
1970-AUDIENZE - Mercoledì, 2 settembre 1970
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Cercare Dio, noi diciamo, è dovere. Dovere che rimane, anzi emerge per noi moderni, che siamo pieni, fino a sembrare sazi, di tanta scienza, di tanta cultura; e proprio per questo abbiamo maggiore bisogno e maggiore obbligo di cercare la ragione superiore e prima di tutte le cose che conosciamo, pena non capire più il senso profondo di esse, e naufragare nel dubbio e infine nella disperazione, o condannare il nostro pensiero ad un qualunquismo mediocre e convenzionale. Rimane ed emerge questo assillante dovere, anche perché oggi è trascurato e negato, e la fame di Dio, una fame non forse riconosciuta, ma invadente a suo malgrado nello spirito umano, proteso a saziarsi di surrogati, nobili talvolta, ignobili spesso, così che «dopo il pasto ha più fame che pria» (DANTE, Inf. 1, 99).
Cercare, cercare sempre. Ma una domanda qui si impone spontanea: e quando trovarlo, Iddio? lo possiamo anche trovare? Noi moderni? e come? e se lo troviamo, che cosa succede? siamo paghi o delusi? felici o infelici?
Ecco dunque un’altra questione, che fa parte della grande discussione religiosa di tutti i tempi, e del nostro non meno. Lo possiamo trovare Dio, e in quale modo? ovvero la nostra ricerca è senza fine e senza risultato? Facciamo attenzione: la nostra ricerca dev’essere senza fine, in questa vita, pellegrinante verso il traguardo dell’incontro finale, pieno ed eterno con Dio, quando «lo vedremo come Egli è» (1 Io. 3, 2), «faccia a faccia» (1 Cor 1Co 13,12). Ma non senza risultato fin da questa vita, la quale, rispetto alla conoscenza e al possesso di Dio, si svolge nell’oscurità, come in una notte, in una vigilia, non senza stelle, non senza il lumen Christi della veglia pasquale. Cioè noi in qualche modo, in qualche misura, possiamo trovare Dio fino da questa presente condizione della nostra esistenza. Ricordiamolo bene: noi possiamo trovare Dio. Noi lo abbiamo in certi dati modi già trovato.
Già trovato: come? Qui si ripresentano le celebri parole di Pascal: «Tu non mi cercheresti se tu già non mi possedessi» (Le mystère de Jésus, in fine). Cercare è già trovare, è già avere, se davvero non possiamo conoscere Dio senza di Lui, senza un suo lume, naturale o soprannaturale (Cfr. Rom. 1, 11), interiore o esteriore che sia (S. TH., In Rom. 1, 6), Dio è già presente in colui e per colui che lo cerca. Se comprendiamo questo, noi possiamo già navigare nell’oceano della preghiera: «Dio, Dio mio, io veglio e fino dall’alba io anelo a Te» (Ps 61,1).
Ma ciò non basta. Noi vogliamo qualche cosa di più. Trovare che cosa significa? Significa sapere con certezza, conoscere come conosciamo le cose di questo mondo, con evidenza, con concretezza. Possiamo trovare Dio così? Oh! com’è complesso il mondo della nostra conoscenza! Noi dobbiamo essere compresi della impossibilità di trovare Dio come si trova una qualsiasi altra cosa: non sarebbe più Dio l’oggetto della nostra ricerca, se Egli fosse reperibile nella concretezza con cui noi conosciamo le cose; non sarebbe più Dio, diciamo, sarebbe una cosa: « Nessun nome si adatta convenientemente a Dio », dice S. Tommaso, secondo il nostro modo di concepire le cose esistenti (Cfr. S. TH., Contra Cent. 1, 30). Noi dobbiamo renderci conto della drammatica ambiguità dei nomi che attribuiamo a Dio: per un verso li possiamo affermare, per esempio: Dio è buono, Dio è vivo, Dio è . Padre, per la bontà, la vitalità, la paternità, che Gli sono proprie; ma dobbiamo al tempo stesso negare ch’egli sia buono, vivo, padre allo stesso modo degli esseri di cui abbiamo conoscenza ordinaria, e che qualifichiamo con questi termini (Ibid.; De Potentia, 7, 2, ad I et II).
Questo è il punto più difficile, ma anche più fecondo del nostro itinerario alla scoperta di Dio. Meriterebbe lungo discorso sulla conoscenza così detta analogica, cioè vera, ma non identica, che noi possiamo avere di Dio (Cfr. S. TH., I, 13, 1); così sul modo di affermare la divina realtà negando i limiti, nei quali ogni nostro concetto si esprime (Dio non è finito, Dio non è corporeo, Dio non è mortale, ecc.: è la così detta via remotionis, un’affermazione cioè include la realtà da noi concepibile e ne esclude i confini in modo da noi inconcepibile); così pure la via excellentiae, il modo di attribuire in misura sublime a Dio le realtà positive da noi conosciute: Dio è sapiente, cioè infinitamente sapiente; Dio è buono, cioè infinitamente buono, ecc. . . . Per ciò quando pretendiamo di trovare Dio, ce lo vediamo quasi sfuggire nel suo cielo profondo d’infinito mistero proprio quando speravamo d’averlo raggiunto: Egli rimane assolutamente trascendente, ineffabile, misterioso. Non sarebbe il vero Dio, quello che speriamo trovare, se così non fosse. Noi possiamo riconoscere che Egli esiste e quali attributi convengono alla sua sovrana esistenza; non possiamo conoscere adeguatamente nulla di Lui. E avviene così che la nostra ricerca non sarà in riposo; è una corsa che non finisce mai durante questa vita.
E allora? siamo sconfitti nella nostra ricerca? non lo troveremo mai?
