
1970-AUDIENZE - UN CHIARIMENTO
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Da quando è stata data la notizia del Nostro prossimo viaggio nell’Estremo Oriente Noi ci sentiamo circondati, per non dire assaliti, da una domanda, che si presenta in forme molteplici, ma in una sola direzione: perché questo viaggio? e per rispondere a questo perché si fanno tante supposizioni, alcune delle quali rivolte a togliere al viaggio ogni vera importanza. Sarebbe, si dice, un’escursione turistica, un’esplorazione informativa, una concessione al gusto moderno di viaggiare e di muoversi, un pretesto propagandistico, eccetera. Altre supposizioni invece attribuiscono al viaggio occulte intenzioni, polemiche o politiche; ovvero interessi d’ogni genere, influssi diplomatici, sia passivi che attivi; oppure servizi a date correnti ideologiche e sociali; e così via.
Certamente il Papa non si muove senza avere scopi speciali e importanti; né il tempo, né i mezzi, né le forze gli basterebbero per fare viaggi simili per svago, o per riposo. Qualche ragione vi ha da essere. E l’avere già fatto altri viaggi precedenti non è motivo sufficiente per farne uno nuovo, e così lungo e complicato. Allora: perché? Prima di prendere questa risoluzione abbiamo Noi stessi rivolta alla Nostra coscienza la medesima domanda: perché questo viaggio? è necessario? non basta esercitare il ministero apostolico dalla cattedra romana? non è una complicazione inutile, che i Papi precedenti hanno saputo evitare?
E la risposta, la prima, quella che oggi a voi confidiamo, è salita proprio dalla Nostra coscienza apostolica. Che cosa significa apostolo? significa mandato, significa inviato, ambasciatore, incaricato di compiere un ordine a distanza, significa missionario, messaggero, nunzio. Questo è il senso originario della parola, il quale senso poi, nella realtà concreta e storica, si arricchisce di contenuto molto più pieno, succedendo nel Vangelo a quello di discepolo eletto (Cfr. Luc Lc 6,13), e assumendo altre funzioni e significati, come quello di testimonio (Act. 1, 8; 2, 32; 5, 32; 10, 39), di maestro (Cfr. Matth Mt 28,19-20), di ministro della fede (1 Cor 1Co 3,5) e rivestito di potestà cultuali (1 Cor 1Co 4,1), di pastore (Io. 21, 15; 1 Petr. 5, 2), di vescovo (Act. 20, 28). Perciò possiamo dire che l’ufficio apostolico include quello d’una missione itinerante e destinata all’espansione e al consolidamento della Chiesa (Cfr. Act. 15, 41; 16, 4); la quale missione però non esaurisce l’ufficio apostolico nella sua ampiezza multiforme; così che il titolo apostolico potrà riferirsi a tre termini distinti: alla investitura dello specifico mandato di Cristo a persone scelte da Lui, e da Lui stesso chiamate «apostoli»; alla diffusione del Vangelo e della Chiesa, e abbiamo l’apostolato; e finalmente alla derivazione autentica dell’opera permanente dello Spirito di Cristo nella Chiesa, e abbiamo l’apostolicità.
Ma sta di fatto che l’apostolo è di fatto, o di diritto un pellegrino sui sentieri della terra, quanto sono lunghi «fino all’estremità della terra» (Act. 13, 47). E sta parimente di fatto che l’economia del Vangelo, cioè il suo annuncio agli uomini, da uomo ad uomo, la sua espansione nel mondo e nel tempo, è, sì, opera dello Spirito Santo, ma non senza la collaborazione di uomini, che a tanto grande ed arduo ministero si consacrano. «Noi, dice S. Paolo, siamo i cooperatori di Dio» (1 Cor 1Co 3,9). S. Agostino conferma, commentando lo stesso concetto, espresso nella prima lettera dell’apostolo S. Giovanni (1 Io. 1, 3), che «Dio ha voluto avere uomini per suoi testimoni: Deus testes habere voluit homines» (S. AUG., In Io. Ep. Parthos, 1, 2; PL 35, 1979).
