Udienze generali 2003








Gennaio 2003

Mercoledì, 8 gennaio 2003

Salmo 99 : La gioia di coloro che entrano nel tempio - Lodi venerdì 3a settimana


(Ps 99,2 Ps 99,4-5).


1. Nel clima di gioia e di festa che si prolunga in questa ultima settimana del tempo natalizio, vogliamo riprendere la nostra meditazione sulla Liturgia delle Lodi. Ci soffermiamo oggi sul Salmo 99, appena proclamato, che costituisce un gioioso invito a lodare il Signore, pastore del suo popolo.

Sette imperativi scandiscono l’intera composizione e spingono la comunità fedele a celebrare, nel culto, il Dio dell’amore e dell’alleanza: acclamate, servite, presentatevi, riconoscete, varcate le porte, lodatelo, benedite.Si può pensare a una processione liturgica, che sta per entrare nel tempio di Sion a compiere un rito in onore del Signore (cfr Ps 14 Ps 23 Ps 94).

Nel Salmo s’incrociano alcune parole caratteristiche per esaltare il legame di alleanza che intercorre tra Dio e Israele. Emerge innanzitutto l’affermazione di una piena appartenenza a Dio: «Noi siamo suoi, suo popolo» (Ps 99,3), affermazione pervasa di fierezza e insieme di umiltà, giacché Israele si presenta come «gregge del suo pascolo»(Ps 99,3). In altri testi troviamo l’espressione della relazione corrispondente: «Il Signore è il nostro Dio» (cfr Ps 94,7). Troviamo poi il lessico della relazione d’amore, quella «misericordia» e «fedeltà», unite alla «bontà» (cfr Ps 99,5), che nell’originale ebraico sono formulate appunto coi termini tipici del patto che lega Israele al suo Dio.

2. Sono recensite anche le coordinate dello spazio e del tempo. Da un lato, infatti, si presenta davanti a noi tutta la terra coinvolta coi suoi abitanti nella lode di Dio (cfr Ps 94,2); poi l’orizzonte si restringe all’area sacra del tempio di Gerusalemme coi suoi atri e le sue porte (cfr Ps 94,4), dove è raccolta la comunità orante. Dall’altro lato, si fa riferimento al tempo nelle sue tre dimensioni fondamentali: il passato della creazione («egli ci ha fatti», Ps 94,3), il presente dell’alleanza e del culto («noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo», ibidem)e, infine, il futuro in cui la fedeltà misericordiosa del Signore si distende «per ogni generazione», rivelandosi «eterna» (Ps 94,5).

3. Sostiamo ora brevemente sui sette imperativi che costituiscono il lungo invito a lodare Dio e occupano quasi tutto il Salmo (cfr Ps 94,2-4) prima di trovare, nell’ultimo versetto, la loro motivazione nell’esaltazione di Dio, contemplato nella sua identità intima e profonda.

Il primo appello consiste nell’acclamazione festosa che coinvolge tutta la terra nel canto di lode al Creatore. Quando preghiamo, dobbiamo sentirci in sintonia con tutti gli oranti che, in lingue e forme diverse, esaltano l’unico Signore. «Poiché - come dice il profeta Malachia - dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti» (Ml 1,11).

4. Vengono, poi, alcuni appelli di taglio liturgico e rituale: «servire», «presentarsi» e «varcare le porte» del tempio. Sono verbi che, alludendo anche alle udienze regali, descrivono i vari gesti che i fedeli compiono quando entrano nel santuario di Sion per partecipare alla preghiera comunitaria. Dopo il canto cosmico, si celebra la liturgia da parte del popolo di Dio, il «gregge del suo pascolo», la sua «proprietà tra tutti i popoli» (Ex 19,5).

L’invito a «varcare le porte con inni di grazie» e «con canti di lode» ci ricorda un passo de I misteri di sant’Ambrogio, dove sono descritti i battezzati che si avvicinano all’altare: «Il popolo purificato si accosta agli altari di Cristo dicendo: "Entrerò all’altare di Dio, al Dio che allieta la mia giovinezza" (Ps 42,4). Deposte infatti le spoglie dell’errore inveterato, il popolo rinnovato nella sua giovinezza come aquila, si affretta a partecipare a questo convito celeste. Viene dunque e, vedendo il sacrosanto altare convenientemente preparato, esclama: "Il Signore mi pasce e nulla mi mancherà; mi ha collocato in un pascolo; mi ha allevato presso l’acqua che ristora" (Ps 22,1-2)» (Opere dogmatiche III, SAEMO 17, PP 158-159).

