Udienze 2006 - Mercoledì, 13 dicembre 2006

Mercoledì, 13 dicembre 2006

Saluto ai pellegrini presenti nella Basilica Vaticana


Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio per la vostra presenza e sono lieto di rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Saluto anzitutto i fedeli delle Diocesi della Calabria, qui convenuti con i loro Vescovi in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. Cari amici, la Chiesa che vive in Calabria e qui rappresentata nelle sue vive componenti - Vescovi, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici - ha un ruolo fondamentale da continuare a svolgere nella società calabrese. Mi riferisco innanzitutto alla sua missione evangelizzatrice, quanto mai urgente anche in questo nostro tempo per affrontare le attuali sfide culturali, sociali e religiose. Non stancatevi, pertanto, di attingere con coraggio dal Vangelo la luce e la forza per promuovere un'autentica rinascita morale, sociale ed economica della vostra Regione. Siate testimoni gioiosi di Cristo e infaticabili costruttori del suo Regno di giustizia e di amore. Esprimo, infine, già da ora, viva gratitudine alla Calabria per il dono dell'albero natalizio, albero grande e bello, che proprio oggi è stato collocato in Piazza S. Pietro.

L'ho visto dalla mia finestra. Saluto, poi, i numerosi studenti ed in particolare quelli provenienti dall'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. In questo tempo di Avvento, Maria ci accompagna verso l'incontro con Gesù, nel mistero del suo Natale. A Lei che ieri abbiamo venerato con il titolo di Vergine di Guadalupe, Patrona del Continente americano, affido tutti voi, cari ragazzi. L'invito che a Cana rivolse ai servi: "Fate quello che vi dirà Gesù" (Jn 2,5) vi spinga ad aprire il cuore alla parola di Cristo e a farla fruttificare nella vostra vita. Vi benedico tutti con affetto.
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Timoteo e Tito

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver parlato a lungo del grande apostolo Paolo, prendiamo oggi in considerazione i suoi due collaboratori più stretti: Timoteo e Tito. Ad essi sono indirizzate tre Lettere tradizionalmente attribuite a Paolo, delle quali due destinate a Timoteo e una a Tito.

Timoteo è un nome greco e significa «che onora Dio». Mentre Luca negli Atti lo menziona sei volte, Paolo nelle sue lettere fa riferimento a lui ben diciassette volte (in più lo si trova una volta nella Lettera agli Ebrei). Se ne deduce che agli occhi di Paolo egli godeva di grande considerazione, anche se Luca non ritiene di raccontarci tutto ciò che lo riguarda. L'Apostolo infatti lo incaricò di missioni importanti e vide in lui quasi un alter ego, come risulta dal grande elogio che ne traccia nella Lettera ai Filippesi: «Io non ho nessuno d'animo tanto uguale (isópsychon) come lui, che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre » (2,20).

Timoteo era nato a Listra (circa 200 km a nord-ovest di Tarso) da madre giudea e padre pagano (cfr Ac 16,1). Il fatto che la madre avesse contratto un matrimonio misto e non avesse fatto circoncidere il figlio lascia pensare che Timoteo sia cresciuto in una famiglia non strettamente osservante, anche se è detto che conosceva le Scritture fin dall’infanzia (cfr 2Tm 3,15). Ci è stato trasmesso il nome della madre, Eunice, ed anche quello della nonna, Loide (cfr 2Tm 1,5). Quando Paolo passò per Listra all'inizio del secondo viaggio missionario, scelse Timoteo come compagno, poiché «egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Iconio» (Ac 16,2), ma lo fece circoncidere «per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni» (Ac 16,3). Insieme con Paolo e Sila, Timoteo attraversò l'Asia Minore fino a Troade, da dove passò in Macedonia. Siamo inoltre informati che a Filippi, dove Paolo e Sila furono coinvolti nell'accusa di disturbatori dell’ordine pubblico e vennero imprigionati per essersi opposti allo sfruttamento di una giovane ragazza come indovina da parte di alcuni individui senza scrupoli (cfr Ac 16,16-40), Timoteo fu risparmiato. Quando poi Paolo fu costretto a proseguire fino ad Atene, Timoteo lo raggiunse in quella città e da lì venne inviato alla giovane Chiesa di Tessalonica per avere notizie e per confermarla nella fede (cfr 1Th 3,1-2). Si ricongiunse poi con l'Apostolo a Corinto, portandogli buone notizie sui Tessalonicesi e collaborando con lui nell’evangelizzazione di quella città (cfr 2Co 1,19).

