Catechismo Chiesa Catt. 1498


L'UNZIONE DEGLI INFERMI


1499 "Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire cosi al bene del popolo di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 11].


I. Suoi fondamenti nell'Economia della Salvezza


La malattia nella vita umana


1500 La malattia e la sofferenza sono sempre state tra i problemi più gravi che mettono alla prova la vita umana. Nella malattia l'uomo fa l'esperienza della propria impotenza, dei propri limiti e della propria finitezza. Ogni malattia può farci intravvedere la morte.


1501 La malattia può condurre all'angoscia, al ripiegamento su di sé, talvolta persino alla disperazione e alla ribellione contro Dio. Ma essa può anche rendere la persona più matura, aiutarla a discernere nella propria vita cio che non è essenziale per volgersi verso cio che lo è. Molto spesso la malattia provoca una ricerca di Dio, un ritorno a lui.


Il malato di fronte a Dio


1502 L'uomo dell'Antico Testamento vive la malattia di fronte a Dio. E' davanti a Dio che egli versa le sue lacrime sulla propria malattia; [Cf Ps 38 ] è da lui, il Signore della vita e della morte, che egli implora la guarigione [Cf Ps 6,3; Is 38 ]. La malattia diventa cammino di conversione [Cf Ps 38,5; 1502 Ps 39,9; Ps 38,12 ] e il perdono di Dio dà inizio alla guarigione [Cf Ps 32,5; Ps 107,20; 1502 Mc 2,5-12 ]. Israele sperimenta che la malattia è legata, in un modo misterioso, al peccato e al male, e che la fedeltà a Dio, secondo la sua Legge, ridona la vita: "perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!" (Ex 15,26). Il profeta intuisce che la sofferenza può anche avere un valore redentivo per i peccati altrui [Cf Is 53,11 ]. Infine Isaia annuncia che Dio farà sorgere per Sion un tempo in cui perdonerà ogni colpa e guarirà ogni malattia [Cf Is 33,24 ].


Cristo-medico


1503 La compassione di Cristo verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere [Cf Mt 4,24 ] sono un chiaro segno del fatto che "Dio ha visitato il suo popolo" (Lc 7,16) e che il Regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati: [Cf Mc 2,5-12 ] è venuto a guarire l'uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno [Cf Mc 2,17 ]. La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge cosi lontano che egli si identifica con loro: "Ero malato e mi avete visitato" (Mt 25,36). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Essa sta all'origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene.


1504 Spesso Gesù chiede ai malati di credere [Cf Mc 5,34; Mc 5,36; Mc 9,23 ]. Si serve di segni per guarire: saliva e imposizione delle mani, [Cf Mc 7,32-36; Mc 8,22-25 ] fango e abluzione [Cf Jn 9,6 s]. I malati cercano di toccarlo [Cf Mc 1,41; Mc 3,10; Mc 6,56 ] "perché da lui usciva una forza che sanava tutti" (Lc 6,19). Cosi, nei sacramenti, Cristo continua a "toccarci" per guarirci.


1505 Commosso da tante sofferenze, Cristo non soltanto si lascia toccare dai malati, ma fa sue le loro miserie: "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie" (Mt 8,17) [Cf Is 53,4 ]. Non ha guarito pero tutti i malati. Le sue guarigioni erano segni della venuta del Regno di Dio. Annunciavano una guarigione più radicale: la vittoria sul peccato e sulla morte attraverso la sua Pasqua. Sulla croce, Cristo ha preso su di sé tutto il peso del male [Cf Is 53,4-6 ] e ha tolto il "peccato del mondo" (Jn 1,29), di cui la malattia non è che una conseguenza. Con la sua passione e la sua morte sulla Croce, Cristo ha dato un senso nuovo alla sofferenza: essa può ormai configurarci a lui e unirci alla sua passione redentrice.


"Guarite gli infermi..."


1506 Cristo invita i suoi discepoli a seguirlo prendendo anch'essi la loro croce [Cf Mt 10,38 ]. Seguendolo, assumono un nuovo modo di vedere la malattia e i malati. Gesù li associa alla sua vita di povertà e di servizio. Li rende partecipi del suo ministero di compassione e di guarigione: "E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano" (Mc 6,12-13).


1507 Il Signore risorto rinnova questo invio (Nel mio nome. . . imporranno le mani ai malati e questi guariranno": Mc 16,17-18) e lo conferma per mezzo dei segni che la Chiesa compie invocando il suo nome. Questi segni manifestano in modo speciale che Gesù è veramente "Dio che salva".


