1970-AUDIENZE - PER UNA UMANITÀ PIÙ FRATERNA




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 21 ottobre 1970

Fedeli al dovere, che a Noi deriva dal Concilio, Noi stiamo cercando di ricordare alcune nozioni generali, proclamate dagli insegnanti conciliari, riguardanti l’operare umano, sicuri come siamo di collegare la nostra parola, da un lato, alla dottrina di Cristo, e, dall’altro, ai problemi ed ai bisogni del mondo presente. È Nostro dovere di favorire la formazione d’una mentalità e d’un costume che meglio corrispondano al vero progresso morale dell’uomo e della società, anche se la Nostra voce si esprime in questi incontri settimanali in modo occasionale e popolare, molto semplice e punto esauriente. Ma vi confidiamo che l’esercizio di quest’umile ministero dà a Noi coscienza della nostra apostolica responsabilità, sentendoci sollecitati a pronunciare qualche Nostro giudizio non già per una competenza diretta e specifica, che non pretendiamo di avere nelle questioni proprie di questo mondo, ma per il riferigli insegnamenti conciliari, riguardanti l’operare umano, sicuri come mento che ogni questione umana ha con la concezione globale della vita e dei suoi fini supremi, e per l’occhio critico, che da tutte le parti, anche profane, si fissa sopra di noi per vedere se noi davvero abbiamo funzione universale di magistero dottrinale e morale.

Con sorpresa di non pochi, riaffiora, stranamente rivendicata, la parola di S. Paolo: «Spiritualis homo iudicat omnia», l’uomo spirituale giudica di ogni cosa (1 Cor. 1Co 2,15), parola che risuonò, con la forza propria del medio-evo, nella celebre e contestata sentenza di Bonifacio VIII, affermante che ratione peccati, cioè sotto l’aspetto morale trascendente, in ordine a Dio, « ogni cosa umana è soggetta » alla potestà delle chiavi di Pietro (Cfr. DENZ.-SCHÖNM., 873-873). Poco fa, ad esempio, per un sopruso delittuoso avvenuto in un’isola pagana del Pacifico, un giornale locale chiedeva: « che cosa ne dice il Papa?».

Questa prefazione vi dice come sia doveroso e penoso per Noi richiamare la riflessione degli uomini di buona volontà su alcuni fatti che accadono oggi sulla scena del mondo, i quali, per se stessi, per la loro singolarità e gravità, e per il loro ripetersi, che va oltre l’episodio e sembra indizio d’una improvvisa decadenza morale, feriscono la comune sensibilità.


CONTINUE OFFESE ALLA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA

Quali fatti? le torture, ad esempio. Se ne parla come epidemia diffusa in molte parti del mondo; e se ne indica, forse non senza qualche politica intenzione il centro in un grande Paese, teso in uno sforzo di progresso economico e sociale, e finora da tutti onorato e qualificato come libero e saggio. Ebbene le torture, cioè i mezzi polizieschi, crudeli, e inumani, per estorcere confessioni dalle labbra di prigionieri, sono da condannarsi apertamente. Non sono ammissibili oggi, nemmeno col fine di esercitare la giustizia, e di difendere l’ordine pubblico. Non sono tollerabili, nemmeno se praticate da organi subalterni, senza mandato, né licenza delle superiori Autorità, sulle quali può ricadere la responsabilità di simili abusive e disonoranti prepotenze. Sono da sconfessarsi e da abolirsi. Offendono non solo l’integrità fisica, ma altresì la dignità della persona umana. Degradano il senso e la maestà della giustizia. Ispirano sentimenti implacabili e contagiosi di odio e di vendetta. Dove ci è stato possibile, noi abbiamo deplorato e cercato di dissuadere dal ricorso a simili barbari mezzi.

Le Autorità della Chiesa e l’opinione pubblica dei cattolici hanno levato la loro voce contro tali iniqui abusi di potere. Queste categoriche affermazioni hanno ragione di principio, perché sulla realtà di certi fatti noi non abbiamo titolo di pronunciarci, specialmente dopo smentite e rettifiche, che sono spesso date da organi qualificati e da indagini particolari. Come pure queste affermazioni non intendono coonestare violazioni private, o collettive dell’ordine pubblico, che possono aver dato pretesto a tali eccessi da parte dei tutori dell’ordine stesso. Anzi qui si presenta un’altra categoria di misfatti, che il senso cristiano della vita sociale non può ammettere come leciti. Diciamo della violenza, del terrorismo, impiegati come mezzi normali per rovesciare l’ordine stabilito, quando questo non rivesta esso stesso la forma aperta, violenta e ingiusta di un’oppressione insopportabile e non riformabile senza l’uso della violenza, entro i limiti dettati dalla prudenza e dalla giustizia.

