GPII 1981 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: I limiti etici nelle opere d'arte e nella produzione audiovisiva

Cari fratelli e sorelle, L'udienza di oggi ricorre nella festa di Santa Caterina da Siena, patrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi. Il ricordo dell'umile e sapiente vergine domenicana riempie l'animo di tutti noi di spirituale esultanza e ci fa trasalire di gioia nello Spirito Santo, perché il Signore del cielo e della terra ha rivelato i suoi segreti ai semplici (cfr. Lc 10,21). Il messaggio di Caterina, animato da fede purissima, da amore fervente e da dedizione insonne alla Chiesa, investe ciascuno di noi e ci trascina soavemente ad una imitazione generosa. Sono pertanto lieto di rivolgere una particolare saluto agli italiani presenti a questo incontro e a tutto il caro popolo italiano.

Ascoltate, cari fedeli, queste parole di Santa Caterina: "Nel lume della fede acquisto la sapienza; nella luce della fede spero; non mi lascio venir meno nel cammino. Questo lume mi insegna la via".

Per sua intercessione imploriamo una fede sempre più profonda ed ardente, affinché Cristo sia la luce del nostro cammino, di quello delle nostre famiglie e della nostra società intera, assicurando così alla diletta Italia la vera pace, fondata sulla giustizia e soprattutto sul rispetto della legge divina, che costitui l'anelito vivissimo della grande Santa senese.

1. Abbiamo già dedicato una serie di riflessioni al significato delle parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna, in cui Egli esorta alla purezza di cuore, richiamando l'attenzione perfino sullo "sguardo concupiscente". Non possiamo dimenticare queste parole di Cristo anche quando si tratta della vasta sfera della cultura artistica, soprattutto quella di carattere visivo e spettacolare, come pure quando si tratta della sfera della cultura "di massa" - così significativa per i nostri tempi - collegata con l'uso delle tecniche divulgative della comunicazione audiovisiva. Abbiamo detto ultimamente che la sunnominata sfera dell'attività dell'uomo viene talvolta messa sotto accusa di "pornovisione", così come nei confronti della letteratura viene avanzata l'accusa di "pornografia". L'uno e l'altro fatto ha luogo quando si oltrepassa il limite della vergogna, ossia della sensibilità personale rispetto a ciò che si collega con il corpo umano, con la sua nudità, quando nell'opera artistica mediante le tecniche di produzione audiovisiva viene violato il diritto all'intimità del corpo nella sua mascolinità o femminilità, e - in ultima analisi - quando viene violata quella intima e costante destinazione al dono e del reciproco donarsi, che è iscritta in quella femminilità e mascolinità attraverso l'intera struttura dell'essere-uomo. Quella profonda iscrizione, anzi, incisione, decide del significato sponsale del corpo, cioè della fondamentale chiamata che esso riceve a formare una "comunione di persone" e a parteciparvi.


2. E' ovvio che nelle opere d'arte, oppure nei prodotti della riproduzione artistica audiovisiva, la suddetta costante destinazione al dopo, cioè quella profonda iscrizione del significato del corpo umano, possa essere violata soltanto nell'ordine intenzionale della riproduzione e della rappresentazione; si tratta infatti - come già in precedenza è stato detto - del corpo umano quale modello o tema. Tuttavia, se il senso della vergogna e la sensibilità personale vengono in tali casi offesi, ciò avviene a causa del loro trasferimento nella dimensione della "comunicazione sociale", quindi a causa del fatto che si rende, per così dire, pubblica proprietà ciò che, nel giusto sentire dell'uomo, appartiene e deve appartenere strettamente al rapporto interpersonale, ciò che è legato - come già prima è stato rilevato - alla "comunione stessa delle persone", e nel suo ambito corrisponde alla verità interiore dell'uomo, dunque anche alla verità integrale sull'uomo.

In questo punto non è possibile consentire con i rappresentanti del cosiddetto naturalismo, i quali richiamano il diritto a "tutto ciò che è umano", nelle opere d'arte e nei prodotti della riproduzione artistica, affermando di agire in tal modo nel nome della verità realistica circa l'uomo. E appunto questa verità sull'uomo - la verità intera sull'uomo - che esige di prendere in considerazione sia il senso dell'intimità del corpo sia la coerenza del dono connesso alla mascolinità e femminilità del corpo stesso, nel quale si rispecchia il mistero dell'uomo, proprio della struttura interiore della persona. Tale verità sull'uomo deve essere presa in considerazione anche nell'ordine artistico, se vogliamo parlare di un pieno realismo.


