Udienze generali 1997 - La partecipazione di Maria alla vita pubblica del Figlio

Solennità di San Giuseppe, Mercoledì 19 Marzo 1997

Catechesi sul lavoro, fondamentale dimensione dell'esistere umano

1. L'odierna solennità ci invita a contemplare la particolare esperienza di fede di san Giuseppe accanto a Maria ed a Gesù.

La Chiesa propone Giuseppe alla venerazione dei fedeli come il credente pienamente disponibile alla volontà divina, come l'uomo capace di un amore casto e sublime verso la sua sposa, Maria, e come l'educatore pronto a servire nel bambino Gesù il misterioso progetto di Dio.

La tradizione, in particolare, ha visto in lui il lavoratore."Non è egli forse il figlio del carpentiere?" (Mt 13,55), esclamano gli abitanti di Nazaret di fronte ai prodigi operati da Gesù. Per loro, egli è soprattutto il falegname del villaggio, colui che nel lavoro esprime se stesso, realizzandosi davanti a Dio nel servizio ai fratelli. Anche la comunità cristiana ha considerato esemplare la vicenda di san Giuseppe per tutti coloro che sono impegnati nel vasto e complesso mondo del lavoro. Proprio per questo la Chiesa ha voluto affidare alla sua celeste protezione i lavoratori, proclamandolo loro patrono.

2. La Chiesa si rivolge al mondo del lavoro contemplando la bottega di Nazaret, santificata dalla presenza di Gesù e di Giuseppe. Essa vuole promuovere la dignità dell'uomo di fronte agli interrogativi ed ai problemi, ai timori ed alle speranze connessi con l'attività lavorativa, fondamentale dimensione dell'esistere umano. Essa sa che suo compito è quello "di richiamare sempre la dignità e i diritti degli uomini del lavoro e di stigmatizzare le situazioni in cui essi vengono violati, e di contribuire ad orientare questi cambiamenti, perché si avveri un autentico progresso dell'uomo e della società" (Giovanni Paolo II, Laborem exercens LE 1).

Di fronte alle insidie presenti in certe manifestazioni della cultura e dell'economia del nostro tempo, la Chiesa non cessa di annunciare la grandezza dell'uomo, immagine di Dio, e il suo primato nella creazione. Realizza tale missione principalmente attraverso la dottrina sociale, che "ha di per sé il valore di uno strumento di evangelizzazione"; è infatti dottrina che "annuncia Dio e il mistero di salvezza in Cristo ad ogni uomo e, per la medesima ragione, rivela l'uomo a se stesso. In questa luce si occupa dei diritti umani" (Giovanni Paolo II, Centesimus annus CA 54).

La Chiesa ricorda a quanti tentano di affermare il predominio della tecnica, riducendo l'uomo a "merce" o strumento di produzione, che "il soggetto proprio del lavoro rimane l'uomo", poiché nel piano divino "il lavoro è «per l'uomo», e non l'uomo «per il lavoro»" (Laborem exercens LE 5-6).

Per lo stesso motivo, essa contrasta altresì le pretese del capitalismo proclamando "il principio della priorità del lavoro nei confronti del capitale", poiché l'attività umana è "sempre una causa efficiente primaria, mentre il capitale, essendo l'insieme dei mezzi di produzione, rimane solo uno strumento o la causa strumentale" del processo di produzione (Laborem exercens LE 12).

3. Questi principi, mentre ribadiscono la condanna per ogni forma di alienazione nell'attività umana, risultano particolarmente attuali di fronte al grave problema della disoccupazione, che oggi investe milioni di persone. Essi rivelano nel diritto al lavoro la moderna garanzia della dignità dell'uomo che, senza un lavoro degno, è privo delle condizioni sufficienti per lo sviluppo adeguato della sua dimensione personale e sociale. La disoccupazione infatti crea in chi ne è vittima una grave situazione di emarginazione ed un penoso stato di umiliazione.

Il diritto al lavoro deve pertanto coniugarsi con quello alla libertà di scelta della propria attività. Queste prerogative, tuttavia, non vanno intese in senso individualistico, ma in riferimento alla vocazione al servizio e alla collaborazione con gli altri. La libertà non si esercita moralmente senza considerare la relazione e la reciprocità con altre libertà. Queste vanno intese non tanto come limite, ma come condizioni dello sviluppo della libertà individuale, e come esercizio del dovere di contribuire alla crescita di tutta la società.

Il lavoro è, quindi, un diritto innanzitutto perché è un dovere, che nasce dalle relazioni sociali dell'uomo. Esso esprime la vocazione dell'uomo al servizio ed alla solidarietà.

