
GPII 1982 Insegnamenti - Alle autorità civili presso porta Saragozza - Bologna
Titolo: Costruire una società rispondente alle esigenze della dignità dell'uomo
Testo:
Signor Sindaco, signor Ministro, carissimi fratelli e sorelle di Bologna e dell'Emilia-Romagna.
La mia visita a Bologna è iniziata felicemente e con cuore presago davanti all'Immagine della beata Vergine di san Luca, venerata da secoli come patrona principale della Città e dell'Arcidiocesi, e che dal suo Colle della Guardia ha sempre esercitato una speciale protezione quale "Praesidium et decus civitatis", consolatrice nelle pubbliche calamità e stella di speranza, intrecciando così in maniera mirabile la sua arcana assistenza con la storia dei bolognesi.
Ed ora, disceso da quel mistico Colle, è con la più viva emozione che vengo ad incontrare la solenne metropoli felsinea dove pulsa la vita degli uomini, dove la presente generazione continua il cammino verso futuri traguardi di una città illustre, celebrata nel mondo per la sua antica Università, radicata nella fede cristiana, sempre aperta alle frementi vibrazioni della libertà, maestra dell'antico diritto.
Mi piace ricordare il noto detto medioevale: "Legum Bononia mater - Petrus ubique pater", che individuava la vocazione della Città in quei secoli, indicandola maestra di legge per la società umana, figlia devota di san Pietro e della Sede Apostolica per il rispetto, il culto e la messa in opera dei valori religiosi, considerati fondamento e garanzia di un equilibrato convivere civile.
Nella prospettiva di questo legame con la Cattedra di Pietro, perdurante anche attraverso le vicende storiche più tormentose, non posso tralasciare di menzionare che la diocesi di Bologna ha dato alla Chiesa ben sette Pontefici, dei quali ricordero soltanto Gregorio XIII, celebre per la sua riforma del Calendario, di cui ricorre quest'anno il IV Centenario; e Benedetto XIV, Prospero Lambertini, già Arcivescovo di Bologna, figura emblematica del suo magistero giuridico e gloria della Chiesa universale.
A voi, cari bolognesi e cittadini dell'Emilia-Romagna, eredi di una tradizione tanto gloriosa, rivolgo il mio cordiale e beneaugurante saluto, mentre vi esprimo la gioia profonda di questo incontro che ho raccomandato alla Vergine di san Luca, affidandole i miei voti e le mie speranze per il felice avvenire di questa amata Città, e di tutte le vostre illustri città, per la prosperità e la pace delle vostre persone e delle vostre famiglie.
A lei, signor Sindaco, va il mio sincero e grato apprezzamento per le nobili parole di benvenuto che ha voluto porgermi, interpretando, col calore e la proverbiale schiettezza emiliana, i sentimenti dell'intera cittadinanza. Con lei, ringrazio l'onorevole signor Ministro, qualificato portavoce della cortesia e del senso di ospitalità che animano il Governo italiano, in occasione di ogni mia visita. Desidero esprimere il mio deferente saluto anche ai Membri del Consiglio Comunale ed a tutte le Autorità civili e militari della Regione e della Provincia per la rispettosa e gentile accoglienza.
2. Città di studi e di industrie, di Convegni culturali e di iniziative commerciali, Bologna ha attinto in questi decenni del dopoguerra un grande sviluppo socio-economico.
L'adattabilità e l'intraprendenza dei lavoratori ed operatori economici ha consentito di superare spesso i motivi di crisi. Il suo centro storico, introduce in una atmosfera che richiama la gloria dei secoli trascorsi. Tuttavia, un clima tanto intenso di iniziative e carico di vicende illustri, rischia di essere soffocato da una crescita che non tenga conto di ogni più profonda dimensione della realtà umana, e quindi non sufficientemente difesa di fronte a fenomeni di emarginazione e di squilibrio, collegati, come altrove, con un certo sviluppo tecnologico ed economico della società.
Di fronte a questi pericoli emergenti all'orizzonte ed in parte presenti, si profila urgente la costruzione di una società che corrisponda interamente alle esigenze essenziali della dignità della persona umana, colta nei suoi valori trascendenti. Nel mistero del Verbo Incarnato, del Dio fatto uomo, morto e risorto per l'uomo, trova vera luce la realtà dell'uomo stesso, perché "Cristo, rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione" (GS 22). L'intera verità sull'uomo, il positivo assecondamento delle sue aspirazioni ideali altissime di creatura intelligente e libera, chiamata a trascendere le realtà terrene, devono orientare le scelte di ogni giorno.
Ogni ambiguità e compromesso, ogni interpretazione parziale della realtà dell'uomo comporta, a lungo termine, conseguenze assai negative in ogni aspetto e settore della vita sociale. Ed a proposito di una tale visione integrale, consentitemi di ripetere per voi una esortazione già rivolta all'inizio del mio pontificato: "Non abbiate paura di accogliere Cristo...; alla sua salvatrice potestà aprite i confini della vostra Città, della vostra regione, i vostri sistemi economici, e politici, i campi della cultura, della civiltà, dello sviluppo. Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". "Solo lui lo sa!"" (cfr. "Insegnamenti", I [1978] 38).
