Catechesi 79-2005 60601

Mercoledì 6 giugno 2001: “Solo a Dio l’onore e la gloria”: Cantico 1Cr 29 Lodi lunedì 1a settimana

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Cantico: 1Ch 29,10-13



1. “Sii benedetto, Signore, Dio di Israele, nostro Padre” (1Ch 29,10). Questo intenso cantico di lode, che il primo libro delle Cronache pone sulle labbra di Davide, ci fa rivivere l’esplosione di gioia con cui la comunità dell’antica alleanza salutò i grandi preparativi fatti in vista della costruzione del tempio, frutto di un impegno comune del re e di tanti che si erano prodigati con lui. Avevano quasi gareggiato in generosità, perché questo esigeva una dimora che non era “destinata a un uomo, ma al Signore Dio” (1Ch 29,1).

Rileggendo dopo secoli quell’evento, il Cronista intuisce i sentimenti di Davide e quelli di tutto il popolo, la loro gioia e la loro ammirazione per quanti avevano dato il loro contributo: “Il popolo gioì per la loro generosità, perché le offerte erano fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gioì vivamente” (1Ch 29,9).

2. Tale è il contesto in cui nasce il cantico. Ma esso non si sofferma che brevemente sulla soddisfazione umana, per porre subito al centro dell’attenzione la gloria di Dio: “Tua, Signore, è la grandezza… tuo è il regno…”. La grande tentazione che sta sempre in agguato, quando si realizzano opere per il Signore, è quella di mettere al centro se stessi, quasi sentendosi creditori di Dio. Davide invece attribuisce tutto al Signore. Non è l’uomo, con la sua intelligenza e la sua forza, l’artefice primo di quanto si è realizzato, ma Dio stesso.

Davide esprime così la profonda verità che tutto è grazia. In certo senso, quanto è stato messo a disposizione per il tempio, non è che la restituzione, oltretutto estremamente esigua, di quanto Israele ha ricevuto nell’inestimabile dono dell’alleanza stipulata da Dio con i Padri. Nella stessa linea Davide dà merito al Signore di tutto ciò che ha costituito la sua fortuna, sia in campo militare che politico ed economico. Tutto viene da Lui!

3. Di qui lo slancio contemplativo di questi versetti. Sembra che all’autore del Cantico non bastino le parole, per confessare la grandezza e la potenza di Dio. Egli lo guarda innanzitutto nella speciale paternità mostrata a Israele, “nostro padre”. È questo il primo titolo che esige la lode “ora e sempre”.

Nella recita cristiana di queste parole non possiamo non ricordare che questa paternità si è rivelata in modo pieno nell’incarnazione del Figlio di Dio. È lui, e solo lui, che può parlare a Dio chiamandolo, in senso proprio e affettuosamente, “Abbà” (Mc 14,36). Al tempo stesso, attraverso il dono dello Spirito, ci viene partecipata, la sua filiazione che ci rende “figli nel Figlio”. La benedizione dell’antico Israele per Dio Padre acquista per noi l’intensità che Gesù ci ha manifestato insegnandoci a chiamare Dio “Padre nostro”.

4. Lo sguardo dell’autore biblico si allarga poi dalla storia della salvezza al cosmo intero, per contemplare la grandezza di Dio creatore: “Tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo”. E ancora: “Tu ti innalzi sovrano su ogni cosa”. Come nel Salmo 8, l’orante del nostro Cantico alza il capo verso la distesa sterminata dei cieli, allarga poi lo sguardo stupito sull’immensità della terra, e tutto vede sottoposto al dominio del Creatore. Come esprimere la gloria di Dio? Le parole si accavallano, in una sorta di incalzare mistico: grandezza, potenza, gloria, maestà, splendore; e poi ancora forza e potenza. Tutto ciò che di bello e di grande l’uomo sperimenta, deve essere riferito a Colui che è all’origine di ogni cosa e tutto governa. L’uomo sa che quanto possiede è dono di Dio, come sottolinea Davide proseguendo nel Cantico: “E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Ora tutto proviene da te; noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l’abbiamo ridato” (1Ch 29,14).

5. Questo sfondo della realtà come dono di Dio, ci aiuta a coniugare i sentimenti di lode e di riconoscenza del Cantico con l’autentica spiritualità “offertoriale” che la liturgia cristiana ci fa vivere soprattutto nella celebrazione eucaristica. È quanto emerge dalla duplice preghiera con cui il sacerdote offre il pane e il vino destinati a diventare il Corpo e Sangue di Cristo: “Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, lo presentiamo a te perché diventi per noi cibo di vita eterna”. La preghiera è ripetuta per il vino. Analoghi sentimenti sono suggeriti sia dalla Divina Liturgia bizantina che dall’antico Canone Romano,quando nell’anamnesi eucaristica esprimono la consapevolezza di offrire in dono a Dio le cose da Lui ricevute.

6. Un’ultima applicazione di questa visione di Dio è compiuta dal Cantico guardando all’esperienza umana della ricchezza e del potere. Entrambe queste dimensioni erano emerse mentre Davide predisponeva il necessario per costruire il tempio. Poteva essere una tentazione per lui stesso quella che è una tentazione universale: agire come se si fosse arbitri assoluti di ciò che si possiede, farne motivo di orgoglio e di sopruso verso gli altri. La preghiera scandita in questo Cantico riporta l’uomo alla sua dimensione di “povero” che tutto riceve.

