
GPII 1981 Insegnamenti - Istituzione del Pontificio Consiglio per la Famiglia - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Studio e orientamento pastorale riguardo ai problemi della famiglia
Desidero ora annunziarvi che, allo scopo di venire incontro nella maniera più adeguata alle attese circa i problemi riguardanti la famiglia espresse dall'episcopato del mondo intero, soprattutto in occasione dell'ultimo Sinodo dei Vescovi, ho ritenuto opportuno istituire il Pontificio Consiglio per la Famiglia, il quale sostituirà il Comitato per la Famiglia, che, come è noto, faceva capo al Pontificio Consiglio per i Laici.
A tale nuovo Organismo - che sarà presieduto da un Cardinale, coadiuvato da un Consiglio di Presidenza composto da Vescovi delle varie parti del mondo - spetterà la promozione della cura pastorale delle famiglie e dell'apostolato specifico in campo familiare, in applicazione degli insegnamenti e degli orientamenti manifestati dalle competenti istanze del Magistero ecclesiastico, in modo che le famiglie cristiane siano aiutate a compiere la missione educativa, evangelizzatrice ed apostolica, a cui sono chiamate.
Ho deciso inoltre di fondare presso la Pontificia Università Lateranense, che è l'Università della diocesi del Papa, un Istituto internazionale di studi su matrimonio e famiglia, il quale inizierà la sua attività accademica col prossimo ottobre. Esso intende offrire a tutta la Chiesa quel contributo di riflessione teologica e pastorale, senza la quale la missione evangelizzatrice della Chiesa verrebbe a mancare di un ausilio essenziale. Esso sarà il luogo nel quale si approfondirà la conoscenza della verità sul matrimonio e sulla famiglia, alla luce della fede, con l'aiuto anche delle varie scienze umane.
Chiedo a tutti di accompagnare con le proprie preghiere queste due iniziative, che vogliono essere un nuovo segno della sollecitudine e della stima della Chiesa nei confronti dell'istituzione matrimoniale e familiare, e della importanza che Ella le attribuisce sia in ordine alla propria vita che a quella della società.
Data: 1981-05-13
Mercoledì 13 Maggio 1981
Titolo: Annunciare il Vangelo al mondo del lavoro
Nella commemorazione del novantesimo anniversario dell'enciclica "Rerum Novarum" di Leone XIII, sua Eminenza Agostino Casaroli ha pronunciato il seguente discorso che il Santo Padre aveva intenzione di rivolgere ai gruppi di lavoratori riuniti per l'occasione in Piazza san Pietro: Cari fratelli e sorelle! Liebe Bruder und Schwestern! Queridos Irmaos e Irmas! Dierbare Broeders en Zusters!
1. Permettetemi innanzitutto di esprimere la mia grande gioia per questo incontro con voi, carissimi lavoratori. Voi siete qui convenuti da differenti Paesi per testimoniare insieme, in questa Piazza san Pietro, la cattolicità della vostra fede e la vostra fedeltà alla Chiesa. Per questo vi ringrazio con particolare intensità di affetto. In modo speciale saluto innanzitutto voi, provenienti dalla cara Italia e appartenenti a diverse organizzazioni e movimenti di ispirazione cristiana. Sappiate che sono lieto della vostra presenza, perché ogni incontro con i lavoratori ed ogni sosta in mezzo a loro significa sempre per me un'intima gioia. Voi occupate un posto speciale nel mio cuore. Io mi sento interamente uno di voi. E spesse volte ho già avuto modo di dire che cosa rappresenta per me la mia personale esperienza di lavoratore. Perciò mi sono costantemente presenti i diritti ed i bisogni di chi presta il proprio lavoro, come ho sottolineato in diverse occasioni qui a Roma, in altri luoghi d'Italia ed anche nei miei pellegrinaggi in vari Paesi e Continenti. Possa anche l'incontro odierno essere una testimonianza dell'amore e della speranza, con i quali il Papa è legato ai lavoratori. Questo amore e questa speranza derivano dalla profonda convinzione che oggi i valori cristiani del Vangelo trovano un nuovo posto nel mondo del lavoro.
Abbiamo sentito poco fa la lettura biblica tratta dal Genesi, che allude allo stretto rapporto esistente tra la creazione del mondo ad opera di Dio ed il conseguente lavoro dell'uomo. Per noi cristiani c'è un intimo intreccio tra le due realtà: da una parte, Dio consegna il mondo all'uomo, alla sua iniziativa e responsabilità, perché lo trasformi e lo migliori sempre più, ponendolo al proprio servizio; dall'altra, l'uomo, così operando, dev'essere consapevole della propria nobiltà di collaboratore alle intenzioni stesse di Dio. E come Dio non vuole agire senza uno specifico apporto umano, così l'uomo non può comportarsi come se egli fosse l'esclusivo sovrano del creato. Una tale frattura sarebbe, come già è stata ed è, il più profondo e deprecabile motivo di ogni ingiustizia, perché squilibrando i rapporti con Dio, si dissestano anche quelli tra gli uomini.
