Catechesi 79-2005 28994

Mercoledi 28 Settembre 1994: La vita consacrata nella Chiesa

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1. Nelle catechesi ecclesiologiche che da tempo andiamo svolgendo, più volte abbiamo presentato la Chiesa come popolo "sacerdotale", composto cioè di persone che partecipano al sacerdozio di Cristo, come stato di consacrazione a Dio ed esercizio del culto perfetto e definitivo che Egli rende al Padre a nome di tutta l'umanità. Ciò avviene grazie al Battesimo che inserisce il credente nel Corpo mistico di Cristo deputandolo - quasi ex officio e, si può dire, in modo istituzionale - a riprodurre in se stesso la condizione di Sacerdote e di Vittima (Sacerdos et Hostia) del Capo (cfr. S. Tommaso,
III 63,3 in c. e ad 2; III 63,6).

Ogni altro sacramento - e specialmente la Confermazione - perfeziona questo stato spirituale del credente, e il sacramento dell'Ordine conferisce anche il potere di agire ministerialmente come strumento di Cristo nell'annunciare la Parola, nel rinnovare il sacrificio della Croce e nel rimettere i peccati.


2. Per chiarire meglio questa consacrazione del Popolo di Dio, vogliamo ora affrontare un altro capitolo fondamentale della ecclesiologia, al quale nel nostro tempo si è data sempre più importanza sotto l'aspetto teologico e spirituale. Si tratta della vita consacrata, che non pochi seguaci di Cristo abbracciano come forma particolarmente elevata, intensa e impegnativa, di attuazione delle conseguenze del Battesimo sulla via di una carità eminente, portatrice di perfezione e di santità.

Il Concilio Vaticano II, erede della tradizione teologica e spirituale di due millenni di cristianesimo, ha messo in luce il valore della vita consacrata, che - secondo le indicazioni evangeliche - "si concretizza nella pratica... della castità consacrata a Dio, della povertà e della obbedienza", che si chiamano appunto "consigli evangelici" (cfr. Costituzione LG 43).

Il Concilio ne parla come di una manifestazione spontanea dell'azione sovrana dello Spirito Santo, che fin da principio suscita una fioritura di anime generose, mosse dal desiderio di perfezione e di donazione di sé per il bene di tutto il corpo di Cristo (cfr. LG 43).


3. Si tratta di esperienze individuali, mai venute meno e fiorenti anche oggi nella Chiesa. Ma fin dai primi secoli si nota la tendenza a passare dall'esercizio personale, e - quasi si direbbe - "privato", dei consigli evangelici, a una condizione di riconoscimento pubblico da parte della Chiesa, sia nella vita solitaria degli eremiti, sia - e sempre più - nella formazione di Comunità monastiche o di Famiglie religiose, che vogliono favorire il conseguimento degli obiettivi della vita consacrata: stabilità, migliore formazione dottrinale, obbedienza, aiuto reciproco e progresso nella carità.

Si delinea così fin dai primi secoli, e fino ai nostri giorni, "una meravigliosa varietà di comunità religiose", nelle quali si manifesta "la multiforme sapienza di Dio" (cfr. Decreto PC 1), e si esprime la straordinaria vitalità della Chiesa pur nell'unità del Corpo di Cristo, secondo la parola di San Paolo: "Vi sono diversità di carismi, ma uno solo e lo Spirito" (1Co 12,4). Lo Spirito diffonde i suoi doni in una grande molteplicità di forme per arricchire con esse l'unica Chiesa che, nella sua variopinta bellezza, dispiega nella storia la "imperscrutabile ricchezza di Cristo" (Ep 3,8), come tutto il creato manifesta "in molte forme e in ogni singola parte" (multipliciter et divisim), come dice San Tommaso (III 47,1), ciò che in Dio è assoluta unità.


4. In ogni caso, si tratta sempre di un "dono divino", fondamentalmente unico, pur nella molteplicità e varietà dei doni spirituali, o carismi, concessi alle persone e alle comunità (cfr. II-II 103,2). I carismi, infatti, possono essere individuali o collettivi. Quelli individuali sono sparsi ampiamente nella Chiesa e con tale varietà da persona a persona, che sono difficilmente catalogabili e richiedono ogni volta un discernimento da parte della Chiesa.

Quelli collettivi, generalmente, sono concessi a uomini e donne destinati a fondare opere ecclesiali e specialmente Istituti religiosi, i quali ricevono la loro caratterizzazione dai carismi dei fondatori, vivono e operano sotto il loro influsso e, nella misura della loro fedeltà, ricevono nuovi doni e carismi per ogni singolo membro e per l'insieme della Comunità. Questa può così trovare forme nuove di azione secondo le necessità dei luoghi e dei tempi, senza venir meno la linea di continuità e di sviluppo che parte dal fondatore, o ricuperandone facilmente l'identità e il dinamismo.

Il Concilio osserva che "la Chiesa con la sua autorità volentieri accolse e approvo" le famiglie religiose (PC 1). Ciò era in armonia col compito suo proprio circa i carismi, perché ad essa "spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cfr. )" (Lc 12). Si spiega così perché - per quanto concerne i consigli evangelici - "la stessa autorità della Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, si è data cura di interpretarli, di regolarne la pratica e anche di stabilirne forme stabili di vita" (LG 43).