I re di questa terra non sono allora che immagine della regalità divina: “Tuo è il regno, Signore”. I facoltosi non possono dimenticare l’origine dei propri beni: “Da te provengono ricchezza e gloria”. I potenti devono saper riconoscere in Dio, la sorgente “di ogni grandezza e potere”. Il cristiano è chiamato a leggere queste espressioni, contemplando con esultanza Cristo risorto, glorificato da Dio “al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione” (Ep 1,21). Cristo è il vero Re dell’universo.

Saluti:

Saluto in lingua ungherese:
Traduzione del saluto in lingua ungherese:

Saluto cordialmente i fedeli ungheresi.

Sono lieto di vedervi qui a Roma, presso la tomba di san Pietro. Mi auguro che da questo pellegrinaggio riportiate anche nelle vostre case un arricchimento di fede e un maggiore amore e fedeltà a Cristo.

Di cuore imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua croata:
Traduzione del saluto in lingua croata:

Cari Fratelli e Sorelle, la lode e il ringraziamento che l'uomo è chiamato a dare a Dio in ogni momento della propria vita, continuano ad inalzarsi nella Chiesa. Tale lode e ringraziamento sono il fulcro della preghiera cristiana, suscitata dallo Spirito Santo e rivolta al Padre per il Figlio e con Lui.

Saluto di cuore i fedeli delle Missioni Cattoliche Croate di Neu-Ulm e di Augsburg e gli altri pellegrini croati. Imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua ceca:
Traduzione del saluto in lingua ceca:

Un cordiale benvenuto al gruppo dei pellegrini di „eské Budjovice qui giunti per incontrare il Successore di Pietro. Possa questo pellegrinaggio arricchire la vostra fede e l'amore per la Chiesa di Cristo.

Di cuore vi saluto, vi ringrazio per essere venuti e vi benedico!

Saluto in lingua neerlandese:
Traduzione italiana del saluto in lingua neerlandese:

Adesso vorrei salutare i pellegrini neerlandesi e belgi. Auguro che la vostra visita al centro della Chiesa universale dia slancio alla nuova evangelizzazione nei vostri paesi.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo !

Saluto in lingua lituana:
Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Avendo ricevuto tutto gratuitamente dal Signore, il cristiano riconosce nella fede: "Solo a Dio l’onore e la gloria". La gratitudine del cuore vi aiuti nel servizio dell’amore, perché così possiate ridare a Dio i doni da Lui ricevuti. In questo vi sostenga la mia benedizione, che vi imparto con gioia.

Sia lodato Gesù Cristo!
* * * * *


Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto il gruppo di anziani della diocesi di Terni-Narni-Amelia, accompagnati dal Vescovo, Mons. Vincenzo Paglia. Carissimi, questi vostri anni sono importanti: dedicateli a un approfondimento della vita cristiana, contenti di offrire agli altri la vostra esperienza e i vostri talenti umani e spirituali. La società ha bisogno di voi!

Saluto, poi, i fedeli della parrocchia di Santa Maria degli Angeli in Assisi, la quale ricorda il cento cinquantesimo di fondazione e li esorto a sentire sempre più la comunità cristiana come luogo privilegiato di evangelizzazione, di formazione spirituale e di educazione alla carità.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli presenti. Nel clima della Pentecoste, che abbiamo celebrato domenica scorsa, vi esorto, cari giovani, ad invocare costantemente lo Spirito Santo, per essere intrepidi testimoni di Cristo. Lo Spirito Santo aiuti voi, cari malati, ad accogliere con fede il mistero del dolore e a offrirlo per la salvezza di tutti gli uomini. A voi, cari sposi novelli, Egli conceda la grazia di annunciare con gioia e convinzione il Vangelo della vita, costruendo la vostra famiglia sui solidi ideali del Vangelo.

La Vergine Maria, presente con gli Apostoli nel Cenacolo, accompagni i passi di tutti voi e vi ottenga da Dio di restare sempre fedeli al suo disegno di salvezza.

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APPELLO PER LA PACE IN CENTRO-AFRICA

Dalla Repubblica Centroafricana ci giungono notizie preoccupanti sugli scontri in atto in quella cara Nazione e particolarmente sulle prove dolorose a cui è sottoposta la capitale Bangui. Da parte mia, sono vicino a quelle popolazioni e chiedo a tutti i gruppi in lotta che depongano le armi e cooperino a restaurare un clima di concordia nel Paese. Per questi scopi invito anche voi a pregare insieme con me il Signore, perché infonda nei cuori pensieri di pace e di riconciliazione.







Mercoledì 13 giugno 2001: Lodi Lunedì 1ª Settimana - Sal 28

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1. Alcuni studiosi considerano il Salmo
Ps 28 che abbiamo appena sentito recitare come uno dei testi più antichi del Salterio. Potente è l’immagine che lo sostiene nel suo svolgersi poetico e orante: siamo, infatti, di fronte al dispiegarsi progressivo di una tempesta. Essa è scandita nell’originale ebraico da un vocabolo, qol, che significa contemporaneamente “voce” e “tuono”. Perciò alcuni commentatori intitolano il nostro testo “il Salmo dei sette tuoni”,dal numero di volte in cui risuona in esso quel vocabolo. In effetti si può dire che il Salmista concepisce il tuono come un simbolo della voce divina che, col suo mistero trascendente e irraggiungibile, irrompe nella realtà creata fino a sconvolgerla ed impaurirla, ma che nel suo intimo significato è parola di pace e di armonia. Il pensiero va qui al capitolo 12 del IV Vangelo, ove la voce che risponde a Gesù dal cielo viene percepita dalla folla come un tuono (cfr Jn 12,28-29).