1508 Lo Spirito Santo dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto. Tuttavia, neppure le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Cosi san Paolo deve imparare dal Signore che "ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2Co 12,9), e che le sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui "io completo nella mia carne cio che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).


1509 "Guarite gli infermi!" (Mt 10,8). Questo compito la Chiesa l'ha ricevuto dal Signore e cerca di attuarlo sia attraverso le cure che presta ai malati sia mediante la preghiera di intercessione con la quale li accompagna. Essa crede nella presenza vivificante di Cristo, medico delle anime e dei corpi. Questa presenza è particolarmente operante nei sacramenti e in modo tutto speciale nell'Eucaristia, pane che dà la vita eterna e al cui legame con la salute del corpo san Paolo allude.


1510 La Chiesa apostolica conosce tuttavia un rito specifico in favore degli infermi, attestato da san Giacomo: "Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati" (Jc 5,14-15). La Tradizione ha riconosciuto in questo rito uno dei sette sacramenti della Chiesa [Cf Innocenzo I, Lettera Si instituta ecclesiastica: Denz. -Schönm., 216; Concilio di Fi- renze: ibid. , 1324-1325; Concilio di Trento: ibid., 1695-1696; 1716-1717].


Un sacramento degli infermi


1511 La Chiesa crede e professa che esiste, tra i sette sacramenti, un sacramento destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l'Unzione degli infermi:


Questa unzione sacra dei malati è stata istituita come vero e proprio sacramento del Nuovo Testamento dal Signore nostro Gesù Cristo. Accennato da Marco, è stato raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo, apostolo e fratello del Signore [Concilio di Trento: Denz. - Schönm., 1695; cf Mc 6,13; 1511 Jc 5,14-15 ].


1512 Nella tradizione liturgica, tanto in Oriente quanto in Occidente, si hanno fin dall'antichità testimonianze di unzioni di infermi praticate con olio benedetto. Nel corso dei secoli, l'Unzione degli infermi è stata conferita sempre più esclusivamente a coloro che erano in punto di morte. Per questo motivo aveva ricevuto il nome di "Estrema Unzione". Malgrado questa evoluzione la Liturgia non ha mai tralasciato di pregare il Signore affinché il malato riacquisti la salute, se cio può giovare alla sua salvezza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1696].


1513 La Costituzione apostolica "Sacram unctionem infirmorum" del 30 novembre 1972, in linea con il Concilio Vaticano II [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 73] ha stabilito che, per l'avvenire, sia osservato nel rito romano quanto segue:


Il sacramento dell'Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto - olio di oliva o altro olio vegetale - dicendo una sola volta: "Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo, e liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi" [Paolo VI, Cost. ap. Sacram unctionem infirmorum; cf Codice di Diritto Canonico, 847, 1.].



II. Chi riceve e chi amministra questo sacramento?


In caso di malattia grave. . .


1514 L'Unzione degli infermi "non è il sacramento di coloro soltanto che sono in fin di vita. Percio il tempo opportuno per riceverla si ha certamente già quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia ad essere in pericolo di morte" [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 73; cf Codice di Diritto Canonico, 1004, 1; 1005; 1007; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 738].


1515 Se un malato che ha ricevuto l'Unzione riacquista la salute, puo, in caso di un'altra grave malattia, ricevere nuovamente questo sacramento. Nel corso della stessa malattia il sacramento può essere ripetuto se si verifica un peggioramento. E' opportuno ricevere l'Unzione degli infermi prima di un intervento chirurgico rischioso. Lo stesso vale per le persone anziane la cui debolezza si accentua.


"... chiami a sé i presbiteri della Chiesa"


1516 Soltanto i sacerdoti (vescovi e presbiteri) sono i ministri dell'Unzione degli infermi [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1697; 1719; Codice di Diritto Canonico, 1003; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 739, 1]. E' dovere dei pastori istruire i fedeli sui benefici di questo sacramento. I fedeli incoraggino i malati a ricorrere al sacerdote per ricevere tale sacramento. I malati si preparino a riceverlo con buone disposizioni, aiutati dal loro pastore e da tutta la comunità ecclesiale, che è invitata a circondare in modo tutto speciale i malati con le sue preghiere e le sue attenzioni fraterne.


