GPII 1982 Insegnamenti - Alla Giunta provinciale romana - Città del Vaticano (Roma)

Alla Giunta provinciale romana - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Aiutate le persone bisognose a sentirsi protagoniste del servizio che gli rendete

Testo:

Signor Presidente, Egregi membri della Giunta provinciale di Roma, Signore e Signori.


1. Sono sinceramente lieto di questo incontro da voi sollecitato con amabile cortesia non appena si è potuta formare la nuova Amministrazione, Ne sono lieto, perché nella richiesta di Udienza ho ravvisato l'attestazione della disponibilità ad un dialogo sereno ed aperto con l'Autorità ecclesiastica, da cui è lecito sperare frutti benefici per la popolazione di questa terra, a voi ed a me tanto cara.

Siate pertanto i benvenuti nella casa del Papa! A voi rivolgo il mio saluto, unito ad un caldo ringraziamento per i sentimenti che, a nome di tutti, ha così degnamente espresso il vostro Presidente. Mi è caro, in particolare, ricambiare i vostri voti augurali: che il nuovo anno rechi a tutti voi ed ai vostri familiari pace e prosperità, e vi offra altresi l'opportunità di dedicarvi con profitto al disimpegno del mandato che la fiducia della cittadinanza vi ha affidato.

Comprendo pienamente la gravità dei problemi che vi stanno dinanzi.

Vorrei che vi fosse di conforto l'assicurazione del leale contributo, che l'Autorità ecclesiastica intende recare, sul piano pastorale che le è proprio, al benessere della popolazione, al ravvivamento della sua coscienza civile, morale e religiosa, alla sua costante elevazione umana e spirituale, in conformità con la vocazione storica, che ne costituisce il patrimonio più vero e qualificante.


2. La provincia, che voi siete chiamati ad amministrare, è erede di memorie auguste e venerande, che ne fanno una terra nota in ogni parte del mondo e cara ad ogni cuore che non sia insensibile ai valori della civiltà. Si può dire che non v'è, in questo territorio, centro urbano, per quanto piccolo, non v'è località o paesaggio, che non abbia il proprio nome registrato in documenti famosi, sui quali si affatica l'umano sapere. E quale ricchezza, poi, di monumenti amati e studiati dagli storici, dagli archeologi, dai letterati, dagli artisti, dai santi di ogni epoca! E' un patrimonio inestimahile, la cui custodia e la cui promozione sono poste anche nelle vostre mani.

A voi spetta, infatti, nell'ambito delle competenze e mediante gli organi dell'Ente Provincia, di concorrere ad armonizzare la vita di un capoluogo così caratteristico, com'è la città di Roma, con quella delle città e dei piccoli centri, che sorgono nella campagna circostante, ove più sentiti sono ancora i valori semplici e genuini della vita, più autentico il rapporto umano, più immediato il contatto con la natura e con le fresche bellezze del creato.

Compito vostro specifico è di conciliare, per cosl dire, le possibilità offerte da una grande metropoli come Roma con quelle tenute in serbo da una "provincia" tanto singolare com'è quella che si distende intorno. La facilità, che oggi è data alle persone di spostarsi dal capoluogo ai piccoli centri e viceversa per ragioni di lavoro o di turismo festivo, presenta aspetti positivi non trascurabili per quel che concerne lo scambio di esperienze, l'integrazione delle mentalità, il reciproco arricchimento umano. Spetta a voi di prendere le iniziative opportune per far si che tali possibilità si traducano in concrete attuazioni, capaci di promuovere lo sviluppo omogeneo del territorio e l'equilibrato rapporto delle comunità umane, in esso stanziate.


3. Una parte cospicua delle vostre responsabilità è costituita da attività di carattere educativo-assistenziale, mediante le quali la vostra Amministrazione intende venire incontro alle situazioni di bisogno, in cui versano le famiglie o i singoli cittadini. Non è necessario che io spenda parole per esprimere il mio apprezzamento nei confronti di un genere di servizio che, andando a vantaggio di chi è più debole e provato, non può non suscitare un'eco di particolare simpatia nel mio animo di pastore.