2. Cari lavoratori, siamo qui radunati per celebrare il novantesimo anniversario di un documento del Magistero ecclesiastico in campo sociale, che fu e resta di eccezionale importanza e attualità per la lucidità ed il coraggio con cui insegna a guardare i problemi nuovi che il divenire storico pone alla Chiesa e all'umanità. Infatti, esattamente il 15 maggio 1891, il mio predecessore Papa Leone XIII pubblico quella fondamentale enciclica intitolata "Rerum Novarum", che doveva diventare la "magna charta" del pensiero sociale cristiano. La voce di Leone XIII allora si levo alta in difesa degli operai, degli oppressi, dei poveri, degli sfruttati. La sua voce era l'eco chiara e sonora della voce di Cristo stesso, che si faceva carico dei problemi del tempo.
Annunciare il Vangelo al mondo del lavoro: questo fu lo stimolo del Papa Leone XIII, quando emano la sua profetica enciclica per formulare i principi sociali della Chiesa. Egli volle rimarcare il contributo della fede per la soluzione delle questioni sociali. Analizzo i difficili problemi, che i mutamenti della società avevano suscitato. E così poté anche offrire proposte concrete per rimediare ai mali insorgenti, mettendo pure in rilievo gli elementi positivi che stavano delineandosi.
La Chiesa del XIX secolo si trovava di fronte ad una sfida decisiva. Per secoli essa era rimasta radicata in una società di tipo agricolo. Ma si scopri allora annunciatrice del Vangelo ad una nuova forma di società, quella industriale. Le tocco il compito di smascherare le nuove strade dell'egoismo, della cupidigia e della volontà di potenza. Si trattava di difendere dallo sfruttamento il lavoro ed i lavoratori. I grandi profitti dovevano essere posti al servizio del benessere comune. Bisognava risolvere gli insorgenti conflitti mediante l'amore e la giustizia. Ci si doveva opporre a ideologie, che non potevano soddisfare la dimensione globale dell'uomo e dei suoi bisogni. C'era da richiedere il giusto salario, la sicurezza per il sostentamento della famiglia, il diritto di associazione, la protezione dei più deboli ed una legislazione sociale.
3. Anche oggi questi vari imperativi non sono superati; essi vanno sempre ancora ricordati, anche se la situazione sociale di allora è difficilmente confrontabile con quella presente. La storia ha fatto progressi enormi. E così anche la dottrina sociale della Chiesa doveva continuare ad essere scritta: il Papa Pio XI compose l'enciclica "Quadragesimo anno" (1931); Pio XII lancio il messaggio radiofonico del 1° giugno 1941; Giovanni XXIII pubblico le encicliche "Mater et Magistra" (1961) e "Pacem in Terris" (1963), Paolo VI la "Populorum Progressio" (1968) e la lettera Apostolica "Octogesima Adveniens" (1971).
E' importante, pero, che questi Documenti siano conosciuti e soprattutto che la loro ansia pastorale si trasfonda in ciascuno di voi, anzi in ciascun cristiano. E' mediante la vita che bisogna verificare la fecondità della Dottrina Sociale Cristiana; ed è mediante l'impegno concreto, la testimonianza sul lavoro, l'azione di promozione, che bisogna irradiare sugli altri la benefica luce del Vangelo. Ai nostri giorni la questione sociale ha assunto una dimensione complessa e universale che ha sempre più bisogno di una norma etica. così, non è possibile perseguire la giustizia soltanto ad un puro livello economico, quando essa venne poi conculcata sul piano delle libertà individuali o associative o dei bisogni spirituali di ciascuno. Se si vuole promuovere l'uomo, bisogna farlo in maniera integrale, senza mai perdere di vista la pienezza della sua dignità e l'intera sua verità storica. Occorre non perdere mai di vista Cristo, che ha voluto essere conosciuto come il "Figlio del carpentiere" ed essere egli stesso uomo del lavoro.
Questo occorre sempre tenere presente, per questo impegnarsi: affinché l'uomo non sia mai umiliato in nessuna delle sue componenti, tra cui quella religiosa è fondamentale perché ne condiziona molte altre.
Il lavoro deve diventare un mezzo efficace per realizzare la propria personalità forte e generosa. Nello stesso tempo esso gli permette anche di stabilire più saldi vincoli con la propria famiglia, che forma lo scopo amoroso delle sue fatiche; per essa, infatti, si spende: per il suo sostentamento e per la sua piena riuscita materiale e spirituale. Perciò, se è vero che il lavoro, con l'ispirazione del Vangelo, aiuta l'uomo a diventare più uomo, allora "non è un bene cercare di spingere la Chiesa ed il Vangelo del lavoro "ai margini". Ne soffre la causa dell'uomo" (Discorso agli Operai di Terni, 19 marzo 1981, 6; cfr. La Traccia p. 224/III). Al contrario, dovete inserire profondamente nel mondo del lavoro la vostra viva fede cristiana, ed umanizzarlo anche mediante un costante riferimento ai vostri cari.