Proponendo il Salmo 28 per la preghiera delle Lodi, la Liturgia delle Ore ci invita ad assumere un atteggiamento di profonda e fiduciosa adorazione della Maestà divina.

2. Due sono i momenti e i luoghi nei quali il cantore biblico ci conduce. Al centro (Ps 28,3-9) c’è la rappresentazionedella tempesta che si scatena a partire dalla “immensità delle acque” del Mediterraneo. Le acque marine, agli occhi dell’uomo della Bibbia, incarnano il caos che attenta alla bellezza e allo splendore della creazione, fino a corroderla, distruggerla e abbatterla. Si ha, quindi, nell’osservazione della tempesta che infuria, la scoperta dell’immensa potenza di Dio. L’orante vede l’uragano spostarsi verso il nord e piombare sulla terraferma. I cedri altissimi del monte Libano e del monte Sirion, chiamato altre volte Hermon, sono schiantati dalle folgori e sembrano balzare sotto i tuoni come animali impauriti. Gli scoppi si fanno vicini, attraversano tutta la Terra Santa e scendono fino a sud, nelle steppe desertiche di Kades.

3. Dopo questo quadro di forte movimento e tensione siamo invitati a contemplare, per contrasto, un’altra scena che è raffigurata in apertura e alla fine del Salmo (Ps 28,1-2 Ps 28,9-11). Allo sgomento e alla paura si contrappone ora la glorificazione adorante di Dio nel tempio di Sion.

C’è quasi un canale di comunicazione che unisce il santuario di Gerusalemme e il santuario celeste: in entrambi questi ambiti sacri c’è pace e s’innalza la lode alla gloria divina. Al rumore assordante dei tuoni subentra l’armonia del canto liturgico, al terrore si sostituisce la certezza della protezione divina. Dio ora appare “assiso sulla tempesta” come “re per sempre” (Ps 149,10), cioè come il Signore e il Sovrano supremo di tutta la creazione.

4. Di fronte a questi due quadri antitetici l’orante è invitato a compiere una duplice esperienza. Innanzitutto egli deve scoprire che il mistero di Dio, espresso nel simbolo della tempesta, non può essere catturato e dominato dall’uomo. Come canta il profeta Isaia, il Signore, simile a folgore o a tempesta, irrompe nella storia seminando panico nei confronti dei perversi e degli oppressori. Sotto l’intervento del suo giudizio, gli avversari superbi sono sradicati come alberi colpiti da un uragano o come cedri frantumati dalle saette divine (cfr Is 14,7-8).

In questa luce è evidenziato ciò che un pensatore moderno (Rudolph Otto) ha qualificato come il tremendum di Dio, cioè la sua trascendenza ineffabile e la sua presenza di giudice giusto nella storia dell’umanità. Questa vanamente si illude di opporsi alla sua sovrana potenza. Anche Maria esalterà nel Magnificat questo aspetto dell’agire di Dio: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni” (Lc 1,51-52a).

5. Il Salmo ci presenta, però, un altro aspetto del volto di Dio, quello che si scopre nell’intimità della preghiera e nella celebrazione della liturgia. È, secondo il pensatore menzionato, il fascinosum di Dio, cioè il fascino che emana dalla sua grazia, il mistero dell’amore che si effonde sul fedele, la sicurezza serena della benedizione riservata al giusto. Perfino davanti al caos del male, alle tempeste della storia, e alla stessa collera della giustizia divina, l’orante si sente in pace, avvolto dal manto di protezione che la Provvidenza offre a chi loda Dio e segue le sue vie. Attraverso la preghiera si conosce che il vero desiderio del Signore consiste nel donare pace.

Nel tempio è risanata la nostra inquietudine e cancellato il nostro terrore; noi partecipiamo alla liturgia celeste con tutti “i figli di Dio”, angeli e santi. E sulla tempesta, simile al diluvio distruttore della malvagità umana, s’inarca allora l’arcobaleno della benedizione divina, che ricorda “l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra” (Gn 9,16).

È questo soprattutto il messaggio che emerge nella rilettura “cristiana” del Salmo. Se i sette ‘tuoni’ del nostro Salmo rappresentano la voce di Dio nel cosmo, l’espressione più alta di questa voce è quella con cui il Padre, nella teofania del Battesimo di Gesù, ha rivelato l’identità più profonda di lui quale “Figlio prediletto” (Mc 1,11 par.). Scrive san Basilio: “Forse, e più misticamente, ‘la voce del Signore sulle acque’ echeggiò quando venne una voce dall’alto al battesimo di Gesù e disse: Questi è il Figlio mio diletto. Allora infatti il Signore aleggiava su molte acque, santificandole con il battesimo. Il Dio della gloria tuonò dall’alto con l'alta voce della sua testimonianza…E puoi anche intendere per ‘tuono’ quel mutamento che, dopo il battesimo, si compie attraverso la grande ‘voce’ del Vangelo” (Omelie sui ).