5. Gli altri imperativi, che costellano il Salmo, ripropongono atteggiamenti religiosi fondamentali dell’orante: riconoscere, lodare, benedire. Il verbo riconoscere, esprime il contenuto della professione di fede nell’unico Dio. Dobbiamo, infatti, proclamare che solo «il Signore è Dio» (Ps 99,3), combattendo ogni idolatria e ogni superbia e potenza umana a Lui contrapposta.

Il termine degli altri verbi, cioè lodare e benedire, è ugualmente «il nome» del Signore (cfr Ps 99,4), ossia la sua persona, la sua presenza efficace e salvatrice.

In questa luce il Salmo approda nel finale a una solenne esaltazione di Dio, che è una sorta di professione di fede: il Signore è buono e la sua fedeltà non ci abbandona mai, perché Egli è sempre pronto a sostenerci col suo amore misericordioso. Con questa fiducia l’orante s’abbandona all’abbraccio del suo Dio: «Gustate e vedete quanto è buono il Signore - dice altrove il Salmista -; beato l’uomo che in lui si rifugia» (Ps 33,9 cfr 1P 2,3).

Saluti:


Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Saluto cordialmente tutti i pellegrini croati qui presenti, in particolare le Studentesse del Liceo Classico Femminile delle Suore di San Vincenzo de' Paoli di Zagabria. Benvenuti!
Carissimi, aprite i vostri cuori al Mistero di Natale, affinché nella sua luce possiate costruire un futuro ricco di speranza e di pace. Imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi e alle vostre famiglie.
Siano lodati Gesù e Maria!


Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Un cordiale saluto ai pellegrini provenienti da Brno e dintorni.
In questo tempo di Natale risuona nelle nostre anime il canto angelico: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" (Lc 2,14). Possiate anche voi diffondere la pace di Cristo!
Con questo auspicio vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!


Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente i pellegrini dalla Polonia.
Durante il Natale in modo particolare abbiamo contemplato con Maria il volto di Gesù, Dio incarnato.
Il Salmo, sul quale abbiamo riflettuto nella catechesi odierna è in un certo modo l’invito a restare in tale contemplazione. Il suo fondamento costituisce la fede che "il Signore è Dio". Il Salmista sollecita di presentarsi con questa fede davanti al Signore con esultanza, di varcare le porte del tempio con gratitudine e lode, e di servire a Lui con gioia.
Auguro a tutti un felice anno nuovo.

*****


Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i sacerdoti novelli dell’Istituto dei Legionari di Cristo, presenti con l’intera loro Comunità di Roma. Carissimi, vi esorto ad attingere ogni giorno dalla preghiera un rinnovato vigore spirituale per essere infaticabili annunciatori e testimoni del Vangelo a servizio del Popolo di Dio.

Saluto i fedeli della parrocchia S. Maria Assunta in Balze di Verghereto, che anche quest’anno hanno donato il muschio per il presepio di Piazza S. Pietro e per gli altri presepi allestiti in Vaticano. Un pensiero particolare rivolgo poi agli artisti del circo "Medrano", e li incoraggio a vivere sempre con gioia la propria fede in Cristo.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Carissimi, in questi giorni che seguono la festa dell’Epifania, continuiamo a meditare sulla manifestazione di Gesù a tutti i popoli. La Chiesa invita voi, cari giovani, ad essere apostoli entusiasti di Cristo tra i vostri coetanei; esorta voi, cari malati, a diffondere ogni giorno la sua luce con serena pazienza; e sprona voi, cari sposi novelli, a essere segno, col vostro amore fedele, della sua presenza rinnovatrice.




Mercoledì, 15 gennaio 2003

Salmo 118: Promessa di osservare la legge di Dio - Lodi del sabato della 3a settimana


(Ps 118,145-148 Ps 118,151-152)

1. Nel nostro ormai lungo itinerario alla luce dei Salmi che la Liturgia delle Lodi propone, giungiamo ad una strofa - per la precisione, la diciannovesima - della più vasta preghiera del Salterio, il Salmo 118. Si tratta di una parte dell’immenso cantico alfabetico: attraverso un gioco stilistico il Salmista distribuisce la sua opera in ventidue strofe, che corrispondono alla successione delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Ciascuna strofa ha otto versi, i cui inizi sono segnati da parole ebraiche che cominciano tutte con una stessa lettera dell’alfabeto.

Quella che noi ora abbiamo ascoltato è una strofa scandita dalla lettera ebraica qôf, e raffigura l’orante che presenta a Dio la sua intensa vita di fede e di preghiera (cfr Ps 118,145-152).

