne era ormai venuto fuori, quando, raddrizzato a dovere il proprio cuore, egli era ormai unito a Dio. Senz'altro, dunque, è buono il Dio d'Israele. Ma con chi ? Con i retti di cuore. E questi retti di cuore chi sono ? Coloro che non rimproverano a Dio alcuna colpa. Chi ancora ? Coloro che indirizzano la propria volontà al compimento della volontà di Dio, e non pretendono di piegare la volontà di Dio alle storture della propria. È un breve precetto quello che impone all'uomo di rettificare il cuore. Vuoi avere retto il cuore ? Fa' quello che piace a Dio ; non pretendere che Dio s'adatti a fare ciò che piacerebbe a te. Tortuosi di cuore, cioè gente dal cuore tutt'altro che retto, sono coloro che intavolano lunghe discussioni sul come ugualmente si sarebbe dovuto comportare Iddio, con l'animo non di lodarlo per quanto ha fatto, ma di criticarlo. Pretendono dettargli leggi : non si contentano certo, quindi, di rifiutare qualsiasi direttiva da parte sua, ma giungono a dire : "Dio non avrebbe dovuto far esistere i poveri ; solo i ricchi avrebbero dovuto esserci e avere un posto nella vita... Il povero perché esiste ? Perché vive ?" Si erge a critico del Dio dei poveri ! Quanto sarebbe stato meglio per lui essere un povero di Dio, per essere arricchito da Dio ! Quanto sarebbe stato meglio per lui, cioè, attenersi alla volontà di Dio e convincersi che, mentre la sua povertà era di ordine temporale e quindi di breve durata, le ricchezze che gliene sarebbero derivate sarebbero state di ordine spirituale e perciò imperiture ! Quanto sarebbe stato meglio per lui tenersi in cuore le ricchezze della fede, se effettivamente non gli era stato possibile riempire di oro la cassaforte ! Con la cassaforte piena d'oro, infatti, avrebbe avuto paura del ladro e, anche contro voglia, avrebbe potuto perdere i suoi beni. La fede del cuore, al contrario, non si perde a meno che non la si scacci con un atto deliberato. [Quanto al problema della povertà], eccovi, o carissimi, una risposta immediata. Dio ha fatto il povero per mettere l'uomo alla prova, così come ha fatto il ricco perché fosse provato in base al suo comportamento col povero. E tutte le cose fatte da Dio son fatte con rettitudine : per cui, anche se non possiamo penetrare nei segreti della sua Provvidenza né scorgere il motivo per cui ha fatto una cosa così e un'altra diversamente, è bene per noi chinarci di fronte alla sua sapienza. Anche se ci sfugge il motivo per cui ha disposto una determinata cosa, crediamo che egli l'ha compiuta per il bene, e avremo retto il cuore (capace quindi di riporre totalmente la propria fiducia nel Signore), e i nostri piedi non vacilleranno ma si avvereranno in noi, incamminati ormai alle ascensioni [spirituali], le parole poste all'inizio di questo salmo : Coloro che confidano nel Signore, come il monte Sion, non vacilleranno in eterno.

La Gerusalemme terrena e la Gerusalemme celeste.

3. Chi sono costoro ? Gli abitanti di Gerusalemme. A non vacillare in eterno saranno gli abitanti di Gerusalemme. Ma, se ci riferiamo alla Gerusalemme terrena, tutti i suoi antichi abitanti ne sono stati scacciati dalla guerra e dalla completa distruzione di quella città : se oggi vai a Gerusalemme a cercarvi un giudeo, non ce lo trovi. Come dire, dunque, che gli abitanti di Gerusalemme non vacilleranno in eterno, se non perché c'è un'altra Gerusalemme, della quale tante meraviglie avete ormai ascoltate ? Questa Gerusalemme è la nostra madre, è la città che sospiriamo e per la quale gemiamo nel presente esilio, finché non vi abbiamo fatto ritorno. Ce ne eravamo allontanati e ci eravamo sperduti, né c'era per noi una via di ritorno ; ma il Re di quella città ci è venuto incontro, si è fatto nostra via sicché ora possiamo tornarvi. È la Gerusalemme negli atri della quale s'erano fermati i nostri piedi (Ps 121,2), come avete ascoltato voi che eravate presenti da quel salmo graduale che precede questo e che già vi è stato esposto e spiegato. Il cantore di quel salmo, sospirando verso Gerusalemme, diceva : Gerusalemme è edificata a forma di città, la cui partecipazione è nell'Assoluto (Ps 121,3). Ebbene, gli abitanti di questa città non vacilleranno in eterno. Invece gli abitanti della Gerusalemme terrena furono sconvolti, prima nel cuore e poi coll'esilio. Interiormente sconvolti caddero quando crocifissero il Re della Gerusalemme celeste. Erano spiritualmente fuori [del piano della salvezza] e vollero cacciare fuori anche quel Re. Difatti lo trascinarono fuori le mura della città e ivi lo crocifissero (Cf. Mt 27,32 Jn 19,17-18). Ma lui, a sua volta, escluse dalla sua città, cioè dall'eterna Gerusalemme che è la nostra madre celeste, quegli omicidi.