Ritroviamo Timoteo a Efeso durante il terzo viaggio missionario di Paolo. Da lì probabilmente l’Apostolo scrisse a Filemone e ai Filippesi, e in entrambe le lettere Timoteo risulta co-mittente (cfr Phm 1 Ph 1,1). Da Efeso Paolo lo inviò in Macedonia insieme a un certo Erasto (cfr Ac 19,22) e poi anche a Corinto con l'incarico di recarvi una lettera, nella quale raccomandava ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr 1Co 4,17 1Co 16,10-11). Lo ritroviamo ancora come co-mittente della Seconda Lettera ai Corinzi, e quando da Corinto Paolo scrive la Lettera ai Romani vi unisce, insieme a quelli degli altri, i saluti di Timoteo (cfr Rm 16,21). Da Corinto il discepolo ripartì per raggiungere Troade sulla sponda asiatica del Mar Egeo e là attendere l'Apostolo diretto verso Gerusalemme a conclusione del terzo viaggio missionario (cfr Ac 20,4). Da quel momento sulla biografia di Timoteo le fonti antiche non ci riservano che un accenno nella Lettera agli Ebrei, dove si legge: «Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; se arriva presto, vi vedrò insieme con lui» (13,23). In conclusione, possiamo dire che la figura di Timoteo campeggia come quella di un pastore di grande rilievo. Secondo la posteriore Storia ecclesiastica di Eusebio, Timoteo fu il primo Vescovo di Efeso (cfr 3,4). Alcune sue reliquie si trovano dal 1239 in Italia nella Cattedrale di Termoli nel Molise, provenienti da Costantinopoli.

Quanto poi alla figura di Tito, il cui nome è di origine latina, sappiamo che di nascita era greco, cioè pagano (cfr Ga 2,3). Paolo lo condusse con sé a Gerusalemme per il cosiddetto Concilio apostolico, nel quale fu solennemente accettata la predicazione ai pagani del Vangelo libero dai condizionamenti della legge mosaica. Nella Lettera a lui indirizzata, l'Apostolo lo elogia definendolo «mio vero figlio nella fede comune» (Tt 1,4). Dopo la partenza di Timoteo da Corinto, Paolo vi inviò Tito con il compito di ricondurre quella indocile comunità all’obbedienza. Tito riportò la pace tra la Chiesa di Corinto e l’Apostolo, che ad essa scrisse in questi termini: «Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito, e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli infatti ci ha annunziato il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me... A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi» (2Co 7,6-7 2Co 7,13). A Corinto Tito fu poi ancora rimandato da Paolo - che lo qualifica come «mio compagno e collaboratore» (2Co 8,23) - per organizzarvi la conclusione delle collette a favore dei cristiani di Gerusalemme (cfr 2Co 8,6). Ulteriori notizie provenienti dalle Lettere Pastorali lo qualificano come Vescovo di Creta (cfr Tt 1,5), da dove su invito di Paolo raggiunse l'Apostolo a Nicopoli in Epiro (cfr Tt 3,12). In seguito andò anche in Dalmazia (cfr 2Tm 4,10). Siamo sprovvisti di altre informazioni sugli spostamenti successivi di Tito e sulla sua morte.

Concludendo, se consideriamo unitariamente le due figure di Timoteo e di Tito, ci rendiamo conto di alcuni dati molto significativi. Il più importante è che Paolo si avvalse di collaboratori nello svolgimento delle sue missioni. Egli resta certamente l'Apostolo per antonomasia, fondatore e pastore di molte Chiese. Appare tuttavia chiaro che egli non faceva tutto da solo, ma si appoggiava a persone fidate che condividevano le sue fatiche e le sue responsabilità. Un’altra osservazione riguarda la disponibilità di questi collaboratori. Le fonti concernenti Timoteo e Tito mettono bene in luce la loro prontezza nell’assumere incombenze varie, consistenti spesso nel rappresentare Paolo anche in occasioni non facili. In una parola, essi ci insegnano a servire il Vangelo con generosità, sapendo che ciò comporta anche un servizio alla Chiesa stessa. Raccogliamo infine la raccomandazione che l'apostolo Paolo fa a Tito nella lettera a lui indirizzata: «Voglio che tu insista su queste cose, perché coloro che credono in Dio si sforzino di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile per gli uomini» (Tt 3,8). Mediante il nostro impegno concreto dobbiamo e possiamo scoprire la verità di queste parole, e proprio in questo tempo di Avvento essere anche noi ricchi di opere buone e così aprire le porte del mondo a Cristo, il nostro Salvatore.