5. Va pero sempre ricordato che lo stato della vita consacrata non appartiene alla struttura gerarchica della Chiesa. Lo fa notare il Concilio: "Un simile stato, se si riguardi la divina e gerarchica costituzione della Chiesa non è intermedio tra la condizione clericale e laicale, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la sua missione salvifica" (LG 43).

Il Concilio, pero, aggiunge immediatamente che lo stato religioso, "costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia indiscutibilmente alla sua vita e alla sua santità" (LG 44). Questo avverbio - "indiscutibilmente" - significa che tutte le scosse che possono agitare la vita della Chiesa non potranno eliminare la vita consacrata, caratterizzata dalla professione dei consigli evangelici. Questo stato di vita rimarrà sempre come elemento essenziale della santità della Chiesa. Secondo il Concilio, questa è una verità "inconcussa".

Ciò detto, è necessario tuttavia precisare che nessuna forma particolare di vita consacrata ha la certezza di una durata perpetua. Le singole comunità religiose possono spegnersi. Storicamente si constata che alcune sono di fatto scomparse, come del resto sono tramontate anche certe Chiese "particolari".

Istituti che non sono più adatti alla loro epoca, o che non hanno più vocazioni, possono essere costretti a chiudere o ad unirsi ad altri. La garanzia di durata perpetua sino alla fine del mondo, che è stata data alla Chiesa nel suo insieme, non è necessariamente accordata ai singoli Istituti religiosi. La storia insegna che il carisma della vita consacrata è sempre in movimento, mostrandosi capace di reperire e, quasi si direbbe, di "inventare", pur sempre nella fedeltà al carisma del loro fondatore, nuove forme, più direttamente rispondenti ai bisogni e alle aspirazioni del tempo. Ma anche le comunità già esistenti da secoli sono chiamate ad adeguarsi a questi bisogni e aspirazioni, per non autocondannarsi a sparire.


6. Il mantenimento della pratica dei consigli evangelici - quali che siano le forme che essa può prendere - resta comunque assicurato per tutta la durata della storia, perché Gesù Cristo stesso lo ha voluto e instaurato come appartenente definitivamente alla economia della santità della Chiesa. La concezione di una Chiesa composta unicamente di laici impegnati nella vita del matrimonio e delle professioni secolari non corrisponde alle intenzioni di Cristo quali ci risultano dal Vangelo. Tutto fa pensare - anche guardando alla storia, e persino alla cronaca - che ci saranno sempre uomini e donne (e ragazzi e ragazze) che si sapranno dare totalmente a Cristo e al suo Regno nella via del celibato, della povertà e della sottomissione a una regola di vita. Coloro che prendono questa via continueranno anche in futuro, come nel passato, a svolgere un ruolo importante per lo sviluppo della santità della comunità cristiana e per la sua missione evangelizzatrice. E anzi, oggi come non mai la via dei consigli evangelici apre, per l'avvenire della Chiesa, una grande speranza.

...

(Ai pellegrini polacchi, il Santo Padre ha rivolto il seguente saluto:)

Desidero salutare cordialmente tutti i pellegrini venuti dalla Polonia, gli individui e tutti i gruppi. Saluto cordialmente Monsignor Nossol, ordinario di Opole nonché il Preside della facoltà di Teologia aperta recentemente presso l'Università di Opole. Saluto con gioia la fondazione di questa Università e la presenza della facoltà della Sacra Teologia tra le facoltà dell'Università di Opole. Dio benedica il Vescovo, il Preside, tutti i professori e tutti gli studenti sia delle facoltà laiche che quelli della facoltà di Teologia. (...) Per finire desidero impartire di cuore la mia benedizione a tutti i presenti nella Basilica, alle vostre famiglie, agli ambienti dai quali provenite, alle parrocchie, alle diocesi e a tutta la nostra Patria. Inizia il mese di ottobre, v'invito quindi a recitare il rosario, in modo particolare per le famiglie, sia quelle naturali che quelle spirituali, prima di tutto per le famiglie religiose in vista del Sinodo dei Vescovi. La Sacra Famiglia sia patrona e modello sia delle une che delle altre. Sia lodato Gesù Cristo.


(Rivolgendosi ai fedeli dei Paesi Bassi e del Belgio, Giovanni Paolo II ha poi pronunciato le seguenti parole:)

Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dal Belgio e dai Paesi Bassi.

Fratelli e Sorelle, esprimo la mia gratitudine per la vostra partecipazione ed auspico che il Signore vi accompagni sempre con la sua grazia.

A tutti voi ed ai vostri familiari imparto la Benedizione Apostolica.

