
GPII 1982 Insegnamenti - Lettera ai Vescovi del mondo per invitare a pregare per la Chiesa in Cina
Titolo: Per l'inizio del nuovo anno cinese
Testo:
Venerabili fratelli, salute e apostolica benedizione.
L'amore di Cristo, che fraternamente ci unisce, e la grave responsabilità che mi è stata affidata quale Pastore supremo della Chiesa universale, mi spingono ad aprire il mio animo per partecipare a voi, cari fratelli nell'Episcopato, la mia viva sollecitudine per la Chiesa che è in Cina.
E' ben nota a tutti la situazione in cui essa attualmente si trova, e sono sicuro che molti di voi non cessano di elevare ferventi preghiere al Padre celeste e al Signore nostro Gesù Cristo, Buon Pastore delle anime, per i nostri amati fratelli e sorelle di quella grande nazione. So, infatti, che già in diverse parti del mondo cattolico sono sorte iniziative di preghiere per la Cina, animate dallo spirito di profonda comunione e fratellanza che unisce, e deve unire, nella gioia e nelle sofferenze, i membri del Corpo mistico di Cristo (cfr. 1Co 12,12-30).
Questa mia lettera prende origine dalle invocazioni che incessantemente elevo a Dio onnipotente per quella diletta porzione del suo popolo, e intende invitare alla preghiera, per vostro tramite, i cattolici di tutto il mondo.
Sappiamo con certezza che il Signore è fedele alla sua parola: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" (Mt 7,7). Infatti, anche quando fanno difetto i normali mezzi umani che servono a mantenere i legami delle relazioni in seno ad una comunità, rimane pur sempre la forza della preghiera, che tiene viva la fiamma della speranza che non delude, grazie all'azione dello Spirito Santo che è in noi. "Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza - ci insegna san Paolo - perché noi non sappiamo neppure come dobbiamo pregare, mentre lo Spirito stesso prega con insistenza in noi con sospiri che non si possono spiegare a parole" (Rm 8,26).
Vi chiedo dunque di pregare, vi chiedo di unirvi nello Spirito di Dio con i figli e le figlie della Chiesa cattolica che vivono in Cina, con i quali è venuta meno, già da qualche decennio, una relazione visibile. Per mezzo della preghiera essi, anche se esternamente privati di ogni comunicazione con noi, rimangono nel cuore stesso della Chiesa di Cristo. La preghiera poi otterrà dalla Misericordia divina quei doni, luci e forze spirituali perchè siano assicurate alla chiesa che è in Cina le condizioni indispensabili per godere dell'unione anche visibile con la Chiesa di Gesù Cristo, che è "una, santa, cattolica ed apostolica".
A questo riguardo, è compito peculiare della sede romana di san Pietro di unire i fratelli nella verità e nell'amore. Proprio all'apostolo Pietro, infatti, il Signore Gesù affido la responsabilità di confermare i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32), perchè é sopra di lui che il Signore ha voluto fosse costruita la sua Chiesa (cfr. Mt 16,18-19). "Il Vescovo di Roma quale successore di Pietro - afferma il Concilio ecumenico Vaticano II - è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli" (LG 23). E' lui che rende uno e indiviso lo stesso Episcopato (cfr. LG 18). Il legame con la sede di Pietro e con il suo apostolico ministero è, pertanto, condizione indispensabile per partecipare all'unione con la grande famiglia cattolica.
La sollecitudine per la Chiesa in Cina, che è stata sempre così viva nei miei recenti predecessori Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I, è diventata particolare e costante assillo del mio pontificato, come ho manifestato più di una volta e in vari modi. Tale assillo nasce dalla natura stessa della cattolicità della Chiesa, la quale è una e universale, molteplice nella varietà delle genti che la compongono e al contempo identica nel fondamento della fede e nel vincolo della comunione. Come afferma il Concilio Vaticano II, "in tutte le nazioni della terra è radicato un solo Popolo di Dio... poiché di mezzo a tutte le stirpi egli prende i suoi cittadini... E come il Regno di Cristo non è di questo mondo (cfr. Jn 18,36), così la Chiesa, cioè il Popolo di Dio, che prepara la venuta di questo Regno, nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutte le risorse, le ricchezze e le consuetudini dei popoli, nella misura in cui sono buone, e accogliendole le purifica, le consolida e le eleva... Questo carattere di universalità che adorna e distingue il Popolo di Dio, è dono dello stesso Signore" (LG 13).