Saluti:

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones. Je salue particulièrement les jeunes de Treillières et les pèlerins de La Réunion. Que le temps de l'Avent vous permette de préparer vos coeurs à la venue du Sauveur, pour en témoigner généreusement parmi vos frères!

I offer a cordial welcome to the members of the ecumenical pilgrimage sponsored by the Catholic Bishops’ Conference and the National Council of Churches in Korea. May your visit to Rome be a source of inspiration in your efforts to promote the unity of all Christ’s followers. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially those from the Philippines, Australia and the United States of America, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace.

Einen frohen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Besonders grüße ich die Delegation aus Oberösterreich mit dem Friedenslicht aus Bethlehem. Die heiligen Timotheus und Titus mögen uns helfen, in unseren konkreten Aufgaben die Frohe Botschaft zu leben und zu Aposteln im Alltag zu werden. Dazu schenke uns der Herr seinen Heiligen Geist. Ich segne euch alle in dieser adventlichen Stunde auf dem Weg zu Weihnachten!

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En especial a la parroquia Santa María Reina de Barcelona, a la Estudiantina de la Universidad Autónoma de Querétaro (México), así como a los demás peregrinos de España y Latinoamérica. Siguiendo el ejemplo de aquellos primeros colaboradores de los Apóstoles, os animo a anunciar con valentía y entrega en vuestra vida a Cristo, el único Salvador de los hombres.

¡Muchas gracias por vuestra visita!

Saluto in lingua polacca:

Witam i pozdrawiam serdecznie Polaków. Swiety Pawel w Liscie do Tytusa zacheca: „ci, którzy wierza w Boga, maja sie starac usilnie o pelnienie dobrych czynów. Jest to dobre i pozyteczne dla ludzi” (Tt 3,8). Miejmy to na uwadze szczególnie teraz, w Adwencie, gdy myslimy o ostatecznym przyjsciu Chrystusa. Niech w tym czasie nie zabraknie naszych dobrych czynów. Z serca wam blogoslawie.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto cordialmente tutti i polacchi qui presenti. San Paolo nella lettera a Tito raccomanda: “coloro che credono in Dio si sforzino di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile per gli uomini” (Tt 3,8). Teniamo presente ciò particolarmente adesso, durante il tempo di Avvento, quando pensiamo all’ultima venuta di Cristo. Che in questo tempo non manchino le nostre opere buone. Di cuore vi benedico.

Saluto in lingua ungherese:

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen is a Magyar Vöröskereszt Hajléktalan Szállójának színjátszó csoportját. Kívánom, hogy római tartózkodástok segítsen Benneteket a Szent Karácsonyra való felkészülésben. Szívesen adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese:

Saluto con affetto i fedeli ungheresi qui presenti, specialmente il gruppo teatrale della Croce Rossa Ungherese. Vi auguro che questo soggiorno a Roma aiuti voi a preparare il Santo Natale. Volentieri imparto a voi tutti la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
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Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i rappresentanti della Libreria Editrice Vaticana, qui convenuti con un gruppo di Editori, in occasione dell’ottantesimo anniversario di fondazione. Saluto, poi, gli esponenti dell’Associazione Italiana Panificatori, quelli dell’Associazione Italiana Giovani Agricoltori e la delegazione Federcasalinghe Donne Europee. Vi ringrazio tutti di cuore per la vostra partecipazione e, invoco su ciascuno la continua protezione di Dio e della Vergine Santissima.

Il mio pensiero va, infine, ai malati e agli sposi novelli. A voi, cari malati, che nella vostra esperienza di malattia condividete con Cristo il peso della Croce, le prossime feste natalizie apportino serenità e conforto. Invito voi, cari sposi novelli, che da poco tempo avete fondato la vostra famiglia, a crescere sempre più in quell'amore che Gesù ci ha donato nel suo Natale.


Aula Paolo VI

Mercoledì, 20 dicembre 2006

Mistero del Natale


Cari fratelli e sorelle!