4. La figura di san Giuseppe richiama l'urgente necessità di dare un'anima al mondo del lavoro. La sua vita, segnata dall'ascolto di Dio e dalla familiarità con Cristo, si presenta come sintesi armonica di fede e di vita, di autorealizzazione personale e di amore per i fratelli, di impegno quotidiano e di fiducia nel futuro.La sua testimonianza ricorda a quanti lavorano che, solo accogliendo il primato di Dio e la luce che proviene dalla croce e dalla resurrezione di Cristo, potranno realizzare le condizioni di un lavoro degno dell'uomo e trovare nella fatica quotidiana "un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi come un annuncio «dei cieli nuovi e di una terra nuova», i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall'uomo e dal mondo" (Laborem exercens LE 27).

Saluti


Traduzione italiana del saluto in lingua danese

Cari giovani nordici!

Spero che la vostra visita qui a Roma sia una buona preparazione per la festa Pasquale.

Buona Pasqua a voi e alle vostre famiglie.

Dio benedica tutti voi a tutta la Danimarca e la Norvegia.

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Un cordiale benvenuto agli studenti della Facoltà di Teologia, di Olomouc.

Carissimi, vi invito ad imitare l'esempio di San Giuseppe, il quale ha vissuto accanto a Gesù e Maria con pronta disponibilità e generosa attenzione.

Con questi voti vi benedico di cuore!

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Con affetto saluto i pellegrini slovacchi da Spišský Štiavnik e da Poprad.

Cari fratelli e sorelle, vi auguro di cuore che il vostro pellegrinaggio a Roma serva al rafforzamento della vostra fede. Perché la fede in Dio indica la direzione giusta alla nostra esistenza. Imparate dall'esempio di San Giuseppe, l'uomo giusto, l'uomo laborioso, l'uomo di fede. Che la fede in Dio sia la luce e la forza anche per le vostre famiglie e per tutte le famiglie in Slovacchia.

Sia lodato Gesù Cristo.

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Saluto i pellegrini croati qui presenti, e in particolare il gruppo di studenti universitari di Osijek.

Carissimi, nell'augurarvi che possiate conoscere ed amare sempre più Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, volentieri invoco su di voi la pienezza della benedizione di Dio.

Siano lodati Gesù e Maria!

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare alla delegazione nazionale della "Fiaccola Benedettina" della pace. Auspico che quest'iniziativa, animata dal motto "pro Europa una", nel ricordo di san Benedetto patrono d'Europa, contribuisca a formare nel nostro continente una coscienza attenta alla solidarietà ed alla cultura della pace.

Saluto il gruppo di Ufficiali, Sottufficiali ed Allievi del Centro Militare Veterinario di Grosseto, ringraziandoli per la loro presenza.

Rivolgo, poi, un affettuoso pensiero ai bambini bielorussi, ospiti della Parrocchia Santa Maria Intemerata, di Lariano (Roma). Il Signore protegga voi, cari bambini, e quanti vi hanno accolto.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli.

Carissimi, l'odierna liturgia ci presenta in san Giuseppe l'uomo sempre disponibile a compiere la volontà di Dio.

Esorto voi ad imitarlo, cari giovani, perché possiate corrispondere generosamente ai desideri del Signore e prepararvi con serietà e fiducia a servire la vita con gioia.

San Giuseppe aiuti voi, cari malati, a cogliere nella sofferenza l'occasione per cooperare all'amore di Dio che conduce l'uomo alla salvezza.

E formulo per voi, cari sposi novelli, l'augurio di un amore casto e fecondo, che si nutre dell'ascolto di Dio e della preghiera.




Mercoledì Santo, 26 marzo 1997

Triduo Pasquale - Giovanni Paolo II pellegrino a Gerusalemme


1. «Vexilla Regis prodeunt / fulget Crucis mysterium . . .».

Siamo nella Settimana Santa, giorni nei quali veneriamo il mistero della Croce. La Chiesa proclama con immensa commozione l'antico inno liturgico, trasmesso di generazione in generazione, e ripetuto nei secoli dai credenti. La «Settimana Santa», centro dell'Anno Liturgico, ci fa rivivere gli avvenimenti fondamentali della Redenzione legati alla morte e risurrezione di Gesù. Sono giorni commoventi e toccanti, colmi di una speciale atmosfera che investe tutti i cristiani. Giorni di silenzio interiore, di preghiera intensa e di profonda meditazione sugli eventi straordinari che hanno cambiato la storia dell'umanità e danno valore autentico alla nostra esistenza.