"In virtù di questa cattolicità - continua ad insegnare il Concilio - le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, di modo che il tutto e le singole parti si accrescono con l'apporto di tutte nella reciproca comunione e nell'azione concorde per la pienezza nell'unità... così pure, nella comunione ecclesiastica, vi sono legittimamente delle Chiese particolari, con tradizioni proprie, rimanendo integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità" (sant' Ignazio M., "Ad Romanos"), tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all'unità, ma piuttosto la serva. E infine ne derivano, tra le diverse parti della Chiesa, vincoli di intima comunione circa le ricchezze spirituali, gli operai apostolici e gli aiuti materiali.
Infatti, i membri del Popolo di Dio sono chiamati a condividere i beni, e anche per le singole Chiese valgono le parole dell'Apostolo: "Da bravi amministratori della multiforme grazia di Dio, ognuno di voi metta a servizio degli altri il suo dono, secondo che lo ha ricevuto" (1P 4,10)" (LG 13).
La Chiesa di Roma ha sempre voluto promuovere, come una madre (con amore tenero e forte, anche se talora con umani difetti), la crescita dei suoi figli nel mondo intero, provvedendo a che non mancassero loro Pastori validi e capaci, assistenza di personale missionario e mezzi di evangelizzazione. Una volta che le comunità avessero raggiunto una maturità di sviluppo, essa è stata lieta che rimanesse al clero locale la responsabilità di governo della propria Chiesa, mantenendo con questa la comunione della fede e la comune disciplina che ne deriva. La presenza, in numero sempre più crescente, di Vescovi autoctoni in seno alle Conferenze Episcopali in tutto il mondo, e parimenti di Prelati e Vescovi di ogni continente nella Curia Romana, dimostra eloquentemente la premurosa sollecitudine della Chiesa nel valorizzare l'opera dei suoi figli, senza alcuna distinzione di origine né desiderio di egemonia. Specialmente dopo il Concilio ecumenico Vaticano II, alle Conferenze Episcopali è offerto uno spazio molto ampio di iniziative per il bene dei fedeli del proprio territorio; esse hanno tuttavia la piena consapevolezza che, in qualsiasi difficoltà e per ogni eventuale bisogno, possono sempre confidare nell'appoggio, nella comprensione e nell'aiuto della Chiesa di Roma.
Noi sappiamo bene che i nostri fratelli e sorelle in Cina hanno dovuto affrontare, nell'arco di questi trent'anni, prove difficili e prolungate. In quelle dure sofferenze essi hanno dato prova della loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa; tali coraggiose testimonianze si possono ben paragonare a quelle dei cristiani dei primi secoli della Chiesa. Quanto è consolante ricevere notizie della costante ed intrepida lealtà dei cattolici in Cina alla fede dei loro padri e del loro filiale attaccamento alla Sede di Pietro. Tutto ciò, mentre suscita la nostra profonda ammirazione, deve spingerci ancor più ad offrire loro il nostro affettuoso appoggio ed il sostegno di fervide preghiere.
Già da qualche tempo, in quel grande paese le esigenze della libertà religiosa hanno trovato maggiore comprensione. Occorre perciò supplicare Dio onnipotente, Signore delle nazioni, affinché, in applicazione dei principi di tale libertà, i nostri fratelli e sorelle in Cina possano vivere senza impedimenti la loro fede, restando nell'unità cattolica della Chiesa.
La sede apostolica non tralascia occasione per cercare di far conoscere ai cattolici in Cina quanto profondamente essi stiano nel cuore stesso della Chiesa cattolica, la quale guarda con particolare simpatia ed affetto a tutta la mirabile realtà di tradizioni e di cultura, di alta umanità e di ricca spiritualità, che forma il retaggio storico ed attuale della grande nazione cinese, come ebbi a mettere in evidenza nel mio discorso a Manila il 18 febbraio scorso. In nome della sollecitudine "per tutte le Chiese" (2Co 11,28) che ci unisce, chiedo insistentemente che anche voi, cari fratelli nell'Episcopato, facciate altrettanto, invitando i fedeli a voi affidati a pregare per, e insieme con, i loro fratelli e sorelle in Cina.
