Catechismo Chiesa Catt. 200

I. "Io credo in un solo Dio"


200 Con queste parole incomincia il Simbolo di Nicea-Costantinopoli. La confessione della Unicità di Dio, che ha la sua radice nella Rivelazione divina nell'Antica Alleanza, è inseparabile da quella dell'esistenza di Dio ed è altrettanto fondamentale. Dio è Unico: non c'è che un solo Dio: "La fede cristiana crede e professa un solo Dio, unico per natura, per sostanza e per essenza" [Catechismo Romano, 1, 2, 2].


201 A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato come l'Unico: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,4-5). Per mezzo dei profeti, Dio invita Israele e tutte le nazioni a volgersi a lui, l'Unico: "Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n'è altri... davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua. Si dirà: "Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza"" (Is 45,22-24) [Cf Ph 2,10-11 ].


202 Gesù stesso conferma che Dio è "l'unico Signore" e che lo si deve amare con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze [Cf Mc 12,29-30 ]. Nello stesso tempo lascia capire che egli pure è "il Signore" [Cf Mc 12,35-37 ]. Confessare che "Gesù è Signore" è lo specifico della fede cristiana. Cio non contrasta con la fede nel Dio Unico. Credere nello Spirito Santo "che è Signore e dà la Vita" non introduce alcuna divisione nel Dio unico:


Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo: tre Persone, ma una sola Essenza, Sostanza, cioè Natura assolutamente semplice [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 800].


II. Dio rivela il suo Nome


203 Dio si è rivelato a Israele, suo popolo, facendogli conoscere il suo Nome. Il nome esprime l'essenza, l'identità della persona e il senso della sua vita. Dio ha un nome. Non è una forza anonima. Svelare il proprio nome, è farsi conoscere agli altri; in qualche modo è consegnare se stesso rendendosi accessibile, capace d'essere conosciuto più intimamente e di essere chiamato personalmente.


204 Dio si è rivelato al suo popolo progressivamente e sotto diversi nomi; ma la rivelazione del Nome divino fatta a Mosè nella teofania del roveto ardente, alle soglie dell'Esodo e dell'Alleanza del Sinai, si è mostrata come la rivelazione fondamentale per l'Antica e la Nuova Alleanza.


Il Dio vivente


205 Dio chiama Mosè dal mezzo di un roveto che brucia senza consumarsi, e gli dice: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe" (Ex 3,6). Dio è il Dio dei padri, colui che aveva chiamato e guidato i patriarchi nelle loro peregrinazioni. E' il Dio fedele e compassionevole che si ricorda di loro e delle sue promesse; egli viene per liberare i loro discendenti dalla schiavitù. Egli è il Dio che, al di là dello spazio e del tempo, lo può e lo vuole e che, per questo disegno, metterà in atto la sua onnipotenza.


"Io sono Colui che sono"


Mosè disse a Dio: "Ecco, io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa rispondero loro?". Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi. . . Questo è il mio nome per sempre: questo è il titolo con cui saro ricordato di generazione in generazione" (Ex 3,13-15).


206 Rivelando il suo Nome misterioso di YHWH, "Io sono colui che E'" oppure "Io sono colui che Sono" o anche "Io sono chi Io sono", Dio dice chi egli è e con quale nome lo si deve chiamare. Questo Nome divino è misterioso come Dio è Mistero. Ad un tempo è un Nome rivelato e quasi il rifiuto di un nome; proprio per questo esprime, come meglio non si potrebbe, la realtà di Dio, infinitamente al di sopra di tutto cio che possiamo comprendere o dire: egli è il "Dio nascosto" (Is 45,15), il suo Nome è ineffabile, [Cf Gdc 13,18 ] ed è il Dio che si fa vicino agli uomini.


207 Rivelando il suo Nome, Dio rivela al tempo stesso la sua fedeltà che è da sempre e per sempre, valida per il passato (Io sono il Dio dei tuoi padri", Ex 3,6). Dio che rivela il suo Nome come "Io sono" si rivela come il Dio che è sempre là, presente accanto al suo popolo per salvarlo.