No, rimane ancora molto da dire. Vi è un altro grado di ricerca e di conquista di Dio; è più che la conoscenza razionale, è l’esperienza spirituale. L’esperienza mistica, l’esperienza vitale. Anche questa ha una sua scala, che parte da quei segni della presenza e dell’azione divina, che chiamiamo miracoli. Strana cosa: di nessun fatto è così curioso il nostro mondo incredulo quanto del miracolo; soltanto lo esige vero, reale. Ma se tale si presenta, la folla accorre. Sono i miracoli che hanno attirato l’interesse, la fiducia e poi la fede della gente nella scena del Vangelo verso Gesù. Un desiderio di miracolo è in fondo ad ogni anima; i critici moderni sono in guardia per contestarne la veridicità, la realtà; ma di fatto ne hanno paura, che è quasi un presagio; le persone profane ne sono invece le più avide e le più curiose; i fedeli, sì, sarebbero felici di vedere un miracolo, ma sanno che questa è una forma eccezionale e rarissima, di cui il Signore si serve per venire a nostro contatto (Cfr. ZSOLT ARADI, I miracoli, Vita e Pensiero, 1961). Il Signore ci vuole normalmente condurre a sé non per via di queste esperienze meravigliose, ma sensibili, ma per altre vie, spirituali e morali, quella della fede, quella dell’amore, quella dell’esempio dei Santi da cui traspare un rapporto con Dio, quella della voce autorizzata della Chiesa.
Però dobbiamo registrare una forma, meno rara forse di quanto si potrebbe credere, un altro gradino verso il contatto mistico con Dio: è quello della grazia gelosamente custodita nell’anima; è la manifestazione interiore di Gesù, promessa a colui che veramente lo ama; Egli ha detto: «Manifesterò me stesso a lui» (Io. 14, 21). È quel «lume dei cuori», che fa della fede una luce, una sicurezza; è l’ispirazione dello Spirito Santo, la guida che Dio, nell’economia della grazia, esercita sulle anime fedeli, specialmente su quelle votate al silenzio interiore, all’orazione, alla contemplazione. Si tratta d’un dono, o d’un frutto dello Spirito (Cfr. Gal Ga 5,22 Ep 5,9), d’un carisma che effonde nel cuore un’attrattiva inconfondibile verso l’Essere Vivente e Presente di Dio. Su questo piano dell’incontro mistico con Dio si svolge una vegetazione spirituale rara, ma molto varia e molto ricca, il cui fiore più bello e caratteristico è la conoscenza per via d’amore. Noi decreteremo tra poco il titolo di Dottore della santa Chiesa a due Sante, Teresa d’Avila e Caterina da Siena, che hanno raggiunto, sofferto e goduto tale conoscenza mistica e ne hanno lasciato alla Chiesa e all’umanità mirabili documenti.
Così molti altri Santi; ricordate, ad esempio, la visione di Stefano (Act. 7, 55), di S. Pietro in Joppe (Act. 10, 11), di S. Paolo rapito fino al terzo cielo (2 Cor. 2Co 12,4), di S. Giovanni a Patos (Apoc., passim.), di S. Agostino ad Ostia, ecc. La fenomenologia della vita mistica, tanto sotto l’aspetto psicologico (Cfr. PLOTINO, sec. III), quanto sotto l’aspetto teologico (Cfr. DIONIGI, detto l’Areopagita, sec. v), è ricchissima, e forma un ramo speciale della teologia e dell’agiografia. Ma sembra riguardare una categoria singolare di persone religiose privilegiate.
Sì, ma ciò basta a provare che trovare Dio è possibile. E potremmo venire ai tempi nostri e scendere in mezzo agli uomini contemporanei per avere testimonianze letterarie (Cfr. BERNANOS), filosofiche (BERGSON, MARITAIN) e vissute (Cfr. MERTON; A. FKOSSARD: Dieu existe, je l’ai rencontré, Fayard, 1969), che ce ne danno conferma. Quanto a noi, se vogliamo davvero trovare con le nostre umili forze, ci ricorderemo della parola di Gesù all’apostolo Filippo: «Chi vede me, vede anche il Padre» (Io. 14, 9). Con la Nostra Apostolica Benedizione.
L’aggiornamento dei missionari
Ed ora un affettuoso saluto ai Missionari italiani di diversi Istituti Religiosi convenuti a Roma per partecipare al IX Corso di aggiornamento per Missionari in temporaneo rimpatrio.
Il vostro desiderio, figli carissimi, di chiedere la Nostra Benedizione prima di partire in terra di missione, già ci manifesta lo spirito che anima la vostra partecipazione a questo Corso di aggiornamento.
A Nostra volta esprimiamo la più viva compiacenza al Pontificio Istituto Missioni Estere che ha organizzato per voi un così provvido incontro. Conosciamo la vastità e la gravità dei compiti che oggi vi attendono, e che, se richiedono da voi di avere sempre presente il fine specifico dell’attività missionaria, che è l’evangelizzazione (Cfr.
Ad gentes AGD 6), non per questo vi consentono di trascurare i problemi umani dei popoli a cui portate la Fede. Di qui la necessità di una revisione di metodi, di opere, di organizzazione nel lavoro missionario che comporta certamente nuove responsabilità e nuove difficoltà, ma apre anche orizzonti nuovi per l’avvenire delle Missioni cattoliche nel mondo.
Noi vi auguriamo che dal Corso che state seguendo, possiate attingere un valido aiuto per adeguarvi al momento storico che la Chiesa missionaria sta attraversando. A tale scopo impartiamo la Nostra Apostolica Benedizione a voi tutti qui presenti e alle vostre Famiglie religiose.
Nous voulons adresser un mot spécial de bienvenue aux Pères capitulants de la Congrégation des Sacrés-Coeurs. Chers Pères de Picpus, que ce Chapitre spécial soit pour vous l’occasion de renouveler votre zèle apostolique, à l’exemple du Père Coudrin, votre fondateur, du Père Damien, l’apôtre des lépreux, du Père Mateo, le prédicateur de la dévotion au Sacré-Coeur. Vous êtes à l’oeuvre dans les cinq parties du monde: que partout vous y donniez avec générosité le convaincant témoignage d’hommes tout donnés à Celui qui emplit leur vie de son amour, le Dieu vivant. A tette intention, Nous vous donnons de tout coeur Notre paternelle Bénédiction Apostolique.
