
Udienze 2008 - Mercoledì, 1° ottobre 2008
I offer a warm welcome to the new students of the Pontifical Irish College. May your priestly formation in the Eternal City prepare you to be generous and faithful servants of God’s People in your native land. I also greet the Missionary Sisters of the Society of Mary on the occasion of their General Chapter. Upon all the English-speaking pilgrims, especially those from Ireland, Australia, Japan, Hong Kong, South Korea, Trinidad and Tobago, Canada and the United States, I invoke God’s abundant blessings.
Herzlich grüße ich die Gläubigen aus dem deutschen Sprachraum. Einen besonderen Gruß richte ich an die Pilger aus dem Bistum Essen in Begleitung von Bischof Dr. Felix Genn und den Weihbischöfen. Die Wallfahrt zum 50jährigen Jubiläum eures Bistums sei für euch ein Aufbruch zu einem erneuerten Leben aus dem Glauben. Ebenso begrüße ich den Chor der Deutschen Schule der Borromäerinnen aus Alexandria in Ägypten. – Euch alle bitte ich um euer Gebet für die Weltbischofssynode, die in wenigen Tagen hier in Rom beginnt, damit der Heilige Geist unsere Beratungen leite und das Wort Gottes die Kirche belebe. Der Herr segne euch und eure Familien.
Aos peregrinos de língua portuguesa que vieram de Portugal e do Brasil, saúdo cordialmente com estima e sincero afeto. Seguindo os passos da Catequese de hoje, faço votos por que possais acompanhar, unidos às intenções do Papa, as celebrações e o desenrolar da décima segunda Assembleia Geral Ordinária do Sínodo dos Bispos, subordinada ao tema: “A Palavra de Deus na vida e na missão da Igreja”. ‘Todo Concílio e Sínodo é, com efeito, um evento do Espírito’. Por isso, ajudados pelos dons do Altíssimo, confiamos no sucesso deste significativo acontecimento eclesial. Que Deus vos abençoe!
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los peregrinos y grupos parroquiales venidos de Alemania, Chile, Colombia, España, México y de otros países latinoamericanos. Os invito a que, siguiendo el ejemplo de San Pablo, os dejéis guiar por el Espíritu Santo para comportaros siempre en vuestra vida según la verdad del Evangelio. Que Dios os bendiga.
Saluto in lingua polacca:
Serdeczne pozdrowienie kieruje do obecnych tu Polaków. Bracia i Siostry, pamietajac o slowach swietego Pawla Apostola, ze „królestwo Boze, ... to sprawiedliwosc, pokój i radosc w Duchu Swietym” (por. Rz 14, 17), otwórzmy serca na dzialanie Bozego Ducha. Pelniac czyny milosci blizniego, wzorem Apostolów sluzmy ewangelicznej prawdzie. Z serca blogoslawie wam i waszym bliskim.
Traduzione italiana:
Rivolgo il mio cordiale saluto ai pellegrini polacchi qui presenti. Fratelli e sorelle, ricordando le parole di San Paolo Apostolo che “Il regno di Dio, … è giustificazione e pace e gioia nello Spirito Santo” (cfr. Rm Rm 14,17), apriamo i nostri cuori all’azione dello Spirito del Signore. Compiendo le opere dell’amore del prossimo, sull’esempio degli Apostoli, serviamo la verità evangelica. Benedico di cuore voi tutti e i vostri cari.
Saluto in lingua slovena:
Dobrodošli clani Franciškovega svetnega reda, ki ste prišli z Brezij v Sloveniji. Naj vam bosta to vaše romanje in bližnji praznik vašega zavetnika v pomoc, da boste v preprostosti in veseli zvestobi živeli evangelij. Naj bo z vami moj blagoslov!
Traduzione italiana:
Rivolgo un cordiale benvenuto a voi, membri dell’Ordine Francescano Secolare, che siete venuti da Brezje in Slovenia! Questo vostro pellegrinaggio e la prossima festa del vostro Santo Patrono vi siano d’aiuto affinché possiate vivere il Vangelo nella semplicità e nella gioiosa fedeltà. Vi accompagni la mia Benedizione!
Saluto in lingua slovacca:
So srtsa witam slowenskich putnjikow, osobitnje utschasnjikow Tretjej putje Ordinariatu osbrojenich sil a sborow Slowenskej republiki wedenich biskupom Frantischkom Rabekom ako aj putnjikow s Komarowa a Senza.
Bratja a sestri, v tomto marianskom mesjazi was chzem sweritj Panne Marii. Ona nech was sprewaza pri hljadanji praweho pokoja. Rad schehnam was i wasche rodjini.
Pochwaleni budj Jeschisch Kristus!
Traduzione italiana:
Do un cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente ai partecipanti del Terzo pellegrinaggio dell’Ordinariato militare della Repubblica Slovacca guidato dal suo Vescovo S.E.Mons. František Rábek, come pure ai pellegrini provenienti da Komárov a Senec.