Oggi, alla vigilia del Sacro Triduo, desidero recarmi insieme a voi in pellegrinaggio, con la mente ed il cuore, a Gerusalemme. La liturgia stessa dei prossimi giorni ci guiderà: ci introdurrà nel Cenacolo, ci porterà sul Calvario ed infine davanti al Sepolcro nuovo scavato nella roccia.

2. Il Giovedì Santo troveremo nel Cenacolo di Gerusalemme del pane e del vino. Questo giorno ci riporta all'istituzione dell'Eucaristia, dono supremo dell'amore di Dio nel suo progetto di redenzione. L'apostolo Paolo, scrivendo ai Corinti negli anni 53-56, confermava i primi cristiani nella verità del «mistero eucaristico», comunicando loro quanto egli stesso aveva appreso: «Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: 'Questo è il mio corpo, che è per voi: fate questo in memoria di me'. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice, dicendo: 'Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me'» (1Co 11,23-26).

Queste parole manifestano con chiarezza l'intenzione di Cristo: sotto le specie del pane e del vino Egli si rende presente col suo corpo "dato" e col suo sangue "versato" quale sacrificio della Nuova Alleanza. Al tempo stesso, Egli costituisce gli Apostoli e i loro successori ministri di questo Sacramento, che consegna alla sua Chiesa come prova suprema del suo amore.

Ecco il contenuto essenziale del Giovedì Santo. Ci conceda il Figlio di Dio di vivere questo giorno secondo le parole della bella preghiera bizantina: "O Figlio di Dio, fammi oggi partecipe della tua mistica Cena: io non svelerò il Mistero ai tuoi nemici, né ti darò il bacio di Giuda, ma come il buon ladrone ti confesserò: Ricordati di me, o Signore, quando sarai nel tuo Regno!" (Liturgia di San Basilio del Giovedì Santo, Canto alla Comunione).

3. Il Venerdì Santo contempleremo sul Calvario la Croce. "Ecce lignum Crucis . . .", "Ecco il legno della Croce, a cui fu appeso Cristo, Salvatore del mondo". Rivivremo i "misteri dolorosi" della passione e morte di Gesù. Di fronte al Crocifisso ricevono drammatica rilevanza le parole da Lui pronunciate nel corso dell'Ultima Cena: «Questo è il sangue mio dell'alleanza, che è sparso per molti, in remissione dei peccati» (cfr Mc 14,24 Mt 26,28 Lc 22,20). Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell'umanità, scegliendo a tal fine la morte più crudele ed umiliante, la crocifissione. Come di fronte all'Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in Croce il mistero si fa insondabile per la ragione umana. La salita al Calvario è stata una indescrivibile sofferenza, sfociata nel terribile supplizio della crocifissione. Quale mistero! Iddio, fattosi uomo, soffre per salvare l'uomo, caricandosi di tutta la tragedia dell'umanità.

Il Venerdì Santo ci fa pensare al continuo succedersi di prove nella storia, tra le quali non possiamo dimenticare le tragedie dei nostri giorni. Come non ricordare a questo proposito le drammatiche vicende che ancor oggi insanguinano alcune nazioni del mondo? La passione del Signore continua nella sofferenza degli uomini. Continua particolarmente nel martirio di sacerdoti, religiose, religiosi e laici impegnati in prima fila nell'annuncio del Vangelo. Proprio l'altro ieri abbiamo celebrato la "giornata di preghiera e di digiuno per i missionari martiri": la Comunità cristiana è invitata a meditare su tali eroiche testimonianze e a ricordare nella preghiera questi fratelli e sorelle che con la vita hanno pagato il prezzo della loro fedeltà a Cristo.

Il cristiano deve imparare a portare la sua croce con umiltà, fiducia e abbandono alla volontà di Dio, trovando sostegno e conforto, in mezzo alle tribolazioni della vita, nella Croce di Cristo. Che il Padre ci conceda in ogni momento difficile di poter pregare: "Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi . . . ", "Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo".

4. E dopo l'attesa del Sabato Santo, sperimenteremo la gioia della Santa Pasqua. Il Triduo Sacro si conclude nel radioso «mistero glorioso» della risurrezione di Cristo. Egli aveva predetto: «Il terzo giorno risorgerò!». E' la vittoria definitiva della vita sulla morte.

