
Catechismo Chiesa Catt. 315
315 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo "disegno di benevolenza", che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.
316 Sebbene l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.
317 Dio solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.
318 Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per "creare" nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere a cio che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza "ex nihilo" - dal nulla) [Cf Congregazione per l'Educazione Cattolica, Decreto del 27 luglio 1914, Theses approbatae philosophiae tomisticae: Denz. -Schönm., 3624].
319 Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.
320 Dio, che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del suo Verbo, "questo Figlio che. . . sostiene tutto con la potenza della sua Parola" (He 1,3), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.
321 La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.
322 Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla Provvidenza del nostro Padre celeste [Cf Mt 6,26-34 ] e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate "in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi" (1P 5,7) [Cf Ps 55,23 ].
323 La Provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.
324 Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.
Paragrafo 5
325 Il Simbolo degli Apostoli professa che Dio è "il Creatore del cielo e della terra", e il Simbolo di Nicea-Costantinopoli esplicita: ". . . di tutte le cose visibili e invisibili".
326 Nella Sacra Scrittura, l'espressione "cielo e terra" significa: tutto cio che esiste, l'intera creazione. Indica pure, all'interno della creazione, il legame che ad un tempo unisce e distingue cielo e terra: "La terra" è il mondo degli uomini [Cf Ps 115,16 ]. "Il cielo", o "i cieli", può indicare il firmamento, [Cf Ps 19,2 ] ma anche il "luogo" proprio di Dio: il nostro "Padre che è nei cieli" (Mt 5,16) [Cf Ps 115,16 ] e, di conseguenza, anche il "cielo" che è la gloria escatologica. Infine, la parola "cielo" indica il "luogo" delle creature spirituali - gli angeli - che circondano Dio.
327 La professione di fede del Concilio Lateranense IV afferma che Dio "fin dal principio del tempo, creo dal nulla l'uno e l'altro ordine di creature, quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre; e poi l'uomo, quasi partecipe dell'uno e dell'altro, composto di anima e di corpo" [Concilio Lateranense IV: Denz. -Schönm., 800; cf Concilio Vaticano I: ibid., 3002 e Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 8].
L'esistenza degli angeli - una verità di fede
328 L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione.
Chi sono?
329 Sant'Agostino dice a loro riguardo: "Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus - La parola angelo designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo" [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 103, 1, 15]. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che "vedono sempre la faccia del Padre. . . che è nei cieli" (Mt 18,10), essi sono "potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola" (Ps 103,20).
330 In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali [Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3891] e immortali [Cf Lc 20,36 ]. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria [Cf Dn 10,9-12 ].
Cristo "con tutti i suoi angeli"
331 Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono "i suoi angeli": "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli. . . " (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui: "Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui" (Col 1,16). Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: "Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?" (He 1,14).
332 Essi, fin dalla creazione [Cf Gb 38,7 ] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, [Cf Gen 3,24 ] proteggono Lot, [Cf Gen 19 ] salvano Agar e il suo bambino, [Cf Gen 21,17 ] trattengono la mano di Abramo; [Cf Gen 22,11 ] la Legge viene comunicata "per mano degli angeli" (Ac 7,53), essi guidano il Popolo di Dio, [Cf Ex 23,20-23 ] annunziano nascite [Cf Gdc 13 ] e vocazioni, [Cf Gdc 6,11-24; Is 6,6 ] assistono i profeti, [Cf 1Re 19,5 ] per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Cf Lc 1,11; Lc 1,26 ].
333 Dall'Incarnazione all'Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio "introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio" (He 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: "Gloria a Dio. . . " (Lc 2,14). Essi proteggono l'infanzia di Gesù, [Cf Mt 1,20; 333 Mt 2,13; Mt 1,19 ] servono Gesù nel deserto, [Cf Mc 1,12; Mt 4,11 ] lo confortano durante l'agonia, [Cf Lc 22,43 ] quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici [Cf Mt 26,53 ] come un tempo Israele [Cf 2Mac 10,29-30; 333 2Mac 11,8 ]. Sono ancora gli angeli che "evangelizzano" (Lc 2,10) annunziando la Buona Novella dell'Incarnazione [Cf Lc 2,8-14 ] e della Risurrezione [Cf Mc 16,5-7 ] di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, [Cf Ac 1,10-11 ] saranno là, al servizio del suo giudizio [Cf Mt 13,41; 333 Mt 25,31; Lc 12,8-9 ].
