
Udienze generali 1996 - Annuncio della maternità messianica
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Sono rientrato due giorni fa da un importante ed intenso Viaggio apostolico in America Centrale ed in Venezuela, ove mi sono recato rispondendo all’invito degli Episcopati e delle Autorità civili dei Paesi visitati.
Rendo grazie, anzitutto, al Signore, che mi ha concesso di visitare nuovamente quelle terre come apostolo del Vangelo e pellegrino di speranza. Un sentito ringraziamento va pure a quanti hanno reso possibile il viaggio: ai Pastori, alle Autorità civili ed a quanti hanno in vari modi cooperato alla sua felice riuscita. A tutti coloro che, a costo di sacrifici, hanno offerto la loro presenza e la loro preghiera, grazie di cuore!
Si può dire che questo viaggio-pellegrinaggio, considerato sotto il profilo spirituale, ha avuto due punti focali: il Crocifisso e la Vergine Maria. Il primo rappresentato dalle venerate immagini del Santo Cristo di Esquipúlas, in Guatemala, e del "Sangre de Cristo" nella Cattedrale di Managua; il secondo soprattutto dal Santuario di Nostra Signora di Coromoto, in Venezuela. Queste mete hanno impresso un carattere profondamente religioso all’intero itinerario.
2. Non v’è dubbio, però, che la visita abbia rivestito anche un forte significato sociale. In Guatemala, Nicaragua e El Salvador vi era grande attesa di un nuovo, più autentico e più libero incontro col Papa, dopo quello del 1983, così segnato - soprattutto in Nicaragua - da un clima di acuta tensione ideologica. La presente visita si è svolta in modo molto differente: piena libertà di contatto e grande cordialità. Tale mutamento di clima si è compiuto in notevole misura sullo sfondo degli avvenimenti del 1989. L’America Centrale ha cessato di essere un "poligono" delle influenze e del conflitto tra le due "superpotenze" e vive con maggiore autonomia la propria storia. In questa nuova situazione, i singoli Paesi sono chiamati ad affrontare urgenti problematiche quali il rapporto capitale-lavoro e l’equa gestione dei beni. Nell’impegno di ricostruzione, che richiede un solidale sforzo di maggiore giustizia sociale, è pienamente coinvolta la Comunità ecclesiale.
3. Al mio arrivo in Guatemala, ho subito ritrovato l’inconfondibile clima di calore umano tipico dell’America Latina, clima che mi ha accompagnato in ogni tappa del viaggio: moltitudini festanti, tra cui moltissimi giovani, hanno trasformato ogni spostamento in un incontro, in una festa, appunto, di famiglia.
All’indomani mi sono recato nella cittadina di Esquipúlas, dove da quattro secoli si venera lo stupendo Crocifisso detto "Cristo Negro", a causa del colore bruno che il tempo ed il fumo dei ceri gli hanno procurato. Celebrare l’Eucaristia in quel luogo, così segnato dal mistero della passione di Cristo, è stato un momento di grande intensità spirituale. Sostando in preghiera ai piedi del Crocifisso, ho potuto fare mia l’invocazione di milioni di poveri dell’America Latina, crocifissi a causa dell’ingiustizia umana. Ho potuto condividere la speciale devozione di quelle popolazioni per la Passione di Cristo e la loro incrollabile speranza.
Rientrato nella Capitale, ho presieduto una solenne Celebrazione della Parola, durante la quale ho incoronato l’immagine della Vergine dell’Assunzione, Patrona della Città. Sostenute dalla sua materna intercessione, in tempi difficili, numerose persone, soprattutto catechisti, non hanno esitato a dare la vita per diffondere il Vangelo tra i fratelli. Il loro esempio ho additato ai catechisti di oggi, invitandoli ad una testimonianza altrettanto generosa ed incisiva.
4. La tappa successiva del pellegrinaggio è stata in Nicaragua. Com’è noto, in occasione della mia prima visita, tredici anni fa, la situazione politica aveva impedito un vero incontro con la gente, lasciando un senso di incompiutezza. Ecco perché, come ho sottolineato al mio arrivo a Managua, questo ritorno era particolarmente desiderato.Il grande entusiasmo del popolo nicaraguense lo ha dimostrato, attestando al tempo stesso la volontà di fondare il rinnovamento sociale sui valori religiosi e morali di cui è ricco. Primo fra questi, il valore della famiglia.
Per questo motivo, nel parco Malecón di Managua, ho celebrato la Messa per la Famiglia, nella quale ho invitato gli sposi a rinnovare la grazia del sacramento del matrimonio e a fondare sempre la vita coniugale e familiare sulla fedeltà alla Parola di Dio. Con la medesima celebrazione ho anche concluso, in un clima di gioia e di fede, il Congresso Eucaristico-Mariano Nazionale.
