
GPII 1982 Insegnamenti - All'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano
Testo:
Fratelli carissimi! Ringrazio vivamente il signor Ispettore Federico Pratico per le sue nobili e fervide parole di devozione e di augurio, che ho ascoltato con vivo compiacimento. Egli è stato nominato da non molto tempo Dirigente dell'Ispettorato Generale di Polizia presso il Vaticano, e perciò è giusto che lo saluti in questa nuova veste e gli porga gli auguri più sentiti per un sereno e fruttuoso svolgimento delle sue mansioni.
Ma egli ha parlato anche a nome di tutti voi qui presenti, suoi collaboratori: Funzionari, Sottufficiali e Dipendenti. perciò, tutti vi saluto con animo lieto e vi esprimo la mia cordiale riconoscenza per aver desiderato questo comune incontro, che mi dà la possibilità di conoscere da vicino coloro che lo Stato Italiano deputa alla sorveglianza dell'ordine della zona adiacente il Vaticano.
Tutti voi siete certamente convinti - ed il signor Ispettore lo ha ben rilevato - della delicatezza del servizio che assolvete. Ed io, da parte mia, mi sento in dovere di darvi apertamente atto della competenza e della generosità, con cui svolgete il vostro compito, La vostra silenziosa fatica merita compiacimento e lode.
Desidero esortarvi ad intendere e compiere il vostro lavoro non soltanto come pura prestazione di obbedienza ad una prassi giuridica a favore dell'ordine pubblico, ma pure con interiore partecipazione, e cioè come un'attività mossa e stimolata dalla fede. Anche nel compimento del vostro singolare impegno, voi potete rendere una testimonianza al Signore ed al suo Vangelo. Infatti, avete modo di accostare molte persone, che vengono a Roma dall'Italia e dal mondo intero per esprimere la loro comunione e la loro venerazione per il Papa. Ebbene, ciascuno dovrebbe vedere in voi, da una parte, degli uomini profondamente dediti ai doveri della propria professione, e, dall'altra, dei credenti seri e convinti che vivono veramente la realtà della fratellanza cristiana.
Per tutto ciò, vi assicuro di cuore il mio ricordo al Signore, ed a lui tutti vi raccomando, mentre ricambio molto volentieri gli auguri per l'anno da poco iniziato, affinché sia colmo di sempre maggiore serenità e prosperità cristiana.
In pegno di questi voti e come attestato del mio apprezzamento e della mia gratitudine, sono lieto di impartirvi la benedizione apostolica, che amo estendere a tutti i vostri cari.
1982-02-04 Data estesa: Giovedi 4 Febbraio 1982
Titolo: Essere luce per gli uomini in comunione di vita con Cristo
Testo:
Amatissimi fratelli nell'Episcopato.
Sono lieto di incontrarvi oggi tutti insieme, Vescovi che presiedete, nella fede e nell'amore, al Popolo di Dio delle province ecclesiastiche di Oviedo e Valladolid. Attraverso di voi desidero salutare cordialmente anche tutti coloro che in quelle amate terre "invocano il nome del Signore" (cfr. 1Co 1,2): le popolazioni della Cantabria, delle Asturie, del Leon, di parte della Castiglia e della Galizia. Questi nomi, insieme ad altri, sono tanto illustri quanto familiari per chi ama la storia, le lettere e, in generale, la cultura spagnola.
1. Costituiti da molto tempo in comunità cristiane, queste popolazioni hanno saputo assimilare e dare espressione al messaggio evangelico in perfetta consonanza con i loro usi e costumi, con il loro modo di pensare e di vivere. I loro uomini, avvezzi al dominio della terra - in pianura, nel cuore delle montagne, sulle dolci rive dei fiumi o nell'interno di miniere dense di pericoli - hanno dato testimonianza di come si realizza pienamente una esistenza a partire dalla fede, spinti nei loro ideali ed attività da uno spirito genuinamente cristiano. Espressione di questo comune linguaggio dell'anima, che si parla nelle case, nelle scuole e nelle aule universitarie, nei posti di lavoro ed anche nei momenti di riposo continua ad essere questa ricchezza di virtù e valori che nelle conversazioni individuali con me avete gioiosamente attribuito ai vostri rispettivi diocesani.
Di tutto questo mi congratulo con voi; tanto più sapendo che da questa fonte spirituale si sono nutriti la fede e l'amore ardente di Giovanni della Croce e di Teresa di Gesù, due santi ai quali, mi sia permesso dirlo, mi sono affidato fin dagli anni della mia giovinezza. E desidero che non sia dimenticato il fatto che in questo stesso terreno umano, ininterrottamente coltivato mediante la "conversatio Christi", imparo ad essere missionaria questa stessa lingua nella quale vi parlo, mediante la quale uomini di Chiesa, figli della Spagna, hanno portato la Buona Novella di grazia e salvezza ad altri uomini ed ad altri Continenti. Per tutto questo desidero esprimere alla nazione spagnola, davanti al Presidente e al Vicepresidente della Conferenza episcopale, la mia gratitudine e quella di tutta la Chiesa.
