1970-AUDIENZE - I MEZZI ECONOMICI E I FINI




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 1° luglio 1970

Ancora sul Concilio! Avrete notato che dopo il Concilio si parla molto frequentemente della Sacra Scrittura. I riferimenti alla Sacra Scrittura ricorrono dappertutto nei documenti conciliari, specialmente nella Costituzione sulla sacra Liturgia (Cfr.

Sacrosanctum Concilium SC 23, 33, 35, 51); in quella sulla Chiesa (Cfr.

Lumen gentium LG 6, 15, 24); nel Decreto sull’Ecumenismo (Unitatis redintegratio UR 21); non finiremmo più se volessimo farne l’elenco. Ma un documento importantissimo vi è stato intenzionalmente dedicato, ed è la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione, che, dalle parole con cui comincia, s’intitola Dei Verbum. Questo è uno dei più gravi documenti del Concilio; e con quelli sulla Chiesa (Lumen gentium ) e sui rapporti fra Chiesa e mondo (Gaudium et spes ) si può dire fondamentale; esso caratterizza il processo dottrinale della Chiesa dal Concilio Tridentino in poi; puntualizza le questioni bibliche più gravi sorte in questi ultimi tempi; stabilisce la funzione della Sacra Scrittura rispetto alla Rivelazione, cioè di raccogliere per iscritto la Parola di Dio (Cfr.

Dei Verbum DV 7) e precisa la sua relazione con la Tradizione (Ibid., 8-9), ed enuncia il suo rapporto con il magistero delle Chiesa (Ibid., 10), e cioè con la norma della fede (Ibid., 5).

È stato notato che in questo documento ecclesiastico ufficiale è accolta per la prima volta, in linguaggio esplicito, la «economia della salvezza», e con essa l’affermazione sullo sviluppo dottrinale (Cfr. B. D. DUPUY, OP., La Rév. div., 1, 15 ss.); come pure molte novità disciplinari vi sono inserite, che modificano quelle del Concilio Tridentino (Cfr. DENZ.-SCH., 1853-1854) e quelle di Papa Clemente XI, dopo la controversia relativa alle dottrine gianseniste di Pascasio Quesnel (Cfr. DENZ.-SCH., 2479-2485); e che auspicano la preparazione di traduzione e di edizioni della Sacra Scrittura, eseguite col consenso dell’autorità della Chiesa, fatte in collaborazione con i Fratelli separati (Dei Verbum DV 2 DV 2,25).


IL VATICANO II E LE ENCICLICHE DEI PAPI

Molte questioni relative alle dottrine e agli studi circa la Bibbia sono trattate nei primi cinque capitoli della Costituzione, la quale perciò si iscrive nella serie dei grandi documenti pontifici, che in quest’ultimo secolo specialmente sono stati emanati su materia di così capitale interesse (come l’Enciclica Providentissimus Deus, 1893, di Papa Leone XIII; la Spiritus Paraclitus, 1920, di Papa Benedetto XV; la Divino afflante Spiritu, 1943, di Papa Pio XII; ecc.); ma a noi basta un richiamo, un semplice richiamo, sul capitolo sesto di questa Costituzione conciliare, il quale ci parla della «S. Scrittura nella vita della Chiesa», e riguarda perciò direttamente tutto il Popolo cristiano.

Che cosa ci dice questo capitolo?

Ci dice innanzi tutto quanto la Chiesa abbia avuto in venerazione i Libri scritturali «come regola suprema della fede» (Cfr. Ibid., 21), insieme con la sacra Tradizione. Forse un’intenzione apologetica non è estranea a questa affermazione, la quale difende la Chiesa cattolica, con la storia e con la letteratura sacra alla mano, di aver meno stimato ed amato la Sacra Scrittura che non i Protestanti del sec. XVI, i quali la ritenevano come l’unica norma della fede: «sola S. Scriptura», isolandola dalla Chiesa e dalla Tradizione originaria, non che dall’interpretazione data dalla tradizione successiva, salvo poi concedere praticamente ad ogni lettore della Bibbia di ricavarne un senso di suo gradimento, secondo una pretesa illuminazione dello Spirito Santo, a danno perciò sia del contenuto, che dell’unità della fede. La Sacra Scrittura per la Chiesa è Parola di Dio, da Lui ispirata e perciò, nel significato autentico suo proprio, garantita da divina in erranza (Cfr. Dei Verbum DV 1).

Ricordiamo fra le innumerevoli testimonianze della stima professata dalla Chiesa verso la Sacra Scrittura, quella famosa di S. Girolamo: Ignoratio . . . Scripturarum ignoratio Christi est (Comm. in Is., Prol.; PL 24, 17).


