GPII 1989 Insegnamenti - Incontro ecumenico - Ai fedeli riuniti, Uppsala (Svezia)

Incontro ecumenico - Ai fedeli riuniti, Uppsala (Svezia)

Troveremo l'unità soltanto se accoglieremo la piena e autentica eredità di fede data da Cristo attraverso gli apostoli


"Perché tutti siano una cosa sola... perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Jn 17,21).

Cari fratelli e sorelle.


1. Con queste parole del Vangelo dinanzi a noi, desidero ringraziare Dio onnipotente che nella sua amorevole provvidenza mi ha permesso di essere oggi insieme a voi. Rivolgo il mio cordiale saluto alle loro maestà Re Carlo Gustavo e la Regina Silvia per la loro gradita presenza, a cui unisco fervide preghiere per la pace e il benessere della Nazione. Desidero inoltre esprimere il mio ringraziamento all'Arcivescovo Werkström, che ha spalancato le porte dell'amicizia per questo servizio ecumenico. A tutti voi che questa mattina siete venuti qui a pregare con il Vescovo di Roma tendo la mano di fratellanza e di pace nel nostro Signore Gesù Cristo.

Le letture della Scrittura che abbiamo appena udito dal libro del profeta Isaia e dal Vangelo di Giovanni rispondono alle più profonde aspirazioni all'unità e alla pace del cuore umano. Nel libro della Genesi leggiamo come questi doni siano andati perduti a motivo del peccato. L'assassinio di Abele da parte di suo fratello Caino (cfr Gn 4) e in particolare la costruzione della torre di Babele (cfr Gn 11) mostrano come la realtà del peccato si sia diffusa e moltiplicata. Dimenticando Dio gli uomini hanno cercato di costruire una torre con le loro sole forze, solo per finire nell'incomprensione e nella divisione. La torre di Babele è il primo di numerosi episodi dell'antico testamento che mostrano le conseguenze degli errati tentativi dell'uomo di fare da solo senza rivolgersi a Dio che lo ha creato.

Ma nella prima lettura di oggi il profeta Isaia annuncia la promessa del ristabilimento dell'unità e della pace con Dio e fra gli uomini che il Signore stesso effettuerà sul monte Sion. Egli proclama questa visione di speranza: "ll monte del tempio del Signore... sarà più alto della cima dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore... perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri... un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra"" (Is 2,2-4). A differenza dei costruttori di Babele, Isaia riconosce che unità e pace non sono garantite da alcun programma umano ma giungeranno attraverso la conoscenza di Dio attraverso l'obbedienza alla legge divina, attraverso la conoscenza delle vie di Dio e "camminando sui suoi sentieri". Isaia riconosce la natura spirituale del "tempio" in cui verranno ristabilite l'unità e la pace con Dio e fra gli uomini.

Questa visione di Isaia si compie nel nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Egli è l'eterno Sacerdote, che alla vigilia della sua morte inizia una preghiera per l'unità e la pace che continua ad offrire fino al suo perfetto compimento alla fine dei tempi: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi" (Jn 17,20-21). Con la sua morte e la sua Risurrezione Cristo divenne il tempio spirituale a cui "accorrono tutte le nazioni". Con la sua rivelazione della verità su Dio e sull'uomo, Cristo mostra che l'aspirazione umana all'unità e alla pace ha il suo inizio e la sua fine in un mistero trascendente: l'unione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.


2. Cari fratelli e sorelle, questo Vangelo riguarda ciascuno di noi personalmente.

La preghiera sacerdotale di Cristo comprende noi, giacché anche noi siamo diventati credenti attraverso la parola degli apostoli. Il dono della salvezza, che restituisce l'uomo alla comunione con Dio e con gli altri, è rivolto a tutti.

"Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse" (LG 9). All'unità dell'unica Chiesa di Cristo, quindi, Dio chiama tutti coloro che credono che Gesù è "autore della salvezza e principio di unità e di pace" (LG 9). Egli infatti ha costituito la sua Chiesa "perché sia per tutti e per i singoli il sacramento visibile di questa unità salvifica" (LG 9).

