GPII 1990 Insegnamenti - Messaggio all'Episcopato lituano - Città del Vaticano (Roma)

Messaggio all'Episcopato lituano - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Vicinanza del Papa in un momento di trepidazione

Giovedi Santo Avvicinandosi ormai le celebrazioni pasquali, dal profondo dell'animo desidero testimoniare a te, nostro venerabile fratello e nello stesso tempo a tutto l'episcopato della Lituania, la mia piena unione con voi nel Signore risorto, da cui imploro per voi i doni della luce, della grazia e della salvezza.

In questo tempo di sollecitudine e speranza, sono vicino alla chiesa lituana, che lungo i secoli e le varie epoche della storia conservo integra la fede del suo battesimo e, resa partecipe di tutti gli eventi del suo popolo, si dimostro provvida custode e sostegno di tutti quei beni religiosi, morali e culturali, che costituiscono la radice cristiana e la stessa indole propria della vostra nazione.

Con questa cura amorosa abbraccio egualmente il vostro nobile popolo, ai cui desideri e aspirazioni sono personalmente più vicino che mai, specialmente in questi giorni pasquali.

Nella preghiera affido la sorte futura della vostra amata nazione a Dio onnipotente, la cui provvidenza governa la vita dei singoli uomini e popoli. Per noi intercedano pure presso il Signore la beatissima Vergine Maria, onorata e invocata alla Porta dell'Aurora di Vilnius col nome soavissimo di Madre della misericordia, nonché il vostro patrono san Casimiro.

Di cuore vi impartisco la mia apostolica benedizione.

(Traduzione dal latino)

Data: 1990-04-12

Giovedi 12 Aprile 1990

Dopo la "Via crucis" - Colosseo (Roma)

Titolo: "Fissiamo gli occhi sulla croce e adoriamo"




1. Presso il Colosseo romano abbiamo seguito la "Via crucis" di Gesù Cristo, stazione dopo stazione. Questa via conduce dal pretorio di Pilato, per le strade di Gerusalemme, verso il luogo del Golgota. Dalla sentenza di morte fino al "Tutto è compiuto!" sulla croce.

E abbiamo poi assistito anche alla deposizione nel sepolcro, perché quello era il giorno prima del sabato. Hanno rotolato una gran pietra davanti all'ingresso del sepolcro, e vi hanno messo i sigilli. così si è compiuta a Gerusalemme la "Via crucis" di Gesù di Nazaret. E così essa finisce anche qui, al Colosseo romano.


2. Ecco le parole della Lettera agli Ebrei: "Cristo... venuto come sommo sacerdote dei beni futuri... entro una volta per sempre nel santuario... con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna" (He 9,11-12).

Ecco dove conduce la "Via crucis" di Gesù Cristo: crocifisso, deposto nel sepolcro, "entro una volta per sempre nel santuario, dopo averci ottenuto una redenzione eterna". Come sommo sacerdote dei beni futuri. Con il proprio sangue.

Questo è il sangue di Cristo, il quale con uno Spirito eterno offri se stesso senza macchia a Dio. Questo è "il sangue di Cristo che purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, per servire il Dio vivente". E "per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte in redenzione delle colpe... coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che è stata promessa".


3. Cristo: unico Mediatore tra Dio e gli uomini. Cristo: sommo sacerdote. Unico sacerdote.


4. Oggi, Venerdi santo, tacciono gli altari nelle chiese di tutto il mondo. Non si celebra su di essi il sacrificio incruento sotto le specie del pane e del vino.

Noi tutti, che apparteniamo al popolo sacerdotale della nuova alleanza, con raccoglimento pieno di venerazione, fissiamo gli occhi sulla croce. Ci nutriamo dell'impenetrabile Mistero, per il quale l'uomo non trova parole adeguate.

Nel linguaggio silenzioso dell'amore, adoriamo.

Data: 1990-04-13

Venerdi 13 Aprile 1990

A un pellegrinaggio di studenti fiamminghi - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La vostra vita sia densa d'amore nel segno della gioia pasquale

Grande è la mia gioia che il Collegio Sant'Uberto di Neerpelt abbia organizzato anche quest'anno il tradizionale pellegrinaggio pasquale dei giovani fiamminghi, studenti di istituti scolastici del Belgio, e che mi sia possibile riceverli in un'udienza particolare.