UN NUOVO CAMPO APERTO AI CERCATORI DI DIO

Che cosa riconosce la Chiesa nella Sacra Scrittura? Riconosce la immutabilità della sua dottrina (Cfr. Io. 10, 35; dice Gesù: «La Scrittura non può essere annullata»); riconosce la validità e l’autenticità permanente della Parola di Dio, in essa contenuta; riconosce un’inesauribile fecondità spirituale; riconosce un valore profetico, che può investire con il soffio dello Spirito Santo ogni situazione umana, storica e sociologica che sia; riconosce la fonte della predicazione e della catechesi ecclesiale; e specialmente riconosce un alimento spirituale.

Rileggiamo almeno un periodo di questo luminoso insegnamento. «È necessario che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura. Nei Libri Santi infatti il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi; nella Parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza nella fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si deve riferire per eccellenza alla S. Scrittura ciò che è stato detto: «viva ed efficace è la parola di Dio» (Hebr. 4, 12), «che può edificare e dare a voi l’eredità fra i suoi santi» (Act. 20, 32; 1 Thess 1Th 2,13).

Il concetto di alimento dell’anima ricorre altre due volte nella Dei Verbum, sempre riferendosi alle parole celebri dell’«Imitazione di Cristo» (1. IV, 11), che accosta il cibo della Parola di Dio al cibo dell’Eucaristia: «La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra Liturgia, di nutrirsi del Pane della vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (Dei Verbum DV 21 cfr. DV 26).

Perciò, se vogliamo essere discepoli attenti e osservanti del Concilio dobbiamo tutti dare nuova e grande importanza alla S. Scrittura; alla sua ascoltazione, soprattutto, ora che la riforma liturgica ha dato tanto posto e tanto onore alla Parola di Dio. Ascoltare non basta, bisogna meditare, cioè assimilare. Perciò è necessaria la lettura della S. Scrittura; è necessario lo studio. Qui troveremo tante difficoltà, ma per chi studia pregando («orent ut intelligant», preghino per capire, esorta S. Agostino (S. AUG., De Doctr. christ. 3, 56; PL 34, 89), e cercando la guida dei bravi esegeti, guidati dalla Chiesa), le difficoltà diventeranno stimolo a migliore intelligenza e alla fine a più intima unione con la Parola di Dio (P. MARTINI , La Cost. Dogm. sulla Divina Riv ., pp. PP 417-465, Elle Di Ci, Torino, Leuman).

Ecco un nuovo campo aperto ai cercatori di Dio, ai figli fedeli della Chiesa del Concilio. Vi esortiamo ad entrarvi, con la Nostra Benedizione Apostolica.

Provvide iniziative

Un cordialissimo saluto rivolgiamo all’ottimo Monsignor Giovanni Carroll Abbing, il quale ci conduce i giovani ospiti della sua «Città dei Ragazzi», venuti per esprimerci con un dono gentile, da essi stessi preparato, il loro augurio per le nostre recenti ricorrenze giubilari. E un grazie sincero anche alle giovanette delle «Opere Romane delle Suore Calasanziane», qui accompagnate, per la stessa intenzione e con un loro omaggio, dalle buone Religiose. Ci commuove la vostra presenza, e ricambiamo il vostro pensiero col dirvi che vi seguiamo, e non solo da oggi, con paterno affetto, incoraggiamo tutte le grandi e provvide iniziative, che si sono intraprese per la vostra completa e armoniosa formazione umana e cristiana, e ci aspettiamo tanto da voi, per il domani: dalla vostra generosità, dal vostro impegno, dalla vostra maturità, rafforzata attraverso le prove, e favorita da un metodo pedagogico, che ha dato splendidi frutti.

Il Signore vi faccia crescere buoni e leali, puri e gentili, forti e fervorosi, per essere di onore alla Chiesa e di aiuto alla società; e assecondi con la sua grazia quanti vi dedicano la loro sollecitudine, unicamente desiderosi del vostro bene. Tutti benediciamo di cuore.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 8 luglio 1970

Un altro carattere del Concilio, dopo quelli che abbiamo in precedenti udienze considerati, ha dato al Vaticano Secondo una sua nota speciale, ed è il carattere pastorale. Così lo ha voluto Papa Giovanni XXIII, il quale, fino dal suo discorso inaugurale, ha manifestato il proposito che il magistero del Concilio da lui convocato dovesse avere un’indole prevalentemente pastorale (A.A.S. 54 (1962), p. 585).

Cosi è stato. Basta ricordare che uno dei documenti conciliari, l’ultimo ed il più diffuso, è intitolato «Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo»: è la Gaudium et spes, ormai famosa. Così l’altra Costituzione principale, dogmatica questa: Lumen gentium circa la Chiesa, richiama continuamente le nozioni ed i doveri della funzione pastorale (Lumen gentium LG 26-27); come pure la Costituzione sulla sacra Liturgia (Sacrosanctum Concilium SC 33-36 SC 43-46); come è ovvio che il contenuto del Decreto Christus Dominus, sull’ufficio dei Vescovi, riguardi principalmente il carattere pastorale della loro funzione (Christus Dominus CD 16); e parimente quello sulla formazione sacerdotale Optatam totius (Ad gentes AGD 5-6); quello sulle Missioni Ad gentes (Optatam totius OT 12 OT 19-20); e così via.