L'unità è una caratteristica essenziale della Chiesa. Lungi dall'essere un'organizzazione meramente umana con un messaggio, la Chiesa è il corpo e la sposa del suo Signore, nata dal suo costato sulla Croce. La sua unità scaturisce dalla sua natura intrinseca ed è essenziale alla sua missione. E' parte del piano salvifico di Dio. E' la volontà e la preghiera di Cristo. Riconosciamo anche che affinché la Chiesa sia un segno credibile di redenzione e comunione con Dio, essa deve vivere in conformità con ciò che è e con quanto proclama. In verità tutti coloro che guardano a Gesù come l'"autore della salvezza e il principio di unità e di pace" (LG 9) vorranno fare tutto il possibile per essere segni e strumenti efficaci di quella unità e pace "perché il mondo creda" (Jn 17,21). Per questo motivo la preoccupazione per l'unità dei cristiani, con cui ci siamo raccolti in preghiera questa mattina non è un problema piccolo o superficiale.


3. Dobbiamo riconoscere con dolore che i cristiani non sono uniti. Allo stesso tempo possiamo essere fiduciosi che il Signore della storia non ci ha abbandonati alle nostre divisioni. Egli con saggezza e pazienza ci conduce con la sua grazia ad un maggiore ravvedimento e ad un maggiore desiderio dell'unione (cfr UR 1).

Nonostante tutti i dissensi e le divisioni nel corso dei secoli, la fede nel nostro unico Signore e salvatore e l'unione con lui attraverso il Battesimo assicura una certa comunione, anche se imperfetta. Il Battesimo, che è il legame sacramentale fra tutti coloro che sono nati a nuova vita, è allo stesso tempo un dinamico punto di partenza. Una volta battezzati, dobbiamo impegnarci per la pienezza della vita in Cristo, una pienezza che è espressa nella completa professione di fede e nell'unità e fratellanza sacramentale della Chiesa, così come Cristo ha voluto che fosse (cfr UR 22). Come ho detto lo scorso anno a una delegazione della Federazione luterana mondiale: "Poiché noi condividiamo già vincoli di unità in Cristo attraverso il Battesimo, non possiamo ritenerci soddisfatti se non con la piena comunione" ("Ad quosdam seiunctos Fratres coram admissos", 3, die 4 mar. 1988: , XI, 1 [1988] 552).

I protestanti e i cattolici in Svezia condividono anche uno straordinario retaggio storico, di cui questa grande cattedrale di Uppsala è un magnifico ricordo. Fu costruita come santuario nazionale al tempo in cui tutto il popolo svedese condivideva la stessa fede. Tutt'ora la tomba di sant'Erik è conservata qui. La fede che ha ispirato la costruzione di questa cattedrale ha guidato un tempo i cistercensi, i domenicani e i francescani nel vostro Paese.

Essa ispiro santa Brigida, le cui rivelazioni furono lette in tutta l'Europa.

Perfino dopo la riforma, molto dell'eredità cattolica fu custodito qui, più che in altri paesi.


4. Il riferimento alla storia e il riconoscimento di questo retaggio comune rendono le nostre divisioni ancora più dolorose. Esse infondono in noi uno spirito di pentimento. Il decreto sull'ecumenismo del Concilio Vaticano II ricorda l'ammonimento della prima lettera di Giovanni: "Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi" (1Jn 1,10). Estende questo monito ai peccati contro l'unità e ci esorta a chiedere "perdono a Dio e ai fratelli separati, come pure noi rimettiamo ai nostri debitori" (UR 7).

Cari fratelli e sorelle, è una sfida per noi perdonarci l'un l'altro, ma il Signore ci ha comandato di farlo. Dopo quattrocento anni di separazione, occorre del tempo perché il processo di riconciliazione e di risanamento abbia luogo. Non tutto può essere fatto subito, ma dobbiamo fare oggi quello che possiamo nella speranza di ciò che sarà possibile domani.

Nel cercare una maggiore comprensione, il dialogo paziente può fare molto. Chiediamoci: Cosa possiamo imparare gli uni dagli altri? Come possiamo arricchirci l'un l'altro? Il dialogo ci permette di esaminare nuovamente i profondi problemi sorti al tempo della riforma, senza polemiche e sfiducia. Ma una cosa è chiara: non troveremo mai l'unità cercando un minimo denominatore comune che possa essere accettabile per tutti. I nostri sforzi saranno fruttuosi soltanto se scopriremo e accoglieremo insieme la piena e autentica eredità di fede data da Cristo attraverso i suoi apostoli. Continuiamo a cercare di trovare sempre di più in quella fede la nostra forza per vivere una vita veramente cristiana (cfr UR 8).