Anche questa mentalità e questi metodi sono da deplorarsi. Essi producono danni ingiusti e provocano sentimenti e metodi deleteri della vita comunitaria, e sfociano logicamente nella diminuzione o nella perdita della libertà e dell’amore sociale. La teologia, così detta, della rivoluzione non è conforme allo spirito del Vangelo. Voler ravvisare in Cristo, riformatore e rinnovatore della coscienza umana, un sovversivo radicale delle istituzioni temporali e giuridiche, non è interpretazione esatta dei testi biblici, né della storia della Chiesa e dei Santi. Lo spirito del Concilio mette il cristiano a confronto col mondo in termini del tutto diversi (Cfr. Gaudium et spes;

Dignitatis humanae DH 11 Dignitatis humanae, 11 e 12; così la ormai ricca bibliografia in proposito, p. es. LE GUILLON, in Evangile de Révolution; La violenza, Settimana degli Intell. catt. Francesi, 1967; Violenza o non violenza? ed. Ekklesia; SCHUTZ, Violence des pacifiques, Taizé, 1968; CULMANN, Jésus et les révolutionnaires de son temps, 1970; Civiltà Cattolica, maggio 1968: «La tentaz. della violenza»; ecc.).


LE VIE DELLA GIUSTIZIA E DEL DIRITTO

Che cosa diremo delle repressioni micidiali non solo contro formazioni armate e ribelli, ma verso popolazioni inermi e innocenti? Che cosa circa certe oppressioni pesanti e intimidatorie su interi Paesi? Tutti vedono come la guerra continua nel mondo. Il giudizio si fa tanto più difficile e riservato quanto più la complessità dei fatti e delle loro componenti si sottrae ad una adeguata conoscenza. Ma anche qui: la condanna, di principio almeno, non può essere taciuta. Noi non siamo per la guerra, anche se questa può essere purtroppo ancora oggi talvolta imposta da supreme necessità di difesa. Noi siamo per la pace. Noi siamo per l’amore. Noi continuiamo a sperare nella liberazione del mondo da ogni conflitto distruttore e micidiale. Noi auspichiamo sempre, e sempre di più, che le aspirazioni alla giustizia, al diritto, al progresso trovino le loro vie pacifiche, umane e cristiane, nelle istituzioni internazionali fondate e da fondarsi a tale scopo.

Non è finita la serie delle Nostre deplorazioni: i dirottamenti aerei, i sequestri di persone, le rapine a mano armata, i commerci clandestini di droghe, e tanti altri fatti delittuosi, che riempiono le cronache dei nostri giorni, reclamerebbero la nostra denuncia e la nostra morale condanna. Ci conforta sentire solidale la deplorazione di questi fatti dell’opinione pubblica; così fosse essa concorde la ricerca logica delle cause di simili aberrazioni! E ancora ci sostiene l’amore che abbiamo anche per l’uomo delinquente e conserviamo nel cuore l’inestinguibile fiducia nel ricupero umano d’ogni volto che porta il riflesso di quello di Dio. Crediamo infatti nella bontà e nella misericordia di Dio e nella redenzione di Cristo.

Sia a voi tutti la Nostra Benedizione Apostolica.

Il Consiglio plenario dell’Ordine dei Frati Minori

Ci è gradito rivolgere un particolare saluto ai membri del Consiglio Plenario dell’Ordine dei Frati Minori, i quali hanno desiderato partecipare a questa Udienza insieme con il loro Ministro Generale, il caro e venerato P. Costantino Koser. Sappiamo che essi sono convenuti a Roma, in rappresentanza delle Conferenze dei Padri Provinciali, per discutere alcuni importanti problemi che riguardano la vita della propria Famiglia religiosa, e che l’argomento principale dei lavori è - secondo le esatte parole della Regola di S. Francesco - «lo spirito della santa orazione e devozione».

Questo tema, diletti Figli, ci sembra davvero opportuno e felice, perché vuol essere come un ritorno, ideale e concreto ad un tempo, alla matrice primigenia del vostro Ordine nell’assidua e ispirata ricerca di quel fervido amore di Dio, che rese Francesco pauper et humilis «tutto serafico in ardore» (DANTE, Paradiso, XI, 37). L’incremento dell’autentico spirito di pietà resta sempre al centro della consacrazione religiosa, e le stesse opere di carità verso i fratelli è da qui che ricevono orientamento e vigore.

A tutti coloro che fanno professione dei consigli evangelici, il Concilio Vaticano II ha raccomandato «di cercare, prima di ogni cosa, e di amare Iddio, il quale per primo ci ha amato», e quindi «di coltivare con assiduità lo spirito di preghiera e la preghiera stessa attingendoli alle fonti genuine della spiritualità cristiana» (Perfectae caritatis PC 6). Come non porre tra queste fonti la spiritualità del vostro grande Patriarca? La pietà francescana, che è meditazione amorosa del Cristo nel presepio e sulla Croce, è sorgente ricchissima per voi, per i vostri confratelli e per tutta quanta la Chiesa, e bene avete fatto nel risalire fino ad essa per gustarne ancora la perenne freschezza.

Con questo fugace richiamo ai valori più alti della vostra vocazione, formuliamo paterni auguri per il vostro attuale Convegno e mentre per voi invochiamo l’abbondanza dei celesti favori, vi impartiamo di cuore la Nostra speciale Benedizione, che estendiamo a tutti i sacerdoti e laici delle Comunità dell’Ordine.