Uniamo dunque le nostre orazioni affinché essi rimangano saldi nella fede e perseveranti nella carità operosa. Supplichiamo che il Signore mantenga sempre più viva e gioiosa in loro la speranza della rinascita, un giorno, della loro Chiesa e di una nuova Pentecoste dello Spirito, che faccia rifiorire il messaggio di Gesù in quella diletta terra. Preghiamo altresi che il Signore tocchi i cuori di coloro che sono travagliati da dubbi e da paure, e anche di coloro che hanno ceduto davanti alle dure prove, mettendo così a repentaglio il deposito della fede che era stato loro tramandato. Eleviamo infine a Dio la nostra preghiera per tutta la nobile nazione cinese, affinché possa camminare sempre sui sentieri della giustizia e del vero progresso.
Preghiamo soprattutto con la convinzione dell'Apostolo delle genti, che Dio, il quale "può fare molto più di quanto noi possiamo domandare o pensare" (Ep 3,20), farà "tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano" (cfr. Rm 8,28).
Affidiamo le nostre suppliche alla potente intercessione di Maria santissima, che i fedeli cinesi invocano con fervore e tanta fiducia sotto il titolo di Regina della Cina, perché impetri da suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, abbondanza di grazie e di favori celesti per i suoi diletti figli e figlie in Cina.
L'ormai prossima celebrazione dell'inizio del Nuovo Anno Cinese (25 gennaio) mi offre una gradita occasione per manifestare, ancora una volta, l'affetto e la stima che ho, e ho sempre avuto, per il popolo cinese. In tale lieta circostanza, mi unisco alla gioia di tutti i membri della grande famiglia cinese, ovunque essi si trovino, e auguro a tutti un buono e sereno Anno Nuovo.
Con grande affetto nel Signore vi imparto l'apostolica benedizione.
Dal Vaticano, il 6 gennaio 1982, Solennità dell'Epifania di nostro Signore, quarto anno di pontificato.
GIOVANNI PAOLO PP. II
1982-01-23 Data estesa: Sabato 23 Gennaio 1982
Titolo: Fede cristiana e mondo del lavoro sono due realtà complementari
Testo:
Cari confratelli nell'Episcopato!
1. "Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum" (Ps 132 [133],1).
Con queste parole del salmista intendo esprimervi innanzitutto il mio saluto, che è veramente sentito e cordiale, ma anche il mio compiacimento e la mia gioia profonda nel trovarmi oggi con voi, che siete i qualificati pastori rappresentanti della nobile Chiesa che è in Piemonte.
Sono lieto di questo incontro, soprattutto per due motivi. In primo luogo, perché esso permette a me ed a voi di ribadire manifestamente quegli stretti vincoli di comunione nella fede cristiana e a livello di vita ecclesiale, che sempre devono caratterizzare i rapporti vicendevoli tra la Sede di Pietro e le vostre rispettive sedi diocesane, così da rendere aperta testimonianza di quell'unità, per la quale Gesù Cristo insistentemente prego il giorno prima di morire sulla croce (cfr. Jn 17,11 Jn 17,21 Jn 17,23). In secondo luogo, la vostra odierna presenza evoca alla mia mente ed al mio cuore i momenti, brevi ma intensi, che mi fu dato di vivere nella vostra terra il 16 aprile del 1980. Già allora ebbi la grazia di incontrarvi e di percepire, sia pur soltanto dal Capoluogo torinese, l'illustre tradizione cristiana e la grande sensibilità ecclesiale propria delle regioni Piemonte e Valle d'Aosta. E oggi in voi, che quasi mi restituite con mio conforto quella visita fugace ma significativa, rivedo la vostra gente buona e laboriosa, le vostre comunità cristiane ferventi e impegnate, il vostro clero zelante nel ministero della parola e della carità fattiva, i religiosi e le religiose che testimoniano il "glorioso Vangelo di Cristo" (2Co 4,4) sia nella contemplazione sia a vari livelli di generoso apostolato, e poi tutti i battezzati, che in modi diversi ma ugualmente preziosi costituiscono una porzione eletta della santa Chiesa di Dio e "tengono alta la parola di vita" (cfr. Ph 2,16).
