Udienze 2006

Mercoledì, 4 gennaio 2006



Cantico cfr Col 1,3.12-20
Cristo fu generato prima di ogni creatura,
è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti
Vespri - Mercoledì 4a settimana

1. In questa prima Udienza generale del nuovo anno ci soffermiamo a meditare il celebre inno cristologico contenuto nella Lettera ai Colossesi, che è quasi il solenne portale d'ingresso di questo ricco scritto paolino ed è anche un portale di ingresso in questo anno. L'Inno proposto alla nostra riflessione è incorniciato da un'ampia formula di ringraziamento (cfr vv. 3.12-14). Essa ci aiuta a creare l'atmosfera spirituale per vivere bene questi primi giorni del 2006, come pure il nostro cammino lungo l'intero arco del nuovo anno (cfr vv. 15-20).

La lode dell'Apostolo e così la nostra sale a "Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo" (v. 3), sorgente di quella salvezza che è descritta in negativo come "liberazione dal potere delle tenebre" (v. 13), cioè come "redenzione e remissione dei peccati" (v. 14). Essa è poi riproposta in positivo come "partecipazione alla sorte dei santi nella luce" (v. 12) e come ingresso "nel regno del Figlio diletto" (v. 13).

2. A questo punto si schiude il grande e denso Inno, che ha al centro il Cristo, del quale è esaltato il primato e l'opera sia nella creazione sia nella storia della redenzione (cfr vv. 15-20). Due sono, quindi, i movimenti del canto. Nel primo è presentato Cristo come il primogenito di tutta la creazione, Cristo, "generato prima di ogni creatura" (v. 15). Egli è, infatti, l'"immagine del Dio invisibile", e questa espressione ha tutta la carica che l'"icona" ha nella cultura d'Oriente: si sottolinea non tanto la somiglianza, ma l'intimità profonda col soggetto rappresentato.

Cristo ripropone in mezzo a noi in modo visibile il "Dio invisibile". In Lui vediamo il volto di Dio, attraverso la comune natura che li unisce. Cristo per questa sua altissima dignità precede "tutte le cose" non solo a causa della sua eternità, ma anche e soprattutto con la sua opera creatrice e provvidente: "per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili... e tutte sussistono in lui" (vv. 16-17). Anzi, esse sono state create anche "in vista di lui" (v. 16). E così san Paolo ci indica una verità molto importante: la storia ha una meta, ha una direzione. La storia va verso l'umanità unita in Cristo, va così verso l'uomo perfetto, verso l'umanesimo perfetto. Con altre parole san Paolo ci dice: sì, c'è progresso nella storia. C'è - se vogliamo - una evoluzione della storia. Progresso è tutto ciò che ci avvicina a Cristo e ci avvicina così all'umanità unita, al vero umanesimo. E così, dentro queste indicazioni, si nasconde anche un imperativo per noi: lavorare per il progresso, cosa che vogliamo tutti. Possiamo farlo lavorando per l'avvicinamento degli uomini a Cristo; possiamo farlo conformandoci personalmente a Cristo, andando così nella linea del vero progresso.

3. Il secondo movimento dell'Inno (cfr Col 1,18-20) è dominato dalla figura di Cristo salvatore all'interno della storia della salvezza. La sua opera si rivela innanzitutto nell'essere "capo del corpo, cioè della Chiesa" (v. 18): è questo l'orizzonte salvifico privilegiato nel quale si manifestano in pienezza la liberazione e la redenzione, la comunione vitale che intercorre tra il capo e le membra del corpo, ossia tra Cristo e i cristiani. Lo sguardo dell'Apostolo si protende alla meta ultima verso cui converge la storia: Cristo è "il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (v. 18), è colui che dischiude le porte alla vita eterna, strappandoci dal limite della morte e del male.

Ecco, infatti, quel pleroma, quella "pienezza" di vita e di grazia che è in Cristo stesso e che è a noi donata e comunicata (cfr v. 19). Con questa presenza vitale, che ci rende partecipi della divinità, siamo trasformati interiormente, riconciliati, rappacificati: è, questa, un'armonia di tutto l'essere redento nel quale ormai Dio sarà "tutto in tutti" (1Co 15,28) e vivere da cristiano vuol dire lasciarsi in questo modo interiormente trasformare verso la forma di Cristo. Si realizza la riconciliazione, la rappacificazione.

4. A questo mistero grandioso della redenzione dedichiamo ora uno sguardo contemplativo e lo facciamo con le parole di san Proclo di Costantinopoli, morto nel 446. Egli nella sua Prima omelia sulla Madre di Dio Maria ripropone il mistero della Redenzione come conseguenza dell'Incarnazione.