Questa notissima dottrina si è fatta urgente nel nostro spirito sotto la pressione di due altri motivi (per tacere ora quelli occasionali e determinanti); e cioè, da un lato, la possibilità tecnica di compiere viaggi lunghissimi e velocissimi senza alcuna fatica fisica (S. Francesco Saverio e i missionari d’altri tempi non ebbero certo una così seducente comodità); e, dall’altro, l’insorgenza e la nuova consapevolezza nella Chiesa della sua vocazione missionaria, risvegliata dal Concilio con un’ampia visione teologica e con l’intimazione fatta ad ogni fedele cristiano di concorrere personalmente all’attività missionaria della Chiesa stessa. Potere e dovere hanno acceso il volere.
Non vogliamo dare alcuna importanza simbolica, o profetica alla Nostra iniziativa, la quale diventa facile abitudine per l’uomo moderno. Ma non abbiamo voluto rinunciare al ricorso di mezzi ora disponibili per le comunicazioni sociali e per i trasferimenti personali allo scopo almeno di dare l’esempio di fedeltà all’ansia apostolica, che è propria del Nostro ministero, la sollicitudo omnium ecclesiarum, la cura, il dovere, l’amore per tutte le Chiese (2 Cor. 2Co 11,28). Vorrebbe questo Nostro viaggio, per quel che può valere, essere una testimonianza apostolica, un’esortazione missionaria, un documento dell’interesse supremo del successore dei due apostoli e martiri romani, Pietro e Paolo, per l’attestazione e per la diffusione del Vangelo di Cristo nel mondo.
Questo è il «perché».
Mentre tante contestazioni, dentro e fuori, affliggono la Chiesa, mentre voci strane osano discutere sulla necessità di spendere tante fatiche per convertire alla fede cattolica popolazioni e persone prive della luce e della vita di Cristo, e mentre alcuni presumono di aprire con propri carismi arbitrari le vie della salvezza, prescindendo dallo strumento gerarchico e dal segno ecclesiale emananti dal volere di Cristo, Noi, con umile fiducia, Noi vogliamo attestare la necessità, oggi, della Chiesa apostolica, e chiedere a tutti i buoni suoi figli, a voi, carissimi, di associarvi spiritualmente a Noi in questa singolare ed attiva invocazione al Padre celeste: venga il regno Tuo.
Mutua di sarti romani
Un saluto speciale a voi, soci della Mutua Volontaria di Assistenza e Previdenza fra sarti e sarte di Roma e Provincia, che vi affrettate a celebrare il primo centenario di vita del Sodalizio in occasione della festa del vostro Patrono, Sant’Omobono. Vi meritate la Nostra stima e il Nostro incoraggiamento: sia perché appartenete a quella silenziosa, generosa, capace schiera degli artisti dell’abbigliamento, ai quali va la Nostra ammirazione, che non abbiamo mancato di ripetere in varie occasioni; sia perché l’associazione mutualistica a cui appartenete è veramente benemerita per quanto fa in favore della vostra solerte categoria, con applicazioni che rispondono con sollecitudine fraterna alle varie esigenze in cui potete trovarvi, e che essa presta con solidarietà umana e cristiana. Quanto sia stata grande e necessaria la sua opera, lo dimostrano i cento anni compiuti: con una storia che, certo, sta all’avanguardia di consimili iniziative. Ce ne rallegriamo di cuore; e in pegno di sempre maggiori affermazioni per la serenità delle vostre famiglie e del vostro lavoro, a tutti voi qui presenti, e ai vostri Colleghi, volentieri impartiamo la Nostra Benedizione.
I giovani e la Comunità Europea
Il Nous est particulièrement agréable d’accueillir en cette demeure, à l’occasion de la 7ème rencontre de leur Union, à Rome, les représentants des jeunes des Capitales de la Communauté européenne, ainsi que ceux des Capitales des pays qui ont demandé à en faire partie. Avec eux, Nous Nous réjuissons d’accueillir et de saluer, groupés autour du Maire de Rome, les Maires des Capitales de la Communauté et les responsables qui les accompagnent. Chers jeunes, par l’intérêt que vous manifestez à l’égard des problèmes municipaux, par le souci dont vous témoignez de partager cet intérêt entre vous et, d’une manière toujours plus large, avec les jeunes d’autres pays, votre rencontre retient Notre attention et Notre sympathie, toujours intéressées aux activités qui tendent à unir les jeunes entre eux au plan international. Aussi est-ce de grand coeur que Nous vous encourageons dans cette voie de paix et d’union, de coopération et de promotion.
A vous aussi, comme a tous ceux que vous aimez, Notre paternelle Benediction Apostolique.
It is a particular pleasure for Us to welcome the President and members of the Pan American Development Foundation. We are happy to have the occasion to express Our admiration for the worthy goals of your organization and to encourage you in your important work. We pray that you will be successful in sustaining your present social programs and actuating others which will serve the integral development of the beloved peoples of Latin America. We assure you of Our deep interest and invoke God’s blessing on you all.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Noi vogliamo ancora una volta, interessare l’attenzione della nostra Udienza settimanale, al Nostro prossimo viaggio nell’Estremo Oriente; o, per meglio dire, sul carattere ecclesiale, che esso intende assumere, e che costituisce il suo scopo intenzionale.
Noi vi ripetiamo né l’itinerario, né il programma del Nostro lungo pellegrinaggio. Proponiamo piuttosto a voi ancora la domanda sul perché di questo viaggio. Abbiamo detto, la scorsa settimana, una parola sul perché di partenza, cioè sul motivo personale, di questa lunga escursione; diciamo ora una parola sul perché di arrivo, cioè sullo scopo oggettivo: che cosa andiamo a fare laggiù?
Se volessimo descrivervi il programma delle Nostre giornate di viaggio, avremmo molto da dire; se ne è già parlato; e poi giornali e radio ne parleranno a suo tempo. A Noi preme ora piuttosto di notare che si tratta d’un avvenimento, il quale dovrebbe stimolare il pensiero di tutti a scoprire la Chiesa. Scoprire la Chiesa? Ma non è già scoperta, e nota, arcinota da tutti, fedeli o profani che siano? Il Concilio non ne ha parlato con esauriente sovrabbondanza? Sì, sì; ma, prima di tutto, la Chiesa è tal cosa che non è mai conosciuta abbastanza; ricordiamo che è «mistero», cioè è una realtà, la quale, anche nei suoi aspetti visibili e istituzionali, si presenta come «sacramento», cioè come segno e come strumento d’un piano divino nel mondo; non sarà mai abbastanza esplorata e conosciuta; è paragonata a tante cose: ad un seme che si sviluppa e cresce, e che dice perciò una storia, un divenire pieno di apparenze e avventure diverse; ad un edificio in costruzione secondo un disegno per noi ancora in via di esecuzione secondo un’intenzione dell’architetto divino che è Cristo; ad un ovile nel quale il Pastore buono va guidando e raccogliendo il suo gregge disperso (Cfr. Io. 11, 52); e così via: la Chiesa è Corpo mistico, è Popolo di Dio, è Regno, è Tempio, è Famiglia, è Sposa . . . . (Cfr.
Lumen gentium LG 6).
La concezione vera, completa, della Chiesa è talmente profonda, complessa, compenetrata con i destini dei singoli uomini e dell’intera umanità, che non riusciremo mai a possederne i termini adeguati; la dovremo sempre scoprire.
E infatti noi oggi assistiamo, dopo che il Concilio tanto ci ha parlato di Chiesa, ad un certo senso di vertigine concettuale, che, se non badiamo a rimanere aderenti a ciò che veramente la Chiesa stessa, nell’ora della pienezza dello Spirito e della sua propria autorità (Cfr. Act. 15, 28), ci ha insegnato di sé, possiamo essere esposti a sbandamenti concettuali, derivanti per lo più dalla visione parziale, isolata e soggettiva di qualche aspetto della Chiesa medesima. Ne avvertiamo alcuni fenomeni, che possono generare un concetto unilaterale e personale fino ad oscurare il vero volto della Chiesa, irradiante di autenticità, di bellezza e di mistero. Il che ci richiama all’espressione, testé usata, circa una doverosa scoperta o riscoperta della Chiesa.
Ad esempio. È di moda osservare la Chiesa nel suo aspetto sociologico, cioè nelle forme e nei fenomeni, che la sua vita esprime sul piano umano, istituzionale, statistico, economico e storico, con certo rigore scientifico e con la convinzione finale d’aver delineato il quadro della realtà ecclesiale, senza sempre ricordare le cause, non certo tutte umane e ponderabili, donde tale quadro risulta. Chi a questo quadro si arresta, come a traguardo adeguato allo studio sulla Chiesa, dovrà ad un dato momento sentire il dovere e il bisogno di riscoprire la Chiesa.
Analoga osservazione si può fare circa la concezione spiritualistica e carismatica, che da taluni, allievi di sorpassate scuole protestanti, si va professando della Chiesa, come se questo valore puramente «pneumatico», cioè spirituale, fosse l’unico veramente interessante, suffragato dalla S. Scrittura e costitutivo della Chiesa (Cfr. ALLO, Première Epître aux Cor., p. 87 ss.). Anche qui una riscoperta della vera realtà della Chiesa sarà raccomandabile.
Basterà a tale scopo l’indispensabile ricorso a libri di sicura dottrina, o ad insegnamenti ortodossi puramente orali?
Certamente ciò può bastare per rettificare, se bisogno vi fosse, il concetto di Chiesa, ed anche per approfondirne la sempre inadeguata conoscenza.
Ma noi riteniamo che non sia superflua al nostro odierno bisogno d’una cognizione sperimentale, esistenziale della Chiesa la testimonianza che ad essa il Nostro viaggio vorrebbe tributarle.
Quale testimonianza? La testimonianza, Noi abbiamo già detto, alle sue intime e misteriose proprietà ‘e alle sue prodigiose note esteriori: la Chiesa è una, santa, cattolica ed apostolica. Pensate come questi aspetti caratteristici della Chiesa possono venire in migliore evidenza in questo semplice, ma singolare episodio della sua storia.
Pensate alle forme concrete, nelle quali esso intende realizzarsi. Il Nostro viaggio vuol essere principalmente un incontro. Un incontro umano e spirituale, come fra persone che già si conoscano, già s’intendano profondamente, già si vogliano bene. Diciamo un incontro di Fratelli. Non è la Chiesa una fraternità? (Cfr. Rom. 12, 10; 1 Thess. 1Th 4,9 1Th 1 Petr. 1Th 2,17 1Th 5,9) Sarà per Noi un gaudio autenticamente ecclesiale, quello di scoprire quanti e quali Fratelli noi abbiamo in terre sconosciute e lontane. Un incontro, con precedenza su altri incontri, fra Vescovi. Scopriremo una volta di più, come la Collegialità sia effettiva ed operante.
Un incontro con Popoli esuberanti, quali sono quelli dei Paesi ch’e visiteremo: non sarà anche questa stupenda esperienza una conferma, una riscoperta della Chiesa, che realizza, potremmo dire da sola nella vicenda del mondo, il prodigio storico e spirituale della vittoria sul tempo? non una vittoria mediante l’effetto tipico del tempo che passa, cioè la caducità, per via di risoluzione o di morte, ma mediante la vitalità segreta propria della Chiesa, che fa del suo passato una sorgente del suo perenne rinascere e del suo avvenire, mediante la fedeltà viva e operante della sua tradizione?
Scopriremo le impronte dei passi degli eroici missionari, che là hanno per primi annunciato il Vangelo e piantato la Chiesa. Scopriremo la vocazione originale di quelle cristianità, che hanno ora possibilità di affermarsi con le energie ed i valori delle loro secolari civiltà, e di dare alla Chiesa, albero antico, nuove fronde, nuovi fiori e nuovi frutti, che Noi appunto desideriamo scoprire . . .
La Nostra scoperta non ha nulla di straordinario e di eroico, come lo sono spesso quelle operate nel mondo della natura. Ma Noi pensiamo che essa abbia, specialmente se condivisa dai figli fedeli di tutta la Chiesa, un valore di meraviglia, di certezza e di speranza, tale da apportare nel mondo un momento di luce, di conforto e di gioia.
Dio voglia che sia questo anche per voi. Con la Nostra Benedizione Apostolica.
Sacerdoti degli Stati Uniti
Dear sons, It means a great deal to Us to be able personally to address to you Our affectionate greeting in the Lord.
We are pleased also to speak a word of encouragement and praise for the worthy endeavor which is yours: continuing theological education. To the Bishops of the United States, to Bishop Hickey in particular and to all those responsible for the Organization of your Institute goes Our sincere commendation.
We think that your being in Rome and having the benefit of these months of prayer, study and discussion can be one of the greatest experiences of your priestly lives. Because you are mature men with pastoral experience you are indeed in a position to profit greatly. It is our hope that you will acquire new insights, and more and more come to know the Church as a communion of unity and love, in which your mission is one of service and of total sacrifice. Your responsibility is great, and greater now by reason of the opportunities afforded you. We exhort each of you as Paul charged Timothy: “Take great care of all that has been entrusted to you” (1 Tim 1Tm 6,20).
When you go home take Our greetings to your families, loved ones and parishioners. To each of you We give Our Apostolic Blessing, “wishing you grace and peace from God the Father and the Lord Jesus Christ” (2 Thess 2Th 1,2).
We greet the group of delegates and participants from the Eighth Assembly of the World Convention of the Churches of Christ, held recently in Adelaide, Australia. We are pleased to know that two Catholic observers were among you on that happy occasion. It was an inspiring opportunity of renewal for you and your fellowship under the worthy theme: “One Gospel, One World”. May God bless and render effective the generous resolutions you made at that time. May he grant you a pleasant journey and a safe return to your homes.
Our special welcome goes also to those who come to us from the International Centre of Postconciliar Spirituality. We exhort all of you to live deeply the Gospel of Christ in its purity, and from the experiences of these days to become more equipped to assume your role as authentic and faithful animators of your Christian communities. It is up to you through your personal conversions to live-and make live for others-the Paschal Mystery of the Lord of life. To all of you Our affectionate Apostolic Blessing.
C’est avec joie que Nous saluons un groupe de Missionnaires Oblats de Marie Immaculée, qui se retrempent dans la prière et l’étude au tours d’une longue retraite a Rome. Vous savez, chers Fils, la place capitale que l’Eglise reconnaît aux missionnaires, et Nous sommes heureux d’aller Nous-même, dans quelques semaines, encourager sur place ceux qui consacrent leur vie à annoncer l’Evangile aux nations.
A tous et à toutes, Nous donnons de grand coeur Notre paternelle Bénédiction Apostolique.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Eccoci di nuovo fra Voi, all’incontro, sempre nuovo e sempre esaltante, di queste Udienze generali, dopo il Nostro grande viaggio nelle terre dell’Estremo Oriente. A Noi sembra di sentire una vostra affettuosa e curiosa interrogazione: «ci dica qualche cosa del suo viaggio». Figli carissimi: non è possibile in questa sede e in questo momento. Troppe cose sarebbero da dire. Del resto voi già conoscete la narrazione, i fatti, i luoghi, gli incontri, le scene, i discorsi,. . . di questo lungo e veloce pellegrinaggio. Vi diremo soltanto, fuggevolmente, alcune impressioni generali.
La prima ci riguarda direttamente. Ciò ch’è alla radice della meraviglia, con la quale la Chiesa e il mondo hanno seguito questo avvenimento, che di per sé, oggi, non ha nulla di eccezionale (chi non viaggia, oggi?, chi non è vinto dal fascino di questi moderni e magnifici mezzi di trasporto?), sembra a Noi che si esprima nei due termini: Papa e viaggio, come se fossero difficilmente associabili, come, di fatto, storicamente così fu. Nel Papa si vede la fissità, il suo stare al posto centrale della Chiesa; è evidente in lui la funzione operativa e rappresentativa dell’unità. Vi furono nei tempi passati altri viaggi di Papi, fuori di Roma e fuori d’Italia; ma, a bene osservare, quei viaggi furono motivati da scopi contingenti particolari.
Non sembra che i Papi abbiano preso spontaneamente l’iniziativa di compiere viaggi in virtù d’un altro principio, ch’è pure personificato nella funzione del Papato, e cioè in virtù della cattolicità, cioè dell’universalità del ministero affidato a Pietro, al Pastore dei Pastori, al missionario per eccellenza (come lo fu Paolo) (Cfr. 1 Tim 1Tm 2,7 2 Th 2Th 1,11 Ga 3,7). Ebbene l’esercizio di questa funzione aperta verso tutti i Popoli e verso tutti i Paesi, tanto più spiritualmente vicini al cuore della Chiesa, quanto più geograficamente ed etnicamente lontani, è apparso a Noi, nella Nostra coscienza, pur tanto consapevole della Nostra personale esiguità, del tutto normale, come il compimento d’una vocazione giacente nel Nostro ufficio apostolico, e quasi un risveglio, provocato dalla maturità storica del mondo, della connaturata missione di essere a tutti presente, di tutti servitore, per tutti amico ed apostolo, vincolo centrale d’una comunione universale.
La qual cosa, com’è facile prevedere, potrà avere nell’avvenire chi sa quali nuove testimonianze.
Fu così che incontrammo le lontane Chiese dell’Asia e dell’Australia specialmente. È difficile dire, impossibile qui, quale pienezza di emozioni fu per Noi l’incontro con i Vescovi dell’Asia Orientale, riuniti a Manila, e con quelli dell’Oceania, a Sydney! E quale gioia, quasi una rivelazione di famiglia, trovarci fra quelle popolazioni, moltitudini di fratelli, alle Filippine specialmente, e sperimentare, quasi fisicamente, il mistero del Corpo mistico, e trovarne la realtà nelle Isole disseminate nel Pacifico, e nelle modernissime comunità dell’Australia.
E i Sacerdoti, i bravi ed ottimi Sacerdoti, veri operai del regno di Dio, i Religiosi e le Religiose, superiori ad ogni elogio, e folle immense di fedeli, schiere di Laici impegnati nella costruzione della Chiesa, quale visione, quale esperienza, quale tema di lode a Dio, di riconoscenza per chi ieri ha piantato queste Chiese, e per chi oggi con instancabile ardore, le coltiva e le fa crescere nella fedeltà al Vangelo e nel servizio dell’umanità! E quale conforto alla speranza e alla vittoria della fede e della carità trovare sui Nostri passi tanti Cristiani, Fratelli tuttora da noi separati, ma come noi avidi di una riconciliazione completa!
Non vi diciamo di più. Siate felici con Noi; approfondite la vostra coscienza cattolica e missionaria; avvertite il confronto, che si attesta spontaneamente, fra la Chiesa e il mondo, quello che la ormai famosa costituzione Gaudium et spes ha posto in termini così gravi, così chiari e così fiduciosi, e persuadetevi che oggi il dovere della Chiesa non è certo quello di tormentarsi in critiche ed amare contestazioni, né quello di assimilarsi alle tendenze amorali di tanta parte della società moderna, né quello di eliminare dal cristianesimo le verità misteriose o i doveri difficili, ma di mostrarsi coerente a se stessa, forte nella fede, lieta nel canto della sua preghiera, e tutta rivolta a promuovere nel mondo la giustizia e la pace, nella visione dell’unico Salvatore nostro Gesù Cristo.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Il pensiero dominante di questi giorni, dedicati alla celebrazione del mistero natalizio, è deviato dagli avvenimenti della vita internazionale, che assorbono l’attenzione del mondo, e che generano nell’opinione pubblica sentimenti di apprensione, di deplorazione e di disagio: la persistenza della guerra in varie parti del mondo, certi procedimenti giudiziari che tanto commuovono l’opinione pubblica mondiale, lo stato di tensione sociale in varie Nazioni, la delinquenza e la violenza, che moltiplicano casi di rapine, di ricatti, di soprusi, di torture, di estorsioni, di delitti ... Il mondo sembra assalito dalla malattia del disordine, della falsa legalità, della criminalità, della pseudo-politica della forza, della demagogia, della contestazione sistematica, della gara mercantile e militare agli armamenti ... Sì; si fanno anche sforzi generosi per l’ordine pubblico, per le trattative economiche, politiche e diplomatiche allo scopo di promuovere soccorsi e stimoli di progresso rinnovatore; ma tutto insieme, questa non è pace, non è civiltà, non è cristianesimo.
Che cosa dobbiamo fare? noi estranei, noi osservatori, noi uomini del nostro tempo? Deplorare, inveire, lasciarci invadere dallo scetticismo e dal pessimismo, perdere la fiducia negli uomini e nel tempo nostro?
No. Per suggerire qualche cosa, in questo luogo e in questo momento, Noi esorteremo semplicemente a ritornare al filo interrotto dei pensieri natalizi. Procuriamo, innanzi tutto, di conservare la pace interiore dello spirito, non solo con uno sforzo psicologico di dominare in noi stessi le reazioni negative, che i mali circostanti provocano nei nostri animi, ma con un atto religioso di fiducia, positiva ed operante, nell’economia di grazia e di bontà, che il Natale di Cristo ha instaurato sulla terra, e che la festa da noi testé celebrata di quell’avvenimento salvatore, rende tuttora attuale e beato.
Così facendo - e perché, con la fede e con la preghiera, non ne dovremmo essere capaci? -, riacquistiamo una personale libertà di giudizio. Questo è importante: ora che la magia invisibile, ma strapotente, della marea dell’opinione pubblica, alimentata e manovrata dai mezzi di comunicazione sociale, tenta di travolgerci e di dominarci (strega, fata, o angelo che sia), dobbiamo difendere la nostra coscienza nativa, illuminata da principi logici e morali superiori. Allora emerge nella nostra mente un senso primigenio di bene, di giustizia, di umanità; e può essere questo un prezioso vantaggio, che scaturisce da una situazione confusa e disordinata, come quella che in certe ore ci circonda e ci opprime. Nasce in noi, o rinasce più forte e più diritto il desiderio dei valori umani autentici; un’ansia di umanità ideale ridona respiro alla nostra critica; un senso di comunione, che, volere o no, ci collega con le vicende del nostro tempo, purifica ed esalta in noi il senso della solidarietà, e impone il peso e lo stimolo della corresponsabilità, con il conseguente bisogno di distinguerci da ciò che deploriamo e di corroborare propositi nuovi di azione positiva, d’impegno personale, di dedizione coraggiosa alla causa, che crediamo buona.
Ci si accorge così che ognuno di noi deve uscire da uno stato di inerzia morale, e tanto più da qualsiasi forma, attiva o passiva, di acquiescenza alle forze negative dell’operare e della vita comunitaria; una nuova carica della dinamica operativa, cioè il dovere, si rimonta in noi; e sorge la domanda: quale causa servire?
E qui, la nostra psicologia di osservatori, dapprima indolenti e parassiti della scena del mondo, o tentati di fuga dalla sua realtà per rifugiarsi in un egoismo più furbo, o più sognatore, ora svegliati da una vocazione di milizia ideale, progredisce verso una domanda, che può essere per molti poco onorevole scoperta, se rimane senza risposta: so io per che cosa militare? ho idee? ho principi? per quali valori operare e combattere? ho io chiaro il concetto di qualche cosa per cui vale la pena di impegnare e di giocare la vita? vi è qualche idea più preziosa della vita stessa? perché solo questa idea, non solo darebbe significato e statura piena e normale alla vita personale, ma potrebbe fare leva fuori di noi per la sollevazione morale del mondo, cioè per la comune salvezza. Scopriamo cioè che non solo il mondo, ma noi per primi abbiamo bisogno di idee; di idee vere, di idee forti, di idee nuove, di idee alte, di idee che fanno l’uomo più grande di sé.
Dove arriviamo? di idee buone e grandi, umane e degne, ve ne sono molte nel nostro tempo, ma spesso esse sono ostacolate e divorate da altre idee opposte; e alla fine la confusione ancora prevale. Ma, entrati nel dibattito delle idee valide per la salute del mondo, noi siamo per fortunata e misteriosa forza di cose, cioè di esperienza, di attrattiva, di verità, ricondotti alle soglie del presepio: al piccolo e umile Cristo, che possiede il segreto della nostra salvezza. Non terminiamo la riflessione sulle presenti vicende della nostra storia senza ricordarci, col capo chino e col cuore aperto, di Lui! Con la Nostra Benedizione Apostolica.
1970-AUDIENZE - UN CHIARIMENTO