2. Cari confratelli, voi sapete bene che una visita "d limina" è occasione quanto mai propizia per riflettere responsabilmente sulla situazione delle vostre diocesi; ed è, pertanto, occasione di bilanci e di progetti, forse di preoccupazioni, ma certamente anche di rinnovate speranze e di più generosa dedizione al proprio ministero episcopale. Conosco il ritratto da voi preparato sulla situazione socio-religiosa del Piemonte e, mentre mi compiaccio vivamente per il lavoro da voi svolto, vi assicuro la mia fraterna partecipazione alle vostre gioie ed alle vostre ansie pastorali, che assumo e faccio mie. Questo vale soprattutto nei riguardi dei problemi più urgenti da voi segnalati: l'evangelizzazione del mondo della cultura, del lavoro e dei giovani; la pastorale delle comunicazioni sociali e dei fenomeni del turismo, del pendolarismo, dell'immigrazione; la maturazione del clero nello spirito conciliare; il coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa; le vocazioni presbiterali e religiose. Come si vede, c'è sufficiente materia per il vostro zelo, già così indefesso e intelligente; ma, prima di tutto, ciò è un motivo valido per affidarvi sempre di nuovo al Signore ed alla potenza della sua grazia, poiché "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori" (Ps 126 [127],1).
3. Tra i problemi che assorbono le vostre energie di Vescovi, mi piace soffermarmi su quello della formazione presbiterale, al quale attribuisco una grande importanza e urgenza, sulla base di due considerazioni. Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che in via normale la configurazione delle varie comunità cristiane, siano esse parrocchiali o associative, dipende strettamente dalla figura e dall'opera dei rispettivi pastori, che sono sempre, se non proprio i fondatori, certo le guide responsabili della loro maturazione nella fede e delle loro scelte negli impegni ecclesiali, come lo sono anche, Dio non voglia, delle loro deviazioni. perciò, formare i presbiteri significa pure formare indirettamente quanti saranno poi affidati alle loro cure pastorali. Inoltre, mi spinge a parlare di questo tema la lunga e gloriosa tradizione dei santi piemontesi che, dopo sant'Eusebio di Vercelli e san Massimo di Torino, fiorirono soprattutto a partire dal secolo scorso, e corrispondono ai nomi universalmente noti di Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Leonardo Murialdo, per tacere di Giuseppe Allamano e di Giacomo Alberione. Del resto, queste figure, come dissi durante la mia visita a Torino, "proprio come avviene per la corona delle Alpi che cinge la vostra regione, sono soltanto le vette più alte di tutta una catena di monti robusti e splendenti" ("Discorso ai sacerdoti", 13 aprile 1980: "Insegnamenti", III, 1 [1980] 878).
Ebbene, perché questo filone d'oro del Presbiterio piemontese continui e si rinnovi, occorre coltivare con ogni cura quanti, a tutt'oggi, ne fanno parte o vi sono incamminati. Ed è una duplice esigenza che va attuata: quella di un certo distacco critico dal mondo e quella di un loro profondo inserimento in esso. così, infatti, si esprime il Concilio Vaticano II: "I presbiteri del Nuovo Testamento, in forza della propria chiamata e della propria ordinazione, sono in un certo modo segregati in seno al Popolo di Dio: ma non per rimanere separati da questo stesso popolo o da qualsiasi uomo, bensi per consacrarsi interamente all'opera per la quale li ha assunti il Signore" (PO 3). Queste due componenti, se pur non sono facili da unire, vanno comunque opportunamente equilibrate ed armonizzate, per non cadere in opposti estremismi che non sono propri dei preti in cura d'anime.
4. Proprio qui s'impone il dovere della formazione sacerdotale, la quale, cominciando dagli anni del Seminario e particolarmente della Teologia, si estende in maniera permanente anche nel periodo dell'effettivo svolgimento del ministero pastorale. A questo proposito, voglio esprimervi il mio compiacimento per quanto fate a tutti i livelli di questa formazione, in particolare per la cura delle Vocazioni, per le varie Scuole Teologiche ed anche per il benemerito Istituto di Pastorale con sede a Torino, ma a raggio regionale.