III. Come si celebra questo sacramento?


1517 Come tutti i sacramenti, l'Unzione degli infermi è una celebrazione liturgica e comunitaria, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 27] sia che abbia luogo in famiglia, all'ospedale o in chiesa, per un solo malato o per un gruppo di infermi. E' molto opportuno che sia celebrata durante l'Eucaristia, memoriale della Pasqua del Signore. Se le circostanze lo consigliano, la celebrazione del sacramento può essere preceduta dal sacramento della Penitenza e seguita da quello dell'Eucaristia. In quanto sacramento della Pasqua di Cristo, l'Eucaristia dovrebbe sempre essere l'ultimo sacramento del pellegrinaggio terreno, il "viatico" per il "passaggio" alla vita eterna.


1518 Parola e sacramento costituiscono un tutto inseparabile. La Liturgia della Parola, preceduta da un atto penitenziale, apre la celebrazione. Le parole di Cristo, la testimonianza degli Apostoli ravvivano la fede del malato e della comunità per chiedere al Signore la forza del suo Spirito.


1519 La celebrazione del sacramento comprende principalmente i seguenti elementi: "i presbiteri della Chiesa" (Jc 5,14) impongono - in silenzio le mani ai malati; pregano sui malati nella fede della Chiesa: [Cf Jc 5,15 ] è l'epiclesi propria di questo sacramento; quindi fanno l'unzione con l'olio, benedetto, possibilmente, dal vescovo.


Queste azioni liturgiche indicano quale grazia tale sacramento conferisce ai malati.


IV. Gli effetti della celebrazione di questo sacramento


1520 Un dono particolare dello Spirito Santo. La grazia fondamentale di questo sacramento è una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia grave o della fragilità della vecchiaia. Questa grazia è un dono dello Spirito Santo che rinnova la fiducia e la fede in Dio e fortifica contro le tentazioni del maligno, cioè contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia di fronte alla morte [Cf He 2,15 ]. Questa assistenza del Signore attraverso la forza del suo Spirito vuole portare il malato alla guarigione dell'anima, ma anche a quella del corpo, se tale è la volontà di Dio [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1325]. Inoltre, "se ha commesso peccati, gli saranno perdonati" (Jc 5,15) [Cf Concilio di Trento: ibid., 1717].


1521 L' unione alla Passione di Cristo. Per la grazia di questo sacramento il malato riceve la forza e il dono di unirsi più intimamente alla passione di Cristo: egli viene in certo qual modo consacrato per portare frutto mediante la configurazione alla Passione redentrice del Salvatore. La sofferenza, conseguenza del peccato originale, riceve un senso nuovo: diviene partecipazione all'opera salvifica di Gesù.


1522 Una grazia ecclesiale. I malati che ricevono questo sacramento, unendosi "spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo", contribuiscono "al bene del popolo di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 11]. Celebrando questo sacramento, la Chiesa, nella comunione dei santi, intercede per il bene del malato. E l'infermo, a sua volta, per la grazia di questo sacramento, contribuisce alla santificazione della Chiesa e al bene di tutti gli uomini per i quali la Chiesa soffre e si offre, per mezzo di Cristo, a Dio Padre.


1523 Una preparazione all'ultimo passaggio. Se il sacramento dell'Unzione degli infermi è conferito a tutti coloro che soffrono di malattie e di infermità gravi, a maggior ragione è dato a coloro che stanno per uscire da questa vita (in exitu vitae constituti"), per cui lo si è anche chiamato "sacramentum exeuntium" [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1698]. L'Unzione degli infermi porta a compimento la nostra conformazione alla Morte e alla Risurrezione di Cristo, iniziata dal Battesimo. Essa completa le sante unzioni che segnano tutta la vita cristiana; quella del Battesimo aveva suggellato in noi la vita nuova; quella della Confermazione ci aveva fortificati per il combattimento di questa vita. Quest'ultima unzione munisce la fine della nostra esistenza terrena come di un solido baluardo in vista delle ultime lotte prima dell'ingresso nella Casa del Padre [Cf ibid., 1694].


V. Il viatico, ultimo sacramento del cristiano


1524 A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre, oltre all'Unzione degli infermi, l'Eucaristia come viatico. Ricevuta in questo momento di passaggio al Padre, la Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo ha un significato e un'importanza particolari. E' seme di vita eterna e potenza di risurrezione, secondo le parole del Signore: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risuscitero nell'ultimo giorno" (Jn 6,54). Sacramento di Cristo morto e risorto, l'Eucaristia è, qui, sacramento del passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre [Cf Jn 13,1 ].


