Udienze generali 1981 - Dottrina paolina della purezza come “vita secondo lo spirito”


Mercoledì, 25 marzo 1981

L’Annunciazione del Signore mistero fondamentale dell’Incarnazione


Alcune migliaia di giovani provenienti da diverse diocesi italiane accolgono il Papa nella Basilica di S. Pietro per la prima parte dell’udienza generale:

Carissimi studenti e studentesse delle varie scuole di Roma e d’Italia!

1. Porgo a tutti il mio affettuoso benvenuto, ed insieme con voi saluto le autorità scolastiche e gli insegnanti che vi hanno accompagnato in questo incontro.

Una menzione speciale desidero riservare al gruppo più numeroso, quello dell’Istituto del Sacro Cuore di Firenze, diretto dalle Suore della Delegazione speciale della Società del Sacro Cuore: alle religiose, al corpo docente, agli alunni ed alle alunne, ed alle rispettive famiglie vadano il mio cordiale saluto e l’espressione del mio apprezzamento per il serio impegno formativo, sia culturale sia cristiano, che distingue tale centro scolastico.

2. Il nostro incontro assume particolare significato per la solennità liturgica in cui avviene. Oggi la Chiesa celebra l’Annunciazione del Signore fatta a Maria santissima dall’Arcangelo Gabriele. Si tratta della realizzazione di quell’ineffabile mistero d’amore, che è lo scambio tra la divinità di Dio e la nostra umanità. Per misericordioso decreto di Dio, l’umanità, prevaricatrice col peccato originale, non fu abbandonata a se stessa: un salvatore, membro del genere umano, quindi "nato da donna" (Ga 4,4), nella "progenie di Davide" (Rm 1,3) doveva riportare la vittoria nello scontro con Satana (Gn 3,15). E ciò è avvenuto per mezzo della Vergine santissima, alla quale l’Arcangelo del Signore dopo averla salutata piena di grazia, oggetto del divino favore, rivolge l’invito all’esultanza, perché il Figlio che nascerà da lei, per virtù dello Spirito Santo, sarà chiamato Figlio di Dio: a Lei, pertanto, e per mezzo di Lei all’umanità, il Verbo ha domandato una natura umana, e Maria, nella sua piena disponibilità al divino volere, gliel’ha offerta: "Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola" (Lc 1,38).

3. Carissimi giovani! Da una meditazione attenta e serena della risposta di Maria, deriva un invito ad una fede profonda e ad una grande generosità. La società di oggi è talora soffocata dai condizionamenti di una visione agnostica e materialistica e dalla tentazione di una autonomia umana, chiusa alla trascendenza. È necessario che voi rechiate una larga visione di fede, che affermiate un’apertura verso orizzonti amplissimi: quelli dell’Assoluto, per poter cogliere il senso definitivo dell’esistenza umana e comunicarlo ai vostri coetanei. È solo da questa fede dell’Amore che salva, che le giovani generazioni potranno ritrovare la forza per un’affermazione costruttiva della dignità dell’uomo, in sintonia con la sua vocazione di figlio di Dio. Solo da questa sempre rinnovata ricerca del Signore, deriva per voi la forza di una generosa dedizione. A voi è affidata la costruzione di una nuova "civitas", entro le cui mura siano cancellate le discriminazioni, le ingiustizie, gli squilibri e le lotte. Per questo è necessaria una azione preservante e generosa, suggerita ed alimentata dall’amore, che trova appunto la sua sorgente in quella grazia divina meritoria del "sì" di Maria. Coraggio, carissimi giovani, gli orizzonti sono vastissimi, le proposte molteplici. Occorre operare con creatività illuminata ed invincibile perseveranza. Non sottraetevi a nessun impegno, a nessuna fatica richiesta dalla consapevolezza di dover collaborare alla costruzione di un mondo più giusto, più sano. Vi sostenga la mia benedizione apostolica, che imparto a voi ed ai vostri familiari e docenti.
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1. Eccomi, io vengo, o Dio, per compiere la tua volontà (cfr Ps 40,8 He 10,7).

Eccomi, sono la serva del Signore (Lc 1,38).

Sono le parole del Verbo che entra nel mondo, e quelle di Maria che ne accoglie l’annuncio. Con queste parole vi saluto, carissimi fratelli e sorelle, in questo giorno solennissimo dedicato dalla liturgia all’Annunciazione del Signore. Il cuore cristiano batte di emozione e di amore al pensiero dell’istante ineffabile, nel quale il Verbo è diventato uno di noi: "et Verbum caro factum est". Fin dai primi secoli il cuore della Chiesa si è rivolto con tutta la sua devozione al fatto che ricordiamo oggi; ricordo le più antiche formule del Credo, risalenti almeno al II secolo, solennemente confermate dai Concili di Nicea, del 325, e di Costantinopoli, del 381; ricordo l’affresco delle Catacombe di Priscilla, del II secolo, prima commovente testimonianza di quel tributo, che l’arte cristiana ha dedicato senza sosta all’Annunciazione del Signore con le pagine più smaglianti della sua storia; ricordo la grande basilica, costruita nel IV secolo a Nazaret per iniziativa dell’imperatrice Sant’Elena. Anche la solennità odierna è molto antica, e sebbene le sue origini non siano determinate con certezza cronologica dagli studiosi, essa, già alla fine del VII secolo (pur con inizi certamente anteriori), era stata definitivamente fissata al 25 marzo, perché anticamente si credeva che in quel giorno fosse avvenuta la creazione del mondo e la morte del Redentore: talché la data della festa dell’Annunciazione contribuì a far fissare quella del Natale (cf. F. Cabrol, Fête de l’Annonciation, in DACL, I, 2, Paris 1924, Col 2247). La solennità odierna ha perciò un grande significato sia mariano che cristologico.

2. Maria dà il suo assenso, all’Angelo annunziante. La pagina di Luca, pur nella sua scarna concisione, è ricchissima di contenuti biblici anticotestamentari, e dell’inaudita novità della rivelazione cristiana: ne è protagonista una donna, la Donna per eccellenza (cfr Gv Jn 2,4 Jn 19,26), scelta da tutta l’eternità per essere la prima indispensabile collaboratrice del piano divino di salvezza. È la ‘almah profetizzata da Isaia (cfr Is Is 7,14), la fanciulla di stirpe regale che risponde al nome di Miriam, di Maria di Nazaret, umilissima e nascosta borgata di Galilea (cfr Gv Jn 1,46); l’autentica novitas cristiana, che ha posto la donna in un’altissima incomparabile dignità, inconcepibile alla mentalità ebraica del tempo come nella civiltà greco-romana, comincia da questo annuncio rivolto a Maria da Gabriele, nel nome stesso di Dio. Essa è salutata con parole tanto alte, che la intimoriscono: "Kaire, Ave, rallegrati"! La gioia messianica risuona per la prima volta sulla terra. "Kekaritoméne, gratia plena, piena di grazia"! L’Immacolata è qui, scolpita nella sua pienezza misteriosa di elezione divina, di predestinazione eterna, di chiarità luminosa. "Dominus tecum, il Signore e con te"! Dio è con Maria, membro eletto dell’umana famiglia per essere la madre dell’Emmanuele, di Colui che è "Dio-con-noi": Dio sarà d’ora in avanti, sempre, senza pentimenti e senza ritrattazioni, insieme con l’umanità, fatto uno con essa per salvarla e donarle il Figlio suo, il Redentore: e Maria è la garanzia vivente, concreta di questa presenza salvifica di Dio.

3. Dal colloquio tra la creatura eletta e l’Angelo di Dio continuano a fluire per noi altre Verità fondamentali: "Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre... Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio" (Lc 1,31 Lc 1,35). Viene Colui che dalla linea di Adamo entra nelle genealogie di Abramo e di Davide (cfr Mt Mt 1,1-17 Lc 3,23-38): Egli è nella linea delle promesse divine, ma viene nel mondo senza aver bisogno della traiettoria della paternità umana, anzi la oltrepassa nella linea della fede immacolata. Tutta la Trinità è impegnata in quest’opera, come l’Angelo annuncia: Gesù, il Salvatore, è il "Figlio dell’Altissimo", è il "Figlio di Dio"; è presente il Padre a stendere la sua ombra su Maria, è presente lo Spirito Santo a scendere su di Lei per fecondarne il grembo intatto con la sua potenza. Come ha finemente commentato Sant’Ambrogio, nella sua esposizione a questo passo del Vangelo di Luca, si è udita in quel giorno per la prima volta la rivelazione dello Spirito Santo, ed è subito creduta: "et auditur et creditur" (Sant’Ambrogio, Exp. Ev. sec. Lucam, II, 15; ed. M. Adriaen, CCL, XIV, Turnholti 1957, p. 38).

L’Angelo chiede l’assenso di Maria per l’ingresso del Verbo nel mondo. L’attesa dei secoli passati è concentrata su questo punto; ne dipende la salvezza dell’uomo. San Bernardo, nel commentare l’Annunciazione, esprime stupendamente questo momento unico, quando dice, rivolgendosi alla Madonna: "Tutto il mondo aspetta, prostrato ai tuoi piedi; né senza ragione, perché dalla tua bocca dipende la consolazione degli afflitti, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza, infine, di tutti i figli di Adamo, l’intera tua stirpe. Affrettati, Vergine, a rispondere" (San Bernardo, In laudibus Virginis Matris, Homilia IV, 8; in "Sermones", 1, edd. J. Leclercq et H. Rochais, S. Bernardi Opera Omnia, IV, Romae 1966, PP 53-54).

E l’assenso di Maria è un assenso di fede. Si trova sulla linea della fede. Giustamente, pertanto, il Concilio Vaticano II, nel riflettere su Maria come prototipo e modello della Chiesa, ne ha proposto l’esempio di fede attiva proprio nel momento del suo Fiat: "Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma... coopero alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza" (Lumen Gentium LG 56).

A battere le stesse orme della fede operosa di Maria ci invita perciò l’odierna solennità: una fede generosa, che si apre alla Parola di Dio, che accoglie la volontà di Dio, qualunque essa sia e comunque si manifesti; una fede forte, che supera tutte le difficoltà, le incomprensioni, le crisi; una fede operosa, alimentata come viva fiamma di amore, che vuol collaborare fortemente col disegno di Dio su di noi. "Eccomi, sono la serva del Signore": ciascuno di noi, come invita il Concilio, dev’essere pronto a rispondere così, come Lei, nella fede e nell’obbedienza, per cooperare, ciascuno nella propria sfera di responsabilità, alla edificazione del Regno di Dio.

4. La risposta di Maria è stata l’eco perfetta della risposta del Verbo al Padre. L’Eccomi di Lei è possibile, in quanto l’ha preceduto e sostenuto l’Eccomi del Figlio di Dio, il quale, nel momento del consenso di Maria, diventa il Figlio dell’Uomo. Oggi celebriamo il mistero fondamentale dell’Incarnazione del Verbo. La lettera agli Ebrei ci fa come penetrare negli abissi insondabili di questo abbassamento del Verbo, di questo suo umiliarsi per amore degli uomini fino alla morte di croce: "Entrando nel mondo, Cristo dice: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per compiere, o Dio, la tua volontà"" (He 10,5).

Un corpo mi hai preparato: l’odierna celebrazione ci rapporta senz’altro alla data del Natale, tra nove mesi; ma essa, con pensiero misticamente profondo che, come ho detto, fu ben afferrato dai nostri fratelli e sorelle della Chiesa dei primi secoli, ci rapporta soprattutto alla prossima Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Il fatto che l’Annunciazione del Signore cada entro e verso il periodo quaresimale, ci fa comprendere il significato redentivo di essa: l’Incarnazione è strettamente collegata con la Redenzione, che Gesù ha operato versando il suo sangue per noi sulla Croce.

Eccomi, io vengo, o Dio, per compiere la tua volontà. Perché questa obbedienza, perché questo abbassamento, perché questa sofferenza? Ci risponde il Credo: "Propter nos homines et propter nostram salutem: per noi uomini e per la nostra salvezza". Gesù è disceso dal cielo per farvi risalire lassù a pieno diritto l’uomo, e, rendendolo figlio nel Figlio, per restituirlo alla dignità perduta col peccato. È venuto per portare a compimento il piano originario dell’Alleanza. L’Incarnazione conferisce per sempre all’uomo la sua straordinaria, unica, ineffabile dignità. E di qui prende origine la via che percorre la Chiesa. Come ho scritto nella mia prima enciclica: "Cristo Signore ha indicato questa via soprattutto quando – come insegna il Concilio – "con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" (Gaudium et Spes GS 22). La Chiesa ravvisa, dunque, il suo compito fondamentale nel far sì che una tale unione possa continuamente attuarsi e rinnovarsi. La Chiesa desidera servire quest’unico fine: che ogni uomo possa ritrovare Cristo, perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere la strada della vita, con la potenza di quella Verità sull’uomo e sul mondo, contenuta nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione" (Redemptor Hominis RH 13).

5. La Chiesa non dimentica – e come potrebbe? – che il Verbo, in questo evento che oggi ricordiamo, si offre al Padre per la salvezza dell’uomo, per la dignità dell’uomo. In quell’atto di offerta di se stesso è contenuto già tutto il valore salvifico della sua missione messianica; tutto è già racchiuso "in nuce" qui, in questo misterioso ingresso del "Sole di giustizia" (cfc Mt Mt 4,2) nelle tenebre di questo mondo, che non l’hanno accolto (cfr Jn 1,5). Eppure, ci attesta l’evangelista Giovanni, "a quanti però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali... da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Jn 1,12).

Sì, fratelli e sorelle carissimi, abbiamo veduto la sua gloria. La liturgia oggi ce l’ha dipinta davanti agli occhi nella sua misteriosa e ineffabile grandezza, che ci sopraffà con la sua magnificenza e ci sostiene con la sua umiltà: "il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi".

Accogliamolo.

Diciamogli anche noi: Eccomi, io vengo a compiere la tua volontà. Siamo disponibili all’azione del Verbo, che vuole salvare il mondo anche mediante la collaborazione di quanti abbiano creduto in Lui. Accogliamo Lui. E, con Lui, accogliamo ogni uomo. Le tenebre sembrano ancor sempre voler prevalere: la ricchezza iniqua, l’egoismo indifferente alle sofferenze degli altri, la reciproca diffidenza, le inimicizie tra i popoli, l’edonismo che ottenebra la ragione e perverte la dignità umana, tutti i peccati che offendono Dio e vanno contro l’amore del prossimo. Dobbiamo dare, pur in mezzo a tante contro-testimonianze, la testimonianza della fedeltà, dobbiamo essere, pur fra tanti non-valori, il valore del bene che vince il male con la sua forza intrinseca. La Croce di Cristo ce ne dà la forza, l’obbedienza di Maria ce ne da l’esempio. Non tiriamoci indietro. Non vergogniamoci della nostra fede. Siamo astri che splendono nel mondo, luce che attrae, calore che persuade.

Con la mia benedizione apostolica.
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Preghiera per la Polonia


Voglio rivolgere oggi ai miei connazionali qui presenti, proporzionalmente pochi, e anche ai milioni non presenti, qui, che vivono soprattutto in Polonia, i miei pensieri e il mio cuore pieno di amore, pieno di speranza e pieno di preoccupazione. Con molta attenzione ho letto le parole scritte dal Primate nel suo comunicato di domenica rivolto alla Chiesa e a tutta la società e mi unisco in questo spirito di preoccupazione e di speranza con tutti i miei connazionali, con tutta la mia Patria. Che ancora una volta vinca il senso di responsabilità per il bene comune, per questo grande bene comune, che porta il nome di Polonia. Così, come ho detto durante la mia visita, il mio pellegrinaggio in Patria, quasi due anni or sono.

Benedico con il cuore tutti i presenti, e tutti coloro che vivono in Polonia, e anche tutti i nostri fratelli che si trovano all’estero, e che si uniscono con noi durante questi incontri del mercoledì.

Saluti:

Ad un gruppo di pellegrini provenienti da Londra


Ad un gruppo di religiose francescane della diocesi di Münster

Ad un pellegrinaggio spagnolo


Ai partecipanti all’"International Training Course on Orbital and Palpebral Plastic Surgery"

Saluto i partecipanti all’"International Training Course on Orbital and Palpebral Plastic Surgery", che si tiene qui a Roma, e con la mia benedizione, auguro loro un sempre maggiore approfondimento dei loro problemi professionali in vista di un servizio ognor più efficace alle necessità dell’uomo.

A novelli sacerdoti della Compagnia di Maria

Rivolgo un particolare saluto ai sei Novelli Presbiteri, religiosi della Compagnia di Maria o Monfortani, ed al gruppo dei loro parenti ed amici. La vostra nuova vita di servizio al Signore ed alla sua Chiesa esige certamente molto da voi. Ma la vostra gioia e la vostra forza dovrà pervenire dalla vostra totale donazione a Gesù Cristo, oltre che dalla materna protezione di Maria santissima. E vi accompagni anche la mia cordiale benedizione.

A quaranta gruppi parrocchiali europei

Desidero anche salutare i rappresentanti dei gruppi parrocchiali europei qui presenti, animati dalla spiritualità del Movimento dei Focolari. So che studiate in questi giorni il tema: "II sì dell’uomo a Dio". Ebbene, il mio augurio è che voi possiate sempre dire "sì" al Signore, come lo disse Maria al momento della Annunciazione, e diventare così nelle sue mani strumenti fecondi di salvezza per i fratelli. Con questi voti vi benedico di cuore.

Agli ammalati

Saluto ora gli ammalati presenti a questa udienza, unitamente al gruppo di persone anziane ed inferme, ospitate ed assistite dalle benemerite "Piccole Sorelle dei Poveri" nella loro Casa di Piazza San Pietro in Vincoli, in Roma. Carissimi, in questo tempo di Quaresima, in cui i cristiani ricordano, anche mediante il pio esercizio della Via Crucis, il Salvatore del mondo, che a causa dei nostri peccati ha sudato sangue, è stato flagellato e coronato di spine, anche voi nel vostro itinerario di dolore, accompagnate Cristo nel suo cammino verso la Croce. Così non sarete più soli, non verserete lacrime invano, perché, uniti a Lui, il vostro patire è redento, anzi diventa sorgente di redenzione per voi e per tutti gli uomini. Se saprete abbracciare così i vostri disagi e le vostre tribolazioni, meriterete di essere chiamati ad essere realmente collaboratori del Cristo nell’opera di santificazione delle anime. Vi sia di conforto in questo vostro impegno cristiano la mia speciale benedizione.

Ai novelli sposi

Sono lieto di salutare, infine, e di esprimere auguri e felicitazioni ai novelli sposi, che hanno da poco contratto il sacramento del Matrimonio. Cari sposi, vi dirò con le parole di un antico scrittore ecclesiastico: "Chi mai sarà all’altezza di descrivere la felicità di un matrimonio che la Chiesa consacra, l’Eucaristia conferma, la benedizione sigilla, gli angeli acclamano e il Padre approva?... Gli sposi infatti insieme pregano, insieme si mortificano, insieme digiunano; si istruiscono a vicenda, a vicenda si esortano e si sostengono. Insieme nella Chiesa di Dio, insieme alla mensa del Signore, insieme nelle difficoltà e nelle persecuzioni ed insieme anche nel sollievo" (Tertulliano, Ad Uxorem, lib. II, cap. IX: PL 1302-1303). Vivete con questo spirito e con questo entusiasmo la vostra unione e il Signore non vi farà mancare la sua continua protezione. A conferma di lieti voti, vi imparto la propiziatrice benedizione apostolica.

Ricordo dell’Arcivescovo di San Salvador Oscar Romero

Rivolgo, poi, uno speciale pensiero alla cara nazione del Salvador, tuttora provata da così gravi tensioni e da violenze, che accrescono di giorno in giorno la già troppo numerosa schiera di vittime innocenti. È trascorso un anno dalla tragica morte dell’Arcivescovo Monsignor Romero, lo zelante pastore, ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Santa Messa. Egli coronava col sangue il suo ministero, particolarmente sollecito dei più poveri e dei più emarginati. Era una suprema testimonianza, rimasta simbolo del tormento di un popolo; ma anche motivo di speranza per un avvenire migliore.

Vi invito a pregare per l’anima di questo servitore della Chiesa e ad invocare che il suo sacrificio non resti vano, ma operi nell’intera comunità del Salvador quale potente richiamo alla riconciliazione, suscitando in tutti un vigoroso impegno per la concordia e per la pace, da cui soltanto si può sviluppare una vera rinascita del Paese.





                                                                                       
Aprile 1981





Mercoledì, 1° aprile 1981, Aula Paolo VI


Prima della catechesi il Santo Padre rivolge un saluto ai giovani presenti nella Basilica di San Pietro.

La funzione positiva della purezza di cuore

1. Prima di concludere il ciclo di considerazioni concernenti le parole pronunziate da Gesù Cristo nel Discorso della Montagna, occorre ricordare queste parole ancora una volta e riprendere sommariamente il filo delle idee, del quale esse costituirono la base. Ecco il tenore delle parole di Gesù: "Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5,27-28) Sono parole sintetiche, che esigono una approfondita riflessione, analogamente alle parole, in cui Cristo si richiamò al "principio". Ai Farisei, i quali – rifacendosi alla legge di Mosè che ammetteva il cosiddetto atto di ripudio – gli avevano chiesto: "È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?", egli rispose: "Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?... Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola... Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi" (Mt 19,3-6). Anche queste parole hanno richiesto una riflessione approfondita, per trarne tutta la ricchezza in esse racchiusa. Una riflessione di questo genere ci ha consentito di delineare l’autentica teologia del corpo.

2. Seguendo il richiamo fatto da Cristo al "principio", abbiamo dedicato una serie di riflessioni ai relativi testi del Libro della Genesi, che trattano appunto di quel "principio". Dalle analisi fatte è emersa non soltanto una immagine della situazione dell’uomo – maschio e femmina – nello stato di innocenza originaria, ma anche la base teologica della verità dell’uomo e sulla sua particolare vocazione che scaturisce dall’eterno mistero della persona: immagine di Dio, incarnata nel fatto visibile e corporeo della mascolinità o femminilità della persona umana. Questa verità sta alla base della risposta data da Cristo in rapporto al carattere del matrimonio, e in particolare alla sua indissolubilità. È verità sull’uomo, verità che affonda le radici nello stato di innocenza originaria, verità che bisogna quindi intendere nel contesto di quella situazione anteriore al peccato, così come abbiamo cercato di fare nel ciclo precedente delle nostre riflessioni.

3. Contemporaneamente, tuttavia, occorre considerare, intendere ed interpretare la medesima verità fondamentale sull’uomo il suo esser maschio e femmina, nel prisma di un’altra situazione: cioè, di quella che si è formata mediante la rottura della prima alleanza col Creatore, ossia mediante il peccato originale. Conviene vedere tale verità sull’uomo – maschio e femmina – nel contesto della sua peccaminosità ereditaria. Ed è proprio qui che c’incontriamo con l’enunciato di Cristo nel Discorso della Montagna. È ovvio che nella Sacra Scrittura dell’Antica e della Nuova Alleanza vi sono molte narrazioni, frasi e parole che confermano la stessa verità, cioè che l’uomo "storico" porta in sé l’eredità del peccato originale; nondimeno, le parole di Cristo, pronunziate nel Discorso della Montagna, sembrano avere – con tutta la loro concisa enunciazione – un’eloquenza particolarmente densa. Lo dimostrano le analisi fatte in precedenza che hanno svelato gradualmente ciò che si racchiude in quelle parole. Per chiarire le affermazioni concernenti la concupiscenza, occorre cogliere il significato biblico della concupiscenza stessa – della triplice concupiscenza – e principalmente di quella della carne. Allora, poco a poco, si giunge a capire perché Gesù definisce quella concupiscenza (precisamente: il "guardare per desiderare") come "adulterio commesso nel cuore". Compiendo le relative analisi abbiamo cercato, al tempo stesso, di comprendere quale significato avevano le parole di Cristo per i suoi immediati ascoltatori, educati nella tradizione dell’Antico Testamento, cioè nella tradizione dei testi legislativi, come pure profetici e "sapienziali"; e inoltre, quale significato possono avere le parole di Cristo per l’uomo di ogni altra epoca, e in particolare per l’uomo contemporaneo, considerando i suoi vari condizionamenti culturali. Siamo persuasi, infatti, che queste parole, nel loro contenuto essenziale, si riferiscono all’uomo di ogni luogo e di ogni tempo. In ciò consiste anche il loro valore sintetico: a ciascuno annunziano la verità che è per lui valida e sostanziale.

4. Qual è questa verità? Indubbiamente, è una verità di carattere etico e quindi, in definitiva, una verità di carattere normativo, così come normativa è la verità contenuta nel comandamento: "Non commettere adulterio". L’interpretazione di questo comandamento, fatto da Cristo, indica il male che bisogna evitare e vincere – appunto il male della concupiscenza della carne – e in pari tempo addita il bene al quale il superamento dei desideri apre la strada. Questo bene è la "purezza di cuore", di cui parla Cristo nello stesso contesto del Discorso della Montagna. Dal punto di vista biblico, la "purezza del cuore" significa la libertà da ogni genere di peccato o di colpa e non soltanto dai peccati che riguardano la "concupiscenza della carne". Tuttavia, qui ci occupiamo in modo particolare di uno degli aspetti di quella "purezza", il quale costituisce il contrario dell’adulterio "commesso nel cuore". Se quella "purezza di cuore", di cui trattiamo, va intesa secondo il pensiero di san Paolo come "vita secondo lo Spirito", allora il contesto paolino ci offre una completa immagine del contenuto racchiuso nelle parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna. Esse contengono una verità di natura etica, mettono in guardia contro il male ed indicano il bene morale della condotta umana, anzi, indirizzano gli ascoltatori ad evitare il male della concupiscenza e ad acquisire la purezza di cuore. Queste parole hanno quindi un significato normativo ed insieme indicatore. Indirizzando verso il bene della "purezza di cuore" esse indicano, al tempo stesso, i valori a cui il cuore umano può e deve aspirare.

5. Di qui la domanda: quale verità, valida per ogni uomo, e contenuta nelle parole di Cristo? Dobbiamo rispondere che vi è racchiusa non soltanto una verità etica, ma anche la verità essenziale sull’uomo, la verità antropologica. Perciò, appunto, risaliamo a queste parole nel formulare qui la teologia del corpo, in stretto rapporto e, per così dire, nella prospettiva delle parole precedenti, in cui Cristo si era riferito al "principio". Si può affermare che, con la loro espressiva eloquenza evangelica, alla coscienza dell’uomo della concupiscenza viene in un certo senso richiamato l’uomo della innocenza originaria. Ma le parole di Cristo sono realistiche. Non cercano di far tornare il cuore umano allo stato di innocenza originaria, che l’uomo ha ormai lasciato dietro di sé nel momento in cui ha commesso il peccato originale; invece, esse gli indicano la strada verso una purezza di cuore, che gli è possibile ed accessibile anche nello stato della peccaminosità ereditaria. È questa, purezza dell’"uomo della concupiscenza", che tuttavia è ispirato dalla parola del Vangelo ed aperto alla "vita secondo lo Spirito" (in conformità alle parole di san Paolo), cioè la purezza dell’uomo della concupiscenza che è avvolto interamente dalla "redenzione del corpo" compiuta da Cristo. Proprio per questo nelle parole del Discorso della Montagna troviamo il richiamo al "cuore", cioè all’uomo interiore. L’uomo interiore deve aprirsi alla vita secondo lo Spirito, affinché la purezza di cuore evangelica venga da lui partecipata: affinché egli ritrovi e realizzi il valore del corpo, liberato mediante la redenzione dai vincoli della concupiscenza.

Il significato normativo delle parole di Cristo è profondamente radicato nel loro significato antropologico, nella dimensione della interiorità umana.

6. Secondo la dottrina evangelica, sviluppata in modo così stupendo nelle Lettere paoline, la purezza non è soltanto l’astenersi dalla impudicizia (cf. 1Ts 1Th 4,3) ossia la temperanza, ma essa, al tempo stesso, apre anche la strada ad una scoperta sempre più perfetta della dignità del corpo umano; il che è organicamente connesso con la libertà del dono della persona nell’autenticità integrale della sua soggettività personale, maschile o femminile. In tal modo la purezza, nel senso della temperanza, matura nel cuore dell’uomo che la coltiva e tende a scoprire e ad affermare il senso sponsale del corpo nella sua verità integrale. Proprio questa verità deve essere conosciuta interiormente; essa deve, in certo senso, essere "sentita col cuore", affinché i rapporti reciproci dell’uomo e della donna – e perfino il semplice sguardo – riacquistino quel contenuto autenticamente sponsale dei loro significati. Ed è proprio questo contenuto che nel Vangelo viene indicato dalla "purezza di cuore".

7. Se nell’esperienza interiore dell’uomo (cioè dell’uomo della concupiscenza) la "temperanza" si delinea, per così dire, come funzione negativa, l’analisi delle parole di Cristo pronunziate nel Discorso della Montagna e collegate con i testi di san Paolo ci consente di spostare tale significato verso la funzione positiva della purezza di cuore. Nella purezza matura l’uomo gode dei frutti della vittoria riportata sulla concupiscenza, vittoria di cui scrive san Paolo, esortando a "mantenere il proprio corpo con santità e rispetto" (1Th 4,4). Anzi, proprio in una purezza così matura si manifesta in parte l’efficacia del dono dello Spirito Santo, di cui il corpo umano "è tempio" (cfr 1Co 6,19). Questo dono è soprattutto quello della pietà ("donum pietatis"), che restituisce all’esperienza del corpo – specialmente quando si tratta della sfera dei reciproci rapporti dell’uomo e della donna – tutta la sua semplicità, la sua limpidezza e anche la sua gioia interiore. Questo è, come si vede, un clima spirituale, assai diverso dalla "passione e libidine", di cui scrive Paolo, e che d’altronde conosciamo dalle precedenti analisi; basti ricordare il Siracide (Si 26,13 Si 26,15-18). Una cosa è, infatti, l’appagamento delle passioni, altra la gioia che l’uomo trova nel possedere più pienamente se stesso, potendo in questo modo diventare anche più pienamente un vero dono per un’altra persona.

Le parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna dirigono il cuore umano appunto verso una tale gioia. Ad esse occorre affidare se stessi, i propri pensieri e le proprie azioni, per trovare la gioia e per donarla agli altri.

Saluti:

Al gruppo misto Cattolico-Anglicano proveniente da Toulouse e Manchester

Al pellegrinaggio " Don Bosco " proveniente dal Giappone

A un gruppo di Suore tedesche

Al pellegrinaggio della Diocesi di Acqui Terme

Partecipa all'udienza di oggi il pellegrinaggio della diocesi di Acqui Terme, guidato dal suo Vescovo, Monsignor Livio Maritano.