Fratelli e sorelle, in questo mese mariano voglio affidarvi alla Madonna. Ella vi accompagni nella ricerca della vera pace. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
S radošcu pozdravljam hrvatske hodocasnike, osobito clanove Udruge hrvatskih branitelja iz Splita te skupine vjernika iz Barilovickog Cerovca i Duge Rese. Srdacnu dobrodošlicu upucujem i cijenjenom izaslanstvu Federacije Bosne i Hercegovine. Neka vas sve uvijek vodi briga za mir i pravdu te prati i cuva Božji blagoslov. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto con gioia i pellegrini croati, particolarmente i membri dell’Associazione dei difensori croati provenienti da Spalato e i gruppi di fedeli di Barilovicki Cerovac e Duga Resa. Un cordiale benvenuto rivolgo anche alla distinta delegazione della Federazione della Bosnia ed Erzegovina. Sia per voi tutti sempre da guida la cura per la pace e per la giustizia e vi accompagni e protegga la benedizione di Dio. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Missionari della Fede, che celebrano in questi giorni il loro Capitolo Generale e li esorto all’ascolto docile della voce dello Spirito, sorgente della vera comunione. Saluto i Seminaristi del Collegio Mater Ecclesiae, assicurando un ricordo nella preghiera perché possano rispondere con generosità e fedeltà alla chiamata del Signore. Saluto poi la delegazione dei fedeli della diocesi di Velletri-Segni, guidati dal loro pastore Mons. Vincenzo Apicella, qui convenuti per ricambiare la visita, che ho avuto la gioia di compiere un anno fa in quella che fu la mia Diocesi titolare. Cari amici, grazie per l’affetto con cui allora mi avete accolto. Continuiamo a restare uniti spiritualmente nella preghiera e nell’impegno della testimonianza cristiana.
Indirizzo, infine, il mio saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ricordiamo oggi santa Teresa di Gesù Bambino, giovane claustrale di Lisieux, dottore della Chiesa e patrona delle missioni. La sua testimonianza evangelica sostenga voi, cari giovani, nell’impegno di quotidiana fedeltà a Cristo; incoraggi voi, cari malati, a seguire Gesù nel cammino della prova e della sofferenza; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra famiglia il luogo di crescita all’amore verso Dio e i fratelli.
Piazza San Pietro San Paolo (7) Cari fratelli e sorelle,
nelle ultime catechesi su san Paolo ho parlato del suo incontro con il Cristo risorto, che ha cambiato profondamente la sua vita, e poi della sua relazione con i dodici Apostoli chiamati da Gesù – particolarmente con Giacomo, Cefa e Giovanni – e della sua relazione con la Chiesa di Gerusalemme. Rimane adesso la questione su che cosa san Paolo ha saputo del Gesù terreno, della sua vita, dei suoi insegnamenti, della sua passione. Prima di entrare in questa questione, può essere utile tener presente che san Paolo stesso distingue due modi di conoscere Gesù e più in generale due modi di conoscere una persona. Scrive nella Seconda Lettera ai Corinzi: “Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così” (5,16). Conoscere “secondo la carne”, in modo carnale, vuol dire conoscere in modo solo esteriore, con criteri esteriori: si può aver visto una persona diverse volte, conoscerne quindi le fattezze ed i diversi dettagli del comportamento: come parla, come si muove, ecc. Tuttavia, pur conoscendo uno in questo modo, non lo si conosce realmente, non si conosce il nucleo della persona. Solo col cuore si conosce veramente una persona. Di fatto, i farisei e i sadducei hanno conosciuto Gesù in modo esteriore, hanno appreso il suo insegnamento, tanti dettagli su di lui, ma non lo hanno conosciuto nella sua verità. C’è una distinzione analoga in una parola di Gesù. Dopo la Trasfigurazione, egli chiede agli apostoli: “Che cosa dice la gente che io sia?” e “Chi dite voi che io sia?”. La gente lo conosce, ma superficialmente; sa diverse cose di lui, ma non lo ha realmente conosciuto. Invece i Dodici, grazie all’amicizia che chiama in causa il cuore, hanno almeno capito nella sostanza e cominciato a conoscere chi è Gesù. Anche oggi esiste questo diverso modo di conoscenza: ci sono persone dotte che conoscono Gesù nei suoi molti dettagli e persone semplici che non hanno conoscenza di questi dettagli, ma lo hanno conosciuto nella sua verità: “il cuore parla al cuore”. E Paolo vuol dire essenzialmente di conoscere Gesù così, col cuore, e di conoscere in questo modo essenzialmente la persona nella sua verità; e poi, in un secondo momento, di conoscerne i dettagli.
