GPII 1982 Insegnamenti - Messa per la festa di Maria Regina della Polonia - Città del Vaticano (Roma)

Messa per la festa di Maria Regina della Polonia - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Alla grotta di Lourdes nei giardini vaticani

Testo:

Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle. Uniamoci oggi in modo particolare con i nostri connazionali in Patria, con i compatrioti che quest'oggi venerano Maria quale Madre e Regina di Polonia. Questa è la sua principale festività, il 3 di Maggio. Insieme a loro preghiamo, partecipiamo all'Eucaristia. Insieme a loro ascoltiamo la Parola di Dio: l'Apocalisse e la lettera di san Paolo ai Colossesi, ma soprattutto il Vangelo nel quale l'apostolo ed evangelista Giovanni tramanda il grande evento della sua vita, riafferma il momento in cui egli venne presentato da Cristo alla sua Madre come un figlio, dato, affidato, raccomandato come figlio.

Gesù disse: "Ecco la tua madre... ecco il tuo figlio!". (Jn 19,26-27) E così, nella preghiera, meditando la Parola di Dio, guardiamo, come in un eterno prisma, anche agli avvenimenti vicini e lontani della nostra storia. Soprattutto guardiamo a quell'avvenimento dal quale ci separano ormai quasi 200 anni: la Costituzione del 3 Maggio. Un evento enorme! E' significativo che esso cadde alla vigilia della definitiva spartizione della nostra Patria. Sembrerebbe dunque che la Costituzione fosse rimasta lettera morta. E pure l'esperienza storica testimonia che la Costituzione formo la vita della nazione, anche sotto il dominio straniero e nell'altro sistema. Essa divenne l'anima della vita sociale, della vita nazionale e attraverso i decenni, attraverso le generazioni preparo i nostri antenati alla ricostruzione della indipendenza. Ormai è un nostro storico destino: ciò che di per sé è già un programma di vita, deve, a volte, essere attuato nella vita a prezzo della morte. così fu appunto con la Costituzione del 3 Maggio.

E gli avvenimenti più vicini a noi, di questi anni, sembrano avere una eloquenza simile. Siamo consapevoli che gli avvenimenti degli anni Ottanta legati alla parola "Solidarnosc" hanno anch'essi una grande portata nella vita della Nazione e nella sua aspirazione all'identità, e nella sua volontà di formare l'avvenire. Malgrado abbiano dovuto sopportare il peso dell'esperienza storica, noi non perdiamo la convinzione che questi contenuti ed anche questi avvenimenti - come una volta la Costituzione del 3 Maggio - formeranno la vita della nazione.

Perché provengono dalla sua anima, rispondono alla sua anima, e la Nazione - se deve vivere - deve vivere della sua propria anima! E' così che agli avvenimenti lontani e vicini guardiamo attraverso il prisma di queste eterne parole, che sono state pronunciate dall'alto della Croce.

Attraverso il prisma di queste parole, con le quali un uomo era stato affidato alla Madre di Dio come suo figlio. In questo singolo uomo noi tutti ci sentiamo affidati a Maria. E pertanto viviamo con la coscienza di questo affidamento alla Madre di Dio, come tutta la nazione, non soltanto ciascuno per conto suo, ma come una grande comunità. Ci sentiamo abbracciati da queste parole: "Ecco il tuo figlio"; ci sentiamo figli e la consideriamo nostra Madre. E questa sua maternità estendiamo a tutte le generazioni, a tutte le vicende lontane e vicine.

Nell'evoluzione di queste vicende, che pur nella difficoltà non hanno smesso di essere per noi sempre piene di speranza, leggiamo i segni della sua maternità.

Rimangono nostri! Rimangono nostri perché abbiamo la Madre. La maternità è la sorgente dell'identità per ciascuno di noi. Il primo diritto dell'uomo è quello di discendere direttamente dalla maternità.

E così anche questa singolare maternità di Maria, tramandata un tempo all'evangelista e apostolo Giovanni, ed estesa a tanti uomini e ad intere nazioni, e soprattutto alla nostra nazione, ci dà un particolare senso di identità. Ci permette di vivere di speranza e di procedere verso il futuro, ringraziando di tutto ciò che nel passato è stato buono e creativo.