Saluti:

Saluto in lingua slovacca
Traduzione del saluto in lingua slovacca

Saluto con affetto i pellegrini slovacchi da Trencin e dintorni.

Cari fratelli e sorelle, domani celebriamo la festa del Corpus Domini. Essa ci offre l’occasione per approfondire la nostra fede ed il nostro amore verso l’Eucaristia.

Di cuore imparto la mia Benedizione Apostolica a voi e a tutti i vostri cari.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Traduzione del saluto in lingua ungherese:

Saluto cordialmente i fedeli ungheresi, specialmente quelli che provengono da Nagykovácsi.La recita devota dei salmi sia per tutti noi nutrimento spirituale della vita cristiana.

Di cuore imparto a voi la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ceca:
Traduzione del saluto in lingua ceca:

Un benvenuto ai pellegrini dell'Associazione Handicappati, di Praga e ai fedeli di Plze.

La pietà dei cattolici dedica il mese di giugno ad una devozione speciale al Sacro Cuore di Gesù. Affidiamoci a Lui: Gesù mite e umile di cuore, trasforma i nostri cuori ed insegnaci ad amare Dio e il prossimo con generosità.

La Benedizione di Dio scenda su di voi e sui vostri cari.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua lituana:
Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Saluto di cuore i pellegrini di Lituania, in particolare i novelli presbiteri di Teliai!

A voi, ministri dell'infinito amore di Dio, non manchi mai il coraggio e la dedizione al Signore, affinché possiate fruttuosamente continuare la pesca miracolosa degli Apostoli secondo la parola di Cristo. Vi accompagni la mia benedizione.

Sia lodato Gesù Cristo!
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Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i sacerdoti novelli della diocesi di Brescia, accompagnati dai loro familiari. Carissimi, vi assicuro un speciale ricordo nella preghiera, perché siate rafforzati nei vostri generosi propositi di fedeltà al Signore.

Saluto, poi, gli appartenenti all'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di guerra, che insieme con le loro spose ricordano il cinquantesimo di matrimonio; come pure i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Italiana Cantanti e i Soci del Centro Europeo per il turismo. Carissimi, vi ringrazio per la vostra presenza e, mentre vi incoraggio a perseverare nei vostri buoni propositi, auspico per ciascuno copiosi doni di serenità e di pace.

Penso, inoltre, all'Associazione Lauretana tra i Marchigiani, e mentre li incoraggio nella loro devozione mariana, invoco su di loro e le loro famiglie la costante protezione della Vergine di Loreto.

Rivolgo, infine, un cordiale saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.Carissimi, la festa del Corpus Domini ci invita ad approfondire la fede e l'amore verso l'Eucarestia.

Cari giovani, il sacramento del Corpo e Sangue di Cristo sia il vostro cibo spirituale di ogni giorno, per progredire sempre più sulla via della santità.

L'Eucarestia sia per voi, cari malati, il sostegno, la luce e il conforto nella prova e nella sofferenza.

E voi, sposi novelli, sappiate trasfondere nella vostra unione matrimoniale il grande amore di cui Cristo ci ha dato la prova, donandoci il suo Corpo ed il suo Sangue.

Domani, in occasione della festa del Corpus Domini, come ogni anno, celebreremo, a Dio piacendo, la Santa Messa nella Piazza di San Giovanni in Laterano, alle ore 19. Al termine, seguirà la solenne processione che, percorrendo Via Merulana, si concluderà a Santa Maria Maggiore.

Invito la Comunità cristiana a unirsi in questo atto di profonda fede verso l'Eucaristia, che costituisce il nostro più prezioso tesoro.

Maria tutti vi protegga.

Di cuore vi benedico.





Mercoledì 20 giugno 2001: Salmo 23, Il Signore entra nel suo tempio (Lodi Martedì 1ª Settimana)

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1. L’antico canto del Popolo di Dio, che abbiamo ora ascoltato, risuonava sullo sfondo del tempio di Gerusalemme. Per poter cogliere con chiarezza il filo conduttore che attraversa questo inno, è necessario avere ben presenti tre suoi presupposti fondamentali. Il primo riguarda la verità della creazione: Dio ha creato il mondo e ne è il Signore. Il secondo riguarda il giudizio a cui Egli sottopone le sue creature: dobbiamo comparire al suo cospetto e venire interrogati su quanto abbiamo compiuto. Il terzo è il mistero della venuta di Dio: Egli viene nel cosmo e nella storia, e desidera avere libero accesso, per stabilire con gli uomini un rapporto di profonda comunione. Così ha scritto un commentatore moderno: “Queste sono tre forme elementari dell’esperienza di Dio e del rapporto con Dio; noi viviamo per opera di Dio, davanti a Dio e possiamo vivere con Dio” (G. Ebeling, Sui Salmi, Brescia 1973, p. 97).

2. A questi tre presupposti corrispondono le tre parti del Salmo
Ps 23, che ora cercheremo di approfondire, considerandole come tre pannelli di un trittico poetico e orante. La prima è una breve acclamazione al Creatore, a cui appartiene la terra con i suoi abitanti (Ps 23,1-2). È una specie di professione di fede nel Signore del cosmo e della storia. La creazione, secondo l’antica visione del mondo, è concepita come un’opera architettonica: Dio getta le fondamenta della terra sul mare, simbolo delle acque caotiche e distruttrici, segno del limite delle creature, condizionate dal nulla e dal male.La realtà creata è sospesa su questo baratro ed èl’opera creatrice e provvidente di Dio a conservarla nell’essere e nella vita.