Il Signore è vicino: venite, adoriamo”. Con questa invocazione la liturgia ci invita, in questi ultimi giorni dell’Avvento, ad avvicinarci, quasi in punta dei piedi, alla grotta di Betlemme, dove si è compiuto l’evento straordinario, che ha cambiato il corso della storia: la nascita del Redentore. Nella Notte di Natale ci fermeremo, ancora una volta, dinanzi al presepe, a contemplare stupiti il “Verbo fatto carne”. Sentimenti di gioia e di gratitudine, come ogni anno, si rinnoveranno nel nostro cuore ascoltando le melodie natalizie, che in tante lingue cantano lo stesso straordinario prodigio. Il Creatore dell’universo è venuto per amore a porre la sua dimora tra gli uomini. Nella Lettera ai Filippesi, san Paolo afferma che Cristo “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (2,6). E’ apparso in forma umana, aggiunge l’Apostolo, umiliando se stesso. Nel Santo Natale rivivremo la realizzazione di questo sublime mistero di grazia e di misericordia.

Dice ancora san Paolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Ga 4,4-5). In verità, da molti secoli il popolo eletto attendeva il Messia, ma lo immaginava come un potente e vittorioso condottiero che avrebbe liberato i suoi dall’oppressione degli stranieri. Il Salvatore nacque invece nel silenzio e nella più assoluta povertà. Venne come luce che illumina ogni uomo – nota l’evangelista Giovanni –, “ma i suoi non lo hanno accolto” (Jn 1,9 Jn 1,11). L’Apostolo però aggiunge: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (ivi, 1,12). La luce promessa rischiarò i cuori di coloro che avevano perseverato nell’attesa vigile ed operosa.

La liturgia dell’Avvento esorta anche noi ad essere sobri e vigilanti, per non lasciarci appesantire dal peccato e dalle eccessive preoccupazioni del mondo. E’ infatti vegliando e pregando che potremo riconoscere ed accogliere il fulgore del Natale di Cristo. San Massimo di Torino, Vescovo nel IV-V secolo, in una delle sue omelie, afferma: “Il tempo ci avverte che il Natale di Cristo Signore è vicino. Il mondo con le sue stesse angustie dice l’imminenza di qualche cosa che lo rinnoverà, e desidera con un’attesa impaziente che lo splendore di un sole più fulgido illumini le sue tenebre… Questa attesa della creazione persuade anche noi ad attendere il sorgere di Cristo, nuovo Sole” (Disc. 61a, 1-3). La stessa creazione dunque ci conduce a scoprire e a riconoscere Colui che deve venire.

Ma la domanda è: l’umanità del nostro tempo attende ancora un Salvatore? Si ha la sensazione che molti considerino Dio come estraneo ai propri interessi. Apparentemente non hanno bisogno di Lui; vivono come se non esistesse e, peggio, come se fosse un “ostacolo” da rimuovere per realizzare se stessi. Anche fra i credenti – siamo certi - alcuni si lasciano attrarre da allettanti chimere e distrarre da fuorvianti dottrine che propongono illusorie scorciatoie per ottenere la felicità. Eppure, pur con le sue contraddizioni, le sue angustie e i suoi drammi, e forse proprio per questi, l’umanità oggi cerca una strada di rinnovamento, di salvezza, cerca un Salvatore e attende, talora inconsapevolmente, l’avvento del Salvatore che rinnova il mondo e la nostra vita, l’avvento di Cristo, l’unico vero Redentore dell’uomo e di tutto l’uomo. Certo, falsi profeti continuano a proporre una salvezza a “basso prezzo”, che finisce sempre per generare cocenti delusioni. Proprio la storia degli ultimi cinquant’anni dimostra questa ricerca di un Salvatore a “basso prezzo” ed evidenzia tutte le delusioni che ne sono derivate. E’ compito di noi cristiani diffondere, con la testimonianza della vita, la verità del Natale, che Cristo reca a ogni uomo e donna di buona volontà. Nascendo nella povertà del presepe, Gesù viene ad offrire a tutti quella gioia e quella pace che sole possono colmare l’attesa dell’animo umano.