2. In questi giorni non solo mi avete reso compartecipe di questa grande ricchezza di valori spirituali, ma mi avete anche confidato le preoccupazioni pastorali, le singole iniziative e i piani collettivi, che desiderano essere una risposta alle urgenti necessità che al giorno d'oggi vi pone la missione comune di trasmettere la fede e di educare in essa.
Mi rendo perfettamente conto del fatto che una azione pastorale efficace presenti, in maniera particolare per voi, difficoltà di diversa natura, originate nei tempi moderni, e che trovano la loro espressione nei "nuovi modi di pensare, di agire, d'impiegare il tempo libero" (cfr. GS 54), apparentemente distaccati dalla fede e dal suo dinamismo religioso. Numerosi e diversificati sono i fattori umani implicati. L'abbandono in massa delle campagne, i processi connessi all'evoluzione industriale e tecnologica, la crescente urbanizzazione, ai quali devo aggiungere gli effetti conseguenti al nuovo modello di società spagnola: tutti questi fenomeni, tra l'altro molto indicativi, hanno fatto si che prevalesse uno stile di vita massificato, tipico dei grandi centri urbani, con il conseguente impoverimento umano maggiormente percettibile in molti centri rurali, distanti e sempre meno popolati. Va notato, - e la vostra sensibilità pastorale ve ne ha resi coscienti - come questo cambiamento sociale ha comportato una diminuzione del vigore religioso e morale, causando nel credente una progressiva dimenticanza degli insegnamenti, tradizioni e attitudini che hanno conferito coerenza, significato e ispirazione alla sua vita personale, e che gli hanno fatto percepire la comunità cristiana nella quale questi valori si acquisiscono, come un gioioso e cosciente prolungamento della propria comunità familiare.
D'altra parte, ho potuto constatare che vi preoccupa l'influenza dannosa in molti casi, verificabile anche nelle popolazioni poco numerose, che proviene dai mezzi di comunicazione, quando essi si dedicano preferenzialmente a sollecitare gli aspetti del sensuale e dell'edonistico, a inculcare necessità che tendono a fomentare il consumismo, o, cosa ancora più deplorevole, quando banalizzano i fatti morali o offrono interpretazioni dell'esistenza prive di contenuto religioso, al servizio o in accordo con l'ottica parziale di determinate ideologie.
3. Sono sufficienti queste rapide considerazioni per discernere in quale situazione voi vi trovate e in quali ambiti si deve esplicare con particolare zelo e sollecitudine la vostra azione pastorale, la vostra missione di "essere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita" (Ph 2,15). In linea con quanto ho detto agli altri gruppi di Vescovi spagnoli su argomenti specifici, desidererei oggi soffermarmi su un aspetto che giudico fondamentale, nel momento in cui si affrontano dei problemi o si coordinano iniziative, nelle quali si esplicano incarichi pastorali: essere luce per gli uomini, in comunione di vita con Cristo.
Un atteggiamento di fondo, senza dubbio indispensabile per una efficace azione pastorale, è l'unità tra Vescovi e sacerdoti. Verso il presbiterio diocesano debbono dunque indirizzarsi le vostre maggiori attenzioni, perché sia veramente il centro della missione comune in cui "tutti sono fra loro legati da un'intima fraternità, che deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nei convegni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità" (cfr. LG 28). Questo comportamento familiare, di amici e collaboratori, sarà sommamente stimolante per ogni sacerdote che, anche in mezzo ai problemi del mondo, saprà sempre dove cercare appoggio per le sue difficoltà, un ambito adatto per coltivare la sua vita spirituale e intellettuale e soprattutto per dare testimonianza della sua "segregazione in un certo modo in seno al Popolo di Dio" e della sua appartenenza al gruppo dei "discepoli", scelti dal Signore per svolgere il ministero del Vangelo insieme ai Vescovi (cfr. PO 3), cioé, per rendere visibile e maggiormente confermare la loro identità sacerdotale.
So bene che vi prodigate per il bene dei vostri sacerdoti affinché, sull'esempio dei discepoli di Cristo, siano pieni della grazia di Dio e siano apostoli autentici. In questo modo offriranno ai loro fedeli un segno della loro identità, come viene espresso chiaramente da san Paolo: "A ciascuno di voi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo... E' lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come evangelisti, altri come pastori..." (cfr. Ep 4,7ss.). Pertanto, essere pastori e presbiteri è un dono di Dio; l'opera del Padre portata a compimento in Cristo è data a noi come grazia e partecipazione e non deve pertanto gravare sulla coscienza come un peso molesto ma deve essere fonte di entusiasmo, di spiritualità e di iniziative apostoliche.
Approfittate di ogni occasione per ricordare ai vostri sacerdoti che il ministero, ovunque si eserciti, è una manifestazione di questo dono dello Spirito, i cui frutti sono unicamente opera della grazia, della forza del Vangelo. Non è rara al giorno d'oggi la tentazione di annunciare il mistero di Cristo avvolto in esperienze emozionali o mescolato a dottrine prese da "maestri" di questo mondo, per la qual cosa, a causa di questi rumori di fondo, non ci si sintonizza con la persona di Cristo, né con coloro che egli ha inviato. I fedeli riconoscono molto bene la presenza di Dio Padre che salva per mezzo del sacerdote, quando egli porta conforto ai cuori, e suscita nell'anima la gioia e la decisione di vivere con Cristo.