Siccome sono presenti numerosi lavoratori di espressione tedesca, permettetemi di rivolgermi ora ad essi nella loro lingua.
4. Proseguendo ora, cari fratelli e sorelle, le mie riflessioni nella vostra lingua materna, saluto di cuore voi che avete partecipato al Pellegrinaggio nella Città eterna per il Giubileo del "Movimento cattolico lavoratori". La nostra commemorazione odierna non è soltanto grata memoria della pubblicazione della grande enciclica sociale "Rerum Novarum" di Leone XIII esattamente novanta anni fa, ma è nello stesso tempo un comune riconoscimento delle sue direttive. Ne facciamo memoria per renderle ancora più decisamente fruttuose per il mondo del lavoro nel nostro tempo in relazione alle successive dichiarazioni del Magistero sull'insegnamento sociale della Chiesa. Proprio ai nostri giorni la questione sociale ha assunto una dimensione complessa e universale. Sicuramente l'impegno della Chiesa in questo secolo ha dato i suoi frutti: si è diffusa una più decisa coscienza sociale; la legislazione sociale è mutata; i programmi del lavoro industriale hanno favorito la solidarietà e la promozione umana.
Ciò nonostante pero non si può certo affermare che ora nel mondo domini la giustizia sociale. Solo come spunto vorrei oggi ricordare alcuni errori, mancanze e necessità ancora presenti.
Vi sono regioni della terra nelle quali il superfluo ed il lusso vivono porta a porta con la povertà più degradante e disumana. Una uguale contraddizione si riscontra, forse in modo meno evidente, ma altrettanto scandaloso paragonando fra loro le varie nazioni: un ristretto numero di esse ha accumulato ricchezze mentre altrove interi popoli lottano per la sopravvivenza. L'ingiustizia nei confronti dell'individuo continua ad essere perpetrata attraverso un vero e proprio sfruttamento dell'uomo; manca una sufficiente protezione per le future madri; le condizioni di vita e di lavoro offendono il principio dell'uguaglianza e mutano a seconda della razza e a seconda delle convinzioni religiose e politiche dei lavoratori. Sembra che ci si sia abituati a condizioni di vita subumane nelle periferie delle grandi città, alla massificazione e alla emarginazione di interi strati della popolazione. Le Associazioni sindacali sono allora un diritto dell'uomo. Tuttavia esse vengono spesso usate male politicamente, la forza rappresentativa dei lavoratori organizzati nei Sindacati in molti casi lascia a desiderare. La tutela del lavoro a volte non è seriamente rivendicata, così che si verificano incidenti che potevano essere evitati e avvengono tragedie umane. La disoccupazione aumenta piuttosto che diminuire, e proprio tra la gioventù produce ingiustificabili conseguenze psicologiche e caratteriali. Il problema della automazione fa si che i lavoratori di interi rami dell'industria siano preoccupati per il proprio posto di lavoro; lavoratori qualificati e non rimangono spesso abbandonati ad una grande insicurezza economica. I lavoratori stranieri, costretti dal bisogno, devono sciogliere i legami con la famiglia, con la tradizione e con il Paese natale; si estraneano in molti casi dal loro coniuge; per i loro figli rinunciano ad una educazione adeguata e ad un futuro desiderabile. Secondo il bisogno vengono assunti, sfruttati e licenziati.
Sicuramente un tale sviluppo viene condizionato da complessi problemi di fondo di natura tecnica ed anche di economia mondiale. Non può essere compito mio, in quanto Pastore, occuparmi di essi. Ma a motivo del compito etico e religioso della Chiesa le grandi tendenze del nostro sviluppo sociale non possono tuttavia venir trascurate. Esse sono da stigmatizzare nei loro effetti negativi. L'errore ed il raggiro ideologico che esse contengono vanno depurati e denunciati. E' da smascherare l'utopia di un messianismo terreno dal quale si lasciano ingannare i fautori del materialismo dialettico e pratico. La Chiesa non può sottrarsi a questo compito.
Il confronto autentico ed impegnato con la questione sociale è senza dubbio nostro compito. Poiché la Chiesa deve difendere la dignità dell'uomo. Se trascurasse di fare questo, offenderebbe il suo dovere e perderebbe la sua credibilità nell'annuncio del Vangelo e nella preoccupazione per la salvezza eterna. Già nell'Antico Testamento e attraverso i secoli il cristianesimo ha mostrato la più grande considerazione per ogni forma di lavoro sia manuale che spirituale.
5. Per questo la fede cristiana e la Chiesa si sentono particolarmente motivate ad esortare la società: cultura, progresso e benessere dell'uomo sono veramente tali solo quando insieme ad essi progredisce una approfondita coscienza etica. Non è sufficiente porre la sola questione della giustizia sociale in senso stretto.
