
Udienze 2006 - Mercoledì, 15 novembre 2006
Paolo - Lo Spirito nei nostri cuori
Cari fratelli e sorelle,
anche oggi, come già nelle due catechesi precedenti, torniamo a san Paolo e al suo pensiero. Siamo davanti ad un gigante non solo sul piano dell'apostolato concreto, ma anche su quello della dottrina teologica, straordinariamente profonda e stimolante. Dopo aver meditato la volta scorsa su quanto Paolo ha scritto circa il posto centrale che Gesù Cristo occupa nella nostra vita di fede, vediamo oggi ciò che egli dice sullo Spirito Santo e sulla sua presenza in noi, poiché anche qui l’Apostolo ha da insegnarci qualcosa di grande importanza.
Conosciamo quanto san Luca ci dice dello Spirito Santo negli Atti degli Apostoli, descrivendo l’evento della Pentecoste. Lo Spirito pentecostale reca con sé una spinta vigorosa ad assumere l’impegno della missione per testimoniare il Vangelo sulle strade del mondo. Di fatto, il Libro degli Atti narra tutta una serie di missioni compiute dagli Apostoli, prima in Samaria, poi sulla fascia costiera della Palestina, poi verso la Siria. Soprattutto vengono raccontati i tre grandi viaggi missionari compiuti da Paolo, come ho già ricordato in un precedente incontro del mercoledì. San Paolo però nelle sue Lettere ci parla dello Spirito anche sotto un’altra angolatura. Egli non si ferma ad illustrare soltanto la dimensione dinamica e operativa della terza Persona della Santissima Trinità, ma ne analizza anche la presenza nella vita del cristiano, la cui identità ne resta contrassegnata. Detto in altre parole, Paolo riflette sullo Spirito esponendone l’influsso non solo sull'agire del cristiano, ma anche sull’essere di lui. Infatti è lui a dire che lo Spirito di Dio abita in noi (cfr Rm 8,9 1Co 3,16) e che “Dio ha inviato lo Spirito del suo Figlio nei nostri cuori” (Ga 4,6). Per Paolo dunque lo Spirito ci connota fin nelle nostre più intime profondità personali. A questo proposito, ecco alcune sue parole di rilevante significato: «La legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte... Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Rm 8,2 Rm 8,15), perché figli, possiamo dire “Padre” a Dio. Si vede bene dunque che il cristiano, ancor prima di agire, possiede già un’interiorità ricca e feconda, a lui donata nei sacramenti del Battesimo e della Cresima, un’interiotità che lo stabilisce in un oggettivo e originale rapporto di filiazione nei confronti di Dio. Ecco la nostra grande dignità: quella di non essere soltanto immagine, ma figli di Dio. E questo è un invito a vivere questa nostra figliolanza, ad essere sempre più consapevoli che siamo figli adottivi nella grande famiglia di Dio. E’ un invito a trasformare questo dono oggettivo in una realtà soggettiva, determinante per il nostro pensare, per il nostro agire, per il nostro essere. Dio ci considera suoi figli, avendoci elevati a una dignità simile, anche se non uguale, a quella di Gesù stesso, l'unico vero Figlio in senso pieno. In lui ci viene donata, o restituita, la condizione filiale e la libertà fiduciosa in rapporto al Padre.
Scopriamo così che per il cristiano lo Spirito non è più soltanto lo «Spirito di Dio», come si dice normalmente nell'Antico Testamento e si continua a ripetere nel linguaggio cristiano (cfr Gn 41,38 Ex 31,3 1Co 2,11 1Co 2,12 Ph 3,3). E non è neppure soltanto uno «Spirito Santo» genericamente inteso, secondo il modo di esprimersi dell’Antico Testamento (cfr Is 63,10 Is 63,11 Ps 51,13), e dello stesso Giudaismo nei suoi scritti (Qumràn, rabbinismo). Alla specificità della fede cristiana, infatti, appartiene la confessione di un’originale condivisione di questo Spirito da parte del Signore risorto, il quale è diventato Lui stesso «Spirito vivificante» (1Co 15,45). Proprio per questo san Paolo parla direttamente dello «Spirito di Cristo» (Rm 8,9), dello «Spirito del Figlio» (Ga 4,6) o dello «Spirito di Gesù Cristo» (Ph 1,19). E’ come se volesse dire che non solo Dio Padre è visibile nel Figlio (cfr Jn 14,9), ma che pure lo Spirito di Dio si esprime nella vita e nell’azione del Signore crocifisso e risorto!
Paolo ci insegna anche un’altra cosa importante: egli dice che non esiste vera preghiera senza la presenza dello Spirito in noi. Scrive infatti: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare – quanto è vero che non sappiamo come parlare con Dio! -; ma lo Spirito stesso intercede per noi con insistenza, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8,26-27). È come dire che lo Spirito Santo, cioè lo Spirito del Padre e del Figlio, è ormai come l'anima della nostra anima, la parte più segreta del nostro essere, da dove sale incessantemente verso Dio un moto di preghiera, di cui non possiamo nemmeno precisare i termini. Lo Spirito, infatti, sempre desto in noi, supplisce alle nostre carenze e offre al Padre la nostra adorazione, insieme con le nostre aspirazioni più profonde. Naturalmente ciò richiede un livello di grande comunione vitale con lo Spirito. E’ un invito ad essere sempre più sensibili, più attenti a questa presenza dello Spirito in noi, a trasformarla in preghiera, a sentire questa presenza e ad imparare così a pregare, a parlare col Padre da figli nello Spirito Santo.