Quel clima si è prolungato nel pomeriggio, quando ho visitato la nuova Cattedrale di Managua, dedicata all’Immacolata Concezione, Patrona del Paese. In quel moderno tempio ho parlato ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose ed ai laici impegnati esortandoli a lavorare generosamente per la Chiesa, Sposa di Cristo senza macchia e senza ruga. Mi sono poi fermato in adorazione del Santissimo Sacramento nella bella Cappella "del Sangue di Cristo", così chiamata a motivo del Crocifisso che vi si venera. Ho ripensato allora al "Cristo Negro" di Esquipúlas, ed ho idealmente unito nella preghiera i popoli latino-americani, affidandoli tutti alle braccia spalancate del Salvatore.
5. Con grande entusiasmo mi ha accolto il Paese che porta proprio questo nome: El Salvador, terra lacerata nel recente passato da violenti conflitti tra opposte fazioni ideologiche. La Chiesa vi ha svolto un ruolo determinante per la ripresa del dialogo e per la pacificazione, pagando un altissimo prezzo di sangue, soprattutto con i suoi Pastori, tra i quali è molto venerato l’Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, ucciso nel 1980.
L’autentica pace è inseparabile dalla giustizia. Ho voluto perciò celebrare a San Salvador la Santa Messa per la Giustizia e la Pace, facendo mie, quale augurio per il popolo salvadoregno, le parole del Salmista: "Che fiorisca la giustizia e abbondi per sempre la pace" (cf. Sal Ps 71,7). Quando poi, davanti alla Cattedrale in cui sono custodite le spoglie mortali degli Arcivescovi Mons. Chàvez, Mons. Romero e Mons. Rivera Damas, è stato letto il Vangelo delle Beatitudini, la commossa memoria dei tre amati Pastori e della loro testimonianza ha ravvivato in tutti la volontà di lavorare uniti per la costruzione di un mondo più umano.
6. La seconda parte del viaggio mi ha portato, come sapete, nel Venezuela, Paese da me già visitato nel 1985, segnato purtroppo attualmente da una pesante crisi economico-sociale. Nel tragitto dall’aeroporto alla Capitale Caracas, ho voluto sostare presso un grande penitenziario per benedire i carcerati, e lasciare loro un messaggio di speranza, fondato sull’amore fedele di Dio per ciascuna persona umana.
Mi sono poi recato al Santuario nazionale di Coromoto, antico centro della devozione mariana del popolo venezuelano. Sul luogo dell’apparizione del 1652 è stato costruito negli ultimi anni un moderno, imponente Santuario, che ho avuto la gioia di inaugurare ufficialmente. Durante la Celebrazione eucaristica in quel luogo così suggestivo, abbiamo meditato sulla presenza di Maria Santissima in mezzo al Popolo di Dio, una presenza che costituisce un costante invito alla fede, all’amore per i fratelli, all’evangelizzazione, all’impegno sociale; in una parola: un invito alla santità.
A Caracas, nell’ultimo giorno del mio pellegrinaggio, ho celebrato la Santa Messa per l’Evangelizzazione dei popoli, ricordando il V centenario dell’arrivo della fede cristiana in Venezuela, dove essa ha fatto germogliare frutti meravigliosi di vita evangelica, tra i quali l’esemplare testimonianza di Madre Maria de San José, che l’anno scorso ho avuto la gioia di iscrivere nell’Albo dei Beati.
Nella prospettiva della nuova evangelizzazione, sono stati molto significativi altri due incontri: quello con i cosiddetti "Costruttori della società" e quello con i giovani.Il primo mi ha offerto l’occasione di rivolgermi ad una folta e qualificata assemblea di operatori della vita economica, politica e culturale, convenuti da tutto il Venezuela, per esortarli a fondare il rinnovamento sociale sulla cultura della vita e della solidarietà. L’ultimo incontro è stato con i giovani. Ad essi, promessa del futuro nel "continente della speranza", ho lasciato la consegna finale, racchiusa, ancora una volta, in una beatitudine: "Beati voi, se aprite le porte del vostro cuore a Cristo Salvatore!". Nonostante le gravi difficoltà, in quelle terre si avverte prorompente l’entusiasmo della fede, insieme con la consapevolezza che il futuro della Chiesa dipende in misura considerevole dall’impegno delle nuove generazioni. Possa la Parola di Dio, seminata nel corso di questo pellegrinaggio, germogliare e portare frutti abbondanti.
Carissimi Fratelli e Sorelle, vi invito a pregare insieme con me il Signore per questo, invocando l’intercessione costante della Vergine Santa, Madre dei popoli dell’America Latina e Stella della nuova evangelizzazione.
