GPII Omelie 1996-2005 394

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CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO

PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI

E CONSEGNA DELL'ANELLO CARDINALIZIO




Mercoledì 22 ottobre 2003

1. “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

In questi venticinque anni di Pontificato, quante volte ho ripetuto queste parole! Le ho pronunciate nelle principali lingue del mondo e in tante parti della Terra. In effetti, il Successore di Pietro non può dimenticare mai il dialogo svoltosi tra il Maestro e l’Apostolo: “Tu sei il Cristo…”, “Tu sei Pietro…”.

Ma questo “Tu” è preceduto da un “voi”: “Voi chi dite che io sia?” (Mt 16,15). Questa domanda di Gesù è rivolta al gruppo dei discepoli, e Simone risponde a nome di tutti. Il primo servizio che Pietro e i suoi Successori rendono alla comunità dei credenti è proprio questo: professare la fede in “Cristo, Figlio del Dio vivente”.

2. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!”. Quest’oggi rinnoviamo la professione di fede dell’apostolo Pietro in questa Basilica, che porta il suo nome. In questa Basilica i Vescovi di Roma, che si succedono nei secoli, convocano i credenti dell’Urbe e dell’Orbe e li confermano nella verità e nell’unità della fede. Ma al tempo stesso, come bene esprime l’antistante colonnato del Bernini, questa Basilica spalanca le sue braccia all’intera umanità, quasi ad indicare che la Chiesa è inviata ad annunciare la Buona Notizia a tutti gli uomini, senza eccezione.

Unità e apertura, comunione e missione: questo è il respiro della Chiesa. Questa, in particolare, è la duplice dimensione del ministero petrino: servizio di unità e di missionarietà. Il Vescovo di Roma ha la gioia di condividere questo servizio con gli altri successori degli Apostoli, stretti a lui nell’unico Collegio episcopale.

3. Per antica tradizione, in questo servizio il Successore di Pietro si avvale in modo particolare della collaborazione dei Cardinali. Nel loro Collegio si rispecchia l’universalità della Chiesa, unico Popolo di Dio radicato nella molteplicità delle nazioni (cfr Lumen gentium LG 13).

Mi è caro in questa circostanza esprimervi, carissimi e venerati Fratelli Cardinali, la mia riconoscenza per il valido aiuto che mi assicurate. In modo speciale vorrei poi salutare i nuovi membri del Collegio cardinalizio. L’anello che tra poco vi consegnerò, venerati Fratelli, è simbolo del rinnovato vincolo che strettamente vi congiunge alla Chiesa e al Papa, suo Capo visibile.

4. Riascoltiamo insieme le parole del Salmo, risuonate poc’anzi: “Celebrate con me il Signore, / esaltiamo insieme il suo nome” (Ps 33,4).

E’ un invito alla gioia e alla lode che, a cerchi concentrici, si allarga a voi, carissimi Cardinali, Patriarchi, Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici. Coinvolge, poi, voi tutti, uomini e donne di buona volontà, che guardate con simpatia alla Chiesa di Cristo. A tutti e a ciascuno ripeto: celebrate con me il nome del Signore, perché è Padre, amore, misericordia. Per questo Nome, venerati Fratelli Cardinali, noi siamo chiamati a rendere la nostra testimonianzausque ad sanguinis effusionem”.

Se talora dovesse sopraggiungere il timore e lo scoraggiamento, ci sia di conforto la consolante promessa del divino Maestro: “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Jn 16,33).

Gesù ha preannunciato chiaramente che la persecuzione degli Apostoli e dei loro successori non sarebbe stato un fatto straordinario (cfr Mt 10,16-18). Ce lo ha ricordato anche la prima Lettura, presentando la cattura e la prodigiosa liberazione di Pietro.

5. Il Libro degli Atti sottolinea che, mentre Pietro era in prigione, “una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui” (Ac 12,5). Che grande coraggio infonde il sostegno della preghiera unanime del popolo cristiano! Ne ho potuto io stesso sperimentare il conforto.

E’ questa, carissimi, la nostra forza. Ed è anche uno dei motivi per cui ho voluto che il venticinquesimo anno del mio pontificato fosse dedicato al santo Rosario: per sottolineare il primato della preghiera, in modo speciale della preghiera contemplativa, fatta in spirituale unione con Maria, Madre della Chiesa.