3. In questo caso si costata quindi che la regolarità propria della "comunione delle persone" concorda profondamente con l'area vasta e differenziata della "comunicazione". Il corpo umano nella sua nudità - come abbiamo affermato nelle precedenti analisi (in cui ci siamo riferiti a Genesi 2, 25) - inteso come una manifestazione della persona e come suo dono, ossia segno di affidamento e di donazione all'altra persona, consapevole del dono, scelta e decisa a rispondervi in modo altrettanto personale, diventa sorgente di una particolare "comunicazione" interpersonale. Come è stato già detto, questa è una particolare comunicazione nella umanità stessa. Quella comunicazione interpersonale penetra profondamente nel sistema della comunione (communio personarum), nello stesso tempo cresce da esso e si sviluppa correttamente nel suo ambito. Appunto a motivo del grande valore del corpo in tale sistema di "comunione" interpersonale, il fare del corpo nella sua nudità - che esprime appunto "l'elemento" del dono - l'oggetto-tema dell'opera d'arte o della riproduzione audiovisiva, è un problema non soltanto di natura estetica, ma, nello stesso tempo, anche di natura etica. Infatti, quell'"elemento del dono" viene, per così dire, sospeso nella dimensione di una recezione incognita e di una risposta imprevista, e con ciò viene in qualche modo intenzionalmente "minacciato", nel senso che può diventare oggetto anonimo di "appropriazione", oggetto di abuso. Proprio per ciò la verità integrale sull'uomo costituisce, in questo caso, la base della norma secondo la quale si modella il bene o il male delle determinate azioni, dei comportamenti, dei costumi e delle situazioni. La verità sull'uomo, su ciò che in lui - appunto a motivo del suo corpo e del suo sesso (femminilità - mascolinità) - è particolarmente personale ed interiore, crea qui precisi limiti che non è lecito oltrepassare.


4. Questi limiti debbono essere riconosciuti e osservati dall'artista che fa del corpo umano oggetto, modello o tema dell'opera d'arte o della riproduzione audiovisiva. Né lui né altri responsabili in questo campo hanno il diritto di esigere, proporre o fare si che altri uomini, invitati, esortati o ammessi a vedere, a contempla. e l'immagine, violino quei limiti insieme con loro, oppure a causa loro. Si tratta dell'immagine, nella quale ciò che in se stesso costituisce il contenuto e il valore profondamente personale, ciò che appartiene all'ordine del dono e del vicendevole donarsi della persona alla persona, viene, come tema, sradicato dal proprio autentico substrato, per divenire, per mezzo della "comunicazione sociale" oggetto e per di più, in certo senso, oggetto anonimo.


5. Tutto il problema della "pornovisione" e della "pornografia" come risulta da ciò che è detto sopra, non è effetto di mentalità puritana né di un angusto moralismo, come pure non è prodotto di un pensiero carico di manicheismo. Si tratta in esso di una importantissima, fondamentale sfera di valori di fronte ai quali l'uomo non può rimanere indifferente a motivo della dignità dell'umanità, del carattere personale e dell'eloquenza del corpo umano. Tutti quei contenuti e valori, attraverso le opere d'arte e l'attività di mezzi audiovisivi, possono essere modellati ed approfonditi, ma altresì essere deformati e distrutti "nel cuore" dell'uomo. Come si vede, ci troviamo di continuo nell'orbita delle parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna. Anche i problemi, che stiamo qui trattando, debbono essere esaminati alla luce di quelle parole, che considerano il "guardare" nato dalla concupiscenza come un "adulterio commesso nel cuore".

E perciò sembra che la riflessione su questi problemi, importanti per "creare un clima favorevole all'educazione della castità", costituisca un annesso indispensabile a tutte le precedenti analisi, quali, nel corso dei numerosi incontri del Mercoledì, abbiamo dedicato a questo tema.