Dio, infatti, ricorda il Vescovo, si è fatto uomo per salvarci e così strapparci dal potere delle tenebre e ricondurci nel regno del Figlio diletto, come ricorda questo inno della Lettera ai Colossesi. "Chi ci ha redento non è un puro uomo - osserva Proclo -: tutto il genere umano infatti era asservito al peccato; ma neppure era un Dio privo di natura umana: aveva infatti un corpo. Che, se non si fosse rivestito di me, non m'avrebbe salvato. Apparso nel seno della Vergine, Egli si vestì del condannato. Lì avvenne il tremendo commercio, diede lo spirito, prese la carne" (8: Testi mariani del primo millennio, I, Roma 1988, p. 561).

Siamo, quindi, davanti all'opera di Dio, che ha compiuto la Redenzione proprio perché anche uomo. Egli è contemporaneamente il Figlio di Dio, salvatore ma è anche nostro fratello ed è con questa prossimità che Egli effonde in noi il dono divino.

È realmente il Dio con noi. Amen!

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française présents à cette audience, en particulier les jeunes de l’Institution Notre-Dame des Dunes de Dunkerque. Que votre pèlerinage vous aide à mettre le Christ au centre de votre vie, tout au long de l’année nouvelle. Bonne et sainte année à tous !

I welcome the English-speaking pilgrims here today, including groups from Korea and the United States of America. In particular, I greet the delegates attending the General Chapter of the Congregation of the Brothers of Saint Gabriel. I pray that the time you spend here in Rome will help you to grow in your love for the Lord. As the New Year begins, I ask God to bless all of you, as well as your friends and families at home.

Liebe Brüder und Schwestern! Mit diesen Gedanken grüße ich gerne alle Pilger und Besucher deutscher Muttersprache, unter ihnen die Ritter vom Heiligen Grab der Komturei Frankfurt am Main und Gläubige der Pfarrei St. Michael in Athen. Ganz herzlich willkommen heiße ich ebenso die Mitglieder der Gesellschaft für christlich-jüdische Zusammenarbeit aus Münster. - Dankt dem Vater mit Freude! In Jesus Christus, unserem Herrn und Bruder, hat er uns den Himmel geöffnet. Seine Gnade möge euch alle heute und an allen Tagen dieses Jahres begleiten. Ein gesegnetes und friedvolles Neues Jahr!

Saludo con afecto a los visitantes de lengua española, en particular a la Comunidad Juvenil de Monterrey (México). Os invito a dar gracias a Dios porque nos envió a su Hijo, el cual, al hacerse hombre, se convirtió en nuestro salvador y nuestro hermano. ¡Feliz Año Nuevo!

Saluto in lingua croata:

Pozdravljam sve ovdje prisutne hrvatske hodocasnike! Dok nam u srcima još odjekuje pjesma slave iz Božicne noci, neka vam u obitelji i u odnose s bližnjima ude blagoslov što ga daruje Kralj mira, jednom roden da zauvijek ostane s nama. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Saluto i pellegrini croati qui presenti! Mentre nei cuori ancora risuona il canto di gloria della notte di Natale, entri nelle vostre famiglie e nei vostri rapporti con i vicini la benedizione che dona il Re della Pace, nato una volta per rimanere sempre in mezzo a noi. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Serdecznie witam obecnych tu Polaków. Na poczatku nowego roku prosze Boga, aby udzielil wam i waszym rodzinom obfitych lask, by otaczal was swoja opieka i by wam blogoslawil. Do siego roku! Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente i polacchi qui presenti. All’inizio dell’anno nuovo chiedo a Dio che colmi voi e le vostre famiglie delle abbondanti grazie, che vi protegga con premura e vi benedica. Buon anno! Sia lodato Gesù Cristo!
* * *


Rivolgo un cordialissimo benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i rappresentanti dell’Associazione Maestri Cattolici, e li incoraggio a proseguire con generosità nel loro impegno di testimonianza cristiana nella scuola e nella società.

Saluto poi le Suore Domenicane di San Sisto, le Suore dell’Adorazione del Sacro Cuore e le Suore Domenicane “Ancelle del Signore”, qui convenute in occasione dei loro Capitoli Generali. Saluto, inoltre, due Istituti che ricordano il primo centenario della loro fondazione: le Suore Oblate di S. Antonio di Padova e le Suore Catechiste del Sacro Cuore. Vi auguro, care sorelle, di continuare a servire il Vangelo e la Chiesa in fedeltà al vostro rispettivo carisma.

Saluto, altresì, i ragazzi dell’Oratorio S. Giovanni Bosco in Gessate.

Un saluto speciale dirigo, infine, ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Gesù, che contempliamo nel mistero del Natale, sia per tutti guida sicura nel nuovo anno, da poco iniziato. Auguri!