La presenza di Maria - desiderata, invocata, accolta - ci aiuta a vivere anche questa celebrazione come un momento in cui la Chiesa si rinnova nell’incontro con Cristo e nella forza dello Spirito Santo.

Stringiamoci a Cristo, pietra viva!, ci ha detto Pietro nella seconda Lettura (cfr 1P 2,4-9). Ripartiamo da Lui, da Cristo, per annunciare a tutti i prodigi del suo amore. Senza temere e senza esitare, perché Egli ci assicura: “Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo!”.

Sì, Signore, noi confidiamo in Te e con Te proseguiamo nel nostro cammino a servizio della Chiesa e dell’umanità!
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SANTA MESSA PER L’INIZIO DELL’ANNO ACCADEMICO

DELLE UNIVERSITÀ ECCLESIASTICHE


Venerdì, 24 ottobre 2003

A nome del Santo Padre, il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ha presieduto all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, la Concelebrazione Eucaristica in occasione dell'inizio dell'Anno Accademico delle Università Ecclesiastiche Romane:




1. “Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore, perché sappiamo comprendere i segni dei tempi nuovi” (Canto al Vangelo; cfr Ep 1,17 Lc 21,29-31).

L'odierna liturgia ci invita a chiedere a Dio di illuminare i nostri cuori con la luce della sua grazia. La luce e la sapienza del cuore! Ecco la strada maestra per la quale possiamo giungere alla scoperta della verità. Ecco un bene prezioso da invocare per tutti i figli della Chiesa, perché sappiano affrontare con coraggio le sfide del nostro tempo.

L'invocazione della luce per il nostro cuore acquista un significato del tutto singolare in questa nostra assemblea liturgica. Questa sera infatti, è raccolta intorno all’altare la Comunità delle Università ecclesiastiche romane, all’inizio dell’Anno accademico. Si apre dinanzi a voi, carissimi Fratelli e Sorelle, un nuovo anno di studio e di ricerca, che dedicherete con cura all’approfondimento della teologia e delle altre discipline, per prepararvi ad assumere domani compiti e responsabilità pastorali al servizio del popolo cristiano. Accompagnate lo sforzo dello studio con la preghiera, la meditazione e la costante ricerca della volontà del Signore. Vi sarà così possibile più facilmente comprendere “i segni dei tempi nuovi”. Il grande Dottore sant’Agostino esprimeva questa stessa esigenza con una formula di rara efficacia: “Orent ut intelligant - preghino per poter comprendere” (De doctrina christiana, III, 56: PL 34,89).

2. Con questi sentimenti, sono lieto di rivolgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi, carissimi Fratelli e Sorelle, che prendete parte a questa solenne celebrazione. Saluto innanzitutto il Signor Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Con lui saluto i Rettori delle Università, i Membri del Corpo Accademico e i Rettori dei Seminari e dei Collegi.

Un affettuoso pensiero va a ciascuno di voi, carissimi giovani che state compiendo i vostri studi nell’Urbe, con una parola di speciale incoraggiamento per quanti iniziano quest’anno il loro percorso universitario. Siate consapevoli di quanto grande sia il dono che avete ricevuto, di poter cioè compiere la vostra formazione culturale, umana e spirituale nella Città e nella Diocesi di Roma, che ha il privilegio di custodire le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, “colonne” della Chiesa. Questo vi dà l’opportunità di approfondire e percepire più da vicino il respiro universale della missione della Chiesa e di sintonizzarvi più perfettamente con il suo magistero.

3. “Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7,19). Nella prima lettura, tratta dalla Lettera ai Romani (cfr Rm 7,18-25), san Paolo, in un quadro a tinte forti e drammatiche, evidenzia l’incapacità dell’essere umano di compiere il bene e di evitare il male. Esiste però una via d’uscita: la vittoria sul male ci viene dalla bontà di Dio misericordioso, manifestatasi appieno in Cristo. E, quasi in un impeto di gioia, l’Apostolo esclama: “Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!” (Rm 7,25).

Come Paolo, la Chiesa non cessa di annunciare questa grande “buona notizia”, che è per tutti: Cristo morto e risorto ha vinto il male e ci ha liberati dal peccato. Egli è la nostra salvezza.