Voi capite bene perché mi sono soffermato su questa riflessione che spero voi continuerete. Quanto cambierebbe il mondo, gli uomini, se si riuscisse a conferire alla vita sacerdotale questo significato pieno! Sarete d'accordo con me sul fatto che tutti gli impegni, personali o collettivi, devono essere impregnati di questa esperienza vitale, che è il vero sostegno e l'anima di tutto l'apostolato. Talvolta abbiamo l'abitudine di pensare con una mentalità un po' imprenditoriale, come se bastassero le parole e le strutture per essere fermento di conversione; ma la verità è che non basta farsi ascoltare; dobbiamo fare in modo che ci si presti ascolto, che il messaggio venga raccolto, in termini figurati si potrebbe parlare di una presenza che provoca l'adesione e la commozione di tutta la persona.
Permettetemi che vi raccomandi, a titolo preferenziale, l'apostolato attraverso la liturgia nei confronti soprattutto delle famiglie. Se l'amministrazione dei sacramenti occupa buona parte del tempo del sacerdote, non è meno certo che essi sono celebrati nell'ambito della famiglia. Mediante essi, la Chiesa, madre di vita, educa i suoi figli, come ho ampiamente esposto nella mia recente esortazione apostolica "Familiaris Consortio".
Che tutte queste brevi osservazioni servano a stimolare maggiormente la comunione e la reciproca collaborazione nelle vostre Chiese particolari. A voi ed a esse, desidero dire con le parole di san Paolo: "Soltanto comportatevi da cittadini degni del Vangelo, perché nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito" (Ph 1,27). Con la mia più cordiale benedizione apostolica.
1982-02-06 Data estesa: Sabato 6 Febbraio 1982
Testo:
1. Sono lieto di questo incontro con voi, cari giovani Atleti della Società Calcistica "Sambenedettese" che, accompagnati dai vostri Dirigenti e familiari, siete venuti a trovare il Papa, alla vigilia di un incontro di campionato nella Città Eterna, anche per ricordare festosamente il 60° anniversario di fondazione del vostro sodalizio sportivo.
Vi ringrazio per questa cordiale visita che mi consente di manifestare ancora una volta la mia stima per i veri cultori dello sport, in tutte le sue forme. Vi auguro di trarre dalle competizioni quelle autentiche soddisfazioni che la vostra preparazione, il vostro spirito agonistico, le belle tradizioni della vostra Squadra meritano. Auspico soprattutto che possiate compiere le vostre gare in quella prospettiva diremmo "ascetica" dello sport, che è mezzo di formazione umana, educando all'ordine, alla lealtà, al rispetto della persona e delle leggi, oltre che ad essere scuola di vigore e di eleganza. Su tali valori si costruisce una disponibilità interiore all'accoglimento di ispirazioni ed atteggiamenti schiettamente cristiani, quale il giusto ed adorante riconoscimento dovuto al Creatore di ogni bene e Padre nostro celeste, ed insieme la disponibilità di amore verso i fratelli. Per tutti questi motivi, la Chiesa incoraggia e benedice lo sport.
Camminate in questa luce, progredite in essa ogni giorno di più, verso la piena maturità di uomini e di cristiani.
2. Ora, desidero salutare alcuni giovani, qui presenti, che hanno riportato ustioni a seguito del rogo sviluppatosi nello Stadio "Ballarin", nel giugno scorso. Carissimi, a voi ed a quanti come voi sono rimasti feriti in quella circostanza, dirigo il mio affettuoso pensiero ed augurio per una completa guarigione, chiedendo al tempo stesso al Signore di valorizzare pienamente la vostra passata sofferenza, e di concedere che le manifestazioni sportive si svolgano sempre nella serenità, nell'ordine e nella comune letizia.
La mia parola di benvenuto raggiunga, infine, le Delegazioni delle parrocchie di Porto d'Ascoli e dell'emittente televisiva "Telecolor" di san Benedetto. So che avete realizzato la costruzione di un villaggio a sant'Angelo dei Lombardi, per quelle popolazioni colpite dal terremoto. Bravissimi! La fede cristiana deve manifestarsi mediante le opere della carità a favore dei fratelli più bisognosi, come afferma san Paolo: "La fede opera mediante la carità" (Ga 5,6). Auguro per voi incrementi di vita cristiana, sempre più solidi e letificanti.
A voi tutti qui presenti, alle vostre famiglie ed a tutti i fedeli della diocesi di Montalto e Ripatransone imparto di cuore la mia benedizione apostolica.
1982-02-06 Data estesa: Sabato 6 Febbraio 1982
Titolo: Le nostre responsabilità verso ogni vita umana
Testo:
1. Molti Vescovi dell'Africa nera hanno visitato durante lo scorso anno le "memorie degli Apostoli". Auspico che ciò contribuisca a rafforzare il legame del servizio pastorale e l'amore per la santa missione che compiono insieme con le Chiese a loro affidate dallo Spirito Santo nei vari luoghi da cui provengono.