I monti santi che circondano Gerusalemme.

4. Quali le caratteristiche di questa Gerusalemme ? La descrive succintamente. Intorno a lei [ci sono] i monti. Ma, è proprio una gran cosa abitare in una città circondata da monti ? E la nostra felicità consisterà proprio nell'avere una città circondata da monti ? O non sappiamo noi che cosa siano i monti e com'essi non siano se non alture che emergono in varie zone della terra ? Veramente, debbono esserci altri monti : amabili, sublimi, ed essi sono i predicatori della verità : angeli, apostoli, profeti. Ecco i monti che attorniano Gerusalemme, la circondano e le fanno come da muro. Di questi monti, amabili e giocondi, parla spesso la Scrittura. Poneteci mente tutte le volte che l'ascoltate o leggete. Sono innumerevoli i passi in cui trovate descritti certi monti deliziosi, né qui si possono elencare tutti. Tuttavia ci piace parlare diffusamente di questi monti, per quanto il Signore avrà voluto ispirarci, ricordando anche le testimonianze divine forniteci dai libri santi. Questi monti sono illuminati da Dio e sono illuminati per primi, sicché è da loro che la luce scende sulle valli e sui colli, alture inferiori rispetto ai monti. Gli stessi monti sono il tramite per cui vi viene somministrata la Scrittura, si tratti della profezia o degli scritti apostolici o dei Vangeli. Sono questi i monti dei quali cantiamo : Ho sollevato i miei occhi ai monti dai quali mi verrà l'aiuto (Ps 120,1), l'aiuto cioè dei libri santi, di cui abbiamo bisogno nella vita presente. Ma questi monti non dispongono di risorse né per proteggere loro stessi né per venire in nostro soccorso, di modo che noi non dobbiamo riporre in essi la nostra fiducia, incorrendo nella maledizione minacciata a coloro che sperano nell'uomo (Cf. Jr 17,5). Pertanto, il salmista, dopo aver detto : Ho elevato gli occhi ai monti da cui mi verrà l'aiuto, soggiunge : Il mio aiuto è dal Signore, creatore del cielo e della terra (Ps 120,1-2). E ancora, sempre a proposito di questi monti, è detto : Ricevano i monti la pace per il tuo popolo, e i colli la giustizia (Ps 71,3). I monti sono i più grandi [nella Chiesa], i colli quelli di ordine inferiore. I monti vedono, i colli credono. I monti, capaci di vedere, ricevono la pace e la comunicano a quei che credono, i quali, a loro volta, ricevono la giustizia, poiché il giusto vive di fede (Cf. Rm 1,17). Gli angeli contemplano [la verità] e annunziano a noi ciò che vedono, e noi crediamo. Giovanni proclama : In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Jn 1,1). Così egli contempla e così ci rivela affinché noi crediamo. Tramite i monti, depositari della pace, i colli son riempiti di giustizia. Difatti, riguardo ai monti, cosa è detto ? Non che essi sì siano dati da loro la pace, o che ne siano gli autori o l'abbiano generata, ma che l'hanno ricevuta. L'hanno ricevuta dal Signore. Solleva, dunque, gli occhi ai monti per ricercarne la pace, ma riponi il tuo aiuto nel Signore, autore del cielo e della terra. Come anche altrove, sempre parlando dei monti, lo Spirito Santo dice : Tu illuminando meravigliosamente dai monti eterni (Ps 75,5). Non dice : Ci illuminano i monti, ma : Tu illuminando dai monti eterni. Cioè, mediante questi monti che tu hai voluto rendere eterni, tu ci predichi il Vangelo e ci illumini. Tu, non i monti. Ecco quali sono i monti che circondano Gerusalemme.

Le eresie sono causate da anime superiori ma fuorviate.