Quest’annuncio salvifico risuona incessantemente anche nel nostro tempo e costituisce il cuore della missione della Comunità ecclesiale. L’uomo cerca - oggi, come in passato - risposte soddisfacenti alle domande sul significato della sua vita e della sua morte. Durante il periodo di formazione teologica, cari giovani, voi vi preparate per essere in grado di fornire le risposte della fede in modo adatto al linguaggio e alla mentalità del nostro tempo. Tutto, pertanto, sia orientato ad una così alta missione: annunciare Cristo e la forza liberante del suo Vangelo.

4. “Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?” (Lc 12,56). Anche con queste parole Gesù ci esorta a confrontarci con le realtà della nostra epoca. Se, da una parte, il vostro cuore non si deve mai distaccare dalla contemplazione del mistero di Dio, dall’altra, occorre che manteniate lo sguardo rivolto sugli eventi del mondo e della storia. Il Concilio Vaticano II diceva, a questo riguardo, che è dovere permanente della Chiesa “scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto” (Gaudium et spes GS 4).

Sia questo lo spirito con cui vi dedicate allo studio durante questi anni della vostra formazione teologica e pastorale.

La Vergine Maria, Sede della Sapienza, vegli sul vostro quotidiano lavoro nelle Università Pontificie Romane. Lei, la prima evangelizzatrice, vi accompagni e vi ottenga di prepararvi ad essere autentici apostoli del Vangelo di Cristo. Amen
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CAPPELLA PAPALE PER LA BEATIFICAZIONE DI CINQUE SERVI DI DIO



Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense

Domenica, 9 novembre 2003

1. "Santo è il tempio di Dio, che siete voi" (1Co 3,17). Riascoltiamo queste parole dell’apostolo Paolo nell'odierna solenne liturgia della Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, Cattedrale di Roma, Madre di tutte le chiese.

Ogni luogo riservato al culto divino è segno di quel tempio spirituale, che è la Chiesa, composto da pietre vive, cioè dai fedeli, uniti dall'unica fede, dalla partecipazione ai sacramenti e dal vincolo della carità. Pietre preziose di tale tempio spirituale sono particolarmente i Santi.

La santità, frutto dell’opera incessante dello Spirito di Dio, rifulge nei nuovi Beati: Juan Nepomuceno Zegrí y Moreno, presbitero; Valentin Paquay, presbitero; Luigi Maria Monti, religioso; Bonifacia Rodríguez Castro, vergine; Rosalie Rendu, vergine.

2. La visión del Santuario, que el profeta Ezequiel nos presenta en la liturgia del hoy, describe un torrente que mana desde el templo llevando vida, vigor y esperanza: "allí donde penetra este agua lo sanea todo" (Ez 47,9). Esta imagen expresa la infinita bondad de Dios y su designio de salvación, desbordando los muros del recinto sagrado para ser bendición de toda la tierra.

Juan Nepomuceno Zegrí y Moreno, sacerdote íntegro, de profunda piedad eucarística, entendió muy bien como el anuncio del Evangelio ha de convertirse en una realidad dinámica, capaz de transformar la vida del apóstol. Siendo párroco, se propuso "ser la providencia visible de todos aquellos que gimiendo en la orfandad beben el cáliz de la amargura y se alimentan con el pan de la tribulación" (19 de junio de 1859).

Con ese propósito desarrolló su espiritualidad redentora, nacida de la intimidad con Cristo y orientada a la caridad con los más necesitados. En la advocación de la Virgen de las Mercedes, Madre del Redentor, se inspiró para la fundación de las Hermanas Mercedarias de la Caridad, con el fin de hacer siempre presente el amor de Dios donde hubiera "un sólo dolor que curar, una sola desgracia que consolar, una sola esperanza que derramar en los corazones". Hoy, siguiendo las huellas de su Fundador, este Instituto vive consagrado al testimonio y promoción de la caridad redentora.

