
Udienze 2008 - San Paolo (1)
Liebe Brüder und Schwestern!
Einen frohen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum. Besonders grüße ich den Dresdner Kapellknabenchor und danke für den Gesang, den sie uns geshenkt haben, ich grüße die Studentenverbindungen aus Wien und so viele Jugendliche, die heute unter uns sind. Der Apostel Paulus ist ein großes Beispiel der Liebe zu Christus und zu seiner Kirche. Das Paulusjahr soll uns dazu anspornen, ihn nachzuahmen und unseren Mitmenschen das Evangelium zu verkünden. Dabei begleite euch der Segen des Allmächtigen Gottes!
Queridos hermanos y hermanas:
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, al grupo de sacerdotes de la Diócesis de Tarazona, con su Obispo, Monseñor Demetrio Fernández, y a los Seminaristas de Toledo y de Terrassa. Saludo también a los peregrinos y grupos parroquiales venidos de Costa Rica, El Salvador, España, México, Uruguay, Venezuela y de otros países latinoamericanos. Que el ejemplo y la enseñanza de San Pablo os ayude a amar más a Cristo y a anunciarlo a los demás con vuestra vida y vuestra palabra. Que Dios os bendiga.
Amados peregrinos vindos do Brasil e todos os presentes de língua portuguesa, de coração vos saúdo com votos de que esta vossa paragem junto do túmulo dos Príncipes dos Apóstolos, Pedro e Paulo, revigore os laços cristãos que fazem de todos nós a mesma e única Igreja espalhada até aos confins do mundo. Que o amor de Deus reine nos vossos corações… e a terra será nova. As maiores felicidades para cada um de vós e vossos queridos, com a Bênção que vos dou em nome do Senhor.
Saluto in lingua polacca:
Witam serdecznie pielgrzymów polskich. Zycze, by wasz pobyt w Rzymie na poczatku obchodów Roku sw. Pawla byl dla was zacheta do poznania sylwetki Apostola Narodów i jego dziela. Niech jego zapal ewangeliczny przeniknie wasze serca i waszych bliskich. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Vi auguro che il vostro soggiorno a Roma all’inizio dell’Anno paolino sia per voi un incentivo per conoscere meglio la figura dell’Apostolo delle Genti e il suo insegnamento. Che il suo ardore evangelico infiammi i vostri cuori e i cuori dei vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto in lingua ungherese:
Isten hozta a magyar zarándokokat, különösen is a Soproni Szent Orsolya Katolikus Gimnázium diákjait. Kívánom nektek és szeretteiteknek, hogy a Szentírás napi olvasása által felismerjétek Isten akaratát és kövessétek Krisztust. Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini ungheresi, particolarmente gli studenti della Scuola Cattolica di Santa Ursula di Sopron. A voi e ai vostri cari auguro che la lettura quotidiana della Bibbia vi aiuta a conoscere sempre meglio la volontà di Dio e a seguire il Cristo. Con la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovacca:
S láskou vítam pútnikov z Nitry.
Bratia a sestry, v sobotu Slovensko bude slávit sviatok svojich patrónov – svätých bratov Cyrila a Metoda. Oni sú pre nás príkladom jednoty vo viere. Zostante verní tomuto ich odkazu. Zo srdca žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Con affetto do un benvenuto ai pellegrini provenienti da Nitra.
Fratelli e sorelle, sabato la Slovacchia celebrerà la festa dei suoi patroni – i Santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi sono per noi lesempio dell’unità nella fede. Rimanete fedeli a questo sublime esempio. Di cuore benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
S velikom radošcu pozdravljam hrvatske hodocasnike, a posebno krizmanike iz konkatedralne župe Svetoga Petra apostola iz Splita. Dragi mladi, sjetite se i vi poput vašega zaštitnika u svom srcu cesto odgovoriti Isusu rijecima „Gospodine, ti znaš da te ljubim“. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Con grande gioia saluto i pellegrini croati, specialmente i cresimandi della parrocchia concattedrale di San Pietro apostolo di Split. Cari giovani, ricordate anche voi, come il vostro protettore, rispondere spesso nel vostro cuore al Gesù con le parole “Signore, tu sai che ti amo”. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Saluto i pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le religiose appartenenti a vari Istituti qui presenti, e specialmente le partecipanti al Capitolo Generale delle Suore Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote. Care Sorelle, grazie per la vostra visita. Possa questo incontro col Successore di Pietro esservi di stimolo a continuare con fervore nel vostro cammino di fede, così da realizzare, fedeli al carisma originario, comunità capaci di esprimere una incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi. Saluto la Comunità Cenacolo, che celebra il 25° anniversario di fondazione, e auguro che continui ad essere per tanti giovani una famiglia dove, incontrando Cristo, possano rinascere alla speranza e all’amore. Saluto i rappresentanti dell’Associazione culturale cristiana Italo-Ucraina e li incoraggio a perseverare nel loro impegno di diffondere la cultura della solidarietà,
Rivolgo, infine, un saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, Gesù vi chiama ad essere "pietre vive" della Chiesa. Corrispondete con generosità al suo invito, ciascuno secondo il proprio dono e la propria responsabilità. Cari malati, offrite la vostra sofferenza a Cristo crocifisso per cooperare alla redenzione del mondo. E voi, cari sposi novelli, siate consapevoli dell'insostituibile missione a cui vi impegna il Sacramento del matrimonio.
Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Cari fratelli e sorelle!
Rientrato da Bressanone, dove ho potuto trascorrere un periodo di riposo, sono contento di incontrare e salutare voi, cari abitanti di Castel Gandolfo, e voi, pellegrini, che siete venuti quest’oggi a farmi visita. Vorrei ancora una volta ringraziare quanti mi hanno accolto e hanno vegliato sul mio soggiorno in montagna. Sono stati giorni di serena distensione, durante i quali non ho cessato di ricordare al Signore quanti si affidano alle mie preghiere. E sono veramente tantissimi quelli che mi scrivono chiedendo di pregare per loro. Mi manifestano le loro gioie, ma anche le loro preoccupazioni, i loro progetti di vita, ma pure i problemi familiari e di lavoro, le attese e le speranze che portano in cuore, insieme alle angustie connesse alle incertezze che l’umanità sta vivendo in questo momento. Posso assicurare che per tutti e per ciascuno ho uno ricordo, specialmente nella quotidiana celebrazione della Santa Messa e nella recita del Santo Rosario. So bene che il primo servizio che posso rendere alla Chiesa e all’umanità è proprio quello della preghiera, perché pregando pongo nelle mani del Signore con fiducia il ministero che Lui stesso mi ha affidato, insieme alle sorti dell’intera comunità ecclesiale e civile.
Chi prega non perde mai la speranza, anche quando venisse a trovarsi in situazioni difficili e persino umanamente disperate. Questo ci insegna la Sacra Scrittura e questo testimonia la storia della Chiesa. Quanti esempi, in effetti, potremmo recare di situazioni in cui è stata proprio la preghiera a sostenere il cammino dei santi e del popolo cristiano! Tra le testimonianze della nostra epoca vorrei citare quella di due santi la cui memoria facciamo in questi giorni: Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, la cui festa abbiamo celebrato il 9 di agosto, e Massimiliano Maria Kolbe che ricorderemo domani, 14 agosto, vigilia della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Entrambi hanno concluso con il martirio la loro vicenda terrena nel lager di Auschwitz. Apparentemente le loro esistenze potrebbero essere ritenute una sconfitta, ma proprio nel loro martirio risplende il fulgore dell’Amore che vince le tenebre dell’egoismo e dell’odio. A san Massimiliano Kolbe vengono attribuite le seguenti parole che egli avrebbe pronunciato nel pieno furore della persecuzione nazista: “L’odio non è una forza creativa: lo è solo l’amore”. E dell’amore fu eroica prova la generosa offerta che egli fece di sé in cambio di un suo compagno di prigionia, offerta culminata nella morte nel bunker della fame, il 14 agosto del 1941.
Edith Stein, il 6 agosto dell’anno successivo, a tre giorni dalla sua drammatica fine, avvicinando alcune consorelle del monastero di Echt, in Olanda, ebbe a dire loro: “Sono pronta a tutto. Gesù è anche qui in mezzo a noi. Finora ho potuto pregare benissimo e ho detto con tutto il cuore: “Ave, Crux, spes unica”. Testimoni che riuscirono a fuggire dall’orribile massacro raccontarono che Teresa Benedetta della Croce, mentre vestita dell’abito carmelitano avanzava cosciente verso la morte, si distingueva per il suo comportamento pieno di pace e per il suo atteggiamento sereno e per il comportamento calmo e attento alle necessità di tutti. La preghiera fu il segreto di questa Santa compatrona d’Europa, che “anche dopo essere approdata alla verità nella pace della vita contemplativa, dovette vivere fino in fondo il mistero della Croce” (Lettera Apostolica Spes aedificandi,: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XX, 2, 1999 pag.511).
“Ave Maria!”: fu l’ultima invocazione sulle labbra di san Massimiliano Maria Kolbe mentre porgeva il braccio a colui che lo uccideva con un’iniezione di acido fenico. È commovente costatare come il ricorso umile e fiducioso alla Madonna sia sempre sorgente di coraggio e di serenità. Mentre ci prepariamo a celebrare la solennità dell’Assunzione, che è una delle ricorrenze mariane più care alla tradizione cristiana, rinnoviamo il nostro affidamento a Colei che dal Cielo veglia con amore materno su di noi in ogni momento. Questo in effetti noi diciamo nella familiare preghiera dell’Ave Maria, chiedendoLe di pregare per noi “adesso e nell’ora della nostra morte”.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier le groupe des jeunes collégiens de Draguignan, ainsi que les Petites Soeurs de Jésus qui se préparent à émettre leurs voeux perpétuels dans l’esprit du Bienheureux Charles de Foucauld. Que votre pèlerinage auprès du tombeau des Apôtres Pierre et Paul soit pour vous l’occasion de raffermir votre attachement au Christ et à son Église et de renforcer votre esprit missionnaire. Que Dieu vous bénisse !
I am happy to welcome the young Irish pilgrims from Kildare and Leighlin who are with us this morning. My warm greeting also goes to the Heisei Youth group from Japan. Upon all the English-speaking pilgrims, including those from Guam, Canada and the United States, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.