Ma come prepararci ad aprire il cuore al Signore che viene? L’atteggiamento spirituale dell’attesa vigile ed orante rimane la caratteristica fondamentale del cristiano in questo tempo di Avvento. È l’atteggiamento che contraddistingue i protagonisti di allora: Zaccaria ed Elisabetta, i pastori, i Magi, il popolo semplice e umile. Soprattutto l’attesa di Maria e di Giuseppe! Questi ultimi, più di ogni altro, hanno provato in prima persona l’affanno e la trepidazione per il Bambino che doveva nascere. Non è difficile immaginare come abbiano trascorso gli ultimi giorni, nell’attesa di stringere il neonato fra le loro braccia. Il loro atteggiamento sia il nostro, cari fratelli e sorelle! Ascoltiamo, in proposito, l’esortazione del già citato san Massimo, Vescovo di Torino: “Mentre stiamo per accogliere il Natale del Signore, rivestiamoci di indumenti nitidi, senza macchia. Parlo della veste dell’anima, non di quella del corpo. Abbigliamoci non con abiti di seta, ma con opere sante! Le vesti sfarzose possono coprire le membra ma non adornano la coscienza (ibid.).

Nascendo fra noi, Gesù Bambino non ci trovi distratti o impegnati semplicemente ad abbellire con le luminarie le nostre case. Allestiamo piuttosto nel nostro animo e nelle nostre famiglie una degna dimora dove Egli si senta accolto con fede e amore. Ci aiutino la Vergine e san Giuseppe a vivere il Mistero del Natale con rinnovato stupore e pacificante serenità. Con questi sentimenti desidero formulare i più fervidi auguri per un santo e felice Natale a tutti voi, qui presenti, e ai vostri familiari, con un ricordo particolare per quanti sono in difficoltà o soffrono nel corpo e nello spirito. Buon Natale a voi tutti!

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents à cette audience, en partiulier les jeunes du collège Blanche de Castille de Paris, et ceux du Collège Sainte-Thérèse de Bougival. À tous, je souhaite un heureux et saint Noël.

I welcome all the English-speaking pilgrims here today. May these final days of Advent be full of spiritual wonder. To you and your loved ones, especially those who may be in difficulty or suffering, I extend my best wishes for a happy and holy Christmas!

In der Freude der nahen Feier der Geburt Christi grüße ich alle Pilger und Besucher aus dem deutschen Sprachraum. Jesus Christus kommt in die Welt, damit wir Kinder Gottes werden. Bereiten wir dem Göttlichen Kind eine Wohnstatt der Liebe und des Glaubens in unseren Herzen und in unseren Familien. - Euch und euren Lieben wünsche ich schon heute ein gesegnetes Weihnachtsfest und den Frieden des menschgewordenen Gottessohnes!

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, venidos de Latinoamérica y España. Ya cercanos a las fiestas navideñas, os invito a vosotros aquí presentes y a vuestros familiares a celebrarlas con verdadero espíritu religioso. En estos días, recordemos también de modo especial a cuantos se encuentran solos, en dificultad, sufren o están privados de la libertad. A todos os deseo una feliz Navidad.

Amados Irmãos e Irmãs,

Saúdo com particular afeto os visitantes e ouvintes de língua portuguesa. Faço votos por que esta vossa visita a Roma vos encoraje a participar ativamente da vida da Igreja, e vos convido a acolher, no próximo Natal, o Filho de Deus feito homem, que se fez pobre para que nos tornássemos ricos pela Sua pobreza. Que o Senhor abençoe vossas famílias e comunidades e, de modo especial, os que sofrem no corpo e no espírito. Feliz Natal e um Ano Novo repleto de alegrias!

Saluto in lingua polacca:

Juz niebawem staniemy zadziwieni wokól betlejemskiego zlóbka, aby kontemplowac tajemnice Bozego narodzenia. Wraz z pasterzami bedziemy wielbic Tego, który „ogolocil samego siebie, (...) stawszy sie podobnym do ludzi”, aby dac im zbawienie. Niech pokój i radosc tego swieta stale towarzyszy wam i waszym najblizszym. Niech Boze Dziecie wszystkim blogoslawi.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Fra poco staremo stupiti intorno alla mangiatoia di Betlemme per contemplare il mistero della nascita di Dio. Insieme ai pastori loderemo Colui che “spogliò se stesso, (...) divenendo simile agli uomini”, per portare a loro la salvezza. La pace e la gioia di questa solennità accompagnino sempre voi e i vostri cari. Il divino Bambino benedica tutti.
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Rivolgo il mio saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto la Delegazione della Regione Calabria, venuta in occasione della presentazione ufficiale del grande albero di Natale allestito in Piazza S. Pietro, e degli altri collocati in quest’aula, nel palazzo apostolico e in vari ambienti del Vaticano. Vi ringrazio per questo dono della vostra terra di Calabria! Grazie specialmente a quanti hanno reso possibile tale omaggio, che ricorda ai visitatori la nascita di Gesù, luce del mondo.