Gli angeli nella vita della Chiesa
334 Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell'aiuto misterioso e potente degli angeli [Cf Ac 5,18-20; Ac 8,26-29; Ac 10,3-8; Ac 12,6-11; 334 Ac 27,23-25 ].
335 Nella Liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; [Messale Romano, "Sanctus"] invoca la loro assistenza (cosi nell'"In Paradisum deducant te angeli. . . " - In Paradiso ti accompagnino gli angeli - della Liturgia dei defunti, o ancora nell'"Inno dei Cherubini" della Liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi).
336 Dal suo inizio [Cf Mt 18,10 ] fino all'ora della morte [Cf Lc 16,22 ] la vita umana è circondata dalla loro protezione [Cf Ps 34,8; Ps 91,10-13 ] e dalla loro intercessione [Cf Gb 33,23-24; Zc 1,12; 336 Tb 12,12 ]. "Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita" [San Basilio di Cesarea, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656B]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.
337 E' Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura presenta simbolicamente l'opera del Creatore come un susseguirsi di sei giorni di "lavoro" divino, che terminano nel "riposo" del settimo giorno [Cf Gen 1,1-2,4 ]. Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra salvezza, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 11] che consentono di "riconoscere la natura intima di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 36].
338 Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell'inizio del tempo [Cf Sant'Agostino, De Genesi contra Manichaeos, 1, 2, 4: PL 35, 175].
339 Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propria perfezione. Per ognuna delle opere dei "sei giorni" è detto: "E Dio vide che cio era buono". "E' dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]. Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l'uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente.
340 L'interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l'aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre.
341 La bellezza dell'universo. L'ordine e l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti tra loro. L'uomo le scopre progressivamente come leggi della natura. Esse sono oggetto dell'ammirazione degli scienziati. La bellezza della creazione riflette la bellezza infinita del Creatore. Deve ispirare il rispetto e la sottomissione dell'intelligenza e della volontà dell'uomo.
342 La gerarchia delle creature è espressa dall'ordine dei "sei giorni", che va dal meno perfetto al più perfetto. Dio ama tutte le sue creature, [Cf Ps 145,9 ] si prende cura di ognuna, perfino dei passeri. Tuttavia, Gesù dice: "Voi valete più di molti passeri" (Lc 12,6-7), o ancora: "Quanto è più prezioso un uomo di una pecora!" (Mt 12,12).
343 L'uomo è il vertice dell'opera della creazione. Il racconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la creazione dell'uomo da quella delle altre creature [Cf Gen 1,26 ].
344 Esiste una solidarietà fra tutte le creature per il fatto che tutte hanno il medesimo Creatore e tutte sono ordinate alla sua gloria:
Laudato si, mi Signore, cun tutte le tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole
lo quale è iorno, e allumini noi per lui.
Ed ello è bello e radiante cun grande splendore:
de te, Altissimo, porta significazione. . . .
Laudato si, mi Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile e umile e preziosa e casta. .. .
Laudato si, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa
e produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba.. . .
Laudate e benedicite mi Signore,
e rengraziate e serviteli cun grande umiltate [San Francesco d'Assisi, Cantico delle creature].
345 Il Sabato - fine dell'opera dei "sei giorni". Il testo sacro dice che "Dio, nel settimo giorno porto a termine il lavoro che aveva fatto" e cosi "furono portati a compimento il cielo e la terra"; Dio "cesso nel settimo giorno da ogni suo lavoro", "benedisse il settimo giorno e lo consacro" (Gn 2,1-3). Queste parole ispirate sono ricche di insegnamenti salutari:
346 Nella creazione Dio ha posto un fondamento e delle leggi che restano stabili, [Cf He 4,3-4 ] sulle quali il credente potrà appoggiarsi con fiducia, e che saranno per lui il segno e il pegno della incrollabile fedeltà dell'Alleanza di Dio [Cf Ger 31,35-37; 346 Ger 33,19-26 ]. Da parte sua, l'uomo dovrà rimaner fedele a questo fondamento e rispettare le leggi che il Creatore vi ha inscritte.