3. Dall’orizzonte cosmico la prospettiva del Salmista si restringe sul microcosmo di Sion, “il monte del Signore”. Eccoci, ora, nel secondo quadro del Salmo (Ps 23,3-6). Siamo davanti al tempio di Gerusalemme. La processione dei fedeli rivolge ai custodi della porta santa una domanda d’ingresso: “Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo?”. I sacerdoti - come accade anche in qualche altro testo biblico chiamato dagli studiosi “liturgia d’ingresso” (cfr Ps 14 Is 33,14-16 Mi 6,6-8) - rispondono elencando le condizioni per poter accedere alla comunione con il Signore nel culto. Non si tratta di norme meramente rituali ed esteriori da osservare, bensì di impegni morali ed esistenziali da praticare. È quasi come un esame di coscienza o un atto penitenziale che precede la celebrazione liturgica.

4. Tre sono le esigenze avanzate dai sacerdoti. Innanzitutto bisogna avere “mani innocenti e cuore puro”. “Mani” e “cuore” evocano l’azione e l’intenzione, cioè tutto l’essere dell’uomo che dev’essere radicalmente orientato verso Dio e la sua legge. La seconda esigenza è quella di “non pronunziare menzogna” che, nel linguaggio biblico, non rimanda solo alla sincerità ma soprattutto alla lotta contro l’idolatria, essendo gli idoli falsi dèi, cioè “menzogna”. Si ribadisce, così, il primo comandamento del Decalogo, la purezza della religione e del culto. Infine, ecco la terza condizione che riguarda le relazioni col prossimo: “Non giurare a danno del prossimo”. La parola, come è noto, in una civiltà orale com’era quella dell’antico Israele, non poteva essere strumento d’inganno, ma al contrario era il simbolo di rapporti sociali ispirati a giustizia e rettitudine.

5. Giungiamo, così, al terzo quadro che descrive indirettamente l’ingresso festoso dei fedeli nel tempio per incontrare il Signore (Ps 23,7-10). In un suggestivo giuoco di appelli, domande e risposte, si presenta lo svelarsi progressivo di Dio, scandito da tre suoi titoli solenni: “Re della gloria, Signore forte e potente, Signore degli eserciti”. Le porte del tempio di Sion sono personificate ed invitate ad alzare i loro timpani per accogliere il Signore che prende possesso della sua casa.

Lo scenario trionfale, descritto dal Salmo in questo terzo quadro poetico, è stato utilizzato dalla liturgia cristiana d’Oriente e d’Occidente per fare memoria sia della vittoriosa discesa di Cristo agli inferi di cui parla la Prima Lettera di Pietro (cfr Ps 3,19), sia della gloriosa ascensione al cielo del Signore risorto (cfr Ac 1,9-10). Lo stesso Salmo viene tuttora cantato a cori alterni dalla liturgia bizantina nella notte pasquale, così come veniva utilizzato dalla liturgia romana, al termine della processione delle palme, nella seconda Domenica di Passione. La solenne liturgia dell’apertura della Porta Santa durante l’inaugurazione dell’Anno Giubilare ci ha permesso di rivivere con intensa commozione interiore gli stessi sentimenti provati dal Salmista nel varcare la soglia dell’antico Tempio di Sion.

6. L’ultimo titolo, “Signore degli eserciti”, non ha - come potrebbe sembrare a prima vista - un carattere marziale, anche se non esclude un rimando alle schiere d’Israele. È, invece, dotato di un valore cosmico: il Signore, che ora sta per venire incontro all’umanità all’interno dello spazio ristretto del santuario di Sion, è il Creatore che ha come esercito tutte le stelle del cielo, cioè tutte le creature dell’universo che gli obbediscono. Nel libro del profeta Baruc si legge: “Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; egli le chiama ed esse rispondono: ‘Eccoci’! E brillano di gioia per colui che le ha create” (Ba 3,34-35). Il Dio infinito, onnipotente ed eterno si adatta alla creatura umana, si accosta a lei per incontrarla, ascoltarla ed entrare in comunione con lei. E la liturgia è l’espressione di questo incontro nella fede, nel dialogo e nell’amore.

Saluti:

Saluto in lingua croata:

Traduzione del saluto in lingua croata:

Saluto cordialmente l'Ordinario Militare della Repubblica di Croazia, Mons. Juraj Jezerinac, e i Rappresentanti del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore delle Forze Armate. Rivolgo un cordiale saluto anche agli altri pellegrini croati provenienti da Jelsa, Zagreb, Osijek, Gorica, Sovici e Široki Brijeg.

Carissimi, esorto ciascuno di voi a rimanere costante nella dottrina apostolica e nella comunione (cfr Ac 2,42), affinché, riuniti intorno ai vostri Vescovi, siate sempre «un cuore solo e un'anima sola» (Ac 4,32) per poter promuovere con impegno a tutti i livelli della società i valori evangelici e costruire insieme un futuro migliore.

Volentieri imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua slovacca:

Traduzione del saluto in lingua slovacca:

Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi provenienti da Nitra e Bratislava.

Cari Fratelli e Sorelle, in questo mese si svolgono in Slovacchia le Ordinazioni sacerdotali. Ringraziamo il Signore della messe per questo dono dei centodieci sacerdoti novelli e preghiamo per essi affinchè siano sacerdoti secondo il Cuore di Gesù.