La complessa società in cui viviamo richiede un impegno particolarmente accurato in questo settore, con un necessario aggiornamento sia nella sua conoscenza che nei metodi per accostarla. I campi sociali, a cui fare fronte, sono molti e variegati. Tuttavia, il messaggio evangelico che siamo chiamati a portarvi è unico e semplice, valido per tutti; soltanto, esso va intelligentemente adattato ai vari recettori, secondo la regola d'oro dell'apostolo Paolo: "Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" (1Co 9,22). In questo senso, il recente Concilio ricorda che "tutti i presbiteri hanno la missione di contribuire a una medesima opera, sia che esercitino il ministero parrocchiale o sopraparrocchiale, sia che si dedichino alla ricerca dottrinale o all'insegnamento, sia che esercitino un mestiere manuale, ...nel caso che ciò riceva l'approvazione dell'Autorità competente, sia infine che svolgano altre opere di apostolato" (PO 8). Sempre essi "contribuiscono all'aumento della gloria di Dio e nello stesso tempo ad arricchire gli uomini della vita divina" ("Presbyterum Ordinis", 2). A questo scopo, non si insisterà mai abbastanza sullo sviluppo e sull'acquisizione di particolari doti personali: a partire da quelle umane, fondamentali e indispensabili, sulle quali non bisogna mai sorvolare, a quelle propriamente ascetico-spirituali, a quelle intellettuali, fino a quelle dell'arte pastorale pratica. E' un intero bagaglio educativo che bisogna fornire al presbitero e nel quale egli deve allenarsi, come chi si accinge ad un'impresa imprescindibile e delicata, dalla quale dipendono in definitiva l'orientamento radicale e il destino ultimo degli uomini.
5. In questa linea si colloca pure il tema dei rapporti tra i Vescovi ed il loro Presbiterio. Deve rifulgere qui in sommo grado quella comunione, a cui tutti i cristiani sono chiamati. Come ammonisce il Concilio, "le relazioni tra il Vescovo ed i sacerdoti diocesani devono poggiare principalmente sulla base di una carità soprannaturale, affinché l'unità di intenti tra i sacerdoti e il Vescovo renda più fruttuosa la loro azione pastorale" (CD 28). Ed è una comunione che deriva doppiamente dai sacramenti del Battesimo e dell'Ordine: il primo già ci vincola nell'unico corpo di Cristo (cfr. 1Co 12,13), e il secondo ci accomuna nell'identica funzione apostolica di essere "il profumo di Cristo" (2Co 2,15) e "ambasciatori" per 1ui (2Co 5,20). Questa è la prima testimonianza che dobbiamo rendere e che ha una particolare efficacia, secondo le stesse parole di Gesù: "Siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Jn 17,21).
E voglio aggiungere qui una parola sui Consigli Pastorali diocesani. So che essi, a seconda delle varie Chiese locali, funzionano in maniera diversa.
Forse non sempre è facile convocarli o addirittura costituirli, e a volte anche recepirne le istanze. Occorre pero convincersi della loro importanza, poiché sono i portavoce del laicato più impegnato e sensibile alla vita della Chiesa, e in molti campi, come sappiamo, "senza l'opera dei laici la Chiesa a stento potrebbe essere presente e operante" (AA 1); soprattutto, essi costituiscono la parte di gran lunga più ampia del Popolo di Dio, ed è perciò indispensabile cooptarli, con una opportuna formazione, a discutere e a deliberare delle cose che riguardano l'intera Comunità diocesana, sempre nel rispetto della competenza del Consiglio Presbiterale e della responsabilità propria del Vescovo.
Importante è indubbiamente altresi il Consiglio Parrocchiale nelle singole comunità, che il vostro zelo non mancherà certamente di raccomandare ai Parroci delle vostre diocesi, sostenendoli e illuminandoli. La Comunità diocesana, in tal modo, potrà crescere e dare efficace testimonianza cristiana. A questo scopo occorre educare i battezzati e le comunità ad una fede incisiva, ad una fede cioè che non si riduca ad un fatto intimistico, ma sia in grado di esprimere anche un nuovo e concreto umanesimo. E' urgente, perciò, ricuperare una coscienza del valore dell'ambiente (scuola, università, fabbrica, ospedale, ecc) come luogo nel quale la vita dell'uomo si forma e si manifesta, ma nel quale anche la fede è chiamata ad incidere costruttivamente.
6. Sono al corrente, in particolare, del fatto che nella vostra regione, così rappresentativa dell'impresa industriale italiana, esiste da tempo una diffusa crisi nel mondo del lavoro. In molte famiglie è messa in forse la base economica della loro sussistenza. In questi frangenti è necessario che la comunità ecclesiale non solo sia sensibilizzata a tali problemi, ma pure concorra, per quanto è possibile, a superarli. La disoccupazione, come ho scritto nell'enciclica "Laborem Exercens", "è in ogni caso un male e, quando assume certe dimensioni, può diventare una vera calamità sociale" (LE 18). Il lavoro, infatti, è "un fondamentale diritto di tutti gli uomini" (LE 18), e come tale va salvaguardato e promosso.