C'è anche un altro aspetto tipico dello Spirito insegnatoci da san Paolo: è la sua connessione con l’amore. Così infatti scrive l'Apostolo: «La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Nella mia Lettera enciclica “Deus caritas est” citavo una frase molto eloquente di sant’Agostino: «Se vedi la carità, vedi la Trinità» (n. 19), e continuavo spiegando: «Lo Spirito, infatti, è quella potenza interiore che armonizza il cuore [dei credenti] col cuore di Cristo e li muove ad amare i fratelli come li ha amati lui» (ibid.). Lo Spirito ci immette nel ritmo stesso della vita divina, che è vita di amore, facendoci personalmente partecipi dei rapporti intercorrenti tra il Padre e il Figlio. Non è senza significato che Paolo, quando enumera le varie componenti della fruttificazione dello Spirito, ponga al primo posto l'amore: «Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, ecc.» (Ga 5,22). E, poiché per definizione l'amore unisce, ciò significa anzitutto che lo Spirito è creatore di comunione all'interno della comunità cristiana, come diciamo all'inizio della Santa Messa con un’espressione paolina: «... la comunione dello Spirito Santo [cioè quella che è operata da lui] sia con tutti voi» (2Co 13,13). D'altra parte, però, è anche vero che lo Spirito ci stimola a intrecciare rapporti di carità con tutti gli uomini. Sicché, quando noi amiamo diamo spazio allo Spirito, gli permettiamo di esprimersi in pienezza. Si comprende così perché Paolo accosti nella stessa pagina della Lettera ai Romani le due esortazioni: «Siate ferventi nello Spirito» e: «Non rendete a nessuno male per male» (Rm 12,11 Rm 12,17).
Da ultimo, lo Spirito secondo san Paolo è una caparra generosa dataci da Dio stesso come anticipo e insieme come garanzia della nostra eredità futura (cfr 2Co 1,22 2Co 5,5 Ep 1,13-14). Impariamo così da Paolo che l’azione dello Spirito orienta la nostra vita verso i grandi valori dell’amore, della gioia, della comunione e della speranza. Spetta a noi farne ogni giorno l'esperienza assecondando gli interiori suggerimenti dello Spirito, aiutati nel discernimento dalla guida illuminante dell’Apostolo.
Saluti:
Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones.Je salue particulièrement les jeunes prêtres de la Province de Montpellier, accompagnés de Mgr Alain Planet, Évêque de Carcassonne, ainsi que les assistants spirituels de l’Union internationale des Guides et Scouts d’Europe et les responsables des Associations familiales catholiques de France. Que l’Esprit Saint fasse grandir en vous l’amour, la joie, la communion et l’espérance ! Avec ma Bénédiction apostolique !
I welcome all the English-speaking pilgrims here today, including members of the World Union of Catholic Women’s Organizations and members of ‘Jesus Youth International’ from India. May your visit to Rome be a time of joyful spiritual enrichment. Upon all of you, I invoke God’s abundant Blessings!
Mit diesen Gedanken begrüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache, ganz besonders die Wallfahrer aus dem Fürstentum Liechtenstein mit Erzbischof Wolfgang Haas. Der Reichtum und die Tiefe des christlichen Lebens, die uns der Apostel Paulus zeigt, mögen uns helfen, durch das Wirken des Heiligen Geistes im Glauben und in der Liebe zu Gott und unseren Mitmenschen zu wachsen. Euch allen wünsche ich einen segensreichen Aufenthalt in der Ewigen Stadt!
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En especial a los fieles de diversas parroquias de México y a la delegación de la Academia Militar de la Armada Ecuatoriana, así como a los demás peregrinos de España y Latinoamérica. Os animo a ser dóciles a la acción del Espíritu Santo, que infunde el amor en los corazones para que podáis identificaros cada vez más con Cristo nuestro Señor.
¡Muchas gracias por vuestra visita!
Aos peregrinos de língua portuguesa, especialmente aos grupos vindos de Portugal e do Brasil, uma saudação fraterna em Cristo Senhor! Por Ele, recebemos o Espírito que nos faz filhos de Deus e nos dá a ousadia e a Sobre cada um de vós, nos vários lugares e nas+felicidade de Lhe chamar: "Pai!" horas mais diversas da vida, vela um Pai. Em seu nome, a todos abençoo.