Un particular saludo de bienvenida os queremos dirigir a vosotros, amadísimos niños y niñas de varios Países, que por vuestra bondad habéis merecido el premio de la Ilamada «Operación Plus Ultra».
Seguid siendo siempre buenos de verdad. Sabéis la predilección que Cristo, vuestro modelo y amigo, tuvo por vosotros, y eso debe animaros a vosotros y a todos los niños a hacer de la bondad el lema de vuestra vida, para edificar un mundo nuevo, en el cual el amor sincero y la generosa comprensión abran nuevos horizontes de serenidad y de fraternidad.
En prueba de nuestro paternal afecto, os otorgamos de corazón a vosotros y a todos los niños de vuestros Países, así corno a vuestros familiares y a los promotores de estas iniciativas de superación, Nuestra especial Bendición Apostólica.
A vosotros, amadísimos hijos e hijas de la «Federación Católica de Padres de Familia de la Diocesis de Vitoria», Nos complacemos en expresaros Nuestra particular gratitud por vuestra visita.
Recibid Nuestra palabra de estímulo, y llevadla en Nuestro nombre a todos los miembros de vuestra Asociación, para que intensifiquéis cada día con mayor entusiasmo vuestro apostolado en favor de la santificación del matrimonio y del santuario doméstico.
A vosotros y a vuestro Consiliario, a los miles de familias de vuestra Federación, a todos los hogares de Vitoria y a todos nuestros hijos de esa amadísima Diócesis, impartimos de corazón, en prueba de paternal afecto, una especial Bendicion Apostolica.
Le religiose e gli studi biblici
Ed ora un saluto particolare alle 300 Religiose, di diverse Congregazioni, che partecipano, a Roma, alla seconda Settimana Biblica Nazionale, promossa dall’Associazione Biblica Italiana. Ci compiacciamo con questa benemerita istituzione che moltiplica e diffonde le sue iniziative con ammirevole zelo; e ci rallegriamo con voi, carissime Suore, che approfondite in questi giorni i capitali temi biblici dell’Esodo e dell’Apocalisse. La vostra è stata una consolante risposta al desiderio del Concilio Vaticano II, che nel Decreto sul rinnovamento della vita religiosa vi ha raccomandato «in primo luogo» di aver «quotidianamente fra le mani la Sacra Scrittura, per imparare dalla lettura e dalla meditazione dei Libri Sacri “la sovreminenze scienza di Gesù Cristo” (Ph 3,8)» (Cfr.
Perfectae caritatis PC 6). La formazione alla solida pietà eucaristica e liturgica, l’innervatura spirituale, la visione della storia nell’abbraccio di Dio che salva, e anche l’orientamento psicologico e culturale attingono alla Bibbia il loro alimento primo e insostituibile; formuliamo perciò voti che queste giornate romane siano per voi uno strumento di primo piano per familiarizzarvi sempre di più con i Libri Sacri, e the sempre più numerose siano le Religiose che, nel silenzio del cuore e nelle pause della loro vita spesa nella preghiera e nella carità, sappiano attingere a piene mani ai tesori della Rivelazione. Con la Nostra Benedizione Apostolica.
Gruppo di intellettuali buddisti del Giappone
Dear friends from Japan,
We bid you a warm welcome, you whom We truly consider our friends. Some of you, just over two years ago, have already paid us the honour of a visit. We are happy to see you back with other venerable leaders of religious life in your country.
On the occasion of the great Exposition at Osaka, which gave the world the opportunity to acquaint itself with Japan’s achievements, Our special representative, Cardinal Marella, was able to visit some of the famous shrines of your land, and to bear Our greetings to several of your religious leaders. It gives Us much pleasure to express Our good wishes personally to each of you today.
Men of good will, such as you are, must feel strongly called to join in the endeavour to secure peace and development, in freedom, justice and respect for human dignity, for all your brothers throughout the world. We count on your valiant contribution towards this noble work, which the Almighty will assuredly bless. Upon you yourselves and upon all who look to you for guidance We invoke today his gracious favour.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Il pensiero, che guida questi nostri colloqui sulla mentalità degli uomini del nostro tempo in ordine alla religione, alla fede in Dio ed in Cristo, è quello di scoprire come e perché oggi essi, gli uomini moderni, siano areligiosi o irreligiosi, mentre noi siamo convinti che proprio in virtù delle ragioni, che sembrano giustificare tali loro atteggiamenti negativi, e che possiamo ridurre alle obiezioni correnti: il progresso della cultura e le trasformazioni sociali, la religione cattolica potrebbe e dovrebbe avere migliore accoglienza e migliore espressione. Siamo convinti cioè che la nostra fede è fatta per l’uomo, per quello a noi contemporaneo ancora più che per quello di ieri; non è una alienazione la fede, non è un artificio caduco, non è una concezione sorpassata, non è una scienza sterile e ingombrante; è una luce, è una pienezza, è una vita, di cui tanto maggiore è il bisogno, e tanto maggiore il godimento, quanto più progredito, più colto, più maturo, più adulto, più avido di certezza è l’uomo che ne faccia la liberatrice e redentrice esperienza (Cfr. J. DANIÉLOU, L’avenir de la religion, Fayard, Paris 1968).
Ed allora ecco la grande questione: come mai oggi è così difficile fare accettare la religione all’uomo moderno? Non è forse in atto una decadenza religiosa? Non sono forse sfavorevoli le disposizioni della psicologia umana al pensiero di Dio, alla religione, alla fede accolta e vissuta? La questione è troppo vasta e complessa per darvi pronta e semplice risposta. Essa esigerebbe, innanzi tutto, una analisi ampia ed accurata delle condizioni, in cui la società e i singoli individui si trovano, per dire qualche cosa circa questa diffusa predisposizione negativa a riguardo della religione. Noi ora non ne faremo parola; ma siccome tanto si discute della «crisi religiosa» in atto, sarà bene che ciascuno vi rifletta da sé: perché oggi la gente sembra diventare quasi refrattaria alla religione? Per quali idee, per quali costumi, per quali maestri, per quali fenomeni, per quali ambienti? Proponiamo il problema a ciascuno di voi.