Data: 1981-04-29
Mercoledì 29 Aprile 1981


Ai partecipanti al Convegno nazionale per i responsabili dei religiosi - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Stretta intesa e collaborazione tra religiosi e vescovi

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono veramente lieto di darvi il benvenuto e di assicurarvi il mio cordiale compiacimento per potermi oggi incontrare con voi, che esprimete una cospicua parte della vitalità della Chiesa italiana. Saluto in voi i Vescovi e vicari episcopali incaricati dei religiosi e delle religiose nelle varie diocesi, ed inoltre saluto gli stessi religiosi e religiose, numerosi e qualificati, che qui rappresentano rispettivamente la Cism e l'Usmi. La vostra presenza mi conferma non solo il vostro encomiabile desiderio di comunione con il successore di Pietro, ma anche il proposito di trarre da questo appuntamento nuova fiducia e rinnovato impegno per i molteplici compiti di varia responsabilità, che caratterizzano il vostro ministero. E non posso tacervi che questa occasione offre anche a me la particolare possibilità di rivolgervi la mia sentita parola, che è di plauso, di incoraggiamento, di esortazione, ed in special modo di viva riconoscenza per tutto ciò che congiuntamente voi fate per la gloria di Dio e a bene della Chiesa.

Siete alla conclusione di un convegno nazionale, che ha avuto come tema: "Comunione e corresponsabilità ecclesiale nelle "Mutuae Relationes" in Italia", e nelle vostre riflessioni siete stati aiutati da relazioni di validi maestri. Certo non spetta a me, qui e ora, proporvi una nuova lezione in aggiunta a ciò che già avete ascoltato e poi approfondito nei dibattiti del convegno. Ma l'importanza del tema scelto come oggetto di studio e di meditazione mi suggerisce di esporvi qualche breve considerazione.


2. Innanzitutto mi è caro ricordare che il carisma della vocazione religiosa ha un suo posto del tutto naturale nella vita della Chiesa. E si tratta di una naturalezza, che si fonda e deriva dalla stessa volontà di Gesù Cristo. Infatti, se quel primo invito evangelico rivolto da Gesù al giovane ricco, "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi..." (Mt 19,21), rimase purtroppo senza alcun esito positivo, poiché quegli "se ne ando triste" (Mt 19,22), quante innumerevoli volte, invece, esso fu accolto nella storia della Chiesa, con prontezza, con trasporto, e con gioia grande, da tante anime di uomini e di donne, che ne hanno fatto il proprio luminoso punto di riferimento e la propria ragion d'essere! Quanti religiosi e religiose hanno ripetuto e ancor più hanno sperimentato la profonda verità delle parole di Paolo apostolo: "Afflitti, ma sempre lieti: poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto" (2Co 6,10), poiché sapevano e sanno che sono veritiere, riferendole a Cristo, le parole dell'autore del Libro della Sapienza: "Insieme con essa mi son venuti tutti i beni" (Sg 7,11).

Si tratta, pertanto, di un carisma che merita somma stima da parte di tutta la Comunità ecclesiale, non solo a motivo della peculiare consacrazione al Signore, che lo distingue, ma anche perché esso comporta una tale dimensione di servizio e di totale dedizione ai fratelli, che lo colloca al livello di una nuova e incomparabile maternità e paternità, cui tutti devono rispetto, amore e riconoscenza.

E' necessario, pero, che la vita religiosa realizzi la propria fecondità mediante un profondo inserimento nel contesto pastorale della Chiesa, in un armonico intreccio con gli altri carismi e ministeri, primo fra i quali il carisma ed il ministero sacramentale-gerarchico.


3. Leggiamo, infatti, al n. 20 delle "Mutuae Relationes": "La Chiesa non è stata istituita al fine di essere un'organizzazione di attività, ma piuttosto quale Corpo vivo di Cristo per dare testimonianza. Essa, tuttavia, necessariamente svolge un lavoro concreto di progettazione e di coordinamento di molteplici uffici e servizi, affinché insieme convergano in un'azione pastorale unitaria, nella quale si stabiliscono quali siano le scelte da seguire e quali gli impegni apostolici da preporre agli altri". Ebbene, in questo ambito di idee e di direttive, occorre una stretta collaborazione della vita religiosa con la vita e la missione di tutta la Chiesa, quale è interpretata e promossa dai suoi legittimi Pastori. D'altronde, solo in un tale quadro il carisma della consacrazione religiosa può rifulgere totalmente nel suo senso e nella sua finalità di segno e di testimonianza, pur attraverso le vie diversissime con cui i membri dei vari Istituti realizzano la propria vocazione. Se, infatti, il sigillo dell'appartenenza ecclesiale è necessario per ogni battezzato, che deve pertanto sempre ricercare e nutrire la comunione con i propri Pastori, tanto più ciò è richiesto come tratto distintivo per chi nella Chiesa, fa esplicita professione di un'appartenenza a Cristo, che oltrepassa e porta a compimento quanto già è dato nel sacramento del Battesimo.