D'altra parte, là dove il lavoro è sicuro e garantito, occorre conferirgli e mantenergli "quel significato che esso ha agli occhi di Dio, e mediante il quale esso entra nell'opera della salvezza al pari delle sue trame e componenti ordinarie" (LE 24). In Piemonte è esistita una grande tradizione di sacerdoti e di laici, che hanno dato un notevole contributo in campo caritativo e sociale, promovendo numerose iniziative a vantaggio della gente, specie dei più bisognosi. Occorre portare avanti questo impegno, puntando, da una parte, sulla piena occupazione dei lavoratori, e, dall'altra, sulla loro formazione cristiana come parte viva e qualificata della Chiesa. Tra la fede cristiana e il mondo del lavoro non solo non deve esistere alcuno iato, ma si tratta di realtà complementari, che già nel Divino Lavoratore di Nazaret hanno trovato la loro perfetta simbiosi e sempre lo pongono davanti agli occhi di tutti come ideale punto di riferimento.
Per offrire una simile testimonianza è necessaria una efficace presenza cristiana all'interno del movimento operaio, così da svolgervi una funzione di lievito e di promozione, aiutando fra l'altro l'uomo del lavoro ad avere sempre piena coscienza della propria identità, ponendosi le domande fondamentali sul senso del lavoro, sul rapporto lavoro-famiglia, sulla dignità del lavoro e della persona umana, creata a immagine di Dio. A tale scopo, la pastorale in questo settore ha ancora spazio per offrire al mondo del lavoro, ed agli operai in particolare, nuovi contenuti per una ricostruzione della sua identità ed un metodo per una prassi, nella quale tale identità si esprima secondo la propria originalità cristiana e con una reale capacità di condivisione e di risposta ai concreti bisogni di fondo.
7. Cari confratelli, concludendo questo nostro incontro, non posso non rivolgere un particolare pensiero al Cardinale Michele Pellegrino, Arcivescovo già di Torino, da alcuni giorni gravemente malato. Gli auguro di cuore un pronto ristabilimento con l'aiuto del Signore, ed a lui associo tutti gli ammalati delle vostre diocesi, che con tutti i sofferenti hanno un posto speciale nelle mie preghiere. Vi ringrazio per la visita fattami, che mi ha molto rallegrato, e vi esorto sentitamente ad affrontare sempre con entusiasmo i doveri del ministero episcopale a servizio delle vostre Comunità diocesane. Del resto, sono certo che dal vostro pellegrinaggio alle tombe dei gloriosi apostoli Pietro e Paolo avete tratto decisione e slancio, così da pascere di buon animo il gregge di Dio che vi è affidato (cfr. 1P 5,2), potendo dire con verità: "Tutto posso in colui che mi dà la forza" (Ph 4,13). Da parte mia, mentre vi assicuro che potete contare sempre sulla mia comprensione ed il mio sostegno, vi prometto che sarà immancabile un particolare e costante ricordo al Signore "pastore supremo" (1P 5,4), perché cammini con voi, illumini le vostre menti e irrobustisca le vostre volontà, conformandovi sempre più a lui e riempiendovi di ogni conforto.
E sono lieto di avvalorare questi voti con la mia benedizione apostolica, che di gran cuore vi imparto e che amo estendere al vostro clero, ai religiosi e religiose, ed a tutti i fedeli delle vostre dilette diocesi.
1982-01-23 Data estesa: Sabato 23 Gennaio 1982
Titolo: Il saluto a cadetti della marina argentina
Testo:
Fratelli carissimi, Durante il viaggio d'istruzione che state realizzando come complemento degli insegnamenti ricevuti nell'Accademia della Prefettura Navale Argentina, siete venuti a rendere l'omaggio di adesione filiale al successore dell'apostolo Pietro in questa sede apostolica. Grazie tante per la vostra visita.
Permettetemi alcune parole per invitarvi a riflettere sul tema della recente giornata mondiale della pace: "La pace, dono di Dio affidato agli uomini".