Ciò che mi permetterei di sottolineare è piuttosto il dovere di adoperarsi per far si che tali forme di assistenza arrivino a realizzare sempre meglio l'idea implicita nel significato etimologico del termine: "ad-sistere" indica infatti lo stare vicino, il mettersi accanto a chi è nel bisogno per venirgli in aiuto. Si tratta cioè di muoversi nella linea di un'assistenza che faccia percepire alla persona bisognosa una vicinanza cordiale e partecipe, grazie alla quale essa sia indotta a riprendere animo e fiducia, perché sa di poter contare su qualcuno.

Non v'è dubbio che un tale genere di rapporto non è favorito da servizi calati, per così dire, dall'alto, in strutture complesse ed anonime, che finiscono per condizionare e mortificare le persone che ad esse si rivolgono. Sembra invece che risultati migliori possano attendersi da forme di presenza attuate mediante strutture di proporzioni ridotte, nelle quali la persona, chiamata a partecipare attivamente, possa sentirsi la vera protagonista del servizio. Ciò avviene quando l'assistenza è strutturata in modo da responsabilizzare le singole famiglie in difficoltà, offrendo loro sostegni adeguati, o quando ci si impegna ad allargare intorno a chi è nel bisogno la cerchia della solidarietà sociale, perché egli stesso sia stimolato ad affrontare i propri problemi, senza essere sradicato - per quanto possibile - dal contesto umano, nel quale è cresciuto.

Di tale atteggiamento il cristiano ha un modello insuperabile nel Maestro divino, che incarnandosi - è il mistero suggestivo che abbiamo contemplato nel Natale - s'è "posto accanto" ad ogni essere umano, per camminare con lui, offrendo un aiuto, senza creare peraltro alcuna dipendenza.

Nella luce di tale esempio trascendente, mi è caro rinnovare a voi tutti il mio augurio di buon lavoro, ispirato sempre e soltanto dalla preoccupizione di soddisfare nel miglior modo possibile le attese che in voi ripone la cittadinanza di questa amata Provincia di Roma, a cui invio di cuore, anche in questa circostanza, il mio saluto e la mia benedizione.




1982-02-01 Data estesa: Lunedi 1 Febbraio 1982




Al Collegio di Difesa della NATO - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La possibilità della pace guidi ogni vostra attività

Testo:

Cari amici, E' un piacere dare ancora una volta il benvenuto in Vaticano a voi, membri del Collegio di Difesa della NATO, e alle vostre famiglie. Apprezzo l'opportunità di salutarvi e di rivolgervi alcune brevi considerazioni. Come in passato, anche quest'anno mi sento obbligato a parlarvi di pace, poiché, in virtù delle possibilità che vi sono state offerte per lo studio e il dialogo, avete il dovere di portare un particolare contributo alla grande opera della pace.

Gli eventi degli scorsi mesi hanno reso tutti sempre più coscienti dei complessi ostacoli che continuano ad impedire i sinceri sforzi per creare giustizia ed armonia nella società odierna. E' vero che il nostro mondo è oppresso da divisioni e tensioni, dall'oppressione e dalle stragi - orribili realtà che sono così profondamente radicate e così estese che alcuni dei nostri fratelli e sorelle disperano che la pace sia mai raggiunta. Hanno semplicemente perso la speranza. Ma noi non possiamo cedere al fatalismo e alla disperazione. Al contrario, dobbiamo rispondere alla situazione con costante speranza e instancabile sforzo. La pace è possibile. può essere realizzata. Noi credenti siamo convinti di questa verità perché la nostra fede ci dice che Dio è il fondamento della pace. Dio desidera dare la sua pace al mondo. Vuole portare la pace in ogni nazione, a tutte le genti ed in ogni cuore.

Per disegno divino, tuttavia, Dio non crea la pace indipendentemente dall'uomo, ma continuamente e precisamente in cooperazione con l'uomo. La pace è un dono di Dio che ci è affidato. Come ho affermato nel mio messaggio per le recente Giornata Mondiale per la Pace, "sebbene la pace sia un dono, l'uomo non è mai dispensato dalla responsabilità di cercarla e di sforzarsi di stabilirla con un impegno individuale e collettivo attraverso i secoli. Il dono divino della pace è, perciò, in tutti i momenti anche una conquista ed una realizzazione umana, perché ci viene offerto afffinché che noi possiamo accettarlo liberamente e metterlo progressivamente in opera con il nostro potere creativo" (Ioannis Pauli PP. II Nuntius ob diem ad Pacem fovendam dicatum, 5, die 21 dec. 1981: , IV, 2 1981, 1186-1187). Siccome la pace non è solo un dono di Dio, ma anche una conquista ed una realizzazione umana, diventa uno scopo per cui sia i credenti che i non credenti - in realtà tutte le persone di buona volontà - possono unire gli sforzi e collaborare per il miglioramento del mondo intero.