La più solenne e la più grande delle celebrazioni cristiane, la Veglia pasquale, avverrà di notte. Una notte di attesa... ricca di luce: la notte del fuoco benedetto, la notte dell'acqua battesimale, la notte del Battesimo, della Cresima e dell'Eucaristia. Notte di Pasqua, di passaggio: il passaggio di Cristo dalla morte alla vita; il nostro passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio. Lo Spirito Santo ci conceda l'esultanza delle donne discepole del Signore, che - come pone in evidenza la liturgia bizantina - dissero agli Apostoli: "E' stata sconfitta la morte; Cristo Dio è risorto elargendo al mondo la sua grande misericordia!" (Liturgia bizantina, Tropario del Sabato Santo, tono IV).

Ci accompagni in questo itinerario spirituale la Vergine Santissima, Lei che seguì Gesù nella sua passione e fu presente sotto la Croce alla sua morte. Ci introduca Maria nel mistero pasquale, perché con Lei possiamo sperimentare la letizia e la pace della Pasqua.

Saluti


Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

Adesso vorrei dare il benvenuto ai pellegrini olandesi e belgi.

Nella Settimana Santa ricordiamo la passione e la morte redentiva del Signore.

Gesù Cristo, nella sua vita, nell'abbandono alla sofferenza e alla morte, ci ha rivelato l'amore infinito che il Padre celeste ha per ognuno di noi, affinché impariamo l'amore scambievole. Pregate in questa Settimana Santa specialmente per quanti soffrono, nella sicurezza che Dio in Gesù Cristo ha vinto la morte.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Traduzione italiana del saluto in lingua norvegese

A Pasqua celebriamo il rinnovamento dell'umanità attraverso la risurrezione di Cristo.

Buona Pasqua!

Dio benedica voi e tutta la Norvegia.

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Sono lieto di salutare il gruppo dei pellegrini giunti dalla Lituania. Carissimi Fratelli e Sorelle, siamo ormai nella Settimana Santa che ci introduce alla solennità della Pasqua e ci insegna la verità della Croce: Cristo ha sconfitto la morte ed è sempre con noi, come il Signore della storia.

Vi benedico di cuore, carissimi, e vi auguro che questo trionfo pasquale sia per tutti l'espressione della speranza cristiana, la realtà che illumina, salva e sostiene sempre nella via del bene.

Sia lodato Gesù Cristo.

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Missione Cattolica Ceca, di Vienna!

In questa Settimana Santa Gesù Cristo ci chiama ad unirci più profondamente al mistero della sua morte e risurrezione. Egli vuole colmarci della sua grazia, dandoci una speranza nuova.

Vi benedico di cuore!

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Saluto gli Studenti e le Insegnanti di religione del Secondo e del Terzo Liceo di Spalato, come pure gli altri giovani cattolici croati qui presenti. Benvenuti!

L'attuale momento storico segnato dalla preparazione al grande Giubileo dell'Anno 2000, è un tempo particolare di grazia. Vorrei, pertanto, invitare soprattutto voi, giovani, a farvi protagonisti di tale preparazione nella vostra cara Patria. Realizzerete tutto ciò nel modo migliore approfondendo la vostra fede, celebrando i sacramenti, testimoniando la carità di Dio ed annunciando il Vangelo. E' un compito che Cristo stesso vi affida.

Con tale auspicio vi benedico tutti di cuore.

Siano lodati Gesù e Maria!
* * *


Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i membri del Collegio Sant'Alessandro di Bergamo, come pure il gruppo del Movimento "Amici del Getzemani", qui convenuti per ricordare rispettivamente il centocinquantesimo ed il ventesimo anniversario di fondazione delle loro istituzioni. Carissimi, vi ringrazio per la vostra presenza e, mentre assicuro un particolare ricordo nella preghiera, auspico per ciascuno di voi in questi giorni di preparazione alla Santa Pasqua una rinnovata effusione di favori celesti, perché si rafforzi ancor più il vostro generoso impegno di credibili testimoni del Vangelo.

Saluto poi i giovani, gli ammalati ed i sposi novelli.

Carissimi giovani, vi invito a trascorrere nel raccoglimento questi giorni che ci fanno rivivere la Passione, la Morte e la Risurrezione del Signore Gesù.

La figura di Gesù crocifisso e sofferente, infonda coraggio e fiducia a voi cari malati, perché possiate affrontare con coraggio le vostre prove fisiche e spirituali.

Ed infine raccomando a voi, cari sposi novelli di aprirvi sempre più alla grazia che avete ricevuto, riconoscendovi collaboratori di Dio nella generazione della vita.

A tutti imparto la mia Benedizione!.



Aprile 1997

Mercoledì, 2 aprile 1997

Presso la Croce, Maria è partecipe del dramma della Redenzione


(Jn 19,17-28 Jn 19,25).