2. L’invocazione al Signore non conosce riposo perché è una risposta continua alla proposta permanente della Parola di Dio. Da un lato, infatti, si moltiplicano i verbi della preghiera: Ti invoco, ti chiamo, grido aiuto, ascolta la mia voce. Dall’altro lato, si esalta la parola del Signore che propone i decreti, gli insegnamenti, la parola, le promesse, il giudizio, la legge, i precetti e le testimonianze di Dio. Insieme formano una costellazione che è come la stella polare della fede e della fiducia del Salmista. La preghiera si rivela, perciò, come un dialogo, che si apre già quando è notte e l’alba non è ancora spuntata (cfr Ps 118,147) e continua per tutta la giornata, in particolare nelle difficoltà dell’esistenza. Infatti, l’orizzonte è talvolta fosco e tormentato: «A tradimento mi assediano i miei persecutori, sono lontani dalla tua legge» (Ps 118,150). Ma l’orante ha una certezza inconcussa, la vicinanza di Dio con la sua parola e la sua grazia: «Ma tu, Signore, sei vicino» (Ps 118,151). Dio non abbandona il giusto nelle mani dei persecutori.

3. A questo punto, delineato il messaggio semplice ma incisivo della strofa del Salmo 118 - un messaggio adatto all’inizio di una giornata - ci affideremo per la nostra meditazione a un grande Padre della Chiesa, sant’Ambrogio, che nel suo Commento al Salmo 118 dedica ben 44 paragrafi per spiegare proprio la strofa che abbiamo ascoltato.

Riprendendo l’invito ideale a cantare la lode divina fin dalle prime ore del mattino, egli si sofferma in particolare sui versetti 147-148: «Precedo l’aurora e grido aiuto… I miei occhi prevengono le veglie della notte». In questa dichiarazione del Salmista Ambrogio intuisce l’idea di una preghiera costante, che abbraccia ogni tempo: «Chi scongiura il Signore, faccia come se non conoscesse l’esistenza di qualche tempo particolare da dedicare alle suppliche del Signore, bensì resti sempre in quell’atteggiamento di supplica. Sia che mangiamo, sia che beviamo, annunciamo Cristo, preghiamo Cristo, pensiamo a Cristo, parliamo di Cristo! Cristo sia sempre nel nostro cuore sempre sulla nostra bocca!» (Commento al Salmo 118/2: Saemo 10, p. 297).

Riferendo poi i versetti al momento specifico del mattino e alludendo pure all’espressione del libro della Sapienza che prescrive di «prevenire il sole per rendere grazie» a Dio (16,28), Ambrogio commenta: «Sarebbe grave infatti se i raggi del sole nascente ti sorprendessero a poltrire a letto con sfacciata spudoratezza e se una luce più forte ti ferisse gli occhi assonnati, ancora sprofondati nel torpore. È un’accusa per noi uno spazio così lungo di tempo passato senza la minima pratica di pietà e senza l’offerta di un sacrificio spirituale, in una notte scioperata» (ibidem, op. cit., p. 303).

4. Poi sant’Ambrogio, contemplando il sole che sorge - come aveva fatto in un altro suo celebre inno «al canto del gallo», l’Aeterne rerum conditor, entrato nella Liturgia delle Ore -, ci interpella così: «Non sai forse, o uomo, che ogni giorno sei in debito con Dio delle primizie del tuo cuore e della tua voce? La messe matura ogni giorno; ogni giorno matura il suo frutto. Corri dunque incontro al sole che sorge… Il sole della giustizia vuole essere anticipato e non aspetta altro… Se tu anticiperai questo sole nel suo sorgere, riceverai come luce Cristo. Sarà proprio Lui la prima luce che brillerà nel segreto del tuo cuore. Sarà proprio Lui che… farà risplendere per te la luce del mattino nelle ore della notte, se tu rifletterai sulle parole di Dio. Mentre tu rifletti, si fa luce… Di buon mattino affrettati alla chiesa e recavi in omaggio le primizie della tua devozione. E dopo, se l’impegno del mondo ti chiama, niente ti impedirà di dire: "I miei occhi prevengono le veglie della notte per meditare sulle tue promesse", e con la coscienza a posto ti recherai ai tuoi affari. Com’è bello cominciare dagli inni e dai canti, dalle beatitudini che leggi nel Vangelo! Com’è propizio che scenda su di te a benedirti il discorso del Signore; che tu, mentre ripeti cantando le benedizioni del Signore, ti prenda l’impegno di realizzare qualche virtù, se vuoi ravvisare anche dentro di te qualcosa che ti faccia sentire meritevole di quella benedizione divina!» (ibidem, op. cit ., pp. PP 303 PP 309 PP 311 PP 313).