L'ORIGINE DI VENERANDA NOZIONE

Sebbene questo vocabolo « pastorale » sia chiarissimo per l’uso continuo che se ne fa, giova ricordarne l’origine. Deriva dal linguaggio antico e classico: Omero chiamò i re pastori di popoli; deriva specialmente dal linguaggio biblico (Cfr. Ier. 31, 10; Ez 34); ma prende per noi il suo tipico significato nel Vangelo, sulle labbra di Gesù, che ama definire se stesso: «Io sono il buon Pastore» (Io. 10, 11, 14; Mt 15,24 Lc 15,4-7 Hebr Lc 13,20 Lc 1 Petr Lc 2,25), e deriva dall’attribuzione della funzione pastorale, tre volte ripetuta, che Cristo risorto riferisce a Pietro, come conseguenza e come prova del suo amore per Lui (Io. 21, 15-17): se mi ami, sii pastore del mio gregge.

Dunque: la pastoralità non ha importanza soltanto nel Concilio, l’ha nel Vangelo; e questa coincidenza ci dimostra ancora una volta come sul Vangelo sia ricalcato il Concilio.

Ma che cosa comporta questo concetto di pastoralità? l’analisi di esso meriterebbe una lunga meditazione. Riassumiamo. È fuori dubbio che la funzione pastorale comporta l’esercizio di un’autorità. Il Pastore è capo, è guida; è maestro, potremmo anche dire, se è vero ciò che dice Gesù, che il suo gregge ascolta e segue la sua voce di buon Pastore (Io. 10, 3-4). Un’autorità, che non è conferita dal gregge; una prerogativa, una responsabilità, un’iniziativa, che lo precede: ante eas vadit (Io. 10, 4), e che non si fa condurre da lui, come vorrebbe certa concezione dell’autorità. Ma subito una seconda nota, coesistente con quella dell’autorità, definisce il Pastore, nel disegno costituzionale evangelico; ed è quella del servizio. L’autorità, nel pensiero di Cristo, non è a beneficio di chi la esercita, ma a vantaggio di coloro ai quali si rivolge; non da loro, ma per loro.

Questa concezione è ciò che la giustifica (ricordiamo ancora una volta la celebre formula del Manzoni nel delineare il profilo ideale del Card. Federigo: «Non ci può essere giusta superiorità di uomo sopra gli uomini, se non in loro servizio») (MANZONI, I Promessi Sposi, c. XXII). Ne abbiamo già e spesso parlato: l’autorità è un dovere, è un peso, è un debito, è un ministero verso gli altri, per condurli alla vita, di cui Dio l’ha resa dispensatrice (Tt 1,7 1 Cor 1Co 4, l-2; 1Co 1 Petr 1Co 4,10 Lc 12,42), ed a cui Dio vuole che essi possano giungere. È un canale; canale obbligato, necessario, ma salutare. Si chiama «cura d’anime». Questa è la funzione pastorale. E questo aspetto di «cura d’anime», nel quale si perfeziona il concetto della pastoralità, ci apre una nuova visione, ci indica una terza nota, oltre quelle dell’autorità e del servizio; la nota dell’amore: è un servizio compiuto per amore e con amore. E l’amore, se davvero è tale, porta subito alla sua espressione assoluta, il dono totale di sé, il sacrificio; proprio come Gesù ha detto ed ha fatto di Sé e propone ad esempio di chi nell’ufficio di Pastore lo seguirà: «Il buon Pastore dà la vita per il suo gregge» (Io, 11. 10).


GLI INEFFABILI VINCOLI DI CRISTO

Qui vi è compresa una duplice somma di requisiti pastorali; una somma soggettiva di virtù proprie di chi esercita la cura d’anime; e quante sono! La premura (ricordiamo la sollicitudo di San Paolo) (2 Cor 2Co 11,28), il disinteresse, l’umiltà, la tenerezza (cfr. ancora San Paolo nel commovente discorso ai Cristiani di Mileto) (Act. 20, 19); e poi la somma oggettiva delle esigenze dell’arte pastorale, cioè lo studio e l’esperienza di quanto interessa la cura d’anime, fino a classificare la funzione pastorale fra le scienze derivate dalla teologia; la teologia pastorale, nei cui tesori la psicologia (si veda, ad esempio, il libro terzo della famosa Regala pastoralis di San Gregorio Magno), e la sociologia, oggi tanto in voga, figurano con legittima dignità. Donde si conclude che la pastoralità non vuol dire empirismo e bonarietà nei rapporti comunitari, né tanto meno esclusione dal ricorso a principi dottrinali indispensabili per l’energia e la fecondità stessa dell’apostolato pastorale; ma significa piuttosto applicazione concreta, esistenziale delle verità teologiche e dei carismi spirituali all’apostolato, a quell’apostolato che arriva alle singole anime e alla comunità delle persone, e che, dicevamo, si chiama cura di anime.