Incontrandoci oggi, mi ricordo felicemente della recente liberazione dalla prigionia del Generale James Dozier. La sua liberazione è stato un momento di grande gioia per tutte quelle persone che avevano sperato e pregato per il suo rilascio. Ci ha dato una nuova ragione per credere che il flagello del terrorismo possa essere fermato. Ed ha rinnovato la nostra convinzione che i mezzi non-violenti sono l'unico modo per raggiungere durature riforme politiche e sociali in qualsiasi paese.

Come membri del Collegio di Difesa della NATO, possano le vostre attività essere sempre motivate da una profonda fiducia nella possibilità della pace e da un profondo rispetto per la dignità di ogni essere umano. Prego che il Dio Onnipotente vi assista in ogni sforzo per costruire un futuro contraddistinto dall'armonia, dalla giustizia e dalla pace.

Dio benedica voi e le vostre famiglie.


[Traduzione dall'inglese]




1982-02-01 Data estesa: Lunedi 1 Febbraio 1982




Ai Vescovi della provincia ecclesiastica di Saragozza in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Trasmettere la fede alle nuove generazioni

Testo:

Amatissimi fratelli nell'Episcopato della provincia ecclesiastica di Saragozza.


1. Vi do il mio più cordiale benvenuto a questo incontro, nel quale culmina la vostra visita "ad limina Apostolorum", che avete preparato con tanta diligenza e iniziato con spirito di sincera comunione con il successore di Pietro "nel vincolo dell'unità, della carità e della pace" (LG 22).

Per questo, nel ricevervi ora congiuntamente, dopo il colloquio privato con ciascuno di voi, vi manifesto con piacere i miei sentimenti di profonda benevolenza, che attraverso voi estendo a tutti i membri delle vostre rispettive comunità ecclesiali.

Posso assicurarvi che ad esse va con frequenza il mio pensiero pieno di affetto e il mio ricordo nella preghiera, affinché il Signore le mantenga e le corrobori ogni giorno di più nella loro tradizione di fede, che trova le sue origini nei primi tempi dell'era cristiana.


2. Riuniti nel nome di Cristo e con la vicinanza dei vostri fedeli che sono presenti in voi, sentiamo la chiamata urgente del Maestro, che ci sollecita alle vie sulle quali dobbiamo guidarli, affinché vivano nel modo piu totale possibile il mistero della propria unione a Cristo, modello di vita e meta della propria esistenza temporale e eterna.

Così, la prima riflessione che desidero condividere ora con voi si riferisce precisamente a questa trasmissione del messaggio cristiano e della educazione nella fede dei membri del gregge di Cristo, che la Provvidenza ha affidato alla vostra sollecitudine di Pastori.

So bene che voi, i vostri sacerdoti e agenti della pastorale siete sensibilizzati su questo tema. Perché, in effetti, per ottenere questo obiettivo è importantissimo che si potenzi al massimo l'organizzazione di una catechesi adeguata, cominciando dalle parrocchie. Una catechesi organica e progressiva che abbracci i bambini, gli adolescenti, i giovani e gli adulti. Non ha perso di attualità questo fondamentale metodo di apostolato, che tanto può contribuire alla solida formazione religiosa dei cristiani, e che per questo è stato coltivato, nel passato, con una cura che bisogna migliorare e emulare nel presente (cfr. CTR 15).

Un prezioso aiuto possono fornire ai sacerdoti i religiosi, le religiose e i laici meglio formati, che in questa trasmissione della fede agli altri devono trovare un modo efficace di realizzazione delle esigenze apostoliche inerenti alla loro vocazione cristiana (cfr. AA 3).


3. Un altro campo da tenere ben presente nell'ambito della trasmissione del messaggio di salvezza è quello dell'insegnamento della religione nella scuola sia pubblica che privata. Non si tratta di invadere sfere indebite, ma di dare una risposta al dovere di evangelizzazione della Chiesa, in accordo al desiderio esplicito della grande maggioranza dei genitori, i primi responsabili della educazione dei loro figli. Un reale diritto originale deve indirizzare tutte le istanze, pubbliche e private, ad esercitare il loro ruolo nel pieno rispetto della giusta libertà delle coscienze.