Permettendo a Cristo di parlare all'uomo, di svelargli la verità su se stesso, la soluzione dei problemi quotidiani e concreti, posti dalla convivenza sociale, non solo verrà illuminata e potenziata, ma sarà ispirata e permeata da una luce, da una vita, da un afflato di bontà, per cui i rapporti sociali, invece che esasperati in visioni prettamente politiche, si intrecceranno in sereno e pacato confronto sul fondamentale riconoscimento della dignità dell'uomo.
Se non ci si lascia guidare nell'attività sociale e politica dalla positiva interpretazione della dignità etica e religiosa dell'uomo, coltivata e favorita da secoli di storia cristiana, si potranno elaborare soluzioni parziali e tecniche dei singoli problemi, ma si rischia purtroppo di non raggiungere una convivenza civile più umana e fraterna.
Ignorare od ostacolare l'incremento dei valori religiosi negli individui e nelle famiglie non è rendere un servizio alla dignità dell'intera persona umana, le cui esigenze perenni trascendono ogni situazione storica e richiedono di essere soddisfatte in ogni luogo e tempo.
Esiste una verità intera sull'uomo, con relative implicanze etico-morali, che va ricercata, serenamente delineata, nobilmente perseguita.
Che il risveglio di tale responsabile coscienza infonda nuove energie a quanti operano per il bene di questa gloriosa e nobilissima Città, vertice di una Regione italiana di glorioso passato e di un presente quanto mai operoso.
Cari bolognesi, in armonia con le vostre antiche tradizioni religiose, nello spirito di una civiltà cristianamente ispirata, coltivate quei valori morali e religiosi che sono alla base di ogni ordinata società civile.
Invocando su tutti la continua protezione di Dio onnipotente ed il patrocinio della Vergine di san Luca, auspico prosperità materiale e spirituale per le vostre persone, le vostre famiglie e la vostra comunità civica, mentre vi accompagno con pensiero benedicente lungo i quotidiani sentieri del vostro impegno umano e cristiano.
1982-04-18 Data estesa: Domenica 18 Aprile 1982
Titolo: La Chiesa è solidale con l'università nella ricerca della piena verità sull'uomo
Testo:
Illustri Signori!
1. E' con viva gioia che mi incontro stamani con voi, membri del Corpo Accademico dell'Università di Bologna, nei quali riconosco ed onoro gli eredi della tradizione universitaria più antica del mondo. La mia gioia è accresciuta dalla presenza dei Rettori e dei Professori delle altre Sedi universitarie della Regione: delle Università cioè di Ferrara, di Modena, di Parma e della Facoltà di Agraria di Piacenza.
Saluto cordialmente il Magnifico Rettore dell'Università di Bologna, professor Carlo Rizzoli, nel cui elevato indirizzo ho colto non soltanto l'espressione dei comuni sentimenti di cordiale deferenza verso la mia persona, ma anche la testimonianza del profondo senso di responsabilità, che anima Autorità accademiche e Docenti nel quotidiano disimpegno del compito educativo, loro affidato. Nel ringraziarla, signor Rettore, per le sue nobili parole, desidero altresi manifestarle la mia riconoscenza per l'invito, da lei gentilmente rivoltomi, a visitare l'attuale sede dell'Università: anche se varie circostanze non hanno consentito di dare attuazione alla proposta, essa mi è giunta molto gradita, perché ha risvegliato nel mio animo il ricordo della visita che ebbi occasione di fare a quell'illustre Centro di studi, nel lontano 1964, in qualità di Gran Cancelliere dell'Università di Cracovia, che celebrava in quell'anno il seicentesimo anniversario della sua fondazione.
Ringrazio altresi l'Onorevole Tesini, Ministro per la Ricerca Scientifica, il quale, recandomi il saluto dell'intera comunità scientifica italiana, ha opportunamente sottolineato le straordinarie possibilità ed i paurosi rischi che accompagnano i progressi della scienza, come soprattutto le vicende di questo secolo hanno messo in evidenza.
Desidero, infine, rivolgere una speciale parola di saluto alle Autorità accademiche ed ai Professori delle altre Sedi universitarie della Regione: la loro presenza in questa circostanza è prova eloquente del vincolo ideale che lega tali Centri con l'"Alma Mater" bolognese e con la primigenia esperienza universitaria, che si sviluppo all'inizio del millennio in questa città. E' precisamente per rendere omaggio a quei gloriosi primordi che intendo recarmi tra poco alla sede dell'antichissimo "Arciginnasio", nel quale ebbe la sua culla l'istituzione universitaria, secondo il modello che venne successivamente diffondendosi in Europa e nel mondo.
Non si può pensare a Bologna, senza per ciò stesso evocare il ruolo caratterizzante in essa svolto, nell'arco di nove secoli, dall'"Alma Mater", il cui valore come centro di studi ne ha diffuso la fama tanto al di là delle sue mura da richiamare numerosi e valorosi studenti e docenti di ogni nazione, manifestando così la perenne dimensione universale di ogni genuina ricerca del vero. E al modello di questa singolare "Universitas", comunità di docenti e studenti uniti nell'arte di chi insegna e di chi impara, si sono ispirati in seguito tanti altri atenei, a conferma della validità della scelta culturale compiuta nove secoli fa a Bologna.