Tutto questo riguarda, voi ci direte, la gerarchia, il sacerdozio ministeriale, i Pastori, che nel Popolo di Dio sono investiti della specifica funzione di procurare ai Fedeli i doni della parola, della grazia, della carità comunitaria. È vero. Ed è questa la nostra responsabilità, piena e diretta, tanto più impegnativa quanto più prossimo è il grado che ci unisce alla Persona di Cristo e alla sua missione della salvezza.

Ma ricordate che il Concilio ha richiamato in onore di memoria e di esercizio anche il Sacerdozio comune dei Fedeli (Lumen gentium LG 10-11), Sacerdozio regale, come proprio San Pietro lo chiama (1 Petr. 2, 5-9); ha svegliato in ogni cristiano il senso della sua responsabilità nel grande quadro della salvezza (Cfr. Lumen gentium LG 30-34); ogni Fedele dev’essere missionario (Cfr. Ad gentes AGD 36); anzi ha riconosciuto che certe forme di apostolato non possono essere esercitate propriamente che dai Laici (Lumen gentium LG 31 Gaudium et spes ), dedicando all’apostolato dei Laici un intero Decreto (Apostolicam actuositatem ). Si direbbe che il Concilio ha fatto propria la parola biblica: (Il Signore) «diede comandamenti a ciascuno a riguardo del suo prossimo (Eccli. 17, 12). Ha voluto creare un’atmosfera di pastoralità collettiva e scambievole; ha voluto stringere i vincoli operativi della carità che tutti ci unisce in Cristo; ha voluto ridare alla Chiesa, nelle sue moderne strutture, l’entusiasmo, la solidarietà, la sollecitudine della primitiva comunità cristiana (Cfr. Act. 4, 32 ss.).

Operazione-cuore, potremmo dire in linguaggio pubblicitario, ha voluto essere il Concilio mettendo in tanta evidenza il suo carattere pastorale. Operazione nostra, dica ciascuno di noi. Con la Nostra Benedizione Apostolica.

Il XXV de «La vie catholique»

Parmi tous les groupes qui se pressent autour de Nous et que Nous voudrions tant accueillir en particulier, il en est plusieurs qui méritent un salut tout spécial.

Et d’abord, celui des amis de la Vie Catholique, avec son vaillant Directeur, Monsieur Georges Hourdin.

Chers Fils et chères Filles, Nous sommes très sensible à la démarche significative qui vous conduit ici, à Rome, pour fêter le vingt-cinquième anniversaire de votre revue, avec les collaborateurs des autres publications, leurs lecteurs, leurs diffuseurs, leurs invités. Vous avez tenu en effet à manifester cette solidarité largement ouverte, véritablement catholique, qui vous est si chère et où se trouvent intégrés des pauvres, des vieillards, des handicapés, des militants de votre pays et du Tiers-Monde.

Nous connaissons par ailleurs le zèle apostolique que vous déployez pour faire entendre la Bonne Nouvelle au sein des familles, toucher le coeur de nos contemporains, pénétrer de réflexion chrétienne toutes les situations. A chacun, vous voulez crier, comme l’Apôtre Pierre: «Elle est pour vous, la promesse - celle du salut, celle de l’Esprit-Saint - ainsi que pour vos enfants et pour tous ceux qui sont au loin» (Act. 2, 39). Vous ne prenez pas votre parti d’une Eglise coupée du monde. Gardez, chers amis, ce dynamisme missionnaire, fruit de l’espérance. Mais purifiez-le sans cesse, dans un souci de laisser transparaître l’authenticité de 1’Evangile qui transcende tout ordre humain, la vraie vocation de l’Eglise, l’objectivité des situations, le respect des personnes, l’amour «qui édifie», «qui ne se réjouit pas de l’injustice, mais qui place sa joie dans la vérité» (1 Cor 1Co 10,23 1Co 13,6).

Vous avez voulu mettre vos pas dans le sillage de ceux, qui, avant nous, se sont laissés conduire par l’Esprit-Saint: saint Paul, saint François, sainte Catherine de Sienne. Nous vous en félicitons: oui, méditez le message de ces témoins, tout leur message, pour pénétrer, avec eux, jusqu’au coeur de Dieu. Et vous voilà près de la tombe de saint-Pierre, à qui le Christ a confié la lourde charge d’être en son nom le Pasteur de tous. Priez pour Nous qui avons reçu du Seigneur cette responsabilité, qui est aussi une paternité spirituelle élargie à l’échelle du monde.