Detto questo rimane tuttavia la questione: che cosa ha saputo san Paolo della vita concreta, delle parole, della passione, dei miracoli di Gesù? Sembra accertato che non lo abbia incontrato durante la sua vita terrena. Tramite gli Apostoli e la Chiesa nascente ha sicuramente conosciuto anche dettagli sulla vita terrena di Gesù. Nelle sue Lettere possiamo trovare tre forme di riferimento al Gesù pre-pasquale. In primo luogo, ci sono riferimenti espliciti e diretti. Paolo parla della ascendenza davidica di Gesù (cfr Rm 1,3), conosce l'esistenza di suoi “fratelli” o consanguinei (1Co 9,5 Ga 1,19), conosce lo svolgimento dell'Ultima Cena (cfr 1Co 11,23), conosce altre parole di Gesù, per esempio circa l'indissolubilità del matrimonio (cfr 1Co 7,10 con Mc 10,11-12), circa la necessità che chi annuncia il Vangelo sia mantenuto dalla comunità in quanto l'operaio è degno della sua mercede (cfr 1Co 9,14 con Lc 10,7); Paolo conosce le parole pronunciate da Gesù nell’Ultima Cena (cfr 1Co 11,24-25 con Lc 22,19-20) e conosce anche la croce di Gesù. Questi sono riferimenti diretti a parole e fatti della vita di Gesù.
In secondo luogo, possiamo intravedere in alcune frasi delle Lettere paoline varie allusioni alla tradizione attestata nei Vangeli sinottici. Per esempio, le parole che leggiamo nella prima Lettera ai Tessalonicesi, secondo cui “come un ladro di notte così verrà il giorno del Signore” (5,2), non si spiegherebbero con un rimando alle profezie veterotestamentarie, poiché il paragone del ladro notturno si trova solo nel Vangelo di Matteo e di Luca, quindi è preso proprio dalla tradizione sinottica. Così, quando leggiamo che “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto...” (1Co 1,27-28), si sente l'eco fedele dell'insegnamento di Gesù sui semplici e sui poveri (cfr Mt 5,3 Mt 11,25 Mt 19,30). Vi sono poi le parole pronunciate da Gesù nel giubilo messianico: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Paolo sa - è la sua esperienza missionaria – come siano vere queste parole, che cioè proprio i semplici hanno il cuore aperto alla conoscenza di Gesù. Anche l'accenno all'obbedienza di Gesù “fino alla morte”, che si legge in Fil 2,8 non può non richiamare la totale disponibilità del Gesù terreno a compiere la volontà del Padre suo (cfr Mc 3,35 Jn 4,34) Paolo dunque conosce la passione di Gesù, la sua croce, il modo in cui egli ha vissuto i momenti ultimi della sua vita. La croce di Gesù e la tradizione su questo evento della croce sta al centro del Kerygma paolino. Un altro pilastro della vita di Gesù conosciuto da san Paolo è il Discorso della Montagna, del quale cita alcuni elementi quasi alla lettera, quando scrive ai Romani: “Amatevi gli uni gli altri... Benedite coloro che vi perseguitano... Vivete in pace con tutti... Vinci il male con il bene...”. Quindi nelle sue Lettere c’è un riflesso fedele del Discorso della Montagna (cfr Mt 5-7).
Infine, è possibile riscontrare un terzo modo di presenza delle parole di Gesù nelle Lettere di Paolo: è quando egli opera una forma di trasposizione della tradizione pre-pasquale alla situazione dopo la Pasqua. Un caso tipico è il tema del Regno di Dio. Esso sta sicuramente al centro della predicazione del Gesù storico (cfr Mt 3,2 Mc 1,15 Lc 4,43). In Paolo si può rilevare una trasposizione di questa tematica, perché dopo la risurrezione è evidente che Gesù in persona, il Risorto, è il Regno di Dio. Il Regno pertanto arriva laddove sta arrivando Gesù. E così necessariamente il tema del Regno di Dio, in cui era anticipato il mistero di Gesù, si trasforma in cristologia. Tuttavia, le stesse disposizioni richieste da Gesù per entrare nel Regno di Dio valgono esattamene per Paolo a proposito della giustificazione mediante la fede: tanto l’ingresso nel Regno quanto la giustificazione richiedono un atteggiamento di grande umiltà e disponibilità, libera da presunzioni, per accogliere la grazia di Dio. Per esempio, la parabola del fariseo e del pubblicano (cfr Lc 18,9-14) impartisce un insegnamento che si trova tale e quale in Paolo, quando insiste sulla doverosa esclusione di ogni vanto nei confronti di Dio. Anche le frasi di Gesù sui pubblicani e le prostitute, più disponibili dei farisei ad accogliere il Vangelo (cfr Mt 21,31 Lc 7,36-50), e le sue scelte di condivisione della mensa con loro (cfr Mt 9,10-13 Lc 15,1-2) trovano pieno riscontro nella dottrina di Paolo sull’amore misericordioso di Dio verso i peccatori (cfr Rm 5,8-10 anche Ep 2,3-5). Così il tema del Regno di Dio viene riproposto in forma nuova, ma sempre in piena fedeltà alla tradizione del Gesù storico.