Il mio pensiero va, inoltre, ai Seminaristi della diocesi di Conversano-Monopoli, che esorto a fondare la loro vita sulla salda roccia della Parola di Dio, per esserne coraggiosi annunciatori agli uomini del nostro tempo. Rivolgo, altresì, il mio apprezzamento ai rappresentanti della Fondazione Banco Alimentare e li incoraggio a proseguire nel loro impegno in favore dei più bisognosi.

Desidero infine salutare i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari amici, vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo incontro. Tra qualche giorno è Natale e immagino che nelle vostre case si stia ultimando l’allestimento del presepe, che costituisce una quanto mai suggestiva rappresentazione della Natività. Auspico che un elemento così importante, non solo della nostra spiritualità, ma anche della nostra cultura e dell’arte, continui ad essere un semplice ed eloquente modo per ricordare Colui che è venuto “ad abitare in mezzo a noi”.


Aula Paolo VI

Mercoledì, 27 dicembre 2006

Mistero del Natale


Cari fratelli e sorelle,

l’odierno incontro si svolge nel clima natalizio pervaso di intima gioia per la nascita del Salvatore. Abbiamo appena celebrato, l’altro ieri, questo mistero, la cui eco si espande nella liturgia di tutti questi giorni. È un mistero di luce che gli uomini di ogni epoca possono rivivere nella fede. Risuonano nel nostro animo le parole dell’evangelista Giovanni, del quale proprio oggi celebriamo la festa: "Et Verbum caro factum est – Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Jn 1,14). A Natale, dunque, Dio è venuto ad abitare fra noi; è venuto per noi, per restare con noi. Una domanda attraversa questi duemila anni di storia cristiana: "Ma perché lo ha fatto, perché Dio si è fatto uomo?".

Ci aiuta a rispondere a questo interrogativo il canto che gli angeli intonarono sulla grotta di Betlemme: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" (Lc 2,14). Il cantico della notte di Natale, entrato nel Gloria, fa parte ormai della liturgia come gli altri tre cantici del Nuovo Testamento, che si riferiscono alla nascita e all’infanzia di Gesù: il Benedictus, il Magnificat e il Nunc dimittis. Mentre questi ultimi sono inseriti rispettivamente nelle Lodi mattutine, nella preghiera serale del Vespro, e in quella notturna di Compieta, il Gloria ha trovato la sua collocazione proprio nella Santa Messa. Alle parole degli angeli, fin dal secolo II furono aggiunte alcune acclamazioni: "Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa"; e più tardi altre invocazioni: "Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre, che togli i peccati del mondo…", sino a formulare un arioso inno di lode che venne cantato per la prima volta nella Messa di Natale e in seguito in tutti i giorni di festa. Inserito all’inizio della Celebrazione eucaristica, il Gloria sta a sottolineare la continuità esistente tra la nascita e la morte di Cristo, tra il Natale e la Pasqua, aspetti inscindibili dell’unico e medesimo mistero di salvezza.

Narra il Vangelo che la moltitudine angelica cantava: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama". Gli angeli annunciano ai pastori che la nascita di Gesù "è" gloria per Dio nel più alto dei cieli; ed "è" pace sulla terra per gli uomini che egli ama. Opportunamente, pertanto, si usa porre sulla grotta queste parole angeliche a spiegazione del mistero del Natale, che nel presepe si è compiuto. Il termine "gloria" (doxa)indica lo splendore di Dio che suscita la riconoscente lode delle creature. Dirà san Paolo: è "la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo" (2Co 4,6). "Pace" (eirene) sta a sintetizzare la pienezza dei doni messianici, la salvezza cioè che, come nota sempre l’Apostolo, si identifica con Cristo stesso: "Egli è, infatti, la nostra pace" (Ep 2,14). Vi è infine il riferimento agli uomini "di buona volontà". "Buona volontà" (eudokia), nel linguaggio comune, fa pensare alla "buona volontà" degli uomini, ma è qui indicato piuttosto il "buon volere" di Dio verso gli uomini, che non conosce limiti. Ed ecco allora il messaggio del Natale: con la nascita di Gesù, Dio ha manifestato il suo buon volere verso tutti.