La giornata odierna ci invita a pensare a tutto questo in modo particolare. Un particolare segno di presenza, della materna presenza della Genitrice di Dio, in mezzo a noi, è Jasna Gora. Lo ricordiamo oggi perché è il 3 Maggio. Lo ricordiamo anche perché questo è l'anno di Jasna Gora - 600 anni della sua presenza in mezzo a noi nell'immagine di Jasna Gora. E così tutti col cuore peregriniamo a questa immagine, e cerchiamo di peregrinare anche sulle strade della nostra vita. Penso al mio pellegrinaggio a Jasna Gora, penso ad esso da tempo e desidero compierlo. Ritengo questo un mio dovere, il dovere del cuore, il dovere di un figlio verso la Madre. Verso di lei e la mia nazione. Sono moralmente impegnato ad essere insieme ai miei connazionali ai piedi della Signora di Jasna Gora per questo grande anniversario. Ritengo anche che debbano essere create adeguate condizioni per questo e ci conto in nome del prestigio della Polonia e nel nome dell'onore di una nazione millenaria.

Carissimi fratelli e sorelle radunati qui, presso la Grotta di Lourdes, sentiamoci come se fossimo presenti spiritualmente a Jasna Gora e viviamo tutto il mistero di quel sacro luogo, tutta l'eloquenza di quell'immagine, di quella maternità, che è stata data in difesa della nostra nazione. Perché la maternità è sempre per la vita, per la difesa della vita. Se oggi è importante la vita di ciascun uomo, a partire dal momento del suo concepimento, nello stesso modo è importante anche la vita dell'intera nazione, della quale si sente figlio, figlio concepito sempre in continuazione, sempre generato, sempre adolescente e maturo, sempre vincolato alla sua identità ed al senso del legame con la Madre: sia con questa Madre che ha qui in terra, la sua Patria, sia con la Madre che è il più perfetto modello di tutte le madri, così della Chiesa come della Patria: con la Madre Celeste, la Regina di Polonia, la Vergine di Jasna Gora.




1982-05-03 Data estesa: Lunedi 3 Maggio 1982




Ai delegati dell'"American Committee on Italian Migration" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Nella vostra opera di caritativa assistenza proseguite la missione di Cristo stesso

Testo:

Cari amici.

Rivolgo il mio benvenuto cordiale a tutti voi che costituite l'"American Committee on Italian Migration". Vi siete riuniti a Roma per il vostro Congresso, insieme al Presidente del vostro Consiglio, il Vescovo Swanstrom e con il Vescovo Pernicone; nello stesso tempo state celebrando il trentesimo anniversario della vostra fondazione.


1. Nelle tre decadi passate avete lavorato nell'importante ambito della politica dell'emigrazione nel vostro paese. Come cittadini avete contribuito al miglioramento della società secondo i principi cristiani e allo scopo di elevare la vita di milioni di uomini, donne e bambini. La Chiesa non può che incoraggiare tutto ciò che con efficacia promuove l'uguaglianza e la giustizia per ogni persona nell'ambito dell'immigrazione - un ambito che tocca tanto da vicino il bene della persona umana.


2. Alcuni dei molti valori che avete giustamente cercato di proteggere sono la dignità umana di ogni individuo, la fraternità universale, la santità della famiglia e il bisogno della famiglia di essere unita. Per vostra esperienza sapete che quando questi valori sono favoriti, viene mobilitata una grande forza nuova in favore del bene comune; come risultato si hanno persone e famiglie che lavorano insieme coscienti del senso della missione, che lavorano insieme per sostenere e rafforzare la più vasta famiglia che è la nazione, chiamata a sua volta a consacrare tutte le sue energie per promuovere il benessere dei suoi membri e allo stesso tempo la causa della solidarietà mondiale e della pace universale. Per quanto riguarda le esigenze delle famiglie, l'ultimo Sinodo dei Vescovi ha offerto principi che, quando applicati, conferiranno un nuovo dinamismo all'intera società. Tutti gli sforzi fatti per aiutare la famiglia ad adempiere il suo ruolo di cellula vitale della società merita la più grande considerazione.