Un altro esempio di trasformazione fedele del nucleo dottrinale inteso da Gesù si trova nei “titoli” a lui riferiti. Prima di Pasqua egli stesso si qualifica come Figlio dell'uomo; dopo la Pasqua diventa evidente che il Figlio dell’uomo è anche il Figlio di Dio. Pertanto il titolo preferito da Paolo per qualificare Gesù è Kýrios, “Signore” (cfr Ph 2,9-11), che indica la divinità di Gesù. Il Signore Gesù, con questo titolo, appare nella piena luce della risurrezione. Sul Monte degli Ulivi, nel momento dell’estrema angoscia di Gesù (cfr Mc 14,36), i discepoli prima di addormentarsi avevano udito come egli parlava col Padre e lo chiamava “Abbà – Padre”. E’ una parola molto familiare equivalente al nostro “papà”, usata solo da bambini in comunione col loro padre. Fino a quel momento era impensabile che un ebreo usasse una simile parola per rivolgersi a Dio; ma Gesù, essendo vero figlio, in questa ora di intimità parla così e dice: “Abbà, Padre”. Nelle Lettere di san Paolo ai Romani e ai Galati sorprendentemente questa parola “Abbà”, che esprime l’esclusività della figliolanza di Gesù, appare sulla bocca dei battezzati (cfr Rm 8,15 Ga 4,6), perché hanno ricevuto lo “Spirito del Figlio” e adesso portano in sé tale Spirito e possono parlare come Gesù e con Gesù da veri figli al loro Padre, possono dire “Abbà” perché sono divenuti figli nel Figlio.
E finalmente vorrei accennare alla dimensione salvifica della morte di Gesù, quale noi troviamo nel detto evangelico secondo cui “il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45 Mt 20,28). Il riflesso fedele di questa parola di Gesù appare nella dottrina paolina sulla morte di Gesù come riscatto (cfr 1Co 6,20), come redenzione (cfr Rm 3,24), come liberazione (cfr Ga 5,1) e come riconciliazione (cfr Rm 5,10 2Co 5,18-20). Qui sta il centro della teologia paolina, che si basa su questa parola di Gesù.
In conclusione, san Paolo non pensa a Gesù in veste di storico, come a una persona del passato. Conosce certamente la grande tradizione sulla vita, le parole, la morte e la risurrezione di Gesù, ma non tratta tutto ciò come cosa del passato; lo propone come realtà del Gesù vivo. Le parole e le azioni di Gesù per Paolo non appartengono al tempo storico, al passato. Gesù vive adesso e parla adesso con noi e vive per noi. Questo è il modo vero di conoscere Gesù e di accogliere la tradizione su di lui. Dobbiamo anche noi imparare a conoscere Gesù non secondo la carne, come una persona del passato, ma come il nostro Signore e Fratello, che è oggi con noi e ci mostra come vivere e come morire.
Saluti:
Je suis heureux d’accueillir les pèlerins de langue française, particulièrement les servants de messe du Jura pastoral, dans le diocèse de Bâle. Que par son enseignement saint Paul vous aide à mettre la personne du Christ au coeur de votre vie et à reconnaître en elle le salut de Dieu offert à tous ! Avec ma bénédiction apostolique !
I warmly greet all the English-speaking pilgrims, and in a special way, diaconal candidates from the Pontifical North American College with their families: may the grace of Holy Orders enliven you to preach the Gospel of Christ with conviction and love! I also welcome pilgrims from the Diocese of Hamilton, members of Christ Teens Malaysia, ecumenical pilgrims from Norway, as well as visitors from Indonesia, China, Japan, Australia, Sweden, England, Scotland, Ireland, and the Netherlands. God bless you all!
Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Gerne grüße ich die vielen jungen Menschen, besonders die Schüler aus Lippstadt und die Ministranten aus dem Bistum Aachen. Christus ist für uns, die wir durch die Taufe dem Herrn und seiner Kirche angehören, unser Leben. Werden wir nicht müde, unsere Beziehung zu ihm im Gebet, in der Feier der Sakramente und in Werken der Liebe zu vertiefen. Der Herr stärke euch mit seiner Gnade.
Amados peregrinos de língua portuguesa, a minha cordial saudação para todos os presentes, mormente os grupos paroquiais referidos de Itapecerica da Serra, Monte Sião e São Paulo, no Brasil. Bem-vindos a Roma! Pisais terra santa, banhada pelo sangue dos mártires. Quiseram obrigá-los a deixar Cristo para salvarem a vida, mas eles responderam que a sua vida era Cristo; e, certos disso, preferiram Cristo à própria vida. Possa a mesma certeza iluminar a vida de cada um de vós e dos vossos familiares, que de coração abençoo.
Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a las Hermanas Hospitalarias del Sagrado Corazón de Jesús, y a los grupos de Argentina, Ecuador, España, México y otros Países latinoamericanos. Os invito, con san Pablo, a tener los sentimientos de una vida en Cristo. Muchas gracias.
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam Polaków. Witam pielgrzymów ze Szczecina, którzy przygotowuja sie do koronacji figury Matki Bozej Fatimskiej. Jej opiece zawierzam was tu obecnych, wasze rodziny i caly Kosciól w Polsce. Ponawiam prosbe o modlitwe za biskupów zebranych na Synodzie. Pod przewodnictwem Pawla Apostola, patrona tego roku, niech odkrywaja jak cenny jest dla nas skarb Pisma sw. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!
