
GPII 1982 Insegnamenti - Alla "via crucis" (al Colosseo) - Roma
Titolo: La croce è il segno della vita che nasce dalla sofferenza e dalla morte
Testo:
1. "Crucem tuam adoramus".
Ecco il giorno in cui adoriamo in modo particolare la Croce.
La Croce di Cristo.
Questo segno: strumento di morte infame, è spuntato sin dall'alba, innanzi a noi e penetra le ore del Venerdi Santo, durante le quali ci affrettiamo solleciti, col pensiero e col cuore, dietro la passione del Signore: la via dal Pretorio di Pilato al Calvario; l'agonia sul Calvario. La morte.
Queste ore, colme di religioso silenzio, si son fatte udire tutte più tardi, nell'eloquenza della liturgia pomeridiana: l'adorazione della Croce.
Ed ora, nella tarda sera, veniamo al Colosseo per abbracciare ancora una volta tutto l'insieme: La "Via Crucis": crocifissione - morte - sepoltura.
2. Nel Colosseo la croce, piantata tra rovine monumentali, ci ricorda con efficacia tutti coloro che nelle prime generazioni della Chiesa furono condannati alla croce, gettati in pasto alle belve, in diversi altri modi torturati, martirizzati a morte.
Cadevano essi in terra come seme che deve morire, per portare frutti - e, guardando la Croce di Cristo, ripetevano forse senza parole: "Crucem tuam adoramus".
La Croce è diventata per loro il segno della Vita che nasce dalla sofferenza e dalla morte: "et sanctam resurrectionem tuam laudamus et glorificamus".
3. Per quanti luoghi della terra è passata questa Croce? Per quante generazioni? Per quanti discepoli di Cristo è diventata il punto principale di riferimento nel pellegrinaggio terreno? Quanti ha preparato alla sofferenza e alla morte? Quanti al martirio per Cristo? alla testimonianza cruenta o incruenta? E quanti continuamente prepara a tutto ciò? La storia della Chiesa, nei vari continenti e nei diversi paesi, può registrare una parte soltanto di questo "martirologio".
Gli altari delle Chiese non hanno potuto accogliere nella loro gloria quanti hanno reso testimonianza a Cristo mediante la croce. Basterebbe pensare a quelli vissuti in questo nostro secolo.
4. "Crucem tuam adoramus, Domine".
Si. Sulla Croce Cristo si è dimostrato Signore: ha accettato la morte ed ha dato la vita.
Non è semplicemente "morto", ma "ha dato la vita".
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Jn 15,13) Egli ha dato la vita! Ha accolto la morte ed ha dato la vita.
Le sue ultime parole sulla Croce: "Padre, nelle tue mami consegno! ...consegno il mio spirito" (cfr. Lc 23,46). Ha dato la sua vita per noi. Per tutti gli uomini. "Noi" siamo soltanto una piccola parte di tutti coloro, per i quali Cristo ha dato la vita. Non vi è un uomo, dall'inizio sino alla fine del mondo, per il quale egli non abbia dato la vita.
Egli ha dato la vita per tutti. Ho redenti tutti. La Croce è segno della redenzione universale: "ecce enim propter lignum venit gaudium in universo mundo".
5. "Venit gaudium...".
La Croce è la porta, attraverso la quale Dio è entrato definitivamente nella storia dell'uomo. E permane in essa.
La Croce è la porta, attraverso la quale Dio incessantemente entra nella nostra vita.
Proprio per questo ci segniamo col segno della Croce, e diciamo contemporaneamente "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
E mentre tracciamo il segno della Croce sulla fronte, tra le spalle e sul cuore, pronunciamo anche le parole.
Queste parole sono un invito a Dio, affinché venga. E le uniamo al segno della Croce, perché Dio entri nel cuore dell'uomo mediante la Croce.
E così egli entra in ogni lavoro, pensiero e parola: in tutta la vita dell'uomo e del mondo.
La Croce ci apre a Dio. La Croce apre il mondo a Dio.
6. E nel segno della Croce è data anche la benedizione.
Così fanno Vescovi e sacerdoti. così fanno i genitori sul bambino. Per la Croce di Cristo aspettiamo il bene definitivo da Dio stesso e tutti i beni che a quello ci avvicinano.
Tutto ciò è espresso da ogni benedizione. Anche da quella che tra breve vi impartiro.
"Stat crux, dum volvitur orbis".
Tutto passa; permane la Croce tra il mondo e Dio.
Mediante la Croce Dio permane nel mondo.
"Crucem tuam adoramus, Domine".