Ganz herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier in Castel Gandolfo. In diesen Tagen verbringen viele Menschen ihren wohlverdienten Urlaub. Dieser kann nur dann gut und wirklich erfüllt sein, wenn der Mensch die Beziehungen zu den Mitmenschen und vor allem auch zu Gott, unserem Schöpfer, nicht außer acht läßt; denn das Leben ist seinem Wesen nach Beziehung. – Der gütige Gott schenke euch in dieser Ferienzeit eine echte Gemeinschaft untereinander und eine gute Erholung!
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Os invito a contemplar con fervor el testimonio de San Maximiliano María Kolbe. Siguiendo sus huellas, acoged con humildad la Palabra de Jesucristo, meditadla cada día y llevadla a la práctica con valentía y constancia. A ejemplo suyo también, poneos bajo el dulce amparo de la Virgen María, rezando el Santo Rosario y confiando siempre en su amor de Madre. Que Dios os bendiga.
Desejo saudar, cordialmente o grupo da Universidade Católica Portuguesa de Lisboa, e a tripulação do Navio-Escola «Brasil» da Marinha brasileira, aos quais faço votos de que levem deste encontro a lembrança que a vossa vida tem como objetivo servir, com caridade cristã, os cidadãos da vossa Pátria, pelas rotas da paz, da solidariedade e da fraternidade! Com estes votos, de todo coração abençoo a vós e às vossas famílias, bem como a todos os peregrinos de língua portuguesa aqui presentes.
Saluto in lingua polacca:
Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów z Polski. Jutro przypada wspomnienie sw. Maksymiliana Marii Kolbego. Jego heroiczny akt milosci i meczenska smierc bedzie zawsze znakiem zwyciestwa Bozej mocy i ludzkiej szlachetnosci nad bezmiarem zla. Przez jego wstawiennictwo prosimy o dar pokoju na swiecie. Niech Bóg blogoslawi wam i waszym rodzinom.
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Polonia. Domani cade la memoria di S. Massimiliano Maria Kolbe. Il suo eroico atto d’amore e la morte di martire sarà sempre segno del trionfo della potenza di Dio e della nobiltà dell’uomo sull’immensità del male. Per la sua intercessione chiediamo il dono della pace nel mondo. Dio benedica voi e le vostre famiglie.
* * *
Rivolgo, inoltre, un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Suore di San Giovanni Battista e alle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (Ravasco), che stanno celebrando in questi giorni i rispettivi Capitoli generali. Care sorelle vi assicuro il mio orante ricordo affinché possiate rinnovare quotidianamente la dimensione oblativa della vostra vita nell’esercizio fedele delle virtù evangeliche. Saluto altresì il gruppo degli animatori delle parrocchie della città di Vittoria.
Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari amici, la luce di Cristo, illumini sempre la vostra vita e la renda feconda di bene. Grazie a voi tutti. Ancora una buona settimana. Buona festa dell’Assunta!
Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Cari fratelli e sorelle!
Ogni giorno la Chiesa offre alla nostra considerazione, uno o più santi e beati da invocare e da imitare. In questa settimana, ad esempio, ne ricordiamo alcuni molto cari alla devozione popolare. Ieri, san Giovanni Eudes, che di fronte al rigorismo dei giansenisti – siamo nel secolo XVII – promosse una tenera devozione, le cui fonti inesauribili egli indicò nei sacri Cuori di Gesù e di Maria. Quest’oggi ricordiamo san Bernardo di Chiaravalle che, dal Papa Pio VIII fu chiamato "dottore mellifluo", perché eccelleva "nel far distillare dai testi biblici il senso che vi si trova nascosto". Questo mistico, desideroso di vivere immerso nella "valle luminosa" della contemplazione, fu condotto dagli eventi a viaggiare per l’Europa per servire la Chiesa, nelle necessità del tempo e per difendere la fede cristiana. È stato definito anche "dottore mariano" non perché abbia scritto moltissimo sulla Madonna, ma perché ne seppe cogliere l’essenziale ruolo nella Chiesa, presentandola come il modello perfetto della vita monastica e di ogni altra forma di vita cristiana.
Domani ricorderemo san Pio X, che visse in un periodo storico travagliato. Di lui Giovanni Paolo II ebbe a dire, visitandone il paese natale nel 1985: "Ha lottato e sofferto per la libertà della Chiesa, e per questa libertà si è rivelato pronto a sacrificare privilegi ed onori, ad affrontare incomprensione e derisione, in quanto valutava questa libertà come garanzia ultima per l’integrità e la coerenza della fede". (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1, 1985, )
Venerdì prossimo sarà dedicato alla Beata Maria Vergine Regina, memoria istituita dal Servo di Dio Pio XII nel 1955, e che il rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II ha posto a complemento della solennità dell’Assunta, poiché i due privilegi formano un unico mistero. Sabato, infine, pregheremo Santa Rosa da Lima, prima santa canonizzata del continente latinoamericano, del quale è patrona principale. Santa Rosa amava ripetere: "Se gli uomini sapessero che cos’è vivere in grazia, non si spaventerebbero di nessuna sofferenza e patirebbero volentieri qualunque pena, perché la grazia è frutto della pazienza" . Morì a 31 anni nel 1617, dopo una breve esistenza intrisa di privazioni e di sofferenza, nella festa di san Bartolomeo apostolo, del quale era molto devota, perché aveva patito un martirio particolarmente doloroso.