Aula Paolo VI

Mercoledì, 11 gennaio 2006

Salmo 143,1-8

Preghiera del Re per la vittoria e per la pace
Vespri - Giovedì 4a settimana

1. Il nostro itinerario nel Salterio usato dalla Liturgia dei Vespri giunge ora a un inno regale, il Salmo 143, del quale è stata proclamata la prima parte: la Liturgia, infatti, propone questo canto suddividendolo in due momenti.

La prima parte (cfr vv. 1-8) rivela in modo netto la caratteristica letteraria di questa composizione: il Salmista ricorre a citazioni di altri testi salmici articolandoli in un nuovo progetto di canto e di preghiera.

Proprio perché il Salmo è di epoca successiva, è facile pensare che il re che viene esaltato abbia ormai i contorni non più del sovrano davidico, essendo la regalità ebraica conclusa con l'esilio babilonese del VI secolo a.C., bensì egli rappresenti la figura luminosa e gloriosa del Messia, la cui vittoria non è più un evento bellico-politico, ma un intervento di liberazione contro il male. Al "messia" - vocabolo ebraico che indica il "consacrato", come lo era il sovrano - subentra, così, il "Messia" per eccellenza, che, nella rilettura cristiana, ha il volto di Gesù Cristo, "figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt 1,1).

2. L'inno si apre con una benedizione, ossia con un'esclamazione di lode rivolta al Signore, celebrato con una piccola litania di titoli salvifici: egli è la roccia sicura e stabile, è la grazia amorosa, è la fortezza protetta, il rifugio difensivo, la liberazione, lo scudo che tiene lontano ogni assalto del male (cfr Ps 143,1-2). C'è anche l'immagine marziale del Dio che addestra alla lotta il suo fedele così che sappia affrontare le ostilità dell'ambiente, le potenze oscure del mondo.

Davanti al Signore onnipotente l'orante, pur nella sua dignità regale, si sente debole e fragile. Egli emette, allora, una professione di umiltà che è formulata, come si diceva, con le parole dei Salmi 8 e 38. Egli, sente, infatti, di essere "come un soffio", simile a un'ombra passeggera, esile e inconsistente, immerso nel flusso del tempo che scorre, segnato dal limite che è proprio della creatura (cfr Ps 143,4).

3. Ecco, allora, la domanda: perché Dio si cura e si dà pensiero di questa creatura così misera e caduca? A questo interrogativo (cfr v. 3) risponde la grandiosa irruzione divina, la cosiddetta teofania che è accompagnata da un corteo di elementi cosmici e di eventi storici, orientati a celebrare la trascendenza del Re supremo dell'essere, dell'universo e della storia.

Ecco monti che fumano in eruzioni vulcaniche (cfr v. 5), folgori che sono simili a saette che disperdono i malvagi (cfr v. 6), ecco le "grandi acque" oceaniche che sono simbolo del caos dal quale è però salvato il re ad opera della stessa mano divina (cfr v. 7). Sullo sfondo rimangono gli empi che dicono "menzogne" e "giurano il falso" (cfr vv. 7-8), una raffigurazione concreta, secondo lo stile semitico, dell'idolatria, della perversione morale, del male che veramente si oppone a Dio e al suo fedele.

4. Noi ora, per la nostra meditazione, ci soffermeremo inizialmente sulla professione di umiltà che il Salmista compie e ci affideremo alle parole di Origene, il cui commento al nostro testo è giunto a noi nella versione latina di san Girolamo. "Il Salmista parla della fragilità del corpo e della condizione umana", perché "quanto alla condizione umana, l'uomo è un nulla. "Vanità delle vanità, tutto è vanità", disse l'Ecclesiaste". Ma torna allora la domanda stupita e riconoscente: ""Signore, che cos'è l'uomo per esserti manifestato a lui?"... Grande felicità per l'uomo, conoscere il proprio Creatore. In questo noi ci differenziamo dalle fiere e dagli altri animali, perché sappiamo di avere il nostro Creatore, mentre essi non lo sanno". Vale la pena meditare un po' queste parole di Origene, che vede la differenza fondamentale tra l'uomo e gli altri animali nel fatto che l'uomo è capace di conoscere Dio, il suo Creatore, che l'uomo è capace della verità, capace di una conoscenza che diventa relazione, amicizia. È importante, nel nostro tempo, che noi non dimentichiamo Dio, insieme con tutte le altre conoscenze che abbiamo acquisito nel frattempo, e sono tante! Esse diventano tutte problematiche, a volte pericolose, se manca la conoscenza fondamentale che dà senso e orientamento a tutto: la conoscenza di Dio Creatore.