Ogni anno tale incontro che si rinnova il Sabato Santo, è come un epilogo della Giornata Mondiale della Gioventù, che anche quest'anno ho potuto celebrare in Piazza San Pietro, domenica scorsa, con numerosi giovani provenienti da molti paesi per la Domenica delle Palme. La folla di giovani ci ha ricordato i molti "Pueri Hebraeorum" che hanno applaudito Gesù al suo ingresso festoso in Gerusalemme: "Benedetto Colui che viene nel nome del Signore" (Mt 21,9). Davvero Gesù è venuto nel nome di Dio: "Pur essendo di natura divina... spoglio se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini... umilio se stesso facendosi obbediente fino alla morte" (Ph 2,6-8). Il Figlio unigenito di Dio è nato e morto quaggiù sulla terra, proprio come ogni uomo, come ognuno di voi è nato ed una volta morirà. Mediante l'incarnazione del suo Figlio, Dio ha voluto rivelare all'uomo perché è nato e deve morire, da dove viene e dove va, qual è il senso della sua esistenza terrena. Creato da Dio per amore, destinato a vivere sulla terra nell'amore al fine di essere assunto poi per l'eternità nella vita di amore delle Persone divine, nella Santissima Trinità. Da questa rivelazione l'uomo deve progettare e realizzare il suo programma di vita, ed anche ognuno di voi, cari giovani, sulla soglia della propria vita di adulto, deve ispirarsi a questa verità.

Ardentemente vi esorto a fare della vostra vita una vita di amore, di impegno per il prossimo, in particolare per i fratelli più piccoli di Cristo: i poveri, gli oppressi, i non ancora nati, gli anziani; di impegno specialmente per il rispetto della vita dal primo all'ultimo momento. In tal modo la vostra vita si svilupperà nel segno della risurrezione del Signore, della vera gioia pasquale.

Questa gioia vi auguro, mentre di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica.

(Traduzione dal fiammingo)

Data: 1990-04-14

Sabato 14 Aprile 1990

Alla comunità di Sant'Egidio - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Seguo con affetto la vostra vita e il vostro impegno"

Cari fratelli e sorelle della comunità di Sant'Egidio, accolgo con gioia tutti voi, che siete venuti da diversi Paesi del mondo per celebrare insieme la Pasqua del Signore.

Seguo con affetto la vostra vita e il vostro impegno. Voi avete compreso come vivere nella Chiesa locale di Roma comporti anche dilatare il cuore alle preoccupazioni per i credenti di tutto il mondo. In questa prospettiva la "Comunità di S. Egidio" si è impegnata in varie aree con tenacia e sensibilità, per favorire la ricerca della pace in Paesi dilaniati dalla guerra, per sviluppare il dialogo, per manifestare la solidarietà ai bisognosi, specie in regioni dove si soffre la fame e la penuria del necessario per aiutare comunità cristiane in difficoltà o carenti di libertà religiosa.

La presenza di rappresentanti di "Comunità di S. Egidio" di varie nazioni, che si sono uniti alle comunità di Roma e d'Italia per la Pasqua, mostra un'ulteriore diffusione. Le vostre piccole comunità, infatti, si sono radicate in diverse Chiese locali e in differenti contesti culturali, con quella caratteristica di amore per il Vangelo e di servizio ai poveri che vi contraddistingue. E come già ho avuto occasione di dirvi, "questo è bello: e mi tocca il cuore, come vescovo di Roma, che sempre deve pensare non a Roma solamente, ma a tutto il mondo".

Anche se non avete molte risorse, voi ricordate sovente quello che Pietro disse allo storpio, simbolo di un'umanità dolente: "non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Cristo Gesù, il Nazareno, cammina" (Ac 3,6). Questo è ciò che avete da dare al mondo. Vi esorto, allora, alla luce del Cristo risorto, a perseverare nella testimonianza della fraternità, nello spirito di preghiera, nell'amore per i deboli.

Prima di salutarvi vi affido un incarico: portate l'incoraggiamento e il saluto del Papa ai vostri fratelli e alle vostre sorelle delle comunità che sono sparse nei vari Paesi.

A tutti invio con grande affetto la mia benedizione apostolica.

Data: 1990-04-14

Sabato 14 Aprile 1990

Omelia nella Veglia Pasquale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "La Chiesa gioisce del vostro battesimo"

"Vi annunzio un gaudio grande: Alleluia".


1. Camminiamo verso questa parola passando attraverso la croce sul Golgota.

Camminiamo passando attraverso la tomba che è stata chiusa con un pesante masso e sigillata perché nessun uomo osasse violarla e perché in questo luogo rimanesse soltanto la morte e non vi tornasse mai più la vita. Si. Veniamo, veniamo da tutte le parti per essere battezzati nella morte di Cristo (cfr. Rm 6,3).

Particolarmente venite voi, amati catecumeni, che siete invitati nella Basilica di San Pietro dall'intera comunità della Chiesa, sparsa nel mondo.

Provenite dalla Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Zaire, USA, Inghilterra e Portogallo.

Voi sapete già che cosa vuol dire essere battezzati nella morte di Cristo. Sapete perché Dio, che è il Dio dei viventi e non dei morti, ha voluto questa morte; sapete che Cristo, crocifisso e sepolto, discese agli inferi e il terzo giorno risuscito da morte.