A sud dei paesi abitati dalla popolazione di lingua araba (di cui si è parlato in una delle domeniche passate) - ed anche a sud del Sahara - ha inizio l'Africa nera. Conservo impressi profondamente nel cuore gli incontri con i Vescovi dei seguenti paesi: Senegal, Gambia, Liberia, Niger, Mali, Sierra Leone; tra quei Vescovi vi è un Cardinale: l'Arcivescovo di Dakar, Thiandoum.
Mi è stato dato inoltre di rivedere i Vescovi della Costa d'Avorio e del Ghana, i quali mi avevano ospitato nei loro paesi durante il viaggio in Africa del maggio 1980.
Oggi ancora una volta li saluto tutti in modo particolarmente cordiale.
L'incontro in occasione della visita "ad limina" mi ha permesso di sentire ancor più profondamente i problemi delle loro Chiese come problemi della Chiesa universale. Non cesso di raccomandare a Dio queste Chiese. Nello stesso tempo inserisco in questa preghiera sia i loro fratelli musulmani, che abitano sulla stessa terra, sia anche i numerosi animisti, testimoni della religione africana tradizionale.
Gioisco perché, soprattutto in alcuni paesi, vi è un consistente numero di catecumeni, grazie ai quali di anno in anno cresce anche il numero dei nuovi confessori di Cristo.
Vorrei ricordare ancora le Conferenze Episcopali di tali paesi dell'Africa occidentale, i cui componenti sono venuti a portarmi la testimonianza del buon lavoro apostolico che si sta facendo tra loro, per affrontare nel loro insieme i bisogni della loro immensa regione.
2. Debbo poi accennare alla visita "ad limina" dei Vescovi della Nigeria. Questo incontro costituisce quasi una preparazione prossima alla mia visita nella loro patria. A Dio piacendo, partiro venerdi prossimo, 12 febbraio corrente, diretto a Lagos, in adesione all'invito, che mi è stato ripetutamente rivolto dall'Episcopato della Nigeria e anche dal Presidente della Nazione e dalle altre Autorità civili.
Dopo la Nigeria, visitero il Benin e, successivamente, mi portero a Libreville, nel Gabon, per dirigermi, infine, verso la Guinea Equatoriale, la cui popolazione è in grande maggioranza cattolica.
Non mi è stato possibile accogliere, in questa circostanza, altri inviti e di ciò chiedo scusa a coloro che me li hanno tanto amabilmente rivolti. Sarà per un'altra volta, se Dio vorrà. Intanto pero desidero assicurare che avro vivamente presenti, nel cuore e nella preghiera, le loro comunità.
Carissimi, conto sul sostegno della vostra preghiera e della preghiera di tutta la Chiesa e naturalmente anche di quella della mia patria, per questa nuova missione pastorale.
3. Oggi si celebra in tutta Italia l'annuale Giornata per la vita. Si alla vita.
Il tema proposto alla riflessione dei cristiani, e di quanti hanno a cuore la causa dell'uomo, è: "La vita: un dono sempre". Un dono è la vita, perché scaturisce dall'amore di un Padre, che riserva ad ogni essere umano fin dal concepimento un posto speciale nel suo cuore, chiamandolo alla comunione gioiosa della sua casa. In ogni vita, anche se appena concepita, anche se debole e sofferente, il cristiano sa, quindi, riconoscere il "si", che Dio ad essa ha rivolto una volta per tutte, e sa impegnarsi a fare di tale "si", la norma del proprio atteggiamento verso ogni suo prossimo, qualunque sia la situazione in cui egli si trova.
In una società malata di egoismo ed intimamente pervasa da inquietanti fermenti di morte, è necessario che i cristiani mantengano alta la tensione verso la vita, promuovendo l'inventiva della carità, che allarga le sue braccia verso l'essere umano bisognoso, dovunque egli è chiamato all'esistenza, nasce, vive, soffre, lavora, si ammala, invecchia e muore.
Vorrei invitare in special modo alla preoccupazione per gli anziani. Ho già parlato su questo tema la prima domenica dell'anno.
La nostra preghiera a Maria intende oggi impetrare dalla sua materna bontà che gli uomini sappiano accogliere ogni vita umana come un dono prezioso da custodire, rispettare e promuovere in un clima di autentico amore.
Domenica prossima si celebrerà nella diocesi di Roma la "Giornata per le nuove Chiese e per l'assistenza religiosa alla periferia della città". Sono ancora molti i quartieri e le borgate che mancano di un adeguato edificio, nel quale i fedeli possano raccogliersi per ascoltare la Parola di Dio, pregare, nutrirsi alla mensa del Signore, esprimere anche visibilmente la loro appartenenza all'unico Corpo mistico di Cristo. E' un problema grave, sul quale desidero richiamare l'attenzione dei cristiani di Roma, invitandoli ad impegnarsi nella solidarietà della preghiera e dell'aiuto concreto.
1982-02-07 Data estesa: Domenica 7 Febbraio 1982
Titolo: La potenza messianica di Cristo e del Vangelo per vincere le difficoltà e le minacce dei tempi
Testo:
1. "Guai a me se non predicassi il Vangelo" (1Co 9,16).
Queste parole ha scritto san Paolo apostolo nella prima lettera ai Corinzi.
Queste parole riecheggiano fortemente in diverse epoche, tra le diverse generazioni della Chiesa.