Noi invece, in questo breve incontro, proponiamo il problema sotto un altro aspetto, che riguarda non tanto l’uomo restio, indifferente, o ostile al messaggio religioso, ma piuttosto il maestro che lo propone; vogliamo dire il modo, la forma, il metodo, il linguaggio, lo zelo, l’amore, con cui tale messaggio è proposto. Questo aspetto della questione religiosa è oggi studiatissimo. Ci si domanda, per tutto dire in una parola: come presentare la religione cattolica oggi alla nostra generazione? È la questione capitale del rapporto fra la fede e l’uomo, vista innanzi tutto sotto l’angolo visuale pedagogico: come annunciarla? come renderla comprensibile? accettabile? gradita? efficace? moderna? Non sarebbe da imputare al modo, un modo vecchio, astruso, staccato dalla vita, contrario alle tendenze e ai gusti del tempo, al modo, diciamo, di insegnare e di predicare la fede, se questa non trova uditori e fedeli? Non occorre forse rinnovare il «kérygma», cioè l’annuncio del messaggio cristiano, se vogliamo che incontri ascoltatori e seguaci?
Qui, se avessimo tempo, dovremmo fermarci, perché, come ognuno vede, l’importanza del rapporto suddetto, tra fede e uomo, è decisiva, per l’una e per l’altro. Che cosa infatti fa la Chiesa: il vescovo, il pastore, il maestro, l’apologista, il catechista, il missionario, lo scrittore, il predicatore, il teologo, se non il continuo tentativo di accostare la Parola di Dio alla vita umana, affinché questa trovi salvezza in quella Parola? Noi tralasciamo qui un lato importantissimo, ma misterioso, della questione: l’accettazione salvatrice della Parola di Dio è una grazia; entriamo nella delicatissima problematica della grazia, la quale è un dono, verso il quale la libertà umana è responsabile, ma non efficiente; coopera, ma non opera, così che restano tremendamente vere le parole di Gesù: vi sono quelli che guardano e non vedono, ascoltano e non capiscono (Mt 13,13); senza la grazia «a nulla giova all’uomo la predicazione della verità», dice S. Agostino: Nihil prodest homini omnis praedicatio veritatis (S. AUG., De civ. Dei, XV, 6; PL 41, 442). Segreto di Dio, alla fine, l’efficacia dello sforzo religioso, da chiunque compiuto.
Ma ci limitiamo a rilevare la saggezza e il pericolo dello sforzo di commisurare l’insegnamento religioso all’attitudine recettiva del discente, persona o popolo che sia. La saggezza: qui vi è tutto il genio apostolico della Chiesa, l’arte cioè di diffondere, di spiegare, di fare in qualche misura capire, di proporzionare la dottrina del Signore alla mente, e anche alla mentalità dell’alunno, cioè dell’uomo bisognoso di istruzione religiosa. Non è stato questo uno degli intenti del Concilio? uno degli intenti della riforma liturgica, rendere comprensibile il rito? non forse a questo fine si sono introdotte le lingue parlate nel culto e nello studio teologico? non è forse l’assillo costante dell’insegnamento della religione quello di presentarla in forme ed in termini accessibili e gradevoli? di adeguarla all’età, all’indole, alla cultura di coloro ai quali l’esposizione della dottrina è rivolta?
Talmente è grande questo dovere di tenere conto della capacità intellettiva e spirituale di quanti si affacciano alle soglie della fede, che non è mai abbastanza compiuto; ed è in questo continuo impegno di trasmissione non vana della dottrina religiosa che si manifesta quella caritatem veritatis, carità della verità (2 Thess 2Th 2,10) propria della Chiesa. Ma quest’ansia di moltiplicare i mezzi e le forme di espressione dell’insegnamento religioso cattolico obbedisce ad una legge fondamentale: che la integrità della dottrina non sia violata. La verità religiosa, rivestita da espressione linguistica diversa, contenuta in brevi formule catechistiche, o diffusa in trattati teologici, interpretata secondo l’uno o l’altro sistema filosofico, purché sempre conforme a sana ragione (Cfr.
Gravissimum educationis GE 7,10 Gravissimum educationis, 7, 10; ecc.), deve essere sempre autentica, e almeno virtualmente completa, anche se messa a confronto con le diversissime condizioni della vita umana.
Ma questo sforzo per sé lodevolissimo di fare accettare la dottrina religiosa agli uomini del nostro tempo nasconde, anzi oggi manifesta un pericolo, una tentazione molteplice, che possiamo qui chiamare relativismo dottrinale.
Occorre una fede per il nostro tempo, si dice: sta bene; il Concilio, specialmente nella Costituzione Gaudium et spes, tutta intenta a stringere i rapporti fra la Chiesa ed il mondo, e a mettere in evidenza i valori della creazione, dell’uomo considerato nella sua vita naturale, del progresso moderno, c’insegna come la nostra fede ancor oggi sia fatta per la salvezza umana; ma non perché prende a misura della fede le opinioni degli uomini, ma perché cammina, secondo il Concilio, con la sua paradossale Croce, scandalo e stoltezza per il mondo, forza e sapienza di Dio (Cfr. 1 Cor 1Co 1,20 ss.), che umilmente e coraggiosamente portata dai credenti avrà ancora oggi la virtù di convertire gli uomini alla salvezza di Cristo. È quello che si attende dai Pastori e dai Fedeli del Popolo di Dio; da noi tutti, persuasi che senza questa caratteristica della verità, la sicurezza della verità religiosa, la fedeltà, sarebbe vano e precario ogni tentativo di chiamare altri ad ascoltare Cristo.