D'altra parte, va rispettato l'autentico diritto-dovere dei genitori, che devono sentire la grave responsabilità che la loro missione impone loro e che deve interessare anche le persone e le istituzioni che sono a contatto con loro ed al loro servizio. Qui trovano il loro importante ruolo la parrocchia e la scuola.

In questa luce bisogna considerare la posizione di rilievo che continua ad avere concretamente la scuola cattolica, un tipo di servizio alla formazione integrale della persona umana che non ha perso vigore, ma anzi lo conserva pienamente, nell'attuale momento storico della vostra regione e di tutta la Spagna.


4. E' logico poi che, trattando della trasmissione della fede e della educazione integrale delle nuove generazioni, non si può prescindere dal ruolo insostituibile giocato dalla famiglia. E' infatti proprio la famiglia ad offrire in se stessa possibilità immense che devono essere pienamente valorizzate.

Proprio per questo vi invito a potenziare il più possibile, attraverso le vostre delegazioni diocesane della pastorale familiare, i piani di un apostolato ben concertato e che abbia un ruolo preminente in questo settore, seguendo le linee indicate nella recente esortazione apostolica "Familiaris Consortio". Si potrà dare così una risposta valida alla problematica che la trasformazione della società spagnola e il suo ordinamento legale hanno posto in questo ambito.


5. In intima connessione con le direttive che ho appena terminato di indicare, non si dovranno tralasciare i compiti posti dalla promozione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, che trovano nella famiglia cristiana il clima migliore per un eventuale sviluppo.

Nell'ambito di questo problema tanto urgente ed importante so che si sta realizzando un serio lavoro su scala regionale, per favorire la risposta dei giovani alla chiamata del Signore. Desidero incoraggiare e benedire senza riserve quest'opera e prego il Signore che accompagni questo vostro sforzo, affinché nuove e mature vocazioni vadano a colmare i vuoti che si vanno creando nell'apostolato, e a voi sia possibile continuare a offrire il vostro aiuto ad altre porzioni ecclesiali che hanno più necessità, come zelantemente avete fatto fino ad oggi.

Incoraggio anche i vostri sacerdoti e le comunità cristiane ad aiutarvi in questo compito, assumendo la responsabilità vocazionale che a loro compete.


6. Le vostre diocesi conservano un prevalente carattere rurale e in questo senso dovrete configurare la vostra pastorale di evangelizzazione e di catechesi, adattandola alle situazioni dei vostri fedeli, perché possa elevare tutti i loro valori umani e morali e rispondere alle loro aspettative.

Sono a conoscenza dei vantaggi e dei problemi, delle difficoltà e dei limiti che questo orizzonte impone ai vostri sacerdoti e fedeli. E a loro va il mio più vivo apprezzamento ed incoraggiamento a continuare ad essere fedeli alla loro vocazione, a lavorare con entusiasmo, a rinnovare la loro dedizione generosa e pronta al sacrificio per la Chiesa che esplica così la sua testimonianza di vita.

Ma lo sviluppo irregolare della vostra zona comporta anche, in alcuni casi, fenomeni di rapida urbanizzazione, che pongono delle sfide alla evangelizzazione in settori come quello operaio, universitario e professionale.

Anche in questi ambiti sarà necessario dare un impulso ai movimenti secolari di apostolato, in modo che sia assicurata una efficace presenza evangelizzatrice della Chiesa.


7. L'attuale momento socio-politico che la vostra regione vive, nel più ampio contesto della vita di tutta la nazione, non dovrà far si che voi tralasciate una problematica nuova alla quale voi, Pastori e guide nella fede, dovrete prestare debita attenzione.

Il vostro popolo possiede una ricca storia che ha notevolmente influito sulla storia della nazione e alla quale giustamente tiene molto. Si dovrà inoltre fare in modo che, a partire da una solida base religiosa, il popolo fedele si esprima coerentemente in concreti atti di fedeltà alle proprie convinzioni religiose, e non tema di adoperarsi a plasmarle in un conseguente umanesimo esistenziale, rispettoso e aperto agli altri, mantenendo sempre una chiara coscienza della propria identità ecclesiale che richiede una comunione affettiva ed effettiva con i suoi Pastori e con il Papa.