Traduzione italiana della parte di omelia pronunciata in spagnolo:

[2. La visione del Santuario, che il profeta Ezechiele ci presenta nella liturgia odierna, descrive un torrente che sgorga dal tempio portando vita, vigore e speranza: "quelle acque, dove giungono, risanano" (Ez 47,9). Questa immagine esprime l'infinita bontà di Dio e il suo disegno di salvezza, che valicano i muri del recinto sacro per essere la benedizione di tutta la terra.
Juan Nepomuceno Zegrí y Moreno, sacerdote integro, dalla profonda pietà eucaristica, ha compreso molto bene come l'annuncio del Vangelo debba diventare una realtà dinamica capace di trasformare la vita dell'apostolo. Essendo parroco, si è proposto di "essere la provvidenza visibile di tutti coloro che, gemendo nell'essere orfani, bevono il calice dell'amarezza e si nutrono con il pane della tribolazione" (19 giugno 1859).
Con questo proposito, egli ha sviluppato la sua spiritualità redentrice, nata dall'intimità con Cristo e orientata alla carità verso i più bisognosi. All'invocazione alla Vergine della Mercede, Madre del Redentore, si è ispirato per la fondazione delle Suore Mercedarie della Carità, al fine di rendere sempre presente l'amore di Dio laddove vi fosse "un solo dolore da curare, una sola disgrazia da consolare, una sola speranza da infondere nei cuori". Oggi, seguendo le orme del suo Fondatore, questo Istituto continua a dedicarsi alla testimonianza e alla promozione della carità redentrice.]

3. Le Père Valentin Paquay est bien un disciple du Christ et un prêtre selon le coeur de Dieu. Apôtre de la miséricorde, il passait de longues heures au confessionnal avec un don particulier pour remettre les pécheurs sur le droit chemin, rappelant aux hommes la grandeur du pardon divin. En mettant au centre de sa vie de prêtre la célébration du Mystère eucharistique, il invitait les fidèles à s’approcher souvent de la communion au Pain de Vie.

Comme tant de saints, le Père Valentin s’était mis tout jeune sous la protection de Notre-Dame, invoquée dans l’église de son enfance, à Tongres, comme Cause de notre joie. À son exemple, puissiez-vous servir vos frères, pour leur donner la joie de rencontrer le Christ en vérité!

Traduzione italiana della parte di omelia pronunciata in francese:

[3. Padre Valentin Paquay è davvero un discepolo di Cristo e un sacerdote secondo il cuore di Dio. Apostolo della misericordia, trascorreva lunghe ore nel confessionale, con un dono particolare per rimettere i peccatori sulla retta via, ricordando agli uomini la grandezza del perdono divino. Ponendo al centro della sua vita di sacerdote la celebrazione del Mistero eucaristico, invitava i fedeli ad accostarsi spesso alla comunione del Pane di Vita.
Come tanti santi, Padre Valentin si era affidato sin da giovane alla protezione di Nostra Signora, invocata nella chiesa della sua infanzia, a Tongres, come Causa della nostra gioia. Seguendo il suo esempio, possiate voi servire i vostri fratelli per dare loro la gioia di incontrare Cristo nella verità!]

4. "Vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua... Quelle acque, dove giungono, risanano" (Ez 47,1 Ez 47,9). L'immagine dell’acqua, che tutto fa rivivere, ben illumina l’esistenza del beato Luigi Maria Monti, interamente dedito a risanare le piaghe del corpo e dell'anima dei malati e degli orfani. Amava chiamarli i "poverelli di Cristo", e li serviva animato da una fede viva, sostenuta da un'intensa e costante preghiera. Nella sua dedizione evangelica, si ispirò costantemente all'esempio della Vergine Santa e pose la Congregazione da lui fondata sotto il segno di Maria Immacolata.

Quanto attuale è il messaggio di questo nuovo Beato! Per i suoi figli spirituali e per tutti i credenti egli è un esempio di fedeltà alla chiamata di Dio e di annuncio del Vangelo della carità; un modello di solidarietà verso i bisognosi e di tenero affidamento alla Vergine Immacolata.

5. Las palabras de Jesús en el Evangelio proclamado hoy: "No hagáis de la Casa de mi Padre una casa de mercado" (Jn 2,16), interpelan a la sociedad actual, tentada a veces a convertir todo en mercancía y ganancia dejando del lado los valores y la dignidad que no tienen precio. Siendo la persona imagen y morada de Dios, hace falta una purificación que la defienda, sea cual fuere su condición social o su actividad laboral.