1525 Come i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Eucaristia costituiscono una unità chiamata "i sacramenti dell'iniziazione cristiana", cosi si può dire che la Penitenza, la Sacra Unzione e l'Eucaristia, in quanto viatico, costituiscono, al termine della vita cristiana, "i sacramenti che preparano alla Patria" o i sacramenti che concludono il pellegrinaggio terreno.


In sintesi


1526 "Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio,


nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati" (
Jc 5,14-15).


1527 Il sacramento dell'Unzione degli infermi ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano che sperimenta le difficoltà inerenti allo stato di malattia grave o alla vecchiaia.


1528 Il momento opportuno per ricevere la sacra Unzione è certamente quello in cui il fedele comincia a trovarsi in pericolo di morte per malattia o vecchiaia.


1529 Ogni volta che un cristiano cade gravemente malato, può ricevere la sacra Unzione, come pure quando, dopo averla già ricevuta, si verifica un aggravarsi della malattia.


1530 Soltanto i sacerdoti (presbiteri e vescovi) possono amministrare il sacramento dell'Unzione degli infermi; per conferirlo usano olio benedetto dal vescovo, o, all'occorrenza, dallo stesso presbitero celebrante.


1531 L'essenziale della celebrazione di questo sacramento consiste nell'unzione sulla fronte e sulle mani del malato (nel rito romano) o su altre parti del corpo (in Oriente), unzione accompagnata dalla preghiera liturgica del sacerdote celebrante che implora la grazia speciale di questo sacramento.


1532 La grazia speciale del sacramento dell'Unzione degli infermi ha come effetti:


- l'unione del malato alla passione di Cristo, per il suo bene e per quello di tutta la Chiesa;


- il conforto, la pace e il coraggio per sopportare cristianamente le sofferenze della malattia o della vecchiaia;


- il perdono dei peccati, se il malato non ha potuto ottenerlo con il sacramento della Penitenza;


- il recupero della salute, se cio giova alla salvezza spirituale;


- la preparazione al passaggio alla vita eterna.




PARTE SECONDA - LA CELEBRAZIONE DEL MISTERO CRISTIANO


SEZIONE SECONDA - "I SETTE SACRAMENTI DELLA CHIESA"


CAPITOLO TERZO - I SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNIONE


1533 Il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia sono i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria.


1534 Due altri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio.


1535 In questi sacramenti, coloro che sono già stati consacrati mediante il Battesimo e la Confermazione per il sacerdozio comune di tutti i fedeli, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 11]. Da parte loro, "i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].


Articolo 6




IL SACRAMENTO DELL'ORDINE


1536 L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato.


[Per l'istituzione e la missione del ministero apostolico da parte di Cristo, vedi sotto. Qui si tratta soltanto della via sacramentale attraverso la quale tale ministero viene trasmesso].


I. Perché il nome di sacramento dell'Ordine?


1537 La parola Ordine, nell'antichità romana, designava dei corpi costituiti in senso civile, soprattutto il corpo di coloro che governano. "Ordinatio" - ordinazione - indica l'integrazione in un "ordo" - ordine -. Nella Chiesa ci sono corpi costituiti che la Tradizione, non senza fondamenti scritturistici, [Cf He 5,6; He 7,11; Ps 110,4 ] chiama sin dai tempi antichi con il nome di "taxeis" (in greco), di "ordines": cosi la Liturgia parla dell'"ordo episcoporum" - ordine dei vescovi, - dell'"ordo presbyterorum" - ordine dei presbiteri - dell'"ordo diaconorum" - ordine dei diaconi. Anche altri gruppi ricevono questo nome di "ordo": i catecumeni, le vergini, gli sposi, le vedove. . .


1538 L'integrazione in uno di questi corpi ecclesiali avveniva con un rito chiamato ordinatio, atto religioso e liturgico che consisteva in una consacrazione, una benedizione o un sacramento. Oggi la parola "ordinatio" è riservata all'atto sacramentale che integra nell'ordine dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi e che va al di là di una semplice elezione, designazione, delega o istituzione da parte della comunità, poiché conferisce un dono dello Spirito Santo che permette di esercitare una "potestà sacra" (sacra potestas"), [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 10] la quale non può venire che da Cristo stesso, mediante la sua Chiesa. L'ordinazione è chiamata anche "consecratio" - consacrazione - poiché è una separazione e una investitura da parte di Cristo stesso, per la sua Chiesa. L' imposizione delle mani del vescovo, insieme con la preghiera consacratoria, costituisce il segno visibile di tale consacrazione.