Ecco, vi annuncio un gaudio grande: Alleluia.


2. Alleluia. La Chiesa gioisce del vostro battesimo. Essa - sin dai tempi più antichi - altro non trova, che metta maggiormente in evidenza la realtà di questa santa notte, di questa vigilia pasquale, se non, appunto, il Battesimo, che voi riceverete questa notte. Perché null'altro, meglio di questo Sacramento, riflette il "duello" tra la morte e la vita, il passaggio di Cristo, cioè la Pasqua, attraverso la morte verso la risurrezione. E niente avvicina meglio a Cristo, alla sua notte pasquale, alla notte unica, messianica, mediante la quale si è rivelato, in tutta la sua verità, il Figlio della stessa sostanza del Padre, e in tutta la sua potenza, il Redentore, che è "la via, la verità e la vita" (Jn 14,6).

Proprio questo sacramento. Proprio il Battesimo che ci immerge nella morte: nella sua morte, perché, sepolti insieme a lui nella morte, possiamo camminare in una vita nuova, così come lui. così come Cristo, che risuscita dai morti per mezzo della gloria del Padre.


3. La gloria del Padre. Non c'è occhio umano che possa vedere questa gloria. Non ci fu occhio umano quale testimone di quel momento, in cui Cristo vinse la morte accettata sul Golgota per i "peccati nostri e quelli di tutto il mondo". "O mors, ero mors tua".

La gloria del Padre. La gloria di Dio è che l'uomo viva. Ecco, l'uomo vive in Cristo. Ecco il momento in cui si realizza ciò che egli, Cristo, disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà" (Jn 11,25).

Voi, cari fratelli e sorelle, che in questa santa notte ricevete il Battesimo, e noi tutti con voi, crediamo di aver parte in quella gloria del Padre, che è il Cristo risorto. Cristo che "risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui" (Rm 6,9). Cristo, la meta della nostra speranza...


4. Veramente vi annuncio un gaudio, un gaudio grande. / Mancano ad esso le parole del linguaggio umano. / La Chiesa canta l'"alleluia", / per manifestare con questa sola parola la sua gioia pasquale. "Vi annuncio un gaudio grande: Alleluia!".

Data: 1990-04-14

Sabato 14 Aprile 1990

Messaggio pasquale "Urbi Et Orbi" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Il mondo comprende di nuovo che l'uomo non può vivere senza Dio

"Io ho vinto il mondo!" (Jn 16,33).


1. La pietra tombale ai piedi del Golgota, rotolata via. La tomba vuota... "Non è qui". "E' risorto. Non è qui... Andate, dite a Pietro e ai discepoli"... Eppure, tutta la preoccupazione delle donne mentre al levar del sole andavano al sepolcro, era un'altra: se fossero riuscite a imbalsamare il suo corpo senza vita. Questo soprattutto desideravano i loro cuori che avevano amato, cuori rimasti fedeli fino alla morte, e oltre i confini della morte. Avevano desiderato di trovare il corpo morto deposto nella tomba. "E' risorto, non è qui... vi precede in Galilea" (Mc 16,6-7).


2. Simon Pietro e Giovanni trovano nel sepolcro tutto come avevano detto le donne. Non trovano Lui. Forse, già allora, erano in grado di ricordarsi di quelle parole: "Io ho vinto il mondo"? "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo" (Jn 16,33).

Si. Gli ultimi giorni erano stati il tempo di una terribile tribolazione. Essi erano rimasti sgomenti di fronte all'arresto al Getsemani, di fronte alla condanna alla croce, di fronte alla morte sul Calvario. Avevano sperimentato una terribile tribolazione. Davanti alla tomba vuota pensarono forse: Egli ha vinto il mondo?


3. Il mondo. Questo mondo, nel quale l'uomo vive, nel quale l'uomo domina, questo mondo alla fine dei conti sembra vincere l'uomo. Lo vince mediante la morte. Ma Cristo, che ha vinto la morte, ha vinto il mondo. "O mors, ero mors tua".

Ha provato la morte, ha accettato la morte, per rivelarsi al di là dell'orizzonte, che grava sull'intera storia dell'uomo. Egli, con la propria morte, ha fatto morire quella morte, di cui il peccato era stato l'inizio. Il peccato dell'uomo e il peccato del mondo.

"Il mondo", sotto il soffio della Menzogna originale, divenne nel cuore dell'uomo l'avversario di Dio. Il mondo, che doveva aprire il cuore dell'uomo a Dio, comincio a scacciare Dio dal cuore umano. E benché il tentatore ripeta sin dal principio: "Sarete come Dio", questo mondo non è mai capace di offrire, in fin dei conti, all'uomo niente di più, niente d'altro che la morte.