(Agli svedesi:)

Grazie per la vostra presenza qui oggi. Preghiamo insieme per l'unità in Cristo e per la pace nel mondo. Dio benedica voi e tutta la Svezia! (Rivolgendosi poi ai pellegrini provenienti dalla Slovenia, Giovanni Paolo II ha pronunciato il seguente saluto:) Benvenuti, pellegrini di Sela pri Kamniku in Slovenia. Concludete le celebrazioni del secondo centenario della vostra parrocchia con la visita alla tomba di Sant'Agnese, vostra Patrona. Volete professare la fedeltà alla Chiesa di Cristo presso le tombe dei martiri romani e rendere l'ossequio filiale al Successore di Pietro. L'esempio dei martiri romani vi fortifichi e la Madre celeste vi protegga.

Vi imparto la mia Benedizione Apostolica.

(Il Santo Padre ha così salutato un gruppo di fedeli Croati e Bosniaci:)

Con tutto il cuore saluto il gruppo di Croati di Livno, in Bosnia Erzegovina! Ritornando alle vostre case portate con voi la testimonianza della mia costante preghiera per la pace in Bosnia Erzegovina e in Croazia; della mia solidarietà con quanti vivono nelle città e villaggi tagliati fuori dal resto del mondo, con tutti i profughi e gli esuli, e con tutti coloro che soffrono a causa della guerra, la quale già da oltre tre anni sta offuscando la storia del mondo civile e dell'Europa.

A tutti voi imparto la mia Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!

(Agli ungheresi:)

Vi saluto di cuore, cari pellegrini di Papa. Per mezzo dei doni dello Spirito Santo (cfr. 1Co 13,4) i religiosi, le religiose come pure le altre comunità e persone di vita consacrata seguono Cristo in modo particolare nel servizio di Dio e degli uomini. Con la loro assidua preghiera e con una vita di rinuncia sono un sostegno insostituibile per la Chiesa, per la società e per l'intera umanità. L'esempio della loro vita rafforzi nella fede voi e i fratelli in patria. Con la mia Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.

(Ai fedeli lituani il Santo Padre ha rivolto il seguente saluto:)

Carissimi! Tra dieci giorni avrà luogo a Roma il grande raduno delle famiglie, in occasione dell'Anno internazionale ad esse dedicato.

Alla vigilia di questo grande evento, vi chiedo di portare alle famiglie della Lituania - ai padri, alle madri e ai figli - il mio cordiale saluto e la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

(Ai cechi:)

Do il mio cordiale benvenuto al gruppo dei pellegrini boemi e moravi provenienti da Dolni Benesov, Prostejov e Straznice. Sia lodato Gesù Cristo.

Proprio oggi il popolo boemo celebra il suo Patrono principale, il Duca San Venceslao, martire. Questo grande Santo seppe anteporre il Regno di Dio al potere secolare di cui godeva. Possa per la sua potente intercessione tutta la nazione Ceca crescere sempre in prosperità e rimanere costantemente fedele all'eroica eredità del suo celeste protettore.

Con questi voti impartisco a tutti la mia Apostolica Benedizione.

(Agli slovacchi:)

Do un benvenuto in questa nostra assemblea ai pellegrini slovacchi da Presov, da Kopanka di Trnava e da Kovalov, da Zahorie e ai due gruppi di Bratislava.

Avete fatto caso che prima di quest' incontro con il Successore di Pietro tutti abbiamo fatto il segno della croce. Vuol dire, che l'udienza è un incontro della famiglia dei credenti, nel nome di Cristo, e che quindi, come ha promesso, Egli è in mezzo a noi. Cari fratelli e sorelle, che il segno della croce, con cui spesso vi segnate nelle vostre famiglie, trasformi la vostra vita quotidiana in una vita di comunione con Cristo sempre piu consapevole.

E che Cristo sia presente anche nella vostra vita pubblica. Con questi voti imparto la mia benedizione apostolica a voi e a tutta la vostra Patria. Sia lodato Gesu Cristo.

(Il Santo Padre ha quindi così salutato i fedeli di lingua italiana:)

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, accolgo con gioia i sacerdoti partecipanti al Seminario promosso dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, come pure i sacerdoti e i seminaristi orientali, che stanno frequentando il Corso propedeutico organizzato dalla Congregazione per le Chiese Orientali, dal Centro "Aletti" e dal Pontificio Istituto Orientale. Tali iniziative, che esprimono molto bene la natura apostolica e cattolica della Chiesa, possano costituire per quanti vi prendono parte un valido sostegno all'approfondimento teologico e spirituale, indispensabile per la nuova evangelizzazione.

Saluto poi i numerosi anziani dell'arcidiocesi di Napoli, esprimendo apprezzamento per le loro molteplici attività di animazione religiosa e sociale; come pure i fedeli della parrocchia di Suello, con l'auspicio che la Madonna del Rosario, di cui tra poco incoronero la statua, li protegga sempre nel loro cammino di vita cristiana.

(Ai giovani, ai malati e agli sposi novelli:)

Un pensiero, infine, ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli oggi presenti.

Carissimi, vi invito a pregare per l'Assemblea del Sinodo dei Vescovi che avrà inizio domenica prossima. Essa ricorda a voi, giovani, che Dio continua, anche in questo nostro tempo, a suscitare vocazioni di speciale consacrazione; sostiene voi, cari ammalati, nell'offrire le vostre sofferenze perché cresca il fervore spirituale in ogni comunità religiosa; ed infine incoraggia voi, sposi novelli ad essere grati al Signore se vorrà chiamare un vostro figlio o una vostra figlia a consacrarsi totalmente a Lui per il servizio del suo Regno.