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Witam mlodziez z Lednicy z Ojcem Janem Góra. Blogoslawie wasze przygotowania do spotkania za rok, ku czci swietego Jacka, patrona misji. Za swietym Pawlem, wszystkim tu obecnym zycze obfitych owoców ducha: milosci, pokoju, radosci i nadziei. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Saluto cordialmente tutti i pellegrini polacchi. Saluto i giovani di Lednica accompagnati da Padre Jan Gora. Benedico le vostre preparazioni per l’incontro dei giovani dell’anno prossimo in onore di San Giacinto, patrono delle missioni. Nello spirito di San Paolo Apostolo, invoco su tutti i presenti, abbondanti frutti dello Spirito: amore, pace, gioia e speranza. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto in lingua croata:
Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a osobito vjernike iz župe svetoga Nikole iz Zagreba! Slijedimo nadahnuca Duha Svetoga, koji je izliven u naša srca, te cuvajuci snažnu životnu povezanost s Njim poput apostola Pavla, molitvom i djelima dajmo hvalu svom Nebeskom Ocu. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana del saluto in lingua croata:
Saluto tutti i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di san Nicola di Zagabria. Assecondiamo gli interiori suggerimenti dello Spirito Santo, effuso nei nostri cuori, e custodendo una forte comunione vitale con Lui, come l’apostolo Paolo, con le preghiere e le opere rendiamo grazie al nostro Padre Celeste. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua slovacca:
Zo srdca vítam pútnikov zo Skalice. Bratia a sestry, coskoro budeme slávit Výrocie posviacky bazilík svätých apoštolov Petra a Pavla. Nech návšteva týchto chrámov zveladí vašu lásku k Cirkvi, ktorá je postavená na apoštolskom základe. Rád žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:
Do un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti da Skalica. Fratelli e sorelle, nei prossimi giorni celebreremo la Dedicazione delle Basiliche dei santi Apostoli Pietro e Paolo. La visita di queste chiese approfondisca il vostro amore per la Chiesa, fondata sugli apostoli. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovena:
Lepo pozdravljam vse prisotne Slovence, še posebej iz župnije Bloke! Ko zimski mraz prihaja v vaše kraje, naj to vaše romanje razplamti v vas ogenj ljubezni do Boga in bližnjega. Iz srca vam podeljujem apostolski blagoslov!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovena:
Rivolgo un cordiale saluto a tutti gli Sloveni qui presenti, specialmente a voi che siete venuti dalla Parrocchia di Bloke! Ora che il freddo d’inverno arriva nella vostra terra, questo vostro pellegrinaggio accresca in voi il fuoco dell’amore per Iddio e per il prossimo. Dal cuore vi imparto l’Apostolica Benedizione!
***
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i sacerdoti e i seminaristi della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, accompagnati dal loro Arcivescovo, e li incoraggio a fondare la loro vita sulla salda roccia di Cristo, per essere coraggiosi annunciatori della sua Parola agli uomini del nostro tempo. Saluto poi i rappresentanti del’Associazione Venarotta Calcio e i partecipanti al progetto Un pallone per amico, che coinvolge i giornalisti RAI e la Polizia di Stato. Cari amici, siate messaggeri non solo della gioia serena del gioco, ma anche della condivisione fraterna e solidale.
Il mio saluto va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Celebriamo oggi la memoria del vescovo sant’Alberto Magno, che si sforzò continuamente di stabilire la pace tra le popolazioni del suo tempo. Il suo esempio sia stimolo per voi, cari giovani, ad essere operatori di giustizia e artefici di riconciliazione. Sia per voi, cari ammalati, incoraggiamento a confidare nel Signore, che mai ci abbandona nel momento della prova. Sia per voi, cari sposi novelli, stimolo a trovare nel Vangelo la gioia di accogliere e servire generosamente la vita, dono incommensurabile di Dio.
Piazza San Pietro
Paolo - La vita nella Chiesa
Cari fratelli e sorelle,
oggi completiamo i nostri incontri con l'apostolo Paolo, dedicandogli un'ultima riflessione. Non possiamo infatti congedarci da lui, senza prendere in considerazione una delle componenti decisive della sua attività e uno dei temi più importanti del suo pensiero: la realtà della Chiesa. Dobbiamo anzitutto constatare che il suo primo contatto con la persona di Gesù avvenne attraverso la testimonianza della comunità cristiana di Gerusalemme. Fu un contatto burrascoso. Conosciuto il nuovo gruppo di credenti, egli ne divenne immediatamente un fiero persecutore. Lo riconosce lui stesso per ben tre volte in altrettante Lettere: «Ho perseguitato la Chiesa di Dio» scrive (1Co 15,9 Ga 1,13 Ph 3,6), quasi a presentare questo suo comportamento come il peggiore crimine.