Quale glorioso passato è dunque quello di cui è erede la vita universitaria di questa città! Ma tale fatto è responsabilità per il futuro, e voi che vi trovate, oggi, direttamente a confronto con i grandi problemi dell'università moderna, dovete fare appello agli alti valori della vostra tradizione per incarnarli, con rinnovata creatività, in una situazione mutata.
2. Mi si domanderà forse a qual titolo io, rappresentante della Chiesa, mi rivolga oggi a voi con partecipazione così intensa per quelli che sono i vostri compiti specifici. Mi si domanderà se ho, per così dire, il diritto di entrare nel campo delle vostre responsabilità. Vi sono ragioni diverse che mi spingono a farlo.
C'è anzitutto una ragione storica: la Chiesa può affermare di essere stata spesso all'origine dell'istituzione universitaria, con le sue scuole teologiche e giuridiche.
C'è forse anche, permettetemi, una ragione personale, poiché ho dedicato, come sapete, parte non piccola del mio impegno passato all'insegnamento universitario, così da sentirmi veramente onorato di essere vostro collega.
Ma c'è una ragione più profonda ed universale: ed è la comune passione, vostra e della Chiesa, per la verità e per l'uomo; meglio ancora: per la verità dell'uomo. Come ho già avuto occasione di dire rivolgendomi alla Conferenza Generale dell'Unesco, l'Università è uno, forse il principale, di quei "banchi di lavoro, presso i quali la vocazione dell'uomo alla conoscenza, come pure il legame costitutivo dell'umanità con la verità come fine della conoscenza, diventano una realtà quotidiana, diventano, in certo senso, il pane quotidiano di tanti maestri, venerati corifei della scienza, e, attorno a loro, dei giovani ricercatori dediti alla scienza e alle sue applicazioni, come pure della moltitudine degli studenti che frequentano questi centri della scienza e della conoscenza. Noi ci troviamo qui sui gradini più alti della scala che l'uomo, fin dal principio, sale verso la conoscenza della realtà del mondo che lo circonda, e verso quella dei misteri della sua umanità" ("Discorso all'Unesco", 19; 2 giugno 1980: "Insegnamenti", III,
1 [1980] 1650s).
Ora, se quest'uomo, nella piena verità del suo essere personale ed insieme del suo essere comunitario e sociale, è la prima e fondamentale via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della missione affidatale da Cristo (cfr. RH 14), voi comprenderete perché la vostra quotidiana avventura sulle vie del sapere non può essere ad essa indifferente.
Infatti, se la risposta ultima alla nostra perenne domanda: Chi è l'uomo? noi l'attendiamo da Cristo, l'Uomo nuovo, crocifisso e risorto, questa stessa domanda noi la rivolgiamo anche a voi, perché quanto andate faticosamente conquistando ci interessa, ci è vitalmente necessario. La nostra, infatti, è una "fides quaerens intellectum", una fede che esige di essere pensata e come sposata dall'intelligenza dell'uomo, di quest'uomo storico concreto. Saremmo dunque infedeli alla nostra stessa missione se pensassimo di poterci esimere da un confronto che è il vostro compito quotidiano. Come ci hanno insegnato le dolorose esperienze storiche del mancato dialogo tra fede e scienza, troppo grande sarebbe il danno se la Chiesa pronunciasse risposte che non incontrano più le domande che oggi si pone l'uomo nella sua consapevole salita lungo la scala della verità.
La Chiesa è dunque solidale con l'Università e con i suoi problemi, perché sa di avere bisogno dell'università stessa, affinché la sua fede possa incarnarsi e divenire cultura; e perché la Chiesa afferma che la ricerca della verità fa parte della vocazione stessa dell'uomo, creato da Dio a sua immagine (cfr."Discorso ai Parroci di Roma sulla pastorale universitaria", 8 marzo 1982, vedi sopra, pp. 771ss).
3. Ma se quanto ho detto può riferirsi più generalmente al rapporto fra fede e scienza, fede e cultura, desidero ora riferirlo più specificamente al rapporto fra Chiesa e Università. L'Università si trova oggi infatti, in Italia e in molti altri Paesi del mondo, al centro di alcune tensioni che la sfidano nelle sue ragioni d'essere più profonde e la pongono, a novecento anni dal suo nascere, ancora una volta alla ricerca della sua identità.