Vivere in Cristo offre un indispensabile fondamento spirituale alla nostra ricerca dell'unità fra i cristiani. E' molto importante, quindi, che vi sia un impegno spirituale all'unità da parte di ciascuno e di tutti i cristiani.

L'ecumenismo ci sfida ad intensificare la nostra preghiera privata e pubblica, a riconvertirci, a crescere in santità di vita. Solo in questo modo saremo in grado di discernere la volontà di Dio e di aprirci all'intera verità su Cristo e la sua Chiesa. Quando consideriamo la grandezza del compito ecumenico, dobbiamo riconoscere la nostra inadeguatezza. Ma il Signore ci assicura: "Io preghero il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre... lo Spirito di verità" (Jn 14,16-17). Questo Spirito di verità renderà testimonianza a Cristo e guiderà il credente alla completa verità, poiché "non parlerà da sè, ma dirà tutto ciò che avrà udito" (Jn 16,13). Per quanto noi ci impegnamo per l'unità, essa rimane sempre un dono dello Spirito Santo. Saremo disponibili a ricevere questo dono nella misura in cui avremo aperto le nostre menti e i nostri cuori a lui attraverso la vita cristiana e soprattutto attraverso la preghiera.


5. Mi unisco a voi nel rendere grazie per i molti modi in cui lo Spirito Santo ha accompagnato il movimento ecumenico in Svezia nel corso degli anni e ha riavvicinato i cristiani. Pensiamo soltanto alla vita e all'opera di persone come il grande Arcivescovo di Uppsala, Nathan Söderblom, che è sepolto in questa cattedrale e i cui sforzi per l'unità dei cristiani e per la pace mondiale sono ben noti. Ricordo con grande piacere gli scambi verbali ed epistolari con la mia compatriota Ursula Ledochowoska, quella donna eccezionale che è vissuta per diversi anni in Svezia durante la prima guerra mondiale e il cui nome è stato scritto e annoverato fra i "Beati".

E' inoltre consolante vedere quanto sia vasta la cooperazione tra i cristiani oggi in Svezia. Occorre fare una menzione speciale dell'appello al dialogo ecumenico pubblicato nel 1987 dall'Arcivescovo Werkström a nome dei Vescovi della Chiesa luterana svedese e indirizzato a tutti i leaders delle Chiese in Svezia. Oltre agli importanti dialoghi che hanno luogo a livello internazionale tra luterani e cattolici, vi sono state anche discussioni teologiche in spirito veramente fraterno fra la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana svedese. Queste discussioni hanno portato a importanti documenti sul matrimonio e la famiglia cristiana e sull'ufficio del Vescovo.

In Svezia dobbiamo prendere atto con gratitudine di un nuovo spirito di buona volontà fra cattolici, luterani e membri delle Chiese libere. In molti luoghi in cui i cattolici non hanno una Chiesa i loro vicini protestanti hanno messo a disposizione gli edifici necessari al culto. Esiste inoltre un cordiale rapporto fra i cattolici e i loro fratelli e sorelle ortodossi in Svezia. Ricordo le parole di san Paolo: "Tutto questo pero viene da Dio, che ci ha riconciliati con sè mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione" (2Co 5,18).


6. Cari amici: sono venuto nel vostro Paese in uno spirito di amore quale vostro fratello in Cristo, quale Vescovo di Roma, successore di Pietro, a cui il Signore disse: "Ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32). Sono venuto come servitore e testimone di Cristo, come pastore del suo gregge. Vi saluto a nome della Chiesa cattolica e vi porto i saluti e le preghiere di tutti coloro che sono in piena comunione con la Chiesa di Roma, di cui sin dai tempi antichi è stato detto che "ha il primato dell'amore" (S. Ignatii Antiocheni, "Ad Romanos"). Qui a Uppsala, in questa grande cattedrale, come un fratello, esorto sia i protestanti che i cattolici a "combattere la buona battaglia della fede" (1Tm 6,12), ad avvicinarvi sempre di più a Gesù Cristo, che mori "per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi" (Jn 11,52). In questo modo ci avvicineremo sempre di più gli uni agli altri.