Ritorniamo a Origene. Egli dice: "Non potrai salvare questa miseria che è l'uomo, se tu stesso non la prendi su di te. "Signore, piega il tuo cielo e scendi". La tua pecora sbandata non potrà guarire se non sarà messa sulle tue spalle... Queste parole sono rivolte al Figlio: "Signore, piega il tuo cielo e scendi"... Sei disceso, hai abbassato i cieli e hai steso la tua mano dall'alto, e ti sei degnato di prendere su di te la carne dell'uomo, e molti credettero in te" (Origene - Gerolamo, 74 omelie sul libro dei Salmi, Milano 1993, PP 512-515). Per noi cristiani Dio non è più, come nella filosofia precedente il cristianesimo, una ipotesi ma è una realtà, perché Dio "ha piegato il cielo ed è sceso". Il cielo è Egli stesso, ed è sceso in mezzo a noi. Giustamente Origene vede nella parabola della pecorella smarrita, che il pastore prende sulle sue spalle, la parabola dell'Incarnazione di Dio. Sì, nell'Incarnazione Egli è sceso e ha preso sulle sue spalle la nostra carne, noi stessi. Così la conoscenza di Dio è divenuta realtà, è divenuta amicizia, comunione. Ringraziamo il Signore perché "ha piegato il suo cielo ed è sceso", ha preso sulle sue spalle la nostra carne e ci porta sulle strade della nostra vita.

Il Salmo, partito dalla nostra scoperta di essere deboli e lontani dallo splendore divino, giunge alla fine a questa grande sorpresa dell'azione divina: accanto a noi c'è Dio-Emmanuele, che per il cristiano ha il volto amoroso di Gesù Cristo, Dio fatto uomo, fattosi uno di noi.

Saluti:

Chers frères et soeurs, Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les diacres et les jeunes prêtres du Séminaire de Lille, ainsi que les groupes de jeunes. Que votre pèlerinage à Rome ravive votre foi et ouvre vos coeurs à l'espérance, pour accueillir chaque jour dans vos vies l'Emmanuel, le Prince de la Paix!

Dear Brothers and Sisters, I extend a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors here today, including groups from Finland, Japan, and the United States of America. Upon you and your loved ones at home, I invoke the joy and peace of Christ our Lord! I wish to offer my heartfelt greetings to the students and teachers of the Ecumenical Institute of Bossey in Switzerland. I hope that your visit to the tombs of the Apostles Peter and Paul, together with your meetings, will be a stimulus to strengthen your commitment to the vital task of promotion of unity among Christians.

Liebe Brüder und Schwestern! Von Herzen heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Gott will allen Menschen nahe sein. Seine liebende Nähe wird besonders auch in einer wahren und echten Gemeinschaft sichtbar. Liebe Freunde, tragt in eurer Umgebung dazu bei, daß Gemeinschaft wachsen und sich entfalten kann. Der Heilige Geist geleite euch auf allen Wegen.

Saúdo com viva satisfação o grupo de peregrinos de língua portuguesa e, de modo especial, os juristas brasileiros aqui presentes. Faço votos que a oportunidade de visitar o túmulo dos Apóstolos vos sirva de estímulo para uma renovada confiança na Lei de Deus e nos princípios que dela derivam. A todos desejo muita paz e alegria no Espírito Santo. Que o Senhor vos abençoe!

Queridos hermanos y hermanas: Saludo cordialmente a los visitantes y peregrinos venidos de España y de Latinoamérica. Conscientes de la dignidad de ser hijos de Dios, os animo a vivir vuestra vida cristiana con alegría y fidelidad a vuestros compromisos bautismales.

Saluto in lingua croata:

Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a osobito casne sestre Službenice milosrda te prosvjetne djelatnike iz Zagreba! Gospodin koji nas je obradovao svojim pohodom neka Vas sacuva postojanima u živoj vjeri i djelotvornoj ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana del saluto in lingua croata:

Saluto i pellegrini croati, particolarmente le suore Ancelle della Carità e gli educatori di Zagabria! Il Signore che ci ha rallegrato con la sua venuta, vi custodisca saldi nella viva fede e nell’amore operoso! Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Witam serdecznie pielgrzymów z Polski i z innych krajów. Szczególnie pozdrawiam Regionalny Zespól Piesni i Tanca „Pilsko”, któremu zycze wielu sukcesów w pracy artystycznej. Wszystkim tu obecnym skladam zyczenia owocnego pobytu w Rzymie i dobrego Nowego Roku. Prosze was o przekazanie moich pozdrowien waszym rodzinom i parafiom. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Do il mio cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Polonia e dai diversi paesi. Saluto in modo particolare il gruppo folcloristico “Pilsko” ai quali auguro i migliori successi nel loro lavoro artistico. A tutti i presenti auguro un fruttuoso soggiorno a Roma e un prosperoso Anno Nuovo. Vi chiedo anche di trasmettere il mio affettuoso saluto alle vostre famiglie e alle vostre parrocchie. Sia lodato Gesù Cristo.
* * *


Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. Grazie per il vostro entusiasmo, grazie per la gioia della fede! In particolare, saluto i rappresentanti della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, che ricorda il 25° anniversario di attività, ed auguro loro di proseguire con entusiasmo nell'opera di sostegno e di recupero di quanti sono vittime della droga e dell'emarginazione.