A tutti la mia Benedizione.


(Rivolgendosi ai numerosi fedeli presenti nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre ha ricordato con queste parole i due Predecessori scomparsi sedici anni fa:)

Questa Udienza generale si svolge nel giorno in cui facciamo memoria dei Papi Paolo VI e Giovanni Paolo I, chiamati 16 anni fa alla gioia della casa del Padre. Il loro esempio ed il loro insegnamento continuano ad illuminare il cammino dei credenti alle soglie del terzo Millennio.

Stamane ho celebrato la Santa Messa per loro. Invito anche voi, a ricordarli nella preghiera e, in particolare, ad unirvi spiritualmente alla solenne Celebrazione eucaristica di suffragio, che avrà luogo questa sera nella Basilica di S. Pietro.

Esprimiamo a Dio la nostra riconoscenza per il servizio pastorale, generosamente offerto da questi due grandi Maestri e Pastori del popolo cristiano e chiediamo al Signore che conceda loro il meritato premio celeste.





Mercoledi 5 Ottobre 1994: Sviluppi e tendenze della vita consacrata nei tempi più recenti

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1. La vita consacrata, che ha caratterizzato lo sviluppo della Chiesa nei secoli, ha conosciuto e conosce differenti manifestazioni. Bisogna tener conto di questa molteplicità nel leggere il capitolo che la Costituzione Lumen Gentium dedica alla professione dei consigli evangelici. Esso porta come titolo "I religiosi", ma nel raggio delle sue considerazioni dottrinali e delle sue intenzioni pastorali rientra la realtà molto più ampia e differenziata della vita consacrata quale è venuta delineandosi nei tempi recenti.


2. Non sono poche le persone che anche oggi scelgono la via della vita consacrata nell'ambito di Istituti o Congregazioni religiose operanti da tempo nella Chiesa, la quale continua a trarre dalla loro presenza viva e feconda sempre nuovi arricchimenti di vita spirituale.

Ma nella Chiesa esistono oggi anche nuove aggregazioni visibili di persone consacrate, riconosciute e regolate sotto l'aspetto canonico. Tali sono, innanzitutto, gli Istituti Secolari nei quali secondo il Codice di Diritto Canonico "i fedeli; vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della carità e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando all'interno di esso" (
CIC 710). I membri di tali Istituti assumono gli obblighi dei consigli evangelici, ma armonizzandoli con una vita impegnata nel mondo delle attività e delle istituzioni secolari. Da molti anni, già prima del Concilio, vi erano stati alcuni geniali pionieri di questa forma di vita consacrata più simile - esteriormente - a quella dei "secolari" che non dei "religiosi". Per alcuni tale scelta poteva dipendere da una necessità, nel senso che essi non sarebbero potuti entrare in una comunità religiosa a causa di certi obblighi di famiglia o di certi ostacoli, ma per molti era l'impegno per un ideale: coniugare un'autentica consacrazione a Dio con un'esistenza vissuta anch'essa per vocazione, nelle realtà dei mondo. E merito del Papa Pio XII l'aver riconosciuto la legittimità di questa forma di consacrazione con la Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia (1947).

Oltre agli Istituti Secolari, il Codice di Diritto Canonico riconosce le Società di Vita Apostolica, "i cui membri, senza voti religiosi, perseguono il fine apostolico proprio della Società e, conducendo vita fraterna in comunità secondo un proprio stile, tendono alla perfezione della carità mediante l'osservanza delle Costituzioni" (CIC 731). Tra queste Società che. vengono "assimilate" agli Istituti di vita consacrata, ve ne sono alcune nelle quali i membri si impegnano, per mezzo di un legame definito nelle Costituzioni, alla pratica dei consigli evangelici. Anche questa è una forma di consacrazione.


3. Nei tempi più recenti sono apparsi un certo numero di "movimenti" o "aggregazioni ecclesiali". Ne ho parlato con apprezzamento in occasione di un Convegno promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana su La comunità cristiana e le associazioni dei laici: "Il fenomeno delle aggregazioni ecclesiali - dicevo - è un dato caratterizzante l'attuale momento storico della Chiesa. E si deve altresi constatare, con vera consolazione, che la gamma di queste aggregazioni copre tutto l'arco delle modalità di presenza del cristiano nell'attuale società" (Insegnamenti, VII, 2, 1984, 290). Come allora, così adesso auspico che, per evitare il pericolo di un certo autocompiacimento da parte di chi tendesse ad assolutizzare la propria esperienza, e di un isolamento dalla vita comunitaria delle Chiese locali e dei Pastori, tali aggregazioni di laici vivano "nella piena comunione ecclesiale col Vescovo" (ibidem, 292).