La prima di tali tensioni è quella fra la specializzazione delle diverse discipline e l'idea dell'universalità del sapere. Il Concilio Vaticano II ha osservato: "Oggi vi è più difficoltà di un tempo nel ridurre a sintesi le varie discipline del sapere e le arti. Mentre infatti aumenta il volume e la diversità degli elementi che costituiscono la cultura, diminuisce nello stesso tempo la capacità per i singoli uomini di percepirli e di organizzarli organicamente, cosicché l'immagine dell'uomo universale diviene sempre più evanescente" (GS 61). Ora, è proprio caratteristica dell'università, a differenza di altri centri di studio e di ricerca, coltivare una conoscenza universale, non nel senso che essa debba ospitare il ventaglio completo di tutte le discipline, ma nel senso che in essa ogni scienza dev'essere coltivata in spirito di universalità, cioè con la consapevolezza che ognuna, seppure diversa, è così legata alle altre che non è possibile insegnarla al di fuori del contesto, almeno intenzionale, di tutte le altre. Chiudersi è condannarsi, prima o dopo, alla sterilità, è rischiare di scambiare per norma della verità totale un metodo affinato per analizzare e cogliere una sezione particolare della realtà.
perciò la visione della verità che l'uomo moderno attinga attraverso l'avventurosa fatica della ragione non può essere che dinamica e dialogica. Poiché la ragione può cogliere l'unità che lega il mondo e la verità alla loro origine solo all'interno di modi parziali di conoscenza, ogni singola scienza - comprese la filosofia e la teologia - rimane un tentativo limitato che può cogliere l'unità complessa della verità unicamente nella diversità, vale a dire all'interno di un intreccio di saperi aperti e complementari (cfr. "Discorso ai professori e alunni della pubblica Università nella Cattedrale di Colonia", 2; 15 novembre 1980: "Insegnamenti" III, 2 [1980] 1201s).
Ma un modo così vivo e perennemente vigile di incarnare l'ideale dell'universalità nella conoscenza può realizzarsi solo in una Università che sia realmente una comunità di ricerca, un luogo di incontro e di confronto spirituale in umiltà e coraggio, dove gli uomini che amano la conoscenza imparano a rispettarsi, a consultarsi, creando un clima culturale e umano che è lontano tanto dalla specializzazione chiusa ed esasperata, quanto dalla genericità e dal relativismo. I punti di vista parziali si potranno fondere non perché costretti entro un disegno predeterminato, ma perché il vicendevole ascolto e l'assidua frequentazione ne lasceranno intravedere la complementarietà.
4. Una seconda tensione deriva dal ruolo sempre più determinante assunto dalla ricerca scientifica nel mondo di oggi, cosicché essa è oggetto di specifico interesse da parte di chi detiene il potere politico ed economico. Nasce perciò l'interrogativo, anche questo fondamentale per l'Università, del rapporto fra il potere pubblico e la sua politica culturale, o altri poteri presenti nella società, e l'autonoma iniziativa delle istituzioni univesitarie.
Ora, la comunità universitaria dovrà, certamente, sentire responsabilmente le attese della società civile che la circonda; è finito, infatti, il tempo in cui l'Università si poteva concepire quasi come società chiusa in sé. Tali attese concernono sia gli obiettivi delle ricerche affrontate, sia la preparazione degli studenti affinché possano esercitare adeguatamente una professione nella società. E tuttavia mi sembra doveroso affermare ancora una volta il principio della relativa autonomia dell'istituzione universitaria come garanzia della libertà della ricerca. La libertà, infatti, è da sempre condizione essenziale per lo sviluppo di una scienza che conservi la sua intima dignità di ricerca del vero e non venga ridotta a pura funzione, asservita a strumento di un'ideologia, al soddisfacimento esclusivo di fini immediati, di bisogni sociali materiali o di interessi economici, di visuali del sapere umano unicamente ispirate a criteri unilaterali o parziali, propri di interpretazioni tendenziose, e, per ciò stesso, incomplete della realtà.
La scienza tanto più efficacemente può influire sulla prassi quanto più è libera per la verità! La scienza è infatti visione totale dell'uomo e della sua storia, è armonia di sintesi unitaria tra le realtà contingenti e la Verità eterna. Come ha detto il Concilio Vaticano II, "la cultura deve mirare alla perfezione integrale della persona umana, al bene della comunità e di tutta la società umana. perciò è necessario coltivare lo spirito in modo che si sviluppino le facoltà dell'ammirazione, dell'intuizione, della contemplazione, e si diventi capaci di formarsi un giudizio personale, di coltivare il senso religioso, morale e sociale.
Infatti la cultura, scaturendo dalla natura ragionevole e sociale dell'uomo, ha un incessante bisogno della giusta libertà per svilupparsi e le si deve riconoscere la legittima possibilità di esercizio autonomo secondo i propri principi" (GS 59).
Pertanto, un'interpretazione della scienza e della cultura, che volutamente ignori o addirittura mortifichi l'essenza spirituale dell'uomo, la sua aspirazione alla pienezza dell'essere, la sua sete di verità e di assoluto, gli interrogativi che egli si pone di fronte agli enigmi del dolore e della morte, non può soddisfare le più profonde e autentiche esigenze dell'uomo. Essa si esclude da sé dal regno del sapere, cioè dalla "sapienza", che è gusto di conoscenza, maturità dello spirito, anelito di libertà vera, esercizio di criterio e discrezione.