5. Ormai sapete come son fatti i monti che circondano Gerusalemme. La Scrittura, appena menziona i monti buoni, subito vi aggiunge - almeno in via normale - il ricordo del Signore o un richiamo a lui, in modo che la nostra speranza non s'arresti ai monti. Notate i passi che vi ho citati. Ho elevato gli occhi a monti da cui mi verrà l'aiuto. Perché non t'arrestassi ai monti, aggiungeva ; Il mio aiuto è dal Signore, creatore del cielo e della terra. Ancora : Ricevano i monti la pace per il tuo popolo. Dicendo : Ricevano, indica che un'altra è la fonte della pace e che da quella fonte l'attingono gli stessi monti. Ancora : Illuminando dai monti, ma com'è detto espressamente, tu. Tu illuminando meravigliosamente dai monti eterni. Ugualmente nel nostro salmo. Avendo detto che all'intorno della città ci sono i monti, perché tu non ti fermassi in quei monti né la tua speranza fosse riposta nei monti ma in colui che illumina i monti, subito aggiunge : E il Signore circonda il suo popolo. Abitando nei monti, cioè nei santi, il Signore circonda il suo popolo : egli ha costruito tutt'intorno al suo popolo un muro spirituale di difesa, affinché non sia turbato in eterno. Quanto agli altri monti invece, cioè ai monti cattivi, quando la Scrittura ne parla non vi aggiunge menzione alcuna del Signore. Quei monti, come spesso vi abbiamo detto, rappresentano delle anime che, seppure grandi, sono anche cattive. Non crediate infatti, o fratelli, che le eresie siano potute sorgere ad opera di anime insignificanti. All'origine delle eresie ci sono sempre uomini grandi : dei monti tanto grandi quanto perversi. Non erano monti suscettibili di pace e capaci di trasmettere ai colli la giustizia : erano monti che dal loro padre, il diavolo, avevano ricevuto la [mania della] discordia. Comunque, erano monti ; monti presso i quali con ogni cura eviterai d'appressarti. Verranno infatti certuni a dirti : Che grand'uomo quel tale ! che grand'uomo quell'altro ! E quel Donato che monte ! che monte Massimiano ! E quell'altro, quel tale Fotino, che monte ! E così il famoso Ario. Ho elencato tutti questi che furono monti ma monti causa di naufragi. Se li osservate bene, una certa qual fiamma, almeno nel discutere, brilla in loro e un certo qual fuoco arde in essi. Non lasciatevi però ingannare ! Se navigate su una zattera e venite sorpresi dalla notte, se cioè vi sentite avvolti dal buio di questa vita, non drizzate verso di loro la vostra barca. Da loro ci sono scogli, da loro avvengono spaventosi naufragi. Potrai quindi ascoltare elogi di questi monti, ti si potrà invitare a dirigerti verso tali monti per trovarvi aiuto e riposarvi tranquillo ; ma tu risponderai : Io confido nel Signore ; come mai mi dite voi : Fuggi via sul monte come un passero ? (Ps 10,2) Buon per te elevare gli occhi a quei monti dai quali ti verrà l'aiuto che ha origine dal Signore. In tal modo non sarai preso come passero dalla trappola dei cacciatori, né passerai ai monti [cattivi]. Il passero, in effetti, è un animaletto che non sta fermo : si muove di continuo e di continuo vola di qua e di là. Tu però confida nel Signore, e sarai come il monte Sion : non traballerai in eterno e non emigrerai a guisa di passero dalla parte dei monti [cattivi]. Forse che infatti nel nominare quei monti, ha parlato di monti del Signore ?

Riporre la speranza in Dio, non nei suoi ministri,

6. Ama i monti nei quali c'è il Signore. In tal caso, se cioè non riporrai nei monti la tua fiducia, gli stessi monti ti ameranno. Osservate infatti, fratelli, come son fatti questi monti di Dio, come li si nomina in un altro passo [della Scrittura] : La tua giustizia è come le montagne di Dio (Ps 35,7). Non la loro giustizia ma la tua giustizia. Ascolta quel che dice uno di tali monti, l'Apostolo : Per poter essere trovato in Lui, non ritenendo come mia la giustizia che viene dalla legge, ma quella che si ha per la fede in Cristo (Ph 3,9). L'opposto è di coloro che vollero essere monti in forza della loro giustizia, come lo furono alcuni fra i giudei o fra i loro capi, i farisei. Essi vengono così rimproverati : Poiché ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilire la propria, alla giustizia di Dio non si sono sottomessi (Rm 10,3). Coloro invece che vi si assoggettano, anche se sono alti, rimangono sempre umili. Essi per la loro grandezza vengono chiamati monti, mentre son valli per la loro sottomissione a Dio. Avendo poi quella pietà che li dilata, ricevono l'abbondanza della pace e ne inondano i colli. Esàminati dunque adesso e vedi quali monti ami. Se vuoi essere amato dai monti buoni, non riporre la tua fiducia nei monti, nemmeno in quelli buoni. Quale monte infatti non era l'apostolo Paolo ! Quando se ne troverà uno che lo eguagli ? Diciamo della grandezza a livello umano. Sarà facile trovare un altro uomo come lui ricco di grazia ? Eppure Paolo temeva che qualche passero riponesse in lui la sua speranza. E cosa diceva ? Forse Paolo fu messo in croce per voi ? (1Co 1,13) Sollevate piuttosto gli occhi ai monti da cui vi verrà l'aiuto, poiché è vero che io ho piantato e Apollo ha irrigato, ma il vostro aiuto vi verrà dal Signore, creatore del cielo e della terra, in quanto colui che ha fatto crescere è stato Dio (1Co 3,6). Quindi, i monti la circondano. Ma come i monti la circondano, così anche il Signore circonda il suo popolo da ora e fino all'eternità. Se pertanto i monti la circondano e il Signore circonda il suo popolo, il Signore stringe il suo popolo nell'unico vincolo della carità e della pace, per cui quanti confidano nel Signore come il monte Sion non saranno smossi in eterno, cioè da ora e fino all'eternità.