Nessuno può trascurare il fatto che tale questione è connessa con problemi che stanno più al fondo. Giustamente la lotta per la giustizia sociale aveva posto la prospettiva dell'"avere" in rapporto all'"essere". E oggi è importante scegliere proprio questo punto di vista, poiché l'istanza dell'ora presente e quella della preoccupazione per l'interezza dell'uomo - il volgersi all'intero bisogno della persona. L'uomo non deve più essere visto soltanto come un essere che ha bisogni materiali ma come immagine di Dio; prescelto a porsi al servizio del sorgere di cieli nuovi e terre nuove fino al ritorno di Cristo.
Per una coscienza etica approfondita si delinea quanto segue: industria, produzione e progresso economico sono certamente innanzitutto il prodotto del lavoro e dell'intelligenza umana. Ma nessun uomo da solo può attuare tali realizzazioni. Egli deve rifarsi a quanto gli è stato dato, utilizzare le leggi della natura che regnano nella creazione. Si serve della materia che gli viene offerta. Non comincia dunque in uno spazio vuoto, in nessun modo plasma il suo lavoro dal nulla ma utilizza quanto e già stato creato.
Di ciò dovrebbe essere ben conscio il cristiano nonostante tutte le opinioni contrarie; ed egli dovrebbe rammentarlo a tutti gli uomini non certo per sminuire il progresso umano ma per chiarire a tutti ciò che veramente è importante: il ponte della tua riuscita poggia su due pilastri dei quali solo uno è posto in tuo potere; l'altro cresce in un terreno del quale tu non sei il padrone ma che ti è semplicemente dato.
Perciò se sei un uomo ragionevole, devi nutrire un profondo rispetto per la realtà. Tu sai che la realtà, la creazione, cioè il mondo è posto nelle tue mani; ma tu non hai un illimitato diritto di disporre di esso. Solo il Signore del mondo ha assoluto potere su di esso poiché la vita ed il mondo sono usciti dalle sue mani.
Certamente molto abbiamo appreso. Con fervore abbiamo studiato la terra e ce ne serviamo con stupefacente perfezione. Ma non dovremmo aprirci gli occhi reciprocamente di fronte alla genialità dell'ordine della natura che abbiamo scoperto? Possono i nostri simili trascurare a lungo andare entro questo ordine colui che lo ha ordinato? E se gli occhi di molti di loro dovessero essere veramente accecati, allora noi credenti dobbiamo condannare questo atteggiamento affinché il suo nome non venga messo a tacere da un mondo che sempre meno appare una creazione e sempre più porta i segni dell'uomo soltanto.
6. Mi sembra che i tempi siano maturi per parlare di Dio come Creatore. Forse troveremo orecchi attenti presso coloro che cercano di difendersi contro uno sconsiderato sfruttamento della natura, contro la devastazione della nostra madre terra. Forse apparirà chiaro anche ad altri che la gioia per un'opera riuscita è partecipazione alla gioia del Creatore stesso, come viene espresso nel racconto della creazione del mondo prima della caduta dell'uomo con il peccato: "Dio vide quanto aveva fatto ed ecco, era cosa molto buona" (Gn 1,31).
Oppure ascolteranno coloro la cui fede nel potere dell'uomo è scossa.
Senza la corruzione del peccato dell'uomo la creazione sarebbe stata puro riflesso della bontà di Dio. Tuttavia dopo la caduta la creazione, come anche il nuovo mondo del progresso e della tecnica creato dall'uomo, non possiede più la sua chiara ed evidente bontà. Essa "geme e soffre" (Rm 8). Ogni terra afflitta da tribolazioni, lacerata dalla guerra, o devastata dalla tecnica può testimoniare questo: la creazione attende ancora la sua salvezza. In questo senso anche le scoperte scientifiche non sono sempre per la salvezza dell'uomo. Lavoro dell'uomo e progresso presentano due aspetti: se da una parte migliorano le nostre condizioni di vita, possono pero anche ripercuotersi sull'uomo con una brutalità insospettata, possono rivelarsi anche come suoi nemici, possono perfino annientare l'uomo. E questo vale anche quando la minaccia all'umanità avviene senza l'enorme violenza di una esplosione! Possono verificarsi anche invasioni nascoste, anche attacchi silenziosi possono provocare sciagure: quando la volontà di progresso si ripercuote quasi come un'arma contro la famiglia e quando questa volontà ci tiene in suo potere suscitando in noi un'avidità di possesso. Essa assorbe allora tutto lo spirito di un'uomo, il suo tempo, i suoi interessi, le sue energie, e ne soffrono i rapporti con coloro ai quali siamo vicini. Ma la dedizione personale al coniuge, la cura amorosa della madre per i suoi figli non devono venir meno.
Nessuno può condannare il progresso ed il benessere. Noi tutti dobbiamo molto ad essi. Ma quando essi diventano idoli, mostrano allora il loro volto demoniaco. Allora ciò che essi ci offrono non ci libera ma ci rende schiavi; allora non ci salva ma ci annienta. Forse libera per un po', ma un giorno l'uomo scopre che fatiche ed affanni non hanno portato la pienezza sognata. Al suo posto è subentrato un triste vuoto.