Questi "movimenti" o "aggregazioni", pur formandosi tra laici, orientano spesso i loro membri - o una parte dei loro membri - verso la pratica dei consigli evangelici. Di conseguenza, anche se si dichiarano laici, in seno a loro nascono gruppi o comunità di vita consacrata. E per di più questa forma di vita consacrata può essere accompagnata da un'apertura al ministero sacerdotale, quando alcune comunità accolgono dei sacerdoti o orientano dei giovani verso l'ordinazione sacerdotale. così avviene che alcuni di questi movimenti portino in sé l'immagine della Chiesa secondo le tre direzioni che può prendere lo sviluppo della sua composizione storica: quelle dei laici, dei sacerdoti, delle anime consacrate nell'ambito dei consigli evangelici.


4. Basti avere accennato a questa nuova realtà, senza poter descrivere in modo particolareggiato i diversi movimenti, per sottolineare piuttosto il significato della loro presenza nella Chiesa d'oggi.

E importante riconoscere in essi un segno dei carismi accordati dallo Spirito Santo alla Chiesa in forme sempre nuove, a volte imprevedibili. L'esperienza di questi anni ci consente di affermare che, in armonia con i fondamenti di fede, lungi dall'esaurirsi, la vita carismatica trova nella Chiesa nuove espressioni specialmente nelle forme di vita consacrata.

Un aspetto tutto particolare - e in certo senso nuovo - di tale esperienza è l'importanza che generalmente in essa ha il carattere laicale. E vero che sulla parola "laico" può esserci qualche malinteso, anche in campo religioso.

Quando i laici s'impegnano nella via dei consigli evangelici, senza dubbio essi entrano in certa misura in uno stato di vita consacrata, molto differente dalla vita più comune degli altri fedeli, che scelgono la via del matrimonio e delle professioni di ordine profano. I laici "consacrati" tuttavia intendono conservare e consolidare il loro attaccamento al titolo di "laico", in quanto vogliono essere e affermarsi come membri del Popolo di Dio, secondo l'origine del termine "laico" (da laos = popolo), e dare testimonianza di questa loro appartenenza senza distaccarsi dai loro fratelli, nemmeno nella vita civile.

E pure di notevole importanza e interesse la visione ecclesiale dei movimenti, nei quali si manifesta una decisa volontà di vivere la vita della Chiesa intera come comunità di seguaci di Cristo, e di rifletterla nella profonda unione e collaborazione tra "laici", religiosi e sacerdoti nelle scelte personali e nell'apostolato.

E vero che queste tre caratteristiche: ossia la vitalità carismatica, volontà di testimoniare l'appartenenza al Popolo di Dio, l'esigenza di comunione dei consacrati con i laici e i sacerdoti, sono proprietà comuni a tutte le forme di vita religiosa consacrata; ma non si può non riconoscere che esse si manifestano più intensamente nei movimenti contemporanei, che generalmente spiccano per un profondo impegno di aderenza al mistero della Chiesa e di qualificato servizio alla sua missione.


5. Oltre ai movimenti e comunità d'orientamento "laico-ecclesiale", dobbiamo accennare ad altri tipi di comunità recenti, che pongono maggiormente l'accento su elementi tradizionali della vita religiosa. Alcune di tali nuove comunità hanno un orientamento propriamente monastico, con un notevole sviluppo della preghiera liturgica; altre si inseriscono sulla linea della tradizione "canonica", che, accanto a quella più strettamente "monastica", è stata così viva nei secoli medioevali con particolare cura delle parrocchie e in seguito, dell'apostolato a raggio più ampio. Ancora più radicale, oggi, è la nuova tendenza "eremitica", con la fondazione o la rinascita di eremi di stampo antico e nuovo nello stesso tempo.

A chi guarda superficialmente, alcune di queste forme di vita consacrata potrebbero sembrare in discordanza con gli orientamenti attuali della vita ecclesiale. In realtà, pero, la Chiesa - che certamente ha bisogno di consacrati che si volgono più direttamente verso il mondo per evangelizzarlo - ha altrettanto e forse ancor maggior bisogno di coloro che cercano, coltivano e testimoniano la presenza e l'intimità di Dio, anch'essi con l'intenzione di ottenere la santificazione dell'umanità. Sono i due aspetti della vita consacrata che si manifestano in Gesù Cristo, il quale andava verso gli uomini per portare loro luce e vita, ma d'altra parte cercava la solitudine per dedicarsi alla contemplazione e alla preghiera. Nessuna di queste due esigenze può essere trascurata nella vita attuale della Chiesa. Dobbiamo essere grati allo Spirito Santo che ce lo fa comprendere incessantemente attraverso i carismi che Egli distribuisce con abbondanza e le iniziative spesso sorprendenti, che Egli ispira.

(Rivolgendosi ai pellegrini polacchi, il Santo Padre ha detto:)

Esattamente 56 anni fa, il 5 ottobre 1938 moriva a Cracovia, a lagiewniki la beata suor Faustina Kowalska che la Provvidenza aveva scelto come Apostola della Misericordia Divina.

Lei meglio di tutti sa che cosa bisogna fare perché la vita religiosa dia i suoi frutti aiutando a diffondere e radicare il Regno di Dio nelle anime degli uomini. Raccomandiamo a lei i lavori dell'attuale Sinodo dei Vescovi affinché la vita religiosa e la vita consacrata tornino ad essere una testimonianza leggibile della veridicità del Vangelo e le persone consacrate a Dio siano apostoli zelanti della nuova evangelizzazione del Millennio a venire.