3. Una parte importante delle vostre attività è l'aiuto che voi offrite agli immigrati una volta entrati nel vostro paese. Questo aspetto della vostra associazione è molto significativo e apre un orizzonte tanto vasto quanto la creatività della carità cristiana. Incoraggiamento per quanti stanno incominciando una nuova vita in una nuova terra, interesse personale per i problemi della gente, assistenza sociale per chi si trova in difficoltà e calore umano sono servizi che giustificano più che mai una associazione come la vostra e raccomandano i suoi propositi. E che cosa splendida è quando tutti questi servizi sono resi nel nome di Cristo, che è vivo e vuole continuare attraverso di voi la sua missione di sollecitudine amorevole per l'umanità, con la quale egli intende identificarsi fino alla fine dei tempi. Gesù stesso testimonia: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).


4. Il vostro Convegno vi offre anche l'occasione di recarvi nelle zone terremotate dell'ltalia del Sud. Sono felice di avere questa opportunità per ringraziarvi del vostro interessamento attivo ai problemi delle popolazioni colpite da questa calamità e per le generose donazioni mediante le quali vi siete adoperati per alleviare le loro necessità. Tutto ciò testimonia i vostri nobili fini e le vostre iniziative concrete.


5. La vostra visita a Roma e in altre parti dell'ltalia vi dà inoltre la possibilità di ampliare il vostro apprezzamento della ricca e secolare cultura del popolo italiano, molti rappresentanti del quale sono entrati nella società americana, portando il loro prezioso contributo al modo di vivere americano.

Su voi tutti e le vostre famiglie invoco le benedizioni di Dio Onnipotente. Prego che nel corso della vostra visita sarete confermati nella vostra fede e nelle sfide poste dall'amore cristiano.




1982-05-03 Data estesa: Lunedi 3 Maggio 1982




Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La continenza "per il regno dei cieli" e l'ethos della vita coniugale e familiare

Testo:


1. Nel rispondere alle domande dei Farisei sul matrimonio e la sua indissolubilità, Cristo si è riferito al "principio", cioè alla sua originaria istituzione da parte del Creatore. Dato che i suoi interlocutori si sono richiamati alla legge di Mosè, che prevedeva la possibilità della cosiddetta "lettera di ripudio", egli rispose: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così" (Mt 19,8).

Dopo il colloquio con i Farisei, i discepoli di Cristo si sono rivolti a lui con le seguenti parole: "Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi. Egli rispose loro: Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca" (Mt 19,10-20).


2. Le parole di Cristo alludono indubbiamente ad una cosciente e volontaria rinuncia al matrimonio. Tale rinuncia è possibile soltanto quando si ammette un'autentica coscienza di quel valore che è costituito dalla disposizione sponsale della mascolinità e femminilità al matrimonio. Perché l'uomo possa essere pienamente consapevole di ciò che sceglie (la continenza per il Regno), deve essere anche pienamente consapevole di ciò a cui rinuncia (si tratta qui proprio della coscienza del valore in senso "ideale"; nondimeno questa coscienza è del tutto "realistica"). Cristo esige certamente, in questo modo, una scelta matura.

Lo comprova, senza alcun dubbio, la forma in cui viene espressa la chiamata alla continenza per il Regno dei cieli.


3. Ma non basta una rinuncia pienamente consapevole al suddetto valore. Alla luce delle parole di Cristo, come pure alla luce di tutta l'autentica tradizione cristiana, è possibile dedurre che tale rinuncia è ad un tempo una particolare forma di affermazione di quel valore, da cui la persona non sposata si astiene coerentemente, seguendo il consiglio evangelico. Ciò può sembrare un paradosso. E' noto, tuttavia, che il paradosso accompagna numerosi enunciati del Vangelo, e spesso quelli più eloquenti e profondi. Accettando un tale significato della chiamata alla continenza "per Regno dei cieli", traiamo una conclusione corretta, sostenendo che la realizzazione di questa chiamata serve anche - e in modo particolare - alla conferma del significato sponsale del corpo umano nella sua mascolinità e femminilità. La rinuncia al matrimonio per il regno di Dio mette in evidenza al tempo stesso quel significato in tutta la sua verità interiore e in tutta la sua personale bellezza. Si può dire che questa rinuncia da parte delle singole persone, uomini e donne, sia in un certo senso indispensabile, affinché lo stesso significato sponsale del corpo sia più facilmente riconosciuto in tutto l'ethos della vita umana e soprattutto nell'ethos della vita coniugale e familiare.


4. così, dunque, sebbene la continenza "per il Regno dei cieli" (la verginità, il celibato) orienti la vita delle persone che la scelgono liberamente al di fuori della via comune della vita coniugale e familiare, tuttavia non rimane senza significato per questa vita: per il suo stile, il suo valore e la sua autenticità evangelica. Non dimentichiamo che l'unica chiave per comprendere la sacramentalità del matrimonio è l'amore sponsale di Cristo verso la Chiesa (cfr. Ep 5,22-23): di Cristo figlio della vergine, il quale era lui stesso vergine, cioè "eunuco per il Regno dei cieli", nel senso più perfetto del termine. Ci converrà riprendere questo argomento più tardi.


5. Alla fine di queste riflessioni rimane ancora un problema concreto: in che modo nell'uomo, a cui "è stata concessa" la chiamata alla continenza per il Regno, tale chiamata si forma sulla base della coscienza del significato sponsale del corpo nella sua mascolinità e femminilità, e, in più, come frutto di tale coscienza? In quale modo si forma o piuttosto si "trasforma"? Questa domanda è parimente importante, sia dal punto di vista della teologia del corpo, sia dal punto di vista dello sviluppo della personalità umana, che è di carattere personalistico e carismatico insieme. Se volessimo rispondere a tale domanda in modo esauriente - nella dimensione di tutti gli aspetti e di tutti i problemi concreti, che essa racchiude - bisognerebbe fare uno studio apposito sul rapporto tra il matrimonio e la verginità e tra il matrimonio e il celibato. Questo pero oltrepasserebbe i limiti delle presenti considerazioni.


6. Rimanendo nell'ambito delle parole di Cristo secondo Matteo (Mt 19,11-12), occorre concludere le nostre riflessioni con l'affermare ciò che segue. Primo: se la continenza "per il Regno dei cieli" significa indubbiamente una rinuncia, tale rinuncia è ad un tempo una affermazione: quella che deriva dalla scoperta del "dono", cioè ad un tempo dalla scoperta di una nuova prospettiva della realizzazione personale di se stessi "attraverso un dono sincero di sé" (GS 24); questa scoperta sta allora in una profonda armonia interiore con il senso del significato sponsale del corpo, collegato "dal principio" alla mascolinità o femminilità dell'uomo quale soggetto personale. Secondo: sebbene la continenza "per il Regno dei cieli" si identifichi con la rinuncia al matrimonio - che nella vita di un uomo e di una donna dà inizio alla famiglia -, non si può in alcun modo vedere in essa una negazione del valore essenziale del matrimonio; anzi, al contrario, la continenza serve indirettamente a porre in rilievo ciò che nella vocazione coniugale è perenne e più profondamente personale, ciò che nelle dimensioni della temporalità (ed insieme nella prospettiva dell'"altro mondo") corrisponde alla dignità del dono personale, collegato al significato sponsale del corpo nella sua mascolinità o femminilità.



7. In tal modo, la chiamata di Cristo alla continenza "per il Regno dei cieli", giustamente associata al richiamo alla futura risurrezione (cfr. Mt 21,24-30 Mc

12,18-27; Lc 20,27-40), ha un significato capitale non soltanto per l'ethos e la spiritualità cristiana, ma anche per l'antropologia e per tutta la teologia del corpo, che scopriamo alle sue basi. Ricordiamo che Cristo, richiamandosi alla risurrezione del corpo nell'"altro mondo", disse, secondo la versione dei tre Vangeli Sinottici: "Quando risusciteranno dai morti... non prenderanno moglie né marito..." (Mc 12,25). Queste parole, già prima analizzate, fanno parte dell'insieme delle nostre considerazioni sulla teologia del corpo e contribuiscono alla sua costruzione.

[Omissis. Seguono i saluti in altre lingue: francese, inglese, tedesca, olandese, spagnola, portoghese, slava] Ai pellegrini polacchi Signora di Jasna Gora! Il 3 maggio ti veneriamo come la Regina della Polonia. Come Regina della Polonia sei la principale patrona della nostra Patria insieme a sant'Adalberto e a san Stanislao.


Come Regina della Polonia ti invochiamo, o Genitrice di Dio, dall'anno


1656, quando il re polacco Giovanni Casimiro, dopo il memorabile "diluvio", ti chiamo con questo appellativo mettendo "sotto la tua protezione" il suo Regno terreno.

In questo modo tu, che sei entrata nella nostra storia sin dagli inizi del millennio della Polonia, permani in essa, da oltre tre secoli, come la Regina della Polonia.

La prepotenza conquistatrice è riuscita a cancellare, per un periodo di più di un secolo, lo Stato polacco, la Repubblica dalle carte di Europa. Tuttavia la Regina della Polonia nemmeno per un momento ha smesso di regnare sui polacchi.

La Polonia esisteva grazie alla sua Regina.

Il giorno 3 maggio ci ricorda la data della proclamazione della grande, moderna Costituzione del 1791, quindi proprio negli ultimi anni della prima Repubblica.

Allo stesso giorno si collega la solennità della Regina della Polonia.

Come se volessimo imprimere nel Cuore della Madre questo avvenimento, che - nonostante tutte le apparenze - ha lavorato senza intervallo in favore dell'indipendenza della Nazione. Quando con la violenza le si toglieva la vita, questa vita iscritta profondamente nel Cuore della Madre doveva maturare di nuovo, malgrado la violenza.

O Signora di Jasna Gora! Sii costantemente con noi! Imprimi sempre nuove date nel tuo materno Cuore, Regina della Polonia.

Iscrivi in esso i nostri presenti giorni di nuovo difficili. Diventino essi un inizio sempre nuovo della vita dei polacchi.

Ai gruppi italiani Ai pellegrini di lingua italiana, intervenuti oggi in gruppi tanto significativi, rivolgo anzitutto un pensiero derivante dalla Liturgia odierna: "Il Signore è nostra vita, nostra gloria e nostra felicità, a condizione che gli siamo fedeli, che speriamo nelle sue promesse".

Ecco, carissimi giovani, che fate parte del Movimento dei Cenacoli Vocazionali dei Padri Rogazionisti, un programma per voi. Cercate prima il Regno di Dio, regno di bontà, di generosità, di fiducia, e tutte le vostre aspirazioni troveranno autentico coronamento. Con voi e con tutti i giovani, il Papa vuol percorrere un tale cammino di speranza e vi accompagna con la sua preghiera.

Cari ammalati, vi accolgo con questo saluto: "La luce del Risorto sia con voi". Egli nel Vangelo di oggi ha detto: "Io come luce sono venuto nel mondo" (Jn 12,45). Solo a questa luce acquistano senso e valore le vostre sofferenze unite alle sue. In particolare, rivolgo un affettuoso benvenuto agli ospiti dell'Istituto "Santa Caterina" di Collesalvetti, fondato e diretto dal Centro Femminile Italiano di Pisa, accompagnati dai loro assistenti e da un gruppo di fedeli della parrocchia; agli ammalati della Sezione UNITALSI di Codogno; ai gruppi di "audiolesi" degli Istituti "Assarotti" di Chiavari ed "Annibale di Francia" di Faro Superiore.

Alla preghiera di tutti gli ammalati raccomando il frutto spirituale del mio prossimo pellegrinaggio a Fatima.

Alle coppie di giovani sposi rivolgo ora l'augurio che la gioia pasquale, gioia del cuore riconciliato con Dio, allieti ogni giorno il loro focolare, auspice la Vergine santissima.

Il mio pensiero va ora agli Ufficiali e Soldati del 73° Battaglione Fanteria di Arresto "Lombardia". Vi auguro che le vostre giovinezze, garanzia di speranza per la Patria, siano sempre illuminate da sani principi morali e da propositi di lieta generosità.

Agli insegnanti e studenti del Conservatorio "Domenico Cimarosa" di Avellino si dirige il mio grazie per la loro esecuzione, con l'auspicio che, dopo la tremenda sciagura del terremoto, la loro sede sorga più grandiosa e con essa maturino i nobili intendimenti di servire, mediante l'arte, la vocazione trascendente dell'uomo.

Da ultimo saluto i Dirigenti di Aziende Idriche di diversi Paesi, che partecipano al Corso promosso dal Ministero degli Esteri Italiano ed affidato all'ACEA di Roma. Nel compiacermi per l'opportuna iniziativa, porgo ad essi l'augurio di un fruttuoso lavoro, in vista del bene comune delle loro dilette Nazioni.

Su tutti invoco copiosi i conforti della protezione divina, di cui vuol essere pegno la mia benedizione.




1982-05-05 Data estesa: Mercoledi 5 Maggio 1982




Presso la Grotta di Lourdes nei giardini Vaticani - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La Messa per le Guardie svizzere

Testo:

Care guardie svizzere, cari fratelli e sorelle! Ha fatto una profonda impressione sugli Apostoli il fatto che Gesù, il loro Maestro, il Messia, prima dell'Ultima Cena abbia lavato i piedi a loro, i suoi discepoli. In quel momento essi hanno immediatamente capito: qui è il centro di tutte le azioni e le parole di Gesù. La sua vita significa servizio, dono di sé; la potenza del Messia è l'amore.

Dai suoi discepoli Gesù aspetta la medesima cosa. Lo abbiamo appena sentito dire nel Vangelo: "...un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato" (Jn 13,16). Se egli serve, noi non possiamo essere padroni; se egli ama, noi non possiamo chiuderci; se egli si curva verso gli uomini, non possiamo ritenerci superiori. "Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica" (Jn 13,17). Si, Gesù ci invita tutti a prendere lui stesso come criterio del nostro vivere e del nostro comportamento, così come lui ha scelto il Padre suo celeste come unico criterio e punto focale della sua vita.

Alla fine del Vangelo odierno egli dice perfino: "Chi accoglie colui che io mandero, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato" (Jn 13,20). Si può dire, care guardie, che le molte persone, che voi incontrate nel vostro quotidiano servizio qui in Vaticano, "siano mandate da Gesù"? Se consideriamo questa circostanza abbastanza profondamente con gli occhi della Provvidenza, penso proprio che possiamo intendere così questo fatto. Anche se alcuni si avvicinano ai nostri cancelli e alle nostre porte senza fede e con animo freddo, tuttavia portano in sé almeno delle domande, domande alla chiesa, domande a noi cristiani, domande ai discepoli di Gesù: "sono mandate da Gesù!". Se voi le accogliete con amore e con attenzione, in esse accogliete dunque Gesù stesso.

Una tale visione e un tal modo di comportarsi è pero possibile solo se uno vuol essere cristiano convinto, solo se è pronto a vivere attingendo forza dalla fede, dalla speranza e dalla carità. La vostra formazione e l'ordine del vostro servizio sono importanti; ma ancor più importante è che siate convinti cattolici e cristiani. Ciò vale per il vostro comportamento verso i molteplici visitatori del Vaticano; ciò vale anche per il modo di trattarvi fra di voi in ogni momento, sia nel servizio sia nel vostro tempo libero. perciò acquista grande significato che voi incomiciate questo giorno di festa con la santa Messa. Qui ci incontriamo tutti nel Signore: le nuove guardie, che oggi pronunciamo il loro giuramento e quelle che da lungo tempo sono in servizio; i genitori, i parenti e gli amici, alcuni confratelli sacerdoti e perfino uno dei vescovi della vostra patria. E' per me una grande gioia celebrare con tutti voi questo santo sacrificio della Messa.

Vorrei anche approfittare di questa occasione per ringraziare di cuore voi, care nuove guardie, perché mettete a disposizione un certo periodo di tempo al servizio del supremo pastore della chiesa, il Papa, per contribuire ad assicurare il necessario ordine esterno e la sicurezza nel territorio del Vaticano. Spero che durante il tempo del vostro servizio rimanga vivo il legame con le vostre care famiglie e con la vostra patria, in modo che esse non vi vedano come "figli perduti", ma si rallegrino con voi per questa straordinaria possibilità di fare nuove esperienze di vita.

I santi Sebastiano, Martino e Nicola della Flüe (Bruder Klaus) siano i patroni del vostro servizio. Maria, la madre di Dio e madre di tutti noi, ci guidi sempre più verso suo figlio Gesù Cristo: "Fate quello che vi dirà!" (Jn 2,5).

Alle guardie svizzere di lingua francese desidero ripetere che sono chiamati a rendere qui un servizio di qualità, che i sovrani Pontefici apprezzano da secoli. Si tratta di servire la persona del Papa e dei suoi collaboratori, vegliando su di essi e sulla loro casa; di servire gli ospiti del Papa e anche tutti i pellegrini o visitatori che vengono a trovarlo, ad ascoltarlo e a pregare con lui, affinché tutti siano accolti con dignità e affabilità. Facendo questo, è il Cristo che accogliete, è il Cristo che servite.


[Traduzione dal tedesco]




1982-05-06 Data estesa: Giovedi 6 Maggio 1982




Ad un gruppo di sindacalisti cristiani belgi - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La Chiesa non può che incoraggiare l'impegno dei lavoratori per la giustizia sociale

Testo:

Signor Presidente, Signore, Signori.

Avete manifestato il desiderio di incontrarmi, ed io stesso sono felice di ricevervi per qualche momento per incoraggiarvi nella vostra azione di sindacalisti cristiani, provenienti dal caro Belgio.

La storia della vostra "centrale", che ha preso forma dopo una sessantina d'anni, ha le sue radici negli sforzi meritori dei lavoratori cristiani della fine secolo scorso, incoraggiati da Papa Leone XIII nella famosa enciclica "Rerum Novarum". Dall'inizio, i vostri predecessori hanno voluto unirsi, nei depositi di legna come nei cantieri di costruzione, al fine di ottenere, per loro e per i loro colleghi, una più grande giustizia sociale. E hanno voluto farlo in nome dei principi cristiani, convinti di trovare in essi ispirazione sicura ed efficace per la loro azione Come ho già sviluppato più a lungo nell'enciclica "Laborem Exercens" e in numerose altre occasioni, per esempio ricevendo il 9 febbraio scorso un gruppo internazionale di dirigenti sindacali che comprendeva anche un gruppo di vostri compatrioti, la Chiesa non può che incoraggiare una tale scelta. Dobbiamo augurarci che dappertutto, in tutti i paesi e sotto tutti i regimi, i lavoratori godano dei loro diritti inalienabili di formare associazioni libere e autogestite, per assicurare e difendere, in modo solidale e pacifico, giuste condizioni di lavoro e di salario, condizioni di vita degne per sé e per le proprie famiglie, e per esercitare così la loro parte di responsabilità nell'organizzazione del lavoro che è di loro competenza, tenendo conto del bene comune di tutta la nazione. Non si tratta per loro di cercare un potere politico, ma di vegliare affinché sia veramente rispettata la dignità dei lavoratori, che è uno dei maggiori segni di una società sana e democratica.

Nella lotta inerente al diritto sindacale, tutte le finalità non sono giustificate, tutte le vie non sono equivalenti, tutti i mezzi non sono buoni. E' normale, è di estrema importanza, che i cristiani siano vigilanti ed esigenti su questo punto, e che essi cerchino sempre di ispirarsi ai valori cristiani attinti dal Vangelo e dalla dottrina sociale della Chiesa, per ricercare, nella giustizia ciò che veramente è più conforme a tutta la verità dell'uomo in ciò che concerne l'organizzazione del lavoro, i rapporti sociali, la concezione del bene comune della società. Conoscendo il vostro impegno ad agire in questo senso, io mi felicito con voi e vi incoraggio. Vi ringrazio ugualmente del fatto che vi mostrate solidali, nella vostra preghiera e nella vostra testimonianza, con i lavoratori degli altri paesi che non hanno purtroppo le vostre possibilità.

Che Dio vi benedica! Che benedica il vostro paese, con il quale ho avuto spesso occasioni di familiarizzare e di cui conservo un caro ricordo! Ch'egli benedica ciascuno di voi, le vostre famiglie e coloro che rappresentate qui! Che il Cristo resuscitato sia la vostra pace e la vostra gioia! E che il suo Spirito vi faccia sempre ricercare ciò che corrisponde alla verità, alla giustizia e all'amore!




1982-05-06 Data estesa: Giovedi 6 Maggio 1982




Al Consiglio Superiore delle Pontificie Opere Missionarie - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Promuovere la missione evangelizzatrice della famiglia in tutto il mondo

Testo:

Carissimi.

Sono lieto di incontrarmi anche quest'anno con voi, Responsabili delle Pontificie Opere Missionarie della Propagazione della Fede, di san Pietro apostolo, della santa Infanzia e dell'Unione Missionaria.

Rivolgo anzitutto il mio saluto al Cardinale Agnelo Rossi, Prefetto della Sacra Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli; saluto poi Monsignor Simon Lourdusamy, Segretario della medesima Congregazione e Presidente delle stesse Pontificie Opere, i componenti del Cosiglio Superiore, il personale dei quattro Segretariati Generali, come pure i numerosi Direttori Nazionali, convenuti a Roma per prendere parte alla riunione del Consiglio Superiore.