Cari fratelli e sorelle, giorno dopo giorno la Chiesa ci offre dunque la possibilità di camminare in compagnia dei santi. Scriveva Hans Urs von Balthasar che i santi costituiscono il commento più importante del Vangelo, una sua attualizzazione nel quotidiano e quindi rappresentano per noi una reale via di accesso a Gesù. Lo scrittore francese Jean Guitton li descriveva "come i colori dello spettro in rapporto alla luce", perché con tonalità e accentuazioni proprie ognuno di loro riflette la luce della santità di Dio. Quanto importante e proficuo è, pertanto, l’impegno di coltivare la conoscenza e la devozione dei santi, accanto alla quotidiana meditazione della Parola di Dio e a un amore filiale verso la Madonna!
Il periodo delle ferie costituisce certamente un tempo utile per prendere in mano la biografia e gli scritti di qualche santo o santa in particolare, ma ogni giorno dell’anno ci offre l’opportunità di familiarizzare con i nostri celesti patroni. La loro esperienza umana e spirituale mostra che la santità non è un lusso, non è un privilegio per pochi, un traguardo impossibile per un uomo normale; essa, in realtà, è il destino comune di tutti gli uomini chiamati ad essere figli di Dio, la vocazione universale di tutti i battezzati. La santità è offerta a tutti; naturalmente non tutti i santi sono uguali: sono infatti, come ho detto, lo spettro della luce divina. E non necessariamente è grande santo colui che possiede carismi straordinari. Ce ne sono infatti moltissimi i cui nomi sono noti soltanto a Dio, perché sulla terra hanno condotto un’esistenza apparentemente normalissima. E proprio questi santi "normali" sono i santi abitualmente voluti da Dio. Il loro esempio testimonia che, soltanto quando si è a contatto con il Signore, ci si riempie della sua pace e della sua gioia e si è in grado di diffondere dappertutto serenità, speranza e ottimismo. Considerando proprio la varietà dei loro carismi, Bernanos, grande scrittore francese che fu sempre affascinato dall’idea dei santi - ne cita molti nei suoi romanzi - nota che "ogni vita di santo è come una nuova fioritura di primavera". Che ciò avvenga anche per noi! Lasciamoci per questo attrarre dal soprannaturale fascino della santità! Ci ottenga questa grazia Maria, la Regina di tutti i Santi, Madre e Rifugio dei peccatori!
Saluti:
Je suis heureux de saluer cordialement ce matin les pèlerins francophones, en particulier les Petites Soeurs de Jésus qui se préparent aux voeux perpétuels et que j’assure de ma prière. Sont présents aussi un groupe consistant de pèlerins venus du Diocèse de Cayenne, en Guyane française, ainsi que des jeunes de Montréal, Canada. Durant ces vacances qui vous ont permis de voyager, puissiez-vous prendre le temps pour rencontrer profondément le Seigneur à l’exemple de Saint Bernard que nous fêtons aujourd’hui. De grand coeur je vous donne la Bénédiction Apostolique.
I cordially greet all the English-speaking pilgrims present at today’s audience. I particularly welcome the altar servers from Malta—along with their families—who have been assisting at Saint Peter’s Basilica. I also greet a group of university students from Ireland. This week, the liturgical calendar celebrates several remarkable examples of holiness: Saint John Eudes, Saint Bernard of Clairvaux, Saint Pius the Tenth and Saint Rose of Lima. The summer months provide an opportunity for us to read about the lives of these and all the saints, who show us that holiness is not the privilege of a few, but the vocation of all the baptized. Through their intercession and inspiration, may you learn to love and serve the Lord more ardently in your daily lives. God bless you all!
Ein herzliches Willkommen hier in Castel Gandolfo sage ich euch, liebe Brüder und Schwestern aus dem deutschen Sprachraum. In der Taufe sind wir Kinder Gottes geworden. Als Getaufte sind wir zur Heiligkeit berufen: Die Liebe Gottes soll durch uns in die Welt ausstrahlen. Dabei helfen uns die Heiligen, die uns die Kirche Tag für Tag vor Augen stellt. Die Heiligen sind gelebtes Evangelium. Ihr Beispiel zeigt uns, wie auch wir heute die Frohbotschaft Christi konkret leben können. Vertraut auf die Hilfe der Heiligen. Sie sind uns Fürsprecher und Begleiter auf all unseren Wegen.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los sacerdotes de Toledo y de otras diócesis de España, que constituyen la Fraternidad sacerdotal en el Corazón de Cristo. Os encomiendo en mi oración, para que continuéis aspirando cotidianamente a la santidad, ejerciendo vuestro ministerio con alegría, sencillez de corazón y fidelidad al Evangelio y a la Iglesia. La conducta ejemplar de un sacerdote y el testimonio de su amor a Dios y a los hermanos son fuente de gracias incesantes para el pueblo de Dios y una invitación constante para que otros respondan con generosidad a la llamada del Señor. Os bendigo a todos con afecto.
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. W minionym tygodniu przeszly przez Polske niespotykane w tym regionie burze i huragany. Byli zabici i ranni. Wielu stracilo dobytek calego zycia. Wszystkich, którzy w jakikolwiek sposób ucierpieli na skutek tego zywiolu, pragne zapewnic o mojej duchowej bliskosci i pamieci w modlitwie. Im wszystkim i Wam tu obecnym niech Pan Bóg blogoslawi.