7. Carissimi fratelli e sorelle! Che questo giorno del Venerdi Santo, dedicato al mistero della Croce, che noi oggi abbiamo meditato, ci avvicini sempre più al Dio Vivente: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il segno della morte di Cristo vivifichi in noi la sua presenza e la sua forza. Amen.
1982-04-09 Data estesa: Venerdi 9 Aprile 1982
Titolo: Con la vostra vita diffondete l'amore nel mondo
Testo:
E' per me una grande gioia di ricevere e salutare qui voi tutti, professori e studenti di 23 Istituti cattolici della provincia del Limburgo nel Belgio. In specie voglio salutare il collegio sant'Uberto di Neerpelt che in un modo così lodevole e felice prosegue la sua tradizione e ha organizzato per la ventiduesima volta l'annuo pellegrinaggio pasquale a Roma.
Siete venuti a Roma nel periodo più bello dell'anno, nella primavera in cui la natura si risveglia dalla morte invernale a nuova vita e nella quale la Chiesa celebra il culmine del suo anno liturgico, la Pasqua, la commemorazione della morte e risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo, il quale fu consegnato alla morte per i nostri peccati e fu risuscitato per la nostra giustificazione (cfr. Rm 4,25). Per mezzo del nostro battesimo siamo divenuti partecipi di questo mistero pasquale di Cristo; siamo stati sepolti con lui nella morte, per risorgere con lui a vita nuova (cfr. Liturgia "in Vigilia Paschali").
Voi, giovani che vi trovate sulla soglia della vita adulta, dovrete adesso accettare coscientemente e attuare nella vostra vita la fede alla quale siete divenuti partecipi per mezzo del Battesimo. Nominatamente nella prossima santa notte di Pasqua, durante la Veglia pasquale, avrete l'occasione di rinnovare il vostro battesimo e di confermare e rafforzare la vostra fede. Partendo da questa rinnovazione delle promesse battesimali dovrete costruire la vostra giovane vita come una vita che in virtù della grazia di Dio diffonde l'amore nel mondo, un amore autentico, profondamente cristiano che sa riformare e rinnovare la società, sostituendo all'ingiustizia, allo sfruttamento e alla discordia, la giustizia, il rispetto altrui e la pace. Nelle vostre mani giovani sta l'avvenire della Chiesa e della vostra patria. Impegnatevi per un avvenire buono, rivestendovi sempre più della vita nuova che ha la sua sorgente nella risurrezione del nostro Signore, della vita di fede, speranza e amore.
Di tutto cuore vi auguro che il Signore risorto vi accomuni sempre nella vostra vita, e per questo vi do volentieri la mia benedizione apostolica.
1982-04-10 Data estesa: Sabato 10 Aprile 1982
Titolo: Per la nomina ad inviato speciale al congresso eucaristico bolivariano
Testo:
Al Venerabile Fratello Nostro Opilio di S.R.C. Cardinale Rossi Fra breve tempo, cioè all'inizio del mese di aprile, la città di Panama avrà un grande onore, perché vi si celebrerà il Quarto Congresso Eucaristico Bolivariano, con la presenza - senza dubbio - di fratelli Vescovi e di sacerdoti, religiosi e laici da tutta l'America Centrale e Meridionale, per testimoniare pubblicamente la loro fede in questo ineffabile mistero del Corpo e Sangue di Cristo, per offrire, così, all'Eucaristico Signore il dono della loro pietà e della loro lode, per far penetrare in maniera più piena, durante il prossimo anno di grazia specialissima, tutto il mistero Pasquale del Redentore nelle loro anime, nelle loro case e nelle comunità parrocchiali.
Perché a una si grande celebrazione dell'Eucaristia non manchi un nostro inviato speciale, noi designamo e proclamiamo "Inviato Straordinario" te, venerabile fratello nostro, di cui già da lungo tempo conosciamo l'amore e il culto per questa verità della nostra fede, e di cui tante volte abbiamo constatato lo zelo pastorale di avvicinare sempre più tutti i fedeli a così ricca sorgente di grazie e consolazioni, che Gesù Cristo, sul punto di partire da questo mondo, affido per sempre ai suoi Apostoli, cioè alla Chiesa. Tu, dunque, dall'11 al 18 di aprile presiederai a Panama, in nome e autorità nostra, a quelle solennità eucaristiche e incontri e celebrazioni di ogni genere, che si svolgeranno nel Quarto Congresso Eucaristico Bolivariano: e non ignoriamo con quanto fervore d'animo e ardore di volontà adempirai, in vece nostra, l'incarico a te affidato.