Pur nelle sue necessarie specializzazioni, l'Università potrà perciò svolgere il suo ruolo essenziale nella società solo se riuscirà ad armonizzarlo con un certo distacco critico nei riguardi del sistema dei rapporti con le ideologie transitorie, anche se totalizzanti. La tutela del libero spazio della cultura è uno dei segni più chiari della maturità di una società civile, ma tocca anche alla stessa comunità universitaria dimostrarne in modo convincente la necessità presentando il fascino di quell'umanesimo integrale che da sempre ne ispira gli ideali e che certo risponde tuttora a tante attese segrete dei nostri contemporanei.
5. Devo infine soffermarmi ancora su un terzo e forse ancora più evidente aspetto dei problemi dell'Università. L'accesso allargato alla cultura superiore, fenomeno certamente positivo anche nella società italiana, ha investito le strutture delle vostre istituzioni mettendole a dura prova, e ponendo problemi che riguardano non solo l'organizzazione ma anche il livello e la natura stessa dell'insegnamento universitario ed il suo rapporto con la ricerca scientifica.
Credo perciò necessario riaffermare con forza la dimensione comunitaria dell'Università anche per quanto riguarda il rapporto fra docenti e discenti.
Benché questo sia reso oggi difficile per l'accresciuto numero degli studenti e per la scarsa frequenza alle lezioni in diverse facoltà, l'incontro umano è imprescindibile per la formazione della personalità e quindi perché l'Università continui ad essere in grado di svolgere una missione educativa. L'esperienza insegna come le figure di veri Maestri siano importanti per comunicare non solo il contenuto delle conoscenze e il metodo dello studio, ma anche l'intima passione del vero, l'impegno morale che anima la ricerca.
A tal fine si richiede che i docenti siano essi stessi continuamente in ricerca. Chi insegna ai giovani senza essere più capace di cercare è come chi vuole saziare la loro sete attingendo acqua da una palude invece che alla sorgente. E si richiede allo stesso tempo che i docenti si conservino sempre in atteggiamento di disponibile servizio: la conoscenza non è stata data ad essi per essere conservata come possesso esclusivo o come mezzo di prestigio personale, ma per essere condivisa e partecipata; ed è esperienza di gioia profonda quella di chi, comunicando un bene spirituale come il sapere, vede che esso non diminuisce né si esaurisce, ma si moltiplica, e guadagna sempre più in quella semplicità e chiarezza che è segno della verità.
6. Certamente, ho dovuto limitarmi all'enunciazione di alcuni problemi fondamentali che toccano le vostre preoccupazioni quotidiane e che si presentano come estremamente complessi. Ma troppo grande è la tradizione e l'idea di cui voi siete eredi e troppo grande è la posta in gioco per l'Università e la società in cui essa vive, perché possiate fermarvi di fronte alle difficoltà. Voi oggi, con fantasia e coraggio, come i costruttori delle antiche università, non potete rinunciare al compito di unire dinamicamente ancora una volta, in modo nuovo e adeguato ai tempi moderni, l'approfondimento delle diverse discipline e la tensione verso l'universalità del sapere, l'autonomia necessaria alla libera ricerca e il servizio della società, la ricerca personale e collettiva e l'insegnamento alle giovani generazioni.
In questo compito difficile la Chiesa intende essere presente e collaborare lealmente, nel solo interesse dell'uomo. In passato Pontefici romani e altri insigni ecclesiastici si sono segnalati per le loro benemerenze verso l'Ateneo bolognese; basti ricordare il nome del grande Papa Lambertini e il supporto da lui dato al rinnovamento degli studi superiori in questa città nel XVIII secolo. Oggi è la comunità ecclesiale nel suo insieme che, nello spirito del Concilio Vaticano II, si sente corresponsabile della promozione dei valori umani ed evangelici nella vita della vostra Università. Dall'impegno concreto per l'accoglienza degli studenti provenienti da fuori città, alla animazione di centri e luoghi di incontro e di dialogo culturale - come quello in cui ci troviamo in questo momento presso l'antico convento domenicano -, vi è tutta una gamma di iniziative già esistenti e possibili con cui la comunità cristiana può contribuire ad affrontare i problemi dell'università. C'è soprattutto l'attiva presenza in atteggiamento di ricerca, di dialogo e di testimonianza, dei cristiani, studenti e docenti, che operano nell'Università stessa. Che il loro apporto sia una ricchezza all'interno della comunità di ricerca che voi costituite, cosicché ogni intelligenza aperta riconosca che non è nel vero interesse di nessuno che nelle fucine della cultura manchi il contributo di quella tradizione cattolica che tanta parte ha avuto ed ha nella storia di questo Paese.
E in fondo, nel cuore stesso di quella dinamica che mira alla conoscenza universale e che ispira il vostro lavoro, non nascono forse proprio oggi sempre più frequentemente domande sul senso ultimo della vita e dell'operare umano? Non sono i giovani migliori, che vengono a voi assetati di conoscere, ad interrogarvi sulla legittimità e sul fine della scienza, sui valori morali e spirituali che permetteranno loro di credere nuovamente nella scienza, nella ragione e nel suo buon uso? Se la fede cristiana è una "fides quaerens intellectum", l'intelletto umano è un "intellectus quaerens fidem", un intelletto che per ritrovare la retta fiducia in se stesso deve aprirsi fiducioso ad una verità più grande di se stesso.