Traduzione italiana:
Saluto i polacchi. Do il benvenuto ai pellegrini provenienti da Szczecin, che si preparano all’incoronamento della statua della Madonna di Fatima. Alla Sua protezione affido voi qui presenti, le vostre famiglie e tutta la Chiesa in Polonia. Rinnovo la mia domanda di pregare per i Vescovi radunati per il Sinodo. Sotto la guida di Paolo Apostolo, patrono di quest’anno, continuino a scoprire com’è prezioso per noi il tesoro della Sacra Scrittura. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua ungherese:
Isten hozta a magyar zarándokokat, különösképpen a székesfehérvári csoportot, a Terézvárosi templom kórusát és a csíkszentgyörgyi híveket. Ma van Magyarok Nagyasszonya ünnepe. Az O közbenjárását kérve, szívbol adom nektek és családjaitoknak apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Un cordiale benvenuto ai pellegrini ungheresi, specialmente al gruppo di Székesfehérvár, al Coro dei Terézváros ed ai fedeli di Ciucsîngeorgiu. Oggi celebrate la festa della Patrona dell’Ungheria, della Magna Domina Hungarorum. Chiedendo la Sua intercessione, di cuore imparto a voi ed alle vostre famiglie la benedizione apostolica!
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovacca:
Zo srdca pozdravujem pútnikov zo Slovenska.
Bratia a sestry, v týchto dnoch sme pozvaní viac uvažovat o Božom Slove v živote a misii Cirkvi. Pozývam vás k modlitbe za Synodu biskupov, ktorá sa zacala minulú nedelu.
Ochotne žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Saluto di cuore i pellegrini provenienti dalla Slovacchia.
Fratelli e sorelle, in questi giorni siamo invitati a riflettere più intensamente sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Vi invito alla preghiera per il Sinodo dei Vescovi, iniziato domenica scorsa.
Volentieri benedico voi ed i vostri cari.Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
Pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a posebno vjernike iz Suboticke biskupije. Poput Svetoga Pavla koji je po osobnom susretu i posredovanju Crkve upoznao Gospodina, posvetivši mu potpuno svoj život, i vi živite intimno zajedništvo s Kristom i njegovom Crkvom. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della Diocesi di Subotica. Come San Paolo che ha conosciuto il Signore attraverso l’incontro personale e la mediazione della Chiesa, dedicandogli totalmente la propria vita, anche voi vivete una comunione intima con Cristo e con la sua Chiesa. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli della diocesi di Savona-Noli, venuti insieme con il loro Pastore, Mons. Vittorio Lupi, e con sacerdoti ed Autorità civili, per ricambiare la visita che ho avuto la gioia di compiere nel maggio scorso, nel ricordo sempre vivo della presenza dell’illustre mio Predecessore Pio VII, a cui la popolazione savonese tributò ripetute testimonianze di affetto. Cari amici, grazie ancora per l’accoglienza che mi avete riservato: vi esorto a proseguire nell’essere generosi testimoni di Cristo.
Rivolgo ora un cordiale pensiero ai partecipanti al pellegrinaggio promosso dalla diocesi di Vigevano e dalle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina Pacis, in occasione della beatificazione del sacerdote Francesco Pianzola. Sapiente predicatore, egli seppe rinnovare i cuori con la luce del Vangelo e la forza dell’Eucaristia, dalla quale attinse quell’ardore di carità che lo fece attento specialmente alle necessità dei giovani, divenendo per loro amico, fratello e padre. Cari amici, imitate l’esempio del nuovo Beato e siate anche voi, come lui, segni luminosi della presenza di Cristo, mediante una convinta fedeltà alla Chiesa. Saluto altresì gli alunni delle Scuole materne della Provincia dell’Aquila e li ringrazio per la loro gioiosa e nutrita presenza.
Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari fratelli e sorelle, il mese di ottobre, dedicato al Santo Rosario, costituisca un’occasione preziosa per valorizzare questa tradizionale preghiera mariana. Vi esorto tutti a recitare il Rosario ogni giorno, abbandonandovi fiduciosi nelle mani di Maria.
Piazza San Pietro San Paolo (8) Cari fratelli e sorelle,
nella catechesi di mercoledì scorso ho parlato della relazione di Paolo con il Gesù pre-pasquale nella sua vita terrena. La questione era: “Che cosa ha saputo Paolo della vita di Gesù, delle sue parole, della sua passione?”. Oggi vorrei parlare dell’insegnamento di san Paolo sulla Chiesa. Dobbiamo cominciare dalla costatazione che questa parola “Chiesa” nell’italiano - come nel francese “Église” e nello spagnolo “Iglesia” - essa è presa dal greco “ekklesía”! Essa viene dall’Antico Testamento e significa l’assemblea del popolo di Israele, convocata da Dio, particolarmente l’assemblea esemplare ai piedi del Sinai. Con questa parola è ora significata la nuova comunità dei credenti in Cristo che si sentono assemblea di Dio, la nuova convocazione di tutti i popoli da parte di Dio e davanti a Lui. Il vocabolo ekklesía fa la sua apparizione per la prima volta sotto la penna di Paolo, che è il primo autore di uno scritto cristiano. Ciò avviene nell’incipit della prima Lettera ai Tessalonicesi, dove Paolo si rivolge testualmente “alla Chiesa dei Tessalonicesi” (cfr poi anche “la Chiesa dei Laodicesi” in Col 4,16). In altre Lettere egli parla della Chiesa di Dio che è in Corinto (1Co 1,2 2Co 1,1), che è in Galazia () – Chiese particolari, dunque – ma dice anche di avere perseguitato “la Chiesa di Dio”: non una determinata comunità locale, ma “la Chiesa di Dio”. Così vediamo che questa parola “Chiesa” ha un significato pluridimensionale: indica da una parte le assemblee di Dio in determinati luoghi (una città, un paese, una casa), ma significa anche tutta la Chiesa nel suo insieme. E così vediamo che “la Chiesa di Dio” non è solo una somma di diverse Chiese locali, ma che le diverse Chiese locali sono a loro volta realizzazione dell’unica Chiesa di Dio. Tutte insieme sono “la Chiesa di Dio”, che precede le singole Chiese locali e si esprime, si realizza in esse.