Giustamente ivi si farà ricordo di Gesù "Pane di vita", poiché tutti crediamo che questo Sacramento divino è come il "centro" e il "culmine" di tutta la vita della Chiesa, anzi il cuore stesso del corpo della Chiesa, nel quale è realmente contenuto l'Autore di tutta la vita spirituale degli uomini, e specialmente dei fedeli che si radunano intorno alla mensa eucaristica per attingere forze spirituali. Da qui dunque sarà alimentato il vigore di ogni comunità domestica e parrocchiale; da qui principalmente sarà rinvigorita l'"unità" della Chiesa e dei popoli e nazioni credenti, con i vincoli solidissimi della tanto desiderata ed agognata pace. Tutto ciò spiega stupendamente Sant'Agostino ai bambini: "L'Apostolo infatti dice: "un solo pane, un solo corpo siamo noi molti". così spiego il sacramento della mensa del Signore: noi, molti, siamo un solo pane, un solo corpo. In questo pane viene a voi raccomandato come dobbiate amare l'unità. Forse che quel pane è stato fatto con un chicco solo? Non erano forse molti i chicchi di grano? Ma prima di arrivare ad essere pane erano separati".
perciò, se Cristo "Pane di Vita", non solo starà davanti agli occhi dei partecipanti durante il tempo del Congresso, ma resterà profondamente nelle anime e negli affetti di ognuno di essi, potranno anche accettare per sé ed attuare pienamente questi altri ammonimenti del medesimo Sant'Agostino: "Diffondi l'amore per tutto il mondo, se vuoi amare Cristo; perché le membra di Cristo giacciono a terra per tutto il mondo. Se ne ami una parte sola, sei diviso; se sei diviso, non sei nel corpo; se non sei nel corpo, non sei sotto il capo". E' ammirevole quanto questi insegnamenti, scaturienti direttamente dal Mistero Eucaristico, conferiscano a conciliare vicendevolmente gli animi umani, a rendere pacifico il consorzio umano, a procurare il vero progresso umano.
Tutti i cristiani, perciò, tutti i partecipanti a quel Quarto Congresso Bolivariano, da tali insegnamenti si facciano persuasi di che grandi doveri di carità e impegni per la pace d'ora innanzi devono assolvere coloro che si nutrono di questo Sacramento di vita.
E perché da quel Congresso Eucaristico, per il quale volentieri ti nominiamo Inviato Straordinario, si possano raccogliere in grande abbondanza tali frutti di unità e di pace, noi supplichiamo Dio con intensissima preghiera, mentre con affetto e con piacere comunichiamo questi nostri pensieri e impartiamo la Benedizione Apostolica, pegno di ogni bene celeste, a tutti i presenti al Congresso, Cardinali e Vescovi, sacerdoti e religiosi e fedeli laici, ai quali tutti rivolgiamo anche molto benevolmente il nostro saluto.
Dai Palazzi Vaticani, il 25 marzo, l'anno 1982, quarto del nostro pontificato.
GIOVANNI PAOLO PP. II [Traduzione dal latino]
1982-04-10 Data estesa: Sabato 10 Aprile 1982
Titolo: Il sepolcro vuoto testimonia la nascita di una "nuova vita"
Testo:
1. Al centro del giorno, che si è appena concluso, c'è un sepolcro. Il sepolcro di Cristo. Era, questo, il giorno del Sabato Santo. La Vigilia della Pasqua.
Al centro del Venerdi Santo è posta la Croce di Cristo.
Al centro del Sabato Santo - la tomba di Cristo.
Questa tomba hanno davanti agli occhi le tre donne: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo, e Salome, quando all'alba del giorno successivo, "il giorno dopo il sabato", si recano sul posto della sepoltura di Cristo ancora prima del sorgere del sole.
La loro principale preoccupazione si esprime in queste parole: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?" (Mc 16,3).
Il sepolcro: il luogo dove è sepolto Cristo, Colui il cui corpo vogliono imbalsamare per proteggerlo tempestivamente dall'azione distruttiva della morte.
Ed ecco, il sepolcro è vuoto.
Le donne vedono che la pietra è stata rotolata via - ed entrano nel sepolcro...
All'alba del giorno dopo il sabato muta radicalmente l'orizzonte dei pensieri e dei sentimenti di tutti coloro che videro la croce di Cristo, la sua morte e la sua sepoltura. Di coloro che videro il sepolcro col masso rotolato davanti.
Al centro della notte seguente e al sorgere del giorno dopo il sabato si pone la tomba vuota.
Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome sono a tutta prima spaventate: "...erano piene di timore e di spavento" (Mc 16,8). Erano piene di timore e di spavento, nonostante ciò che avevano sentito dalle labbra del giovane che avevano trovato nel sepolcro, vestito di una veste bianca. Nonostante - o forse a causa di questo.
Il giovane aveva detto loro: "E' risorto, non è qui... vi precede in Galilea" (Mc 16,6s).
Esse pero non seppero ripetere questa notizia. "E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura" (Mc 16,8) Ed ecco la prima immagine che la liturgia della vigilia di Pasqua, al suo termine, delinea davanti a noi.
2. La seconda immagine proviene da san Paolo.
A cominciare dal giorno successivo - il giorno dopo il sabato - i discepoli di Cristo si sono familiarizzati con questa nuova realtà: il sepolcro vuoto.
Hanno cominciato a chiamarla per nome.
Pian piano hanno anche compreso che nella risurrezione del Signore trovava il suo compimento tutto ciò che egli aveva fatto e ciò che aveva insegnato.
Paolo apostolo nella lettera ai Romani, dunque verso l'anno 57, cioè 25 anni dopo gli eventi di Pasqua - scrive: "...siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte... siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4).
Per loro dunque: per la prima generazione apostolica dei confessori di Cristo - e anche per noi: al centro della veglia pasquale c'è prima "l'uomo vecchio", l'uomo del peccato, che deve morire insieme con Cristo, deve essere insieme con lui sepolto - perché nella morte redentrice di Cristo muoia il peccato - e perché all'alba della Domenica di Pasqua nasca "l'uomo nuovo". L'uomo che torna nuovamente in vita mediante il Cristo.
Ecco l'analogia apostolica "del sepolcro vuoto".
"Il sepolcro vuoto" significa non solo la risurrezione di Cristo. Esso significa una nuova vita - la vita nella Grazia. Esso significa "l'uomo nuovo".
Così dunque abbiamo prima, al centro del Venerdi Santo, la Croce. E Paolo scrive: "Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui perché... non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato" (Rm 6,6s).
In seguito, al centro del Sabato Santo, si pone il sepolcro. E Paolo scrive: "Siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua" (Rm 6,5).
Il Sabato Santo è la vigilia della Domenica di Pasqua. All'alba della domenica che sta per venire, le donne trovano il sepolcro vuoto. L'Apostolo scrive (e queste parole sono come un risonante grido di fede e di speranza): "Cristo risuscitato dal morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui" (Rm 6,9). Vogliate capire che siete "morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù" (Rm 6,11).
Ecco la seconda immagine della liturgia della Veglia.
3. Accogliamo il silenzio delle donne spaventate alla vista del sepolcro vuoto, all'albeggiare del giorno dopo il sabato.
Ed accogliamo questo grido dell'Apostolo dalla lettera ai Romani.
Accoglietelo specialmente voi, cari fratelli e sorelle, che durante questa notte della Veglia ricevete da Cristo la nuova vita nel sacramento del Battesimo.
Accogliamola tutti noi, ai quali questa vita è stata data. L'accolgano tutti coloro in cui essa è stata rinnovata mediante il sacramento della Penitenza.
Cristo è divenuto in noi tutti la testata d'angolo della nuova costruzione.
4. così dunque, mentre tutto è ancora velato dalla notte di Pasqua, alziamo i nostri cuori verso la Nuova Vita: "Ecco l'opera del Signore: / una meraviglia ai nostri occhi" (Ps 117 [118],23).
Ed insieme col Salmista ringraziamo: "Celebrate il Signore, perché è buono: / perché eterna è la sua misericordia. / Dica Israele che egli è buono: / eterna è la sua misericordia. / ...la destra del Signore si è alzata, / la destra del Signore ha fatto meraviglie" (Ps 117 [118],1-2.16).
Questa notte della Veglia proclama il compimento del mistero pasquale: al centro del Venerdi Santo si trova la Croce - al centro del Sabato Santo - il sepolcro di Cristo - all'alba della notte della vigilia - si svela la potenza della destra del Signore.
Il sepolcro vuoto testimonia la risurrezione di Cristo: saremo a lui uniti "...anche con la risurrezione" (Rm 6,5).
Voi, cari Neofiti, noi tutti, cari fratelli e sorelle, partecipando a questa Eucaristia, rinnoviamo in noi questa certezza di fede, confessata dalle labbra del Salmista: "Non moriro, restero in vita / e annunziero le opere del Signore" (Ps 117 [118],17).
1982-04-10 Data estesa: Sabato 10 Aprile 1982
Titolo: Nel cuore della vittima pasquale sono tutti coloro che soffrono
Testo:
1. "Victimae paschali laudes / immolent Christiani".