Questa verità fatta umana, e quindi non più estranea ad ogni vero umanesimo, è Gesù, il Cristo, la Parola della Verità eterna, che la Chiesa vi annuncia come il suo ultimo contributo per raggiungere il vostro ideale: la conoscenza della verità nella sua intera misura.
1982-04-18 Data estesa: Domenica 18 Aprile 1982
Titolo: Al vertice dei valori l'amore per la verità
Testo:
Signor Sindaco, illustri Signori.
Sono lietissimo di poter fare questa pur breve sosta, nel corso della mia visita a Bologna, nell'"Archiginnasio", ove ebbe la sua originaria sede la gloriosa Università, che da secoli costituisce il vanto di questa Città. Con tale gesto simbolico rendo omaggio a tutte le Università del mondo, le quali hanno qui la loro culla, avendo tratto dall'esperienza culturale avviata fra queste mura il modello umanistico, a cui ispirare le strutture ed i programmi, come anche lo stile di studio e di convivenza dei docenti e degli alunni.
Chi varca questa soglia non può sottrarsi al fascino che promana da un passato, nel quale emergono figure insigni di studiosi e di maestri, di uomini di Chiesa, di politici, di santi, al cui apporto nel campo del pensiero e dell'azione tanto deve la storia del nostro millennio. Qui si sono dati convegno uomini di ogni parte d'Europa, per attingere alle limpide fonti del sapere. Qui sono giunti anche numerosi figli della mia Terra, sospinti dal desiderio di una conoscenza più profonda ed aggiornata, e qui non pochi di loro si sono distinti per l'attiva partecipazione alla vita accademica e per il positivo contributo al progresso degli studi. Basti ricordare fra tutti Nicolo Copernico che, proprio durante il suo soggiorno bolognese, elaboro in organico sistema la geniale intuizione, che rivoluzionava le concezioni tradizionali circa la struttura dell'universo.
Riandando col pensiero a questi Maestri del passato, la cui dedizione appassionata all'investigazione del vero costituisce per ogni tempo una testimonianza esemplare, noi prendiamo più viva coscienza del valore insostituibile che per l'essere umano ha il raggiungimento della verità, ed avvertiamo più urgente l'impegno di fare quanto è in noi perché ulteriori progressi si compiano in questo cammino, che non ha meta definitivamente appagante, se non nella contemplazione della Verità irraggiante dal volto di Dio.
Parlino dunque alle coscienze degli uomini di oggi le voci di quanti hanno speso la loro vita nella nobilissima e spesso estenuante fatica della ricerca e tutti ricordino che non v'è libertà, non dignità personale, non autentico progresso là dove l'amore per la verità non è posto al vertice dei valori per i quali solo vale la pena di vivere e operare, fino all'ultimo respiro.
1982-04-18 Data estesa: Domenica 18 Aprile 1982
Titolo: La forza della verità e dell'amore forma l'uomo nuovo e trasforma il mondo
Testo:
Carissimi giovani di Bologna e di tutta l'Emilia-Romagna!
1. Oggi è la seconda Domenica di Pasqua: l'ottava della Pasqua ci conduce al Cenacolo, "dove si trovavano i discepoli" ed "erano chiuse le porte... per timore dei Giudei".
"Venne Gesù, si fermo in mezzo a loro e disse: Pace a voi"! Proprio con questo saluto proveniente dal Cenacolo desidero salutare voi qui riuniti, che rappresentate la gioventù dell'intera Regione nella varietà delle sue componenti. Tra voi, infatti, ci sono gli studenti e ci sono i lavoratori: alunni delle Università, a cominciare dal famoso "Studium Bononiense"; alunni delle Scuole superiori e medie; giovani che già conoscono - come ha detto testè il vostro portavoce - le soddisfazioni e le fatiche del lavoro. E ci sono anche i componenti di una categoria mista: quella degli studenti-lavoratori, i quali non senza sacrificio hanno assunto l'impegno di prepararsi alla vita con una duplice applicazione. Tutti e ciascuno desidero salutare e chiamare per nome, senza dimenticare i gruppi ed i movimenti a cui appartenete. Venuto in visita pastorale nell'illustre ed a me tanto cara città di Bologna, non poteva né doveva mancare questo speciale incontro con voi, per il quale appare particolarmente adatta questa storica Piazza. Insieme con voi, cari giovani, saluto anche i Vescovi della Regione, con particolare pensiero per il Cardinale Antonio Poma.
Desidero che tutti accogliate questo saluto "Pace a voi" nella pienezza del suo contenuto evangelico ed, al tempo stesso, nella piena eloquenza della nostra contemporaneità. Quanto più difficile si fa oggi nel mondo la "pace", tanto più la Chiesa - cioè noi tutti - ci sentiamo chiamati a servirla "nelle opere e nella verità" (cfr. 1Jn 3,18).
2. "Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi".