4. "Io ho vinto il mondo!". Cristo è forse contro il mondo? Quando vince la morte, Egli rivela di nuovo all'uomo il mondo; questo mondo, che scaccia Dio dal cuore dell'uomo, viene restituito da Cristo a Dio e all'uomo, come spazio dell'alleanza originaria, che deve essere anche l'alleanza definitiva quando Dio sarà "tutto in tutti" (1Co 15,28).


5. "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia".

"Il mondo... teatro della storia del genere umano... reca i segni dei suoi sforzi, delle sue sconfitte e delle sue vittorie" (GS 9). Il mondo... luogo di tante tribolazioni dell'uomo è "posto sotto la schiavitù del peccato" e tanto spesso chiama proprio questa schiavitù la sua libertà! Il mondo, chiamato per amore all'esistenza e in essa conservato dal Creatore, dal Cristo sulla croce liberato con la potenza della sua morte e di nuovo rivelato, con la sua risurrezione, come il Cosmo divino.


6. Uomo del nostro tempo! Uomo che vivi immerso nel mondo, credendo di padroneggiarlo mentre forse ne sei preda. Cristo ti libera da ogni schiavitù per lanciarti alla conquista di te, all'amore costruttivo e proteso al bene; amore esigente, che ti fa costruttore, non distruttore del tuo domani, della tua famiglia, del tuo ambiente, della società intera.


7. Uomo del nostro tempo! Solo Cristo risorto può appagare pienamente la tua insopprimibile aspirazione alla libertà! Dopo le atrocità di due guerre mondiali e di tutte le guerre che, in questi cinquant'anni, spesso in nome di ideologie atee hanno mietuto vittime e seminato odio in tante Nazioni; dopo gli anni delle dittature che hanno privato l'uomo delle sue libertà fondamentali, si sono riscoperte le vere dimensioni dello spirito, quelle che la Chiesa da sempre promuove rivelando in Cristo la vera statura dell'uomo. Anche il risveglio di molte democrazie porta oggi al dialogo e alla fiducia tra i popoli; e il mondo comprende di nuovo che l'uomo non può vivere senza Dio! senza la Verità che, in lui, lo rende libero.


8. Uomo del nostro tempo! Cristo ti libera dall'egoismo per chiamarti alla condivisione e all'impegno alacre e gioioso per gli altri. Sono stato nel Sahel africano e ho visto la sabbia che sommerge i villaggi, asciuga i pozzi, brucia gli occhi, ischeletrisce i bambini, paralizza le giovani forze, reca disperazione, inedia, malattia e morte. Morte di fame e di sete.

Uomo di oggi! Nazioni ricche della civiltà opulenta! Non siate indifferenti a tanta tragedia; prendete coscienza sempre più viva di aiutare quelle popolazioni che lottano ogni giorno per la sopravvivenza. Siate convinti che non c'è libertà dove persiste miseria. Sia l'umana e cristiana solidarietà la sfida che provoca la vostra coscienza affinché quella sabbia ceda poco per volta alla promozione della dignità umana, faccia germogliare il pane per ridare il sorriso, il lavoro, la speranza, il progresso.

Ma, grazie a Dio, ho visto anche volontari, persone singole, associazioni, istituzioni, sacerdoti, religiosi, laici di varie professioni che si impegnano e si sacrificano per il bene dei fratelli non più soli e provati. Li ringrazio in nome di Cristo crocifisso e risorto!


9. Uomo del nostro tempo! Cristo ti libera perché ti ama, perché ha dato se stesso per te, perché ha vinto per te e per tutti. Cristo ha restituito il mondo e te a Dio. Ha restituito Dio a te e al mondo. Per sempre! "Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo!". Con questa totale fiducia nell'amore di Cristo per l'uomo, che vive, spera, soffre e ama a ogni latitudine del globo, saluto ora i vari popoli e nazioni, nelle lingue a loro proprie, augurando a tutti la gioia e la pace di Cristo Risorto.

(Omissis: auguri in 52 lingue).

"Surrexit Dominus vere, Alleluia!".

Data: 1990-04-15

Domenica 15 Aprile 1990

Ai giovani dell'"Univ '90" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Conto su di voi per un profondo rinnovamento spirituale

"Cristo, mia speranza, è risorto".


1. Sono le parole, carissimi giovani, che la liturgia della Domenica di Pasqua mette in bocca a Maria di Magdala, e che la Chiesa ripeterà per tutta l'ottava.

"Si, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto". Questa certezza scosse gli apostoli e i discepoli del Signore, che rinnovarono la decisione radicale di seguirlo e si lanciarono sicuri ad annunziare a tutti gli uomini il disegno divino di salvezza, di cui erano stati testimoni. E nel mondo allora conosciuto risuonarono in tutte le lingue i "magnalia Dei" (Ac 2,11). Quei primi seguaci di Gesù, e le successive generazioni di fedeli, diffusero tra i popoli la bellezza delle virtù cristiane, da essi vissute nell'eroismo quotidiano di un'esistenza trascorsa accanto agli altri uomini. Non abbandonarono il mondo, anzi, proprio nei luoghi in cui vivevano e lavoravano, sentirono che Dio li chiamava a testimoniare con franchezza la loro speranza nel Cristo risorto.

Con le parole del venerabile José Maria Escriva, possiamo dire: "Non vi è altra strada; o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non lo troveremo mai" ("Colloqui", 114). Il Signore continua a chiamare molti al sacerdozio e alla vita consacrata; ma adesso, come in tutte le epoche, egli chiama la maggior parte degli uomini e delle donne ad essere santi e a servirlo nel mondo, nelle fabbriche e negli ospedali, nelle università, nello sport, in tutti gli ambienti dove si può svolgere un qualsiasi lavoro umano onesto.


2. "Cristo è davvero risorto!". Davanti a questa notizia scompaiono le paure e i tentennamenti, che impediscono di trovare Gesù e di capire che vale la pena di dare la propria vita con lui per la salvezza del mondo! "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verro da lui, cenero con lui ed egli con me" (Ap 3,20). Dio rispetta la nostra libertà e ha bisogno, vuole aver bisogno, di un aiuto sulla terra per farsi aprire il cuore degli uomini. Molti restano chiusi in se stessi perché pensano che Cristo sia una minaccia per la propria libertà, un ingombro nell'ansiosa ricerca della felicità; noi sappiamo, invece, che l'unica strada per essere veramente liberi e pienamente felici, adesso e per l'eternità, è quella di spalancare le porte del cuore a Cristo: "Mi hai chiamato, eccomi!" (1S 3,5).

So che tutti voi seguendo la formazione che vi viene offerta nei centri della Prelatura dell'"Opus Dei", vi impegnate sul serio a cercare Cristo e ad amarlo attraverso i compiti che svolgete nella società umana. Voi conoscete la grande necessità che oggi c'è nella Chiesa di un profondo e vibrante rinnovamento spirituale. So anche di poter contare sulla disponibilità di tutti voi qui presenti ad essere ardenti collaboratori di tale rinnovamento. Non deludete questa fiducia del successore di Pietro; non deludete questa fiducia che Dio pone in voi!


3. Studiando e lavorando fianco a fianco con tanti vostri compagni, fatevi portatori di questo gioioso annuncio. Mediante l'amicizia aiutate tutti a scoprire la bellezza della fede in Cristo Gesù. Siate con le vostre vite un esempio attraente e sincero delle virtù cristiane senza escluderne nessuna, nemmeno quelle che spesso sono dimenticate o perfino ridicolizzate dalla cultura materialistica ed edonistica; che i vostri coetanei imparino da voi l'amabile esigenza della solidarietà, oggi così necessaria nel nostro mondo; dite con forza ai vostri amici e alle vostre amiche che siano fieri di vivere la purezza cristiana, che amino il dono mirabile della verginità; che accanto a voi apprezzino sempre di più il valore della temperanza e del distacco in un mondo votato al consumismo. Aiutate i vostri compagni ad avvicinarsi al sacramento della Riconciliazione per poter così gustare l'amore affettuoso di Gesù Nostro Signore e riceverlo nel dono dell'Eucaristia.

Anche quest'anno è finito il vostro soggiorno romano. Il Papa conta su di voi per l'estensione del regno di Dio, e si appoggia anche sulla vostra preghiera per il suo lavoro e per quello dei suoi collaboratori. Chiedete con perseveranza alla Madre del Risorto che il Signore continui a dare al successore di Pietro, ai pastori della Chiesa e a tutto il popolo di Dio la forza che scaturisce da questo evento pasquale.

"Si, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto".

A tutti voi imparto la mia benedizione.

"Essere insieme" come gli Apostoli L'"Univ", che ogni anno si raduna qui a Roma da tutto il mondo, è un insieme di studenti. Essi si lasciano vedere e si fanno anche sentire... Già nella prima giornata li abbiamo potuti sentire. E oggi, con questo incontro nel Cortile di San Damaso concludiamo, come è consuetudine, questo "Univ".

Cosa vuol dire "Univ"? Significa "essere insieme" di studenti di diversi Paesi di tutto il mondo, di diverse lingue, di diverse culture, ma insieme. Essere insieme. Anche qui, in questo Cortile di San Damaso, siete tutti insieme. così mi viene in mente lo stare insieme dei primi Dodici, quell'"essere insieme" che si compiva a Gerusalemme più o meno nello stesso momento in cui noi siamo qui, vuol dire il giorno di Pasqua, la sera di Pasqua, nel cenacolo. E sapete bene che Gesù è andato tra loro. Egli è andato verso i suoi discepoli per presentarsi loro, per presentare se stesso con le ferite della crocifissione, ma vivo, risorto, e per dire loro parole fondamentali. Innanzitutto li ha salutati: "Shalom!". Un saluto di pace. Poi ha ripetuto quello che era il suo messaggio di tutti gli anni passati: il Padre mi ha inviato; anche io adesso vi invio nel mondo. E poi, scrive san Giovanni nel suo Vangelo, ha alitato su di loro. Ha alitato e ha detto: "ricevete lo Spirito Santo".

Questo avvenimento corrisponde nel tempo al nostro "essere insieme". E' bene che ricordiamo quel primo essere insieme della comunità cristiana, della comunità apostolica e della presenza di Gesù tra gli apostoli, la presenza di Gesù che ha promesso loro: dove siete radunati nel mio nome io sono con voi.

Faccio riferimento a questo episodio importante del Vangelo di Giovanni perché esso corrisponde al momento che stiamo vivendo oggi e anche al nostro "stare insieme". Perché questo vostro "essere insieme" è certamente nel nome di Gesù. Vi siete riuniti da tutto il mondo. Appartenete a popoli diversi, avete lingue e culture diverse. Siete studenti e questo vi unisce, professionalmente e anche come generazione - siete la generazione dei giovani -. Ma siete riuniti "nel nome di Gesù". Per questo cercate sempre la Settimana santa e cercate questa Settimana a Roma per essere riuniti "nel nome di Gesù".

Questo vuol dire "Univ", ogni anno e in questo anno '90. Vi auguro che in questo incontro, in questo vostro "essere insieme" sia sempre presente Gesù che alita, che dà lo Spirito Santo - "Ricevete lo Spirito Santo" - e che invia, invia in missione. Come ha inviato gli apostoli, invia anche voi. Tutti siamo inviati, apostoli. Apostoli: questa è un'altra definizione dell'"essere cristiani". E anche la finalità del nostro "essere insieme è quella di essere apostoli", di andare individualmente o in gruppi - due o tre - e portare il suo messaggio, portare il Vangelo, portare Gesù.

Con questo riferimento evangelico voglio concludere il nostro incontro.

Vi ringrazio per tutto. Mi avete fatto un grande regalo venendo qui e presentando i frutti delle diverse culture, di tutta la modernità cristiana e poi le ricchezze dei diversi popoli, delle diverse lingue, dei diversi canti, danze. Tutto questo mi piace ed è per me anche un regalo, posso dire, pasquale.

Data: 1990-04-15

Domenica 15 Aprile 1990



A giovani dal Lussemburgo - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Siate aperti al Signore ed evangelizzatori del mondo

Cari amici del Gran Ducato. E' con grande gioia che oggi vi accolgo, nel proseguimento della Giornata Internazionale dei giovani e dell'incontro della domenica delle Palme che abbiamo avuto qui a Roma, in cui migliaia di giovani sono venuti a celebrare la propria fede insieme al Papa. Rivolgo i miei cordiali saluti al vostro arcivescovo mons. Jean Hengen, che vi accompagna in questo pellegrinaggio. In questa settimana di Pasqua, dedicata alla presa di coscienza della risurrezione del Cristo, ricordiamo anzitutto il nostro battesimo: per ciascuno di noi, esso è l'atto con cui la Chiesa ci rende partecipi della morte e della vittoria del Signore.

Voi, giovani, siete in un periodo di formazione, e vi invito a scoprire sempre meglio il Cristo vivente e il suo messaggio. Vi esorto a rinnovare l'impegno, che avete assunto mediante il battesimo, di seguire il Cristo con rinnovato vigore. So che prendete parte attivamente alla grande preghiera liturgica della Chiesa. Il servizio della domenica, tra le altre cose, vi fa partecipi della celebrazione della Pasqua: ogni domenica, infatti, i cristiani desiderano riunirsi per rivivere il trionfo del Cristo risorto, per renderne grazie e comunicarsi alla sua presenza. Essi attribuiscono grande importanza alla liturgia domenicale, poiché vi attingono energia spirituale e vi trovano il senso della propria esistenza. Come le pie donne inviate da Gesù ad annunciare la notizia della sua risurrezione, così anche voi siete chiamati a essere testimoni del Cristo. Preparatevi al vostro apostolato di adulti nella Chiesa. Siate aperti al Signore che, oggi come ieri, invita a seguirlo. Come Paolo, folgorato sulla via di Damasco, dite anche voi: "Signore, cosa vuoi che io faccia?" (Ac 22,10). In quest'anno in cui il Lussemburgo venera in maniera particolare il grande missionario San Willibrord, mi auguro che altri giovani del Lussemburgo seguano la sua scia per continuare l'evangelizzazione del Paese e dell'Europa, nella quale il Gran Ducato occupa una posizione tanto particolare. Spero che, tra di voi, molti ascoltino l'appello del Signore a "lasciare le reti" per consacrare la loro vita al ministero sacerdotale o alla vita religiosa. Chiunque, uomo o donna, sia chiamato da Dio, riceve la grazia, giorno dopo giorno, per proseguire il cammino al quale è destinato. Coraggio, dunque! Come a tutti i giovani, vi rinnovo la mia fiducia. Prego per voi e impartisco di cuore su voi tutti e sulle vostre famiglie e gli educatori la mia benedizione apostolica.

Buona permanenza a Roma e buon tempo di Pasqua!

Data: 1990-04-19

Giovedi 19 Aprile 1990

Il saluto alle autorità - aeroporto di Praga (Repubblica Federativa Ceca e Slovacca)

Titolo: Tragica utopia un progetto limitato all'orizzonte terreno

Signor Presidente e illustri Rappresentanti del Governo cecoslovacco, Venerato fratello, Cardinale Frantisek Tomasek, e voi tutti, cari fratelli nell'Episcopato.


1. Accogliete il mio saluto deferente e cordiale! Le sono sinceramente grato, Signor Presidente, per l'invito a visitare questo nobile Paese e per le parole di benvenuto che mi ha ora rivolto. Sono parole ponderate. Ella come uomo di Stato e come letterato, come pensatore e come difensore non violento dei diritti dell'uomo e della libertà del cittadino, conosce il peso delle parole. Saluto in Lei un uomo che arricchisce la cultura politica contemporanea dell'Europa, ponendo l'accento su valori che sono così vicini a noi cristiani.

Ella ha scritto che la politica non è tecnologia del potere e manipolazione della gente, bensi uno dei modi della ricerca e della conquista del senso della vita, nella prospettiva del servizio al vero bene della comunità.

Possa questo Suo sforzo, e lo sforzo di tutto il "Governo della intesa nazionale", portare frutti duraturi per un felice avvenire della libera Cecoslovacchia.


2. Era mio vivo desiderio venire qui tra voi cinque anni fa, in occasione dell'XI centenario della evangelizzazione del vostro Paese ad opera dei Santi Cirillo e Metodio. Ma non mi fu possibile. Ringrazio il Signore che mi ha consentito di adempiere ora quel mio antico proposito.

Con commozione ho ascoltato il messaggio augurale del mio caro fratello Cardinale Frantisek Tomasek, Arcivescovo di Praga. Nelle sue parole ho sentito la voce concorde di tutti voi, Presuli della Cecoslovacchia, il cui Collegio è finalmente, dopo lunghi decenni, di nuovo completo, ed ha potuto costituirsi in Conferenza Episcopale Cecoslovacca. Nelle parole dell'intrepido Pastore ho sentito pure risonare il grido ripetuto per tanti anni dalle schiere dei fedeli durante i pellegrinaggi e le solennità come durante le manifestazioni per la libertà religiosa: "Venga a Praga, Santo Padre!". Io stesso ho sentito a Roma l'anno scorso, dopo la canonizzazione di Agnese Premislide, questo grido dei pellegrini cecoslovacchi: "Il Papa a Praga!".

Ecco, il Papa ha ascoltato questo ardente desiderio. Si, era giusto che il primo Papa slavo venisse a Praga, a Velehrad, a Bratislava. Al desiderio dei fedeli corrispondeva il mio desiderio, perché volevo manifestare ai popoli fratelli della Cecoslovacchia che sono e sempre sono stati vicini e cari al mio cuore.


3. Alcuni momenti fa ho baciato con affetto e rispetto il suolo boemo. E' stato un bacio di fratellanza, di pace e di riconciliazione. Possa questo gesto contribuire a sanare le ferite del passato e a rimuovere le ombre della diffidenza che si sono un tempo addensate tra Boemia e Roma. E certamente provvidenziale che sia toccato proprio a me di essere il primo Pontefice ad entrare in questa Terra per portarle dalla Città Eterna il saluto della pace.


4. I fedeli della Boemia, della Moravia e della Slovacchia hanno a Roma un Pastore che comprende la loro lingua. Egli, tuttavia, comprendeva anche il loro silenzio.

Quando la Chiesa in questo Paese era Chiesa del silenzio egli considerava parte della sua missione essere la sua voce. Ora il mio primo compito verso questa Chiesa locale è quello che Gesù ha affidato a Pietro: confermare nella fede i propri fratelli (cfr. Lc 22,32).

La Chiesa in questo Paese non è né ricca né potente, secondo i criteri del mondo. Essa pero, è forte per la sua fede, una fede approfondita e purificata dalla lunga sofferenza.

Desidero invitare i fedeli di questo Paese ad aiutare, con la forza della loro fede, l'intera società a superare le sue sofferenze e i suoi problemi e ad incamminarsi decisamente sulla via della libertà.

La vita delle Nazioni dell'Europa centrale e orientale è stata finora sotto molti aspetti paralizzata a causa della violenta applicazione di un'ideologia materialista, che non corrispondeva alle loro tradizioni spirituali né alle esigenze del presente alla vigilia del nuovo millennio. Queste Nazioni hanno bisogno di riprendersi e di rinnovarsi, non solo nell'ambito politico ed economico, ma anche in quello spirituale e morale.

Dalla consapevolezza dei fedeli circa le proprie responsabilità nei confronti di questa sfera fondamentale della vita della società è nato in questo Paese il grandioso programma del Decennio della rinascita spirituale dei loro popoli. Ogni anno dovrà portare qualcosa di nuovo per vivificare l'uno o l'altro aspetto della vita della Chiesa e della società. Il Decennio costituirà così un'efficace preparazione alla celebrazione del Millennio della morte di S.

Adalberto, divenendo una sorta di palestra di un nuovo stile di vita per il nuovo millennio.


5. Sant'Adalberto! Come non ricordare subito, sin dall'inizio della mia visita in Cecoslovacchia, questo Santo che è caro tanto alle Nazioni della Cecoslovacchia quanto alla mia nativa Polonia.

La mia visita cade quasi alla vigilia della sua festa. Il Cardinale Tomasek ha espresso all'inizio dell'anno scorso, nel suo messaggio ai Vescovi di vari Paesi europei, l'intenzione di creare ogni anno, alla vigilia della festa di S. Adalberto, un "ponte europeo di preghiere", che dovrebbe unire, oltre i confini, le Nazioni dell'Europa centrale nella preghiera per il rinnovamento morale e spirituale, per l'approfondimento dell'unità d'Europa, per la comprensione vicendevole, per la pace e per il rispetto di tutti i diritti dell'uomo.

Possano tutte le stazioni del mio viaggio in Cecoslovacchia contribuire al consolidamento delle arcate di questo ponte, di cui si ha tanto bisogno! Prego i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli anche dei Paesi confinanti di associarsi a questa nobile iniziativa.


6. Fin dal primo momento della mia visita in questo Paese, il mio sguardo si volge verso la bella regione che sta ai piedi dei Tatra, la Slovacchia. Invio il mio saluto a tutto il popolo, alle nazionalità che colà vivono ed operano.

Pregusto la gioia dell'incontro di domani, a Bratislava, che sarà come il coronamento di tanti incontri, a Roma, durante i quali sulle labbra dei pellegrini risuonava con insistenza la domanda: "Svaty Otce, kedy pridete na Slovensko? - Padre Santo, quando verrete in Slovacchia?".


7. Ciò che per anni è stato impossibile, oggi è divenuto realtà. Come è potuto accadere? Ouali coordinate hanno concorso e concorrono alla spiegazione del punto in cui ci troviamo? "Varsavia, Mosca, Budapest, Berlino, Praga, Sofia, Bucarest, per citare solo le Capitali, sono diventate praticamente le tappe di un pellegrinaggio verso la libertà" (Discorso al Corpo diplomatico, 13 gennaio 1990).

Apparentemente, tutto è iniziato con il crollo delle economie. Era questo il terreno prescelto per costruire un mondo nuovo, un uomo nuovo, guidato dalla prospettiva del benessere; ma con un progetto esistenziale rigorosamente limitato all'orizzonte terreno. Tale speranza si è rivelata un'utopia tragica, perché vi erano disattesi e negati alcuni aspetti essenziali della persona umana: la sua unicità e irripetibilità, il suo anelito insopprimibile alla libertà ed alla verità, la sua incapacità di sentirsi felice escludendo il rapporto trascendente con Dio. Queste dimensioni della persona possono essere per un certo tempo negate, ma non perennemente rifiutate. La pretesa di costruire un mondo senza Dio si è dimostrata illusoria. E non poteva essere diversamente. Rimanevano misteriosi soltanto il momento e le modalità. Le sofferenze dei perseguitati per la giustizia (cfr. Mt 5,10), la solidarietà di quanti si sono uniti nell'impegno per la dignità dell'uomo, l'ansia del soprannaturale insita nell'anima umana, la preghiera dei giusti hanno contribuito a far ritrovare il cammino della libertà nella verità.


8. Signor Presidente! Illustri Signori e Signore! E' con queste convinzioni nell'animo che vengo per questa visita. Vengo per confermare nella fede quanti credono in Dio, ma porto anche un messaggio ed una speranza per quanti non hanno il dono della fede.

Auspico di cuore che, con la collaborazione di tutti, il nuovo cammino nella libertà e nella democrazia della Cecoslovacchia porti a mete di prosperità e di progresso, nel solco delle tradizioni delle sue popolazioni.

(Traduzione dal ceco)

Data: 1990-04-21

Sabato 21 Aprile 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Messaggio all'Episcopato lituano - Città del Vaticano (Roma)