La storia ci dimostra che a Gesù si giunge normalmente passando attraverso la Chiesa! In un certo senso, questo si avverò, dicevamo, anche per Paolo, il quale incontrò la Chiesa prima di incontrare Gesù. Questo contatto, però, nel suo caso, fu controproducente, non provocò l’adesione, ma una violenta repulsione. Per Paolo, l’adesione alla Chiesa fu propiziata da un diretto intervento di Cristo, il quale, rivelandoglisi sulla via di Damasco, si immedesimò con la Chiesa e gli fece capire che perseguitare la Chiesa era perseguitare Lui, il Signore. Infatti, il Risorto disse a Paolo, il persecutore della Chiesa: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? (Ac 9,4). Perseguitando la Chiesa, perseguitava Cristo. Paolo, allora, si convertì, nel contempo, a Cristo e alla Chiesa. Di qui si comprende perché la Chiesa sia stata poi così presente nei pensieri, nel cuore e nell’attività di Paolo. In primo luogo, lo fu in quanto egli letteralmente fondò parecchie Chiese nelle varie città in cui si recò come evangelizzatore. Quando parla della sua «sollecitudine per tutte le Chiese» (2Co 11,28), egli pensa alle varie comunità cristiane suscitate di volta in volta nella Galazia, nella Ionia, nella Macedonia e nell'Acaia. Alcune di quelle Chiese gli diedero anche preoccupazioni e dispiaceri, come avvenne per esempio nelle Chiese della Galazia, che egli vide “passare a un altro vangelo” (Ga 1,6), cosa a cui si oppose con vivace determinazione. Eppure egli si sentiva legato alle Comunità da lui fondate in maniera non fredda e burocratica, ma intensa e appassionata. Così, ad esempio, definisce i Filippesi «fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona» (4,1). Altre volte paragona le varie Comunità ad una lettera di raccomandazione unica nel suo genere: «La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini» (2Co 3,2). Altre volte ancora dimostra nei loro confronti un vero e proprio sentimento non solo di paternità ma addirittura di maternità, come quando si rivolge ai suoi destinatari interpellandoli come «figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi» (Ga 4,19 cfr anche l Cor Ga 4,14-15 1Th 2,7-8).
Nelle sue Lettere Paolo ci illustra anche la sua dottrina sulla Chiesa in quanto tale. Così è ben nota la sua originale definizione della Chiesa come «corpo di Cristo», che non troviamo in altri autori cristiani del I° secolo (cfr 1Co 12,27 Ep 4,12 Ep 5,30 Col 1,24). La radice più profonda di questa sorprendente designazione della Chiesa la troviamo nel Sacramento del corpo di Cristo. Dice san Paolo: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo” (1Co 10,17). Nella stessa Eucaristia Cristo ci dà il suo Corpo e ci fa suo Corpo. In questo senso san Paolo dice ai Galati: “Tutti voi siete uno in Cristo” (Ga 3,28). Con tutto ciò Paolo ci fa capire che esiste non solo un'appartenenza della Chiesa a Cristo, ma anche una certa forma di equiparazione e di immedesimazione della Chiesa con Cristo stesso. E’ da qui, dunque, che deriva la grandezza e la nobiltà della Chiesa, cioè di tutti noi che ne facciamo parte: dall'essere noi membra di Cristo, quasi una estensione della sua personale presenza nel mondo. E da qui segue, naturalmente, il nostro dovere di vivere realmente in conformità con Cristo. Da qui derivano anche le esortazioni di Paolo a proposito dei vari carismi che animano e strutturano la comunità cristiana. Essi sono tutti riconducibili ad una sorgente unica, che è lo Spirito del Padre e del Figlio, sapendo bene che nella Chiesa non c’è nessuno che ne sia sprovvisto, poiché, come scrive l'Apostolo, «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità» (1Co 12,7). Importante, però, è che tutti i carismi cooperino insieme per l'edificazione della comunità e non diventino invece motivo di lacerazione. A questo proposito, Paolo si chiede retoricamente: «E' forse diviso il Cristo?» (1Co 1,13). Egli sa bene e ci insegna che è necessario «conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace: un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati» (Ep 4,3-4).
Ovviamente, sottolineare l'esigenza dell'unità non significa sostenere che si debba uniformare o appiattire la vita ecclesiale secondo un unico modo di operare. Altrove Paolo insegna a «non spegnere lo Spirito» (1Th 5,19), cioè a fare generosamente spazio al dinamismo imprevedibile delle manifestazioni carismatiche dello Spirito, il quale è fonte di energia e di vitalità sempre nuova. Ma se c'è un criterio a cui Paolo tiene molto è la mutua edificazione: “Tutto si faccia per l’edificazione” (1Co 14,26). Tutto deve concorrere a costruire ordinatamente il tessuto ecclesiale, non solo senza ristagni, ma anche senza fughe e senza strappi. C'è poi anche una Lettera paolina che giunge a presentare la Chiesa come sposa di Cristo (cfr Ep 5,21-33). Con ciò si riprende un’antica metafora profetica, che faceva del popolo d'Israele la sposa del Dio dell'alleanza (cfr Os 2,4 Os 2,21 Is 54,5-8): questo per dire quanto intimi siano i rapporti tra Cristo e la sua Chiesa, sia nel senso che essa è oggetto del più tenero amore da parte del suo Signore, sia anche nel senso che l'amore dev'essere scambievole e che quindi noi pure, in quanto membra della Chiesa, dobbiamo dimostrare appassionata fedeltà nei confronti di Lui.