Raccomandiamo a lei anche la vita famigliare, tutte le famiglie polacche, quelle presenti qui e quelle che vivono in Patria o all'estero. La straordinaria, mistica anima di s. Faustina diventi la portavoce della Misericordia Divina, e non solo nel suo tempo che era un periodo molto difficile, forse il più difficile di questo secolo. La sua anima benedetta faccia giungere le grazie e la misericordia divina a tutte le famiglie in Polonia ed in tutto il mondo alla fine del nostro secolo.

(Ai pellegrini del Belgio e Paesi Bassi:)

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dal Belgio e dai Paesi Bassi.

Grazie per la vostra presenza qui oggi. Vi invito, in questo mese di ottobre, ad una preghiera particolare alla Madonna, per il Sinodo sulla Vita consacrata e per le famiglie.

A tutti voi ed ai vostri familiari imparto la Benedizione Apostolica.

(Ai giapponesi:) Rendiamo grazie a Dio! Cari pellegrini del Giappone, sono lieto di ricevere voi, che siete venuti ad incontrare il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma. Noi siamo fratelli in cammino nel pellegrinaggio verso il Regno celeste, cercando il volto di Dio. Mi auguro che questo vostro pellegrinaggio porti frutti in abbondanza e per questo vi benedico.

Rendiamo grazie a Dio! (Ai croati:) Cari pellegrini croati, vi saluto cordialmente. Benvenuti! Nel corso di questo mese, dedicato alla Regina del Santo Rosario, hanno luogo due importanti riunioni: il Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata e l'Incontro Mondiale delle Famiglie. Vi invito, perciò, a pregare individualmente, nelle famiglie e nelle parrocchie, affinché tali avvenimenti producano abbondanti frutti per la Chiesa e per il mondo intero.

Benedico voi qui presenti e le vostre famiglie.

Siano lodati Gesù e Maria! (Agli ungheresi:) Saluto con affetto i numerosi fedeli dell'arcidiocesi di Kalocsa-Kecskemét, accompagnati da Sua Eccellenza Mons. Laszlo Danko e da un gruppo di sacerdoti nonché gli appartenenti all'organizzazione regionale dell'Unione Paneuropea e i membri dell'Istituto Pastorale dell'Ungheria. Un cordiale benvenuto anche a voi, cari pellegrini di Budapest, Csopak, rsekvadkert e Miskolc. Per l'intercessione di Magna Domina Hungarorum, di cui in questi giorni ricorre la festa, il Signore accompagni voi e tutti i fratelli in patria sulla via della fede e della speranza. Con la mia Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.

(Ai lituani:) Carissimi fratelli e sorelle! Da domenica è in corso a Roma l'assemblea del Sinodo dei Vescovi, dedicata alla vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo. In questa occasione vi esorto a pregare per le religiose e i religiosi lituani perché le loro preghiere, la testimonianza e le opere siano il vero segno della benedizione divina per la Chiesa in Lituania e per la vostra società.

A voi, qui presenti, alle vostre famiglie e a tutti gli abitanti della Lituania impartisco di cuore la mia benedizione apostolica. Sia lodato Gesù Cristo! (Ai cechi:) Do il mio cordiale benvenuto ai pellegrini moravi di Zlin e di Opava.

Sia lodato Gesù Cristo! La pia tradizione dedica il mese di ottobre al Santo Rosario. perciò vi esorto a riscoprire la comunione con Maria, Madre del Signore, per mezzo di questa bella preghiera.

Con questi voti, volentieri vi imparto l'Apostolica Benedizione.

(Agli slovacchi:) Con gioia do il benvenuto ai pellegrini slovacchi da Bratislava, Prievidza e Nitrianske Pravno, come anche da Levoca mariana e dintorni.

Cari fratelli e sorelle, la preghiera in comune è un mezzo efficace per mantenere e approfondire la vita cristiana. So che in Slovacchia è diffusa la tradizione del Rosario vivente. Impegnatevi affinché si rafforzi ulteriormente.

Con l'augurio che ciò si realizzi, di cuore imparto la Benedizione Apostolica a voi e a tutte le comunità del Rosario vivente in Slovacchia. Sia lodato Gesù Cristo.

(Il Papa ha poi così salutato i fedeli di lingua italiana:) Nel salutare ora i pellegrini di lingua italiana, mi è particolarmente gradito rivolgere un pensiero al gruppo parrocchiale della Beata Vergine della Salute in Padova, e soprattutto ai componenti delle Congregazioni confederate dell'Oratorio, che sono giunti a Roma per celebrare il quarto centenario della morte di San Filippo Neri.

Esprimo il mio apprezzamento per l'iniziativa, che intende ravvivare la memoria di un così grande sacerdote, innamorato di Cristo, apostolo di Roma e compatrono di questa Città. Auspico che essa contribuisca a far riscoprire l'importanza storica di San Filippo, ma soprattutto doni rinnovato fervore alle Comunità sacerdotali dei Padri dell'Oratorio e susciti in esse il desiderio intenso di ricondurre al Cristo molte anime specialmente fra i giovani.