Torniamo alla domanda: "Perché Dio si è fatto uomo?". Scrive sant’Ireneo: "Il Verbo si è fatto dispensatore della gloria del Padre ad utilità degli uomini… Gloria di Dio è l’uomo che vive – vivens homo - e la sua vita consiste nella visione di Dio" (Adv. Haer. IV, 20,5.7). La gloria di Dio si manifesta, dunque, nella salvezza dell’uomo, che Dio ha tanto amato "da dare – come afferma l’evangelista Giovanni – il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16). È dunque l’amore la ragione ultima dell’incarnazione di Cristo. Eloquente è al riguardo la riflessione del teologo H.U. von Balthasar, il quale ha scritto: Dio "non è, in primo luogo, potenza assoluta, ma amore assoluto la cui sovranità non si manifesta nel tenere per sé ciò che gli appartiene, ma nel suo abbandono" (Mysterium paschale I, 4). Il Dio che contempliamo nel presepe è Dio-Amore.

A questo punto l’annuncio degli angeli suona per noi anche come un invito: "sia" gloria a Dio nel più alto dei cieli, "sia" pace in terra agli uomini che Egli ama. L’unico modo di glorificare Dio e di costruire la pace nel mondo consiste nell’umile e fiduciosa accoglienza del dono di Natale: l’amore. Il canto degli angeli può allora diventare una preghiera da ripetere spesso, non soltanto in questo tempo natalizio. Un inno di lode a Dio nell’alto dei cieli e una fervente invocazione di pace sulla terra, che si traduca in un concreto impegno a costruirla con la nostra vita. Questo è l’impegno che il Natale ci affida.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin. Puissiez-vous faire vôtre le chant des anges et accueillir humblement dans la confiance le don de Noël, glorifiant Dieu chaque jour de votre vie et vous engageant concrètement à être d’audacieux bâtisseurs de paix.

I offer a very cordial welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors, especially the groups from Ireland and the United States of America. May your visit to Rome in these holy days be a source of spiritual joy and deepened faith in the Word made flesh. Upon you and your families I invoke the grace and peace of the New-born Saviour. Happy Christmas!

Einen frohen weihnachtlichen Gruß richte ich an die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache und aus Belgien. Wir alle sind eingeladen, mit unserem Lobpreis und mit unserem Leben in die Frohbotschaft der Engel von Bethlehem einzustimmen. Nehmen wir den Frieden Christi in uns auf, damit in uns und durch uns die Liebe Gottes sichtbar werde. Euch und euren Lieben wünsche ich eine segensreiche Weihnachtszeit!

Saludo cordialmente a los peregrinos de España y Latinoamérica, especialmente a los de la parroquia de Nuestra Señora la Antigua, de Monteagudo. Repitamos con frecuencia el canto de los ángeles: "Gloria a Dios en el cielo". Que esta oración se traduzca en hechos concretos para construir la paz con nuestra vida. Este es el compromiso que la Navidad nos confía.

Saluto in lingua polacca:

Witam obecnych tu Polaków. W atmosferze swiat Bozego Narodzenia oddajemy chwale Temu, który wyzbyl sie chwaly nieba, stal sie czlowiekiem i przyszedl na swiat w ubogiej stajence, aby nas zbawic. Niech Jego pokój stale wam towarzyszy. Niech wam Bóg blogoslawi.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i polacchi qui presenti. Nell’atmosfera del Natale rendiamo gloria a Colui che ha lasciato la gloria dei cieli, è diventato uomo e nella povera grotta è venuto al mondo per salvarci. La Sua pace vi accompagni sempre. Dio vi benedica!
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Rivolgo un cordiale augurio natalizio ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto la Comunità dei Legionari di Cristo, presenti numerosi all’Udienza, insieme con i rappresentanti dell’Associazione Regnum Christi, venuti a Roma per le festività natalizie e per l’ordinazione di un bel gruppo di nuovi sacerdoti. Il Signore vi benedica nel vostro ministero. Saluto inoltre i fedeli di Castel Guelfo e quelli di Arzano, come anche i giovani, i malati e gli sposi novelli, che partecipano all’Udienza.

La luce di Cristo, che nella Notte di Natale ha brillato sull’umanità, splenda su ciascuno di voi, cari amici, e vi accompagni nel quotidiano impegno di testimoniare coraggiosamente Cristo.

Ancora un augurio di buon Natale e di buone feste.





Udienze 2006 - Mercoledì, 13 dicembre 2006