1. Regina caeli laetare, alleluia!

Così canta la Chiesa in questo tempo di Pasqua, invitando i fedeli ed unirsi al gaudio spirituale di Maria, Madre del Risorto. La gioia della Vergine per la risurrezione di Cristo è ancor più grande se si considera l'intima sua partecipazione all'intera vita di Gesù.

Maria, accettando con piena disponibilità la parola dell'angelo Gabriele, che le annunciava che sarebbe diventata la Madre del Messia, iniziava la sua partecipazione al dramma della redenzione. Il suo coinvolgimento nel sacrificio del Figlio, svelato da Simeone nel corso della presentazione al Tempio, continua non solo nell'episodio dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù dodicenne, ma anche durante tutta la sua vita pubblica.

Tuttavia, l'associazione della Vergine alla missione di Cristo raggiunge il culmine in Gerusalemme, al momento della passione e morte del Redentore. Come attesta il quarto Vangelo, Ella in quei giorni si trova nella Città Santa, probabilmente per la celebrazione della Pasqua ebraica.

2. Il Concilio sottolinea la dimensione profonda della presenza della Vergine sul Calvario, ricordando che Ella "serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce" (Lumen gentium LG 58), e fa presente che tale unione "nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di Lui" (LG 57).

Con lo sguardo illuminato dal fulgore della risurrezione, ci soffermiamo a considerare l'adesione della Madre alla passione redentrice del Figlio, che si compie nella partecipazione al suo dolore. Torniamo nuovamente, ma nella prospettiva ormai della risurrezione, ai piedi della croce, dove la Madre "soffrì profondamente col suo Unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata" (LG 58).

Con queste parole il Concilio ci ricorda la "compassione di Maria", nel cui cuore si ripercuote tutto ciò che Gesù patisce nell'anima e nel corpo, sottolineandone la volontà di partecipare al sacrificio redentore e di unire la propria sofferenza materna all'offerta sacerdotale del Figlio.

Nel testo conciliare si pone, altresì, in evidenza che il consenso da Lei dato all'immolazione di Gesù non costituisce una passiva accettazione, ma un autentico atto di amore, col quale Ella offre suo Figlio come "vittima" di espiazione per i peccati dell'intera umanità.

La Lumen gentium pone, infine, la Vergine in relazione a Cristo, protagonista dell'evento redentore, specificando che nell'associarsi "al sacrificio di Lui", Ella rimane subordinata al suo divin Figlio.

3. Nel quarto Vangelo san Giovanni riferisce che "stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala" (Jn 19,25). Con il verbo "stare", che letteralmente significa "stare in piedi", "stare ritta", l'Evangelista intende forse presentare la dignità e la fortezza manifestate nel dolore da Maria e dalle altre donne.

In particolare, lo "stare ritta" della Vergine presso la croce ne ricorda l'incrollabile fermezza e lo straordinario coraggio nell'affrontare i patimenti. Nel dramma del Calvario Maria è sostenta dalla fede, rafforzatasi nel corso degli eventi della sua esistenza e, soprattutto, durante la vita pubblica di Gesù. Il Concilio ricorda che "la Beata Vergine avanzò nel cammino della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce" (Lumen gentium LG 58).

Ai tracotanti insulti diretti al Messia crocifisso, Ella, condividendo le intime disposizioni di Lui, oppone l'indulgenza ed il perdono, associandosi alla supplica al Padre: "Perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Partecipe del sentimento di abbandono alla volontà del Padre, espresso dalle ultime parole di Gesù in croce: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46), Ella offre in tal modo, come osserva il Concilio, un consenso d'amore "all'immolazione della vittima da Lei generata" (Lumen gentium LG 58).

4. In questo supremo "sì" di Maria risplende la fiduciosa speranza nel misterioso futuro, iniziato con la morte del Figlio crocifisso. Le espressioni con le quali Gesù, nel cammino verso Gerusalemme, insegnava ai discepoli "che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare" (Mc 8,31), le risuonano in cuore nell'ora drammatica del Calvario, suscitando l'attesa e l'anelito della risurrezione,

La speranza di Maria ai piedi della croce racchiude una luce più forte dell'oscurità che regna in molti cuori: di fronte al Sacrificio redentore, nasce in Maria la speranza della Chiesa e dell'umanità.

...

Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

"Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone" (Lc 24,34).

Con queste parole dal Vangelo secondo San Luca saluto tutti i pellegrini provenienti dal Belgio e dai Paesi Bassi, in particolare gli alunni e i professori del 'Sint Catharina- college' a Geraardsbergen, del 'Sint Vincentius-college' a Eekloo, del 'Salvator-college' a Hamont, del Seminario Minore a Hoogstraten, del 'Sint Jozefs-college' a Lommel, del 'Sint Maria-instituut' a Neerpelt, del 'Instituut Maria-burcht a Steevoort, il gruppo cattolico Cultura ad Amsterdam, e gli studenti di teologia della Facoltà Teologica Tilburg.