4. S'impone perciò la necessità di una stretta intesa e collaborazione dei religiosi e delle religiose con i Vescovi. E questo in senso molto concreto. In primo luogo, per una distribuzione o ridistribuzione degli Istituti, delle persone consacrate e delle opere, secondo le reali necessità della Chiesa particolare al giorno d'oggi, anteponendo ad altri pur fondati motivi l'ideale del più efficace servizio alla Comunità ecclesiale. In secondo luogo, e sommamente opportuno un accordo e uno scambio di informazioni con i Pastori diocesani, quando i rispettivi organismi dei religiosi e delle religiose programmano, anche a livello regionale o nazionale, i loro convegni ed i loro corsi di formazione o di aggiornamento, soprattutto quando in queste occasioni si toccano problemi pastorali di comune interesse; e ciò al fine di non slegare, o peggio, contrapporre iniziative, che devono tendere all'edificazione del popolo cristiano. In terzo luogo, la collaborazione s'impone in fatto di mezzi di comunicazione sociale. Questa esigenza è particolarmente viva in Italia dove è notevole la tanto provvidenziale fioritura di tali mezzi. Ciò vale in special modo per il settore dell'editoria gestita dai religiosi. In questo campo, moltissimo di ciò che si fa merita certamente l'elogio e la riconoscenza dei Vescovi e della Chiesa intera a motivo degli svariati servizi resi alle esigenze non solo devozionali, ma pedagogiche, culturali, o semplicemente informative del Popolo di Dio. E' importante, tuttavia, che l'ampia attività in materia si svolga secondo criteri di effettiva edificazione, cioè di positiva costruzione del Popolo di Dio, in base alle norme già stabilite o da stabilirsi con la Conferenza Episcopale. E' infatti a finalità di apostolato che devono sempre essere ordinate tutte le iniziative degli Istituti religiosi, cercando il vero bene delle anime ed evitando con vigilante premura quanto potrebbe turbare i fedeli per l'accondiscendenza ad atteggiamenti di critica corrosiva, o di smoderata ricerca del nuovo per il nuovo. Certo, vale sempre nella Chiesa l'augurio di Mosè: "Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!" (Nb 11,29), ma temperato dalle parole dell'apostolo Paolo, secondo cui nella Chiesa "una manifestazione particolare dello Spirito" deve avvenire "per l'utilità comune" (1Co 12,7).


5. Carissimi fratelli e sorelle, mentre ancora vi ringrazio per questa visita odierna, voglio ulteriormente assicurare a voi ed a tutti i confratelli e le consorelle, che qui rappresentate, non solo la mia stima, ma soprattutto il mio affetto e la mia ferma fiducia nel valore dei vostri rispettivi ministeri. La mia parola, pertanto, si fa vivissimo incoraggiamento a proseguire con generosità, intelligenza e letizia nei preziosi impegni, che già vi assorbono e che vi attendono, a vantaggio della santa Chiesa di Dio.

Sappiate che il Papa costantemente vi pensa, prega per voi, e vi raccomanda sempre alla presenza ed alla grazia del Signore, da cui invoca su di voi i favori più abbondanti.

Di essi è pegno l'apostolica benedizione, che di cuore imparto a voi qui presenti e che amo estendere alle vostre diocesi ed alle vostre benemerite Famiglie religiose.