Pellegrini di Ferrara e di Comacchio
Il nostro particolare saluto va oggi ai numerosi pellegrini di Ferrara e Comacchio, guidati dal loro caro e venerato Pastore, Monsignor Natale Mosconi.
Siate i benvenuti, figli carissimi ! Se grande è la vostra gioia per questo incontro col Vicario di Cristo, non minore è la consolazione che Noi stessi proviamo nell’accogliervi, e soprattutto nel sapere che il vostro pellegrinaggio conclude un ciclo missionario quinquennale, che si è felicemente svolto nella diocesi di Ferrara e continuerà in quella di Comacchio.
Sappiamo inoltre che il vostro pellegrinaggio si ispira pure ad un motivo di filiale devozione verso la Nostra umile persona, poiché con esso voi intendete ricordare il Nostro giubileo sacerdotale. Siamo profondamente sensibili a tanta affettuosa e devota attenzione, e vi ringraziamo di cuore. Ci terremo pertanto sicuri delle vostre preghiere per i bisogni del Nostro apostolico ministero, e ricambieremo con le Nostre l’omaggio filiale, chiedendo a Dio per tutti voi che, rinvigoriti nella fede presso la tomba di Pietro, possiate riprendere con rinnovato vigore i vostri propositi di vita cristiana, facendo sempre onore a Cristo e alla Chiesa e collaborando generosamente coi vostri Pastori per la diffusione del Regno di Dio.
A tanto vi conforta la Nostra Apostolica Benedizione, che amiamo impartire a tutti voi qui presenti, alle vostre famiglie, e alle vostre dilette diocesi.
Enti di assistenza ai carcerati
Salutiamo con una parola di vivo elogio ed incoraggiamento i partecipanti alla Quarta Assemblea Generale degli Enti di Assistenza ai Carcerati, organizzata dall’omonimo Segretariato Generale. Vogliamo dirvi, carissimi, tutta la Nostra compiacenza per l’azione disinteressata, fraterna, delicata, silenziosa, che svolgete in favore di quanti scontano pene giudiziarie, per assisterli nella dolorosa situazione, in cui si trovano, per occuparsi delle loro famiglie, e per aiutarli a reinserirsi nella società, a fronte alta e con la coscienza tranquilla, orientata decisamente ai veri ideali della vita civile.
È un alto impegno, il vostro, una grave responsabilità, che richiede l’appoggio di molti: e ci consola apprendere che fate quanto è in voi per stimolare ogni cittadino a condividere le vostre sollecitudini. Facciamo voti che questo invito incontri altre anime generose, che vengano a ingrossare le vostre file, accogliendo così la parola del Concilio sull’apostolato dei laici: «Ovunque vi è chi manca di cibo e di bevanda, di vestito, di casa, di medicine, di lavoro, di istruzione, dei mezzi necessari per vivere una vita veramente umana, chi è afflitto da tribolazioni e da malferma salute, chi soffre l’esilio o il carcere, quivi la carità cristiana deve cercarli e trovarli, consolarli con premurosa cura e sollevarli, porgendo loro aiuto» (Apostolicam actuositatem AA 8).
Vi conforti il pensiero che siamo con voi con l’affetto e con la preghiera, perché svolgete un apostolato tanto meritorio; e di cuore impartiamo a voi, ai vostri cari, e a tutti gli assistiti dai vostri Enti la Nostra Benedizione.
Religiose insegnanti
Con profonda consolazione accogliamo stamane il folto gruppo di Religiose insegnanti di vari Istituti, convenute a Roma per un Corso di aggiornamento promosso dalla Federazione Istituti dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica.
Salutiamo affettuosamente queste Nostre figlie, così vicine al Nostro cuore e tanto benemerite, e cogliamo l’occasione per dare loro l’aperta testimonianza della Nostra compiacenza, della Nostra stima e della Nostra benevolenza.
Sappiamo che l’oggetto del vostro Corso riguarda i nuovi orientamenti didattico-pedagogici per l’insegnamento nelle Scuole materne ed elementari. Già la vostra partecipazione così numerosa al Corso ci attesta la serietà e lo zelo con cui voi attendete all’apostolato della scuola, che ha sempre costituito per l’azione educativa della Chiesa uno dei campi più delicati e più ricchi di promesse. Vi esprimiamo pertanto la Nostra gratitudine; e mentre formuliamo voti per il costante sviluppo di così provvide iniziative, vi incoraggiamo a proseguire nel vostro lavoro con l’assicurazione del Nostro affetto e soprattutto della Nostra preghiera, con la quale invochiamo su di voi e sui relatori e promotori del Corso le più elette grazie del Signore.
Alunni dei Corsi di Amicizia
E ora un saluto e una lode particolare a voi, carissimi alunni dei «Corsi di Amicizia con le Lingue», fortunatamente sorteggiati fra tutti i vostri condiscepoli per partecipare ad un viaggio premio a Roma; e un saluto ai vostri genitori e insegnanti, qui presenti, come ai benemeriti responsabili della Mutualità Scolastica Padovana, che organizza i Corsi.
Attraverso lo studio delle lingue, voi venite formati a conoscere a poco a poco i vari popoli, i loro usi e costumi, la loro psicologia, la loro anima; e perciò imparate anche a stimarli e ad amarli. Voi compite una preparazione, che alimenta grandi speranze: davanti alle divisioni, che fanno soffrire gran parte dell’umanità, e di cui giungono ogni giorno notizie tanto penose, fa piacere vedere come le nuove generazioni, come siete voi, abbiano capito che non si costruisce la pace senza la mutua comprensione e l’amicizia tra i popoli. È stata questa la consegna, che abbiamo dato al mondo con la Nostra Enciclica Populorum progressio; e questo è stato l’insegnamento costante di tutti i nostri Predecessori. Bravi, ragazzi carissimi: siete sulla buona strada. E possa il vostro esempio dare frutti sempre più concreti. Studiate, crescete buoni e volenterosi, fedeli al Vangelo, ben disposti verso tutti i fratelli: e il Signore vi guarderà sempre con tanta predilezione. Nel suo nome tutti vi benediciamo.