Gli apostoli vengono mandati con la stessa missione con la quale Cristo è stato mandato dal Padre. Essi sono inviati in tutto quanto il mondo ad annunciare il Vangelo della pace. Ma ci possiamo chiedere: solo loro? Il Concilio Vaticano II insegna che tutto il Popolo di Dio è chiamato a partecipare alla missione di Cristo: Sacerdote, Profeta e Re (cfr. LG 10-12).
Ciò hanno capito sempre molto bene i giovani delle varie generazioni cristiane. Lo hanno capito, ad esempio, nel secolo scorso anche coloro che proprio qui in Bologna diedero vita alla "Società della Gioventù Cattolica Italiana". Chi non sa che da questa Società, proprio qui a Bologna, ebbe origine, nel 1867, l'Azione Cattolica? A tutti noto è il nome di Giovanni Acquaderni, un giovane nato a Castel san Pietro, il quale, non ancora trentenne, ne fu uno dei fondatori e il primo presidente. Ebbene, quel che allora in risposta al mandato di Cristo tanto animosamente fu fatto, segna un preciso punto di riferimento. Anche se l'epoca, per le particolari circostanze di quegli anni, è profondamente diversa dalla nostra, quel che allora fu fatto - voi capite bene, cari giovani -, costituisce un esempio ed insieme un incitamento. Il coraggio, la fedeltà, l'inventiva, il "senso ecclesiale", dimostrato dal vostro Conterraneo, sollecita le capacità e fa appello anche oggi alle energie giovanili, perché in concreto riprendano la missione di Cristo, continuandola ed attuandola nell'odierno contesto socio-culturale. Voglio dire che come allora, in simil modo l'odierna generazione dei giovani è anch'essa chiamata a partecipare alla missione di Cristo. Il Vaticano II, che ha ricordato questa verità, questo dovere, è il Concilio del nostro secolo.
3. Cristo poi riprese: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". E dopo queste parole alito su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo".
Voi avete ricevuto lo Spirito Santo? Lo avete "accolto"? Sapete bene che cosa vuol dire ricevere ed accogliere lo Spirito? Voi ricordate quel che già si è verificato nella vostra vita, proprio in forza di queste parole di Gesù.
Ricordate, in particolare, i sacramenti del Battesimo, della Cresima, della Penitenza, dell'Eucaristia, nei quali viene conferito o accresciuto il dono dello Spirito. Dovete perciò ricordare che essi appunto sono "sacramenti pasquali", che ci riportano al Cenacolo e, in particolare, a questa parola di Cristo. E ricordate ancora che lo Spirito è un dono, per ottenere il quale è sempre necessaria la preghiera: è con essa che ci si dispone ad accoglierlo come conviene.
Lo Spirito, infatti, ci è dato per partecipare attivamente alla Risurrezione di Cristo: egli è lo Spirito stesso di Cristo, è come l'anima della sua missione e la radice della nostra partecipazione ad essa.
4. Leggiamo a questo proposito: "Se dunque siete risorti con Cristo, / cercate le cose di lassù" (Col 3,1).
Al centro stesso della missione, che Cristo ha ricevuto dal Padre, si trova l'uomo nuovo: l'uomo aperto verso il Padre.
L'uomo "aperto verso il Padre" vuol dire l'uomo che vive nella piena dimensione della sua umanità. Quel "cercare le cose di lassù" è inscritto nella struttura stessa dell'uomo, che vive nella piena dimensione della sua umanità solo quando è capace di "superare" se stesso con la forza della verità e dell'amore.
Proprio a questo fine riceviamo lo Spirito Santo, perché la forza della verità e dell'amore formi la nostra vita interiore ed irradi anche verso l'esterno.
La formazione di tale uomo è, nello stesso tempo, il primo compito, la prima missione di ognuno di noi. Al dono, dunque, che ci viene dall'alto e ci sollecita verso l'alto deve seguire la risposta della nostra volontà, cioè la nostra personale collaborazione.
A seguito di ciò vengono altri compiti: solo dopo che ci è stata tale "formazione" con la forza della stessa verità e dell'amore, deve essere promossa la "trasformazione" del mondo. E', questo, un processo che dalla dimensione personale va verso la dimensione comunitaria. Trasformare il mondo vuol dire per il cristiano, aperto verso il Padre, formato nello Spirito, impegnarsi responsabilmente per elevare ed arricchire del suo stesso dono tutte le realtà e le comunità con cui viene a contatto: la famiglia, anzitutto; poi l'ambiente degli amici, l'ambiente della scuola, il luogo di lavoro, il mondo della cultura, la vita sociale, la vita nazionale.
Compito arduo, certamente, è questo; compito difficile, ma non impari alle energie dei giovani. Anche voi, giovani di Emilia e di Romagna, siete chiamati ad esso: anche a voi si offre il dono dello Spirito per operare quella duplice trasformazione: di voi stessi e del mondo.
Difatti, le caratteristiche e le qualità, che già ricordai nel gennaio scorso parlando ai Vescovi della vostra Regione convenuti a Roma, e cioè "il particolare rilievo culturale, politico ed economico all'interno della Nazione", e poi il culto dei "valori cristiani, ...la lealtà e la proverbiale schiettezza, la fedeltà agli impegni assunti ed alla parola data, la sacralità della famiglia, la laboriosità e la generosità verso i poveri" sono oggettivamente un patrimonio prezioso, che senza alcun dubbio appartiene anche a voi. Erano esse e sono qualità e caratteristiche dei padri, che sicuramente, spontaneamente, quasi per trasmissione ereditaria, sono passate ai figli.