Cristiani dell'Urbe e dell'Orbe! In questa ora solenne vi chiamo ed invito - ovunque vi troviate - a rendere omaggio di venerazione a Cristo Risorto: alla Vittima pasquale della Chiesa e del mondo! Si uniscano in questo culto tutte le comunità del Popolo di Dio dal sorgere del sole fino al tramonto: tutti gli uomini di buona volontà siano con noi! Questo, infatti, è il giorno fatto dal Signore! "Agnus redemit oves..."
2. Questo è il giorno, in cui si è decisa l'eterna battaglia: "mors et vita duello conflixere mirando"! Tra la vita e la morte fin dall'inizio si svolge una lotta. Si svolge nel mondo la battaglia tra il bene e il male. Oggi la bilancia sale da una parte: la Vita ha la meglio; il Bene ha la meglio. Cristo Crocifisso è risorto dalla tomba; ha spostato la bilancia in favore della Vita. Ha innestato di nuovo la vita sul terreno delle anime umane. La morte ha i suoi limiti. Cristo ha aperto una grande speranza: la speranza della Vita oltre la sfera della morte.
"Dux vitae mortuus regnat vivus"!
3. Passano gli anni, passano i secoli. E' l'anno 1982. La Vittima pasquale continua ad essere come la vite innestata nel terreno dell'umanità. Nel mondo continuano a lottare il bene e il male. Lottano la vita e la morte; lottano il peccato e la grazia.
E' l'anno 1982. Dobbiamo p
ensare con inquietudine verso che cosa si va dirigendo il mondo contemporaneo. Avendo messo profondamente le radici nell'umanità dei nostri tempi, le strutture del peccato come una larga ramificazione del male - sembrano offuscare l'orizzonte del Bene.
Esse sembrano minacciare con la distruzione l'uomo e la terra.
Quanto dolorosamente soffrono gli uomini: individui, famiglie, società intere! "Mors et vita duello conflixere mirando"! In questo giorno del Sacrificio pasquale non ci è lecito dimenticare nessuno di coloro che soffrono.
Anche per loro è la Pasqua! Tutte le vittime dell'ingiustizia, della crudeltà umana e della violenza, dello sfruttamento e dell'egoismo si trovano nel cuore stesso della Vittima pasquale.
Tutti i milioni e milioni di esseri umani minacciati dal flagello della fame, che potrebbe essere allontanato o diminuito se l'umanità sapesse rinunciare anche solo a parte delle risorse che consuma follemente negli armamenti.
Anche per loro è la Pasqua!
4. Vittima pasquale! Tu conosci tutti i nomi del male meglio di chiunque altro che li possa nominare ed elencare. Tu abbracci con te tutte le vittime! Vittima pasquale! Agnello crocifisso! Redentore!: "Agnus redemit oves".
Anche se nella storia dell'uomo, degli individui, delle famiglie, della società e infine dell'umanità intera il male si fosse sviluppato sproporzionatamente, offuscando l'orizzonte del bene, esso tuttavia non ti supererà! Non ti colpirà più la morte! Cristo risorto non muore più! Anche se nella storia dell'uomo - e nei tempi nei quali viviamo - si potenziasse il male; anche se umanamente non si vedesse il ritorno al mondo, in cui l'uomo vive nella pace e nella giustizia - al mondo dell'amore sociale - anche se umanamente non si vedesse il passaggio, - anche se infuriassero le potenze delle tenebre e le forze del male, tu, Vittima pasquale! Agnello senza macchia! Redentore! hai già ottenuto la vittoria! La tua Pasqua è passaggio! Tu hai già ottenuto la vittoria! E hai fatto di essa la nostra vittoria! Il contenuto pasquale della vita del tuo popolo.
5. "Agnus redemit oves.
Christus innocens Patri reconciliavit peccatores".
Il male non si riconcilierà mai col bene.
Ma gli uomini, gli uomini peccatori, gli uomini colpiti dal male - e a volte anche profondamente macerati dal male - Cristo li ha riconciliati col Padre.
Festeggiamo oggi la Risurrezione! Festeggiamo oggi la Riconciliazione! Permane il mistero della Risurrezione nel cuore stesso di ogni morte umana. Permane il mistero della Risurrezione nel cuore delle folle: nel cuore stesso delle folle innumerevoli: delle Nazioni, lingue, razze, culture e religioni. Il Mistero Pasquale della Riconciliazione permane nella profondità del mondo umano. E di li non lo strapperà nessuno!