Nous sommes heureux de saluer aussi le groupe des religieuses du Conseil général de l’Education des Filles de la Charité, assistées des experts en théologie et en pédagogie, qui depuis quelques jours se consacrent avec assiduité à réfléchir sur les aspects spécifiques de l’éducation catholique, dans le monde pluraliste où elles sont appelées à travailler.

Quelle belle mission vous avez là dans l’Eglise, chères Filles de saint Vincent de Paul, quel magnifique service vous pouvez rendre à tous ces jeunes! Puissent-ils apprendre, avec vous, le dessein de Dieu sur leur vie; accueillir et approfondir une foi qui doit devenir personnelle, à la hauteur des exigences de leur culture; s’ouvrir aux besoins d’une société qui attend leur engagement humain et leur témoignage de chrétiens; fortifier leur espérance, et découvrir, à travers toute votre attitude éducatrice comme dans votre enseignement, l’appel de Jésus-Christ qui libère, qui éclaire, qui entraîne à l’amour et au service. Pour cette éducation de la foi, nos meilleurs voeux vous accompagnent avec nos paternels encouragements.

Nous Nous tournons encore vers les prêtres du mouvement des Focolari, venus des divers pays d’Europe retremper leur vocation, dans la prière et dans l’étude, à la lumière des documents conciliaires, avec le soutien d’une communauté active et ardente. Vous savez l’affection toute spéciale que Nous portons à ceux qui ont la grâce de dispenser aujourd’hui les mystères du Christ, et l’espérance que l’Eglise met en eux pour le service spirituel de tout le Peuple de Dieu.

Enfin bienvenue à vous tous, chers étudiants, rassemblés de tous les horizons, pour visiter cette belle cité de Rome, et participer à cette rencontre universelle de nos fils catholiques. Profitez de ces heureuses vacances pour découvrir, avec un oeil attentif et un coeur accueillant, toute cette humanité et cette Eglise qui s’enracinent dans un passé méritoire, et se tournent avec espérance courageusement, avec l’aide du Seigneur. Le Christ vous fait signe à vous aussi: il vous invite à le rencontrer dans la foi et à le servir généreusement, en Lui-même et dans la personne de vos frères.

A chacun d’entre vous, chers Fils et chères Filles, à chacune de vos familles, Nous donnons de grand coeur notre paternelle Bénédiction Apostolique.

Nuovi assistenti ecclesiastici delle ACLI

Una particolare parola di saluto vogliamo rivolgere al gruppo dei nuovi Assistenti Ecclesiastici delle ACLI, convenuti a Roma per frequentare un corso di preparazione presso l’apposita «Scuola Nazionale».

Sappiamo che lo scopo di questi corsi - che lodevolmente si ripetono oramai da quindici anni - è di preparare i Sacerdoti, nuovi Assistenti, alla missione di apostolato nel mondo del lavoro: ci compiacciamo per la rinnovata realizzazione di tale provvida iniziativa, promossa dall’Ufficio Nazionale Assistenti ACLI.

Il vostro compito, cari Sacerdoti, è delicato e importante: voi siete il segno visibile del legame, sempre crescente e solido, tra Chiesa e mondo del lavoro: voi testimoniate la sollecitudine della Chiesa per tutte le classi lavoratrici, operaie e contadine.

I lavoratori cristiani hanno bisogno del vostro aiuto, della vostra presenza sacerdotale, affinché la loro azione si animi di quei valori morali e religiosi di cui, come Sacerdoti, siete portatori, e diventi testimonianza cristiana di fronte a tutto il mondo del lavoro.

La vostra missione, quindi, ha un ambito ben preciso, che si riferisce ai settori morale, spirituale e religioso delle Associazioni di lavoratori, nelle quali i vostri Vescovi vi hanno dato incarico di operare. La vostra azione dovrà essere rispettosa di quelle responsabilità che sono proprie del laicato, e dei lavoratori in particolare, di fronte agli impegni temporali; ma la vostra presenza dovrà tendere a dare ai lavoratori stessi sostegno spirituale e morale, garanzia dottrinale di fedeltà all’insegnamento della Chiesa, cura religiosa.

In tal modo, i Sacerdoti Assistenti aiuteranno le ACLI a continuare ad essere fedeli alla loro ispirazione cristiana ed alle loro finalità originarie, per adempiere efficacemente il ruolo di forza di animazione cristiana del mondo del lavoro.

Con questi sentimenti, voti e speranze, vi diamo la Nostra Apostolica Benedizione.

Artigiani Cristiani

Un paterno saluto rivolgiamo ora ai rappresentanti dell’Associazione Cristiana Artigiani Italiani convenuti a Roma per studiare gli attuali problemi della loro categoria.