Doveri dei servi cristiani verso i loro padroni - Giuliano l'apostata.

7. [v 3.] Poiché il Signore non lascerà lo scettro degli empi sul retaggio dei giusti, affinché non stendano i giusti all'iniquità le loro mani. È un dato di fatto che attualmente i giusti hanno delle sofferenze, e succede anche talvolta che gli iniqui esercitino il potere sui giusti. In che modo ? A volte gli iniqui giungono ai vertici del comando e quando ci son pervenuti, diventando o giudici o sovrani, non ci si può esimere dal tributare ad essi l'onore dovuto alla loro carica. Non sono infatti arrivati a quei posti se non per volere di Dio che vuol trattare con una certa severità la sua plebe, il suo popolo ; e Dio ha così strutturato la sua Chiesa che ogni autorità legittima nella società civile deve riscuotere l'onore [da tutti i sudditi], anche se questi, come capita a volte, sono migliori. Per farvi un esempio voglio dirvi una sola cosa, da cui potete arguire i diversi gradi di autorità che ne formano l'intera scala. La prima e più ordinaria autorità esercitata da un uomo sul suo simile è quella che il padrone esercita sul servo. È un'autorità che si incontra in quasi tutte le case. Ci sono i padroni e ci sono i servi. Son nomi diversi, ma sono uomini gli uni e uomini gli altri, e qui anche il nome è identico. Ora, cosa dice l'Apostolo insegnando ai servi la sottomissione ai loro padroni ? O servi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne (Ep 6,5), poiché c'è un padrone secondo lo spirito. Egli è il vero padrone, il padrone eterno ; gli altri invece sono padroni mondani e temporanei. Finché sei in vita, finché vivi la vita presente, Cristo non vuole renderti superbo. Ti è capitato di diventare cristiano mentre continui ad avere un padrone uomo. Ebbene, non sei diventato cristiano perché ti rifiutassi di servire. Se infatti presti servizio a un uomo per adeguarti a un ordine di Cristo, non servi all'uomo ma a chi ti ha ordinato di servire. Anche questo insegnava [l'Apostolo] : Obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore nella semplicità del vostro cuore, non servendo solo all'occhio come chi vuol piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di cuore, servendo con buona volontà (Ep 6,6). Ecco, non ha preso i servi e ne ha fatto dei liberi, ma ha preso dei servi cattivi e ne ha fatto dei buoni. Quale debito non hanno i ricchi verso Cristo per il modo come ha loro sistemato la casa ! Se vi era un servo infedele e Cristo lo converte, non gli dice : Pianta il tuo padrone ; ormai hai conosciuto chi sia il vero Padrone, e poi il tuo padrone è, poni caso, empio e malvagio, tu invece fedele e giusto : quindi è sconveniente che il giusto e il fedele stia al servizio del malvagio e dell'infedele. Non gli dice nulla di questo, ma piuttosto : Continua a servire. E per infondere forza a quel servo aggiunge : Servi come io ti ho dato l'esempio quando mi resi servo degli empi. Quando infatti il Signore durante la sua Passione sopportò tante offese, chi l'offendeva ? Non erano forse i servi a maltrattare il padrone ? E che servi erano se non servi cattivi ? Se fossero stati servi buoni, avrebbero onorato il padrone ; mentre invece, appunto perché erano servi cattivi, lo maltrattarono. E lui come reagì ? Invece che con l'odio li ripagò con l'amore. Diceva : Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34). Ecco il Signore del cielo e della terra, colui ad opera del quale fu creato l'universo, pregare per chi furiosamente s'accanisce contro di lui. Nella sua venuta [sulla terra] si presentò come un medico, poiché è certo che i medici, superiori ai malati per la professione e la salute, si fanno servitori di questi. Con quanto maggior ragione quindi mai sarà lecito all'uomo rifiutarsi di servire a un padrone-uomo, per quanto cattivo, dovendolo invece servire con tutta l'anima, con tutta la buona volontà e con tutto l'amore ? E quanto vi ho detto dei doveri fra servi e padroni, intendetelo di ogni magistrato, specie dei re, e di tutti coloro che nel mondo occupano posti di preminenza. Capitano infatti a volte magistrati buoni e timorati di Dio, ma altre volte capita l'opposto. Giuliano fu un imperatore infedele, un apostata, un empio, un idolatra. Ciononostante i soldati cristiani prestarono servizio a quell'imperatore infedele ; ma quando venivano in questione Cristo e la sua causa, non riconoscevano altro sovrano se non colui che è nel cielo. Se a volte l'imperatore ordinava che venerassero gli idoli e offrissero loro l'incenso, essi agli idoli preferivano Dio. Quando si comandava loro : Ordinate le schiere e marciate contro quel popolo, obbedivano invece con prontezza. Distinguevano il Signore eterno dal signore terreno ; e tuttavia, per amore del Signore eterno, erano ossequienti anche al signore terreno.