Si, ogni persona deve dare grande importanza ai valori trascendenti, e questo della pace è un valore che l'umanità, in mezzo a tante lotte e divisioni esistenti, dovrebbe cercare più intensamente. Dunque, come ricordo di questo incontro, vi esorto ad essere nella vostra vita veri costruttori di pace, affinché con il vostro sforzo personale e comunitario possiate contribuire definitivamente e attivamente alla costruzione di una pace giusta e stabile, sia all'interno del vostro Paese che in ambito internazionale.
La Madre di Dio, che voi venerate particolarmente con il titolo di "Stella Maris", vi aiuti con la sua presenza materna a vivere gli ideali cristiani che il Figlio suo porto all'umanità.
Con questi desideri, vi impartisco di cuore la benedizione apostolica, che estendo alle vostre famiglie e a tutti vostri cari.
[Traduzione dallo spagnolo]
1982-01-23 Data estesa: Sabato 23 Gennaio 1982
Titolo: Preghiere e auguri di pace per la nobile nazione cinese
Testo:
1. Riporto le parole della dichiarazione "Nostra Aetate" del Concilio Vaticano II, la quale parla delle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: "La Chiesa guarda con stima i Musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; essi onorano la sua Madre Vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno" (NAE 3).
2. Nei miei viaggi apostolici ho ricordato molte volte queste parole ai rappresentanti delle comunità islamiche e le ho tenute presenti negli incontri con i Vescovi dei paesi dell'Africa nord-occidentale che nei mesi scorsi hanno compiuto la visita "ad limina Apostolorum". Sono i Vescovi cattolici che si trovano nella Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Mauritania.
Mi è grato oggi inviare il mio saluto affettuoso a tutti questi cari fratelli nell'Episcopato; con speciale ricordo al Cardinale Duval, Arcivescovo di Algeri.
Ma dietro i loro Pastori guardo in questo momento alle comunità cristiane del Maghreb. Sono comunità piccole, formate per la maggior parte di ospiti e forestieri e cooperatori laici provenienti da varie nazioni, che si trovano a lavorare in quei paesi. Queste comunità sono naturalmente chiamate a entrare in rapporti molteplici con i loro fratelli musulmani, a collaborare e ad aprire dialoghi amichevoli con loro. Esse devono essere il segno e la testimonianza tangibile dell'amore di Cristo per i musulmani e per quanti le accolgono. Malgrado tutte le difficoltà comprensibili, il dialogo e la collaborazione tra cristiani e musulmani possono svilupparsi e progredire sulla base del rispetto, della verità e della libertà, per il bene di tutti gli uomini.
3. Il Vescovo di Roma ha ricevuto con particolare venerazione i fratelli nell'Episcopato provenienti dai paesi dell'Africa settentrionale, perché questa regione è stata uno dei primi centri più fiorenti della fede e del pensiero cristiano. Come non menzionare i 6 martiri di Scillium, uccisi nel 180 dopo Cristo a Cartagine per la fede, e le eroiche figure di Perpetua e Felicita, e i grandi Vescovi san Cipriano e sant' Agostino, tutti autentici africani, che hanno fatto dell'Africa settentrionale una delle comunità ecclesiali più rinomate di vita cristiana? Oggi, ricordando la visita "ad limina" dei Vescovi del Maghreb, raccomandiamo nella preghiera tutti i nostri fratelli nella fede, che formano la Chiesa di Dio nell'Africa settentrionale. Insieme ai Vescovi ricordiamo i sacerdoti, generosi e discreti, la cui fatica richiede tanta abnegazione. Voglio ricordare, altresi, le religiose e le anime consacrate a Dio: la loro figura mite e sorridente le rende tanto apprezzate ed amate presso i Musulmani. Raccomandiamo al Signore le famiglie cristiane e i giovani per la testimonianza di vita, a cui sono chiamate in quei paesi.
Preghiamo anche per i nostri fratelli nella fede in un Dio unico, che portano con fierezza il nome di Musulmani, cioè di "sottomessi" a Dio e fidenti in lui, affinché possano camminare alla presenza di Dio in sincerità di cuore, operando la giustizia, cercando di fare la sua volontà e comprendere in tutta la sua ricchezza e profondità il Mistero di Cristo.
E per tutti i cristiani dell'Africa nord-occidentale e per ciascuno di noi diciamo: concedi, o Signore, per intercessione di Colei che ti ha accolto per prima nella fede e ha manifestato al mondo il Salvatore "di entrare profondamente nel tuo mistero di salvezza, e di viverlo con una carità sempre più grande, per dare al mondo una testimonianza credibile del tuo amore" (Dalla preghiera per i non cristiani del Venerdi Santo).