6. La gioia pasquale è turbata da situazioni di tensione o di conflitto in alcune parti del mondo, prima fra tutte la guerra logorante che infuria da tempo tra l'Irak e l'Iran e che ha recato già tante sofferenze ai due rispettivi popoli.
Ultimamente si è aggiunta la grave tensione tra due Paesi di tradizione cristiana, l'Argentina e la Gran Bretagna con perdita di vite umane e con la minaccia di un conflitto armato e con temibili ripercussioni nei rapporti internazionali.
Formulo pertanto il voto fervente e un appello particolarmente pressante alle parti in causa, perché vogliano ricercare, con responsabile impegno e con ogni buona volontà, le vie di una pacifica ed onorevole composizione della vertenza, mentre ancora resta tempo per prevenire uno scontro sanguinoso.
Pace! Pace nella giustizia, nel rispetto dei principi fondamentali universalmente riconosciuti ed affermati dal diritto internazionale, nella mutua comprensione! La preghiera di tutti muova e sostenga lo sforzo doveroso dei responsabili dell'una e dell'altra Parte e di quanti vorranno interporre la loro opera amichevole per giungere alla auspicata pacificazione!
7. Fratelli e sorelle! Da tutte le Nazioni e popoli, lingue e razze, culture e religioni, paesi e continenti! Il nostro mondo umano è permeato dalla Risurrezione! Il nostro mondo umano è trasformato dalla Riconciliazione: "Agnus redemit oves"! Mi rivolgo a tutti. Invito tutti ad adorare insieme col Servo dei Servi di Dio la Vittima Pasquale! A ritrovare la luce nelle tenebre! La speranza tra le sofferenze.
"Surrexit Dominus vere"! A quanti ci ascoltano: - di espressione italiana: Buona Pasqua: la gioia di Cristo Risorto sia con tutti voi e vi apra il cammino della felicità eterna.
[Omissis. Seguono gli auguri pasquali del Papa nelle varie lingue] - a tutti: "Lumen Christi gloriose resurgentis dissipet tenebras cordis et mentis!
1982-04-11 Data estesa: Domenica 11 Aprile 1982
Titolo: Complementarietà per il regno dei cieli del matrimonio e della continenza
Testo:
Carissimi fratelli e sorelle! La solennità di Pasqua, appena trascorsa, riempie i nostri animi in questa Settimana, e li riempirà ancora in tutto il tempo pasquale, di quella gioia che proviene dalla commemorazione della gloriosa Risurrezione di Cristo. Abbiamo percorso la strada martoriata della sua Passione, dall'Ultima Cena sino all'agonia e alla morte in croce; ed abbiamo poi atteso nel grande silenzio del Sabato Santo lo scampanio festoso della "Beata Notte" della veglia.
La Pasqua non deve rimanere soltanto al livello delle emozioni e dei ricordi; essa deve lasciare una traccia, deve incidere continuamente nella nostra vita, deve essere per noi ogni giorno motivo di incoraggiamento alla coerenza ed alla testimonianza.
La Pasqua è per il cristiano invito a vivere "in novità di vita": "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo asceso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù..." (Col 3,1-3).
Negli avvenimenti lieti o tristi della vita, nel lavoro, nella professione, nella scuola, il cristiano deve testimoniare che Cristo è veramente risorto, seguendolo con coraggio e amore, ponendo in lui ogni fiducia ed ogni speranza.
A voi tutti auspico di cuore che il pensiero delle festività pasquali vi accompagni e vi faccia sentire la presenza gioiosa di Cristo Risorto.
1. Continuiamo ora la riflessione delle precedenti settimane sulle parole circa la continenza "per il Regno dei cieli", che, secondo il Vangelo di Matteo (19,10-12), Cristo ha rivolto ai suoi discepoli.
Diciamo ancora una volta che queste parole, in tutta la loro concisione, sono mirabilmente ricche e precise, ricche di un complesso di implicazioni sia di natura dottrinale che pastorale, e al tempo stesso indicano un giusto limite in materia. così, dunque, qualsiasi interpretazione manichea resta decisamente oltre quel limite, come pure vi resta, secondo ciò che Cristo disse nel discorso della Montagna, il desiderio concupiscente "nel cuore" (cfr. 5,27-28).