1. Avete studiato col dovuto impegno, ispirandovi ai principi della giustizia e della carità, come suddividere tra le diverse missioni gli aiuti raccolti nelle comunità cristiane, e avete anche dedicato alcuni giorni allo studio di quei problemi pastorali che emergono dalle molteplici iniziative della cooperazione missionaria, la quale, giova ribadirlo, ha la sua ragion d'essere non soltanto nei suoi aspetti economici, ma soprattutto in quelli morali e spirituali.

Di grande attualità ed importanza mi è parso il tema prescelto: "Le Pontificie Opere Missionarie al servizio della famiglia evangelizzatrice". Come ho affermato nella recente esortazione "Familiaris Consortio", "la famiglia cristiana è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana" (FC 2). Ne consegue quindi che "la futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica" (FC 52) Vi esorto ad approfondire adeguatamente questo argomento particolarmente impegnativo, presentando esso implicazioni di notevole portata circa le modalità con le quali codeste Opere possono efficacemete promuovere la missione evangelizzatrice della famiglia in tutto il mondo. Avete un vasto settore nel quale operare per una azione efficiente, coordinata e ben programmata. Il contributo che la famiglia può recare all'attività missionaria è veramente fondamentale.


2. Quest'anno ho voluto dedicare il Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale al ricordo del 25° anniversario della enciclica "Fidei Donum", perché a quell'autorevole documento del mio venerato predecessore Pio XII va il merito di aver dischiuso le vie dell'evangelizzazione a nuove ed innumerevoli forze, coinvolgendo direttamente anche sacerdoti diocesani e laici in questa nobile attività. Dalla pubblicazione di quell'enciclica, molti membri del clero e del laicato, di ogni diocesi, hanno affiancato l'opera talora eroica, di missionari e missionarie di benemerite Famiglie religiose, portando loro un valido aiuto ed arricchendo nel contempo se stessi con preziose esperienze, che hanno poi comunicato ai fedeli delle diocesi di provenienza, suscitando così un fecondo interessamento all'opera di animazione missionaria.

Le varie iniziative, sorte in questi venticinque anni, dovranno essere opportunamente esaminate e vagliate in tutti i loro aspetti validi, ma anche in quelli eventualmente meno positivi, al fine di intervenire, qualora ce ne fosse bisogno, per migliorarle, rinnovarle e perfezionarle. Affido pertanto ai Responsabili della Direzione Centrale e ai Direttori Nazionali il compito di illustrare ai sacerdoti ed ai laici lo spirito della sempre attuale "Fidei Donum" per promuoverne il rilancio.


3. Sono inoltre al corrente che la maggior parte di voi prenderà parte alle celebrazioni per il 150° anniversario di fondazione del "Franziskus-Missionsverein" e del primo centenario della morte del suo fondatore Dottor Heinrich Hahn, che si svolgeranno prossimamente in Germania. Anche per questa circostanza esprimo il mio compiacimento e il mio auspicio per il buon esito di tali manifestazioni in favore delle missioni.

A chiusura di questo cordiale incontro, che vuole essere soprattutto di incoraggiamento e di stimolo per voi tutti a ben continuare nel vostro impegno così essenziale per la vita della Chiesa, non posso non sottolineare ancora una volta che le Pontificie Opere Missiinarie sono lo strumento più valido ed efficace della cooperazione missionaria, come ha dichiarato espressamente il Concilio Vaticano II (cfr. AGD 38) Vi sono pertanto profondamente grato per le vostre preghiere, per il vostro lavoro quotidiano e per i sacrifici che offrite per la causa delle missioni, mentre auspico che tutto il popolo cristiano collabori alla realizzazione di tali ideali, che costituiscono la più grande ed assillante sollecitudine del Vicario di Cristo.

Su di voi qui presenti, sui vostri collaboratori, su tutti i benefattori e su quanti vi sono cari scenda la confortatrice benedizione apostolica, che di gran cuore ora vi imparto.




1982-05-07 Data estesa: Venerdi 7 Maggio 1982





GPII 1982 Insegnamenti - Messa per la festa di Maria Regina della Polonia - Città del Vaticano (Roma)