(Ai giovani, ai malati e alle coppie di sposi novelli:) Rivolgo poi un affettuoso pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Abbiamo celebrato ieri la festa di San Francesco, patrono d'Italia e luminoso esempio di consacrazione a Dio, di servizio agli uomini, di fraternità con tutte le creature.

Invito voi, giovani, a mettervi alla scuola del Poverello di Assisi, per ricercare quei valori umani e religiosi che realizzano pienamente le vostre aspirazioni più profonde. Esorto voi, malati, ad imitare Francesco nell'amore e nella contemplazione del Crocifisso. Auguro a voi, sposi novelli, di poter godere nelle vostre famiglie della "perfetta letizia", frutto di un amore puro, disinteressato e aperto alla vita.

A tutti la mia Benedizione!







Mercoledi 12 Ottobre 1994: Sulla via della volontà fondatrice di Cristo

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1. Ciò che più conta nelle antiche e nuove forme di "vita consacrata" è che in esse si discerna la fondamentale conformità alla volontà di Cristo, istitutore dei consigli evangelici e, in questo senso, fondatore della vita religiosa e di ogni analogo stato di consacrazione. Come dice il Concilio Vaticano II i consigli evangelici sono "fondati sulle parole e sugli esempi del Signore" (
LG 43).

Non è mancato chi ha messo in dubbio questa fondazione considerando la vita consacrata come un'istituzione puramente umana, nata dall'iniziativa di cristiani che desideravano vivere più a fondo l'ideale del Vangelo. Ora è vero che Gesù non ha fondato direttamente alcuna delle comunità religiose che man mano si sono sviluppate nella Chiesa, né ha determinato forme particolari di vita consacrata. Ma ciò che Egli ha voluto e istituito è lo stato di vita consacrata, nel suo valore generale e nei suoi elementi essenziali. Non vi è prova storica che permetta di spiegare questo stato con una iniziativa umana successiva e non è nemmeno facilmente concepibile che la vita consacrata - che ha svolto un così grande ruolo nello sviluppo della santità e della missione della Chiesa - non sia proceduta da una volontà fondatrice di Cristo. Se esploriamo bene le testimonianze evangeliche, scopriamo che questa volontà vi appare in modo chiarissimo.


2. Dal Vangelo risulta che fin dall'inizio della sua vita pubblica Gesù chiama degli uomini a seguirlo. Questa chiamata non si esprime necessariamente in parole: può risultare semplicemente dall'attrattiva esercitata dalla personalità di Gesù su coloro che incontra, come nel caso dei primi due discepoli, secondo il racconto del Vangelo di Giovanni. Già discepoli di Giovanni Battista, Andrea e il suo compagno (che sembra essere lo stesso evangelista) sono affascinati e quasi afferrati da colui che viene loro presentato come "l'agnello di Dio"; e si mettono subito a seguire Gesù, prima ancora che egli abbia loro rivolto una parola. Quando Gesù domanda: "Che cosa cercate?", essi rispondono con un'altra domanda: "Maestro, dove abiti?". Allora ricevono l'invito che cambierà la loro vita: "Venite e vedrete" (cfr. Jn 1,38-39).

Ma generalmente l'espressione più caratteristica della chiamata è la parola: "Seguimi" (Mt 8,22 Mt 9,9 Mt 19,21 Mc 2,14 Mc 10,21 Lc 9,59 Lc 18,22 Jn 1,43 Jn 21,19). Essa manifesta l'iniziativa di Gesù. Prima di allora coloro che desideravano abbracciare l'insegnamento di un maestro sceglievano colui del quale volevano diventare discepoli. Gesù invece, con quella parola: "Seguimi", mostra che è lui a scegliere quelli che vuole avere come compagni e discepoli. Egli dirà infatti agli Apostoli: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Jn 15,16).

In questa iniziativa di Gesù appare una volontà sovrana, ma anche un intenso amore. Il racconto della chiamata rivolta al giovane ricco lascia trasparire questo amore. Vi si legge che, quando il giovane dichiara di aver osservato i comandamenti della legge fin dalla più tenera età, Gesù, "fissatolo, lo amo" (Mc 10,21).

Questo sguardo penetrante, colmo d'amore, accompagna l'invito: "Va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in Cielo poi vieni e seguimi" (ibidem Mc 10,21). Questo amore divino e umano di Gesù, tanto ardente da essere ricordato da un testimone della scena, è quello che si ripete in ogni appello al dono totale di sé nella vita consacrata. Come ho scritto nell'Esortazione apostolica Redemptionis Donum, "in esso si riflette l'eterno amore del Padre, che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16)" (n. 3).