Fratelli e sorelle, non cessiamo mai di perseguire l'unità. Saliamo insieme sul "monte del Signore". Amiamoci gli uni gli altri, "perché il mondo creda". Amen.

1989-06-09

Venerdi 9 Giugno 1989




L'incontro con la comunità universitaria svedese - Uppsala (Svezia)

La dignità umana può essere salvaguardata soltanto se la persona è considerata inviolabile dal concepimento fino alla morte naturale


Maestà, altezze reali, rettore magnifico dell'università di Uppsala e rettori magnifici delle università e degli istituti di istruzione superiore di Svezia, vostra eccellenza Arcivescovo Werkström, distinti ospiti e cari studenti.


1. E' con profondo senso della storia che prendo parte, come vostro ospite, a questa augusta assemblea. La ringrazio, onorevole rettore, per le sue cordiali parole di benvenuto. Permettetemi di esprimere a voi tutti la mia profonda gratitudine.

Quale Vescovo di Roma, non posso che rallegrarmi per il fatto che questa università di Uppsala deve la sua nascita ad un atto ufficiale del mio predecessore, Papa Sisto IV, nell'anno 1477. Su richiesta dell'allora Arcivescovo di Uppsala, Jakob Ulfsson, l'università fu fondata con l'intento di rafforzare le relazioni intellettuali e spirituali tra i paesi nordici e l'Europa tutta. Il fatto che più di cinque secoli dopo il successore di Sisto IV abbia il privilegio di visitare questa prestigiosa università, un tempo istituita dalla Santa Sede, mi commuove profondamente.

In verità i tempi sono cambiati molto dalla fondazione dell'università di Uppsala. Quella modesta istituzione che verso la fine del XV secolo inizio con un piccolo gruppo di docenti e di studenti, fu erede dei più alti ideali intellettuali del medioevo cristiano. L'università si identifico subito con la storia della Svezia e condivise da vicino il destino dei suoi re, dei suoi nobili, del suo popolo. Lo "Studium" generale di Uppsala entro a far parte con onore della famiglia delle grandi università europee che con il tempo sorsero in tutto il continente. I nomi di famosi maestri di Uppsala divennero familiari nella storia intellettuale dell'Europa e del mondo: solo per menzionarne alcuni, potremmo ricordare Celsius, Swedenborg e Linnaeus. L'università ha coltivato una tradizione illustre nelle discipline delle arti liberali, nella giurisprudenza, nella scienza, nella filosofia, nella medicina e nella teologia. Pur avendo sperimentato gli sfortunati eventi che portarono con la riforma alla separazione dei cristiani europei. L'università ha anche dato testimonianza, in anni recenti, della crescente aspirazione, viva in molti cristiani, alla restaurazione dell'unità in Gesù Cristo, una aspirazione che ha trovato espressione nello impegno ecumenico di molte eminenti personalità di Uppsala, compreso Nathan Söderblom, già Arcivescovo luterano di questa città.


2. Signore e signori: è nel nome del nostro comune retaggio cristiano che oggi intendo riflettere con voi sulla missione di un'università al servizio della persona umana entro il contesto storico e culturale dei nostri giorni. Noi dobbiamo creare insieme, per il nostro presente, una forma di istruzione superiore che porti alle giovani generazioni i valori duraturi di una tradizione intellettuale arricchita da due millenni di esperienza umanistica e cristiana.

In passato, l'ideale della "Universitas" era quello di impegnarsi per la unificazione della conoscenza cercando di riconciliare tutti gli elementi di verità deducibili dalle scienze naturali e sacre. Ciò che venne rivelato grazie allo studio umano fu compreso alla luce della Rivelazione racchiusa nel Vangelo.

La verità della grazia è anche la verità della natura, secondo quella bellissima espressione che costituisce il motto dell'università di Uppsala: "Gratiae veritas naturae". Certamente, l'odierno sviluppo scientifico e la dimensione prodigiosa della ricerca moderna rendono impensabile qualsiasi sintesi elementare della conoscenza nel momento attuale. Non esistono versioni moderne degli antichi "Summa, Compendium o Tractatus". Ma molte tra le menti migliori del mondo universitario insistono oggi sulla ridefinizione, per il nostro tempo, di un concetto originale di "Universitas" e "Humanitas", che dovrebbe ancora perseguire in modi nuovi una necessaria integrazione del sapere, se vogliamo veramente evitare le insidie di una professionalizzazione troppo pragmatica e di una iper-specializzazione isolata nei programmi universitari. E' in gioco il futuro di una cultura autenticamente umana aperta ai valori etici e spirituali.