II. Il sacramento dell'Ordine


nell'Economia della Salvezza


Il sacerdozio dell'Antica Alleanza


1539 Il popolo eletto fu costituito da Dio come "un regno di sacerdoti e una nazione santa" (Ex 19,6) [Cf Is 61,6 ]. Ma all'interno del popolo di Israele, Dio scelse una delle dodici tribù, quella di Levi, riservandola per il servizio liturgico; [Cf Nm 1,48-53 ] Dio stesso è la sua parte di eredità [Cf Gs 13,33 ]. Un rito proprio ha consacrato le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza [Cf Ex 29,1-30; Lv 8 ]. In essa i sacerdoti sono costituiti "per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati" [Cf He 5,1 ].


1540 Istituito per annunciare la Parola di Dio [Cf Ml 2,7-9 ] e per ristabilire la comunione con Dio mediante i sacrifici e la preghiera, tale sacerdozio è tuttavia impotente a operare la salvezza, avendo bisogno di offrire continuamente sacrifici e non potendo portare ad una santificazione definitiva, [Cf He 5,3; He 7,27; He 10,1-4 ] che soltanto il sacrificio di Cristo avrebbe operato.


1541 La Liturgia della Chiesa vede tuttavia nel sacerdozio di Aronne e nel servizio dei leviti, come pure nell'istituzione dei settanta "Anziani", [Cf Nm 11,24-25 ] delle prefigurazioni del ministero ordinato della Nuova Alleanza. Cosi, nel rito latino, la Chiesa si esprime nella preghiera consacratoria dell'ordinazione dei vescovi:


O Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. . . Con la parola di salvezza hai dato norme di vita nella tua Chiesa: tu, dal principio, hai eletto Abramo come padre dei giusti, hai costituito capi e sacerdoti per non lasciare mai senza ministero il tuo santuario. . [Pontificale romano, Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 52].


1542 Nell'ordinazione dei sacerdoti, la Chiesa prega:


Signore, Padre santo. . . Nell'Antica Alleanza presero forma e figura vari uffici istituiti per il servizio liturgico. A Mosè e ad Aronne, da te prescelti per reggere e santificare il tuo popolo, associasti collaboratori che li seguivano nel grado e nella dignità. Nel cammino dell'esodo comunicasti a settanta uomini saggi e prudenti lo spirito di Mosè tuo servo, perché egli potesse guidare più agevolmente con il loro aiuto il tuo popolo. Tu rendesti partecipi i figli di Aronne della pienezza del loro padre, perché non mancasse mai nella tua tenda il servizio sacerdotale [Pontificale romano, Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 52].


1543 E nella preghiera consacratoria per l'ordinazione dei diaconi, la Chiesa confessa:


Dio onnipotente. . . Tu hai formato la Chiesa. . . hai disposto che mediante i tre gradi del ministero da te istituito cresca e si edifichi il nuovo tempio, come in antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo [Pontificale romano, Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 52].


L'unico sacerdozio di Cristo


1544 Tutte le prefigurazioni del sacerdozio dell'Antica Alleanza trovano il loro compimento in Cristo Gesù, unico "mediatore tra Dio e gli uomini" (1Tm 2,5). Melchisedek, "sacerdote del Dio altissimo" (Gn 14,18), è considerato dalla Tradizione cristiana come una prefigurazione del sacerdozio di Cristo, unico "sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek" (He 5,10 He 6,20), "santo, innocente, senza macchia" (He 7,26), il quale "con un'unica oblazione. . . ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati" (He 10,14), cioè con l'unico sacrificio della sua croce.


1545 Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo. "Infatti solo Cristo è il vero sacerdote, mentre gli altri sono i suoi ministri" [San Tommaso d'Aquino, In ad Hebraeos, 7, 4].


Due partecipazioni all'unico sacerdozio di Cristo


1546 Cristo, sommo sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa "un Regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre" (Ap 1,6) [Cf Ap 5,9-10; 1P 2,5; 1546 1P 2,9 ].


Tutta la comunità dei credenti è, come tale, sacerdotale. I fedeli esercitano il loro sacerdozio battesimale attraverso la partecipazione, ciascuno secondo la vocazione sua propria, alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re. E' per mezzo dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione che i fedeli "vengono consacrati a formare... un sacerdozio santo" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 10].