Vi auguro che sperimentiate sempre la gioia della presenza del Risorto in mezzo a voi!

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Con affetto mi rivolgo ai pellegrini giunti dalla Lituania.

Carissimi Fratelli e Sorelle, porgo i miei auguri pasquali a tutti voi e ai vostri cari: Buona Pasqua! Cristo Risorto riempia i vostri cuori del suo amore, della sua pace e gioia! Con la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese

Pieno di gioia pasquale vi saluto con affetto, cari pellegrini Ungheresi.

Dio per mezzo del suo Figlio ha vinto la morte e ci ha aperto il passaggio alla vita eterna. Il Signore conceda a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nella vita nuova. Chiedo questo nella mia preghiera per voi, e per le vostre famiglie.

Con la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Cari pellegrini croati, giunti a Roma da tutte le parti della vostra Patria per condividere la gioia pasquale con il Successore di Pietro, vi saluto cordialmente. Benvenuti!

La nostra attenzione in questo primo anno della preparazione al Grande Giubileo è centrata in particolare sulla persona e sull'opera di Gesù Cristo. E' uno speciale pellegrinaggio di approfondimento della nostra fede, di riscoperta dell'opera ammirabile della nostra creazione e dell'opera ancor più ammirabile della nostra salvezza, compiute da Dio proprio nel Cristo Signore che "è lo stesso ieri, oggi e nei secoli" (He 13,8), e a cui appartengono il tempo e i secoli (cf Liturgia della Veglia Pasquale). Nessun battezzato può rimanere indifferente di fronte a questo nuovo impulso dello Spirito di Dio che guida la Chiesa.

Vi accompagni sempre la benedizione di Dio.

Siano lodati Gesù e Maria!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Cari pellegrini di Moravia!

Aprile è nella Chiesa di Boemia e Moravia il mese di Sant'Adalberto. Quest'anno celebriamo il Millenario del suo martirio. Anch'io mi recherò prossimamente sulle orme di questo santo Vescovo di Praga, missionario e grande europeo.

Arrivederci a Praga o a Hradec Králové!

Vi benedico di cuore insieme a tutti i vostri cari in Patria!

Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana rinnovando a tutti gli auguri di buona Pasqua. In particolare, sono lieto di accogliere il gruppo di Sacerdoti ambrosiani ordinati 25 anni fa. Mi unisco al vostro rendimento di grazie, carissimi Fratelli nel Sacerdozio, ed invoco su di voi i doni dello Spirito Santo.

Saluto poi i membri della Compagnia di Gesù, di vari Paesi del mondo, che ieri sono stati ordinati Diaconi, come pure i seminaristi di Catania. Con gioia vi benedico, carissimi, ed affido ciascuno alla Vergine Maria.

Il mio pensiero va ora agli adolescenti della diocesi di Milano che ieri hanno fatto la loro "professione di fede" presso la tomba di San Pietro: cari ragazzi e ragazze, prego per voi, perché diventiate autentici discepoli e testimoni di Cristo.

Saluto inoltre le coppie di nubendi della foranìa di Marcianise (Caserta), i fedeli della parrocchia di Santa Maria della Pace in Benevento - mentre volentieri benedico la prima pietra della nuova chiesa di Santa Rita - e gli organizzatori del festival "Canarino d'oro", di Calisese (Forlì).

Mi rivolgo ora ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La gioia del Signore Risorto ispiri rinnovato ardore alla vostra vita, cari giovani, perché siate generosi testimoni del suo Vangelo; sia d'incoraggiamento per voi, cari malati, perché possiate affrontare con coraggio ogni prova e sofferenza; sostenga il vostro mutuo amore, cari sposi novelli, affinché nella vostra casa regni sempre la pace di Cristo.

A tutti una speciale Benedizione.




Mercoledì, 9 aprile 1997

Maria singolare cooperatrice della Redenzione


(Jn 19,25-26).

1. Nel corso dei secoli la Chiesa ha riflettuto sulla cooperazione di Maria all'opera della salvezza, approfondendo l'analisi della sua associazione al sacrificio redentore di Cristo. Già sant'Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di "cooperatrice" della Redenzione (cfr Sant'Agostino, De Sancta Virginitate, 6; PL 40, 399), titolo che sottolinea l'azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore.