Raccogliamo anche noi l’appello di sant’Ambrogio e ogni mattina apriamo lo sguardo sulla vita quotidiana, sulle sue gioie e sui suoi incubi, invocando Dio perché ci stia vicino e ci guidi con la sua parola, che infonde serenità e grazia.

Saluti:

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Carissimi fratelli e sorelle. Saluto cordialmente voi e i vostri familiari.
Nella catechesi odierna abbiamo meditato un brano del Salmo 118. Questo testo ispirato parla dell’uomo che con tutto il cuore desidera osservare la legge di Dio e sa che questo desiderio potrà realizzare solo con aiuto divino. Perciò dall’aurora, prima del sorgere del sole, si rivolge a Dio con una supplica ardente. Continua la preghiera ininterrottamente per tutto il giorno e costata che anche nelle più grandi avversità il Signore è vicino.
Questa preghiera vi accompagni sempre, affinché l’esperienza della vicina presenza di Dio sia per voi un aiuto nella buona vita quotidiana.
Sia lodato Gesù Cristo!
*****


Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli di San Giuseppe in Pasteria, che ricordano il sessantesimo anniversario di istituzione della loro parrocchia. Auguro ad essi un generoso impegno di testimonianza cristiana al servizio del Vangelo.
Abbraccio poi spiritualmente i bambini ucraini, e la parrocchia Protomartiri romani in Roma, che generosamente li ha accolti.

Il mio pensiero va inoltre ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La festa del Battesimo del Signore, che abbiamo celebrato la scorsa domenica, vi sia di stimolo, cari giovani, nel ricordo del vostro battesimo, a testimoniare con gioia la fede in Cristo; costituisca per voi, cari malati, conforto e sollievo nella prova; spinga voi, cari sposi novelli, ad approfondire e testimoniare coraggiosamente la fede per trasmetterla fedelmente ai vostri figli.






Mercoledì, 22 gennaio 2003

Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani: "piena comunione di tutti i discepoli di Cristo"


1. Il Signore ha fondato la Chiesa ‘una’ e ‘unica’: lo professiamo nel simbolo niceno-costantinopolitano: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica". "Eppure - ricorda il Concilio Vaticano II - molte Comunioni cristiane propongono se stesse agli uomini come la vera eredità di Gesù Cristo; tutti invero asseriscono di essere discepoli del Signore, ma hanno opinioni discordanti e camminano per vie diverse, come se Cristo stesso fosse diviso" Unitatis redintegratio UR 1).

Dono grande è l’unità, dono che però portiamo in vasi di creta fragili e frangibili. Quanto realistica sia questa affermazione lo mostrano le vicissitudini della comunità cristiana lungo i secoli.

In forza della fede che ci accomuna, noi cristiani siamo però tenuti tutti, ciascuno secondo la propria vocazione, a ricomporre la piena comunione, ‘tesoro’ prezioso lasciatoci da Cristo. Con cuore puro e sincero dobbiamo impegnarci senza stancarci in questo compito evangelico. La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani ci richiama a questo compito fondamentale e ci offre l’opportunità di pregare in assemblee di singole Chiese e Comunità ecclesiali, come anche in incontri comuni fra cattolici, ortodossi e protestanti, per implorare con una sola voce e un solo cuore il prezioso dono della piena unità.

2. "Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta" (2Co 4,7). San Paolo dice questo a proposito del ministero apostolico, che consiste nel far rifulgere tra gli uomini lo splendore del Vangelo ed osserva: "Noi non predichiamo noi stessi ma Cristo Gesù, Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù" (Ibid 5). Conosce il peso e le difficoltà dell’evangelizzazione, come pure la fragilità umana; ricorda che il tesoro del kerygma cristiano a noi affidato in "vasi di creta" si trasmette attraverso deboli strumenti, "perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi" (Ibid 7). E nessun nemico riuscirà mai a soppiantare l’annuncio del Vangelo, né a sopprimere la voce dell’Apostolo: "Siamo tribolati da ogni parte - riconosce san Paolo -, ma non schiacciati" (2Co 4,8). "Noi crediamo - egli aggiunge - e perciò parliamo" (2Co 4,13).