3. Si richiede esplicitamente un nuovo umanesimo cristiano e una nuova versione dell'istruzione nelle arti liberali e la Chiesa cattolica segue con il massimo interesse la ricerca e gli esperimenti che si stanno compiendo in rapporto a tale questione. In primo luogo, noi dobbiamo accettare realisticamente lo sviluppo e la trasformazione delle università moderne che sono notevolmente cresciute in numero e in complessità. I paesi moderni sono orgogliosi delle loro università, che sono istituzioni chiave per il progresso delle società avanzate. Ciò rende tanto più urgente dunque riflettere sulla vocazione specifica delle università europee, che è quella di mantenere vivo l'ideale di una istruzione liberale e i valori universali che una tradizione culturale, segnata dal cristianesimo, arricchisce con un sapere superiore.

Sono ormai lontani i giorni in cui le università europee facevano unanimemente riferimento al cristianesimo come unica autorità centrale. Le nostre società debbono vivere in un contesto pluralistico che richiede il dialogo tra tante tradizioni spirituali in una nuova ricerca di armonia e collaborazione. Ma è tuttavia essenziale per l'università, come istituzione, fare costantemente riferimento al retaggio intellettuale e spirituale che ha plasmato la nostra identità europea nel corso dei secoli.


4. Qual è questo retaggio? Pensiamo per un momento ai fondamentali valori della nostra civiltà: la dignità della persona, il carattere sacro della vita, il ruolo centrale della famiglia, l'importanza dell'istruzione, la libertà di pensiero, di parola e di professione delle proprie convinzioni o della propria religione, la tutela legale degli individui e dei gruppi, la collaborazione di tutti per il bene comune, il lavoro inteso come partecipazione all'opera precisa del Creatore, l'autorità dello Stato a sua volta governato dalla legge e dalla ragione. Questi valori appartengono al tesoro culturale dell'Europa, un tesoro che è il risultato di lunghe riflessioni, dibattiti e sofferenze. Essi rappresentano una conquista spirituale di ragione e giustizia che fa onore ai popoli dell'Europa che cercano di mettere in pratica, nell'ordine temporale, lo spirito cristiano di fratellanza insegnato dal Vangelo.

Le università dovrebbero essere il luogo speciale per dare luce e calore a queste convinzioni che sono radicate nel mondo greco-romano e che sono state arricchite ed elevate dalla tradizione giudaico-cristiana. Fu tale tradizione a sviluppare un concetto più alto della persona umana vista come immagine di Dio, redenta da Cristo e chiamata ad un destino eterno, dotata di diritti inalienabili e responsabile del bene comune della società. I dibattiti teologici relativi alle due nature di Gesù Cristo hanno consentito l'elaborazione di un concetto di persona, che è la pietra angolare della civiltà occidentale.

L'individuo è stato in tal modo collocato in un ordine naturale della creazione con condizioni ed esigenze oggettive. La posizione dell'uomo non è più affidata al capriccio dello statista o delle ideologie, ma poggia su un'oggettiva legge universale naturale. Questo principio fondamentale è stato enunciato chiaramente nella bolla di fondazione dell'università di Uppsala: la razza umana è governata ed ordinata dall'ordine naturale e morale - "Humanum genus naturali iure et morali regitur et gubernatur". (Bolla "Si iuxta sanctorum", ed. di J. Liedgren, in "Acta Universitatis Upsalensis", c. 44, Uppsala 1983).