8. Alla Vergine santissima del Pilar, tanto venerata ad Aragona e in tutta la Spagna, affido tutte queste intenzioni e queste necessità. A lei che sempre è stata vicina in tutte le vicissitudini della vita dei suoi figli, chiedo che vi guidi e vi protegga, che accompagni maternamente i vostri sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, le anime consacrate, i fedeli, e mantenga e fortifichi la solidità della loro vita di fede. Questo vi auguro impartendo la mia cordiale benedizione apostolica a voi e alle vostre comunità ecclesiali.




1982-02-02 Data estesa: Martedi 2 Febbraio 1982




L'omelia alla liturgia della parola nella festa della presentazione del Signore - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Cristo, segno di contraddizione nei secoli, è la luce della vita umana

Testo:


1. "Lumen ad revelationem gentium".

Queste parole risuonarono per la prima volta nello stesso luogo del tempio di Gerusalemme, in cui si compiva il rito della purificazione delle madri dopo la nascita del loro primogenito.

Le pronunzio l'anziano Simeone, che era un profeta.

Le pronunzio dinanzi a Maria e Giuseppe, i quali avevano portato nel tempio il Bambino nato a Betlemme.

Benché queste parole siano risonate in un solo luogo, la verità proclamata in esse ha riempito tutto il tempio: l'intero spazio dedicato al Dio di Israele nell'attesa del Messia.

Queste parole hanno riempito il tempio di Gerusalemme con la luce dei suoi destini concepiti dall'eternità: "luce per illuminare le genti / e gloria del tuo popolo Israele" (Lc 2,32).


2. Entriamo oggi nella Basilica di san Pietro, ripetendo le parole di Simeone.

Camminiamo in processione, impugnando le candele: il segno della luce "che illumina ogni uomo" (Jn 1,9). Segno di Cristo nato a Betlemme. Segno di Cristo presentato nel tempio. Segno di contraddizione (cfr. Lc 2,34).

Confessiamo Cristo in questo segno.

Non dovevano forse contraddirlo i suoi contemporanei? I figli del popolo al quale egli era stato mandato? Si. E' così. L'hanno contraddetto. Per spegnere la Luce, gli hanno inflitto la morte.

Simeone profetizza questa morte quando dice a sua Madre: "E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,35).

La morte di croce non ha spento la luce di Cristo. Egli non è stato schiacciato dalla pietra tombale.

Ecco, entriamo in questa Basilica portando la luce: segno di Cristo crocifisso e risorto.

Nella croce e nella risurrezione si confermerà fino alla fine la profezia di Simeone: segno di contraddizione - segno di luce.


3. Cristo non è entrato forse con questo segno nella storia dell'uomo? Non emerge, egli, verso di noi dalle diverse epoche della storia umana? Non esiste un'epoca, nella quale egli non sia stato contraddetto. E in questa contraddizione si è svelata ogni volta di nuovo la Luce per illuminare l'uomo.

Il nostro secolo non è anche l'epoca di una molteplice contraddizione nei confronti di Cristo? E proprio in questo secolo egli non si svela forse di nuovo come la Luce per illuminare gli uomini ed i popoli? "Lumen gentium cum sit Christus...": proprio con queste parole inizia il testo del principale documento della Chiesa dei nostri tempi.

Il segno luminoso in cui oggi professiamo Cristo - Figlio di Maria -, Cristo nato a Betlemme, presentato nel tempio - Cristo crocifisso e risorto - è un segno semplice e nello stesso tempo tanto ricco. Ricco come la vita, poiché infatti "la vita era la luce degli uomini" (Jn 1,4).

Cristo è la luce della vita umana. E' la luce perché disperde le sue tenebre. E' la luce perché rischiara i suoi misteri. Perché risponde alle domande fondamentali e insieme definitive. E' la luce perché dà il senso alla vita. E' la luce perché convince l'uomo della sua grande dignità.

Nel segno di questa luce siamo venuti oggi a questo tempio romano di san Pietro, come una volta Maria e Giuseppe salirono al tempio dell'antica alleanza, che aspettava il Messia.