3. Sempre secondo la testimonianza del Vangelo, la chiamata a seguire Gesù comporta esigenze molto ampie: il racconto dell'invito al giovane ricco pone l'accento sulla rinuncia ai beni materiali; in altri casi viene più espressamente sottolineata la rinuncia alla famiglia (cfr. per es. Lc 9,59-60). Generalmente; seguire Gesù significa rinunciare a tutto per unirsi a lui e accompagnarlo sulle strade della sua missione. E la rinuncia alla quale hanno acconsentito gli Apostoli, come dichiara Pietro: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito" (Mt 19,27). Proprio nella risposta a Pietro Gesù indica la rinuncia ai beni umani come elemento fondamentale della sua sequela (cfr. Mt 19,29).

Dall'Antico Testamento risulta che Dio chiedeva al suo popolo di seguirlo mediante l'osservanza dei comandamenti, ma senza mai formulare delle richieste così radicali. Gesù manifesta la sua sovranità divina reclamando invece un'assoluta dedizione a lui, fino al distacco totale dai beni e dagli affetti terreni.


4. Si noti pero che, pur formulando le nuove richieste comprese nell'appello a seguirlo, Gesù le presenta alla libera scelta di coloro che egli chiama. Non sono precetti, ma inviti o "consigli". L'amore con cui Gesù gli rivolge la chiamata, non toglie al giovane ricco il potere di libera decisione, come dimostra il suo rifiuto di seguirlo per la preferenza accordata ai beni che possiede.

L'evangelista Marco annota che egli "se ne ando afflitto, poiché aveva molti beni" (Mc 10,22). Gesù non lo condanna per questo. Ma a sua volta osserva non senza una certa afflizione che è difficile per i ricchi entrare nel regno dei cieli, e che solo Dio può operare certi distacchi, certe liberazioni interiori, che consentano di rispondere alla chiamata (cfr. Mc 10,23-27).


5. D'altra parte, Gesù assicura che le rinunce richieste dall'appello a seguirlo ottengono la loro ricompensa, un "tesoro celeste", ossia un'abbondanza di beni spirituali. Egli addirittura promette la vita eterna nel secolo futuro, e il centuplo in questo secolo (cfr. Mt 19,29). Questo centuplo si riferisce a una qualità superiore di vita, a una felicità più alta. L'esperienza insegna che la vita consacrata, secondo il disegno di Gesù, è una vita profondamente felice. Tale felicità si commisura alla fedeltà al disegno di Gesù. Non vi osta il fatto che, sempre secondo l'accenno alle persecuzioni riportato da Marco nello stesso episodio (10,30), il "centuplo" non dispensi dall'associazione alla croce di Cristo.


6. Gesù ha chiamato a seguirlo anche delle donne. Una testimonianza dei Vangeli dice che un gruppo di donne accompagnava Gesù, e che queste donne erano numerose (cfr. Lc 8,1-3 Mt 27,55 Mc 15,40-41). Si trattava di una grande novità per rapporto alle usanze giudaiche: solo la volontà innovatrice di Gesù, che includeva la promozione e in un certo modo la liberazione della donna, può spiegare il fatto. Nessun racconto di vocazione di qualche donna ci è pervenuto dai Vangeli; ma la presenza di numerose donne con i Dodici presso Gesù presuppone una sua chiamata, una sua scelta, silenziosa o espressa che fosse.

Di fatto Gesù mostra che lo stato di vita consacrata, consistente nel seguirlo, non è legato necessariamente alla destinazione al ministero sacerdotale, e che tale stato concerne sia le donne che gli uomini, ciascuno nel suo campo e con la funzione assegnata dalla divina chiamata. Nel gruppo di donne che seguivano Gesù si può discernere l'annuncio e anzi il nucleo iniziale dell'immenso numero di donne che si impegneranno nella vita religiosa o in altre forme di vita consacrata, lungo i secoli della Chiesa, fino ad oggi. Ciò vale per le "consacrate", ma anche per tante altre nostre sorelle che seguono in forme nuove l'autentico esempio delle collaboratrici di Gesù: per es. come "volontarie" laiche in tante opere di apostolato, in tanti ministeri e uffici della Chiesa.


7. Concludiamo questa catechesi col riconoscere che Gesù, chiamando uomini e donne ad abbandonare tutto per seguirlo, ha inaugurato uno stato di vita che si svilupperà man mano nella sua Chiesa, nelle varie forme di vita consacrata, concretizzata nella vita religiosa, o anche - per i prescelti da Dio - nel sacerdozio. Dai tempi evangelici ad oggi ha continuato ad operare la volontà fondatrice di Cristo che si esprime in quel bellissimo e santissimo invito rivolto a tante anime: "Seguimi!".

(Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli:) Con particolare affetto saluto poi i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli.

Nel corso dei lavori del Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo, echeggia costante l'invito di Gesù: "Vieni e seguimi", invito rivolto ad ogni battezzato e fondamento di tutte le vocazioni.

Accogliete questo appello voi, carissimi giovani, e offrite la vostra vita a Cristo; voi, cari ammalati, chiamati a seguire Gesù specialmente nel mistero della sua passione; ed anche voi, cari sposi novelli. Il vostro impegno di fedeltà, di reciproca dedizione, di accoglienza della vita vi renda testimoni e collaboratori dell'amore di Cristo.

A tutti imparto la mia Benedizione.







Catechesi 79-2005 28994