5. Oggi vi è una crescente consapevolezza morale della verità di tale principio condivisa ovunque dai popoli. Il valore e la dignità di un individuo non dipendono dai sistemi politici e ideologici ma sono fondati sull'ordine naturale, su un oggettivo ordine di valori. Tale convizione porto, nel 1948, alla dichiarazione dei diritti dell'uomo da parte delle Nazioni Unite, una pietra miliare nella storia dell'umanità, che la Chiesa cattolica ha difeso e ampliato in numerosi documenti ufficiali. I tragici avvenimenti di questo secolo hanno mostrato quanto gli esseri umani possano essere minacciati e distrutti quando i governi vengono a negare la dignità fondamentale della persona. Abbiamo visto grandi nazioni dimenticare le loro tradizioni culturali ed emanare leggi a favore dello sterminio di intere popolazioni e a favore di dolorose discriminazioni contro gruppi etnici o religiosi. Ma siamo stati tuttavia testimoni dell'integrità morale di uomini e donne che si sono eroicamente opposti a simili aberrazioni con atti di coraggio, di resistenza e compassione. Non posso non ricordare il vostro compatriota Raoul Wallenberg, che in modo encomiabile salvo così tanti appartenenti al popolo ebreo dai campi di concentramento nazisti. Il suo esempio induce a lottare con grande impegno per i diritti umani.

La dignità della persona può essere salvaguardata soltanto se la persona è considerata inviolabile dal momento del concepimento fino alla morte naturale.

Una persona non può essere ridotta a semplice mezzo o strumento in mani altrui. La società esiste per promuovere la sicurezza e la dignità della persona. perciò il diritto primario che la società deve difendere è il diritto alla vita. Sia nel grembo materno, che nella fase finale della vita, non si deve mai disporre di una persona per rendere la vita più facile ad altri. Ogni persona deve essere considerata come fine a se stessa, uomo o donna che sia. Questo è un principio fondamentale per tutta l'attività umana: nella cura sanitaria, nell'educazione dei figli, nell'istruzione, nei media. Gli atteggiamenti degli individui o delle società, a tale proposito, possono essere misurati con il trattamento riservato a coloro che per vari motivi non possono competere nella società - gli handicappati, gli ammalati, gli anziani e i moribondi. Se una società non considera la persona umana come inviolabile, la formulazione di principi etici consistenti diviene impossibile così come la creazione di un clima morale che promuova la tutela dei membri più deboli della famiglia umana.


6. Come ho avuto modo di dichiarare lo scorso anno, in occasione del IX centenario dell'università di Bologna, una delle eredità più significative della tradizione universitaria occidentale, è precisamente il concetto secondo cui una società civile, poggia sul primato della ragione e della legge. Quale Vescovo di Roma, figlio della Polonia e un tempo membro della comunità accademica polacca, con tutto il cuore incoraggio tutti i rappresentanti della vita intellettuale e culturale che sono impegnati nella rivitalizzazione del retaggio classico e cristiano della istituzione universitaria. Non tutti gli insegnanti, non tutti gli studenti sono ugualmente impegnati nello studio della teologia e delle arti liberali, ma tutti possono beneficiare della trasmissione di una cultura arricchita da quella grande tradizione comune.

Il vostro sistema universitario ha mantenuto vivo l'insegnamento della teologia e questo offre ampi spunti per lo studio della Parola di Dio e del suo significato per gli uomini e le donne di oggi. Il nostro tempo ha grande bisogno di ricerca interdisciplinare per affrontare le difficili sfide portate dal progresso. Questi problemi riguardano il significato della vita e della morte, le minacce racchiuse nella manipolazione genetica, le finalità dell'istruzione e la trasmissione della conoscenza e della saggezza alle giovani generazioni.

Certamente dobbiamo ammirare le meravigliose scoperte della scienza, ma siamo anche consapevoli del potere devastante della moderna tecnologia, capace di distruggere la terra e tutto ciò che essa contiene. E' dunque urgente e necessaria una mobilitazione delle menti e delle coscienze.

E' essenziale per il futuro della nostra civiltà, che simili questioni vengano congiuntamente esaminate da esperti scienziati e da esperti teologi cosicché tutti gli aspetti dei problemi tecnici e morali possano essere attentamente considerati. Parlando all'UNESCO a Parigi il 2 Giugno 1980, mi appellai in modo particolare alla potenzialità di tutti gli uomini e le donne di cultura. Oggi, di fronte a questa illustre assemblea, ripeto quanto dissi allora: "Tutti insieme voi rappresentate un'enorme potenza: la potenza delle intelligenze e delle coscienze! Dimostrate di essere più potenti dei più potenti nel nostro mondo moderno! Siate risoluti nel dar prova della più nobile solidarietà verso l'umanità: la solidarietà fondata sulla dignità della persona umana". In questo grande compito troverete un'alleata nella Chiesa cattolica, un'alleata desiderosa di collaborare pienamente con i suoi fratelli e sorelle cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà.