448 Il prevalere dell'empio è momentaneo.

8. Ma forse che le cose andranno sempre in modo che gli empi comandino ai giusti ? No. Osservate al riguardo cosa dice il nostro salmo : Il Signore non lascerà lo scettro degli empi sul retaggio dei giusti. Peserà per un certo tempo la verga dei peccatori sulla vita dei giusti, ma non la si abbandonerà per sempre su di loro, non vi resterà in eterno. Verrà tempo in cui si riconoscerà l'unico Dio ; verrà tempo in cui Cristo, apparendo nel suo splendore, radunerà dinanzi a sé tutte le genti e le dividerà come il pastore divide i capri dalle pecore e porrà le pecore a destra e i capri a sinistra (Cf.
Mt 25,32-33). Quel giorno vedrai molti schiavi dalla parte delle pecore e molti padroni dalla parte dei capri ; come, viceversa, molti padroni fra le pecore e molti schiavi fra i caproni. Se infatti ci siamo schierati dalla parte dei servi per consolarli, ciò non significa che tutti i servi siano buoni ; né l'aver noi rintuzzato l'orgoglio dei padroni significa che tutti i padroni siano cattivi. Ci sono padroni fedeli e padroni cattivi, come ci sono servi fedeli e servi cattivi. L'importante per questi servi buoni è che, finché han da servire a padroni cattivi, tollerino la loro situazione con pazienza, poiché il Signore non lascerà lo scettro degli empi sul retaggio dei giusti. Perché questo ? Affinché non stendano i giusti all'iniquità le loro mani. Igiusti cioè debbono tollerare il provvisorio dominio degli empi, convinti che ciò non durerà in eterno, e così prepararsi al possesso della eredità eterna. Qual è questa eredità ? L'annientamento di ogni potenza e di ogni potestà, in modo che Dio sia tutto in tutti (Cf. 1Co 15,28). A questo ideale essi debbono mantenersi saldi : questa meta contemplino col cuore e in essa conservino la fede, costanti finché non giunga l'ora di vederla svelatamente. In tal modo non stendano i giusti all'iniquità le loro mani. In effetti, se vedessero lo scettro dei peccatori gravare ininterrottamente sopra la sorte dei giusti, penserebbero dentro di sé : Cosa mi giova l'essere giusto ? Il malvagio eserciterà sempre su di me il suo dominio e io dovrò sempre servirlo. Se è così, mi darò anch'io alla mala vita, dal momento che a nulla vale praticare la giustizia. Perché non faccia di simili ragionamenti, gli si suggerisce la convinzione che solo temporaneamente lo scettro dei peccatori si stenderà sulla sorte dei giusti. Il Signore non lo lascerà [per sempre] sul retaggio dei giusti, affinché non stendano i giusti all'iniquità le loro mani, ma piuttosto trattengano dall'iniquità le loro mani. I giusti subiranno l'ingiustizia, non la commetteranno ; e in realtà è assai meglio subirla che commetterla. E perché non sempre saranno in quella situazione ? Perché il Signore non lascerà lo scettro degli empi sul retaggio dei giusti.

9. [v 4.] Così pensano quanti hanno retto il cuore, coloro di cui parlavo poc'anzi dicendo che essi si conformano alla volontà di Dio e non le antepongono la propria. In effetti, coloro che intendono seguire Dio lo fanno andare avanti a sé e loro gli tengono dietro ; non presumono di andar loro avanti costringendo Dio a seguirli. Essi lo trovano sempre buono, sia che li rimproveri sia che li consoli, sia che li metta alla prova sia che li coroni, sia che li purifichi sia che li illumini. È quel che dice l'Apostolo : Sappiamo poi che tutto coopera a bene per chi ama Dio (Rm 8,28). Pertanto può continuare : Sii benefico, o Signore, con i buoni e con i retti di cuore.

Responsabilità di chi turba la pace della Chiesa.