La Nostra parola, figli carissimi, vuol essere di sincero compiacimento e di incoraggiamento per l’azione che la vostra Associazione svolge in questo importante settore dell’artigianato italiano. Azione che merita tutta la nostra stima, perché, oltre a mantenere viva e fiorente una nobilissima tradizione italiana, favorisce l’elevazione artistica dei prodotti artigiani destinati al culto sacro e alla devozione personale. È quindi un grande servizio che voi rendete sia alla religione che all’arte, tanto più degno di apprezzamento in quanto - come voi stessi ci avete annunziato - il vostro impegno intende adeguarsi alle prospettive aperte dal rinnovamento liturgico post-conciliare.

È chiaro che la produzione dell’artigianato sacro, rivolta a servire il culto e a fondere insieme bellezza e fede, per essere valida richiede non solo abilità artistica, ma altresì squisita sensibilità religiosa, dalla quale l’artigiano e l’artista sappiano trarre ispirazione per nuove e convenienti forme espressive. Perciò Noi formuliamo l’augurio che un profondo e sincero spirito cristiano abbia sempre a guidare e ad elevare tutte le vostre attività, come è tradizione della vostra benemerita organizzazione.

Intanto Noi vi accompagniamo con la Nostra preghiera e di gran cuore vi impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Pellegrini litùani

With pleasure and joy We see present here this morning a group of our Lithuanian sons and daughters. We know that you have gathered from many parts of the world and we welcome you with all our heart.

It was just yesterday that We personally blessed your chapel in this Basilica and offered Mass there. On that occasion We did not fail to commend to the protection of our Mother of Mercy your dear country and its people.

In Our prayerful remembrance our thoughts turned back to your past. We thought of the vicissitudes and glories of your history and gave thanks to God for the fidelity of your people to the Church and to this Apostolic See. We prayed for all of you, especially for the youth of today who are the hope of tomorrow.

Once again this morning We wish to show Our special affection for you. Through you We send our greeting into your churches and homes, and to your families wherever they may be. Always close to you in suffering and in joy, We renew our prayer for you to remain ever faithful and confident. With the Apostle Peter we would charge you to “set your hope fully upon the grace that is coming to you at the revelation of Jesus Christ” (1 Petr. 1: 13).

Most cordially We impart to your beloved clergy, religious and faithful Our special Apostolic Blessing.

We are happy to greet also in English the many students here this morning. Our brief word to you is one that the Council spoke to youth: “We exhort you to open your hearts to the dimensions of the world, to heed the appeals of your brothers, to place your youthful energies at their service”. On this occasion We assure you again: “The Church looks to you with confidence and love”.

A group of eminent Chinese Catholics from Thailand and Malaysia is, We know, present at this audience. We extend to you a special greeting, and we bless you with the prayer that you may receive the grace and strength to live according to the Good News which you have welcomed. Bring Our blessing with you to your dear ones and to all the communities from which you come.

We extend a special greeting to the representatives of the Firestone Tire and Rubber Company. While We are happy to welcome you to his audience We are also pleased to express Our appreciation for the worthy social and educational activities of your firm. We know that religious institutions are among those that have benefited from your help. We wish you great success in contributing to the advance of social justice and to the development of mankind.

We bid a warm welcome to the group of Catholics and Protestants from Scandinavia who have come to Rome on pilgrimage together. May your visit be a help to greater progress towards the unity desired by Christ. We promise you our prayers for yourselves and your families, and for fruitful results from your pilgrimage.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 15 luglio 1970

Abbiamo parlato tante volte, in queste Udienze generali, del Concilio, sempre in termini elementari per adeguarci alla natura di questi incontri brevi e familiari, e ci accorgiamo che molto, per non dire tutto, resterebbe da dire. Avremo sempre modo, a Dio piacendo, di ritornare a questa grande scuola per trarne insegnamenti antichi e nuovi, e specialmente per avere lumi direttivi all’opera di «aggiornamento» (secondo la celebre parola del nostro venerato predecessore Papa Giovanni XXIII, nel suo discorso di apertura del Concilio ecumenico), cioè all’opera di adattamento della vita e della esposizione della dottrina della Chiesa, sempre salva l’integrità della sua essenza e della sua fede, alle esigenze della sua missione apostolica, secondo le vicende della storia e le condizioni dell’umanità, a cui tale missione si rivolge.

Ma siamo tutti desiderosi di spostare lo sguardo dal Concilio al Post-Concilio, cioè ai risultati che da esso sono stati generati, alle conseguenze che ne sono derivate, all’accoglienza che la Chiesa ed il mondo hanno fatto agli avvenimenti e agli insegnamenti conciliari. Il Concilio, come episodio storico, è già di ieri; il nostro temperamento moderno ci porta a guardare al presente, anzi all’avvenire. Il Post-Concilio assume ora grande interesse. Quali effetti ha prodotto il Concilio? quali altri può e deve produrre? Tutti siamo convinti che cinque anni dalla conclusione del Concilio non bastano per dare su di esso e sulla sua importanza, sulla sua efficacia un giudizio esatto e definitivo; e siamo tuttavia tutti parimenti convinti che il Concilio non si può dire concluso allo scadere della sua durata, come succede di tanti avvenimenti che il tempo, passando, seppellisce e consente che solo gli studiosi delle cose morte ne conservino viva la memoria. È il Concilio un avvenimento che dura, non solo nella memoria, ma nella vita della Chiesa, e che è destinato a durare, dentro e fuori di lei, per lungo tempo ancora.


TENSIONI, NOVITÀ, TRASFORMAZIONI

Questo primo aspetto del Post-Concilio meriterebbe lunga considerazione, non foss’altro per determinare se l’eredità del Concilio è semplicemente una permanenza, o se è anche un processo in via di sviluppo; per stabilire cioè quali insegnamenti esso ci ha lasciati da ritenere stabili e fissi, come in genere succedeva dopo gli antichi Concili conclusi con delle definizioni dogmatiche, ancora oggi e per sempre valide nel patrimonio della fede; e quali altri esso ci ha annunciati da svolgere e da sperimentare in una successiva fecondità, come è da supporre che principalmente lo siano quelli del Vaticano secondo, qualificato piuttosto come Concilio pastorale, cioè rivolto all’azione. Esame questo importante e difficile, che non senza l’assistenza del magistero ecclesiastico può essere via via compiuto.

Un secondo aspetto, che impegna oggi l’attenzione di tutti, è lo stato presente della Chiesa, posto a confronto con quello anteriore al Concilio; e siccome lo stato presente della Chiesa si può dire caratterizzato da tante agitazioni, tensioni, novità, trasformazioni, discussioni, eccetera, subito i pareri si dividono: chi rimpiange la supposta tranquillità di ieri, e chi gode finalmente dei mutamenti in corso; chi parla di disintegrazione della Chiesa e chi sogna il sorgere d’una nuova Chiesa; chi trova che le novità siano troppe e troppo rapide, e quasi sovversive della tradizione e dell’identità della Chiesa autentica; e chi invece accusa lento e pigro e forse reazionario lo svolgimento delle riforme già compiute o iniziate; chi vorrebbe ricostituire la Chiesa secondo la sua figura primitiva, contestando la legittimità del suo logico sviluppo storico; e chi vorrebbe invece sospingere questo sviluppo nelle forme profane della vita corrente fino a dissacrare e a secolarizzare la Chiesa, disgregandone le strutture a vantaggio d’una semplice, gratuita e inconsistente vitalità carismatica; e così via. L’ora presente è ora di tempesta e di transizione. Il Concilio non ci ha dato, per adesso, in molti settori, la tranquillità desiderata; ma piuttosto ha suscitato turbamenti e problemi, certamente non vani all’incremento del regno di Dio nella Chiesa e nelle singole anime; ma è bene ricordare: questo è un momento di prova. Chi è forte nella fede e nella carità può godere di questo cimento (Cfr. S. TH. IIª-IIae, 123, 8).

È NECESSARIO VIGILARE

Non diciamo di più. Le riviste e le librerie sono inondate di pubblicazioni circa la fase feconda e critica della Chiesa nella stagione storica Post-conciliare. Occorre vigilare. Lo Spirito di scienza, di consiglio, di intelletto e di sapienza è oggi da invocare con particolare fervore. Fermenti nuovi si agitano d’intorno a noi; sono buoni, o nocivi? Tentazioni nuove e doveri nuovi balzano davanti a noi. Ripetiamo le esortazioni di San Paolo: «Sempre siate lieti. E pregate senza smettere mai. In ogni cosa rendete grazie (a Dio); perché questa è la volontà di Dio, a voi manifestata in Gesù Cristo. Non spegnete lo spirito. Le profezie non le trascurate. Tutto esaminate; ritenete ciò ch’è buono. Da ogni specie di male astenetevi» (1 Thess. 1Th 5,16-22).