Saluto poi il gruppo dell’Opera Romana Pellegrinaggi e i giovani del Movimento dei Focolari.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La festa del Battesimo del Signore, che ha chiuso il tempo natalizio, vi sia di stimolo, cari amici, perché nel ricordo del vostro battesimo siate pronti a testimoniare con gioia la fede in Cristo in ogni situazione, nella salute e nella malattia, in famiglia, nel lavoro e in tutti gli ambienti.


Aula Paolo VI

Mercoledì, 18 gennaio 2006

Meditazione sulla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani


«Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Questa solenne assicurazione di Gesù ai suoi discepoli sostiene anche la nostra preghiera. Ha inizio oggi la ormai tradizionale «Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani», appuntamento importante per riflettere sul dramma della divisione della comunità cristiana e domandare assieme a Gesù stesso «che tutti siano una cosa sola affinché il mondo creda» (Jn 17,21). Lo facciamo oggi anche noi qui, in sintonia con una grande moltitudine nel mondo. In effetti, la preghiera «per l’unione di tutti» coinvolge in forme, tempi e modi diversi cattolici, ortodossi e protestanti, accomunati dalla fede in Gesù Cristo, unico Signore e Salvatore.

La preghiera per l’unità fa parte di quel nucleo centrale che il Concilio Vaticano II chiama «l’anima di tutto il movimento ecumenico» (Unitatis redintegratio UR 8), nucleo che comprende appunto le preghiere pubbliche e private, la conversione del cuore e la santità di vita. Questa visione ci riporta al centro del problema ecumenico che è l’obbedienza al Vangelo per fare la volontà di Dio con il suo aiuto necessario ed efficace. Il Concilio lo ha esplicitamente segnalato ai fedeli dichiarando: «Con quanta più stretta comunione essi saranno – saremo – uniti con il Padre, con il Verbo e con lo Spirito Santo, con tanta più intima e facile azione potranno accrescere le mutue relazioni fraterne» (ibid., 7).

Gli elementi che, nonostante la divisione permanente congiungono ancora i cristiani, sostengono la possibilità di elevare una preghiera comune a Dio. Questa comunione in Cristo sorregge tutto il movimento ecumenico e indica lo scopo stesso della ricerca dell’unità di tutti i cristiani nella Chiesa di Dio. Ciò distingue il movimento ecumenico da ogni altra iniziativa di dialogo e di rapporti con altre religioni e ideologie. Anche in questo era stato preciso l’insegnamento del decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II: «A questo movimento per l’unità, chiamato ecumenico, partecipano quelli che invocano la Trinità e professano la fede in Gesù Signore e Salvatore» (ibid., 1). Le preghiere comuni che si svolgono nel mondo intero particolarmente in questo periodo, oppure attorno alla Pentecoste, esprimono inoltre la volontà di comune impegno per il ristabilimento della piena comunione di tutti i cristiani. Queste preghiere comuni «sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell’unità» (ibid., 8). Con tale affermazione il Concilio Vaticano II interpreta in sostanza quanto dice Gesù ai suoi discepoli ai quali assicura che se due si accorderanno sulla terra per chiedere qualcosa al Padre che è nei cieli, egli la concederà «perché» dove due o tre sono riuniti nel suo nome egli è in mezzo a loro. Dopo la resurrezione egli assicura ancora che sarà sempre con loro «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). E’ la presenza di Gesù nella comunità dei discepoli e nella loro stessa preghiera, che ne garantisce l’efficacia. Tanto da promettere che «tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo» (Mt 18,18).

Ma non ci limitiamo ad impetrare. Possiamo anche ringraziare il Signore per la nuova situazione faticosamente creata dalle relazioni ecumeniche tra i cristiani nella ritrovata fraternità per i forti legami di solidarietà stabiliti, per la crescita della comunione e per le convergenze realizzate – certamente in modo diseguale – tra i vari dialoghi. Il futuro sta davanti a noi. Il Santo Padre Giovanni Paolo II di felice memoria – che tanto ha fatto e sofferto per la questione ecumenica – ci ha opportunamente insegnato che «riconoscere quanto Dio ha già concesso è la condizione che ci predispone a ricevere quei doni ancora indispensabili per condurre a compimento l’opera ecumenica dell’unità» (Ut unum sint UUS 41). Pertanto, fratelli e sorelle, continuiamo a pregare perché siamo consci che la santa causa del ristabilimento dell’unità dei cristiani supera le nostre povere forze umane e che l’unità in definitiva è dono di Dio.