3. Nell’Ultima Cena Gesù prega per i suoi discepoli, "affinché siano tutti una cosa sola, come tu sei in me, o Padre, ed io in te" (Jn 17,20-21). L’unità, dunque, è il ‘tesoro’ che ha donato loro. Un tesoro che presenta due peculiari caratteristiche: da una parte l’unità esprime fedeltà al Vangelo, dall’altra, come il Signore stesso ha indicato, è una condizione perché tutti credano che Lui è l’inviato del Padre. L’unità della comunità cristiana è, pertanto, orientata all’evangelizzazione di tutte le genti.

Nonostante la sublimità e la grandezza di questo dono, la debolezza umana ha fatto sì che esso non sia stato totalmente accolto e valorizzato. Nel passato, i rapporti fra cristiani sono stati talora caratterizzati da opposizione, e in alcuni casi persino da odio reciproco. E tutto ciò - come giustamente il Concilio Vaticano II ha ricordato - costituisce ‘scandalo’ al mondo e ‘danno’ per la predicazione del Vangelo (cfr Unitatis redintegratio UR 1).

4. Sì! Il dono dell’unità è contenuto in "vasi di creta", che possono rompersi, e per questo si richiede la massima cura. E’ necessario coltivare tra i cristiani un amore impegnato a superare le divergenze; bisogna sforzarsi di superare ogni barriera con la preghiera incessante, con il dialogo perseverante e con una fraterna e concreta cooperazione a favore dei più poveri e bisognosi.

L’anelito per l’unità non deve venir meno nella vita quotidiana delle Chiese e Comunità ecclesiali, come anche nella vita dei singoli fedeli. In questa prospettiva, mi è parso utile proporre una riflessione comune sul ministero del Vescovo di Roma, costituito "perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità" (Lumen gentium LG 23), al fine di "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova" (Ut unum sint UUS 95). Lo Spirito Santo illumini i pastori e i teologi delle nostre Chiese in questo dialogo paziente e sicuramente proficuo.

5. Allargando lo sguardo all’intero panorama ecumenico, sento di dover ringraziare il Signore per il cammino sinora percorso, tanto per la qualità delle relazioni fraterne intessute fra diverse Comunità, quanto per i frutti raggiunti dai dialoghi teologici, pur diversi nelle loro modalità e livelli. Possiamo dire che i cristiani sono oggi più compatti e solidali, anche se la strada verso l’unità resta in salita, con ostacoli e strettoie. Seguendo la via indicata dal Signore, essi avanzano fiduciosi, perché sanno di essere accompagnati, come i discepoli di Emmaus, dal Signore risorto verso la meta della piena comunione ecclesiale, che porta poi alla comune "frazione del Pane".

6. Carissimi Fratelli e Sorelle! San Paolo ci invita alla vigilanza, alla perseveranza, alla fiducia, dimensioni indispensabili dell’impegno ecumenico.

A tal fine, ci rivolgiamo uniti al Signore in questa "Settimana di Preghiera" con l’invocazione tratta dai testi appositamente preparati: "Padre Santo, nonostante la nostra debolezza, ci hai reso testimoni di speranza, fedeli discepoli di tuo Figlio. Portiamo questo tesoro in vasi di creta e temiamo di non farcela davanti alle sofferenze e al male. A volte dubitiamo perfino del potere della parola di Gesù, che ha detto «che siano una cosa sola». Ridacci la conoscenza di quella gloria che risplende sul volto di Cristo, affinché con le nostre azioni, il nostro impegno e tutta la nostra vita, proclamiamo al mondo che Egli è vivo e che è all’opera tra noi". Amen.

Saluti:


Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia, in modo speciale i sacerdoti dall’Arcidiocesi di Cracovia. Vi chiedo di portare il mio saluto e la mia benedizione ai vostri confratelli nel sacerdozio e ai fedeli affidati alle vostre cure pastorali.

Siamo nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, pertanto la catechesi di oggi è dedicata agli sforzi ecumenici che intraprendono i cristiani di diverse denominazioni, affinché si compia la preghiera di Cristo: ut unum sint - perché siano una sola cosa. È un compito che riguarda noi tutti. L’unità tuttavia è soprattutto un frutto della grazia di Dio. Ecco perché bisogna chiedere questa grazia ininterrottamente. Questa settimana ravvivi in tutti il desiderio di collaborazione sulle vie dell’unità cristiana. Dio vi benedica!

*****


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della Parrocchia S. Pietro Apostolo in Napoli. Carissimi, vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa e vi assicuro la mia preghiera, perché si rafforzi in voi il desiderio di conoscere e seguire Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo.