1547 Il sacerdozio ministeriale o gerarchico dei vescovi e dei sacerdoti e il sacerdozio comune di tutti i fedeli, anche se "l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo", differiscono tuttavia essenzialmente, pur essendo "ordinati l'uno all'altro" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 10]. In che senso? Mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale - vita di fede, di speranza e di carità, vita secondo lo Spirito - il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani. E' uno dei mezzi con i quali Cristo continua a costruire e a guidare la sua Chiesa. Proprio per questo motivo viene trasmesso mediante un sacramento specifico, il sacramento dell'Ordine.


In persona di Cristo Capo


1548 Nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo Corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di Verità. E' cio che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù del sacramento dell'Ordine, agisce "in persona Christi capitis" - in persona di Cristo Capo: [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 10 LG 28; Id., Sacrosanctum concilium, 33; Id. , Christus Dominus, 11; Id. , Presbyterorum ordinis, 2; 6]


E' il medesimo Sacerdote, Cristo Gesù, di cui realmente il ministro fa le veci. Costui se, in forza della consacrazione sacerdotale che ha ricevuto, è in verità assimilato al Sommo Sacerdote, gode della potestà di agire con la potenza dello stesso Cristo che rappresenta (virtute ac persona ipsius Christi") [Pio XII, Lett. enc. Mediator Dei]. Cristo è la fonte di ogni sacerdozio: infatti il sacerdote della Legge [Antica] era figura di lui, mentre il sacerdote della nuova Legge agisce in persona di lui [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 22, 4].


1549 Attraverso il ministero ordinato, specialmente dei vescovi e dei sacerdoti, la presenza di Cristo quale Capo della Chiesa è resa visibile in mezzo alla comunità dei credenti [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 21]. Secondo la bella espressione di sant'Ignazio di Antiochia, il vescovo è " typos tou Patros ", è come l'immagine vivente di Dio Padre [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Trallianos, 3, 1; cf Epistula ad Magnesios, 6, 1].


1550 Questa presenza di Cristo nel ministro non deve essere intesa come se costui fosse premunito contro ogni debolezza umana, lo spirito di dominio, gli errori, persino il peccato. La forza dello Spirito Santo non garantisce nello stesso modo tutti gli atti dei ministri. Mentre nell'amministrazione dei sacramenti viene data questa garanzia, cosi che neppure il peccato del ministro può impedire il frutto della grazia, esistono molti altri atti in cui l'impronta umana del ministro lascia tracce che non sono sempre il segno della fedeltà al Vangelo e che di conseguenza possono nuocere alla fecondità apostolica della Chiesa.


1551 Questo sacerdozio è ministeriale . "Questo ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo è un vero servizio " [Conc. Ecum. Vat. II, LG 24]. Esso è interamente riferito a Cristo e agli uomini. Dipende interamente da Cristo e dal suo unico sacerdozio ed è stato istituito in favore degli uomini e della comunità della Chiesa. Il sacramento dell'Ordine comunica "una potestà sacra", che è precisamente quella di Cristo. L'esercizio di tale autorità deve dunque misurarsi sul modello di Cristo, che per amore si è fatto l'ultimo e il servo di tutti [Cf Mc 10,43-45; 1P 5,3 ]. "Il Signore ha esplicitamente detto che la sollecitudine per il suo gregge era una prova di amore verso di lui" [San Giovanni Crisostomo, De sacerdotio, 2, 4: PG 48, 635D; cf Jn 21,15-17 ].


"A nome di tutta la Chiesa"


1552 Il sacerdozio ministeriale non ha solamente il compito di rappresentare Cristo - Capo della Chiesa - di fronte all'assemblea dei fedeli; esso agisce anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 33] e soprattutto quando offre il sacrificio eucaristico [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 10].


1553 "A nome di tutta la Chiesa". Cio non significa che i sacerdoti siano i delegati della comunità. La preghiera e l'offerta della Chiesa sono inseparabili dalla preghiera e dall'offerta di Cristo, suo Capo. E' sempre il culto di Cristo nella e per mezzo della sua Chiesa. E' tutta la Chiesa, Corpo di Cristo, che prega e si offre, "per ipsum et cum ipso et in ipso" - per lui, con lui e in lui - nell'unità dello Spirito Santo, a Dio Padre. Tutto il Corpo, "caput et membra" - capo e membra - prega e si offre; per questo coloro che, nel Corpo, sono i ministri in senso proprio, vengono chiamati ministri non solo di Cristo, ma anche della Chiesa. Proprio perché rappresenta Cristo, il sacerdozio ministeriale può rappresentare la Chiesa.