Nelle parole di Cristo sulla continenza "per il Regno dei cieli" non c'è alcun cenno circa la "inferiorità" del matrimonio riguardo al "corpo", ossia riguardo all'essenza del matrimonio, consistente nel fatto che l'uomo e la donna in esso si uniscono così da divenire una "sola carne" (cfr. Gn 2,24). Le parole di Cristo riportate in Matteo 19,11-12 (come anche le parole di Paolo nella prima lettera ai Corinzi, cap. 7) non forniscono motivo per sostenere né l'"inferiorità" del matrimonio, né la "superiorità" della verginità o del celibato, in quanto questi per la loro natura consistono nell'astenersi dalla "unione" coniugale "nel corpo". Su questo punto le parole di Cristo sono decisamente limpide. Egli propone ai suoi discepoli l'ideale della continenza e la chiamata ad essa non a motivo dell'inferiorità o con pregiudizio dell'"unione" coniugale "nel corpo", ma solo per il "Regno dei cieli".
2. In questa luce diventa particolarmente utile un chiarimento più approfondito dell'espressione stessa "per il Regno dei cieli"; ed è ciò che in seguito cercheremo di fare, almeno in modo sommario. Pero, per quanto concerne la giusta comprensione del rapporto tra il matrimonio e la continenza di cui Cristo parla, e della comprensione di tale rapporto come l'ha inteso tutta la tradizione, vale la pena di aggiungere che quella "superiorità" ed "inferiorità" sono contenute nei limiti della stessa complementarietà del matrimonio e della continenza per il Regno di Dio. Il matrimonio e la continenza né si contrappongono l'uno all'altra, né dividono di per sé la comunità umana (e cristiana) in due campi (diciamo: dei "perfetti" a causa della continenza e degli "imperfetti" o meno perfetti a causa della realtà della vita coniugale). Ma queste due situazioni fondarnentali, ovvero, come si soleva dire, questi due "stati", in un certo senso si spiegano o completano a vicenda, quanto all'esistenza ed alla vita (cristiana) di questa comunità, la quale nel suo insieme e in tutti i suoi membri si realizza nella dimensione del Regno di Dio e ha un orientamento escatologico, che è proprio di quel Regno. Orbene, riguardo a questa dimensione e a questo orientamento - a cui deve partecipare nella fede l'intera comunità, cioè tutti coloro che appartengono ad essa - la continenza "per il Regno dei cieli" ha una particolare importanza ed una particolare eloquenza per quelli che vivono la vita coniugale. E' noto, d'altronde, che questi ultimi costituiscono la maggioranza.
3. Sembra, dunque, che una complementarietà così intesa trovi la sua base nelle parole di Cristo secondo Matteo 19,11-12 (e anche nella prima lettera ai Corinzi, cap. 7). Non vi è invece alcuna base per una supposta contrapposizione, secondo cui i celibi (o le nubili), solo a motivo della continenza costituirebbero la classe dei "perfetti", e, al contrario, le persone sposate costituirebbero la classe dei "non perfetti" (o dei "meno perfetti"). Se, stando a una certa tradizione teologica, si parla dello stato di perfezione ("status perfectionis"), lo si fa non a motivo della continenza stessa, ma riguardo all'insieme della vita fondata sui consigli evangelici (povertà, castità e obbedienza), poiché questa vita corrisponde alla chiamata di Cristo alla perfezione ("Se vuoi essere perfetto..." (Mt 19,21). La perfezione della vita cristiana, invece, viene misurata col metro della carità. Ne segue che una persona che non viva nello "stato di perfezione" (cioè in una istituzione che fondi il suo piano di vita sui voti di povertà, castità ed obbedienza), ossia che non viva in un Istituto religioso, ma nel "mondo", può raggiungere "de facto" un grado superiore di perfezione - la cui misura è la carità - rispetto alla persona che viva nello "stato di perfezione", con un minor grado di carità. Tuttavia, i consigli evangelici aiutano indubbiamente a raggiungere una più piena carità. Pertanto, chiunque la raggiunge, anche se non vive in uno "stato di perfezione" istituzionalizzato, perviene a quella perfezione che scaturisce dalla carità, mediante la fedeltà allo spirito di quei consigli. Tale perfezione è possibile e accessibile ad ogni uomo, sia in un "Istituto religioso" che nel "mondo".
4. Alle parole di Cristo riportate da Matteo (Mt 19,11-12), sembra quindi corrispondere adeguatamente la complementarietà del matrimonio e della continenza per "il Regno dei cieli" nel loro significato e nella loro molteplice portata.