Saluti
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Ai pellegrini di lingua italiana
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Sacerdoti della diocesi di Ferrara, venuti a Roma per festeggiare il XXV di Ordinazione. Il giubileo sacerdotale, carissimi, sia per voi fonte di rinnovata dedizione a Cristo ed alla sua Chiesa. Sono lieto di accogliere i militari del Reggimento Paracadutisti « Folgore » in Siena, e li ringrazio per il loro cortese omaggio. Saluto inoltre con affetto i vari gruppi parrocchiali e gli studenti, come pure i bambini bielorussi, ospiti della parrocchia dei Frati Cappuccini in Cerignola.
Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli
Il mio pensiero va infine ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Si celebra oggi la festa liturgica dei santi Cirillo e Metodio, grandi evangelizzatori dei popoli slavi e patroni d'Europa insieme con san Benedetto. A voi, cari giovani, rinnovo l'invito fatto a Loreto nello scorso settembre: diffondete la cultura cristiana, cultura della responsabilità e della solidarietà. Voi, cari malati, offrite al Signore i momenti di prova perché si aprano le porte dei cuori all'annuncio del Vangelo. E voi, cari sposi novelli, siate dappertutto testimoni dell'amore di Cristo, che vi ha condotti ad unirvi in un comune progetto di vita.
1. Oggi, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima, tempo liturgico "forte", durante il quale i cristiani sono chiamati a fissare lo sguardo su Gesù per seguirlo nell’itinerario verso la Pasqua.
In questo cammino spirituale, che ha come punto d’arrivo il Triduo Pasquale, la comunità cristiana riscopre la sua vocazione di popolo redento, chiamato a vivere la morte di Cristo per partecipare alla sua resurrezione. Facendo una più intima esperienza di Lui, essa si rinnova nella fede, nella speranza e nell’amore. Attraverso l’ascolto della Parola, la preghiera, la penitenza e la pratica della carità verso i fratelli bisognosi, la Chiesa prende parte alla vita stessa di Cristo che affronta l’esperienza del deserto, digiuna, vince la tentazione e percorre poi la via del servo umile e sofferente fino alla croce. In Cristo, la Chiesa rivive l’esodo pasquale, che la condurrà ad una più intensa coscienza della sua realtà di popolo della Nuova Alleanza, convocato per la lode, nell’ascolto della Parola e nell’esperienza gioiosa dei prodigi del Signore.
L’intera liturgia del tempo quaresimale ricorda ai credenti la grazia che ogni anno viene loro offerta come segno dell’amore misericordioso di Dio. E proprio l’odierna celebrazione liturgica con l’imposizione delle ceneri sprona i fedeli alla conversione, a lasciarsi cioè coinvolgere in questo tempo di salvezza. Significative sono le parole del prefazio della Quaresima: "Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa, partecipino ai misteri della redenzione e raggiungano la pienezza della vita nuova in Cristo tuo Figlio" (Messale Romano, Prefazio della Quaresima I).
Il cristiano vive, pertanto, la Quaresima come tempo privilegiato per riscoprire la grazia del Battesimo e per prepararsi a celebrare nella gioia, con cuore libero e riconciliato, il dono pasquale della figliolanza divina.
Lo Spirito, che ha guidato Gesù nel cammino verso la Pasqua, spinge anche i battezzati a seguirlo nel "deserto", per confermarli nella loro fedeltà a Dio e al suo progetto, di fronte alle ricorrenti tentazioni del materialismo, del potere e della infedeltà. Tutto questo in un clima di intima riflessione, di costante ascolto e di fiduciosa preghiera.
2. La Quaresima, con il suo austero itinerario, aiuta tutti noi a prendere coscienza dei rischi spirituali a cui è esposta la nostra vita e ci incoraggia nel contempo ad aprire gli occhi sulle prospettive meravigliose della vocazione cristiana.
L’immagine del deserto, tipica di questo periodo, mette con realismo l’uomo davanti all’esito del suo distaccarsi da Colui che è la sorgente della Vita. Senza Dio, l’esistenza diventa vuota, priva di senso, arida di affetti autentici e di grandi ideali, ignara di generosità, di amore e di perdono. D’altra parte, nel tempo quaresimale la liturgia ci invita a considerare la condizione umana nella luce della misericordia divina, prospettando la concreta possibilità della salvezza. Come per il figliol prodigo, è il ricordo del Padre (cf. Lc Lc 15,17) ad infondere fiducia in chi ha peccato e a fargli prendere la via del ritorno, sollecitandolo all’ascolto di "ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4).