4. Siamo qui per vivere di nuovo il mistero della Presentazione del Signore. La presentazione nel tempio, che è diventata un modello e una sorgente di ispirazione.

Essa pure è la luce che illumina la vita umana. Viviamo in Cristo con la luce della Presentazione.

Mediante il cuore dell'uomo, in cui l'uomo offre "sacrifici spirituali", il mondo intero non si trasforma in un gigantesco tempio del cosmo? Non si trasforma in un grande spazio cristocentrico dello spirito creato, in cui opera lo Spirito Santo? Oh, quanto può il piccolo cuore umano quando si lascia penetrare dalla luce di Cristo, e diventa il tempio della Presentazione!


5. Parlo proprio di voi, cari fratelli e sorelle, figli e figlie della Chiesa, appartenenti a tanti Ordini e Congregazioni religiose.

Parlo di tutti - di tutto il Popolo di Dio che Cristo ha fatto "per il nostro Dio un regno di sacerdoti" (Ap 5,10) - ma parlo soprattutto di voi.

Di voi, che oggi siete qui e portate nelle vostre mani la luce di Cristo - e di tutti i vostri fratelli e sorelle nel mondo intero. In particolare di quelli che portano le croci più pesanti! Che la luce della santa Presentazione, che per grazia di Cristo si è accesa nei vostri cuori mediante la professione religiosa, arda sempre in ciascuno e in ciascuna di voi! Che ardendo essa brilli davanti agli altri.

Non nascondete questa luce! Non le togliete il suo semplice splendore evangelico! Siete tanto necessari a tutto il Popolo messianico di Dio nel suo pellegrinaggio verso la Luce eterna.


6. Cristo del tempio gerosolimitano! Rinnova noi tutti nel mistero della tua presentazione; consentici, per intercessione della tua Madre, di proseguire con perseveranza verso Colui che "abita una luce inaccessibile" (1Tm 6,16).


Amen. 1982-02-02 Data estesa: Martedi 2 Febbraio 1982




Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La concezione paolina dell'umanità nell'interpretazione della risurrezione

Testo:


1. Dalle parole di Cristo sulla futura risurrezione dei morti, riportate da tutti e tre i Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), siamo passati all'antropologia paolina della risurrezione. Analizziamo la prima lettera ai Corinzi al capitolo 15 versetti 42-49.


Nella risurrezione il corpo umano si manifesta - secondo le parole dell'Apostolo - "incorruttibile, glorioso, pieno di forza, spirituale". La risurrezione non è, dunque, soltanto una manifestazione della vita che vince la morte - quasi un ritorno finale all'albero della Vita, dal quale l'uomo è stato allontanato al momento del peccato originale - ma è anche una rivelazione degli ultimi destini dell'uomo in tutta la pienezza della sua natura psicosomatica e della sua soggettività personale. Paolo di Tarso - il quale, seguendo le orme degli altri Apostoli, ha sperimentato nell'incontro con Cristo risorto lo stato del suo corpo glorificato - basandosi su questa esperienza, annunzia nella lettera ai Romani "la redenzione del corpo" (Rm 8,23) e nella lettera ai Corinzi (1Co


15,42-49) il compimento di questa redenzione nella futura risurrezione.

2. Il metodo letterario, applicato qui da Paolo, corrisponde perfettamente al suo stile. Questo si serve di antitesi, che ad un tempo avvicinano ciò che contrappongono e in tal modo sono utili a farci comprendere il pensiero paolino circa la risurrezione: sia nella sua dimensione "cosmica", sia per quanto riguarda la caratteristica della stessa struttura interna dell'uomo "terrestre" e "celeste". L'Apostolo, infatti, nel contrapporre Adamo e Cristo (risorto) - ossia il primo Adamo all'ultimo Adamo - mostra, in certo senso, i due poli, tra i quali, nel mistero della creazione e della redenzione, è stato situato l'uomo nel cosmo; si potrebbe pure dire che l'uomo sia stato "posto in tensione" tra questi due poli nella prospettiva degli eterni destini, riguardanti, dal principio sino alla fine, la stessa sua natura umana. Quando Paolo scrive: "Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo" (1Co 15,47), ha in mente sia Adamo-uomo sia pure Cristo quale uomo. Tra questi due poli - tra il primo e l'ultimo Adamo - si svolge il processo che egli esprime nelle seguenti parole: "Come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste" (1Co 15,49).


3. Quest'"uomo celeste" - l'uomo della risurrezione, il cui prototipo è Cristo risorto - non è tanto antitesi e negazione dell'"uomo di terra" (il cui prototipo è il "primo Adamo"), ma soprattutto è il suo compimento e la sua confermazione. E' il compimento e la confermazione di ciò che corrisponde alla costituzione psico-somatica dell'umanità, nell'ambito dei destini eterni, cioè nel pensiero e nel piano di colui che dal principio creo l'uomo a sua immagine e somiglianza.

L'umanità del "primo Adamo", "uomo di terra", porta in sé, direi, una particolare potenzialità (che è capacità e prontezza) ad accogliere tutto ciò che divenne il "secondo Adamo", l'Uomo celeste, ossia Cristo: ciò che egli divenne nella sua risurrezione. Quella umanità di cui sono partecipi tutti gli uomini, figli del primo Adamo, e che, insieme all'eredità del peccato - essendo carnale - al tempo stesso è "corruttibile", e porta in sé la potenzialità dell'"incorruttibilità".

Quell'umanità, che in tutta la sua costituzione psicosomatica si manifesta "ignobile", e tuttavia porta in sé l'interiore desiderio della gloria, cioè la tendenza e la capacità di diventare "gloriosa", a immagine del Cristo risorto. Infine, la stessa umanità, di cui l'Apostolo - conformemente all'esperienza di tutti gli uomini - dice che è "debole" e ha "corpo animale", porta in sé l'aspirazione a divenire "piena di forza" e "spirituale".


4. Noi parliamo qui della natura umana nella sua integrità, cioè della umanità nella sua costituzione psicosomatica. Paolo, invece, parla del "corpo". Tuttavia possiamo ammettere, in base al contesto immediato e a quello remoto, che non si tratta per lui soltanto del corpo, ma dell'uomo intero nella sua corporeità, dunque anche della sua complessità ontologica. Difatti, non vi è alcun dubbio che, se appunto in tutto il mondo visibile (cosmo), quell'unico corpo che è il corpo umano, porta in sé la "potenzialità della risurrezione", cioè l'aspirazione e la capacità di diventare definitivamente "incorruttibile, glorioso, pieno di forza, spirituale", ciò avviene perché, persistendo dal principio nell'unità psicosomatica dell'essere personale, egli può cogliere e riprodurre in questa "terrena" immagine e somiglianza di Dio anche l'immagine "celeste" dell'ultimo Adamo, Cristo. L'antropologia paolina della risurrezione è cosmica ed universale insieme: ogni uomo porta in sé l'immagine di Adamo e ognuno è anche chiamato a portare in sé l'immagine di Cristo, l'immagine del Risorto. Questa immagine è la realtà dell'"altro mondo", la realtà escatologica (san Paolo scrive: "porteremo"); ma, nel contempo, essa è già in certo modo una realtà di questo mondo, dato che è stata rivelata in esso mediante la risurrezione di Cristo. E' una realtà innestata nell'uomo di "questo mondo", realtà che in lui sta maturando verso il compimento finale.


5. Tutte le antitesi che si susseguono nel testo di Paolo aiutano a costruire un valido abbozzo dell'antropologia della risurrezione. Tale abbozzo è contemporaneamente più dettagliato di quello che emerge dal testo dei Vangeli sinottici (Mt 22,30 Mc 12,25 Lc 20,34-35), ma dall'altra parte è, in certo senso, più unilaterale. Le parole di Cristo riportate dai Sinottici, aprono davanti a noi la prospettiva della perfezione escatologica del corpo, sottomesso pienamente alla profondità divinizzatrice della visione di Dio "a faccia a faccia", in cui troverà la sua inesauribile fonte sia la perenne "verginità" (unita al significato sponsale del corpo), sia la perenne "intersoggettività" di tutti gli uomini, che diverranno (come maschi e femmine) partecipi della risurrezione. L'abbozzo paolino della perfezione escatologica del corpo glorificato sembra rimanere piuttosto nell'ambito della stessa struttura interiore dell'uomo-persona. La sua interpretazione della futura risurrezione sembrerebbe riallacciarsi al "dualismo" corpo-spirito che costituisce la sorgente dell'interiore "sistema di fonze" nell'uomo.