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. La settimana scorsa la Polonia è stata colpita da tempeste e uragani, eventi insoliti per quella regione. Vi sono stati morti e feriti. Tanti hanno perso il patrimonio di una intera vita. A quanti in qualsiasi modo hanno subito danno a causa di questa sciagura, voglio assicurare la mia vicinanza spirituale e il ricordo nella preghiera. La benedizione del Signore scenda su di loro e su voi qui presenti.
Saluto in lingua slovacca:
S láskou pozdravujem slovenských pútnikov zo Starej Lubovne a Torysy. Bratia a sestry, v piatok budeme slávit v liturgii spomienku Panny Márie Královnej. S dôverou sa obracajme na túto našu láskavú Matku v našich potrebách. Rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Saluto con affetto i pellegrini slovacchi provenienti da Stará Lubovna e Torysa. Fratelli e sorelle, venerdì celebreremo nelle liturgia la memoria di Maria Regina. Rivolgiamoci con fiducia alla Madre celeste nelle nostre necessità. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare le rappresentanti della Congregazione Suore dello Spirito Santo, riunite a Roma per il loro Capitolo Generale. Saluto poi i partecipanti al convegno promosso dall’Opera per la Gioventù Giorgio La Pira. Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Tutti invito a dedicare sempre più tempo alla formazione cristiana, per essere fedeli discepoli di Cristo, via, verità e vita.
Buongiorno a tutti voi. In questa settimana celebriamo le feste di molti santi. Oggi san Bernardo di Chiaravalle, grande dottore della Chiesa, grande dottore soprattutto della venerazione della Madonna. È un uomo che ha creato pace e così ci mostra come vivere il Vangelo. Celebriamo poi domani san Pio X che in un periodo difficile ha guidato la Chiesa, ha rinnovato la liturgia e così ha rinnovato la Chiesa dall'interno.
E così via tutti i santi ci mostrano come vivere il Vangelo. Sono una libera interpretazione del Vangelo e ci guidano nelle nostre strade. A tutti voi auguro ancora buone vacanze e una buona settimana. Grazie per la vostra presenza. La mia benedizione per voi tutti. Auguri e arrivederci!
Aula Paolo VI
Cari fratelli e sorelle,
nell’ultima catechesi prima delle vacanze – due mesi fa, ai primi di luglio – avevo iniziato una nuova serie di tematiche in occasione dell’anno paolino, considerando il mondo in cui visse san Paolo. Vorrei oggi riprendere e continuare la riflessione sull’Apostolo delle genti, proponendo una sua breve biografia. Poiché dedicheremo il prossimo mercoledì all'evento straordinario che si verificò sulla strada di Damasco, la conversione di Paolo, svolta fondamentale della sua esistenza a seguito dell’incontro con Cristo, oggi ci soffermiamo brevemente sull’insieme della sua vita. Gli estremi biografici di Paolo li abbiamo rispettivamente nella Lettera a Filemone, nella quale egli si dichiara “vecchio” (Phm 9, presbýtes)e negli Atti degli Apostoli, che al momento della lapidazione di Stefano lo qualificano “giovane” (7,58: neanías). Le due designazioni sono evidentemente generiche, ma, secondo i computi antichi, “giovane” era qualificato l’uomo sui trent’anni, mentre “vecchio” era detto quando giungeva sulla sessantina. In termini assoluti, la data della nascita di Paolo dipende in gran parte dalla datazione della Lettera a Filemone. Tradizionalmente la sua redazione è posta durante la prigionia romana, a metà degli anni 60. Paolo sarebbe nato l'anno 8, quindi avrebbe avuto più o meno sessant'anni, mentre al momento della lapidazione di Stefano ne aveva 30. Dovrebbe essere questa la cronologia giusta. E la celebrazione dell'anno paolino che facciamo segue proprio questa cronologia. È stato scelto il 2008 pensando a una nascita più o meno nell'anno 8. In ogni caso, egli nacque a Tarso in Cilicia (cfr Ac 22,3). La città era capoluogo amministrativo della regione e nel 51 a.C. aveva avuto come Proconsole nientemeno che Marco Tullio Cicerone, mentre dieci anni dopo, nel 41, Tarso era stato il luogo del primo incontro tra Marco Antonio e Cleopatra. Ebreo della diaspora, egli parlava greco pur avendo un nome di origine latina, peraltro derivato per assonanza dall'originario ebraico Saul/Saulos, ed era insignito della cittadinanza romana (cfr Ac 22,25-28). Paolo appare quindi collocato sulla frontiera di tre culture diverse — romana, greca, ebraica — e forse anche per questo era disponibile a feconde aperture universalistiche, a una mediazione tra le culture, a una vera universalità. Egli apprese anche un lavoro manuale, forse derivato dal padre, consistente nel mestiere di “fabbricatore di tende” (cfr Ac 18,3, skenopoiòs), da intendersi probabilmente come lavoratore della lana ruvida di capra o delle fibre di lino per farne stuoie o tende (cfr Ac 20,33-35). Verso i 12-13 anni, l'età in cui il ragazzo ebreo diventa bar mitzvà (“figlio del precetto”), Paolo lasciò Tarso e si trasferì a Gerusalemme per essere educato ai piedi di Rabbì Gamaliele il Vecchio, nipote del grande Rabbì Hillèl, secondo le più rigide norme del fariseismo e acquisendo un grande zelo per la Toràh mosaica (cfr Ga 1,14 Ph 3,5-6 Ac 22,3 Ac 23,6 Ac 26,5).