A esto se consagró enteramente la beata Bonifacia Rodríguez de Castro, que siendo ella misma trabajadora, percibió los riesgos de esta condición social en su época. En la vida sencilla y oculta de la Sagrada Familia de Nazaret encontró un modelo de espiritualidad del trabajo, que dignifica la persona y hace de toda actividad, por humilde que parezca, un ofrecimiento a Dios y un medio de santificación.

Este es el espíritu que quiso infundir en las mujeres trabajadoras, primero con la Asociación Josefina y después con la fundación de las Siervas de San José, que continúan su obra en el mundo con sencillez, alegría y abnegación.

Traduzione italiana della parte di omelia pronunciata in spagnolo:

[5. Le parole di Gesù nel Vangelo proclamato oggi: "non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato" (Jn 2,16), interpellano la società attuale, tentata, talvolta, a convertire ogni cosa in mercanzia e guadagno, lasciando da parte i valori e la dignità, che non hanno prezzo. Essendo la persona immagine e dimora di Dio, occorre una purificazione che la difenda, a prescindere dalla sua condizione sociale o dalla sua attività lavorativa.
A questo si è dedicata interamente la beata Bonifacia Rodríguez de Castro, che, essendo ella stessa lavoratrice, ha compreso i rischi di questa condizione sociale nella sua epoca. Nella vita semplice e riparata della Sacra Famiglia di Nazareth ha trovato un modello di spiritualità del lavoro che nobilita la persona e rende ogni attività, per quanto umile possa sembrare, un'offerta a Dio e un mezzo di santificazione.
Questo è lo spirito che ella ha voluto infondere nelle donne lavoratrici, prima con l'Associazione Giuseppina, e poi con la fondazione delle Serve di San Giuseppe, che continuano la loro opera nel mondo con semplicità, gioia e abnegazione.]

6. À une époque troublée par des conflits sociaux, Rosalie Rendu s’est joyeusement faite la servante des plus pauvres, pour redonner à chacun sa dignité, par des aides matérielles, par l’éducation et l’enseignement du mystère chrétien, poussant Frédéric Ozanam à se mettre au service des pauvres.

Sa charité était inventive. Où puisait-elle la force pour réaliser autant de choses ? C’est dans son intense vie d’oraison et dans sa prière incessante du chapelet, qui ne la quittait pas. Son secret était simple: en vraie fille de Vincent de Paul, comme une autre Soeur de son temps, sainte Catherine Labouré, voir en tout homme le visage du Christ. Rendons grâce pour le témoignage de charité que la famille vincentienne ne cesse de donner au monde !

Traduzione italiana della parte di omelia pronunciata in francese:

[6. In un'epoca sconvolta dai conflitti sociali, Rosalie Rendu si è gioiosamente fatta serva dei più poveri, per restituire a ciascuno la sua dignità, attraverso gli aiuti materiali, l'educazione e l'insegnamento del mistero cristiano, spingendo Frédéric Ozanam a porsi al servizio dei poveri.
La sua carità era inventiva. Da dove attingeva la forza per realizzare tante cose? Dalla sua intensa vita di orazione e dalla preghiera incessante del Rosario, che non l'abbandonava mai. Il suo segreto era semplice: vedere, da vera figlia di Vincenzo de' Paoli, come un'altra suora del suo tempo, santa Catherine Labouré, in ogni uomo il volto di Cristo. Rendiamo grazie per la testimonianza di carità che la famiglia vincenziana non cessa di donare al mondo!]

7. "Egli parlava del tempio del suo Corpo" (Jn 2,21). Queste parole evocano il mistero della morte e risurrezione di Cristo. A Gesù crocifisso e risorto devono conformarsi tutti i membri della Chiesa.

In questo impegnativo compito ci è di sostegno e guida Maria, Madre di Cristo e Madre nostra. Intercedono per noi i nuovi Beati, che oggi contempliamo nella gloria del cielo. Sia concesso anche a noi di ritrovarci tutti un giorno in Paradiso, per gustare insieme la gioia nella vita senza fine. Amen!
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CAPPELLA PAPALE IN SUFFRAGIO DEI CARDINALI E DEI VESCOVI

DEFUNTI NEL CORSO DELL'ANNO


Giovedì, 13 novembre 2003

1. "Io do loro la vita eterna" (Jn 10,28).

Questa parola di Cristo riempie di luce e di speranza l’odierna nostra celebrazione, durante la quale preghiamo per i Cardinali e i Vescovi defunti nel corso dell’ultimo anno.