3. "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Co 5,20). L’invito dell’apostolo Paolo, che risuona quest’oggi all’inizio del cammino quaresimale, pone in evidenza che stiamo entrando in un tempo provvidenziale di conversione e di riconciliazione.
L’ascolto della Parola di Dio, la preghiera, l’esercizio delle opere di misericordia ci sono di aiuto nello scoprire l’umana fragilità alla luce dell’amore di Dio e, allo stesso tempo, ci ottengono la forza per rimetterci in cammino verso la meta della nostra salvezza. Illuminato dalla grazia del Signore, ogni credente può riprendere la via della santità, docile alle indicazioni salvifiche del Vangelo.
Questo tempo penitenziale chiede, pertanto, al cristiano di impegnarsi a sanare le conseguenze dei peccati personali e comunitari con la mortificazione delle passioni e con una vita più sobria. Lo porta a sperimentare la beatitudine che il Signore promette a chi è afflitto per il male compiuto (cf. Mt Mt 5,4) e lo guida, sollevato e rafforzato, ad una pace intima e durevole.
4. Accanto alla preghiera, nel periodo di preparazione alla Pasqua assume particolare rilievo il digiuno. Per suo mezzo il Signore santifica e purifica la sua Chiesa. Con tale opera penitenziale lo stesso Signore, come ricorda la liturgia, vince le nostre passioni, eleva lo spirito, infonde la forza e dona il premio (cf. Messale Romano, Prefazio di Quaresima I).
Oltre al digiuno, la Quaresima invita alla pratica dell’elemosina, che conduce chi si incammina verso la Pasqua ad aprire il cuore ai fratelli, specialmente ai più poveri e bisognosi, facendosi carico della fame e della sofferenza di tanta parte dell’umanità. In un mondo lacerato da molte ingiustizie, l’elemosina quaresimale diventa segno della realtà nuova del Regno di Dio e anticipazione di una convivenza tra gli uomini più giusta e fraterna, perché ispirata dal Vangelo.
5. Quest’anno, la Quaresima assume un rilievo singolare, giacché si inserisce nella prima fase di preparazione al Grande Giubileo del Duemila. Il mio auspicio è che in ogni comunità diocesana essa possa rappresentare l’avvio di un corale cammino di conversione per una nuova evangelizzazione. Non possiamo, infatti, dimenticare che l’umanità intera, a partire proprio dalla riconciliazione con Dio ed i fratelli, è chiamata a porre le condizioni per costruire un mondo più libero ed accogliente, illuminato dalla vittoria pasquale di Cristo sul male e sulla morte.
In tale itinerario che oggi intraprendiamo, ci è accanto Maria, Madre della speranza: Ella ci sostiene con la sua tenerezza materna e ci guida ad accogliere con animo rinnovato l’annuncio gioioso della Pasqua.
Saluti:
Ai pellegrini di lingua francese
Ai fedeli italiani
Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: alle religiose, ai gruppi parrocchiali, alle scolaresche. Saluto, in particolare, i cittadini di Fano Adriano, guidati dal Sindaco e dal Parroco, e volentieri benedico la statua di santa Reparata, protettrice della Diocesi di Teramo-Atri, che verrà collocata in un'edicola alle pendici del Gran Sasso. Saluto inoltre gli operatori del Luna Park «Edenlandia» di Napoli, incoraggiandoli ad essere presenti con stile cristiano nell'ambiente del divertimento.
Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli
Rivolgo ora un pensiero ai giovani, agli ammalati ed agli sposi novelli. La Quaresima, che oggi inizia, ci invita a lasciarci riconciliare con Dio (Cfr. 2Co 5,20). Cari giovani, sentite questo richiamo rivolto personalmente ad ognuno di voi, e seguitelo con generosità. Cari malati, unite la vostra sofferenza a quella di Gesù Cristo, che accompagniamo sulla via del Calvario. Auguro infine a voi, cari sposi novelli, di percorrere con fiducia il sentiero della vita superando gli inevitabili momenti di prova, sempre consapevoli che il sacrificio e la rinuncia rendono l'amore più forte e più profondo.
Marzo 1996
1. La maternità è un dono di Dio. "Ho acquistato un uomo dal Signore" (Gn 4,1), esclama Eva dopo aver partorito Caino, il suo primogenito. Con queste parole il libro della Genesi presenta la prima maternità della storia dell’umanità come grazia e gioia che scaturiscono dalla bontà del Creatore.
2. Analogamente viene illustrata la nascita di Isacco, all’origine del popolo eletto.
Ad Abramo, privo di discendenza e ormai avanzato negli anni, Dio promette una posterità numerosa come le stelle del cielo (cf. Gen Gn 15,5). La promessa è accolta dal patriarca con la fede che dischiude all’uomo il disegno di Dio: "Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia" (Gn 15,6).