Data: 1981-04-30
Giovedì 30 Aprile 1981


All'Associazione San Paolo per gli oratori e i circoli giovanili - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Risposta concreta e globale alle nuove istanze dei giovani

Nel clima della gioia pasquale e del canto dell'alleluia che ancora risuona nelle nostre Chiese e nei nostri cuori in questi giorni che seguono la grande domenica di risurrezione, sono particolarmente lieto di accogliere in questa aula i membri del consiglio nazionale e i dirigenti nazionali dell'associazione "San Paolo" per gli oratori e i circoli giovanili, unitamente ai partecipanti al congresso della federazione degli ordini dei farmacisti italiani, ai pellegrini di varie parrocchie e ad alcuni gruppi di studenti, i quali si sono valsi di questi giorni per venire a vedere il Papa e visitare Roma.

1. Siate tutti benvenuti e sappiate che vi ricevo con grande affetto. Guardando i vostri volti, vedo che si è stabilito tra voi e me un rapporto di comunione spirituale che si esprime nella medesima fede, nella medesima carità e nella medesima gioia. Vi ringrazio vivamente per tutto questo.

Ma poiché la maggioranza di questo incontro è costituita dall'associazione per gli oratori e i circoli giovanili, rivolgo anzitutto la mia parola ad essa, esprimendo il mio incoraggiamento per codesto movimento, il quale, rinnovando il tradizionale spirito oratoriano secondo le esigenze dei tempi odierni, si fa notare ed offre una risposta concreta e globale alle nuove istanze di tanti giovani. Nel discorso, col quale Paolo VI, di sempre venerata memoria, approvo e benedisse la nascente istituzione, volle indicare le nobili e nobilitanti finalità dell'oratorio, che mi piace qui ricordare: "L'oratorio - diceva egli nel 1964 - è la palestra delle forze morali e religiose, impiegate con diretta e saggia intenzionalità e con tendenziale rendimento di massimo grado; è la scuola della bontà e della pietà; è il laboratorio delle coscienze giovanili; è l'allenamento ai grandi doveri della vita; è la tessitura delle buone amicizie, che daranno poi alla compagine sociale la sua più schietta e solida coesione; è veramente un vivaio di uomini sani, onesti, intelligenti ed attivi; è uno stupendo fenomeno di popolo ("Insegnamenti di Paolo VI", II, (1964) 81).


2. Carissimi soci animatori, è in questa luce che deve prendere forza e direzione ogni vostra opera educatrice in mezzo ai ragazzi e ai giovani appartenenti all'Anspi. Sull'esempio di san Filippo Neri e di san Giovanni Bosco, preservate i ragazzi e i giovani dalle occasioni diseducative, invitandoli a vivere nelle istituzioni oratoriane l'esperienza della preghiera, della catechesi e del gioco, come altrettanti momenti di formazione integrale. Come è noto, tanti ragazzi e giovani, dopo l'iniziazione ai Sacramenti dell'Eucaristia e della Cresima, sfuggono all'azione pedagogica della parrocchia e rischiano di essere abbandonati a se stessi, se non intervengono strutture adeguate, come gli oratori e i circoli giovanili, ad offrire, in misura organica e stabile, una sollecitazione che faccia sentire loro le esigenze vitali di una formazione continua e completa: non solo liturgica e catechistica, ma anche ludica e sportiva.

Tutti gli educatori, religiosi e laici, sono chiamati a questa missione pedagogica. Per i giovani, non si deve risparmiare nessuna iniziativa capace di portarli, mediante una vera e completa evangelizzazione, a un livello di promozione umana e cristiana autentica.


3. E a voi, carissimi ragazzi e giovani oratoriani, diro con le parole del Concilio che "La Chiesa vi guarda con fiducia e con amore. Essa possiede ciò che fa la forza e la bellezza dei giovani, la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste. Guardatela, e voi ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell'amore, il compagno e l'amico dei giovani" ("Messaggio del Concilio ai giovani"). Sappiate cercare il volto del Cristo nel vostro oratorio e nel vostro circolo giovanile mediante la preghiera, la frequenza ai sacramenti, il canto sacro, la ricreazione lieta e fraterna, lo sport e il turismo. Siate ragazzi che fanno sul serio, giovani liberi dalla noia, dallo scetticismo e da ogni forma di egoismo. Continuate a dare prova della vostra generosità e della vostra solidarietà verso i più bisognosi, come avete dato esemplare dimostrazione nei tragici eventi del terremoto del novembre scorso, recando sollievo alle persone sinistrate e contribuendo alla ricostruzione delle strutture ricreative e sportive dei circoli e degli oratori colpiti dal sisma, in lodevole collaborazione con la Caritas e con le comunità parrocchiali locali. Ma in questo anno dedicato all'handicappato, io vi esorto anche a far sentire la vostra presenza umana e cristiana a tanti vostri coetanei meno fortunati di voi.