È importante osservare che quasi sempre la parola “Chiesa” appare con l’aggiunta della qualificazione “di Dio”: non è una associazione umana, nata da idee o interessi comuni, ma da una convocazione di Dio. Egli l’ha convocata e perciò è una in tutte le sue realizzazioni. L’unità di Dio crea l’unità della Chiesa in tutti i luoghi dove essa si trova. Più tardi, nella Lettera agli Efesini, Paolo elaborerà abbondantemente il concetto di unità della Chiesa, in continuità col concetto di Popolo di Dio, Israele, considerato dai profeti come “sposa di Dio”, chiamata a vivere una relazione sponsale con Lui. Paolo presenta l’unica Chiesa di Dio come “sposa di Cristo” nell’amore, un solo corpo e un solo spirito con Cristo stesso. È noto che il giovane Paolo era stato accanito avversario del nuovo movimento costituito dalla Chiesa di Cristo. Ne era stato avversario, perché aveva visto minacciata in questo nuovo movimento la fedeltà alla tradizione del popolo di Dio, animato dalla fede nel Dio unico. Tale fedeltà si esprimeva soprattutto nella circoncisione, nell’osservanza delle regole della purezza cultuale, dell’astensione da certi cibi, del rispetto del sabato. Questa fedeltà gli Israeliti avevano pagato col sangue dei martiri, nel periodo dei Maccabei, quando il regime ellenista voleva obbligare tutti i popoli a conformarsi all’unica cultura ellenistica. Molti israeliti avevano difeso col sangue la vocazione propria di Israele. I martiri avevano pagato con la vita l’identità del loro popolo, che si esprimeva mediante questi elementi. Dopo l’incontro con il Cristo risorto, Paolo capì che i cristiani non erano traditori; al contrario, nella nuova situazione, il Dio di Israele, mediante Cristo, aveva allargato la sua chiamata a tutte le genti, divenendo il Dio di tutti i popoli. In questo modo si realizzava la fedeltà all’unico Dio; non erano più necessari segni distintivi costituiti da norme e osservanze particolari, perché tutti erano chiamati, nella loro varietà, a far parte dell’unico popolo di Dio della “Chiesa di Dio” in Cristo.
Una cosa fu per Paolo subito chiara nella nuova situazione: il valore fondamentale e fondante di Cristo e della “parola” che Lo annunciava. Paolo sapeva che non solo non si diventa cristiani per coercizione, ma che nella configurazione interna della nuova comunità la componente istituzionale era inevitabilmente legata alla “parola” viva, all’annuncio del Cristo vivo nel quale Dio si apre a tutti i popoli e li unisce in un unico popolo di Dio. È sintomatico che Luca negli Atti degli Apostoli impieghi più volte, anche a proposito di Paolo, il sintagma “annunciare la parola” (Ac 4,29 Ac 4,31 Ac 8,25 Ac 11,19 Ac 13,46 Ac 14,25 Ac 16,6 Ac 16,32), con l’evidente intenzione di evidenziare al massimo la portata decisiva della “parola” dell’annuncio. In concreto, tale parola è costituita dalla croce e dalla risurrezione di Cristo, in cui hanno trovato realizzazione le Scritture. Il Mistero pasquale, che ha provocato la svolta della sua vita sulla strada di Damasco, sta ovviamente al centro della predicazione dell’Apostolo (cfr 1Co 2,2 1Co 15,14). Questo Mistero, annunciato nella parola, si realizza nei sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia e diventa poi realtà nella carità cristiana. L’opera evangelizzatrice di Paolo non è finalizzata ad altro che ad impiantare la comunità dei credenti in Cristo. Questa idea è insita nella etimologia stessa del vocabolo ekklesía, che Paolo, e con lui l'intero cristianesimo, ha preferito all’altro termine di “sinagoga”: non solo perché originariamente il primo è più ‘laico’ (derivando dalla prassi greca dell'assemblea politica e non propriamente religiosa), ma anche perché esso implica direttamente l'idea più teologica di una chiamata ab extra, non quindi di un semplice riunirsi insieme; i credenti sono chiamati da Dio, il quale li raccoglie in una comunità, la sua Chiesa.