Saluto, inoltre, i rappresentanti della "Comunità dei Figli di Dio", ed auguro a ciascuno di continuare a testimoniare con coraggio il Vangelo nella società.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Carissimi, in questa Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sia intensa la nostra invocazione al Signore perché quanto prima si giunga alla piena comunione di tutti i discepoli di Cristo.

In questo spirito, invito voi, cari giovani, ad essere ovunque, specialmente con i vostri coetanei, apostoli di fedele adesione al Vangelo; chiedo a voi, cari malati, di offrire le vostre sofferenze per la causa dell’unità dei cristiani; esorto voi, cari sposi novelli, a diventare sempre più un cuor solo ed un’anima sola all’interno delle vostre famiglie.




Mercoledì, 29 gennaio 2003

Cantico Sap 9, 1-6.9-11 : Signore, dammi la sapienza - Lodi sabato 3a settimana


(Lettura: Sg 9,1-4 Sg 9,10)

1. Il Cantico ora proposto ci presenta la maggior parte di un’ampia preghiera posta in bocca a Salomone, che nella tradizione biblica è considerato il re giusto e il sapiente per eccellenza. A offrircela è il capitolo nono del Libro della Sapienza, uno scritto dell’Antico Testamento composto in greco forse ad Alessandria d’Egitto, alle soglie dell’era cristiana. Vi si coglie un’espressione del giudaismo vivace e aperto della Diaspora ebraica nel mondo ellenistico.

Tre sono sostanzialmente i percorsi di pensiero teologico che questo libro ci propone: l’immortalità beata come approdo finale dell’esistenza del giusto (cfr Sg 1-5); la sapienza come dono divino e guida della vita e delle scelte del fedele (cfr Sg 6-9); la storia della salvezza, soprattutto l’evento fondamentale dell’esodo dall’oppressione egizia, come segno di quella lotta tra bene e male, che sfocia in una piena salvezza e redenzione (cfr Sg 10-19).

2. Salomone visse una decina di secoli prima dell’autore ispirato del Libro della Sapienza, è stato però considerato come il capostipite e l’artefice ideale di tutta la riflessione sapienziale posteriore. La preghiera innica posta sulle sue labbra è un’invocazione solenne rivolta al «Dio dei padri e Signore di misericordia» (Sg 9,1), perché conceda il dono preziosissimo della sapienza.

È evidente nel nostro testo l’allusione alla scena narrata nel Primo Libro dei Re, allorché Salomone, agli esordi del suo regno, si reca sull’altura di Gabaon, ove sorgeva un santuario, e, dopo aver celebrato un grandioso sacrificio, ha nella notte un sogno-rivelazione. Alla richiesta stessa di Dio, che lo invita a chiedergli un dono, egli risponde: «Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (1R 3,9).

3. Lo spunto offerto da questa invocazione di Salomone è sviluppato nel nostro Cantico in una serie di appelli rivolti al Signore, perché conceda il tesoro insostituibile che è la sapienza.

Nel brano ritagliato dalla Liturgia delle Lodi troviamo queste due implorazioni: «Dammi la sapienza… Mandala dai cieli santi, dal tuo trono glorioso» (Sg 9,4 Sg 9,10). Senza questo dono si ha la consapevolezza di essere senza guida, quasi privi di una stella polare che orienti nelle scelte morali dell’esistenza: «Io sono… uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi… privo della tua sapienza, (l’uomo) sarebbe stimato un nulla» (Sg 5-6).

È facile intuire che questa «sapienza» non è la semplice intelligenza o l’abilità pratica, ma piuttosto la partecipazione alla mente stessa di Dio che «con la sua sapienza ha formato l’uomo» (cfr Sg 9,2). È, quindi, la capacità di penetrare nel senso profondo dell’essere, della vita e della storia, andando oltre la superficie delle cose e degli eventi per scoprirne il significato ultimo, voluto dal Signore.

4. La sapienza è come una lampada che illumina le nostre scelte morali di ogni giorno e ci conduce sulla retta via, a «conoscere che cosa è gradito agli occhi del Signore e ciò che è conforme ai suoi decreti» (cfr Sg 9,9). Per questo la Liturgia ci fa pregare con le parole del Libro della Sapienza all’inizio di una giornata, proprio perché Dio con la sua sapienza sia accanto a noi e «ci assista e affianchi nella fatica» quotidiana (cfr Sg 9,10), svelandoci il bene e il male, il giusto e l’ingiusto.