In questo senso s'è sviluppata la riflessione, soprattutto a partire dal XV secolo. Qualcuno ha temuto che si volesse porre Maria sullo stesso piano di Cristo. In realtà l'insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell'opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all'unico Redentore.

Del resto, l'apostolo Paolo, quando afferma: "Siamo collaboratori di Dio" (1Co 3,9), sostiene l'effettiva possibilità per l'uomo di cooperare con Dio. La collaborazione dei credenti, che, ovviamente, esclude ogni uguaglianza con Lui, s'esprime nell'annuncio del Vangelo e nell'apporto personale al suo radicamento nel cuore degli esseri umani.

2. Applicato a Maria, il termine "cooperatrice" assume, però, un significato specifico. La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sottomessa a Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità.

Il particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine ha come fondamento la sua divina maternità. Partorendo Colui che era destinato a realizzare la redenzione dell'uomo, nutrendolo, presentandolo al tempio, soffrendo con Lui morente in Croce "cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore" (Lumen Gentium LG 61). Anche se la chiamata di Dio a collaborare all'opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell'umanità rappresenta un fatto unico e irrepetibile.

Nonostante la singolarità di tale condizione, Maria è destinataria anch'essa della salvezza. Ella è la prima redenta, riscattata da Cristo "nella maniera più sublime" nel suo immacolato concepimento (cfr Pio IX, Bolla "Ineffabilis Deus", in Pio IX, Acta 1, 605) e colmata della grazia dello Spirito Santo.

3. Questa affermazione ci conduce ora a domandarci: qual è il significato di questa singolare cooperazione di Maria al piano della salvezza? Esso va cercato in una particolare intenzione di Dio nei confronti della Madre del Redentore, che in due occasioni solenni, cioè a Cana e sotto la Croce, Gesù chiama col titolo di "Donna" (cfr Jn 2,4 Jn 19,26). Maria è associata in quanto donna all'opera salvifica. Avendo creato l'uomo "maschio e femmina" (cfr Gn 1,27), il Signore vuole affiancare, anche nella Redenzione, al Nuovo Adamo la Nuova Eva. La coppia dei progenitori aveva intrapreso la via del peccato; una nuova coppia, il Figlio di Dio con la collaborazione della Madre, avrebbe ristabilito il genere umano nella sua dignità originaria.

Maria, Nuova Eva, diviene così icona perfetta della Chiesa. Essa, nel disegno divino, rappresenta sotto la Croce l'umanità redenta che, bisognosa di salvezza, è resa capace di offrire un contributo allo sviluppo dell'opera salvifica.

4. Il Concilio ha ben presente questa dottrina e la fa propria, sottolineando il contributo della Vergine Santissima non soltanto alla nascita del Redentore, ma anche alla vita del suo Corpo mistico lungo il corso dei secoli e fino all'"eschaton": nella Chiesa Maria "ha cooperato" (cfr Lumen Gentium LG 53) e "coopera" (cfr Lumen Gentium LG 63) all'opera della salvezza. Nell'illustrare il mistero dell'Annunciazione, il Concilio dichiara che la Vergine di Nazaret, "abbracciando la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente" (Lumen Gentium LG 56).

Il Vaticano II, inoltre, presenta Maria non soltanto come la "madre del Redentore", ma quale "compagna generosa del tutto eccezionale", che coopera "in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità". Ricorda, altresì, che frutto sublime di questa cooperazione è la maternità universale: "Per questo diventò per noi madre nell'ordine della grazia" (Lumen Gentium LG 61).

Alla Vergine Santa possiamo dunque rivolgerci con fiducia, implorandone l'aiuto nella consapevolezza del ruolo singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di cooperatrice della Redenzione, da Lei esercitato in tutta la vita e, in particolar modo, ai piedi della Croce.


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Traduzione italiana del saluto in lingua croata

Saluto cordialmente tutti i pellegrini croati, in particolare voi, vedove, che la recente triste guerra in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina ha così duramente colpito.

Con l'aiuto di Dio, sabato prossimo mi recherò in Visita Pastorale a Sarajevo. Si tratta di una delle tappe del mio pellegrinaggio nelle Chiese locali nel quadro della preparazione al Grande Giubileo dell'Anno 2000 (cfr Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente TMA 24). Come Successore di Pietro, vado a confermare nella fede i nostri fratelli e sorelle di quella città diventata, in certo senso, un triste simbolo delle tragedie che hanno colpito l'Europa nel XX secolo. Questo Viaggio Apostolico diventa anche un viaggio di pace, nel quale è testimoniata la solidarietà della Chiesa con gli uomini e i popoli sofferenti.