Nei nostri tempi si sono fatte sentire, in modo particolarmente forte, durante il Sinodo dei Vescovi nel 1974 sul tema della evangelizzazione. Il tema è sorto dal vasto substrato dell'insegnamento del Concilio Vaticano II e dal ricco terreno dell'esperienza della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il frutto dei lavori di quel Sinodo fu trasmesso dai Vescovi partecipanti a Papa Paolo VI, ed ha trovato la sua espressione nella splendida esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi".
"Guai a me se non predicassi il Vangelo", dice san Paolo. Ed aggiunge: "Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è per me un dovere" (1Co 9,15) ...compio soltanto i doveri del ministro! E quindi: non per un vanto, ma anche non per ricompensa! Anzi, la ricompensa è il fatto stesso di poter predicare il Vangelo senza alcuna ricompensa.
E poi scrive: "Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti" (1Co 9,19).
Sarebbe difficile trovare parole, che potrebbero dire di più: predicare il Vangelo vuol dire diventare "servo di tutti per guadagnarne il maggior numero" (1Co 9,19). E sviluppando la stessa idea aggiunge:. "Mi sono fatto debole con i deboli per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro" (1Co 9,22-23).
Il tema che siamo invitati a meditare in occasione dell'odierno incontro è dunque l'evangelizzazione.
2. L'esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi" di Paolo VI ricorda che il primo evangelizzatore è Cristo stesso.
Guardiamo alla luce dell'odierna pericope liturgica come si presenta un giorno (e una notte) dell'attività evangelizzatrice di Cristo.
Ci troviamo a Cafarnao.
Cristo esce dalla Sinagoga e, insieme con Giacomo e Giovanni, si reca alla casa di Simone e Andrea. Li guarisce la suocera di Simone (Pietro), di modo che quella può subito alzarsi e sevirli.
Dopo il tramonto del sole, vengono portati a Cristo "tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta" (Mc 1,32-33). Gesù non parla, ma compie la guarigione: "Guari molti che erano afflitti da varie malattie e scaccio molti demoni". Contemporaneamente, una significativa osservazione: "non permetteva ai demonidi parlare, perché lo conoscevano" (Mc
1,34).
Forse tutto ciò si protrasse fino a tarda sera.
Di buon mattino Gesù è già in preghiera.
Viene Simone con i suoi compagni, per dirgli: "Tutti ti cercano" (Mc
1,37).
Ma Gesù risponde: "Andiamocene altrove per i villaggi vicini perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto" (Mc 1,38).
Leggiamo in seguito: "E ando per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni" (Mc 1,39).
3. In sintesi, in base a quella giornata, trascorsa a Cafarnao, si può affermare che l'evangelizzazione condotta da Cristo stesso consiste nell'insegnamento sul regno di Dio e nel servizio ai sofferenti. Gesù ha compiuto dei segni, e tutti questi si componevano nell'insieme di un Segno. In questo Segno i figli e le figlie del popolo, che avevano conosciuto l'immagine del Messia, descritto dai profeti e soprattutto da Isaia, possono scoprire senza difficoltà che "il regnodi Dio è vicino": ecco colui che "si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4).
Gesù non soltanto predica il Vangelo come hanno fatto tutti dopo di lui, ad esempio il meraviglioso Paolo, le cui parole abbiamo meditato poco fa. Gesù è il Vangelo! Un grande capitolo nel suo servizio messianico è indirizzato a tutte le categorie della sofferenza umana: spirituali e fisiche.
Non senza motivo leggiamo oggi anche un brano del libro di Giobbe, che illustra la dimensione della sofferenza umana: "Se mi corico dico: Quando mi alzero? / Si allungano le ombre e sono stanco di rigirarmi fino all'alba" (Gb 7,4).
Sappiamo che Giobbe, passando per l'abisso della sofferenza, ha raggiunto la speranza del Messia.
Di questo Messia parla il salmista nelle parole della liturgia odierna: "Il Signore ricostruisce Gerusalemme, / raduna i dispersi di Israele. / Risana i cuori affranti / e fascia le loro ferite... / Il Signore sostiene gli umili / ma abbassa fino a terra gli empi" (Ps 147 [146],
2.
3.6).
Questo è proprio il Cristo.
E questo è proprio il Vangelo.
Paolo di Tarso, che è stato uno dei più grandi annunciatori del Vangelo e ne conosce la storia, è pienamente consapevole che egli ne partecipa: "Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe" (1Co 9,23).
4. Con questi sentimenti mi trovo oggi tra di voi, cari fratellie sorelle, membri della comunità parrocchiale, dedicata a san Gioacchino. Desidero manifestarvi la mia profonda gioia per questa mia visita ed altresi rivolgere a tutti voi un cordiale saluto.