208 Di fronte alla presenza affascinante e misteriosa di Dio, l'uomo scopre la propria piccolezza. Davanti al roveto ardente, Mosè si toglie i sandali e si vela il viso [Cf Ex 3,5-6 ] al cospetto della Santità divina. Davanti alla Gloria del Dio tre volte santo, Isaia esclama: "Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono" (Is 6,5). Davanti ai segni divini che Gesù compie, Pietro esclama: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5,8). Ma poiché Dio è santo, può perdonare all'uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: "Non daro sfogo all'ardore della mia ira. . . perché sono Dio e non uomo, sono il Santo in mezzo a te" (Os 11,9). Anche l'apostolo Giovanni dirà: "Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa" (1Jn 3,19-20).


209 Il Popolo d'Israele non pronuncia il Nome di Dio, per rispetto alla sua santità.Nella lettura della Sacra Scrittura il Nome rivelato è sostituito con il titolo divino "Signore" (Adonai", in greco "Kyrios"). Con questo titolo si proclamerà la divinità di Gesù: "Gesù è il Signore".


"Dio di misericordia e di pietà"


210 Dopo il peccato di Israele, che si è allontanato da Dio per adorare il vitello d'oro, [Cf Ex 32 ] Dio ascolta l'intercessione di Mosè ed acconsente a camminare in mezzo ad un popolo infedele, manifestando in tal modo il suo amore [Cf Ex 33,12-17 ]. A Mosè che chiede di vedere la sua gloria, Dio risponde: "Faro passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamero il mio nome: Signore [YHWH], davanti a te" (Ex 33,18-19). E il Signore passa davanti a Mosè e proclama: "YHWH, YHWH, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Ex 34,5-6). Mosè allora confessa che il Signore è un Dio che perdona [Cf Ex 34,9 ].


211 Il Nome divino "Io sono" o "Egli è" esprime la fedeltà di Dio il quale, malgrado l'infedeltà del peccato degli uomini e il castigo che merita, "conserva il suo favore per mille generazioni" (Ex 34,7). Dio rivela di essere "ricco di misericordia" (Ep 2,4) arrivando a dare il suo Figlio. Gesù, donando la vita per liberarci dal peccato, rivelerà che anch'egli porta il Nome divino: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io sono" (Jn 8,28).


Dio solo E'


212 Lungo i secoli, la fede d'Israele ha potuto sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del Nome divino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei [Cf Is 44,6 ]. Egli trascende il mondo e la storia. E' lui che ha fatto il cielo e la terra: "essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste. . . ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine" (Ps 102,27-28). In lui "non c'è variazione né ombra di cambiamento" (Jc 1,17). Egli è "colui che è" da sempre e per sempre, e percio resta sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.


213 La rivelazione del Nome ineffabile "Io sono colui che sono" contiene dunque la verità che Dio solo E'. In questo senso già la traduzione dei Settanta e, sulla sua scia, la Tradizione della Chiesa hanno inteso il Nome divino: Dio è la pienezza dell'Essere e di ogni perfezione, senza origine e senza fine. Mentre tutte le creature hanno ricevuto da lui tutto cio che sono e che hanno, egli solo è il suo stesso essere ed è da se stesso tutto cio che è.


III. Dio, "colui che è", è Verità e Amore



214 Dio, "colui che è", si è rivelato a Israele come colui che è "ricco di grazia e di fedeltà" (Ex 34,6). Questi due termini esprimono in modo sintetico le ricchezze del Nome divino. In tutte le sue opere Dio mostra la sua benevolenza, la sua bontà, la sua grazia, il suo amore; ma anche la sua affidabilità, la sua costanza, la sua fedeltà, la sua verità. "Rendo grazie al tuo Nome per la tua fedeltà e la tua misericordia" (Ps 138,2) [Cf Ps 85,11 ]. Egli è la Verità, perché "Dio è Luce e in lui non ci sono tenebre" (1Jn 1,5); egli è "Amore", come insegna l'apostolo Giovanni (1Jn 4,8).


Dio è la Verità


215 "La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia" (Ps 119,160). "Ora, Signore, tu sei Dio, e le tue parole sono verità" (); per questo le promesse di Dio si realizzano sempre [Cf Dt 7,9 ]. Dio è la stessa Verità, le sue parole non possono ingannare. Proprio per questo ci si può affidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà della sua Parola in ogni cosa. L'origine del peccato e della caduta dell'uomo fu una menzogna del tentatore, che indusse a dubitare della Parola di Dio, della sua bontà e della sua fedeltà.


216 La verità di Dio è la sua sapienza che regge tutto l'ordine della creazione e del governo del mondo [Cf Sap 13,1-9 ]. Dio che, da solo, "ha fatto cielo e terra" (Ps 115,15), può donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui [Cf Sap 7,17-21 ].


217 Dio è veritiero anche quando rivela se stesso: "un insegnamento fedele" è "sulla sua bocca" (Ml 2,6). Quando manderà il suo Figlio nel mondo, sarà "per rendere testimonianza alla Verità" (Jn 18,37): "Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio" (1Jn 5,20) [Cf Jn 17,3 ].


Dio è Amore


218 Israele, nel corso della sua storia, ha potuto scoprire che uno solo era il motivo per cui Dio gli si era rivelato e lo aveva scelto fra tutti i popoli perché gli appartenesse: il suo amore gratuito [Cf Dt 4,37; Dt 7,8; Dt 10,15 ]. Ed Israele, per mezzo dei profeti, ha compreso che, ancora per amore, Dio non ha mai cessato di salvarlo [Cf Is 43,1-7 ] e di perdonargli la sua infedeltà e i suoi peccati [Cf Os 2 ].


219 L'amore di Dio per Israele è paragonato all'amore di un padre per il proprio figlio [Cf Os 11,1 ]. E' un amore più forte dell'amore di una madre per i suoi bambini [Cf Is 49,14-15 ]. Dio ama il suo Popolo più di quanto uno sposo ami la propria sposa; [Cf Is 62,4-5 ] questo amore vincerà anche le più gravi infedeltà; [Cf Ez 16; Os 11 ] arriverà fino al dono più prezioso: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Jn 3,16).


220 L'amore di Dio è "eterno" (Is 54,8): "Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto" (Is 54,10). "Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà" ().


221 Ma san Giovanni si spingerà oltre affermando: "Dio è Amore" (1Jn 4,8 1Jn 4,16): l'Essere stesso di Dio è Amore. Mandando, nella pienezza dei tempi, il suo Figlio unigenito e lo Spirito d'Amore, Dio rivela il suo segreto più intimo: [Cf 1Co 2,7-16; Ep 3,9-12 ] è lui stesso eterno scambio d'amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, e ci ha destinati ad esserne partecipi.


IV. Conseguenze della fede nel Dio unico


222 Credere in Dio, l'Unico, ed amarlo con tutto il proprio essere comporta per tutta la nostra vita enormi conseguenze:


223 Conoscere la grandezza e la maestà di Dio: "Ecco, Dio è cosi grande, che non lo comprendiamo" (). Proprio per questo Dio deve essere "servito per primo" [Santa Giovanna d'Arco, Dictum].


224 Vivere in rendimento di grazie: se Dio è l'Unico, tutto cio che siamo e tutto cio che abbiamo viene da lui: "Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?" (1Co 4,7). "Che cosa rendero al Signore per quanto mi ha dato?" (Ps 116,12).


225 Conoscere l'unità e la vera dignità di tutti gli uomini: tutti sono fatti "a immagine e somiglianza di Dio" (Gn 1,26).


226 Usare rettamente le cose create: la fede nell'Unico Dio ci conduce ad usare tutto cio che non è lui nella misura in cui ci avvicina a lui, e a staccarcene nella misura in cui da lui ci allontana [Cf Mt 5,29-30; Mt 16,24; Mt 19,23-24 ].


Mio Signore e mio Dio, togli da me quanto mi allontana da te.


Mio Signore e mio Dio, dammi tutto cio che mi conduce a te.


Mio Signore e mio Dio, toglimi a me e dammi tutto a te [San Nicolao di Flüe, Preghiera].


227 Fidarsi di Dio in ogni circostanza, anche nell'avversità. Una preghiera di santa Teresa di Gesù esprime cio mirabilmente:


Niente ti turbi / niente ti spaventi.


Tutto passa / Dio non cambia.


La pazienza ottiene tutto. / Chi ha Dio


non manca di nulla. / Dio solo basta


[Santa Teresa di Gesù, Poesie, 30].


In sintesi


228 "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo..." (Dt 6,4 Mc 12,29). "L'Essere supremo deve necessariamente essere unico, cioè senza eguali... Se Dio non è unico, non è Dio" [Tertulliano, Adversus Marcionem, 1, 3].


229 La fede in Dio ci conduce a volgerci a lui solo come alla nostra prima rigine e al nostro ultimo fine,


e a non anteporre o sostituire nulla a lui.


230 Dio, mentre si rivela, rimane un Mistero ineffabile: "Se lo comprendessi, non sarebbe Dio" [Sant'Agostino, Sermones, 52, 6, 16: PL 38, 360].


231 Il Dio della nostra fede si è rivelato come colui che è; si è fatto conoscere come "ricco di grazia e di misericordia" (Ex 34,6). Il suo Essere stesso è Verità e Amore.


Paragrafo 2



IL PADRE


I. "Nel nome del Padre e del Figlio


e dello Spirito Santo"


232 I cristiani vengono battezzati "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19). Prima rispondono "Io credo" alla triplice domanda con cui ad essi si chiede di confessare la loro fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito: "Fides omnium christianorum in Trinitate consistit La fede di tutti i cristiani si fonda sulla Trinità" [San Cesario d'Arles, Expositio symboli (sermo 9): CCL 103, 48].


233 I cristiani sono battezzati "nel nome" - e non "nei nomi" - del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; [Professione di fede del papa Vigilio nel 552: Denz. -Schönm., 415] infatti non vi è che un solo Dio, il Padre onnipotente e il Figlio suo unigenito e lo Spirito Santo: la Santissima Trinità.


234 Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. E' il mistero di Dio in se stesso. E' quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. E' l'insegnamento più fondamentale ed essenziale nella "gerarchia delle verità" di fede [Congregazione per il clero, Direttorio catechistico generale, 43]. "Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato" [Congregazione per il clero, Direttorio catechistico generale, 43].


235 In questo paragrafo, si esporrà in breve in qual modo è stato rivelato il mistero della Beata Trinità (I), come la Chiesa ha formulato la dottrina della fede in questo mistero (II), e infine, come, attraverso le missioni divine del Figlio e dello Spirito Santo, Dio Padre realizza il suo "benevolo disegno" di creazione, redenzione e santificazione (III).


236 I Padri della Chiesa fanno una distinzione tra la "Theologia" e l'"Oikonomia", designando con il primo termine il mistero della vita intima del Dio-Trinità, e con il secondo tutte le opere di Dio, con le quali egli si rivela e comunica la sua vita. Attraverso l' "Oikonomia" ci è rivelata la "Theologia"; ma, inversamente, è la "Theologia" che illumina tutta l' "Oikonomia". Le opere di Dio rivelano chi egli è in se stesso; e, inversamente, il mistero del suo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue opere. Avviene cosi, analogicamente, tra le persone umane. La persona si mostra attraverso le sue azioni, e, quanto più conosciamo una persona, tanto più comprendiamo le sue azioni.


237 La Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei "misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati" [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3015]. Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario nell'opera della creazione e nella sua Rivelazione lungo il corso dell'Antico Testamento. Ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d'Israele, prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo.


II. La Rivelazione di Dio come Trinità


Il Padre rivelato dal Figlio


238 In molte religioni Dio viene invocato come "Padre". Spesso la divinità è considerata come "padre degli dèi e degli uomini". Presso Israele, Dio è chiamato Padre in quanto Creatore del mondo [Cf Dt 32,6; Ml 2,10 ]. Ancor più Dio è Padre in forza dell'Alleanza e del dono della Legge fatto a Israele, suo "figlio primogenito" (Ex 4,22). E' anche chiamato Padre del re d'Israele [Cf 2Sam 7,14 ]. In modo particolarissimo Egli è "il Padre dei poveri", dell'orfano, della vedova, che sono sotto la sua protezione amorosa [Cf Ps 68,6 ].


239 Chiamando Dio con il nome di "Padre", il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della maternità, [Cf Is 66,13; 239 Ps 131,2 ] che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà cosi all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, pero, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene percio ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane, [Cf Ps 27,10 ] pur essendone l'origine e il modello: [Cf Ep 3,14; Is 49,15 ] nessuno è padre quanto Dio.


240 Gesù ha rivelato che Dio è "Padre" in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo Unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27).


241 Per questo gli Apostoli confessano Gesù come "il Verbo" che "in principio" "era presso Dio", "il Verbo" che "era Dio" (Jn 1,1), come "l'immagine del Dio invisibile" (Col 1,15), come l'"irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza" (He 1,3).


242 Sulla loro scia, seguendo la Tradizione Apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che il Figlio è "consustanziale" al Padre, cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella sua formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato "il Figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre" [Denz. -Schönm., 150].


Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito


243 Prima della sua Pasqua, Gesù annunzia l'invio di un "altro Paraclito" (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione, [Cf Gen 1,2 ] che già aveva "parlato per mezzo dei profeti" (Simbolo di Nicea-Costantinopoli), dimorerà presso i discepoli e sarà in loro, [Cf Jn 14,17 ] per insegnare loro ogni cosa [Cf Jn 14,26 ] e guidarli "alla verità tutta intera" (Jn 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un'altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.


244 L'origine eterna dello Spirito si rivela nella sua missione nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli e alla Chiesa sia dal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in persona, dopo il suo ritorno al Padre [Cf Jn 14,26; Jn 15,26; Jn 16,14 ]. L'invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazione di Gesù [Cf Jn 7,39 ] rivela in pienezza il Mistero della Santa Trinità.


245 La fede apostolica riguardante lo Spirito è stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a Costantinopoli: "Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà vita; che procede dal Padre" [Denz. -Schönm., 150]. Cosi la Chiesa riconosce il Padre come "la fonte e l'origine di tutta la divinità" [Concilio di Toledo VI (638): Denz. -Schönm., 490]. L'origine eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con quella del Figlio: "Lo Spirito Santo, che è la Terza Persona della Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della stessa natura... Tuttavia, non si dice che Egli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito del Padre e del Figlio" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 527]. Il Credo del Concilio di Costantinopoli della Chiesa confessa: "Con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato" [Denz.-Schönm., 150].


246 La tradizione latina del Credo confessa che lo Spirito "procede dal Padre e dal Figlio [Filioque] ". Il Concilio di Firenze, nel 1439, esplicita: "Lo Spirito Santo ha la sua essenza e il suo essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal Figlio e. . . procede eternamente dall'Uno e dall'Altro come da un solo Principio e per una sola spirazione. . . E poiché tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo ha donato al suo unico Figlio generandolo, ad eccezione del suo essere Padre, anche questo procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio lo riceve dall'eternità dal suo Padre che ha generato il Figlio stesso" [Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1300-1301].


247 L'affermazione del Filioque mancava nel Simbolo confessato a Costantinopoli nel 381. Ma sulla base di una antica tradizione latina e alessandrina, il Papa san Leone l'aveva già dogmaticamente confessata nel 447, [Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: Denz. -Schönm., 284] prima che Roma conoscesse e ricevesse, nel 451, durante il Concilio di Calcedonia, il Simbolo del 381. L'uso di questa formula nel Credo è entrato a poco a poco nella Liturgia latina (tra i secoli VIII e XI). L'introduzione del "Filioque" nel Simbolo di Nicea-Costantinopoli da parte della Liturgia latina costituisce tuttavia, ancora oggi, un punto di divergenza con le Chiese ortodosse.


248 La tradizione orientale mette innanzi tutto in rilievo che il Padre, in rapporto allo Spirito, è l'origine prima. Confessando che lo Spirito "procede dal Padre" (Jn 15,26), afferma che lo Spirito procede dal Padre attraverso il Figlio [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2]. La tradizione occidentale dà maggior risalto alla comunione consustanziale tra il Padre e il Figlio affermando che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio (Filioque). Lo dice "lecitamente e ragionevolmente"; [Concilio di Firenze (1439): Denz. -Schönm., 1302] infatti l'ordine eterno delle Persone divine nella loro comunione consustanziale implica che il Padre sia l'origine prima dello Spirito in quanto "principio senza principio", [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1331] ma pure che, in quanto Padre del Figlio Unigenito, Egli con Lui sia "l'unico principio dal quale procede lo Spirito Santo" [Cf Concilio di Lione II (1274): Denz. -Schönm., 850]. Questa legittima complementarità, se non viene inasprita, non scalfisce l'identità della fede nella realtà del medesimo mistero confessato.


III. La Santa Trinità nella dottrina della fede


La formazione del dogma trinitario


249 La verità rivelata della Santa Trinità è stata, fin dalle origini, alla radice della fede vivente della Chiesa, principalmente per mezzo del Battesimo. Trova la sua espressione nella regola della fede battesimale, formulata nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera della Chiesa. Simili formulazioni compaiono già negli scritti apostolici, come ad esempio questo saluto, ripreso nella Liturgia eucaristica: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2Co 13,13) [Cf 1Co 12,4-6; Ep 4,4-6 ].


250 Nel corso dei primi secoli, la Chiesa ha cercato di formulare in maniera più esplicita la sua fede trinitaria, sia per approfondire la propria intelligenza della fede, sia per difenderla contro errori che la alteravano. Fu questa l'opera degli antichi Concili, aiutati dalla ricerca teologica dei Padri della Chiesa e sostenuti dal senso della fede del popolo cristiano.