Con la vostra opera fattiva e generosa, fate si che essi non si sentano lasciati da parte, ma aiutati ed incoraggiati ad entrare nei normali luoghi di studio, di preghiera, di lavoro, di svago e di partecipazione sociale, e a sentirsi interlocutori responsabili e protagonisti del loro inserimento nella comunità sociale ed ecclesiale. così facendo, voi diventerete veramente prossimi di ogni uomo, ma con scelta preferenziale verso il più debole e bisognoso, e saprete vedere in ogni uomo, qualunque sia la sua condizione fisica e psichica, il figlio di Dio, inondato dai misteriosi doni della grazia, e il fratello vostro maggiormente bisognoso di essere apprezzato e valorizzato.

Vi assista il Signore Gesù, per intercessione del vostro celeste patrono san Paolo apostolo e di san Filippo Neri, padre e fondatore degli oratori italiani, in questa vostra provvidenziale opera di animazione cristiana negli oratori e nei circoli giovanili italiani.


4. Ed ora rivolgo un cordiale saluto ai membri della federazione degli ordini dei farmacisti italiani, i quali, insieme con i loro familiari, sono presenti a questa udienza.

Illustri e cari signori, la visita di persone impegnate in una professione così alta e così qualificata, quale è quella della farmacia, suscita nel mio animo sentimenti non solo di stima e di ammirazione, ma anche di compiacenza data di avvicinare e di parlare con persone tanto distinte e preparate. Nell'accogliervi, pero, non è mia intenzione di penetrare nel vostro terreno scientifico: non ne avrei il tempo, ne la competenza specifica; ma desidero semplicemente richiamare, sia pure fugacemente, l'interesse e l'attenzione che la Chiesa non cessa di avere per la ricerca scientifica, in qualunque campo essa punti il suo obiettivo. E lo faccio non solo per ammirarne la bontà e riconoscerne i meriti, ma anche per additarne le finalità in ordine al servizio dell'uomo. Infatti la scienza della farmacia, come ogni altra scienza, non ha un fine per se stesso, ma trova ragion d'essere nella promozione dell'uomo.

Essa è serva dell'uomo, il quale, per antica e quindi ben collaudata definizione, è re del creato. E' a questo proposito che l'apostolo Paolo afferma nella prima lettera ai corinzi: "Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio" (1Co 3,22).

Da questo spirito di servizio discende l'impegno che deve animare ogni operatore sanitario, sia a livello della pura ricerca, che a quello della confezione e distribuzione dei farmaci, nella promozione del vero bene dell'uomo, nella tutela della sua salute e della vita. In particolare, il farmacista è e deve essere il professionista della salute. Essendo egli a contatto continuo con i cittadini, può e deve fungere da educatore, da informatore e da promotore di una coscienza sanitaria con l'opportuno consiglio professionale sul consumo dei preparati medicinali. E di qui voi capite quali formidabili responsabilità e quali immensi problemi morali comporta la vostra opera, affinché la farmacia assolva con lealtà e nobiltà di intenti la sua delicata missione.

Vi aiuti il Signore nel vostro benemerito servizio sanitario! Da parte mia, prego il Signore, che si è fatto medicina per la nostra salvezza, di illuminare e di rimunerare quanti di voi con buoni intenti e con buoni procedimenti danno ingegno ed opera a questo arduo compito umanitario, mentre a tutti imparto di gran cuore la propiziatrice benedizione apostolica, estensibile a tutte le persone a voi care.

Data: 1981-05-02
Sabato 2 Maggio 1981


Recita del Regina Coeli - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Invito a pregare per le popolazioni del Nord-Irlanda



1. "... Et concepit de Spiritu Sancto".

Maria concepi per opera dello Spirito Santo Colui che - crocifisso e deposto nel sepolcro - risuscito, rivelando la potenza di questo Spirito e portandolo al tempo stesso come Dono agli apostoli riuniti nel cenacolo, alla Chiesa, e infine a noi, raccolti in quest'ora domenicale di mezzogiorno per la preghiera comune.