Volentieri benedico tutti i sacerdoti novelli, voi e le vostre famiglie.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua neerlandese:

Traduzione del saluto in lingua neerlandese:

Adesso vorrei salutare i pellegrini neerlandesi e belgi. Auguro che il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli sia una preghiera continua che approfondisce la vostra fede e vi rende veri testimoni del Vangelo.

Di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ceca:

Traduzione del saluto in lingua ceca:

Rivolgo un cordiale saluto ad un gruppo di pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, in particolare da Brno.

Nel mese di giugno nelle chiese della Boemia e della Moravia molte volte si canta: "Sì, al Cuore di Gesù promettiamo fedeltà!". Rimanete fedeli al Suo amore, e la vostra gioia sarà piena.

Con questi pensieri, di cuore invoco su di voi e sui vostri cari in patria copiose benedizioni dal cielo. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua lituana:
Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Saluto i cardiologi e i loro familiari venuti dalla Lituania!

Nel Salmo che abbiamo ascoltato, Dio ci invita a entrare nel suo Tempio con il cuore puro. Il Signore sia la luce dei vostri cuori, perché attraverso il vostro servizio alla salute dell’uomo possiate sempre glorificare Dio. Con questi voti vi benedico tutti.

Sia lodato Gesù Cristo!
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Saluto i pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i soci della Congregazione mariana delle Case di Carità di Reggio Emilia, i membri dell'Associazione Figli in cielo di Parma e i partecipanti al concorso Sulle ali della fantasia, che si svolge in questi giorni a Roma.

Carissimi, nel dare a ciascuno il mio cordiale benvenuto, vi invito tutti a perseverare nei rispettivi impegni, diffondendo attorno a voi serenità e consolazione cristiana, specialmente alle famiglie provate dal dolore e ai sofferenti nel fisico e nello spirito. Sia la preghiera la vostra forza e il vostro quotidiano sostegno.

Rivolgo, poi, un affettuoso pensiero al gruppo di rifugiati, accompagnati dai membri del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati di Roma. In questa giornata, dichiarata dalle Nazioni Unite Giornata Mondiale del Rifugiato, la vostra presenza ci ricorda i 50 milioni di rifugiati e di profughi concentrati in alcune delle regioni più povere del mondo. Auspico vivamente che i responsabili delle Nazioni sappiano ricercare sollecite ed efficaci soluzioni per i problemi che sono alla base di così grandi sofferenze, garantendo l'aiuto necessario affinché le persone in esilio abbiano condizioni di vita degne di esseri umani.

Il mio saluto va, infine, come di consueto, ai giovani, ai malati, e agli sposi novelli.

E' ancora viva l'eco della solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, che abbiamo recentemente celebrato. Cari giovani, trovate sempre nell'Eucaristia il nutrimento della vostra vita spirituale e lasciatevi plasmare da Cristo, per essere i suoi araldi di speranza nel mondo.

Voi, cari malati, offrite la vostra sofferenza al Signore, perché continui ad estendere il suo amore nel cuore degli uomini, grazie anche alla vostra misteriosa cooperazione ai suoi salvifici patimenti.

E voi, cari sposi novelli, nel cammino che avete intrapreso accostatevi all'Eucaristia con fede sempre più viva e rinnovata, perché nutriti di Cristo siate famiglie animate da intensa vita spirituale e da concreta testimonianza cristiana.

Sabato prossimo, a Dio piacendo, mi recherò in Ucraina, a Kyiv e a Leopoli, realizzando un desiderio che da tempo porto nel cuore. Ringrazio il Signore per l'opportunità che mi offre di ripercorrere le orme dei missionari che, al termine del primo millennio dell'era cristiana, inviati dalle Chiese di Oriente e di Occidente, annunciarono il Vangelo in quella parte dell'Europa. Da allora la storia di quei popoli risulta incompleta senza il riferimento al cristianesimo.

Mi accingo ad andare in Ucraina con grande speranza. Il mio scopo è di confermare nella fede i nostri fratelli e sorelle della comunità cattolica, ed anche di promuovere l'impegno ecumenico, in obbedienza alla parola di Cristo: "Che tutti siano una sola cosa!" (Jn 17,21).

Vi invito ad accompagnarmi con la preghiera in questa mia visita pastorale, che affido alla Vergine Santa, tanto venerata in Ucraina. Sia Lei a guidare i miei passi. Sia Lei a ottenere per il Popolo ucraino una rinnovata primavera di fede e di civile progresso.









Mercoledì 4 luglio 2001

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1. Desidero quest'oggi ripercorrere insieme a voi le tappe del viaggio apostolico che ho potuto compiere nei giorni scorsi in Ucraina. Ringrazio Iddio che mi ha reso possibile questo pellegrinaggio, che tanto mi stava a cuore. Esso ha voluto essere un atto di omaggio a quel Popolo, alla sua lunga e gloriosa storia di fede, di testimonianza e di martirio.