Tale promessa è confermata dalle parole pronunciate dal Signore in occasione del Patto stabilito con Abramo: "Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli" (Gn 17,4).
Eventi straordinari e misteriosi sottolineano come la maternità di Sara sia soprattutto frutto della misericordia di Dio, che dona la vita al di là di ogni umana previsione: "Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei" (Gn 17,15-16).
La maternità è presentata come un dono decisivo del Signore: il patriarca e sua moglie riceveranno un nome nuovo per significare l’inattesa e meravigliosa trasformazione che Dio opererà nella loro vita.
3. La visita di tre misteriosi personaggi, nei quali i Padri della Chiesa hanno visto una prefigurazione della Trinità, annuncia in modo più concreto ad Abramo il compimento della promessa: "Il Signore apparve [ad Abramo] alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui" (Gn 18,1-2). Abramo obietta: "Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?" (Gn 17,17 cfr Gen Gn 18,11-13). L’ospite divino risponde: "C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio" (Gn 18,14 cfr Lc Lc 1,37).
Il racconto sottolinea l’effetto della visita divina che rende feconda un’unione coniugale, rimasta fino a quel momento sterile. Credendo nella promessa, Abramo diviene padre contro ogni speranza, e "padre nella fede" perché dalla sua fede "discende" quella del popolo eletto.
4. La Bibbia riporta altri racconti di donne liberate dalla sterilità e allietate dal Signore col dono della maternità. Si tratta di situazioni spesso angosciose, che l’intervento di Dio trasforma in esperienze di gioia accogliendo la preghiera accorata di chi umanamente è senza speranza. Rachele, ad esempio, "vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella Lia e disse a Giacobbe: "Dammi dei figli, se no io muoio!". Giacobbe s’irritò contro di lei e disse: "Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?" (Gn 30,1-2).
Ma il testo biblico aggiunge subito che "Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio" (Gn 30,22-23). Questo figlio, Giuseppe, svolgerà un ruolo molto importante per Israele al momento della trasmigrazione in Egitto.
In questo come in altri racconti, sottolineando la condizione di sterilità iniziale della donna, la Bibbia intende porre in risalto il carattere meraviglioso dell’intervento divino in questi casi particolari, ma lascia al tempo stesso intendere la dimensione di gratuità insita in ogni maternità.
5. Analogo procedimento troviamo nel racconto della nascita di Sansone. La moglie di Manoach, che non aveva mai potuto generare figli, riceve l’annuncio dall’angelo del Signore: "Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio" (Jg 13,3). Il concepimento, inatteso e prodigioso, annuncia le grandi cose che il Signore compirà per mezzo di Sansone.
Nel caso di Anna, la madre di Samuele, viene sottolineato il ruolo particolare della preghiera. Anna vive l’umiliazione della sterilità, ma è animata da una grande fiducia in Dio, al quale si rivolge con insistenza perché l’aiuti a superare quella prova. Un giorno, recatasi al Tempio, esprime un voto: "Signore degli eserciti... se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita... " (1S 1,11).
La sua preghiera venne esaudita: "Il Signore si ricordò di lei", che "concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele" (1S 1,19-20). Adempiendo il suo voto, Anna offrì suo figlio al Signore: "Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto. Perciò anch’io lo do in cambio al Signore: per tutti i giorni della sua vita egli è ceduto al Signore" (1S 1,27-28). Dato da Dio ad Anna e poi dato da Anna a Dio, il piccolo Samuele diventa un legame vivo di comunione tra Anna e Dio.
La nascita di Samuele è quindi esperienza di gioia e occasione di rendimento di grazie. Il primo Libro di Samuele riporta un inno, detto il "Magnificat" di Anna, che sembra anticipare quello di Maria: "Il mio cuore esulta nel Signore, la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio . . ." (1S 2,1).
La grazia della maternità concessa ad Anna da Dio per la sua incessante preghiera, provoca in lei nuova generosità. La consacrazione di Samuele è la risposta riconoscente di una madre che, ravvisando nel suo bambino il frutto della misericordia divina, ricambia il dono affidando quel figlio tanto atteso al Signore.
6. Nel racconto delle maternità straordinarie che abbiamo rievocato, è facile scoprire il posto importante che la Bibbia assegna alle madri nella missione dei figli. Nel caso di Samuele, Anna svolge un ruolo determinante con la decisione di donarlo al Signore. Una funzione ugualmente decisiva è svolta da un’altra madre, Rebecca, che procura l’eredità a Giacobbe (Gn 27). In quell’intervento materno, descritto dalla Bibbia, si può leggere il segno di una elezione a strumento del disegno sovrano di Dio. È Lui che sceglie il figlio più giovane, Giacobbe, come portatore della benedizione e dell’eredità paterna, e quindi come pastore e guida del suo popolo. È Lui che con decisione gratuita e sapiente fissa e regge il destino di ogni uomo (Sg 10,10-12).
Il messaggio della Bibbia sulla maternità rivela aspetti importanti e sempre attuali: ne mette in luce, infatti, la dimensione di gratuità, che si manifesta soprattutto nel caso delle sterili, la particolare alleanza di Dio con la donna e il legame speciale fra il destino della madre e quello del figlio.
Al tempo stesso, l’intervento di Dio che, in momenti importanti della storia del suo popolo, rende feconde alcune donne sterili, prepara la fede nell’intervento di Dio che, nella pienezza dei tempi, renderà feconda una Vergine per l’incarnazione del suo Figlio.
Saluti:
Agli studenti italiani:
1. Benvenuti nella Basilica di San Pietro! Vi accolgo tutti con affetto, cominciando dai più piccoli, tra i quali saluto in particolare i bambini dell'Istituto « Unitas Catholica » di Reggio Calabria e gli Alunni del Circolo didattico « Imbriani » di Napoli. Tra gli adolescenti, poi, saluto i quattordicenni del decanato di Vimercate, in diocesi di Milano, che sono venuti a Roma per fare qui, vicino alla tomba dell'apostolo Pietro, la loro professione di fede.
Che cosa significa « fare la professione di fede »? Significa affermare di credere in Dio e in Gesù Cristo, confermando così gli impegni assunti con il Battesimo. Quando si è battezzati da piccoli, come nel caso vostro, sono i genitori e i padrini a fare la professione di fede a nome del neonato. Ma adesso che siete cresciuti e avete conosciuto personalmente Gesù e il Vangelo, ecco che voi stessi siete chiamati a confermare il dono ricevuto professando la fede in modo consapevole e libero. Poterlo fare qui, nel luogo dove San Pietro ha versato il suo sangue ed è stato sepolto, è una grazia che vi esorto a far fruttare nella vostra vita.
2. Il tempo di Quaresima che stiamo vivendo invita tutti i cristiani a ripensare al proprio Battesimo, non come ad un fatto passato, ma come ad una realtà spirituale sempre viva e presente. Per voi ragazzi e ragazze il Battesimo è come una roccia stabile e sicura, sulla quale potete costruire la casa della vostra vita senza paura. Nessuna tempesta potrà mai farla cadere, se, come dice il Vangelo, non vi limiterete ad ascoltare la parola di Gesù, ma la metterete in pratica (Cfr Mt 7,24-27).
3. L'apostolo Pietro, che si chiamava Simone, fu da Gesù soprannominato Pietro, cioè « Roccia », perché la sua fede doveva essere il fondamento su cui costruire la Chiesa. Ecco, carissimi, vi trovate proprio davanti alla tomba di quel pescatore di Galilea che Cristo chiamò a seguirlo e incaricò di « pascere le sue pecorelle »: questo stesso luogo vi chiama e vi sprona ad impegnarvi nel seguire sempre Gesù con fede sincera e generosa, come quella del suo grande Apostolo.
È questo anche il mio augurio per ciascuno di voi. Lo accompagno con una speciale Benedizione, che estendo ai vostri familiari.
Ai fedeli di lingua italiana
Carissimi bambini, ragazzi e giovani! Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai Religiosi ed alle Religiose, ai quali auguro ogni bene per le rispettive comunità e congregazioni. Saluto poi i fedeli delle varie parrocchie, come pure gli altri gruppi presenti, invocando per tutti pace e cristiana prosperità.
Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli
Rivolgo ora il mio pensiero a voi, cari giovani, malati e sposi novelli. Il tempo di Quaresima che stiamo vivendo costituisce un appello concreto alla conversione, in preparazione alla Pasqua. Invito voi, cari giovani, ad affrontare questo cammino con il cuore e la mente illuminati dalla parola di Dio. A voi, cari malati, suggerisco di meditare sulla passione del Signore, per sentirne i benefici in ogni momento difficile. Esorto infine voi, cari sposi novelli, ad una intensa preghiera comune, affinché la vita domestica sia sempre allietata dalla presenza del Signore.
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, che prendete parte a questa Udienza un po’ singolare e vi ringrazio per la vostra gradita presenza e per il sostegno della vostra preghiera.
