Udienze generali 1998 - La speranza come attesa e preparazione del Regno di Dio

Mercoledì, 9 dicembre 1998

Maria, madre animata dallo Spirito Santo


1. A coronamento della riflessione sullo Spirito Santo, in questo anno a lui dedicato nel cammino verso il grande Giubileo, alziamo lo sguardo verso Maria. Il consenso da lei espresso nell'Annunciazione duemila anni fa rappresenta il punto di partenza della nuova storia dell'umanità. Il Figlio di Dio, infatti, si è incarnato ed ha cominciato ad abitare in mezzo a noi quando Maria ha dichiarato all'angelo: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).

La cooperazione di Maria con lo Spirito Santo, manifestata nell'Annunciazione e nella Visitazione, si esprime in un atteggiamento di costante docilità alle ispirazioni del Paraclito. Consapevole del mistero del suo Figlio divino, Maria si lasciava guidare dallo Spirito per comportarsi in modo adeguato alla sua missione materna. Da vera donna di preghiera, la Vergine chiedeva allo Spirito Santo di completare l'opera iniziata al concepimento perché il bimbo crescesse "in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2,52). Sotto questo profilo Maria si presenta come un modello per i genitori, mostrando la necessità di ricorrere allo Spirito Santo per trovare la via giusta nel difficile compito educativo.

2. L'episodio della presentazione di Gesù al tempio coincide con un intervento importante dello Spirito Santo. Maria e Giuseppe erano andati al tempio per "presentare" (cfr Lc 2,22), cioè per offrire Gesù, secondo la legge mosaica che prescriveva il riscatto dei primogeniti e la purificazione della madre. Vivendo profondamente il senso di questo rito, come espressione di sincera offerta, essi furono illuminati dalle parole di Simeone, pronunciate sotto l'impulso speciale dello Spirito.

Il racconto di Luca sottolinea espressamente l'influsso dello Spirito Santo sulla vita di questo vegliardo. Egli aveva ricevuto dallo Spirito la garanzia di non morire senza avere visto il Messia. E appunto, "mosso dallo Spirito, si recò al tempio" (Lc 2,27), nel momento in cui Maria e Giuseppe vi portavano il bambino. E' dunque lo Spirito Santo a suscitare l'incontro. E' lui a ispirare al vecchio Simeone un cantico che celebra il futuro del bambino, venuto come "luce per illuminare le genti" e "gloria del popolo di Israele" (Lc 2,32). Maria e Giuseppe si meravigliano di queste parole che ampliano la missione di Gesù a tutti i popoli.

E' ancora lo Spirito a far pronunciare a Simeone una profezia dolorosa: Gesù sarà "segno di contraddizione" e a Maria "una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,34 Lc 2,35). Attraverso queste parole, lo Spirito Santo prepara Maria alla grande prova che l'attende, e conferisce al rito di presentazione del bambino il valore di un sacrificio offerto per amore. Quando Maria ha ricevuto il suo figlio dalle braccia di Simeone, ha capito che lo riceveva per offrirlo. La sua maternità l'avrebbe coinvolta nella sorte di Gesù e ogni opposizione a lui si sarebbe ripercossa nel suo cuore.

3. La presenza di Maria presso la Croce è il segno che la madre ha seguito fino in fondo l'itinerario doloroso tracciato dallo Spirito Santo per bocca di Simeone.

Sul Calvario, nelle parole che Gesù rivolge alla Madre e al discepolo prediletto, emerge un'altra caratteristica dell'azione dello Spirito Santo: egli assicura fecondità al sacrificio. Le parole di Gesù manifestano appunto un aspetto "mariano" di questa fecondità: "Donna, ecco il tuo figlio!" (Jn 19,26). In queste parole lo Spirito Santo non appare espressamente. Ma dal momento che l'evento della Croce, come l'intera vita di Cristo, si svolge nello Spirito Santo (cfr Dominum et vivificantem DEV 40-41), proprio nello stesso Spirito il Salvatore chiede alla Madre di consentire al sacrificio del Figlio, per diventare la madre di una moltitudine di figli. A questa suprema offerta della Madre di Gesù egli assicura un frutto immenso: una nuova maternità destinata ad estendersi a tutti gli uomini.

Dalla Croce il Salvatore voleva riversare sull'umanità fiumi di acqua viva (cfr Jn 7,38), cioè l'abbondanza dello Spirito Santo. Ma desiderava che questa effusione di grazia fosse legata al volto di una madre, la sua Madre. Maria appare ormai come la nuova Eva madre dei viventi, o la Figlia di Sion madre dei popoli. Il dono della madre universale era incluso nella missione redentrice del Messia: "Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta ...", scrive l'Evangelista dopo la duplice dichiarazione: "Donna, ecco il tuo figlio" e "Ecco la tua madre" (Jn 19,26-28).

Da questa scena si può intuire l'armonia del piano divino in rapporto al ruolo di Maria nell'azione salvifica dello Spirito Santo. Nel mistero dell'Incarnazione la sua cooperazione con lo Spirito aveva svolto un ruolo essenziale; anche nel mistero della nascita e formazione dei figli di Dio il concorso materno di Maria accompagna l'attività dello Spirito Santo.

4. Alla luce della dichiarazione di Cristo sul Calvario, la presenza di Maria nella comunità in attesa della Pentecoste assume tutto il suo valore. San Luca, che aveva attirato l'attenzione sul ruolo di Maria nell'origine di Gesù, ha voluto sottolineare la sua presenza significativa nell'origine della Chiesa. La comunità è composta non solo di Apostoli e Discepoli, ma anche di donne, tra le quali Luca nomina unicamente "Maria, la madre di Gesù" (Ac 1,14).

La Bibbia non ci offre altra informazione su Maria dopo il dramma del Calvario. Ma è molto importante sapere che Ella partecipava alla vita della prima comunità e alla sua preghiera assidua e unanime. Senza dubbio fu presente all'effusione dello Spirito il giorno di Pentecoste. Lo Spirito che già abitava in Maria, avendo operato in lei meraviglie di grazia, ora ridiscende nel suo cuore comunicando doni e carismi necessari per l'esercizio della sua maternità spirituale.

5. Maria continua ad esercitare nella Chiesa la maternità che le è stata affidata da Cristo. In questa missione materna l'umile serva del Signore non si pone in concorrenza con il ruolo dello Spirito Santo; al contrario, Ella è chiamata dallo stesso Spirito a cooperare in modo materno con Lui. Egli risveglia continuamente alla memoria della Chiesa le parole di Gesù al discepolo prediletto: "Ecco tua madre!", e invita i credenti ad amare Maria come Cristo l'ha amata. Ogni approfondimento del legame con Maria permette allo Spirito un'azione più feconda per la vita della Chiesa.

Saluti


Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i giovani accompagnati dall'Onorevole Carlo Casini, che hanno partecipato in passato ai concorsi nazionali promossi dal Movimento per la Vita e che, quest'anno, in occasione del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, sono venuti per riaffermare il diritto alla vita del bambini non ancora nati. Auspico di cuore che sia condiviso da tutti quest'impegno a difesa del grande dono della vita dal suo nascere al suo naturale tramonto.

Saluto poi i partecipanti al convegno per gli operatori italiani del vetro ospiti della "Pilkingston Siv", i membri del "Comitato Firenze Promuove", i soci dell'Ordine dei Giornalisti dalla Calabria e i rappresentanti dell'Istituzione sportiva comunale Marcantonio Bentegodi di Verona, che celebrano significative ricorrenze giubilari. Tutti ringrazio per la loro gentile visita. Vorrei ancora ringraziare i cori per i loro bei canti.

Il mio pensiero va, inoltre, ai fedeli della Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe sulla via Aurelia in Roma ed a quelli di San Paolo in Acireale, che ricordano rispettivamente il quarantesimo ed il venticinquesimo anniversario di fondazione della loro comunità parrocchiale. Un cordiale abbraccio alle coppie di sposi della Parrocchia di Santa Maria Assunta a Quarrata, nella Diocesi di Pistoia, che commemorano i loro anniversari di matrimonio.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. La solennità dell'Immacolata, che ieri abbiamo celebrato, ci ricorda la singolare adesione di Maria al progetto salvifico di Dio. Preservata da ogni ombra di peccato per essere dimora tutta santa del Verbo incarnato, Ella si è sempre fidata pienamente del Signore.

Cari giovani, sforzatevi di imitarla con cuore puro e limpido, lasciandovi plasmare da Dio che anche in voi intende "fare grandi cose" (cfr Lc 1,49).

Cari malati, con l'aiuto di Maria fidatevi sempre del Signore, il quale conosce le vostre sofferenze e, unendole alle sue, le offre per la salvezza del mondo.

E voi, cari sposi novelli, che volete edificare la vostra dimora sulla grazia di Dio, rendete la vostra casa, ad imitazione di quella di Nazaret, accogliente al dono dell'amore.

A tutti la mia Benedizione.




Mercoledì, 16 dicembre 1998



1. "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre" (Jn 16,28).

Con queste parole di Gesù, iniziamo oggi un nuovo ciclo di catechesi incentrato sulla figura di Dio Padre, seguendo così le indicazioni tematiche offerte dalla Tertio millennio adveniente per la preparazione al grande Giubileo dell'anno 2000.

Nel ciclo del primo anno abbiamo riflettuto su Gesù Cristo unico Salvatore. Il Giubileo, infatti, in quanto celebrazione della venuta del Figlio di Dio nella storia umana, riveste una forte connotazione cristologica. Abbiamo meditato sul significato del tempo, che ha raggiunto il suo punto focale nella nascita del Redentore duemila anni fa. Questo evento, mentre inaugura l'era cristiana, apre anche una nuova fase di rinnovamento dell'umanità e dell'universo, in attesa dell'ultima venuta di Cristo.

Successivamente, nelle catechesi del secondo anno di preparazione all'evento giubilare, la nostra attenzione si è rivolta allo Spirito Santo che Gesù ha inviato dal Padre. Lo abbiamo contemplato all'opera nella creazione e nella storia, come Persona-Amore e Persona-Dono. Abbiamo sottolineato la sua potenza, che trae dal caos un cosmo ricco di ordine e di bellezza. In Lui viene comunicata la vita divina e con Lui la storia diventa cammino verso la salvezza.

Vogliamo ora vivere il terzo anno di preparazione all'ormai imminente Giubileo come un pellegrinaggio verso la casa del Padre. Ci immettiamo così nell'itinerario che, partendo dal Padre, riconduce le creature verso il Padre, secondo il disegno di amore pienamente rivelato in Cristo. Il cammino verso il Giubileo deve sfociare in un grande atto di lode al Padre (cfr TMA 49), cosicché tutta la Trinità sia in Lui glorificata.

2. Punto di partenza della nostra riflessione sono le parole del Vangelo, che ci additano in Gesù il Figlio e il Rivelatore del Padre. Il suo insegnamento, il suo ministero, il suo stesso stile di vita, tutto in Lui rinvia al Padre (cfr Jn 5,19 Jn 5,36 Jn 8,28 Jn 14,10 Jn 17,6). Questi è il centro della vita di Gesù, e a sua volta Gesù è l'unica via per accedere al Padre. "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Jn 14,6). Gesù è il punto di incontro degli esseri umani con il Padre, che in Lui si è reso visibile: "Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?" (Jn 14,9-10).

La manifestazione più espressiva di questo rapporto di Gesù col Padre si ha nella sua condizione di risorto, vertice della sua missione e fondamento di vita nuova ed eterna per quanti credono in Lui. Ma l'unione tra il Figlio e il Padre, come quella tra il Figlio e i credenti, passa attraverso il mistero dell'"innalzamento" di Gesù, secondo una tipica espressione del Vangelo di Giovanni. Col termine "innalzamento" l'evangelista indica sia la crocifissione che la glorificazione di Cristo; ambedue si riflettono sul credente: "Bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,14-16).

Questa "vita eterna" altro non è che la partecipazione dei credenti alla vita stessa di Gesù risorto e consiste nell'essere inseriti in quella circolazione d'amore che unisce il Padre e il Figlio, i quali sono una cosa sola (cfr Jn 10,30 Jn 17,21-22).

3. La comunione profonda in cui s'incontrano il Padre, il Figlio e i credenti include lo Spirito Santo. Egli è infatti il vincolo eterno che unisce il Padre e il Figlio e coinvolge gli uomini in questo ineffabile mistero di amore. Donato come "Consolatore", lo Spirito "dimora" nei discepoli di Cristo (cfr Jn 14,16-17), rendendo presente la Trinità.

Secondo l'evangelista Giovanni, proprio nel contesto della promessa del Paraclito Gesù dice ai discepoli: "In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi" (Jn 14,20).

Lo Spirito Santo è Colui che introduce l'uomo nel mistero della vita trinitaria. "Spirito della verità" (Jn 15,26 Jn 16,13), egli agisce nell'intimo dei credenti, facendo risplendere nella loro mente la Verità che è Cristo.

4. Anche san Paolo evidenzia questo nostro essere orientati al Padre in virtù dello Spirito di Cristo che abita in noi. Per l'Apostolo si tratta di una vera figliolanza, che ci consente di invocare Dio Padre con lo stesso nome familiare usato da Gesù: Abbà (cfr Rm 8,15).

In questa nuova dimensione del nostro rapporto con Dio è coinvolta l'intera creazione che "attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio" (Rm 8,19). La creazione ancora "geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto" (Rm 8,22), nell'attesa della completa redenzione che ristabilirà e perfezionerà l'armonia del cosmo in Cristo.

Nella descrizione di questo mistero, che unisce gli uomini e l'intera creazione al Padre, l'Apostolo esprime la funzione di Cristo e l'azione dello Spirito. Infatti mediante Cristo, "immagine del Dio invisibile" (Col 1,15), tutte le cose sono state create.

Egli è "il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,18). In Lui "si ricapitolano" tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra (cfr Ef Ep 1,10), e spetta a Lui riconsegnarle al Padre (cfr 1Co 15,24), perché Dio sia "tutto in tutti" (1Co 15,28). Questo cammino dell'uomo e del mondo verso il Padre è sostenuto dalla potenza dello Spirito Santo, che viene in aiuto alla nostra debolezza e "intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili" (Rm 8,26).

Il Nuovo Testamento ci introduce così con molta chiarezza in questo movimento che va dal Padre al Padre. Lo vogliamo considerare con attenzione specifica in questo ultimo anno di preparazione al grande Giubileo.

Saluti

Je salue avec plaisir les pèlerins de langue française. Je leur souhaite d'accueillir dans la joie et dans la paix du coeur la venue du Christ, Sauveur des hommes. À tous je donne de grand coeur la Bénédiction apostolique.

It is always a joy to welcome groups from Scandinavia and today I am happy to welcome the students from Friaborgsskolan in Sweden. I extend a special greeting to the group from India of Daughters of the Presentation of Mary in the Temple. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, especially from the United States of America, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. To all of you, a Happy Christmas!

Mit diesen Gedanken grüße ich die Pilger und Besucher, die aus den Ländern deutscher Sprache nach Rom gekommen sind. Unter ihnen heiße ich die Pilgergruppe der Hausmusik der Pfarrei Sankt Margareth aus Altkirchen besonders willkommen. Euch allen, Euren lieben Angehörigen daheim und allen, die mit uns über Radio Vatikan und das Fernsehen verbunden sind, erteile ich von Herzen den Apostolischen Segen.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española venidos de España, así como de diversos países de Latinoamérica. Os invito a participar con intensidad en esta última etapa de preparación al Gran Jubileo, que ha de terminar con un gran acto de alabanza al Padre. A todos os bendigo de corazón.

Muchas gracias.

Saúdo com afecto os peregrinos de língua portuguesa aqui presentes, nomeadamente os brasileiros provindos de diversas regiões do país. Desejo-lhes todo o bem, com as graças e luzes do Espírito Santo, em frutuosa preparação espiritual de um santo Natal. Com a minha Bênção Apostólica.
* * * * *


Mi rivolgo ora ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, ai Superiori ed agli alunni del Seminario Vescovile di Caserta, ai quali assicuro un ricordo nella preghiera, perché possano essere sempre fedeli al Signore, che li chiama al suo diretto servizio.

Saluto, poi, il folto gruppo della Comunità etiopica ortodossa di Roma. Cari Fratelli e Sorelle, in questi giorni che ci preparano al Natale mi sento molto vicino a voi ed alle vostre famiglie. Vi ringrazio per i regali che mi avete portato e che vengono dall'Etiopia. Essi sono segni eloquenti di comunione nella preghiera e nella carità. Vi incarico di far giungere ad Abuna Paulos, Patriarca ortodosso d'Etiopia, il mio fraterno saluto.

Mi dirigo, inoltre, ai promotori ed ai partecipanti all'incontro della Federazione Italiana Gioco Calcio, per le celebrazioni del primo centenario di Fondazione. Con tanta cordialità saluto i rappresentanti delle varie Federazioni Europee e della squadra "World Stars" selezionata dalla FIFA, insieme ai delegati della Federazione Italiana Gioco Calcio, del Comitato organizzatore per il Centenario e della Nazionale italiana. Il mio più fervido augurio è che questa importante manifestazione sia un'occasione propizia per porre in luce il significato vero dello sport al servizio dei giovani, dell'intesa fra i popoli e della pace. Saluto gli organizzatori, gli artisti e tutti coloro che prendono parte al tradizionale derby del Cuore ed auspico che questa manifestazione sportiva sia di stimolo e di incoraggiamento per rafforzare in ciascuno i valori della fratellanza, dell'amicizia e della solidarietà.

Il mio pensiero va, infine, agli Ufficiali, ai Sottufficiali e agli Allievi del Centro di Addestramento e di Sperimentazione Artiglieria Contraerei di Sabaudia ed ai loro familiari; ai fedeli della Parrocchia dei Santi Martiri Giorgio e Cristina in Bolsena, al gruppo di pattinaggio artistico da Roseto degli Abruzzi, da Castelnuovo Vomano e da Martinsicuro, come pure agli zampognari venuti per allietare quest'incontro con i tipici canti natalizi.

Con grande affetto abbraccio voi, cari giovani, cari ammalati e cari sposi novelli.

In questo tempo di Avvento, il Signore così ci invita per bocca del profeta Isaia: "Volgetevi a me e sarete salvi" (Is 45,22).

Voi, cari ragazzi e ragazze, che provenite da tante scuole e parrocchie d'Italia, accogliete questa esortazione e fate spazio nel vostro cuore a Gesù che viene.

Apritegli il vostro spirito anche voi, cari ammalati, perché possiate trovare nell'incontro con il Redentore conforto e consolazione.

E voi, cari sposi novelli, fate del messaggio d'amore del Natale la regola di vita della vostra famiglia.

A tutti imparto di cuore la mia Benedizione.



Con profondo dolore, ho appreso la notizia del crollo improvviso di un intero palazzo, avvenuto nel cuore della notte, qui a Roma, nel quartiere Portuense. Oltre agli ingenti danni materiali, si lamentano numerosi morti. Mentre esprimo il mio vivo cordoglio, invoco dal Signore misericordia per le vittime e conforto per i parenti duramente colpiti da così grave ed improvvisa perdita. Iddio, che l'odierna Liturgia ci invita ad invocare perché "ci sostenga nelle fatiche di ogni giorno", aiuti tutti ad accettare con rassegnazione anche questa prova, fidando nella vita che perdura al di là della morte. Voglia Egli accogliere nella sua pace quanti sono stati repentinamente sottratti all'affetto dei loro cari.




Mercoledì, 23 Dicembre 1998



1. "O Emmanuele, Dio-con-noi, attesa dei popoli e loro liberatore: vieni a salvarci con la tua presenza".

Così la Liturgia ci invita ad invocare il Signore quest'oggi, antivigilia del Santo Natale, mentre l'Avvento si avvia ormai al suo termine.

Abbiamo rivissuto in queste settimane l'attesa d'Israele, testimoniata in tante pagine dei Profeti: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1-2). Mediante l'incarnazione del Verbo, il Creatore ha siglato con gli uomini un patto di eterna Alleanza: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16).

Come non essere riconoscenti al Padre che dona il proprio Figlio, il prediletto nel quale si compiace (cfr Mt 3,17), ponendo nell’angusto grembo di una creatura colui che l’universo intero non può contenere?

2. Nel silenzio della Notte Santa, il mistero della divina maternità di Maria rivela il volto luminoso ed accogliente del Padre. I suoi tratti di tenera trepidazione verso i poveri e i peccatori sono già delineati nell'inerme Bimbo che giace nella grotta fra le braccia della Vergine Madre.

Carissimi Fratelli e Sorelle, formulo per ciascuno di voi e per i vostri cari fervidi auguri di un felice e santo Natale. Possa la luce del Redentore, che viene a svelarci il volto tenero e misericordioso del Padre, risplendere nella vita di tutti i credenti e recare nel mondo il dono della pace divina.

Saluti


Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese

Un cordiale saluto a tutti i pellegrini neerlandesi e belgi!

Auguro che questi ultimi giorni dell’Avvento vi preparino in un modo intenso al mistero della venuta del Salvatore.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.



Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Cordialmente saluto i pellegrini slovacchi, soprattutto i Messaggeri della luce di Betlemme da Bratislava.

Cari fratelli e sorelle, siete messaggeri della Luce - Cristo, nato dalla Vergine Maria. Alle soglie del nuovo Millennio del cristianesimo sia questo Natale, la Festa della Natività del Signore, anche per la Slovacchia un’occasione per rafforzare la fede in Dio Padre che è nei cieli.

Vi benedico di cuore.

Sia lodato Gesù Cristo!


Pubblichiamo di seguito il saluto che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha rivolto ai suoi Connazionali, ricevuti nel corso dell’Udienza Generale di questa mattina per i tradizionali auguri natalizi:


(Traduzione in lingua italiana)

Cari Connazionali,

1. Do il mio cordiale benvenuto a voi presenti a questa udienza. Allo stesso tempo essa è il nostro tradizionale incontro della Vigilia di Natale. Mi unisco spiritualmente in questo momento anche ai miei Connazionali in Patria e in tutto il mondo. Ringrazio tutti coloro che prendono parte a questo incontro e abbraccio con la mia preghiera tutta la nostra Patria.

2. "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Jn 3,16). Soffermiamoci in raccoglimento su queste parole del Vangelo di S. Giovanni. Esse infatti parlano non soltanto dello sconfinato amore di Dio per l'uomo, ma insieme della grandezza e della dignità dell'uomo stesso. La larghezza di Dio manifestata sin dall'inizio stesso della creazione raggiunge il suo culmine in Gesù Cristo. Dio si è fatto uomo e nacque dalla Vergine indifeso, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, poiché per lui non c'era posto in una casa umana. "Spogliò se stesso, - come scrive S. Paolo - assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Ph 2,7). Mai comprenderemo pienamente questo mistero di umiliazione estrema. In questo evento, che conosciamo così bene dal Vangelo, Dio entrò nella storia dell'uomo e rimarrà con lui fino alla fine. Da duemila anni da Betlemme si diffonde in tutto il mondo il grande Messaggio d'amore e di riconciliazione.

3. La nascita del Figlio di Dio ci mostra anche la profonda verità sull'uomo. In Cristo, proprio in Lui l'uomo scopre la sua altissima vocazione. Se Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, lo fece perché noi avessimo "la vita eterna", perché non camminassimo più nelle tenebre, ma accogliessimo la luce. Come riassume bene questa verità un nostro canto natalizio polacco: "Dio dall'alto cielo è sceso sulla terra per condurre al cielo il genere umano". Venendo al mondo nella povertà, volle elargire a noi la sua ricchezza e fece di noi figli di Dio. Assunse la natura umana, per rendersi simile a noi, per unirsi in certo modo ad ogni uomo e diventare veramente uno di noi (cfr. Gaudium et spes ).

4. Domani, la sera della Vigilia, spezzeremo con i nostri cari il pane bianco di Natale. Che questa bella usanza ci avvicini reciprocamente e dilati i nostri cuori. Spezzando questo pane bianco di Natale, il pane che è dono di Dio e frutto del lavoro delle mani dell'uomo, apriamoci gli uni agli altri, apriamoci largamente ad un altro uomo, specialmente a quei nostri fratelli, che sono soli, dimenticati o che vivono nell'indigenza, e forse nella miseria, a coloro che sono privi di casa o di lavoro. Che questa cena della Vigilia diventi un vero "banchetto d'amore".

Fissiamo con lo sguardo il Divino Bambino - Salvatore del mondo, impariamo da Lui l'amore, la bontà e la sensibilità. Apprendiamo la responsabilità per le sorti di ogni uomo e di ogni vita umana. Auguro questo alla soglia del Grande Giubileo dell'Anno 2000 a coloro che sono qui presenti, insieme all' Arcivescovo Szczepan Wesoly, al Signor Ambasciatore della Repubblica della Polonia presso la Santa Sede e a tuttti i miei Connazionali in tutto il mondo. Con questi auguri abbraccio anche tutta la Chiesa in Polonia, i Vescovi insieme con il Cardinale Primate, i sacerdoti, i consacrati, le parrocchie, le diocesi, tutti - nessuno escluso. Vorrei che questi miei auguri raggiungessero ogni casa e ogni famiglia, tutti gli uomini di buona volontà.
* * *


L'inconfondibile clima di serena attesa, caratteristico di questi giorni prossimi alla festa che celebra la venuta di Dio fra gli uomini, arricchisce di particolare significato l'odierna Udienza. In questa circostanza, mi è gradito salutare con grande affetto i fedeli dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto e quelli della Parrocchia di Cristo Redentore in Recanati, e tutti i pellegrini di lingua italiana, esortandoli a rendere più intenso in questi giorni l'impegno di preghiera e di opere buone. Carissimi, il Natale riempia i vostri cuori della gioia che solo Cristo può dare.

Un saluto speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.

Cari giovani, possiate accostarvi al mistero di Betlemme con gli stessi sentimenti di fede e di umiltà che furono di Maria; sia dato a voi, cari ammalati, di attingere dal presepe quella gioia e quell'intima pace che Gesù viene a portare nel mondo; e voi, cari sposi novelli, vogliate contemplare con assiduità l'esempio della santa Famiglia di Nazaret, per improntare alle virtù in essa praticate il cammino di vita familiare da poco iniziato.

A tutti auguro un santo Natale ricolmo di ogni bene e di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

gni bene e di cuore imparto la Benedizione Apostolica.





Udienze generali 1998 - La speranza come attesa e preparazione del Regno di Dio