III. I tre gradi del sacramento dell'Ordine


1554 "Il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi" [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 10]. La dottrina cattolica, espressa nella Liturgia, nel magistero e nella pratica costante della Chiesa, riconosce che esistono due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'episcopato e il presbiterato. Il diaconato è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio. Per questo il termine " sacerdos " - sacerdote - designa, nell'uso attuale, i vescovi e i presbiteri, ma non i diaconi. Tuttavia, la dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale (episcopato e presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono tutti e tre conferiti da un atto sacramentale chiamato "ordinazione", cioè dal sacramento dell'Ordine:


Tutti rispettino i diaconi come lo stesso Gesù Cristo, e il vescovo come l'immagine del Padre, e i presbiteri come il senato di Dio e come il collegio apostolico: senza di loro non c'è Chiesa [ Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Trallianos, 3, 1].


L'ordinazione episcopale - pienezza del sacramento dell'Ordine


1555 "Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitano nella Chiesa, secondo la testimonianza della Tradizione, tiene il primo posto l'ufficio di quelli che, costituiti nell'episcopato, per successione che risale all'origine, possiedono i tralci del seme apostolico" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 20].


1556 Per adempiere alla loro alta missione, "gli Apostoli sono stati arricchiti da Cristo con una speciale effusione dello Spirito Santo discendente su loro, ed essi stessi, con l'imposizione delle mani, hanno trasmesso questo dono dello Spirito ai loro collaboratori, dono che è stato trasmesso fino a noi nella consacrazione episcopale" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 20].


1557 Il Concilio Vaticano II insegna che "con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell'Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata il sommo sacerdozio, il vertice ["Summa"] del sacro ministero" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 20].


1558 "La consacrazione episcopale conferisce pure, con l'ufficio di santificare, gli uffici di insegnare e di governare... Infatti... con l'imposizione delle mani e con le parole della consacrazione la grazia dello Spirito Santo viene conferita e viene impresso un sacro carattere, in maniera che i vescovi, in modo eminente e visibile, sostengono le parti dello stesso Cristo Maestro, Pastore e Pontefice, e agiscono in sua persona ["in Eius persona agant"]" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 20]. "Percio i vescovi, per virtù dello Spirito Santo, che loro è stato dato, sono divenuti i veri e autentici maestri della fede, i pontefici e i pastori" [Conc. Ecum. Vat. II, Christus Dominus, 2].


1559 "Uno viene costituito membro del corpo episcopale in virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con i membri" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 22]. Il carattere e la natura collegiale dell'ordine episcopale si manifestano, tra l'altro, nell'antica prassi della Chiesa che per la consacrazione di un nuovo vescovo vuole la partecipazione di più vescovi [Cf ibid]. Per l'ordinazione legittima di un vescovo, oggi è richiesto un intervento speciale del Vescovo di Roma, per il fatto che egli è il supremo vincolo visibile della comunione delle Chiese particolari nell'unica Chiesa e il garante della loro libertà.



1560 Ogni vescovo ha, quale vicario di Cristo, l'ufficio pastorale della Chiesa particolare che gli è stata affidata, ma nello stesso tempo porta collegialmente con tutti i fratelli nell'episcopato la sollecitudine per tutte le Chiese: "Se ogni vescovo è propriamente pastore soltanto della porzione del gregge affidata alle sue cure, la sua qualità di legittimo successore degli Apostoli, per istituzione divina, lo rende solidarmente responsabile della missione apostolica della Chiesa" [Pio XII, Lett. enc. Fidei donum; cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 23; Id., Christus Dominus, 4; 36; 37; Id. , Ad gentes, 5; 6; 38].


1561 Quanto è stato detto spiega perché l'Eucaristia celebrata dal vescovo ha un significato tutto speciale come espressione della Chiesa riunita attorno all'altare sotto la presidenza di colui che rappresenta visibilmente Cristo, Buon Pastore e Capo della sua Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 41; Id. , LG 26].


L'ordinazione dei presbiteri - cooperatori dei vescovi


1562 "Cristo, consacrato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo dei suoi Apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i vescovi, i quali hanno legittimamente affidato, secondo diversi gradi, l'ufficio del loro ministero a vari soggetti nella Chiesa" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 28]. "La [loro] funzione ministeriale fu trasmessa in grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell'Ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell'Ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo" [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 2].


1563 "La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente unita all'Ordine episcopale, partecipa dell'autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio Corpo. Per questo motivo, il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i sacramenti dell'iniziazione cristiana, viene conferito da quel particolare sacramento per il quale i presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo Capo" [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 2].


1564 "I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e dipendendo dai vescovi nell'esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro uniti nell'onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell'Ordine, a immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote, [Cf He 5,1-10; He 7,24; He 9,11-28 ] sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento " [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 28].


1565 In virtù del sacramento dell'Ordine i sacerdoti partecipano alla dimensione universale della missione affidata da Cristo agli Apostoli. "Il dono spirituale che. . . hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara ad una missione limitata e ristretta, bensi a una vastissima e universale missione di salvezza, "fino agli ultimi confini della terra"", [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 10] "pronti nel loro animo a predicare dovunque il Vangelo" [Conc. Ecum. Vat. II, Optatam totius, 20].


1566 Essi "soprattutto esercitano la loro funzione sacra nel culto o assemblea eucaristica, dove, agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo mistero, uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del loro Capo e nel sacrificio della Messa rendono presente e applicano, fino alla venuta del Signore, l'unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 28]. Da questo unico sacrificio tutto il loro ministero sacerdotale trae la sua forza [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 2].


1567 "I presbiteri, saggi collaboratori dell'ordine episcopale e suoi aiuto e strumento, chiamati al servizio del Popolo di Dio, costituiscono col loro vescovo un unico presbiterio, sebbene destinato a uffici diversi. Nelle singole comunità locali di fedeli rendono, per cosi dire, presente il vescovo, cui sono uniti con animo fiducioso e grande, condividono in parte le sue funzioni e la sua sollecitudine e le esercitano con dedizione quotidiana" [ Conc. Ecum. Vat. II, LG 28]. I sacerdoti non possono esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal vescovo e in comunione con lui. La promessa di obbedienza che fanno al vescovo al momento dell'ordinazione e il bacio di pace del vescovo al termine della liturgia dell'ordinazione significano che il vescovo li considera come suoi collaboratori, suoi figli, suoi fratelli e suoi amici, e che, in cambio, essi gli devono amore e obbedienza.


1568 "I presbiteri, costituiti nell'ordine del presbiterato mediante l'ordinazione, sono tutti tra loro uniti da intima fraternità sacramentale; ma in modo speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio sono assegnati sotto il proprio vescovo" [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 8]. L'unità del presbiterio trova un'espressione liturgica nella consuetudine secondo la quale, durante il rito dell'ordinazione, i presbiteri, dopo il vescovo, impongono anch'essi le mani.


L'ordinazione dei diaconi - "per il servizio"


1569 "In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani "non per il sacerdozio, ma per il servizio"" [Conc. Ecum. Vat. II, LG 29; cf Id. , Christus Dominus, 15]. Per l'ordinazione al diaconato soltanto il vescovo impone le mani, significando cosi che il diacono è legato in modo speciale al vescovo nei compiti della sua "diaconia" [Cf Sant'Ippolito di Roma, Traditio apostolica, 8].


1570 I diaconi partecipano in una maniera particolare alla missione e alla grazia di Cristo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 41; Id. , Apostolicam actuositatem, 16]. Il sacramento dell'Ordine imprime in loro un segno (carattere") che nulla può cancellare e che li configura a Cristo, il quale si è fatto "diacono", cioè il servo di tutti [Cf Mc 10,45; 1570 Lc 22,27; San Policarpo di Smirne, Epistula ad Philippenses, 5, 2]. Compete ai diaconi, tra l'altro, assistere il vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell'Eucaristia, distribuirla, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità [Cf Conc. Ecum. Vat. II, LG 29; Id. , Sacrosanctum concilium, 35, 4; Id. , Ad gentes, 16].


1571 Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa latina ha ripristinato il diaconato "come un grado proprio e permanente della gerarchia", [Conc. Ecum. Vat. II, LG 29] mentre le Chiese d'Oriente lo avevano sempre conservato. Il diaconato permanente, che può essere conferito a uomini sposati, costituisce un importante arricchimento per la missione della Chiesa. In realtà, è conveniente e utile che gli uomini che nella Chiesa adempiono un ministero veramente diaconale, sia nella vita liturgica e pastorale, sia nelle opere sociali e caritative "siano fortificati per mezzo dell'imposizione delle mani, trasmessa dal tempo degli Apostoli, e siano più strettamente uniti all'altare, per poter esplicare più fruttuosamente il loro ministero con l'aiuto della grazia sacramentale del diaconato" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 16].



Catechismo Chiesa Catt. 1498