In questa linea possiamo intendere anche l'originale concetto, esclusivamente paolino, della Chiesa come “Corpo di Cristo”. Al riguardo, occorre avere presente le due dimensioni di questo concetto. Una è di carattere sociologico, secondo cui il corpo è costituito dai suoi componenti e non esisterebbe senza di essi. Questa interpretazione appare nella Lettera ai Romani e nella Prima Lettera ai Corinti, dove Paolo assume un’immagine che esisteva già nella sociologia romana: egli dice che un popolo è come un corpo con diverse membra, ognuna delle quali ha la sua funzione, ma tutte, anche le più piccole e apparentemente insignificanti, sono necessarie perché il corpo possa vivere e realizzare le proprie funzioni. Opportunamente l’Apostolo osserva che nella Chiesa ci sono tante vocazioni: profeti, apostoli, maestri, persone semplici, tutti chiamati a vivere ogni giorno la carità, tutti necessari per costruire l’unità vivente di questo organismo spirituale. L’altra interpretazione fa riferimento al Corpo stesso di Cristo. Paolo sostiene che la Chiesa non è solo un organismo, ma diventa realmente corpo di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia, dove tutti riceviamo il suo Corpo e diventiamo realmente suo Corpo. Si realizza così il mistero sponsale che tutti diventano un solo corpo e un solo spirito in Cristo. Così la realtà va molto oltre l’immagine sociologica, esprimendo la sua vera essenza profonda, cioè l’unità di tutti i battezzati in Cristo, considerati dall’Apostolo “uno” in Cristo, conformati al sacramento del suo Corpo.
Dicendo questo, Paolo mostra di saper bene e fa capire a noi tutti che la Chiesa non è sua e non è nostra: la Chiesa è corpo di Cristo, è “Chiesa di Dio”, “campo di Dio, edificazione di Dio, ... tempio di Dio” (1Co 3,9 1Co 3,16). Quest'ultima designazione è particolarmente interessante, perché attribuisce a un tessuto di relazioni interpersonali un termine che comunemente serviva per indicare un luogo fisico, considerato sacro. Il rapporto tra Chiesa e tempio viene perciò ad assumere due dimensioni complementari: da una parte, viene applicata alla comunità ecclesiale la caratteristica di separatezza e purità che spettava all’edificio sacro, ma, dall'altra, viene pure superato il concetto di uno spazio materiale, per trasferire tale valenza alla realtà di una viva comunità di fede. Se prima i templi erano considerati luoghi della presenza di Dio, adesso si sa e si vede che Dio non abita in edifici fatti di pietre, ma il luogo della presenza di Dio nel mondo è la comunità viva dei credenti.
Un discorso a parte meriterebbe la qualifica di “popolo di Dio”, che in Paolo è applicata sostanzialmente al popolo dell’Antico Testamento e poi ai pagani che erano “il non popolo” e sono diventati anch’essi popolo di Dio grazie al loro inserimento in Cristo mediante la parola e il sacramento. E finalmente un’ultima sfumatura. Nella Lettera a Timoteo Paolo qualifica la Chiesa come «casa di Dio» (1Tm 3,15); e questa è una definizione davvero originale, poiché si riferisce alla Chiesa come struttura comunitaria in cui si vivono calde relazioni interpersonali di carattere familiare. L’Apostolo ci aiuta a comprendere sempre più a fondo il mistero della Chiesa nelle sue diverse dimensioni di assemblea di Dio nel mondo. Questa è la grandezza della Chiesa e la grandezza della nostra chiamata: siamo tempio di Dio nel mondo, luogo dove Dio abita realmente, e siamo, al tempo stesso, comunità, famiglia di Dio, il Quale è carità. Come famiglia e casa di Dio dobbiamo realizzare nel mondo la carità di Dio e così essere, con la forza che viene dalla fede, luogo e segno della sua presenza. Preghiamo il Signore affinché ci conceda di essere sempre più la sua Chiesa, il suo Corpo, il luogo della presenza della sua carità in questo nostro mondo e nella nostra storia.
Saluti:
Je salue tous les pèlerins francophones présents aujourd’hui, en particulier ceux venus de France métropolitaine, de l’Île de la Réunion et du Canada. Que votre prière auprès de la tombe des apôtres Pierre et Paul affermisse votre amour de l’Église, Corps du Christ. Bon pèlerinage à tous !
I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors present at today’s Audience including the members of the English and Welsh Bishops’ Committee for Christian Unity and the representation of government officials from the Philippines. I also greet the Mill Hill missionaries, and school groups present from England and Scotland. May your visit to Rome strengthen your commitment to share God’s word with others. Upon all of you, I invoke the Lord’s blessings of peace and joy.
Herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher, besonders die Gemeinschaft der Marienschule aus Xanten. Der Apostel Paulus hilft uns, das Geheimnis der Kirche besser zu verstehen, die Kirche zu lieben und an ihrem Aufbau verantwortlich mitzuwirken. Er stellt uns die Kirche als Familie vor. Stehen wir den Menschen als Brüder und Schwestern Christi zur Seite. Gott segne euch alle!