Sulla base di questa ortodossia profonda che aveva imparato alla scuola di Hillèl, in Gerusalemme, intravide nel nuovo movimento che si richiamava a Gesù di Nazaret un rischio, una minaccia per l'identità giudaica, per la vera ortodossia dei padri. Ciò spiega il fatto che egli abbia fieramente “perseguitato la Chiesa di Dio”, come per tre volte ammetterà nelle sue Lettere (1Co 15,9 Ga 1,13 Ph 3,6). Anche se non è facile immaginarsi concretamente in che cosa consistesse questa persecuzione, il suo fu comunque un atteggiamento di intolleranza. È qui che si colloca l'evento di Damasco, su cui torneremo nella prossima catechesi. Certo è che, da quel momento in poi, la sua vita cambiò ed egli diventò un apostolo instancabile del Vangelo. Di fatto, Paolo passò alla storia più per quanto fece da cristiano, anzi da apostolo, che non da fariseo. Tradizionalmente si suddivide la sua attività apostolica sulla base dei tre viaggi missionari, a cui si aggiunse il quarto dell'andata a Roma come prigioniero. Tutti sono raccontati da Luca negli Atti. A proposito dei tre viaggi missionari, però, bisogna distinguere il primo dagli altri due.
Del primo, infatti (cfr Ac 13-14), Paolo non ebbe la diretta responsabilità, che fu affidata invece al cipriota Barnaba. Insieme essi partirono da Antiochia sull'Oronte, inviati da quella Chiesa (cfr Ac 13,1-3), e, dopo essere salpati dal porto di Seleucia sulla costa siriana, attraversarono l'isola di Cipro da Salamina a Pafo; di qui giunsero alle coste meridionali dell'Anatolia, oggi Turchia, e toccarono le città di Attalìa, Perge di Panfilia, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe, da cui ritornarono al punto di partenza. Era così nata la Chiesa dei popoli, la Chiesa dei pagani. E nel frattempo, soprattutto a Gerusalemme, era nata una discussione dura fino a quale punto questi cristiani provenienti dal paganesimo fossero obbligati ad entrare anche nella vita e nella legge di Israele (varie osservanze e prescrizioni che separano Israele dal resto del mondo) per essere partecipi realmente delle promesse dei profeti e per entrare effettivamente nell’eredità di Israele. Per risolvere questo problema fondamentale per la nascita della Chiesa futura si riunì a Gerusalemme il cosiddetto Concilio degli Apostoli, per decidere su questo problema dal quale dipendeva la effettiva nascita di una Chiesa universale. E fu deciso di non imporre ai pagani convertiti l'osservanza della legge mosaica (cfr Ac 15,6-30): non erano cioè obbligati alle norme del giudaismo; l’unica necessità era essere di Cristo, di vivere con Cristo e secondo le sue parole. Così, essendo di Cristo, erano anche di Abramo, di Dio e partecipi di tutte le promesse. Dopo questo avvenimento decisivo, Paolo si separò da Barnaba, scelse Sila e iniziò il secondo viaggio missionario (cfr At 15,36-18,22). Oltrepassata la Siria e la Cilicia, rivide la città di Listra, dove accolse con sé Timoteo (figura molto importante della Chiesa nascente, figlio di un’ebrea e di un pagano), e lo fece circoncidere, attraversò l'Anatolia centrale e raggiunse la città di Troade sulla costa settentrionale del Mar Egeo. E qui si ebbe di nuovo un avvenimento importante: in sogno vide un macedone dall'altra parte del mare, cioè in Europa, che diceva, “Vieni e aiutaci!”. Era l'Europa futura che chiedeva l'aiuto e la luce del Vangelo. Sulla spinta di questa visione entrò in Europa. Di qui salpò per la Macedonia entrando così in Europa. Sbarcato a Neapoli, arrivò a Filippi, ove fondò una bella comunità, poi passò a Tessalonica, e, partito di qui per difficoltà procurategli dai Giudei, passò per Berea, giunse ad Atene. In questa capitale dell'antica cultura greca predicò, prima nell'Agorà e poi nell'Areòpago, ai pagani e ai greci. E il discorso dell'Areòpago, riferito negli Atti degli Apostoli, è modello di come tradurre il Vangelo in cultura greca, di come far capire ai greci che questo Dio dei cristiani, degli ebrei, non era un Dio straniero alla loro cultura ma il Dio sconosciuto aspettato da loro, la vera risposta alle più profonde domande della loro cultura. Poi da Atene arrivò a Corinto, dove si fermò un anno e mezzo. E qui abbiamo un evento cronologicamente molto sicuro, il più sicuro di tutta la sua biografia, perché durante questo primo soggiorno a Corinto egli dovette comparire davanti al Governatore della provincia senatoriale di Acaia, il Proconsole Gallione, accusato di un culto illegittimo. Su questo Gallione e sul suo tempo a Corinto esiste un'antica iscrizione trovata a Delfi, dove è detto che era Proconsole a Corinto tra gli anni 51 e 53. Quindi qui abbiamo una data assolutamente sicura. Il soggiorno di Paolo a Corinto si svolse in quegli anni. Pertanto possiamo supporre che sia arrivato più o meno nel 50 e sia rimasto fino al 52. Da Corinto, poi, passando per Cencre, porto orientale della città, si diresse verso la Palestina raggiungendo Cesarea Marittima, di dove salì a Gerusalemme per tornare poi ad Antiochia sull’Oronte.