Bisogna che noi, soprattutto in questo anno quando la Chiesa intera ravviva la memoria del Concilio Ecumenico Costantinopolitano I, apriamo largamente le nostre anime per questo dono dall'alto: "Altissimi Donum Dei".

E' nostro dovere approfondire la realtà ineffabile e stupenda che è questo Dono nella nostra vita spirituale, come in quella di tutta la Chiesa, la quale, seguendo la ricchezza dell'insegnamento del Vaticano II, deve veramente lasciarsi inondare dallo splendore che emana dalla verità sullo Spirito Santo.


2. Lo Spirito è il dono di Dio nella Scrittura: "qui locutus est per prophetas: ha parlato per mezzo dei profeti", così noi recitiamo e confessiamo nel "Credo";, che tramanda nei secoli la formulazione del costantinopolitano I. E' lo Spirito Santo che, attraverso la pagina sacra, ci parla di Dio, ci apre il cuore di Dio, ci rivela "anche le profondità di Dio" (1Co 2,10) mediante l'ispirazione biblica e profetica, in tutte le varie tappe della storia della salvezza.

Egli è il linguaggio di Dio, rivolto all'umanità; e per mezzo dello stesso Spirito Santo noi abbiamo potuto conoscere, e possiamo continuamente approfondire, la ricchezza insondabile della Vita Divina: "per te sciamus da Patrem / noscamus atque Filium": / "fa' che, per mezzo tuo, noi conosciamo il Padre / e impariamo a conoscere anche il Figlio!".


3. Lo Spirito Santo è il dono di Dio che opera l'Incarnazione del Verbo nel seno immacolato di Maria Vergine. La Parola di Dio, affidata alla Scrittura per mezzo dello Spirito, sempre per mezzo suo è diventata Carne, si è fatta uomo: "et Verbum caro factum est".

"Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine: e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria". Queste formulazioni - ho scritto nella lettera "A Concilio Costantinopolitano I" - ricordano "che la più grande opera compiuta dallo Spirito Santo, alla quale incessantemente tutte le altre si riferiscono, attingendo da essa come da una sorgente, è proprio quella dell'Incarnazione del Verbo Eterno, nel seno della Vergine Maria" (n. 8).

Per opera dello Spirito il Verbo si è fatto carne ed abito fra noi: nella pienezza dei tempi, Egli è sceso su Maria santissima, la potenza dell'Altissimo ha steso la sua ombra su di Lei (cfr. Lc 1,35), e così si è operato l'evento centrale della storia del mondo. Non ringrazieremo mai abbastanza per questo dono, per il quale Cristo è diventato nostro "compagno di strada", ha compiuto con noi il suo cammino, come ci ricorda il Vangelo di questa domenica, il Vangelo di Emmaus. In mezzo alle ombre che talora sembrano addensarsi sull'umanità, sulla convivenza sociale, sulla civiltà stessa dell'uomo, chiediamo anche noi, spinti dall'impulso dello Spirito: "Resta con noi, Signore, perché si fa sera!" (Lc 24,29). Solo Cristo è la nostra salvezza, la nostra pace, la nostra gioia.


4. Lo Spirito è il dono di Dio nella "frazione del pane", nell'Eucaristia. E' lo Spirito Santo che adombra anche i nostri altari, e per la sua azione, invocata mediante la preghiera eucaristica ("epiclesi"), il pane e il vino, pronunciandosi le parole della consacrazione, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.

Nell'antica arte cristiana, non di rado il tabernacolo ebbe la forma di colomba, per indicare l'azione misteriosamente trasformatrice che lo Spirito Santo esercita nei misteri eucaristici, e la sua silenziosa presenza presso gli altari: vi è infatti uno strettissimo nesso tra lo Spirito Santo e l'Eucaristia, in cui - come ha detto il Vaticano II - "è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua e Pane vivo che, mediante la sua Carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini" (PO 5).

La Sacra Scrittura, l'Incarnazione, l'Eucaristia.

La nostra riconoscenza deve essere grande per lo Spirito Santo, "Dono dell'Altissimo Iddio", che ci ha dato, che ci dà questi doni della Vita Divina.