Nos complacemos en dirigiros un particular saludo de bienvenida, amadísimos hijos colombianos, que habéis querido venir hasta Roma para reiterarnos vuestro filial afecto.
Como ya lo hicimos durante Nuestro viaje inolvidable a vuestro queridísimo País, os animamos a conservar y acrecentar el tesoro de vuestra fe cristiana, dando a vuestra vida religiosa una perspectiva cada día más operante al servicio de todos, de manera que estéis siempre en primera línea cuando se trate de colaborar en el progreso espiritual, humano y social de vuestra Patria.
En prenda de abundantes gracias celestiales, os impartimos de corazón a vosotros, a vuestras familias y a Colombia entera, Nuestra paternal Bendición Apostólica.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Mercoledì, 23 settembre 1970
Noi non faremo quest’oggi il consueto discorso delle Udienze Generali: lo stato delle cose nel Medio Oriente ci sembra così grave e così minaccioso da non consentirci di parlarvi a Cuor tranquillo d’altri temi. Siamo molto impensieriti di quanto avviene in quella regione. Noi non abbiamo altre notizie oltre quelle che sono a conoscenza di tutti, ma quelle divulgate in questi giorni sono veramente tristi. Pensiamo alle migliaia di morti e di feriti, pensiamo agli ostaggi, ancora incerti della loro sorte, pensiamo alle nuove e molte rovine, alle insopportabili sofferenze delle popolazioni. Ma per di più ci affligge il carattere di guerra civile, che si aggiunge a quello dell’implacabile e lungo conflitto, e ci accresce la pena l’inasprimento degli animi, l’aggravarsi dei pericoli, che possono assumere proporzioni enormi e generare incalcolabili catastrofi. Non vogliamo drammatizzare: con la pausa che imponiamo al nostro colloquio settimanale vorremmo muovere più efficacemente gli animi alla riflessione e alla preghiera.
Guardiamo con fiducia alle Persone e agli Enti di grande rilievo, che si pronunciano per la tregua e si fanno premure per scongiurare il peggio. Noi pure li incoraggiamo a fare risolutamente opera di pace. Ammiriamo quanti si prodigano per portare soccorsi e per richiamare in quei Paesi e nel mondo sensi di umanità e di saggezza. Quanto a Noi, non perderemo la speranza della pace, avremo tanto più la compassione per ogni umana sofferenza, crederemo ancora nella possibilità d’intesa delle parti in conflitto; aiuteremo, nei limiti a Noi consentiti, ogni tentativo di soluzione ragionevole della crisi; e soprattutto con voi, con la Chiesa, invocheremo la misericordia e l’assistenza di Dio.
Partecipanti alla «settimana» di aggiornamento pastorale
Nell’udienza di stamane abbiamo la gioia di accogliere un folto gruppo di sacerdoti e religiosi veramente meritevoli della Nostra più affettuosa stima: sono i partecipanti alla XX Settimana Nazionale di aggiornamento pastorale.
Vi ringraziamo, figli carissimi, della vostra visita e dei sentimenti di devozione che ve l’hanno suggerita.
La singolare circostanza del ventennio di vita di questi Corsi, la qualificazione e il numero dei partecipanti, come pure l’argomento dei vostri lavori, «Fede e religione nella comunità parrocchiale, oggi», avrebbero richiesto maggior tempo di quanto, purtroppo, le Nostre possibilità ci consentono. Pur limitandoci ad un brevissimo saluto, esso ci obbliga a riconoscere le alte benemerenze di questa iniziativa, dovuta allo zelo del caro e venerato Mons. Grazioso Ceriani. Ricordare gli inizi di questi Corsi, e pensare al contributo dato coi successivi sviluppi nel campo dell’attività pastorale del clero in Italia, ci riempie il cuore di gratitudine a Dio e di elogio a quanti hanno promosso, incoraggiato e sostenuto queste Settimane, che col volgere degli anni si sono dimostrate provvidenziali più che mai.
Del resto basta sottolineare i termini stessi che formano il tema del vostro incontro di quest’anno, perché il Nostro e il vostro animo si mettano subito in contatto con una viva e stimolante realtà, densa di problemi, di urgenze, di difficoltà, che comporta il dovere di comprendere meglio il mondo in cui viviamo, di vedere i fermenti che lo animano, per rendere più incisiva l’azione pastorale in una società in profonda trasformazione non solo negli aspetti organizzativi e quantitativi, ma altresì sul piano stesso dei valori.
In tutto ciò grande è la vostra responsabilità, diletti figli, perché è anche su voi che fa affidamento la Chiesa per riavvicinare il mondo moderno che in questi ultimi tempi tanto si è allontanato da lei. Beati voi, se saprete essere non spettatori inerti, o peggio ancora critici e scettici, ma fermento apostolico santificatore, e collaboratori generosi e disciplinati nello sforzo di rinnovamento che la Chiesa sta compiendo in questo periodo postconciliare.
A tanto vi conforti l’assicurazione della Nostra preghiera e la Benedizione Apostolica che di cuore impartiamo a tutti voi e ai benemeriti promotori e maestri della Settimana.
Corso di spiritualità Post-conciliare per sacerdoti
Salutiamo con cordiale affetto i sessanta Sacerdoti, Religiose e laici d’Italia, del Brasile e della Spagna, che hanno partecipato, al Centro Internazionale Pio XII di Rocca di Papa, ad un corso di spiritualità Post-conciliare, iniziato il 15 luglio; e salutiamo con essi il venerato Padre Riccardo Lombardi, che qui ha portato il gruppo al termine ormai prossimo delle sue giornate di preghiera e di studio.