Il terzo viaggio missionario (cfr At 18,23-21,16) ebbe inizio come sempre ad Antiochia, che era divenuta il punto di origine della Chiesa dei pagani, della missione ai pagani, ed era anche il luogo dove nacque il termine «cristiani». Qui per la prima volta, ci dice San Luca, i seguaci di Gesù furono chiamati «cristiani». Da lì Paolo puntò dritto su Efeso, capitale della provincia d'Asia, dove soggiornò per due anni, svolgendo un ministero che ebbe delle feconde ricadute sulla regione. Da Efeso Paolo scrisse le lettere ai Tessalonicesi e ai Corinzi. La popolazione della città però fu sobillata contro di lui dagli argentieri locali, che vedevano diminuire le loro entrate per la riduzione del culto di Artemide (il tempio a lei dedicato a Efeso, l'Artemysion, era una delle sette meraviglie del mondo antico); perciò egli dovette fuggire verso il nord. Riattraversata la Macedonia, scese di nuovo in Grecia, probabilmente a Corinto, rimanendovi tre mesi e scrivendo la celebre Lettera ai Romani.
Di qui tornò sui suoi passi: ripassò per la Macedonia, per nave raggiunse Troade e poi, toccando appena le isole di Mitilene, Chio, Samo, giunse a Mileto dove tenne un importante discorso agli Anziani della Chiesa di Efeso, dando un ritratto del pastore vero della Chiesa, cfr At 20. Di qui ripartì facendo vela verso Tiro, di dove raggiunse Cesarea Marittima per salire ancora una volta a Gerusalemme. Qui fu arrestato in base a un malinteso: alcuni Giudei avevano scambiato per pagani altri Giudei di origine greca, introdotti da Paolo nell’area templare riservata soltanto agli Israeliti. La prevista condanna a morte gli fu risparmiata per l’intervento del tribuno romano di guardia all’area del Tempio (cfr Ac 21,27-36); ciò si verificò mentre in Giudea era Procuratore imperiale Antonio Felice. Passato un periodo di carcerazione (la cui durata è discussa), ed essendosi Paolo, come cittadino romano, appellato a Cesare (che allora era Nerone), il successivo Procuratore Porcio Festo lo inviò a Roma sotto custodia militare.
Il viaggio verso Roma toccò le isole mediterranee di Creta e Malta, e poi le città di Siracusa, Reggio Calabria e Pozzuoli. I cristiani di Roma gli andarono incontro sulla Via Appia fino al Foro di Appio (CA 70 km a sud della capitale ) e altri fino alle Tre Taverne (CA 40 km). A Roma incontrò i delegati della comunità ebraica, a cui confidò che era per “la speranza d'Israele” che portava le sue catene (cfr Ac 28,20). Ma il racconto di Luca termina sulla menzione di due anni passati a Roma sotto una blanda custodia militare, senza accennare né a una sentenza di Cesare (Nerone) né tanto meno alla morte dell'accusato. Tradizioni successive parlano di una sua liberazione, che avrebbe favorito sia un viaggio missionario in Spagna, sia una successiva puntata in Oriente e specificamente a Creta, a Efeso e a Nicopoli in Epiro. Sempre su base ipotetica, si congettura di un nuovo arresto e una seconda prigionia a Roma (da cui avrebbe scritto le tre Lettere cosiddette Pastorali, cioè le due a Timoteo e quella a Tito) con un secondo processo, che gli sarebbe risultato sfavorevole. Tuttavia, una serie di motivi induce molti studiosi di san Paolo a terminare la biografia dell'Apostolo con il racconto lucano degli Atti.
Sul suo martirio torneremo più avanti nel ciclo di queste nostre catechesi. Per ora, in questo breve elenco dei viaggi di Paolo, è sufficiente prendere atto di come egli si sia dedicato all’annuncio del Vangelo senza risparmio di energie, affrontando una serie di prove gravose, di cui ci ha lasciato l’elenco nella seconda Lettera ai Corinzi (cfr 11,21-28). Del resto, è lui che scrive: “Tutto faccio per il Vangelo” (1Co 9,23), esercitando con assoluta generosità quella che egli chiama “preoccupazione per tutte le Chiese” (2Co 11,28). Vediamo un impegno che si spiega soltanto con un'anima realmente affascinata dalla luce del Vangelo, innamorata di Cristo, un’anima sostenuta da una convinzione profonda: è necessario portare al mondo la luce di Cristo, annunciare il Vangelo a tutti. Questo mi sembra sia quanto rimane da questa breve rassegna dei viaggi di san Paolo: vedere la sua passione per il Vangelo, intuire così la grandezza, la bellezza, anzi la necessità profonda del Vangelo per noi tutti. Preghiamo affinché il Signore, che ha fatto vedere la sua luce a Paolo, gli ha fatto sentire la sua Parola, ha toccato il suo cuore intimamente, faccia vedere anche a noi la sua luce, perché anche il nostro cuore sia toccato dalla sua Parola e possiamo così anche noi dare al mondo di oggi, che ne ha sete, la luce del Vangelo e la verità di Cristo.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins francophones présents, en particulier les pèlerins venus d’Égypte, les pèlerins belges de Louvain et de Lavaux-Sainte-Anne ainsi que le groupe du sanctuaire « Notre-Dame des Anges » de Pignans en France. Avec ma Bénédiction apostolique.