Anzitutto ai Padri Redentoristi, che nel lontano luglio del 1896 ricevettero dal mio predecessore Leone XIII la cura pastorale di questa zona e di questa Chiesa, che gli era stata donata dal mondo cattolico in occasione del 50° della sua ordinazione sacerdotale e del 25° di episcopato. Saluto il parroco, Padre Silvino Battistoni, il vice-parroco e i sacerdoti che con zelo collaborano a tutte le attività pastorali. Un saluto ai religiosi, alle religiose e alle anime consacrate, che operano nell'ambito della parrocchia; i Preti della Missione; i "Christian Brothers"; "l'Opus Dei"; i Focolarini; le Figlie della Carità; le Suore della Risurrezione; le Suore della Sacra Famiglia di Bordeaux; le Suore di santa Maria; le Suore Minime del Sacro Cuore; le Suore di sant'Orsola; le Apostole del Sacro Cuore; le Piccole Suore di santa Teresa del Bambino Gesù.
Un affettuoso saluto a tutti i
6.500 fedeli ed alle
2.000 famiglie che compongono la comunità parrocchiale; a tutti i gruppi che con generosità ed entusiasmo sono impegnati nell'opera della evangelizzazione e della catechesi permanente.
Sono sinceramente lieto perché dalla particolareggiata relazione sulla impostazione dell'attività pastorale della vostra parrocchia, ho potuto costatare come essa lavori con impegno per il Vangelo, per parteciparne anzitutto essa stessa, mediante la catechesi continua, la vita liturgica e sacramentaria. Come ho scritto nella esortazione apostolica sulla catechesi nel nostro tempo, "la comunità parrocchiale deve restare l'animatrice della catechesi e il suo luogo privilegiato... Essa deve ritrovare la propria vocazione che è quella di essere una casa di famiglia, fraterna ed accogliente, dove i battezzati e i cresimati prendano coscienza di essere Popolo di Dio. Li il pane della buona dottrina ed il pane dell'Eucaristia sono ad essi spezzati in abbondanza nel contesto di un medesimo culto; di li essi sono rinviati quotidianamente alla loro missione apostolica, in tutti i cantieri della vita del mondo" (CTR 67).
5. Se in occasione dell'odierna visita esprimo la gioia per tutto quello che la vostra comunità fa tuttora per diventare partecipe nel Vangelo, contemporaneamente esprimo anche un fervido augurio (per questo prego qui insieme con voi), affinché l'evangelizzazione si compia veramente nello spirito di san Paolo apostolo. Che essa sia contemporaneamente a misura dei tempi nei quali viviamo; a misura dei bisogni dell'ambiente, che costituisce la vostra parrocchia; anche, a misura delle difficoltà e delle minacce, a misura del male, con il quale si deve incontrare qui la potenza messianica di Cristo e del Vangelo.
Vorrei brevemente riflettere con voi sui tre momenti, che possiamo cogliere in quella che è la giornata di Cristo a Cafarnao. Egli anzitutto mostra una profonda sollecitudine per gli ammalati, sofferenti nel corpo e nello spirito; li guarisce, mostrandosi così come il Messia liberatore del male.
Egli prega a lungo il Padre; in tale atteggiamento di adorazione lo trovano i suoi discepoli al mattino.
Egli predica ed annuncia la venuta definitiva del Regno di Dio nella storia.
In maniera analoga i cristiani debbono trovare nella parrocchia una comunità che ama, una comunità che prega, una comunità che evangelizza.
Nella vostra comunità parrocchiale opera, nel silenzio, un buon gruppo di fedeli del Volontariato Vincenziano, i quali visitano, assistono i fratelli più bisognosi. Inoltre, nella vostra parrocchia, che come è noto è Sede Primaria del Pio Sodalizio dell'Adorazione Riparatrice, esiste la pratica dell'adorazione eucaristica perpetua ed è molto curata la pastorale del sacramento della Riconciliazione. Infine, nella vostra comunità parrocchiale agisce un buon numero di catechisti, che si dedicano in particolare alla preparazione ai sacramenti della iniziazione cristiana.
In tal modo la vostra comunità cristiana si sforza di modellarsi sulla vita e sull'atteggiamento di Cristo. Mentre mi compiaccio per questo impegno, auspico di cuore che essa continui sempre più, con fervore e con generosità, su tale cammino!
6. Atteso che oggi in Italia, per indicazione della Conferenza Episcopale, si celebra la "Giornata per la Vita", che quest'anno ha come tema: "La vita: un dono sempre", desidero in questa visita pastorale alla vostra parrocchia ribadire il gravissimo dovere di proteggere, rispettare, promuovere, difendere la vita in tutte le sue fasi, da quella del nascituro a quella dell'anziano, come ho detto alla preghiera dell'"Angelus". Occorrerà quindi moltiplicare, creare iniziative per la vita, di fronte alla tentazione, sempre risorgente, dell'egoismo individualistico e delle continue minacce alla vita fin dal suo concepimento. E' un impegno che voglio comunicare in particolare oggi a voi, fedeli della comunità parrocchiale di san Gioacchino in Roma.
7. Abbiamo letto nel Vangelo odierno che di buon mattino Gesù perseverava nella preghiera e venne a lui Simon Pietro e gli disse: "Tutti ti cercano".
Come lontano successore di questo Pietro nella Sede romana, desidero ripetere a Cristo in mezzo alla vostra comunità parrocchiale queste parole: Signore, tutti ti cercano! In queste parole trovi conferma, cari fratelli e sorelle, che voi fate "tutto per il Vangelo, per diventarne partecipi".
Così sia!