Al termine della catechesi, il Santo Padre ha annunciato la pubblicazione della Sua prima Enciclica, dal titolo: "Deus caritas est":

In questo senso e con tali sentimenti mi recherò sulle orme di Papa Giovanni Paolo II martedì prossimo, 25 gennaio, festa della conversione dell'Apostolo delle Genti, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per pregare con i fratelli ortodossi e protestanti: pregare per ringraziare di quanto il Signore ci ha concesso; pregare perché il Signore ci guidi sulle orme dell'unità.

Nello stesso giorno, il 25 gennaio, inoltre sarà finalmente pubblicata la mia prima Enciclica, il cui titolo è già conosciuto "Deus caritas est", "Dio è amore". Il tema non è immediatamente ecumenico, ma il quadro e il sottofondo sono ecumenici, perché Dio e il nostro amore sono la condizione dell'unità dei cristiani. Sono la condizione della pace nel mondo.

In questa Enciclica vorrei mostrare il concetto di amore nelle sue diverse dimensioni. Oggi, nella terminologia che si conosce, "amore" appare spesso molto lontano da quanto pensa un cristiano se parla di carità. Da parte mia, vorrei mostrare che si tratta di un unico movimento con diverse dimensioni. L'"eros", questo dono dell'amore tra uomo e donna, viene dalla stessa fonte della bontà del Creatore, come pure la possibilità di un amore che rinuncia a sé in favore dell'altro. L'"eros" si trasforma in "agape" nella misura in cui i due si amano realmente e uno non cerca più se stesso, la sua gioia, il suo piacere, ma cerca soprattutto il bene dell'altro. E così questo, che è "eros", si trasforma in carità, in un cammino di purificazione, di approfondimento. Dalla famiglia propria si spalanca verso la più grande famiglia della società, verso la famiglia della Chiesa, verso la famiglia del mondo.

Cerco anche di dimostrare come l'atto personalissimo che ci viene da Dio sia un unico atto di amore. Esso deve anche esprimersi come atto ecclesiale, organizzativo. Se è realmente vero che la Chiesa è espressione dell'amore di Dio, di quell'amore che Dio ha per la sua creatura umana, deve essere anche vero che l'atto fondamentale della fede che crea e unisce la Chiesa e ci dà la speranza della vita eterna e della presenza di Dio nel mondo, genera un atto ecclesiale. In pratica la Chiesa, anche come Chiesa, come comunità, in modo istituzionale, deve amare.

E questa cosiddetta "Caritas" non è una pura organizzazione, come altre organizzazioni filantropiche, ma necessaria espressione dell'atto più profondo dell'amore personale con cui Dio ci ha creati, suscitando nel nostro cuore la spinta verso l'amore, riflesso del Dio Amore che ci rende sua immagine.

Prima che il testo fosse pronto e tradotto è passato del tempo. Adesso mi sembra un dono della Provvidenza, il fatto che proprio nel giorno nel quale pregheremo per l'unità dei cristiani il testo sia pubblicato. Spero che esso possa illuminare e aiutare la nostra vita cristiana.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les jeunes de l’école Rocroy Saint-Léon, de Paris. Puisse votre séjour à Rome être une occasion de grandir dans la foi, l’unité et la confiance dans le Christ. À tous, j’accorde bien volontiers la Bénédiction apostolique.

I offer a warm welcome to the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, and in particular to the groups from Sweden, South Korea and the United States of America. Upon you and your families I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.

Mit diesem Wunsch grüße ich alle Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum. Die Einheit übersteigt unsere menschlichen Kräfte; sie ist ein Geschenk Gottes. In diesem Bewußtsein wollen wir unaufhörlich um diese große Gnade im Namen Jesu Christi bitten. - Der Heilige Geist leite euch in dieser Gebetswoche und alle Tage dieses Jahres!

Saludo cordialmente a los peregrinos de España y América Latina, especialmente a los del Instituto El Carrascal de Arganda y a los de la Scuola Italiana de Montevideo ¡Continuemos orando para que seamos conscientes de que la santa causa del restablecimiento de la unidad de los cristianos supera nuestras pobres fuerzas humanas y que la unidad definitiva es un don de Dios! ¡Gracias!

Saúdo os grupos nomeados de Portugal e do Brasil e todos os peregrinos lusófonos presentes nesta Audiência, que tem lugar no primeiro dia do Oitavário de Oração pela unidade dos cristãos. «Onde dois ou três estiverem reunidos em meu Nome – é promessa de Jesus – Eu estou no meio deles». Irmãos e amigos, se unidos em nome de Jesus, Ele está no meio de vós! Não podeis encontrar ponto de união mais eficaz: Ele deu a sua vida, para reunir o que andava disperso. Com Jesus na vida, jogai a partida da unidade!