347 La creazione è fatta in vista del Sabato e quindi del culto e dell'adorazione di Dio. Il culto è inscritto nell'ordine della creazione [Cf Gen 1,14 ]. "Operi Dei nihil praeponatur" - Nulla si anteponga all'"Opera di Dio", dice la Regola di san Benedetto, indicando in tal modo il giusto ordine delle preoccupazioni umane.
348 Il Sabato è al cuore della Legge di Israele. Osservare i comandamenti equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione.
349 L'ottavo giorno. Per noi, pero, è sorto un giorno nuovo: quello della Risurrezione di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la prima creazione. L'ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione. Cosi, l'opera della creazione culmina nell'opera più grande della Redenzione. La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima [Cf Messale Romano, Veglia Pasquale: orazione dopo la prima lettura].
350 Gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature: "Ad omnia bona nostra cooperantur angeli - Gli angeli cooperano ad ogni nostro bene" [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 114, 3, ad 3].
351 Gli angeli circondano Cristo, loro Signore. Lo servono soprattutto nel compimento della sua missione di salvezza per tutti gli uomini.
352 La Chiesa venera gli angeli che l'aiutano nel suo pellegrinaggio terreno, e che proteggono ogni essere umano.
353 Dio ha voluto la diversità delle sue creature e la loro bontà propria, la loro interdipendenza, il loro ordine. Ha destinato tutte le creature materiali al bene del genere umano. L'uomo, e attraverso lui l'intera creazione, sono destinati alla gloria di Dio.
354 Rispettare le leggi inscritte nella creazione e i rapporti derivanti dalla natura delle cose, è un principio di saggezza e un fondamento della morale.
Paragrafo 6
355 "Dio creo l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creo; maschio e femmina li creo" (Gn 1,27). L'uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è "a immagine di Dio" (I); nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale (II); è creato "maschio e femmina" (III); Dio l'ha stabilito nella sua amicizia (IV).
356 Di tutte le creature visibili, soltanto l'uomo è "capace di conoscere e di amare il proprio Creatore"; [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 12] "è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa"; [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 12] soltanto l'uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità.
Quale fu la ragione che tu ponessi l'uomo in tanta dignità? Certo l'amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l'hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno [Santa Caterina da Siena, Dialoghi, 4, 13, cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture della diciannovesima domenica].
357 Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. E' capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad una alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.
358 Dio ha creato tutto per l'uomo, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 12; 24; 39] ma l'uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione:
Qual è dunque l'essere che deve venire all'esistenza circondato di una tale considerazione? E' l'uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell'intera creazione: è l'uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio Unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l'uomo fino a sé e farlo sedere alla sua destra [San Giovanni Crisostomo, Sermones in Genesim, 2, 1: PG 54, 587D-588A].
359 "In realtà solamente nel Mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo": [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]
Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo... "Il primo uomo, Adamo, - dice - divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita". Quel primo fu creato da quest'ultimo, dal quale ricevette l'anima per vivere... Il secondo Adamo plasmo il primo e gli impresse la propria immagine. E cosi avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere cio che egli aveva fatto a sua immagine. C'è un primo Adamo e c'è un ultimo Adamo. Il primo ha un inizio, l'ultimo non ha fine Proprio quest'ultimo infatti è veramente il primo dal momento che dice: "Sono io, io solo, il primo e anche l'ultimo" [San Pietro Crisologo, Sermones, 117 PL 52, 520B, cf Liturgia delle ore, IV, Uffici delle letture del sabato della ventinovesima settimana.]
360 Grazie alla comune origine il genere umano forma una unità. Dio infatti "creo da uno solo tutte le nazioni degli uomini" (Ac 17,26): [Cf Tb 8,6 ]
Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell'unità della sua origine in Dio...; nell'unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un'anima spirituale; nell'unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell'unità del suo "habitat": la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell'unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell'unità dei mezzi per raggiungere tale fine;... nell'unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo [Pio XII, Lett. enc. Summi Pontificatus; cf Conc. Ecum. Vat. II, Nostra aetate, 1].
361 "Questa legge di solidarietà umana e di carità", [Pio XII, Lett. enc. Summi Pontificatus; cf Conc. Ecum. Vat. II, Nostra aetate, 1] senza escludere la ricca varietà delle persone, delle culture e dei popoli, ci assicura che tutti gli uomini sono veramente fratelli.