1982-02-07 Data estesa: Domenica 7 Febbraio 1982
Titolo: Fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa
Testo:
Signor Cardinale Arcivescovo di Barcellona e amatissimi fratelli della provincia ecclesiastica di Tarragona.
1. Con grande gioia vi rivolgo il mio piu cordiale saluto all'inizio di questo incontro con voi, convenuti a Roma per venerare i sepolcri degli Apostoli e per trovare il successore di Pietro "perpetuo e visibile fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della massa dei fedeli" (LG 23).
In questo spirito di comunione fraterna, della quale mi avete dato eloquente testimonianza durante il colloquio privato che ho avuto precedentemente con ciascuno di voi, ho potuto apprezzare la sollecitudine ecclesiale che informa la vostra vita di Vescovi della Chiesa e di guide nella fede delle vostre Chiese particolari.
Per questa vostra sincera esperienza di unità, che è coscienza di fedeltà al disegno del Signore, e per il vostro generoso sforzo di trasmettere ai vostri fedeli, per far si che divengano sempre più saldi nella fede e coscienti, desidero manifestarvi la mia profonda gratitudine nel nome di Cristo. In lui "ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito" (Ep 2,21).
2. Con la vostra visita, Pastori del Popolo di Dio, voi mi portate la presenza delle amate comunità cristiane della Catalogna, che nella gioia e nella speranza compiono il loro cammino verso il Padre.
Permettetemi che nel ricevervi io saluti nello stesso tempo attraverso di voi, con profondo affetto, tutti e ciascuno dei vostri fedeli. E vi incarico fin d'ora di portare il mio cordiale saluto ai sacerdoti che mediante il loro prezioso aiuto vi rendono possibile l'evangelizzazione a vasto raggio della comunità cristiana; ai religiosi, le religiose e le anime consacrate, che mediante la testimonianza della loro vita e il loro impegno nelle opere ecclesiali prestano un valido servizio alla educazione nella fede dei fratelli; ai cristiani impegnati nell'apostolato che, con profonda coscienza della loro piena appartenenza alla Chiesa, indirizzano responsabilmente le loro energie alla causa della verità e del bene; ai giovani, che non chiudono i loro orizzonti e non si piegano in atteggiamenti di critica o di evasione, ma che si sentono responsabili della fede propria e di quella degli altri; ai padri e alle madri di famiglia, accogliente Chiesa domestica, aperta al prossimo e a tutta la Chiesa; a tutti i fedeli che, coscienti della loro debolezza, sanno ricorrere alla potenza di Cristo, per trovare nuove ragioni di vita, di esperienza e di disponibilità cristiana.
Al pensiero di queste vive energie ecclesiali, provo nel cuore un profondo motivo di gioia, che diviene incoraggiamento a non venire meno all'impresa; ma anzi, a rinnovarsi nel proposito di fedeltà alla chiamata di Cristo e della Chiesa, che oggi come ieri deve costituire una testimonianza credibile della Verità rivelata e strumento di salvezza per l'uomo del nostro tempo. E' questa la missione essenziale della Chiesa, è il compito a lei proprio, è una imperiosa necessità che richiede il contributo di tutte le energie ecclesiali disponibili.
3. So bene che il compito da realizzare è immenso. La vostra zona ecclesiale ha una vasta storia di ricca tradizione cristiana che ha lasciato tracce inequivocabili e valide in tante sfere della vita culturale e umana, come nelle arti, nella letteratura, nella storia, nella toponimia, nei costumi delle diverse regioni e nell'intimità dei focolari.
Nelle radici profonde di questa tradizione di fede trovano un terreno fertile numerose figure ecclesiali, uomini e donne, che hanno vissuto la loro vita con un profondo sentimento di universalità e tanto hanno significato per la Chiesa.
E' certo che nel momento attuale la Catalogna, non meno di altre regioni, sperimenta un fenomeno di marcata secolarizzazione. Ciò può porre problemi non indifferenti alla vita cristiana dei vostri fedeli, immersi in un sistema di convivenza pluralista, nel quale deve imperare il mutuo rispetto, il dialogo e la debita libertà di coscienza.
Ma da parte loro deve rimanere chiara la coscienza della loro identità di cristiani e membri della Chiesa, la quale, come anche ricorda l'ultimo Concilio, ha una finalità escatologica, è presente nel mondo "per formare già nella storia dell'umanità la famiglia dei figli di Dio, che deve crescere costantemente fino all'avvento del Signore" (GS 40).
E' evidente che la complessa problematica creata da tale situazione, richiede serie risposte che possano favorire la crescita nella fede del popolo fedele.
Ciò nonostante non date per scontata la scristianizzazione delle vostre comunità, che contano vivaci riserve morali, le quali richiedono, si, una cura intensa, ma che sono sempre pero suscettibili di una nuova fioritura di vita cristiana.
Non ignoro le difficoltà che si frappongono al vostro cammino ecclesiale, ma vi esorto a continuare a lavorare nella speranza e a infonderla in tutti gli operatori della pastorale, affinché il vostro popolo fedele riceva quella formazione religioso-catechetica di cui ha bisogno e sappia ispirarsi alle radici più profonde del suo essere.