Abbiamo celebrato ieri la solennità di san Giuseppe, Patrono della Chiesa universale. A san Giuseppe la Comunità cristiana si rivolge con svariati titoli: illustre Discendente di Davide; Sposo della Madre di Dio; Custode purissimo della Vergine; Modello dei lavoratori; Sostegno delle famiglie (dalle Litanie di san Giuseppe). Queste invocazioni ed altre ancora sottolineano il ruolo di san Giuseppe nel disegno salvifico e nella vita dei credenti. All’indomani della sua festa, vorrei insieme a voi affidare al suo patrocinio la Chiesa e il mondo intero, soprattutto le famiglie e, in modo speciale, tutti i papà che in lui hanno un modello singolare da imitare.
2. La Liturgia ci fa incontrare san Giuseppe nell’itinerario quaresimale verso la Pasqua. Egli ci si presenta come testimone insuperabile di quel silenzio contemplativo, colmo di ascolto della Parola di Dio, che trapela dai Vangeli quale atmosfera caratteristica della Casa di Nazaret. Il silenzio di Giuseppe era un silenzio operoso, che accompagnava il lavoro quotidiano, al servizio della Santa Famiglia.
Possa ogni credente, sull’esempio di san Giuseppe, operare nella propria vita una profonda armonia tra la preghiera e il lavoro, tra la meditazione della Parola di Dio e le occupazioni quotidiane. Al centro di tutto vi sia sempre l’intimo e vitale rapporto con Gesù, Verbo incarnato, e con la sua Madre santissima.
A tutti voi la mia affettuosa Benedizione.
Saluti:
1. L’Antico Testamento ci fa ammirare alcune donne straordinarie che, sotto l’impulso dello Spirito di Dio, partecipano alle lotte e ai trionfi d’Israele o contribuiscono alla sua salvezza. La loro presenza nelle vicende del popolo non è né marginale né passiva: esse appaiono come autentiche protagoniste della storia della salvezza. Ecco gli esempi più significativi.
Dopo il passaggio del mar Rosso, il testo sacro mette in rilievo l’iniziativa di una donna ispirata per celebrare festosamente questo evento decisivo: "Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un timpano: dietro a lei uscirono le donne con i timpani, formando cori di danze. Maria fece loro cantare il ritornello: Cantate al Signore perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere" (Ex 15,20-21).
Questa menzione della intraprendenza femminile in un contesto celebrativo pone in risalto non solo la rilevanza del ruolo della donna, ma anche la sua particolare attitudine a lodare e ringraziare Dio.
2. Un’azione ancora più importante svolge, al tempo dei Giudici, la profetessa Debora. Dopo aver ordinato al capo dell’esercito di radunare degli uomini e di scendere in campo, ella con la sua presenza assicura il successo dell’esercito di Israele, annunciando che un’altra donna, Giaele, ucciderà il capo dei nemici.
Inoltre, per celebrare la grande vittoria, Debora intona un lungo cantico con il quale loda l’azione di Giaele: "Sia benedetta fra le donne Giaele, . . .benedetta fra le donne della tenda!" (Jg 5,24). A questa lode fanno eco, nel Nuovo Testamento, le parole che, nel giorno della Visitazione, Elisabetta rivolge a Maria: Tu sei benedetta fra le donne . . . (Lc 1,42).
Il ruolo significativo delle donne nella salvezza del popolo, messo in luce dalle figure di Debora e di Giaele, è riproposto nella vicenda di un’altra profetessa di nome Culda, vissuta al tempo del re Giosia.
Interrogata dal sacerdote Chelkia, essa pronuncia degli oracoli che annunciano una manifestazione d’indulgenza per il re che temeva l’ira divina. Culda diventa così messaggera di misericordia e di pace (cfr 2R 22,14-20).
3. I libri di Giuditta e di Ester, che hanno lo scopo di esaltare, in modo ideale, l’apporto positivo della donna nella storia del popolo eletto, presentano - in un contesto culturale di violenza - due figure di donne che procurano vittoria e salvezza agli Israeliti.
Il libro di Giuditta, in particolare, riferisce di un temibile esercito inviato da Nabucodonosor a conquistare Israele. Guidata da Oloferne, l’armata nemica è pronta ad impadronirsi della città di Betulia, tra la disperazione degli abitanti che, ritenendo inutile ogni resistenza, chiedono ai capi di arrendersi. Ma agli anziani della città, che, in assenza di aiuti immediati, si dichiarano pronti a consegnare Betulia al nemico, Giuditta rimprovera la mancanza di fede, professando piena fiducia nella salvezza che viene dal Signore.
Dopo aver a lungo invocato Dio, lei che è simbolo della fedeltà al Signore, dell’umile preghiera e della volontà di mantenersi casta, si reca presso Oloferne, il generale nemico, orgoglioso, idolatra e dissoluto.
Rimasta sola con lui, Giuditta, prima di colpirlo, si rivolge a Jahvè dicendo: "Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento" (Jdt 13,7). Poi, presa la scimitarra di Oloferne, gli taglia la testa.