Vi siamo grati per l’esempio che date, e per le speranze che promettete: voi indicate infatti una ferma volontà di amare il Concilio, di approfondire il Concilio, di vivere e di far vivere il Concilio, in tutti i suoi insegnamenti, che impegnano l’intera esistenza cristiana al servizio di Dio e dei fratelli. Voi dimostrate perciò di aver accolto, come in terreno particolarmente fertile, le nostre parole di commiato, alla chiusura delle assise conciliari: il Nostro saluto, dicevamo, «possa . . . accendere questa nuova scintilla della divina carità nei nostri cuori; una scintilla, la quale può dar fuoco ai principi, alle dottrine e ai propositi, che il Concilio ha predisposti, e che, così infiammati di carità, possono davvero operare nella Chiesa e nel mondo quel rinnovamento di pensieri, di attività, di costumi e di forza morale e di gaudio e di speranza, ch’è stato lo scopo stesso del Concilio» (8 dicembre 1965: A.A.S. LVIII (1966), pp. 7-8).
Questo fuoco voi dovrete e saprete diffondere attorno a voi, dilatando in raggi sempre più ampi la vostra azione apostolica. È la speranza, che la vostra presenza lietamente ci assicura, e che incoraggiamo di cuore, mentre tutti vi benediciamo, con l’augurio di essere validi e umili strumenti del Regno di Dio.
Il movimento «Oasi»
Desideriamo rivolgere la Nostra parola di saluto, di plauso e di sprone ai trecento sacerdoti, religiose e laici, guidati dal Reverendo Padre Virgilio Rotondi, i quali in questi giorni celebrano il primo Congresso Internazionale del Movimento «OASI», che compie quest’anno i suoi venti anni di vita.
Ben sappiamo che voi, carissimi figli, volete generosamente impegnare la vostra vita in una filiale e docile disponibilità all’azione di Dio e in un silenzioso e fattivo servizio dei fratelli, rispondendo sempre all’appello divino con l’atteggiamento di Gesù, il quale, entrando nel mondo, si offriva al Padre per fare la sua volontà (Hebr. 10, 9) e con l’umiltà di Maria, la quale si donava a Dio in un «fiat» totale (Lc 1,38).
Siate pertanto i testimoni ed i portatori, nel vostro ambiente, di questo messaggio gioioso di dedizione, che è la risposta alla universale vocazione alla santità, alla quale tutti i cristiani sono chiamati (Cfr.
Lumen gentium LG 5).
Come segno di compiacimento per l’azione svolta in questi venti anni e come auspicio di un nuovo slancio di fervore, ben volentieri impartiamo a voi, al Movimento, al suo Direttore e a tutte le persone che vi sono care l’Apostolica Benedizione.
Ex-allievi dei Salesiani
Partecipano a questa Udienza i rappresentanti della Confederazione Mondiale Ex-allievi Don Bosco, riuniti in questi giorni a Torino per celebrare il centenario della loro prima organizzazione; anche ad essi, ed in particolar modo al caro e venerato Rettore Maggiore dei Salesiani che li guida, Don Luigi Ricceri, il Nostro saluto, il Nostro augurio, il Nostro compiacimento.
La vostra presenza, così numerosa e fervorosa, ci offre la consolante certezza della vitalità del vostro Movimento, sorto cent’anni or sono come uno dei frutti più belli sulla scia dell’apostolato di San Giovanni Bosco. Il bisogno che voi sentite di mantenere i rapporti sia con i vostri maestri di un tempo e sia con i vostri antichi compagni, ci dice il valore dell’educazione che avete ricevuto, e nello stesso tempo l’impegno con cui voi cercate di rendere coerente il vostro modo di vivere di oggi con la formazione di ieri. Voi avvertite che la scuola di Don Bosco vi ha dato qualche cosa di più che un’accurata istruzione o una dignitosa professione; vi ha dato dei principi; dei principi chiari, forti, vitali; vi ha dato la coscienza dei vostri doveri e l’esaltante sicurezza della vostra vocazione cristiana.
E allora Noi vi diremo: amate la vostra associazione, siatele fedeli, e soprattutto adopratevi con tutte le forze per irradiarne lo spirito sugli altri, con una testimonianza cristiana franca, aperta, generosa, dispensatrice di serenità e letizia, conforme agli insegnamenti di Don Bosco. Di questa testimonianza ha urgente bisogno il mondo che vi circonda. Ve la chiede la Chiesa oggi con la voce autorevole del Concilio Vaticano II (Cfr.
Apostolicam actuositatem AA 2).
Carissimi figli, che il Signore benedica la vostra associazione e la renda feconda di generosi frutti per il domani cristiano della società. Noi Glielo chiediamo con tutto il cuore dandovi la Nostra affettuosa Apostolica Benedizione, che estendiamo agli ex-allievi delle scuole salesiane sparsi nel mondo e a tutti i loro familiari e dirigenti, in pegno dei divini favori.
Pellegrini dell’arcidiocesi di Fermo
Siamo debitori di particolare gratitudine all’Arcivescovo di Fermo, che ha voluto far ricordare il Nostro giubileo sacerdotale indicendo un pellegrinaggio da tutte le Parrocchie dell’Arcidiocesi: porgiamo perciò il Nostro commosso benvenuto al venerando Pastore, Mons. Norberto Perini, all’Amministratore Apostolico, Mons. Cleto Bellucci, che si appresta a iniziare la missione affidatagli, e a tutti voi, carissimi sacerdoti e fedeli di ogni età e classe sociale.
Vedendovi qui, accanto a Noi, uniti in un solo palpito di fede e di amore, pare a Noi di vedere come l’immagine vivente della Comunità ecclesiale diocesana, stretta, col suo Pastore, attorno alla Cattedra di Pietro: comunità nutrita della vita divina, che fluisce nelle anime attraverso la partecipazione all’Eucaristia e ai Sacramenti; comunità illuminata dalla Parola rivelata e dalla Legge divina, che è lucerna ai nostri passi e luce al nostro cammino (Cfr. Ps 118,105); comunità operante sul piano della carità, nella pratica costante del bene per l’elevazione della famiglia e della società. Noi vi auguriamo che la vostra Arcidiocesi sempre corrisponda a questi ideali, cercando di vivere integralmente gli insegnamenti del Vangelo, quali sono stati proposti dall’insegnamento pastorale del Concilio Vaticano II, per la loro applicazione sempre più efficace e coerente; e invocando su tutti voi, sui vostri cari lontani, sull’intera popolazione diocesana le particolari consolazioni del Signore - specie sui piccoli, sulla gioventù, sui lavoratori, sugli infermi - di cuore impartiamo la Nostra Benedizione, pegno di particolare benevolenza.