La memoria dei Cardinali che ci hanno lasciato è stata particolarmente presente e viva durante il recente Concistoro. Mi è caro, anche in questo momento, ricordare i loro nomi: Hans Hermann Groër, Gerald Emmet Carter, Aurelio Sabattani, Francesco Colasuonno, Ignacio Antonio Velasco García, Corrado Ursi e Maurice Michael Otunga. Con loro ricordo pure il Patriarca Raphaël I Bidawid.

2. Preghiamo inoltre per i Vescovi, che nei mesi scorsi Iddio ha chiamato a sé da questo mondo. E’ consolante pensare che tutti questi venerati Fratelli, zelanti servitori del Vangelo durante la loro esistenza terrena, sono ora nelle provvide "mani" di Dio, che li ha accolti nell’eterno abbraccio del suo amore.

Nella loro sollecitudine pastorale essi hanno educato i fedeli, con la predicazione e con l’esempio, a tendere verso i valori veri ed eterni, cercando di farsi modelli del gregge loro affidato (cfr 1P 5,2-3). Siamo perciò fiduciosi che il Signore voglia ad essi concedere la ricompensa promessa ai suoi servi fedeli.

3. Li accolga Maria Santissima e per loro ottenga il riposo eterno nel regno della luce e della pace del Risorto. Amen
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SANTA MESSA PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI

DEGLI ATENEI ROMANI IN PREPARAZIONE AL SANTO NATALE


Giovedì, 11 dicembre 2003




1. “Non temere, io ti vengo in aiuto” (Is 41,13). La promessa di Dio, echeggiata dal Profeta, ha trovato piena attuazione nella nascita di Gesù a Betlemme. In Lui Dio si è fatto uno di noi! Ecco perché non dobbiamo temere. Il tempo dell’Avvento, che stiamo vivendo, ci esorta alla speranza.

Carissimi Fratelli e Sorelle, l’odierno incontro si colloca in questo clima di fiduciosa attesa della venuta di Cristo. Vi saluto tutti con affetto. Saluto innanzitutto voi, illustri rettori, docenti e studenti delle Università romane. Un pensiero speciale rivolgo al Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Letizia Moratti. Saluto i Cappellani delle Università e le Delegazioni nazionali di pastorale universitaria.

Ringrazio il Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e la rappresentante degli studenti, che hanno voluto farsi interpreti dei sentimenti di tutti.

2. “Cambierò… la terra arida in sorgenti” (Is 41,18). Questa è la grande promessa di Dio ai miseri e ai poveri che, come afferma il Profeta, “cercano acqua...”, perché “la loro lingua è riarsa per la sete” (Is 41,17). La loro sete rimanda all’ardente anelito di verità, di giustizia e di pace, presente nell’animo di ogni uomo.

Le più intime aspirazioni umane trovano, in effetti, piena risposta soltanto in Dio. Per questo vi incoraggio, carissimi, a far sì che il vostro percorso formativo sia sostenuto senza sosta dalla ricerca di Dio. Non fermatevi dinanzi ai dubbi e alle difficoltà. Iddio, assicura il Profeta, vi tiene “per la destra” (Is 41,13), sta accanto a voi. La sua confortante compagnia vi renderà più consapevoli della missione che siete chiamati a svolgere nell’ambito universitario.

3. Non pochi fra di voi hanno preso parte al convegno di questi giorni, che ha dedicato la sua attenzione al processo di integrazione europea. A tale processo anche voi, che fate parte del mondo universitario, dovete offrire il vostro contributo. Per l’unità dell’Europa rivestono certo grande importanza le strutture sociali, politiche ed economiche, ma non vanno assolutamente trascurati gli aspetti umanistici e spirituali. E’ indispensabile che l’Europa di oggi salvaguardi il suo patrimonio di valori, e riconosca che è stato soprattutto il cristianesimo la forza capace di promuoverli, conciliarli e consolidarli.

4. Il Natale costituisce l’occasione privilegiata per sottolineare uno dei valori cristiani più sentiti. Con la nascita di Gesù, nella semplicità e nella povertà di Betlemme, Dio ha ridato dignità all’esistenza d’ogni essere umano; ha offerto a tutti la possibilità di partecipare alla sua stessa vita divina. Possa questo dono incommensurabile trovare sempre cuori pronti a riceverlo!