362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice che "Dio plasmo l'uomo con polvere del suolo e soffio nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente" (Gn 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.
363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, [Cf Mt 16,25-26; Jn 15,13 ] oppure tutta la persona umana [Cf Ac 2,41 ]. Ma designa anche tutto cio che nell'uomo vi è di più intimo [Cf Mt 26,38; Jn 12,27 ] e di maggior valore, [Cf Mt 10,28; 2Mac 6,30 ] cio per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: "anima" significa il principio spirituale nell'uomo.
364 Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di "immagine di Dio": è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel Corpo di Cristo, il tempio dello Spirito [Cf 1Co 6,19-20; 1Co 15,44-45 ].
Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, cosi che questi attraverso di lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14].
365 L'unità dell'anima e del corpo è cosi profonda che si deve considerare l'anima come la "forma" del corpo; [Cf Concilio di Vienne (1312): Denz. -Schönm., 902] cio significa che grazie all'anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.
366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio [Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3896; Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 8] - non è "prodotta" dai genitori - ed è immortale: [Cf Concilio Lateranense V (1513): Denz. -Schönm., 1440] essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.
367 Talvolta si dà il caso che l'anima sia distinta dallo spirito. Cosi san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, "spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore" (1Th 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell'anima [Concilio di Costantinopoli IV (870): Denz. -Schönm., 657]. "Spirito" significa che sin dalla sua creazione l'uomo è ordinato al suo fine sopranna turale, [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3005; cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22] e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio [Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3891].
368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di "profondità dell'essere",[Cf Ger 31,33 ] dove la persona si decide o no per Dio [Cf Dt 6,5; Dt 29,3; Is 29,13; Ez 36,22; Mt 6,21; Lc 8,15; Rm 5,5 ].
Uguaglianza e diversità volute da Dio
369 L'uomo e la donna sono creati, cioè sono voluti da Dio: in una perfetta uguaglianza per un verso, in quanto persone umane, e, per l'altro verso, nel loro rispettivo essere di maschio e di femmina. "Essere uomo", "essere donna" è una realtà buona e voluta da Dio: l'uomo e la donna hanno una insopprimibile dignità, che viene loro direttamente da Dio, loro Creatore [Cf Gen 2,7; Gen 2,22 ]. L'uomo e la donna sono, con una identica dignità, "a immagine di Dio". Nel loro "essere-uomo" ed "essere-donna", riflettono la sapienza e la bontà del Creatore.
370 Dio non è a immagine dell'uomo. Egli non è né uomo né donna. Dio è puro spirito, e in lui, percio, non c'è spazio per le differenze di sesso. Ma le "perfezioni" dell'uomo e della donna riflettono qualche cosa dell'infinita perfezione di Dio: quelle di una madre [Cf Is 49,14-15; Is 66,13; Ps 131,2-3 ] e quelle di un padre e di uno sposo [Cf Os 11,1-4; 370 Ger 3,4-19 ].
"L'uno per l'altro" - "una unità a due"
371 Creati insieme, l'uomo e la donna sono voluti da Dio l'uno per l'altro. La Parola di Dio ce lo lascia capire attraverso diversi passi del testo sacro. "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gn 2,18). Nessuno degli animali può essere questo "vis-à-vis" dell'uomo [Cf Gen 2,19-20 ]. La donna che Dio "plasma" con la costola tolta all'uomo e che conduce all'uomo, strappa all'uomo un grido d'ammirazione, un'esclamazione d'amore e di comunione: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa" (Gn 2,23). L'uomo scopre la donna come un altro "io", della stessa umanità.
372 L'uomo e la donna sono fatti "l'uno per l'altro": non già che Dio li abbia creati "a metà" ed "incompleti"; li ha creati per una comunione di persone, nella quale ognuno può essere "aiuto" per l'altro, perché sono ad un tempo uguali in quanto persone (osso dalle mie ossa. . . ") e complementari in quanto maschio e femmina. Nel matrimonio, Dio li unisce in modo che, formando "una sola carne" (Gn 2,24), possano trasmettere la vita umana: "Siate fecondi e moltiplicatevi,riempite la terra"(Gn 1,28) Trasmettendo ai loro figli la vita umana, l'uomo e la donna, come sposi e genitori, cooperano in un modo unico all'opera del Creatore [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50].