I offer a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including the Augustinian Spinellian Lay Associates from Malta, and also the groups from Scotland, Ireland, Denmark, Dominica and the United States of America. May your pilgrimage renew your love for the Lord and his Church, after the example of the Apostle Saint Paul. May God bless you all!
Sehr herzlich grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache, die vielen jungen Menschen und besonders die Ministranten aus der Steiermark. Der heilige Paulus sei uns allen ein Vorbild, mutige Zeugen des Evangeliums in Wort und Tat zu sein. Ich wünsche euch von Herzen eine gute Zeit in Rom.
Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular, al grupo de sacerdotes y seminaristas de la Diócesis de Plasencia, acompañados por el Señor Obispo, Monseñor Amadeo Rodríguez Magro. A imitación de San Pablo, anunciad el Evangelio con generosidad y convicción, sin dejaros amedrentar por las dificultades. Que Dios os bendiga.
Amados Irmãos e Irmãs de língua portuguesa, Saúdo a todos, desejando muitas felicidades, paz e graça no Senhor! Saúdo em particular o grupo de brasileiros de vários Estados do Brasil, tendo à frente o Senhor Arcebispo de Aracajú, D. José Palmeira Lessa. Sede bem-vindos! Que a luz de Cristo anime sempre a vossa fé, esperança e caridade, numa vida digna, cristã e repleta de alegrias. E dou-vos de coração, extensiva aos vossos familiares e pessoas amigas, a minha Bênção.
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. W roku sw. Pawla Apostola polecam jego wstawiennictwu wasze wspólnoty koscielne, wasze rodziny i was samych. Jego oddanie sprawie Chrystusa niech bedzie dla nas wszystkich przykladem i umocnieniem. Serdecznie wam blogoslawie. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Nell’anno di San Paolo Apostolo affido alla sua intercessione le vostre comunità ecclesiali, le vostre famiglie e voi stessi. La sua dedizione alla causa di Cristo sia per tutti noi di esempio e di sostegno. Vi benedico cordialmente. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto in lingua ungherese:
Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen is a galántai zarándokokat. Kívánom nektek, hogy a most kezdodo iskolaévben és a társadalom különbözo pontjain tanúságot tudjatok tenni hitetekrol. Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i fedeli ungheresi, particolarmente i pellegrini che provengono di Galanta. Vi incoraggio a proseguire con generosità nel vostro impegno di testimonianza cristiana nella scuola e nella società. Con la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovacca:
Srdecne pozdravujem pútnikov zo Slovenska: spevokol z Vysokej pri Morave, cyklo-pút Slovenského Orla z Bratislavy ako aj farnosti Prievidza-Zapotôcky a Sklené Teplice. Bratia a sestry, prajem vám, aby ste boli odvážnymi svedkami Krista v prostredí, v ktorom žijete a pracujete. Ochotne žehnám vás i vašich drahých. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia: il coro da Vysoká pri Morave, il ciclo-pellegrinaggio di Slovenský Orol da Bratislava come pure le parrocchie di Prievidza-Zapotôcky e Sklené Teplice. Fratelli e sorelle, vi auguro di essere coraggiosi testimoni di Cristo nell’ambiente in cui vivete e operate. Volentieri benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
Srdacnu dobrodošlicu upucujem hrvatskim hodocasnicima, osobito vjernicima iz Sinja i Zagreba te ucenicima i nastavnicima Nadbiskupijske Klasicne Gimnazije iz Splita. Pohodeci grob apostola Petra, nasljedujte njegovo svjedocanstvo vjere prepoznavajuci u Isusu iz Nazareta Sina Božjega i svoga Spasitelja. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, particolarmente ai fedeli di Sinj e Zagabria, agli allievi ed agli insegnanti del Liceo Classico Arcidiocesano di Spalato. Visitando la tomba dell’apostolo Pietro, seguite la sua testimonianza di fede, riconoscendo in Gesù di Nazaret il Figlio del Dio e il vostro Salvatore. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Mi rivolgo ora con affetto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto specialmente voi, Delegate al Capitolo Generale delle Suore Scolastiche Francescane di Cristo Re, ed auspico che i lavori capitolari siano per il vostro Istituto un’occasione di rinnovamento spirituale e missionario. Saluto voi, cari Seminaristi partecipanti all’incontro estivo degli alunni dei Seminari Maggiori e vi auguro di prepararvi spiritualmente, teologicamente e pastoralmente ad esercitare con solidità il vostro futuro ministero nel contesto dell’odierna società in gran parte secolarizzata.
Ed infine, come di consueto, è a voi, cari giovani, malati e sposi novelli, che indirizzo il mio pensiero. L’esempio di Santa Monica, che ricordiamo oggi, e di suo figlio Agostino, che celebreremo domani, vi aiutino a guardare con fiducia indomita a Cristo, luce nelle difficoltà, sostegno nelle prove e guida in ogni momento dell’umana esistenza.
Udienze 2008 - San Paolo (1)