Affido alla materna intercessione di Maria questo mio auspicio e augurio. Sia Lei a proteggere ciascuno di voi, le vostre famiglie e le comunità accademiche alle quali appartenete. Buon Avvento e buon Natale!

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CAPPELLA PAPALE PER LE ESEQUIE

DELL’EM.MO CARD. PAULOS TZADUA


Martedì, 16 dicembre 2003




1. "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese" (Lc 12,35).

Il tempo di Avvento fa da sfondo a questa celebrazione esequiale, in cui offriamo il Sacrificio eucaristico per il caro e venerato Fratello Cardinale Paulos Tzadua, Arcivescovo emerito di Addis Abeba. Il Signore l’ha chiamato a sé proprio in questi giorni, durante i quali insistenti sono i richiami alla vigilanza, all’attesa e alla speranza.

L’evangelista Luca ci ha poc’anzi avvertiti: "Tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate" (Lc 12,40). Il cristiano deve sempre essere pronto per affrontare il passaggio della morte. Egli guarda al futuro - sia personale che universale - nella prospettiva della parusia, e tutto orienta a queste ultime e fondamentali realtà. Grande, infatti, è l’evento che ci attende: l’incontro "faccia a faccia" con Dio (cfr 1Co 13,12).

2. "Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli" (Lc 12,37). Ci piace considerare questo nostro Fratello, a cui diamo l’ultimo saluto, come uno dei "servi" di cui parla il Vangelo e che il "padrone" ritornando ha trovato desti. Sacerdote e Vescovo zelante, egli ha speso la vita per Cristo e per la Chiesa. Con scelta significativa, nel suo stemma aveva posto il motto: "Per Gesù Cristo". Ad imitazione del suo Signore, si è fatto servitore dei fratelli, ponendo a loro disposizione le elette qualità di cui era dotato, come pure le vaste conoscenze acquisite mediante gli studi, specialmente in campo giuridico. Ma, al di là della fatica pastorale, egli ha soprattutto donato se stesso, dando prova ovunque di santità di vita e di costante anelito apostolico. Per questo, nei vari ambiti in cui è stato chiamato a svolgere il ministero sacerdotale ed episcopale ha lasciato un ricordo pieno di stima e di venerazione.

3. Amiamo pensare a lui come a un generoso ed attivo Pastore di quella eletta porzione di Chiesa che è in Africa. Di essa si fece autorevole portavoce in seno al Sinodo dei Vescovi, a cui prese parte già come Presidente della Conferenza Episcopale d’Etiopia e, in seguito, quale Arcivescovo di Addis Abeba e Cardinale.

Questo aspetto del suo ministero è culminato nell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa, svoltasi a Roma nel 1994, nella quale, come terzo Presidente Delegato, ha ricoperto un ruolo di grande rilievo. Il Popolo di Dio gli è debitore di una spiccata sollecitudine nei confronti del laicato, alla cui vocazione, formazione e missione si è sempre dimostrato spiccatamente attento, in fedeltà agli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II.

4. "Nella sua grande misericordia, [Dio] ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva" (1P 1,3).

In momenti di prova e di dolore, come questo, il ricorso alla parola di Dio è per i credenti fonte di conforto e di speranza. E’ l’apostolo Pietro, nella seconda Lettura, a ricordarci che Cristo ha vinto la morte con la sua resurrezione.

Celebrando il memoriale della sua Pasqua, noi oggi invochiamo la potenza del Signore risorto per il venerato e caro Cardinale Paulos Tzadua. Per lui, fedele servitore della Chiesa, è conservata nei cieli "un’eredità che non si corrompe" (1P 1,4); per lui è aperto il banchetto della vita e della gioia (cfr Is 25,6).

Lo accolga la Vergine Maria e sia Lei ad accompagnarlo in Paradiso, perché goda in eterno la beatitudine dei giusti. Amen!
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CELEBRAZIONE DEI VESPRI E DEL TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO

PER LA FINE DELL’ANNO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Mercoledì, 31 dicembre 2003




1. Te Deum laudamus! Così la Chiesa canta la sua riconoscenza a Dio, mentre gioisce ancora per il Natale del Signore. In questa suggestiva celebrazione serale la nostra attenzione è attratta dall’ideale incontro dell’anno solare con quello liturgico, due cicli temporali che sottendono due dimensioni del tempo.