Con la mano nella mano della Sapienza divina noi ci inoltriamo fiduciosi nel mondo. A lei ci aggrappiamo, amandola di amore sponsale sull’esempio di Salomone che, sempre secondo il Libro della Sapienza, confessava: «Questa (cioè la sapienza) ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza» (Sg 8,2).

5. I Padri della Chiesa hanno identificato in Cristo la Sapienza di Dio, sulla scia di san Paolo, che definiva Cristo «potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Co 1,24).

Concludiamo ora con una preghiera di sant’Ambrogio, che così si rivolge a Cristo: «Tu insegnami le parole ricche di sapienza, perché tu sei la Sapienza! Tu apri il mio cuore, Tu che hai aperto il Libro! Tu apri quella porta che sta in cielo, perché tu sei la Porta! Se ci si introdurrà attraverso di Te, si possederà il Regno eterno; se si entrerà attraverso di Te, non ci si ingannerà, perché non può sbagliarsi chi abbia fatto il suo ingresso nella dimora della Verità» (Commento al Salmo 118/1: Saemo 9, p. 377).

Saluti:

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Abbiamo riflettuto oggi sul contenuto del Cantico, nel quale l’autore ispirato si riferisce alla Sapienza del Dio Creatore e chiede con insistenza che anche lui sia partecipe di essa. Non si tratta qui solamente di intelligenza, di capacità di giudicare le cose o di abilità di superare le difficoltà quotidiane.

Preghiamo costantemente per questo dono. Questa domanda rivolgo in modo speciale ai presenti qui numerosi sacerdoti. Cercate la Sapienza di Dio e insegnatela a qunati il Signore ha affidato alla vostra cura pastorale. Dio vi benedica. Portate questa benedizione alle vostre parrocchie e comunità. Sia lodato Gesù Cristo!

Dio vi benedica per i canti natalizi!

Sono gli ultimi giorni per i canti natalizi che secondo la tradizione polacca si fanno fino al 2 febbraio. Grazie per questi canti!
*****


Questo incontro accresca in ciascuno il desiderio di testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno.

Rivolgo un saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai rappresentanti dell’ Associazione Anziani e Pensionati della Conf-Artigianato di Arezzo.

A tutti un affettuoso benvenuto, con il vivo auspicio che questo incontro possa accrescere in ciascuno il desiderio di testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.

Celebreremo dopo domani la memoria liturgica di san Giovanni Bosco, sacerdote ed educatore. Ricorrete a lui, cari giovani, come a un autentico maestro di vita e di santità. Voi, cari ammalati, apprendete dalla sua esperienza spirituale a confidare in ogni circostanza in Cristo crocifisso. E voi, cari sposi novelli, ricorrete alla sua intercessione perché vi aiuti ad assumere con generosità la vostra missione di sposi.



Febbraio 2003

Mercoledì, 5 febbraio 2003

Salmo 116: Invito a lodare Dio per il suo amore - Lodi sabato 3a settimana


(Lettura: Ps 116,1-2)

1. Continuando nella nostra meditazione sui testi della Liturgia delle Lodi, ritorniamo a considerare un Salmo già proposto, il più breve di tutte le composizioni del Salterio. È il Salmo 116 appena ascoltato, una sorta di piccolo inno, analogo a una giaculatoria che si espande in una lode universale al Signore. Ciò che viene proclamato è espresso attraverso due parole fondamentali: amore e fedeltà (cfr Ps 116,2).

Con questi termini il Salmista illustra sinteticamente l’alleanza tra Dio e Israele, sottolineando il rapporto profondo, leale e fiducioso che intercorre tra il Signore e il suo popolo. Sentiamo qui l’eco delle parole che Dio stesso aveva pronunziato al Sinai presentandosi davanti a Mosé: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà» (Ex 34,6).

2. Pur nella sua brevità ed essenzialità, il Salmo 116 coglie il cuore della preghiera, che consiste nell’incontro e nel dialogo vivo e personale con Dio. In tale evento il mistero della Divinità si svela come fedeltà e amore.

Il Salmista aggiunge un aspetto particolare della preghiera: l’esperienza orante deve irradiarsi nel mondo, trasformandosi in testimonianza presso chi non condivide la nostra fede. Infatti, in apertura, l’orizzonte si allarga a «tutti i popoli» e a «tutte le nazioni» (cfr Ps 116,1), perché di fronte alla bellezza e alla gioia della fede siano anch’esse conquistate dal desiderio di conoscere, incontrare e lodare Dio.

3. In un mondo tecnologico minato da un’eclisse del sacro, in una società che si compiace in una certa autosufficienza, la testimonianza dell’orante è come un raggio di luce nell’oscurità.