Ma dono chiede dono: facciamo della nostra vita una risposta d'amore a Dio, ai fratelli, "in virtute Spiritus Sancti".


5. Vi invito a pregare per i nostri fratelli, cattolici e non cattolici, dell'Irlanda del Nord, che vivono ore di tensione crescente, la quale si teme che possa fare scoppiare nuovi gravissimi atti di violenza fraticida. Sapete che nei giorni scorsi un mio inviato personale, padre John Magee, si è recato in missione di buona volontà in quella regione ed ha fatto visita ai prigionieri, ad alcune famiglie di prigionieri ed anche di militari uccisi, ed ha avuto contatti con le Autorità civili. Preghiamo perché il Signore faccia ritrovare le vie di una soluzione che aiuti le popolazioni del Nord-Irlanda a volgersi ad una prospettiva di riconciliazione e di pace, come già tante volte e da tante parti si è invocato finora invano.


6. Oggi, 3 maggio, in Polonia, la Vergine santissima è solennemente celebrata sotto il titolo di Regina della Polonia. I miei compatrioti sono stati educati ad affidare a Maria i vari momenti gioiosi e tristi della propria esistenza, e specialmente le vicende talvolta tormentose del proprio Paese, così che il Santuario di Jasna Gora, a Czestochowa, è divenuto il fulcro della vita nazionale, da cui si sprigiona una forza spirituale che tocca i cuori, favorendo un atteggiamento di fedeltà verso Dio e la Chiesa.

Ora, all'inizio del mese mariano, invito tutti i fedeli ad approfondire la propria fiducia in Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa, ad invocarla in ogni momento con perseverante fervore, mentre rivolgo ai miei connazionali un particolare pensiero nella loro lingua.


7. Ho detto poco fa in italiano, che la Chiesa in Polonia venera oggi in modo particolare la madre di Dio, celebrando la festa della Regina della Polonia. Mi affretto quindi col pensiero e col cuore lungo la via a me cara, verso Jasna Gora, per dirle insieme alla Chiesa polacca, al primate, ai Vescovi, ai sacerdoti, agli Ordini religiosi e a tutti i fedeli, parole di amore e di fede, per mettere nelle sue mani ancora una volta in questo giorno solenne le preoccupazioni e le speranze di tutti i miei connazionali e rinnovare la disponibilità all'obbedienza e alla messa in pratica delle parole del Figlio suo (Jn 2,5).

La patria è un dono ed e allo stesso tempo un compito. Sappiamo come fu e come sia molto difficile questo compito. Per questo anche i nostri padri cercarono la garanzia più efficace per questo dono e la trovarono nelle mani della madre del Salvatore, di Colui che era morto e che ora vive per i secoli dei secoli (Ap 1,18). Siamo grati a loro perché ci hanno insegnato questo e a Lei perché li ha esauditi. Con la sua intercessione, chiediamo a Dio per la nostra generazione e per quelle future, che si assumono e si assumeranno e svilupperanno questo dono e questo compito, che sappiano amare il diritto e la giustizia perché la loro terra sia piena delle bellezze del Signore (Ps 33,5).

(Al termine della recita del Regina Coeli, il Santo Padre ha aggiunto:) Oggi si celebra in Italia la "Giornata per l'Università Cattolica del Sacro Cuore", la tanto benemerita istituzione fondata 60 anni or sono, dal Padre Agostino Gemelli aiutato da un piccolo gruppo di generosi pionieri del movimento cattolico. Questo Ateneo, che ha educato varie generazioni di allievi, ha potuto mantenere fede alla sua missione perché sostenuto dalle preghiere e dal contributo di sacrifici e di elargizioni da parte degli italiani.

Rivolgo, pertanto, il mio invito a continuare questa testimonianza di amore verso la cara Università Cattolica del Sacro Cuore e di adesione alle sue finalità nel campo formativo e culturale.

Formo di cuore l'auspicio di felici incrementi per tale benemerita Istituzione e benedico quanti si prodigano per essa.

(Omissis. Saluti altri gruppi)

Data: 1981-05-03
Domenica 3 Maggio 1981


Ai partecipanti al Convegno "Sulla famiglia e l'amore" - Città del Vaticano (Roma)


GPII 1981 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)