Qui, pertanto, dico nel possesso di queste qualità è la prima risposta positiva a quel che vi ho detto intorno all'impegno di vivere secondo la dimensione dello Spirito e di contribuire, ricchi di questo dono, alla trasformazione del mondo.
5. Perché Cristo, subito dopo le parole "Ricevete lo SpiritoSanto", parla della remissione dei peccati? Egli dice: "A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".
Perché "la remissione" dei peccati suppone la conoscenza e la confessione dei peccati. E l'una e l'altra significa lo sforzo per vivere nella verità e nell'amore. Significa l'azione della "forza della verità e dell'amore", la quale forma l'uomo nuovo e trasforma il mondo.
La contraddizione - è la falsificazione della verità e la simulazione dell'amore. La contraddizione è l'obliterazione della linea di demarcazione tra il bene e il male, è il chiamare umanesimo quel che invece è "il peccato". Fin troppo facili sono, purtroppo, gli esempi che si potrebbero fare a questo riguardo: giustamente oggi si condanna il terrorismo, come attentato e violazione di elementari diritti dell'uomo; si condanna l'uccisione dell'uomo, come cosa manifestamente contraria all'esistenza stessa dell'uomo; nello stesso tempo, pero, il privare della vita l'uomo non-nato viene chiamato "umanesimo", viene considerato "prova di progresso", di emancipazione che sarebbe addirittura conforme all'umana dignità! (Carissimi, non dico queste parole per accusare qualcuno; le dico per manifestare la mia sofferenza).
Non illudiamoci! Noi tutti - ricordatelo sempre, carissimi giovani - dobbiamo avvertire, denunciare, superare simili contraddizioni. Ricordate che soltanto "la verità vi renderà liberi" (Jn 8,32). Soltanto la verità ha la forza di trasformare il mondo nella direzione dell'autentico progresso e del reale "umanesimo". E non chiamiamo le esigenze della verità, della coscienza, della dignità una scelta soltanto "politica": esse sono esigenze supreme e perciò irrinunciabili dell'uomo. Non diminuiamo mai ciò da cui dipende l'essere o il non essere dell'uorno nel profondo della stessa sua umanità.
6. Amici miei! Cristo viene nel cenacolo dei nostri tempi, si presenta in mezzo a voi e dice anche a voi: Ricevete lo Spirito Santo! Che significa ciò? Significa, da una parte, che viviamo in una situazione di rischio (ed anche nell'ambiente socio-culturale, in cui voi vivete, esiste questo pericolo); significa che anche voi, purtroppo, potreste respingere questa forza della verità e dell'amore, con la quale si forma "l'uomo nuovo" e si "trasforma il mondo" a misura della dignità umana e della somiglianza di Dio. In definitiva, ciò vuol dire che anche voi potreste "rattristare lo Spirito Santo" (cfr. Ep 4,30).
Ma ciò significa, d'altra parte, che Cristo ha fiducia in voi. così come egli ebbe fiducia negli Apostoli nonostante la loro debolezza, così come ebbe fiducia in Pietro nonostante i suoi rinnegamenti. Si, Cristo ha fiducia in voi, carissimi giovani dell'Emilia-Romagna! Egli vi offre il suo Spirito, ed è vostro dovere non solo riceverlo, ma anche accoglierlo con apertura di cuore e con grande generosità. Non deludete mai questa fiducia! Già la vostra presenza quest'oggi, che non è certo formale, sta a dimostrare che la fiducia è ben riposta: essa è una prova di disponibilità ed io sono lieto di darvene atto anche a nome della Chiesa.
Chi ha detto che i giovani di oggi sarebbero, a questo riguardo, meno disponibili, cioè meno interessati ed attenti dei giovani del passato? La vostra presenza ed il vostro entusiasmo, carissimi, smentiscono un tale giudizio affrettato e confermano, piuttosto, che c'è in voi, figli di questa nobile Regione italiana, non solo detta attitudine, ma altresi capacità di dialogo, sensibilità ai problemi spirituali, volontà di ascoltare la voce dello Spirito, che come anche oggi vi parla, così non cessa di offrirsi a voi e di donarvi quell'interiore forza per trasformarvi e trasformare. Siate sempre degni della fiducia che Cristo ha in voi! Preghiamo ora Colei che si dimostro degna della più grande fiducia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e che per opera dello Spirito Santo concepi e diede alla luce Cristo. Preghiamo Maria, perché Cristo irradi più ampiamente la forza del suo Spirito per la trasforrnazione del mondo nella verità e nell'amore.
Preghiamo insieme la Madre del Risorto, recitando in suo onore il saluto pasquale: "Regina coeli".
1982-04-18 Data estesa: Domenica 18 Aprile 1982
GPII 1982 Insegnamenti - Alle autorità civili presso porta Saragozza - Bologna