Perciò si deve parlare di Dio quando si pensa alla vera salvezza dell'uomo: la salvezza di Dio in Gesù Cristo va celebrata; la sua giustizia per noi uomini va annunziata; e a lui e alla sua volontà va conferito onore - nella parola ma soprattutto nella testimonianza della vita. Questo è il servizio sacerdotale che noi dobbiamo a Cristo Dio.
7. Abbiate allora il coraggio di dare testimonianza della duplice dimensione della vostra esistenza come lavoratori e come cristiani. Contribuite ad arricchire ogni forma di solidarietà con lo spirito della comunione cristiana. Annunciate il nome di Cristo, del carpentiere (cfr. Mc 6), del Figlio di Dio, del vero liberatore da tutti i mali che tengono imprigionato l'uomo e che lo minacciano. Annunciatelo nelle vostre fabbriche, nei vostri posti di lavoro e nelle vostre officine! Fate in modo che tutti i cristiani prendano parte alle necessità e alle gioie, ai problemi ed alle speranze del mondo del lavoro. Prendete posizione anche quando non sempre trovate approvazione; difendete le indicazioni della fede e della Chiesa anche quando esse suscitano opposizione e costringono ad una decisione.
Siate lievito e seme di una presenza cristiana dovunque vivono dei lavoratori.
Allora crescerà il Regno di Dio e si diffonderanno l'operare cristiano, la fraternità e la solidarietà tra tutti gli uomini. La Chiesa ha fiducia in voi, vi accompagna e vi appoggia, se vi sta a cuore di portare il Vangelo ai lavoratori e così offrire loro una liberazione integrale.
8. E ancora, ai fratelli e sorelle di lingua portoghese: anche a voi, con cordiali saluti, una affettuosa parola di apprezzamento per la vostra presenza e di esortazione: esortazione ad essere fedeli a voi stessi, a ciò che di buono vi identifica come uomini e lavoratori cristiani, con un senso di Dio e di rispetto per il prossimo, sempre e dovunque; fedeli alle vostre patrie radici ed alle loro tradizioni umane, familiari e cristiane, ma con una apertura nei confronti del bene comune, in una corretta visione della sacra dignità di tutti e di ognuno dei membri, della grande famiglia umana.
Portate nei vostri cuori, come memoria di questo incontro con il Papa, la certezza che egli vi stima, vi comprende bene e condivide con voi preoccupazioni ed ansietà, speranze e gioie; la certezza che Cristo, qualora vogliate accorgervi di lui ed accoglierlo, sta dalla vostra parte: Egli - che volle essere un lavoratore - vi comprende meglio di chiunque e, anche per voi, desidera essere sempre Verità e Vita, qualora accettiate di camminare con lui, lungo la via dell'amore, nella ricerca di un mondo sempre più giusto, più umano, e fraterno; la certezza, infine, che in Cristo, Dio vi ama: Egli è nostro Padre e vuole benedirvi sempre, come il Papa vi benedice oggi, di tutto cuore: voi, le vostre famiglie e tutti i vostri amici.
Rivolgo un saluto particolare al Movimento Lavoratori cristiani delle Fiandre, con le sue distinte sezioni per adulti e giovani.
Voi del Movimento Lavoratori cristiani celebrate quest'anno il sessantesimo anniversario del movimento - sessanta anni al servizio della Cristianità e del progresso sociale del lavoro nel vostro Paese.
Un saluto particolare va anche ai giovani del movimento di Cardjin nelle Fiandre: continuate ad esaminare sempre tutti gli aspetti della vita a partire dal Vangelo valutando secondo lo spirito del vostro Fondatore, per poi poter agire in questo spirito nel servizio dei movimenti di adulti nel vostro Paese.
Sono lieto di salutare tutti i rappresentanti del mondo del lavoro qui presenti per celebrare con noi il novantesimo anniversario dell'enciclica "Rerum Novarum" e desidero con loro che ovunque nel mondo il lavoro sia sempre più compiuto in condizioni di giustizia e di dignità che assicurino la fioritura dell'umano, la santificazione della persona, la sicurezza delle famiglie, il progresso e la pace della società.
Cari Lavoratori italiani, mi rivolgo ancora a voi per esortarvi ad arricchire ogni forma di solidarietà con lo spirito della comunione cristiana.
Annunciate il nome di Cristo nelle vostre famiglie, nelle vostre fabbriche, sui vostri posti di lavoro. Prendete posizione, anche quando non sempre trovate approvazione. Siate lievito e seme di una presenza cristiana, dovunque vivono dei lavoratori. La Chiesa ha fiducia in voi, vi accompagna e vi appoggia, se vi sta a cuore di portare il Vangelo ai lavoratori e così offrire loro una liberazione integrale.