Nella prima dimensione, i giorni, i mesi, gli anni si succedono secondo un ritmo cosmico, in cui la mente umana riconosce l’impronta della divina Sapienza creatrice. Ecco perché la Chiesa esclama: Te Deum laudamus!

2. L’altra dimensione del tempo, a cui la celebrazione di stasera ci richiama, è quella della storia della salvezza. Al suo centro e culmine sta il mistero di Cristo. Ce lo ha ricordato poc’anzi l’apostolo Paolo: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio" (Ga 4,4). Cristo è il centro della storia e del cosmo; è il nuovo Sole apparso nel mondo sorgendo "dall’alto" (cfr Lc 1,78), un Sole che tutto orienta verso il fine ultimo della storia.

In questi giorni, tra Natale e Capodanno, queste due dimensioni del tempo si incrociano con particolare eloquenza. E’ come se l’eternità di Dio venisse a visitare il tempo dell’uomo. L’Eterno si fa così "istante" presente, perché il ciclico ripetersi dei giorni e degli anni non finisca nel vuoto del non-senso.

3. Te Deum laudamus! Sì, ti lodiamo, Padre, Signore del cielo e della terra. Ti ringraziamo perché hai inviato il tuo Figlio, fatto piccolo Bambino, per dare pienezza al tempo. Così è piaciuto a Te (cfr Mt 11,25-26). In Lui, tuo Figlio Unigenito, hai aperto all’umanità la via dell’eterna salvezza.

Eleviamo a Te il nostro solenne rendimento di grazie per gli innumerevoli benefici che ci hai elargiti nel corso dell’anno. Ti lodiamo e ringraziamo insieme a Maria, "che ha dato al mondo l’autore della vita" (Antif. lit.).

4. Cari fedeli della diocesi di Roma, è giusto che la mia parola si volga ora a voi più direttamente! Siete qui per elevare insieme con il Papa la vostra lode e il vostro ringraziamento a Dio, Datore di ogni bene.

A ciascuno di voi va il mio saluto cordiale. Va, in special modo, al Cardinale Vicario, a Mons. Vicegerente, ai Vescovi Ausiliari e a quanti lavorano attivamente al servizio della Comunità diocesana. Saluto le Autorità italiane e il Sindaco di Roma, che ringrazio per la gradita presenza.

E’ qui con noi stasera l'icona della Madonna del Divino Amore, prezioso dono della Comunità di Roma al Papa. Ve ne sono profondamente grato. Nella corona della Vergine sono state incastonate venti gemme, in corrispondenza dei venti Misteri del Santo Rosario, dopo che ai quindici Misteri tradizionali ho chiesto di aggiungere i cinque Misteri della luce. Desidero che questa Icona sia venerata nel nuovo Santuario della Madonna del Divino Amore. Alla Vergine affido, in particolare, l'impegno pastorale che in questi anni la Diocesi va compiendo a favore della famiglia, dei giovani e delle vocazioni di speciale consacrazione.

A tutti ripeto quanto ebbi a scrivere nel 1981 nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio: "L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia!" (n. 86). Affido alla Madre di Dio e a san Giuseppe suo Sposo la mia preghiera a Gesù, perché ispiri alla Diocesi di Roma strategie pastorali adeguate ai nostri tempi, rivolte a tutte le famiglie della Città e alle giovani coppie che si preparano al matrimonio. Possa la famiglia corrispondere sempre più pienamente al progetto che Dio ha per lei da sempre!

5. Carissimi Fratelli e Sorelle, un altro anno va rapidamente chiudendosi. Già guardiamo al 2004, che si profila all’orizzonte. Sull’anno che termina e su quello che tra qualche ora inizierà invochiamo la materna protezione di Maria Santissima, chiedendole di continuare a guidare il nostro cammino.

Vergine Maria, Regina della Pace, ottieni giorni di pace alla città di Roma, all’Italia, all’Europa e al mondo intero. Sancta Dei Genitrix, ora pro nobis! Madre del Redentore, Madonna del Divino Amore, prega per noi. Amen!



GPII Omelie 1996-2005 394