1969-AUDIENZE - L’«ACTION CATHOLIQUE OUVRIÈRE» DI FRANCIA




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 19 marzo 1969

Vi daremo, alla fine, una notizia, intorno alla quale si sono già concentrate molte curiosità e accumulate diverse ipotesi e non poche attese. La notizia è questa.

Siamo stati vivamente e ripetutamente invitati da numerosi Vescovi e Fedeli di fare una visita in Africa, e precisamente in Uganda, dove fervono i lavori per il nuovo Santuario e dove è eretto un altare in onore dei Martiri africani, che Noi abbiamo avuto la felice ventura di canonizzare. Si desidera che la cerimonia della consacrazione di questo altare sia da Noi presieduta, e celebrata insieme con altri Vescovi africani, e alla presenza di quei Fedeli, di cui Ci è nota la commovente rispondenza alla vocazione cristiana.

Ebbene, Noi abbiamo accettato l’invito. Si tratterà, anche questa volta, d’un viaggio veloce; e sarà, a Dio piacendo, nella seconda metà del prossimo mese di luglio; Ci recheremo a Kampala, capitale dell’Uganda, col beneplacito di quelle Autorità civili e con la previsione, per Noi desideratissima, d’incontrarvi parecchi Vescovi del continente africano, già colà convocati per una loro riunione.

Avremo nel cuore i destini spirituali e civili di tutta l’Africa; avremo nella preghiera e nell’ansia del Nostro spirito la pace di quei Popoli, di quello specialmente, a Noi già noto e tanto caro, della Nigeria tuttora straziata dalle dolorose vicende a tutti note.

AssisteteCi, Figli carissimi, con i vostri voti; e pregate con Noi, affinché questo nuovo viaggio porti con sé i doni della Fede, della pace e del vero benessere per tutta quella Terra, che Noi fin d’ora salutiamo e benediciamo.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 26 marzo 1969

Diletti Figli e Figlie!

Dopo il Concilio, noi andiamo cercando nei suoi insegnamenti le linee direttive del rinnovamento della vita cristiana. Alcune di queste linee, e sono le principali, riguardano la dottrina, altre, che ora vogliamo sommariamente rintracciare in questi nostri familiari colloqui delle udienze settimanali, riguardano l’azione, la vita pratica, la formazione morale ed ascetica del seguace di Cristo.


RICERCA DI INDIRIZZO SPIRITUALE FORMATIVO

Ora noi ci domandiamo quale sia l’indirizzo spirituale, cioè formativo, interiore, che con più facile evidenza possiamo derivare dai documenti conciliari. Potremmo osservare che il Concilio suppone già in atto l’opera della Chiesa circa la formazione dei suoi membri alla scuola di Cristo (Lumen Gentium LG 10), circa la comune vocazione alla santità (Lumen Gentium n. 4l), circa la perfezione da praticare da parte dei Vescovi (Christus Dominus CD 15) e da cercare da parte dei Religiosi, dando alla vita spirituale il primato che le spetta (Perfectae caritatis PC 5, 6, 7); ma non svolge espressamente un suo insegnamento sulla interiorità della religione cattolica. Volendo anzi rilevare complessivamente gli aspetti caratteristici del Concilio circa la spiritualità ch’esso intende promuovere potremmo notare come la sua attenzione sia rivolta non tanto alla formazione religiosa personale e interiore del credente, quanto piuttosto a quella del corpo sociale della Chiesa, e ciò seguendo una triplice linea direttiva: quella liturgica, quella comunitaria, quella sociale. L’anima singola è principalmente considerata nella sua partecipazione alla Liturgia, che è l’azione sacra per eccellenza, pubblica ed ufficiale della Chiesa, e «nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne eguaglia l’efficacia» (Sacrosanctum Concilium SC 7), donde il primato della preghiera liturgica; è considerata altresì nel suo inserimento nel Popolo di Dio, nella comunità riunita nella stessa fede e nella medesima carità, perché, dice il Concilio, che «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame fra loro, ma volle costituire di essi un Popolo; che Lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse» (Lumen Gentium LG 9 cfr. BOSSUET, Lettre IVème à une demoiselle Metz, sur le mystère de l’unité de l'Eglise LE 1662 OEuvres, XI, LE 114 ss. ); primato dell’unità salvifica (cfr. S. CIPRIANO, Ep 69,6 PL Ep 3,118); è considerata infine nella sua adesione alla missione che la Chiesa svolge in mezzo alla società in cui essa vive a contatto col mondo per esservi sacramento di salvezza e annunciatrice del Vangelo: primato dell’azione apostolica (cfr.

Gaudium et Spes GS 93).

LA VITA INTERIORE

Si parla, sì, nei documenti conciliari della persona umana e della personalità cristiana (p. es. Gaudium et Spes GS 41), della coscienza individuale (ib., nn. 16, l9), della libertà, ecc.: cioè si parla dell’essenza dell’uomo, della sua dignità e dei suoi diritti; ma sembra a chi non ponga mente all’insieme della dottrina conciliare che il grande tema della vita interiore, della religione personale, dell’adorazione, della meditazione, della contemplazione (cfr. tuttavia Perfectae caritatis Gaudium et Spes ) sia lasciato allo studio e alla pratica della tradizionale e privata iniziativa ecclesiale; donde qualche lamento che la pietà personale esca dal Concilio meno confortata, e che si possa notare in alcuni ambienti e in alcuni momenti un certo decadimento della religiosità interiore nel santuario delle singole anime.

Cospira poi a questo decadimento la diffusione di alcune forme di attività pastorale, per sé legittime, anzi lodevoli, ma che possono indurre, se isolate dal contesto propriamente religioso della fede e della grazia, alla prevalenza dello studio della vita religiosa e morale nei suoi aspetti statistici, sociologici, culturali, ed anche artistici e folcloristici, esteriori cioè e parziali; e cospira non meno, se una vigilanza di ortodossia dottrinale si addormenta, alla diffusione pericolosa, per non dir altro, di certe correnti di pensiero secolarizzato che considerano e ammettono solo un cristianesimo, così detto «orizzontale», filantropico e umanista, prescindendo dal suo essenziale contenuto «verticale», teologico, dogmatico e sostanzialmente religioso.

Noi dovremo perciò fare due cose: dovremo dapprima meglio studiare gli insegnamenti conciliari; e dovremo poi integrarli alla luce di quel patrimonio dottrinale, essenzialmente religioso, mistico, ascetico e morale, che il Concilio non ha per nulla ripudiato, sì bene ha voluto confermare, ampliandolo in un quadro più vasto e più organico, ed ha raccomandato di conservare e di «aggiornare». Tali insegnamenti conciliari infatti contengono alcuni richiami all’importanza di alcuni elementi religiosi, i quali non possono assumere il loro autentico e operante valore, se non nell’interiorità personale dell’uomo. Accenniamo a due fra questi richiami: allo studio della Sacra Scrittura (cfr.

Dei Verbum DV 7,25 DV 8, ss. ) e al culto dello Spirito Santo. Quanto la Sacra Scrittura debba interessare la vita personale del cristiano è noto a tutti coloro che avvertono l’onore e lo sviluppo dato alla «Liturgia della parola» (cfr. Sacr. Conc. nn. 33-35): una celebre citazione di San Girolamo è ricordata a questo proposito (Dei Verbum DV 25): «L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo» (Comm. in Is., Prol.; PL 24, 17); e tutta la Costituzione dogmatica Dei Verbum fa l’apologia della S. Scrittura, come regola suprema della fede (n. 21 ), alla quale «è necessario che i fedeli abbiano largo accesso» (n. 22). Ora, si sa che l’intelligenza e l’assimilazione della Parola di Dio, espressa nella S. Scrittura, esige un atteggiamento religioso personale, nel silenzio interiore, nella meditazione, nell’accoglimento del magistero della Chiesa, nell’esperienza segreta della sua luce e della sua forza spirituale, senza il quale il seme della Parola di Dio resta infecondo e crea per chi l’ascoltò, senza farla propria, una responsabilità e non una salvezza.


LO SPIRITO SANTO E LA GRAZIA

Circa lo Spirito Santo, quale ci è annunciato ed esaltato da tutto il Concilio, lungo sarebbe il discorso. Non dovremmo trascurare di rettificare certe opinioni che alcuni si fanno sopra la sua azione carismatica, quasi che in questa ciascuno potesse arrogarsi di essere favorito per sottrarsi all’obbedienza della autorità gerarchica, quasi che ci si possa appellare ad una Chiesa carismatica in opposizione ad una Chiesa istituzionale e giuridica (cfr. Enc. Mystici Corporis, 1943, n. 62, ss.); e quasi che i carismi dello Spirito Santo, quando sono autentici (cfr. 1 Tess. 5, 19-22; 1 Tim 1Tm 1,18), non siano favori concessi in utilità dalla comunità ecclesiale per l’edificazione del corpo mistico di Cristo (1 Petr. 4, 10), e non siano di preferenza accordati a chi in essa ha funzioni direttive speciali (cfr. 1 Cor 1Co 12,28), e soggetti all’autorità della gerarchia (cfr. Lumen Gentium LG 7 Ap. actuos LG 3). Ma resta per chi vuole vivere con la Chiesa e della Chiesa il grande mistero della sua animazione per virtù dello Spirito Santo; animazione che il Concilio ha enormemente magnificato, e che obbliga noi a valutarlo là dov’esso è presente ed operante, nella preghiera, nella meditazione, nella considerazione della presenza di Cristo in noi (cfr. Eph Ep 3,17), nell’apprezzamento supremo della carità, il grande e primo carisma (1 Cor. 1Co 12,3 1Co 1), nella gelosa custodia dello stato di grazia. La grazia è la comunione della vita divina in noi: perché se ne parla ora così poco? Perché tanti non sembrano farne caso, più solleciti ad ingannare se stessi sulla liceità d’ogni proibita esperienza e a cancellare in se stessi il senso del peccato, che non a difendere nella propria coscienza la testimonianza interiore del Paraclito (Io. 15, 26)?

A questa spiritualità vi esortiamo, Figli carissimi; non è spiritualità puramente soggettiva, non è preclusiva della sensibilità degli altrui bisogni, non è inibizione alla vita culturale e esteriore in tutte le sue esigenze; è la spiritualità dell’,4more, ch’è Dio, a cui Cristo ci ha iniziati, e che lo Spirito Santo riempie con i suoi sette doni della maturità cristiana. Noi vogliamo invocarli su di voi con la Nostra Benedizione Apostolica.

L’«ECOLE FRANÇAISE DE ROME»

Vos prèdècesseurs partageaient dans la joie cette recherche incessante. Vous la vivez peut-être davantage dans une certaine inquiétude. Les récentes découvertes scientifiques, les progrès de la psychologie et de la sociologie bouleversent les données établies, font éclater souvent des cadres traditionnels et risqueraient même, si l’on n’y prenait pas garde, de faire méconnaître l’apport des disciplines auxquelles vous vous consacrez si généreusement. C’est à vous de vaincre ces difficultés en faisant comprendre toujours davantage combien vos recherches sont nécessaires à un monde avide de justice et de vérité. Vous le savez bien, il serait utopique de négliger les tendances nouvelles, il serait également dangereux d’oublier les valeurs que les anciens tenaient en honneur et qu’ils considéraient comme indispensables à l’épanouissement de l’homme.

L’Eglise ne peut que vous soutenir dans votre tâche. De tout temps elle a travaillé pour l’homme, «à sauvegarder l’intégralité de sa personnalité, en qui prédominent les valeurs d’intelligence, de volonté, de conscience et de fraternité, valeurs qui ont toutes leur fondement en Dieu Créateur et qui ont été guéries et élevées d’une manière admirable dans le Christ» (Gaudium et spes GS 61). Elle vous encourage donc et forme le voeu que votre travail serve à promouvoir une vraie connaissance de l’homme, et une authentique sagesse, conditions d’un humanisme plénier.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 2 aprile 1969

Diletti Figli e Figlie!

Giorni di riposo, giorni di svago, giorni di festa sono questi per voi, cari nostri visitatori, che venite a Roma durante la Settimana Santa, profittando, la maggior parte di voi, della vacanza scolastica o professionale, che l’annuale ricorrenza pasquale vi concede. Ma se voi desiderate, come lo dimostra la vostra presenza a questa Udienza, partecipare in qualche modo allo stato d’animo della Chiesa durante la Settimana Santa, che precede la celebrazione del massimo avvenimento della storia e dei destini umani, cioè la risurrezione del Signore Gesù, voi trovate la Chiesa non in festa, ma tutta assorta in una grave e dolorosa meditazione, quella della Passione di Cristo, delle sue ineffabili sofferenze, della sua Croce, della sua morte. Meditazione penosissima, perché obbliga il nostro pensiero a considerare in Cristo, il primogenito dell’umanità (cfr. Rm 8,29 Col 1,15), i misteri più oscuri e più ripugnanti, e tuttavia realissimi, quelli del dolore, del peccato, della morte, non solo riferiti a Gesù e alla tragedia inconcepibile della fine della sua vita nell’economia temporale presente, ma a considerarli altresì riferiti a noi, a ciascuno di noi, in un. rapporto così diretto e così inevitabile da riflettere, anzi da rinnovare misticamente in noi quel dramma sconfinato, fino a farcelo capire, per quanto a noi possibile, come il sacrificio per eccellenza, il sacrificio dell’Agnello di Dio, il sacrificio dell’incomparabile, oceanico amore di Cristo per noi, e insieme come la fonte beatissima della nostra fortuna, cioè della nostra Redenzione.


RIVIVERE LA PASSIONE DEL SIGNORE

Figli carissimi, capiteci (cfr. 2 Cor 2Co 7,2). La Chiesa, in questa misteriosa liturgia, è presa da immensa pena. Ricorda, ripete nei suoi riti, rivive nei suoi sentimenti la Passione di Cristo. Essa stessa ne prende coscienza, ne soffre, ne piange. Non disturbate il suo lutto, non distraete il suo pensiero, non irridete al suo rimorso, non crediate follia la sua angoscia. Anche voi circondate del vostro silenzio il grido del suo dolore; compiangetela; onoratela della partecipazione al suo altissimo e spirituale cordoglio.

A questo invito, che ogni fedele sente risuonare nel suo cuore in questo momento grande ed amaro, «dies magna et amara valde» (Resp. 3 ad 1 noct. in Sabbato Sancto), come singhiozza con lirica emozione la liturgia, possiamo aggiungere due considerazioni.

La prima, com’è nostra abitudine in questi familiari incontri settimanali, ci riporta agli insegnamenti del Concilio. È stato giustamente notato come dal Concilio si è diffusa nella Chiesa e nel mondo un’onda di serenità e di ottimismo; un cristianesimo confortante e positivo, potremmo dire; un cristianesimo amico della vita, degli uomini, degli stessi valori terrestri, della nostra società, della nostra storia. Potremmo quasi vedere nel Concilio un’intenzione di rendere accettabile ed amabile il cristianesimo, un cristianesimo indulgente ed aperto, spoglio d’ogni rigorismo medievale e di ogni interpretazione pessimistica sugli uomini, sui loro costumi, sulle loro mutazioni e sulle loro esigenze. Questo è vero. Ma facciamo attenzione. Il Concilio non ha dimenticato che la Croce sta al centro del cristianesimo. Anch’esso ha avuto una rigorosa fedeltà alla parola di San Paolo: «Che non sia resa vana la Croce di Cristo»: «ut non evacuetur crux Christi» (1 Cor 1Co 1,17); anch’esso, come l’Apostolo, ha detto a se stesso: «Non giudicai di sapere qualche cosa fra voi, se non Gesù Cristo, e questo crocifisso» (1 Cor 1Co 2,2). Potremmo ricordare come le grandi linee teologiche, mistiche ed ascetiche della associazione dei fedeli alla Passione del Signore percorrano le pagine dei documenti conciliari (si vedano, ad esempio, quelli della grande Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium LG 7 LG 8 LG 11 LG 34 LG 49 . . .). basti questa citazione: «Come Cristo ha compiuto l’opera della redenzione nella povertà e nella persecuzione, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa per comunicare agli uomini i frutti della salvezza . ..» (LG 8).


DOLORE E SANTIFICAZIONE

E qui si presenta al nostro spirito una seconda considerazione che deriva dalla prima, cioé dal rapporto che intercede fra Cristo paziente e la sua Chiesa, fra il Capo ed il Corpo mistico, fra il Vangelo della Passione del Signore e la storia dolorosa della Chiesa. La Passione del Signore, diciamo brevissimamente, si riverbera nella Chiesa non solo per la testimonianza ch’essa con la sua predicazione e la sua dottrina le dà; non solo per l’imitazione che l’esempio eroico e magnanimo di Cristo riflette sui cristiani e li induce a seguirlo (cfr. ABELARDO); non solo per la comunicazione sacramentale, che applica ad ogni fedele l’assimilazione mistica alla morte e alla risurrezione del Signore (cfr. Rm 6,3); ma in certo modo si rinnova, si riproduce, si ripete; e non tanto in ogni singolo seguace di Cristo (cfr. Col Col 1,24, «Io vado completando - scrive San Paolo - nella mia carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo»), ma nella Chiesa intera, considerata quale comunità, quale complesso delle membra di Cristo, quale vita di lui prolungata nella storia; e perciò si perpetua.

Si perpetua, e dura ancora. E in questa ricorrenza pasquale la Chiesa, più che in ogni altro momento, prende coscienza dei propri dolori, li assapora, li patisce, li accetta umilmente, e cerca di santificarli, e di estrarne il documento della sua identità a Cristo Signore e Maestro, del suo amore desideroso di fondere le proprie pene con quelle del Crocifisso (cfr. il tema ricorrente dello Stabat Mater), e di convértire le proprie umiliazioni e le proprie sconfitte in meriti di penitenza, di purificazione, di redenzione. Di maggiore virtù, di maggiore coraggio, di maggiore speranza.

OGGI LA CHIESA SOFFRE

È così? Soffre oggi la Chiesa? Figli, Figli carissimi! Sì, oggi la Chiesa è alla prova di grandi sofferenze! Ma come? Dopo il Concilio? Sì, dopo il Concilio! Il Signore ci sperimenta. Soffre la Chiesa, voi lo sapete, della opprimente mancanza di legittima libertà in tanti Paesi del mondo. Soffre per l’abbandono di tanti cattolici della fedeltà, che la tradizione secolare le meriterebbe, e lo sforzo pastorale, pieno di comprensione e di amore, le dovrebbe ottenere. Soffre soprattutto per l’insorgenza inquieta, critica, indocile e demolitrice di tanti suoi figli, i prediletti - sacerdoti, maestri, laici, dedicati al servizio e alla testimonianza di Cristo vivente nella Chiesa viva -, contro la sua intima e indispensabile comunione, contro la sua istituzionale esistenza, contro la sua norma canonica, la sua tradizione, la sua interiore coesione; contro la sua autorità, insostituibile principio di verità, di unità, di carità; contro le sue stesse esigenze di santità e di sacrificio (cfr. BOYER, La décomposition du catholicisme, 1968); soffre per la defezione e per lo scandalo di certi ecclesiastici e religiosi, che crocifiggono oggi la Chiesa.

Carissimi Figli, non rifiutateci la vostra solidarietà spirituale e la vostra preghiera. Non lasciatevi prendere dalla paura, dallo scoraggiamento, dallo scetticismo, né tanto meno dal mimetismo, che oggi, mediante la suggestione dei mezzi d’informazione sociale, fa strage fra tanti spiriti deboli e impressionabili, e alcune volte anche fra spiriti forti e giovani. Ma soffrite ed amate con la Chiesa. Con la Chiesa operate e sperate. E a tanto vi conforti la nostra Benedizione Apostolica, con migliore e gioioso augurio pasquale.


INCONTRI UNIVERSITARI E STUDENTESCHI

Chers Fils et Filles

de langue française

Vous êtes venus très nombreux en cette Semaine Sainte à Rome prier sur le tombeau des Saints Apôtres. De tout coeur Nous vous souhaitons la bienvenue, heureux de vous accueillir tous en cette basilique Saint Pierre. Nous aimerions pouvoir vous nommer les uns et les autres, mais le temps Nous manque malheureusement pour le faire. Aussi, d’un mot seulement, voudrions-Nous au moins dire nos sentiments paternels aux groupes importants d’universitaires et d’étudiants présents à cette audience: tous les participants à la deuxième rencontre universitaire européenne, étudiants belges et français, pèlerins de Strasbourg en particulier, et aussi Amicale des anciennes élèves des pensionnats dirigés par les Soeurs de Saint Dominique, groupe de malades de Lyon, étudiants congolais de passage à Rome.

C’est une vision vraiment catholique que vous Nous offrez ce matin. Et Nous Nous réjouissons tout particulièrement de voir fraternellement unis dans une même recherche sur les problèmes de l’Université dans la dynamique de l’unité européenne, plus d’un millier de jeunes universitaires d’Allemagne, Angleterre, Autriche, Belgique, Espagne, France, Irlande, Italie, Hollande, Portugal et Suisse. A tous Nous disons Notre confiance dans les générations nouvelles, Notre espérance qu’à travers les recherches actuelles se précisent de nouvelles formes de participation aux responsabilités communes. Soyez fidèles, chers fils, à votre bel idéal, et trouvez les moyens adaptés pour le vivre ensemble, par-delà les nations diverses auxquelles vous appartenez. Dépassant les querelles du passé, c’est l’avenir qu’il faut construire, un avenir de paix, un avenir fraternel, dans un climat de respect mutuel et de vraie charité. Que l’amour du Christ inspire vos recherches, que son message soit pour vous lumière et force. En ces journées riches de,-grâces que vous avez le bonheur de vivre à Rome, de grand coeur Nous formons des voeux pour votre avenir humain et chrétien dans l’Europe de demain, et à tous, mais particulièrement aux malades, et à nos jeunes frères venus du Congo, Nous donnons Notre paternelle Bénédiction Apostolique.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 9 aprile 1969

Diletti Figli e Figlie!

Di che cosa possiamo Noi parlarvi in questi giorni successivi alla grande celebrazione della Risurrezione di Gesù Cristo se non del «mistero pasquale»? Oh! non intendiamo avventurarCi nella delicata ed erudita discussione, che in questi ultimi decenni ha impegnato lo studio dei dotti sul tema del mistero cristiano, sulle relazioni asserite, negate e precisate fra il mistero cristiano e i misteri pagani; Ci basta rimetterci alla conclusione, ormai acquisita dagli studiosi, esegeti, storici, filosofi, circa l’originalità biblica di questa parola e del suo significato cristiano, cultuale e teologico, anche se nella letteratura cristiana dei primi secoli, essa fu usata con riferimento puramente letterario e analogico al linguaggio ellenistico corrente (cfr. BOUYER, Le mystère pascale, p. 453 ss.; La vie de la liturgie, p. 115 ss.).

Vi parliamo del mistero pasquale nei termini elementari e familiari di questo Nostro consueto colloquio ai Nostri visitatori dell’udienza generale settimanale; innanzi tutto perché questa volta essa cade nell’ottava di Pasqua; e poi perché questa locuzione «mistero pasquale» è diventata di uso corrente; il Concilio l’ha messa in onore, e la ripete sovente nei suoi documenti, specialmente nella Costituzione sulla Sacra Liturgia (cfr.

Sacrosanctum Concilium SC 5, 6, 61, 106).

Che cosa s’intende per mistero? Bisogna aver presente il duplice significato scritturale di questa parola. Il primo significato è quello del nostro linguaggio usuale; ed è quello di cosa occulta, di verità nascosta.


DISEGNO DIVINO IN AZIONE

«A voi è concesso, dice una volta il Maestro, conoscere il mistero del regno di Dio» (Mc 4,11); e San Paolo parlerà del «mistero di Cristo, il quale non era noto in altre età ai figli degli uomini» (Ep 3,5 Col Ep 1,26). Il mistero, in questo senso, è l’oggetto d’una rivelazione, la quale svela un segreto .di Dio ai «santi», cioè ai suoi fedeli, ai quali Egli ha voluto «far conoscere quale sia la gloria di questo mistero fra le genti, che è,Cristo fra voi, la speranza di gloria» (Col 1,27). Ed ecco che appare l’altro significato della parola mistero nel linguaggio scritturale e cristiano; ed è quello che più importa considerare. Mistero è il disegno divino in azione, è l’economia del Vangelo, nascosta in Dio da secoli e, a un dato momento, resa palese ed operante in Cristo (cfr. Eph Ep 1,9 Ep 3,9). È l’opera nuova e divina che si compie, in questa terra, nel tempo, per i credenti; è la realtà prodigiosa del rapporto vitale ristabilito, in un ordine trascendente quello naturale, fra Dio e l’umanità, mediante Cristo, nell’Amore divino vivente, ch’è lo Spirito Santo.

SINTESI STORICA E SINTESI BIBLICA

Perché questa strabiliante novità, questo mistero, si associa abitualmente all’aggettivo di «pasquale»? Perché il mistero della salvezza si è realizzato mediante la morte e la risurrezione di Cristo, mediante la Croce, e si perpetua mediante il sacrificio eucaristico: eucaristia, passione, risurrezione sono la Pasqua salvatrice compiuta da Gesù: «Cristo immolato è la nostra Pasqua» (1 Cor 1Co 5,7), il nostro liberatore, il nostro salvatore. Il mistero pasquale altro non è che la redenzione: «temporalis dispensatio divinae providentiae pro salute generis humani» , la storia cioè della salvezza (cfr. S. AGOSTINO, De vera rel. VII, 13; PL 34, 128; cfr. VAGAGGINI, Il senso teologico della liturgia, p. 672 ss.), che ha il suo punto focale nella morte e nella glorificazione di Cristo. Il segreto di questo mistero è il Verbo di Dio fatto uomo e, per amore dell’uomo, morto e risorto.

Il mistero pasquale ha perciò valore di sintesi: sintesi storica, perché in esso si concentra tutto lo svolgimento degli avvenimenti umani e delle sorti dell’umanità; sintesi biblica, la chiave di tutta la Bibbia (ORIGENE); sintesi cristologica e soteriologica, dove tutto il Vangelo si concentra nell’«ora» attesa da Gesù (cfr. Io. 12, 23; 13, 1; 17, 1; Lc 22,15); sintesi religiosa, perché è per il sacrificio di Cristo e per la sua risurrezione che siamo stati riconciliati con Dio e giustificati (Rm 5,10 Rm 4,25); sintesi cultuale e liturgica, perché, nella celebrazione del mistero pasquale, sopravvive nella nuova realtà ciò ch’era simbolo e profezia della Pasqua ebraica (cfr. DUCHESNE, Origines . . . , 248), e si attualizza il dramma redentore di Cristo, ancorato alla celebrazione della cena pasquale trasformata in sacramento sacrificale, espressamente destinato a perpetuare la memoria di Gesù, per suo esplicito mandato (Lc 22,19 1 Cor. 1Co 11,24-25) e con esplicito riferimento alla sua morte redentrice.


COMUNIONE CON CRISTO

Deriviamo da questi rapidissimi accenni una prima conclusione, che la nuova formazione liturgica ci rende ovvia: il primato cioè della Pasqua nel nostro calendario cultuale e spirituale. Dobbiamo rimettere la Pasqua, i suoi sacramenti ed i suoi riti, più chiaramente al primo posto della nostra valutazione religiosa, come quella che è al centro del disegno divino della nostra salvezza: i due principali sacramenti, dai quali la riceviamo, il Battesimo e l’Eucaristia, sono con più chiara evidenza derivati dal mistero pasquale: «Il Battesimo, scrive S. Tommaso, riferendosi a San Paolo (Rm 6,3), è il sacramento della morte e della passione di Cristo, in quanto l’uomo è rigenerato in Cristo per virtù della sua passione;... l’Eucaristia è il sacramento della passione di Cristo, in quanto l’uomo è integrato nell’unione a Cristo sofferente . . . Come il Battesimo si chiama il sacramento della fede, su la quale si fonda la vita spirituale, così l’Eucaristia si chiama il sacramento della carità, ch’è il vincolo della perfezione» (Col 3,14 S. Th. III, ). «Fino al secolo IV, scrive lo Jungmann (Trad. lit., 342), la Pasqua era la festa per eccellenza, l’unica festa, che fosse celebrata da tutta la cristianità. Ogni domenica era considerata come una replica della festa pasquale».

E qui si offre un’altra conclusione, più profonda, che ci fa penetrare nell’intima realtà teologica e ontologica del mistero pasquale: la celebrazione di questo mistero non è una semplice commemorazione; per i cristiani credenti, purificati dai loro falli e viventi nella grazia dello Spirito Santo, è una reviviscenza della morte e della risurrezione del Signore, è una attualizzazione, sempre nuova, dell’unico dramma redentore, è una realtà permanente, estemporanea, alla quale ci è dato effettivamente, sebbene sacramentalmente, partecipare; perché partecipare al mistero pasquale altro non è che mettersi in comunione reale con Lui, con Lui morire, con Lui risorgere. Vi è chi ha parlato di «contemporaneità di Cristo» (KIERKEGAARD; cfr. FABRO, Diario, III, 499). È ciò che il Concilio ci ha raccomandato di ricordare, con la celebrazione della Sacra Liturgia: «I misteri della Redenzione . . . in modo tale da renderli come presenti a tutti i tempi» (Sacrosancturn Concilium n. 102). Ed è ciò che Noi raccomanderemo a voi: d’aver presente, d’avere in onore, d’avere vivente nella vostra autenticità cristiana il mistero della nostra salvezza, il mistero pasquale. Con la Nostra Benedizione Apostolica.

CONFEDERAZIONE MISSIONARIA DI STUDENTI SPAGNUOLI

Jóvenes españoles de la Confederación Misional

de Estudiantes, bienvenidos seáis

Os agradecemos esta visita que Nos trae todo el entusiasmo del mundo juvenil, de ideales grandes y nobles, como el de la expansión misionera de la Iglesia; y que nos manifiesta cuánto sois capaces de hacer, cuando ponéis vuestro ardor al servicio de las Obras Misionales Pontificias en este movimiento.

Esta visita evoca en Nos las gestas misioneras de vuestra nación, que ha dado tantos misioneros dignos de ser seguidos en su generoso ofrecimiento para la predicación del reino de Dios en el mundo. Gracias por vuestras ofrendas espirituales y por todos los dones que deseáis entregarnos.

¿Estáis dispuestos a poner aún vuestra formación, vuestras energías, vuestras personas, vuestras vidas, al servicio de la causa misionera?

Sí, jóvenes amadísimos, tened un corazón grande, universal, solidario con vuestros hermanos más pobres. La Iglesia os comprende y os estima y, por eso, espera y confía siempre en vosotros.

Como testimonio de benevolencia, os damos muy de corazón la Bendición Apostólica que hacemos extensiva a vuestra asociación, a vuestros directores, a vuestros familiares y a España entera.


MILITARI DEL BELGIO

Nous sommes heureux de vous souhaiter la bienvenue, chers fils qui avez voulu prendre part au dix-septième pèlerinage militaire de Belgique, sous la direction de votre Aumônier principal, Monsieur le Chanoine Platteau, que Nous saluons particulièrement; et Nous rendons hommage à la fidélité avec laquelle Nos chers Fils de l’armée belge Nous rendent visite chaque année.

A la joie que vous éprouvez en vous trouvant en cette ville de Rome, où vous êtes venus raviver la conscience de votre appartenance à l’Eglise universelle, se joint certainement la joie qui est celle de tous les chrétiens en ces jours où nous commémorons la résurrection du Christ, Fils de Dieu, notre Sauveur, vainqueur de la mort et vainqueur du mal.

Vous vous dévouez à la défense de la paix et de la liberté de votre patrie, qui a si durement souffert de la guerre, et Nous sommes certain que vous avez prié pour la paix, non seulement pour la paix de votre pays, mais aussi pour celle du monde entier, encore déchiré aujourd’hui par tant de conflits meurtriers. Nous unissons Notre prière à la vôtre et Nous demandons au Seigneur de répandre dans le coeur de tous les hommes l’amour fraternel qu’il est venu nous enseigner et dont il a rappelé le grand commandement à la veille même de ,son sacrifice sur la croix. Cet amour du prochain, sans lequel nous ne saurions sincèrement servir et aimer Dieu, est l’un des fondements de la paix du monde. Apprenez à le développer en vous pour qu’il soit plus fort que la haine et qu’il l’emporte sur tout ce qui divise.

Chers fils, aimez votre patrie et servez-la. C’est votre devoir, et l’élan naturel de vos coeurs vous y porte. Mais que votre amour dépasse les frontières. Prenez conscience de la fraternité universelle qui unit tous les hommes, fils de Dieu, et soyez, chacun à votre place, les artisans de la paix, d’une vraie paix fondée sur l’ordre et la justice, et animée par la charité chrétienne.

«La paix soit avec vous», disait Jésus en revenant parmi ses disciples après sa résurrection. Tel est le souhait que Nous formulons également pour vous, pour vos familles, et pour tout le peuple belge qui Nous est si cher. Et en gage d’abondantes grâces divines, Nous vous donnons de grand coeur Notre Bénédiction Apostolique.


1969-AUDIENZE - L’«ACTION CATHOLIQUE OUVRIÈRE» DI FRANCIA