4. Ieri è stata pubblicata una Lettera che ho indirizzato a tutti i Vescovi per invitare i cattolici del mondo intero a pregare per i nostri cari fratelli e sorelle di fede che vivono in Cina.
Come Vescovo di Roma e successore di Pietro, invito voi qui presenti a pregare con me la santissima Vergine, Madre di Dio e Regina della Cina, per quella amata porzione della Chiesa di Cristo, a cui sono vicino con particolare affetto, e per quella nobile nazione.
Nella lieta circostanza dell'Anno Nuovo, che per i Cinesi inizia il 25 gennaio, esprimo la mia simpatia e stima per tutto il popolo cinese, al quale invio un cordiale augurio di prosperità, di progresso e di pace.
Lo esprimo con la tradizionale frase augurale in lingua cinese: Gong-he Xin-Xi - Gong-he Xin-Xi (Felice Anno Nuovo).
5. Anche oggi desidero chiedere a tutti di pregare per la mia patria, nello spirito della Lettera pastorale dell'Episcopato, che nella domenica odierna ed in quella ventura viene letta in tutta la Polonia.
In essa i Vescovi parlano del ristabilimento del normale funzionamento dello Stato, della pronta liberazione di tutti gli internati, della cessazione delle pressioni per motivi ideologici e dei licenziamenti dal lavoro a causa delle proprie convinzioni o dell'appartenenza al Sindacato.
"Nel nome della libertà - essi scrivono - riteniamo fermamente che agli uomini del lavoro bisogna restituire il diritto adorganizzarsi in Sindacati autonomi e autogestiti, ed alla gioventù il diritto ad organizzarsi in associazioni loro convenienti".
E tutto questo nel nome della pace tanto auspicata dalla nazione intera.
Desidero assicurare i miei connazionali che queste loro intenzioni sono anche le mie.
La Chiesa, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, si adopera affinché siano rispettati i diritti dell'uomo e i diritti della nazione, come condizione della pace nel mondo contemporaneo.
Ai ragazzi romani dell'Azione Cattolica Sono lieto di salutare con particolare affetto il folto gruppo di ragazzi delle parrocchie di Roma appartenenti all'Azione Cattolica i quali con la presente manifestazione per la pace, "dono di Dio affidato agli uomini", hanno voluto darne concreta espressione coronando, in tal modo, la lunga serie di iniziative di preghiera, di carità e di impegno di fraterna concordia.
Nell'esprimevi il mio cordiale apprezzamento, carissimi ragazzi, vi esorto a perseverare nei vostri nobili sentimenti per essere validi costruttori di pace. Con la mia benedizione apostolica.
Ai componenti il complesso corale "Novantanove" dell'Aquila Rivolgo un saluto all'Associazione Musicale Corale "Novantanove" de L'Aquila.
Carissimi, col canto, nobile espressione dei sentimenti dell'uomo, voi diventate un aiuto ad elevare lo spirito verso tutto ciò che di bello il cuore umano desidera.
Di cuore vi incoraggio e vi benedico.
A un gruppo di Napoli Saluto poi cordialmente il gruppo di turisti provenienti da Napoli. Li ringrazio della loro presenza, messa in risalto dai palloncini da essi lanciati.
A tutti il mio ricordo e la mia benedizione.
La prossima celebrazione della giornata per i lebbrosi Domenica prossimaa, 31 gennaio, si celebrerà la Giornata Mondiale dei Lebbrosi: vi invito fin d'ora a predisporre il vostro animo a tale appuntamento annuale con questi nostri fratelli, bisognosi della nostra testimonianza di amore e di cristiana solidarietà.
Abbiamo per loro gli stessi sentimenti con i quali il Signore Gesù nel Vangelo seppe accoglierli e venire in loro aiuto.
La conclusione dell'Ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani E ancora un'ultima parola. Voglio invitare i presenti e tutti i romani per la celebrazione di domani, alle ore 17, nella Basilica di san Paolo Fuori le Mura per concludere la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Per questa preghiera, che intendo presiedere domani, invito tutti i presenti.
1982-01-24 Data estesa: Domenica 24 Gennaio 1982
GPII 1982 Insegnamenti - Lettera ai Vescovi del mondo per invitare a pregare per la Chiesa in Cina