La vostra opera di lavoratori cristiani si inserisce perfettamente in quella missione tipica, che il Concilio Vaticano II ha riconosciuto e richiesto ai laici. Infatti, "ai laici tocca assumere l'instaurazione dell'ordine temporale come compito proprio e, in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto" (AA 7). Il mondo del lavoro fa pienamente parte di queste responsabilità laicali, ed al cristiano spetta di fare il possibile per riscattarvi ogni conseguenza del peccato, cioè le varie forme di egoismo, che si traducono in ingiustizie, sopraffazioni, violenze, o anche disinteresse e disimpegno. Il lavoro manuale, infatti, è una condizione importante, determinante, della nostra società; e oserei dire che il buon funzionamento di questo ambiente e specchio fedele e condizione necessaria per la pace ed il progresso dell'intera società umana. Ebbene, in questo compito i lavoratori cristiani hanno una parte primaria.
Sappiate, quindi, assumervi le vostre responsabilità ed essere coerenti con i vostri principi, così da potere trasformare luminosamente la realtà nella quale operate ogni giorno con fatica e con dedizione.
Amici e fratelli! Si, vi chiamo volutamente fratelli, poiché condividiamo lo stesso pane. Vi chiamo fratelli, poiché tutti noi vogliamo che il pane, diventato tale per il lavoro e l'impegno spirituale degli uomini, sia un pane giustamente ripartito. Insieme tendiamo a far si che siano appagati i bisogni di tutti gli uomini, di tutti i popoli e nazioni.
Ma noi siamo fratelli anche in un modo più profondo e radicale: perché condividiamo il Pane eucaristico, il Pane e il Vino, che diventano Corpo e Sangue del Signore. Solo questo Pane è il vero garante di una pace e di una giustizia, fondate su di un'amore infinito. Questo Pane è pegno per "i cieli nuovi e la terra nuova" (2P 3,13). Questo Pane salva la configurazione umana del mondo e completa il senso, che esso ha nel quadro dell'ordinamento divino.
Carissimi, tutti voi raccomando all'intercessione di Maria, la donna forte del Vangelo, la benedetta del Magnificat. In Lei Dio ha fatto cose meravigliose, respingendo i superbi ed i potenti, i ricchi e gli ostinati, ma innalzando gli umili ed i poveri.
A tutti i lavoratori qui raccolti, alle loro famiglie, a tutti coloro che ascoltano queste parole e sono con noi collegati, a tutti i lavoratori del mondo, imparto di cuore la mia benedizione apostolica.
Data: 1981-05-15
Venerdi 15 Maggio 1981
Titolo: Libertà responsabile degli operatori e dei fruitori dei "Mass Media"
Carissimi fratelli e sorelle, La XV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, fissata per domenica 31 maggio 1981, ha come tema: "Le comunicazioni sociali al servizio della responsabile libertà dell'uomo". A tale importante argomento intendo dedicare il presente messaggio, che amo rivolgere ai figli della Chiesa Cattolica ed a tutti gli uomini di buona volontà.
1. Nel continuo espandersi e progredire dei "mass media" si può scorgere un "segno dei tempi", che costituisce un immenso potenziale di universale comprensione ed un rafforzamento di premesse per la pace e la fraternità tra i popoli.
Giustamente Pio XII, di venerabile memoria., nell'enciclica "Miranda Prorsus", dell'8 settembre 1957, parlava di questi "mezzi", classificandoli come "meravigliose invenzioni di cui si gloriano i nostri tempi", e scorgendovi "un dono di Dio". Il Decreto "Inter Mirifca" del Concilio Ecumenico Vaticano II, ribadendo tale concetto, sottolineava le possibilità di questi mezzi che "per loro natura sono in grado di raggiungere e muovere non solo i singoli uomini, ma le stesse moltitudini e l'intera società umana".
La Chiesa, prendendo atto delle enormi possibilità dei "mass media", ha sempre aggiunto, ad una valutazione positiva, il richiamo a considerazioni che non si fermassero soltanto ad un'ovvia esaltazione, ma facessero riflettere e considerare che la forza di suggestione di questi "mezzi" ha avuto, ha ed avrà sull'uomo influenze particolari, delle quali va sempre tenuto il massimo conto.
L'uomo, anche nei confronti dei "mass media", è chiamato ad essere se stesso: cioè, libero e responsabile, "utente" e non "oggetto", "critico" e non "succube".
2. Ripetutamente, nel corso del mio "servizio pastorale", ho richiamato quella "visione dell'uomo", come "persona libera", che, fondata nella divina rivelazione, è confermata e richiesta come necessità vitale dalla stessa natura: visione che in questo tempo è ancor più sentita, forse, anche come reazione ai pericoli che corre e alle minacce che subisce o teme.
Nel "messaggio" inviato per la "Giornata mondiale per la pace" all'aprirsi di questo 1981, ho voluto richiamare l'attenzione sulla libertà come condizione necessaria per il conseguimento della pace: libertà dei singoli, dei gruppi, delle famiglie, dei popoli, delle minoranze etniche, linguistiche, religiose.