Nel rivolgere a lei, venerato Fratello, ed ai suoi fedeli il mio saluto cordiale, desidero esprimere innanzitutto la mia gratitudine per i sentimenti di sincero attaccamento alla Sede di Pietro, che questa visita testimonia. La diocesi di San Guido, che ha dato alla Chiesa Santi della statura di un San Paolo della Croce e di una Santa Maria Domenica Mazzarello, deve sentire vivamente il dovere di generosa adesione ai valori evangelici, a cui un così ricco patrimonio di tradizioni cristiane la impegna. La visita ai luoghi consacrati dal sangue dei Martiri e, in particolare, la sosta presso la tomba degli Apostoli Pietro e Paolo ravvivino in ciascuno il proposito di " vivere secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio ". Sono parole della prima Lettera di Pietro, che vi lascio come speciale consegna, insieme con la mia Apostolica Benedizione, che estendo volentieri ai vostri Cari ed all’intera Comunità diocesana.

Alle Delegate e Animatrici delle Pontificie Opere Missionarie

Desidero anche rivolgere un particolare saluto alle partecipanti al IV Convegno Nazionale per Delegate e Animatrici delle Pontificie Opere Missionarie.

Carissime! Siete venute a Roma da circa cento Diocesi d’Italia per studiare insieme il tema dell’animazione della comunità in vista della evangelizzazione universale alla luce dell’Enciclica Dives in Misericordia, ed io mi compiaccio vivamente e vi ringrazio per la vostra presenza e per l’impegno esemplare, che dimostrate in questo lavoro apostolico così importante e significativo. Il Signore benedica i vostri propositi e li renda efficaci, affinché nelle vostre Diocesi sorgano numerose e sante le vocazioni missionarie e sempre più si incrementi l’impegno per annunziare a tutto il mondo l’amore misericordioso dell’Altissimo.

Al pellegrinaggio dei ferrovieri

Un saluto particolare va ora al folto gruppo dei macchinisti, Aiuto Macchinisti e Capi Deposito delle Ferrovie Italiane.

Carissimi, nel ricordo della visita da me compiuta nel novembre 1979 al Deposito-Smistamento del Salario in Roma, apprezzo grandemente i sentimenti che vi hanno portato a questa Udienza. Con la vostra presenza, infatti, voi recate una testimonianza di amore a Cristo ed alla Chiesa. Che il Signore vi aiuti a mantenervi saldi e perseveranti in questa vostra fede cristiana, vi assista nel vostro quotidiano lavoro di Addetti alle Ferrovie e vi faccia superare le difficoltà ad esso inerenti, e conceda a voi e alle vostre famiglie ogni benessere spirituale e materiale. Di ciò sia pegno ed auspico la mia speciale Benedizione.

Al numeroso gruppo degli ammalati

A voi, carissimi ammalati, che soffrite, e che tuttavia avete voluto partecipare a questa Udienza, desidero esprimere in modo tutto speciale il mio saluto affettuoso. Vi ringrazio per la vostra presenza così significativa, e soprattutto per l’esempio che date, accettando di compiere con amore e generosità la volontà di Dio. In questo periodo di Quaresima che stiamo trascorrendo e nell’avvicinarci alla Settimana Santa, mi piace dire anche a voi ciò che ho affermato ad Anchorage, in Alaska: " Non lasciamoci mai confondere dalla sofferenza che può entrare nella nostra vita, ma cerchiamo piuttosto di trasformarla nella luce della Croce del nostro Salvatore Gesù Cristo. Possa la nostra fiducia essere sempre riposta nello Spirito Santo per scoprire, in ogni situazione, nuova occasione per estendere l’amore redentore di Cristo ".

Vi aiuti la mia confortatrice Benedizione Apostolica.

Ai novelli sposi

Anche a voi, novelli sposi, giunga il mio particolare saluto cordiale! La vostra presenza a questa Udienza è segno della vostra fede cristiana e della vostra venerazione per il Vicario di Cristo: questo incontro vi confermi in tali fondamentali sentimenti e vi incoraggi a vivere con sempre più intensa convinzione i vostri impegni di sposi cristiani e di futuri genitori.

In mezzo alla società siate sempre testimoni di fedeltà e di responsabilità, creando una comunità di amore e di fiducia, che sia di esempio e di stimolo.

Anche a voi ripeto ciò che ho detto, nelle Filippine, alle famiglie cristiane: " Camminate con Cristo! E’ Lui che rivela la dignità del patto solenne che avete stipulato; è Lui che conferisce un immenso valore al vostro amore coniugale; ed è Lui, Gesù Cristo, che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare ". Con questi voti, vi accompagni sempre la mia preghiera e la mia Benedizione.


Udienze generali 1981 - Dottrina paolina della purezza come “vita secondo lo spirito”