In un primo tempo può solo incuriosire, poi può indurre la persona riflessiva a interrogarsi sul senso della preghiera e, infine, può suscitare un crescente desiderio di farne l’esperienza. Per questo, la preghiera non è mai un evento solitario, ma tende a dilatarsi fino a coinvolgere il mondo intero.

4. Noi ora accompagniamo il Salmo 116 con le parole di un grande Padre della Chiesa d’Oriente, sant’Efrem il Siro, vissuto nel quarto secolo. In uno dei suoi Inni sulla Fede, il quattordicesimo, egli esprime il desiderio di non far cessare mai la lode di Dio, coinvolgendo anche «tutti coloro che comprendono la verità» divina. Ecco la sua testimonianza:

«Come può la mia arpa, Signore, cessare la tua lode? / Come potrei insegnare alla mia lingua l’infedeltà? / Il tuo amore ha dato confidenza al mio imbarazzo, / ma la mia volontà è ancora ingrata (strofa 9).

È giusto che l’uomo riconosca la tua divinità, / è giusto per gli esseri celesti lodare la tua umanità; / gli esseri celesti erano stupiti di vedere quanto ti sei annientato, / e quelli della terra di vedere quanto ti sei esaltato» (str. 10: L’Arpa dello Spirito, Roma 1999, PP 26-28).

5. In un altro inno (Inni di Nisibi, 50) sant’Efrem conferma questo suo impegno di lode incessante, e ne esprime il motivo nell’amore e nella compassione divina per noi, proprio come suggerisce il nostro Salmo.

«In te, Signore, possa la mia bocca far uscire la lode dal silenzio. / Che le nostre bocche non siano povere di lode, / che le nostre labbra non siano povere nel confessare; / possa la tua lode vibrare in noi! (str. 2).

Poiché è nel nostro Signore che la radice della nostra fede è innestata; / benché lontano, tuttavia egli è vicino nella fusione dell’amore. / Che le radici del nostro amore siano legate a lui, / che la piena misura della sua compassione sia effusa su di noi» (str. 6: ibid. , pp. PP 77 80).

Saluti:


Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente i miei connazionali, i pellegrini provenienti dalla Polonia e da altri paesi: sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici, accompagnati dal Metropolita di Cracovia, il Cardinale Franciszek.

Domenica scorsa, nella solennità della Presentazione del Signore, la Chiesa ha celebrato la Giornata della Vita Consacrata. Oggi insieme a voi ancora una volta ringrazio Dio per tutti coloro che sono chiamati totalmente al Suo servizio, mediante la professione dei consigli evangelici. Nello stesso tempo vi chiedo di pregare perche non manchino numerose e sante vocazioni.

Nella catechesi odierna abbiamo meditato il salmo 116. Vi troviamo una sollecitazione indirizzata a tutti i popoli, affinché lodino Dio nello spirito della pace e della giustizia. Ciò sarà possibile soltanto quando in ogni popolo ci saranno autentici testimoni del Vangelo. Chiediamo dunque che non manchino nel mondo testimoni del Regno della verità, dell’amore, della giustizia e della pace.

Consegnate quest’invito alle vostre famiglie, alle parrocchie e alle comunità. Cristo vi sostenga e benedica. Sia lodato Gesù Cristo.
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Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto voi, cari fedeli di Ripalta Guerina e voi, cari rappresentanti del PIME, qui convenuti per rinnovare la vostra fede presse le tombe degli Apostoli, nel ricordo di Padre Alfredo Cremonesi, eroico testimone di Cristo. Come questo generoso missionario, anche voi cercate di seguire fedelmente Gesù, testimoniando il suo Vangelo in famiglia, nella scuola e in ogni altro ambiente.

Saluto inoltre voi, cari fedeli delle parrocchie di Sant’Antonio di Padova a Via Tuscolana e a Circonvallazione Appia in Roma. Facendo tesoro degli insegnamenti del Beato Annibale di Francia, pregate con insistenza per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, e impegnatevi con entusiasmo nella pastorale vocazionale.

Desidero, poi, indirizzare il mio pensiero a voi, cari giovani, malati e sposi novelli.

Celebriamo oggi la memoria liturgica di sant’Agata. Il coraggio di questa vergine e martire aiuti voi, giovani, ad aprire il cuore all’eroismo della santità. Sostenga voi, malati, ad offrire il dono prezioso della preghiera e della sofferenza per la Chiesa. E dia a voi, sposi novelli, la forza di improntare le vostre famiglie ai valori cristiani.






Udienze generali 2003