373 Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a "dominare" la terra [Cf Gen 1,28 ] come "amministratori" di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, "che ama tutte le cose esistenti" (Sg 11,24), l'uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.
374 Il primo uomo non solo è stato creato buono, ma è stato anche costituito in una tale amicizia con il suo Creatore e in una tale armonia con se stesso e con la creazione, che saranno superate soltanto dalla gloria della nuova creazione in Cristo.
375 La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato "di santità e di giustizia originali" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1511]. La grazia della santità originale era una "partecipazione alla vita divina" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 2].
376 Tutte le dimensioni della vita dell'uomo erano potenziate dall'irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell'intimità divina, l'uomo non avrebbe dovuto né morire, [Cf Gen 2,17; Gen 3,19 ] né soffrire [Cf Gen 3,16 ]. L'armonia interiore della persona umana, l'armonia tra l'uomo e la donna, [Cf Gen 2,25 ] infine l'armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta "giustizia originale".
377 Il "dominio" del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all'uomo, si realizzava innanzi tutto nell'uomo stesso come padronanza di sé. L'uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza [Cf 1Jn 2,16 ] che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gli imperativi della ragione.
378 Il segno della familiarità dell'uomo con Dio è il fatto che Dio lo colloca nel giardino, [Cf Gen 2,8 ] dove egli vive " per coltivarlo e custodirlo " (Gn 2,15): il lavoro non è una fatica penosa, [Cf Gen 3,17-19 ] ma la collaborazione dell'uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile.
379 Per il peccato dei nostri progenitori andrà perduta tutta l'armonia della giustizia originale che Dio, nel suo disegno, aveva previsto per l'uomo.
380 "Padre santo, . . . a tua immagine hai formato l'uomo, alle sue mani operose hai affidato l'universo, perché, nell'obbedienza a te, suo Creatore, esercitasse il dominio sul creato" [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].
381 L'uomo è predestinato a riprodurre l'immagine del Figlio di Dio fatto uomo - "immagine del Dio invisibile" (Col 1,15) - affinché Cristo sia il primogenito di una moltitudine di fratelli e sorelle [Cf Ep 1,3-6; Rm 8,29 ].
382 L'uomo è "unità di anima e di corpo" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14]. La dottrina della fede afferma che l'anima spirituale e immortale è creata direttamente da Dio.
383 "Dio non creo l'uomo lasciandolo solo: fin da principio "maschio e femmina li creo" (Gn 1,27), e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14].
384 La Rivelazione ci fa conoscere lo stato di santità e di giustizia originali dell'uomo e della donna prima del peccato: dalla loro amicizia con Dio derivava la felicità della loro esistenza nel Paradiso.
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385 Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia nessuno sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura - che appaiono legati ai limiti propri delle creature - e soprattutto al problema del male morale. Da dove viene il male? "Quaerebam unde malum et non erat exitus - Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta", dice sant'Agostino, [Sant'Agostino, Confessiones, 7, 7, 11] e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti "il mistero dell'iniquità" (2Th 2,7) si illumina soltanto alla luce del "Mistero della pietà" (1Tm 3,16). La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia [Cf Rm 5,20 ]. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore [Cf Lc 11,21-22; Jn 16,11; 1Jn 3,8 ].
ha sovrabbondato la grazia"
La realtà del peccato
386 Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia.
387 La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si chiarisce soltanto alla luce della Rivelazione divina. Senza la conoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita, come una debolezza psicologica, un errore, come l'inevitabile conseguenza di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente.
Il peccato originale - una verità essenziale della fede
388 Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato. Sebbene il Popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era pero in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, significato che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della Risurrezione di Gesù Cristo [Cf Rm 5,12-21 ]. Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. E' lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere "il mondo quanto al peccato" (Jn 16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore.
389 La dottrina del peccato originale è, per cosi dire, "il rovescio" della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, [Cf 1Co 2,16 ] ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al Mistero di Cristo.
Per leggere il racconto della caduta
390 Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 13]. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1513; Pio XII, Lett.enc. Humani generis: Denz.-Schönm., 3897; Paolo VI, discorso dell'11 luglio 1966].
Catechismo Chiesa Catt. 315