Nell'affidarmi alle Vostre preghiere e a quelle della Chiesa intera, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!

Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

Vorrei porgere il benvenuto ai pellegrini, provenienti dal Belgio e dai Paesi Bassi, in modo particolare i pellegrini della parrocchia di San Barnaba a Haastrecht, venuti a Roma in occasione dell'anniversario dell'inaugurazione del Santuario "Maria ter Weghe" (Sancta Maria Viatrix).

Maria, Madre del Signore Risorto e Madre della Chiesa sia la vostra guida in questa vita, e accompagni continuamente il vostro cammino di fede e di carità.

Vi incoraggio a perseverare nella preghiera, per il bene della Chiesa e del mondo.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese

In questo tempo di gioia pasquale rivolgo un cordiale benvenuto a voi, cari pellegrini di Nádszeg e Budapest. Dio onnipotente ha riunito i popoli da ogni parte della terra per confessare e lodare il suo nome. Il Cristo risorto conceda a tutti noi, nati a nuova vita nelle acque del Battesimo, di unirsi nella fede e nella carità. Chiedo ciò per voi e per i fratelli in patria con la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Saluto cordialmente i pellegrini lituani. Carissimi, la fede nel Signore Risorto vi guidi sulla via della verità e della pace, vi sostenga sempre nella speranza pasquale! Con affetto imparto a tutti la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca

Un cordiale benvenuto ai pellegrini della Boemia Meridionale e ai parrocchiani di Litibo ice nel Chrudimese!

Carissimi, prego Dio onnipotente perché infonda in voi la vera gioia della Risurrezione e vi accompagni sempre con i suoi numerosi doni. Con questi voti vi benedico di cuore!

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Di cuore saluto i pellegrini slovacchi da Topo any e dintorni.

Cari fratelli e sorelle. A Pasqua ci siamo rafforzati nella fede, che Gesù Cristo, morto per noi sulla Croce, è Risorto e vive per sempre. Nel Sacramento del battesimo ha dato a noi di partecipare alla Sua vita. Apparteniamo a Cristo. Che i nostri pensieri, parole e opere corrispondano a questa grande dignità. Anche il vostro pellegrinaggio a Roma vi confermi in questo proposito. Prego per voi e di cuore imparto la mia Benedizione Apostolica a voi e ai vostri cari.

Sia lodato Gesù Cristo!

Traduzione italiana del saluto in lingua svedese

Tra Pasqua e Pentecoste, la Chiesa contempla la Risurrezione di Cristo. Contempliamo insieme questo mistero per trovare una via ad una maggiore unità tra i cristiani per il Giubileo del Duemila.

Dio benedica voi e tutta la Svezia e la Danimarca.

Traduzione italiana del saluto in lingua finlandese

Con la Pasqua abbiamo celebrato il rinnovamento dell'uomo tramite la Risurrezione di Cristo. Che la vostra visita sia fonte di rinnovamento utile per il nostro cammino verso l'unità.

Dio benedica voi e tutta la Finlandia.
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Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua italiana. Saluto in particolare il parroco ed i fedeli della Parrocchia di San Michele in Tivoli, accompagnati dal Vescovo Monsignor Pietro Garlato, venuti per ricordare il quarantesimo anniversario di fondazione della Parrocchia.

Saluto inoltre il gruppo di fedeli della Parrocchia di San Michele Arcangelo in Strevi, qui presenti con il loro parroco, come pure i religiosi rosminiani ed i fedeli della Comunità parrocchiale Spirito Santo in Roma, che celebrano il bicentenario della nascita di Padre Antonio Rosmini.

Saluto poi i membri del Collegio arcivescovile "Castelli" di Saronno e quelli della Scuola Parrocchiale San Biagio di Monza, che ricordano il centenario della loro istituzione.

Carissimi, mentre vi ringrazio per la vostra presenza, auspico che tali fauste ricorrenze valgano a rafforzare il vostro impegno a servizio del Vangelo.

Il mio pensiero va ora ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Nell'odierna catechesi abbiamo meditato sulla singolare cooperazione di Maria Santissima all'opera della Redenzione. Cari giovani, mettete le vostre fresche energie al servizio del Vangelo: la vostra vita sia un "sì" a Dio e al suo disegno d'amore; voi, cari ammalati, cooperate al disegno divino della salvezza con l'offerta quotidiana della vostra sofferenze; e voi, cari sposi novelli, sappiate trasmettere la forza della Redenzione nella vostra vita coniugale e nella missione di genitori".







Udienze generali 1997 - La partecipazione di Maria alla vita pubblica del Figlio