Con intenso affetto, ripenso ai Confratelli Vescovi dell'Ucraina, orientali e latini, che ho avuto la gioia di abbracciare nella loro Terra. Per la circostanza erano presenti numerosi Cardinali e Vescovi di altri Paesi, venuti per testimoniare la loro vicinanza spirituale a quel Popolo tanto provato. Insieme con tutti questi Confratelli nell'Episcopato ho ringraziato il Signore per la fedeltà della Chiesa ucraina, che ho incoraggiato a crescere nella comunione e nella collaborazione, senza le quali non vi può essere autentica ed efficace evangelizzazione.

Da qui, presso la Tomba dell'Apostolo Pietro, desidero inviare ancora un saluto rispettoso e fraterno alla Chiesa Ortodossa, che in Ucraina raccoglie un gran numero di fedeli e che nel corso dei secoli ha arricchito la Chiesa universale con la testimonianza di fedeltà a Cristo di tanti suoi figli.

Rinnovo l'espressione della mia viva riconoscenza al Presidente della Repubblica, Signor Leonid Ku…ma, ed alle altre Autorità dello Stato, che mi hanno accolto con grande cordialità e hanno predisposto ogni cosa per la piena riuscita di questo viaggio. Ho potuto manifestare loro questi sentimenti anche nel corso dell'incontro con i rappresentanti del mondo politico, culturale, scientifico ed economico, tenutosi nel Palazzo Presidenziale la sera stessa del mio arrivo a Kyiv. In tale circostanza ho posto in evidenza, inoltre, il cammino di libertà e di speranza intrapreso dall'Ucraina che, dopo un secolo di durissime prove, è chiamata ora a meglio consolidare la sua identità nazionale ed europea, rimanendo ancorata alle proprie radici cristiane.

2. Kyiv è la culla del cristianesimo nell'Europa orientale. L'Ucraina, da cui oltre mille anni fa si sono irradiate la fede e la civiltà cristiana nell'Oriente europeo, costituisce un significativo "laboratorio", dove coesistono la tradizione cristiana orientale e quella latina.

E' stata per me un'esperienza indimenticabile presiedere a Kyiv e Lviv solenni celebrazioni eucaristiche in rito latino e in rito bizantino-ucraino. E' stato come vivere la liturgia "a due polmoni". Così era alla fine del primo millennio, dopo il Battesimo della Rus' e prima dell'infausta divisione tra Oriente e Occidente. Abbiamo pregato insieme perché la diversità delle tradizioni non impedisca la comunione nella fede e nella vita ecclesiale. "Ut unum sint": le parole dell'accorata preghiera di Cristo sono risuonate in modo eloquente in quella "terra di confine", la cui storia porta scritta nel sangue la chiamata ad essere "ponte" tra fratelli divisi.

Ho avvertito questa peculiare vocazione ecumenica dell'Ucraina incontrando il Consiglio Panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose. Di esso fanno parte rappresentanti delle Chiese cristiane, delle Comunità musulmana ed ebraica e di altre Confessioni religiose. Si tratta di un'istituzione che promuove i valori spirituali, favorendo un clima di intesa tra Comunità religiose diverse. E ciò è tanto più importante in un Paese che ha subito in maniera pesantissima la coercizione della libertà religiosa. Come non ricordare che, accanto a molti cristiani, anche un consistente numero di ebrei fu vittima del fanatismo nazista e molti musulmani furono duramente perseguitati dal regime sovietico? Tutti i credenti in Dio, rigettando ogni forma di violenza, sono chiamati ad alimentare le imprescindibili radici religiose di ogni autentico umanesimo.

3. Il mio pellegrinaggio ha voluto essere un omaggio alla santità in quella terra intrisa di sangue di martiri. A Leopoli, capitale culturale e spirituale della regione occidentale del Paese e sede dei due Arcivescovi, i Cardinali Lubomyr Husar, per i greco-cattolici, e Marian Jaworski, per i latini, ho avuto la gioia di proclamare beati trenta figli dell'Ucraina, sia latini che greco-cattolici.

Sono: il Vescovo Mykola „arneckj e ventiquattro Compagni, martiri, tra cui altri sette Vescovi, tredici sacerdoti, tre suore e un laico, eroici testimoni della fede durante il regime comunista; Omeljan Kov…, sacerdote e martire sotto l'occupazione nazista; il Vescovo Teodor Romóa, zelante Pastore, che pagò con la vita la fedeltà senza tentennamenti alla Sede di Pietro; Jozef Bilczewski, stimato docente di teologia ed esemplare Arcivescovo di Leopoli dei Latini; Zygmunt Gorazdowski, sacerdote, instancabile apostolo della carità e della misericordia; Josaphata Hordashevska, religiosa, fondatrice delle Suore Ancelle di Maria Immacolata.

Possa l'Ucraina attingere rinnovato entusiasmo apostolico dal patrimonio di santità lasciato da questi esemplari discepoli di Cristo e da tanti altri che essi in qualche modo rappresentano. La loro eredità, in modo particolare quella dei martiri, chiede di essere custodita saldamente e comunicata alle nuove generazioni.

Tale compito spetta in primo luogo ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, attivamente impegnati nell'apostolato. L'auspicio è che una ricca fioritura di vocazioni assicuri il necessario ricambio per un efficace servizio pastorale al Popolo di Dio.

4. In questa prospettiva è significativo che, tra le due cerimonie di beatificazione a Leopoli, si sia svolto l'atteso incontro con i giovani. Ad essi, speranza della Chiesa e della società civile, ho indicato Cristo: Egli solo ha "parole di vita eterna" (
Jn 6,68) e conduce alla vera libertà. Ho simbolicamente affidato all'Ucraina "giovane" la Legge divina del Decalogo, come bussola indispensabile per il suo cammino, mettendola in guardia dagli idoli di un falso benessere materiale e dalla tentazione di evadere dalle proprie responsabilità.