6. Questo "sistema di forze" subirà nella risurrezione un cambiamento radicale. Le parole di Paolo, che lo suggeriscono in modo esplicito, non possono tuttavia essere intese ed interpretate nello spirito dell'antropologia dualistica (B.

Rigaux, "Dieu l'a ressuscité. Exégèse et théologie biblique", Gembloux 1973, pp.


406-408) come cercheremo di mostrare nel seguito della nostra analisi. Infatti, ci converrà dedicare ancora una riflessione all'antropologia della risurrezione nella luce della prima lettera ai Corinzi.

[Omissis. Seguono i saluti in altre lingue: francese, inglese, tedesca, spagnola, portoghese] Ai gruppi italiani Desidero porgere un cordiale saluto al pellegrinaggio, organizzato dal Centro Studi "Il Subbio" di Bari, che ha fatto convergere a Roma numerosi fedeli della regione Puglia e della regione Basilicata, i Sindaci di dodici Centri, Delegazioni delle due regioni e delle Amministrazioni provinciali di Bari e di Matera.

A voi, carissimi fratelli e sorelle, il mio sincero compiacimento per questo incontro, nel quale volete manifestare la vostra adesione a Cristo ed alla Chiesa. Sia sempre la fede ad animare e ad orientare tutta la vostra vita.

La mia benedizione accompagni voi ed i vostri cari.

Un cordiale saluto anche al Consiglio nazionale ed a tutti i membri della "Associazione Nazionale dei Lavoratori Anziani di Azienda", ai quali voglio esprimere la mia gratitudine e quella di tutta la comunità ecclesiale per l'esempio di concreta ed effettiva laboriosità, che hanno dato nei lunghi anni della loro attività professionale.

A voi giovani - tra i quali molti alunni di diverse Scuole ed un nutrito gruppo del "Movimento Gn 2" dei Focolarini - esprimo il mio costante affetto, unito alla ferma fiducia che sappiate dare un generoso contributo per la edificazione di un mondo più giusto e più pacifico.

Un affettuoso saluto rivolgo a voi, fratelli e sorelle ammalati, presenti a questa udienza. Voglio assicurarvi la preghiera solidale di tutta la Chiesa per le vostre sofferenze, che il Cristo associa alle sue, rendendole feconde di bene per tutti gli uomini.

Un saluto sincero ed un fervido augurio a voi, novelli Sposi, che in questi giorni dinanzi a Dio avete consacrato il vostro amore nel sacramento del Matrimonio. Sia la vostra vita coniugale sempre serena e felice, animata dalla grazia del Signore e corroborata dalla vicendevole fedeltà e dedizione.

A tutti il mio saluto e la mia benedizione.

La preghiera del Papa alla Vergine di Jasna Gora O Maria, Regina della Polonia, son con te, ricordo, vigilo.

Rammento ancora una volta il tempo, quando tu sei stata "imprigionata", mentre facevi la tua visita pellegrinante... eppure la visita prosegui.

Non giunse alla parrocchia la tua immagine, ma tu sei venuta - senza immagine, nella cornice vuota - e grazie a questa cornice vuota, tutti hanno vissuto ugualmente la tua presenza: più dolorosamente, forse più profondamente.

Credevano che non potevi essere assente, nel giorno in cui dovevi arrivare.

Credevano che non si può chiuderti la strada! A questa fede mi richiamo ora, o signora di Jasna Gora, quando tanta gente nella mia patria sente di nuovo dolorosamente che si è chiusa davanti ad essa la via della libertà nella verità, la via dei comuni diriiti dell'uomo, la via del rispetto delle coscienze, la via della vita e del lavoro a misura della dignità umana e del nobile patrimonio della nazione.

Madre! Tu giungi a tutti! e aiuti, insegni e convinci che non si può chiudere questa via! Tu mostri che essa esiste! Insegni come camminare su di essa! ...son con te, ricordo, vigilo.

Voi polacchi, che siete presenti a questa udienza, portate con voi, ovunque vi conduce la vita, questa invocazione alla Madonna di Jasna Gora: Regina della Polonia son con te, ricordo, vigilo".




1982-02-03 Data estesa: Mercoledi 3 Febbraio 1982





GPII 1982 Insegnamenti - Alla Giunta provinciale romana - Città del Vaticano (Roma)