7. Noi cristiani proclamiamo apertamente il Vangelo di Gesù Cristo ma non imponiamo la nostra fede o le nostre convinzioni a nessuno. Noi riconosciamo la mancanza di unanimità nel modo in cui i diritti umani sono fondati filosoficamente. Ciononostante, siamo tutti chiamati a difendere ogni essere umano che è il soggetto di inalienabili diritti umani e ad operare, tra i nostri contemporanei, per ottenere un consenso unanime sulla esistenza e sulla sostanza di tali diritti umani. Tale atteggiamento di realistico dialogo è stato decisivo per lo sviluppo di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite cui è stato affidato il compito di costruire la pace e di incoraggiare la collaborazione nel mondo. La Svezia, impegnandosi a fondo, ha fatto proprio lo spirito e le conquiste delle Nazioni Unite, anche grazie alla dedizione di Dag Hammarskjöld, nobile figlio di questa terra.

Il nostro tempo esige da parte delle menti migliori delle università, dei circoli intellettuali, dei centri di ricerca, dei media, delle arti creative un generoso impegno nell'analizzare i contorni di una nuova solidarietà mondiale connessa alla ricerca della dignità e della giustizia per ogni individuo e ogni popolo. Gli intellettuali e gli studenti nordici hanno uno specifico contributo da offrire. La vostra tradizione culturale vi avvantaggia poiché riunisce insieme tutte le tradizioni viventi del continente: quella scandinava, tedesca, celtica, slava e latina. Voi rappresentate un crocevia, un punto di incontro tra l'Est e l'Ovest, e potete incoraggiare un dialogo che porti ad una più stretta collaborazione tra le università dell'Europa orientale e occidentale, un'impresa che sarebbe intellettualmente decisiva per la costruzione della più grande Europa del domani.

L'Europa ha ancora una grande responsabilità nel mondo. A motivo della sua storia cristiana, la vocazione dell'Europa è di apertura e di servizio all'intera famiglia umana. Ma oggi l'Europa ha un obbligo molto speciale verso le nazioni in via di sviluppo. Un'importante sfida del nostro tempo è precisamente quella legata allo sviluppo di tutti i popoli nel pieno rispetto delle loro culture e della loro identità spirituale. La nostra generazione ha ancora molto da fare se vuole davvero sottrarsi al rimprovero della storia per non aver lottato con tutto il cuore e la mente, per sconfiggere la miseria di così tanti milioni di nostri fratelli e sorelle.

Questo è il messaggio da me illustrato nella mia lettera enciclica "Sollicitudo Rei Socialis" sullo sviluppo dei popoli. Noi dobbiamo lottare contro tutte le forme di povertà, fisica come pure culturale e spirituale. Lo sviluppo certamente ha una sua necessaria dimensione economica, ma non sarebbe un autentico sviluppo umano se fosse limitato ai bisogni materiali. "Uno sviluppo non soltanto economico si misura e si orienta secondo questa realtà e vocazione dell'uomo visto nella sua globalità, ossia secondo un suo parametro interiore" (SRS 29). Oggi noi parliamo giustamente della dimensione culturale dello sviluppo e sono certo che nel promuovere un simile modello di sviluppo, gli intellettuali e gli studiosi universitari hanno un indispensabile contributo da offrire.


8. Per concludere, vorrei rinnovare i sentimenti manifestati nel messaggio conclusivo del Concilio Vaticano II agli uomini e alle donne di pensiero e di scienza: "Felici sono coloro che possedendo la verità, la continuano a cercare, per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri. Felici coloro che, non avendola trovata, marciano verso essa con cuore sincero... Forse mai, è apparsa così bene come oggi la possibilità d'un accordo profondo fra la vera scienza e la vera fede, entrambe a servizio dell'unica verità... Abbia fiducia nella fede, questa grande amica dell'intelligenza!".

Signore e signori: vi lascio con questi pensieri, manifestati nella stima e nell'amicizia. Che Dio vi sostenga, uomini e donne di cultura, nel vostro servizio alla verità, nella vostra dedizione alla bontà e nel vostro amore per la bellezza. Che la grande università che oggi ospita noi tutti, prosperi nei secoli a venire. Dio benedica voi tutti! Grazie.