Società Divine Vocazioni

Ci reca grande consolazione poter rivolgere una parola di elogio e di incoraggiamento ai quaranta Padri Capitolari e membri del Consiglio Generalizio della Società Divine Vocazioni, che partecipano a questa Udienza col loro Superiore Generale. Ci si offre infatti l’occasione di rivolgere a voi, come a tutti i vostri confratelli Vocazionisti, l’espressione della Nostra ammirazione e gratitudine per lo scopo così nobile e alto e grande e meritorio, a cui dedicate energie, sforzi, sacrifici: cioè la scelta delle vocazioni sacerdotali e religiose, attraverso scuole e istituti particolari, anche con la collaborazione prestata a tale scopo alle diocesi e alle famiglie religiose. Non abbiamo bisogno di dirvi quanto la cura delle vocazioni ci stia a cuore, perché, ogni anno, rivolgiamo a tutto il mondo il nostro messaggio per la giornata universale di preghiere: ci basti dirvi che voi corrispondete ad una delle sollecitudini più vive del Cuore di Cristo, quella di preparare gli operai della messe (Cfr. Matth Mt 9,38), i ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio (1 Cor 1Co 4,1), coloro che continuano nel mondo la presenza del Salvatore col rinnovare il suo Sacrificio, col dispensare la sua grazia, col proclamare la sua parola, con l’annunciare la sua consolazione ai poveri, agli afflitti, ai malati. Vi assista in quest’opera la grazia onnipotente di Dio: e la Benedizione Apostolica vi assicuri tutta la Nostra benevolenza.

Convegno dei Religiosi Ospedalieri

Ecco davanti a Noi gli oltre .trecento Assistenti Religiosi Ospedalieri, che partecipano al loro primo Convegno Nazionale a carattere unitario, promosso dalla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, in collaborazione con l’apposito Ufficio della Conferenza Episcopale Italiana. Vi diamo un paterno benvenuto, non disgiunto dall’apprezzamento sincero e cordiale per l’opera che svolgete negli Ospedali d’Italia: vediamo in voi come altrettanti buoni Samaritani, che fanno proprie le sofferenze del prossimo, porgendogli il conforto più alto, il balsamo più duraturo, l’unico che dia pace, e forza, e rassegnazione sovrumane, perché proviene non dagli uomini, bensì da Dio.

Ci fa piacere di vedervi uniti per studiare insieme, pur nella diversità dell’appartenenza alle varie famiglie religiose, i problemi inerenti alla vostra nobilissima missione, per avere luce e incoraggiamento a continuarla con perseveranza e generosità, pur tra le difficoltà che essa presenta, tanto essa è delicata, e richiede pazienza e cordialità, riserbo e tatto, fede vivissima e spirito soprannaturale. Vi sostenga nell’adempimento fedele del vostro dovere il pensiero che voi trovate Cristo negli ammalati («ero infermo e mi avete visitato») (Mt 25,36), e che voi portate Cristo agli ammalati; ne siete come la presenza visibile, ne continuate la missione: «pertransiit benefaciendo» (Act. 10. 38) perché anche voi passate fra gli infermi seminando il bene. Adeguate sempre la vostra parola e il vostro tratto a questo sublime Modello, da cui trae origine e forza la vostra vocazione di Religiosi: e sappiate che il Papa prega per voi, e a tutti imparte l’Apostolica Benedizione, in pegno delle eterne ricompense alla vostra dedizione.

Ispettori e funzionari dell’Annona di Roma

Salutiamo ora di gran cuore il folto gruppo degli Ispettori e Funzionari dell’Annona del Comune di Roma, col loro Assessore, l’onorevole Luigi Martini, venuti come ogni anno a presentarci il loro omaggio in occasione della festa patronale, unitamente ai loro familiari. Vi ringraziamo di questo gentile pensiero, vi ripetiamo la Nostra benevolenza, e vi auguriamo un felice lavoro, quel lavoro quotidiano, che sappiamo così vasto e impegnativo e insostituibile, perché deve far fronte alle esigenze sempre crescenti e sempre nuove del vettovagliamento di una città come Roma, con la sua formidabile espansione urbana e turistica. La vostra attività ha perciò un chiaro riflesso spirituale: e poiché è un servizio di prim’ordine, di necessità inderogabile, volto in favore della comunità, sappiate compierlo con spirito di collaborazione, di fratellanza, di carità. In una parola: con lo spirito del Vangelo. Date ogni giorno un colpo d’ala alla vostra fatica e al vostro assillo: e vi assista in questo impegno il vostro Santo Protettore, l’Arcangelo Raffaele. Con voi e per voi lo preghiamo, mentre a tutti impartiamo la Nostra Apostolica Benedizione.

Infermi della Baviera

Ein wort herzlicher Begrüssung mochten Wir auch an den Kranken-Pilgerzug des Caritasverbandes und der katholischen Kirchenzeitung aus München richten. Liebe Söhne und Töchter! Alle in dieser Basilika heute anwesenden Pilger bringen Ihnen mit Uns in aufrichtiger Anteilnahme die besten Wünsche zum Ausdruck.

Die Leitung des Pilgerzuges hat dieser Romfahrt den Namen gegeben: Sonnenzug der ranken. Damit sind die richtigen Akzente gesetzt. Denn von schwerem Leid heimgesucht sein bedeutet nicht, einem dunklen Schicksal überantwortet zu werden und darum verzweifeln zu müssen. Vom Glauben her strömt viel Licht und Sonne und Wärme in Ihr geprüftes Leben. Im Aufblick zu Christus, dem «Mann der Schmerzen», gewinnen Ihr Leid und Ihre Krankheit einen tiefen Sinn. Tragen Sie mit Christus für das Heil der Welt Ihre Prüfung und « Gott..., der uns in Christus Jesus zu seiner ewigen Herrlichkeit berufen hat, wird euch vollenden, stärken, kräftigen und befestigen» (1 Petr. 5, 10).