L’associazione «Auxilia»
Vogliamo ora dare il Nostro sincero e cordiale benvenuto al gruppo di insegnanti e allievi invalidi dell’Associazione «Auxilia». Abbiamo già altre volte espresso il Nostro incoraggiamento a codesta tanto benemerita iniziativa: e amiamo ripeterlo oggi a voi, maestri e alunni, qui presenti o lontani, per dirvi il bene che vi vogliamo, l’interesse con cui vi seguiamo, tutta l’ammirazione che la vostra attività suscita in noi. «Auxilia» è un’opera evangelica: nel silenzio, nell’umiltà, nell’abnegazione, senza ricercare ricompense umane, essa vuole aiutare, comunicando l’istruzione, quanti non hanno la possibilità di frequentare la scuola, specialmente gli ammalati e gli ospiti delle case di pena. Diciamo a voi, insegnanti, che la vostra azione, secondo la promessa del Redentore, avrà la sua ricompensa nel Cielo, perché a Lui direttamente è rivolto quanto si compie in favore dei piccoli e dei sofferenti (Cfr. Mt 25 Mt 34-40); e assicuriamo a voi, carissimi alunni, tutta la Nostra partecipazione ai vostri dolori, alla vostra solitudine, alla vostra sete di vivere e di conoscere. Vi siamo vicini con la preghiera, nel silenzio dei Nostri colloqui con Dio, che abbracciano tutta l’umanità, e specialmente quella che soffre.
A tutti, in pegno di sempre copiose consolazioni divine, la Nostra Apostolica Benedizione.
Pellegrini dalla Francia dal Lussemburgo e dalla Spagna
Nous accueillons de tout coeur le pèlerinage de l’Union catholique des cheminots français de Strasbourg. Nous vous félicitons, chers Fils, de cette démarche que vous faites fidèlement au coeur de l’Eglise: qu’elle vous permette de porter ensuite, près de vos compagnons de travail et de vos familles, le témoignage de foi et de charité dont notre monde a tant besoin.
Nous sommes heureux de saluer aussi le groupe des pèlerins luxembourgeois, venus ici avec leur cher Pasteur, Monseigneur Jean Hengen, et Monsieur l’Ambassadeur du Luxembourg, pour fêter le centenaire de l’érection de leur diocèse par notre vénéré prédécesseur, le Pape Pie IX. Dans l’Eglise du Christ, continuez à apporter votre participation généreuse, et transmettez à votre Evêque, Monseigneur Léon Lommel, nos fraternelles salutations.
Enfin, comment taire Notre joie de rencontrer ce matin les Petites Soeurs de Jésus, avec leur méritante fondatrice, Soeur Magdeleine de Jésus, et leur nouvelle responsable, Soeur Annie de Jésus?Quarante-sept d’entre vous, chères Filles, venues des horizons les plus divers de notre globe, vous venez de faire votre profession perpétuelle, pour engager toute votre vie, avec Jésus, dans le sillage du Frère Charles de Foucauld, au milieu des pauvres et de ceux qui sont souvent loin de l’Eglise, dans un esprit de prière contemplative et d’amour universel. Quel bonheur de voir l’esprit de Dieu susciter aujourd’hui de telles vocations!
Nous rendons grâces à Dieu et Nous vous félicitons, vous et vos parents ici présents. Votre témoignage évangélique, qui ne connaît pas de frontière, est particulièrement précieux au sein de l’Eglise actuelle: partez heureuses et confiantes dans le Seigneur Jésus qui vous appelle à imiter sa vie de Nazareth. Nous saluons avec le même encouragement vos soeurs qui sont venues ressourcer leur vie spirituelle avec le cher Père Voillaume, et toutes vos soeurs de la Fraternité générale de «Tre Fontane», avec leurs Assistantes et Conseillères.
A tous et à toutes, Nous donnons de grand coeur Notre paternelle Bénédiction Apostolique.
Vuestra visita, amadísimas hijas Oficinistas de Acción Católica Española, nos es particularmente grata y nos da la oportunidad de manifestaros nuestra paternal benevolencia y nuestro aprecio.
Os exhortamos a hacer de vuestra profesión un testimonio cristiano de servicio a la sociedad, santificando vuestro trabajo, siendo apóstoles de Cristo en vuestro ambiente, y demonstrando con vuestra dedicación y vuestra vida ejemplar que el Mensaje Evangélico es válido hoy más que nunca, concretamente en los medios que pueden cooperar al desarrollo y al progreso.
Invocando la divina asistencia sobre vosotras, vuestras familias y sobre todas las oficinistas españolas, os otorgamos de corazón una especial Bendición Apostólica.
Nos complacemos en daros un especial saludo de bienvenida, amadísimos hijos de la «Obra de cooperación Parroquial de Cristo Rey», que habéis querido visitarnos para celebrar el veinticinco aniversario de vuestra fundación en España.
En tan fausta fecha Nuestra felicitación por el trabajo realizado, es además de ánimo para que incrementéis vuestro apostolado específico por medio de los Ejercicios Espirituales, de manera que cada día más seglares se entusiasmen con el ideal cristiano y ofrezcan a la Iglesia y a sus semejantes su generoso servicio.
En prenda de abundantes gracias del Altísimo, os otorgamos de corazón a vosotros y a vuestras familias, así como a todos los miembros de vuestra Obra Nuestra paternal Bendición Apostólica.
1970-AUDIENZE - Mercoledì, 2 settembre 1970