Estimados peregrinos e visitantes de língua portuguesa, a minha mais cordial saudação em Cristo Jesus. Convido a todos, na linha da catequese de hoje, a invocar ao Apóstolo Paulo, para que nos ajude a compreender com maior profundidade o mistério da Igreja, sobretudo para amá-la e cooperar responsavelmente na sua edificação. Com estes votos saúdo os grupos de portugueses que vieram da Arquidiocese de Braga, e os brasileiros de Foz do Iguaçu e de São João da Boa Vista. A todos vós e às vossas famílias dou de coração a minha Bênção Apostólica.
Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española. En particular, a los peregrinos y grupos parroquiales venidos de Argentina, Costa Rica, Ecuador, España, México y de otros países latinoamericanos. Que la enseñanza del Apóstol san Pablo nos ayude a comprender mejor el misterio de la Iglesia, así como a amarla y cooperar responsablemente en su edificación. Que Dios os bendiga.
Saluto in lingua polacca:
Serdecznie pozdrawiam Polaków przybylych do grobu Slugi Bozego Jana Pawla II z okazji rocznicy Jego wyboru na Stolice swietego Piotra. Dziekujac za wasza obecnosc, lacze sie z wami w modlitwie przy tym grobie. Pozdrawiam równiez pielgrzymów z Bialegostoku, którzy dziekuja za beatyfikacje ksiedza Michala Sopocki. Z serca wam wszystkim blogoslawie. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i Polacchi venuti al sepolcro del Servo di Dio Giovanni Paolo II, in occasione della Sua elezione alla Sede di Pietro. Ringraziando per la vostra presenza mi unisco spiritualmente a tutti voi nella preghiera presso questo sepolcro. Saluto anche i pellegrini di Bialystok i quali sono qui convenuti in ringraziamento per la beatificazione di Don Michal Sopocko. Vi benedico tutti di cuore. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto in lingua ungherese:
Nagy szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösképpen a tarjáni plébánia híveit. Október hónapját a szent rózsafüzér jegyében töltjük. Fedezzétek föl újra a Szuzanyával való közösséget ezen osi imádság erejével. Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini ungheresi, specialmente i fedeli della parrocchia di Tarján. In questo mese di ottobre, dedicato al Santo Rosario, vi esorto a riscoprire la comunione con la Vergine Maria, in virtù di questa antica preghiera. Con la Benedizione Apostolica!
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua slovacca:
S láskou vítam slovenských pútnikov z Nitry a okolia.
Bratia a sestry, modlitba ruženca je modlitbou spolocenstva. Posilnujte aj vy toto spolocenstvo modlitby s Kristom, jeho Matkou i medzi sebou navzájom. Panna Mária Ružencová nech vám v tom pomáha.
S týmto želaním vás žehnám.
Pochválený bud Ježiš Kristus!
Traduzione italiana:
Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Nitra e dintorni.
Fratelli e sorelle, la preghiera del Rosario è preghiera di comunione. Rafforzate anche voi questa comunione della preghiera con Cristo e la sua Madre e con i fratelli. Vi aiuti in ciò la Madonna del Rosario. Con questo augurio vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua croata:
Srdacnu dobrodošlicu upucujem hrvatskim hodocasnicima, a na poseban nacin župljanima župe Gospe od Andela iz Trogira te skupini vjernika iz Hrvatske katolicke misije u Nizozemskoj. Neka vam vjera u Krista Gospodina bude cvrst oslonac i sigurnost kao što to bijaše Svetome Pavlu. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini croati, in modo particolare ai fedeli della parrocchia della Madonna degli Angeli di Trogir e al gruppo di fedeli della Missione Cattolica Croata in Paesi Bassi. La fede in Cristo Signore sia per voi incrollabile appoggio e certezza come lo era per San Paolo. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli della diocesi di Ischia, venuti con il loro Pastore Mons. Filippo Strofaldi, in occasione della conclusione del sinodo diocesano, evento prezioso di rilancio dell’attività pastorale. Saluto le partecipanti ai Capitoli Generali delle Francescane Missionarie di Maria e delle Serve di Maria Ministre degli Infermi.Care Sorelle, mantenete vivi i vostri rispettivi carismi e continuate con rinnovato slancio di carità sulla via tracciata dai vostri Fondatori. Saluto le Infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, che ricordano il primo centenario di fondazione della loro Associazione e le incoraggio a proseguire nell’impegno di cristiana solidarietà verso il prossimo. Saluto l’Associazione regionale dei Cori pugliesi ed esorto ciascuno a fare del canto uno strumento di lode a Dio e un dono di gioia ai fratelli.
Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Cari amici, celebriamo oggi la festa di santa Teresa d’Avila. Questa grande Santa testimonia a voi cari giovani che l’amore autentico non può essere scisso dalla verità; mostra a voi, cari malati, che la croce di Cristo è mistero di amore redentore; per voi, cari sposi novelli, è modello di fedeltà a Dio, il quale affida ad ognuno una speciale missione.
Piazza San Pietro
Udienze 2008 - Mercoledì, 1° ottobre 2008