Unsere besondere Anerkennung und Unseren väterlichen Dank wollen Wir noch den Ärzten, den Helfern der Bundeswehr und des Malteserdienstes wie allen Krankenschwestern aussprechen, die durch ihren freiwlligen Einsatz dieses eindrucksvolle Zeugnis wahrhaft christlicher Nächstenliebe geben und so den « Sonnenzug » ermöglicht haben.

Allen Pilgern endlich aus den Ländern deutscher Sprache erteilen Wir als Unterpfand reichen himmlischen Trostes Unseren Apostolischen Segen.

Herzlich willkommen heissen Wir den grossen Pilgerzug des Cäcilienverbandes der Erzdiözese Köln. Anlässlich des hundertjährigen Bestehens Ihres verdienten Verbandes soll Ihre diesjährige Romfahrt der krönende Abschluss der Jubiläumsfeierlichkeiten sein. Wir nehmen herzlichen Anteil an Ihrer Freude und entbieten Ihnen Unsere Glüchkwünsche. Die Kirchenchöre haben eine hohe, unentbehrliche Aufgabe zu erfüllen, «weil der gottesdienstliche Gesang einen notwendigen und integrierenden Bestandteil der feierlichen Liturgie ausmacht» (Cfr. Sacrosanctum Concilium SC 112). Wir danken Ihnen darum für Ihre wertvolle Mitarbeit und bitten Sie, sich auch weiterhin «unter Wahrung der Richtlinien und Vorschriften der kirchlichen Tradition» (Ibid.) für eine würdige musikalische Ausgestaltung des Gottesdienstes einzusetzen.

Nous sommes heureux de saluer particulièrement aujourd’hui la présence d’un groupe de fonctionnaires du Ministère des Finances du Danemark, venus à Rome pour un échange culturel avec leurs collègues italiens. Nous vous adressons, chers Messieurs, nos meilleurs voeux, pour vous-mêmes, pour vos familles, pour votre pays.

Nous invoquons sur tous la Bénédiction du Seigneur.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 28 ottobre 1970

Noi vi proponiamo una riflessione, di cui ciascuno può trovare dentro di sé, nella propria coscienza e nella propria esperienza un motivo continuo. E riguarda questa riflessione il grande fenomeno, che possiamo dire universale, dei mutamenti, ai quali noi assistiamo e dei quali noi stessi siamo partecipi, in ordine di cose. Tutto si cambia, tutto si evolve sotto i nostri occhi, nel campo sociale, culturale, pratico, economico; in ogni campo possiamo dire. La vita ordinaria è presa da questi cambiamenti, che riscontriamo negli strumenti consueti della casa e del lavoro, negli usi della famiglia e della scuola, nei rapporti col mondo per le notizie che oggi sono di tutti e da tutte le parti, nei viaggi, nei costumi, nei modi di pensare, negli affari e nella cultura, perfino nella vita religiosa; tutto si muove, tutto si cambia, tutto si evolve, tutto corre verso un avvenire, nel quale già sognamo di vivere. Ce lo ha ricordato anche il Concilio (Cfr.

Gaudium et spes GS 5, ss.).


PRECARIETÀ DELLE COSE E DEGLI UOMINI

Questo è un fatto d’ordine generale, il quale desta in noi una quantità di pensieri, ciascuno dei quali può diventare una mentalità, filosofica o pratica, di grande interesse, e fondata su dati di fatto indiscutibili, e perciò ricca di una sua rispettabile saggezza. Per esempio : non è forse vero che, se tutto si muta, tutto cade, tutto passa, tutto muore? Il nostro tempo ci dà una magnifica e insieme desolante visione della precarietà delle cose e degli uomini; e perciò, dopo tanto orgoglio legittimo per le conquiste del progresso, non ci offre un’angosciosa lezione della vanità della vita? Conoscete quel libro della Bibbia, che s’intitola «Ecclesiaste», cioè l’oratore? È uno dei libri sapienziali, attribuito per vezzo letterario a Salomone, ma di fatto a lui posteriore. Questo libro, senza arrivare ad un pessimismo assoluto, guarda le cose del mondo con occhio sinceramente spietato, riscontrando in tutte una deludente caducità, cominciando con le celebri parole: «vanità delle vanità, tutto è vanità. Quale vantaggio trae l’uomo da tutta la sua fatica, con cui si travaglia sotto il sole?» (Eccl. 1, 2-3). E avete mai considerato quanto la riflessione sul tempo e sulla storia, sia penetrata nel pensiero moderno, presentando una varietà di sistemi filosofici e scientifici, che interessano e tormentano la nostra cultura? così, ad esempio, l’evoluzione, lo storicismo, il relativismo, e così via (Cfr. J. MOURAUX, Le mystère du temps). L’importanza data praticamente a questo valore primario e sfuggente, ch’è il tempo, mette in grande rilievo per l’uomo d’oggi l’attualità, la moda, la novità, il culto della velocità . . . Si vive nel tempo; e il tempo genera e divora ogni suo figlio. Il tempo è denaro, si dice. Il tempo condiziona ogni cosa. È il padrone di tutto.