Aggiungeremo semplicemente la raccomandazione ad una triplice fedeltà. Fedeltà al Concilio: procuriamo di conoscere meglio, di studiare, di esplorare, di penetrare i suoi magnifici e ricchissimi insegnamenti. Forse la loro stessa abbondanza, la loro densità, la loro autorità ha scoraggiato molti dalla lettura e dalla meditazione di così alta e impegnativa dottrina. Molti, che parlano del Concilio, non ne conoscono i meravigliosi e poderosi documenti. Alcuni, a cui preme più la contestazione e il cambiamento precipitoso e sovversivo, osano insinuare che il Concilio è ormai superato; serve, essi osano pensare, solo per demolire, non per costruire. Invece chi vuol vedere nel Concilio l’opera dello Spirito Santo e degli organi responsabili della Chiesa (ricordiamo la qualificazione teologica del primo Concilio, quello di Gerusalemme: Visum est Spiritui Sancta et nobis, è parso allo Spirito Santo e a noi . . . . ) (Act. 15, 28) prenderà in mano con assiduità e riverenza il «tomo» del recente Concilio, e procurerà di farne alimento e legge per la propria anima e per la propria comunità.

Seconda fedeltà. Fedeltà alla Chiesa. Capirla bisogna, amarla, servirla, promuoverla. Sia perché segno e perché strumento di salvezza. Sia perché oggetto dell’amore immolato di Cristo: Egli dilexit Ecclesiam et se ipsum tradidit pro ea, amò la Chiesa e diede se stesso per lei (Ep 5,25). E sia perché noi siamo la Chiesa, quel corpo mistico di Cristo, nel quale siamo vitalmente inseriti, e nel quale avremo noi stessi la nostra eterna fortuna. Questa fedeltà alla Chiesa, voi lo sapete, è oggi da molti tradita, discussa, interpretata a modo proprio, minimizzata; cioè né compresa nel suo profondo e autentico significato, né professata con l’ossequio e la generosità che, non per nostra mortificazione, ma per nostro esperimento e nostro onore, essa si merita.

E finalmente: fedeltà a Cristo. Tutto è qui. Non vi ripeteremo soltanto le parole di Simone Pietro, del quale siamo miseri, ma veri successori, e sulla tomba del quale ora qui ci troviamo: «Signore, a chi andremo noi? Tu solo hai parole di vita eterna» (Io. 6, 69).

Fedeltà a Cristo. Questo deve essere il Post-Concilio, Fratelli e Figli carissimi. Con la Nostra Apostolica Benedizione.

Pellegrini armeni ed insegnanti cattolici

Nous sommes heureux de souhaiter la bienvenue aux pèlerins qui accompagnent à Rome Son Excellence Monseigneur Jean Tcholakian, Archeveque arménien de Constantinople. Dans le sillage des Apotres Pierre et Paul, qui, après l’Asie Mineure, sont venus ici prêcher le Christ et donner leur vie comme ses témoins, Nous vous invitons, chers amis, à méditer leur message universel: votre foi prendra appui sur les fondements de l’Eglise, votre espérance en sera raffermie, votre charité stimulée, et reserrés les liens qui vous unissent autour de l’unique Sauveur, Notre Seigneur Jésus-Christ.

Nous adressons aussi un salut spécial aux partecipants de la cinquième Conférence régionale de l’Enseignement catholique, réunie à Rome autour de Monseigneur Ignace Maroun et de Monseigneur Costante Maltoni. Vous étudiez les problèmes qui se posent aux enseignants chrétiens, dans les pays du Proche et Moyen Orient comme en Afrique du Nord. Nous vous encourageons, chers Fils et chères Filles, à former, grâce à vos écoles, des jeunes et des adultes droits et généreux, soucieux de servir le bien commun, capables de promouvoir demain un développement plénier de tous leurs frères, dans la justice et le respect des valeurs spirituelles.

C’est un beau témoignage de l’Eglise que vous êtes appelés à faire briller: la lumière de la foi en Dieu sans laquelle il n’est pas d’humanisme vrai, et le levain de l’amour désintéressé, sur les traces du Christ. Que l’Esprit-Saint vous éclaire et vous fortifie!

Et Nous, de tout coeur, Nous vous bénissons, chacun d’entre vous, avec vos familles et tous ceux qui vous sont chers.

A word of greeting to the group of young ladies from the Philippines, working in Holland, who have come to visit us. We welcome you gladly, as We prepare for Our journey to your native land. We are happy to use this occasion to bless not only and your work, but also all your dear ones, whether in Holland or in the Philippines.

Nos complacemos en dedicar un saludo particular de bienvenida y felicitación a vosotras, amadísimas jóvenes mexicanas, que habéis querido visitarnos para celebrar así vuestro quince cumpleaños.

Este gesto filial nos da ocasión para animaros paternalmente en vuestros sentimientos cristianos, vividos con la característica generosidad y entusiasmo de la juventud que, sin ceder a actitudes negativas, abre el alma a los más altos ideales espirituales y comprende la belleza de servir a los demás.

En prenda de abundantes gracias divinas, impartimos de corazón a vosotras, a vuestros familiares presentes y ausentes, a todos los jóvenes y a los amadísimos hijos de vuestro noble País una especial Bendición Apostólica.


1970-AUDIENZE - I MEZZI ECONOMICI E I FINI