Infatti, l'uomo realizza se stesso nella libertà. A questa realizzazione, sempre più completa, egli deve tendere, non già fermandosi ad esaltazioni verbali o retoriche, come troppo spesso avviene o stravolgendo il senso stesso della libertà o "coltivandola in malo modo, quasi tutto sia lecito perché piaccia, compreso il male" - come ribadisce la Costituzione pastorale del Concilio Ecumenico Vaticano II "Gaudium et Spes" (GS 17) -, ma deve vedere e strettamente congiungere, concettualmente e di fatto, la libertà come conseguenza della "dignità" proveniente dall'essere egli segno altissimo dell'immagine di Dio.
E' questa dignità che richiede che l'uomo agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso, cioè, e indotto da convinzioni personali e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna (cfr. GS 17). Anche una suggestione psicologica, apparentemente "pacifica", di cui l'uomo è fatto oggetto con mezzi di persuasione, abilmente manipolati, può rappresentare ed essere un attacco e un pericolo per la libertà. E' per questo che intendo parlare delle comunicazioni sociali al servizio della responsabile libertà dell'uomo. L'uomo è creato libero, ma tale deve crescere e formarsi con uno sforzo di superamento di sé, coadiuvato dalla grazia soprannaturale. La libertà è conquista. L'uomo deve liberarsi da tutto ciò che può fuorviarlo in questa conquista.
3. Ora, i "mass media" vengono a collocarsi come fattori dotati di particolare "carica positiva" sullo sfondo di questo "sforzo" per la realizzazione della libertà responsabile: è una costatazione, che è stata presente costantemente all'attenzione della Chiesa. Questa possibilità, occorrendo, può anche essere dimostrata. Ma, qui, occorre soprattutto domandarci: dalla pura possibilità alla sua realizzazione c'è veramente un "passaggio positivo". Rispondono, di fatto, i "mass media" alle aspettative in essi riposte, come fattori che favoriscono la realizzazione dell'uomo nella sua "libertà responsabile"? Come questi mezzi si esprimono o sono adoperati per la realizzazione dell'uomo nella sua libertà e come la promuovono? Essi, di fatto, si presentano come realtà dalla "forza espressiva", e spesso, sotto certi aspetti, come "imposizione", non potendo l'uomo d'oggi creare intorno a sé il vuoto né trincerarsi nell'isolamento, perché questo equivarrebbe a privarsi di contatti da cui non può prescindere.
Spesso i "mass media" sono espressione di potere che diventa "oppressione", specialmente là dove non viene ammesso il pluralismo. Ciò può avvenire non soltanto dove la libertà è di fatto inesistente, per ragioni di dittatura di qualsiasi segno, ma anche dove, pur conservandosi in qualche modo questa libertà, vengono esercitati in continuazione enormi interessi e manifeste od occulte "pressioni".
Questo si riferisce particolarmente alla violazione dei diritti di libertà religiosa, ma vale anche per altre situazioni oppressive che, praticamente, si basano, per vari motivi, sulla strumentalizzazione dell'uomo.
La "libertà responsabile" degli operatori della comunicazione sociale, che deve presiedere a determinate scelte, non può non tener conto dei fruitori di queste scelte anch'essi "liberi e responsabili"! Richiamare gli operatori dei "mass media" all'impegno che impongono l'amore, la giustizia e la verità, insieme alla libertà, è un dovere del mio "servizio pastorale". Non deve mai essere manipolata la verità, trascurata la giustizia, dimenticato l'amore, se si vuole corrispondere a quelle norme deontologiche che, dimenticate o disattese, producono partigianeria, scandalismo, sottomissione ai potenti o accondiscendimento alla ragion di Stato! Non sarà la Chiesa a suggerire edulcoramenti o nascondimenti della verità, anche se fosse dura: la Chiesa, proprio perché "esperta in umanità", un indulge ad un ingenuo ottimismo, ma predica la speranza e non si compiace dello scandalismo. Pero, proprio perché rispetta la verità non può fare a meno di rilevare che certi modi di gestire i "mass media" sono pretestuosi nei confronti della verità e deleteri nei confronti della speranza!
4. Ancora: si nota nei "mass media" una carica aggressiva nell'informazione e nelle immagini: dallo spettacolo ai "messaggi" politici, dalle prefabbricate "scoperte culturali" guidate che sono vero e proprio "indottrinamento" - agli stessi "messaggi pubblicitari".
E' difficile nel nostro mondo ipotizzare operatori di "mass media" sradicati da proprie matrici culturali; ciò pero non deve fare imporre a terzi l'ideologia personale. L'operatore deve svolgere un servizio il più possibile oggettivo e non trasformarsi in "persuasore occulto" per interesse di parte, per conformismo, per guadagno.
C'è poi un pericolo per la responsabile libertà degli utenti dei mezzi di comunicazione sociale, che occorre rimarcare come grave attentato ed è costituito dalle sollecitazioni della sessualità, fino al prorompere della pornografia: nelle parole dette o scritte, nelle immagini, nelle rappresentazioni e persino in certe manifestazioni cosiddette "artistiche". Si attua talvolta un vero e proprio lenocinio, che compie opera distruttrice e pervertitrice.