Anche qui, come nel caso di Davide di fronte a Golia, il Signore si serve della debolezza per trionfare sulla forza. In questa circostanza, però, a riportare la vittoria è una donna: Giuditta, senza farsi frenare dalla pusillanimità e dall’incredulità dei capi del popolo, raggiunge ed uccide Oloferne, meritando il ringraziamento e la lode del Sommo Sacerdote e degli anziani di Gerusalemme. Questi, rivolti alla donna che ha vinto il nemico, esclamano: "Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore della nostra gente. Tutto questo hai compiuto con la tua mano, egregie cose hai operato per Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre benedetta dall’onnipotente Signore" (Jdt 15,9-10).
4. In un’altra situazione di grave difficoltà per gli Ebrei si svolge la vicenda narrata dal Libro di Ester. Nel regno di Persia, Amàn, l’intendente del re, decreta lo sterminio degli Ebrei. Per allontanare il pericolo, Mardocheo, un giudeo che vive nella cittadella di Susa, ricorre alla nipote Ester, che vive nel palazzo del re dove ha raggiunto il rango di regina. Essa, contro la legge vigente, presentandosi al re senza essere stata convocata, e rischiando la pena di morte, ottiene la revoca del decreto di sterminio. Amàn viene giustiziato, Mardocheo accede al potere, e i giudei, liberati dalla minaccia, hanno così ragione dei loro nemici.
Giuditta ed Ester mettono ambedue a repentaglio la vita per procurare la salvezza al loro popolo. I due interventi però sono molto diversi: Ester non uccide il nemico, ma, fungendo da mediatrice, intercede in favore di coloro che sono minacciati di sterminio.
5. Questa funzione di intercessione è attribuita poi ad un’altra figura di donna, Abigail, moglie di Nabal, dal primo Libro di Samuele. Anche qui, è grazie al suo intervento che si realizza un altro caso di salvezza.
Ella va incontro a Davide, che ha deciso di annientare la famiglia di Nabal, chiedendo perdono per le colpe di suo marito, e libera così la sua casa da sicura sciagura (1S 25).
Come è facile notare, la tradizione veterotestamentaria pone in evidenza più volte, soprattutto negli scritti più vicini all’avvento di Cristo, l’azione determinante della donna per la salvezza di Israele. In tal modo lo Spirito Santo, attraverso le vicende delle donne dell’Antico Testamento, tratteggiava con sempre maggiore precisione le caratteristiche della missione di Maria nell’opera della salvezza dell’intera umanità.
Saluti:
Ai pellegrini italiani
Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i sacerdoti e i seminaristi di vari Paesi del mondo, convenuti per un corso del Movimento dei Focolari sulla spiritualità dell'unità. Saluto poi il parroco e i fedeli della parrocchia San Luigi in Pescara, accompagnati dall'Arcivescovo, Monsignor Cuccarese, e il gruppo parrocchiale di Bassano Romano, che ospita alcuni bambini bielorussi della regione di Chernobyl.
Sono lieto di accogliere la delegazione dell'Opera Romana Pellegrinaggi e di benedire il candelabro che nei prossimi giorni verrà recato a Gerusalemme, quale simbolo di fede e di pace. Affido loro il compito di portare a tutti i cristiani che vivono a Gerusalemme un fervido augurio di buona Pasqua!
Saluto, inoltre, i numerosi militari, appartenenti al Reparto Operativo dello Stato Maggiore dell'Esercito ed all'Unità Servizi del Ministero della Difesa, come pure i partecipanti al convegno promosso dall'Alleanza Europea delle Young Men's Christian Association. Desidero salutare anche i numerosi studenti, in modo speciale i folti gruppi provenienti da L'Aquila e da Notaresco, provincia di Teramo.
Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli
Rivolgo ora un pensiero ai giovani, agli sposi novelli ed ai malati presenti, tra i quali saluto in particolare il gruppo dell'UNITALSI di Varese.
È vicina ormai la Settimana Santa, e ci apprestiamo a celebrarla consapevoli che, nella Liturgia, i misteri della Redenzione rivivono per noi e ci permettono di crescere nella Grazia meritataci da Cristo. Cari giovani, vedo che siete venuti in tanti a questa Udienza! Vi invito a rinnovare nella Domenica delle Palme la vostra adesione a Cristo, la vostra disponibilità a seguirlo e a renderGli testimonianza. Cari ammalati, meditate frequentemente sulla passione del Signore, per trovare in essa conforto e speranza. Cari sposi novelli, l'immagine del Crocifisso sia sempre presente nelle vostre case: veneratela con grande fiducia.
Aprile 1996
Udienze generali 1996 - Annuncio della maternità messianica