RINNOVAMENTO COERENTE E COSTRUTTIVO

Così pare, almeno. Donde una conclusione eccessiva, riportata nel campo umano e religioso: dunque anche l’uomo cambia? dunque le verità religiose, i dogmi, cambiano? dunque niente esiste di permanente? e chi ha la pretesa della stabilità vive nell’illusione? la tradizione è vecchiaia? e il così detto progressismo, gioventù? Perciò una legge, che ci venisse trasmessa dal passato, foss’anche razionale e «naturale», si potrebbe abrogare e dichiarare decaduta? e una fede, che ci presentasse dogmi, formulati nel tempo e nel linguaggio di antiche culture, dogmi a cui aderire come a verità indiscutibili, sarebbe intollerabile ai giorni nostri? e strutture ecclesiastiche, che contano a secoli la loro età, potrebbero essere surrogate da altre di nuova e geniale invenzione?

Vedete quante questioni. E vedete anche certamente come esse si ripercuotono nelle discussioni postconciliari, valendosi molti d’una parola, il famoso «aggiornamento», non come d’un criterio di rinnovamento coerente e costruttivo, ma come d’un piccone distruttivo, armato abusivamente della forza della libertà «con la quale Cristo ci ha liberati» (Ga 5 Ga 1).

Non pretendiamo adesso rispondere a queste aggressive interrogazioni. Noi osiamo porle dinanzi alla vostra riflessione semplicemente per stimolarla a cercare qualche adeguata risposta, non foss’altro per evitare le conseguenze catastrofiche che deriverebbero dall’ammettere che nessuna norma e nessuna dottrina ha titolo per rimanere nel tempo, e che ogni mutazione, per radicale che sia, può benissimo essere adottata per norma di progresso, di contestazione, o di rivoluzione. Questioni estremamente complesse, ma non insolubili.


LA CHIESA PELLEGRINA VITTORIOSA DEL TEMPO

Noi tutti avvertiamo, noi credenti in modo particolare, che qualche cosa rimane nella successione del tempo, e che deve rimanere, se non vogliamo che la civiltà si trasformi in caos, e che il cristianesimo perda ogni ragione d’essere nella vita moderna.

Bastino ora due osservazioni. Prima. Donde trae, ad esempio, il progresso umano e sociale la forza di attrarre a sé la convinzione degli uomini, del suoi promotori e fautori specialmente, se non da un appello ad un’esigenza di giustizia, di perfezione umana ideale, innata e superiore alla stessa legalità, esigenza che noi scopriamo iscritta nell’essere stesso dell’uomo, come un «diritto naturale», che bisogna tradurre in un’espressione giuridica, cogente per l’intera comunità? Seconda. Possiamo noi prescindere dal Cristo del passato, dal Cristo storico, dal Cristo maestro, se vogliamo professare un cristianesimo autentico? Il cristianesimo è ancorato al Vangelo, dove si legge, tra le altre parole di Cristo: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno!» (Mt 24,35). E ancora, quasi tracciando sui secoli un arco, che si chiama tradizione, risuona la voce imperativa e profetica di Gesù: «Fate questo in memoria di me»... Voi rammenterete così, aggiunge S. Paolo, la morte del Signore fino a che Egli ritorni» (1 Cor. 1Co 11,25-26). E che cosa è questa istituzione, che ricorda Cristo storico per attenderlo alla fine dei secoli avvenire, se non la Chiesa cattolica, pellegrina nel tempo, ma del tempo vittoriosa?

Cose grandi da pensare, per ritrovare stabilità e progresso per i nostri giorni. Con la Nostra Benedizione Apostolica.

I Capitolari dei Fatebenefratelli



Il nostro saluto riverente e affettuoso si rivolge ora ai Padri Capitolari dell’ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, riuniti per il Capitolo Generale Speciale della loro famiglia religiosa. Siamo lieti di ricevervi, figli carissimi, tanto più perché la vostra partecipazione all’odierna Udienza ci consente di additarvi all’ammirazione e alla gratitudine di questa assemblea, per il servizio umile, generoso, sacrificato, che voi date alla comunità cristiana, spendendo la vita per amore di Dio a sollievo dei fratelli provati dal dolore e dalla malattia. Non si rallenti mai questo vostro slancio caritativo. L’apostolato che voi svolgete mediante le diverse opere assistenziali proprie del vostro Ordine sarà sempre valido e di attualità, perché curando i corpi si arriva più facilmente alle anime. Gli adattamenti necessari, perciò, non devono mirare che a renderlo sempre più ardente ed efficace. Questo noi attendiamo dal vostro presente Capitolo. E questo precisamente vi starà a cuore di realizzare, ne siamo sicuri, sotto la direzione del nuovo Superiore Generale, che avete eletto, ed al quale siamo lieti di presentare i nostri voti più cordiali. Vi assista lo Spirito del Signore, facendovi sostenere sempre con gioia e generosità i sacrifici inerenti alla vostra missione; vi guidi l’esempio del vostro Santo Fondatore, modello sublime di dedizione verso il prossimo; vi incoraggi la Nostra Apostolica Benedizione, che di cuore impartiamo a voi e a tutti i vostri Confratelli sparsi nel mondo.

Le attività ecumeniche

Nous sommes très heureux de saluer le «groupe de liaison oecuménique des femmes de l’Eglise catholique et du Conseil oecuménique des Eglises», venu à Rome pour une troisième session de travail près du Conseil des Laïcs. Les Pères du Concile Vatican II avaient voulu, vous le savez, adresser un message particulier aux femmes, conscients de l’influence et du rayonnement que celles-ci étaient appelées à assumer chaque jour davantage, non seulement au foyer, aux côtés de l’époux et des enfants, mais dans la cité et dans 1’Eglise: «les femmes imprégnées de l’esprit de l’Evangile peuvent tant pour aider l’humanité à ne pas déchoir». Ces paroles sont aujourd’hui plus actuelles que jamais. Aussi vous souhaitons- Nous une fructueuse collaboration pour de féconds travaux. Que de situations à étudier ensemble, où vous êtes engagées en femmes et où il vous appartient de porter votre témoignage spécifique de femmes chrétiennes! Que de domaines à explorer, dans la vie familiale et sociale, où les relations personnelles devraient être transformés par l’amour! Que d’expériences de vos divers mouvements chrétiens à mettre en commun, de réflexions à poursuivre à la lumière de la foi, et peut-être aussi d’initiatives nouvelles à entreprendre dans la charité du Christ, pour que hommes et femmes de ce temps, nos frères et nos soeurs, puissent mieux répondre à leur vocation d’enfants de Dieu!

A ces intentions, sur tous et sur toutes, Nous invoquons de grand coeur la Bénédiction du Seigneur.

Missionarie di Maria laureate in medicina

We have much pleasure in extending a special word of greeting to the Medical Missionaries of Mary who have come here today.

We would encourage you to be always faithful to your religious vocation. By the special consecration of your profession you have handed over your entire lives to God’s service. Thus, before being doctors, nurses and the like, you are distinguished first and foremost as persons consecrated to Christ.

Your great work of service of your fellow men must draw its force and inspiration from your love of God. Without that love you are nothing at all (Cfr. 1 Cor 1Co 13). The Council taught: “Those who profess the evangelical counsels love and seek before all else that God who took the initiative in loving us” (Perfectae caritatis PC 6).

There is always danger of losing sight of the essential through concentration on what is secondary. But we are confident that the Medical Missionaries of Mary will keep this in mind and will always ensure that their Sisters will receive a solid and continuous training as religious, thus giving its true meaning to their wonderful work for others and showing their deep-seated fidelity to their vocation. To the participants in their Chapter and to all the members of their Congregation goes Our special paternal blessing.

We are particularly pleased to greet the large group of those participating in the Congress of the Public Services International. We hope that your deliberations at this time in the city of Rome will be successful in furthering the great cause of social justice and in enabling your members to render with ever greater efficacy their public service. Our best wishes to you all.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 4 novembre 1970

Avete sentito parlare del Nostro viaggio in Estremo Oriente? Forse anche voi avete desiderio di saperne qualche cosa. Lo scopo di questa lunga escursione corrisponde così alla Nostra missione apostolica, che crediamo offrire alla vostra riflessione qualche pensiero buono sulla vita della Chiesa in questo nostro tempo, e di avere in tal modo con Noi la vostra compagnia spirituale e la vostra preghiera per il buon esito del Nostro itinerario apostolico.

Dunque: quando sarà? Sarà, a Dio piacendo, alla fine di questo mese, il 26 novembre; e speriamo d’essere di ritorno a Roma il 5 dicembre. E dove ci porterà questo viaggio? È già stato pubblicato l’elenco geografico delle stazioni. Stazione prima Manila, nelle Isole Filippine, fra il mare della Cina e l’Oceano Pacifico; ma si dovrà fare uno scalo di poche ore a Teheran, nell’Iran (l’antica Persia). Perché a Manila? Perché è là convocata una riunione dei Vescovi dell’Asia Orientale: prima intenzione del Nostro viaggio è quella d’incontrarci con 1’Episcopato delle Filippine e con quello dei Paesi di quella immensa parte del mondo. Da parecchi anni Noi eravamo stati invitati a visitare quella Nazione, la cui popolazione è in maggioranza cattolica; e siamo debitori a quel Popolo d’una visita da lui tanto desiderata, e sollecitata da cortesi e insistenti pressioni sia delle Autorità ecclesiastiche, che di quelle civili, non che dai tanti Pellegrini, i quali, venendo a Roma, ci dicono sempre l’attesa che là ci chiama. Vi rimarremo tre giorni, fitti d’incontri, di riunioni, di cerimonie religiose, speciale quella d’una numerosa ordinazione sacerdotale di Diaconi provenienti da Paesi asiatici. Sarà poi, per l’occasione, inaugurata una Stazione-Radio cattolica, la così detta Radio-Veritas, dalla quale speriamo mandare a tutta l’Asia Orientale uno speciale saluto. Questa è la tappa pastorale.


DA MANILA A SYDNEY

Da Manila faremo un rapido viaggio ad una delle Isole lontane della Polinesia, in mezzo al Pacifico, per rendere omaggio simbolico alle popolazioni disseminate nell’immenso Oceano, e per salutare una delle Missioni cattoliche più tipiche, lo Stato indipendente della Samoa Occidentale nell’arcipelago delle Samoa: tappa missionaria.

Di là a Sydney, in Australia, tappa civile e apostolica. Vi incontreremo l’Episcopato di quel grande continente, quello della Nuova Zelanda e di altri Paesi dell’Oceania, le Autorità civili, il Popolo australiano. Tre giorni. Ai motivi propriamente religiosi del Nostro viaggio se ne aggiunge uno speciale, quello di associarci alle celebrazioni bicentenarie, che hanno luogo quest’anno in Australia, dove la civiltà occidentale ha rapidamente realizzato un magnifico sviluppo. Anche là sono fiorenti comunità cattoliche, molte delle quali sono in buona parte formate da immigrati europei.

Da Sydney a Giakarta. Un giorno, pieno d’incontri, con i Vescovi, le Autorità civili, le comunità cattoliche e con il Popolo dell’Indonesia. Come rinunciare a questa irrepetibile e ambita opportunità?

Da Giakarta un volo a Hong Kong, per poche ore, ma sufficienti, Noi speriamo, per testimoniare a tutto indistintamente il grande Popolo Cinese la stima e l’amore della Chiesa cattolica e Nostro personale.


DJAKARTA, HONG KONG, COLOMBO

Poi, sempre correndo, a Colombo, nel Ceylon. Poche ore, ma anch’esse piene d’incontri e di cerimonie. E finalmente a Roma, se Dio ci assiste, portando nel cuore un cumulo di visioni, di esperienze, di temi per la Nostra riflessione e per il Nostro ministero apostolico.

Il perché di questo viaggio? Abbiamo già accennato alle due importanti riunioni di Vescovi, per le quali principalmente ci muoviamo: essere con i Nostri Fratelli nell’Episcopato, in mezzo a loro e con loro, in questo periodo Post-conciliare, che vede sorgere e organizzarsi le Conferenze Episcopali, riunite a loro volta in incontri continentali, ci è sembrato motivo adeguato per intraprendere questo straordinario cammino; a questo motivo altri se ne sono aggiunti a darci stimolo e coraggio. Ci attrae certamente anche il desiderio di prendere personale contatto con nuovi Paesi e nuove comunità, sia nazionali, che ecclesiali. Ma dobbiamo dire subito che questo viaggio, come gli altri da Noi compiuti, non ha affatto né carattere turistico, né scopo politico di alcun genere. Desideriamo, sì, ammirare, correndo e di sfuggita, i panorami etnici e geografici aperti al Nostro sguardo, e rendere omaggio anche alle Autorità civili, le quali ci accolgono con ospitale deferenza; ma il carattere della Nostra peregrinazione vuol essere esclusivamente apostolico, perciò religioso, ecclesiale, spirituale e missionario; non feste esteriori, non ricevimenti profani, non onori ufficiali. Andiamo come modesti e frettolosi pellegrini; non avremo alloggio, come ormai è Nostro costume, se non nelle residenze dei locali Rappresentanti pontifici; procureremo di godere d’una sola cosa, dell’incontro umano e spirituale con quanto più numerosi possibile gruppi di ecclesiastici, di fedeli, di cittadini qualificati, cercando qualche intenzionale incontro con uomini di Chiesa, col popolo semplice, con Studenti e Lavoratori, con Poveri e Sofferenti, con famiglie umili e bambini, riservando ad ogni incontro una parola e una benedizione.

UN CHIARIMENTO

Chi sarà con Noi? I nomi del Nostro seguito ufficiale sono già stati pubblicati; in tutto sei personaggi; qualche altra persona di fiducia ci accompagnerà per le funzioni pratiche del viaggio. Dobbiamo a questo proposito alcuni chiarimenti per dissipare voci infondate, diffuse in questi giorni a questo proposito. Non avremo con Noi il Nostro Cardinale Villot; egli stesso, per non lasciare a lungo uffici tanto delicati, quali la Segreteria di Stato e il Consiglio degli Affari Pubblici della Chiesa, privi di direzione responsabile e già iniziata ad ogni possibile evenienza, si è spontaneamente offerto a rinunciare al viaggio e rimanere al suo posto di lavoro; gli dobbiamo grazie per questa esemplare permanenza al suo posto di non lieve fatica. Ci seguirà invece il Cardinale Agnelo Rossi, finora ottimo e zelante Arcivescovo di San Paolo in Brasile, e da Noi nominato, dopo la rinuncia, per età e malferma salute, del Cardinale Agagianian, Prefetto della Sacra Congregazione per la Evangelizzazione dei Popoli.

Le ipotesi, fatte da alcuni ad uso dell’opinione pubblica, che il Cardinale Rossi sia stato rimosso dalla sua sede arcivescovile per ragioni delle posizioni, chi dice di favore, chi invece di contrasto nei riguardi delle Autorità Brasiliane, ovvero chiamato a Roma per suoi particolari atteggiamenti, pro o contro certe tendenze nella vita della Chiesa, o in ordine a certi fatti della situazione politica brasiliana, sono tutte e del tutto infondate. Il Cardinale Rossi lo abbiamo voluto Noi, con il consiglio di persone esperte e prudenti, e senz’altra alcuna occulta intenzione, a capo del grande Dicastero Romano, che presiede all’enorme e complesso lavoro in favore delle Missioni cattoliche, per avere vicino a Noi collaboratore un Cardinale d’un continente in tanta misura ancora missionario, qualificato per la sua saggezza e per il suo zelo a dirigere con occhio sagace e imparziale la celebre Sacra Congregazione, come già si chiamava, «de Propaganda Fide». Combinazione ha voluto, forse non senza provvidenziale intenzione, che la sua chiamata in Curia coincidesse con la Nostra visita in Estremo Oriente, dove la medesima Sacra Congregazione ha in molte regioni diretta competenza, e dove il nuovo Prefetto di «Propaganda» potrà attingere notizie ed esperienze utilissime per il suo prossimo servizio curiale.

Ma un’osservazione d’insieme non possiamo infine tacere su questo Nostro viaggio, che ci porta a diretto contatto con i Paesi più lontani da questa Nostra sede romana, la quale viene per ciò stesso ad apparire, ancor meglio che mai, il centro visibile e terreno della Chiesa cattolica. Non soltanto il centro geografico e giuridico, ma altresì simbolico e spirituale di ciò che la Chiesa cattolica è, sia nelle sue profonde proprietà teologiche e misteriose e sia in quelle sue «note» esteriori e prodigiose, che ne fanno per se stessa e per il mondo l’eloquente apologia, quella che la dice «una, santa, cattolica ed apostolica», la vera Chiesa di Cristo.

Sia Egli benedetto Cristo Signore in questo episodio nuovo nella secolare storia ecclesiastica; e sia insieme onore al genio umano, che con i suoi modernissimi smezzi di trasporto, dominatori del tempo e dello spazio, lo rende possibile all’umile apostolo viandante per portare fino agli estremi confini della terra l’annuncio e la conferma del messaggio evangelico.

Voi, Fratelli e Figli carissimi, accompagnateci con le vostre preghiere e Noi avremo anche per voi la Nostra Apostolica Benedizione.

Collegio Vescovile «San Pio X» di Treviso

L’odierna udienza è onorata dalla presenza del pellegrinaggio del Collegio Vescovile «S. Pio X» di Treviso, guidato dal caro e venerato Mons. Mistrorigo. Sono con lui, oltre il Rettore con il corpo docente, più di ottocento alunni e illustri personalità della zona, anche un distinto gruppo di ancelle e barellieri del Segretariato ammalati della Diocesi. Salutiamo con animo commosso e grato questa folta e bella schiera di visitatori, che ci porta l’eco viva della religiosità della loro terra benedetta da Dio.

Siete venuti, figliuoli, principalmente per concludere ai piedi dell’umile Successore di Pietro le celebrazioni cinquantenarie di una data importante nella storia del vostro Collegio, erede di antiche e gloriose tradizioni cattoliche trevigiane, che ha dato e continua a dare un servizio incomparabile nella vita religiosa della diocesi. Conosciamo il prestigio che lo circonda per la serietà degli studi ed i metodi educativi, e specialmente la dedizione di coloro che vi consacrano le loro energie con la passione che merita tanta gioventù a loro affidata dalla fiducia delle famiglie cattoliche.

A questi benemeriti e fedeli servitori della Chiesa e della società vada la Nostra gratitudine e il Nostro plauso più sincero.

Noi confidiamo che primi a comprendere l’eccellenza di tale Istituzione siano gli alunni che hanno la fortuna di presentarla. Sì, figli carissimi, abbiate stima del vostro Collegio non solo per i suoi pregi didattici, ma anche e particolarmente perché vi educa a pensare e ad agire nella pienezza cosciente della vostra fede, e ad orientare l’entusiasmo della vostra età verso ideali cristiani. Che il Signore vi aiuti a corrispondere alle ardenti speranze dei vostri educatori per l’onore del vostro Collegio, per la fedeltà alle migliori tradizioni trevigiane e per la gioia della Chiesa, che cattolici veri, forti e coerenti vi vuole.

Vi accompagni la Nostra Benedizione che di cuore estendiamo ai vostri Superiori, genitori, familiari, qui presenti e assenti, e a tutto il vostro Collegio.

«Trofeo Italia 1970»

Dobbiamo ora un particolare saluto agli atleti delle squadre calcistiche, che partecipano alla fase finale del «Trofeo Italia 1970», in rappresentanza delle varie unità funzionali dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale; con essi sono i dirigenti e i familiari, in tutto settecento persone, un gruppo veramente cospicuo, che ha vivamente desiderato questo incontro col Papa. Ve ne ringraziamo di cuore: sappiamo che le gare, che state disputando, entrano nel quadro delle celebrazioni per il 70° anniversario di fondazione del benemerito Istituto, e del 25° anno di vita dell’associazione sportiva «Previdenza Sociale», che ha organizzato il Trofeo. La vostra presenza ci offre perciò l’opportunità di rallegrarci per le due ricorrenze, e di fare voti sia per l’attività altamente benefica e sociale svolta dall’Istituto in campo assicurativo e previdenziale in favore dei lavoratori, sia per il simpatico spirito agonistico che esso sa alimentare tra i suoi membri, attraverso lo sport direttamente esercitato, a irrobustimento delle membra e a svago dello spirito.

Noi invochiamo sul vostro lavoro quotidiano il continuo aiuto del Signore, e, nell’assicurarvi che vi seguiamo con l’augurio e con la preghiera, di cuore impartiamo a voi qui presenti, come a tutti i vostri colleghi, da voi rappresentati, la particolare Apostolica Benedizione.


1970-AUDIENZE - PER UNA UMANITÀ PIÙ FRATERNA