Nella vita di una comunità autenticamente cristiana, gli atteggiamenti ed i valori propri dell'uno e dell'altro stato - cioè di una o dell'altra scelta essenziale e cosciente come vocazione per tutta la vita terrena e nella prospettiva della "Chiesa celeste" - si completano e in certo senso si compenetrano a vicenda. Il perfetto amore coniugale deve essere contrassegnato da quella fedeltà e da quella donazione all'unico Sposo (ed anche dalla fedeltà e dalla donazione dello Sposo all'unica Sposa), su cui sono fondati la professione religiosa ed il celibato sacerdotale. In definitiva, la natura dell'uno e dell'altro amore è "sponsale", cioè espressa attraverso il dono totale di sé. L'uno e l'altro amore tende ad esprimere quel significato sponsale del corpo, che "dal principio" è iscritto nella stessa struttura personale dell'uomo e della donna.
Riprenderemo in seguito questo argomento.
5. D'altra parte, l'amore sponsale che trova la sua espressione nella continenza "per il Regno dei cieli", deve portare nel suo regolare sviluppo alla "paternità" o "maternità" in senso spirituale (ossia proprio a quella "fecondità dello Spirito Santo", di cui abbiamo già parlato), in modo analogo all'amore coniugale che matura nella paternità e maternità fisica e in esse si conferma proprio come amore sponsale. Dal suo canto, anche la generazione fisica risponde pienamente al suo significato, solo se viene completata dalla paternità e maternità "nello spirito", la cui espressione e il cui frutto è tutta l'opera educatrice dei genitori rispetto ai figli, nati dalla loro unione coniugale corporea.
Come si vede, numerosi sono gli aspetti e le sfere della complementarietà tra la vocazione, in senso evangelico, di coloro che "prendono moglie e prendono marito" (Lc 20,34) e di coloro che consapevolmente e volontariamente scelgono la continenza "per il Regno dei cieli" (Mt 19,12).
Nella sua prima lettera ai Corinzi (la cui analisi faremo in seguito durante le nostre considerazioni) san Paolo scriverà su questo tema: "Ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro" (1Co 7,7).
[Omissis. Seguono i saluti in altre lingue. francese, inglese, tedesca, olandese, spagnola, portoghese, slovena] Ai pellegrini croati Saluto di cuore voi tutti, miei cari croati, che siete venuti dalla patria o dal lavoro fuori della patria.
Ci siete venuti questa volta in ricordo dell'800° anniversario della nascita di san Francesco d'Assisi, per rinnovare qui accanto alla tomba di san Pietro apostolo la vostra fede in Dio, la vostra devozione alla Madonna e il vostro attaccamento alla Sede Apostolica.
Rimanete sempre fedeli alle gloriose tradizioni dei vostri padri. Amate la vostra patria e le vostre famiglie. Conservate la vostra fede ovunque vi troverete.
Il Papa vi vuol bene e vi benedice tutti.
Ai fedeli italiani Il mio affettuoso benvenuto ai numerosi pellegrini di san Giuseppe in Cosenza, i quali, guidati dal loro Parroco, sono venuti a visitarmi, anche per far benedire la prima pietra dell'erigendo "complesso parrocchiale san Giuseppe", a ricordo del decimo anniversario di erezione della loro parrocchia. Ben volentieri, carissimi figli, accolgo il vostro desiderio, e formo l'auspicio che la mia benedizione ottenga dal Signore la sollecita costruzione della sua Casa, compensi i sacrifici di quanti contribuiscono alla realizzazione di quest'opera, destinata ad essere centro di preghiera e di animazione cristiana.
Porgo ora il mio cordiale saluto a tutti i giovani, accorsi da ogni parte d'Italia. Carissimi! Siamo nella festosa stagione liturgica della Pasqua: quindi vi lascio la consegna di essere coraggiosi testimoni di Cristo Risorto, vincendo per mezzo della fede generosa in lui tutte le avversità e gli ostacoli, che incontrerete nella vostra vita. Con la mia benedizione.
Ed a voi, dilettissimi infermi, il Papa, nel salutarvi con particolare affetto, indica, in Gesù, l'amico che più di tutti comprende la vostra sofferenza, che vi è solidale col suo amore, vi sostiene nella vostra speranza e soprattutto vi incoraggia, indicandovi l'altissimo fine della vostra apparente inattività: e cioè il bene della Chiesa. Vi benedico di cuore ed estendo la mia benedizione a quanti vi assistono.
Una parola, infine, a voi carissimi novelli sposi, giustamente gioiosi per il sacramento che ha santificato il vostro amore, e lo ha avviato verso un avvenire di pace e di cristiana prosperità. Cristo sia il vostro modello col suo amore di dedizione e di sacrificio per la Chiesa. Pegno di tale auspicio è la mia benedizione, estensibile a tutti i vostri cari.
1982-04-14 Data estesa: Mercoledi 14 Aprile 1982
GPII 1982 Insegnamenti - Alla "via crucis" (al Colosseo) - Roma