In definitiva, dunque, è in gioco un rapporto di comunione: quello per così dire verticale tra Gesù Cristo e tutti noi, ma anche quello orizzontale tra tutti coloro che si distinguono nel mondo per il fatto di «invocare il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (1Co 1,2). Questa è la nostra definizione: noi facciamo parte di quelli che invocano il nome del Signore Gesù Cristo. Si capisce bene perciò quanto sia auspicabile che si realizzi ciò che Paolo stesso si augura scrivendo ai Corinzi: «Se invece tutti profetassero e sopraggiungesse qualche non credente o un non iniziato, verrebbe convinto del suo errore da tutti, giudicato da tutti; sarebbero manifestati i segreti del suo cuore, e così prostrandosi a terra adorerebbe Dio, proclamando che veramente Dio è fra voi» (1Co 14,24-25). Così dovrebbero essere i nostri incontri liturgici. Un non cristiano che entra in una nostra assemblea alla fine dovrebbe poter dire: “Veramente Dio è con voi”. Preghiamo il Signore di essere così, in comunione con Cristo e in comunione tra noi.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier la Délégation du Bureau international catholique de l’Enfance et les pèlerins de Thessalonique accompagnés par Mgr Yannis Spiteris. Que le Seigneur vous donne l’amour de son Église, à l’exemple de Paul, et la joie d’y trouver des frères !
My prayerful greetings go to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s Audience, including the groups from England, Malta, Japan and the United States of America. I greet especially the Salvatorian Sisters, the American Friends of the Vatican Library, and the Delegation from the Association of the Order of Malta. May your visit to the city of the Apostles Peter and Paul renew your love for Christ and his Church, and may God’s blessing be upon you all.
Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Durch die Taufe sind wir Glieder des Leibes Christi, der Kirche. Der hohen Berufung, Christus zu den Menschen zu bringen, wollen wir auch in unserem täglichen Leben gerecht werden. Tragt dazu bei, daß das Zeugnis der Kirche vor der Welt klar leuchten kann und dann auch wirklich Frucht bringt in Glaube, Hoffnung und Liebe. Dazu begleite ich euch alle mit meinem Segen.
Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a las Religiosas de la Compañía de Santa Teresa, a las Siervas del Hogar de la Madre, a los Antiguos Alumnos del Colegio Mayor San Pablo y a los demás grupos venidos de España, México y otros Países de Latinoamérica. Invito a todos a amar a la Iglesia y a vivir gozo en su seno la plena comunión.
Muchas gracias por vuestra presencia.
Saluto in lingua polacca:
Witam obecnych tu Polaków. Pozdrawiam chór Pueri Cantores z Tarnowa oraz wszystkich pielgrzymów towarzyszacych Administratorowi Apostolskiemu z Atyrau w Kazachstanie, który jutro przyjmie swiecenia biskupie. Wspierajcie swoja modlitwa jego i cala wspólnote Kosciola, której sluzy. Wszystkim tu zebranym serdecznie blogoslawie. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Do il benvenuto ai polacchi qui presenti. Saluto il coro Pueri Cantores di Tarnow e tutti i pellegrini accompagnanti l’Amministratore Apostolico di Atyrau nel Kazakhstan, che domani riceverà l’ordinazione episcopale. Sostenete con le vostre preghiere lui e tutta la comunità della Chiesa, alla quale serve. Benedico cordialmente tutti voi qui radunati. Sia lodato Gesù Cristo!
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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli delle Diocesi Abruzzesi-Molisane, qui convenuti con i loro Vescovi in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. Nel ricordare con animo grato il mio recenteviaggio al Santuario di Manoppello, desidero incoraggiare tutti voi, cari amici, a proseguire negli sforzi intrapresi per far sì che il Vangelo sia il fondamentale punto di riferimento per tutte le vostre comunità. Dinanzi alla vastità della missione che è affidata alle vostre Chiese non lasciatevi mai prendere dalla stanchezza o dallo scoraggiamento. Il Signore sia con voi e renda fecondo ogni vostro sincero sforzo al suo servizio.
Saluto, poi, i fedeli della diocesi di Oristano, accompagnati dal loro Pastore, Mons. Ignazio Sanna, ed auguro che questa visita alle tombe degli Apostoli, susciti in ciascuno una sempre più generosa testimonianza cristiana.
Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Domenica prossima, ultima del Tempo Ordinario, celebreremo la solennità di Cristo, Re dell’universo. Cari giovani, ponete Gesù al centro della vostra vita, e da Lui riceverete luce e coraggio in ogni scelta quotidiana. Cristo, che ha fatto della Croce il suo trono regale, aiuti voi, cari malati, a comprendere il valore redentivo della sofferenza vissuta in unione con Lui. A voi, cari sposi novelli, nel ricordare che proprio oggi ricorre il 25° anniversario di promulgazione dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio, che diede grande impulso alla pastorale familiare nella Chiesa, auguro di percorrere il vostro cammino matrimoniale sempre uniti a Cristo.
Appello per il Libano
Ho appreso con profondo dolore la notizia dell'assassinio dell'Onorevole Pierre Gemayel, Ministro dell'Industria del Governo Libanese. Nel condannare fermamente tale brutale attentato, assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza spirituale alla famiglia in lutto e all'amato popolo libanese. Di fronte alle forze oscure che cercano di distruggere il Paese, invito tutti i Libanesi a non lasciarsi vincere dall'odio bensì a rinsaldare l'unità nazionale, la giustizia e la riconciliazione, e a lavorare insieme per costruire un futuro di pace. Invito infine i Responsabili dei Paesi che hanno a cuore le sorti di quella Regione a contribuire ad una soluzione globale e negoziata delle diverse situazioni di ingiustizia che la segnano da ormai troppi anni.
Aula Paolo VI Saluto ai pellegrini presenti nella Basilica Vaticana
Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi in questa Basilica e di rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Saluto anzitutto i fedeli delle Diocesi del Lazio, qui convenuti con i loro Vescovi in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. Cari amici, vi incoraggio ad approfondire sempre di più la vostra vita di fede, tenendo ben presenti gli orientamenti emersi dal recente incontro della Chiesa Italiana a Verona. Una coraggiosa azione evangelizzatrice, ne siamo certi, susciterà l’auspicato rinnovamento dell’impegno dei cattolici nella società, anche nel Lazio. Compito primario dell’evangelizzazione è indicare in Cristo Gesù il Salvatore di ogni uomo. Non stancatevi di affidarvi a Lui e di annunciarlo con la vostra vita in famiglia e in ogni ambiente. È questo che gli uomini anche oggi attendono dalla Chiesa, dai cristiani.
Saluto, poi, voi fedeli del Decanato di Busto Arsizio e, nel ringraziarvi per la vostra visita, auguro a ciascuno di vivere questo tempo di Avvento come occasione propizia per rafforzare la fede e l'adesione al Vangelo. Il mio pensiero va, inoltre, a voi, rappresentanti della parrocchia dell’Immacolata, in Terzigno e vi invito, alla scuola della Vergine Santa vostra celeste patrona, ad amare Dio sopra ogni cosa, sempre disponibili e pronti a compiere la sua volontà. Saluto, infine, voi, studenti delle Scuole Pie, di Frascati e vi assicuro la mia preghiera affinchè il Redentore infonda nei vostri cuori la vera gioia e vi colmi dei suoi doni. Vi benedico tutti con affetto.
Cari fratelli e sorelle!
Come è ormai consuetudine dopo ogni Viaggio apostolico, vorrei, nel corso di questa Udienza generale, ripercorrere le varie tappe del pellegrinaggio che ho compiuto in Turchia da martedì a venerdì della scorsa settimana. Una visita che, come sapete, si presentava non facile sotto diversi aspetti, ma che Dio ha accompagnato fin dall’inizio e che ha potuto così realizzarsi felicemente. Pertanto, come avevo chiesto di prepararla ed accompagnarla con la preghiera, ora vi domando di unirvi a me nel rendere grazie al Signore per il suo svolgimento e la sua conclusione. Affido a Lui i frutti che spero da essa possano scaturire sia per quanto riguarda i rapporti con i nostri fratelli ortodossi, che per il dialogo con i mussulmani. Sento, in primo luogo, di dover rinnovare l’espressione cordiale della mia riconoscenza al Presidente della Repubblica, al Primo Ministro e alle altre Autorità, che mi hanno accolto con tanta cortesia e hanno assicurato le condizioni necessarie perché tutto potesse svolgersi nel migliore dei modi. Ringrazio poi fraternamente i Vescovi della Chiesa cattolica in Turchia, con i loro collaboratori, per tutto ciò che hanno fatto. Un particolare ringraziamento dirigo al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, che mi ha ricevuto nella sua casa, al Patriarca Armeno Mesrob II, al Metropolita Siro Ortodosso Mor Filüksinos e alle altre Autorità religiose. Lungo tutto il viaggio mi sono sentito spiritualmente sostenuto dai miei venerati predecessori, i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, che hanno compiuto entrambi una memorabile visita in Turchia, e soprattutto dal beato Giovanni XXIII, che fu Rappresentante Pontificio in quel nobile Paese dal 1935 al ’44 lasciandovi un ricordo ricco di affetto e di devozione.
Rifacendomi alla visione che il Concilio Vaticano II presenta della Chiesa (cfr Cost. Lumen gentium LG 14-16), potrei dire che anche i viaggi pastorali del Papa contribuiscono a realizzare la sua missione che si snoda “a cerchi concentrici”. Nel cerchio più interno il Successore di Pietro conferma nella fede i cattolici, in quello intermedio incontra gli altri cristiani, in quello più esterno si rivolge ai non cristiani e all’intera umanità. La prima giornata della mia Visita in Turchia si è svolta nell’ambito di questo terzo “cerchio”, il più largo: ho incontrato il Primo Ministro, il Presidente della Repubblica e il Presidente per gli Affari Religiosi, rivolgendo a quest’ultimo il mio primo discorso; ho reso omaggio al Mausoleo del “padre della patria” Mustafa Kemal Atatürk; ho quindi avuto la possibilità di parlare al Corpo Diplomatico nella Nunziatura Apostolica di Ankara. Questa intensa serie di incontri ha costituito una parte importante della Visita, specialmente in considerazione del fatto che la Turchia è un Paese a larghissima maggioranza musulmana, regolato però da una Costituzione che afferma la laicità dello Stato. E’ dunque un Paese emblematico in riferimento alla grande sfida che si gioca oggi a livello mondiale: da una parte, cioè, occorre riscoprire la realtà di Dio e la rilevanza pubblica della fede religiosa, e dall’altra assicurare che l’espressione di tale fede sia libera, priva di degenerazioni fondamentaliste, capace di ripudiare fermamente ogni forma di violenza. Ho pertanto avuto l’occasione propizia per rinnovare i miei sentimenti di stima nei confronti dei musulmani e della civiltà islamica. Ho potuto, nel contempo, insistere sull’importanza che cristiani e musulmani si impegnino insieme per l’uomo, per la vita, per la pace e la giustizia, ribadendo che la distinzione tra la sfera civile e quella religiosa costituisce un valore e che lo Stato deve assicurare al cittadino e alle comunità religiose l’effettiva libertà di culto. Nell’ambito del dialogo interreligioso, la divina Provvidenza mi ha concesso di compiere, quasi alla fine del mio viaggio, un gesto inizialmente non previsto, e che si è rivelato assai significativo: la visita alla celebre Moschea Blu di Istanbul. Sostando qualche minuto in raccoglimento in quel luogo di preghiera, mi sono rivolto all’unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso dell’intera umanità. Possano tutti i credenti riconoscersi sue creature e dare testimonianza di vera fraternità!
La seconda giornata mi ha portato ad Efeso, e dunque rapidamente mi sono trovato nel “cerchio” più interno del viaggio, a contatto diretto con la Comunità cattolica. Presso Efeso, infatti, in un’amena località chiamata “Collina dell’usignolo”, prospiciente il Mare Egeo, si trova il Santuario della Casa di Maria. Si tratta di un’antica, piccola cappella sorta intorno ad una casupola che, secondo un’antichissima tradizione, l’apostolo Giovanni fece costruire per la Vergine Maria, dopo averla portata con sé ad Efeso. Era stato Gesù stesso ad affidarli l’uno all’altra quando, prima di morire in croce, aveva detto a Maria: “Donna, ecco il tuo figlio!”, e a Giovanni: “Ecco la tua madre!” (Jn 19,26-27). Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che quel luogo è da tempo immemorabile un luogo di culto mariano, caro anche ai musulmani, che vi si recano abitualmente a venerare Colei che chiamano “Meryem Ana”, la Madre Maria. Nel giardino antistante il Santuario ho celebrato la Santa Messa per un gruppo di fedeli, venuti dalla vicina città di Izmir e da altre parti della Turchia e anche dall’estero. Presso la “Casa di Maria” ci siamo sentiti davvero “a casa”, e in quel clima di pace abbiamo pregato per la pace in Terra Santa e nel mondo intero. Lì ho voluto ricordare Don Andrea Santoro, prete romano, testimone in terra turca del Vangelo con il suo sangue.
Il “cerchio” intermedio, quello dei rapporti ecumenici, ha occupato la parte centrale di questo viaggio, avvenuto in occasione della festa di sant’Andrea, il 30 novembre. Tale ricorrenza ha offerto il contesto ideale per consolidare i rapporti fraterni tra il Vescovo di Roma, Successore di Pietro, e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Chiesa fondata secondo la tradizione dall’apostolo sant’Andrea, fratello di Simon Pietro. Sulle orme di Paolo VI, che incontrò il Patriarca Atenagora, e di Giovanni Paolo II, che fu accolto dal successore di Atenagora, Dimitrios I, ho rinnovato con Sua Santità Bartolomeo I questo gesto di grande valore simbolico, per confermare l’impegno reciproco di proseguire sulla strada verso il ristabilimento della piena comunione tra cattolici ed ortodossi. A sancire tale fermo proposito ho sottoscritto insieme con il Patriarca Ecumenico una Dichiarazione Congiunta, che costituisce un’ulteriore tappa in questo cammino. E’ stato particolarmente significativo che questo atto sia avvenuto al termine della solenne Liturgia della festa di sant’Andrea, alla quale ho assistito e che si è conclusa con la duplice Benedizione impartita dal Vescovo di Roma e dal Patriarca di Costantinopoli, successori rispettivamente degli apostoli Pietro ed Andrea. In tal modo abbiamo manifestato che alla base di ogni sforzo ecumenico c’è sempre la preghiera e la perseverante invocazione dello Spirito Santo. Sempre in questo ambito, ad Istanbul ho avuto la gioia di fare visita al Patriarca della Chiesa Armena Apostolica, Sua Beatitudine Mesrob II, come pure di incontrare il Metropolita Siro-Ortodosso. Mi piace inoltre ricordare, in questo contesto, il colloquio avuto con il Gran Rabbino di Turchia.
La mia visita si è conclusa, proprio prima della partenza per Roma, ritornando al “cerchio” più interno, e cioè incontrando la Comunità cattolica presente in ogni sua componente nella Cattedrale latina dello Spirito Santo, ad Istanbul. Hanno assistito a questa Santa Messa pure il Patriarca Ecumenico, il Patriarca Armeno, il Metropolita Siro-Ortodosso e i Rappresentanti delle Chiese protestanti. Insomma, erano riuniti in preghiera tutti i cristiani, nella diversità delle tradizioni, dei riti e delle lingue. Confortati dalla Parola di Cristo, che promette ai credenti “fiumi di acqua viva” (Jn 7,38), e dall’immagine delle molte membra unite nell’unico corpo (cfr 1Co 12,12-13), abbiamo vissuto l’esperienza di una rinnovata Pentecoste.
Cari fratelli e sorelle, sono tornato qui, in Vaticano, con l’animo colmo di gratitudine verso Dio e con sentimenti di sincero affetto e stima per gli abitanti dell’amata nazione turca, dai quali mi sono sentito accolto e compreso. La simpatia e la cordialità di cui mi hanno circondato, nonostante le difficoltà inevitabili che la mia visita ha recato al normale svolgimento delle loro quotidiane attività, mi restano come un vivo ricordo che mi spinge alla preghiera. Aiuti Iddio onnipotente e misericordioso il popolo turco, i suoi governanti e i rappresentanti delle diverse religioni, a costruire insieme un futuro di pace, sì che la Turchia possa essere un “ponte” di amicizia e di fraterna collaborazione fra l’Occidente e l’Oriente. Preghiamo inoltre perché, per intercessione di Maria Santissima, lo Spirito Santo renda fecondo questo viaggio apostolico, e animi nel mondo intero la missione della Chiesa, istituita da Cristo per annunciare a tutti i popoli il vangelo della verità, della pace e dell’amore.
Saluti:
Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les pèlerins de Lorraine, invoquant sur chacun l’abondance des Bénédictions de Dieu.
I welcome all the English-speaking pilgrims here today, including the student groups from America, Australia and Denmark. May your Advent visit to Rome be a time of renewed hope and joy. Upon all of you, I invoke God’s abundant Blessings!
Von Herzen grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Dankt mit mir dem Herrn für den reichen Ertrag meiner Apostolischen Reise in die Türkei! Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt hier in Rom.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, especialmente a las religiosas de María Inmaculada, a los numerosos fieles de distintas parroquias, cofradías y colegios de España, así como a los de América Latina. Pidamos al Espíritu Santo que haga fecundo este viaje apostólico y aliente la misión de la Iglesia, instituida por Cristo para anunciar a todos los pueblos el Evangelio de la verdad, de la paz y del amor.
Saluto in lingua ceca:
Srdecne vítám všechny ceské poutníky! Preji vám, abyste se v tomto Adventu pripravili na príchod Páne se srdcem podobným srdci Mariinu, aby tak Kristus skrze vás mohl prijít i do dnešní spolecnosti. Rád vám žehnám! Chvála Kristu!
Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:
Saluto cordialmente tutti i pellegrini cechi! Vi auguro che in questo Avvento vi prepariate alla venuta del Signore con il cuore simile a quello di Maria, così che il Cristo possa venire anche oggi nella società, tramite voi. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam serdecznie obecnych tu Polaków. Wraz z wami, dziekuje Bogu za wizyte apostolska w Turcji i zawierzam Mu rozwój nowych relacji z bracmi prawoslawnymi i z muzulmanami. Prosze was o modlitwe, by Turcja stala sie „pomostem” przyjazni miedzy Wschodem i Zachodem. W adwentowym czuwaniu, polecam was wszystkich Niepokalanej Matce. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:
Saluto cordialmente tutti i Polacchi qui presenti. Mentre con voi ringrazio Dio per il Viaggio apostolico in Turchia, a Lui affido lo sviluppo delle nuove relazioni con i nostri fratelli ortodossi e con i musulmani. Vi chiedo di pregare perché la Turchia si diventi un “ponte” di amicizia fra l’Occidente e l’Oriente. E in questo tempo di Avvento, caratterizzato dalla vigilanza, e vicini alla festa dell’Immacolata, vi affido all’intercessione della Vergine Maria. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto in lingua slovacca:
S láskou pozdravujem slovenských pútnikov z Cadce a Turzovky. Bratia a sestry, prajem vám, aby ste prežívali tento Advent podla vzoru Panny Márie v radostnom ocakávaní Spasitela. Rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:
Saluto con affetto i pellegrini slovacchi provenienti da Cadca e Turzovka. Fratelli e sorelle, vi auguro di vivere questo tempo di Avvento come la Vergine Maria nella gioiosa attesa del Salvatore. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!
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Cari Fratelli e Sorelle,
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Grazie, il vostro affetto è forte! In particolare, saluto le Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli e le incoraggio a proseguire con fedeltà e gioia il loro servizio al Vangelo e ai fratelli. Saluto poi con gratitudine i fedeli provenienti da Cervia e l’Associazione Vivaisti di Padova, assicurando loro un ricordo nella preghiera perché il Signore li renda suoi testimoni sempre più generosi.
Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli.
Il tempo di Avvento, da poco iniziato, ci presenta in questi giorni l’esempio fulgido della Vergine Immacolata. Sia Lei a spronarvi, cari giovani, nel vostro cammino di adesione a Cristo. Per voi, cari malati, sia Maria il sostegno per una rinnovata speranza e la guida per voi, cari sposi novelli, nel costruire la vostra famiglia. La mia Benedizione a voi tutti.
Aula Paolo VI
Udienze 2006 - Mercoledì, 15 novembre 2006