Saluto in lingua polacca:

Witam pielgrzymów z Polski. W tygodniu modlitw o jednosc chrzescijan prosimy Boga o ducha wzajemnej milosci dla wszystkich wierzacych w Chrystusa. Wierzymy Jego slowom: „Gdzie sa dwaj albo trzej zebrani w imie moje, tam jestem posród nich” (Mt 18,20). Niech Bóg blogoslawi was i wasze rodziny. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. Nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani chiediamo a Dio lo spirito dell’amore reciproco per tutti i credenti in Cristo. Crediamo alle Sue parole: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Dio benedica voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo.
* * *


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli del Vicariato del Piano di Pisa, che ringrazio per la presenza così numerosa, assicurando la mia preghiera, perché si rafforzi in loro il desiderio di conoscere e seguire Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Saluto, poi, i rappresentanti della Parrocchia di S. Francesco d’Assisi, in Fondi, e il Gruppo Donatori di sangue delle Poste Italiane. Grazie per la vostra generosità.

Un saluto particolare voglio rivolgere, inoltre, agli artisti del mondo circense, presenti a Roma in questi giorni, ringraziando per questa bella esibizione, li incoraggio a manifestare sempre con gioia la propria fede in Cristo.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari amici, durante questi giorni di preghiera per l’unità dei cristiani invito voi, cari giovani, ad essere ovunque, specialmente nei confronti dei vostri coetanei, apostoli di fedele adesione al Vangelo; chiedo a voi, cari malati, di offrire le vostre sofferenze per la piena comunione di tutti i discepoli di Cristo; esorto voi, cari sposi novelli, a diventare sempre più un cuor solo ed un’anima sola, vivendo il “comandamento dell’amore” all’interno delle vostre famiglie.


Aula Paolo VI

Mercoledì, 25 gennaio 2006

Salmo 143,9-15

Preghiera del Re
Vespri del Giovedì della 4a Settimana

Cari fratelli e sorelle!

1. Si conclude oggi la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, durante la quale abbiamo riflettuto sulla necessità di invocare costantemente dal Signore il grande dono della piena unità tra tutti i discepoli di Cristo. La preghiera, infatti, contribuisce in modo sostanziale a rendere più sincero e ricco di frutti il comune impegno ecumenico delle Chiese e Comunità ecclesiali.

In questo nostro incontro vogliamo riprendere la meditazione sul Salmo 143, che la Liturgia dei Vespri ci propone in due tempi distinti (cfr vv. 1-8 e vv. 9-15). La tonalità è sempre quella innica e ad entrare in scena è, anche in questo secondo movimento del Salmo, la figura dell'"Unto", cioè il "Consacrato" per eccellenza, Gesù, che attira tutti a sé per fare di tutti "una cosa sola" (cfr Jn 17,11 Jn 17,21). Non per nulla la scena che dominerà il canto sarà segnata dalla prosperità e dalla pace, i tipici simboli dell'era messianica.

2. Per questo il canto è definito "nuovo", termine che nel linguaggio biblico non evoca tanto la novità esteriore delle parole quanto la pienezza ultima che suggella la speranza (cfr v. 9). Si canta, quindi, la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male, che è descritta dal Salmista nella "menzogna" e nel "falso giuramento", espressioni destinate a indicare l'idolatria (cfr v. 11).

Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero shalom, ossia la "pace" messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta.

3. Ecco innanzitutto la famiglia (cfr v. 12), che si basa sulla vitalità della generazione. I figli, speranza del futuro, sono comparati ad alberi vigorosi; le figlie sono raffigurate come colonne solide che reggono l'edificio della casa, simili a quelle di un tempio. Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti conservati nei depositi agrari, con le distese dei greggi che pascolano, con gli animali da lavoro che procedono nei campi fertili (cfr vv. 13-14a).

Lo sguardo passa poi alla città, cioè all'intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica. Infatti, cessano per sempre le "brecce" che gli invasori aprono nelle mura urbane durante gli assalti; finiscono le "incursioni", che comportano depredazioni e deportazioni e, infine, non si leva più il "gemito" dei disperati, dei feriti, delle vittime, degli orfani, triste retaggio delle guerre (cfr v. 14b).

4. Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme, sotto la guida del Messia Cristo, dobbiamo lavorare per questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia.

È per questo il Salmo si conclude con le parole: "Beato il popolo il cui Dio è il Signore". Dio è il bene dei beni, la condizione di tutti gli altri beni. Solo un popolo che conosce Dio e difende i valori spirituali e morali, può realmente andare verso una pace profonda e divenire anche una forza della pace per il mondo, per gli altri popoli. E può quindi intonare col Salmista il "canto Nuovo", pieno di fiducia e di speranza. Il richiamo spontaneo è al Patto nuovo, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo.

È ciò che ci ricorda sant'Agostino. Leggendo questo Salmo, egli interpreta anche la parola: "Suonerò per te sull'arpa a dieci corde". L'arpa a dieci corde è per lui la legge compendiata nei dieci comandamenti. Ma di queste dieci corde, di questi dieci comandamenti, dobbiamo trovare giusta chiave. E solo se queste dieci corde dei dieci comandamenti - così dice sant'Agostino - sono fatte vibrare dalla carità del cuore risuonano bene. La carità è la pienezza della legge. Chi vive i comandamenti come dimensione dell'unica carità, canta realmente il "canto nuovo". La carità che ci unisce ai sentimenti di Cristo è il vero "canto nuovo" dell'"uomo nuovo", capace di creare anche un "mondo nuovo". Questo Salmo ci invita a cantare "sull'arpa a dieci corde" con un nuovo cuore, a cantare con i sentimenti di Cristo, a vivere i dieci comandamenti nella dimensione dell'amore, a contribuire così alla pace e all'armonia del mondo. (cfr Esposizioni sui Ps 143,16, Nuova Biblioteca Agostiniana, XXVIII, Roma 1977, PP 677).

Saluti:

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins de langue française. Je vous invite à demander au Seigneur, avec toujours plus de ferveur, de faire à son Église le don de l’unité. Soyez toujours et partout des artisans ardents de paix et de fraternité ! Avec ma Bénédiction apostolique.

I welcome the English-speaking pilgrims here today, especially the students and teachers from Denmark and the ecumenical group from Japan. I greet also those who have come from Ireland, New Zealand and the United States of America. May you experience in your lives the peace and joy of Christ our Lord, and may God bless you all.

Mit diesen Gedanken heiße ich euch, liebe Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache, herzlich willkommen. Mit besonderer Freude begrüße ich die Dechanten und die Mitarbeiter der Bischöflichen Kurie der Diözese Gurk-Klagenfurt in Begleitung ihres Bischofs sowie die Pilgergruppe der Hauptabteilung „Seelsorge" im Kölner Generalvikariat. Das heutige Fest der Bekehrung des heiligen Paulus sei euch allen ein Ansporn, in das „neue Lied" der Jünger Christi einzustimmen und Gott für die guten Gaben zu danken, die wir aus seiner Güte und Liebe empfangen haben. Euch allen wünsche ich von Herzen einen gesegneten Tag!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular al grupo de la Fundación Interfamilias, así como a las demás personas venidas de España y Latinoamérica. En el día que se clausura la Semana de oración por la unidad de los cristianos, invito a todos unirse con sus plegarias, para que se cumpla el deseo de Jesús: «que todos sean uno». Muchas gracias por vuestra visita.

Saluto in lingua ceca:

Srdeÿnÿzdravím poutníky z ÿevnic a Bÿeclavi. Podle vzoru svatého Pavla, jehoÿobrácení dnes slavíme, vás vybízím, abyste aÿdo krajnosti vydávali svÿdectví evangeliu. Všem vám ÿehnám!

Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Saluto cordialmente i pellegrini di ÿevnice e Bÿeclav. Sull'esempio di San Paolo, della cui conversione facciamo oggi memoria, vi invito a testimoniare con piena coerenza il Vangelo. A tutti imparto la mia benedizione.

Saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente i pellegrini di ÿevnice e Bÿeclav. Sull'esempio di San Paolo, della cui conversione facciamo oggi memoria, vi invito a testimoniare con piena coerenza il Vangelo. A tutti imparto la mia benedizione.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto tutti i partecipanti all’odierna udienza provenienti dalla Polonia e dai diversi paesi. Oggi, nella festa della Conversione di San Paolo Apostolo, sarà pubblicata la mia prima Enciclica: „Dio è amore”. La sua lettura rafforzi la vostra fede, vi aiuti ad amare maggiormente Dio e a compiere atti di carità verso il prossimo. Dio vi benedica.
* * *


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Grazie, grazie a voi tutti, grazie per l’affetto e per la cordialità. In particolare saluto voi, rappresentanti degli allevatori "Margari" di Cuneo, e vi incoraggio a perseverare nel vostro lavoro a contatto con la natura, che può facilitare l’incontro con il Creatore.

Saluto poi voi, Arbitri di calcio della Serie D. Cari amici, alla necessaria preparazione tecnica e sportiva, unite un’adeguata formazione umana e spirituale, che vi renda sempre più persone mature e responsabili.

Il mio pensiero va, infine, a voi giovani, malati e sposi novelli.

Tra i giovani ricordo particolarmente gli studenti del liceo "Leopardi" di S. Benedetto del Tronto, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Gervasio Gestori, e gli alunni della scuola Pontificia "Pio IX" di Roma. Sull’esempio dell’Apostolo Paolo, di cui oggi facciamo memoria della conversione, invito tutti a vivere in modo autentico la vocazione cristiana. Il Signore vi benedica tutti.


Aula Paolo VI

Mercoledì, 1° febbraio 2006


Udienze 2006