Mentre mi restano fisse nella mente e nel cuore le immagini di questo viaggio e delle sue varie tappe, prego il Signore di benedire gli sforzi di quanti, in quella amata Nazione, si dedicano al servizio del Vangelo e alla ricerca del vero bene dell'uomo, di ogni uomo. Penso in questo momento a tante situazioni di sofferenza e di difficoltà, tra cui quella dei carcerati, ai quali invio il mio affettuoso saluto, assicurando uno speciale ricordo per loro nella preghiera.

Affido i buoni propositi di ciascuno all'intercessione di Maria Santissima, venerata con tenera devozione in numerosi Santuari del Paese.

Al Popolo ucraino rinnovo il mio auspicio di prosperità e di pace, tutti stringendo in un grande abbraccio di simpatia e di affetto. Dio sani ogni ferita di quel grande Popolo e lo guidi verso un nuovo futuro di speranza!

Saluti:


Saluto in lingua croata:
Traduzione del saluto in lingua croata:

Con parole di benvenuto, saluto cordialmente il Vescovo di Gospic-Senj, Mons. Mile Bogovic, unitamente ai pellegrini della sua Diocesi. Carissimi, auspico vivamente che la vostra neo-eretta Comunità diocesana, docile allo Spirito Santo, cresca nella fede, nella speranza e nella carità e, progredendo costantemente sulla via della santità, contribuisca alla promozione del bene dell'intera società civile.

Con la stessa cordialità saluto pure gli altri gruppi di pellegrini croati provenienti da Zagreb, Split e Rijeka.

Volentieri imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua slovacca:
Traduzione del saluto in lingua slovacca:

Con affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Bratislava, Galanta, Hrinová, Prešov e Banská Bystrica.

Cari Fratelli e Sorelle, domani si celebra in Slovacchia la festa dei Santi Cirillo e Metodio. Essi sono per noi l'esempio dell'unità della fede. Rimanete fedeli a questo sublime esempio.

Vi aiuti in questo la loro intercessione e la mia Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese
Traduzione del saluto in lingua ungherese:

Saluto cordialmente i fedeli ungheresi, specialmente gli allievi delle scuole cattoliche a Budapest e Székesfehérvár.

L’estate sia per voi tempo del riposo e del ristoro.

Di cuore imparto a tutti a voi la Benedizione Apostolica.

Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua lituana:

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini lituani!

Auguro che il Signore vi riempia di abbondanti grazie, affinché attraverso la preghiera possiate sempre trovare la pace e la gioia che Dio ci vuole dare. Per questo benedico con affetto tutti voi e i vostri cari.

Sia lodato Gesù Cristo!
* * * * *


Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, ai partecipanti al Meeting di Missiologia, organizzato dal "Centro Internazionale di Animazione missionaria". Carissimi, proseguite nel cammino intrapreso mantenendo fisso lo sguardo su Cristo, sorgente della nostra santità. Saluto i rappresentanti della "Dethleffs" di Spinea, e sono loro vivamente grato per l'apprezzato dono di una moderna e funzionale stazione mobile di pronto soccorso, appositamente realizzata per speciali esigenze sanitarie.

Ho poi la gioia di accogliere le Capitolari di varie Congregazioni, che celebrano in questi giorni le loro rispettive assemblee. Avrei voluto incontrarle in Udienze particolari, ma non essendo possibile, saluto ciascuna e con affetto invio il mio beneaugurante pensiero a tutte le loro Famiglie religiose.

Alla Congregazione delle Discepole di santa Teresa del Bambino Gesù auguro di crescere sempre più nella spiritualità che le contraddistingue.

Prego la Santa Vergine perché le Suore dell'Istituto Nostra Signora del Carmelo colgano la provvidenziale occasione del Capitolo generale per un generoso rilancio spirituale e apostolico. Incoraggio le Figlie di Maria Immacolata a conformarsi sempre più al Vangelo secondo il tipico carisma che le contraddistingue.

EsortoleFiglie della Carità del Preziosissimo Sangue a guardare con fiducia verso l'avvenire, seguendo fedelmente i passi del loro Padre fondatore, il Servo di Dio Tommaso Maria Fusco.

Auspico, inoltre, per le delegate del Capitolo provinciale di Italia e Malta delle Suore Carmelitane Missionarie di santa Teresa del Bambino Gesù di vivere sempre più con gioia e dedizione la loro vocazione missionaria.

Rivolgo, infine, un affettuoso pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.

Celebriamo oggi la memoria liturgica del beato Piergiorgio Frassati. Il tenace esempio di fedeltà a Cristo di questo giovane beato vi rafforzi, cari ragazzi e care ragazze, nel generoso proposito di testimoniare il Vangelo in ogni circostanza della vita. Il beato Frassati aiuti voi, cari malati, ad offrire le vostre quotidiane sofferenze in comunione con tutta la Chiesa, perché si realizzi nel mondo la civiltà dell'amore; e sostenga voi, cari sposi novelli, nel costruire la vostra famiglia sulla solida base dell'intima unione con Dio.









Catechesi 79-2005 60601