10. [v 5.] L'uomo dal cuore retto si tiene lontano dal male e compie il bene (Cf. Ps 36,27) : non invidia i peccatori osservando la loro prosperità (Cf. Ps 72,3). Analogamente chi ha il cuore perverso si scandalizza delle vie del Signore : si allontana da Dio e compie il male. Attratto dalle dolcezze mondane e da esse avviluppato e imprigionato, ne subisce la pena molteplice e amara. Egli si è allontanato da Dio non potendone sostenere la severità ; ma per un giusto giudizio di Dio diventa suo vero legaccio la falsa felicità di cui godono i malvagi. Per questo soggiunge immediatamente : Quelli che piegano per sentieri tortuosi accomunerà il Signore con gli operatori d'iniquità. Cioè : li collocherà fra coloro di cui essi hanno imitato le opere, in quanto come loro amarono le gioie presenti e non credettero ai supplizi futuri. Invece coloro che sono retti di cuore e non s'allontanano da Dio, cosa avranno ? È ormai tempo che ci avviciniamo a questa eredità, essendo noi figli [di Dio]. Cosa possederemo ? Quale sarà la nostra eredità ? Quale la nostra patria ? Che nome reca ? Pace. Con l'augurio di pace vi salutiamo ; della pace vi predichiamo : la pace ricevono i monti, mentre sui colli si spande la giustizia (Cf. Ps 71,3). Ora la nostra pace è Cristo. Egli infatti è la nostra pace ; egli delle due cose ne ha fatta una sola, togliendo di mezzo il muro che le separava (Ep 2,14). Essendo figli, avremo l'eredità ; e come si chiama questa eredità se non pace ? E osservate come quanti non amano la pace sono stati diseredati, dove per gente che non ama la pace intendo coloro che spezzano l'unità. La pace è il possesso dei fedeli, il possesso degli eredi. E chi sono gli eredi ? I figli. Ascoltate il Vangelo ! Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). Ascoltate anche la conclusione del presente salmo : Pace sopra Israele ! Israele s'interpreta "colui che vede Dio" ; Gerusalemme significa "visione di pace". Cerchi di capire la vostra Carità ! Israele s'interpreta colui che vede Dio ; Gerusalemme significa visione di pace. Chi è che non sarà smosso in eterno ? Colui che abita in Gerusalemme. Non saranno smossi in eterno coloro che abitano nella visione della pace. E pace sopra Israele. Pertanto Israele, cioè colui che vede Dio, vede anche la pace. Egli stesso è Israele e Gerusalemme, essendo insieme e popolo di Dio e città di Dio. Se poi vedere la pace è lo stesso che vedere Dio, ne segue logicamente che Dio stesso è la pace. Essendo quindi Cristo, Figlio di Dio, la nostra pace, per questo venne a raccogliere i suoi e a separarli dagli empi. Quali empi ? Quelli che odiano Gerusalemme, che odiano la pace, che vogliono lacerare l'unità, che non credono alla pace, che in mezzo al popolo discorrono, sì, di pace ma è una pace falsa, poiché quella vera non ce l'hanno. Se quando ci dicono : Pace a voi, noi si rispondesse : E col tuo spirito, come è falso ciò che essi dicono così sarebbe falsa la risposta data da noi. A chi dicono : Pace a voi ? A coloro che essi staccano dalla pace universale. E a chi si risponderebbe : E col tuo spirito ? A coloro che favoriscono le discordie e odiano la pace. In realtà, se nel loro intimo ci fosse la pace, non amerebbero forse l'unità e la finirebbero con le discordie ? Sì veramente, essi augurano il falso e falso è quel che loro si risponde. Quanto a noi, sforziamoci di dire la verità e che ci si risponda conforme a verità. Siamo l'Israele [di Dio] e teniamoci stretti alla pace, perché Gerusalemme significa visione di pace e noi siamo Israele : quell'Israele sopra il quale [è] la pace.

SUL SALMO 125

125 Ps 125

ESPOSIZIONE

DISCORSO AL POPOLO

Esuli dalla patria e prigionieri.

1. [v 1.] Procedendo con ordine nelle nostre esposizioni sui salmi siamo giunti, come ricordate, al salmo 125. È uno della serie intitolata Cantici dei gradini, quindi è, come ben sapete, la voce di persone che salgono. Dove salgono, se non verso la, Gerusalemme celeste che è la madre di noi tutti (Cf. Ga 4,26) ? Essendo una città celeste, è anche una città eterna ; e di essa la Gerusalemme terrena fu semplicemente una figura. Se, pertanto, l'una fu abbattuta, l'altra resta ; se l'una ha esaurito la sua missione rappresentativa nel tempo, l'altra perpetua nell'eternità la propria missione di salvezza. Finché restiamo in vita noi siamo esuli da questa città e ritornarvi forma il nostro sospiro, miseri e sventurati come siamo finché non l'avremo raggiunta. Gli angeli, nostri concittadini, non ci hanno lasciato soli nell'esilio ; anzi ci hanno preannunziato la venuta del nostro Re. Difatti egli venne a noi, ma fu accolto con disprezzo da noi che, in seguito, avremmo dovuto condividere gli stessi disprezzi. Disprezzato ci insegnò a ricevere il disprezzo. Sopportando con pazienza egli ci insegnò a pazientare. Affrontando la morte, ci insegnò a morire, e con la sua resurrezione ci diede un pegno della nostra resurrezione, mostrando in se stesso ciò che dobbiamo sperare. Se pertanto, o miei fratelli, gli antichi profeti, nostri padri [nella fede] vissuti prima dell'incarnazione del Signore Gesù Cristo, sospiravano verso quella [superna] città, quali non dovranno essere i nostri desideri per il cielo, dove Cristo ci ha preceduti e da cui mai si era allontanato ? Venendo infatti fra noi, il Signore non abbandonò gli angeli : restò fra loro, pur venendo da noi. Restò fra loro nello splendore della sua gloria [divina], mentre venne a noi rivestendosi di carne. Ma noi dove eravamo ? Se diamo a lui il nome di Redentore, vuol dire che noi eravamo dei prigionieri. Prigionieri in qual posto, per cui egli dovesse venire da noi e liberarci ? Dove eravamo relegati ? Forse tra i barbari ? Peggiori dei barbari sono il diavolo e i suoi angeli, e costoro tenevano prigioniera l'umanità. Per redimerci da questi nemici Cristo ha dato, non oro e argento, ma il suo stesso sangue.

La liberazione mediante il sangue di Cristo.

2. Se vogliamo sapere in che modo l'uomo cadde prigioniero interroghiamo l'apostolo Paolo. Egli più d'ogni altro geme in tale prigionia e sospira verso l'eterna Gerusalemme, sicché è in grado d'insegnarci come debba gemere chi è animato dallo Spirito, se lo stesso Spirito animava lui e gli strappava dei gemiti. Dice infatti : Tutta la creazione è nel gemito e soffre dolori fino ad oggi. E ancora : La creatura è sottoposta alla vanità, non perché l'abbia voluto lei ma a motivo di chi ve l'ha assoggettata nella speranza (Rm 8,20). Chiama "ogni creatura" gli uomini che, sebbene avviati alla fede, tuttavia non credono ancora e che egli vede gemere in mezzo ai disagi. Ma si tratta veramente solo di questi, sicché nei credenti la creatura non geme più né è più fra i dolori del parto ? Ascoltiamo come prosegue : Né solo costoro, ma anche noi, pur avendo le primizie dello Spirito, cioè noi che nello Spirito adoriamo Dio, che interiormente abbiamo abbracciato la fede in Dio e mediante questa fede abbiamo offerto a Dio una specie di primizia a cui seguiranno quelle altre primizie che siamo noi stessi. Ebbene, anche noi gemiamo nel nostro intimo in attesa dell'adozione a figli, cioè della liberazione del nostro corpo (Rm 8,23). Gemeva l'Apostolo e, come lui, gemono tutti i fedeli che attendono l'adozione a figli e la redenzione del loro corpo. Dove gemono ? Nella mortalità in cui si trovano. E qual è la liberazione che attendono ? Quella del loro corpo, anticipata nella persona del Signore, risorto da morte e asceso al cielo. Finché non s'avverano queste promesse, dobbiamo gemere e ciò anche se abbiamo la fede e la speranza. È quanto afferma, proseguendo, il testo di Paolo. Difatti dopo le parole : Anche noi gemiamo nel nostro intimo in attesa dell'adozione a figli, cioè della liberazione del nostro corpo, suppone che gli venga rivolta, su per giù, questa obiezione : " Che vantaggio ti ha arrecato il Cristo se ancora hai da gemere " ? O anche : " In che senso ha operato la tua salvezza il Salvatore " ? poiché è vero che chi geme si trova ancora nella malattia. Prosegue e risponde : [Questo avviene] perché siamo stati salvati nella speranza. Ora la speranza, se la si vede, non è speranza : come si fa infatti a sperare nelle cose che si vedono ? Se al contrario speriamo ciò che non vediamo, occorre aspettarlo con pazienza (Rm 8,24-25). Ecco perché gemiamo e in che senso gemiamo : perché aspettiamo ciò che forma l'oggetto delle nostre speranze ma non lo possediamo ancora. In attesa di possederlo, finché siamo nel tempo, viviamo nel sospiro, e questo perché non possediamo quel che desideriamo. Perché questo ? Perché siamo stati salvati [ma] nella speranza. È vero infatti che la carne che il Signore assunse prendendola da noi è stata salvata, e non solamente nella speranza ma nella realtà : risorse infatti e salì al cielo. Per cui anche la nostra carne è stata salvata nella persona del nostro Capo, sebbene nella persona delle membra deve essere ancora salvata. Godano però le membra e stiano sicure : il Capo non le ha abbandonate. Pur lasciandole fra i disagi, ha loro assicurato : Ecco io sarò con voi sino alla fine del mondo (Mt 28,20). Per questo motivo ci siamo convertiti a Dio. Prima infatti non avevamo speranza se non in cose mondane, da cui potevamo ricavare solo schiavitù e miseria ; anzi doppia miseria, in quanto riponevamo la speranza nella vita presente e, protesi verso le cose del mondo, volgevamo le spalle a Dio. Da quando invece il Signore operò la nostra conversione, abbiamo cominciato a camminare verso Dio e abbiamo volto le spalle al mondo, e, sebbene, siamo ancora per via, tuttavia siamo orientati verso la patria. Non ci mancano le tribolazioni, ma siamo nella rotta giusta e abbiamo il legno [della croce] che ci sorregge. Il vento è, a volte, impetuoso, ma è anche un vento favorevole : è un vento che, pur sconquassandoci, tuttavia ci fa avanzare rapidamente e rapidamente ci conduce al porto. Si era, dunque, prigionieri e si gemeva nella schiavitù : gemito che esperimentano anche coloro che hanno abbracciato la fede. Le cause del nostro asservimento non le ricordavamo più, ma venne la Scrittura a rammentarcele. Interroghiamo l'apostolo Paolo e lasciamo che ci risponda : Noi sappiamo che la legge è spirituale, mentre io sono un uomo carnale, venduto in potere del peccato (Rm 7,14). Ecco come siamo divenuti prigionieri : per essere stati venduti in potere del peccato. Ma chi ci ha venduti ? Noi stessi, quando consentimmo al seduttore. Fummo capaci di venderci, ma non eravamo poi capaci di redimerci. Ci vendemmo consentendo al peccato ; siamo redenti mediante la fede che giustifica. Per noi, per il nostro riscatto, è stato versato un sangue innocente. Il demonio si accanì più volte a perseguitare uomini giusti fino a versarne il sangue ; ma com'era questo sangue ? Era sangue di persone giuste : egli versò il sangue dei profeti, dei nostri padri [nella fede], dei giusti, dei martiri ; tutti costoro però provenivano da una stirpe peccatrice. Una sola volta egli versò il sangue di uno che non era stato giustificato ma era nato nella giustizia, e con quell'unico spargimento di sangue perse tutti i suoi prigionieri. Fu versato per gli uomini un sangue innocente ed essi furono riscattati. Volgendo le spalle al luogo della loro prigionia, cantano il salmo seguente.