1989-06-09

Venerdi 9 Giugno 1989




La visita alla chiesa di san Lorenzo e l'incontro con le superiori maggiori - Uppsala (Svezia)

La presenza delle religiose è una grande benedizione per il paese


Care sorelle, superiore religiose di Svezia, cari amici in Cristo. La Pace sia con voi!


1. Sono lieto di avere questa opportunità di essere qui, anche se per breve tempo, per condividere con voi la gioia della sequela di Cristo servendolo e portandolo agli altri. La presenza delle donne religiose è una grande benedizione per la Chiesa in Svezia. Voi vivete i consigli evangelici in uno spirito di carità e di abnegazione, ed esercitate vari tipi di apostolato che include anche l'insegnamento nelle scuole e negli asili, la cura dei malati, l'editoria, ed altre forme di servizio. Voi lavorate in vero spirito ecumenico, rispettando la fede degli altri mentre offrite un'eloquente testimonianza cattolica di Cristo fra la gente che è spesso poco familiare con la Chiesa e il suo insegnamento.

La fedeltà a Cristo vi sfida nella crescita della vostra testimonianza di castità, povertà ed obbedienza. Nel mondo di oggi la testimonianza di povertà, in modo particolare, colpisce molti cuori. Votarsi alla povertà parla un linguaggio di fede nella divina Provvidenza che è contrario agli orientamenti di una società che va verso un eccessivo consumismo ed un progresso semplicemente materiale. Seguendo le orme di Cristo che era povero, mie care sorelle, voi ispirate molti altri nella loro ricerca di uno stile di vita più semplice e più autentico. Voi potete diventare veri insegnanti dei modi di donarsi, seguendo l'esempio di Cristo che "da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2Co 8,9).

Voi siete senza dubbio preoccupate riguardo il futuro della vita religiosa in Svezia, considerando il fatto che il numero di coloro che scelgono la vita religiosa non è così alto come voi vi augurereste. Ricordate sempre, comunque, che la chiamata del Signore non può mai essere compresa in termini puramente umani; essa è un mistero, opera dello Spirito Santo. Una vocazione "non sempre emerge in un'atmosfera favorevole ad essa; a volte la grazia della vocazione passa attraverso un ambiente sfavorevole e anche attraverso l'opposizione di genitori o delle famiglie" ("Epistula universis Presbyteris, Feria V in Cena Domini", anni MCMLXXXIX missa, 7, die 12 mar. 1989: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII, 1 [1989]). Per questa ragione, dobbiamo continuare a pregare affinché la voce del Signore non venga soffocata o passi inosservata tra i giovani.


2. Desidero ringraziarvi, voi membri del consiglio parrocchiale per la vostra opera nel servizio reso alla Chiesa e per il dono del vostro tempo e talenti nella costruzione della parrocchia che, come dice il Concilio Vaticano II, "offre un luminoso esempio di apostolato comunitario" (AA 10). Vi ringrazio anche per la vostra generosa cooperazione con i vostri sacerdoti nell'affrontare le sfide pastorali che fronteggiano la Chiesa. In quanto membri della parrocchia di san Lars, potete attingere dalle preghiere e dall'esempio del vostro santo patrono. Ispirati dall'esempio di san Lorenzo, esempio di servizio e di martirio come diacono nell'antica Roma, possiate voi e i vostri parrocchiani portare Cristo alla Svezia dei giorni nostri, alle vostre famiglie, al vostro prossimo e ai vostri amici.


3. A tutta la gente di Uppsala che mi sta ascoltando desidero offrire i miei più cordiali saluti, la mia profonda gratitudine per il caloroso benvenuto e il mio incoraggiamento nel Signore. Che possiate continuare con gioia e fiducia sul sentiero sul quale Dio vi ha chiamati. Possa il vostro amore per Dio e per il prossimo essere sempre più visibile in Svezia, mentre proclamate il Vangelo a coloro che sono sia lontani che vicini (cfr Is 58,19). Come pegno della nostra fede con il costante aiuto e con la protezione di Maria, la madre del Signore, affidiamo le nostre vite ed opere a lei nella preghiera.

1989-06-09

Venerdi 9 Giugno 1989





GPII 1989 Insegnamenti - Incontro ecumenico - Ai fedeli riuniti, Uppsala (Svezia)