4. Per progredire in questo cammino, dovete prestare una diligente attenzione, sia da parte vostra che dei membri delle vostre Chiese, al campo della cultura e dell'insegnamento.
Grazie a Dio potete contare sulla disponibilità di sacerdoti, anime consacrate e fedeli ben formati e ricchi di spirito. Mediante la loro capacità e i loro sforzi dovete garantire una presenza multiforme della Chiesa in questi importanti settori della vita sociale, senza trascurare le possibilità offerte dalla educazione religiosa della gioventù mediante la scuola, pubblica e privata, e il ruolo giocato dalla scuola cattolica. E' questo un campo che può continuare a dare eccellenti frutti e che deve continuare ad essere coltivata, come ho recentemente indicato ai vostri fratelli nell'Episcopato di un'altra zona della Spagna.
5. So che state dedicando una attenzione particolare alla famiglia, convinti della sua importanza nell'ambito sociale come in quello religioso.
Continuate a curare questo importante settore dell'apostolato dando ad esso il maggiore impulso possibile, in accordo alle direttive della esortazione apostolica "Familiaris Consortio".
Promuovete la conoscenza di questi insegnamenti mediante tutti i canali, soprattutto le parrocchie e l'ambiente stesso familiare. Che i focolari cristiani della Catalogna si incarichino della evangelizzazione e sentano che lo Spirito del Signore, nonostante tutte le diffficoltà attuali, è con loro e li guida. Che non temano di vivere con profonda generosità i valori cristiani e che la proclamazione di questi valori umani e religiosi, verso i loro figli e la società, sia generata dalla loro stessa esperienza esistenziale.
So anche che la vostra sollecitudine è zelantemente rivolta alla realtà delle numerose famiglie immigrate. Vi incoraggio a questo proposito, affinché tutte le vostre parrocchie siano, sia nell'aspetto liturgico che in quello pastorale, centri di accoglienza cristiana, di aiuto alla promozione di tali famiglie, di offerta di inserimento nel nuovo ambiente, rispettando sempre le peculiarità della loro condizione e della loro espressione dal punto di vista religioso e sociale.
6. Un altro campo che impegna frequentemente la vostra sollecitudine di Pastori è quello delle nuove vocazioni. Voi sentite questo problema con tanta maggiore urgenza dal momento che molti figli e figlie delle vostre diocesi stanno servendo, con lodevole impegno e profondo sentimento ecclesiale, in altre zone della Chiesa.
Condividendo la vostra preoccupazione, rinnovo il vostro appello a quanti possono contribuire efficacemente alla soluzione di questo problema, con voi prego il Signore che mandi nuovi operai alla sua messe e raccomando questa intenzione alla preghiera particolare delle anime consacrate che vivono in clausura e a quelle di tutti i vostri diocesani.
Che il problema delle vocazioni sia un orizzonte sempre aperto nella pastorale giovanile e che nessun membro della vostra comunità ecclesiale si senta esentato dal dovere di collaborare in questo campo.
7. Per poter rispondere alle numerose sfide e procedere allo studio e alla impostazione più adeguata della problematica che la pastorale solleva ai nostri giorni, non ignoro il fatto che alle vostre riunioni congiunte analizzate, in uno spirito fraterno, temi di interesse comune.
Da questa preoccupazione sono sorti servizi interdiocesani a maggior beneficio del Popolo di Dio.
Mi compiaccio di questa manifestazione di fraternità e di mutua collaborazione, nella quale i doni di una Chiesa particolare completano quelli dell'altra, offerti in atteggiamento di servizio efficace e senza diminuzione alcuna della giusta libertà di ogni diocesi né della debita collaborazione concorde con gli altri membri dell'Episcopato.
8. Concludendo queste riflessioni che ho desiderato condividere con voi, amati fratelli, il mio pensiero si volge, insieme al vostro, alla configurazione di ciascuna delle vostre comunità ecclesiali.
Non ignoro che esse vivono momenti di difficoltà nella fede, che possono sembrare come tentate dallo scoraggiamento. Non ve ne è pero motivo. Non sono sole nella lotta e nelle angustie di ogni giorno, ma la presenza dello Spirito di Cristo le accompagna e con la sua potenza continua a compiere meraviglie, a volte nascoste, di grazia e di santità. Cristo vuole compierle anche con loro, con tutti noi che, nonostante la nostra debolezza, grazie a lui potremo essere testimoni fedeli di Cristo nel mondo di oggi.
Riferite ai vostri sacerdoti, alle anime consacrate in modo particolare a Dio ed ai fedeli, che il Papa ripone la sua speranza nella loro fedeltà. Che vivano in un atteggiamento di apertura verso la piena dimensione ecclesiale, offrendo il loro generoso contributo.
Che la dolce Madre comune, la Vergine santissima di Montserrat, ottenga per tutti noi grazie abbondanti dal Figlio suo affinché ci aiutino a conservarci fedeli a lui e alla sua Chiesa. E sia pegno della costante divina protezione e prova della mia benevolenza la benedizione apostolica che di cuore imparto a voi ed ai vostri fedeli.
1982-02-08 Data estesa: Lunedi 8 Febbraio 1982
GPII 1982 Insegnamenti - All'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano