Catechesi 79-2005 31101

Mercoledì, 31 gennaio 2001: Verso cieli nuovi e una terra nuova

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1. La Seconda Lettera di Pietro, ricorrendo ai simboli caratteristici del linguaggio apocalittico in uso nella letteratura giudaica, addita la nuova creazione quasi come un fiore che sboccia dalle ceneri della storia e del mondo (cfr
2P 3,11-13). È un’immagine che sigilla il libro dell’Apocalisse, quando Giovanni proclama: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più” (Ap 21,1). L’apostolo Paolo, nella Lettera ai Romani, descrive la creazione gemente sotto il peso del male, ma destinata ad “essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21).

La Sacra Scrittura inserisce così quasi un filo d’oro in mezzo alle debolezze, miserie, violenze e ingiustizie della storia umana e conduce verso una meta messianica di liberazione e di pace. Su questa solida base biblica, il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che “anche l’universo visibile è destinato ad essere trasformato, ‘affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti’, partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto” (CEC 1047 cfr sant’Ireneo, Adv. haer., 5,32,1). Allora finalmente, in un mondo pacificato, “la sapienza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare” (Is 11,9).

2. Questa nuova creazione, umana e cosmica, è inaugurata con la risurrezione di Cristo, primizia di quella trasfigurazione a cui tutti siamo destinati. Lo afferma Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi: “Prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il Regno a Dio Padre (...). L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte... perché Dio sia tutto in tutti” (1Co 15,23-24 1Co 15,26 1Co 15,28).

Certo, è una prospettiva di fede che talora può essere tentata dal dubbio, nell’uomo che vive nella storia sotto il peso del male, delle contraddizioni e della morte. Già la citata Seconda Lettera di Pietro se ne fa carico, riflettendo l’obiezione di quanti sono sospettosi o scettici o persino “schernitori beffardi” e s’interrogano: “Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione” (2P 3,3-4).

3. È questo l’atteggiamento scoraggiato di coloro che rinunciano ad ogni impegno nei confronti della storia e della sua trasformazione. Essi sono convinti che nulla può mutare, che ogni sforzo è destinato ad essere vanificato, che Dio è assente e per nulla interessato a questo minuscolo punto dell’universo che è la terra. Già nel mondo greco alcuni pensatori insegnavano questa prospettiva e la Seconda Lettera di Pietro forse reagisce anche a questa visione fatalistica dagli evidenti risvolti pratici. Se, infatti, nulla può cambiare, che senso ha sperare? C’è solo da porsi ai margini della vita, lasciando che il movimento ripetitivo delle vicende umane compia il suo perenne ciclo. Su questa scia molti uomini e donne sono ormai accasciati al bordo della storia, privi di fiducia, indifferenti a tutto, incapaci di lottare e di sperare. La visione cristiana è illustrata, invece, in modo limpido da Gesù allorché, “interrogato dai farisei: ‘Quando verrà il Regno di Dio?’, rispose: ‘Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il Regno di Dio è in mezzo a voi!’” (Lc 17,20-21).

4. Alla tentazione di quanti suppongono scenari apocalittici di irruzione del Regno di Dio e di quanti chiudono gli occhi appesantiti dal sonno dell’indifferenza, Cristo oppone la venuta senza clamore dei nuovi cieli e della nuova terra. Tale venuta è simile al nascosto eppur fervido germogliare del seme nella terra (cfr Mc 4,26-29).

Dio, dunque, è entrato nella vicenda umana e nel mondo e procede silenziosamente, attendendo con pazienza l’umanità con i suoi ritardi e condizionamenti. Egli ne rispetta la libertà, la sostiene quando è attanagliata dalla disperazione, la conduce di tappa in tappa e la invita a collaborare al progetto di verità, di giustizia e di pace del Regno. L’azione divina e l’impegno umano devono pertanto intrecciarsi tra loro. “Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall’incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più stringente” (Gaudium et spes GS 34).

5. Si apre, così, davanti a noi un tema di grande rilievo che ha sempre interessato la riflessione e l’opera della Chiesa. Senza cadere negli estremi opposti dell’isolamento sacrale e del secolarismo, il cristiano deve esprimere la sua speranza anche all’interno delle strutture della vita secolare. Se il Regno è divino ed eterno, esso è però seminato nel tempo e nello spazio: è “in mezzo a noi” come dice Gesù.

Il Concilio Vaticano II ha sottolineato con forza questo legame intimo e profondo: “La missione della Chiesa non è soltanto di portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche di permeare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico” (Apostolicam actuositatem AA 5). L’ordine spirituale e quello temporale, “sebbene siano distinti, tuttavia nell’unico disegno divino sono così legati, che Dio stesso intende ricapitolare in Cristo tutto il mondo per formare una nuova creatura, in modo iniziale su questa terra, in modo perfetto nell’ultimo giorno” (ivi).

Animato da questa certezza, il cristiano cammina con coraggio per le strade del mondo cercando di seguire i passi di Dio e collaborando con lui a far nascere un orizzonte in cui “misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno” (Ps 85,11 [84],11).

Saluti:


*****


Rivolgo, ora, un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, desidero ricordare il gruppo di fedeli della Diocesi di Susa, venuti per l'Ordinazione episcopale del loro Vescovo Monsignor Alfonso Badini Confalonieri. Carissimi, stringetevi attorno al nuovo vostro Pastore e sotto la sua guida offrite insieme una rinnovata e generosa testimonianza evangelica.

Il mio pensiero va, infine, come di consueto, ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli.

Oggi la liturgia fa memoria di San Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani, che annunziò dappertutto il messaggio evangelico con instancabile ardore.

L'esempio e l'intercessione di San Giovanni Bosco incoraggi voi, cari giovani, a vivere in modo autentico e coerente la vocazione cristiana; aiuti voi, cari malati, ad offrire le vostre sofferenze in unione a quelle di Cristo per la salvezza dell'umanità e vi renda lieti nella speranza; sostenga voi, cari sposi novelli, nel reciproco impegno di fedeltà, affinché la vostra famiglia sia sempre aperta al dono della vita e dell'autentico amore.






Mercoledì, 7 febbraio 2001: La Chiesa, sposa dell’Agnello, adorna per il suo sposo

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1. Come nell’Antico Testamento la città santa era chiamata con un’immagine femminile “la figlia di Sion”, così nell’Apocalisse di Giovanni la Gerusalemme celeste è raffigurata “come una sposa adorna per il suo sposo” (
Ap 21,2). Il simbolo femminile delinea il volto della Chiesa nelle sue varie fisionomie di fidanzata, sposa, madre, sottolineando così una dimensione d’amore e di fecondità.

Il pensiero corre alle parole dell’apostolo Paolo che, nella Lettera agli Efesini, in una pagina di grande intensità traccia i lineamenti della Chiesa “tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata”, amata da Cristo e modello di ogni nuzialità cristiana (cfr Ep 5,25-32). La comunità ecclesiale, “promessa a un unico sposo” quale vergine casta (cfr 2Co 11,2), si pone in continuità con una concezione fiorita nell’Antico Testamento in pagine sofferte come quelle del profeta Osea (Os 1-3) o di Ezechiele (Ez 16) o attraverso la gioiosa solarità del Cantico dei Cantici.

2. Essere amata da Cristo e amarlo con amore sponsale è costitutivo del mistero della Chiesa. Alla sorgente c’è un atto libero di amore che si effonde dal Padre attraverso Cristo e lo Spirito Santo. Questo amore plasma la Chiesa, irradiandosi su tutte le creature. In questa luce si può dire che la Chiesa è un segno innalzato tra i popoli per testimoniare l’intensità dell’amore divino rivelato in Cristo, specialmente nel dono che egli fa della sua stessa vita (cfr Jn 10,11-15). Perciò, “per mezzo della Chiesa, tutti gli esseri umani - sia donne che uomini - sono chiamati ad essere la ‘sposa’ di Cristo, redentore del mondo” (Mulieris dignitatem MD 25).

La Chiesa deve lasciar trasparire questo amore supremo, ricordando all’umanità - che spesso ha la sensazione di essere sola e abbandonata nelle lande desolate della storia - che non sarà mai dimenticata e priva del calore della tenerezza divina. Isaia afferma in modo toccante: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15).

3. Proprio perché generata dall’amore, la Chiesa effonde amore. Lo fa annunciando il comandamento dell’amarsi gli uni gli altri come Cristo ci ha amati (cfr Jn 15,12), cioè fino al dono della vita: “Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Jn 3,16). Quel Dio che “ci ha amati per primo” (1Jn 4,19) e non ha esitato a consegnare per amore suo Figlio (cfr Jn 3,16) spinge la Chiesa a percorrere “sino alla fine” (cfr Jn 13,1) la via dell’amore. Ed è chiamata a farlo con la freschezza di due sposi che si amano nella gioia della donazione senza riserve e nella generosità quotidiana, sia quando il cielo della vita è primaverile e sereno, sia quando incombono la notte e le nubi dell’inverno dello spirito.

In questo senso si comprende perché l’Apocalisse - nonostante la sua drammatica rappresentazione della storia - sia costantemente percorsa da canti, musiche, liturgie gioiose. Nel paesaggio dello spirito, l’amore è come il sole che illumina e trasfigura la natura che, senza il suo fulgore, rimarrebbe grigia e uniforme.

4. Un’altra dimensione fondamentale nella nuzialità ecclesiale è quella della fecondità.L’amore ricevuto e donato non si chiude nel rapporto sponsale, ma diventa creativo e generante. Nella Genesi che presenta l’umanità fatta ad “immagine e somiglianza di Dio”, si fa significativo riferimento all’essere ‘maschio e femmina’: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gn 1,27).

La distinzione e la reciprocità nella coppia umana sono segno dell’amore di Dio non solo in quanto fondamento di una vocazione alla comunione, ma anche in quanto finalizzate alla fecondità generatrice. Non a caso già il libro della Genesi è scandito dalle genealogie, che sono frutto della generazione e danno origine alla storia al cui interno Dio si svela. Si comprende così come anche la Chiesa, nello Spirito che la anima e la unisce a Cristo suo Sposo, sia dotata di un’intima fecondità, grazie a cui continuamente genera figli di Dio nel battesimo e li fa crescere fino alla pienezza di Cristo (cfr Ga 4,19 Ep 4,13).

5. Sono questi figli che costituiscono quell’“assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli”, destinati ad abitare “il monte Sion e la città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste” (cfr He 12,21-23). Non per nulla le ultime parole dell’Apocalisse sono quelle di un’intensa invocazione indirizzata a Cristo: “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!” (Ap 22,17), “Vieni, Signore Gesù” (ibidem, v. 20). È questa la meta ultima della Chiesa, che avanza fiduciosa nel suo pellegrinaggio storico, pur sentendo spesso accanto a sé, secondo l’immagine dello stesso libro biblico, la presenza ostile e furiosa di un’altra figura femminile, “Babilonia”, la “grande Prostituta” (cfr Ap 17,1 Ap 17,5), che incarna la ‘bestialità’ dell’odio, della morte, della sterilità interiore.

Guardando alla sua meta, la Chiesa coltiva “la speranza del regno eterno, che si attua nella partecipazione alla vita trinitaria. Lo Spirito Santo, dato agli apostoli come consolatore, è il custode e l’animatore di questa speranza nel cuore della Chiesa” (Dominum et vivificantem DEV 66). Chiediamo, allora, a Dio di concedere alla sua Chiesa di essere sempre nella storia la custode della speranza, luminosa come la Donna dell’Apocalisse “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1).

Saluti:

Saluto ai pellegrini provenienti dalla Croazia:
Versione italiana del testo croato:

Saluto cordialmente il gruppo di Studenti liceali di Zagabria e gli altri pellegrini croati.

Carissimi, mentre vi auguro che la luce del Vangelo illumini i passi della vostra vita, volentieri imparto la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi ed alle vostre famiglie.

Siano lodati Gesù e Maria!
*****


Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i Vescovi e i Sacerdoti venuti per l'incontro promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, sul tema "La missione della Chiesa nel nuovo millennio". Carissimi, sono lieto di questa opportunità che vi è offerta per confrontare esperienze ecclesiali di diverse zone del mondo, anche con rappresentanti di altre Confessioni cristiane. Auguro a ciascuno di voi, come pure alla Comunità di Sant'Egidio, che il tesoro di grazia ricevuto nel Grande Giubileo si traduca in rinnovato slancio di santità, di testimonianza e di impegno apostolico.

Saluto inoltre il folto gruppo dell'Associazione Italiana Trapiantati di Fegato, accompagnati da Monsignor Ruotolo, Presidente della Casa Sollievo della Sofferenza, opera di Padre Pio da Pietrelcina. Nel ringraziarvi, cari Fratelli e Sorelle, per questa visita, mi associo a voi nell'auspicare che molti altri malati possano continuare a vivere, grazie ad un maggior numero di donazioni di organi.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, sappiate superare le inevitabili difficoltà del vivere quotidiano e, col vostro generoso impegno, contribuite a costruire un futuro migliore. Voi, cari ammalati, sentitevi buoni samaritani della Chiesa e dell'umanità, seguendo Cristo, che porta su di sé il dolore del mondo. E voi, cari sposi novelli, costruite giorno per giorno la vostra felicità, come esorta l'apostolo Paolo, lieti nella speranza, forti nelle tribolazioni, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli (cfr Rm 12,12-13).






Mercoledì, 14 febbraio 2001: La “ricapitolazione” di tutte le cose in Cristo

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1. Il disegno salvifico di Dio, “il mistero della sua volontà” (
Ep 1,9) concernente ogni creatura, è espresso nella Lettera agli Efesini con un termine caratteristico: “ricapitolare” in Cristo tutte le cose, celesti e terrestri (cfr Ep 1,10). L’immagine potrebbe rimandare anche a quell’asta attorno alla quale si avvolgeva il rotolo di pergamena o di papiro del volumen, recante su di sé uno scritto: Cristo conferisce un senso unitario a tutte le sillabe, le parole, le opere della creazione e della storia.

A cogliere per primo e a sviluppare in modo mirabile questo tema della ‘ricapitolazione’ è sant’Ireneo vescovo di Lione, grande Padre della Chiesa del secondo secolo. Contro ogni frammentazione della storia della salvezza, contro ogni separazione tra Antica e Nuova Alleanza, contro ogni dispersione della rivelazione e dell’azione divina, Ireneo esalta l’unico Signore, Gesù Cristo, che nell’Incarnazione annoda in sé tutta la storia della salvezza, l’umanità e l’intera creazione: “Egli, da re eterno, tutto ricapitola in sé” (Adversus haereses III, 21,9).

2. Ascoltiamo un brano in cui questo Padre della Chiesa commenta le parole dell’Apostolo riguardanti appunto la ricapitolazione in Cristo di tutte le cose. Nell’espressione “tutte le cose” - afferma Ireneo - è compreso l’uomo, toccato dal mistero dell’Incarnazione, allorché il Figlio di Dio “da invisibile divenne visibile, da incomprensibile comprensibile, da impassibile passibile, da Verbo divenne uomo. Egli ha ricapitolato tutto in se stesso, affinché come il Verbo di Dio ha il primato sugli esseri sopracelesti, spirituali e invisibili, allo stesso modo egli l’abbia sugli esseri visibili e corporei. Assumendo in sé questo primato e donandosi come capo alla Chiesa, egli attira tutto in sé” (Adversus haereses III, 16,6). Questo confluire di tutto l’essere in Cristo, centro del tempo e dello spazio, si compie progressivamente nella storia superando gli ostacoli, le resistenze del peccato e del Maligno.

3. Per illustrare questa tensione, Ireneo ricorre all’opposizione, già presentata da san Paolo, tra Cristo e Adamo (cfr Rm 5,12-21): Cristo è il nuovo Adamo, cioè il Primogenito dell’umanità fedele che accoglie con amore e obbedienza il disegno di redenzione che Dio ha tracciato come anima e meta della storia. Cristo deve, quindi, cancellare l’opera di devastazione, le orribili idolatrie, le violenze e ogni peccato che l’Adamo ribelle ha disseminato nella vicenda secolare dell’umanità e nell’orizzonte del creato. Con la sua piena obbedienza al Padre, Cristo apre l’era della pace con Dio e tra gli uomini, riconciliando in sé l’umanità dispersa (cfr Ep 2,16). Egli ‘ricapitola’ in sé Adamo, nel quale tutta l’umanità si riconosce, lo trasfigura in figlio di Dio, lo riporta alla comunione piena con il Padre. Proprio attraverso la sua fraternità con noi nella carne e nel sangue, nella vita e nella morte Cristo diviene ‘il capo’ dell’umanità salvata. Scrive ancora sant’Ireneo: “Cristo ha ricapitolato in se stesso tutto il sangue effuso da tutti i giusti e da tutti i profeti che sono esistiti dagli inizi” (Adversus haereses V, 14,1; cfr V, 14,2).

4. Bene e male sono, quindi, considerati alla luce dell’opera redentrice di Cristo. Essa, come fa intuire Paolo, coinvolge tutto il creato, nella varietà delle sue componenti (cfr Rm 8,18-30). La stessa natura infatti, come è sottoposta al non senso, al degrado e alla devastazione provocata dal peccato, così partecipa alla gioia della liberazione operata da Cristo nello Spirito Santo.

Si delinea, pertanto, l’attuazione piena del progetto originale del Creatore: quello di una creazione in cui Dio e uomo, uomo e donna, umanità e natura siano in armonia, in dialogo, in comunione. Questo progetto, sconvolto dal peccato, è ripreso in modo più mirabile da Cristo, che lo sta attuando misteriosamente ma efficacemente nella realtà presente, in attesa di portarlo a compimento. Gesù stesso ha dichiarato di essere il fulcro e il punto di convergenza di questo disegno di salvezza quando ha affermato: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Jn 12,32). E l’evangelista Giovanni presenta quest’opera proprio come una specie di ricapitolazione, un “riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Jn 11,52).

5. Quest’opera giungerà a pienezza nel compimento della storia, allorché - è ancora Paolo a ricordarlo - “Dio sarà tutto in tutti” (1Co 15,28).

L’ultima pagina dell’Apocalisse - che è stata proclamata in apertura del nostro incontro - dipinge a vivi colori questa meta. La Chiesa e lo Spirito attendono e invocano quel momento in cui Cristo “consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza... L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa (Dio) ha posto sotto i piedi” del suo Figlio (1Co 15,24 1Co 15,26).

Al termine di questa battaglia - cantata in pagine mirabili dall’Apocalisse - Cristo compirà la ‘ricapitolazione’ e coloro che saranno uniti a lui formeranno la comunità dei redenti, che “non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione” (CEC 1045).

La Chiesa, sposa innamorata dell’Agnello, con lo sguardofisso a quel giorno di luce, eleva l’invocazione ardente:“Maranathà” (1Co 16,22), “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20).



Saluti:
TRADUZIONE ITALIANA

Un cordiale benvenuto ai pellegrini delle Parrocchie Prostjov e Hrušovany nad Jevišovkou.

La Chiesa in Europa oggi festeggia i suoi Compatroni, i Santi Cirillo e Metodio. Possano essi diventare per voi una guida all'instaurazione di una "civiltà dell'amore", che deve nascere dalla conversione personale, e cioè dal cuore di ogni singolo cristiano.

Volentieri vi benedico! Sia lodato Gesù Cristo!

* * * * *


Saluto ora i pellegrini presenti. In primo luogo, rivolgo un cordiale pensiero ai partecipanti all'annuale convegno dei Vescovi amici del Movimento dei Focolari, che si svolge presso il "Centro Mariapoli" di Castel Gandolfo. Venerati e cari Fratelli nell'Episcopato, a ciascuno di voi il mio affettuoso saluto e la mia cordiale riconoscenza per questa visita, che mi permette di esprimere apprezzamento per il vostro sforzo di favorire la crescita della comunione in seno alle Conferenze episcopali ed alle comunità diocesane e di incoraggiare un fecondo dialogo con il vasto mondo delle altre religioni. Mentre auguro ogni buon esito al vostro fraterno incontro, lo accompagno con la mia preghiera al Signore e alla Madre dell'unità, affinché vi sostengano nel vostro quotidiano ministero pastorale.

Saluto poi i membri della Fondazione Internazionale Irina Alberti, che promuove diverse iniziative tese a far conoscere la fede e l'impegno dell'illustre studiosa, recentemente scomparsa, nel mondo della cultura e del dialogo ecumenico tra cristianesimo d'Oriente e d'Occidente. Carissimi, nel ringraziarvi della vostra visita, auspico che la vostra attività porti copiosi frutti di bene.

Saluto anche i partecipanti al Corso dello "Studium" per futuri Postulatori e Collaboratori della Congregazione delle Cause dei Santi, ai quali auguro di trarre personale giovamento spirituale, attingendo al grande patrimonio che la Chiesa possiede, quello della santità, e di arricchirlo con la loro personale testimonianza cristiana.

Rivolgo, inoltre, un pensiero ai bambini bielorussi, ospiti del Convento Frati Minori Cappuccini di Fiuggi. Il Signore protegga voi, cari bambini, e quanti vi hanno generosamente accolti.

Saluto, infine, voi, cari giovani, malati e sposi novelli. Oggi celebriamo la festa dei Santi Cirillo e Metodio, apostoli e primi diffusori della fede tra i popoli Slavi. La loro testimonianza aiuti voi, cari giovani, a seguire con generosità il Salvatore del mondo; sia di incoraggiamento per voi, cari malati, nell'unire le vostre sofferenze alla croce di Cristo; sia esempio per voi, cari sposi novelli, a porre il Vangelo come regola fondamentale della vostra vita familiare.





Mercoledì delle Ceneri, 28 febbraio 2001

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1. "Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore".

Risuona nel nostro spirito quest'invito della liturgia, mentre inizia oggi, Mercoledì delle Ceneri, l'itinerario quaresimale. Esso ci condurrà al Triduo pasquale, memoria viva della passione, della morte e della risurrezione del Signore, cuore del mistero della nostra salvezza.

Il sacro tempo della Quaresima, da sempre molto sentito dal popolo cristiano, evoca antichi eventi biblici, quali i quaranta giorni del diluvio universale, preludio del patto di alleanza sancito da Dio con Noè; i quaranta anni del pellegrinaggio di Israele nel deserto verso la terra promessa; i quaranta giorni di permanenza di Mosè sul Monte Sinai, dove ricevette da Jawhé le Tavole della Legge. Il periodo quaresimale ci invita soprattutto a rivivere con Gesù i quaranta giorni da Lui trascorsi nel deserto, pregando e digiunando, prima di intraprendere la sua missione pubblica, che culminerà sul Calvario con il sacrificio della croce, definitiva vittoria sul peccato e sulla morte.

2. "Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai". Sempre assai eloquente è il tradizionale rito dell'imposizione delle ceneri, che oggi si ripete, e suggestive sono le parole che l'accompagnano. Nella sua semplicità, esso evoca la caducità della vita terrena: tutto passa ed è destinato a morire. Noi siamo viandanti in questo mondo, viandanti che non devono dimenticare la loro meta vera e definitiva: il Cielo. Se, infatti, polvere siamo e polvere siamo destinati a diventare, ciononostante non tutto finisce. L'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è per la vita eterna. Ad essa Gesù, morendo sulla croce, ha dischiuso l'accesso per ogni essere umano.

L'intera liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci aiuta a mettere a fuoco questa fondamentale verità di fede e ci stimola ad intraprendere un deciso itinerario di rinnovamento personale. Dobbiamo cambiare modo di pensare e di agire, fissando lo sguardo sul volto di Cristo crocifisso e facendo del suo Vangelo la quotidiana regola di vita. "Convertitevi e credete al Vangelo": sia questo il nostro programma quaresimale, mentre entriamo in un clima di orante ascolto dello Spirito.

3. "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (
Mt 26,41). Lasciamoci guidare da queste parole del Signore, in un deciso sforzo di conversione e di rinnovamento spirituale. Nella vita di ogni giorno si rischia di essere assorbiti da occupazioni e da interessi materiali. La Quaresima è occasione favorevole per un risveglio alla fede autentica, per un recupero salutare del rapporto con Dio e per un impegno evangelico più generoso. I mezzi a nostra disposizione sono quelli di sempre, ma ad essi dobbiamo fare più intenso ricorso in queste settimane: la preghiera, il digiuno e la penitenza, nonché l'elemosina, cioè la condivisione di ciò che possediamo con i bisognosi. Si tratta di un cammino ascetico personale e comunitario, che talora risulta particolarmente arduo a causa dell'ambiente secolarizzato che ci circonda. Ma proprio per questo lo sforzo deve farsi più forte e volitivo.

"Vegliate e pregate". Se questo comando di Cristo vale in ogni tempo, più eloquente ed incisivo appare all'inizio della Quaresima. Accogliamolo con umile docilità. Disponiamoci a tradurlo in gesti pratici di conversione e di riconciliazione con i fratelli. Solo in tal modo la fede si rinvigorisce, la speranza si consolida e l'amore diviene stile di vita che contraddistingue il credente.

4. Frutto di un così coraggioso itinerario ascetico non potrà non essere una maggiore apertura alle necessità del prossimo. Chi ama il Signore non può tener chiusi gli occhi dinanzi a persone e popoli provati dalla sofferenza e dalla miseria. Dopo aver contemplato il volto del Signore crocifisso, come non riconoscerlo e servirlo in chi è nel dolore e nell'abbandono? Gesù stesso, che ci invita a restare con Lui vegliando e pregando, ci chiede anche di amarlo nei nostri fratelli, ricordandoci che "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40). Il frutto di una Quaresima vissuta intensamente sarà pertanto un amore più grande e universale.

Maria, esempio di docile ascolto della voce dello Spirito, ci guidi lungo il cammino penitenziale che oggi intraprendiamo. Ci aiuti a far tesoro di tutte le opportunità che la Chiesa ci offre per poterci preparare degnamente alla celebrazione del Mistero pasquale.

Saluti:

Saluto ai pellegrini della Repubblica Ceca:
Traduzione italiana del saluto in lingua ceca:

Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di Praga.

Oggi, con l'imposizione delle sacre ceneri, stiamo entrando nella Quaresima, tempo prezioso di preghiera e di penitenza, che ci porta alla conversione e all'approfondimento dell'amore verso Dio e verso il prossimo. Cogliamo con profitto questo tempo di grazia!

Vi benedico tutti.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua neerlandese:
Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese:

Di cuore saluto i pellegrini belgi e neerlandesi. Auguro che il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli vi rinnovi interiormente, in particolare durante il periodo di Quaresima, che inizia oggi, il Mercoledì delle Ceneri.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!
*****


Rivolgo ora un caro saluto ai pellegrini di lingua italiana e ringrazio tutti per la loro presenza. Saluto, poi, i giovani, i malati e gli sposi novelli.

L'invito alla conversione, che la Chiesa oggi ci rivolge in modo singolare, costituisce un impegnativo programma di vita cristiana.

Cari giovani, accoglietelo con prontezza e attuatelo con generosa perseveranza.

Voi, cari malati, sorretti dalla preghiera e dal Pane eucaristico, impegnatevi a percorrere l'itinerario quaresimale in comunione profonda con Cristo.

E voi, cari sposi novelli, vivete questo tempo di straordinaria grazia spirituale nell'assiduo ascolto della parola di Dio per essere pronti a testimoniare con fedeltà il Vangelo nella vostra famiglia e nella società.


Appello del Santo Padre per l’Afghanistan:

Una grave emergenza umanitaria si sta profilando in Afghanistan. Giungono allarmanti notizie di innumerevoli vittime fra gli sfollati per la siccità e la guerra civile. Migliaia di persone rischiano di morire di fame e di freddo, soprattutto i bambini, i malati e gli anziani.

Esprimo il mio vivo apprezzamento per gli sforzi delle organizzazioni umanitarie che stanno cercando di portare urgenti aiuti al popolo afghano. Mentre invito la comunità internazionale a non dimenticare questa tragica situazione, auspico che le parti in lotta in una troppo lunga e sanguinosa guerra vogliano disporre un immediato cessate il fuoco, affinché i soccorsi possano raggiungere in tempo le zone più a rischio.







Mercoledì, 14 marzo 2001: Maria icona escatologica della Chiesa

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1. Abbiamo aperto il nostro incontro ascoltando una delle pagine più note dell’Apocalisse di Giovanni. Nella donna incinta, che partorisce un figlio mentre un drago color rosso sangue infuria contro di lei e contro colui che ha generato, la tradizione cristiana, liturgica e artistica, ha visto l’immagine di Maria, la madre di Cristo. Tuttavia, secondo la primaria intenzione dell’autore sacro, se la nascita del bimbo rappresenta l’avvento del Messia, la donna personifica evidentemente il popolo di Dio, sia l’Israele biblico sia la Chiesa. L’interpretazione mariana non contrasta con il senso ecclesiale del testo, giacché Maria è “figura della Chiesa” (
LG 63 cfr sant’Ambrogio, Expos. Lc, II, Lc 7).

Sullo sfondo della comunità fedele si scorge pertanto il profilo della Madre del Messia. Contro Maria e la Chiesa si erge il drago che evoca Satana e il male, come è già indicato dalla simbologia dell’Antico Testamento; il rosso è segno di guerra, di strage, di sangue versato; le “sette teste” coronate indicano un potere immenso, mentre le “dieci corna” rievocano la forza impressionante della bestia descritta dal profeta Daniele (cfr ), anch’essa immagine del potere prevaricatore che imperversa nella storia.

2. Bene e male, dunque, si fronteggiano. Maria, suo Figlio e la Chiesa rappresentano l’apparente debolezza e piccolezza dell’amore, della verità, della giustizia. Contro di loro si scatena la mostruosa energia devastatrice della violenza, della menzogna, dell’ingiustizia. Ma il canto che suggella il brano ci ricorda che il verdetto definitivo è affidato a “la salvezza, la forza, il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo” (Ap 12,10).

Certo, nel tempo della storia la Chiesa può essere costretta a rifugiarsi nel deserto, come l’antico Israele in marcia verso la terra promessa. Il deserto, tra l’altro, è il riparo tradizionale dei perseguitati, è l’ambito segreto e sereno dove è offerta la protezione divina (cfr Gn 21,14-19 1R 19,4-7). In questo rifugio la donna rimane, però, come sottolinea l’Apocalisse (cfr Ap 12,6 Ap 12,14), solo per un periodo limitato. Il tempo dell’angustia, della persecuzione, della prova non è, dunque, indefinito: alla fine verrà la liberazione e sarà l’ora della gloria.

Contemplando questo mistero in prospettiva mariana, possiamo affermare che “Maria, accanto al suo Figlio, è l’icona più perfetta della libertà e della liberazione dell’umanità e del cosmo. È a lei che la Chiesa, di cui ella è madre e modello, deve guardare per comprendere il senso della propria missione nella sua pienezza” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Libertatis conscientia, 22-3-1986, n. 97; cfr Redemptoris Mater, RMA 37).

3. Fissiamo, allora, il nostro sguardo su Maria, icona della Chiesa pellegrina nel deserto della storia, ma protesa alla meta gloriosa della Gerusalemme celeste dove risplenderà come Sposa dell’Agnello, Cristo Signore. Come la celebra la Chiesa d’Oriente, la Madre di Dio è l’Odighitria, colei che “indica la via”, cioè Cristo, unico mediatore per incontrare in pienezza il Padre. Un poeta francese vede in lei “la creatura nel suo primo onore e nel suo sboccio finale, com’è uscita da Dio nel mattino del suo splendore originale” (P. Claudel, La Vierge à midi, ed. Pléiade, p. 540).

Nella sua Immacolata Concezione Maria è il modello perfetto della creatura umana che colmata fin dall’inizio da quella grazia divina che sostiene e trasfigura la creatura (cfr Lc 1,28), sceglie sempre, nella sua libertà, la via di Dio. Nella sua gloriosa Assunzione al cielo Maria è, invece, l’immagine della creatura chiamata da Cristo risorto a raggiungere, al termine della storia, la pienezza della comunione con Dio nella risurrezione per un’eternità beata. Per la Chiesa che spesso sente il peso della storia e l’assedio del male, la Madre di Cristo è l’emblema luminoso dell’umanità redenta e avvolta dalla grazia che salva.

4. La meta ultima della vicenda umana si avrà quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Co 15,28) e - come annunzia l’Apocalisse - il “mare non ci sarà più” (Ap 21,1), cioè il segno del caos distruttore e del male sarà finalmente eliminato. Allora la Chiesa si presenterà a Cristo come “la Sposa adorna per il suo Sposo” (Ap 21,2). Sarà quello il momento dell’intimità e dell’amore senza incrinature. Ma già ora, proprio guardando alla Vergine Assunta in cielo, la Chiesa pregusta la gioia che le sarà data in pienezza alla fine dei tempi. Nel pellegrinaggio di fede lungo la storia, Maria accompagna la Chiesa come “modello della comunione ecclesiale nella fede, nella carità e nell’unione con Cristo. Eternamente presente nel mistero di Cristo, ella è, in mezzo agli apostoli, nel cuore stesso della Chiesa nascente e della Chiesa di tutti i tempi. Infatti, la Chiesa fu congregata nella parte alta del cenacolo con Maria, che era la madre di Gesù e con i fratelli di lui. Non si può, dunque, parlare di Chiesa se non vi è presente Maria, la madre del Signore, con i fratelli di lui” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Communionis notio, 28-5-1992, n. 19; cfr Cromazio di Aquileia, Sermo 30,1).

5. Cantiamo, allora, il nostro inno di lode a Maria, immagine dell’umanità redenta, segno della Chiesa che vive nella fede e nell’amore, anticipando la pienezza della Gerusalemme celeste. “Il genio poetico di sant’Efrem Siro, definito ‘la cetra dello Spirito Santo’, ha cantato instancabilmente Maria, lasciando un’impronta tuttora viva in tutta la tradizione della Chiesa siriaca” (Redemptoris Mater RMA 31). È lui a delineare Maria come icona di bellezza: “Essa è santa nel suo corpo, bella nel suo spirito, pura nei suoi pensieri, sincera nella sua intelligenza, perfetta nei suoi sentimenti, casta, ferma nei suoi propositi, immacolata nel suo cuore, eminente, colma di tutte le virtù” (Inni alla Vergine Maria 1,4; ed. Th. J. Lamy, Hymni de B. Maria, Malines 1886, t. 2, col. 520). Questa immagine rifulga al centro di ogni comunità ecclesiale quale perfetto riflesso di Cristo e sia come segno elevato tra i popoli, come “città collocata sopra un monte” e “lucerna sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti” (cfr Mt 5,14-15).

Saluti:

Saluto in lingua croata
Traduzione del saluto in lingua croata:

Saluto cordialmente il Coro della Parrocchia della Madonna della Salute di Split e gli altri pellegrini croati. Carissimi, nell’auspicare per tutti una Quaresima ricca di frutti di conversione e di carità, per giungere rinnovati alla Festa pasquale, volentieri imparto la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi ed alle vostre famiglie. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua ceca:
Traduzione del saluto in lingua ceca:

Rivolgo un cordiale benvenuto al gruppo di pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, in particolare da Brno. Carissimi, vi ringrazio per la vostra visita ed auspico che il tempo quaresimale rafforzi ancor più la vostra adesione a Cristo e l’impegno di testimonianza evangelica. Con questi pensieri di cuore invoco su di voi e sui vostri cari in patria copiose benedizioni dal cielo.

Saluto ai pellegrini ungheresi:
Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese:

Saluto cordialmente i fedeli ungheresi da Budapest, e da altre zone di lingua ungherese.
Augurando un proficuo lavoro imparto di cuore a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto ai pellegrini di lingua slovacca:
Versione italiana del saluto in lingua slovacca:

Saluto di cuore il gruppo di pellegrini slovacchi provenienti da Námestovo. Fratelli e Sorelle, la Quaresima ci invita alla conversione attraverso l'ascolto della parola di Dio, la preghiera e l'esercizio delle opere di misericordia. Perché possiate vivere una tale Quaresima, imparto volentieri la mia benedizione a voi ed ai vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!
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Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto, in particolare, il gruppo volontari "Mar Youssef" amici di Terra Santa di Busto Arsizio, venuti per ricordare il decimo anniversario di fondazione; come pure i membri della Società "Cedacrinord", che celebrano il venticinquesimo anniversario di istituzione.

Saluto anche i fedeli della Parrocchia San Rocco di Padergnone in Rodengo Saiano, e ben volentieri benedico la prima pietra per la costruzione della nuova chiesa, che sarà dedicata a Cristo Risorto.

Mi rivolgo, poi, all’Associazione Medici Cattolici Italiani della sezione di Pistoia, per incoraggiarli nel loro prezioso servizio alla vita, fondamentale valore nel quale si rispecchiano la sapienza e l’amore di Dio. Il rispetto della vita dal concepimento fino al naturale declino è criterio decisivo per valutare la civiltà di un popolo. Auguri dunque, cari Medici cattolici, di generoso impegno nella vostra nobile missione. Saluto poi i responsabili dell’opera parrocchiale "Piccola Fraternità" di Grezzana in Verona, ed i militari del duecento trentacinquesimo Reggimento Fanteria "Piceno", da Ascoli Piceno. Carissimi, nell’esortarvi ad una coerente testimonianza cristiana, tutti benedico con affetto.

Rivolgo, infine, un cordiale saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, incoraggiandoli a proseguire com impegno nell’itinerario quaresimale. La grazia di questo tempo aiuti voi, cari giovani, a riscoprire il dono della sequela di Cristo e ad imitare l’adesione filiale di Gesù alla volontà del Padre.

Esorto voi, cari malati, a sostenere, con la preghiera e con l’offerta della vostra sofferenza, il cammino quaresimale che la Chiesa sta compiendo.

Per voi, cari sposi novelli, formulo l’auspicio di mettere il Signore al centro della vostra famiglia: Egli cammini con voi, così da rendervi sempre testimoni credibili del suo amore, in ogni ambito della vita.








Catechesi 79-2005 31101