251 Per la formulazione del dogma della Trinità, la Chiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo a nozioni di origine filosofica: "sostanza", "persona" o "ipostasi", "relazione", ecc. Cosi facendo, non ha sottoposto la fede ad una sapienza umana, ma ha dato un significato nuovo, insolito a questi termini assunti ora a significare anche un Mistero inesprimibile, "infinitamente al di là di tutto cio che possiamo concepire a misura d'uomo" [ Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 2].


252 La Chiesa adopera il termine "sostanza" (reso talvolta anche con "essenza" o "natura") per designare l'Essere divino nella sua unità, il termine "persona" o "ipostasi" per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale distinzione reciproca, il termine "relazione" per designare il fatto che la distinzione tra le Persone divine sta nel riferimento delle une alle altre.


Il dogma della Santa Trinità


253 La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: "la Trinità consustanziale" [Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: "Il Padre è tutto cio che è il Figlio, il Figlio tutto cio che è il Padre, lo Spirito Santo tutto cio che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 530]. "Ognuna delle tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l'essenza o la natura divina" [Concilio Lateranense IV (1215): Denz.-Schönm., 804].


254 Le Persone divine sono realmente distinte tra loro. "Dio è unico ma non solitario" [Fides Damasi: Denz. -Schönm., 71]. "Padre", "Figlio" e "Spirito Santo" non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell'Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: "il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 530]. Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: "E' il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede" [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 804]. L'Unità divina è Trina.


255 Le Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l'unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: "Nei nomi relativi delle Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza" [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm. , 528]. Infatti "tutto è una cosa sola in loro, dove non si opponga la relazione" [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1330]. "Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio" [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1330].


256 Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche "il Teologo", consegna questa sintesi della fede trinitaria:


Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergero nell'acqua e da essa vi trarro. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola Divinità e Potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa. . . Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero. . . Dio le Tre Persone considerate insieme. . . Ho appena appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia. . [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 41: PG 36, 417].



IV. Le operazioni divine e le missioni trinitarie


257 "O lux, beata Trinitas et principalis Unitas - O luce, Trinità beata e originaria Unità!" [Liturgia delle Ore, Inno ai Vespri "O lux beata Trinitas"]. Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente vuol comunicare la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della sua benevolenza, [Cf Ep 1,9 ] disegno che ha concepito prima della creazione del mondo nel suo Figlio diletto, "predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (Ep 1,4-5), cioè "ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8,29), in forza dello "Spirito da figli adottivi"(Rm 8,15). Questo progetto è una "grazia che ci è stata data. . . fin dall'eternità" (2Tm 1,9-10) e che ha come sorgente l'amore trinitario. Si dispiega nell'opera della creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione del Figlio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2-9].


258 Tutta l'Economia divina è l'opera comune delle tre Persone divine. Infatti, la Trinità, come ha una sola e medesima natura, cosi ha una sola e medesima operazione [Cf Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. "Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre principi della creazione, ma un solo principio" [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1331]. Tuttavia, ogni Persona divina compie l'operazione comune secondo la sua personale proprietà. Cosi la Chiesa rifacendosi al Nuovo Testamento [Cf 1Co 8,6 ] professa: "Uno infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno il Signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose" [Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. Le missioni divine dell'Incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo sono quelle che particolarmente manifestano le proprietà delle Persone divine.


259 Tutta l'Economia divina, opera comune e insieme personale, fa conoscere tanto la proprietà delle Persone divine, quanto la loro unica natura. Parimenti, tutta la vita cristiana è comunione con ognuna delle Persone divine, senza in alcun modo separarle. Chi rende gloria al Padre lo fa per il Figlio nello Spirito Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre lo attira [Cf Jn 6,44 ] e perché lo Spirito lo guida [Cf Rm 8,14 ].


260 Il fine ultimo dell'intera Economia divina è che tutte le creature entrino nell'unità perfetta della Beata Trinità [Cf Jn 17,21-23 ]. Ma fin d'ora siamo chiamati ad essere abitati dalla Santissima Trinità: "Se uno mi ama", dice il Signore, "osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Jn 14,23):


O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena come se la mia anima fosse già nell'eternità; nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo Mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia li, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice [Beata Elisabetta della Trinità, Preghiera].



Catechismo Chiesa Catt. 200