Simbolismo dell'esilio babilonese.

3. Quando il Signore richiamò [in patria] i deportati di Sion, noi fummo come consolati. Intende dire : noi ci rallegrammo. Quando ci rallegrammo ? Quando il Signore richiamò [in patria] i deportati di Sion. Quale Sion ? Gerusalemme, la Sion eterna. Ma come questa Sion può essere insieme eterna e prigioniera ? È eterna negli angeli, è prigioniera negli uomini. Non è detto infatti che i figli di quella città siano tutti prigionieri : sono prigionieri quelli che ne sono esuli. L'uomo è cittadino di Gerusalemme, ma, vendutosi in potere del peccato, ne è divenuto esule, e l'umanità intera, traendo origine da quel [primo] uomo, costituisce la Sion prigioniera che popola la terra. Ma in che senso questa prigionia di Sion potrà essere figura della Gerusalemme celeste ? L'immagine sta nella riconquista di quella Sion [terrena] da parte dei giudei : fu un simbolo, una figura, il fatto che quel popolo, deportato in Babilonia, dopo 70 anni poté tornare in patria (Cf. Jr 25,11 Jr 29,10 Jr 1 Esd Jr 1,1). I 70 anni significano la totalità del tempo, in quanto questo si svolge nel periodo di sette giorni. Trascorso completamente il tempo, torneremo anche noi alla nostra patria, come il popolo ebraico dopo 70 anni tornò dalla cattività babilonese. Babilonia, infatti, raffigura il mondo presente : il suo nome significa " confusione ", e vedete se non sia una confusione tutta la vita dell'uomo. Nella sua attività spesso egli è guidato da varie speranze, tanto che, quando riflette sulle proprie azioni, arrossisce. Per qual motivo, infatti, lavora ? Per chi lavora ? Risponde : Per i miei figli. E questi figli ? Per i loro figli. E questi a loro volta ? Per i loro figli. Dunque nessuno lavora per se stesso. Da questa confusione si erano allontanati coloro ai quali dice l'Apostolo : Che gloria conseguiste compiendo le cose di cui ora vi vergognate ? (Rm 6,21) È dunque " confusione " tutta la vita presente quando è circoscritta nell'ambito delle cose umane e non è riferita a Dio. In tale confusione, in tale Babilonia, è imprigionata la città di Sion, ma il Signore richiama i prigionieri di Sion.


Agostino Salmi 124