Denunciare questo stato di cose non è manifestare, come spesso si sente dire, mentalità retriva o volontà censoria: la denuncia, anche su questo punto, viene fatta proprio in nome della libertà, che postula ed esige di non dover subire imposizioni da parte di chi voglia trasformare la sessualità stessa in un "fine".
Questa operazione sarebbe non solo anticristiana, ma antiumana, con i conseguenti "passaggi" anche alla droga, alla perversione, alla degenerazione.
La capacità intrinseca dei mezzi di comunicazione sociale offre possibilità enormi, si è detto. Tra esse anche quelle di esaltare la violenza, attraverso la descrizione e la raffigurazione di quella esistente nella cronaca quotidiana, con "compiacimenti" di parole e di immagini, magari sotto il pretesto di condannarla! C'è troppo spesso come una "ricerca", tendente a suscitare emozioni violente per stimolare l'attenzione, sempre più languente.
5. Non si può omettere di parlare dell'effetto e dell'influenza che tutto ciò esercita in modo particolare sulla fantasia dei più giovani e dei bambini, grandi fruitori dei "mass media", sprovveduti e aperti ai messaggi e alle sensazioni.
C'è una maturazione che deve essere aiutata senza traumatizzare artificiosamente un soggetto ancora in formazione.
La Chiesa, in questo come negli altri campi, chiede responsabilità, non solo agli operatori dei mezzi di comunicazione sociale, ma a tutti e, in modo speciale, alle famiglie.
Il modo di vivere - specialmente nelle Nazioni più industrializzate - porta assai spesso le famiglie a scaricarsi delle loro responsabilità educative, trovando nella facilità di evasione (in casa rappresentata specialmente dalla televisione e da certe pubblicazioni) il modo di tener occupati tempo ed attività dei bambini e dei ragazzi. Nessuno può negare che v'è in ciò anche una certa giustificazione, dato che troppo spesso mancano strutture ed infrastrutture sufficienti per potenziare e valorizzare il tempo libero dei ragazzi e indirizzarne le energie.
A subirne le conseguenze sono proprio coloro che più hanno bisogno di essere aiutati nello sviluppo della loro "libertà responsabile". Ecco emergere il dovere - specialmente per i credenti, per le donne e gli uomini amanti della libertà - di proteggere specialmente bambini e ragazzi dalle "aggressioni" che subiscono anche dai "mass media". Nessuno manchi a questo dovere adducendo motivi, troppo comodi, di disimpegno!
6. Ci si deve chiedere, specialmente nella circostanza di questa "Giornata", se la stessa "azione pastorale" abbia portato a buon fine tutto quello che le era richiesto nel settore dei "mass media"! In proposito occorre ricordare, oltre al documento "Communio et Progressio", di cui ricorre il decimo anniversario, sia quanto è stato detto dal Sinodo dei Vescovi del 1977 - ratificato dalla Costituzione Apostolica "Catechesi Tradendae" -, sia quanto è emerso dal Sinodo dei Vescovi sui problemi della famiglia, conclusosi nell'ottobre del 1980.
La teologia e la pratica pastorale, l'organizzazione della catechesi, la scuola - specialmente la scuola cattolica - le associazioni ed i gruppi cattolici che cosa hanno fatto, concretamente, per questo specifico punto nodale? Occorre intensificare l'azione diretta alla formazione di una coscienza "critica", che incida negli atteggiamenti e nei comportamenti non soltanto dei cattolici o dei fratelli cristiani - difensori per convinzione o per missione della libertà e della dignità della persona umana - ma di tutti gli uomini e donne, adulti e giovani, affinché sappiano veramente "vedere, giudicare ed agire" da persone libere e responsabili, anche - vorrei dire soprattutto - nella produzione e nelle scelte riguardanti i mezzi di comunicazione sociale.
Il "servizio pastorale", di cui sono investito; la "mentalità conciliare", di cui tante volte ho avuto modo di parlare e che ho sempre incoraggiato; le mie personali esperienze e convinzioni di uomo, di cristiano e di Vescovo mi portano a sottolineare le possibilità di bene, la ricchezza, la provvidenzialità dei "mass media". Posso aggiungere, che non mi sfugge, ma mi esalta, anche quella loro parte che si usa chiamare "artistica". Ma tutto questo non può impedire di vedere anche la parte che nel loro uso - od abuso - hanno il guadagno, l'industria, le ragioni del potere.
Tutti tali aspetti sono da considerare per una valutazione globale di questi "mezzi". Che i "mass media" diventino sempre meno strumenti di manipolazione dell'uomo! Diventino, invece, sempre più promotori di libertà: mezzi di potenziamento, di accrescimento, di maturazione della vera libertà dell'uomo.
Con questi voti, sono lieto di invocare su tutti coloro, che leggeranno queste parole e cercheranno di coglierne e di attuarne l'ansia pastorale, i più abbondanti favori celesti, di cui e pegno la mia benedizione apostolica.
Data: 1981-05-15
Venerdi 15 Maggio 1981
GPII 1981 Insegnamenti - Istituzione del Pontificio Consiglio per la Famiglia - Città del Vaticano (Roma)